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Tuesday, June 16, 2015

L'idrogeno solforato, la Shell e la riserva indiana



CHEMISTRY CAN BE COOL. 
Il giorno 20 Febbraio 2015 i residenti della riserva indiana detta Swinomish hanno avvertito puzze di uova marce.  Qualcuno finisce all'ospedale per inalazioni tossiche.

Cosa c'era nei dintorni? Una bellissima raffineria della Shell. La riserva e' proprio qualche centinaio di metri a sud dell'impianto, nella citta' di Anacortes e nello stato del nord ovest americano Washington State.

A un certo punto la Shell non ha potuto fare a meno di rilasciare un qualche tipo di comunicato stampa. E cosi, dicono semplicemente che sono stati rilasciati in atmosfera dei generici "sulfur-based compounds" ma che era tuttapposto e che i livelli di queste sostanze chimiche erano tutte nella norma.

Passano due mesi. L'agenzia incaricata di sorvegliare l'inquinamento atmosferico, la Northwest Clean Air Agency (NCAA) riceve ben 63 segnalazioni in merito all'incidente. Una al giorno in media.

Inziano anche a circolare dei rapporti della Shell. Il primo, del 30 Marzo, parla solo di generici lavori di manuntenzione. Il secondo, del 10 Aprile, parla di un incidente accaduto il 20 Febbraio.

Entra in scena il professor Dan Jaffe, professore di chimica atmosferica ed ambientale presso la University of Washington.  Va sul computer, e usando un apposito pacchetto di simulazioni viene su con le immagini di cui sopra.  E' l'idrogeno solforato che dalle 12:50 fino alle 16:18 p.m. del 20 Febbraio si e' sparso nell'ambiente. Secondo il rapporto Shell sono stati rilasciati circa 2.3 libbre di idrogeno solforato. E la mappa mostra come tutta la comunita' ne ha risentito.

E' tanto, e' poco. Non e' questo il punto. Il punto e' che la gente ha respirato monnezza per colpa della Shell per tre ore. Conclude Jaffe:

"Any time you have industrial facilities located near people, this is going to happen"

Chiaro e semplice.

Wednesday, September 25, 2013

Cina, 2003: 233 morti per idrogeno solforato

E' una notizia di circa dieci anni fa, sempre attuale, ma che mi era sfuggita.










Il giorno 23 Dicembre del 2003, 191 persone morirono stecchite all'istante e migliaia di altre rimasero ferite in seguito all'esplosione di un pozzo di gas naturale operato da China National Petroleum nel sudovest della Cina.

Si tratta del campo Chuandongbei nella contea di Kaixian, e nella regione di Chongqing.
 
L'intero villaggio di Xiaoyang fu distrutto - il 90% degli abitanti mori'.

Nella vicina citta' di Zhonghe, 600 persone riportarono lesioni e bruciature da sostanze chimiche.

Circa 40,000 residenti nel giro di un raggio di 5 chilometri da Xianyang furono evacuati. Tutta l'area fu considerata una "death zone".

La causa dell'esplosione e' stata determinata essere una sacca di idrogeno solforato ad alta pressione contenuta in uno strato di roccia che fu accidentalmente trivellato.

Vennero rilasciati in aria varie componenti tossiche oltre all'idrogeno solforato con un gettito di circa trenta metri di veleni.

Chiamarono anche l'esercito, ma arrivo' dopo tre giorni, quando  erano gia' tutti morti.

Dopo una decina di giorni, il bilancio dei morti sali' a 233, come riporta il New York Times.

Il governo reagi' in fretta e con decisione, condannando la China National Petroleum dopo pochissimi giorni. Roba che si puo' fare solo in un paese comunista, ma che mostra la serieta' dell'evento.

Il direttore dell'ente che si occupa della sicrezza sul lavoro in Cina, Sun Huashan infatti dichiaro' il giorno 4 Gennaio 2004:

''This was an accident due to negligence. Those people who were responsible will be dealt with.''

Le accuse rivolte alla China National Petroleum era di avere risparmiato sulla sicurezza (ma guarda un po!). Non erano presenti infrastrutture necessarie in caso di incidenti, fra cui i blowout preventer, lo staff non calcolo' bene i livelli di H2S presenti nel sottosuolo e non si resero subito conto della gravita' dell'incidente.
Molti morti si sarebbero potuti evitare se l'H2S fosse stato bruciato invece che lasciato diffondere in atmosfera.

Sono passati dieci anni, e chissa' forse anche in Cina hanno imparato ad usare maggiore prevenzione.

Il messaggio e' che di H2S si muore, e che se questi sono morti stecchiti, per concentrazioni elevate respirare questa roba, a Viggiano, a Vasto, a Mantova o a Sircausa, bene non puo' fare.

Se puzza, gia' fa male.

Amen.

Per i benpensanti:

"If you can smell it, it's not safe"
James Dahlgren,  toxicologist UCLA.




Friday, March 30, 2012

Il fracking e gli scoppi in Pennsylvania e in Texas





Scarpe scioltesi con i residui tossici del fracking


Nel Febbraio 2012 Assomineraria di Claudio Descalzi ha promosso una conferenza sullo "shale gas". Il titolo preciso era "Shale Gas: nuove opportunità per lo sviluppo all'estero delle Imprese di Beni e Servizi".

Erano presenti:

Vincenzo Di Gennaro di Schlumberger, Maurizio Marchesini di Baker Hughes, Alfred Azer di Halliburton, Fernando Aguilar, Calfrac Well Services, oltre che i nostri eroi Sergio Polito, Presidente di Assomineraria, Roberto Nava della ditta Bain & Company Italy e poi S. Reymond e F. Gotti dell'ENI.

Me li immagino questi bei signorotti, eleganti, seduti in una qualche bella villa romana, tutti distinti come se parlassero di un torneo di bridge, magari a bersi l'acqua Perrier, con le loro valigette di pelle e le penne stilo luccianti.

E ci scommetto che in tutto il convegno non hanno mai parlato dei veri costi del fracking, di questo magico shale gas che risolvera' i problemi del mondo.

Eppure la galleria degli orrori del fracking non finisce mai. Ieri per esempio c'e stato uno scoppio in Pennsylvania, l'ultimo di una lunga serie.

E' accaduto nella Contea di Susquehanna, dove e' scoppiato un compressore usato per il trasporto del gas che e' stato fraccato in zona, vicino alle case delle persone, causando tremori per circa un chilometro dal punto di esplosione. Per fortuna non si e' fatto male nessuno.

Della Pennsylvania abbiamo gia' parlato in merito all'acqua avvelenata che la gente trova dai propri rubinetti. Ora anche le esplosioni.

Le autorita' riportano un incendio con rilascio di gas in aria:

Ecco il video:



Non e' la prima volta che ci sono scoppi collegati al fracking in Pennsylvania, che sta lentamente diventando una specie di eldorado del fracking. Qui ad esempio Canton, Pennsylvania, dove scoppio' invece un pozzo, circa un anno fa, nell'Aprile del 2011.

Ci furono migliaia di galloni di fluidi tossici riversati nell'arco di due giorni in acqua e sul suolo di roba di cui non si sa cosa ci sia dentro, se non che un report del Congresso americano dice che alcune delle componenti note sono carcinogeniche.


Qui invece un altro scoppio a Pearsall, in Texas, nella contea di Eagle Ford, nel gennaio del 2012
dove un pozzo e' stato scaraventato in aria a circa 10 metri di altezza. con rilasci di sostanze tossiche e di idrogeno solforato.



I residenti riportano tutti di odori molesti, disturbi fisici e addirittura, le scarpe che si sciolgono se si va vicino ai pozzi del fracking!


Come potevano mancare i terremoti, e infatti ci sono pure quelli ad Eagle Ford!


E come sempre, anche qui la boccetta dell'acqua "potabile" color marroncino.



Trivelle nelle foreste, acqua imbevibile, rifiuti tossici prodotti in abbondanza, scoppi e tremori, terremoti. Aria inquinata, acqua che si incendia. E che vuoi di piu!

Thursday, March 29, 2012

Sarroch: l'idrogeno solforato, questo sconosciuto


Provo dei sentimenti strani.

Sono anni, anni, che vado predicando sull'idrogeno solforato, e ogni volta che leggo la stampa italiana su questi strani "gas", "vapori", "miasmi", mi sento un po sconfitta.

Oggi e' la volta di Sarroch, dove la Saras ha una raffineria di petrolio, che ne ha combinate di tutti i colori nel corso degli anni - morti, inquinamento in aria, in acqua, nei polmoni della gente, strani tentativi di fermare la liberta' di parola e di espressione.

Forse ha anche inquinato il modo di pensare del popolo, convincendoli piano piano che o si muore di fame o si muore di cancro.

A Sarroch pero' dovrebbero saperlo bene cos'e' l'idrogeno solforato, visto che e' uno dei principali prodotti di scarto delle raffinerie - quelle torce che si vedono hanno lo scopo esclusivo di bruciarne i residui, a Sarroch, a Viggiano, e in tutte le altre raffinerie del mondo.

Invece la stampa parla di "puzza insopportabile di uova marce", come se fosse un rapporto del 1800.

I medici dicono che hanno dovuto chiudere gli ambulatori per colpa della "puzza".

La gente ha le congiuntiviti per colpa della "puzza".

La Saras dice che "la puzza" non c'e' ed e' tutto normale ma - e qui casca l'asino - che ci sono stati "convogliamenti verso le torce della raffineria di vapori di idrocarburi"

Veramente il 1800.

Perche' non ci si chiede COSA sia quella puzza? Perche' non lo chiede il giornalista, la gente, il sindaco, i medici?

Come possono accettare che ci sia un misterioso gas killer, senza porsi altre domande?

