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Sunday, April 21, 2019

Montana: giudice salva Yellowstone dalle trivelle - la natura e' piu' importante della miniera d'oro









Non succede spesso che le corti dicano di no a petrolieri e speculatori, e quindi ecco qui una buona notizia.

In Montana il giudice Brenda Gilbert, del Park County District, ha stracciato un permesso per creare una miniera d'oro alle porte di Yellowstone.

Come ci abbiano solo pensato a creare una miniera a cielo aperto vicino ad uno dei parchi piu' famosi del mondo e' gia' di per se un mistero, ma grazie al cielo il giudice e' stata previdente e non si e' lasciata abbindolare dai miraggi aurei.

La ditta che voleva creare una miniera d'oro e' canadese e si chiama Lucky Minerals. Volevano cercare oro nella cosiddetta Emigrant Gulch proprio al di fuori del confine nord del parco nazionale di Yellowstone, nel Montana.

Le trivelle esplorative, perche' sempre di trivelle si tratta!, dovevano partire il giorno 15 luglio 2019, ma il giudice ha reso invalido il permesso della Lucky Minerals perche' non rispettava i diritti del pubblico e della sua partecipazione in materia ambientale, secondo la costituzione del Montana.

Cosa e' successo?

E' successo che la Lucky Minerals aveva gia' fatto richiesta di trivellare l'area, e che gia' un primo giudizio, sempre espresso dallo stesso giudice, Brenda Gilbert stato negativo. Nel maggio del 2018 si concluse che la Lucky Minerals non aveva tenuto in considerazione il fato delle sorgenti d'acqua e degli animali selvatici, nel suo rapporto di valutazione ambientale.

Occorreva ripresentare altre carte. Allo stesso tempo pero' la legge del Montana stipula che i giudici non possono bloccare le trivelle a causa di intoppi ambientali e cosi' il Montana Department of Environmental Quality diede il permesso. Per di piu' il terreno in questione e' in mani private e non e' di dominio pubblico.

E cosi la Lucky Minerals si prepara per queste operazioni esplorative, all'acqua e agli animali ci avrebbero pensato dopo.

Ma questa idea causo' una sorta di mini ribellione ambientale, da ambo i lati dello spettro politico.

La rabbia popolare era montata, e sia la agenzie federali che i rappresentanti del congresso erano rimasti inorriditi che non esistessero difese maggiori per questi terreni che non fanno formalmente parte di Yellowstone, ma che gli stanno al confine.

Il segretario dell'interno dell'epoca, Ryan Zinke, odiato da tutti perche' lui stesso odia la natura e la sua protezione, fu inorridito pure lui, a dimostrazione di quanto fosse orribile l'idea della miniera d'oro fuori da Yellowstone. In fretta ed in furia nell'Ottobre del 2018 venne passata una legge per rendere i territori federali al di fuori di Yellowstone off-limits a tutte le operazioni minerarie per i prossimi 20 anni, fino all'8 Ottobre 2038.

Il giorno 12 Marzo 2019, il presidente arancione Donald Trump ha firmato una legge bipartisan per rendere queste protezioni permanenti.

Ma questo si applica ai territori federali, pubblici, e non a quelli dei privati, E cosi i vari gruppi ambientalisti del Montana, guidati dal Park County Environmental Council, dalla Greater Yellowstone Coalition, e dall'associazione Earthjustice,  hanno deciso di opporsi alla legge del Montana che consente le trivelle *prima* che i rapporti ambientali siano completi, perche' appunto tolgono alla gente la possibilita' di esprimere la propria opinione e tolgono trasparenza al progetto.

Che senso ha partire con i lavori prima gli impatti siano noti?

E indovina un po? A presiedere la causa lo stesso giudice del primo no, Brenda Gilbert, che ha dato ragione agli ambientalisti, ha eliminato la clausola che permette di iniziare lavori prima che gli iter approvativi siano terminati, e ha essenzialmente detto alla Lucky Minerals di tornarsene in Canada dove sarebbero stati piu' lucky.

Ovviamente, da buon speculatore, il CEO della Lucky Minerals, dice che faranno appello.

Ma intanto devono stare a braccia conserte, e visto che la comunita' intera, dai residenti fino a Trump hanno fatto tutto quello che si poteva e doveva per fermarli, sara' davvero difficile che ci riusciranno.

Per una volta triofa il buon senso.

 

Saturday, April 29, 2017

Trump a trivellare il mare degli americani. La California gli risponde "non se ne parla nemmeno"







“California will fight this every step of the way. 
We do not want oil drilling off our coast. Period.” 

California, 83 anni


“We will fight to the end.
They will not get any new oil on these shores."

 Susan Jordan, California Coastal Protection Network


“Californians will not stand for this. 
We love our coast. It's our playground, the driving force of our economy, 
the place where we find solace, joy and sustenance.”

Jennifer Savage, the Surfrider Foundation

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Instead of taking us backward, the federal government 
should work with us to advance the clean energy economy
 that’s creating jobs, providing energy 
and preserving California’s natural beauty,”

 Xavier Becerra, California General Attorney


“President Trump and his oil industry cronies may want to drill, 
but we’re going to stop that oil and gas development from being feasible"

Hannah-Beth Jackson, Senatrice Santa Barbara


"California’s door is closed to President Trump’s Pacific oil and gas drilling” 

 Gavin Newsom, Chairman Lands Commission



Come sarebbe bello sentire anche in Italia politici
 che dicono queste cose senza mezze parole.



