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Saturday, February 16, 2019

La NASA: il mondo e' piu verde, grazie alla riforestazione in Cina

Il mondo e' piu' verde ora rispetto a 20 anni fa.

Questo lo dicono i dati ripresi dalla NASA che hanno visto il verde trionfare in Cina e in India. Lo studio e' stato riportato da Nature Sustainability.

Ma ci sono varie sfumature di verde in questa storia. Intanto, e' stano no, che il maggior verde arrivi da questi due paesi, Cina ed India, dalla popolazione elevata e tutto sommato ancora in via di sviliuppo.

Per la Cina il risultato e' straordinario e arriva da un ambizioso programma di riforestazione portato avanti da vari anni. Ed e' veramente notevole e ammirabile quello che hanno fatto.

Anche in India c'e' stato un massiccio impegno nel piantare alberi, nel 2017 per esempio hanno pure stabilito un nuovo record mondiale: sono stati piantati 66 milioni di alberi in 12 ore! grazie a una valanga di volontari.

Ma gran parte del nuovo verde in India e' dovuto a una intensificazione dell'agricoltura in zone un tempo desertiche o poco sfruttate.

Sono venti anni che la NASA segue con appositi strumenti satellitari il verdeggiare della terra. Si chiama Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer, or MODIS, e la sua elevata risoluzione permette di guardare cio' che accade sulla terra fino a 500 metri di risoluzione.

Tutto sommato il nuovo verde sul pianeta rappresenta un area equivalente all'intera Amazzonia.
Ogni anno ci sono circa 4 milioni di chilometri quadrati in piu' di verde, un 5% di aumento annuo.

Un terzo del verde in piu arriva da Cina ed India, anche se coprono solo il 9% dell'intera superficie mondiale. Dei programmi di riforestazione in Cina abbiamo gia' parlato ed e' una iniziativa mirata del governo per mitigare gli effetti di erosione, inquinamento e cambiamenti climatici - semplicemente per combattere tutte queste cose, hanno deciso di piantare foreste!

In India invece il contributo al verdeggiare arriva dall'agricoltura. Il terreno dedito alla coltivazione di verdure e frutta e' lo stesso, ma sono state diversificate le pratiche, per esempio e' stato esteso il sistema di irrifagazione. Ora, oltre al verde, i raccolti sono aumentati del 35-40%.

Tutto bene allora? Non proprio, la cosa triste e' che invece l'Amazzonia si restringe e cosi pure le foreste d'Indonesia. Gli aumenti di verde in Cina ed India non soppiantano la perdita di verde in questi altri angoli del mondo. Ma la cosa positiva e' che quando la Cina si e' resa conto degli enormi problemi causati dalla deforestazione e dall'inquinamento, hanno iniziato a cambiare metodi  e mentalita' e le cose sono migliorate. Si spera che Brasile e Indonesia, e tutti gli altri a dire il vero, prendano d'esempio e facciano lo stesso. 

Monday, June 25, 2018

India: divieto alla plastica monouso per 100 milioni di persone

















Stato di Maharashtra, India.

Sede della città di Bombay (Mumbai).

Cento milioni di persone.

Immondizia dappertutto.

Distese di plastica. 

Un mare di plastica.

Qualcosa deve essere fatto.

Il giorno 23 Giugno 2018 e' finalmente arrivato il divieto della vendita e dell'uso della plastica monouso.

E cioè sono diventati fuorilegge buste della spesa, contenitori di plastica, bicchieri, forchetta e di plastica, coperchi del caffe' da portare via e involucri di plastica del cibo da asporto.

In realta' in India il consumo pro-capite di plastica e' basso, e questo perché gran parte della popolazione vive in zone rurali e la società non e' ancora arrivata al livello di consumismo dei paesi d'Europa o del Nord America. Ogni indiano, in media usa 11 chili di plastica all'anno contro i 109 degli USA.

Pero' in India il tasso di recupero, riciclo, smaltimento della plastica e' tra i peggiori al mondo. La maggior parte della plastica finisce nell'ambiente, le discariche sono al limite e anzi, molte sono le discariche illegali. Gli immondezzai di Delhi, Bombay e di Calcutta sono fra le piu' grandi, piu' pericolose e meno controllate del mondo.

