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Saturday, February 2, 2019

Il Petrol-Corriere della Sera e le trivelle Croate



Ormai e' ben chiaro che il Corriere della Sera in merito a trivelle e 5 stelle ha completamente perso l'obiettivita'.

Ogni tanto vengono fuori con petro-editoriali assurdi con le piu' patetiche scusanti in favore delle trivelle.

Mai uno di questi petrol-editoriali sulle sofferenze di Viggiano o di Gela, sull'inquinamento di Nigeria o di Russia, sulle petrol-democrazie malate di Venezuela o dell'Alberta, sui collegamenti fra cambiamenti climatici e trivelle, sulla pericolosita' della sismicita' indotta in un paese cosi fragile come l'Italia.

Mai uno sguardo al futuro, per esempio sulla necessita' non di aggrapparsi al petrol-lavoro come l'unica alternativa al morire di fame, quanto invece al creare una nuova forza lavoro green, al bisogno in Italia di creare una rete di elettrificazione per le automobili degna di questo nome, o al bisogno di educare la popolazione al risparmio energetico.

Mai.

Ecco allora un altro patetico editoriale di tale Michelangelo Borrillo che evidentemente non ne sa niente di storia o di economia.

Chi e' Michelangelo Borrillo?

Eccolo qui, gia' presente in questo blog - che ossequiava l'allora ministro Clini per la scelta di dire "si" alle estrazioni di petrolio in Italia, incluse alle isole Tremiti.

E poi qui, in una intervista scandalosa, a mio avviso, in cui il "giornalista" non osava fare nessuna vera domanda al ministro che fosse un po fuori lo schema yes-man. Per esempio, Clini diceva che il limite delle 12 miglia non esiste da nessuna parte in Europa se non in Italia, dimenticando di ricordare che invece in California e' 100 miglia!

Ed eccolo qui, sette anni dopo. Il nostro amico Michelangelo Borrillo parla di un paradosso.

Dice che fermare le trivelle in Adriatico da parte nostra e' proprio un paradosso perche' penalizza l'Italia mentre dall'altro lato in Croazia si va alla ricerca di petrolio; anzi, dice che i croati stanno accellerando, che ne approfittano e che addirittura pagheremo dazi!

I croati econdo Borrilo stanno cercando di bucare al largo delle isole Pelagosa, un tempo italiane e ora nel mezzo dell'Adriatico, giusto un po piu vicino a noi.

Insomma, invece che il pelo nell'uovo qui cercano le Pelagosa in Adriatico!

Non sanno piu' a cosa aggrapparsi.

Da come la vedo io il paradosso e' un altro.

Intanto caro Borrillo, evidentemente lei non sa che l'Italia e' da decenni che trivella - a Ravenna, e in Alto Adriatico, e quindi, come detto ad infinitum occorre che siamo noi non solo a fermarci per primi e a dare un segnale, ma soprattutto ad aprire un dialogo con la Croazia per un Adriatico petrolio-free.

La politica, lo spazio per editoriali non dovrebbe essere una corsa al ribasso, o a una depressione del chi fa peggio. I bambini delle elementari fanno cosi. La politica e il mestiere dell'opinionista dovrebbe essere, secondo me, il volere le cose migliori, per la propria nazione e per il pianeta, l'elevare il rettore alle cose piu' nobili.

E ad usare questo ragionamento dovremmo trivellare ovunque! Perche' non trivellare allora in Sardegna, al largo delle Tremiti, delle isole eolie, di Venezia, nel lago Maggiore?

Davvero lei pensa che il misero petrolio di Pelagosa possa cambiare di una virgola lo scenario energetico croato o italiano? La risposta e' no.

In Croazia esistono dei movimenti anti-petroliferi, ma sono gruppi isolati e soffrono del fatto di essere ancora lontani dall'industrializzazione selvaggia, e di non avere mai visto con i loro occhi cosa i petrolieri lasciano dietro di se.

Non hanno una Basilicata, povera e bucata.

Il paradosso e' dunque che una nazione che ha saputo partorire mostri come Gela e Augusta, Porto Marghera e Falconara, e appunto la Basilicata, possa volere infliggere lo stesso alla Croazia!

E stia tranquillo caro Borrillo che troveranno poco e niente.

E' stato cosi in ogni giacimento italiano o adriatico mai trivellato. Sono solo poche gocce di monnezza. Alla fine, con tutto questo trivellare da Ravenna a Viggiano, l'Italia importa ancora il 95% del petrolio che usa, e non saranno certo quei pochi barili dello Ionio a fare la differenza.

