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Sunday, June 17, 2018

I contadini del Nebraska restituiscono la terra agli indiani d'America per fermare oleodotto










E' la prima volta nella storia degli USA che succede.

E succede per cercare ancora una volta di scongiurare l'odiatissimo oleodotto della TransCanada Keystone Pipeline che dovrebbe attraversare le terre degli indiani d'America.

Una coppia del Nebraska, Art ed Helen Tanderup hanno trasferito parte della loro terra alla tribu' dei Ponca. Si tratta di circa 1.6 acri di terreno che cadono nel cosiddetto "Trail of Tears." dei Ponca.

E' una piccola donazione certo, ma con un risvolto importante.

Gli indiani hanno uno status speciale, ed e' molto piu' difficile ottenere permessi per interventi di alto impatto ambientale, perche' hanno sovranita' sui loro terreni. Cioe' decidono loro, non lo stato o Washington.

E cosi adesso TransCanada dovra' vedersela con i Ponca e non con Mr. e Mrs. Tanderup.

Per di piu' il Trail of Tears, il tracciato delle lacrime, e' considerato sacro, perche' gli indiani forzati ad abbandonare le loro terre in Nebraska in favore dell'uomo bianco l'hanno percorso con lacrime, fame e sudore nel 1877, per arrivare nelle riserve designate per loro in Oklahoma dal governo centrale.

Avevano solo mais da mangiare. Molti sono morti, stremati.

I Ponca si stanno dando da fare per installare progetti solari proprio lungo il corso dell'oleodotto, per piantare mais della resistenza, simbolo del Trail of Tears, e per ostacolare Keystone XL il piu' possibile.

La donazione di Mr and Mrs Tanderup e' stata applaudita da ambientalisti, indiani d'America e dalle persone di buon senso che non ne vogliono piu' sentire di terreni dati in pasto ai petrolieri e che invece chiedono a gran voce una transizione veloce verso le rinnovabili.

Ma il loro gesto e' piu' profondo ed e' figlio di una sensibilita' piu' antica. E' da 5 anni che i due piantano mais nel loro terreno in coinidenza con il tracciato delle lacrime, in onore del fatto che gli indiani durante il loro tragitto avevano solo quello da mangiare.

Ogni anno il mais raccolto lungo il tracciato viene donato ai Ponca in memoria di tutti gli eventi tragici del 1877.




Washington: miniera di carbone trasformata in centrale al sole






 La centrale elettrica alimentata a carbone di Centralia


Un tempo era la centrale a carbone piu' grande dello stato di Washington, vicino ad una miniera di carbone che la alimentava.

La miniera era a terrazza, a cielo aperto, poco distante dalla citta' di Centralia, a meta' fra Seattle e Portland, nello stato dell'Oregon. Fu chiusa nel 2006, perche' non remunerativa e adesso una leggera patina di verde la copre. Dal 2007 sono stati anche piantati degli alberi in parte del sito, secondo un progetto di riforestazione.

La centrale elettrica ha tre ciminiere. Dapprima era alimentata dalla miniera di Centralia. Poi ha resistito alla sua chiusura per un altro decennio, alimentata dal carbone che arrivava dallo stato del Wyoming.


Ma anche la centrale elettrica ha i giorni contati: parte dell'impianto sara' chiuso nel 2020 ed entro il 2025 sara' tutto fermo definitivamente. Questo grazie a nuova legislazione approvata nel 2011 per la riconversione a rinnovabili del sistema energetico dello stato di Washington.

E dunque, a partire dal 2025 in questo stato non ci sara' piu'  lavorazione attiva di carbone. Lo scopo? Far diminuire le emissioni di CO2: basti pensare che la centrale elettrica in questione genera da sola il 10% dei gas serra di tutto lo stato di Washington.

Perfetto allora, chiudiamola ed emettiamo meno CO2.

Ma.. e l'elettricita'?

La centrale a carbone di Centralia genera non solo CO2 ma anche circa 1.3 Gigawatt di energia di cui circa 380 finiscono nelle case dei residenti locali.

Che devono fare quelli di TransAlta, la ditta che gestice le operazioni a Centralia, adesso che devono chiudere?

Semplice: prendiamo 300 ettari di miniera e trasformiamoli in un campo solare.

Se tutto va come da calendario, le operazioni inizieranno nel 2020.

TransAlta e' una ditta di carbone. All'attivo, adesso, il 57% delle lore operazioni sono carbonifere, ma hanno deciso di eseguire la transizione verso le rinnovabili, annunciando che entro il 2030 non avranno piu' progetti fossili.

Per amore della natura? No, perche' e' il business che li spinge verso questa direzione, e perche' ci sono sempre piu' enti governativi che non ne vogliono piu' sentire di fonti fossili.

E dunque, per leggi o per business o per amore, si trovano nella posizione di dover passare alle rinnovabili.

Prima di essere una miniera il sito era un citta' che si chiamava Tono. E in omaggio alla cittadina distrutta per fare la miniera, il campo solare si chiamera' adesso Tono Solar. La localita' e' ideale perche' le linee di trasmissione esistono gia' (sono le linee della ex-centrale elettrica a carbone), perche' non ci vive li piu' nessuno, e perche' si riesce cosi' a trovare vita nuova per un sito essenzialmente morto.

La cosa invece non ideale e' che la legge prevede che se le operazioni industriali cessano del tutto, la la bonifica deve essere completa, ma se il sito resta industriale -- e il campo solare e' classificato tale -- la bonifica puo' essere solo parziale, in modo da accomodare il cambio d'uso.


L'apertura di Tono Solar sara' comunque accompagnata da due nuovi campi eolici da 180 e 140 megawatt a pochi chilometri di distanza, secondo il Skookumchuck Wind Energy Project.

