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Monday, April 29, 2019

I surfisti d'Australia a salvare il mare delle balene dalle trivelle norvegesi




Siamo a Bondi beach vicino a Sydney, Austalia dove un gruppo nutrito di surfisti ha deciso di ribellarsi contro le trivelle in mare.

Hanno organizzato un “paddle out”, cioe' tanti assieme diretti verso il mare aperto per puntare l'attenzione sul Great Australian Bight, casa di balene, ricca di biodiversita' e dal mare blu. Perche' l'area e' a rischio? 

Perche la ditta nazionale di stato norvegese, ex Statoil, ora Equinor che fa piu' chic, vuole e persiste nel suo volere, trivellare questo paradiso d'Australia. 

Ci sono amanti del surf, amatoriali, ma anche noti professionisti. Il surf e' uno degli sport piu' popolari del paese, e tutti vogliono tenere il mare e la costa il piu' possibile incontaminate. La gente e' arrabbiata e scioccata che si sia arrivati a voler trivellare fin qui.

Io sono invece scioccata che quei sanatarelli del norvegesi che fanno la predica razzolano poi cosi male in casa altrui.

Della storia delle trivelle nel Great Australian Bight si parla da tempo, e ne abbiamo raccontato anche qui. Ma in questi giorni l'urgenza e' forte visto che le elezioni si terranno qui il giorno 18 Maggio 2019. In molti vogliono che ci sia maggiore attenzione a politiche green e non solo in nome, ma di fatto, e le trivelle nel santuario delle balene e' forse uno dei contenziosi maggiori. Ci sono poi anche proteste sul fatto che il governo attuale non e' stato sufficentemente propositivo e attuattivo nel dinimuire le emissioni di CO2,  o che ancora adesso si parli di nuovi progetti per centrali a carbone.


Non e' il primo paddle out della stagione, gia' ne sono stati organizzati altri a Bells Beach, per esempio, un altro paradiso dei surfisti a Melbourne, oppure sulla Gold Coast e in Tasmania. Ogni volta ci sono state sempre piu' persone, migliaia e migliaia fra cui per esempio, il campione mondiale di surf Layne Beachley.

Il Great Australian Bight e' una specie di Galápagos dove vanno a riprodursi balene e i pesci; la Equinor/Statoil invece dice che ci sono qui enormi riserve di gas naturale e vogliono qui trivellare entro la fine del 2019. Dicono che sara' tutto safe. Che altro vogliono o possono dire?

Manca invece l'approvazione finale del governo australiano. Il governo e' pero' notoriamente vicino agli speculatori del fossili - tutot il mondo e' paese no? - e qui si continua a propinare il mito dei posto di lavoro, della sicurezza, dell'energia. 

Ma la gente non ci crede e l'incubo di perdite catastrofiche di petrolio non ne vale la candela, nell'immaginario collettivo. E infatti la stessa Equinor/Statoil ha dovuto ammettere che in caso di perdite ci sarebbero stati enormi danni lungo migliaia di chilometri della costa meridionale del paese. 

I mari del Great Australian Bight sono profondi, burrascosi, remoti, e portano con se molti problemi. Non ci sono adeguate strutture di supporto ne a terra ne a mare, ed e' difficile trivellare qui in completa sicurezza, ammesso che mai lo sia!. Si teme che le condizioni possano portare a incidenti rilevanti, peggio che in Louisiana nel 2010. 

Addirittura si punta il dito al fatto che queste operazioni mai e poi mai sarebbero ammesse in Norvegia, la sede legale della Equinor/Statoil.  E questo lo dice chiaramente Soliman Hunter, dell'Aberdeen University Center for Energy Law che dice chiaramente:

“Equinor is proposing a lesser standard for the Bight than they would propose in the Norwegian Sea,”
Anche in Norvegia ci sono delle aree sensibili, entro i quali la Equinor non puo' trivellare, come per esempio, al largo delle isole Lofoten, dove finalmente dopo tanti anni di tira e molla, il governo di Oslo ha detto no, nonostante le stime di enormi riserve petrolifere. 

Gli australiani non mollano, e anzi le proteste proseguiranno anche ad Oslo; un gruppo di surfisti infatti volera' fino alla capitale norvegese per manifestare la loro opposizione. Intanto il Great Australian Bight e' stato proposto come sito UNESCO, e le varie celebrita' del surf dicono di no, fra cui Mick Fanning e Steph Gilmore.

Vediamo chi vince, anche se i norvegesi hanno gia' perso in partenza. Una nazione arricchitasi con il petrolio che fa la morale sulla pelle delle balene altrui.


Saturday, April 27, 2019

Nella lista delle 100 aziende che emettono piu' gas serra nel mondo l'ENI e' la numero 30



Il greenwashing dell'ENI e' dappertutto.

