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Sunday, January 21, 2018

Oklahoma: esplode pozzo di gas, 5 dispersi











La notizia e' di qualche minuto fa.

Un pozzo di gas e' esploso in Oklahoma, nei pressi della localita' Quinton, nella contea di Pittsburg (da non confondersi con l'omonima citta' in Pennsylvania). Siamo a 235 chilometri da Oklahoma City.

Diciassette lavoratori sono stati salvati dalle esalazioni e dalle fiamme; altri cinque sono ancora dispersi.

L'incendio e' scoppiato alle 9:00 del mattino ora locale ed in questo momento, ore 4:50 del pomeriggio in Oklahoma, arde ancora. Ardera' finche' non si capira' come intervenire, o forse si spegnera' da solo, per evitare che la situazione peggiori. Si pensa infatti che ci sono sostanze altamente tossiche che e' meglio non stuzzicare.

Hanno pure chiamato esperti della Halliburton perche' non sanno che pesci prendere.

Il pozzo e' della Red Mountain Energy e l'operatore si chiama Patterson-UTI Energy. Il direttore delle operazioni di soccorso invece si chiama Kevin Enloe.

Non si sa perche' il pozzo sia scoppiato.

Altre notizie man mano che arriveranno.

Tutto questo e' qualcosa che non capita a casaccio in Oklahoma, e che deve farci riflettere per le operazioni estrattive che ci si propinano per l'Abruzzo.

In Oklahoma ogni tanto ci sono notizie di scoppi e di morti. Anzi, in tutti gli USA ogni anno muoiono cento persone per trivelle.

Cento persone l'anno.

In media dal 2002 al 2013 sono morte quasi 1,200 persone in operazioni di oil and gas. Negli USA, che in teoria ha leggi severe sulla sicurezz del lavoro, e non in Nigeria o in paesi in via di sviluppo.

Le notizie di inquinamento, di sismicita' indotta, di corruzione sono all'ordine del giorno pure queste.

Tutto cio' punta solo in una direzione: trivellare non e' cosa intelligente, mai, per le comunita' interesate. Gli incidenti e le possibilita' di scoppio sono sempre li, quali che siano le leggi, le centraline, le precauzioni.

E' anche una interessante coincidenza che tutto questo accada proprio in questi giorni in cui in Abruzzo si parli del progetto estrattivo di gas a Bomba.

E se questo succedesse a Bomba?

Sette ore di fiamme senza fine? Qual'e' il ritorno della gente di Bomba, o di qualsiasi altro paese dell'Italia, in cambio di questi rischi?

Li vogliamo correre questi rischi? Per cosa?

Io direi di no.



Monday, March 23, 2015

L'Europa investe nella "conoscenza" del fracking -- con Halliburton come partner






** Grazie a Matilde Brunetti **
** Grazue a Francoise Lienhard **

“Il più grande programma di Ricerca e Innovazione dell'Unione Europea di sempre, con 80 miliardi di euro di finanziamenti per 7 anni (dal 2014 al 2020)”


Cosi' si definisce il bando UE Horizon 2020, pensato per essere al centro del piano Europeo per “una crescita e un'occupazione intelligente, sostenibile e inclusiva”. 
 
Mmh. Interessante. Vediamo allora dove sta tutta questa occupazione intelligente, sostenibile ed inclusiva.

Beh... ben due dei progetti premiati hanno come obiettivo di ricerca ... il fracking! Si proprio cosi, fra gli Horizon del futuro ci sono circa 11.6 milioni di euro che verrano usati dalle universita' di Edinburgh e di Londra per studiare gli impatti delle attività di fracking sull'ambiente. Questi gruppi di sapientoni daranno una "valutazione indipendente" degli impatti ambientali del fracking.

Buoni soldi.

Come se l'esperienza di tutte le comunita' al fracking negli USA ed il divieto passato dallo stato di New York dopo indagini mediche ed ambientali durate tre anni, non fossero mai esistiti.

Interessante il commento del direttore generale della Commissione Europea sulla Ricerca e sull'Innovazione, Robert-Jan Smits

“For the very first time, we have launched a dedicated action which will support researchers and scientists in their quest to understand, prevent and mitigate the potential environmental impacts and risks of shale gas exploration and exploitation"

Notare che dice che "per la prima volta" abbiamo esperti che aiuteranno a capire, a prevenire e a mitigare gli effetti del fracking.

Come si mitiga un terremoto? 

In realta' secondo me, questi hanno l'obiettivo di rendere tutto asettico - il famoso tuttapposto. Un tuttapposto che ci costera' quasi 12 milioni di euro.

