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Wednesday, June 26, 2019

Brasile: sotto Bolsonaro distrutti 740kmq di foresta in un mese, la maggior deforestazione in dieci anni




Lo sapevamo tutti che non sarebbe stata una cosa buona per il pianeta.

L'elezione di Jair Bolsonaro alla presidenza del paese non prometteva niente di diverso, ed eccoci qui. Dopo pochi mesi dalla sua inaugurazione, la deforestazione dell'Amazzonia procede a passi galoppanti:  il piu' alto tasso da 10 anni a questa parte.

E infatti, secondo l'ente spaziale di ricerca del paese, detto INPE, nel mese di Maggio 2019 sono andati persi quasi 740 kmq di foresta. E Maggio e' solo l'antipasto, visto che i tre mesi di maggior diboscamento sono proprio Maggio, Giugno e Luglio all'indomani delle piogge di primavera.


Per fare un raffronto, nel Maggio 2018 sono andati persi 550 kmq e nel 2017 "solo" 400 kmq.

L'idea di Bolsonaro che e' ora in carica da quasi sei mesi, e' di annientare tutti gli enti di protezione dell'ambiente, dar peso a chi critica l'esistenza dei cambiamenti climatici e sfruttare lo sfruttabile nel paese.

L'ente di protezione dell'ambiente del Brasile si chiama IBAMA ed erano anni che i suoi fondi venivano tagliati. La commissione sulle foreste invece e' stata assegnata al Ministero dell'Agricoltura, che invece e' gestita dalle lobby dell'agricoltura per cui il mantra e' taglia-taglia-taglia.

Ovviamente il governo di Bolsonaro dice che e' tuttapposto: il suo ministro dell'ambiente dice che... non stanno distruggendo niente e che anzi.. aggiungeranno altri alberi!
Mentono sapendo di mentire!

Lo stesso ministro dice che i dati dell'INPE sono stati manipolati. A che pro non si sa! E che quindi lui dara; istruzioni ad una ditta privata di eseguire migliori immagini satellitari.

Intanto i dati che abbiamo adesso, mostrano che nell'anno appena trascorso sono andati persi circa 7900 kmq di foresta, l'equivalente dell'isola di Porto Rico.

Un giorno tutto questo ci si rivoltera' contro, e quel giorno non e' lontano, prometto.

Saturday, June 1, 2019

Ghana: Airgun, trivelle, FPSO e dieci anni di morie inspiegabili di balene
















The potential negative effects of oil production on the environment can be immense leading to destruction of fishes and plankton in the sea. When oil is being drilled there will be noise pollution, strong vibration from seismic shooting and displacement of flora and fauna is bound to occur



Nel 2007 il governo del Ghana annuncia di avere scoperto il petrolio in mare.

Nel 2009 iniziano le operazioni di air-gun su larga scala.

Nel 2011 iniziano a trivellare. 

Sono passati dieci anni da allora, e parallelamente sono cresciute le preoccupazioni per la vita marina e la salute dell'ambiente.

E infatti all'indomani dell'inzio delle operazioni di airgun arrivano le prime carcasse morte di balene lungo la costa: si parla di decine e decine e decine di balene morte da allora, numeri del tutto inusuali visto che la moria tipica era di una balena morta ogni cinque anni prima del 2009.

La conta fino al 2017 e' di 31 balene morte.
Se fossimo stati a prima del 2009 saremmo a meno di due.

Si stima che le acque al largo del Ghana ci siano circa 150 balene.

Se fosse confermato che la colpa di tutto sono i petrolieri, significherebbe che il 20% di queste balene, appunto 30 esemplari, sono morte a causa del petrolio e dell'airgun.

La cosa e' cosi preoccupante ed insuale che c'e' pure una pagina Wikipedia sul tema balene morte in Ghana

I ricercatori del paese non sanno trovare la ragione di queste morie, specie perche' le balene morte sono state tutte trovate in avanzato stato di decomposizione come dice il ministro della pesca Nayon Bilijo. Si parla di tante altre possibili cause, fra cui batteri, eta', mare inquinato.

Ovviamente nessuno puo' escludere che i rumori assordanti dell'airgun possano avere quantomeno contribuito a queste morti, visto che il senso dell'udito e' essenziale per le balene e che le aiuta ad orientarsi, a trovare cibo,  a non perdere il gruppo

Per esempio, l'associazione ambientalista internazionale, Natural Resources Defense Council e' del parere che le molte morti di balene nel golfo di Guinea in Africa e' da attribuirsi all'oil and gas. E un' altra associazione internazionale, la International Fund for Animal Welfare dice che non c'e' solo l'airgun ma anche gli urti con le navi-petroliere, le acque di risulta inquinate che vengono riversate a mare, che possono uccidere le balene e i rumori e le vibrazioni collegate alle trivellazioni. E poi si fa anche notare che le navi petrolieri possono spesso anche attirare le balene, a causa delle luci che brillano di notte.

