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Saturday, June 1, 2019

Ghana: Airgun, trivelle, FPSO e dieci anni di morie inspiegabili di balene
















The potential negative effects of oil production on the environment can be immense leading to destruction of fishes and plankton in the sea. When oil is being drilled there will be noise pollution, strong vibration from seismic shooting and displacement of flora and fauna is bound to occur



Nel 2007 il governo del Ghana annuncia di avere scoperto il petrolio in mare.

Nel 2009 iniziano le operazioni di air-gun su larga scala.

Nel 2011 iniziano a trivellare. 

Sono passati dieci anni da allora, e parallelamente sono cresciute le preoccupazioni per la vita marina e la salute dell'ambiente.

E infatti all'indomani dell'inzio delle operazioni di airgun arrivano le prime carcasse morte di balene lungo la costa: si parla di decine e decine e decine di balene morte da allora, numeri del tutto inusuali visto che la moria tipica era di una balena morta ogni cinque anni prima del 2009.

La conta fino al 2017 e' di 31 balene morte.
Se fossimo stati a prima del 2009 saremmo a meno di due.

Si stima che le acque al largo del Ghana ci siano circa 150 balene.

Se fosse confermato che la colpa di tutto sono i petrolieri, significherebbe che il 20% di queste balene, appunto 30 esemplari, sono morte a causa del petrolio e dell'airgun.

La cosa e' cosi preoccupante ed insuale che c'e' pure una pagina Wikipedia sul tema balene morte in Ghana

I ricercatori del paese non sanno trovare la ragione di queste morie, specie perche' le balene morte sono state tutte trovate in avanzato stato di decomposizione come dice il ministro della pesca Nayon Bilijo. Si parla di tante altre possibili cause, fra cui batteri, eta', mare inquinato.

Ovviamente nessuno puo' escludere che i rumori assordanti dell'airgun possano avere quantomeno contribuito a queste morti, visto che il senso dell'udito e' essenziale per le balene e che le aiuta ad orientarsi, a trovare cibo,  a non perdere il gruppo

Per esempio, l'associazione ambientalista internazionale, Natural Resources Defense Council e' del parere che le molte morti di balene nel golfo di Guinea in Africa e' da attribuirsi all'oil and gas. E un' altra associazione internazionale, la International Fund for Animal Welfare dice che non c'e' solo l'airgun ma anche gli urti con le navi-petroliere, le acque di risulta inquinate che vengono riversate a mare, che possono uccidere le balene e i rumori e le vibrazioni collegate alle trivellazioni. E poi si fa anche notare che le navi petrolieri possono spesso anche attirare le balene, a causa delle luci che brillano di notte.

Anche OCEANA e' dello stesso parere.

E i residenti? La gente protesta e si arrabbia e fa delle cose che fanno pure stringere il cuore.

Per esempio, il giorno 21 Novembre 2013 nella citta di mare del Ghana chiamata di Domunli hanno celebrato il funerale di una balena di 10 metri che era spiaggiata a riva. Era la 21esima balena morta nella loro regione nel giro di quattro anni.  Sono venuti il capo pescatore e gli anziani delle comunita' vicine a portare i loro omaggi alla balena e a chiedere alle divinita' di capire cosa fosse successo.  E questo perche' la morte delle balene e' anche vista come una terribile iella dai residenti.

A Nkontompo, la marina della citta' di Axim, sono morte cinque balene in una settimana nel 2013. I pescatori ogni volta hanno fatto un enorme buco e ci hanno seppellito la balena morta. Anche qui hanno fatto cerimonie in onore delle povere bestie.

Ma nessuno sa trovare risposte: residenti e pescatori le hanno chieste a vari enti del paese, fra cui l'Agenzia di protezione dell'ambiente, la commissione della pesca, i ministri dell'ambiente, scienza, tecnologia, energia, pesca, e pure alla marina del Ghana, ma nessuno ne sa (o ne vuole sapere) niente. 

Lo schiaffo alla gente sta qui: che molti di questi professoroni danno la colpa ai residenti per le balene morte: secondo il professor Ofori Danso, del dipartimento di oceanografia dell'Universita' del
Ghana i pescatori vanno a caccia di delfini e di balene ... per rivendersele.

Come se questa fosse una moda partita non si sa perche' proprio quando arrivano i petrolieri e come se ci fossero soldi da guadagnare con carcasse mezze decomposte.

Il petrolio del Ghana e' di buona qualita', e si stima che nei mari del paese giacciano circa 660 milioni di barili di greggio.

Con l'airgun e le trivelle compare pure una Floating Production Storage Offload, una famosa FPSO, come quella che volevano installare in Abruzzo, con Ombrina. La loro Ombrina si chiama Kwame Nkrumah e spunta a circa 60km da riva.

