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Wednesday, May 1, 2019

L'ENI rinuncia alla concessione Panda in Sicilia










PANDA W2,  PANDA 2dir
Sealine di 16,5 km di collegamento 
tra i pozzi Panda ed il Manifold di raccolta di Cassiopea

Tutto all'aceto

Resta incerto il fato dei pozzi
ARGO 2, CASSIOPEA 1, CASSIOPEA 2, CASSIOPEA 3,
CENTAURO 1, GEMINI 1, VELA 1


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Il testo della rinuncia dell'ENI e' stato pubblicato qualche giorno fa dal sito del Ministero dell'Ambiente, ora funzionale, anche se e' scritto in un italiano impossibile da capire.

Perche' questi testi siano scritti in un linguaggio impossibile da decifrare e' per me un mistero. Anche il Concilio Vaticano secondo ha deciso che si doveva parlare in parole comprensibili al popolo, per cui veramente non capisco perche' non dare pane al pane e scrivere queste frasi contorte.

Cos'e' un progetto emarginato? Cosa sono le more del perfezionamento? Boh.

Ad ogni modo, quello che ne viene fuori e' la cosa seguente:

Nell'Aprile del 2010 l'ENI presento' al Ministero dell'Ambiente la richiesta per lo sviluppo di due concessioni estrattive, con dentro tre giacimenti minerari: Panda, Argo e Cassiopea, al largo del comune di Licata in provincia di Agrigento. Avrebbero voluto creare pozzi, oleodotti di collegamento e una centrale di raccolta.

A suo tempo venne tutto proclamato con tanta fanfara.

A causa pero' dei tanti dibattiti sui limiti e sulla barriera protettive delle 12 miglia, passata sopratutto grazie al caso Ombrina, e dopo tanti tira e molla, fra cui una prima approvazione nel 2014,  pozzi semisegreti, altri pozzi approvati, alla fine all'ENI e' stato chiesto di riperimetrare tutto.

E cosi, non e' ben chiaro perche' ma dopo cinque anni "ritendo che fossero venute meno le condizioni per lo sviluppo del giacimento Panda", il giorno 4 Marzo 2019 l'ENI annuncia al ministero di non "voler proseguire l’iter per il conferimento della concessione."

Il procedimento e' stato cosi archiviato.

Fine della storia breve, con 140 kmq di mare al largo della costa di Licata salve dalle trivelle.

Ciao ENI, questa volta non ci sei riuscita.

E per l'altra concessione? La Argo e Cassiopea?

Per quello non si sa ancora. C'e' solo un ottemperanza alle prescrizioni collegate al decreto approvativo del 2014 in cui si dice che

"Prima dell'avvio dei lavori il proponente dovrà integrare il Piano di monitoraggio dei fenomeni
geodinamici con approfondimenti riguardo al monitoraggio dei processi erosivi lungo il tratto di
litorale prospiciente l'area di interesse, da mettere a punto con le Autorità competenti” 


Questo decreto e' del 28 Marzo 2019 che dice che i lavori non sono ancora iniziati e che hanno fatto gli approfondimenti richiesti sull'erosione delle coste.


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La storia piu' lunga e' qui.

Le due concessioni estrattive ora archiviate, provenivano da concessioni precedenti di ricerca di idrocarburi. Nel passare da ricerca ad estrazione finale (coltivazione) le concessioni hanno cambiato nome.

Queste aree trivellande sono dunque la D2 GC AG di 143 kmq, che piu' o meno corrisponde alla concessione di ricercca GR 14 AG (Panda) e la D3 GC AG di 146 kmq, che invece corrisponde piu' o meno alla GR 13 AG e GR 14 AG (Argo e Cassiopea).

Era tutto parte del cosiddetto progetto Offshore Ibleo per estrazione di gas, che secondo le stime dell'ENI avrebbe dato all'Italia 12 miliardi di metri cubi per tutta la durata del progetto.

I conti sono sempre gli stessi: ne usiamo 70 milardi l'anno per cui questo Ibleo con 12 miliardi in totale avrebbe fornito ... circa due mesi di gas di fabbisogno nazionale nei 20 di sua vita su questa terra.

