Friday, March 28, 2008

Santa Barbara, 40 anni fa


Il 29 gennaio 1969 una piattaforma petrolifera localizzata a sei miglia (10 chilometri) dalla costa di Santa Barbara, circa 200 chilometri a nord di Los Angeles, esplose. A causare lo scoppio furono le fortissime pressioni sotterranee causate dall'opera di trivellamento del fondale marino.

Un milione di litri di petrolio, fanghi ed acque di risulta vennero riversati nel mare per undici giorni initerrottamente: l'area interessata fu di circa 2500 chilometri quadrati. Circa 50 chilometri di spiaggia si tinsero di verdastro e il mare si mise a lutto stretto, colorandosi di nero.

L'impatto ambientale fu terrificante: si ritrovarono carcasse di delfini, balene, e pesci morti, avvelenati e soffocati dalle scorie petrolifere. Forte fu anche la moria di uccelli che si cibano di organismi marini. Molti animali continuarono a morire anche a causa dei detersivi usati per pulire il mare.

I cittadini di Santa Barbara si mobilitarono in un modo straordinario e promisero che un tale scempio non si sarebbe piu' realizzato lungo le loro spiaggie. Si organizzarono in un movimento chiamato "Get oil out", raccolsero piu' di centomila firme per vietare le trivellazioni offshore, fecero una pressione fortissima sui politici e montarono una enorme campagna di protesta, boicottando la Union Oil, responsabile del disastro. L'eco di questa tragedia fu sentita in tutta l'America e le proteste giunsero fino a Washington, la capitale. Nel giro di un solo anno furono approvate leggi severissime per difendere il mare e l'aria, e per stabilire un ente nazionale, l'EPA per la protezione dell'ambiente.

I cittadini ebbero la meglio: fu dichiarata una moratoria temporanea nazionale, la Union Oil fu ritenuta colpevole e dovette risarcire denaro ai pescatori, agli esercizi commerciali locali legati al mare, e fu tenuta al pagamento di tutta l'operazione di pulizia nonche' a tutte le spese processuali.

Lo stato della California da sola implemento' una moratoria definitiva, resa ufficiale nel 1981 e che dura a tuttoggi. Nel 1970 (nel 1970!) venne approvata una legge dove tutte le compagnie che hanno intenzione di sfruttare le risorse naturali devono tenere riunioni illustrative con i cittadini, rendendo la documentazione pubblica. L'ente di protezione della costa, la California Coastal Commission, deve dare la sua autorizzazione a qualsiasi progetto in vicinanza della spiaggia. Questo ente e' fra i piu' severi dello Stato. Sono veloci, ma duri e non guardano in faccia a nessuno - anni fa diedero torto a David Geffen, uno dei piu' ricchi produttori di Hollywood che abita a Malibu' e che aveva illegalmente recintato parte della spiaggia.

L'incidente di Santa Barbara e' considerato il punto di partenza di una piu' forte coscienza mondiale della difesa dell'ambiente. Il primo Earth Day, la giornata della terra, fu celebrato il 22 Aprile 1970 in parte anche per commemorare lo scoppio.

Tutto questo succedeva 40 anni fa. E noi? Dov'e' la commissione della costa abruzzese? Chi ha permesso a questa gente di venire a bucare il nostro mare senza dirci niente? Cosa e' stato detto e fatto per i pescatori? Quanti millenni dovranno passare prima che il nostro mare sia protetto come si deve, dalle fogne, dalle petroliere, dalle trivelle, dai fanghi perforanti, e soprattuto dagli animi avidi di denaro di chi ci governa?


Fonte: Universita' della California a Santa Barbara,

4 comments:

abruzzono-triv said...

perfetto

Anonymous said...

http://ecovie.netsons.org/wp-content/dossier_petrolio_2008.pdf

E' il rapporto di Legambiente sull'estrazione petrolifera nel Belpaese.
E' un documento molto esplicativo, conviene leggerlo.

l'Abruzzo e' la regione in Italia con la maggiore percentuale di superficie (35%) coinvolta dall'estrazione di idrocarburi.
E l'Adriatico Centrale e' il tratto di Mare con la piu' alta densita' di piattaforme del Mediterraneo.
questo per dire.
Il Centro oli e' la punta di un iceberg nero e petrolchimico gigantesco.
Qua o si fa il parco dei Trabocchi, o e' proprio un casino.

wanadobee said...

sfiatiamo quel cane a sei zampe!

fabrizia said...

Spero solo, che la volgarità con cui si muovono
la siderale lontananza dal buon senso, indigni a tal punto le coscienze degli abruzzesi, degli italiani e degli europei, che ben presto li relegherà all'imperfetto del verbo essere.
Infatti visto che siamo giovani cavie, loro spadroneggiano.
Facendo una zoommata tra leggi e convenzioni direttive e consimili, quando c'è il comparto idrocarburi in Italia e in Europa si entra in una zona d'ombra.
Ma come fu per gli ogm-immissione in natura di piante transgeniche da ingegneria, con rischi inimmaginabili, poichè le piante attraverso il vento e le api si mischiano con altre naturali, con dei risultati all'oggi sconosciuti- , che sembrava una battaglia disperata, grazie all'arroganza dei nuovi amministratori delegati delle varie multinazionali dell'agrobusiness con fatturati più alti di stati interi, riuscimmo ad avere una moratoria; certo poi sono come gli zoombies ti rientrano dagli anfratti più insospettabili, comunque un bel freno lo mettemmo.
Non perdiamoci d'animo