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Monday, May 29, 2017

California rimuove la piattaforma Holly, e' la prima volta in venti anni





Credo di averlo detto e scritto almeno un paio di milioni di volte: in questo stato non si trivella in mare dal 1969, anno in cui ci fu lo scoppio della Platform A al largo di Santa Barbara.

Ma.. e quelle vecchie?

Quelle vecchie sono rimaste, e purtroppo non c’e’ molto da fare: occorre aspettare che il petrolio finisca o che succeda qualche guaio maggiore.

E’ per questo che occorre lottare *prima* che arrivano e non dopo, perche’ dopo e’ troppo tardi, e per quanto una citta’, uno stato, una nazione possa definirsi futuristica e attenta all’ambiente e’ difficile disfare le decisioni del passato.

Il petrolio non fa eccezioni.

E quindi tutte le piattaforme che si vedono al largo di Santa Barbara, amiche e contemporanee della Platform A sono rimaste li da quasi 50 anni.

In Aprile 2017 finalmente, una ditta del Colorado che gestisce la piattaforma Holly, a due miglia dalla citta’ di Santa Barbara, annuncia che Holly e’ morta e che verra’ smantellata.

E’ la prima volta che accade dal 1996, segno di quanta vita hanno dentro di se le trivelle una volta impiantate.

La ditta si chiama Venoco, ha sede a Denver, ed e’ andata in bancarotta.

Holly arrivo’ in mare nel 1966. Ha dunque vissuto esattamente per 51 anni.

La legge di California obbliga la Venoco a rimuovere ogni bullone dal mare, tappare il buco e pagare ogni centesimo.

Adesso restano nel mare di California 26 piattaforme a mare, fra Santa Barbara ed Orange County, a sud di Los Angeles, tutte impiantate verso gli anni sessanta.

La Venoco acquisto’ Holly nel 1997 dalla ExxonMobil. Si trova a circa 70 metri di profondita’ sotto il livello del mare e non produce piu’ dal Maggio 2015, dopo che un oleodotto che portava petrolio dal mare alla terraferma ebbe delle perdite ed inquino’ tutto l’oceano di Santa Barbara.

Finirono in mare circa 600mila litri di petrolio che contaminarono il Refugio State Beach. La spiaggia resto’ chiusa per due mesi, e alla fine fra uccelli, foche e delfini morirono quasi 300 animali.

Il costo del ripristino ambientale fu di 96 milioni di dollari.

Il motivo delle perdite? L’usura, il tempo e la corrosione. Il pozzo era della Venoco, ma l’oleodotto era della Plains All American, con sede ad Houston e che fu condannata su 46 accuse di inquinamento.

L’oleodotto fu chiuso e cosi Holly non sapeva dove portare il suo petrolio. Oggi la Venoco va in bancarotta e cosi addio anche al suo pozzo.

Ci vorranno tre anni per completare le operazioni.

Un tempo uno dei principali produttori di petrolio, la California oggi produce la meta’ del petorlio che produceva nel 1985.

E questo perche man mano che i pozzi vecchi smettavano di essere produttivi, non se ne trivellarono molti nuovi, e certo nessuno in mare.

Non e’ morto nessuno. Anzi, e’ fiorito il turismo, l’high tech e tutte le cose che ci fanno sognare la California.

Nel 1996, fu la Chevron a rimuovere quattro piattaforme fra Santa Barbara e Ventura coast – le piattaforme si chiamavano Hope, Hilda, Heidi and Hazel ed erano a 30 metri di altezza sul livello del mare, pesavano 3 milioni di chilogrammi l’una.

Avevano pompato nel loro complesso 250 milioni di litri di petrolio.

La rimozione non fu facile: furono installati esplosivi ai piedi delle piattaforme per farle collassare, e poi i pezzi furono messi su navi per portarle dai ferrivecchi. Non si sa cosa e quanto sia rimasto sul fondo marino.

Come dire, e’ sempre meglio non metterceli dall’inizio.

Arrivano, se ne vanno 50 anni dopo se tutto va bene, non portano niente di buono, e alla fine restano relitti per l’eternita’. Evviva il sole ed il vento.

Saturday, May 27, 2017

Venezuela: scontri, storia e petrolio












 Qui vari post sul Venezuela: 








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La situazione del Venezuela e' sempre piu drammatica.

Report parlano di almeno 55 morti, con esplosione di proteste e di assalti ai negozi che diventano sempre piu violenti -  estorsione, rapimenti, botte, bombe molotov.

Mille i feriti, 350 i negozi distrutti nelle scorse settimane.  E la violenza genera altra violenza.

Siamo a quasi due mesi di proteste, e ormai la gente scende in strada a centinaia di migliaia a chiedere elezioni nuove e le dimissioni di Nicholas Maduro, l'attuale presidente.

Un tempo il Venezuela era la nazione piu ricca dell'America Latina.

Nel 2016 la sua economia e' crollata del 10%, peggio della Siria.


Il numero di omicidi e' paragonabile ai morti dell'Iraq durante i tempi piu' bui degli anni post-Saddam Hussein. 

Quella che un tempo era democrazia e' essenzialmente diventato uno stato autoritario. 

Perche siamo arrivati fin qui? Dopotutto questo e' uno dei paesi con le piu' grandi riserve di petrolio al mondo, e dunque potenzialmente ricco. 

In realta' tutto parte dal petrolio.

Nel 1958, dopo dieci anni di dittatura, ci furono le elezioni.

Tre partiti fecero un accordo chiamato Puntofijo. Erano Acción Democrática, il COPEI (che sta per Comité de Organización Política Electoral Independiente, ed era una sorta di partito socialdemocratico) e la Unión Republicana Democrática.

Questo Puntofijo era una garanzia che i partiti firmatari avrebbero rispettato le elezioni, prevenuto l'egemonia di un solo partito, e che avrebbero lavorato assieme per evitare di tornare alla dittatura. Per un po funziono, nel senso che e' grazie al Puntofijo che in Venezuela si transiziono' alla democrazia.

I tre partiti decisero pure di spartirsi equamente parte degli introiti del petrolio per finanziare le proprie attivita' politiche.
Il fatto di essere potenti, e di avere accesso a tutto questo petrol-denaro, fece si che fosse quasi impossibile a chiunque altro di entrare nei palazzi decisionali, se si era fuori dal sistema.

I partiti poi passarono a due -- la Union Republicana Democratica scomparve e restarono solo il COPEI e la Accion Democratica.

La corruzione dilago'.

Una prima crisi economica, negli anni ottanta, creo' un profondo senso di ingiustizia nel paese e la percezione che tutto era contro il cittadino comune. 

Nel 1992 arriva il colpo di stato di Hugo Chavez. Fallisce, ma Chavez incarcerato per il tentato golpe, diventa noto ai piu' come il simbolo del cambiamento, dell'anti-corruzione.

Arrivano varie riforme nel paese per salvare lo status quo (occorre che tutto cambi afffinche' nulla cambi, diceva il Gattopardo, no?), Chavez viene rilasciato di prigione per mostrare magnanimita', il sistema si apre a nuovi partiti, si cerca di mostrare al popolo che tutto va bene.