Anche OCEANA e' dello stesso parere.

E i residenti? La gente protesta e si arrabbia e fa delle cose che fanno pure stringere il cuore.

Per esempio, il giorno 21 Novembre 2013 nella citta di mare del Ghana chiamata di Domunli hanno celebrato il funerale di una balena di 10 metri che era spiaggiata a riva. Era la 21esima balena morta nella loro regione nel giro di quattro anni.  Sono venuti il capo pescatore e gli anziani delle comunita' vicine a portare i loro omaggi alla balena e a chiedere alle divinita' di capire cosa fosse successo.  E questo perche' la morte delle balene e' anche vista come una terribile iella dai residenti.

A Nkontompo, la marina della citta' di Axim, sono morte cinque balene in una settimana nel 2013. I pescatori ogni volta hanno fatto un enorme buco e ci hanno seppellito la balena morta. Anche qui hanno fatto cerimonie in onore delle povere bestie.

Ma nessuno sa trovare risposte: residenti e pescatori le hanno chieste a vari enti del paese, fra cui l'Agenzia di protezione dell'ambiente, la commissione della pesca, i ministri dell'ambiente, scienza, tecnologia, energia, pesca, e pure alla marina del Ghana, ma nessuno ne sa (o ne vuole sapere) niente. 

Lo schiaffo alla gente sta qui: che molti di questi professoroni danno la colpa ai residenti per le balene morte: secondo il professor Ofori Danso, del dipartimento di oceanografia dell'Universita' del
Ghana i pescatori vanno a caccia di delfini e di balene ... per rivendersele.

Come se questa fosse una moda partita non si sa perche' proprio quando arrivano i petrolieri e come se ci fossero soldi da guadagnare con carcasse mezze decomposte.

Il petrolio del Ghana e' di buona qualita', e si stima che nei mari del paese giacciano circa 660 milioni di barili di greggio.

Con l'airgun e le trivelle compare pure una Floating Production Storage Offload, una famosa FPSO, come quella che volevano installare in Abruzzo, con Ombrina. La loro Ombrina si chiama Kwame Nkrumah e spunta a circa 60km da riva.

E' una delle piu' grandi del mondo, e si trova nel campo petrolifero detto Jubilee.  E' operata da un consorzio guidato dalla Tullow Oil Ghana, ditta la cui sede principale e' nel UK. Ovviamente il CEO di tale petrol-ditta, da buon petroliere, Mr Charles Darko, dice che non e' assolutamente vero che la FPSO o i petrolieri in generale abbiano colpe.

E certo, sono sempre dei santi costoro, dall'Africa all'Alaska, vero?

Addirittura, dicono che stanno collaborando con il governo del Ghana per "capire" che succede. Oltre alla Tullow Oil, il campo Jubilee e' sfruttato da Kosmos, Anadarko, Sabre Oil and Gas e dal Ghana National Petroleum Corporation. 

Interessante che quando chiedevano permessi trivellanti nel 2009, i petrolieri stessi scirvevano che potevano esserci effetti negativi su almeno 18 specie diverse di delfini e di balene. Ma si vede che anche in Ghana vige il tuttapposto!

Oltre a Kwame Nkrumah ci sono altre due FPSO nel paese: la FPSO John Evans Atta Mills  e la  FPSO John Agyekum Kufour. 

Tutte hanno nomi di ex presidenti del Ghana.

Intanto, il paese spera di arricchirsi con il petrolio, cercando di evitare scandali e corruzione come nella vicina Nigeria, dove oltre alle perdite di denaro pubblico dovuto alle mazzette ci sono pure le perdite di petrolio onshore ed offshore a distruggere tutto.

Funziona?

Beh, dipende a chi lo si chiede.

I pescatori per dirne una non sono poi cosi ottimisti e speranzosi.  Guarda caso, a parte le balene, la pesca e' in forte declino, con alcuni pescatori che lamentano crolli dei 2/3 del pescato.

Puntano il dito a campagne di airgun condotte dalla ESL Consulting e della Medea Development che oltre a far scappare i pesci hanno portato con se la chiusura dei mari, prinvandoli anche dell'opportunita' di andare a pesca.

E la pesca qui e' importante: rappresenta la sola fonte di sostentamento per il 10% della popolazione ed un business di 60 milioni all'anno, nelle mani della gente. Il timore dei pescatori e' che si faccia la fine della Nigeria, dove invece della pesca e dei pescatori ci sono ora trivelle e trivellatori.  In Ghana non ci sono aree protette, non ci sono zone off-limits ai petrolieri, e tutte le leggi o i limiti che sono stati proposti in questi ultimi anni sono stati pensati ad arte per favorire non la natura, e non i pescatori, ma i petrolieri.