Se sa di uova marce, se ci sono stati dei convogliamenti in torcia, non puo' che essere H2S.

Perche' allora non si spiega alla gente che quella roba si chiama IDROGENO SOLFORATO, e' tossico, ed e' provato che comporta mali respiratori, mal di testa, nausea, problemi alla vista, problemi circolatori, aborti spontanei, tumori?

Che e' lo stesso gas killer che ha ucciso gente nelle cisterne di Molfetta, Catania e che ogni tanto lascia morti anche alla raffineria dei fratelli Moratti?

La puzza e' veramente solo la punta dell'iceberg.

Non e' a caso che la gente parla di bronchiti e di congiuntiviti. E' tutto scritto, da anni, si sa.

E se la puzza c'e' oggi, e porta a vomito e mal di testa oggi, cosa puo' succedere al corpo umano dopo anni e anni che si respira quella roba che esce incessantemente dalle raffinerie, oggi un po di piu' magari, ma la cui presenza e' costante?

Non credo che ci voglia un mago dell'epidemiologia per arrivare ad una conclusione.

E la cosa piu' insopportabile, per me almeno, e' che in Italia gli impianti petroliferi sono autorizzati a rilasciare circa 30 ppm di H2S, a fronte di un limite di 10ppm per altri tipi di impianti industriali.

E cosa vuol dire 30ppm? Beh, basta guardare in giro.

Qual'e' il limite raccomandato dall'organizzazione mondiale della sanita' per le concentrazioni in aria? 0.005 ppm.

Qual'e' il limite legale per le concentrazioni in aria di H2S in Massachussetts? 0.00065 ppm.

In Italia le raffinerie dunque sono autorizzate ad emettere valori di idrogeno solforato fattori migliaia e migliaia di volte superiori a quanto salutare.

Migliaia. 30 ppm contro 0.005 ppm! Un vero scandalo.

La Saras non se ne andra' tanto presto da Sarroch. Ma quel che si puo' fare e' di almeno sapere cosa succede per magari evitare che ce ne siano altre di Sarroch - ad Arborea, ad Ortona, a Lecco, a Bomba.

Ai cittadini di Arborea: non lasciateli venire nel vostro paese. Il pozzo "esplorativo" di gas Eleonora 1 che cercano di far passare come innocente buchetto nel terreno, e' solo l'inizio. Si allargheranno, e prima o poi vorranno mettere una raffineria anche da voi. E' l'iter normale, ed e' stato cosi' in Basilicata, e volevano fare lo stesso in Abruzzo.

Grazie a Manuela Pintus e a Davide Rullo.

Wednesday, March 28, 2012

Elgin Franklin, Mare del Nord: perdite, idrogeno solforato, incendi e bugie bianche.

Update: 22 Dicembre 2015



 “Industry must learn from this, it is an important reminder of the ever-present hazards with oil and gas production and the need for them to be rigorously managed. This could have easily led to loss of life.”



La Total e' stata oggi multata di 1.125 milioni di sterline, circa un milione e mezzo di euro per questo incidente del 2012.

E' la piu grande multa mai data dal cosiddetto Health and Safety Executive (HSE), l'ente britannico che si occupa di sicurezza, anche petrolifera. La Total si e' dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare.

Era Marzo 2012 e a causa di perdite di gas dalla piattaforma Elgin, 238 persone furono evacuate. Le perdite durarono per 51 giorni, con la perdita di 6,000 tonnellate di gas.  La piattaforma fu chiusa per un anno intero per metterla in sicurezza.
Gli esperti concordano che le cose avrebbero potuto essere molto peggiore se non per i venti forti che mandarono il gas dalla parte opposta rispetto all'incendio che si divampo' sulla Elgin. Secondo l'HSE le perdite avrebbero potuto essere disastrose e che la Total ha molte colpe di gestione e di manutenzione.

Sembrano tanti soldi, ma e' sempre tutto relativo. La Total fattura 1 milione di sterline ogni ora. Quindi per loro questa multa e' bazzeccole.
 
La statistica piu' triste invece e' che dal 2000 al 2012 ci sono state circa 4,123 perdite di petrolio e/o di gas nei mari del Nord. E a fronte di oltre 4mila incidenti, ci sono state solo sette multe.  Una su 600.
 
Fra le multe alla Shell, una nel 2006, anche questa per un milione di sterline per la morte nel 2003 di due lavoratori che morirono per esalazioni tossiche durante l'installazione della piattaforma Brent Bravo. 
 
Siccome la Shell collaboro' con le autorita', le diedero lo sconto del 10%.
 
Come sempre, la soluzione e' non farceli venire dall'inizio. 





Ecco le foto dell'incidente, come riportate da Sky Truth, la non profit americana che si occupa di monitorare il cielo degli scandali petroliferi.

In questo momento lo scenario piu' ottimistico e': "speriamo che la piattaforma collassi su se stessa" in modo che si possa fermare il flusso di gas contenente idrogeno solforato, ad alta pressione, ad alta temperatura, estremamente infiammabile e tossico.

Se la piattaforma non collassa su se stessa occorrerranno mesi - chi dice due, chi dice sei - per trivellare un pozzo secondario, il relief well, per diminuire la pressione.

Intanto, The Guardian riporta che c'e' gia' un incendio che va avanti da 4 giorni
, e che i tecnici sono molto preoccupati delle fiamme: se toccassero il gas che fuoriesce ci sarebbe un forte rischio di esplosione.

Ma.. come, non se ne era parlato di incendio in questi giorni!

E infatti ecco il barbatrucco degli onestissimi petrolieri della Total - hanno deciso di non dirlo a nessuno perche' "non era una loro preoccupazione imminente"

Dice infatti David Hainsworth della Total UK

"we have been trying to feed information that is pertinent as the situation was unfolding, the fact that the flare was burning was not one of the most pertinent parts of information. The flare is not our immediate concern."

"abbiamo cercato di divulgare informazioni pertinenti alla situazione che ci si presentava e il fatto che il fuoco bruciasse non era una delle informazioni piu' pertimenti. La fiammata non e' una delle nostre preoccupazioni piu' imediate"

Paese che vai, petroliere disonesto che trovi.

E infatti, the Guardian riporta che loro sono venuti a sapere di questo incendio solo dopo la domanda diretta del giornalista!

Aggiunge Hainsworth

"It was not our number one top priority whether the flare was alight. We've been trying to get useful information to the media to tell the public."

"Non era la nostra priorita' numero uno se il fuoco fosse acceso o no. Stiamo cercando di ottenere informazioni utili da dire alle persone."

Dice che anche se l'incendio continua, il rischio di scoppio e' basso perche' i venti sono favorevoli.

Della serie, facciamo la danza della pioggia per metterci al sicuro dai rischi delle trivelle!

Intanto, vento o non vento, finora dalla piattaforma ci sono perdite pari a 2 chilogrammi al secondo di gas - si, due chili al secondo - fra cui idrogeno solforato.

Questo avra' conseguenze negative sulla vita marina e sulla pesca, perche' il flusso arriva dal fondo, si mescolera' in parte all'acqua e rendera' tossico tutto il mare.

Qui gli sviluppi minuto per minuto.

Lo vogliamo anche noi in Italia il nostro pozzo di petrolio!

Friday, March 23, 2012

Turismo vs. petrolio



Il cielo sopra Curacao

Ecco una storia interessante di petrolio e turismo che *non* possono coesistere, checche' ne dicano Assomineraria e compari.

Viene dalla piccola isola caraibica di Curacao, originiariamente colonizzata dagli olandesi e oggi una parte del regno d'Olanda, assieme ad Aruba e a Saint Maarten. L'isola e' meta di vacanze oggi e la sua capitale Willemstad e' nella lista dei patrimoni Unesco dell'Umanita'.

Su questa isola pristina c'e' una raffineria chiamata Isla, che i residenti vogliono oggi smantellare perche' inquinante, brutta e non piu' consona al tipo di economia della zona, basata sul flusso turistico. La visuale e' illuminata a tutte le ore dalle fiammelle di idrogeno solforato, e ci sono innumerevoli problemi di puzza e perdite.

A dire la verita' i petrolieri arrivarono sull'isola prima che il turismo. La raffineria Isla risale ai tempi della prima guerra mondiale. La Royal Dutch Shell aveva appena scoperto petrolio in Venezuela ed era tutto perfetto perche' la geografia dell'isola offriva un porto ben commensurato all'arrivo di petroliere, e perche' Curacao, pur essendo vicina al Venezuela era di dominio olandese e quindi politicamente stabile.

La Shell rimase su questa isola per decenni e all'apice della sua attivita' arrivo' ad impiegare 10,000 persone. Nel 1985 la Shell abbandono' Curacao e Isla passo' nelle mani della ditta PDVSA, Petroleos de Venezuela, la ditta nazionale di petrolio del Venezuela.

La raffineria oggi soffre di mancata manutenzione, puzza di zolfo, ci sono continue perdite, inquinamento in acqua e in aria che i residenti non vogliono piu'. La visuale dal cielo e' piena di fiaccole che bruciano di idrogeno solforato a tutte le ore. Ci sono anche reportage di rifiuti tossici disseminati alla meno peggio e di contaminazione dei terreni.

La gente dice che e' arrivata l'ora di investire di piu' nel turismo e nella finanza.
Ecco qui cosa si vede dai cieli di Curacao:



I residenti, guidati da Edgar Leito, chiedono che sia smantellata e che il territorio della raffineria, nel centro della citta', venga bonificato e trasformato in zona turistica. Chavez ha promesso un milione e mezzo di dollari per il riammodernamento, ma non si e' visto niente ancora, sebbene la PDVSA consideri questa raffineria una delle sue piu importanti.