Ma lo status quo non e' salvabile.

Nel 1998 Chavez si presenta come candidato e vince le elezioni.

Arriva una nuova costituzione, la "pulizia" dei lavori governativi, misure anti-corruzione. Queste azoni lo rendono molto popolare ed amato.

Ma Chavez abolisce anche una delle due camere (il Senato, suona familiare?) per evitare ostacoli alla sua autorita'.

Piano piano Chavez cerca di prendere tutto il potere per se stesso, non necessariamente in cattiva fede: pensava davvero di poter migliorare le cose se tutto era accentrato attorno a lui.

Solo che la democrazia non funziona cosi.

E cosi ci sono di mezzo personalismi e petrolio - una ricetta per il disastro.

Nel 2001 Chavez passa una serie di decreti, contro cui i commercianti e altri politici obiettano. Vengono additati come nemici del popolo.

Nel 2002 arriva un'altra crisi economica. Chavez continua a riempire con gente a lui leale tutti i posti di governo, e sopratutto i suoi uomini fidati vengono appuntati a capo della ditta nazionale di petrolio detta Petróleos de Venezuela, o PDVSA, che ne abbiano le competenze o no.

Perche' tutto questo era non sano? Perche' il PDVSA era prima di ogni altra cosa una ditta di business e non di potere politico. Chavez non amava questo PDVSA perche' additata di fare business con gli USA (ma a chi dovevano venderlo il petrolio?). In piu' le alleanze di Chavez con Cuba e con i ribelli colombiani l'avenano inemicato ai militari.

Le proteste galoppano. Un milione di cittadini scende in piazza a protestare contro Chavez e il suo fagocitare le istituzioni. Sono commercianti, giornalisti, organizzazioni religiose e cittadini medi che pensano che Chavez sta diventando anti-democratico.

Il suo livello di popolarita' passa dall'80% al 30%.

Ci furono alla fine 19 morti.

Chavez viene arrestato dai militari "ribelli" e per due giorni viene messo al suo posto un presidente temporaneo, Pedro Carmona. Ci fu il caos per un po. I militari aboliscono la costituzione, esagerando dal lato opposto. Grazie a un gruppo di militari fedeli a Chavez, e grazie soprattutto alle proteste dei ceti piu' poveri che vedevano in lui il salvatore del paese, e che si aggregano in massa a Caracas a chiedere il suo ritorno, Chavez torno' al potere.

Carmona va in esilio. 

Questi episodi resero Chavez ancora piu' diffidente di tutto cio' che era fuori dal suo controllo: istituzioni indipendenti diventarono ai suoi occhi pericolose. Non dipendendo direttamente da lui, avrebbero potuto tradirlo da un momento all'altro. Capi pure quanto importante fosse il supporto popolare e delle masse piu umili che vedevano in lui una sorta di idolo, adorandolo senza porsi domande;  e capi' quanto importante fosse il petrolio, la fonte del denaro necessario per orchestrare tutto quello che avrebbe desiderato. 

La liberta' di stampa crollo'. I sindacati vennero messi a tacere. Le corti vennero riallineate: vennero appuntati giudici leali a Chavez stesso a tutti i livelli del sistema giudiziario, incluso quelli della Corte Suprema.

E quindi tutto si polarizzo': o con Chavez o contro Chavez.

Solo che Chavez controllava i petro-dollari.

Nel Dicembre del 2002 arriva un altro sciopero presso la ditta petrolifera PDVSA. Adesso gli diventano ancora piu antipatici perche' chiedono che Chavez tenga un referendum sul suo ruolo di presidente, cheidendo le sue dimissioni ed anche nuove elezioni.

Lo sciopero duro' fino al Febbraio del 2003.

La produzione di petrolio cala da 3 milioni di barili al giorno fino a soli 25mila.

Tutto si ferma.
 
Ma Chavez tenne il polso: lo sciopero finisce con il licenziamento di 18mila operai specializzati. Vengono rimpiazzati con 100mila fedeli.

I vari professionisti, licenziati in un epoca di vacche grasse per il petrolio a livello mondiale, cercano opportunita' altrove e lasciano il paese e il petrolio in mano a non-professionisti, a yes-men di Chavez che di business petrolifero sanno ben poco.

Oltre che essere cinque volte tanto quelli di prima!

Ma sono ancora vacche grasse e Chavez inizia ad usare il petrol-denaro per operazioni sempre piu' politiche, per pagare lo stipendio ai suoi fedeli, e per elargire sussidi sul cibo.

Vengono creati i "collectivos" una sorta di banda para-poliziesca agli ordini di Chavez, pagati con fondi statali. Il loro ruolo era di evitare proteste.  Ci furono anche degli scontri fra questi collectivos e la polizia, che erano in competizione con il potere ufficiale.  Il governo chiude un occhio e pure due sulla violenza di questi collectivos, che diventano anche l'occasione per alcuni opportunisti di infiltrarsi e di compiere atti di estorsione, criminalita', omicidi.

Nel 2006 tutte le operazioni petrolifere vengono nazionalizzate, e le 16 ditte ancora indipendenti nel paese diventano di proprieta' del governo. Exxon, Chevron, ConocoPhillips, Total e Repsol devono aderire al modello: il governo di Venezuela deve diventare il primo azionista delle loro operazioni. 

Si inizia a nazionalizzare un po tutto, incluse le aziende agricole, Ma come per il petrolio, chi gestisce non e' professionista, quanto yes-men, e le aziende falliscono una dopo l'altra per cattiva gestione.

Aumenta la percentuale di cibo importato.

Nel 2006 il Venezuela era un esportatore di riso. Nel giro di pochi anni il paese importa la meta' del fabbisogno di riso.

Ma siamo ancora in tempi di vacche grasse ed il paese puo' permetterselo.

Intanto la corruzione torna piu forte di prima: fondi pensione petroliferi finiscono nelle tasche di emissari del governo, la produzione di greggio continua a calare, aumentano incidenti ad operai e all'ambiente. 

Nel 2012 esplode una raffineria. Muoiono in 40. Ci sono 1.7 miliardi di dollari di danni. Viene fuori che c'era stata corruzione anche nei budget per la manutenzione delle raffinerie.

Aumentano i debiti con l'estero.

Il collasso e' sempre piu vicino.

Finiscono i soldi.

Chavez muore nel 2013.

Il prezzo del petrolio crolla nel 2014.

Il Venezuela si ritrova in una situazione paradossale. Un petrol-stato, con petrol-corruzione e petrol-economia senza petrol-dollari.

Che fare?

Arriva Nicolás Maduro.

Decide di farsi piu amico dei militari, e da loro controllo sul mercato di medinali, di cibo e delle miniere. Con il crollo dei prezzi dei petrolio si decide di stampare sempre piu' moneta, sperando di poter piu' facilmente ripagare i debiti.

Ma arriva l'iperinflazione, il crollo del valore del bolivares e l'aumento del costo della merce importata. Arrivano anche razionamenti, prezzi stabiliti dal governo, e sussidi per la merce che c'era.