Dal canto suo uno dei rappresentanti dello stato di Washintgton, Ed Orcutt, dice di essere in trattativa per far si che le ditte del vetro locali producano componenti per i pannelli solari e altri manufatti utili alla riconversione della miniera, in modo da portare lavoro nell'area. Altri parlano di un parco industriale per la creazione di batterie da integrare ai progetti rinnovabili.

Ecco, e' tutto ideale? No, certo. Ma e' un altro passo, fatto per amore o per denaro o perche' obbligati, non importa,  e' comunque il segno tangibile di dove spira il vento, e tutte le ditte fossili farebbero bene a studiare il caso, come pure i politici che dovrebbero seguire l'esempio dello stato di Washington e decidere *oggi* che fra 10, 20 anni tutte le centrali fossili devono essere in qualche modo riconvertite.

In Italia invece, prendiamo le vecchie raffinerie e le rivendiamo agli algerini....

Friday, June 15, 2018

Sicilia: la raffineria di Augusta verra' venduta all'Algeria per raffinare petrolio algerino

Augusta, Siracusa - la raffineria sul mare, ora algerina

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 Skikda, Algeria







Sonatrach to ship Algerian crude to the Augusta refinery 
and send oil products back to Algeria after refining





Eccoci qui.

Adesso non solo teniamo le raffinerie sul suolo italiano per far far profitto all'ENI e compari,
ma ce le teniamo per raffinare il petrolio altrui, ingoiandoci tutti i veleni del caso per conto terzi.

Siamo in Sicilia, ad Augusta dove la raffineria della Exxon Mobil, gestita dalla sussidiaria italiana Esso e' stata venduta alla ditta Sonatrach, petrol-ditta di stato dell'Algeria.

La raffineria produce circa 200mila barili al giorno e gli Algerini se la sono comprati per "ridurri propri costi" per l'approvvigionamento di prodotti petroliferi.

Arrivera' qui petrolio dall'Algeria, verra' raffinato, e poi il petrolio pulito sara' rimandato all'Algeria.

Ai Siciliani la monnezza che resta.

Non solo: verra' qui processato petrolio appena estratto, il cosiddetto "Algerian Sahara Blend" ma anche, e questo e' importante, "carburante residuo" proveniente dalla raffineria Skikda della Sonatrach, per un totale di circa 16.5 milioni di tonnellate l'anno.

Cioe' gli andremo a raffinare pure lo scarto delle loro raffinerie!

E non c'e' solo la vendita della raffineria di Augusta, ma anche tre terminal per lo stoccaggio del petrolio, ad Augusta, Napoli e Palermo, e pure la rete di oleodotti associata alla raffineria di Augusta.

E cosi, i circa 660 operai della Esso Italiana verranno trasferiti alla Sonatrach.

Perche' hanno scelto la Sicilia per fare questo sporco lavoro?

Beh, certo, perche' l'Italia glielo ha permesso, e perche' l'Italia e' geograficamente vicina.

Il CEO della Sonatrach, Abdelmoumen Ould Kaddour, dice:



“The geographical proximity of Italy and the privileged relations that have always linked Sonatrach to this country make it natural that our first acquisition in refining should be in Italy. The Augusta refinery represents an ideal asset geographically and in terms of potential synergies with the Skikda refinery."

L'Algeria, dice, ha  rapporti privilegiati con l'Italia, e questo fa si che la loro prima raffineria fuori dall'Algeria debba essere in Italia.

Forse perche' siamo gli unici scemi a permetterlo!

L'idea della Sonatrach e' semplice: processare da se il proprio petrolio invece che venderlo non raffinato a terzi; solo che lo faranno in Italia. 

E in Algeria? In Algeria stanno costruendo altre tre raffinerie: nelle localita' di Hassi Messaoud, Tiaret, and Biskra, oltre che modernizzare Skikda, quella gia' esistente.
Ma non gli basta per soddisfare la domanda interna, e quindi, perche' non comprare la raffineria di Augusta?

Solo un piccolo ricordo: la raffineria di Augusta e' vecchia, e' nata vecchia. Il signor Angelo Moratti la installo' pezzo pezzo dal Texas, nel 1951 dove era considerata (nel 1951!) obsoleta. E ce la siamo presi noi. E ora, 70 anni dopo, le operazioni continuano, ma in mano agli algerini.

Quella raffineria non andava venduta.
Quella raffineria andava smantellata. 

Thursday, June 14, 2018

Il Quebec vieta il fracking








Il Quebec annuncia che vietera' il fracking e che imporra' regole piu' ferree per tutta l'industria del petorlio e del gas, dall'esplorazione, all'estrazione, allo stoccaggio dei prodotti petroliferi. 

Il ministro delle risorse naturali del Quebec, Pierre Moreau dice che la sicurezza della persone, delle cose e la protezione dell'ambiente vengono prima di ogni altra cosa.

La decisione e' stata presa dopo una serie di consultazioni pubbliche nel Quebec e verra' inscritta nel cosidetto Petroleum Resources Act.  Oltre al divieto del fracking ci sara' anche il divieto di trivellare in laghi e fiumi, e verranno fortemente ristrette le zone dove anche l'esplorazione per idrocarburi sara' vietata, fra cui zone urbane.

Sara' vietato trivellare in tutti i siti delicati ed ad alta densita' abitativa, con una zona di esclusione di un chilometro tutt'attorno.  In altre localita' ci sara' invece un divieto trivellante di 550 metri da ogni scuola, ospedale, ed ufficio pubblico.

Intanto sempre dal Quebec, un altra decisione bella: 

E' tanto, e' poco? A ciascuno il proprio parere. Di certo e' che qualsiasi passo in avanti e' un buon passo, e che se vogliamo salvare l'unico pianeta che abbiamo, la soluzione e' zero fonti fossili.