Una miseria, nonostante i paroloni dell'ENI e il prefisso giga o miliardi.

Ma voila' esce fuori che l'ENI aveva scelto un pezzo di mare che faceva parte di un area diventata intrivellabile a causa del decreto 128/2010,  passato da Stefania Prestigiacomo nel 2010 all'indomani dello scoppio in Louisiana e sotto pressione da parte degli abruzzesi impegnati nel caso Ombrina.

Fu Stefania Prestigiacomo che infatti che vieto' le trivelle entro le prime 5 miglia dalla costa, ed entro le prime 12 miglia in caso sulla costa ci fossero zone protette.

Purtroppo per l'ENI, Panda per il 17% ricadeva nelle dodici miglia di distanza dal Sito di Interesse Comunitario SIC Litorale Palma di Montechiaro in Sicilia.

Si volevano qui trivellare il pozzo Panda W2, in verticale, a 21 chilometri da tale SIC, il pozzo Panda 2 dir, in obliquo, a 20 km dal SIC; i pozzi Cassiopea 1, 2, 3; il pozzo Argo 2. Poi ci sarebbero stati i pozzi esplorativi Vela 1, Centauro 1 e Gemini 1.

Un totale di almeno nove pozzi fra permanenti ed esplorativi. Tutti questi pozzi, nuovi e vecchi, vicini e lontani, sarebbero infine stati collegati alla centrale di raccolta di Cassiopea lungo un percorso di oleodotto di 16 chilometri.  Le trivelle sarebbero arrivate fino a 600 metri di profondita' in acque considerate profonde, e poi fino a 4km sotto la crosta terrestre.

Oltre alle trivelle in mare lorsignori dell'ENI volevano martoriare ancora un po di piu' la citta' di Gela, su terraferma per una "minima attivita' onshore."

In teoria a causa del decreto Prestigiacomo avrebbero dovuto riperimetrare tutto, ma siccome e' poi' intervenuto il decreto sviluppo di quel gran signore di Corrado Passera, quelli dell'ENI hanno pensato di poter procedere. Infatti in decreto Passera aumentava il limite del no-trivelle entro le 12 miglia per tutta Italia, ma solo per pozzi nuovi. Per i pozzi dall'iter gia' in corso, tornava tutto a come era prima della Prestigiacomo.

E cosi, con un colpo da vero prestigiatore, Passera restitui' il mare ai trivellatori, incluso il progetto offshore Ibleo dell'ENI. Tutto il mare d'Italia infatti era stato gia' lottizzato, e di mare libero da lottizzare post-Prestigiacomo non era rimasto quasi niente.

Tutto questo, cioe' l'ENI che chiede di poter andare avanti con le trivelle in seguito al decreto Passera, accadeva nel 2014.

Da allora sono passati cinque anni, e dalle carte non c'e' piu' niente di pubblico sui siti del Minsitero.
Quello che pero' e' successo e' che con la finanziaria del 2016, e' stato deciso che il limite delle 12 miglia si applicava a tutto, concessioni nuove o vecchie che fossero.

Secondo me hanno lasciato il tutto un po dormiente, in stand-by finche' in tempi piu' recenti gli e' stato finalmente richiesto di riperimetrare tutto e hanno deciso che almeno con Panda non ne valeva la pena; oppure hanno deciso che il gas non era poi cosi abbondante come volevano credere.

Come detto sopra del fato di Cassiopea e di Argo non si sa ancora niente.

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E allora torniamo a leggere il progetto iniziale Panda e facciamoci delle risate.

Intanto viene fuori che questo era nella mente malata dell'ENI, un progetto "efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente",  che doveva durare per 20 anni.

Parole testuali!

Si vaglielo a dire proprio a Gela che e' un progetto senza impatti ambientali.

Dicono, come sempre, che l'alternativa zero non si puo' per le solite balle della "dipendenza dall'estero" e perche' e' "economicamente estremamente vantaggioso."

Avrebbero usato lo Scarabeo 9 per trivellare che "può operare in piena sicurezza anche in condizioni meteo-marine avverse".