Ed oltre alle montagnole di monnezza, per chi e' stato in India e' impossibile non aver visto quelle distese infinite di plastica gettata dappertutto. Oltre che per "l'ambiente" in senso generale questo divieto si propone di migliorare l'ambiente reale, senza vedere tutta questa plastica colorata stagnante nei campi, lungo le strage, lungo le spiagge.

Il primo ministro dell'India Narendra Modi, ha chiamato la plastica una minaccia all'umanità e ha annunciato di volere abolire tutta la plastica usa e getta nel subcontinente indiano, popolazione 1.3 miliardi di persone, entro il 2022.

In questo momento, 25 su 29 stati dell'India hanno divieti totali o parziali sull'uso della plastica usa e getta, ma questi divieti non sono ancora entrati in vigore, oppure i controlli sono incompleti.

Lo stato del Maharashtra invece ha deciso di andare avanti a vele spiegate contro la plastica monouso, nel concreto. E cioè' passare e fare rispettare una legge anti plastica. E hanno fatto sul serio con ispettori statali vestiti di blu a multare chi distribuiva buste e contenitori di plastica. 

Dai McDonald's della zona arrivano cosi' le forchette di legno, e le cannucce di mais.

Ma sono arrivate anche le multe sia a McDonald's che a Starbucks perché invece i coperchi delle bibite calde (caffe' e the) non sono ancora stati prodotti in materiale reciclabile e non in plastica.

Le multe sono salate per un cittadino e per la piccola industria media indiana, ma piccole per le multinazionali: $73 per la prima infrazione e poi fino a $367 per violazioni successive. Se le violazioni sono numerose, ci può anche essere l'arresto fino a tre mesi.

Il primo giorno dopo l'entrata in vigore del divieto sono stati racimolati circa $5900 in multe da 80 ditte a Bombay, e circa altrettanti nella città di Pune, la seconda città piu' grande dello stato.

Ovviamente il settore di produzione della plastica e' in subbuglio.

Il segretario della Plastic Bags Manufacturers Association of India, Neemit Punamiya, stima che l'industria della plastica potrebbe perdere 300,000 posti di lavori a causa del divieto, danneggiando l'economia.

Gli addetti del settore parlano della necessita' di migliori leggi per limitare la cattiva gestione dei rifiuti, non della diminuzione della produzione. Non ci riescono proprio ad accettare il legame fra produzione senza limiti della plastica e inquinamento.

Altri lamentano che iniziano ad esserci casi di estorsione e di corruzione da parte dei controllori; o che la pioggia rende difficile usare altri materiali per il trasporto di materiale, come per esempio le borse di stoffa.

In questo momento nello stato del Maharashtra si possono produrre in plastica sono i contenitori di medicine, latte e immondizia, oppure materiali per l'esportazione. 

Ma la strada e' molto lunga, ancora, come riporta questo servizio del New York Times.
A Bombay il 73% dell'immondizia prodotta e' di cibo.

A Delhi le discariche, legali ed illegali, sono alte come delle piccole montagne ed emettono sostanze tossiche che portano tubrecolosi e dengue ai residenti, oltre ad inquinare tutta l'acqua. A volte dei pezzi di discarica cadono giu' sulle case dei residenti, portando la morte con se.

A Delhi non ci sono contenitori per la monnezza, non esiste un vero servizio di raccolta monnezza e la gente e' abituata a gettar via tutto in strada.  E cosi le montagnole di rifiuti si accumulano dappertutto, dai condomini di lusso fino agli uffici governativi. Spesso ci sono interi quartieri senza neanche il servizio fognario. 

La popolazione di Dehli e' cresciuta in pochi anni da 12 milioni di persone a 19 milioni e i servizi non hanno tenuto il passo.

La produzione di monnezza e' passata da 4kg per persona a 10kg al giorno. Meta' viene mandata al compostaggio o recuperata. Ma il resto accumula in queste discariche piu' o meno legali, portando malattie e crescendo a dismisura, oltre i 20 metri di altezza.