E siccome la disponibilita' fluttua, arrivano pure file interminabili, la proliferazione di vendita di merce al mercato nero, o nei paesi confinanti. C'e' molta speculazioni: il bolivares non vale quasi piu' niente e vendere merci, benzina o qualsiasi cosa in Colombia e' molto lucrativo. 

L'economia e' finita.

I collectivos prendono il sopravvento in alcune aree di Caracas e della nazione.

Arriva la violenza.

Maduro non ha ne il carisma ne i soldi di Chávez ed e' per questo che la situazione peggiora ogni giorno un po di piu'.

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In Venezuela si vive cosi: 

La discoccupazione cavalca.

La gente passa la maggior parte del proprio tempo in fila a cercare di comprare quello che puo'.

I negozi sono sempre piu' vuoti.

Il cibo e' razionato con speciali carte identificative e lettura di impronte digitali al supermercato.

Fra le cose piu difficili da comprare olio da cucina, farina, latte, sapone.

Si va in giro con sacchi di denaro a causa dell'inflazione galoppante, spesso alla ricerca di cibo sul mercato nero.

L'inflazione per il 2016 e' stata del 720%.

Nel 2015  "solo" del 275%.

Il valore del dollaro americano sul mercato nero e' 150 volte in piu' quello del prezzo ufficiale, circa 1000 bolivares. Un anno fa era a 200 bolivares.

La carta igienica e' un bene di lusso.

I pezzi di ricambio delle macchine sono impossibili da trovare.

Gli antibiotici sono una rarita'.

L'elettricita' va e viene.

La gente ha perso in media otto chilogrammi di peso a testa, per la scarsita' di cibo.

Mc Donald's non ha piu' patate da friggere.

L'acqua e' poca e costosa. Si cerca di raccoglierla come si puo', anche dalla pioggia o dai ruscelli mezzi secchi.

I campi da zucchero marciscono, le fabbriche chuidono, in ospedale c'e' carenza di siringhe e di medicine.

Le liste di attesa sono lunghissime.

Il porto principale del paese, Puerto Cabello, e' deserto. Un tempo erano qui ancorate dozzine di navi con merce in arrivo ed in partenza. Oggi ce ne sono quattro.

Il governo ha da poco annunciato l'emergenza economica.

Il tasso di poverta' e' salito al 76%.

E cosa puo' succedere in una nazione quando c'e' gente che trascorre tutta la propria giornata fuori dai supermercati ad aspettare di poter portare a casa beni di prima necessita'? 


Una delle industrie piu' redditizie e' quella dei rapimenti.

Un'altra industria fiorente e' quella del contrabbando di benzina. Soldati, insegnanti, ingegneri, dottori dentisti, contadini: fanno il pieno di taniche e le portano in Colombia, Brasile, Guyana, dove rendono molto di piu'.

Si calcola che il contrabbando di benzina valga 2 miliardi di dollari l'anno.

Il governo raccomanda alla gente di coltivarsi il cibo da soli. Ma non e' che si sfama un paese di 30 milioni di persone con gli orti urbani da un giorno all'altro.

Il Venezuela non ha piu' rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, non ha garanzie sufficenti da trovare prestiti da privati e non ha piu' riserve da nessuna parte.

Il suo debito con la Cina, l'ultimo paese a prestarle denaro, e' di $50 miliardi.

Anche i cinesi premono per la restituzione del prestito.

Standards and Poor valuta il debito del Venezuela "junk".

Questo scenario apocalittico e' stato il costo che il Venezuela ha pagato a causa del crollo dei prezzi di petrolio, visto che tutta la sua economia, o quasi, e' una petrol-economia.

Crollato il prezzo di greggio, e' crollato tutto il resto. Il 95% delle esportazioni del paese e' rappresentato da petrolio e affini. Gli idrocarburi forniscono al Venezuela il 40% dei suoi introiti.

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Di chi e' la colpa? Di Hugo Chavez? Di Maduro?

O e' colpa della dipendenza assoluta del paese dal petrolio che non ha saputo sviluppare nessun tipo di vera economia sana e sostenibile?

Non si sa come andra' a finire.

Friday, May 26, 2017

La monnezza petrolifera nelle cigliegie e nelle mandorle








Succede nella Central Valley della California.

In pochi la conoscono, se non come un posto attraverso cui guidare per andare da Los Angeles a San Francisco, e per andarci in fretta. Di solito pero' i turisti prendono tutti la Pacific Coast Highway, con le sue vedute blu sul mare disteso, e cosi questa Central Valley e' un po un mistero.

Ma e' dalla Central Valley che arriva gran parte degli ortaggi e delle verdure di questo stato, che finiscono sulle tavole del resto d'America e anche sulle tavole delle nazioni dove esportiamo -- noci, mandorle, pistacchi, vino e prugne.

E' anche qui nella parte meridionale di questa valle, che si concentrano i piu grandi giacimenti di petrolio di California, molti dei quali vecchi ma ancora pompanti.  Sono le contee di Kern County 
e la San Joaquin Valley.

Come e' potuto sucedere che petrolio e agricoltura insieme?

Beh, c'era prima l'agricoltura, ovviamente, ma nel 1899 si inizio' a scavare per cercare oro nero, e lo trovarono. Bakersfield, in Kern County divento' la capitale delle trivelle di California.

E cosi, nel 1903 la California divento' il principale produttore di petrolio della nazione e le trivelle iniziarono ad occupare sempre piu terreno, inclusi quelli piu vicini al suolo agricolo, sposandosi verso la San Joaquin Valley.  Non ci si rendeva conto ne dei rischi ne delle conseguenze.

E cosi arrivo' una serie di campi petroliferi in mezzo ai campi agricoli, nelle localita' di Coalinga, McKittrick, Lost Hills, San Ardo. Fra questi anche il campo Midway-Sunset con il cosiddetto Lakeview Gusher che esplose nel 1910, in modo spettacolarissimo. Ma questa e' un altra storia.

Il punto e' che dopo tutta questa attivita' di cento anni fa, ci sono ancora adesso la bellezza di circa 48mila pozzi in tutto lo stato.

In particolare, la San Joaquin Valley ha 22 mega campi di petrolio che hanno prodotto circa
100 milioni di barili ciascuno, con quattro super-giganti che invece ne hanno prodotti oltre un miliardo di barili:  Midway-Sunset, il piu grande campo degli USA se si esclude l'Alaska, South Belridge, Elk Hills e Kern River.

Entra in scena Mike Hopkins che di tutto questo sa poco e niente, e che coltiva cigliegie e mandorle nel suo Palla Farms, di Bakersfield.

Otto anni fa si accorse che le sue piante appassivano, le foglie diventavano marroncino, e le cigliegie e le mandorle soffrivano.

Non sapeva cosa fare, e cosi fece fare delle analisi all'acqua, al terreno, alle piante, per capire dove fosse il problema.

A spese sue.

Dalle analisi dell'acqua che Mike usava per le irrigazioni, e che pompava dal sottosuolo, venne fuori che c'erano dentro dei contaminanti a base di cloro e di boro. Non a livelli di tossicita' estrema, ma c'erano. E c'erano a sufficenza da portare danno agli alberi.