Il tutto si e' svolto in un convegno dal titolo: ‘Shale gas in a low-carbon Europe: the role of research’ a Bruxelles, il 24 Febbraio 2015.  Anche qui la malafede.  Io avrei fatto: The sun in a low-carbon Europe: the role of research, se vogliamo essere proprio low carbon.

Il fracking con il low carbon non c'entra niente.

Ma l'amico Smits a chi faceva obiezioni diceva che questo fa solo parte dell'informazione e che si deve non farsi prendere dalle "emozioni e dalle paure" ma che ci vogliono dati e numeri:

"we must address concerns with sound scientific evidence - taking the debate away from emotions and fears, and basing it on facts and figures,”

Ah certo. Quando facciamo le nostre belle presentazioncine e dopo che abbiamo sperperato un po di denaro pubblico sara' tutto piu freddo,  l'acqua sara' meno inquinata, i tumori meno aggressivi, e i terremoti meno gravi.

Interessante anche il commento di un professore dal nome italiano Alberto Striolo, che lavora a Londra che dice

 “We’re working with Halliburton on our project but it won’t receive any EU funds”

Rido per non piangere. Come se la Halliburton avesse bisogno di 12 milioni di euro. Alberto, se non l'avesse capito, alla Halliburton non servono i soldi. Alla Halliburton serve lo stampo di una universita' qualsiasi per dire che e' tuttapposto! E che questo lo dica un "ente indipendente".
E la sfido io a trovare qualsiasi cosa dalla sua collaborazione con loro che vada contro il loro interessi.

E cosa fara' Striolo assieme alla Halliburton? Per tre anni studiera' la migrazione della monnezza del fracking sottoterra. Ad Edinburgo invece studieranno gli impatti del fracking in superficie, sotto la guida di Christopher McDermott. Altri studi saranno eseguiti dall'universita' di Uppsala in Finlandia e della Pennsylvania State University, negli USA.

Fra le altre cose che faranno un inventorio di tutti i depositi di shale gas in Europa, "una priorita'" per i ricercatori.  Mmh. Sara'. Ma... non li dovevano fare prima di bucare questi studi cosi prioritari?

Li fanno adesso che la Chevron e' gai' arrivata e si e' gia' ritirata dalla Polonia e pure dalla Romania! Anche la Exxon Mobil la Total e la Marathon Oil si sono ritirate dalla Polonia. Addirittura la BP ha annunicato che non vedono nessuna produzione significativa di shale gas in Europa almeno fino al 2035!

Cosa diranno di nuovo questi studi, considerato che ci sono gia' altri enti che finanziano lo studio di shale gas, per la precisione ReFINE nel Regno Unito,  Blue Gas programme in Polonia, TKI Gas in Olanda, e tutto lo European Energy Research Alliance .

La Royal Society del Regno Unito ha rilasciato un rapporto nel 2012 in cui  in 2012; e l'Helmholtz Centre for Environmental Research in Germany che hanno anche loro rilasciato uno studio simile.

E va bene, vediamo cosa altro dobbiamo studiare su questo benedetto fracking.
Ah. La Halliburton e' stata pioniera nell'industria dello shale gas, tanto che la legge del nostro beneamato Bush che apre le porte del sottosuolo USA alle trivelle del fracking, esentandolo dalle norme ambientali,  e' chiamata  “Halliburton loophole".

Ma perche' essere malizioni, sicuramente e' tutto fatto per amore della conoscenza, non ho dubbi.





Friday, October 3, 2014

La Basilicata, l'Europa, le violazioni, l'acqua



Questo in calce e' il comunicato stampa da parte del Senatore Vito Petrocelli sulla questione petrolio e monnezza nell'acqua potabile dell'invaso del Pertusillo. Il testo e' stato depositato presso gli uffici europei a Roma con l'intento di denunciare una possibile violazione del diritto comunitario. E' stato gia' pubblicato dal sito di Basilicata 24.


 la scovai qualche tempo fa.


Grazie a questi acidi e alla trivellazione in orizzontale la 
Halliburton ha fatto guadagnare all'ENI 25 milioni di dollari  
e fatto bere monnezza ai lucani.

  
Si sapeva tutto dal 1999 ma nessuno -
di nessuna universita' lucana o non lucana,
di nessun altisonante ente nazionale, e con nessuna patente di geologo -
e nonostante i proclami
se ne era mai accorto prima.
 


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Viene depositata oggi, alla sede romana della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, a Palazzo dei Campanari, in via IV Novembre, dal capogruppo M5S al Senato, Vito Petrocelli, una denuncia per inadempimenti del diritto comunitario sul rispetto della direttiva “Acque”, la 2000/60/CE, commessi dallo Stato italiano e dalla Regione Basilicata.