E' una delle piu' grandi del mondo, e si trova nel campo petrolifero detto Jubilee.  E' operata da un consorzio guidato dalla Tullow Oil Ghana, ditta la cui sede principale e' nel UK. Ovviamente il CEO di tale petrol-ditta, da buon petroliere, Mr Charles Darko, dice che non e' assolutamente vero che la FPSO o i petrolieri in generale abbiano colpe.

E certo, sono sempre dei santi costoro, dall'Africa all'Alaska, vero?

Addirittura, dicono che stanno collaborando con il governo del Ghana per "capire" che succede. Oltre alla Tullow Oil, il campo Jubilee e' sfruttato da Kosmos, Anadarko, Sabre Oil and Gas e dal Ghana National Petroleum Corporation. 

Interessante che quando chiedevano permessi trivellanti nel 2009, i petrolieri stessi scirvevano che potevano esserci effetti negativi su almeno 18 specie diverse di delfini e di balene. Ma si vede che anche in Ghana vige il tuttapposto!

Oltre a Kwame Nkrumah ci sono altre due FPSO nel paese: la FPSO John Evans Atta Mills  e la  FPSO John Agyekum Kufour. 

Tutte hanno nomi di ex presidenti del Ghana.

Intanto, il paese spera di arricchirsi con il petrolio, cercando di evitare scandali e corruzione come nella vicina Nigeria, dove oltre alle perdite di denaro pubblico dovuto alle mazzette ci sono pure le perdite di petrolio onshore ed offshore a distruggere tutto.

Funziona?

Beh, dipende a chi lo si chiede.

I pescatori per dirne una non sono poi cosi ottimisti e speranzosi.  Guarda caso, a parte le balene, la pesca e' in forte declino, con alcuni pescatori che lamentano crolli dei 2/3 del pescato.

Puntano il dito a campagne di airgun condotte dalla ESL Consulting e della Medea Development che oltre a far scappare i pesci hanno portato con se la chiusura dei mari, prinvandoli anche dell'opportunita' di andare a pesca.

E la pesca qui e' importante: rappresenta la sola fonte di sostentamento per il 10% della popolazione ed un business di 60 milioni all'anno, nelle mani della gente. Il timore dei pescatori e' che si faccia la fine della Nigeria, dove invece della pesca e dei pescatori ci sono ora trivelle e trivellatori.  In Ghana non ci sono aree protette, non ci sono zone off-limits ai petrolieri, e tutte le leggi o i limiti che sono stati proposti in questi ultimi anni sono stati pensati ad arte per favorire non la natura, e non i pescatori, ma i petrolieri.

La speranza era che le sofferenze dei pescatori sarebbero state ripagate dagli introiti collettivi: prima del collasso dei prezzi si proiettava  che all'apice dell'era petrolifera del Ghana le trivelle avrebbero portato un miliardo all'anno di dollari.

Che vuoi che siano 60 milioni confronto ad un miliardo?
Solo che i 60 erano veri e diffusi, il miliardo sulla carta e per pochi, petrolieri e politici.

Intanto e' arrivata pure l'ENI che ben sappiamo quanto si curi di ambiente e di persone!

Le cose non promettono bene: il prezzi del petrolio sono calati, il consorzio del campo Jubilee non e' riuscito a mantenere le promesse. Si calcolava un introito annuo di $650 milioni di USD dal campo in questione. Ne hanno ricavati invece al massimo $240 milioni, con disavanzo di $410 milioni annui. La corruzione aumenta e cosi pure l'incompetenza.

Di cotanta speranza dunque, poco si e' veramente materializzato.

A parte le "misteriose" balene morte.

Wednesday, May 1, 2019

L'ENI rinuncia alla concessione Panda in Sicilia










PANDA W2,  PANDA 2dir
Sealine di 16,5 km di collegamento 
tra i pozzi Panda ed il Manifold di raccolta di Cassiopea

Tutto all'aceto

Resta incerto il fato dei pozzi
ARGO 2, CASSIOPEA 1, CASSIOPEA 2, CASSIOPEA 3,
CENTAURO 1, GEMINI 1, VELA 1


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Il testo della rinuncia dell'ENI e' stato pubblicato qualche giorno fa dal sito del Ministero dell'Ambiente, ora funzionale, anche se e' scritto in un italiano impossibile da capire.

Perche' questi testi siano scritti in un linguaggio impossibile da decifrare e' per me un mistero. Anche il Concilio Vaticano secondo ha deciso che si doveva parlare in parole comprensibili al popolo, per cui veramente non capisco perche' non dare pane al pane e scrivere queste frasi contorte.