Sunday, June 10, 2018

West Virginia: esplode oleodotto cinque mesi dopo l'inaugurazione





"This is truly a best-in-class pipeline and 
we look forward to many years of safe, reliable, and efficient operation 
on behalf of our customers."  


E' un oleodotto appena installato, inaugurato a Gennaio 2018, per capodanno.

Si chiama Leach XPress. 

Il giorno in cui l'hanno inaugurato, quelli della TransCanada, che hanno realizzato l'oleodotto in questione, hanno detto che era "lo stato dell'arte", con tanti anni davanti a se di operativita' efficente e sicura.

A Giugno 2018 e' esploso, con fiammate potenti che si potevano vedere anche a 20 miglia di distanza.

Siamo presso la localita' di Nixon Ridge, citta' di Moundsville, in Marshall County nello stato del West Virginia, sulla costa est degli USA. Per fortuna che nessuno e' rimasto ferito, ma fiamme, boati e fumo si sono visti e sentiti fino a 30 km di distanza.

I residenti sono stati evacuati e sono andati in fiamme 4 ettari di terreno.

Laddove c'era foresta c'e' ora un cratere pieno di cenere. 

Chi era vicino al punto dell'esplosione parla di un rumore assordante, simile ad un tornado o un treno a folle velocita', con fiammate e il cielo tutto arancione.

Chi e' TransCanada? Gli stessi che hanno costruito l'oleodotto della nostra discordia, il famoso Keystone Pipeline che tanta controversia e tanto dolore ha generato. Dicono di non sapere perche' il loro oleodotto, costruito per garantire sicurezza e efficienza per anni a venire, sia cosi miseramente scoppiato.

Dopo cinque mesi!

Una delle cose interessanti e' che il Leach XPress e' stato costruito da TransCanada in meno di un anno, e fa parte del progetto di TransCanada di costruire sempre piu' oleodotti nel mondo. Certo, dal Canada verso gli USA ma anche internamente agli USA. 

Ovviamente con tutta questa smania di costruire e di far presto e di costruire sempre di piu', a volte si sorvola sulla sicurezza, e anzi alcuni ingegneri della TransCanada si sono pure dimessi, denunciando le violazioni ai protocolli di sicurezza e scelte poco oculate fatte per risparmiare.

Il Leach XPress, ha un diametro di circa 90 centimetri: in questi cinque mesi e' andato a capacita', e forse anche un po di piu'. E' lungo circa 70 chilometri e trasporta gas da Marshall County, a 70 miglia da Pittsburgh fino all'Ohio. Da qui viene immesso in una rete diversa e mandato verso le zone del sud, Texas ed altri stati lungo il golfo del Messico.

La zona dove e' accaduto l'incidente era piu' o meno tranquilla fino agli anni 2010, quando sono arrivati i petrolieri. Nel 2010 una ditta trivellante colpisce una sacca di metano in una vecchia miniera di carbone.

Esplosione. In sette vanno all'ospedale.

Di li la comunita' ha cercato di organizzarsi meglio, con una "task force" apposta per la sicurezza sulle operazioni di oil and gas.

Nonostante tutto, ci sono stati altri sette episodi simili dal primo del 2010. Fanno otto incidenti in otto anni da oleodotto in una sola contea.  E adesso con l'oleodotto di questi giorni arrivamo a nove.

Non male per l'oleodotto stato dell'arte, costruito per operare in completa sicurezza per gli anni a venire!




Le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera







A me fa sempre rabbia quando la stampa italiana intervista questi personaggi come se fossero verginelle. Verginelle i petrolieri, verginelle i giornalisti, come se non sanno o non vogliono sapere, con chi abbiamo a che fare.

L'altro giorno il Papa ha incontrato i petrolieri al Vaticano e ha detto loro di fare di piu' per l'ambiente. Come gia' detto, secondo me e' come chiedere ad un lupo di diventare agnello.

E' impossibile.

In inglese: wishful thinking.

Non succedera' mai. Ci vuole una sola cosa: la linea dura, lo svergognamento planetario, la resistenza nelle nostre comunita', tutte quante. Questi qui devono solo vergognarsi anche solo di proferire parola. 

E invece il Corriere della Sera va ad intervistare il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, per dare una patina di green-religiosita' alla sua ditta, e gli fa solo domande conciliatorie, appunto da verginella.

Ma... il Corriere della Sera non sa che l'ENI ogni anno riporta decine e decine di istanze di inquinamento, disastro ambientale, riversamenti in mare di sostazne inquinanti? Lo riportano alla SEC di Wall Street. Il Corriere della Sera forse non lo sa, o forse non si da la briga di saperlo.

Non sa che in Nigeria ancora adesso e da 50 anni a questa parte quasi fa gas flaring, avvelenando i nigeriani?

Non sa che l'ENI e' accusata di frode, evasione di tasse, creazione di cartello? O vogliamo parlare delle enormi tangenti di cui e' accusata in Nigeria? In Algeria?

Tutti fanno finta di non vedere gli elefanti nello sgabuzzino, e cosi possiamo tutti dire come siamo bravi. Il Papa fa la sua predica, Descalzi fa il pio fedele e il Corriere della Sera avvalla il tutto.

E non c'e' neanche bisogno di andare cosi lontano, come in Nigeria.

Basta solo andare in Basilicata, dove continuano a morire persone, animali e speranze.

In Basilicata continuano a trovare idrocarburi nel latte, nel miele, nei laghi. La gente continua ad emigrare, mentre l'ENI continua a pompare.

Dov'e' il Corriere della Sera ad intervistare queste persone vittime dell'ENI? Dov'e' il Papa a stare con questi poveri qui?  E poveri non necessariamente di denaro, anche se la Basilicata e' sempre fra le top three delle regioni piu' povere in Italia, quanto povera di aria e di acqua sana, di speranza e di gioia di vivere.