La Corte Suprema dell'India ha deciso che il traffico aereo dell'aereporto di Dehli dovra' essere riconfigurato per evitare l'immondizia.

Si' la strada da fare e' ancora lunga.

























Saturday, June 2, 2018

India: l'uomo che pulira' 100 chilometri di spiaggia










Ora viene chiamata Mumbai, ma per secoli era Bombay, una gigante, confusionaria, contraddittoria megalopoli nel sud-ovest dell'India.

Ci sono qui cento chilometri di costa, alcune coperte di mangrovie, di alberi, di scogliere, di sabbia. Ma a prescindere di cosa esattamente la natura abbia messo lungo questi cento chilometri, tutti sono coperti di monnezza.

In India non esiste una vera cultura del mare, dell'andare in acqua, dell'abbronzarsi, dell'andarci a correre, o del turismo. Il mare e' visto come una specie di pattumiera. E questo andava bene (forse!) finche' tali rifiuti erano organici, e la natura poteva in qualche modo assorbirli.

Oggi invece ci sono involucri di caramelle, biscotti, patatine, bottiglie e bicchieri e forchette di plastica, ciabatte, buste della spesa, e qualsiasi altro oggetto di plastica uno possa pensare. E nessuna di queste cose e' biodegradabile, e cosi resta li per anni, a cumulare per i decenni.

Entra in scena Afroz Shah, avvocato costituzionalista di Bombay.  

Il quale ha avuto una idea semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo.

Puliamola quella spiaggia. Tutti e 100 i chilometri.

Si e' messo all'opera e il suo esempio e' stato tale che in tanti lo hanno e lo stanno ancora imitando. 
Decine di persone si incontrano periodicamente per ripulire ogni volta un pezzetto di spiaggia e dando vita a quello che le Nazioni Uniti hanno definito il piu' grande evento di pulizia della spiaggia del mondo. A volte sono in trecento.

Il tutto e' iniziato due anni fa quando Afroz Shah, che si definisce amante del mare e pulitore del mare a tempo pieno si e' trasferito in un appartamento con vista sul mare, solo che dal suo balcone non si vedeva soltanto il mare, ma anche tutta la monnezza colorata, accumulatasi per anni.

E' sceso giu un giorno e si messo a raccogliere tutti i pezzettii.

Era l'Ottobre del 2015. E lo fa ancora adesso, ogni fine settimana per quattro ore. Non e' facile perche' spesso la monnezza e' sepolta nella sabbia e occorre fare attenzione. Tutto quello che raccoglono viene messo in secchi che vengono poi mandati in un centro apposito per trattare i rifiuti; quello che non si puo' salvare viene mandato in discarica. 

La voglia di fare e' diventata cosi contagiosa che ci sono decine di persone che parlano tutte lingue diverse, da ogni parte dell'India, qui per vacanza o per lavoro: gente che parla Gujarati, Hindi, Marathi, Tamil, Urdu, e a volte anche angolsassoni, russi, norvegesi, giapponesi e inglesi partecipano, Ci sono tanti bambini, volontari dalle scuole, studenti, soldati, insegnanti, pescatori.

A volte e' anche una occasione sociale. Una delle cose belle e' che le persone incuriosite che poi partecipano diventano piano piano piccoli attivisti, sensibilizzando gli altri e aiutando a prendere coscienza nelle loro comunita' di amici e parenti.

Fra i pulitori di spiaggia, anche i pescatori che raccontano che prima dell'idea di Afroz Shah, si pescava piu' monnezza che pesce nel mare di Bombay. I pescatori semplicemente prendevano la monnezza e la rigettavano a mare. E cosi Afroz ha parlato loro e spiegato l'importanza del riportarla, per quanto possibile a riva e smaltirla correttamente.

Il vedere tutte quelle schiene piegate al Sabato e alla Domenica a raccogliere rifiuti e' un messaggio potente anche per chi non ci va, che magari si sente in colpa e ci pensa due volte prima di gettare rifiuti in mare.