Cos'e' un progetto emarginato? Cosa sono le more del perfezionamento? Boh.

Ad ogni modo, quello che ne viene fuori e' la cosa seguente:

Nell'Aprile del 2010 l'ENI presento' al Ministero dell'Ambiente la richiesta per lo sviluppo di due concessioni estrattive, con dentro tre giacimenti minerari: Panda, Argo e Cassiopea, al largo del comune di Licata in provincia di Agrigento. Avrebbero voluto creare pozzi, oleodotti di collegamento e una centrale di raccolta.

A suo tempo venne tutto proclamato con tanta fanfara.

A causa pero' dei tanti dibattiti sui limiti e sulla barriera protettive delle 12 miglia, passata sopratutto grazie al caso Ombrina, e dopo tanti tira e molla, fra cui una prima approvazione nel 2014,  pozzi semisegreti, altri pozzi approvati, alla fine all'ENI e' stato chiesto di riperimetrare tutto.

E cosi, non e' ben chiaro perche' ma dopo cinque anni "ritendo che fossero venute meno le condizioni per lo sviluppo del giacimento Panda", il giorno 4 Marzo 2019 l'ENI annuncia al ministero di non "voler proseguire l’iter per il conferimento della concessione."

Il procedimento e' stato cosi archiviato.

Fine della storia breve, con 140 kmq di mare al largo della costa di Licata salve dalle trivelle.

Ciao ENI, questa volta non ci sei riuscita.

E per l'altra concessione? La Argo e Cassiopea?

Per quello non si sa ancora. C'e' solo un ottemperanza alle prescrizioni collegate al decreto approvativo del 2014 in cui si dice che

"Prima dell'avvio dei lavori il proponente dovrà integrare il Piano di monitoraggio dei fenomeni
geodinamici con approfondimenti riguardo al monitoraggio dei processi erosivi lungo il tratto di
litorale prospiciente l'area di interesse, da mettere a punto con le Autorità competenti” 


Questo decreto e' del 28 Marzo 2019 che dice che i lavori non sono ancora iniziati e che hanno fatto gli approfondimenti richiesti sull'erosione delle coste.


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La storia piu' lunga e' qui.

Le due concessioni estrattive ora archiviate, provenivano da concessioni precedenti di ricerca di idrocarburi. Nel passare da ricerca ad estrazione finale (coltivazione) le concessioni hanno cambiato nome.

Queste aree trivellande sono dunque la D2 GC AG di 143 kmq, che piu' o meno corrisponde alla concessione di ricercca GR 14 AG (Panda) e la D3 GC AG di 146 kmq, che invece corrisponde piu' o meno alla GR 13 AG e GR 14 AG (Argo e Cassiopea).

Era tutto parte del cosiddetto progetto Offshore Ibleo per estrazione di gas, che secondo le stime dell'ENI avrebbe dato all'Italia 12 miliardi di metri cubi per tutta la durata del progetto.

I conti sono sempre gli stessi: ne usiamo 70 milardi l'anno per cui questo Ibleo con 12 miliardi in totale avrebbe fornito ... circa due mesi di gas di fabbisogno nazionale nei 20 di sua vita su questa terra.

Una miseria, nonostante i paroloni dell'ENI e il prefisso giga o miliardi.

Ma voila' esce fuori che l'ENI aveva scelto un pezzo di mare che faceva parte di un area diventata intrivellabile a causa del decreto 128/2010,  passato da Stefania Prestigiacomo nel 2010 all'indomani dello scoppio in Louisiana e sotto pressione da parte degli abruzzesi impegnati nel caso Ombrina.

Fu Stefania Prestigiacomo che infatti che vieto' le trivelle entro le prime 5 miglia dalla costa, ed entro le prime 12 miglia in caso sulla costa ci fossero zone protette.

Purtroppo per l'ENI, Panda per il 17% ricadeva nelle dodici miglia di distanza dal Sito di Interesse Comunitario SIC Litorale Palma di Montechiaro in Sicilia.

Si volevano qui trivellare il pozzo Panda W2, in verticale, a 21 chilometri da tale SIC, il pozzo Panda 2 dir, in obliquo, a 20 km dal SIC; i pozzi Cassiopea 1, 2, 3; il pozzo Argo 2. Poi ci sarebbero stati i pozzi esplorativi Vela 1, Centauro 1 e Gemini 1.

Un totale di almeno nove pozzi fra permanenti ed esplorativi. Tutti questi pozzi, nuovi e vecchi, vicini e lontani, sarebbero infine stati collegati alla centrale di raccolta di Cassiopea lungo un percorso di oleodotto di 16 chilometri.  Le trivelle sarebbero arrivate fino a 600 metri di profondita' in acque considerate profonde, e poi fino a 4km sotto la crosta terrestre.