Biocarburante, biodiesel,  green diesel, green investments e pure la trasformazione "green" dell'ENI - direttamente dal Fatto Quotidiano

L'ENI ha portato a Venezia le Associazioni dei Consumatori per far vedere come funziona il nuovo ciclo produttivo. L'ENI brevetta Ecofining che e' flessibile, quindi potrĂ  trasformare in green diesel l’olio ricavato dalle microalghe. How ENI green diesel was born. Da ENI quattro miliardi nell'energia green

E cosi a non finire.

Peccato che invece e' la trentesima ditta del mondo per contributi alle emissioni di CO2 e di altri gas serra in atmosfera.

Se infatti si fa la lista dei cento maggiori emettitori di anidride carbonica, dal 1988 al 2015, l'ENI e' nella top cento, ed appunto, la numero 30.

Queste cento ditte, hanno finora emesso il 70% dei maggiori gas serra nell'intervallo su citato, secondo il Carbon Majors Report, rilasciato nel 2017. 

Il CEO dell'ENI dunque, Claudio Descalzi, puo' essere considerato il principale inquinatore d'Italia.

I dati arrivano da database pubblici, e incolpano produttori di carbone e petrolieri in primis coma maggior responsabili dello sfacelo ambientale: ExxonMobil, Shell, BP e Chevron sono fra le ditte private piu' note nella lista; e poi ci sono il governo cinese, russo e indiano per l'uso di carbone, la saudita ARAMCO, la russa Gazprom, la messicana PEMEX, e la ditta di stato naizonale National Iranian Company.

Dall'altro lato dello spettro industriale altre ditte, che per amore o per immagine decidono di invece far rotta verso il 100% rinnovabile: Apple, Facebook, Google e Ikea che fanno parte della RE100 initiative per appunto andare verso le zero emissioni.

E certo, l'ENI puo' fare tutta la pubblicita' che vuole, ma la sua essenza non cambia. Parimenti ai titoloni sul green di qua e sul green di la ci sono titoli come Eni signs offshore exploration and production sharing agreement with RAK Petroleum Authority High hopes for Eni's Kekra find, 
ENI enters in Lebanon signing two exploration and production contracts. 

Cioe' trivelle nuove nel Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Libano. Hai voglia a coprirti dietro una foglia green, cara ENI!

Distruttrice nasci, e distruttrice muori.

Ecco qui la lista delle ditte piu' impattanti in termini di emissioni di gas serra nella sua interezza; le percentuali sono sul totale. L'ENI emette lo 0.59% del totale.

E no, non e' poco.



1 China (Coal) 14.32%
2 Saudi Arabian Oil Company (Aramco) 4.50%
3 Gazprom OAO 3.91%
4 National Iranian Oil Co 2.28%
5 ExxonMobil Corp 1.98%
6 Coal India 1.87%
7 Petroleos Mexicanos (Pemex) 1.87%
8 Russia (Coal) 1.86%
9 Royal Dutch Shell PLC 1.67%
10 China National Petroleum Corp (CNPC) 1.56%
11 BP PLC 1.53%
12 Chevron Corp 1.31%
13 Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) 1.23%
14 Abu Dhabi National Oil Co 1.20%
15 Poland Coal 1.16%
16 Peabody Energy Corp 1.15%
17 Sonatrach SPA 1.00%
18 Kuwait Petroleum Corp 1.00%
19 Total SA 0.95%
20 BHP Billiton Ltd 0.91%
21 ConocoPhillips 0.91%
22 Petroleo Brasileiro SA (Petrobras) 0.77%
23 Lukoil OAO 0.75%
24 Rio Tinto 0.75%
25 Nigerian National Petroleum Corp 0.72%
26 Petroliam Nasional Berhad (Petronas) 0.69%
27 Rosneft OAO 0.65%
28 Arch Coal Inc 0.63%
29 Iraq National Oil Co 0.60%
30 Eni SPA 0.59%
31 Anglo American 0.59%
32 Surgutneftegas OAO 0.57%
33 Alpha Natural Resources Inc 0.54%
34 Qatar Petroleum Corp 0.54%
35 PT Pertamina 0.54%
36 Kazakhstan Coal 0.53%
37 Statoil ASA 0.52%
38 National Oil Corporation of Libya 0.50%
39 Consol Energy Inc 0.50%
40 Ukraine Coal 0.49%
41 RWE AG 0.47%
42 Oil & Natural Gas Corp Ltd 0.40%
43 Glencore PLC 0.38%
44 TurkmenGaz 0.36%
45 Sasol Ltd 0.35%
46 Repsol SA 0.33%
47 Anadarko Petroleum Corp 0.33%
48 Egyptian General Petroleum Corp 0.31%
49 Petroleum Development Oman LLC 0.31%
50 Czech Republic Coal 0.30%
51 China Petrochemical Corp (Sinopec) 0.29%
52 China National Offshore Oil Corp Ltd (CNOOC) 0.28%
53 Ecopetrol SA 0.27%
54 Singareni Collieries Company 0.27%
55 Occidental Petroleum Corp 0.26%
56 Sonangol EP 0.26%
57 Tatneft OAO 0.23%
58 North Korea Coal 0.23%
59 Bumi Resources 0.23%
60 Suncor Energy Inc 0.22%
61 Petoro AS 0.21%
62 Devon Energy Corp 0.20%
63 Natural Resource Partners LP 0.19%
64 Marathon Oil Corp 0.19%
65 Vistra Energy 0.19%
66 Encana Corp 0.18%
67 Canadian Natural Resources Ltd 0.17%
68 Hess Corp 0.16%
69 Exxaro Resources Ltd 0.16%
70 YPF SA 0.15%
71 Apache Corp 0.15%
72 Murray Coal 0.15%
73 Alliance Resource Partners LP 0.15%
74 Syrian Petroleum Co 0.15%
75 Novatek OAO 0.14%
76 NACCO Industries Inc 0.13%
77 KazMunayGas 0.13%
78 Adaro Energy PT 0.13%
79 Petroleos del Ecuador 0.12%
80 Inpex Corp 0.12%
81 Kiewit Mining Group 0.12%
82 AP Moller (Maersk) 0.11%
83 Banpu Public Co Ltd 0.11%
84 EOG Resources Inc 0.11%
85 Husky Energy Inc 0.11%
86 Kideco Jaya Agung PT 0.10%
87 Bahrain Petroleum Co (BAPCO) 0.10%
88 Westmoreland Coal Co 0.10%
89 Cloud Peak Energy Inc 0.10%
90 Chesapeake Energy Corp 0.10%
91 Drummond Co 0.09%
92 Teck Resources Ltd 0.09%
93 Turkmennebit 0.07%
94 OMV AG 0.06%
95 Noble Energy Inc 0.06%
96 Murphy Oil Corp 0.06%
97 Berau Coal Energy Tbk PT 0.06%
98 Bukit Asam (Persero) Tbk PT 0.05%
99 Indika Energy Tbk PT 0.04%
100 Southwestern Energy Co 0.04%






