Guarda caso, li vicino c'erano dei pozzi di reinizione di monnezza petrolifera, dismessi. Uno in particolare era ad un miglio dall'azienda agricola di Mike. La ditta che lo gestiva mentre il pozzo era ancor attivo si chiama San Joaquin Facilities Management.

Ovviamente la domanda e' sempre la stessa: con tutto questo petrolio pompato per decenni e oltre un secolo, dove finisce la monnezza?

Sottoterra, nei pozzi dismessi, e' ovvio, no?

E infatti, ogni giorno nella nostra amata, verde, eco-tutto California finiscono sottoterra milioni di litri di monnezza petrolifera. Ogni santo giorno. Non lo sappiamo e non ci pensiamo, ma e' cosi.
E siccome la gran parte del petrolio e delle trivelle si trova nella Central Valley, la maggior parte della monnezza pure finisce sotto la Central Valley, vicino all'agricoltura.

Le analisi dell'acqua di Mike portarono ad una strana coincidenza: l'acqua usata per irrigare aveva esattamente le stesse caratteristiche dell'acqua presa dal pozzo di reinizione dismesso anni e anni fa, a un miglio dagli alberi di Mike.

Ma come poteva succedere? In genere la monnezza viene iniettata a profondita' molto superiori delle falde acquifere. Cioe' la monnezza finisce molto piu' sotto delle falde, proprio per non causare rischi di inquinamento.

Le autorita' gli dissero che non ci si poteva fare niente. Il pozzo era orfano, abbandondato tanto tempo fa dalla San Joaquin Facilities Management. Doveva sbrigarsela da solo.

Vennero consultati dei geologi: quello che era successo, in sostanza, e' che la monnezza nel sottosuolo pompata da altri pozzi di reiniezione era diventata cosi tanta, che il pozzo abbandonato, l'unico dal quale non veniva immesso niente in profondita', funzionava come valvola di scarico all'insu'.

Cioe' tutti gli altri pozzi di reinizione ancora attivi pompavano sottoterra, la pressione aumentava, aumentava, aumentava, finche' la monnezza si spargeva e trovava il pozzo dismesso. E questo pozzo dismesso divetava un canale bello pronto per alleviare la pressione sotterranea: riscucchiava tutta la monnezza degli altri pozzi e la riportava in alto, fino a contaminare le falde acquifere che Mike usava per annaffiare le piante.

Mike porto' in causa i petrolieri.

Tutto questo forse si poteva evitare se il pozzo dismesso fosse stato propriamente sigillato e controllato periodicamente. E infatti gli avvocati puntano il dito anche contro l'ente statale incaricato di monitorare le trivelle di California: il Division of Oil, Gas, and Geothermal Resources (detto DOGGR) che non aveva fatto abbastanza per controllare ne la tenuta dei vecchi pozzi, ne tantomeno le acque di falda sotterrannee.

Ma davvero, con 48mila pozzi, come si puo' controllarli tutti?

E anche qui, tutto il mondo e' paese: i petrolieri dicono che non e' colpa loro, quanto della siccita', anche se il DOOGR conferma che il pozzo di Mike non fu mai sigillato.

Intervistati dalla stampa di Bakersfield, DOOGR fa sapere che tutte le indagini sulla sicurezza dei pozzi sono affidate ai petrolieri stessi -- da 50 anni a questa parte funziona cosi.

Perfetto!!! Come dare l'agnellino in pasto al lupo allora!

Mike Hopkins aaspetta di vedere cosa succedera', ma non puo' aspettare per sempre.

Ha tolto tutti i cigliegi ed ha piantato pistacchi, piu' resistenti, ma non e' convinto che potranno davvero dar frutto. Appena il ciclo delle mandorle finisce, spiantera' pure quelli.


Anche i suoi vicini si lamentano.

Qual'e' la morale di questa storia?

Che non possiamo prevedere il sottosuolo, i suoi meccanismi, i suoi tempi di reazione. E che quello che abbiamo fatto a madre natura tanti e tanti anni fa puo' avere delle conseguenze quando non ce lo aspettiamo.

E che spesso chi paga e' qualcuno che non c'entra niente.

Adesso si puo' incolpare DOGGR e la San Joaquin Facilities Management. Ma l'inquinamento resta. E per noi che i pozzi non ce li abbiamo, occorre fare tesoro di queste storie, imparare e con tutte le nostre forze opporci alle trivelle e a tutto quello che portano con se.

Ai petrolieri portano soldi e speculazione, a noi persone normali, prima o poi, ma sempre, solo una montagna di guai. 


Tuesday, May 23, 2017

La FIAT-Chrysler denunciata dal governo USA per imbrogli ai test d'inquinamento



Il giorno Martedi 23 Maggio 2017 il governo USA ha depositato denuncia contro la Fiat Chrysler di Sergio Marchionne accusandola di avere usato software illegale per far si che i suoi veicoli diesel passassero i test d'inquinamento. Succede tutto presso il Justice Department Environmental Enforcement Section nella corte del Michigan.

Familiare, no? 

Tutto questo succede qualche giorno dopo che la FIAT-Chrysler aveva proposto una modifica ai suoi software per "aggiustare" le cose.

Ma qui non siamo in Italia, dove si possono fare giochini e sperare di avere un governo comprensivo e generoso. 

Per tutta risposta, la FIAT-Chrysler, non certo un esempio di umilta', dice che sono delusi di tle azione e che si difenderanno contro queste accuse.
 
Quali accude? A Gennaio 2017, l'Environmental Protection Agency degli USA, una sorta di Ministero dell'Ambiente accuso' la ditta del CEO Sergio Machionne, di avere installato del software diverso da quello che avevano accordato con l'EPA stessa su 104,000 RAM pickups e Jeep Grand Cherokee dal 2014 al 2016.

Questo software, sempre secondo le accuse, sono capaci di evitare e/o di rendere inoperativi e/o difettosi i sistemi di controllo delle emissioni, causando l'emissione di monossido di azoto molto superiori rispetto a quanto legale. 

Un po come fatto con la Volkswagen.

La quale Volkswagen fini' con il pagare almeno 14 miliardi di dollari di multa e con molti dei suoi manager accusati di avere agito in maniera illegale.

E' in corso adesso negli USA una enorme campagna di buy back: la Volkswagen che si ricompra le sue auto non vendute e che nessuno vuole piu'.
La faccenda con la FIAT-Chrysler e' meno potente che con la Volkswagen, e non ci sono accuse per la modifica *intenzionale* di questi software.  Cioe' potrebbe essere che sia stato fatto senza malizia. Ma il punto e' che e' successo e che ora la FIAT-Chrysler deve risolvere il tutto. La causa' e vista come un modo per mettere pressione alla FIAT-Chrysler. 

Nel 2015-2016 furono vendute 50,000 veicoli diesel della FIAT-Chrysler. Nel 2017, dopo lo scandalo, quasi zero perche' mancano le certificazioni dell'EPA.

Cosa fara' la FIAT-Chrysler? 