A me sarebbe tanto piaciuto che il Papa avesse invitato non solo i CEO del petrolio, ma anche e separatamente, tutte le persone che ogni giorno si sacrificano e cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente.  In silenzio. Tutti quelli che si mettono di traverso all'ENI e agli speculatori venuti da ogni parte del mondo a trivellare in Italia e in generale nelle comunita' piu' deboli. Tutti quelli che non tirano su soldi a palate, e che non cercano i riflettori della politica, e che continuano la loro opera senza stancarsi mai, e senza i quali la nostra societa' sarebbe piu' brutta e piu' malata.

Per loro non c'e' ne il Papa ne il Corriere della Sera ne tantomeno Claudio Descalzi.

A tutti voi, che vi riconoscete in queste parole, dalla TAP a Vercelli, da Ravenna a Monopoli, da Oristano a Sciacca, da Ortona a Viggiano, e anche se non sono nessuno, il mio grazie.

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Ecco qui le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera

Claudio Descalzi dice

"Sono stati due giorni di lavoro intensi e molto proficui"

Ah si? E cosa succedera' adesso? Chiuderete il Centro Oli a Viggiano? Spegnerete il gas flaring in Nigeria? Ritirerete le concessioni che avete chiesto per trivellare ancora nei mari d'Italia?  Farete le bonifiche dove avete inquinato? Le ricordo che l'ENI ha o ha avuto decine di contenziosi per l'ambiente in Italia, e nel mondo, e che tutto quello di cui vi siete arricchiti e' arrivato dai polmoni di quelli che vivevano vicino ai vostri impianti di morte.

Cosa verra' fuori in pratica da questo lavoro "intenso" e come dice lei, "proficuo"?

Proficuo in che senso? 

Temo solo un sacco di comunicati stampa e di tante belle parole a vanvera che verranno spazzate via dal vento, come appunto queste del Corriere della Sera. 
 
"La situazione è preoccupante e va affrontata con urgenza. Su questo siamo stati tutti d’accordo. Ma è un discorso che non riguarda solo l’energia, bensì tutto il nostro modello di consumi. È una sfida complessa, che può essere vinta solo col concorso di tutti: chi produce, chi consuma e la politica che detta le regole. Solo così si avranno i cambiamenti che sono necessari su tre fronti"

Bla Bla. Non e' vero che siamo tutti uguali. Lei e' il CEO di una multinazionale che fa flaring e disastri e le sue decisioni hanno ripercussioni sulla vita di molti e sulla vita del pianeta. Io, e il resto di noi tutti cittadini, possiamo solo influire sui nostri consumi personali, fare attivismo dal basso, sensibilizzare i nostri amici e parenti.  

E allora, vista questa disparita' nei ruoli e nell'influenza, parta lei caro Descalzi con il *suo* cambiamento. Rinunci alle trivelle in Artico, in Norvegia, nell'Adriatico. Dia lei l'esempio. Paghi le sue bonfiche. Chieda scusa ai lucani, ai nigeriani, agli ecuadorgeni, agli abruzzesi, ai sardi, ai siciliani, ai veneti, agli emiliani per tutto quello che avete fatto in sessant'anni di morte.

Si faccia lei per primo l'esame di coscienza.

Inquinamento, subsidenza, bugie alla gente, valori degli immobili crollati, idrogeno solforato, puzze di vario genere, tumori, tangenti, cattiveria, interesse solo per il vile denaro.

Parta. 

Dimostri nei fatti la sua devizione al cristianesimo.

Difficile, eh? 

Meglio farsi l'intervistina sul Corriere della Sera, dare la colpa al sistema, agli americani, al concetto di consumi, invece che guardarsi dentro.

Lo so.

"Il primo riguarda la riduzione della componente carbonica nelle nostre attività. Si può fare con un sempre maggior
e utilizzo delle nuove tecnologie, della digitalizzazione, che da sola può ridurre del 20% le emissioni, e aumentando i processi di trasformazione dell’energia. Il secondo fronte è, invece, legato alla società, perché presuppone un cambiamento del modello di sviluppo. Soprattutto nei Paesi avanzati si produce molto più di quello che si consuma e questo crea spreco di risorse e rifiuti che devono essere trattati. Bisognerebbe quindi rivedere il sistema consumistico perché alla lunga non possiamo permettercelo".

Ancora con queste frasi generiche ad effetto? Ma ci dica *nel concreto* cosa vuole fare l'ENI, cosa vuole fare lei, Claudio Descalzi, CEO di una delle di morte piu' grandi del pianeta. E' facile prendersela con il sistema consumistico, il modello di sviluppo, ma invece predersela con una societa' basata sulle fonti fossili?

Li lei ha piu' voce in capitolo, e potrebbe fare cose concrete e grandi. Perche' accusare gli altri, invece che appunto dare l'esempio e partire, quantomeno per coscienza personale? 

Ah, certo petrolieri e coscienza.

Un ossimoro. Per un attimo me ne ero dimenticata.

"La componente energetica conta per il 60% sul livello di emissioni. Il resto viene dagli altri consumi. Se nei Paesi ricchi continuiamo a comprare in eccesso, dall’abbigliamento al cibo, dai veicoli agli elettrodomestici, questo ha un impatto sull’ambiente. Meno consumi e più economia circolare, cioè riciclo dei rifiuti, sia urbani sia industriali, un campo dove, come Eni, siamo molto impegnati"

Di nuovo, siamo qui a guardare la pagliuzza quando invece voi siete una trave. Si lo so, in ogni Valutazione di Impatto Ambientale che io abbia mai letto mi sono sempre imbattuta nel reparto dove si dice che l'ENI fa il reciclo dei rifiuti domestici prodotti sulle piattaforme. 

