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Wednesday, May 1, 2019

L'ENI rinuncia alla concessione Panda in Sicilia










PANDA W2,  PANDA 2dir
Sealine di 16,5 km di collegamento 
tra i pozzi Panda ed il Manifold di raccolta di Cassiopea

Tutto all'aceto

Resta incerto il fato dei pozzi
ARGO 2, CASSIOPEA 1, CASSIOPEA 2, CASSIOPEA 3,
CENTAURO 1, GEMINI 1, VELA 1


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Il testo della rinuncia dell'ENI e' stato pubblicato qualche giorno fa dal sito del Ministero dell'Ambiente, ora funzionale, anche se e' scritto in un italiano impossibile da capire.

Perche' questi testi siano scritti in un linguaggio impossibile da decifrare e' per me un mistero. Anche il Concilio Vaticano secondo ha deciso che si doveva parlare in parole comprensibili al popolo, per cui veramente non capisco perche' non dare pane al pane e scrivere queste frasi contorte.

Cos'e' un progetto emarginato? Cosa sono le more del perfezionamento? Boh.

Ad ogni modo, quello che ne viene fuori e' la cosa seguente:

Nell'Aprile del 2010 l'ENI presento' al Ministero dell'Ambiente la richiesta per lo sviluppo di due concessioni estrattive, con dentro tre giacimenti minerari: Panda, Argo e Cassiopea, al largo del comune di Licata in provincia di Agrigento. Avrebbero voluto creare pozzi, oleodotti di collegamento e una centrale di raccolta.

A suo tempo venne tutto proclamato con tanta fanfara.

A causa pero' dei tanti dibattiti sui limiti e sulla barriera protettive delle 12 miglia, passata sopratutto grazie al caso Ombrina, e dopo tanti tira e molla, fra cui una prima approvazione nel 2014,  pozzi semisegreti, altri pozzi approvati, alla fine all'ENI e' stato chiesto di riperimetrare tutto.

E cosi, non e' ben chiaro perche' ma dopo cinque anni "ritendo che fossero venute meno le condizioni per lo sviluppo del giacimento Panda", il giorno 4 Marzo 2019 l'ENI annuncia al ministero di non "voler proseguire l’iter per il conferimento della concessione."

Il procedimento e' stato cosi archiviato.

Fine della storia breve, con 140 kmq di mare al largo della costa di Licata salve dalle trivelle.

Ciao ENI, questa volta non ci sei riuscita.

E per l'altra concessione? La Argo e Cassiopea?

Per quello non si sa ancora. C'e' solo un ottemperanza alle prescrizioni collegate al decreto approvativo del 2014 in cui si dice che

"Prima dell'avvio dei lavori il proponente dovrà integrare il Piano di monitoraggio dei fenomeni
geodinamici con approfondimenti riguardo al monitoraggio dei processi erosivi lungo il tratto di
litorale prospiciente l'area di interesse, da mettere a punto con le Autorità competenti” 


Questo decreto e' del 28 Marzo 2019 che dice che i lavori non sono ancora iniziati e che hanno fatto gli approfondimenti richiesti sull'erosione delle coste.


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La storia piu' lunga e' qui.

Le due concessioni estrattive ora archiviate, provenivano da concessioni precedenti di ricerca di idrocarburi. Nel passare da ricerca ad estrazione finale (coltivazione) le concessioni hanno cambiato nome.

Queste aree trivellande sono dunque la D2 GC AG di 143 kmq, che piu' o meno corrisponde alla concessione di ricercca GR 14 AG (Panda) e la D3 GC AG di 146 kmq, che invece corrisponde piu' o meno alla GR 13 AG e GR 14 AG (Argo e Cassiopea).

Era tutto parte del cosiddetto progetto Offshore Ibleo per estrazione di gas, che secondo le stime dell'ENI avrebbe dato all'Italia 12 miliardi di metri cubi per tutta la durata del progetto.

I conti sono sempre gli stessi: ne usiamo 70 milardi l'anno per cui questo Ibleo con 12 miliardi in totale avrebbe fornito ... circa due mesi di gas di fabbisogno nazionale nei 20 di sua vita su questa terra.

