.

.
Showing posts with label Unite. Show all posts
Showing posts with label Unite. Show all posts

Monday, October 21, 2019

La sovrappopolazione mondiale










Nel 1960, 60 anni fa, eravamo in tre milardi sul pianeta.

Siamo adesso a sette miliardi e mezzo. 

Piu' che raddoppiati in cosi poco tempo. 
Ogni anno "celebriamo" il giorno della fine delle risorse su questo pianeta e ci impegnamo tutti a usare di meno, a sprecare di meno, a reciclare, a non usare la plastica e a mangiare locale.

Il fatto resta che anche se fossimo tutti il piu' santi possibili, la popolazione sulla terra continua a crescere a ritmi secondo me insostenibili.

Ed e' tabu parlarne.

Nel 2030 saremo in 8.6 miliardi.
Nel 2050 saremo in 10 miliardi.

Ogni anno ci sono 83 milioni di persone in piu' su questa terra.

Lo dice l'ONU.

Nel 2024, la popolazione dell'India superera' quella della Cina.

Ovviamente le soluzioni non sono di imporre limiti e punzioni, stile Cina ai tempi delle politiche sul figlio unico, o peggio ancora imporre la sterilizzazione come invece e' stato fatto in decenni passati in paesi poveri.

Che ci piaccia o no, pero' la bomba demografica e' piu' forte in taluni paesi, spesso poveri.  Ho imparato questa statistica poco tempo fa e non ancora sono riuscita a digerirla: in Nigeria la natalita' media e' di 6 figli a donna, e il tasso di sopravvivenza all'eta' adulta e' elevato. In poche parole, la popolazione cresce in modo vertiginoso, in quello che a tutti gli effetti e' un paese corrotto e con grande differenza fra i petrol-pochi-ricchi e la maggioranza di disperati.

Chi ne prendera' cura di tutte queste persone in piu' e dara' loro un futuro dignitoso? 

Un po di numeri:

Nel 1960 in Nigeria c'erano 60 milioni di persone.

Oggi, 60 anni dopo, ce ne sono 200 milioni.

Nel 2050 se tutto continua cosi' saranno in 400 milioni.

Saranno il terzo paese piu' popoloso della terra, dietro solo a Cina ed India.

Nel 2050 ci saranno piu' Nigeriani che Europei.

Ma come deve fare il pianeta?

Dove arriva il limite? Quando e' che troppo e' troppo?

E dico tutto questo veramente con rispetto dei nigeriani che di sofferenze come ne popolo ne hanno avute tante.  Anzi, il loro stesso governo e' preoccupato dell'esplosione demografica.

Non c'e' solo la Nigeria. I tassi di natalita' sono elevatissimi in almeno 26 nazioni, tutte in Africa, secondo le Nazioni Unite che stimano che queste 26 nazioni d'Africa raddoppieranno i loro cittadini entro il 2050, fra cui Etiopia, Congo e Uganda. Entro il 2100 invece Angola, Burundi, Niger, Somalia, Tanzania e Zambia arriveranno a 5 volte la loro popolazione attuale.

Forti tassi di crescita anche in India, Pakistan, USA ed Indonesia.

Nel loro complesso i 50 paesi piu' poveri della terra hanno un tasso di natalita' di 4.3 nascite per donna.

Come detto, e' insostenibile. Da un punto di vista di risorse della terra, di qualita' di vita delle persone, del creato.E infatti un sondaggio nel 2017 mostra che i 3/4 delle persone del Ghana, Nigeria e il 50% dei residenti del Sud Africa, il paese africano piu' ricco vuole andarsene dal continente.

Considerato come siamo gia' messi sul pianeta, l'esplosione della natalita' non potra' che peggiorare le cose. Abbiamo gia' specie in via di estinzione a tutto gas per far spazio all'uomo e alle sue esigenze, corruzione o guerra in molti dei paesi di cui sopra, cambiamenti climatici che riducono o rendono piu' difficile agricoltura e che portano aridita' e siccita'.  Dove andremo a prendere cibo, spazio, lavoro, per numeri cosi grandi di persone?
 
Di esempi ce ne sono tanti gia' adesso.

L'Indonesia spostera' la sua capitale da Jakarta, affollata e sporca e frenetica e troppo densamente abitata, ad un isola remota e ancora semi-selvaggia, casa degli orango-tanghi. Che fine faranno gli oranghi-tanghi e' facile immaginare.  Dovranno lasciar spazio alle persone e all'urbanizzazione.