Questo e' un retaggio della prima guerra mondiale, e possono sempre dire che erano altri tempi e che non si sapeva.

Ma oggi 100 anni dopo vediamo chi ha vinto: il turismo e le aspirazioni della gente normale di vivere una vita sana.

Noi abbiamo il lusso di potere imparare dagli sbagli degli altri.

Ma un esempio simile ce l'abbiamo anche in Italia: Gela vs. Taormina,

Tutte e due furono prese di mira dai petrolieri 50, 60 anni fa per costruire raffinerie. Gela disse si, Taormina disse no e decise di investire sul turismo e sulla sua immagine.

Oggi si vede chi ha avuto ragione.

Che senso ha adesso, in Italia, nel 2012, metterci a trivellare il paese da cima a fondo? Perche' con le trivelle arrivera' senz'altro la raffineria, l'oleodotto, il porto petrolifero. E' inevitabile.

Che senso ha in Italia, nel 2012, petrolizzare un territorio turistico, agricolo, che vive di altro - che siano le isole Tremiti, il lago di Bomba, gli stagni di Arborea, la laguna di Venezia o i mari di Pantelleria?

Perche' vogliamo lasciare questi ruderi industriali ai nostri figli? Che ne sara' della raffineria di Viggiano fra 20 anni?

Qualcuno mai investe in sue migliorie?

Non ha senso alcuno, checche' ne dicano Stefano Saglia, Corrado Passera, Corrado Clini, Claudio Descalzi e Paolo Scaroni, gente che non sa guardare al futuro con coraggio e sfruttare le vere risorse dell'Italia.

Friday, February 24, 2012

Giorgio Mazzenga: 500 bugie


NON E' VERO CHE L'IMPIANTO FOREST OIL PORTERA' ALL'AUMENTO DEL 50% DELLE RISERVE ITALIANE.

MA CHE E' MANDRAKE LUI?

QUEL GAS BASTERA' PER UNA SETTIMANA SE TUTTO VA BENE.
PAROLA DI FOREST OIL AI SUOI INVESTITORI


Agli Abruzzesi: rifiutatevi di lavorare per la Forest Oil,
boicottateli, cacciateli via.
Distruggeranno ogni cosa che toccheranno,
proprio come i petrolieri di Basilicata.

Vorrei proprio sapere chi ha dato l'arroganza a quest'uomo, Giorgio Mazzenga, di venire in Abruzzo a fare il comodo suo.

Oggi Prima da noi e il Centro riportano che Giorgio Mazzenga, capo della Forest Oil Corporation - Italia, ha deciso di andare avanti con i suoi progetti di morte senza aspettare la fine del lento processo autorizzativo.

Un altro articolo di Abruzzo web e' qui.

Ma chi crede di essere questo?

Da come la rigirano loro la frittata, pare che siano, come Assomineraria, dei santi.

La balla piu' grande di tutte e' che questo giacimento portera' :

all'aumento delle riserve italiane di gas del 50%.

Cosa? Li trivellano 5 pozzi. Allora facciamone fare altri 5, 10 e voila' abbiamo risolto tutti i problemi d'Italia. Ma dove si e' mai visto che 5 pozzi di gas possano coprire meta' delle riserve italiane? E' impossibile, ed e' solo una grande bugia, come tutte le altre follie di quell'articolo.

Secondo me il gas gli e' andato alla testa, al signor Mazzenga, che poi continua:

"La nostra intenzione e' di far lavorare il piu' possibile le imprese locali".

Ah si? E allora apri un centro di installazione di pannelli solari per tutte le case d'Abruzzo. Metti su una cooperativa turistica, apri un centro di sviluppo di energia sostenibile, apri un impresa vitivinicola.

Ma lo sanno tutti che la sua e' tutta propaganda. Mazzenga non vuole dare lavoro a nessuno, quello vuole solo farci i soldi, lui, i suoi azionisti, i politici corrotti, e gli investitori americani.

E quanto lavoro? Il titolo spara: 500 persone.

Ma poi a leggere invece si capisce che sono sole quindici persone ai macchinari e cinque come segretarie. E gli altri 480?

Quelli sono per costruire e "per il ripristino dei luoghi". Quindi significa che circa 240 a costruirlo e 240 per il ripristino?

Chissa'. Ad ogni modo sono lavori temporanei, di muratura o di bonifica - e se mai il ripristino ci sara', sara' fra 30 anni! Quindi e' scoretto chiamarlo lavoro quello!

Ma anche se fosse, si sa in Italia quanto ripristino c'e' - niente di niente.

Mai sentito parlare di ripristini in Basilicata? Io no.

Infatti mi viene in mente quando ebbi il dibattito a Muro Leccese con un geologo ENI: qualcuno gli chiese che tipo di ripristini facevano e lui come unico esempio riporto' quello della Piattaforma Paguro.

Cosa?

.. Ma la piattaforma Paguro era scoppiata, incendiata e crollata, non e' mai stata ripristinata da nessuno! Erano tutte balle perche' non ne aveva in mente altri di ripristini: che io sappia, non esistono!

Ancora con altre balle: la "subsidenza". Dice che saranono "soli sette centimetri".
Di grazia sulla base di che cosa? Nella valutazione di impatto ambientale non c'era scritto niente di tutto cio'.

Ma poi, come fa lui a dire se saranno 7 o 17 o 27? Non sono calcoli a cui affidarsi con assoluta certezza. E poi i petrolieri sono di parte, e di solito se dicono sette, saranno sicuramente molti di piu'. Ma anche sette sono troppi, in un territorio cosi' delicato.

Di nuovo la fantasia galoppante di Mazzenga all'opera: useranno
"una biotecnologia" che si fonda sull'uso di batteri che restituiscono acqua e zolfo, nel pieno rispetto dell'ambiente.

Ma cosa dice questo? E allora a che gli servono nel suo progetto tutte quelle torri emissive? Cosa tirano fuori li? Acqua? Profumi? Elisir di lunga vita?

E di grazia, dove lo mettiamo lo zolfo prodotto? E perche' hanno gia' costruito vasche per i materiali tossici di scarto? E questi batteri dove li ha sognati?

Ma alla fine di tutto, caro signor Mazzenga, quello che resta e' che la gente di Bomba non ce la vuole qui ne la sua raffineria, ne i suoi paventati quattrini. Se li tenga a Milano e ci lasci in pace.

Giorgio Mazzenga. Non ho parole per descrivere il mio disgusto. Lei e' veramente scorretto e dovrebbe soltanto vergognarsi di mettere il profitto sopra ogni cosa: amore per la terra, per la natura, rispetto per la gente.

Lo stesso dicasi per i nostri cari politici, a partire da Gianni Chiodi - immobile, impassibile, incurante dell'Abruzzo, che sia la ricostruzione dell'Aquila, che siano le trivelle.

Un governatore inutile, incapace di prendere qualsiasi decisione, e con lui Antonio Sorgi, il capo di quella specie di inciuciaio locale che e' la Commissione VIA dell'Abruzzo.

Che dire di Domenico Scoccia e di Eugenio Caporrella, pagati dalla Forest Oil per andare in gita a "istruirsi" sulle raffinerie della Forest Oil.

Che schifo. Che schifo. Che schifo.

Wednesday, December 14, 2011

L'Aleanna e le trivelle nel delta del Po


Ci risiamo: la Aleanna ci riprova e questa volta ottiene quello che vuole, in gran parte, secondo me, a causa del torpore delle popolazioni locali.

Ne abbiamo parlato tante volte su questo blog e qualche tempo fa, il 5 Dicembre 2011 per la precisione, i nostri amici della Aleanna, che non si sa da dove vengano, dicono di avere ricevuto il permesso per trivellare il pozzo "Gallare 6d" all'interno della loro concessione "Corte dei Signori" da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Non ho visto nessun comunicato in Italiano.

La cosa piu' triste e' che il comunicato stampa in inglese in cui la Aleanna annuncia tutto questo afferma che la Aleanna ha "finalizzato" un'accordo con i proprietari terrieri per la perforazione del pozzo.

Pecunia non olet, evidentemente, ma l'idrogeno solforato e la melma petrolifera, si, ve lo assicuro!

Dicono che inizieranno a trivellare il pozzo fra qualche giorno e che le operazioni saranno completate fra circa 60/90 giorni.

La Aleanna dice di avere altri otto permessi esplorativi e tre applicazioni pendenti, per un totale di oltre 3200 chilometri quadrati, tutti nella pianura padana e che vuole procedere il piu' in fretta possibile con la loro trivellazione.

Perche' la Aleanna ci e' riuscita? Perche' nessuno se l'e' presa a cuore, ma per davvero, nel delta del Po. Perche' nessuno ha detto a quei proprietari terrieri che forse sarebbe stato piu' etico non scendere a patti con la Aleanna e non dargli il terreno da stuprare. Perche' nessuno ha deciso di mettere da parte per un po la propria piccola vita per qualcosa di piu' grande che il proprio tran tran quotidiano. Perche' la politica ha dormito, e la gente non li ha svegliati.

Era tutto scritto: Ortona, la Valle del Curone, Spinazzola, Bomba sono state tutte comunita' piu' o meno grandi che hanno fatto rumore, che hanno rotto le scatole ai politici e alla fine i petrolieri hanno trovato pane per i loro denti e se ne sono dovuti andare via.

Ma se tutti tacciono e pensano solo ai fattacci propri, agli sghei, a come riempire il proprio fine settimana con la meno noia possibile, non si va lontano.

E va bene, vediamo dove vogliono arrivare. A nessuno e' importato fare molto. Mi dispiace solo per il professor Mario Zambon che ha speso la vita a spiegare alla gente del posto che le trivelle avrebbero portato alla subsidenza del delta del Po.

