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Friday, February 22, 2019

L'Australia a piantare 1 miliardo di alberi









Trees are our most powerful weapon in the fight against climate change.



Il primo ministro d'Australia, Scott Morrison ha appena annunciato che il suo paese piantera' un miliardo di alberi da qui al 2030 in nove foreste secondo il National Forest Industries Plan.

La prima fase delle operazioni di riforestazione durera' per 11 anni e terminera' nel 2030. Copriranno 400 mila ettari e nel corso di undici anni, verranno spesi l'equivalente di circa 9 miliardi di dollari americani. E alla fine, verrranno rimossi 18 milioni di gas serra in piu' ogni anno, grazie agli alberi.

L'idea dietro questa iniziativa e' di adiempiere agli obiettivi di Parigi, firmati nel 2015 e piantare alberi certo aiutera'.  Ma non ci sono solo i minor quantitativi di CO2 che finiranno in atmosfera, verranno creati circa 10mila nuovi posti di lavoro per creare e mantenere le foreste, ci sara' bisogno di infrastruttura e di personale di mantenimento. In piu' il legno, le fibre e potenziali frutti derivati dalle foreste verranno usati nell'edilizia, nell'industria alimentare, per creare materiale biodegradabile per applicazioni medica.

Gia' nel 2016, l'Australia aveva annunciato che avrebbe piantato 20 milioni di alberi entro il 2020. 

In questo momento circa 52,000 australiani lavorano per il corpo forestale, e si stima che fra turismo e produttivita' , le foreste d'Australia contribuiscano gia' adesso a circa 20 miliardi di dollari all'economia del paese.

Gli alberi saranno pinatati in New South Wales, Tasmania, Western Australia, nel South Australia e in Victoria border.  Altre cinque aree verranno aperte nel 2020.
Ci piacerebbe pensare che tutto questo e' fatto per amore. In realta' l'Australia non e' proprio cosi' virtuosa quando si tratta di ambiente - trivelle, miniere, deforestazione in altre aree sono in atto anche qui. La decisione di riforestare viene invece presa perche' l'Organization for Economic Co-operation and Development (OECD) rivela che il paese si trova indietro sugli obiettivi di Parigi e che vuole, come promesso arrivare al calo delle sue emissioni di CO2 fra il 26-28% entro 2030 rispetto ai valori del 1990 occorre agire un po piu in fretta.
Ogni anno l'Australia immette in atmosfera circa 500 milioni di tonnellate di CO2. Se non fanno niente, le emissioni continueranno a crescere, ed addio Parigi!

Ed ecco qui l'iniziativa degli alberi, e l'obiettivo finale del 2030. 

Vedremo allora come finisce, e se la vergogna di non mantenere poi quanto promesso allor, sara' cosi forte da fargli fare ancora di piu' la cosa giusta.

Per ora il pianeta ha l'impegno, e si spera, la concretezza di un miliardo di alberi in piu'. 


Tuesday, January 29, 2019

La Germania chiudera' tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera' solo energia rinnovabile



It's also an important signal for the world that Germany 
is again getting serious about climate change:
 a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off

Claudia Kemfert, 


Neanche questa notizia arrivera' sul fossilizzato Corriere della Sera o sara' oggetto dei petrol-editoriali di Stefano Agnoli.

Si e' spesso sentito dire che il 100% rinnovabile si puo' fare solo in Costa Rica o in Uruguay, paesi piccoli. Ecco allora un altro esempio virtuoso che arriva dalla Germania, uno dei principali paesi del mondo per il consumo di carbone e che ci mostra che volere e' potere.

Il governo tedesco ha infatti deciso che nei prossimi 19 anni chiuderanno tutte le centrali a carbone - tutte e 84 - per soddisfare i requisiti dettati dagli accordi di Parigi

Ottantaquattro centrali a carbone!

24 saranno chiuse entro il 2022, cioe' entro tre anni, e 76 entro il 2030.
Cioe' fra circa dieci anni in Germania ci saranno solo 8 centrali a carbone.

E' un cambiamento fondamentale, per questa che e' la quarta o la quinta economia del mondo, a seconda di varie classifiche perche' il carbone ha dominato per anni lo scenario energetico del paese. Le miniere della Ruhr le studiavamo a scuola!