Friday, April 26, 2019

Il modo piu' efficente per fermare i cambiamenti climatici: piantare 1,200,000,000,000 di alberi









Quando pensiamo ai cambiamenti climatici, tutti pensiamo all'enormita' del problema e che la soluzione debba essere qualcosa di mega-galattico.
    E Tom Crowther non e' il solo, anche il gruppo Plant for the Planet (PFTP), guidato da giovani sta portando avanti una campagna quella del "Trillion Tree" che e' l'evoluzione del progetto "Billion Tree" lanciato dall'ONU nel 2006. Da un miliardo di alberi (billion) si e' passati a mille miliardi (trillion).

    I ragazzi del PFTP hanno gia' aiutato a piantare circa 15 miliardi di alberi, con l'aiuto di vari governi, inclusa l'India che ne ha piantati 2 miliardi. Tom Crowther e' un consulente per PFTP e dice che questi alberi e' facile piantarli in zone degradate. Ovviamente occorre fare il tutto in modo intelligente, perche' possono esserci rischi di incendi se gli alberi sbagliati vengono piantati in zone sbagliate. Oltre agli alberi anche il recupero delle savane e delle praterie sono importanti perche creano ecosistemi che aiutano a sequestrare l'anidride carbonica.

    Di pari passo alla riforestazione c'e'il fermo della deforestazione ovviamente.

    Intanto, oltre all'India, l'Australia promette che piantera' un miliardo di alberi entro il 2030, i paesi dell'Africa subsahariana promettono invece di riforestare 100 milioni di ettari di terra degradata, e la Cina ha gia' piantato 50 miliardi di alberi dal 1970 ad oggi.

    Da un punto di vista globale, la Bonn Challenge sponsorizzata dalle Nazioni Unite si propone di piantare alberi in circa 350 milioni di ettari entro il 2030.
    Ecco.

    Piantare un albero, e curarlo, non e' difficile. Se tutti quelli che parlano, protestano, postano su Facebook si impegnassero a piantare e annaffiare un solo albero, saremmo un piccolo passettino in avanti.

    In Italia non e' difficile. Ci sono tanti spazietti di risulta, e anche solo lanciarci semi di albicocche, pesche o altri frutti, o piantare arbusti appropriati potrebbe portare ad inaspettate soprese.

    Noi l'abbiamo fatto da piccoli, e dietro casa di mia mamma sono cresciuti due alberelli di albicocche, ora giganti.



    Sunday, April 21, 2019

    Montana: giudice salva Yellowstone dalle trivelle - la natura e' piu' importante della miniera d'oro









    Non succede spesso che le corti dicano di no a petrolieri e speculatori, e quindi ecco qui una buona notizia.

    In Montana il giudice Brenda Gilbert, del Park County District, ha stracciato un permesso per creare una miniera d'oro alle porte di Yellowstone.

    Come ci abbiano solo pensato a creare una miniera a cielo aperto vicino ad uno dei parchi piu' famosi del mondo e' gia' di per se un mistero, ma grazie al cielo il giudice e' stata previdente e non si e' lasciata abbindolare dai miraggi aurei.