I fatti riguardano la Concessione petrolifera Eni/Shell “Val d’Agri”, in Basilicata, di 660 kmq, dalla quale, al momento, si estraggono circa 90 mila barili al giorno di petrolio e 900 milioni di mc di gas (rappresentano il 6% e l’1,4% del fabbisogno nazionale). Questa concessione è al centro di un tentativo per portare le estrazioni minerarie a 130 mila barili al giorno (equivalenti a circa il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio), aumentando sia il pescaggio dai 25 pozzi attualmente attivi e sia aumentando il numero di pozzi operativi di altre 12 unità. I pozzi in Basilicata raggiungono profondità di circa 5 km.

Si vuole che la Commissione europea per l’ambiente valuti il rischio che le perforazioni realizzate sui monti dell’Appennino lucano possano inquinare irreversibilmente le circa 650 sorgenti sotterranee che alimentano l’Agri, un fiume le cui acque attraversano un parco nazionale, alimentano la diga del Pertusillo e forniscono il circuito dell’acqua potabile e di irrigazione di due regioni, la Basilicata e la Puglia.

L’invaso del Pertusillo - che è circondato dai pozzi già attivi in Alta Val d’Agri ed è a pochi km in linea d’aria dal Centro oli di Viggiano, un impianto di desolforizzazione di 18 ettari - è da alcuni anni interessato da una periodica moria di pesci causata, secondo la perizia del Ctu nominato dalla magistratura di Potenza, da una tossina prodotta dall’alga cornuta, presente per eutrofizzazione del lago a sua volta dovuta a fosforo, nitrati, idrogeno solforato, formaldeide, diossido di zolfo, metalli pesanti e idrocarburi presenti all’interno e nei fondali del lago artificiale.

La denuncia del portavoce Petrocelli cerca di interessare la Commissione europea sulle condizioni dell’acqua in Basilicata e sui rischi sulla relativa catena alimentare umana, dovuta, secondo il senatore M5S, alla libertà di perforazione che lo Stato italiano, con la complicità della Regione Basilicata e l’indifferenza della Regione Puglia (è la principale utilizzatrice dell’acqua della Basilicata), concede alle compagnie minerarie. Alle quali è consentito perforare nei pressi di dighe, ospedali, centri abitati, aree agricole pregiate, alvei di fiumi e, soprattutto, all’interno dei bacini idrici di superficie e di profondità.

Nell’esposto dell’attuale capogruppo M5S al Senato, viene dimostrata la presenza di trivelle e pozzi all’interno dei bacini idrici, la cui funzione è quella di rimpinguare le sorgenti dei fiumi essendo aree rocciose permeabili all’acqua piovana. Un delicato ecosistema che viene ulteriormente minacciato dal rifiuto delle società di fornire sia i piani ingegneristici dei pozzi realizzati nel sottosuolo che gli studi sulla qualità ed effetti delle sostanze chimiche utilizzate.

La stessa Corte dei Conti della Basilicata, nella sua delibera numero 71/2014, nel far proprie le denuncia della ricercatrice italo americana dell’Università di Northridge della California, Maria Rita D’Orsogna, afferma che: «l’attento e costante monitoraggio dei fanghi esausti rappresenta un punto di fondamentale importanza per la tutela ambientale e la tutela della salute pubblica».

Il lavoro di raccordo di Vito Petrocelli ha usufruito dei contributi scientifici di Maria Rita d’Orsogna, del professor Franco Ortolani dell’Università di Napoli, dell’Aspo Italia (Associazione per lo studio del picco del petrolio), dell’Istituto nazionale di geodesia e vulcanologia, dei ricercatori americani Diana Papouilias e Tom Mackenzie, dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, della Regione Basilicata, dell’Istituto Mario Negri sud e di una pubblicazione scientifica dell’Eni di autori italiani, su una rivista di settore, la One Petro (già resa pubblica in precedenza dalla D’Orsogna sul suo blog), con la quale si dimostra che già nel 1999, in Val d’Agri, era noto che si sperimentavano perforazioni orizzontali non autorizzate, tipo il fracking, ricorrendo all’uso di acido cloridrico, fluoridrico e addensanti chimici vari. Sulla pelle della gente, in barba alle direttive comunitarie di tutela e nel silenzio degli organi di controllo della Regione Basilicata e del governo italiano.

A Bruxelles, la denuncia verrà seguita dal parlamentare europeo M5S Piernicola Pedicini, il quale curerà la presentazione della stessa in una prossima seduta della Commissione UE Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare.

Friday, September 5, 2014

Golfo del Messico: pagamenti per un totale di 61 miliardi di dollari

Update: la BP ha annunciato che finora ha pagato oltre 61 milardi di dollari per i danni causati.

Prima del 2010 il valore della BP era di 180 miliardi.
Lo scoppio le ha fatto perdere 1/3 del suo valore.