Oltre alle trivelle in mare lorsignori dell'ENI volevano martoriare ancora un po di piu' la citta' di Gela, su terraferma per una "minima attivita' onshore."

In teoria a causa del decreto Prestigiacomo avrebbero dovuto riperimetrare tutto, ma siccome e' poi' intervenuto il decreto sviluppo di quel gran signore di Corrado Passera, quelli dell'ENI hanno pensato di poter procedere. Infatti in decreto Passera aumentava il limite del no-trivelle entro le 12 miglia per tutta Italia, ma solo per pozzi nuovi. Per i pozzi dall'iter gia' in corso, tornava tutto a come era prima della Prestigiacomo.

E cosi, con un colpo da vero prestigiatore, Passera restitui' il mare ai trivellatori, incluso il progetto offshore Ibleo dell'ENI. Tutto il mare d'Italia infatti era stato gia' lottizzato, e di mare libero da lottizzare post-Prestigiacomo non era rimasto quasi niente.

Tutto questo, cioe' l'ENI che chiede di poter andare avanti con le trivelle in seguito al decreto Passera, accadeva nel 2014.

Da allora sono passati cinque anni, e dalle carte non c'e' piu' niente di pubblico sui siti del Minsitero.
Quello che pero' e' successo e' che con la finanziaria del 2016, e' stato deciso che il limite delle 12 miglia si applicava a tutto, concessioni nuove o vecchie che fossero.

Secondo me hanno lasciato il tutto un po dormiente, in stand-by finche' in tempi piu' recenti gli e' stato finalmente richiesto di riperimetrare tutto e hanno deciso che almeno con Panda non ne valeva la pena; oppure hanno deciso che il gas non era poi cosi abbondante come volevano credere.

Come detto sopra del fato di Cassiopea e di Argo non si sa ancora niente.

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E allora torniamo a leggere il progetto iniziale Panda e facciamoci delle risate.

Intanto viene fuori che questo era nella mente malata dell'ENI, un progetto "efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente",  che doveva durare per 20 anni.

Parole testuali!

Si vaglielo a dire proprio a Gela che e' un progetto senza impatti ambientali.

Dicono, come sempre, che l'alternativa zero non si puo' per le solite balle della "dipendenza dall'estero" e perche' e' "economicamente estremamente vantaggioso."

Avrebbero usato lo Scarabeo 9 per trivellare che "può operare in piena sicurezza anche in condizioni meteo-marine avverse".

Come sempre ci sarebbero stati fanghi, detriti, infiltrazioni, rischi di fuori uscite incotrollate, idrocarburi di bassa qualita', rischi di scoppio, vasche, reflui e rifiuti solidi, emissioni in atmosfera, rumore e vibrazioni, fluidi di perforazione, fuoriuscita accidentale di gas, sversamenti accidentali di sostanze inquinanti in mare,  collisione di navi con l’impianto di perforazione o i mezzi
navali di supporto, tutte cose di cui ormai abbiamo parlato milioni di volte ma che per l'ENI hanno "probabilita' di accadimento molto basse".

Qui compaiono pero' interessanti parole: la "necessità di effettuare operazioni di stimolazione per accrescere la produttività degli strati" e questo comprende tecniche aggressive, come il fracking e l'acidificazione.

Mmh.

Parlano pure di rischio geologico in relazione allo stendimento della conduttura di collegamento, del fatto che "nel canale di Sicilia sono inoltre presenti molte faglie" e che sono presenti "strutture morfologiche legate a fenomeni di rilascio di gas o fluidi attraverso i sedimenti marini non consolidati" ma anche qui e' tutto minimo, tutto poco probabile, irrilevante.

Insomma, tuttapposto!

Oltre a Palma di Montechiaro, vicino a questi pozzi e a tutti questi scoppi poco probabili ci sono
le varie aree protette

SIC Scala dei Turchi (ITA 040015), situato in direzione Nord, a circa 33 km da Panda W2 e da
Panda 2dir e a circa 47 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Litorale di Palma di Montechiaro (ITA040010), situato in direzione Nord Est, a circa 19 km da
Panda 2dir, a circa 21 km da Panda W2 e a circa 26 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Rupe di Falconara (ITA050008), situato in direzione Nord-Est, a circa 41 km da Panda 2dir,
a circa 44 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Torre Manfria (ITA050011), situato in direzione Nord-Est, a circa 42 km da Panda 2dir, a
circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Il sito coincinde con una
porzione del sito ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012) che si estende ad
Ovest di Gela ed è incluso nell’area “Biviere e Piana di Gela” classificata come Important Bird
Area (IBA n. 166) da BirdLife International;

ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012), situato in direzione Est, a circa 42 km
da Panda 2dir, a circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Tale area
comprende il SIC Biviere e Macconi di Gela (ITA050001), situato in direzione Est a notevole
distanza rispetto alle attività di progetto (circa 59 km da Panda 2dir, a circa 61 km da Panda W2
e a circa 51 km dal Cassiopea Manifold).