    La ditta che voleva creare una miniera d'oro e' canadese e si chiama Lucky Minerals. Volevano cercare oro nella cosiddetta Emigrant Gulch proprio al di fuori del confine nord del parco nazionale di Yellowstone, nel Montana.

    Le trivelle esplorative, perche' sempre di trivelle si tratta!, dovevano partire il giorno 15 luglio 2019, ma il giudice ha reso invalido il permesso della Lucky Minerals perche' non rispettava i diritti del pubblico e della sua partecipazione in materia ambientale, secondo la costituzione del Montana.

    Cosa e' successo?

    E' successo che la Lucky Minerals aveva gia' fatto richiesta di trivellare l'area, e che gia' un primo giudizio, sempre espresso dallo stesso giudice, Brenda Gilbert stato negativo. Nel maggio del 2018 si concluse che la Lucky Minerals non aveva tenuto in considerazione il fato delle sorgenti d'acqua e degli animali selvatici, nel suo rapporto di valutazione ambientale.

    Occorreva ripresentare altre carte. Allo stesso tempo pero' la legge del Montana stipula che i giudici non possono bloccare le trivelle a causa di intoppi ambientali e cosi' il Montana Department of Environmental Quality diede il permesso. Per di piu' il terreno in questione e' in mani private e non e' di dominio pubblico.

    E cosi la Lucky Minerals si prepara per queste operazioni esplorative, all'acqua e agli animali ci avrebbero pensato dopo.

    Ma questa idea causo' una sorta di mini ribellione ambientale, da ambo i lati dello spettro politico.

    La rabbia popolare era montata, e sia la agenzie federali che i rappresentanti del congresso erano rimasti inorriditi che non esistessero difese maggiori per questi terreni che non fanno formalmente parte di Yellowstone, ma che gli stanno al confine.

    Il segretario dell'interno dell'epoca, Ryan Zinke, odiato da tutti perche' lui stesso odia la natura e la sua protezione, fu inorridito pure lui, a dimostrazione di quanto fosse orribile l'idea della miniera d'oro fuori da Yellowstone. In fretta ed in furia nell'Ottobre del 2018 venne passata una legge per rendere i territori federali al di fuori di Yellowstone off-limits a tutte le operazioni minerarie per i prossimi 20 anni, fino all'8 Ottobre 2038.

    Il giorno 12 Marzo 2019, il presidente arancione Donald Trump ha firmato una legge bipartisan per rendere queste protezioni permanenti.

    Ma questo si applica ai territori federali, pubblici, e non a quelli dei privati, E cosi i vari gruppi ambientalisti del Montana, guidati dal Park County Environmental Council, dalla Greater Yellowstone Coalition, e dall'associazione Earthjustice,  hanno deciso di opporsi alla legge del Montana che consente le trivelle *prima* che i rapporti ambientali siano completi, perche' appunto tolgono alla gente la possibilita' di esprimere la propria opinione e tolgono trasparenza al progetto.

    Che senso ha partire con i lavori prima gli impatti siano noti?

    E indovina un po? A presiedere la causa lo stesso giudice del primo no, Brenda Gilbert, che ha dato ragione agli ambientalisti, ha eliminato la clausola che permette di iniziare lavori prima che gli iter approvativi siano terminati, e ha essenzialmente detto alla Lucky Minerals di tornarsene in Canada dove sarebbero stati piu' lucky.

    Ovviamente, da buon speculatore, il CEO della Lucky Minerals, dice che faranno appello.

    Ma intanto devono stare a braccia conserte, e visto che la comunita' intera, dai residenti fino a Trump hanno fatto tutto quello che si poteva e doveva per fermarli, sara' davvero difficile che ci riusciranno.

    Per una volta triofa il buon senso.

     

    Thursday, April 18, 2019

    Il cucciolo di orso polare vaga a 700km dalla sua casa, affamato e smagrito



    Cosa ci faceva cosi lontano dal suo habitat naturale? 
    Cercava cibo. L'orso non mostrava segni di aggressione, ma era stanco e magro ed ha circolato per vario tempo in tutta la penisola di Kamtchatka dove si trova il villaggio di Tilichiki appunto alla ricerca di qualcosa da mangiare.  I residenti gli hanno dato del pesce.
    Si ipotizza che l'orso abbia circa due anni e che abbia viaggiato su un isolotto di ghiaccio dal Bering Sea fino alla penisola in questione.  Tipicamente gli orsi vivono con le loro madri fino ai tre anni, quindi questo esemplare e' un cucciolo, non abituato a cercare cibo da solo. 
    E' questo un fenomeno che preoccupa sempre piu' i villaggi della Russia settentrionale perche'  le storie di orsi affamati diventano sempre piu' numerose e piu' tristi. L'idea e' di sedarlo e di riportarlo a casa con trasporto aereo.

    Povero orso, vaglielo a spiegare che questi sono i nostri tempi moderni, eh?