Evviva l'Italia, evviva il ricco Nord, evviva la Lega, evviva la Aleanna.

Friday, October 21, 2011

Una firma per la Basilicata



Sono convinta che se non ci fosse stato l'esempio petrolifero della Basilicata a mostrare al resto d'Italia cosa significa - nei fatti - avere trivelle, pozzi di petrolio, centri oli ed oleodotti in casa, non saremmo mai riusciti ad ottenere cosi tante vittorie contro l'ENI, la Mediterranean Oil and Gas, la Po Valley.

Da Ortona fino a Lecco e' sempre stato motivo di riflessione e di scandalo sentire le storie di idrocarburi nel miele, carpe morte nei laghi, sorgenti d'acqua chiuse per inquinamento petrolifero, monnezza nei campi, limiti di emission di cancerogeni sfondati un giorno si e uno no, pozzi dietro l'ospedale, trivelle nei parchi, puzza di idrogeno solforato, emigrazione e tumori alle stelle.

Nemmeno l'ENI o i politici corrotti, nonostante tutte le loro luccicanti conferenze e i loro tentativi di far finta di niente, possono negare l'evidenza di quanta morte e distruzione abbiano portato, perche' e' lampante e sotto gli occhi di tutti.

E allora tutti dobbiamo sentirci un pochino nel dovere di fare qualcosa per i lucani e di ricordare, quando le battaglie locali sono finite o anche mentre che le si combattono ancora, che fermare le trivelle ad Ortona o in Salento o a Lecco, perche' ci si vive va bene ed e' sacrosanto, ma che e' piu' umano, nobile e giusto ricordarsi dei lucani che hanno solo avuto la sfortuna di essere i primi nel mirino delle trivelle quando nessuno sapeva cosa fosse l'idrogeno solforato, o che nei fluidi perforanti ci mettono roba radioattiva.

Loro ci hanno fatto vedere in anteprima l'Abruzzo petrolizzato, il Veneto petrolizzato, la Lombardia petrolizzata.

Ci sarebbe tanto da dire - sul meridione, sulla passivita' degli individui, sulla complicita' dei politici e di chi li vota - ma alla fine siamo un paese solo e da qualche parte si deve pur partire.

In tutti questi anni la lezione piu' importante che ho imparato e' che niente puo' fermare un popolo compatto, deciso e che vuole le cose, ma le vuole per davvero.
Anche in Italia.

Diciamo no a tutti i nuovi pozzi di petrolio in Lucania. Non e' realistico forse esigere che i pozzi gia' trivellati vengano smantellati, ma si puo' chiedere che non ne vengano piu' costruiti, che i limiti legali siano severi, che ci siano piu' multe, piu' responsabilita'.

La Lucania ha gia' sofferto troppo.

Thursday, December 30, 2010

Viggiano: ENI, pane e idrogeno solforato




Le fughe di idrogeno solforato sono una costante di Viggiano. Quello che dovrebbe essere un evento eccezionale, e' invece storia di tutti i giorni.

L'ultimo regalo di Natale e' stato fra il 25 e il 26 Dicembre dall'1:30 alle 2:30 di notte, quando il paese e' stato investito da una nuova nube tossica di idrogeno solforato.

Come riporta la OLA e anche la Gazzetta del Mezzogiorno, la gente si e' dovuta chiudere in casa a causa della forte puzza di uova marce, odore tipico dell'H2S, gas notoriamente dannoso alla salute umana.

L'ENI dice che si tratta di una anomalia di funzionamento e che quindi NON E' TENUTA A COMUNICARE NIENTE e non deve scattare nessun piano di emergenza.

L'ente destianato ai controlli, l'Arpab, con a capo l'Ingegner Raffaele Vita, non dice niente sull'H2S sprigionato. Non dice che il responsabile di tutto cio' e' l'ENI.

Dicono solo che alle 5 del mattino il benzene era arrivato a 19 microgrammi per metro cubo, quando il limite di legge e' 5 microgrammi per metro cubo.

Ma secondo loro, questo non e' preoccupante dal punto di vista normativo.

Chissa' che li mettono a fare i limiti se quando li si sfonda, quattro volte tanto, secondo l'Arpab non e' preoccupante.

Di H2S non si parla, e grazie - secondo i residenti, l'H2S non viene monitorato dal 3 dicembre!

L'Arpab e' l'Azienda Regionale per la Protezione dell'Ambiente in Basilicata e sarebbe tenuta come dice il nome, a proteggere l'ambiente e chi in quell'ambiente vive.

Sul loro sito non c'e' nemmeno una parola di cosa questi veleni siano, cosa fanno, perche' si devono monitorare. Se uno volesse sapere cosa sia l'idrogeno solforato o il benzene, un cangerogeno provato, non sara' certo l'Arpab a spiegarglielo.

Sul loro sito non c'e' nemmeno una parola di condanna verso l'ENI, non c'e' nemmeno la richiesta di maggiori approfondimenti da parte di un ente pubblico che in teoria dovrebbe tutelare la gente e non minimizzare le continue fughe di H2S da parte dell'ENI e di chissa' quanti altri veleni.

Tutta questa leggerezza e' criminale, perche' si tratta di veleni che giorno dopo giorno si accumulano nei corpi della gente, e dai quali, un giorno, non ci sara' scampo.

Raffaele Vita, lei e' li per proteggere i lucani, e non l'ENI. Da lei ci si aspetta un maggior coinvolgimento con il popolo, lo stare dalla parte della gente, il prendere le decisioni con in mente il principio di precauzione, l'esigere che si faccia chiarezza su ogni singolo evento come questo, una comunicazione capillare con i lucani, l'esigere che l'ENI sia tenuta responsabile per i veleni che diffonde nell'atmosfera. Devono esserci conseguenze monetarie, legali se possibile, di modo che ENI e compari siano piu' prudenti e adottino misure di abbattimento fumi migliori, spendendo soldi per la sicurezza della gente.

Non e' accettabile scrivere che il benzene emesso era 19, il limite legale e' 5, e quindi non ci sono preoccupazioni. Non e' proprio accettabile questo, sa? E che l'abbia scritto lei o un suo dipendente non cambia niente.

Lei e' il capo, e il capo ha sempre l'onore e la responsabilita' finale, nel bene e nel male. La Basilicata merita di meglio di tutto cio'.

Tuesday, May 25, 2010

Il petrolio no, e il resto?


Come ho gia' detto tante volte, io non posso occuparmi di tutti i temi ambientali del mondo, perche' la storia del petrolio mi porta via gia' tanto tempo e non ho l'energia di mettermi a spulciare carte e documenti di vario genere per tirare fuori numeri e dati.

E' facile per il petrolio ora dire l'OMS, i ppm, le distanze dalla costa, Montara, l'uva e l'H2S, i petrolieri californiani, ma ci vuole tempo e energia per indagare su queste cose e per presentare un discorso coerente, senza fare copia e incolla da qualcun altro come qualche volta e' stato fatto con il mio lavoro - e lo dico senza polemica.

Da quello che so tornare al nucleare non mi pare una cosa intelligente. In Abruzzo grazie alla turbogas di Gissi produciamo piu' energia di quanto non ne usiamo.

Ci servono veramente i cavi per il Montenegro? ma chi l'aveva mai sentito il Montenegro fino all'altro ieri? E perche' ci serve proprio adesso questo cavo? Ci servono centrali nucleari? Ci serve lo stoccaggio di materiale nucleare? Ci servono inceneritori? Chi ci guadagna?

Chi rompera' le scatole, e senza inciuci, alla classe politica locale, su questi temi?

Soprattutto, ora che la classe politica sembra essere tutta - a parole - contro il petrolio, cosa vogliamo fare per gli altri temi ambientali?

Oppure che l'H2S fa male, ma le polveri sottili degli inceneritori fanno bene?

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Ecco qui l'ordine del giorno di Chieti dove spalancano le porte al nucleare.:

Al Presidente del Consiglio Comunale di Chieti
SEDE

O R D I N E D E L G I O R N O

OGGETTO: tutela del territorio della Città e della Provincia di Chieti da insediamenti per la produzione e lo stoccaggio di energia nucleare e materiale radioattivo

I sottoscritti Consiglieri Comunali

PREMESSO

Che a distanza di oltre 24 anni dall’incidente nucleare di Chernobyl l’Italia è stata l’unico Paese, che ha dimesso i quattro impianti nucleari con grave danno lavorativo, economico e ambientale.
Oggi l’Italia è il Paese, tra quelli avanzati, che utilizza in maggior misura i combustibili fossili per la produzione di energia elettrica..
Il nostro Paese importa in percentuali crescenti l’energia elettrica prodotta da fonte nucleare da Paesi, proprio perchè costa meno.
Quanto ciò sia remunerativo è dimostrato anche dal fatto che l’Ente nazionale per la produzione di energia elettrica l’ENEL sta acquistando impianti nucleari in diversi Paesi europei e non solo.
La decisione di rinunciare alla fonte nucleare fa sì che in termini economici gli italiani pagano l’energia elettrica più di tutti in Europa, con grave danno all’economia ed alla produttività.
La decisione di rinunciare alla fonte nucleare è indipendente dal risultato dei referendum svoltisi nel 1987, i quali facevano riferimento a un eventuale:
Abrogazione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare
Abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari o a carbone.
Esclusione della possibilità per l'Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all'estero.
Che nei giorni scorsi il Sindaco di Chieti ha sottoscritto a Bruxelles il " Covenant of Mayors " - un " Patto dei Sindaci ", finalizzato alla redazione di piani di sviluppo delle energie rinnovabili e del risparmio energetico non va in contraddizione con la scelta eventuale di costruzione di impianti nucleari, i quali sono per loro natura quelli che non rilasciano emissioni gassose dannose.
Come riconosciuto anche dall’Unione europea, l’utilizzazione e lo sviluppo della fonte nucleare è coerente con una corretta e più efficiente politica energetica
Le centrali nucleari infatti producono attualmente circa un terzo dell'elettricità e il 15% dell'energia consumata nell'Unione europea (UE). Il nucleare rappresenta una fonte di energia caratterizzata da basse emissioni di carbonio e costi relativamente stabili; ciò lo rende interessante sotto il profilo della sicurezza dell'approvvigionamento e della lotta ai cambiamenti climatici. Spetta tuttavia ai singoli Stati membri decidere se intendono ricorrere a questa fonte energetica
Lo sviluppo e l’utilizzo di pannelli solari e altre fonti di energia rinnovabile non è in contrasto con la produzione energetica da fonte nucleare.
PRESO ATTO