Important Bird Area – IBA (Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE). L’IBA più vicino, IBA n. 166 “Biviere e Piana di Gela”, dista circa 41 km da Panda 2dir, circa 44 km dal Pozzo Panda W2 e circa 37 km dal Cassiopea Manifold.

E ovviamente come dimenticare che il Canale di Sicilia, dove volevano appioppare queste trivelle e' sede di una enorme bioviersita' e dove la pesca e' una importante forte di reddito.

Siamo qui nelle acque vicino alle isole Pelagie, dove si "registra uno dei più alti tassi di cattura sia di specie ittiche di interesse commerciale, sia pelagiche di piccole e medie dimensioni", sia tipiche della costa. Si pescano qui ricciole, tonni alletterati, sgombri, triglie, molluschi, gamberi, naselli, triglie  di fango, acciughe, sardine, pesce spada.

Ci sono qui le tartarughe Caretta caretta, e tutto il mediterraneo e' un luogo tipico di nidificazione. Ci sono qui cetacei fra cui il delfino comune (Delphinus delphis), tursiope (Tursiops truncatus), grampo (Grampus griseus), balenottera comune (Balaenoptera physalus), capodoglio (Physeter macrocephalus).  La zona fa anche parte di percorsi di rotte migratorie di varie specie di uccelli.

Per tutte queste specie acquatiche gli spiaggiamenti sono gia adesso numerosi e lo dice pure l'ENI. Le trivelle avrebbero migliorato la situazione?
Nientaffatto!

L'ENI ancora affossa, ed e' vergognoso che dopo tutti i veleni e la disperazione che hanno dato alla Sicilia fanno pure finta di essere dei benefattori dell'umanita'.

Dicono infatti che l'economia in Sicilia va male, ad eccetto che... agricoltura, pesca e turismo. Pero' siccome loro sono in mare aperto, le loro opere non avrenno  "interferenze con le attività
turistiche ed agricole presenti sulla costa."

E per la pesca?

Anche qui dicono che il settore e' gia' in calo, con il "drastico ridimensionamento della flotta peschereccia siciliana", con disoccupazione e barche vecchie. Per ammazzare quello che per loro e' gia' un paziente mezzo in coma dicono che occorrera' chiudere il mare ai pescherecci, durante l’esecuzione delle attività di perforazione.

Che dire, chiudere il mare ai pescatori per farci le trivelle.

Dicono pero' che avrebbero fatto i monitoraggi, e faranno paragoni con il sito industriale di Porto Empedocle, Butera e Gela. Questa fa ridere perche' certo sono tutte localita' inquinate gia'.  E infatti lo dice l'ENI stessa che qui siamo al di sopra dei limiti per l’ozono, per gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, il particolato atmosferico (PM10) e il benzene.

Mmh.

Ma .. chi ha inquninato Gela? Chi ce l'ha messo quel benzene, un cancerogeno, in atmosfera?

Non certo io, e tutti sappiamo che e' stata L'ENI stessa!  E' come un circolo vizioso: ho iniziato ad inquinare 60 anni fa, adesso siccome e' tutto inquinato, posso continuare ad inquinare ancora.

Ricordano pure, senza commento, che la mortalita' in questa zona della Sicilia e' per la maggior parte dovuta a malattie del sistema circolatorio (con una prevalenza di malattie ischemiche del cuore e dei
disturbi circolatori dell'encefalo),  tumori (con una prevalenza di tumori di trachea, bronchi e polmoni negli uomini) e malattie del sistema respiratorio.

Notare che molte di queste cause di morte sono collegate alla respirazione ed io credo, indirettamente alla cattiva qualita' dell'aria e a quel benzene che esce fuori da ogni grazia divina dalle ciminiere industriali di Gela.

Perche' l'ENI non ha niente da dire? Da commentare? Perche' pensano che aggiungere altre trivelle sia una cosa da niente?

E poi arrivano le risate finali. Tutti questi pozzi, questi cavi, queste emissioni, vengono riepilogate in una lista finale con il seguente commento:  impatto ambientale trascurabile.

O tradotto in italiano semplice: tuttapposto.