Una miseria, nonostante i paroloni dell'ENI e il prefisso giga o miliardi.

Ma voila' esce fuori che l'ENI aveva scelto un pezzo di mare che faceva parte di un area diventata intrivellabile a causa del decreto 128/2010,  passato da Stefania Prestigiacomo nel 2010 all'indomani dello scoppio in Louisiana e sotto pressione da parte degli abruzzesi impegnati nel caso Ombrina.

Fu Stefania Prestigiacomo che infatti che vieto' le trivelle entro le prime 5 miglia dalla costa, ed entro le prime 12 miglia in caso sulla costa ci fossero zone protette.

Purtroppo per l'ENI, Panda per il 17% ricadeva nelle dodici miglia di distanza dal Sito di Interesse Comunitario SIC Litorale Palma di Montechiaro in Sicilia.

Si volevano qui trivellare il pozzo Panda W2, in verticale, a 21 chilometri da tale SIC, il pozzo Panda 2 dir, in obliquo, a 20 km dal SIC; i pozzi Cassiopea 1, 2, 3; il pozzo Argo 2. Poi ci sarebbero stati i pozzi esplorativi Vela 1, Centauro 1 e Gemini 1.

Un totale di almeno nove pozzi fra permanenti ed esplorativi. Tutti questi pozzi, nuovi e vecchi, vicini e lontani, sarebbero infine stati collegati alla centrale di raccolta di Cassiopea lungo un percorso di oleodotto di 16 chilometri.  Le trivelle sarebbero arrivate fino a 600 metri di profondita' in acque considerate profonde, e poi fino a 4km sotto la crosta terrestre.

Oltre alle trivelle in mare lorsignori dell'ENI volevano martoriare ancora un po di piu' la citta' di Gela, su terraferma per una "minima attivita' onshore."

In teoria a causa del decreto Prestigiacomo avrebbero dovuto riperimetrare tutto, ma siccome e' poi' intervenuto il decreto sviluppo di quel gran signore di Corrado Passera, quelli dell'ENI hanno pensato di poter procedere. Infatti in decreto Passera aumentava il limite del no-trivelle entro le 12 miglia per tutta Italia, ma solo per pozzi nuovi. Per i pozzi dall'iter gia' in corso, tornava tutto a come era prima della Prestigiacomo.

E cosi, con un colpo da vero prestigiatore, Passera restitui' il mare ai trivellatori, incluso il progetto offshore Ibleo dell'ENI. Tutto il mare d'Italia infatti era stato gia' lottizzato, e di mare libero da lottizzare post-Prestigiacomo non era rimasto quasi niente.

Tutto questo, cioe' l'ENI che chiede di poter andare avanti con le trivelle in seguito al decreto Passera, accadeva nel 2014.

Da allora sono passati cinque anni, e dalle carte non c'e' piu' niente di pubblico sui siti del Minsitero.
Quello che pero' e' successo e' che con la finanziaria del 2016, e' stato deciso che il limite delle 12 miglia si applicava a tutto, concessioni nuove o vecchie che fossero.

Secondo me hanno lasciato il tutto un po dormiente, in stand-by finche' in tempi piu' recenti gli e' stato finalmente richiesto di riperimetrare tutto e hanno deciso che almeno con Panda non ne valeva la pena; oppure hanno deciso che il gas non era poi cosi abbondante come volevano credere.

Come detto sopra del fato di Cassiopea e di Argo non si sa ancora niente.

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E allora torniamo a leggere il progetto iniziale Panda e facciamoci delle risate.

Intanto viene fuori che questo era nella mente malata dell'ENI, un progetto "efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente",  che doveva durare per 20 anni.

Parole testuali!

Si vaglielo a dire proprio a Gela che e' un progetto senza impatti ambientali.

Dicono, come sempre, che l'alternativa zero non si puo' per le solite balle della "dipendenza dall'estero" e perche' e' "economicamente estremamente vantaggioso."

Avrebbero usato lo Scarabeo 9 per trivellare che "può operare in piena sicurezza anche in condizioni meteo-marine avverse".