Secondo Fadel Gheit analista del petrolio
"It’s a miracle that the company is still in business.” 

I pagamenti non faranno mai tornare alla normalita' ma finora sono stati risarciti o pagati almeno
400 cittadine, avvocati, individui, il governo centrale, pescatori di gamberetti, motel e hotel, scuole,
 

















 
  BP has acted with conscious disregard of known risks.
  
Its conduct was reckless.

Decisions made by BP have been primarily driven 
by a desire to save time and money, 
rather than ensuring that the well was secure.


Carl Barbier, US District Court
sul pozzo Macondo della BP


Tutti ricordano lo scoppio del pozzo Macondo della BP, nel golfo del Messico, con 11 morti e quei tre mesi di petrolio quotidiano ad avvelenare il mare e tutto quanto quel mare ospitava.




Per tutti questi anni la BP aveva continuato -- beffardamente -- a sostenere che non era solo colpa sua e che le sue socie, Transocean e Hallburton, dovessero essere ugualmente responsabili, se non di piu'.

La sentenza di Barbier, per la prima volta, riconosce l'esatto contrario. La colpa principale e' della BP. 

Questa sentenza e' grave per la ditta inglese perche' afferma che non si e' trattato di un incidente imprevedibile o del fato, ma di qualcosa di volontario e prevenibile. La sentenza espone ora la BP a circa 18 miliardi di dollari in sanzioni civili, in aggiunta ai 4 gia' pagati nelle precedenti cause penali, e ai 28 pagati ai residenti che hanno avuto perdite finanziarie connesse allo scoppio.

Secondo Barbier, la BP e' responsabile per i due terzi del disastro in quanto proprietaria del pozzo esploso. Il resto della colpa e' della Transocean Ltd, proprietaria della piattaforma che trivellava il golfo, e in piccola parte della ditta che forniva il cemento per la sigillazione, la Halliburton.
 
Barbier e' giunto alla conclusione che la BP abbia anteposto la ricerca di guadagno facile sulla sicurezza, per esempio lasciando che sigillazioni e valvole delicate perdessero lungo le cementificazioni, rinuciando a test fondamentali per capire lo stato del sottosuolo, e portandolo in "condizioni estremamente fragili e vulnerabili a scoppi"  durante gli ultimi 30 metri di trivellazione. 

Il giudice non risparmia parole. Parla di "condotta irresponsabile",  di "disprezzo consapevole di rischi noti", e di "una catena di fallimenti" che hanno portato allo scoppio. La BP ovviamente non ne vuole sapere: dice che l'accusa di "negligenza grave" e' ingiusta e che ricorrera' in appello.

Le parole qui non sono secondarie. Secondo il Clean Water Act, se la negligenza e' semplice, si pagano poco piu' di mille dollari al barile. La negligenza grave invece porta la multa a 4.300 dollari al barile. Barbier non ha ancora determinato l'esatto quantitativo di petrolio fuoriuscito. Il governo federale dice 5 milioni di barili, la BP la meta'.

 
Tutto questo vuol dire che i 3.5 miliardi di dollari che la BP prevedeva di spendere per questa causa non le basteranno. Per niente. 

Gli azionisti non se l'aspettavano. La BP ha perso oggi il 6% del suo valore in borsa, e nell'ultimo anno ha dovuto vendere circa il 10% fra riserve, raffinerie ed oleodotti per far fronte ai pagamenti.

E il golfo? La legge prevede che l' ottanta percento della multa dovra' essere usata per il ripristino ambientale, ma il golfo e' in uno stato ben diverso da prima dello scoppio. Non fanno piu notizia, ma continuano ad essere ritrovati pezzi di petrolio in mare, le cosiddette tar-balls, i dispersanti sono ancora dispersi nell'ambiente, e assieme al petrolio e ai dispersanti, nel mare ci sono alte concentrazioni di batteri pericolosi per l'uomo, fra cui il Vibrio Vulnificus, che puo' causare setticemia e necrosi dei tessuti.

A Matteo Renzi che pianfica di vendere concessioni petrolifere in tutta Italia, dalla Sardegna all'Abruzzo, dalla Calabria all'Emilia Romagna, dalla Sicilia alla Basilicata a ditte che spesso hanno capitali sociali irrisori. Spero che lei sappia quel che sta facendo e che se ne assuma tutte le resposabilita'. 







 
  

Sunday, September 8, 2013

Trecate-Villafortuna acidizzata

Ed ecco qui, Trecate all'acido. La Basilicata non e' sola con a vantare gli acidi stimolanti del petrolio.



Infatti, dopo la sperimentazione in Lucania l'ENI ha ben pensato di "stimolare" anche altri campi di petrolio pompando giu' acidi ad alta concentrazione proprio a Trecate.