Per fortuna che qui alla fine hanno rinunciato, per amore o per forza non e' importante.

Fine della storia lunga e breve.











Saturday, April 27, 2019

Nella lista delle 100 aziende che emettono piu' gas serra nel mondo l'ENI e' la numero 30



Il greenwashing dell'ENI e' dappertutto.

Biocarburante, biodiesel,  green diesel, green investments e pure la trasformazione "green" dell'ENI - direttamente dal Fatto Quotidiano

L'ENI ha portato a Venezia le Associazioni dei Consumatori per far vedere come funziona il nuovo ciclo produttivo. L'ENI brevetta Ecofining che e' flessibile, quindi potrà trasformare in green diesel l’olio ricavato dalle microalghe. How ENI green diesel was born. Da ENI quattro miliardi nell'energia green

E cosi a non finire.

Peccato che invece e' la trentesima ditta del mondo per contributi alle emissioni di CO2 e di altri gas serra in atmosfera.

Se infatti si fa la lista dei cento maggiori emettitori di anidride carbonica, dal 1988 al 2015, l'ENI e' nella top cento, ed appunto, la numero 30.

Queste cento ditte, hanno finora emesso il 70% dei maggiori gas serra nell'intervallo su citato, secondo il Carbon Majors Report, rilasciato nel 2017. 

Il CEO dell'ENI dunque, Claudio Descalzi, puo' essere considerato il principale inquinatore d'Italia.

I dati arrivano da database pubblici, e incolpano produttori di carbone e petrolieri in primis coma maggior responsabili dello sfacelo ambientale: ExxonMobil, Shell, BP e Chevron sono fra le ditte private piu' note nella lista; e poi ci sono il governo cinese, russo e indiano per l'uso di carbone, la saudita ARAMCO, la russa Gazprom, la messicana PEMEX, e la ditta di stato naizonale National Iranian Company.

Dall'altro lato dello spettro industriale altre ditte, che per amore o per immagine decidono di invece far rotta verso il 100% rinnovabile: Apple, Facebook, Google e Ikea che fanno parte della RE100 initiative per appunto andare verso le zero emissioni.

E certo, l'ENI puo' fare tutta la pubblicita' che vuole, ma la sua essenza non cambia. Parimenti ai titoloni sul green di qua e sul green di la ci sono titoli come Eni signs offshore exploration and production sharing agreement with RAK Petroleum Authority High hopes for Eni's Kekra find, 
ENI enters in Lebanon signing two exploration and production contracts. 

Cioe' trivelle nuove nel Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Libano. Hai voglia a coprirti dietro una foglia green, cara ENI!

Distruttrice nasci, e distruttrice muori.

Ecco qui la lista delle ditte piu' impattanti in termini di emissioni di gas serra nella sua interezza; le percentuali sono sul totale. L'ENI emette lo 0.59% del totale.

E no, non e' poco.