Che l'art. 25 della Legge 99/2009 concede una delega al Governo Nazionale per la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonchè dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi;

Che il 10 febbraio 2010, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo riguardante i criteri della realizzazione e conduzione di impianti di produzione di energia nucleare e di stoccaggio sia del combustibile nucleare sia dei rifiuti radioattivi, individuandone i criteri per la localizzazione sul territorio nazionale, e che ora il Governo si appresta a individuare le Regioni e i siti ritenuti più idonei;

CONSIDERATO

Che secondo le notizie riportate dalla stampa del 4 Maggio 2010 esiste la concreta possibilità che il Governo nazionale scelga la regione Abruzzo ed in particolare il territorio della Provincia di Chieti per realizzare un sito destinato al nucleare;

Che una tale progetto di ricerca e produzione fornirebbe una grande opportunità in termini di sviluppo, investimento, lavoro, occupazione, valorizzazione del territorio, riduzione dei costi energetici e miglioramento ambientale, della Città di Chieti e dell' intero territorio della Provincia teatina.
INVITANO

Sindaco e Giunta

- ad attivarsi immediatamente presso il Governo nazionale ed in tutte le sedi opportune al fine di verificare la reale possibilità che la Regione Abruzzo ed in particolare il territorio della Città e della Provincia di Chieti possano essere oggetto di possibili siti destinati alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare e della costituzione di centri ricerca e formazione in ambito della fisica e della tecnologia nucleare.

- a cogliere le opportunità, in linea con l’art. 25 della legge 99/2009, per promuovere e sviluppare la comunità sociale, il territorio, le infrastrutture, le competenze e il lavoro nel territorio teatino e dell' intera regione Abruzzo con ogni iniziativa necessaria e con l' adozione di tutti gli atti amministrativi opportuni.

I Consiglieri Comunali PDL; UDC; Giustizia Sociale; Uniti per Chieti; Alleanza per Di Primio; Popolo di Chieti; Lega

Tuesday, May 18, 2010

L'insostenbile leggerezza di Gianni Chiodi


Se Gianni Chiodi non fosse un politico, mi farebbe anche tenerezza. Si vede lontano un miglio che non sa che pesci pigliare, cosa dire, cosa inventarsi. Si vede che e' confuso e che si trova in una situazione piu' grande di lui e dalla quale non sa districarsi. Farebbe pena si, se non fosse per il fatto che l'ha deciso di lui di fare il governatore e non glielo ha ordinato il medico. E ogni giorno mostra un po di piu' la sua incapacita' di governare e di prendere decisioni finali e CHE CHIUDANO DEFINITIVAMENTE LA PORTA AI PETROLIERI.

Chiodi non ha il coraggio di fare la cosa giusta - vuole zittire gli abruzzesi, e non lottare per loro, e allora ogni tanto ne tira fuori una. Fa l'equilibrista.

Prima c'era la legge di Febbo sull'aumento della royalties, poi la legge impugnata, poi il 51% delle fonti rinnovabili, poi c'era quella di Castiglione sul canone ambientale. Una prova dietro l'altra pur di non arrivare alla parola fine.

Insomma tutto, fuorche' le parole: IN ABRUZZO DIVIETO ASSOLUTO DI TRIVELLARE E DI RAFFINARE, PUNTO E FINE.

Ma, come dico sempre, siamo piu' intelligenti di lui.

Oggi viene fuori dalla conferenza stampa che c'e' una "intesa", e che grazie a questa - per l'ennesima volta - il centro oli non si fara'. Ma non e' il centro oli il nostro problema, caro Chiodi, il nostro problema e' tutto l'Abruzzo, compresa Teramo! E poi aggiunge con prosopopea:

la Regione Abruzzo, unica in Italia, sia riuscita a risolvere su una materia di pertinenza statale, un conflitto di costituzionalità e di competenza. Partendo dalla constatazione che la Regione governa il proprio territorio abbiamo convinto il Governo ad accettare la nostra posizione di contrarietà a qualunque attività estrattiva e, nello stesso stempo, la Regione Abruzzo ha offerto una strada giuridicamente plausibile per non ledere le competenze statali.

Sia ben chiaro a tutti, che tutto l'operato di Chiodi e' solo frutto delle pressioni popolari, e che senza di quelle Chiodi non avrebbe fatto niente. Sia ben chiaro che se non fosse stato per l'incessante operato delle persone, delle lettere, degli email, della manifestazione del 18 Aprile 2010, di questo blog, nulla di tutto questo si sarebbe verificato. A lui non importa niente dell'ambiente, e tutte le sue mosse sono POLITICHE e non per convinzione.

Ora che tutta la regione e' contro le trivelle, qualsiasi altra mossa sarebbe il suicidio politico. L'inganno e' nel fatto che si dice che le attivita' estrattive saranno vietate sull'80% del suolo regionale.

Quali?

Quelle con presenza di aree protette naturali e marine, sottoposte a vincoli ambientali, per le zone Sic e Zps, per quelle con pericolosità elevata e sismica, per le aree destinate a colture di pregio e denominate secondo le normative statali e regionali. Per il restante 20 per cento vanno comunque tenuti in consideraizone i vincoli di compatibilità idrogeolgica, sismica, tettonica.

Che cosa vuole dire questo?

Io vorrei sapere qual'e' questo rimanente 20%.

Che localita' e' ?

Che concessione e' ?

Dov'e' la mappa?

E poi, se su quell'80% vietiamo i pozzi, e li costruiamo sul 20% adiacente, che cosa abbiamo risolto? E ancora, su quell'80% i pozzi no, ma si possono mettere le raffinerie?

E per Bomba, la regione dira' si o dira' no?

Leggendolo il progetto di Bomba, e' chiaro che nemmeno i petrolieri sanno cosa c'e' sottoterra. Come fanno a stabilire se c'e' gas o petrolio? Di solito c'e' una mistura di tutti e due. Cosa si vietera'? Spero non gli oli combustibili, come scritto l'altra volta!!

Infine. La cosa che mostra che Chiodi non ci azzecca e' la sua dichiarazione secondo la quale

Per il resto non c'è una possibilità realistica che nei prossimi cinqnant'anni si possa rispondere all'enorme fabbisogno energetico con il fotovoltaico o il solare.

Queste sono sparate di Chiodi. Basta con questo fatalismo! Basta con il dire che non si puo' e usare qusto come scusa per non fare niente e per sviscerare lo schifo che c'e' sottoterra.

Ma come, proprio l'altro ieri, Chiodi diceva che per il 2015 arriveremo a meta' del fabbisogno regionale da fonti sostenibili! E se secondo lui in 4 anni e mezzo riusciremo ad arrivare al 51%, come non fare in 50 anni ad arrivare al 100%????

Misteri della fede. E' evidente che spara a casaccio. Una persona seria direbbe:

1) E' difficile, ma ci proveremo perche' e' giusto cosi, e siete tutti chiamati a partecipare.

2) Per i prossimi dieci anni l'obiettivo e' il 20%, per i prossimi venti il 30% etc etc.

3) Ecco qui il piano sul come si fara', ecco qui tutti gli incentivi economici, ecco qui il risparmio come si fa

4) Ecco qui il mio esempio, la mia casa, il mio ufficio sostenibile.

Parlare senza agire e' pura demagogia.

Ecco qui l'elenco completo delle persone che mi hanno mandato testi di contrarieta' contro il petrolio a Bomba. Se ce ne sono altre, dimenitcanze, errori, aggiunte, fatemi sapere. La maggior parte stanno qui.