E la domanda che alcuni gli hanno fatto a Mr. Shah e': ma... chi te lo fa fare? E' compito della citta' pulire, non tua, perche' sacrificare tutti i tuoi weekend cosi?

E lui dice: l'oceano e' anche mio, e proteggere l'ambiente e' responsabilita' di tutti e non del governo.

Finalmente la citta' si e' svegliata. Adesso, alla domenica arrivano anche i lavoratori del comune con ruspe.

La spiaggia dove ha iniziato, Versova beach, ha oggi 7,000 tonnellate di monnezza in meno.

E Afroz Shah e' diventato un piccolo grande eroe. 




Wednesday, January 17, 2018

E la plastica, yang laji, dove la metto?









La Cina non vuole essere piu' l'immondezzaio del mondo.

E cosi hanno annunciato che dal 1 Gennaio 2018 non prenderanno piu' plastica e carta dal resto del mondo per il reciclo. La chiamano yang laji, monnezza estera.

E cosi hanno fatto.

Finiva in Cina circa il 50% della plastica e della carta a livello mondiale, per un totale di 24 categorie di articoli e 7.3 milioni di tonnellate nel solo 2016.

E ora? 

Che facciamo con la nostra plastica? 

Non si sa, certo e' che una soluzione occorre trovarla, e occorre trovarla presto. Ma qual'e'? 

Nessuno lo sa, e cosi in giro per il mondo la plastica che aspetta di essere reciclata continua ad aumentare. Londra, Ottawa, Dublino, Berlino, Washington, hanno visto montagne di plastica accumulare ed accumulare nei rispettivi paesi. La plastica e la carta per ora giacciono un po' dappertutto, in magazzini abbandonati o all'aperto nell'attesa di una risposta.  Anche i piccoli e grandi business occidentali che ruotavano attorno al reciclaggio che partiva per la Cina sono adesso morenti.

La cosa triste pero' e' che  si pensa ad esportare la monnezza in Indonesia, India, Vietnam, Malesia, 
paesi che hanno gia' tanti guai ambientali per conto loro.  Altre idee sono di incenerire i rifiuti e/o di mandarli in discarica anche se sarebbero in realta' reciclabili.

Per fortuna pero' la capacita' ricettiva di paesi terzi e' davvero limitata. Nessuno potra' davvero rimpiazzare la Cina da questo punto di vista. In piu' costruire inceneritori e anche trovare nuovi spazi per le discariche e' difficile, e la gente non li vuole (giustamente!). 

E cosi, per necessita' e non certo per troppo amore, ecco che arrivano i nuovi annunci di leggi, divieti e idee per dimunuire il consumo di plastica. Non ci vuole certo una laurea per capire se non sai dove la metti, forse e' meglio non produrne piu cosi tanto!

Per esempio, in UK, Theresa May annuncia che entro il 2025 sara' eliminata gran parte della plastica inutile. Ha chiesto a supermercati ed affini di introdurre reparti plastica-free dove tutto e' venduto sfuso. 

Anche l'UE chiede tasse su buste di plastica e impacchettamento e materiale mono-uso in risposta alla decisione della Cina. Fra le altre proposte: il 55% della plastica prodotta in Europa da essere reciclata in Europa entro il 2030. In questo momento, solo il 30% della monnezza prodotta in Europa, circa 25 milioni di tonnellate di plastica l'anno, viene reciclato in Europa.

L'annuncio dello stop della Cina come ricettore di immondizia estera, yang laji, era stato dato gia' nel Luglio del 2017, quando la Cina stessa notifico' il World Trade Organization che per proteggere ambiente e salute voleva fermare l'importazione di plastica da paesi terzi. Facevano notare che mescolata alla monnezza reciclabile c'e' anche materiale tossico ed inquinante. A volte quello che arrivava da oltremare non era reciclabile, oppure troppo sporco.

Ma l'occidente ha fatto ben poco per prepararsi a questo problema. USA ed Europa infatti per anni si sono preoccupati di fare la raccolta differenziata, ma senza sapere esattamente dove questa differenziata dovesse finire.

Si, certo "la Cina". Ma ora "la Cina" non si puo' piu'.

Ovviamente la soluzione e' la piu' semplice, ma anche la piu difficile. 