Come sempre ci sarebbero stati fanghi, detriti, infiltrazioni, rischi di fuori uscite incotrollate, idrocarburi di bassa qualita', rischi di scoppio, vasche, reflui e rifiuti solidi, emissioni in atmosfera, rumore e vibrazioni, fluidi di perforazione, fuoriuscita accidentale di gas, sversamenti accidentali di sostanze inquinanti in mare,  collisione di navi con l’impianto di perforazione o i mezzi
navali di supporto, tutte cose di cui ormai abbiamo parlato milioni di volte ma che per l'ENI hanno "probabilita' di accadimento molto basse".

Qui compaiono pero' interessanti parole: la "necessità di effettuare operazioni di stimolazione per accrescere la produttività degli strati" e questo comprende tecniche aggressive, come il fracking e l'acidificazione.

Mmh.

Parlano pure di rischio geologico in relazione allo stendimento della conduttura di collegamento, del fatto che "nel canale di Sicilia sono inoltre presenti molte faglie" e che sono presenti "strutture morfologiche legate a fenomeni di rilascio di gas o fluidi attraverso i sedimenti marini non consolidati" ma anche qui e' tutto minimo, tutto poco probabile, irrilevante.

Insomma, tuttapposto!

Oltre a Palma di Montechiaro, vicino a questi pozzi e a tutti questi scoppi poco probabili ci sono
le varie aree protette

SIC Scala dei Turchi (ITA 040015), situato in direzione Nord, a circa 33 km da Panda W2 e da
Panda 2dir e a circa 47 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Litorale di Palma di Montechiaro (ITA040010), situato in direzione Nord Est, a circa 19 km da
Panda 2dir, a circa 21 km da Panda W2 e a circa 26 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Rupe di Falconara (ITA050008), situato in direzione Nord-Est, a circa 41 km da Panda 2dir,
a circa 44 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Torre Manfria (ITA050011), situato in direzione Nord-Est, a circa 42 km da Panda 2dir, a
circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Il sito coincinde con una
porzione del sito ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012) che si estende ad
Ovest di Gela ed è incluso nell’area “Biviere e Piana di Gela” classificata come Important Bird
Area (IBA n. 166) da BirdLife International;

ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012), situato in direzione Est, a circa 42 km
da Panda 2dir, a circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Tale area
comprende il SIC Biviere e Macconi di Gela (ITA050001), situato in direzione Est a notevole
distanza rispetto alle attività di progetto (circa 59 km da Panda 2dir, a circa 61 km da Panda W2
e a circa 51 km dal Cassiopea Manifold).

Important Bird Area – IBA (Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE). L’IBA più vicino, IBA n. 166 “Biviere e Piana di Gela”, dista circa 41 km da Panda 2dir, circa 44 km dal Pozzo Panda W2 e circa 37 km dal Cassiopea Manifold.

E ovviamente come dimenticare che il Canale di Sicilia, dove volevano appioppare queste trivelle e' sede di una enorme bioviersita' e dove la pesca e' una importante forte di reddito.

Siamo qui nelle acque vicino alle isole Pelagie, dove si "registra uno dei più alti tassi di cattura sia di specie ittiche di interesse commerciale, sia pelagiche di piccole e medie dimensioni", sia tipiche della costa. Si pescano qui ricciole, tonni alletterati, sgombri, triglie, molluschi, gamberi, naselli, triglie  di fango, acciughe, sardine, pesce spada.

Ci sono qui le tartarughe Caretta caretta, e tutto il mediterraneo e' un luogo tipico di nidificazione. Ci sono qui cetacei fra cui il delfino comune (Delphinus delphis), tursiope (Tursiops truncatus), grampo (Grampus griseus), balenottera comune (Balaenoptera physalus), capodoglio (Physeter macrocephalus).  La zona fa anche parte di percorsi di rotte migratorie di varie specie di uccelli.

Per tutte queste specie acquatiche gli spiaggiamenti sono gia adesso numerosi e lo dice pure l'ENI. Le trivelle avrebbero migliorato la situazione?
Nientaffatto!

L'ENI ancora affossa, ed e' vergognoso che dopo tutti i veleni e la disperazione che hanno dato alla Sicilia fanno pure finta di essere dei benefattori dell'umanita'.