Potrebbe ammettere le sue colpe ed avviare una campagna di richiamo delle vecchie macchine e di quelle nuove nelle concessionarie e che sono rimaste invendute come la Volkswagen; potrebbe negoziare con i clienti direttamente; potrebbe andare a processo e cercare di spuntarla.

Di certo non ci sara' mamma-governo-Italia a mettere le toppe a Mr. Marchionne e ai suoi Agnelli.

Sunday, May 21, 2017

Marea nera a Trinidad - parte 2














“Almost every month there have been oil spills reported, especially in the south-west peninsula of Trinidad. Why is this? Why is that our very own State-owned oil company operates with such carelessness and disregard for our fishery communities and our nation's health?"


Trinidad: dalla raffineria della citta' di Pointe a Pierre viene riversato petrolio in mare il giorno 23 Aprile 2017. Non si sa di quanto petrolio si tratti. Inizalmente si parlava di 20 barili, poi 300, poi   500 barili di petrolio, circa 70 tonnellate.

In realta' queste sono le cifre mandate dal gestore della raffineria e dal Ministro dell'ambiente Franklin Khan. In realta' i video, i residenti, e le associazioni di ambientalisti dicono che sono tutte cifre sottostimate. C'erano scie lunghe almeno cinque miglia e large un miglo intero nel golfo di Paria, il mare al largo della raffinera.

La raffineria e' di proprieta' della ditta petrolifera nazionale di Trinidad, Petrotrin, e non e' chiaro esattamente cosa abbiamo fatto (o stiano facendo) per sistemare la faccenda. Si parla dell'uso del Corexit, antidispersante usato per camuffare il petrolio -- spezzettarlo e farlo sommergere cosi non si vede -- e che e' in principio vietato. Era vietato anche nel golfo del Messico ma l'hanno usato a fiumi e fiumi ancora. 

Il petrolio arriva nelle isole vicino a Pointe a Pierre, la capitale, e in particolare all'isola di Margarita dove hanno dovuto chiudere le spiagge, e addirittura fino alle coste del Venezuela.

Sono stati i pescatori del Venezuela ad accorgersene per primi.  Il Venezuela, preso com'e' con tutti i suoi guai interni, chiede una indagine sull'acccaduto, e ben 61 gruppi NGO hanno chiesto compensazione dal governo di Trinidad e Tobago!

Sessantuno!

Fra queste la Conbive Civil Association che si occupa di conservare la biodiversita' del paese che ha rilasciato dei video a testimoniare l'inquinamento presso la spiaggia di Nordiqui, generalmente spiaggia turisitica.

Non e' la prima volta che accade tutto questo, e anzi a Trinidad la raffineria in questione spesso ha problemi di perdite e riversamenti -- quanto spesso?

Una volta al mese, secondo Fishermen and Friends of the Sea, una organizzazione non-profit che si occupa della salvezza del mare.

Ogni volta che succedono queste cose, ovviamente, la pesca ne soffre. 

Da Petronin il silenzio generale, nessun avviso ne per i pescatori, ne per i turisti, ne per il Venezuela.


La gente e' arrabbiata, per le stime non rilasciate, per la pesca, perche' non si sa chi stia pulendo e se stiano pulendo. Osservano giustamente che nel 2013 un altra perdita di petrolio fu stimata in 7000 barili di petrolio, e che in questo caso non arrivo' niente in Venezuela. Adesso dicono che i barili sono 300 o 500, ma dal Venezuela arrivano notizie di petrolio sulle spiagge.

Come puo' essere?

Come sempre, i danni del petrolio perdurano nel tempo. Le raffinerie invecchiano, ci vuole manutenzione, e diventano sempre piu' pericolose.

Friday, May 19, 2017

Australia: pozzo perde 10,500 litri di petrolio per due mesi, ma tutto viene tenuto nascosto






Se pensiamo che solo l'ENI sia l'orco dell'ambiente, non e' cosi.
Se pensiamo che il solo il governo italiano sia lo svenditore delle nostre terre non e' cosi.

E' una caratteristica instriseca dei pozzi di petrolio quella di perdere, di inquinare, di cedere, di emettere monnezza. Sono fatti cosi, e con il tempo, tutti i guai arrivano in superficie o sottoterra.
Non ci si puo' fare niente, non ci sono accortezze, modelli matematici, prevenzione o danze del ventre che al 100% possano evitare guai all'ambiente.

E siccome siamo (ancora per poco spero!) in una petrol-societa' e gli affari sono tanti, e grossi, ecco qui la collusione petrolio-politici, soldi-tangenti, imbrogli-bugie. C'e' da mangiare per tutti. E' da questa collusione che nasce il tuttapposto, il minimizzare, il nascondere la verita'.

In alcune parti del mondo e in alcuni governi, e' piu' facile fare queste cose, come in Nigeria o in Alberta; altrove e' piu' difficile perche' esiste maggiore sensibilita' democratica o ambientale.
L"Italia, ciascuno puo' collocarla dove vuole in questa lista. 

Ma se potessero, i petrolieri di tutto il mondo tirerebbero fuori il petrolio con accortezza ZERO per l'ambiente. A salvare l'ambiente non ci si guadagna a Wall Street. Li contano solo i barili.

Tutto questo preambolo per parlare dell'Australia, nei nostri sogni simbolo della civita' e della trasparenza.

Beh, adesso viene fuori che nell'Aprile del 2016 un pozzo australiano ha perso petrolio per due mesi, con il rilascio di piu' di 10,500 litri di greggio SENZA che alla popolazione venisse detto niente.

DUE MESI DI SEGRETI.

A tuttoggi non e' dato sapere ne dove sia successo, ne in che data esatta, ne chi fosse l'operatore.

E prima che si dica che queste sono fake news, la notizia e' stata data in varie parti del mondo da testate nazionali.

Come si e' venuto a sapere?

Perche' il National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority abbreviato in NOPSEMA, l'ente che si occupa della petrol-sicurezza nel mare d'Australia lo scrive nel suo rapporto annuale che e' appena uscito per il 2016. Le loro stime erano di 175 litri al giorno per due mesi, appunto.

Dicono che il tutto era causato da una guarnzione che si era consumata.

Era solo l'usura, il passare del tempo che ha portato a questo, senza che nessuno se ne accorgesse.
Uno ci deve pensare. Una guarnizione consumata e due mesi di monnezza in mare.

Il NOPSEMA pero' non rilascia informazioni maggiori per "confidenzialita'".

Mmh.

Quindi il pubblico non ha il diritto di sapere CHI ha inquinato il loro mare? Dove l'abbia inquinato?

Beh, secondo il NOPSEMA no. Gli australiani questo diritto non ce l'hanno.

Addirittura, il NOPSEMA non rilascia nemmeno i progetti che le ditte, per legge, devono sottomettere con il loro proposto modus operandi in caso di incidente. In Italia questo problema non ce l'abbiamo, perche' i) i pozzi italiani non perdono MAI 😂 e ii) perche' tali progetti di come rimedieranno in caso di incidenti non sono richiesti.


Il NOPSEMA aggiunge pure che ci sono stati in Australia il 28% in piu' di riversamenti a mare, sebbene l'attivita' petrolifera qui sia calata del 40%.