Vogliamo invece prendere altri esempi?

Come ripetuto pure questo ad infinitum qui in California dopo lo scoppio di Santa Barbara di 50 anni fa non sono state piazzate mai piu' trivelle in mare, in una fascia di ... 160km da riva!

Non siamo morti, e anzi, fra turismo, high tech, agricoltura siamo la quinta economia del mondo se fossimo uno stato da soli.

Ecco qui le vere cose da copiare.

Ma di questo il Petrol-Corriere della Sera non parlera' mai.

Troppo forte l'ingerenza di ENI, troppo spessi i paraocchi, troppo piccolo l'amore per l'Italia, troppo fine il sentimento di pieta' umana per lo schifo che l'ENI ha inflitto ai lucani, ai siciliani, ai nigeriani, e ovunque abbia messo piede nel mondo.

A Borrillo la stessa domanda fatta ad Agnoli: date l'esempio, e fate trivellare per prime le vostre citta', i vostri mari e sopratutto quelle dei vostri figli. 

Thursday, January 24, 2019

Lega e M5S: stop temporaneo di almeno un anno e mezzo e canoni aumentati di 25 volte


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Update: 24 Febbraio 2019

Il divieto dei 18 mesi e' entrato in vigore il giorno 13 Febbraio 2019.
Secondo i petrolieri sara' la fine del mondo!







Ma, e se invece pensassimo a come fare per migliorare la mobilita' elettrica, 
il risparmio energetico, il sole, il vento? 
Non sarebbe piu' intelligente?


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Sono sollevata.

In questo gran calderone che e' la politica italiana, pare che ci sia una intesa fra i due contendenti: il M5S e la Lega decidono che tutto sara' congelato per almeno 18 mesi.

I canoni aumenteranno di 25 volte rispetto alle tariffe attuali.

Secondo il Corriere della Sera, le commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato potranno ora proseguire i loro lavori sul decreto semplificazioni e si potrebbe arrivare anche ad un OK domani 25 Gennaio 2019.

Da come la vedo io, e' un buon passo in avanti, che ha visto approvazioni di crociere-sismiche, il toto-emendamenti, le minacce di dimissioni del ministro dell'ambiente Costa, e tutto un fior fiore di politici e giornalisti che si svegliano da un giorno all'altro pro trivelle, blabberando assurdita' sul lavoro, l'economia, i soldi e senza sapere che lavoro, soldi, economia, si possono creare anche senza ammazzare nessuno o senza distruggere l'ambiente.

Sono una persona lineare, e mi piacciono le cose fatte con logica, e questa ital-confusione e' estranea al mio modo di essere, ma sono felice lo stesso, perche' ogni passo in avanti e' un buon basso, e un anno e mezzo e' abbastanza per allontanare lo spettro trivelle.

E per tutti quelli che gridano all'assoluto, o che trovano il pelo nell'uovo, che pensano che e' stato fatto in vista delle elezioni X o Y,  che pensano che fra due anni ci sara' l'inghippo dico solo: il PD ha approvato ogni trivella che ha incontrato lungo il suo cammino, ed e' monumentale che siamo ora qui invece.

Per cui, nonostante l'armata-brancaleonaggine, e nonostante tutti i colpi di scena, occorre essere soddisfatti.

Quel che invece occorre fare e' di non mollare, continuare a metter pressione, a vigilare, a tenere alta l'attenzione pubblica, di modo che se pure ci saranno post-elezioni, o veri peli nell'uovo, saremo ancora qui a rompere le scatole e che la pressione che li ha portati qui, sara' ancora viva, e piu' forte fra 18 mesi.

E' pure importante rendersi conto che *mai* saremmo arrivati fino a qui *senza* il nostro costante impegno.  Mai. L'impegno di persone che *vogliono* una Italia che guarda al futuro, senza trivelle e senza fossili e' stato il motore di tutto questo.  Pensate davvero che ci sarebbero stati accordi o sensibilita' senza di noi? Non credo.

Il nostro opearato e' utile, e abbisogna di energia constante. Ogni giorno.
Il nostro potere e' qui: nell'opinione pubblica, nei nostri numeri, nella perseveranza.

L'ultima cosa importante e' questa.