Dicono infatti che l'economia in Sicilia va male, ad eccetto che... agricoltura, pesca e turismo. Pero' siccome loro sono in mare aperto, le loro opere non avrenno  "interferenze con le attività
turistiche ed agricole presenti sulla costa."

E per la pesca?

Anche qui dicono che il settore e' gia' in calo, con il "drastico ridimensionamento della flotta peschereccia siciliana", con disoccupazione e barche vecchie. Per ammazzare quello che per loro e' gia' un paziente mezzo in coma dicono che occorrera' chiudere il mare ai pescherecci, durante l’esecuzione delle attività di perforazione.

Che dire, chiudere il mare ai pescatori per farci le trivelle.

Dicono pero' che avrebbero fatto i monitoraggi, e faranno paragoni con il sito industriale di Porto Empedocle, Butera e Gela. Questa fa ridere perche' certo sono tutte localita' inquinate gia'.  E infatti lo dice l'ENI stessa che qui siamo al di sopra dei limiti per l’ozono, per gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, il particolato atmosferico (PM10) e il benzene.

Mmh.

Ma .. chi ha inquninato Gela? Chi ce l'ha messo quel benzene, un cancerogeno, in atmosfera?

Non certo io, e tutti sappiamo che e' stata L'ENI stessa!  E' come un circolo vizioso: ho iniziato ad inquinare 60 anni fa, adesso siccome e' tutto inquinato, posso continuare ad inquinare ancora.

Ricordano pure, senza commento, che la mortalita' in questa zona della Sicilia e' per la maggior parte dovuta a malattie del sistema circolatorio (con una prevalenza di malattie ischemiche del cuore e dei
disturbi circolatori dell'encefalo),  tumori (con una prevalenza di tumori di trachea, bronchi e polmoni negli uomini) e malattie del sistema respiratorio.

Notare che molte di queste cause di morte sono collegate alla respirazione ed io credo, indirettamente alla cattiva qualita' dell'aria e a quel benzene che esce fuori da ogni grazia divina dalle ciminiere industriali di Gela.

Perche' l'ENI non ha niente da dire? Da commentare? Perche' pensano che aggiungere altre trivelle sia una cosa da niente?

E poi arrivano le risate finali. Tutti questi pozzi, questi cavi, queste emissioni, vengono riepilogate in una lista finale con il seguente commento:  impatto ambientale trascurabile.

O tradotto in italiano semplice: tuttapposto.

Per fortuna che qui alla fine hanno rinunciato, per amore o per forza non e' importante.

Fine della storia lunga e breve.











Saturday, June 9, 2018

Il papa incontra i petrolieri: lasciate il petrolio sottoterra




There should be no room for opportunistic 
and cynical efforts to gain small partial results 
in the short run while shifting equally significant
 costs and damages to future generations



Papa Francesco ha oggi, Sabato 9 Giugno 2018, incontrato i petrolieri presso il Vaticano e li ha esortati ad essere leader sull'ambiente.

Erano presenti rappresentanti di ENI, ExxonMobil, BP, Equinor (ex Statoil di Norvegia) con i rispettivi CEO.

Pare una contraddizione in termini, e secondo me lo e'.

Il papa dice che non c'e' tempo da perdere nella transizione verso le rinnovabili, e che e' di grave "disturbo" che le emissioni di CO2 continuano a salire, nonostante gli accordi di Parigi.

E anzi, aggiunge:

"Ancora piu' preoccupante e' la ricerca di nuove fonti fossili, mentre fra gli impegni di Parigi c'era l'obiettivo preciso di lasciare le nuovi fonti fossili sottoterra".

L'incontro e' stato organizzato dalla Chiesa per sottolineare il suo impegno contro i cambiamenti climatici, ed era parte del convegno “Energy Transition and Care for Our Common Home", svoltosi durante i giorni 8 e 9 Giugno 2018. 

I petrolieri, per crearsi una immagine green secondo me, hanno fatto tante promesse, molte delle quali vaghe e a lunghissimo termine. Shell promette di dimezzare le sue emissioni di CO2 entro il 2050, la BP e la ExxonMobil annunciano "strategie" per diminuire le perdite di metano. Ma sono tutte parole perche' alla fine continuano a bucare indistrubati. 