    Tuesday, April 16, 2019

    Cina: sismicita' indotta da trivelle di magnitudo 5.7 e 5.3 R








    La notizia arriva direttamente dalla rivista scientifica Seismological Research Letters, e ha per titolo
    "The December 2018 ML 5.7 and January 2019 ML 5.3 Earthquakes in South Sichuan Basin Induced by Shale Gas Hydraulic Fracturing".

    Mi sembra chiaro, no? 

    Cioe' in Cina, nella regione del South Sichuan c'e' stata sismicita' indotta dal fracking di magnitudo 5.7 a Dicembre 2018 e di magnitudo 5.3 a Gennaio 2019.

    E questo non lo dice la D'Orsogna, lo dice appunto una rivista peer-reviewed. Io sono solo dieci anni e piu' che continuo a martellare queste cose, perche' non voglio che ci siano dubbi.

    L'evidenza monta in tutto il pianeta; le trivelle non portano niente di buono a nessuno dei residenti, e qui ne abbiamo l'ultima prova.

    Occorre dirlo a Salvini e a quegli altri yes-men che lo circondano in tema trivelle, fra cui i governatori di Basilicata, Abruzzo, rispettivamente Vito Bardi e Marco Marsilio.

    L'articolo in questione parla di due terremoti violenti in Cina, di cui abbiamo a malapena sentito parlare ma che ha causato forti danni a case e strutture in zona.

    Il terremoto di dicembre (5.7 magnitudo) e' stato il piu' pericoloso, anche se meno intenso: ha ferito e ha causato danni, si stima, per 8 miliardi di euro e con 630 evacuati. L'altro terremoto si e' verificato un mese dopo a otto chilometri di distanza.

    Il colpevole di questi terremoti e' il Changning shale gas block dove si trivella e si pratica fracking dal 2010. I pozzi di reiniezione invece sono arrivati nel 2014.

    E voila' guarda caso, proprio nel 2014 l'incidenza delle scosse di terremoto e l'intensita' associata e' aumentata drammaticamente.  

    Qui si stima che la causa dei terremoti sia stato l'insieme delle cose: cioe' il fracking in se, e anche la reiniezione, almeno a sentire l'autore principale dello studio, Xinglin Lei del Geological Survey del Giappone.

    Gli epicentri dei terremoti sono stati localizzati, e la loro profondita' non e' risultata troppo elevata, cosa che li rende compatibili con l'origine antropica: erano a due e dieci chilometri sotto la crosta terrestre, nella norma per sismicita' indotta.

    Le scosse invece sono perfettamente correlate con l'attivita' di iniezione nei mesi di dicembre e gennaio 2019, sia nello spazio che nel tempo. La maggior parte dell'attivita' sismica si e' verificata in concomitanza con le azioni umane, con poche scosse di assestamento. Gli sbalzi di pressione sotterranea causati dalle trivelle e dalla reinizione hanno riattivato vecchie faglie dormienti o sconosciute. L'attivita' sismica si quieta invece dopo le attivita' petrolifere.

    Non ci possono essere dubbi perche' tutto cade a pennello.

    Trivelli o reinietti; la terra trema, e trema forte.
    Ti fermi, si fermano anche i tremori.

    Le trivelle hanno continuato pero' a pompare in altre parti dello Sichuan, in particolare nella contea di Rongxian e nella citta' di Zigong. Il 24 e il 25 Febbraio 2019 ci sono state tre scosse, tutte superiori al grado quattro della scala Richter. Il piu' grave di magnitudo 4.9 ha ucciso due persone, ferito una dozzina e causato vari danni agli edifici della citta'. Sono stati evacuati in 130 mila.
    Non si sa ancora l'origine esatta di questi altri due terremoti, ma la gente non ha aspettato: sono scesi in piazza in 3000 a chiedere sicurezza e ad un fermo temporaneo alle trivelle. Il fermo e' stato accordato, ma non si sa fino a quando durera'.

    Ovviamente la Cina non e' proprio la culla dell'attivismo, ma in questo caso la paura e la consapevolezza potrebbero portare ad azioni forti da parte degli attivisti. Ma dall'altro lato ci sono interessi altrettanto forti: una enorme richiesta di energia in un paese in continua crescita; la voglia di produrlo in casa invece che importarlo, e incentivi da parte del governo. 

    Si stima che la crescita della richiesta di gas continuera' fino al 2020.

    Il problema e' che in Cina non ci sono fonti di gas "convenzionale" e che occorre fare ricorso a gas piu' scomodo da estrarre, che abbisogna di metodi piu' impattatnti e piu' distruttivi: appunto lo shale gas, dove che la roccia che lo contiene deve essere fratturato per estrarlo (da qui il nome fracking), da
    metano negli strati di carbone e dal tight gas, ancora piu' intrappolato nella roccia da necessitare di fracking estremo.