Tre anni fa, il miraggio delle 12 miglia era veramente un miraggio, nel senso che prima del 2016 ci sono stati permessi trivellanti proposti e concessi a due chilometri da riva. Quanti anni abbiamo speso contro Ombrina, il mostro e la sua FPSO a cinque chilometri da riva?  E prima ancora, almeno noi dell'Abruzzo, quanto tempo abbiamo speso con i documenti che non erano postati in rete e quanti viaggi al Ministero in persona per avere le valutazioni di impatto ambientale?

Grazie all'attivismo di noi tutti le cose sono cambiate, ed anche i piu acerrimi sostenitori dell'Italia petrolifera hanno accettato che ci fosse informazione pubblica online, e sopratutto il limite delle 12 miglia e' ora dato per scontato.

E' infatti interessante che anche qui chi vuole le trivelle parli di "trivelle lontano dalla costa", significa che hanno accettato questa nostra conquista

Occore allora porre l'asticella ancora un po piu in alto e chiedere un giorno, un Italia libera dalle fonti fossili, un Adriatico chiuso ai petrolieri, e aria pultia e polmoni sani per tutti.

Amen brother.



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Wednesday, January 16, 2019

Il patriottismo che manca ad Oscar Giannino








Leggo un articolo di Oscar Giannino, che scrive, parlando delle “trivelle che opporsi alle estrazioni petrolifere e’ una “battaglia sbagliata”.

Chi e'  Oscar Giannino?  Non ne avevo mai sentito parlare prima, ma viene fuori che e' un giornalista politico - l'unico riferimento a cui che esiste sulla stampa anglosassone e' questo: che tale Oscar Giannino ha "fabricated" il suo CV sotto elezioni.

Ma restiamo a tema.

L’attacco che fa nel suo articolo sul Messaggero e’ contro il M5S che ha affrontato la questione un po come l’armata Brancaleone (e’ vero), contro le convolute leggi italiane che danno alle regioni l’opportunita’ di esprimere pareri non vincolanti (e’ vero) e noi cittadini che non ce le vogliamo proprio le trivelle nelle nostre vite.

Ed e' qui che dissento e che occorre solo ricordarsi di quel famoso "fai agli altri come vorresti fosse fatto a te" di cristiana memoria.

Giannino dice che siamo avvolti in un “involto farraginoso” di “diritti di veto” e “competenze incrociate e sovrapposte” che fa si che la regolamentazione ambientale in Italia non riesce a tutelare ne la sicuezza dell’ambiente, ne lo sviluppo economico.

Vorrei intanto sapere non solo quale sia la sua competenza non incrociata in merito alle estrazioni petrolifere in Italia. Perche’ a mio modesto parere, uno che come Giannino pensa che lo sviluppo passi per il fossile, sta di 50 anni indietro.

Si dice che l’ENI e la Shell hanno abbandonato “i grandi giacimenti di gas dei nostri mari” e che per questo noi paghiamo soldi a Russia, Algeria, Iran, Arabia Saudita.

Intanto in Italia non esiste nessun “grande giacimento di gas” che ci permetterebbe di essere autosufficenti da un punto di vista energetico, se pure volessimo puntare il tutto per tutto sugli idrocarburi. E' stato tutto ciucciato negli anni sessanta, e cio' che resta sono giacimenti piccoli, scadenti, che servono solo per speculazione.

Non siamo e non potremmo mai essere l’Arabia Saudita in quanto a petrolio e gas, e paragonarci a loro e’ un insulto alla storia di questo paese. Siamo invece (o eravamo!) il giardino del mondo e dovremmo fare di tutto per preservare la nostra bellezza, la nostra storia senza distruggere l’ambiente. Perche’ se volessimo essere l’Arabia Saudita dovremmo trasformarci in un deserto, con pozzi, raffinerie, tubi, aria fetida; o a essere piu’ generosi nella Louisiana dove la costa e’ essenzialmente un colabrodo e dove la petrol-corruzione ha ingoiato tutto.

Ha mai sentito Giannino del ridente turismo costiero di Galveston? Ma non e' necessario andare cosi lontano: ha mai visitato Gela, sentito la puzza di Viggiano, vista la subsidenza di Ravenna, ascoltato i resident di Sarroch, o intervistato quelli di Augusta?

Non credo, altrimenti appunto l'empatia per queste persone lo obbligherebbe a un sentimento di misericordia, e di volere evitare la stessa fine alle altre citta' petrolizzande d'Italia.

Caro Oscar, non so se lei abbia figli, ma non c’e’ niente di patriottico nel continuare a trivellare in paese come l'Italia.