Come detto milioni di volte, l'unica soluzione e' di NON TRIVELLARE e di non farceli venire dal primo giorno.




Thursday, May 18, 2017

La Aleanna Resources buca la provincia di Ferrara -- Trava 2




Trava 2, Ferrara, Italia
Il paese piu bello del mondo, al petrolio, nel 2017 




Quelli della Aleanna Resources fanno gran festa, con comunicati e foto su Facebook. Hanno pure fatto il video con il drone, per far vedere quanto piu' bella e' l'Italia con le trivelle.

Guardatelo, ci prendono anche in giro, con il loro rispetto dell'ambiente e dei luoghi. Tutte balle, ma che importa, ci sono riusciti. 

Che dire, fermarli si puo, ma lo si deve volere. Evidentemente qui non lo si e' voluto.

Certo e' un pozzo esplorativo, e ci vorranno altri permessi per tirare fuori il gas, ma l'infrastruttura e' li, e ogni passo che le facciamo fare e' un passo in piu' verso l'obiettivo finale. Come la monaca di Monza -- ogni si temporaneo, rende il si finale sempre piu' impossibile da evitare. 

E cosi regaliamo un altro pezzo d'Italia a chissa' chi, nel 2017, quando tutto il resto del mondo guarda al sole e al vento.

In due frasi: Concessione Corte dei Signori, metano, 1400 metri di profondita' nel sottosuolo, Trava 2, Ostellato in provincia di Ferrara, Aleanna Resources. 

Tutti i dettagli sono al link di sopra. Sono stanca e non ho voglia di ripeterli qui. Ma uno si che lo scrivo:

"Il progetto interessa direttamente il sito Natura IT 4060008 ZPS Valle del Mezzano"

Li abbiamo veramente lasciati trivellare dentro le aree protette.

La Aleanna ha altri 31 progetti in Italia.

Non li capisco gli italiani. Non li capiro' mai.
 









Wednesday, May 17, 2017

Claudio Descalzi e l'ENI che rispetta ambiente e democrazia: la piu grande fake news del mondo

e l'accusa di essere dei mostri e degli assassini". 

Claudio Descalzi, 

agli studenti lucani in visita a San Donato Milanese. 

Bene -- decida lei che appellativo vuole.

Santo?
Santo subito?



Claudio Descalzi, CEO dell'ENI e dopo tutti gli scandali sull'embiente lucano degli scorsi giorni, mesi ed anni, dice che tutto cio' sono fake news:

-- la più grande incidenza di tumori in Italia non e' in Basilicata, che invece e' la regione italiana meno colpita dopo la Calabria. Le più colpite sono quelle del Nord, dove non c'è produzione di greggio.

-- ci hanno accusato di inquinare il lago del Pertusillo ancora prima che iniziassimo le produzioni

-- non c'è nessuna correlazione tra produzioni e contaminazione del lago.

-- già all'epoca dei romani il lago presentava affioramenti superficiali di olio, ma oggi siamo noi a produrre e ci prendiamo le colpe

-- da controlli effettuati non da noi, le acque esterne non sono contaminate, lo sono quelle interne e stiamo lavorando con Arpa, Regione e Ispra" per la bonifica.

Ahhhhh!!!

Claudio Descalzi,

da dove iniziare a commentare cotanta assurdita.

Credo che in parte il CEO dell'ENI ci crede pure a queste cose che dice, avvolto da una fitta benda sugli occhi che da San Donato milanese lo porta a dire cose che sono in completo contrasto con la realta'.

Come sempre, lui e l'ENI e tutta la cricca di affaristi che ruotano attorno al petrolio, possono fare finta che va tutto bene -- come si dice in Abruzzo "riammantare" le cose brutte -- ma la realta' resta: le trivelle portano morte e distruzione DAPPERTUTTO e la Basilicata non e' diversa dalla Nigeria, dal Texas, dall'Ecuador, dalla Russia.

E sa cosa caro Descalzi? Lei si nasconde dietro dei cavilli, della mancanza completa di prove, per negligenza di chi doveva indagare o monitorare, o del fatto che le prove sono mescolate ad altri fattori, e quindi le e' facile dire "non siamo noi."

Mi ricordo ancora quando la sua ditta diceva che la colpa dell'inquinamento non rimediato in Basilicata era... la pastorizia!

Suvvia. Lo sappiamo ormai che e' impossibile produrre petrolio senza ammazzare il territorio e questo brain washing ai ragazzi se lo poteva anche evitare.

Vogliamo parlare di real news?

Bene. Da dove iniziamo?

Dalle "real fiaccolate" del Centro Oli che ogni giorno sputano monnezza in aria? E non ci venga a dire che quelle ce le hanno messe gli antichi romani!

O delle "real 400 tonnellate di petrolio" riversate attorno a Viggiano? Ci sono arrivate con il tele-trasporto quelle?  O ce le ha messe Babbo Natale?

O delle "real evacuazioni" che ogni tanto ci sono a Viggiano per "anomalie di funzionamento" che non si sa bene cosa siano, ma che spesso si accompagnano a "real puzze" di idrogeno solforato?

O del "real materiale radioattivo" scovato nei rifiuti petroliferi di Tecnoparco, i cui limiti erano volte superiori alla norma? O anche li, erano rifiuti dei babilonesi?

O vogliamo parlare della "real disperazione" di quelle persone che avevano campi e pascoli confinanti con il Centro Oli di Viggiano e che adesso si ritrovano con un pugno di mosche avvelenate in mano? Io li ho visti a suo tempo e le assicuro che non erano lacrime da telenovela, quanto una "real disperazione" di non avere piu' niente in mano dopo una vita di sacrifici.

O vogliamo parlare delle "real api" che producono miele con dentro il "real petrolio"? Ah certo, potrebbe essere che ce le hanno messo gli antichi romani il petrolio nel corpo delle api, certo, certo.

Come mai da nessuna altra parte d'Italia si ritrovano idrocarburi nei fiumi e nei laghi, mentre, guarda caso, in un lago a valle dei vostri pozzi ci sono idrocarburi? Come mai le mele della Val d'Agri non sono piu' quelle di una volta? Come mai ci sono campi abbandonati di fagioli, diventati tali poco dopo l'arrivo del Centro Oli? Come mai solo in Basilicata ci sono le api al petrolio? E gli idrocarburi nella sorgente, questa si degli antichi romani, "Acqua dell'Abete", chi ce l'ha messa?

Fu chiusa nel 2009 e mai piu' riaperta.

Anche qui gli antichi romani?

E si lo so che adesso lei dira': ah ma potrebbe esserci una vaghissima possibilita' che quegli idrocarburi ci sono arrivati trasportati dal vento dalla Libia. Certo, tutto puo' essere, ma come insegna il principio del rasoio di Occam, e' la risposta piu' semplice, quella dalla quale partire.

Voi producete petrolio, probabilmente, anzi quasi sicuramente, e' il vostro petrolio ad avvelenare l'ambiente. O comunque a contribuire in gran parte a tale inquinamento.