    E di questo gas "non-convenzionale" la Cina ne ha parecchio.  Hanno iniziato ad esplorare nel 2004, e il primo pozzo e' diventato attivo nel 2009. Nel 2012 hanno presentato un progetto quinquennale 
    con sussidi e target di produzione. A trivellare le ditte nazionali CNPC e Sinopec.
    Oggi, nel 2019 sono indietro rispetto ai piani del 2012, a causa di imprevisti e della difficolta' di estrarre questo gas cosi intrappolato nella roccia. 

    E' il gas del Sichuan quello che e' considerato il meno difficile ed e' qui che si concentrano le maggiori operazioni. Pero' e' anche la zona maggiormente popolata, e un area gia' sismica. Anzi, solo dieci anni fa ci fu un mega terremoto che porto a piu' di 69mila vittime. Secondo vari sondaggi la gente gia' sapeva dei pericoli del fracking ed erano scettici dall'inizio, appunto per la sismicita' indotta, l'inquinamento di aria e di acqua, e gli usi spropositati di acqua.

    Come dire, l'era di internet per tutti fa sapere a tutti che le trivelle sono una disgrazia per i residenti. Ma al governo questo non importa: il piano quinquennale dal 2018 al 2023 prevede ancora piu' fracking.

    Basti solo pensare che nel 2018 la petrolditta CNPC  ha trivellato la bellezza di 330 pozzi nello Sichuan. Fino al 2017 ne avevano trivellato in totale solo 210.

    E se ce il tuttapposto italiano, figuriamoci il tuttapposto cinese!

    Sono subito partiti con la promessa di una review scientifica, per assicurarsi della sicurezza delle trivelle, hanno promesso che ci saranno seismologi presenti in ogni attivita' sismica per monitorare, e che ci saranno adeguate valutazioni di impatto ambientale, e che l'acqua per le trivelle verra' estratta in concomitanza con la disponibilita' locale, con la geologia e in modo da bilanciare le richieste dei residenti.

    Sono ovviamente film gia' visti che si traducono in una sola parola, o due: balle cinesi!

    E che il sismologo che guarda ferma i terremoti? O che gli impatti ambientali mai diranno che i loro pozzi fanno venire i terremoti? O che quando l'acqua e' poca i petrolieri volontariamente fermeranno le trivelle per farci fare il te ai residenti? 

    Suvvia! Non siamo mica all'asilo!

    Come sempre, occorre non farceli venire dall'inizio, e questo vale in Cina, in Italia e se vogliamo salvarlo, sul pianeta intero.

    Monday, April 15, 2019

    Il puma dell'est e' andato estinto: l'uomo gli ha distrutto l'habitat






    L'ente per la protezione della vita selvatica degli USA, lo US Fish and Wildlife Service (USFWS) ha appena dichiarato che l'Eastern Puma e' ufficialmente estinto.

    Causa dell'estinzione?

    L'uomo.

    L'ultima volta che un Eastern Puma e' stato avvistato in natura e' stato nel 1938, 80 anni fa. Nel 2011 lo USFWS ne fece un censimento ufficiale, secondo i dettami dello Endagered Species Act. Nel 2015 venne fuori che non esistevano esemplari noti, nei 21 stati analizzati. Hanno aspettato 3 anni, ed ora la dichiazione ufficiale. L'Eastern Puma e' ufficiamente estinto.

    I motivi sono tanti, ma sono elencati come l'eccessiva caccia e la distruzione dell'habitat per mano dell'uomo. La natura e' un qualcosa di vivente e di completo, distruggi una specie, anche piccola e insignificante e possono esserci effetti a catena, anche dove meno te l'aspetti.

    Questi Eastern Puma erano abbondanti negli USA fino a tutto l'800. Vivevano lungo il fiume Mississippi, in Quebec, in South Carolina, Illinois, Manitoba. Anzi, un tempo erano una delle specie animali piu' numerose in Nord e Sud America, dallo Yukon alla Patagonia. E poi la mattanza specie: uccisi in massa fra il 1700 e il 1800. L'ultimo avvistamento in Maine nel 1938 era anche l'ultimo ucciso dall'uomo.

    La loro estinzione ha portato alla proliferazione di cervi, che non sono piu preda ne di puma ne di lupi o linci, tutti carnivori. Questi cervi mangiano ghainde e distruggono fusti di nuovi alberi, ed e' a loro che si attribuisce il declino della rigenerazione di foreste, e del declino del numero di uccelli che non trovano abbastanza spazi per la nidificazione.

    I carnivori, come i puma sono importanti per garantire un sano equilibrio naturale. Si parla della reintroduzione di altre specie di puma in zone appropriate, per esempio i puma dell'ovest che potrebbero essere rilasciati nel New England, a nord dello stato di new York, nella regione dei grandi laghi nel midwest.

    I puma dell'ovest sopravvivono, anche se in numeri modesti in North Dakota, South Dakota e Nebraska. Come loro la pantera della Florida che vive in Georgia, Arkansas e Texas. Spesso finiscono uccise dal traffico e dai cacciatori.