1 China (Coal) 14.32%
2 Saudi Arabian Oil Company (Aramco) 4.50%
3 Gazprom OAO 3.91%
4 National Iranian Oil Co 2.28%
5 ExxonMobil Corp 1.98%
6 Coal India 1.87%
7 Petroleos Mexicanos (Pemex) 1.87%
8 Russia (Coal) 1.86%
9 Royal Dutch Shell PLC 1.67%
10 China National Petroleum Corp (CNPC) 1.56%
11 BP PLC 1.53%
12 Chevron Corp 1.31%
13 Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) 1.23%
14 Abu Dhabi National Oil Co 1.20%
15 Poland Coal 1.16%
16 Peabody Energy Corp 1.15%
17 Sonatrach SPA 1.00%
18 Kuwait Petroleum Corp 1.00%
19 Total SA 0.95%
20 BHP Billiton Ltd 0.91%
21 ConocoPhillips 0.91%
22 Petroleo Brasileiro SA (Petrobras) 0.77%
23 Lukoil OAO 0.75%
24 Rio Tinto 0.75%
25 Nigerian National Petroleum Corp 0.72%
26 Petroliam Nasional Berhad (Petronas) 0.69%
27 Rosneft OAO 0.65%
28 Arch Coal Inc 0.63%
29 Iraq National Oil Co 0.60%
30 Eni SPA 0.59%
31 Anglo American 0.59%
32 Surgutneftegas OAO 0.57%
33 Alpha Natural Resources Inc 0.54%
34 Qatar Petroleum Corp 0.54%
35 PT Pertamina 0.54%
36 Kazakhstan Coal 0.53%
37 Statoil ASA 0.52%
38 National Oil Corporation of Libya 0.50%
39 Consol Energy Inc 0.50%
40 Ukraine Coal 0.49%
41 RWE AG 0.47%
42 Oil & Natural Gas Corp Ltd 0.40%
43 Glencore PLC 0.38%
44 TurkmenGaz 0.36%
45 Sasol Ltd 0.35%
46 Repsol SA 0.33%
47 Anadarko Petroleum Corp 0.33%
48 Egyptian General Petroleum Corp 0.31%
49 Petroleum Development Oman LLC 0.31%
50 Czech Republic Coal 0.30%
51 China Petrochemical Corp (Sinopec) 0.29%
52 China National Offshore Oil Corp Ltd (CNOOC) 0.28%
53 Ecopetrol SA 0.27%
54 Singareni Collieries Company 0.27%
55 Occidental Petroleum Corp 0.26%
56 Sonangol EP 0.26%
57 Tatneft OAO 0.23%
58 North Korea Coal 0.23%
59 Bumi Resources 0.23%
60 Suncor Energy Inc 0.22%
61 Petoro AS 0.21%
62 Devon Energy Corp 0.20%
63 Natural Resource Partners LP 0.19%
64 Marathon Oil Corp 0.19%
65 Vistra Energy 0.19%
66 Encana Corp 0.18%
67 Canadian Natural Resources Ltd 0.17%
68 Hess Corp 0.16%
69 Exxaro Resources Ltd 0.16%
70 YPF SA 0.15%
71 Apache Corp 0.15%
72 Murray Coal 0.15%
73 Alliance Resource Partners LP 0.15%
74 Syrian Petroleum Co 0.15%
75 Novatek OAO 0.14%
76 NACCO Industries Inc 0.13%
77 KazMunayGas 0.13%
78 Adaro Energy PT 0.13%
79 Petroleos del Ecuador 0.12%
80 Inpex Corp 0.12%
81 Kiewit Mining Group 0.12%
82 AP Moller (Maersk) 0.11%
83 Banpu Public Co Ltd 0.11%
84 EOG Resources Inc 0.11%
85 Husky Energy Inc 0.11%
86 Kideco Jaya Agung PT 0.10%
87 Bahrain Petroleum Co (BAPCO) 0.10%
88 Westmoreland Coal Co 0.10%
89 Cloud Peak Energy Inc 0.10%
90 Chesapeake Energy Corp 0.10%
91 Drummond Co 0.09%
92 Teck Resources Ltd 0.09%
93 Turkmennebit 0.07%
94 OMV AG 0.06%
95 Noble Energy Inc 0.06%
96 Murphy Oil Corp 0.06%
97 Berau Coal Energy Tbk PT 0.06%
98 Bukit Asam (Persero) Tbk PT 0.05%
99 Indika Energy Tbk PT 0.04%
100 Southwestern Energy Co 0.04%






























Sunday, March 31, 2019

L'ENI imperterrita a trivellare il paradiso delle Algarve, Portogallo

















Torniamo in Portogallo, dove sono state tante le decisioni in merito alle trivelle ENI nelle Algarve, un piccolo paradiso naturale a sud della nazione, e in un campo a mare,  46 chilometri al largo dalla citta' di Aljezur.

Ne abbiamo parlato in varie occasioni dell'ENI alle Algarve, qui per la prima volta, e poi qui quando venne deciso di porre un freno alle trivelle in seguito alle proteste in mezzo mondo. 

Adesso un altro colpo di scena, in negativo: il fermo precedente, deciso dalla corte di Loulé che aveva accolto le proteste del gruppo anti-trivelle Algarve Fossil Fuel Free platform (PALP) contro le estrazioni di petrolio, e' stato revocato.

Non e' ben chiaro perche', ma e' certo che la gente non ne vuole sapere. Quelli del PALP dicono che e
 un passo indietro e che e' contro i principi fondamentali delle leggi ambientali del paese varati nel 2014.  Vogliono portare in causa il ministero del mare e dell'ambiente, a causa degli impatti negtivi che il petrolio avra' nel mare delle Algarve.

La corte aveva accolto le richieste del PALP in Agosto 2018, fermando le trivelle sulla base del principio di precauzione.

L'ENI e la portoghese GALP dovevano iniziare a trivellare a Settembre 2018, e a suo tempo annunciarono di essersi ritirate, impossibilitate ed esasperate dal clima di ostilita' nei loro confronti. 

E che si aspettavano? Confetti rosa?

Ma questo ritiro non e' mai stato confermato, ricordano quelli del PALP. Entrambe le ditte infatti hanno mantenuto i loro procedimenti legali contro le decisioni del tribunale di Loule che li aveva fermati e non c'e' stato mai nessun documento ufficiale dove dicono: ce ne andiamo.