E gli scarichi in mare che invece fate da tutte le vostre piattaforme? E la monnezza che mettete in ambiente e che avvelena piante e acqua? E le vasche di monnezza a cielo aperto? E i pozzi di reinizione per metterci dentro scarti petroliferi spesso radioattivi? Per vostra informazione tutto lo schifo che finisce in ambiente dai vostri impianti e' di gran lunga piu' impattante della monnezza dai rifiuti urbani che puo' produrre un cittadino.

La vera soluzione non e' di avere ditte di petrolio che fanno il riciclo dei rifiuti (!!) la vera soluzione e' non avere ditte di petrolio. La vera soluzione e' arrivare ad una societa' in cui abbiamo deciso, in modo cosciente ed intelligente, di trovare una alternativa a trivellare a 5 km sottoterra per riportare in superficie materiale misto a metalli pesanti, radioattivita' e altre sostanze cancerogene per farci energia. 

Pare utopia? Si, ma un giorno ci arriveremo. Le batterie, i costi del solare e dell'eolico continuano a scendere, l'iuomo e' intelligente, e da piu' parti si parla, e in alcuni casi si mostra, che un mondo 100% fossil fuel free si puo'. 

Lo so che questo le fa paura caro Descalzi, e quindi deve arrampicarsi sugli specchi, ma la storia non sta dalla sua parte. 

Abbiamo mandato un uomo sulla luna, saremo capaci di alimentare il mondo senza fare buchi, e senza dover stare a sentire qui cotante stoltezze.
 
Portare l’energia dove serve. Come ha detto Papa Francesco, c’è più di un miliardo di persone nel mondo che non ha accesso all’energia. In particolare in Africa e in Asia, che sono le aree che vedranno la maggior crescita demografica. Bisogna quindi investire in queste zone, ricche di gas e olio, per non parlare del sole, ma dove la popolazione consuma un decimo di quello che consuma un cittadino medio americano. Dare energia a questi Paesi, diversificando le fonti, vuol dire rimuovere la povertà e dare loro sviluppo e benessere. Se non facciamo questo, non possiamo pensare che queste persone, che non hanno energia, acqua e cibo, non si muovano verso quei Paesi dove questi problemi non ci sono"

Quindi li trivelliamo e gli facciamo fare la stessa fine della Nigeria?  

La verita' e' che ovunuque ENI e petrolieri si siano insediati hanno solo portato morte e distruzione, dal Peru' alla Siberia. Vogliamo dare energia a questi paesi? Perfetto. La soluzione non e' trivellarli ancora. La soluzione e' fare diventare questi posti laboratori di energia solare, eolica, pulita. 

Fare qui la predica contro il cittadino americano e' semplicemente dare la colpa ad un altro senza guardare se stessi. Come prima per il sistema consumistico o per il modello di sviluppo. 

Caro Descalzi, lei essendo CEO dell'ENI e' molto piu' influente del cittadino medio americano. Quanta CO2 emette una raffineria? Quanta CO2 emette l'ENI con il gas flaring? Come detto sopra, si faccia l'esame di coscienza, si guardi dentro e poi faccia lei i passi che siano di esempio al cittadino americano, italiano e cinese.

"Abbiamo investito più di due miliardi di euro in Africa per fornire energia in 15 Paesi, tra i quali Algeria, Libia, Egitto, Ghana, Tunisia, Angola. Fornire energia significa che la troviamo e la vendiamo in questi stessi Paesi anziché esportarla. Inoltre, creiamo diversificazione perché sviluppiamo agricoltura e produciamo anche energia rinnovabile".

Oddio. Adesso mi tocca sentire pure l'ENI che sviluppa agricoltura. Ma quando mai? All'ombra delle trivelle? Al profumo di idrogeno solforato? Sotto l'ombra delle raffinerie? O nelle mangrovie piene di petrolio? 

Interessante che non si parli di Nigeria, eh? 
 
Vogliamo parlare del rapporto ONU che dice che per bonficare la Nigeria, martoriata da Shell ed ENI ci vorranno 30 anni almeno? Questo rapporto e' stato pubblicato nel 2011. Che fondi avete dato alla Nigeria per il ripristino ambientale da allora fino ad adesso? Quante volte avete sistemato quello che avete distrutto senza passare per tribunali?

In Nigeria altro che agricoltura. In Nigeria sviluppate tangenti, e processi per tangenti, e comunita' dopo comunita' che avete avvelenato.

Ma poi, scusi che significa che "fornite energia" in questi paesi? In molti di questi l'ENI e' alla ricerca spasmodica di *nuovi giacimenti*. E quindi dire che fornite energia in Ghana ed Angola, significa che trivellate e tirate su petrolio da giacimenti vecchi e nuovi, perche' e' quello il vostro core business.

Ma il Papa ha appena detto che occorre lasciare il petrolio sottoterra!!

Perche' trivellate in Ghana? In Angola? 

Mi fa strano che il Corriere della Sera non faccia neanche una domanda difficile, o che non abbia un dato da contrapporre a Claudio Descalzi e alle sue parole content-free. E ovviamente non e' questo l'ultimo dei giornali italiani, segno di quanto poco giornalismo vero ci sia in Italia. Tutti docili docili a fare domandine delicate e ad accettare risposte ovvie e senza contenuto.

"Il problema non sono soltanto gli Stati Uniti che, grazie allo sviluppo dello shale gas e la conseguente riconversione dal carbone, hanno ridotto di circa il 25% le loro emissioni, ma anche la Cina, l’India e i Paesi emergenti e l’Europa stessa. Se non riduciamo le nostre emissioni, il rischio è che invece di scendere da 32 a 24 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno entro il 2030, si arrivi a 34 miliardi di tonnellate. Bisogna invertire la rotta. In questo senso la conferenza voluta dal Papa è stata utile, anche perché ha coinvolto gli investitori. Sono infatti gli investimenti di medio lungo periodo che, opportunamente indirizzati sulle fonti di energia riciclabile e sull’economia circolare, possono determinare i cambiamenti necessari per salvaguardare il nostro pianeta".