Cambiare i nostri stili di vita. 

Il Regno Unito mandava in Cina ogni anno monnezza che puo' riempire 10mila piscine olimpiche. Gli USA mandavano 13 milioni di tonnellate di carta e 1.4 milioni tonnellate di plastica. 

E' il sesto piu grande export degli USA verso la Cina.

Era.

I container arrivano dalla Cina con i loro prodotti made in Cina, e gli USA gli rimandano indietro monnezza.

Non e', ovviamente, sostenibile tutto cio'.







Saturday, December 16, 2017

L'India a costruire il piu' grande impianto di stoccaggio di energia rinnovabile del mondo


Mentre in Italia disquisiamo di stoccaggio gas, trivelle, scoppi austriaci e scellerate TAP, il mondo cambia e va avanti, con o senza di noi.

La Banca Mondiale, come gia' ricordato, ha appena annunciato che non finanziera' piu' progetti in oil and gas. Oggi, l'annuncio che invece finanzieranno un nuovo progetto: il piu' grande impianto di stoccaggio di energia rinnovabile del mondo.

Nascera' nello stato di Andhra Pradesh, in India.

Si tratta di un impianto che stocchera' 120 megawatt di energia solare e 40 megawatt di energia eolica
e she sara' costruito nel distretto di Anantapur. Al costo di 155 milioni di dollari, e' stato sviluppato in concomitanza dal Solar Energy Corporation of India, dall'agenzia per le energie rinnovabili dello stato dell'Andhra Pradesh, appunto con i fondi della Banca Mondiale.

Non e' la prima volta che la Banca Mondiale investe in solare indiano: all'inizio del 2017 hanno offerto fondi per la costruzione di un progetto da 750 megawatt da impianto solare nello stato di Madhya Pradesh. L'offerta all'asta e' stata da record, con prezzi bassissimi. Questo vuol dire che il progetto si puo' realizzare a costi molto moderati, e che le rinnovabili, il sole, sono competitivi piu' che mai.

In realta' l'India ha molti progetti di energia rinnovabile in porto: l'idea e' di elettrizzare la parte del paese che e' ancora non connessa alla rete pubblica direttamente con le rinnovabili e di eliminare il bisogno di una rete alimentata da energie tradizionali.

Per esempio, un altro impianto di stoccaggio rinnovabile, piu' piccolo di quello dell'Andhra Pradesh, e' stato sviluppato piu' a sud in Kerala e sara' aperto a Gennaio 2018.

Siamo in localita' Ramakkalmedu, e qui saranno stoccati 3 megawatt di energia solare e 4 di energia dal vento. La zona e' turistica (ci sono pure stata in Kerala, e se tenessi un blog di viaggi Cochin sarebbe fra le mie localita' preferite in tutto il mondo) e l'idea di installare anche un centro di formazione per i giovani.

Il viaggio dell'India sulla strada delle rinnovabili e' stato lungo e fruttuoso, specie considerato che si tratta di una nazione dalle mille contraddizioni e dai mille problemi.

L'obiettivo e' di arrivare a 175 GW entro il 2022. 
Siamo adesso a 57 GW.

In questo momento i prezzi sono bassissimi: sole e vento costano 3-4 centesimi a kilowattora, mentre nel 2013 il prezzo variava fra i 14-18 centesimi a kilowattora.

Ci sono 10,000 ditte che operano nel sole e nel vento.

I tetti vengono solarizzati a passi da gigante: finora per il 2017, pannelli per circa 715 megawatt sono stati installati sui tetti. Nel 2016 erano solo 227. Nel 2022 saremo a 9.5, secondo le proiezioni.
Il sole sui tetti e' l'opzione energetica piu' economica in tutta la nazione.  Il solare costa qui la meta' che nel resto del mondo, proprio a causa della forte competizione e grazie alle politiche di incentivi del governo.

Ecco. 

In Italia invece si continua a pensare che la soluzione sia un tubo di migliaia di chilometri pieno di gas dell'Azerbaijan.

