Ormai e' ben chiaro che il Corriere della Sera in merito a trivelle e 5 stelle ha completamente perso l'obiettivita'.
Ogni tanto vengono fuori con petro-editoriali assurdi con le piu' patetiche scusanti in favore delle trivelle.
Mai
uno di questi petrol-editoriali sulle sofferenze di Viggiano o di Gela,
sull'inquinamento di Nigeria o di Russia, sulle petrol-democrazie
malate di Venezuela o dell'Alberta, sui collegamenti fra cambiamenti
climatici e trivelle, sulla pericolosita' della sismicita' indotta in un
paese cosi fragile come l'Italia.
Mai uno sguardo al futuro, per
esempio sulla necessita' non di aggrapparsi al petrol-lavoro come
l'unica alternativa al morire di fame, quanto invece al creare una nuova
forza lavoro green, al bisogno in Italia di creare una rete di
elettrificazione per le automobili degna di questo nome, o al bisogno di
educare la popolazione al risparmio energetico.
Mai.
Ecco allora un altro patetico editoriale di tale Michelangelo Borrillo che evidentemente non ne sa niente di storia o di economia.
Chi e' Michelangelo Borrillo?
Eccolo qui, gia' presente in questo blog - che ossequiava l'allora ministro Clini per la scelta di dire "si" alle estrazioni di petrolio in Italia, incluse alle isole Tremiti.
E poi qui, in una intervista scandalosa, a mio avviso, in cui il "giornalista" non osava fare nessuna vera domanda al ministro che fosse un po fuori lo schema yes-man. Per esempio, Clini diceva che il limite delle 12 miglia non esiste da nessuna parte in Europa se non in Italia, dimenticando di ricordare che invece in California e' 100 miglia!
Ed eccolo qui, sette anni dopo. Il nostro amico Michelangelo Borrillo parla di un paradosso.
Dice
che fermare le trivelle in Adriatico da parte nostra e' proprio un paradosso
perche' penalizza l'Italia mentre dall'altro lato in Croazia si va alla
ricerca di petrolio; anzi, dice che i croati stanno accellerando, che ne approfittano e che
addirittura pagheremo dazi!
I croati econdo Borrilo stanno cercando di
bucare al largo delle isole Pelagosa, un tempo italiane e ora nel mezzo
dell'Adriatico, giusto un po piu vicino a noi.
Insomma, invece che il pelo nell'uovo qui cercano le Pelagosa in Adriatico!
Non sanno piu' a cosa aggrapparsi.
Da come la vedo io il paradosso e' un altro.
Intanto
caro Borrillo, evidentemente lei non sa che l'Italia e' da decenni che
trivella - a Ravenna, e in Alto Adriatico, e quindi, come detto ad
infinitum occorre che siamo noi non solo a fermarci
per primi e a dare
un segnale, ma soprattutto ad
aprire un dialogo con la Croazia per un
Adriatico petrolio-free.
La politica, lo spazio per editoriali non dovrebbe essere una corsa
al ribasso, o a una depressione del chi fa peggio. I bambini delle elementari fanno cosi. La politica e il mestiere dell'opinionista dovrebbe
essere, secondo me, il volere le cose migliori, per la propria nazione e per
il pianeta, l'elevare il rettore alle cose piu' nobili.
E ad usare questo ragionamento dovremmo trivellare ovunque! Perche' non trivellare allora in Sardegna, al largo delle Tremiti, delle isole eolie, di Venezia, nel lago Maggiore?
Davvero lei pensa che il misero petrolio di
Pelagosa possa cambiare di una virgola lo scenario energetico croato o
italiano? La risposta e' no.
In Croazia esistono dei
movimenti anti-petroliferi, ma sono gruppi isolati e soffrono del fatto
di essere ancora lontani dall'industrializzazione selvaggia, e di non
avere mai visto con i loro occhi cosa i petrolieri lasciano dietro di se.
Non hanno una Basilicata, povera e bucata.
Il
paradosso e' dunque che una nazione che ha saputo partorire mostri come
Gela e Augusta, Porto Marghera e Falconara, e appunto la Basilicata, possa volere infliggere lo
stesso alla Croazia!
E stia tranquillo caro Borrillo che troveranno poco e niente.
E' stato cosi in ogni giacimento italiano o adriatico mai trivellato. Sono solo poche gocce di monnezza. Alla
fine, con tutto questo trivellare da Ravenna a Viggiano, l'Italia
importa ancora il 95% del petrolio che usa, e non saranno certo quei
pochi barili dello Ionio a fare la differenza.
Vogliamo invece prendere altri esempi?
Come
ripetuto pure questo ad infinitum qui in California dopo lo scoppio di Santa
Barbara di 50 anni fa non sono state piazzate mai piu' trivelle in mare,
in una fascia di ... 160km da riva!
Non siamo morti, e anzi, fra turismo, high tech, agricoltura siamo la quinta economia del mondo se fossimo uno stato da soli.
Ecco qui le vere cose da copiare.
Ma di questo il Petrol-Corriere della Sera non parlera' mai.
Troppo forte l'ingerenza di ENI, troppo spessi i paraocchi, troppo piccolo l'amore per l'Italia, troppo fine il sentimento di pieta' umana per lo schifo che l'ENI ha inflitto ai lucani, ai siciliani, ai nigeriani, e ovunque abbia messo piede nel mondo.
A Borrillo la stessa domanda fatta ad Agnoli: date l'esempio, e fate trivellare per prime le vostre citta', i vostri mari e sopratutto quelle dei vostri figli.