Bla bla. Investimenti a medio lungo periodo significa che il pianeta sara' morto prima. E' adesso che si deve intervenire, non nel 2050.

Impegni concreti dell'ENI?
Zero e porto zero.

Le domande scomode del Corriere della Sera? 
Zero e porto zero.

Intanto la gente, e il pianeta continuano a morire, grazie anche al pio e devoto Claudio Descalzi. 

Tuttapposto. 








Saturday, June 9, 2018

Il papa incontra i petrolieri: lasciate il petrolio sottoterra




There should be no room for opportunistic 
and cynical efforts to gain small partial results 
in the short run while shifting equally significant
 costs and damages to future generations



Papa Francesco ha oggi, Sabato 9 Giugno 2018, incontrato i petrolieri presso il Vaticano e li ha esortati ad essere leader sull'ambiente.

Erano presenti rappresentanti di ENI, ExxonMobil, BP, Equinor (ex Statoil di Norvegia) con i rispettivi CEO.

Pare una contraddizione in termini, e secondo me lo e'.

Il papa dice che non c'e' tempo da perdere nella transizione verso le rinnovabili, e che e' di grave "disturbo" che le emissioni di CO2 continuano a salire, nonostante gli accordi di Parigi.

E anzi, aggiunge:

"Ancora piu' preoccupante e' la ricerca di nuove fonti fossili, mentre fra gli impegni di Parigi c'era l'obiettivo preciso di lasciare le nuovi fonti fossili sottoterra".

L'incontro e' stato organizzato dalla Chiesa per sottolineare il suo impegno contro i cambiamenti climatici, ed era parte del convegno “Energy Transition and Care for Our Common Home", svoltosi durante i giorni 8 e 9 Giugno 2018. 

I petrolieri, per crearsi una immagine green secondo me, hanno fatto tante promesse, molte delle quali vaghe e a lunghissimo termine. Shell promette di dimezzare le sue emissioni di CO2 entro il 2050, la BP e la ExxonMobil annunciano "strategie" per diminuire le perdite di metano. Ma sono tutte parole perche' alla fine continuano a bucare indistrubati. 

Il papa dice loro che quello che hanno fatto finora non e' sufficente.  Dice che la civilta' richiede energia, ma la civilta' non dovrebbe distruggere il pianeta.

Tante belle parole, tanto bella l'iniziativa. Ma che secondo me non cambia niente, perche' se uno nasce lupo non puo' morire pecora.

Ce lo vedete Descalzi o Scaroni diventare docili ambientalisti?

Io no, e questo perche' ho avuto a che fare con petrolieri ed affini, e so che ai petrolieri interesssa una sola cosa: il vile denaro, costi quel che costi. Basta guardare tutto il passato, dalla Nigeria alla Basilicata per rendersene conto.

Non cambiano perche' glielo ha detto il papa, questi hanno dietro di se *decenni* di sfruttamento selvaggio.

Secondo me l'unica soluzione e' invece di continuare a svergognarli ogni giorno, di resistere loro in ciascuna comunita', piccola e grande che sia, e mandare il loro il messaggio: non vi lasceremo trivellare ne qui, ne altrove.





Friday, June 8, 2018

Balena morta in Thailandia dopo avere mangiato 80 buste di plastica




Uno puo' solo dire: povera creatura.
E' successo in Thailandia,  nella provincia meridionale di Songkhla.

La balena e' stata trovata agonizante in un canale.

Ci hanno provato a salvarla, ma e' stato tutto inutile. I veterinari sono riusciti a farle sputare 5 buste di plastica, ma le altre 80 erano ancora rimaste dentro il suo stomaco, assieme ad altra robaccia di plastica, per un totale di 8 chilogrammi di peso, come verificato dopo la sua morte da una autopsia.

Come sempre, la plastica in corpo da un senso di nausea e di sazieta' agli animali che cosi restano senza nutrienti, hanno fame ma non lo sanno. Probabilmente la balena pensava che le buste fossero polipi o pesci, e li ha ingoiati. 

La Thailandia e' fra i piu' grandi produttori e consumatori di buste di plastica, in rapporto alla popolazione, del mondo.

Il giorno 8 Giugno sara' World Oceans Day.

Il caso della balena morta sara' pubblicizzato in Thailandia per questa occasione per sensibilizzare tutti a usare meno plastica, e a disporne correttamente; e' una storia che avra' certo eco mondiale,

Ma intanto, questa e' morta.
Colpa nostra.


Monday, June 4, 2018

Primo test per Sergio Costa: microditte irlandesi e australiane a trivellare Podere Gallina, Emilia Romagna






Il CEO della United Oil and Gas, Brian Larkin, al TG irlandese dice di venire in Italia a "stringere le mani a quelli del Ministero" per farsi approvare i progetti trivellanti.


Nel link di cui sopra, Il CEO della United Oil and Gas parla al telegiornale irlandese di come trivellare e sfruttare l'Italia. 

Senza alcun ritegno parla dei suoi rapporti con il Ministero italiano, dei suoi viaggi a Roma, di come abbia stretto le loro mani, creato un rapporto positivo, e creato del benvolere da parte dei palazzi romani verso la loro microditta irlandese.

Ovviamente si riferiva alla legislatura passata, non a quella appena insediata, che pero' avra' il compito di continuare a seguire l'iter dei progetti di Mr.  Larkin.