  

Thursday, December 7, 2017

L'UNICEF, il cevello dei bambini e l'inquinamento dei primi mille giorni

















Not only do pollutants harm babies’ developing lungs, 
they can permanently damage their developing brains, 
and, thus, their futures,”

Anthony Lake, direttore esecutivo UNICEF  



Nel mondo ci sono circa 17 milioni di bambini di meno di un anno che resiprano aria tossica. 

Questo ha conseguenze negative non solo per i loro polmoni, ma anche per i loro cervelli. Respirare particelle fini tipiche di zone inquinate porta a danni ai tessuti cerebrali, con rallentamenti cognitivi, e difficolta' nello sviluppo delle capacita' mnemoniche dei bambini.  Da grandi, aumenta il rischio di ritardi di apprendimento e di incapacita' di concentrarsi a scuola.

Gli effetti durano per tutta la vita.

Lo dice l'UNICEF.

I piu colpiti sono i bambini dell'Asia meridionale (India) dove circa 12 milioni di neonati vivono in area dove l'inquinamento e' circa 6 volte maggiore di quanto considerato sano come delineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'. Altri 4 milioni sono a rischio in Asia Orientale e nel Pacifico (Cina).

L'UNICEF aggiunge che visto che il mondo continua ad urbanizzarsi ma spesso senza protezione adeguata contro l'inquinamento. Ci si aspetta che il numero di neonati esposti all'inquinamento aumentera'.

Ora, questi dati sono veri per India e Cina, e fanno paura per i loro numeri, e perche' queste due nazioni, hanno fra tutte e due, quasi tre miliardi di persone. Ma la fisiologia umana e' la stessa, dalla Cina all'Emilia Romagna, a Milano a Torino.

E non cito la Pianura Padana a caso. La cito perche' e' una delle zone piu inquinate d'Europa, anno dopo anno, immagine dopo immagine, da satellite, da statistiche.
Dovremmo fare tesoro di questi studi dell'UNICEF, applicarli alle nostre citta' e alle nostre campagne e chiedere cambiamenti, modifiche, progressi.

Secondo l'UNICEF, l'inquinamento, similmente alla mancanza di cibo e stimoli, e l'essere esposti alla violenza, durante i primi 1000 giorni di vita porta a danni neurologici e cerebrali. Come sempre, i bambini sono piu vulnerabili degli adulti perche' bastano dosi minori di sostanze tossiche per causare danni, visto che il loro fisico e' piu' piccolo di quello dei grandi, e perche' le difese immunitarie non sono ben sviluppate e perche' respirano piu in fretta degli adulti.

Le particelle fini sono cosi fini, appunto, che dai polmoni riescono a penetrare ulteriormente nel corpo e nel sistema circolatorio e da qui al cervello, causando infiammazioni.

Altre particelle possono entrare nel corpo tramite il nervo olfattorio e nell' intestino. Se hanno carica magnetica (come la magnetite) possono anche causare malattive neurogenerative.
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Gli idrocarburi policiclici aromatici possono invece causare danni alla comunicazione fra i neuroni, con danni all'apprendimento e allo sviluppo intellettivo.

Cosa fare? Per l'immediato si raccomanda l'uso di maschere e di sistemi di filtraggio e per i bambini piccoli di non viaggiare in aree inquinate.  Si raccomanda di non costruire scuole e ospedali vicino a impianti tossici.

Ovviamente non e' certo ideale vivere cosi, con maschere ed aria grigia.

Le altre soluzioni proposte dall'UNICEF sono di piu larga portata.

Come sempre, investire in energia verde, pulita ed eliminare il piu presto possibile l'uso di energia fossile, promuovere il trasporto pubblico, aumentare il verde in aree urbane, non bruciare sostanze chimiche. 

E poi ancora, promuovere l'allattemento al seno, ove possibile, per aumentare la resistenza dei bambini, migliorare la nutrizione, educare le mamme e i papa' a capire quale sia la qualita' dell'aria che si respira, in modo da essere informati.