La speranza era che le sofferenze dei pescatori sarebbero state ripagate dagli introiti collettivi: prima del collasso dei prezzi si proiettava  che all'apice dell'era petrolifera del Ghana le trivelle avrebbero portato un miliardo all'anno di dollari.

Che vuoi che siano 60 milioni confronto ad un miliardo?
Solo che i 60 erano veri e diffusi, il miliardo sulla carta e per pochi, petrolieri e politici.

Intanto e' arrivata pure l'ENI che ben sappiamo quanto si curi di ambiente e di persone!

Le cose non promettono bene: il prezzi del petrolio sono calati, il consorzio del campo Jubilee non e' riuscito a mantenere le promesse. Si calcolava un introito annuo di $650 milioni di USD dal campo in questione. Ne hanno ricavati invece al massimo $240 milioni, con disavanzo di $410 milioni annui. La corruzione aumenta e cosi pure l'incompetenza.

Di cotanta speranza dunque, poco si e' veramente materializzato.

A parte le "misteriose" balene morte.

Friday, May 10, 2019

Quei 600 terremoti di Ohio, Texas, West Virginia, Pennsylvania e Oklahoma causati dalle trivelle


Circa 600 terremoti recenti e di intensita' media in Ohio, Texas, West Virginia, Pennsylvania e Oklahoma possono essere attribuiti al fracking.

Lo conclude uno studio presentato presso il Seismological Society of America e presentato al congresso annuale del 2019 da Michael Brudzinski della Miami University.

Questi terremoti sono diversi da quelli causati dai pozzi di reinizione, in quanto sono dovuti direttamente all'atto del fracking e non ai fluidi ri-immessi in profondita'. Tipicamente sono fra intensita' 2.0 e 3.8. Il fenomeno dei terremoti da trivelle e non da reiniezione e' maggiormente sentito in Ohio e nella zona della catena dei monti Appalaci.

E guarda caso proprio nei pressi dell'Appalachian Basin, dove c'e' stata una esplosione di estrazione di gas naturale negli scorsi venti anni. Ci sono qui piu' gas estrattivi che di reiniezione, e i cluster dei due tipo sono bene separati gli uni dagli altri. Brudzinski dice che questo fa si che sia possibile distinguere la sismicita' indotta dalle due fonti, analizzando localita' e tempo delle scosse sismiche.

In generale i terremoti da fracking, a differenza di quelli da reiniezione, mostrano scosse in forte vicinanza fra di loro, di circa cento o duecento eventi nel giro di pochi giorni, con periodi di pausa, e poi gli sciami riprendono.

Fra i fattori piu' importanti nel determinare l'intensita' dei terremoti: la profondita' del pozzo: piu' in verticale si va, piu'siamo vicino a faglie mature ma sopratutto la pressione esercitata sulla roccia e' maggiore.

Credo che ormai di studi di questo tipo ce ne siano a bizzeffe, e che sia chiaro che le trivelle non portano niente di buono, mai. Se continuo a scriverne, e' perche' voglio che questi temi restino parte della discussione, dell'attualita', perche' una volta che ce ne dimentichiamo o peggio, che li diamo per assodati, quello e' il momento in cui petrolieri e affini affileranno le trivelle e torneranno a prendersi il nostro sottosuolo.

Tanto e' stato fatto e detto in questi dodici anni, e occorre cementificare nell'opinione pubblica il fatto che trivelle in Italia, no grazie.  

Saturday, May 4, 2019

La tribu Waorani vince la prima causa contro le trivelle in Amazzonia






La strada e' lunga, e la storia sara' sicuramente appassionante e sappiamo gia' per chi facciamo il tifo.

Per ora, nel primo round dei Waorani, 4,800 anime, contro i petrolieri, la corte ha dato ragione agli indigeni: i trivellatori non potranno entrare nelle loro terre ancestrali alla ricerca di petrolio in Amazzonia.

Per adesso almeno.

Sono state due settimane intense di dibattiti e di interrogatori a Puyo, nella parte centrale dell'Ecuador, ma alla fine i giudici hanno accordato ai Waorani che le loro terre nella provincia di Pastaza resti chiusa alle trivelle e che i 180,000 ettari di terra che si voleva lottizzare, restino invece parte della foresta.

Il punto cruciale e' che secondo il tribunale, qualsiasi lottizzazione e speculazione deve essere preceduta da consultazioni con gli indigeni, che in questo caso non ci sono state.

Quindi, il governo per adesso e' stato fermato e per andare avanti dovranno almeno "consultare" gli indigeni, che -- secondo me almeno  -- gli diranno no!

Secondo la costituzione dell'Ecuador, gli indigeni hanno il diritto “inalienabile, non revocabile e indivisibile" di mantenere il possesso delle loro terre ancestrali.