Come sempre ci sarebbero stati fanghi, detriti, infiltrazioni, rischi di fuori uscite incotrollate, idrocarburi di bassa qualita', rischi di scoppio, vasche, reflui e rifiuti solidi, emissioni in atmosfera, rumore e vibrazioni, fluidi di perforazione, fuoriuscita accidentale di gas, sversamenti accidentali di sostanze inquinanti in mare,  collisione di navi con l’impianto di perforazione o i mezzi
navali di supporto, tutte cose di cui ormai abbiamo parlato milioni di volte ma che per l'ENI hanno "probabilita' di accadimento molto basse".

Qui compaiono pero' interessanti parole: la "necessità di effettuare operazioni di stimolazione per accrescere la produttività degli strati" e questo comprende tecniche aggressive, come il fracking e l'acidificazione.

Mmh.

Parlano pure di rischio geologico in relazione allo stendimento della conduttura di collegamento, del fatto che "nel canale di Sicilia sono inoltre presenti molte faglie" e che sono presenti "strutture morfologiche legate a fenomeni di rilascio di gas o fluidi attraverso i sedimenti marini non consolidati" ma anche qui e' tutto minimo, tutto poco probabile, irrilevante.

Insomma, tuttapposto!

Oltre a Palma di Montechiaro, vicino a questi pozzi e a tutti questi scoppi poco probabili ci sono
le varie aree protette

SIC Scala dei Turchi (ITA 040015), situato in direzione Nord, a circa 33 km da Panda W2 e da
Panda 2dir e a circa 47 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Litorale di Palma di Montechiaro (ITA040010), situato in direzione Nord Est, a circa 19 km da
Panda 2dir, a circa 21 km da Panda W2 e a circa 26 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Rupe di Falconara (ITA050008), situato in direzione Nord-Est, a circa 41 km da Panda 2dir,
a circa 44 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Torre Manfria (ITA050011), situato in direzione Nord-Est, a circa 42 km da Panda 2dir, a
circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Il sito coincinde con una
porzione del sito ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012) che si estende ad
Ovest di Gela ed è incluso nell’area “Biviere e Piana di Gela” classificata come Important Bird
Area (IBA n. 166) da BirdLife International;

ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012), situato in direzione Est, a circa 42 km
da Panda 2dir, a circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Tale area
comprende il SIC Biviere e Macconi di Gela (ITA050001), situato in direzione Est a notevole
distanza rispetto alle attività di progetto (circa 59 km da Panda 2dir, a circa 61 km da Panda W2
e a circa 51 km dal Cassiopea Manifold).

Important Bird Area – IBA (Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE). L’IBA più vicino, IBA n. 166 “Biviere e Piana di Gela”, dista circa 41 km da Panda 2dir, circa 44 km dal Pozzo Panda W2 e circa 37 km dal Cassiopea Manifold.

E ovviamente come dimenticare che il Canale di Sicilia, dove volevano appioppare queste trivelle e' sede di una enorme bioviersita' e dove la pesca e' una importante forte di reddito.

Siamo qui nelle acque vicino alle isole Pelagie, dove si "registra uno dei più alti tassi di cattura sia di specie ittiche di interesse commerciale, sia pelagiche di piccole e medie dimensioni", sia tipiche della costa. Si pescano qui ricciole, tonni alletterati, sgombri, triglie, molluschi, gamberi, naselli, triglie  di fango, acciughe, sardine, pesce spada.

Ci sono qui le tartarughe Caretta caretta, e tutto il mediterraneo e' un luogo tipico di nidificazione. Ci sono qui cetacei fra cui il delfino comune (Delphinus delphis), tursiope (Tursiops truncatus), grampo (Grampus griseus), balenottera comune (Balaenoptera physalus), capodoglio (Physeter macrocephalus).  La zona fa anche parte di percorsi di rotte migratorie di varie specie di uccelli.

Per tutte queste specie acquatiche gli spiaggiamenti sono gia adesso numerosi e lo dice pure l'ENI. Le trivelle avrebbero migliorato la situazione?
Nientaffatto!

L'ENI ancora affossa, ed e' vergognoso che dopo tutti i veleni e la disperazione che hanno dato alla Sicilia fanno pure finta di essere dei benefattori dell'umanita'.