E la sfido io a proporre il suo mare, il suo comune, il suo orto, ad ospitare trivelle e trivellatori.

Sa cosa e’ patriottico?

Usare quel che si e’ e che si ha per rendere le cose migliori. Per far si che in Italia uno non debba piu’vedere scempi petroliferi come quelli di cui sopra. Perche' dire si a trivelle nuove significa dire si alla crocifissione di un altra comunita' che non ha fatto niente di male.

Ma poi, la Nuova Zelanda che vieta nuovi pozzi nel paese e’ poco patrittica?

La California che non trivella da 50 anni in mare e’ poco patriottica?

La Francia che ha approvato anche lei il divieto a nuovi permessi trivellanti e' poco patriottica?

E’ invece patriottica l’ENI?

A me non pare – inquina in Italia tanto quanto in Nigeria!

Condannare le generazione future ad un mondo capovolto dai cambiamenti climatici, inquinamento e corruzione non solo e' patriottico patriottico neanche po'.

E' invece criminale ai miei occhi.

Tuesday, June 26, 2018

ENI: Italia hub del gas in Europa. Ministro Sergio Costa vogliamo fermarli?








Il giorno 26 Giugno 2018 l'ENI annuncia da Milano che hanno firmato un accordo con la ditta croata INA per costruire una serie di connessioni fra i due paesi per la connessione dei rispettivi sistemi di distribuzione del gas.

"The initiative aims to leverage existing infrastructure, used until now for offshore gas production activities in the upper Adriatic Sea, to additionally perform gas transport between the two countries"

Parole testuali dell'ENI, in cui si dice che si vuole usare tutta l'infrastruttura che esiste gia' in nord Adriatico (cioe' nel Veneto e nell'Emilia Romagna, da Ravenna a Rovigo a Porto Marghera presumo) non solo per produrre gas ma anche per trasportare gas fra i due paesi.

Cioe' continuiamo a petrolizzare e a martoriare il povero mar Adriatico.

Non ci sono bastati decenni di inquinamento, di subsidenza, di erosione delle coste di sismicita' indotta?

Evidentemente no.

Secondo l'ENI, le loro "interconnessioni" con la Croazia saranno capaci di invertire la direzione del flusso di gas in modo da "consolidare" il ruolo dell'Italia come hub del gas in Europa.

Cioe' siamo lo zerbino dei petrolieri di mezza Europa, da nord a sud, con le gia' annunciate connessioni dal nord Africa all'Europa del nord, con gli algerini che comprano le nostre raffinerie per trattare il loro petrolio e lasciare a noi monnezza e morti, con i tubi dall'Azerbaijan in Puglia, e adesso con altri tubi che ci connetteranno alla Croazia.

Caro ministro Costa,

non la conosco, ma credo che non ci sia tempo da perdere. Lei parla di volere evitare consumo di suolo e di bonificare aree disastrate.

E il petrolio? Vuole spendere due parole su questo tema?  Si tratta in tanti casi di fare prevenzione, di dare un segnale forte, univoco per far capire a tutti questi speculatori che non siamo piu' terra di nessuno dove tutti possono fare quel vogliono incuranti della storia, della geografia, della fragilita' di questa nazione.

E' facilissimo, ed e' semplicemente logica. Su questa terra non esiste comunita' che abbia davvero avuto vantaggi dal petrolio. Alcuni si sono arricchiti, certo, ma nel complesso le societa' sono rimaste piu' povere.  Tutte quante.

E di questo abbiamo tanti esempi anche nella nostra Italia, da Viggiano a Porto Torres. Il nostro e' un paese particolarmente vulmerabile per tanti motivi: densita' abitativa, corruzione gia' galoppante, sismicita', agricoltura, turismo. E poi c'e' l'ENI che riempie pagine e pagine di criminal proceedings nel mondo.

Vogliamo fermarli?

E' facilissimo.

Basta solo dire che in Italia non sara' piu' accordata alcuna licenza petrolifera nuova, ne in terra ne in mare. L'hanno fatto gia', in Nuova Zelanda. Poche parole e grandi passi in avanti.

Basta solo rendere tutti questi processi autorizzativi tali da ostacolare il piu' possibile petrolieri ed affini cosi' ci pensano due volte prima di venire qui pensando che la res publica sia res petrolifera.

La mia esperienza mi insegna che prima si inizia meglio e', che la gente e' sensibile e che qualunque cittadino normale che abbia un po letto sul tema e che non tragga vantaggio personale dalle trivelle non puo' che essere d'accordo sul fermare pozzi, airgun e raffinerie.