L'Amazzonia viene tagliuzzata per far spazio ad agricoltura intensiva.

Il consumo di tutto, dalla carne, alle gomme per le automobili aumentera'. E con questo inquinamento e CO2 in atmosfera. Le nostre estati saranno sempre piu' calde. La vita sempre piu' difficile.

Uno studio del New York Times mostra che qui a Los Angeles  grazie agli enormi sforzi fatti da tutti, legislatori e cittadini, le emissioni pro capite di CO2 sono diminuite del 2% dal 1990 ad oggi.
Una buona cosa anche se modesta.

Pero' nel complesso, le emissioni di CO2 sono aumentate del 16%. Perche'?
Perche' siamo di piu!

Nel 1990 la popolazione dell'area metropolitana di Los Angeles era di 11 milioni di persone.
Ora siamo a 13 milioni.

E' evidente che non abbiamo migliorato niente da un punto di vista ambientale, consumiano tutti un po di meno, ma siamo di piu' a consumare, per cui.. cui prodest?

E si, lo so che c'e' sempre il mantra della crescita-crescita-crescita economica che non si puo' che avere con crescita di persone, ma ad un certo punto occorre fermarsi a riflettere. Questa crescita quando e' che e' sufficente?

Quand' che invece occorre dire basta?

Che fine ha fatto la decrescita felice?

Quello che occorre, io penso, e' maggiore istruzione, maggiore accesso a metodi anticoncezionali, maggiore opportunita' lavorativa per tutti, ma specie per le donne, che possano avere consapevolezza che la vita possa essere piu' che far tanti, troppi figli.

Qualcuno ne parla?

No.

E' come detto sopra tabu', perche' c'e' l'idea che chi-siamo-noi-ricchi-bianchi-europei a dire ai paesi con natalita' massiccia, spesso in Africa e/o in via di sviluppo che la loro natalita' e' un problema. C'e' pure "il crescete e moltiplicatevi" a volte troppo letterale della chiesa cattolica, o l'idea che occorre arrivare al figlio maschio e non fermarsi finche' non ci si arriva.

E' evidente pero' che non parlarne non porta via il problema. Io non mi occupo e non mi voglio occupare di flussi migratori e dei barconi di migranti economici che arrivano anche in Italia, ma e' lampante che finche' la popolazione continua a crescere a ritmi insostenibili in paesi con poche opportunita' ci sara' sempre pressione demografica dai paesi africani verso l'Europa.

Uno ci deve pensare: una nazione, appunto la Nigeria, che passera' in 30 anni da 200 a 400 milioni di residenti. E' impossibile gestire il tutto in modo coerente e intelligente. Trent'anni non sono niente e non e' possibile provvedere a tutti. Neanche la Svezia ci riuscirebbe secondo me.

E come detto sopra, non dobbiamo tornare alle sterlizzazioni di massa, ma occorre che un dialogo inizi, di modo che tutti abbiano voce in capitolo, che non sia una cosa di bianchi o neri, di ricchi o di poveri, quanto una cosa che riguarda il pianeta intero.

La cosa triste pero' e' che invece in altri paesi, specie quelli piu' ricchi, ed europei, la natalita' e' in decrescita. Molti paesi, inclusa l'Italia, e il Giappone hanno crescita zero o negativa. Il tasso ottimale per la riproduzione costante e' di 2.1 figli per donna; in Europa siamo a 1.6, secondo le ultime stime. Anche questo porta certo a problemi su cui occorre discutere:  invecchiamento della popolazione, pressione sul sistema sanitario. 

E' la prima volta che parlo di questo tema cosi apertamente. So che arrivaranno enormi critiche e accuse forse anche pesanti. So anche il problema e' molto piu' complesso e che esulano da questo mio spazio e ci sono domande difficili da porsi e ancora piu' difficili a cui rispondere: perche' gli europei non fanno figli? e' giusto pensare di sistemare le cose mandando persone da paesi con alta natalita' verso quelli con bassa natalita'? Si risolve cosi' il problema della sovrappopolazione? Se si, e' una vera soluzione o a un certo punto davvero siamo in troppi? E le culture autoctone? E le tensioni sociali? Chi deve pagare il tutto? Gli europei hanno obblighi verso gli africani per i secoli di colonialismo? Si possono fare questi discorsi senza essere tacciati di essere razzisti? O forse noi non lo sappiamo ma la terra davvero ce la puo' fare?