Sui dati tumorali: non si sa niente, semplicemente perche' non c'e' nessuno che prende dati in maniera affidabile. Ma, come detto, respirare petrolio e aria inquinata certo non migliorano le cose.

E non faccia ridere i polli e le api e le pecore che voi state collaborando con Arpa, Regione, Ispra, il papa e Madre Teresa di Calcutta. Dobbiamo veramente credere che quello che avete combinato in venti anni e di cui non sappiamo che una minima parte non ha avuto alcun effetto, e che adesso siccome siete dei santi aiutate i poveri lucani con l'inquinamento portato da chissa chi altro?

Ma si rende conto?

Vede, quello che lei miseramente ignora e' che tutto quello che state facendo in Basilicata viene pagato con la vita delle persone, della natura, degli equilibri millenari.

Tumori, aria, acqua inquinata. Puo' darsi che ci siano delle concause a spiegare questi eventi. Ma di certo il PETROLIO NON MIGLIORA LE COSE.

LO PEGGIORA SOLO.

Tutto il resto e' mitologia.

E poi, ma ... perche' ha incontrato gli studenti a San Donato Milanese?

Perche' non e' andato a dire queste pillole di saggezza ai lucani, nelle loro case?

O meglio ancora,  perche' lei non va a vivere a Viggiano, o non ci manda la sua famiglia in vacanza? Ma deve prendere casa proprio a 50 metri dal centro oli. E poi ne riparliamo degli antichi romani.

Naturalmente le altre "real news" si possono vedere si possono vedere anche fuori dall'Italia.

Vogliamo parlare delle "real news" dell'ENI in Nigeria per esempio?

Mezzo mondo (non la sempre ossequiosa stampuccia italiana) ha parlato dei suoi scandali da UN MILIARDO DI EURO in Nigeria, con soldi destinati alla corruzione. Da come la vedo io, l'inquinamento della democrazia non e' meno grave delll'inquinamento di aria e polmoni.

O vogliamo parlare delle "real cause in tribunale" che avete con i Nigeriani adesso anche in Italia per inquinamento del delta del Niger?

O vogliamo parlare dei "real scoppi" dei vostri oleodotti e pozzi in Nigeria per cui ci sono morti e non potete neanche chiedere scusa e pagare risarcimenti? 

O vogliamo parlare delle fiaccole ENI accese in Nigeria per gas flaring 45 anni fa e che ancora li ardono, causando asma e bruciature a i residenti? 

O vogliamo parlare dei "real dossier" che ogni mandate alla SEC americana con pagine e pagine e pagine di "criminal proceedings" in tema ambiente?

O vogliamo parlare di tutti gli scandali Guidi e il suo amante di un anno fa?

O vogliamo parlare di incidenti in Norvegia a causa della vostra "mancanza di competenza" - parole dell'ENI stessa!

O vogliamo parlare di quando siete la vostra filiale Saipem e' stata "really chiamati in giudizio" dalla Norvegia per mancanza di sicurezza?

Ciascuno puo' decidere per se la designazione di mostri e di assassini e' applicabile a queste che sono tutte "real news", e se le parole di Descalzi, secondo il quale la protezione dell'ambiente e' una priorita' per l'ENI,  e' solo fake propaganda.



Tuesday, May 16, 2017

La Finlandia tira le orecchie a USA e Russia sulle trivelle in Artico, e c'e' un miracolino


If we have two countries, Russia and the US, 
not sharing the view that climate change is happening 
or is manmade or how much it is manmade, it is very difficult to proceed.”

Harri Mäki-Reinikka, Ministro delle politiche nordiche della Finlandia


Qualche giorno fa la Finlandia e' diventata il presidente dell Consiglio dell'Artico. Ci fanno parte Canada, Islanda, USA, Danimarca, Finlandia, Russia, Norvegia e Svezia. E' un ente creato nel 1996 per il bene comune dell'Artico che si riunisce ogni due anni.

La prima cosa che ha fatto il delegato finlandese  e' stata di fare appello agli scenziati che lavorano sui cambiamenti climatici per contrastare USA e Russia che nel loro intimo vorrebbero trivellare tutto il trivellabile in Artico, con buona pace del clima.

Ed e' proprio cosi. Putin e Trump sono daccordo nel dire che i cambiamenti climatici sono una esagerazione, che sono un complotto dei cinesi (Trump) e che non sono per opera dell'uomo (Putin, e per colpa di chi, scusi?) e vorrebbero quindi andare avanti ad estrarre ancora piu' petrolio dal polo nord.

C'e' stato cosi un incontro a Fairbanks, Alaska proprio per parlare di questo dilemma: trivelle, Artico e clima.

Nell'intento della Finlandia in realta' si sarebbe dovuto parlare di come diminuire l'inquinamento esistente, ma in realta' l'elefante nella stanza erano gli accordi di Parigi, e il ruolo di USA e Russia.

Gli USA chi hanno mandato?

Rex Tillerson, l'ex CEO di Exxon Mobil!

E cosi, il Ministro della Finlandia delle politiche nordiche, Harri Mäki-Reinikka, ha chiesto a tutti i partecipanti di rispettare gli accordi di Parigi.

Ha detto che spera che non ci saranno accordi segreti fra i piu' grossi, perche' questi sono problemi seri. Ha detto che l'Artico cambia, che se le temperature aumentano di due gradi sul pianeta, in Artico si arriva a quattro o anche a sei con conseguenze disastrose.

Mäki-Reinikka  ha ricordato che la neve e il ghiaccio si sciolgono piu in fretta di quanto mai prima, e che i livelli del mare aumentano. E ricorda che se gli USA e la Russia continuano il loro negazionismo sara' difficile andare avanti.

Anche il ministro dell'ambiente di Norvegia, Vidar Helgesen, petrol-nazione, ha ricordato che i cambiamenti del clima esistono e ha addirituttura ricordato a Tillerson che gli stessi militari USAsono preoccupati per le conseguenze alla sicurezza a livello globale.

E cosi, c'e' stato il miracolino.

Chissa', circondati da nordici ed essendo due contro sei, gli americani di Tillerson si sono un po vergognati. O chissa', Trump soffocato com'e' da guai interni a non finire (la faccenda di Comey e' veramente strabiliante e non passa giorno che non ci sia un passo falso di quest uomo) ha deciso di non fare sempre il galletto di testa sua. O chissa ancora, se la delegazione USA si sia sentita in imbarazzo a vedere tutti i giovani che protestavano a Fairbanks.

Ad ogni modo, all'unanimita' gli otto del Consiglio Artico hanno firmato la "Fairbanks Declaration 2017," dove si dice che l'Artico si riscalda a tassi due volte superiori al resto del pianeta, che occorre ridurre le emissioni di metano e che i cambiamenti climatici sono la piu grande minaccia alla biodiversita' dell'Artico.

Rex Tillerson ha riconosciuto la validita' degli accordi di Parigi, almeno per ora.

Donald Trump aveva detto che li voleva stracciare, ma alla fine, per ora almeno, Tillerson ha detto che non cambiera' niente in questa direzione, almeno per il breve termine. Gli accordi firmati da Obama restano.