Con la Croazia dovremmo parlare su come *chiudere* l'Adriatico alle trivelle e non su come infestarlo di altra infrastruttura, altri rischi, altra bruttezza.

Il mare e' nostro, e non dell'ENI, dell'INA o di astruse sigle di petrolieri inglesi, irlandesi, australiani.

Spero che lei si renda portavoce di questa istanza il piu' presto possibile.

Non abbiamo tempo da perdere.









Thursday, April 12, 2018

La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle offshore


 
Il primo ministro Jacinda Ardern il giorno del suo insediamento

I blocchi petroliferi della Nuova Zelanda


L'annuncio arriva dal primo ministro Jacinda Ardern. La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle a mare per petrolio e gas.

Il primo ministro Ardern, che ha iniziato la sua attivita' ad Ottobre 2017, dice che questo e' un passo obbligatorio, avendo il paese firmato gli accordi di Parigi, e avendo come obiettivo quello di arrivare alla "carbon neutrality", il pareggio fra emissione e riassorbimento di anidride carbonica in Nuova Zelanda.

Il piccolo nodo e' che il divieto si applichera' solo a concessioni future e non quelle gia' esistenti.

Ce ne sono 22 in azione in questo momento, molte delle quali per ricerca di petrolio e che occupano un area di 100,000 chilometri quadrati di mare, che potrebbero vivere fino al 2030, tempo massimo della loro scadenza.

Anche le trivelle onshore potranno andare avanti.

Cio' nonostante e' un piccolo-grande progresso, da celebrare.

Ovviamente l'industria del petrolio e del gas e' in allarme. La ditta New Zealand Oil and Gas dice che non ne sapeva niente e che questo cambio inaspettato di politica e' in conflitto con le promesse precedenti fatte dal governo di Ms. Ardern prima delle elezioni.

Dicono che verranno messi a rischio quasi 2 miliardi di dollari di introito dall'industria del petrolio e che tutto questo non fara' altro che aumentare la produzione di petrolio da altre parti del mondo.

Invece il partito di destra chiamato National Party  parla di vandalismo economico e dicono che il divieto non portera' a nessun progresso ambientale.

Bla bla di una industria morente. Le abbiamo gia' sentite tutte in Italia!

Jacinda Ardern ha 37 anni e durante la campagna elettorale aveva fatto molte promesse ambientali: 100% energia elettrica rinnovabile entro il 2035, carbon neutrality entro il 2050. Questo divieto alle nuove trivelle offshore rientra nella sua missione di una Nuova Zelanda ancora piu' green.

Dice che il fatto che il divieto e' per concessioni future dara' un po di spazio e di tempo per chi gia' lavora nell'oil and gas nel paese e che per l'immediato non cambiera' niente. E' solo che da un segnale per il futuro, e che la direzione nuova in cui si vuole andare non prevede le trivelle a mare.

Dal mio punto di vista, come detto sopra, e' un ottimo passo in avanti, ma occorre fare di piu', piu' in fretta, con piu' paesi, in terra, in mare. Occorre liberarsi dalle trivelle il piu' in fretta possibile, e questo perche' siamo ingoiati dall'inquinamento fossile, dai cambiamenti climatici, dalla plastica che soffoca tutti noi.

La storia della Nuova Zelanda mi fa tornare in mente il divieto delle trivelle a 12 miglia nel nostro paese e quanto sudore e quante lacrime ci siano state dietro. Siamo stati bravi. A differenza che in Nuova Zelanda, dove e' stato il primo ministro a volere questo divieto alle trivelle offshore, in Italia siamo stati noi, persone normali, a spingere per questo obiettivo, partito se uno ci pensa bene, nel 2008 per evitare Ombrina Mare in Abruzzo.  Matteo Renzi a suo tempo non ha potuto non piegarsi alla volonta' popolare e nel 2016, voila', il divieto.

E' un vero peccato che in Italia non abbiamo politici degni di questo nome. Quante cose in piu' avremmo potuto fare con una classe politica preparata, intelligente, colta, lungimirante in tema ambiente?

Quante cose in piu' avremmo potuto fare se Renzi (o Gentiloni o Galletti o Franceschini o chi per loro)  veramente ci avessero creduto alla difesa dell'ambiente?

Perche' si, il divieto delle 12 miglia e' un bellissimo traguardo, come la morte di Ombrina e delle altre 26 concessioni che sono morte con lei quel giorno, ma c'e' molto da fare.