Ma no, che dico, e' solo "acqua e miscele biodegradabili".

Siamo di Trecate, dove un pozzo dell'ENI scoppio' gia' nel 1994.

La nostra beneamata, non contenta dello scoppio, decise qualche anno dopo di spremere tutto quello che c'era da spremere e cosi, assieme alla Halliburton, dopo aver sperimentato per prima come acidizzare la Val D'Agri, acidizzano anche Trecate.

L'articolo e' del 2000 e come per quello pubblicato sulla Basilicata, e' comparso su rivista della Society of Petroleum Engineers.

Perche' di queste cose nessuno parla e devo scoprirlo io, un blogger a migliaia di chilometri da Trecate e dalla Basilicata?

Il pozzo di Trecate era ad alta temperatura ed alta pressione (questi pozzi sono detti HPHT - high pressure, high temperature), un pozzo difficile sia da acidizzare che da trivellare, per le condizioni proibitive.

Siamo infatti a 6 chilometri sotto la crosta terrestre, con pressioni elevatissime, ed una temperatura di 180 gradi centigradi.

Si voleva qui aumentare la permeabilita' del pozzo alla testa, eliminare fanghi esausti accumulatisi e solidificatisi con il tempo diventanti di intralcio al flusso del petrolio e fare "fishing".

Cos'e' il fishing?

E' l'estrazione di materiale di intralcio incastratosi nel pozzo, che non si sa come tirare fuori.

E cosi, quelli della Halliburton hanno usato un "very successful acid stimulation treatment" per risolvere tutti i loro problemi.


Il pozzo da acidizzare, non solo era ad alta pressione e temperatura, ma era trivellato in verticale prima e poi virava in orizzontale per circa 200 metri.

E quindi fra i vari problemi anche quello di copire con l'acido tutti i 200 metri in orizzontale e la possibilita' che i tubi venissero intaccati dall'acido stesso a causa della sua alta reattivita'.

L'operazione Villafortuna ha coinvolto verse tecniche, fra cui il raffreddamento sotterraneo,  test pre-stimolazione di corrosione e l'uso della "Maximum Pressure Maximum Rate Diversion Technique" (MAPDIR).

In un articolo successivo dicono che hanno dovuto sviluppare un nuovo tipo di tubatura che potesse resistere alla rimozione di asfaltene da acido, la stimolazione delle fratture naturali da acido e operazioni di fishing.




Ma no, nessun problema. Alla fine, sono sempre e solo acqua e componenti biodegradabili.

E poi suvvia, un po di acido ad alta concentrazione non ha mai fatto male a nessuno






Thursday, September 5, 2013

La Basilicata acidizzata


Acidizzazione in Val D'Agri a "tasso massimo" - ENI, Baker Oil, Schlumberger




Acidizzazione in Val D'Agri con nuova tecnica ZCA. 
Costi recuperati in una settimana,Halliburton



Grazie a tutto cio' la Halliburton ha fatto guadagnare all'ENI 25 milioni 
di dollari in trivellazione orizzontale.





Ma di che mi sorprendo piu' ormai?

Ho iniziato a indagare la questione acido in Basilicata e cosa scopro? Che in realta' in Lucania acidizzano da sempre.

Dall'inzio.

Ecco cosa dicevano, e non ieri, ma nel 1999 su rivista della Society of Petroleum Engineers: hanno pompato acido HCl a tassi massimi da solo dall'inizio e in fase piu' sofisiticata con misteriose "pillole viscose".

Direttamente dalla penna dei capoccioni dell'ENI: S. Mascarà, A. D’Ambrosio, A. Zambelli, V. Gili, della Baker Oil, S. Loving e della Schlumberger, M. Dossena.

Menomale che era solo acqua e composti biodegradabili!!

Ecco qui:

Acid jobs have been performed using different procedures. Initially, in the dual completion vertical wells, the acid treatments consisted of bullhead pumping HCl acid at maximum rate without any flow diversion. 

In the more recent horizontal wells the acid job procedure included two main operations. Spotting the acid in front of the formation with coiled tubing, then bullheading acid at the maximum rate intermixed with viscous pills.
 

Passa il tempo, e nel 2005 la Halliburton annuncia altre operazioni, in cui a causa dei *pozzi danneggiati dalle operazioni petrolifere* e per migliorare la permeabilita' dei pozzi stessi hanno deciso di "stimolare" i pozzi della Val D'Agri con una nuova tecnica, mai usata prima in Italia, la "ZCA" un zonal coverage treatment.

Per questo ZCA, la Halliburton ha lavorato a diretto contatto con l'ENI, e' stato un "gran successo" e cosi hanno deciso di usare lo ZCA in altri pozzi di lucania e in altre parti d'Italia.