154) Comune di Archi
153) Sara Marchionno - Paglieta
152) Abruzzo in Movimento - Ortona
151) Istituto Superiore Cesare De Titta - Lanciano
150) Comitato Abruzzese del Paesaggio - Pescara
149) Dr. Clara Primante - Barcellona
148) Confcommercio della provincia di Chieti
147) Paola Natale - Pescara
146) Hermes Pittelli - Roma
145) Paolo Carinci - Pescara
144) CNA - Teramo
143) Comune di Francavilla
142) Dr. Fausto Di Biase - Chieti
141) Giosue' Guidone - Francavilla
141) Nadia Di Filippo - Casoli
140) Anna Cerrone - Sulmona
139) Barbara Mattioli - Sulmona
138) Laura di Cesare - Pescara
137) Marisa Brandimare - L'Aquila
136) Ivana Sbarassa - Torano (AQ)
135) Giuseppe Damiani - Avezzano
134) Maria Rita Rantucci - Avezzano
133) Paolo Pelino - Pescara
132) Riccardo Faciano - Chieti
131) Corrado Marsili - L'Aquila
130) Andreina Pellegrini - L'Aquila
129) Giuseppe Di Girolamo - Chieti
128) Antonella Lopardi - L'Aquila
127) Corrado Fisettone - L'Aquila
126) Adelina Capparella - Teramo
125) - Augusto Ciciotti - Coppito (AQ)
124) Nadia di Filippo - Casoli
123) Le Colonne D'Ercole - Ortona
122) Augusto De Stasio - Cassano D'Adda (MI)
121) Gestione Partecipata del Territorio - Bomba
120) WWF - Pescara
119) Duilio Marfisi - Lanciano
118) Assoturismo
117) Comune di Miglianico
116) Comitato Difesa dei Beni Comuni - Giulianova
115) Italia Nostra - Lanciano
114) Associazione Peperone Rosso- Altino
113) Bed and Breakfast Villa Mari di San Vito
112) Ristorante Su Stazzu - Selva di Altino
111) Hotel Aurora - Altino
110) Albergo Ristorante La Masseria - Piazzano di Atessa
109) Ristorante Enoteca ZappaCosta - Piane d’Archi
108) Frutteria-Minimarket Gentile – Torricella Peligna
107) Ferramenta Mario D'Amico – Torricella Peligna
106) Mondofrutta - Torricella Peligna
105) Supermarket TUP – Torricella Peligna
104) Parrucchiera Roberta Loreto – Torricella Peligna
103) Agriturismo Persichitti – Torricella Peligna
102) Azienda Agricola Fratelli Teti – Torricella Peligna
101) Ditta Franca Tamburrino – Montenerodomo
100) Parrucchiera Bambina Piccoli – Torricella Peligna
99) Dr. Luigi M. De Pamphilis – Torricella Peligna
98) Alimentari Giuseppe Piccione – Torricella Peligna
97) Ditta Rosa D'Antonio – Torricella Peligna
96) Laboratorio Orafo Il Soffio – Torricella Peligna
95) Ditta GP Diffusione Mercato – Torricella Peligna
94) Cartoliberia La Mongolfiera – Torricella Peligna
93) Tabaccheria -Profumeria Cristina Ficca – Torricella Peligna
92) Ditta Fratelli Antonio – Torricella Peligna
91) Bar Il grottino – Torricella Peligna
90) Farmacia 92 di Fiorella Porreca – Torricella Peligna
89) Giuliana Ficca – Torricella Peligna
88) Bellezza In – Torricella Peligna
87) Ristorante Pizzeria Da Ciro -Torricella Peligna 86) Bar Penna Nera - Torricella Peligna
85) Sangro Carni - Perano
84) Manic Intonacatura e Stuccatura - Perano
83) Il Campo di Giove - Torricella Peligna
82) Il Colle Bed and Breakfast - Ortona
81) Dr. Domenico Angelucci - Lanciano
80) Dr. Michele D'Attilio - Lanciano
79) Mattia Bendetto - Paglieta
78) Federazione Regionale Verdi Abruzzo - Lanciano
77) Enrico Di Noro - Paglieta
76) Michelle Chiavaroli - Lanciano
75) Miriam Castura' - Lanciano
74) Francesca Marongiu - Lanciano
73) Alessandra Natale - Lanciano
72) Maria Antonietta Fogli - Lanciano
71) Claudio Martelli - Lanciano
70) Orlando Travaglini - Casoli
69) Maria Milantoni - Lanciano
68) Marina Gallo - Guardiagrele
67) Lega per l'Abolizione della Caccia - Guardiagrele
66) Pamela Caporale - Pescara
65) Asilo Nido La Tata - Lanciano
64) Anna Andreoli - Lanciano
63) Associazione Altares - Lanciano
62) Comune di Colle di Mezzo
61) Avv. Angela Spoltore - Lanciano
60) Fernanda Mannella - Canosa Sannita
59) Maria del Bello - Lanciano
58) Maria Nicola Lanci - Lanciano
57) Giuseppina Di Santo - Atessa
56) Pamela Piscicelli - Roma
55) Dr. Valeria Caiolfa - Milano
54) Ing. Lorenzo Luciano - Casalbordino
53) Partito Democratico di Ortona
52) Marina Cionna - Belvaux, Lussemburgo
51) Animalisti Italiani - Lanciano
50) Arci - Vasto
49) Costambiente - Torino di Di Sangro
48) I Manichini D'Ottone - Milano
47) Micaela Iezzi - San Vito Chietino
46) Franco Mastrangelo - Lanciano
45) La Chitarra di Massimo - Lanciano
44) Nuovo Senso Civico - Lanciano
43) Donato Spoltore - Belgio
42) Filippo D'Orsogna - Lanciano
41) Antonio de Luca - Orsogna
40) Maria Nicola D'Alessandro - Orsogna
39) Ing. Tommaso Giambuzzi - Pescara
38) Avv. Tommaso Palermo - Chieti
37) Luca Pantaleo - Pescara
36) Comune di Fara Filiorum Petri
35) Lucia Ciccocioppo - Padova
34) Arch. Roberto Fedele - Roma
33) Arch. Maria Carmela Ricci - gestore www.casoli.org
32) Hotel Alba - Lanciano
31) Casa del Bocconotto - Giulia Biondi - Lanciano
30) Ristorante Il Bucaniere di Piero Angelucci - Casoli
29) Francesco D'Amico Arredamenti - Casoli
28) Virtus Frentana Calcio - Lanciano
27) Venusia Vinciguerra - Oslo, Norvegia
26) Sergio Varrenti - Piane d'Archi
25) Parrocchia del sacro Cuore - Lanciano
24) SOS Costa dei Trabocchi - San Vito Marina
23) La Rivista D'Abruzzo - Ortona
22) Ludovica Raimondi - Giulianova
21) Il Quercione - Lanciano
20) Azienda Agrituristica Olivastri - Ortona
19) Miracolo Eucaristico - Lanciano
18) Paola Filippi - Bomba
17) Antonio Martorella - Roma
16) Istituto Comprensivo San Vito - San Vito Chietino
15) Maristella Iovannitti - Pratola Peligna
14) Il Crampo - Lanciano
13) Ilaria Giangrande - Pescara
12) James e Dan Fante - Los Angeles, California
11) Maura Di Giulio - Torino di Sangro
10) Assunta di Florio - Lanciano
9) Angela Di Berardino - Los Gatos, California
8) Comune di Fossacesia
7) Massimo Colonna - Bomba
6) Circolo Culturale Antonio Buendia - Lanciano
5) CicloPazzi - Lanciano
4) Redazione di Chi'ssi dicie - Torricella Peligna
3) Dr. Libera Berghella - Pasadena, California
2) Dan Aspromonte - Santa Cruz, California
1) MRD

Thursday, August 27, 2009

Petrolio di fine estate: Cremona e Calabria


Della raffineria Tamoil di Cremona abbiamo parlato tante volte su questo blog, in particolare qui e qui. Il sottosuolo' e' tutto inquinato, perche' hanno seppellito robaccia vicino alla raffineria per risparmiare soldi. Hanno inquinato le falde acquifere, compreso quelle che la gente usa per annaffiarci gli ortaggi e per riempirci le piscine. I tumori, guarda caso, a Cremona scoppiano.

A scoprire l'inquinamento, nel 2001, la Tamoil stessa. Volevano ampliare il proprio stabilmento e nel fare le indagini geologiche scoprono il fattaccio, compreso che le falde idriche erano inquinate. Ma non dicono nulla a nessuno.

Occhio non vede, tasca non duole.

E siccome nessuno fa i controlli, l'acqua di quelle falde continuava ad essere usata per irrigare i campi e per riempirci le piscine di tutte le societa' di canottaggio. Per sei anni la Tamoil lo sapeva e non ha detto niente. Una sola ditta di canottaggio non usava l'acqua della falda inquinata, guarda caso IL CRAL TAMOIL.

Strana coincidenza, eh?

Nel 2007 questa storia del terreno contaminato finalmente viene fuori. Chuidono sei piscine. L'acqua risulta positiva agli idrocarburi. Il limite in Italia e' di 350 microgrammi per litro. A Cremona ne trovano 70,000 per litro.

I soliti cerchiobottisti dicono che va tutto bene. La Tamoil dice che non e' colpa sua. Loro sono arrivati nel 1986 e quei fusti inquinanti sotto la raffineria sono li dal 1950. Dunque non e' colpa loro.

Da allora periodicamente le piscine vengono chiuse per rischi di scoppi, per puzze, per inquinamento per incendi. L'ultima volta ieri, 2009, 27 Agosto. La gente si lamenta di bruciori alla gola, prurito alle narici, mal di testa, nausea. Sara' idrogeno solforato? Chissa'.

Nessuno impara la lezione. Nessuno multa la Tamoil. La salute delle persone e' un optional. Sono sicura che nel 2010 faro' un altro post su un altro scoppio. Andiamo avanti cosi.

Passiamo alla Calabria, terra quasi totalmente regalata alla malavita, anche qui, perche' nessuno ha il coraggio di combattere il malaffare.

Nel mare di Locri, Siderno e Roccella Jonica qualche petroliere dai pochi scrupoli decide di lavare la propria nave e lascia dietro se tre chiazze di varie miglia di lunghezza (un paio di chilometri) di petrolio ed inquinando il mare, che in teoria dovrebbe essere dei turisti, e della vita marina. Le autorita' hanno raccolto 4,000 metri cubi di petrolio finora.