Chiudere tutto l'Adratico alle trivelle, accordarsi con Croazia e tutti gli altri paesi che li si affacciano per evitare qualsiasi altra nuova struttura, qualsiasi altro airgun.

Non e' stato cosi.

Ma quanto ne avremmo guadagnato in termini di salute, ambiente, rispetto internazionale? 










Wednesday, September 14, 2016

L'ENI compra l'Adriatico del Montenegro per diventare leader delle trivelle in Adriatico



Pozzi esplorativi e linee sismiche gia' acquisite


Il mare lottizzato

Possibili scenari, come illustrati dal governo del Montenegro

Montenegro, oggi

E cosi' il Montenegro ha ceduto.  O chissa' non sa neanche cosa sta facendo.

Cosa hanno fatto? Hanno venduto un pezzetto del loro Adriatico all'ENI e alla russa Novatek per la ricerca di petrolio e di gas per un periodo di 30 anni.  La titolarita' spetta ad entrambe al 50%.

Si tratta di quattro concessioni che occupano in totale 1,200 chilometri quadrati. L'area inizialmente offerta era piu' del doppio -- 3,000 chilometri quadrati.

Ovviamente subito sono partiti i gran proclami, per far contenti gli investitori e per zittire i cattivissimi ambientalisti. Il Montenegro non produce petrolio e gas, e adesso con queste nuove concessioni dell'ENI, magicamente tutto sara' risolto: il piccolo stato dell'ex Yugoslavia diventera' adesso energeticamente indipendente.

E perche' l'ENI va alla ricerca del petrolio del Montenegro?

Perche' vogliono "rafforzare" la loro posizione in Adriatico dove sono "leader" da oltre 50 anni. Vedi Ravenna e laguna veneta. In una parola, sperano di diventare i re delle trivelle adriatiche. In questi tempi dei megacolossi e' meglio per l'ENI accaparrarsi tutto quello che puo' laddove glielo lasciano fare.

Secondo vari calcoli del governo di Podgorica queste operazioni valgono almeno 97 milioni di euro.

Cosa faranno qui? Beh, secondo i documenti rilasciati dal governo del Montenegro, sara' sempre lo stesso copione: airgun, pozzi preliminari e permanenti e probabilmente anche FPSO, come Ombrina, perche' sanno anche loro che  molto probabilmente sara' un petrolio scadente. 

So che adesso ci saranno un sacco di chiacchere.  Ecco, ci siamo fatti raggirare dal Montenegro! Noi come fessi non trivelliamo Ombrina e loro si! Se lo possono fare loro lo possiamo fare pure noi!  I Montenegrini tireranno fuori tutto il nostro petrolio con la cannuccia (non scherzo, fu Prodi a parlare di cannuccie ma in riferimento alla Croazia) e tante sciocchezze simili.

Il mio punto di vista e': i primi a trivellare l'Adriatico, appunto negli anni 1950-1960 e' stata l'Italia, con l'ENI, compagnia di stato.  Siamo stati noi a dare l'esempio, che ci piaccia o no.

La Croazia, il Montenegro semplicemente arrivano 50 anni dopo. In un certo senso non possiamo troppo biasmarli. Dove eravamo noi 50 anni fa? 

E quindi, in questa ottica, avremmo dovuto essere noi, italiani, di una supposta nazione industrializzata ed emancipata, oltre che i primi a trivellare, a tendere la mano a Croazia, Montenegro ed Albania, a spiegare loro perche' trivellare quel laghetto che e' l'Adriatico non e' saggio, ed *assieme* a loro decidere una volta per tutte che l'Adriatico e' meglio chiuderlo tutto alle trivelle.

Questa sarebbe stata Politica vera, lungimirante, libera, intelligente.

Una politica in cui otto, cinque, due anni fa ci si muoveva attraverso canali ufficiali e diplomatici per creare una mega area protetta in Adratico con accordi bilaterali.

Avremmo fatto tutti un figurone a livello mondiale. Saremmo finiti su tutti i giornali del mondo chiudendo l'Adriatico alle trivelle.  Avrebbero vinto il mare, la pesca, l'immagine turistica, gli accordi di Parigi.

Gia' gli accordi di Parigi. Come ci aspettiamo che portino a qualcosa di buono se continuiamo a trivellare come forsennati? 

E quindi, di tutte queste belle cose che avrebbero potuto essere, nada. La solita miopia cieca, piccola, vile, in cui si insegue solo il miraggio a corto termine di qualche spicciolo in piu'.