I costi sono stati recuperati in una settimana, nessuno ha saputo niente, ci hanno guadagnato $25 milioni di dollari annui, e il nostro sottosuolo si e' beccato  acidi di vario genere. Evviva!

Cos'e' la ZCA? E' una tecnica di stimolazione di pozzi orizzontali qui illustrata. Purtorppo non ho tempo per indagare i dettagli.

Beffa delle beffe... per saperne di piu' si puo' scrivere alla Halliburton!


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In the Val d’ Agri area in southern Italy, AGIP’s challenges were to remove near-wellbore damage caused by drilling operations and to improve the permeability of the carbonate formation. This required stimulating three
naturally fractured zones with different permeabilities in the 500-m openhole section. Halliburton, working closely with AGIP’s stimulation department, recommended a ZCA zonal coverage acid treatment. This would be the first ZCA treatment performed in Italy.

The ZCA treatment was bullheaded to the formation in two stages. After the second stage, tubing pressure changed from a negative to a positive slope. Once the well was put on production, it came in on its own. After cleanup, production
rates stabilized at 5,350 BOPD (850 m3/d) and 2.8 MMcf/D with a maximum potential of 10,000 BOPD (1,600 m3/d) and 4.5MMcf/D. The job cost was recovered within one week. AGIP is applying the ZCA diversion technique in other wells in the same area as well as in their HP-HT wells in northern Italy. 


 
The Val D’Agri field is located 20 Km SE of Potenza (Basilicata) in Southern Italy. The aerial extension of the field covers approx. 250 Km2 mostly (2/3) in the mountainous region (more than 1000 m. a.s.l.) of the field, while the remaining part is located in the river Agri valley at 600 m. a.s.l.

The field is divided into five blocks: Grumento Nova, Corleto Perticara, Caldarosa, Volturino and Tempa Rossa, operated by ENI Agip Division on behalf of different Joint Ventures, comprised by Enterprise Oil, FINA, and Mobil.

From 1980 to present 24 wells have been drilled by ENI Agip Division. The most significant discoveries have been Costa Molina 1(1980) and Monte Alpi 1 (1988), in the southern part, Cerro Falcone 1 (1992), in the northern part, and Monte Enoc 1 (1994), in the central part of the field which confirmed a unique reservoir. Val D’Agri is currently the most interesting Italian region for hydrocarbon production, and probably the most demanding from the completion technology point of view.

The overall plan is to drill more than 50 wells and produce about 100,000 bopd when the oil treating center and the pipeline network will be completed.

Introduction

In all the world (and the Val D’Agri is not excluded) there is considerable concern about the environmental effect of large scale development activity.

In Basilicata, in order to preserve the area’s environmental, archeological and rural worth, the area is going to be formally declared as a National Park; some of the wells already drilled and some to be drilled are inside its boundary.

To minimize the number of rig locations and in order to reduce the environmental impact in the area, cluster development has been implemented in Val D’Agri field. The carbonate reservoir has an average of 600 mt of undersaturated oil column. Two different types of oil are present; light oil at API° 35 and heavy oil at API° 22. The bottom of the reservoir is delimited by the acquifer at 2960 mt below s.l.

At present 4 wells are producing some 8,000 bbls/day treated in the Viggiano Oil Center; a further 13 wells have been drilled and completed , but are not connected yet. The Val D’Agri project involves the drilling of some 50 wells, the revamping of the Oil center to be able to treat more than 100,000 bbls/day and the construction of a 20” pipeline to the Taranto refinery.

Production test analysis suggest that most of the oil production comes from a few natural fractures and that the formation damage can be effectively removed with a properly designed acid job.

Acid jobs have been performed using different procedures. Initially, in the dual completion vertical wells, the acid treatments consisted of bullhead pumping HCl acid at maximum rate without any flow diversion.

In the more recent horizontal wells the acid job procedure included two main operations. Spotting the acid in front of the formation with coiled tubing, then bullheading acid at the maximum rate intermixed with viscous pills.

Monday, July 29, 2013

Peter Styles e la commissione terremoti Emilia



Peter Styles, Shale Gas Europe, consorzio finanziato da


Esce in questi giorni un testo della commissione nominata dalla Protezione Civile che dice di voler fare "chiarezza sulle cause e sui falsi miti" collegati al terremoro dell'Emilia del Maggio 2012.

In particolare si afferma che

"Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con decreto n. 5930 11 dicembre 2012 e s.m.i., ha individuato esperti di altissimo livello internazionale, non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo, quali componenti di questa Commissione."

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile si chiama Franco Gabrielli e questa commissione tecnico-scientifica e' stata "al lavoro su eventuali relazioni tra terremoto ed esplorazioni per la ricerca di idrocarburi" in Emilia Romagna per circa un anno.