  
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Oggi 28 Aprile 2017, il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che, se tutto va come programmato, ha l'obiettivo di aprire il Pacifico, l'Atlantico, e l'Artico alle trivelle.

Si chiama, molto chiaramente, America First Offshore Energy Executive Order.

Ma come, non ci aveva provato Obama a proteggere questi mari? E tutti gli ordini di Obama?  E i limiti prima di Obama? Che fine fanno?

Certo, tardi o presto che sia stato, Obama ha fatto dei passi per frenare le estrazioni petrolifere. Ma come sempre, e' questa una lotta per la vita, nel senso che il petrolio e' sempre li, e basta un cambio di presidente, di idee, di condizioni di mercato, per disfare decisioni e protezioni.

Trump e' appunto un esempio di tutto cio': vuole stoltamente eliminare le protezioni di Obama e di molti dei precedessori di Obama, repubblicani e democratici indistintamente, per trivellare perche' pensa che il futuro siano dei buchi in mare.

Il presidente dai capelli arancioni, l'imbarazzo nazionale per questo paese, non ha mai fatto mistero del suo petrol-amore, e anzi, di tutte le cose di questi 100 giorni della sua presidenza, dove e' stato piu' traumatizzante e' stato l'ambiente.

E' semplicemente un uomo vecchio dentro, di idee, e di prospettive, e pensa che siamo ancora agli anni settanta.

E' per questo che e' una lotta per la vita, perche' quello che non deve cambiare, mai, e' la coscienza popolare, il ricordo delle battaglie vinte e perse, e il voler passare alle generazioni future un ambiente protetto, migliore, con l'antivirus della distruzione ambientale.

Trump dice che le trivelle porteranno "grande ricchezza" e "grandi lavori", ma il panorama politico dello stato e' in subbiglio gia' adesso.  Assieme a loro gruppi ambientali che promettono battaglia.

La cosa buona e' che per cambiare le decisioni di Obama ci vorranno almeno due anni e che gli stessi amministratori del governo Trump si rendono conto che in alcuni stati la resistenza e' e sara' forte, prima fra tutti la California.

Il segretario dell'interno Ryan Zinke, dice che terra' conto delle opinioni dei residenti e ha pure detto che dopo la sua visita a Santa Barbara si e' reso conto che la gente qui non vuole pozzi e trivelle nuove.

Come ripetuto ad infinitum in questo blog, dopo lo scoppio di Santa Barbara di un pozzo di petrolio nel 1969, non ci sono state mai piu' nuove trivelle nei quasi 50 anni dopo quella data. Quello che resta sono 27 piattaforme ancora in azione e che erano li da prima del 1969. Lo scoppio di Santa Barbara e' stato il terso piu' grande della storia d'America, dopo quello del Golfo del Messico nel 2010 e della Exxon Valdez nel 1991.

Ma forse, piu' di tutto, quello che fermera' Trump sara' l'economia: con il petrolio a meno di $50 al barile, semplicemente non conviene trivellare, specialmente in California con tutte le sue tasse e le sue regolamentazioni ambientali.  Uno dei contendenti per la poltrona di governatore nel 2018,  Gavin Newsom, a suo tempo gia' sindaco di San Francisco ed ora presidente della commissione che si occupa della gestione delle terre pubbliche di California, dice che seppure Trump dovesse permettere trivelle nel Pacifico, Sacramento potrebbe non dare i permessi per costruire i necessari oleodotti verso terra, di fatto impendendo ai petrolieri di trasportare il greggio.

Il governatore della California, Jerry Brown invece manda un comunicato stampa assieme con i governatori di Oregon e Washington dicendo che nessuno dei tre stati vuole tornare indietro, ai tempi delle trivelle in bella vista lungo le coste dei nostri mari.

E poi la domanda da Rischiatutto: perche' non puntare sulle rinnovabili invece? 

Ma Trump non ci sente. Va avanti per la sua strada, cieco all'evidenza. Se solo scegliesse di puntare su sole e vento, guadagneremmo tutti, persone, lavoro, salute,  e pure la sua immagine di presidente.

La presunzione, eh? 

Trump ha anche ordinato una "review" di tutti i monumenti naturali della nazione, e cioe' aree protette, per vedere se c'e' potenziale energetico (leggi petrolio e gas) e aprire la strada alla revoca di tali aree protette. Come dire: da oggi non esiste piu' Yellowstone! Nessuno mai in tutta la storia americana ha mai fatto una cosa del genere, e infatti non c'e' nessun protocollo che si possa seguire.

Ma la cosa che a me fa pensare, e il contreasto che vedo con l'Italia e' che qui si e' levata una fitta voce di persone autorevoli che hanno detto a Trump chairo e tondo che qui di trivelle non ne vogliamo sapere niente. E in Italia? Ai tempi del referendum del 2016 dove erano tutto i cuor di leone politici italiani?

Chi lo sa.