Saturday, June 11, 2016

Croazia: dopo l'Adriatco arrivano le trivelle in terraferma

Update 





Non se ne vanno mai, eh?

Dopo avere - per ora - rinunciato alle trivelle in mare - in Croazia si passa alla terraferma

Il giorno 8 giugno 2016 il primo Ministro del Governo Croato, Tihomir Oreskovic, e il Ministro dell'Economia, Tomislav Panenić hanno infatti firmato accordi per ricerca e coltivazione di petrolio in sei concessioni lungo i fiumi Sava e Drava nel nord-est della Slavonia.

La prima offerta trivellante si era svolta con un asta nel Luglio del 2014: le concessioni variano da 2100 a 2600 chilometri quadrati.

Dopo due anni le concessioni sono state assegnate: il blocco esplorativo DR-02 alla ditta croata INA-Industrie Nafte, il blocco esplorativo DR-03 alla Oando, nigeriana. Il resto va alla canadese Vermilion che si accaparra i blocchi DR-04, SA-08, SA-09 e SA-10.

Secondo il governo croato queste concessioni e questi accordi sono di "importanza strategica": dureranno cinque anni, e in caso di scoperte appetibili di petrolio, lo sfruttamento potra' durare fino a 25 anni. Ci saranno 88 milioni di euro di investimenti, e il ritorno sara' - udite! - fra i 450 milioni ei 900 milioni di euro all'anno!!

Grazie a
 
Ovviamente anche qui non puo' che mancare la sicurezza energetica, il lavoro, il benessere e la gioia per tutti.

E' sempre la stessa canzone che si ripete come un disco stonato: non si guarda mai a chi vive li vicino, a cosa verra' iniettato sottoterra, a cosa verra' perso, a cosa verra' sputato in aria, ai rischi di incidente. E questo vale per l'Italia, vale per la Croazia, vale per tutte le comunita' prese di mira dai petrolieri.

Sta a noi sempre, prendere quello che abbiamo e protestare, ed esigere che i nostri diritti siano rispettati.




 

Thursday, October 1, 2015

Croazia: rimandate le firme dei decreti trivellanti ENI e Medoilgas a dopo le elezioni











La realpolitik alla fine trionfa su tutto. Anche sui petrolieri.

In Croazia, Bloomberg riporta che il governo ha deciso che l'approvazione finale dei decreti che autorizzano l'inizio delle attivita' petrolifere e' rimandata a dopo le elezioni. 

Vanno cosi in sosta temporanea vari accordi fatti con Eni, Medoilgas/Rockhopper, INA Industrija Nafte d.d., Oando Inc e Vermilion Energy Inc per operazioni petrolifere sia sulla terraferma che in mare. Avrebbero docuto essere approvate nove concessioni in terraferma e altre tredici in mare. Tutto rimandato.

Nel frattempo due delle concessioni rifiutate dall'austriaca OMV e dall'americana Marathon Oil, per cattiva definizione dei confini con il Montenegro, invece di essere state riassegnate, sono state cancellate in toto.

Perche' hanno preso queste decisioni in Croazia? Perche' i politici sono gli stessi in tutto il mondo: hanno paura di cattiva immagine se approvano le trivelle, e quindi invece che dire si e correre il rischio di essere additati come anti-ambiente dicono "ci pensiamo dopo". Ovviamente hanno paura a dire no,  perche' troppi gli interessi e le pressioni in ballo.

Il fatto di aver timore dei gruppi ambientali e' confermato dallo stesso Ministro dell'Economia
Ivan Vrdoljak che a Bloomberg dice:

“We don’t want these contracts, in which we put a lot of hard work, to become fodder in election campaign. We hope to win and sign the contracts in the first cabinet session.”
 
E cioe' neanche si vergogna a dire la verita'. Aspetteranno il post-elezioni per approvare le concessioni trivellanti. Da come la vede la collega Barbara Doric, il capo dell'ente nazionale di Croazia per gli idrocarburi, sono in ballo 1.2 miliardi di dollari che potrebbero entrare nelle casse croate a partire dal 2020 e per 25 anni, perche' dara' origine a -- udite udite! -- lavoro presso i porti, per la costruzione di infrastuttura petrolifiera e di smaltimento rifiuti.