Il papa dice loro che quello che hanno fatto finora non e' sufficente.  Dice che la civilta' richiede energia, ma la civilta' non dovrebbe distruggere il pianeta.

Tante belle parole, tanto bella l'iniziativa. Ma che secondo me non cambia niente, perche' se uno nasce lupo non puo' morire pecora.

Ce lo vedete Descalzi o Scaroni diventare docili ambientalisti?

Io no, e questo perche' ho avuto a che fare con petrolieri ed affini, e so che ai petrolieri interesssa una sola cosa: il vile denaro, costi quel che costi. Basta guardare tutto il passato, dalla Nigeria alla Basilicata per rendersene conto.

Non cambiano perche' glielo ha detto il papa, questi hanno dietro di se *decenni* di sfruttamento selvaggio.

Secondo me l'unica soluzione e' invece di continuare a svergognarli ogni giorno, di resistere loro in ciascuna comunita', piccola e grande che sia, e mandare il loro il messaggio: non vi lasceremo trivellare ne qui, ne altrove.





Wednesday, June 3, 2015

Il papa, l'enciclica sui cambiamenti climatici e i petrolieri


and now...


** Nota: il papa non ha un master in chimica, ma e' una sorta di perito chimico. Molti siti USA riportavano la storia del master, ed e' stato da li che ho preso le info. La sostanza resta.**


Fra esattamente due settimane verra' presentata la prima enclica di Papa Francesco. Si chiamera' "Laudato sii", in onore di San Francesco e del suo amore per la natura.

L'enclica conterra' una critica al consumismo e al capitalismo sfrenato, ma si concentrera' sui cambiamenti climatici, causati dall'uomo. Il Papa ha consultato vari esperti e scienziati prima di scrivere Laudato sii,  addirituttura promuovendo un convegno in Vaticano sul tema il giorno 28 Aprile 2015. L'intento e' di diffonderla prima del grande, ennesimo, convegno sul clima di Parigi fra sei mesi. L'enfasi e' certo sulla natura, ma c'e' anche una forte compomente di giustizia sociale.  I piu' vulnerabili quando arrivano le catastrofi dovute ai cambiamenti climatici sono sempre i piu' poveri, che perdono accesso a terreni e all'acqua potabile. Il messaggio e' che non sono solo gli orsi polari a soffrire, e' l'umanita' intera.

Tutto bene allora? La quasi totalita' del mondo scientifico e' concorde che i cambiamenti climatici sono reali e sono causati dall'uomo. L'enclica dovrebbe essere semplicemente la Chiesa che fa la sua parte per migliorare il pianeta, come da imperativo morale e religioso.

E invece no. I lupi in fabula sono sempre loro. I petrolieri, i politici che li appoggiano e che vengono ampiamenti ripagati di tali appoggi con fondi per le campagne elettorali, e i centri di ricerca finanziati dai petrolieri. Si sono tutti sfogati come meglio hanno potuto in queste settimane contro il Papa.
Di tutto hanno tirato fuori .

Inizia "The Heartland Institute" con sede a Chicago. Non dicono chi li finanzia ma e' noto che hanno ricevuto quasi 800mila dollari da ExxonMobil e da Chevron, e che ricevono finanziamenti dai fratelli Koch, investitori che hanno fatto la loro fortuna con il petrolchimico. Per dirne una, The Heartland Institute tuttora continua a dire che il fumo di sigaretta non fa male. E si, hanno ricevuto fondi pure da Phillip Morris. Bene, The Heartland Institute ha mandato una delegazione a Roma per informare il Papa che la crisi dei cambiamenti climatici non esiste! Il presidente Joseph Bast ha dichiarato:

"Gli umani non stanno causando una crisi climatica sul pianeta verde di Dio, stanno solo realizzando il loro dovere biblico di proteggere la terra e di usarla per il bene dell'umanita'. Sebbene il Papa abbia buone intenzioni, nell'appoggiare le posizioni non scientifiche dell'ONU sui cambiamenti climatici sta facendo un disservizio al suo gregge [...] I poveri soffiranno terribilmente se l'accesso all'energia -- il motore della prosperita' e di una vita migliore --  diventera' piu' costoso e meno affidabile per decreti imposti dall'alto."