E tante altre cose che appunto fanno di questo tema qualcosa di difficile,  a cui non so dare risposte.

Pero' veramente penso che occorre iniziare a parlare del fatto che noi umani siamo troppi su questa terra e che piante ed animali e tutto cio' che rende il pianeta unico ed irripetibile abbiano il sacrosanto diritto di vivere.

Fra 10 anni ci sara' un miliardo di persone in piu' su questa terra.

Un miliardo.

Questi sono fatti e sono numeri, secondo me, agghiaccianti.

Friday, August 17, 2018

Kubuqi, Mongolia: il miracolo della riforestazione nel deserto


















Volevo scrivere qualcosa sulla tragedia di Genova. Sulla manutenzione, sui controlli, sulle responsabilita', sull'Italia che crolla. Ma il dolore e' cosi tanto, e tutto cosi urlato che e' meglio che io taccia, mi tenga i miei pensieri per me e che invece scrivi di cose belle che ci facciano sentire piu' umani e speranzosi.

Ci ho messo un po per scovare questa storia ma eccola.

Siamo nel deserto Kubuqi, in un angolo di Mongolia che appartiene alla Cina e dove le dune si confondono con il fiume giallo Yangtze. Per anni qui c'e' stato "pascolo estremo", la terra era arida e la poverta' galoppante per tutti i 740mila residenti in questa zona di quasi 19mila chilometri quadrati.

Nel 1988 una ditta cinese, la Elion Resources Group decise di mettersi all'opera, con il benestare del governo cinese per combattere la desertificazione. I residenti con la loro conoscenza capillare del territorio sono stati coinvolti. Tutti assieme sono partiti.

Hanno studiato e poi piantato, piantato, piantato.

Dopo trenta anni, un terzo del deserto e' tornato a fiorire.

Il deserto del Kubuqi era il settimo piu' grande della Cina. Oggi e' pieno di alberi. La scelta e' stata di piantare alberi particolari per trattenere la sabbia, e prevenire alle dune di ingoiare altra terra.

E con gli alberi e' tornata la vita: i paesi sono tornati piu' vitali, i turisti sono tornati per visitare il verde e le dune.  Ci sono pure dei piccoli allevamenti di bestiame. Il tutto e' orchestrato per essere sostenibile.


Le Nazioni Unite  stimano che il Kubuqi Ecological Restoration Project portera' a rivitalizzazione ambientale per $1.8 miliardi in 50 anni.

Cosa esattamente questi numeri implichino non e' poi cosi importante. Quello che importa e' che e' successo grazie agli alberi.

A Kubuqi sorgono anche campi solari, con 650,000 pannelli, alcuni fissi, altri che ruotano con il sole e che danno all'area 1 Gigawatt di energia.

Il direttore del programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite, Erik Solheim dice che in questo caso la desertificazione e' stata vista come una opportunita' per crescere, per intervenire e portare miglior qualita' di vita ai residenti.

 Il tutto grazie a degli alberi.

Gli alberi si piantano, non si abbattono.

Anche in Italia - abbiamo solo da prendere esempio.




Saturday, June 2, 2018

India: l'uomo che pulira' 100 chilometri di spiaggia










Ora viene chiamata Mumbai, ma per secoli era Bombay, una gigante, confusionaria, contraddittoria megalopoli nel sud-ovest dell'India.

Ci sono qui cento chilometri di costa, alcune coperte di mangrovie, di alberi, di scogliere, di sabbia. Ma a prescindere di cosa esattamente la natura abbia messo lungo questi cento chilometri, tutti sono coperti di monnezza.

In India non esiste una vera cultura del mare, dell'andare in acqua, dell'abbronzarsi, dell'andarci a correre, o del turismo. Il mare e' visto come una specie di pattumiera. E questo andava bene (forse!) finche' tali rifiuti erano organici, e la natura poteva in qualche modo assorbirli.

Oggi invece ci sono involucri di caramelle, biscotti, patatine, bottiglie e bicchieri e forchette di plastica, ciabatte, buste della spesa, e qualsiasi altro oggetto di plastica uno possa pensare. E nessuna di queste cose e' biodegradabile, e cosi resta li per anni, a cumulare per i decenni.