Subito mi suonano strane le parole "non coinvolti in attivita' e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo."

Perche' hanno specificato "il territorio emiliano-romagnolo?"

E se ne hanno in altri territori?
E se ne hanno a livello nazionale?
E se ne hanno a livello europeo?

Ma andiamo con calma.

Il presidente di tale commissione si chiama Peter Styles: professore di geofisica applicata e ambientale della Keele 4 University del Regno Unito.

Ma chi e' questo Peter Styles?

Beh, iniziamo con il dire che l'Universita' Keele 4 ha autorizzato la costruzione di un pozzo di gas non convenzionale da Coal Bed Methane alla ditta Igas SUL PROPRIO CAMPUS, senza che nessuno, incluso il professor Styles, si lamentasse o facesse niente. Gli unici a protestare furono quelli del campo golf che confinava con l'Universita'!

Anzi, lo stesso Peter Styles pare essere perfettamente d'accordo con il progetto e intervistato da Oilbarrel.com, sito dedicato agli investitori petroliferi dice, tutto orgoglioso

“There’s a huge resource of gas under our feet. The coal here lies in very thick sequences, and it’s one of the gassiest coals by reputation.”

C'e' una enorme risorsa di gas sotto i nostri piedi. Il carbone e' qui posto in sequenze molto spesso ed e' uno delle rocce carbonifere piu' gassose.

La cosa piu' scandalosa, per me almeno, e' che tale Peter Styles, presidente della commissione, fa parte del "Shale Gas Europe expert advisory panel" cioe' del pannello di esperti della "Shale Gas Europe".


Eccolo qui, direttamente sul loro sito:





A leggere il tutto, pare quasi quasi che questo Styles sia una persona indipendente e libera e che questa Shale Gas Europe sia consigliata da innocenti "esperti" accademici.

E invece.

Invece continuando a cliccare si scopre che la "Shale Gas Europe" altro non e' che un consorzio per promuovere l'immagine positiva del fracking in Europa.

Chi lo finanzia?

Chevron, Shell, Halliburton, Cuadrilla, Statoil, Total.

Eccoli:

















Ora, tutto e' possibile, ma nutro forti dubbi dell'imparzialita' del Professor Peter Styles e come me, tutti dovrebbero. Anche se lui e' integerrimo, credo che il suo conflitto di interessi sia veramente palese.

Uno che e' direttamente collegato a sei grandi nomi dell'industria petrolifera non puo' essere adeguato a presiedere una commissione che in teoria dovrebbe guardare tutti gli eventi in modo disinteressato e pulito.

E gli altri?
Beh, eccoli.

2. Paolo Gasparini:

Professore emerito di Geofisica dell’Università “Federico II” di Napoli. Qui il suo curriculum: vanta varie consulenze per Agip, Snam, Texaco, Unocal e per la Turkish Petroleum Corporation, TPAO, tutte ditte petrolifere.

3. Ernst Huenges:

Direttore dell’International Centre for Geothermal Research al German Research Centre for Geosciences (GFZ, Postdam, Germania). Il GFZ anche se cerca di sembrare un ente indipedente e finanziato dal governo tedesco, e' in realta' sponsorizzato da Bayerngas, ENI, Exxon Mobil, Forest Oil, GDF Suez, Lundin, Marathon Oil, Petrobras, Petrochina, PetroSA, Repsol, RWE-DEA, Schlumberger, Statoil, Total, Vermilion Energy Trust, Wintershall AG.

Lo dicono loro stessi: GFZ sta per GeoForschungsZentrum e qui ringraziano i petrolieri per i fondi:





Paolo Scandone:

professore ordinario di Geologia strutturale, in quiescenza, dell’Università di Pisa. Il gruppo di Stratigrafia, Tettonica e Sismotettonica di cui era a capo assieme ad Etta Patacca e' stato finanziato da: Enterprise Oil, ENI e British Gas.





Stanislaw Lasocki

Professore di Scienze della Terra; capo del Dipartimento di Sismologia e Fisica della Terra presso l'Istituto di Geofisica, Accademia delle Scienze, Varsavia, Polonia e direttore del Triggered and Induced Seismicity. Working group, per studiare la sismicita’ indotta. E’ l’unico per cui non paiono esserci collegamenti diretti con l'industria del petrolio e del gas.

Franco Terlizzese

Direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche del Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo Economico. Il suo ufficio fu creato nel 2009, e al convegno di Assomineraria di quell'anno disse i due obiettivi primari del suo ufficio erano di snellire le procedure burocratiche per lo sfruttamento degli idrocarburi e ripartire con gli studi ambientali nell’Alto Adriatico, dove la subsidenza indotta dalle trivelle ha causato non pochi problemi in passato.