Ora questo non vuol dire che e' finita qui. Perche' qualche giorno prima lo stesso Tillerson aveva detto che gli USA stavano cambiando le proprie politiche sui cambiamenti climatici, ha detto pure che:

"We're not going to rush to make a decision. We're going to work to make the right decision for the United States."

Quindi, per ora tutto resta come prima, ma non si sa. Si temeva che Tillerson annunciasse proprio qui l'uscita degli USA dagli accordi di Parigi, ma grazie al cielo cosi non e' stato. Ad ogni modo, fa un po tristezza sentirlo dire "the right decision for the United States" come se in termini di clima, non fossimo tutti sullo stesso pianeta!

Caro Tillerson, in termini di clima, quello che e' meglio per gli USA e' quello che e' meglio per tutta la Terra, perche' ci siamo dentro tutti assieme.





Monday, May 15, 2017

La Danimarca elimina i sussidi alle rinnovabili prima del tempo. Hanno battuto ogni record e ce la faranno da sole





“We’re now very close to arriving”

 Lars Christian Lilleholt, Ministro Energia di Danimarca

Le rinnovabili vanno a gonfie vele in Danimarca. Ogni tanto viene fuori un nuovo record, di generazione, di uso, di stoccaggio. E' tutto meglio di chiunque avesse potuto immaginare.

E cosi, in modo del tutto inaspettato, il minstro dell'energia danese, Lars Christian Lillehol, dice che i sussidi saranno eliminati fra qualche anno.

E questo non per "cattiveria" o per il ritorno al fossile, quanto perche' l'industria e' ormai matura e ce la fara' anche da sola. Secondo Lilleholt e' un risultato che non si poteva prevedere neanche l'anno scorso. Nessuno si aspettava che le cose fossero cosi rosee in Danimarca.

I sussidi ci sono stati qui per 40 anni.

Ma le cose sono cambiate.

In questo momento *anche senza i sussidi* e' piu economico produrre elettricita' dal vento che dal carbone; e la tecnologia e' dalla parte delle rinnovabili che diventeranno sempre piu' efficenti.

Anzi, i sussidi sarebbero indispensabili se volesse aprire una centrale a carbone invece!

Entro il 2050 tutta la nazione sara' alimentata da sole e vento; anzi, si progetta di arrivare al 50% entro il 2030, pure senza sussidi. 
 

Un anno fa si pensava che tutto questo fosse fantascienza, invece ci siamo arrivati.

Tutto questo non nasce da zero. Nasce da 40 anni di programmazione, volonta' e pragmatismo.

Sono doti che farebbero bene anche all'Italia ogni tanto.




Sunday, May 14, 2017

Nigeria: in sette anni 2400 riversamenti di petrolio ENI -- gli Ikebiri li portano in tribunale









 “Our community cannot wait any longer. 
We have had ENI’s pollution for too long, 
damaging our fishing, 
our farming and our lives. 
We are now looking to the Italian courts for justice for our people.”




 “For far too long the communities of the Niger Delta 
have had to live with the pollution of their land, 
their water, and their air by oil companies 
who’ve put profit before their lives.
ENI should now live up to its responsibility 
and clean up the mess it has made and compensate 
the community for having to live with their destruction.”

Colin Roche, Friends of the Earth Europe



Fra il 2010 e il 2016 in Nigeria ci sono stati 2,418 riversamenti di petrolio da impianti ENI.
Uno al giorno.

Lo dice il ministro delle risorse petrolifere del paese, 
Mordecai Ladan, in un rapporto che si chiama, guarda che bel nome,
“Despoliation of the Niger Delta and Activities of Nigeria Agip Oil Company”

2010: 10 incidenti;
2011: 10 incidenti;
2012: 575 incidenti;
2014: 788 incidenti; 
2015: 498 incidenti;
2016: 332 incidenti;

Anche se alcuni di questi incidenti sono dovuti a ribelli e alle loro opere di sabotaggio, *e' responsabilita'* dell'ENI assicurarsi che i loro impianti siano sicuri.


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I guai per Claudio Descalzi e compari continuano. Gli Ikebiri di Nigeria hanno portato in causa l'ENI per i riversamenti nell'ambiente che hanno contaminato il Niger Delta.

Con l'aiuto di Friends of the Earth Europe, Environmental Rights Action, e Friends of the Earth Nigeria, gli Ikebiri chiedono risarcimenti, pulizia e che tutto sia retroattivo, fino al 2010, anno in cui l'immondezzaio e' incominciato, a causa di fallimenti dei macchinari ENI.

Godwin Ojo, di Environmental Rights Action/Friends of the Earth Nigeria, Godwin Ojo dice che questa e' la prima volta che l'ENI viene portata in causa dopo decenni di sfruttamento del Niger Delta, fatto di negligenza e di nonchanance.

La causa arriva a Milano. Gli Ikebiri chiedono 2 milioni di euro per l'esplosione di un oleodotto nel 2010. Vogliono anche la totalte pulizia dell'area, di circa 17 ettari. L'avvocato italiano che segue la causa per conto degli Ikebiri si chiama Luca Saltalamacchia e dice che l'esplosione ha causato un disastro ambientale, contaminando acqua e terra.

Nel 2010 ci fuorono perdite ma l'ENI diceva che era tuttapposto e tutto era stato ripulito. E invece il petrolio continuava a fuoriuscire. L'ENI intanto cercava di bruciare il petrolio all'insaputa dei residenti.

Da allora fino ad adesso non ci sono state ricompense ai cittadini.
La pima udienza ci sara' il giorno 11 Dicembre 2017 a Milano.

L'ENI produce qui 117mil barili di petrolio ogni santo giorno.

Sono accusati di aver pagato almeno 1.1 milioni di euro in tangenti per i diritti sulla mega concessione OPL245 assieme alla Shell.

Possibile che non abbiano potuto pulire il disastro che hanno causato loro stessi?

Non si vergognano?

Fino a quanto pensao di poterla fare franca?

E questo e' solo uno dei tanti casi di monnezza petrolifera in Nigeria, per mano dell'ENI. Ce ne sono a bizzeffe nel pianeta -- in Ecuador, in Brasile, in Nigeria, in Venezuela, in Russia -- in per mano dell'ENI, della Shell, della Exxon, della Chevron, di petrolditte nazionali.

Ce le abbiamo pure in Italia, in Basilicata.

O pensiamo che le 400 tonnellate di petrolio riversate a Viggiano siano una una tantum? Non e' cosi. E quello che vediamo, ma in realta' le operazioni di oil and gas sono cosi complicate e intrinisicamente inquinanti che pure nella migliore delle ipotesi e' impossibile che non ci siano guai.
E considerato che quasi sempre c'e' pure la malafede....

L'ENI opera in Nigeria dal 1962.

Dall'inizio delle operazioni petrolifere in Nigeria, sono finite in mare circa 11 milioni di barili di petrolio, il doppio di quanto finito in mare nel Golfo del Messico,

Da un lato, mezzo mondo si fermo' a guardare.

Da quest'altro non gliene importa niente a nessuno.