    Insomma, sposti una virgola in natura, e ha cambiato tutti gli equilibri.

    Sunday, April 14, 2019

    Nonostante il finto figo Trudeau, il Canada continua ipocritamente a trivellare e a devastare

































    Justin Trudeau la racconta e la sorride bene.
    Ma la realta' non e' come lui vorrebbe farci credere.

    Le Tar Sands del Canada, un angolo remoto a nord del paese avvolto un tempo da neve e ghiaccio e distese di bianco e' ora coperto di raffinerie, terreni violentati, fumi e puzze.

    E' il piu' grande progetto industriale del mondo intero.

    C'e' una autostrada che attraversa le Tar Sands per fornire vie di trasporto ai petrolieri.

    Fanno ottocento chilometri di impianti di estrazioni di petrolio, raffinerie, desolforatori, vasche di monnezza varia, acqua inquinata. Ottocento chilometri, senza sosta. Nel complesso l'area in sui si eseguono queste operazioni di estrazione di Tar Sands e' grande quanto l'Inghilterra intera.

    L'Alberta ha quattro milioni di persone, e se fosse una nazione indipendente sarebbe il quinto principale paese produttore di petrolio al mondo. Si calcola che le riserve di bitume dell'Alberta siano di 170 miliardi di barili.

    I danni provocati da queste estrazioni a chi ci vive li, e al pianeta sono incalcolabili. Malattie, fumi, petro-economia, cambiamenti climatici, corruzione.

    Eppure in Alberta vogliono pompare ancora di piu', espandendosi e mangiando ancora piu tundra. Vogliono colorare il bianco e il verde di nero.

    Chi sono questi folli che vogliono continuare la devastazione? Beh, i politici dell'Alberta, ma anche il governo centrale del figo Trudeau non e' che abbia detto o fatto niente in contrario. E' un elefante in una stanza, tutti sanno, nessuno dice niente. E l'elefante si sposta e fa danni maggiori in altre stanze.
    Ma c'e' di piu': a livello internazionale Trudeau e i suoi compari cercano di passare per verginelle ambientali, come la Norvegia, a fare la predica agli altri, presentando scintillanti azioni contro i cambiamenti climatici. 
    Per gli altri, mica per se. Dicono che queste Tar Sands portano lavoro, che i legami fra residenti e trivellatori sono "complessi" e che occorre pensare, parlare, "dialogare".

    Mi sovviene quando questo lo diceva l'ENI.

    Fra i paradossi del Canada: quando si discutevano gli accordi di Parigi dicevano che volevano un tetto massimo dell'aumento delle temperature mondiali di 1.5 gradi centigradi.  Poi quando ci furono le proteste per l'ennesimo oleodotto che doveva attraversare il paese per portare petrolio dalle Tar Sands al mare, il cosiddetto Trans Mountain Oil Pipeline nel 2018, il governo di Justin Trudeau
    lo nazionalizzo', al costo di quasi 4 miliardi di euro per essere sicuri che si sarebbe costruito e per incassare i petro-yuan dalla Cina.

    La ditta in questione, la ex proprietaria dell'oleodotto, si chiama Kinder Morgan, ed e' basata in Texas. Gia' operano un oleodotto fra l'Alberta ed il mare - oleodotto vecchio di 65 anni e lungo 1,150 chilometri. Volevano semplicemente costruirne un altro, in parallelo dalla portata maggiore per far arrivare al mare, al porto, e in Cina ancora piu' petrolio. Ma sia i progetti per l'oleodotto nuovo che quello esistente vecchio si snodano lungo territori immacolati, attraverso fiumi e pure nel  Jasper National Park. Le proteste da mezzo mondo portarono quelli della Kinder Morgan ad annunciare che si sarebbero ritirati nell'Aprile del 2018.

    Il governo del finto figo Trudeau had deciso di prendere in mano le redini del progetto e di completarlo con fondi pubblici. E quindi, da un lato il paese ha approvato una carbon tax il giorno 1 Aprile 2019 per tagliare le emissioni di CO2 ma allo stesso tempo vuole espandere le esportazioni di petrolio verso il mare per poterlo vendere ai cinesi.

    Come puo' essere?

    Non e' un controsenso?

    Il finto figo Trudeau dice che dobbiamo agire per salvare il pianeta ma poi nazionalizza gli oleodotti!
    Intanto nel cuore delle Tar Sands si continua a trivellare e a generare il petrolio per l'oleodotto e per i cinesi. C'e' gente che si ammala a tassi mai visti di tumore, bambini, giovani e vecchi. C'e' la foresta boreale ferita, ci sono gli animali malati e confusi dalla perdita di habitat, c'e' l'aria putrida in cima al mondo.
    E' una questione del potere infinito dei petrolieri, che quando arrivano distruggono tutto, in Basilicata come in Alberta, perche' mangiano l'essenza stessa della democrazia e finiscono con il fare il bello e il cattivo tempo sulla pelle di tutti gli altri.