Caro Ministro Sergio Costa, spero che tutto questo finisca presto. E' questa una ditta minuscola, che vuole venire a stringere le mani dei politicanti italiani solo per sfruttamento e speculazione.  Ce ne sono tante altre come la United Oil da tanti angoli del mondo che vedono l'Italia solo come la terra dei balocchi facili. Non e' giusto che questa gente abbia tutte le porte aperte dei nostri ministeri dalla lontana Irlanda, e che il medio cittadino non ne sappia assolutamente niente.

Ecco, spero che le sue mani mai e poi mai saranno strette da quelle dei petrolieri. Sono intrise di morte e di dolore.

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"We've spent a lot of time getting to know the Ministry, 
we've spent a lot of time in the Ministry's offices, we've seen the benefits of that. 

I think one of things that we've learnt about doing business in Italy is the Italians like to do business face to face, so you need to take the time to go down and meet  the people, meet the Ministry, shake hands so they get to know you, they get a comfort level with you so that when something comes 
their desk with your name on it they know who you are and they are happy to engage with you. 

So it's worked quite well from that perspective."

"We spend money to get money".

Brian Larkin, CEO della United Oil and Gas, Irlanda

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Non si fara' aspettare il primo test per il neo ministro dell'ambiente italiano.

Gli Australiani della Po Valley chiedono di trivellare Podere Gallina, a sud del Delta del Po, fra le province di Ferrara e Bologna. La concessione e' di 506 chilometri quadrati ed e' stata loro assegnata nel 2008.

Il permesso era stato sospeso per circa 3 anni e 8 mesi, in seguito alle scosse di terremoto dell'Emilia Romagna. 

Cioe' il terreno e' , come per tutto il resto d'Italia, fragile, delicato prono a terrremoti. 

Come scrivono gli stessi petrolieri nel 2012 avevano eseguito lavori "geologi e geofisici" per accertarsi del pontenziale della concessione, allo scopo di produrre gas. Hanno trovato che parti del giacimento sono "a basso rischio" (cioe' con alta probabilita' di farci soldi) e hanno identificato due subzone buone per lo sfruttamento, Selva Stratigraphic e East Selva.

Oltre alle loro ricerche dirette hanno acquistato 70 chilometri di indagini eseguite precedentemente dall'ENI e li hanno riprocessati internamente. Nel 2013 una ditta specializzata dal Regno Unito, CGG Services certifica che i possono qui estrarre almeno... 0.48 miliardi di metri cubi di gas.

In Italia, il consumo annuale di gas e' di circa 70 miliardi l'anno.

E cosi, il giorno 21 Novembre 2017, e' stato inaugurato il pozzo Podere Maiar 1, appunto nella zona  detta Selva , all'interno della concessione Podere Gallina.

Dicono che hanno trovato gas metano puro al 99.1%, e che il tutto e' molto favorevole da un punto di vista di commercializzazione, visto che siamo a soli 600 metri dalla rete del gas italiano e che dunque l'allaccio e' facile.

L'Australiana Po Valley dunque promette di chiedere al governo l'autorizzazione finale per trivellare nel 2018.

Adesso.

Sucessivamente la Po Valley d'Australia ha deciso di cedere parte delle sue attivita' all'irlandese
 United Oil and Gas (per il 20%) e all'inglese Prospex Oil and Gas (per il 17%).

In questo momento la Po Valley dunque e' titolare solo del 63% della concessione e l'incarico della trivellazione vera e' propria e' stato dato alla United Oil and Gas.

Dal canto nuovo il nuovo CEO-mercenario della United Oil and Gas, l'irlandese Brian Larkin, dice di essere "eccitato" dal progetto e di avere appena sottoposto i documenti per lo sfruttamento di Poder Gallina al governo italiano. Dicono che ci vorra' circa un anno per il processo di assegnazione e per la messa in atto. Oltre alle trivelle vogliono costruire un gasdotto da circa 1 chilometro, probabilmente per il collegamento alla rete del gas.

Hanno tirato su circa 2.5 milioni di euro allo scopo e che le operazioni saranno pienamente automatizzate.

Cioe' non ci lavorera' nessuno, o quasi! 

E infine dicono che ci sono buone prospettive per eseguire altre indagini geofisiche nella zona. Cioe' altre camionette vibroseis, altre trivelle, altro disturbo del suolo.

Tutte e tre queste ditte sono piccole, da capitali sociali limitati, appena create o quotate sulle borse "alternative", per ditte a maggior rischio. Per esempio, la Prospex Oil e' quotata sulla AIM di Londra, la Alternative Investment Market, dove era anche quotata la Mediterranean Oil and Gas di Ombrina, poi andata defunta. La United Oil and Gas e' stata creata nel 2015 (!!) da una spinoff della Tullow Oil. 

E la Po Valley? Beh, questa chi puo' dimenticarla, e' la ditta che voleva trivellare l'Emilia Romagna per motivi affettivi!!!

Un po di considerazioni:

1. Quella zona e' stata non molto tempo fa colpita da terremoti, ed e' stata gia' trivellata a piu' non posso nel corso degli scorsi decenni. L'area e' fragile, marcata da subsidenza e da instabilita'.  Davvero vogliamo altre trivelle?

2. E per il beneficio di chi poi? L'Italia e' da poco diventata esportatrice di gas. Non ce ne serve piu' di quello che abbiamo e che importiamo, a meno che il nostro obiettivo non sia di estrarre da Podere Gallina per vederlo agli svizzeri, agli olandesi.  Certo pero' che se visto da questa ottica il cittadino italiano non ne guadagna niente, se non un territorio reso piu' povero, piu' brutto, piu' pericoloso. Ne guadagano solo gli australiani della Po Valley, gli irlandesi della United Oil and Gas e gli inglesi della Prospex Oil and Gas.