L'assessore all'ambiente per la Calabria, Silvio Greco dice

Non sono piu' tollerabili simili attacchi all'ecosistema marino-costiero della Calabria. Il criminale sversamento di prodotti derivati da idrocarburi e di catrame colpisce una delle aree piu' importanti nel Mediterraneo per la nidificazione delle tartarughe caretta caretta e pregiudica in maniera irreversibile gli equilibri tra l'atmosfera e la colonna d'acqua marina, con la relativa trasmissione di contaminanti nella rete trofica

La Calabria, come d'altronde le altre regioni italiane, non ha i mezzi e gli strumenti idonei che sarebbero necessari per affrontare una simile situazione


Con un giorno di ritardo Stefania Prestigiacomo decide di venire in soccorso. Manda la Castalia a ripulire tutto. Il contratto con loro infatti e' stato riattivato in Agosto 2009, giusto in tempo. E poi decide di monitorare i tracciati radar e satellitari per individuare i responsabili. Dice:

E’ intollerabile il ripetersi di questi casi di “pirateria ambientale”. Ci impegneremo al massimo per individuare e sanzionare con la massima durezza i responsabili di questi reati.

Ma anche qui, tutte queste sono belle parole e nulla di piu. Caro assessore all'ambiente, cara ministra. E' prima che succedono i fattacci che occorre pensare, agire, prevedere. Qui alla Exxon per avere causato la morte di 85 uccelli gli hanno fatto pagare $600,000 dollari. Che multa gli diamo a questi tizi che hanno inquinato il mare calabro?

Speriamo che la durezza decantata dalla Prestigiacomo sia un po piu' costosa dei mille euro che ha pagato l'ENI a Ravenna per un simile sversamento in mare di idrocarburi.

Andiamo avanti cosi'. Da Giuseppantonio, il silenzio ancora. Chissa', stara' confabulando con Gianni Chiodi o con Remo Gaspari su come gestire questa creatura del blog che non vuole star zitta. Purtroppo per me, in Italia la democrazia non e' una cosa seria e tutti fanno quello che gli pare, petrolieri, politici, qualche volta anche i cittadini.


Fonti: Corriere della Sera, Il sole 24 ore, Comitato per la difesa del territorio, Corriere della Sera 2

Monday, June 8, 2009

Milena Gabanelli e il petrolio d'Italia


Mi sono arrivate varie segnalazioni del fatto che Milena Gabanelli ha raccontato degli scempi petroliferi in Nigeria, nel suo programma Report, domenica 7 giugno alle 21:00.

Il titolo del programma e' stato "La violenza dei forti". Non ho ancora visto il programma, e non essendo in Italia, non sapevo neppure che fosse andato in onda, ma sono veramente contenta che qualcuno abbia avuto il coraggio di parlarne. Grazie a Milena Gabanelli, per la sua professionalitá e per avere avuto il coraggio della denuncia.

Oggi, 8 giugno dalle 5 alle 6 di sera, la Gabanelli sara' online per parlare del suo programma. Magari possiamo parlare a chattare con lei di petrolio in Abruzzo? Qui il link io ci provero', speriamo che siamo in tanti.

Il link della tramssione invece, come mi hanno segnalato Carlo, Maria Paola e Massimiliano e' qui

Queste le repliche su Rai sat al canale 121:

Lunedì 08/06 alle 10.00 e alle 21.00
Giovedì 11/06 alle 16.45
Venerdì 12/06 alle 24.00

In fondo il testo del riassunto della puntata. Ricordo che il gas flaring consiste nel bruciare direttamente gli scarti sulfurei (fra cui l'idrogeno solforato) invece che mandarli al desolforatore prima. Nel desolforatore ci sono prima delle reazioni chimiche (il cosiddetto processo Claus) che trasforma gli scarti sulfurei in zolfo puro allo stato solido. La parte di gas che non si riesce a smaltire viene poi bruciata. La percentuale di recupero dello zolfo di solito e' del 95-96%, per cui in teoria "solo" il 5% dell'idrogeno solforato finisce in atmosfera.

Ora, costruire desolforatori costa, ovviamente tanto piu' quanto piu'alta e' la percentuale di idrogeno solforato che riesci ad evitare di immettere nell'ambiente. A Viggiano il desolforatore
che viene chiamato "centro oli" ha portato alla distruzione di tutta l'agricoltura nel circondiario, a Sarroch trovano zolfo nei pesci per colpa del desolforatore di Mr Moratti. Tutto questo in presenza di impianti che dovrebbero smaltire l'idrogeno solforato al 95%.

Immaginate voi come si vive in Nigeria dove il DESOLFORATORE NON C'E' E DOVE TUTTO l'H2S VIENE BRUCIATO AL 100% in queste enormi torri di fuoco. L'immagine di cui sopra e' un esempio di gas flaring nigeriano. Una specie di fiammella del centro petroli moltiplicata per vari fattori.

Per tutto questo occorre ringraziare l'ENI, di cui ciascuno di noi e' membro, visto che al 30% appartiene ancora allo stato Italiano e cioe' a tutti noi.

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In Nigeria, tutta la regione del delta del Niger, un tempo ricchissima di pesce e di coltivazioni agricole, è stata appaltata alle attività di estrazione e ricerca di petrolio delle multinazionali straniere, dalla Shell all’Agip.

Uno degli aspetti più controversi è il “gas flaring”, il gas che fuoriesce dai giacimenti di petrolio e che viene bruciato dalle compagnie perché sarebbe costoso riutilizzarlo. Una pratica vietata in Nigeria e contrastata dalle Nazioni unite perché altamente inquinante. Ma nonostante i divieti e le sentenze della Corte Federale Nigeriana, la pratica del gas flaring ancora oggi viene adottata anche perché l’entità delle multe che dovrebbero dissuadere le grandi aziende è risibile. Alla fine anche i governanti africani sembrano tollerare e chiudere un occhio. Allora di chi è la responsabilità di un inquinamento che ha devastato il delicato ecosistema fluviale, distrutto la pesca e reso imbevibile l’acqua? E lo sfruttamento delle risorse alle spalle della popolazione locale? Negli anni la tensione è degenerata in una vera e propria guerra. A confrontarsi i guerriglieri, l’esercito nigeriano e le polizie private che proteggono le strutture e i cantieri delle multinazionali.

Monday, May 18, 2009

Moratti: l'Inter e i morti di Sarroch


Abbiami gia' parlato su questo blog della raffineria Saras che sorge in provincia di Cagliari, in una cittadina di nome Sarroch. La Saras e' di proprieta' di Massimo e Gianfranco Moratti, che in questi giorni sono un po' piu' felici perche' l'Inter ha vinto lo scudetto.

I post sono qui, qui e qui. Peccato che parte dei fondi con cui i Moratti finanziano i loro acquisti di calciatori provengono da questo stabilimento di morte dove non vengono fatte migliorie da anni. Anche qua, pecunia non olet.

Il regista sardo-leccese, Massimiliano Mazzotta ha realizzato un film di un ora circa in cui mostra come si vive a Sarroch. Il trailer di OIL e' riportato alla fine di questo post. Mazzotta se l'e' autoprodotto e cerca di sensibilizzare il piu' possibile il resto d'Italia sulle schifezze che l'elegante famiglia Moratti fa in Sardegna da anni, nel silenzio generale. Mutazioni del DNA, pesci con due teste, gente di trenta o quaranta anni che muore di tumori e leucemie senza aver mai fumato e senza particolari storie di cancro in famiglia.

Venerdi' 15 Maggio questo filmato doveva essere proiettato da una associazione studentesca a Cagliari, chiamata Pesa.

Gli avvocati Saras ANGELO LUMINOSO e GUIDO CHIESA MIGLIOR hanno pero' chiesto in via urgente di sequestrare il filmato, una condanna per Mazzotta, il risarcimento dei danni e la restituzione di materiale utilizzato per la produzione del film.

I rappresentanti dei due fratelli Moratti dicono che si devono eliminare dal film le immagini dei funerali di un operaio di 31 anni che lavorava vicino alla Saras, perche' sono alternate a quelle di Massimo Moratti che sorride. Dicono anche che i quattro dirigenti che hanno accettato di parlare dell’impianto di Sarroch davanti alla telecamera non hanno dato il loro assenso per iscritto. Infine, dicono che non e' censura ma una contromossa legale per limitare i danni d’immagine che il documentario potrebbe provocare.

Danno d'immagine, eh? E i danni della salute di chi e' costretto a respirare fumi di idrogeno solforato tutti i santi giorni? So che loro diranno che e' tutto a norma di legge, ma le norme di legge in Italia non sono minimamente fatte per proteggere le persone, non quando l'OMS dice 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e la legge Italiana lascia ai petrolieri emettere 30ppm!

Per ora il giudice non ha rilevato alcun contenuto diffamatorio e Mazzotta continua a proiettare il suo filmato. In precedenza pero' OIL e' stato censurato da Sky: gli avevano detto che lo avrebbero proiettato in alcune date ben precise e poi il filmato non e' mai andato in onda, senza spiegazioni, senza rimandi ad altre date.

Sky appartiene all'australiano Rupert Murdock. Letizia Moratti per un anno e' stata l'amministratore delegato della Sky Europa, nel 1999. Non so se le due cose possano essere collegate, ma di certo alla famiglia Moratti non mancano modi per arrivare a Sky.

La storia si ripete - appena il cittadino medio si risveglia dal suo torpore, parte l'impeterrita macchina delle multinazionali, che ti devono schiacciare con tutta la loro potenza. I Moratti contro un giovane regista in Sardegna, l'ENI che si mette sotto casa dei contadini in Abruzzo per intimidirli a vendergli le terre.

Come il decreto legge 1195 di ieri, come le mille altre denuncie che abbiamo fatto in questi mesi, nessuno si scandalizzera' mai della storia di Mazzotta, che vincano o che non vincano i Moratti.

Il bello e' che Mazzotta nemmeno chiede che la Saras venga chiusa ma solo che

le misure di sicurezza della pratica quotidiana, che impediscono alla più grande raffineria d’Europa o meglio al grande polo petrolchimico del sud ovest della Sardegna, di inquinare meno, produrre meno tumori e meno malattie respiratorie, essere in grado, anche attraverso strutture sanitarie adeguate - da tempo si parla di costruire un piccolo ospedale - di monitorare la salute di operai e abitanti.