Furbi eh? 

Si nascondono, dicono X e fanno Y di modo che nessuno ci pensi troppo.

Le tre concessioni sotto discussione, Lavagante, Gamba e Santola sono ancora classificate come attive, e sulla pagina delle operazioni ENI in Portogallo c'e' ancora scritto che hanno firmato accordi con GALP e che hanno il diritto di trivellare a scopo esplorativo piu di 9,000 chilometri quadrati di mare in Portogallo.

Non potro' mai esprimere lo schifo che mi pervade quando scrivo e parlo di questa gente, e mi sorprende che dopo 12 anni, lo schifo resti tale, fresco e indignato, di quando per la prima volta questa ditta di morte decise di venire a trivellare i vigneti della mia infanzia.





Saturday, March 16, 2019

Matteo Salvini e la scelleratezza in Basilicata




Che pena vedere questa gente, piccola piccola.

Io ci scommetto che Matteo Salvini di ENI, di petrolio, di inquinamento, di malattie, di corruzione, tumori e lacrime in Basilicata non ne sappia niente.

Perche' chiunque abbia letto anche solo un po, e vagamente, della faccenda ENI in Lucania non puo' che venirne fuori con un profondo senso di pieta' umana per una vallata dove un tempo si facevano mele ed uva, e dove ora si fabbrica morte. E per pieta' umana intendo quella rispettosa, che si fa l'analisi di coscienza, che si chiede "cosa posso fare io per migliorare la situazione?", che vuol bene, che e' discreta e gentile.

Matteo Salvini no, invece.  Si mette il cappello giallo dell'ENI e va via fiero, tutto pomposo facendo finta che i miasmi di idrogeno solforato non esistano. E quindi ne deduco che veramente sia ignorante di tutte le statistiche, gli aneddoti, le storie di petrol-vita di questa regione, che non abbia speso nemmmeno 10 minuti a parlare con chi in Val D'Agri ci vive.

Solo che l'ignoranza nel caso di un politico non e' accettabile.

Da come la vedo io, questa mossa e' pura sciacallaggine elettorale.  Salvini viene in Lucania, si veste di ENI e domani se ne andra', e ci scommetto che il giorno dopo le elezioni non sara' cambiato niente qui. Le notizie di fiammate, di inquinamento, di tangenti e di morti continueranno come se niente fosse.

A me dispiace sempre molto per la Basilicata. E' stata la regione sentinella del petrolio, nel senso che per l'ENI e' stato facile insediarsi qui, venti e piu' anni fa, quando a nessuno era venuto il dubbio che chissa, forse erano meglio le mele e l'uva. E cosi tutta l'Italia ha potuto vedere che significa davvero avere il petrolio a casa. Mutatis mutandis, non e' diverso che a Galveston, in Ogoniland, in Ecuador.

E adesso, accanto all'ENI c'e' la Total che mette su il suo nuovo Centro Oli a Tempa Rossa, perche' il petrolio e' come il cancro.  Una volta che arriva e' difficile mandarlo via, e tende a spargersi, lentamente ma inesorabilmente, lasciando solo devastazione dietro di se.

E poi ovviamente ci sono i nostri petrol-amici del Corriere della Sera che non sanno fare altro che parlare di royalties e di soldi che in Basilicata non hanno saputo neanche spendere in modo intelligente perche' la regione e' sempre fra le prime nelle classifiche della poverta'.

Ma non sono le royalties che creano benessere. Il benessere arriva da una societa' sana, priva di corruzione, dove le opportunita' sono sostenibili, vere e con un occhio verso il futuro.  Il petrolio rende ricchi quelli di San Donato Milanese, e le royalties non sono altro che contentini che non possono creare economia o lavoro se il tessuto sociale ed ambientale e' morto. Cosa puo' esserci in Val D'Agri adesso che il petrolio ha reso l'aria irrespirabile? Che economia possiamo pensare per il 21esimo secolo se qui facciamo buchi per terra?

Per i lucani la soluzione e' una sola: Godot non arrivera' mai, e men che meno arrivera' in Matteo Salvini. Occorre che i lucani, vicini e lontani, si arrabbino, protestino in modo intelligente chiunque sieda nei palazzi della regione e che vogliano che la loro regione sia risparmiata da altri buchi. Occorre non fare sconti a nessuno, quale che sia il colore politico di chi viene eletto.
La soluzione e' fra le coscienze popolari, non fra i politici.

Ma a Matteo Salvini, che lo sappia o non lo sappia. questo non interessa. E' venuto qui ad acchiappare voti. E il 25 Marzo ripartira', di nuovo tutto pomposo, verso San Donato Milanese.