Entra in scena Afroz Shah, avvocato costituzionalista di Bombay.  

Il quale ha avuto una idea semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo.

Puliamola quella spiaggia. Tutti e 100 i chilometri.

Si e' messo all'opera e il suo esempio e' stato tale che in tanti lo hanno e lo stanno ancora imitando. 
Decine di persone si incontrano periodicamente per ripulire ogni volta un pezzetto di spiaggia e dando vita a quello che le Nazioni Uniti hanno definito il piu' grande evento di pulizia della spiaggia del mondo. A volte sono in trecento.

Il tutto e' iniziato due anni fa quando Afroz Shah, che si definisce amante del mare e pulitore del mare a tempo pieno si e' trasferito in un appartamento con vista sul mare, solo che dal suo balcone non si vedeva soltanto il mare, ma anche tutta la monnezza colorata, accumulatasi per anni.

E' sceso giu un giorno e si messo a raccogliere tutti i pezzettii.

Era l'Ottobre del 2015. E lo fa ancora adesso, ogni fine settimana per quattro ore. Non e' facile perche' spesso la monnezza e' sepolta nella sabbia e occorre fare attenzione. Tutto quello che raccoglono viene messo in secchi che vengono poi mandati in un centro apposito per trattare i rifiuti; quello che non si puo' salvare viene mandato in discarica. 

La voglia di fare e' diventata cosi contagiosa che ci sono decine di persone che parlano tutte lingue diverse, da ogni parte dell'India, qui per vacanza o per lavoro: gente che parla Gujarati, Hindi, Marathi, Tamil, Urdu, e a volte anche angolsassoni, russi, norvegesi, giapponesi e inglesi partecipano, Ci sono tanti bambini, volontari dalle scuole, studenti, soldati, insegnanti, pescatori.

A volte e' anche una occasione sociale. Una delle cose belle e' che le persone incuriosite che poi partecipano diventano piano piano piccoli attivisti, sensibilizzando gli altri e aiutando a prendere coscienza nelle loro comunita' di amici e parenti.

Fra i pulitori di spiaggia, anche i pescatori che raccontano che prima dell'idea di Afroz Shah, si pescava piu' monnezza che pesce nel mare di Bombay. I pescatori semplicemente prendevano la monnezza e la rigettavano a mare. E cosi Afroz ha parlato loro e spiegato l'importanza del riportarla, per quanto possibile a riva e smaltirla correttamente.

Il vedere tutte quelle schiene piegate al Sabato e alla Domenica a raccogliere rifiuti e' un messaggio potente anche per chi non ci va, che magari si sente in colpa e ci pensa due volte prima di gettare rifiuti in mare.

E la domanda che alcuni gli hanno fatto a Mr. Shah e': ma... chi te lo fa fare? E' compito della citta' pulire, non tua, perche' sacrificare tutti i tuoi weekend cosi?

E lui dice: l'oceano e' anche mio, e proteggere l'ambiente e' responsabilita' di tutti e non del governo.

Finalmente la citta' si e' svegliata. Adesso, alla domenica arrivano anche i lavoratori del comune con ruspe.

La spiaggia dove ha iniziato, Versova beach, ha oggi 7,000 tonnellate di monnezza in meno.

E Afroz Shah e' diventato un piccolo grande eroe. 




Thursday, December 15, 2016

Rwanda e Tanzania: il sole a 7 dollari al mese



Il premio 2016 Momentum for Change e' stato assegnato alla ditta "Off grid electric", una piccola-grande start up che opera fra Rwanda e Tanzania e che installa pannelli solari.

 Il premio e' stato consegnato durante l'incontro annuale delle Nazioni Unite per discutere dei cambiamenti climatici, il COP22, tenutosi quest'anno a Marrakech, in Marocco.

Nell'Africa sub-Sahariana, il 68% della popolazione, oltre 600 milioni di anime, non ha accesso all'elettricita'. Manca o e' inadeguata la rete elettrica, la crescita demografica e' esplosiva, e gli investimenti non riescono a far fronte e a star dietro alle necessita'.

Era lo stesso problema per le comunicazioni telefoniche: mancava la rete fissa e costava troppo connettere tutti. Il problema fu risolto con i telefonini. "Off the grid". E cosi' oggi anche il Africa il 90% dei residenti ne ha uno.

Quelli di "Off grid electric" hanno pensato: perche' non fare lo stesso per la rete elettrica?