Il contenzioso nasce dal fatto che il petrolio e' ... sottoterra e non e' ben chiaro a chi appartenga. La stessa costituzione prevede pero' che ci voglia la "consultazione" degli indigeni per effettuare operazioni minerarie, in modo da poter valutare gli effetti all'ambiente e alla cultura delle tribu'.

Il governo di Quito cosi non ha fatto. 

Anzi, gia' 2012 avevano avuto una sorta di rassicurazione dal governo di che le loro terre sarebbero state trivelle-free, ma in realta' poi il governo centrale ci ha ripensato e ha riproposto la lottizzazione
senza chiedere niente a nessuno.  Nel frattempo, i trivellatori, mica scemi, hanno cercato di fare il lavaggio del cervello agli indigeni con regali, e promesse, sfruttando l'ospitalita' dei Waorani nella foresta, senza spiegare che erano li per entrare nelle loro terre e studiarne l'appetibilita' petrolifera.

Il tribunale ha adesso ordinato di applicare al caso tutte le normative imposte dall' Inter-American Court of Human Rights, che da maggior protezione agli indigeni del continente, e in particolare prevede che questa consultazione sia vera, estesa e chiara.

Tutto fermo per ora almeno.

La vittoria dei Waorani e' in realta' una vittoria di tutte le genti indigene del paese, e ha creato un importante precendente in Amazzonia: sulla loro scia tutte le altre tribu del continente potranno appellarsi agli stessi principi per fermare gli sfruttatori nelle loro terre. Non solo i Waorani ma anche le terre degli Shuar, Achuar, Kichwas, Shiwiar, Sapara potranno essere protette.

La cosa piu' bella e' che a capo di questa battaglia c'e' una donna, Nemonte Nenquimo.  

Anche Leonardo di Caprio ha mandato le proprie congratulazioni ai Waorani.

Certamente il governo centrale e i petrolieri non si fermeranno e ci saranno appelli e pillole per cercare di addolcire l'amaro del petrolio, prima e dopo questa fantomatica consultazione, ma per ora i Waorani hanno vinto.

Speriamo che continui a prevalere il buon senso fino alla fine.

Sunday, March 31, 2019

L'ENI imperterrita a trivellare il paradiso delle Algarve, Portogallo

















Torniamo in Portogallo, dove sono state tante le decisioni in merito alle trivelle ENI nelle Algarve, un piccolo paradiso naturale a sud della nazione, e in un campo a mare,  46 chilometri al largo dalla citta' di Aljezur.

Ne abbiamo parlato in varie occasioni dell'ENI alle Algarve, qui per la prima volta, e poi qui quando venne deciso di porre un freno alle trivelle in seguito alle proteste in mezzo mondo. 

Adesso un altro colpo di scena, in negativo: il fermo precedente, deciso dalla corte di Loulé che aveva accolto le proteste del gruppo anti-trivelle Algarve Fossil Fuel Free platform (PALP) contro le estrazioni di petrolio, e' stato revocato.

Non e' ben chiaro perche', ma e' certo che la gente non ne vuole sapere. Quelli del PALP dicono che e
 un passo indietro e che e' contro i principi fondamentali delle leggi ambientali del paese varati nel 2014.  Vogliono portare in causa il ministero del mare e dell'ambiente, a causa degli impatti negtivi che il petrolio avra' nel mare delle Algarve.

La corte aveva accolto le richieste del PALP in Agosto 2018, fermando le trivelle sulla base del principio di precauzione.

L'ENI e la portoghese GALP dovevano iniziare a trivellare a Settembre 2018, e a suo tempo annunciarono di essersi ritirate, impossibilitate ed esasperate dal clima di ostilita' nei loro confronti. 

E che si aspettavano? Confetti rosa?

Ma questo ritiro non e' mai stato confermato, ricordano quelli del PALP. Entrambe le ditte infatti hanno mantenuto i loro procedimenti legali contro le decisioni del tribunale di Loule che li aveva fermati e non c'e' stato mai nessun documento ufficiale dove dicono: ce ne andiamo.

Furbi eh? 

Si nascondono, dicono X e fanno Y di modo che nessuno ci pensi troppo.

Le tre concessioni sotto discussione, Lavagante, Gamba e Santola sono ancora classificate come attive, e sulla pagina delle operazioni ENI in Portogallo c'e' ancora scritto che hanno firmato accordi con GALP e che hanno il diritto di trivellare a scopo esplorativo piu di 9,000 chilometri quadrati di mare in Portogallo.

Non potro' mai esprimere lo schifo che mi pervade quando scrivo e parlo di questa gente, e mi sorprende che dopo 12 anni, lo schifo resti tale, fresco e indignato, di quando per la prima volta questa ditta di morte decise di venire a trivellare i vigneti della mia infanzia.