Dicono infatti che l'economia in Sicilia va male, ad eccetto che... agricoltura, pesca e turismo. Pero' siccome loro sono in mare aperto, le loro opere non avrenno  "interferenze con le attività
turistiche ed agricole presenti sulla costa."

E per la pesca?

Anche qui dicono che il settore e' gia' in calo, con il "drastico ridimensionamento della flotta peschereccia siciliana", con disoccupazione e barche vecchie. Per ammazzare quello che per loro e' gia' un paziente mezzo in coma dicono che occorrera' chiudere il mare ai pescherecci, durante l’esecuzione delle attività di perforazione.

Che dire, chiudere il mare ai pescatori per farci le trivelle.

Dicono pero' che avrebbero fatto i monitoraggi, e faranno paragoni con il sito industriale di Porto Empedocle, Butera e Gela. Questa fa ridere perche' certo sono tutte localita' inquinate gia'.  E infatti lo dice l'ENI stessa che qui siamo al di sopra dei limiti per l’ozono, per gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, il particolato atmosferico (PM10) e il benzene.

Mmh.

Ma .. chi ha inquninato Gela? Chi ce l'ha messo quel benzene, un cancerogeno, in atmosfera?

Non certo io, e tutti sappiamo che e' stata L'ENI stessa!  E' come un circolo vizioso: ho iniziato ad inquinare 60 anni fa, adesso siccome e' tutto inquinato, posso continuare ad inquinare ancora.

Ricordano pure, senza commento, che la mortalita' in questa zona della Sicilia e' per la maggior parte dovuta a malattie del sistema circolatorio (con una prevalenza di malattie ischemiche del cuore e dei
disturbi circolatori dell'encefalo),  tumori (con una prevalenza di tumori di trachea, bronchi e polmoni negli uomini) e malattie del sistema respiratorio.

Notare che molte di queste cause di morte sono collegate alla respirazione ed io credo, indirettamente alla cattiva qualita' dell'aria e a quel benzene che esce fuori da ogni grazia divina dalle ciminiere industriali di Gela.

Perche' l'ENI non ha niente da dire? Da commentare? Perche' pensano che aggiungere altre trivelle sia una cosa da niente?

E poi arrivano le risate finali. Tutti questi pozzi, questi cavi, queste emissioni, vengono riepilogate in una lista finale con il seguente commento:  impatto ambientale trascurabile.

O tradotto in italiano semplice: tuttapposto.

Per fortuna che qui alla fine hanno rinunciato, per amore o per forza non e' importante.

Fine della storia lunga e breve.











Sunday, May 5, 2013

La Valle dei Templi e il pozzo Vela 1 ENI








"Zona della Valle dei Templi e dei punti di vista del belvedere del
Comune di Agrigento, caratterizzata da un’area di non comune bellezza archeologica
perfettamente collocata in un contesto naturale tipicamente mediterraneo"
Cosi' perfetta che adesso l'ENI ci piazza una trivella

In Sicilia parte una nuova istanza per la perforazione di un pozzo esplorativo di gas, da parte dell'ENI. Si chiama Vela 1 e si trova al largo di Agrigento, nello stretto di Sicilia e nella concessione detta GR 14 AG.

I comuni costieri piu' vicini sono Licata e Palma di Montechiaro e l'area interessata copre circa 408 chilometri quadrati.

In realta' di questa concessione gia' si parlava nel 2011 - sotto altro nome, altre sembianze, e vari inganni che a suo tempo assieme a Guido Picchetti cercammo di riordinare. Non so bene cosa sia successo in questo frangente di tempo, ma adesso e' "finalmente" partita la VIA, presentata nel Marzo 2013 e per cui, per scrivere le osservazioni c'e' tempo fino al 17 Giugno 2013.

Il testo della sintesti tecnica e' qui.

Le trivelle arriveranno a oltre 700 metri sotto la superifice marina, e quindi sara' un pozzo profondo. Useranno la Scarabeo 9 della Saipem - quella per le quali le certificazioni sono un optional -  per trivellare. Eccola


Come sempre dicono che e' tutto ultra sicuro, che i fanghi magicamente scompariranno, che la loro piattaforma e' disegnata con i migliori standard, che i rischi sono bassi, che non ci saranno perdite, urti, incidenti di nessun genere e che gli impatti sono minimali su tutto - mare, pesca, fondali, zooplancton, balene, tartarughe protette, persone e paesaggio. 