Un pannello solare off the grid come un telefonino off the grid.

In realta' oltre loro ci hanno pensato in tanti e ci sono oggi in Africa tutta una serie di nuove piccole e grandi ditte ad installare pannelli solari autosufficenti E oltre a migliorare la qualita' dei vita dei propri clienti queste ditte creano una piccola nuova classe imprenditoriale.

Off Grid Electric opera secondo questo modello in Tanzania ed in Rwanda ed ha avuto un gran successo. Hanno usato finanziamenti da un fondo investimenti africano, chiamato Helios, il piu' grande del continente e da Solar City dell'onnipresente Elon Musk.

Oggi impiegano circa 1000 persone fra tecnici e venditori, ed hanno portato il sole nelle case di 125mila persone. Passano dalle lampade a kerosene e dalla tecnologia del 1800 al futuro.

Il kerosene produce fumi tossici ed ha una capacita' limitata. Il sole no e porta non solo illuminazione ma la possibilita' di alimentare radio, telefoni, televisione ed altri elettrodomestici.
Quando arrivano, quelli di Off grid electric e ti installano un pannello solare sul tetto, ti danno una batteria che immagazina l'elettricita'. Il tutto e' progettato per durare 24 ore.  La batteria dura sette anni, il pannello venti.

Il piano piu' economico alimenta quattro lampadine e un cellulare. Pare poco, ma questo puo' cambiare la vita alle persone. I piani piu' costosi invece alimentano radio e televisioni: la ditta offre le apparecchiature gratis fra cui una radiolina gialla. C'e' anche la versione business che si chiama pacchetto Zola e che fornisce tutto quello di cui puo' avere bisogno una piccola ditta - barbiere, parrucchiera, alimentari.

Costi? Si paga il 10% al momento dell'installazione e il resto a rate mensili via telefonino. Il piano piu' economico costa 7 dollari al mese per tre anni. E poi il sistema e' tuo, con altri cinque anni di garanzia. 

La lampada a kerosene costa circa 4-5 dollari al mese.

I pacchetti piu' costosi con otto lampade, TV e radio costa invece 20 dollari al mese: se uno non puo' pagare si possono negoziare rate e frequenza di pagamento prima che ritirino il sistema. In generale  pochissimi hanno dato forfait finora.
E cosi' il business di Off Grid Electric continua a crescere.

Hanno gia' firmato nuovi accordi per portare elettricita' in Costa D'Avorio.

Friday, November 11, 2016

Mr Trump: il pianeta non puo' aspettare




Update: 22 Novembre 2016

Secondo lui e' sciena politicizzata

 
Cosa franno alla NASA? Si tornera' ai tempi della guerra fredda in cui ci si 
concentrera' solo sullo studio dello spazio.  

"Information on planet Earth and its atmosphere and oceans is essential for our way of life.  
Space research is a luxury, Earth observations are essential.”













It is, in general, scientifically ill-informed, economically illiterate, 
intellectually incoherent, and morally obtuse. 
 It is also theologically suspect, and large parts of it are leftist driven, 
albeit couched in the vocabulary of Catholic social teaching.

Myron Ebell, possible capo dell'EPA sotto Trump sull'enciclica del papa "Laudato Si"


Questo blog non parla di politica nel senso stretto, e anche se tante sono le cose che penso, temo, e spero sulla presidenza Trump, sulla fine del tempo di Obama, e sulla mancata presidenza di Hillary Clinton, voglio guardare al futuro, e come gia' detto, sperare che alla fine Mr. Trump sia un uomo migliore di quello che abbiamo visto durante la campagna elettorale qui negli USA.

Delle tante cose che la sua amministrazione dovra' affrontare il nodo di un pianeta allo stremo, per colpa nostra. Io spero che prima o poi qualcuno nella sua futura amministrazione gli dica che i cambiamenti climatici sono veri, e sono causati dall'uomo e che non c'e' tempo per stare ancora a disquisire sul se, quanto che occorre fare.

E infatti proprio il giorno in cui e' stato eletto, l'8 Novembre 2016, il World Meteorological Organization riporta che gli anni fra il 2011 to 2015 sono stati i piu' caldi mai registrati, con migliaia di morti attribuibili ai cambiamenti climatici.

The Global Climate 2011-2015 e' stato presentato a Marrakech, in Marocco, in occasione della COP22, l'incontro sul clima promosso dalle Nazioni Unite e che si tiene ogni anno in una citta' diversa.