Oh certo! Proprio quello che ci vuole per il turismo di Croazia, l'industria smaltimento rifiuti tossici petroliferi -- e' evidente che Barbara Doric non sa cosa succeda in tutti i posti questo tipo di industria arrivi, da Galveston a Gela, da Viggiano a Cancer Alley.

Barbara Doric vede solo il verde dei petroldollari che serivranno, magicamente, per risollevare l'economia croata, in crisi dopo sei anni di recessione, con alto deficit di bilancio e con alto debito pubblico. 

I petrolieri pero' non ci stanno troppo, perche', ovviamente, vogliono i decreti ora e subito: della serie intaschiamoli adesso che i prezzi del petrolio sono bassi e c'e' poca competizione, e poi buchiamo a nostro piacimento, quando magari i prezzi sono tornati alti. Questo almeno e' la logica di Mathios Rigas, a capo della ditta petrolifera greca Energean Oil and Gas SA:

“Oil companies also don’t have time to wait for two or three years until a government makes a decision,”

Non ancora e' noto quando si votera' ma le date possibili sono una delle domeniche a partire dal 25 Ottobre 2015. In questo momento la Croazia e' guidata dal gruppo social-democratico del primo ministro Zoran Milanovic.

I ritardi su queste concessioni sono gia' di sei mesi e adesso i tempi si allungano ancora. Si e' la realpolitik che vince: la paura di perdere le elezioni in questo caso. Ma, come dico sempre, niente succede a caso, e se la politica di Croazia ha paura e' solo perche' il popolo ha fatto sentire la sua voce ed il dissenso e' cresciuto, e lo sanno anche loro.

E' il copione della vita di tutti gli attivisti: siamo noi, gente normale che gli ha messo questa paura. La realpolitik qui e' stata guidata da realpeople che hanno protestato e si sono arrabbiati. E a parte gli enormi rischi ambientali e sociali, in Croazia c'e' stato anche il modo antidemocratico in cui il governo ha deciso di aprire alle trivelle: con pochissime consultazioni con il pubblico, con programmi fatti a casaccio e scarse certezze sulla sicurezza e sul come queste trivelle possano essere compatibili con il turismo.

E' questa solo un altra puntata del petrolio in Adriatico, e certo la strada sara' ancora lunga, ma e' un passo buono e giusto. Il fatto che aspettino dopo le elezioni mostra ancora una volta l'enorme potere che abbiamo come collettivita' se usiamo i nostri numeri bene e con intelligenza.

Wednesday, September 30, 2015

Guendalina, Adriatico: ENI-Rockhopper inizieranno nuova linea di produzione ad Ottobre

Guendalina, ENI + Rockhopper






E mentre in Italia tutti discutono e nessun politico fa le cose giuste, i petrolieri si portano avanti. 

Si chiama Guendalina, e non e' una signorina, ma un pozzo di gas in Adriatico, di proprieta' congiunta fra ENI all'80% e della Rockhopper, ex Medoilgas per il restante 20%. Il pozzo esiste da vari anni ormai, a 25 chilometri circa dalla riviera romagnola, nei pressi di Ravenna. La concessione si chiama AC 35 AG e la produzione e' iniziata nel 2011 con i pozzi Guendalina 002, e Guendalina 003 dir.  Attualmente solo il Guendalina 003 dir e' attivo.

Siamo qui a 42 metri di profondita' e a circa 47 chilometri da riva.

I pozzi Guendalina 001 e 001dir sono del 1988 e fanno parte di concessioni scadute, dette AR 88 FR

Da Guendalina 003 dir hanno iniziato a trivellare un pozzo secondario qui il 1 Settembre 2015, nel silenzio generale, ed hanno appena annunciato di essere arrivati a 3,300 metri di profondita', tutto secondo i tempi ed i budget previsti. Il gas, secondo loro, c'e', e si puo' andare ancora piu' in profondita'. Ad Ottobre inizieranno la produzione vera e propria.

Il CEO della Rockhopper, Sam Moody, e' tutto felice perche' questo portera' loro ad "enhance our already strong cash position"  - e cioe' portera' piu soldi alle loro casse.

Un paio di domande: ci sono state consultazioni transfrontaliere con la Croazia su questa spinoff di Guendalina? Non credo. E con quale faccia allora abbiamo chiesto alla Croazia di eseguire consultazioni transfrontaliere? Non si sa. E' tutto a casaccio.

Io credo che i vari politicanti emiliani neanche lo sappiano di questo nuovo buco dell'ENI-Rockhopper. E va bene, un pozzo di piu, uno di meno che differenza vuoi che sia.