Pecccato che la Scarabeo 8 si sia invece incrinata in Norvegia per "lack of competence", e cioe' mancanza di competenza da parte dell'ENI!

Pero' adesso c'hanno la versione 9 - speriamo che abbiano imparato come si fa...



In sostanza l'ENI dice che sara' tuttapposto perche' sono a 30 chilometri da riva e che quindi qualsiasi interferenza sara' minimale.  E si, siamo a 30 chilometri da riva, ma su quella riva ci sono ben cinque zone protette, nonche' varie archeologiche di spicco.

Eh certo, uno va a vedere i templi della magna Grecia e proprio le trivelle vuole vedere!

Ecco qui il panorama in cui l'ENI costruira' il suo nuovo pozzo Vela 1:

• SIC ITA040015 - Scala dei Turchi, a circa 46,8 km (25,2 miglia marine nel punto più
prossimo) a Nord-Ovest del pozzo esplorativo Vela 1;

• SIC ITA040010 - Litorale di Palma di Montechiaro a circa 29,5 km (15,9 miglia marine nel
punto più prossimo) a Nord-Est del pozzo esplorativo Vela 1;

• SIC ITA050011 - Torre Manfria a circa 43,9 km (23,7 miglia marine nel punto più prossimo) a
Nord-Est del pozzo esplorativo Vela 1. Parte del SIC coincide con la ZPS Torre Manfria,
Biviere e Piana di Gela;

• SIC ITA050001 - Biviere e Macconi di Gela a circa 57 km (30,7 miglia marine nel punto più
prossimo) ad Est-NE del pozzo esplorativo Vela 1. Parte del SIC coincide con la ZPS Torre
Manfria, Biviere e Piana di Gela;

• ZPS ITA050012 - Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela a circa 55,5 km (29,9 miglia
marine nel punto più prossimo) ad Est-NE del pozzo esplorativo Vela 1.

Ci sono poi zone soggette a vincoli come ad esempio:

• cod. vincolo 190001 - Zona della Valle dei Templi e dei punti di vista del belvedere del
Comune di Agrigento, caratterizzata da un’area di non comune bellezza archeologica
perfettamente collocata in un contesto naturale tipicamente mediterraneo ;

• cod. vincolo 190002 - Lungomare San Leone nel Comune di Agrigento;

• cod. vincolo 190007 - Zona di Falconara caratterizzata dallo svolgimento morfologico delle
masse del paesaggio con le emergenze del massiccio fabbricato del Castello e del Monte di
Poggio Lungo;

• cod. vincolo 190009 - Zona di Manfria caratterizzata da poderi mediterranei luogo ricco di
leggende con vegetazione arbustiva ;

• cod. vincolo 190010 - Zona del lago di Biviere, ultimo resto della palude caratterizzato da rive
fatte di canneti e con qualche isolotto rifugio di ricchissima avifauna in comune di Gela.

Infine a 30 chilometri c'e' l'area Marina di Tutela Archeologica in Località Bulala del Comune
di Gela.

Ma che vuoi che sia, e' solo il nostro patrimonio naturalistico nazionale, un altro tassello nella distruzione dell'Italia.

In alcuni casi invece elencano tutto l'elencabile - i tipi di pesci, la temperatura, dove vivono le Caretta Caretta, ma non dicono niente di come le loro operazioni impatteranno tali sistemi ecologici.

E poi una bella notizia per i pescatori:

Pertanto, considerando la vicinanza dell’area di progetto all’area di pesca B1, durante la realizzazione delle attività in oggetto, sarà necessario interdire alle attività di pesca l‘area circostante la nave di perforazione, durante l’esecuzione del pozzo esplorativo Vela 1, per una fascia di sicurezza pari a circa 500 metri.
E certo, che gli importa a loro della pesca? E nel caso il pozzo diventa permanente quello e' un altro pezzo di mare tolto alle persone in maniera non temporanea ma per anni e anni.

E tutto questo in cambio di quanto gas?
Quante sono le riserve dentro Vela 1?

Non si sa.