    Il Canada non raggiungera' gli obiettivi preposti per il 2020 contro i cambiamenti climatici, ne tantomeno quelli per il 2030 imposti a Parigi. E questo a causa dell'industria del petrolio che si calcola emettera' 100 milioni di tonnellate di CO2 l'anno nel 2030.

    E' intero apporto della Nigeria, paese produttore di petrolio pure lui e con 190 milioni di persone, contro il 30 del Canada.

    Il Canada nonostante la sua patina progressista e' invece un vero petro-stato. Il petrolio rappresenta la sua maggior fonte di reddito e di conseguenza i governi, gli enti controllori, e pure alcuni corpi univeristari sono asserviti ai petrolieri. 

    L'epicentro di tutto e' una vasta area a nord di Edmonton e attorno al fiume dell'Athabasca. La citta' di Fort McKay e' quella maggiormente colpita e qui vivono varie comunita' indigene devastate dall'industria petrolifera. 

    Come detto in passato qui non si estrae vero petrolio, ma *sotto* la foresta borale c'e' roccia bituminosa impregnata di petrolio che deve essere trattato in modo chimico e altamente impattante per *spremere* poche gocce di petrolio. I trattamenti sono intensi e per ogni barile di petrolio prodotto dalle Tar Sands, siccome deve arrivare dal trattamento estremo di sabbie bituminose, ce ne vogliono dai sei ai dodici in totale di acqua fresca, che diventano poi monnezza tossica.

    La devastazione si puo' vedere fino da google maps.

    Oltre allo smantellamento di foresta boreale i laghi artificiali di monnezza a cielo aperto per metterci l'acqua ora tossica. Contengono monezza per 500 mila piscine olimpioniche.
    Si, cinquecentomila piscine!
    L'acqua e' cosi tossica che se ci cadono gli uccelli muoiono stecchiti. 
    Le morie sono cosi frequenti che devono esserci messi degli spaventapasseri. Non sempre funzionano.

    I pesci nel fiume Athabasca e nei suoi tributari sono troppo inquinati da mercurio e non si possono mangiare. Oltre ai pesci le carni della selvaggina sono inquinate da troppo arsenico e anche questi non si possono consumare. Le concentrazioni di mercurio e arsenico sono decine di volte superiori a quanto considerato sano. Lo stesso dicasi per le papere. Ora a noi queste idee di pescare e di andare a caccia per mangiare possono sembrare stravaganti ma questo e' stato il modo tradizionale di vivere delle comunita' indigene della zona per millenni. 
    Il fiume Athabasca era usato come mezzo di trasporto dagli indigeni, visto che si snoda fra le principali citta' della zona: Fort McMurray, Fort McKay, Fort Chipewyan, ma adesso a causa dell'inquinamento e della continua estrazione di acqua in molti posti i livelli dell'acqua sono cosi fortemente calati che non e' piu considerato navigabile in alcuni tratti.
    Alcune comunita' devono bollire l'acqua prima di usarla perche' e' troppo inquinata.

    Tutta la vita naturale ne ha risentito: caribou, bisonti, elci, uccelli, pesci, acqua, foresta, persone.

    Tutt'a un tratto non si puo' piu' bere, mangiare, viaggiare vivere in simbiosi con il fiume.
    Lung l'Athabasca sorgono 175 progetti estrattivi con ditte da tutto il mondo: l'american Exxon, la canadese Suncor, la CNOOC della Cina per fare alcuni nomi. Finora la maggior parte del petrolio arrivava negli USA adesso invece si vuole aprire ai mercati asiatici.



    Il fato di questi laghi di monnezza tossica e' incerto. Sono cresciuti in modo esponenziale in volume e numero durante gli scorsi 50 anni. Non si sa cosa fare. Si sa solo che perdono e che la monnezza spesso finisce nell'acqua del fiume, in teoria da essere usata dagli umani.

     
    L'aria e' inquinata, ci sono le piogge acide. Ai petrolieri non importa di investire per salvare l'ambiente e devastano senza accorgimento alcuno. Anche perche' il finto figo Trudeau glielo permette. 
     
    Il suo governo, come tutti quelli passati, approva tutto, sempre e comunque.

    E con l'ambiente si ammala l'uomo con forti tassi di cancro, aborti spontanei, bimbi morti alla nascita. Se ne parla da anni. Nessuno fa niente. 

    E poi c'e' la parte piu' orribile di tutto: il ricatto o muori di cancro o muori di fame.
    Gli indigeni qui non sono mai stati ricchi e ai petrolieri basta regalare un po di promesse di lavoro, di case, di progetti sociali, magari aiutare ad aprire negozi, e voila', la politica e a volte anche i residenti, gli si prostrano ai piedi.
    Solo che le promesse non si concretizzano mai per davvero.
    Un po come in Basilicata. 

    Il costo per ripulire tutto?

    Circa 200 miliardi di euro.



    Non si puo' vincere con questa gente. La soluzione e' sempre non farceli venire dal primo giorno, costi quel che costi.