Sono questi i risvolti, spesso infelici della crescita e dello "sviluppo" senza troppi freni e senza controlli. Credo di averlo detto tante volte: e' facile sfruttare e maltrattare l'ambiente. L'ambiente non urla, non vota, non protesta, non pone resistenza. E se non ci sono gli uomini nobili a farlo per lei, non ci sono ostacoli a fabbriche, a trivelle, a fumi voluti da speculatori di vario genere.

Ma prima o poi il conto arriva, che sia la plastica che pian piano trova la sua strada nei pesci dei nostri brodetti, o che siano le particelle fini che finiscono nei nostri polmoni, o che siano tracce di petrolio nelle api, e' tutto figlio dello stesso lento ma inesorabile processo.

A New Dehli il cielo e' cosi fitto da particelle inquinanti che e' stata definita dalle stesse autorita' una camera a gas. Hanno chiuso scuole, i giocatori di cricket hanno vomitato mentre giocavano perche' non potevano respirare, le mascherine sono andate a ruba.  Nelle citta' industriali della Cina, come
Shijiazhuangil giorno e la notte sono quasi indistinguibili. L'aspettativa di vita e' di circa tre anni meno della media.

Ma la situazione non e' migliore in altre parti del mondo. Anche in Africa si iniziano a notare effetti simili.

Fa bene l'UNICEF ha mandare questi avvisi, a ricordarci che non c'e' cosa piu' imporante per i nostri figli di un ambiente sano. Ma fra tutte le opzioni dell'UNICEF seconodo me la soluzione vera e' una cittadinanza informata, intelligente e che esiga che le cose cambino, che si arrabbi all'aria sporca, a nuovi progetti di trivelle, di petrolchimici, all'abbattimento del verde pubblico.

La soluzione, in una parola siamo tutti noi, in qualita' di persone con la schiena dritta e con una voce certa, non di apatici del ventunesimo secolo.








Friday, November 10, 2017

Inquinamento fuori ogni limite in India. Sospesi voli sulla citta' di New Delhi.













La qualita' dell'aria e' cosi scarsa a Nuova Delhi che United Airlines ha sospeso i voli sulla capitale dell'India. I voli dal 9 al 13 Novembre saranno tutti sospesi. Chi ha comprato biglietti potra' fare nuove prenotazioni dal 18 Novembre in avanti, ammesso che le cose migliorino.

In citta' e' stato dichiarato lo stato di emergenza di salute pubblica.

C'e' qui una fitta coltre di aria inquinata e grigia che ha causato scarsa visibilita', incidenti in strada. Sono state chiuse le scuole  Il traffico ai camion e' stato vietato. Tutti i lavori di costruzioni sono stati fermati. Il traffico e' stato limitato, con turni e targhe alterne.

Il livello di inquinamento collettivo e' arrivato a 969. Secondo l'organizzazione mondiale della sanita' dovrebbe essere 25.

Questo numero e' una sorta di voto collettivo in cui si tiene in considerazione la concentrazione di particelli fini, PM 2.5.  Sono queste le piu' pericolose perche' essendo cosi piccole possono facilmente accumularsi nei polmoni e passare ad altre parti del corpo.

Dehli e' inquinata da molto tempo e ogni anno in inverno tornano i problemi. Ci sono qui circa 18 milioni di persone, poche regole e ancora meno controlli.

Nel 2014 Dehli e' stata dichiarata la citta' piu' inquinata del mondo. Adesso e' la numero 14 grazie al fatto che altre citta' sono hanno aumentato le loro emissioni.

E' interessante che Arvind Kejriwal, amministratore della citta' dica che New Dehli sia diventata una camera a gas.

La situazione e' cosi grave che sono stati chiusi alcuni impianti industriali, vietati i caminetti a casa, e addirittura vietati i fuochi d'artificio per la festivita' annuale del Divali, il festival delle luci.

Perche' succede tutto questo? I contadini che bruciano resdidui agricoli, la conformazione geografica della citta' che blocca tutte le particelle in loco, le industrie poco regolamentate e controllate, inquinamento dal diesel delle automobili, l'aumento del numero di automobili e la mancanza di adeguato trasporto pubblico.  Un po di tutto.

Sopratutto manca qualcuno che cerchi soluzioni permanenti, che le voglia, che metta pressione ai politici.