Ipse dixit.

Jim Lakely, un altro portavoce della Heartland Insitute dice che il Papa non e' bene consigliato dall'ONU su questo complicato tema scientifico e che i cattolici dovrebbero analizzare l'evidenza da stessi e capire che il Santo Padre e' una autorita' su temi spirituali ma non su quelli scientifici.

Arriva The American Petroleum Institute, la potente lobby dei petrolieri americani a dichiarare a The Guardian che le "fonti fossili sono uno strumento vitale per sollevare le popolazioni dalla poverta' in tutto il mondo, e noi abbiamo questo impegno"


Si, vaglielo a spiegare in Nigeria dopo cinquant'anni di Shell e di ENI.

E in questi primi giorni di giugno arriva anche Rick Santorum a bagnare il pane nell'olio. Santorum e' candidato alle presidenziali USA come repubblicano per il 2016. Dice che la chiesa cattolica dovrebbe lasciare le questioni scientifiche agli scienziati perche' qualche volta su questo tema hanno sbagliato. Dovrebbero focalizzarsi su teologia e moralita' e che "Quando la chiesa si immischia in teorie politiche e controversie scientifiche credo che non sia altrettanto potente ne credibile. "

Ma non c'e' alcuna controversia -- il 97% degli scienziati e' concorde sull'origine antropogenica dei cambiamenti climatici. In quanto alla moralita' -- cosa c'e' di morale invece nel restare a guardare impassibili la distruzione del pianeta a causa dell'uso smisurato di fonti fossili? Anzi, il Vaticano avrebbe dovuto scrivere questa enciclica dieci anni fa!

E' evidente che i nostri eroi hanno paura della chiesa, dei suoi 1.2 miliardi di seguaci e della sua presenza capillare in ogni angolo del globo. E il carisma di Papa Bergoglio certo non guasta.

Come sempre i piagnistei dei petrolieri non sono altro che il canto del cigno morente.

In tutto il mondo ci si prepara per questa enclica con entusiasmo. In Australia verra' distribuita sottoforma di libro in tutte le parrocchie. Nelle Filippine tutte le chiese di Manila suoneranno le campane a festa il giorno dell'enciclica. In Argentina creeranno delle preghiere speciali collegate a Laudato sii. Negli USA i vescovi preparano modelli di omelie sui cambiamenti climatici da diffondere fra il clero.

Manca solo una cosa alla chiesa: di divestire il suo immenso patrimonio da fondi petroliferi. C'e' un detto americano che dice ``Put your money where your mouth is."  La bocca ed il portafoglio devono stare nello stesso posto. Oh yes, we can.

Qui la petizione per chiedere al Vaticano di divestire dalle fonti fossili.





What’s also interesting is that the Catholic Church has decided to interfere in matters of science quite a few times over their nearly 2,000 year history, but you’re not going to see Rick Santorum complain about the time the Vatican had Galileo tried and convicted for heresy simply for supporting the theory that the Earth orbited the Sun, rather than the other way around. Via CBS Philly: “The perception that the media would like to give of Pope Francis and the reality are two different things…I’m a huge fan of his, and his focus on making sure that we have a healthier society…I support completely the Pope’s call for us to do more to create opportunities for people to be able to rise in society and care for the poor. That’s our obligation as a society.” Seeing that it is expected by many that Pope Francis will release an encyclical on climate change, Santorum says he disagrees with what he expects to hear in it. “The Church has gotten it wrong a few times on science, and I think we’re probably better off leaving science to the scientists and focus on what we’re really good on, which is theology and morality. When we get involved with political and controversial scientific theories, then I think the church is probably not as forceful and credible.” According to Santorum, this is not the first time that he has told religious leaders to shy away from matters of science and focus more on the church’s principles. (Source) Whether Rick Santorum (along with the rest of the 2016 Republican candidates) wants to admit it or not, climate change is real and human activity is responsible for accelerating it. He also claims to be a supporter of Pope Francis and his message, but it seems that the only things that the Church teaches that Rick Santorum cares about are abortion, contraception and of course, that gay people are icky and going to Hell. The other things that Catholic doctrine talks about like taking care of the poor, the elderly and the sick? Nah, you can count Rick Santorum out on those since he subscribes to the teachings of the Republican Gospels when it comes to those issues. Republicans, including Rick Santorum, have repeatedly ignored the fact that 97% of climate scientists agree that climate change during the last 100 years is due to human activity, and Rick Santorum himself has called climate change a “hoax” and “bogus.” Despite the many faults of the Catholic Church, it’s a good thing that Pope Francis is addressing climate change, and conservative Catholic politicians here in the United States are furious with him because of that. Maybe Rick Santorum should take his own advice, shut his mouth, and actually listen to scientists for once.