Gli anni in esame, 2011-2015, sono stati anche i piu' caldi per ogni continente, ad eccetto che per l'Africa. Oltre alle temperature record anche aumento record dell'aumento dei livelli del mare, calo del volume dei ghiacciai, specie in Artico. Per la prima volta in 4 milioni di anni i livelli di CO2 hanno superato i 400 ppm in questo quinquennio.

Fra gli eventi mondiali collegati ai cambiamenti climatici: la siccita' in Africa nel 2011 con i suoi 250mila morti di cui nessuno ha sentito parlare; il superstorm Sandy nel 2012 che ha causato 67 miliardi di dollari di danni sulla East Coast americana; l'ondata di caldo che ha avvolto l'Europa durante l'estate del 2015;  la siccita' californiana che va avanti dal 2011 ad oggi; le inondiazioni in India del 2013 e decine di altri eventi. Tutti resi piu' mortali ed estremi a causa dei cambiamenti climatici.

E il giorno dopo, il 9 Novembre 2016, il professor Tobias Friedrich dell'Universita' delle Hawaii pubblica assieme ai suoi collaboratori un articolo su Science Advances in cui si parla della possibilita' che l'aumento di temperatura entro il 2100, se non facciamo niente, potrebbe arrivare fino a 4.8 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali.  Anzi, esaminando le temperature lungo il corso di ben 784,000 anni -- si 784mila anni! - secondo Friedrich viene fuori che le temperature arriveranno a valori mai visti prima in tutti quei secoli.

Sarebbe una tragedia. 

Legga queste cose Mr. Trump.

Intanto il New York Times riporta che fra le persone intepellate da Trump per "aiutarlo" nel reparto ambiente c'e' Mr. Myron Ebell, uno che dice che i cambiamenti climatici non esistono e che dirige il gruppo ambiente nel Competitive Enterprise Institute, in parte finanziato dall'industria del carbone.

Mr. Ebell ha gia' detto che secondo lui il Clean Power Plan, un progetto proposto ed approvato dall'amministrazione Obama per ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, e' illegale e che occorre togliere quante piu' regolamentazioni ambientali possibili in nome "dell'economia".

Dice pure che gli scienziati che parlano di cambiamenti climatici sono scarsi, che per colpa degli ambientalisti il pianeta restera' senza luce. Ha pure criticato l'enciclica del papa sui cambiamenti climatici e ha deriso Al Gore per i suoi interventi sulla necessita' di difendere l'ambiente. Dell'enciclica di papa Francesco ha detto che e' guidata da principi sinistroidi, male informati, economicamente analfabeti, intellettualmente incorenti, e moralmente ottusi.

Secondo il New York Times potrebbe essere lui il nostro nuovo capo dell'EPA - the Environmental Protection Agency.

In Italia invece c'e' gia' chi esulta con Federpetroli di Michele Marsiglia che mi inonda la casella postale con questo email: "TRUMP UNA MARCIA IN PIU' ALLO SVILUPPO PETROLIFERO. E che continua cosi:

Sicuramente il Presidente Trump non sarà di ostacolo ai così detti 'petrolieri' ed a tutto il nostro settore ma dara' un marcia in più allo sviluppo petrolifero

Non cosa avverra' in Gennaio, ma una cosa e' certa.

Mr Trump: non possiamo permetterci di cancellare gli accordi di Parigi, di tornare indietro ai giorni folli di carbone e di petrolio e di fracking senza freni, di oleodotti a zigzaggare i nostri terreni, gli acquiferi, e le vite delle persone. Non possiamo tornare ai giorni di piu' trivelle in mare, di industria pesante senza controlli ambientali.

Il da farsi e' molto semplice: venga su con un piano di rinascita industriale *green* negli USA. Solarizziamo il paese, decidiamo di costruire infrastruttura nuova, sostenibile ed innovativa. Osiamo come da tempo non facciamo piu'. Alla fine, li abbiamo inventati noi i pannelli solari.  E nel fare questo, invece che tornare a oil and gas and coal, ci guadagneremo tutti, i disoccupati della Rust Belt, gli ambientalisti, i residenti delle aree depresse. Ci faremmo un figurone a livello internazionale.

E salveremo i polmoni nostri, quelli dei nostri figli.

Let's make America great and green again.