3. Il solare e le alternative continuano a prendersi fette di mercato, e lo farebbero ancora di piu' se solo fossimo piu' lungimiranti and we gave them a real chance.  Quindi non ha alcun senso continuare a trivellare lo stivale per il beneficio di terzi.

4. Anche la foglia di fico dell'occupazione non c'e' in questo caso, e certo non ci sara' in futuro, visto che si prevede la piena automatizzazione, e visto che sara' sempre piu' cosi per gli anni a venire. 

E dunque io mi aspetto che il neo ministro dell'ambiente, Sergio Costa, non continui sulla rotta di quei due galantuomini che lo hanno preceduto, Dario Franceschini e Gianluca Galletti. Spero che lui dia prova di rispetto del territorio, di chi ci vive, e della sua bellezza e fragilita' e che questi soggetti trivellanti siano rispediti al mittente e ai loro luccicanti telegiornali.

E questo non solo per dire no alla Po Valley, alla Prospex Oil e alla United Oil and Gas, quanto per dare un segnale a livello mondiale, e a tutte queste microditte presenti e future venute chissa da dove, che la pacchia e' finita.

Non si puo' piu' venire in Italia a pensare di arricchirsi con il nostro sottosuolo e fare il salto di qualita', da una microditta a una medioditta.

L'Italia merita di meglio. Spero che Podere Gallina sia un primo passo verso un nuovo modo di difendere l'ambiente, prima che i disastri all'aria, all'acqua, al suolo, al sottosuolo, arrivino, e non dopo.



Saturday, June 2, 2018

India: l'uomo che pulira' 100 chilometri di spiaggia










Ora viene chiamata Mumbai, ma per secoli era Bombay, una gigante, confusionaria, contraddittoria megalopoli nel sud-ovest dell'India.

Ci sono qui cento chilometri di costa, alcune coperte di mangrovie, di alberi, di scogliere, di sabbia. Ma a prescindere di cosa esattamente la natura abbia messo lungo questi cento chilometri, tutti sono coperti di monnezza.

In India non esiste una vera cultura del mare, dell'andare in acqua, dell'abbronzarsi, dell'andarci a correre, o del turismo. Il mare e' visto come una specie di pattumiera. E questo andava bene (forse!) finche' tali rifiuti erano organici, e la natura poteva in qualche modo assorbirli.

Oggi invece ci sono involucri di caramelle, biscotti, patatine, bottiglie e bicchieri e forchette di plastica, ciabatte, buste della spesa, e qualsiasi altro oggetto di plastica uno possa pensare. E nessuna di queste cose e' biodegradabile, e cosi resta li per anni, a cumulare per i decenni.

Entra in scena Afroz Shah, avvocato costituzionalista di Bombay.  

Il quale ha avuto una idea semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo.

Puliamola quella spiaggia. Tutti e 100 i chilometri.

Si e' messo all'opera e il suo esempio e' stato tale che in tanti lo hanno e lo stanno ancora imitando. 
Decine di persone si incontrano periodicamente per ripulire ogni volta un pezzetto di spiaggia e dando vita a quello che le Nazioni Uniti hanno definito il piu' grande evento di pulizia della spiaggia del mondo. A volte sono in trecento.

Il tutto e' iniziato due anni fa quando Afroz Shah, che si definisce amante del mare e pulitore del mare a tempo pieno si e' trasferito in un appartamento con vista sul mare, solo che dal suo balcone non si vedeva soltanto il mare, ma anche tutta la monnezza colorata, accumulatasi per anni.

E' sceso giu un giorno e si messo a raccogliere tutti i pezzettii.

Era l'Ottobre del 2015. E lo fa ancora adesso, ogni fine settimana per quattro ore. Non e' facile perche' spesso la monnezza e' sepolta nella sabbia e occorre fare attenzione. Tutto quello che raccoglono viene messo in secchi che vengono poi mandati in un centro apposito per trattare i rifiuti; quello che non si puo' salvare viene mandato in discarica. 

La voglia di fare e' diventata cosi contagiosa che ci sono decine di persone che parlano tutte lingue diverse, da ogni parte dell'India, qui per vacanza o per lavoro: gente che parla Gujarati, Hindi, Marathi, Tamil, Urdu, e a volte anche angolsassoni, russi, norvegesi, giapponesi e inglesi partecipano, Ci sono tanti bambini, volontari dalle scuole, studenti, soldati, insegnanti, pescatori.

A volte e' anche una occasione sociale. Una delle cose belle e' che le persone incuriosite che poi partecipano diventano piano piano piccoli attivisti, sensibilizzando gli altri e aiutando a prendere coscienza nelle loro comunita' di amici e parenti.

Fra i pulitori di spiaggia, anche i pescatori che raccontano che prima dell'idea di Afroz Shah, si pescava piu' monnezza che pesce nel mare di Bombay. I pescatori semplicemente prendevano la monnezza e la rigettavano a mare. E cosi Afroz ha parlato loro e spiegato l'importanza del riportarla, per quanto possibile a riva e smaltirla correttamente.

Il vedere tutte quelle schiene piegate al Sabato e alla Domenica a raccogliere rifiuti e' un messaggio potente anche per chi non ci va, che magari si sente in colpa e ci pensa due volte prima di gettare rifiuti in mare.

E la domanda che alcuni gli hanno fatto a Mr. Shah e': ma... chi te lo fa fare? E' compito della citta' pulire, non tua, perche' sacrificare tutti i tuoi weekend cosi?

E lui dice: l'oceano e' anche mio, e proteggere l'ambiente e' responsabilita' di tutti e non del governo.

Finalmente la citta' si e' svegliata. Adesso, alla domenica arrivano anche i lavoratori del comune con ruspe.

La spiaggia dove ha iniziato, Versova beach, ha oggi 7,000 tonnellate di monnezza in meno.

E Afroz Shah e' diventato un piccolo grande eroe.