Read more at: http://www.forwardprogressives.com/rick-santorum-tells-pope-francis-keep-mouth-shut-science/

Monday, September 1, 2014

Vaticano: divestite dalle fonti fossili!


Per puro caso, l'ENI in piazza San Pietro





Il gruppo 350.org, guidato da Bill McKibben, e' uno dei principali movimenti del mondo contro i cambiamenti climatici. Nel corso degli anni hanno lanciato varie iniziative, fra cui sit in alla Casa Bianca contro l'oleodotto Keystone XL dal Canada, o "Hands on the Sand", catene umane lungo la spiaggia contro le trivellazioni, evento ripreso anche in Italia.

Qualche anno fa hanno iniziato una campagna per chiedere ad universita' ed enti di pubblici di divestire dalle fonti fossili. In questi giorni hanno lanciato un nuovo appello: chiedere anche al Vaticano di divestire da petrolio e gas.

Il gruppo di Bill Kibben si ispira alla imminente enciclica di Papa Francesco sul ruolo dell'umanita' nella cura della Terra, e ricorda che se e' eticamente sbagliato distruggere il pianeta, allora e' anche eticamente sbagliato trarne profitti. E questo e' qualcosa su cui tutti possono essere d'accordo - cristiani ed atei.

Negli ultimi due anni, centinaia di universita', citta' e comunita' di fede in tutto il mondo hanno aderito all'iniziativa di divestire dalle fonti fossili.  Nel mese di giugno 2014, l'Universita' di Dayton in Ohio e' diventata la prima universita' cattolica ad impegnarsi nel divestimento. Ora e' il momento del Vaticano: papa Francesco ha l'opportunita' di aggiungere la sua voce -- e quella di 1.2 miliardi di cattolici -- alla richiesta di divestimento dalle fonti fossili.

Il Vaticano e' stato il primo stato del mondo ad emissioni zero di CO2, e questo e' un buon inizio.  Ma non basta: adesso viene chiesto al papa di usare il suo potere affinche' la Banca del Vaticano, con il suo bottino di 8 miliardi di dollari, cessi ogni investimento nell'industria fossile, perche' e' questa la principale responsabile dei cambinamenti climatici.

Il papa ne ha parlato in varie occasioni, ed e' evidente che sussiste un imperativo morale ad agire: se non facciamo nulla le conseguenze saranno disastrose, specie per i piu' vulnerabili.

La campagna per il divestimento dalle fonti fossili e' stata finora di gran successo: a Luglio il World Council of Churches, che rappresenta circa 500 milioni di persone ha votato per il divestimento. La Chiesa Cattolica non fa parte di questo gruppo.  Ad Aprile del 2014 vari gruppi religiosi dall'Australia e dal Nord America hanno scritto al Papa Francesco, illustrando perche' il divestimeno fosse un imperativo morale per la Chiesa Cattolica.

E' evidente che se la banca del Vaticano decidesse di seguire una strada simile, sarebbe un segnale forte anche per il nostro scellerato governo che pare ancorato in tutto e per tutto alle trivellazoni in ogni parte d'Italia.






Thursday, March 21, 2013

L'ambiente prima priorita' della chiesa - Sean McDonagh, teologo ambientalista


Vorrei chiedere, per favore a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo ‘custodi’ della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo.