Si tratta solamente di buonsenso, di amore per il tuo prossimo, di voler fare il bene per i piu' deboli. Tutto questo da parte di una delle famiglie piu' ricche d'Italia. Penso ai ricchi americani,
Bill Gates, William Buffett, Eli Broad della generazione attuale: tutta gente che alla fine della propria carriera ha regalato i propri soldi per il bene della collettivita' ad associazioni benevole. In Italia i Moratti non possono neppure ammodernizzare la loro raffineria. Neanche questo. Devono risparmiare fino all'ultima lira sulla pelle della gente.

A volte mi sembra che questo paese non abbia piu' speranze, dai troppi egoismi individuali alla grettezza della quasi totalita' della classe politica. E' l'amore che ci manca.



Fonti: La nuova Sardegna, La nuova Sardegna 2

Saturday, May 16, 2009

1996: Viggiano e le norme di legge

Ho riletto con miglior atttenzione il famoso decreto 1195 di cui ho gia' parlato qui. Quello che mi ha colpito e' che in questo nuovo decreto si fa molto spesso riferimento alla legge 128 del 9 Aprile 1959 poi sostituita e integrata dalla legge 624 del 25 Novembre 1996. Si parla anche del decreto legge 886 del 24 Maggio 1979. Sono tutti atti legislativi che regolamentano le estrazioni e la ricerca di petrolio e gas, nonche' l'attivita' delle cave.

Mi sono incuriosita allora e sono andata ad indagare. Nella legge del 1959 venivano imposti limiti numerici seri. In quella del 1979 si agiungevano norme per i casi di incidente, di chi fosse la responsabilita' e cosa fare.

Poi in quella del 1996 tutti i limiti quantificati in numeri vengono trasformati in "ove adatto" o "ove opportuno", i limiti di metri e chilometri magicamente scompaiono e cosi pure le norme scritte in difesa di cittadini e lavoratori.

Il 1996 e' anche, guarda caso, l'inizio delle operazioni su larga scala delle estrazioni petrolifere in Basilicata e la data di costruzione della raffineria di petrolio a Viggiano. Coincidenza? Non lo so. Ormai non mi stupisce piu' niente.

Ci sono delle cose agghiaccianti in questo decreto del 1996. Ad esempio, la legge del 1959 diceva (scrollare fino all'articolo 74 e poi 94) che non si poteva accumulare materiale combustibile ne' creare depositi di benzina o usare fiamme libere fino a 30 metri dal pozzo. Al massimo se facevi domanda al ministero potevi sperare di arrivare al limite di 20 o 10 metri. Tutto questo per evitare scoppi ed esplosioni. In questo decreto del 1996, la distanza di 30 metri viene tolta e si diventa piu' vaghi:

"Entro 30 m dall'asse del pozzo" (1959, articolo 74) sono sostituite da:
"Nell'intorno dei pozzi e nei luoghi ove la valutazione dei rischi abbia evidenziato la possibilita' di accumulo di gas, ed in ogni caso entro le aree pericolose"
(1996, articolo 81)

e poi ancora

"Distanze minori, fino a 20 m e l0 m rispettivamente, possono essere consentite dal capo della Sezione dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi al servizio di impianto per profondita' inferiore ai l000 m" (1959, articolo 94) sono sostituite dalle seguenti:
"Distanze minori, su richiesta motivata del titolare, possono essere consentite dall'autorita' di vigilanza, purche' siano adottate misure di sicurezza equivalenti
" (1996, articolo 82)

Cioe' non ci sono limiti veri, se non quelli della "valutazione dei rischi", ma se vuoi puoi sfondare pure questi basta solo che adotti misure "equivalenti". Ma cosa vuol dire? Chi deve giudicare l'"equivalente"?

Un altro articolo - il 51 del 1959 - diceva che tutti questi regolamenti (ce ne sono diversi sulla sicurezza, limiti e aggiornamenti) dovevano essere esposti ed accessibili agli operai:

Deve essere redatto un regolamento interno contenente le disposizioni particolari per l'applicazione del presente decreto. Il regolamento predetto e' sottoposto all'approvazione dell'ingegnere capo e distribuito agli interessati. Copia di esso deve essere consultabile in luogo frequentato dagli operai. (1959, articolo 51)

Qui non c'hanno nemmeno pensato a riscriverlo. Questo articolo e' stato CANCELLATO in toto! Chi lavora per i petrolieri in teoria ha dei diritti, ma non quello di saperli.

L'elenco delle note cancellate e' sotto l'articolo 103 della legge del 1996. Un altro articolo cancellato e' quello sulla sicurezza:

Ogni impianto di perforazione deve essere dotato di almeno cinque estintori di ogni tipo e potenzialita riconosciuti adeguati dalla sezione dell'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi in relazione all'uso specifico cui sono destinati. Ogni pozzo in produzione deve essere dotato di almeno due estintori. La direzione del cantiere deve curare l'addestramento del personale addetto ai pozzi sull'uso degli estintori e sulla lotta contro gli incendi.

Chissa', cinque estintori per pozzo sono troppo costosi per i petrolieri. Cosi gli operai diventano carne al macero, petrolieri e industriali possono dire "e' tutto a norma di legge" e l'ENI o chi per essa risparmia il costo degli estintori.

Ancora, della serie: inganniamoli tutti, l'articolo 411 del 1959 diceva che:

La corrente d'aria deve avere intensita' tale che nei cantieri e nelle vie l'atmosfera, in piena corrente, non conteng tenori superiori all'uno per cento di anidride carbonica, al cinque per centomila di ossido di carbonio, al due per centomila di idrogeno solforato, all'uno per centomila di anidride solforosa e al 2.5 per centomila di ossido di azoto.

Due per centomila rappresenta 20 ppm, un altro patetico limite italiano per l'idrogeno solforato. Come ripetuto all'inverosimile, il limite stabilito dall'organizzazione mondiale della sanita' e' di 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e nel Massachusetts si arriva addirittura a 0.0006ppm. Per quanto offensiva all'intelligenza umana, questa norma e' rimasta, ma quel che e' stato abrogato e' il pezzo seguente:

Gli accertamenti effettuati con l'ausilio di indicatori a lettura diretta, riconosciuti idonei, sono eseguiti nei luoghi e secondo modalita' stabilita con ordine di servizio del direttore. Quando siano presenti in miscela, nell'atmosfera del sotterraneo, piu' gas tossici o altrimenti nocivi fra quelli sopra indicati, le percentuali volumetriche ammesse per ciascuno di essi, in dipendenza di una loro azione sinergica e avuto ruguardo anche della temperatura e umidita' dell'aria devono essere ridotte in misura stabilita dall'ingegnere capo, sentito il direttore.

Cioe' ci sono dei limiti (patetici), ma non c'e' piu' l'obbligo di misurarli e di farli sapere alla gente! Che ce ne facciamo di limiti vari se nessuno e' piu' tenuto a misurarli e a renderli noti? In piu', il fatto che insieme queste sostanze facciano ancora piu' male a chi le respira non e' qualcosa che interessa al governo italiano.

Ancora: dovevi mettere un operaio apposta per controllare tutto il reparto sicurezza. Articolo 535 del 1959: abrogato.

Dovevi denunciare qualsiasi tipo di incidente alle autorita' competenti, e dovevi scrivere un verbale sia che si trattasse della morte di un tuo operaio fino agli incidenti guaribili in 3 giorni. Articolo 10 e 11 del 1979: abrogato.

Dovevi presentare una relazione sul tuo piano antiincendio per le piattaforme di petrolio in mare ed in terra. Articolo 41 del 1979: abrogato.

Dovevi mettere dei sensori acustici udibili per allertare operai e popolazione in caso di incidente, specialmente in luoghi chiusi e spiegando le misure da adottare in caso di incidenti. Articolo 50 del 1979: abrogato.

Come ho gia' detto, non sono un giurista, e potrei sbagliarmi nella lettura di queste frasi, anche se non mi pare che ci sia troppo spazio per ambigiuta' quando scrivono che una norma e' abrogata.

Dal 1996 a Viggiano si vive con raffinerie e attivita' pertrolifera. La devastazione su vari aspetti della vita, sociale, ambientale, civile, e' stata forte e ne parliamo spesso. Ma nessuno fa niente, perche' tanto e' tutto a norma di legge.









Ancora, dovevi denunciare l'inizio delle operazioni di trivellamento, con tutto il tuo programma ed una cartina dettagliata all'ufficio nazionale minerario per approvazione. Questo ufficio poteva anche decidere di farti cambiare la sede del pozzo, per ragioni di sicurezza. Altro articolo cancellato (1959, articolo 60)


Ad intervalli regolari, in tutti i luoghi di lavoro abitualmente occupati devono essere effettuate esercitazioni di sicurezza nel corso delle quali:
a) si cura e si verifica l'addestramento dei lavoratori incaricati, in caso di emergenza, di compiti specifici per i quali sia necessario usare, maneggiare o mettere in funzione attrezzature di soccorso, nonche' la loro attitudine ad eseguire i compiti loro affidati; ove possibile, i lavoratori devono potersi esercitare ad usare, maneggiare o mettere in funzione dette attrezzature;
b) tutte le attrezzature di soccorso usate durante l'esercitazione sono esaminate, pulite ed eventualmente ricaricate o sostituite e tutte le attrezzature portatili rimesse nel luogo nel quale abitualmente sono riposte;
c) viene verificato, per le attivita' che si svolgono in mare, il funzionamento delle imbarcazioni di sopravvivenza.