In tempi piu' recenti al Sole 24 ore ha dichiarato:

"il problema è che in Italia non si fanno pozzi esplorativi, necessari per uno sviluppo oculato dei giacimenti. È necessario spingere le compagnie petrolifere a investire in ricerca per creare un patrimonio di conoscenza che l'Italia e in particolare la Basilicata ci auguriamo riescano a ottenere"


Credo che sia chiaro in che direzione vada.




E cosa altro poteva concludere una commissione il cui presidente e i cui membri sembrano avere per la maggior parte legami con l’industria del petrolio e del gas pur essendo "esperti di altissimo livello internazionale non coinvolti in attività e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo"?

Ma e' ovvio: che e' tuttapposto.

E infatti, il rapporto degli esperti di altissimo livello internazionale non coinvolti in attivita' e consulenze riguardanti il territorio emiliano-romagnolo afferma che gli idrocarburi in superficie ci sono sempre stati, che la reinizione di acqua salata nel sottosuolo e’ utile per ridurre la subsidenza, che i terremoti del 2012 sono accaduti in zone gia’ interessati da eventi sismici in passato.

Nessun dubbio, nessuna domanda, nessun proponimento per il futuro: se continuare o no a trivellare l’Emilia - e lo stivale tutto - o se, alla fine, e’ sempre cosa e’ niente.

Friday, March 29, 2013

La Polonia e il fiasco del fracking







In Polonia le operazioni di fracking sono iniziate nel 2010 - con grande entusiasmo da parte del governo e dei trivellanti.

I primi ad aprire la strada sono stati quelli della Halliburton che nell'Agosto 2010 hanno trivellato il primo pozzo, seguiti poi dalla Exxon, dalla Chevron, della ConocoPhillips e da altre compagnie minori.  Si parlava di 2,200 trillioni di metri cubi di gas, e di cambiamenti epocali per la societa' e l'economia della Polonia.

Sono passati quasi tre anni da allora, e quasi tutto quello che e' stato fatto finora e' stato di natura esplorativa. Al 18 Febbraio 2013 le varie ditte trivellanti hanno completato 40 pozzi esplorativi di shale gas. Ma mentre all'inzio c'era molto ottimismo e speranza, adesso invece ci sono molte piu' domande e dubbi. 

Da parte delle persone, le solite cose: paura di contaminazione dell'acqua - gia' di qualita' scadente a causa di cattiva manutenzione dall'epoca comunista ad oggi, di terremoti, di danni all'agricoltura e al bestiame.

Da parte dei petrolieri invece la necessita' di costruire infrastrutture - oleodotti ma anche strade per trasporto di acqua e di gas da zone rurali - e poi la mancanza di personale umano addestrato per questi tipi di lavori.  La fondazione “Czysta Energia” sottolinea che non ci sono sufficenti studi ambientali e dibattiti con i cittadini che sono spesso all'oscuro dei progetti fino alla fine.

E soprattutto: iella delle ielle - per i petrolieri! - ... il gas polacco fa schifo anche quello!

I test iniziali infatti non sono stati poi cosi soddisfacenti: la Exxon Mobil che aveva annunciato con cosi tanta fanfara il suo ingresso in Polonia, zitta zitta ha abbandonato il campo nell'estate del 2012 perche' il gas estratto era poco e di scarsa qualita'. 

Anche la ditta inglese BNK petroleum era giunta alle stesse conclusioni. Intanto, l'istututo polacco di geologia annuncia che invece dei 2,200 trillioni di metri cubi di gas ce ne sono solo 67.

Un altra ditta, la canadese Talisman Energy (ma dove li pescano questi nomi?) ha annunciato il 14 Marzo 2013 che potrebbe anche lei lasciare la Polonia perche' "sta cambiando il mercato del gas e del petrolio" e che gli investimenti richiesti non giustificano i possibili margini di profitto.

La Chevron e la ConocoPhillips sono ancora li.

Il governo locale ha cercato di regolamentare per quanto possibile la materia per attirare investimenti, inclusa la questione royalties con forti incentivi per i petrolieri ed ammorbidendo le leggi sulla protezione ambientale.

Ma i contadini polacchi non sono fessi e anzi spesso danno filo da torcere ai signori del petrolio, nonostante le promesse di petrolieri e politici. Le hanno provate tutte - regali, preti a benedire i pozzi, sponsorizzazioni alle scuole, tour, cene e champagne.

Royalties basse e scarsa partecipazione popolare? Il copione standard in tutto il mondo. 

Vedremo come andra' a finire, ma come per tutte le cose "facili" non e' tutto oro quello che luccica, proprio per niente.