Father Sean McDonagh e' un prete irlandese dell’ordine di SanColombano. Ma a vederlo non si direbbe: si veste normale, parla normale e sta in mezzo alla gente normale.

Il suo messaggio trentennale e’ molto semplice: fede, ecologia e giustizia. Perche’ i primi a soffire le conseguenze della degradazione ambientale sono sempre gli ultimi, i poveri, gli indifesi, quelli che non hanno voce in capitolo. E questo vale per i paesi in via di sviluppo tanto quanto per noi occidentali.

La sua coscienza ecologica si e' formata durante il decennio trascorso da missionario nelle Filippine, fra gli anni 70-80,  quando ha toccato con prima mano le conseguenze della deforestazione selvaggia sul popolo indigeno T'boli. Da allora non ha mai smesso di invocare una vera “conversione ecologica” della chiesa cattolica,  che vada al dila’ delle dichiarazioni d’occasione e chiedendo ripetutamente che la giustizia ambientale diventi una priorita’ del Vaticano.

Nel corso del tempo Father McDonagh e’ diventato uno dei principali teologi ambientali, ha scritto libri, ha vinto premi, viene regolarmente invitato alle Nazioni Unite a parlare sui rapporti etica/ambiente. Non poteva mancare allora il suo appello a Papa Francesco: l’ambiente devediventare la priorita’ numero uno della Chiesa. E poi aggiunge che finora “laRoma ufficiale e’ stata chiusa su questo tema”, “e stata sorda, e’ stata cieca”.

E quindi, ben vengano le parole del nuovo papa.  Ma che non siano solo parole e che il Vaticano e chi guida le nostre diocesi sappiano lottare per l’ambiente, ma per davvero. Non e’ sufficente mettere un pannello solare sul tetto della curia, occorre invece che l’enorme potere delle chiesa venga calato nel particolare e che i vescovi usino la loro influente voce in favore di chi vive in un ambiente martoriato chiedendo che le cose cambino, da Gela a Taranto, da Viggiano a Falconara.

E visto che qui parliamo di petrolio, mi pare opportuno ricordare il clero d’Abruzzo che in questi anni ha ascoltato le ragioni della gente, della scienza, del buon senso, e un po’ anche mie, nel contrastare il petrolio d’Abruzzo e in favore del Parco Nazionale della Costa teatina. I vescovi Bruno Forte da Vasto, Tommaso Valentinetti da Pescara, Carlo Ghidelli e Emidio Cipollone da Lanciano, assieme al rappresentante della pastorale sociale Carmine Miccoli, sono ripetutamente scesi in campo senza paura contro l’ENI, la Forest Oil, la Medoilgas che hanno intenzione di bucare l’imbucabile in Abruzzo.

Io credo che l’intera conferenza episcopale d’Abruzzo e del Molise sia una manifestazione concreta di questa “conversione ecologica” di Father McDonagh.

E invece quelli di cui non riesco a capacitarmi sono i vescovi di Basilicata.

Perche’ tacciono? Di cosa hanno paura? Non vedono la degradazione ambientale della loro regione? Non vedono i conseguenti danni sociali ed economici, in termini di poverta’, emigrazione, malattie che la petrolizzazione targata ENI e Total ha portato loro? 

Perche’ difendere a spada tratta la vita – intesa solo come aborto ed eutanasia - e mai invece tutto quello che c’e’ in mezzo il nascere ed il morire e che si chiama qualita’ della vita,  aria pulita, acqua sana e la speranza di vivere sereni?

A Giugno 2011 scrissi a tutti i vescovi lucani. Silenzio tombale. 
E poi ancora a Marzo 2012. 

Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti,Gianfranco Todisco, Salvatore Ligorio in tutti questi anni delle trivelle in Lucania non hanno saputo dire una parola in difesa del loro creato e della loro gente.

Sono loro i ciechi e i sordi di Father McDonagh?

E poi mi sovviene questa frase di tanti anni fa, di un altro gesuita: il potere serve solo per farci del bene, altrimenti e’ inutile, cari vescovi lucani.

The sole advantage of power is that you can do more good.
Baltasar Gracian,  padre gesuita, 1647