Lo sappiamo tutti che e' da tanto che il paese lotta contro le emissioni di CO2 e che tanto hanno fatto per favorire sole e vento, e questo e' un altro tassello nel loro cammino verso un paese piu' verde e per l'attuazione della Energiewende. In realta' il carbone era una sorta di macchia alla coscienza ecologica del paese, ed e' proprio a causa del carbone che la Germania rischiava di non potere arrivare ai limiti imposti da Parigi,

Cosi hanno deciso di osare, e di continuare con piu' coraggio,  programmandone l'eliminazione.

Il carbone contribuisce per il 40% all'elettricita' del paese, nonostante tutti gli sforzi rinnovabili fatti, ma c'era una volta in cui era la sorgente energetica dominante in Deutschland. Basti solo pensare che sole e vento solo nel 2018 sono diventati la sorgente elettrica principale del paese, e solo al 41%. Cioe' essenzialmente, oggi, il carbone e' importante tanto quanto le rinnovabili in Germania. In piu' e' abbondante, l'infrastruttura c'e' gia' e costa poco. Quindi e' questo davvero un cambiamento epocale.

Per solo capire l'importanza del passo: ci sono voluti sette mesi per arrivare qui con negoziati che sono andati avanti a volte fino per 21 ore di fila. Sono stati approvati pacchetti per mitigare le conseguenze della chiusura delle centrali a carbone per un totale di circa 40 milardi di euro: si stima che 20mila lavoratori diretti e 40mila incluso l'indotto perderanno il lavoro e dovranno essere riqualificati.

Ad ogni modo, entro il 2038 niente piu carbone.

Questa decisone si accompagna al quella del 2011 in cui si programmava di chiudere tutte le centrali nucleari in Germania dopo l'incidente nucleare di Fukushima. La data che si sono dati e' stato il 2022.

A suo tempo, quella decisione venne fortemente criticata in Germania e all'estero: come faremo? I prezzi sicuramente aumenteranno! Ci sara' perdita di competitivita'! Solo noi le togliamo mentre la Francia le ha ancora!

Ma invece nulla di cosi grave e' successo.

Siamo a 12 su 19 che sono state chiuse, e non c'e' stato alcun cataclisma. Anzi, l'economia tedesca continua a crescere e a correre.

Ma ora che non ci sara' piu' nucleare, e carbone ... come teniamo accese le lampadine?

Elementare: con l'energia rinnovabile!

L'idea e' che si aumentera' la quota di energia rinnovabile fino all'80% entro il 2040.

La storia tedesca e' interessante: ci fu un grande crollo delle emissioni di CO2 negli anni 1990 a causa della caduta del muro di Berlino: quando tutte le fabbriche vecchie e inquinanti della Germania comunista sono state chiuse o modernizzate. Poi ci furono gli anni dei forti investimenti nel sole e nel vento. Negli scorsi anni pero' il carbone ha impedito alla nazione di proseguire la sua de-carbonizzazione a passi sostenuti ed eccoci qui.

E i tedeschi come l'hanno presa?

La TC tedesca ZDF dice che il 73% dei tedeschi e' favorevole a misure ancora piu' drastiche per uscire dal carbone entro il 2030 - piu' in fretta dunque di quanto deciso.

Solo quattro stati piu' carboniferi, hanno manfestato disappunto e non per l'idea di chiudere: semplicemente volevano piu' soldi: 64 miliardi di euro e non 40.

Sono tutti d'accordo pero' nel discutere di progressi e problemi ogni tre anni, e se possible arrivare alla chiusura entro il 2035.

Per cui: non crediamo a quei gufatori che dicono che non si puo e che dobbiamo trivellare-trivellare-trivellare con la testa sottoterra come ostriche.

Basta solo volerlo, e uscire dal fossilmondo verso il sole e le stelle si puo'.


Thursday, January 10, 2019

Scriviamo a Vannia Gava: l'Italia resti libera dalle trivelle una volta per tutte



Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo 


Scriviamole:
gava_v@camera.it 

----

Cara Vannia, le trivelle sono il regresso piu' buio del pianeta.
Il progresso si chiama sole, si chiama risparmio energetico,
significa automobili elettriche.

Il petrolio e' fossile, e' morte, e' malattie, e' disoccupazione,
e' subsidenza, e' rischio sismico, e' falde inquinate,
e' speculare sulla pelle dei deboli.

Lo chieda a quelli di Gela, Viggiano, Marghera, Porto Torres, 
Manfredonia, Sarroch, Ravenna, Augusta.

La risposta sara' univoca: le trivelle non portano a niente 
di buono mai a chi ci abita vicino.

Voti l'emendamento M5S.

Le generazioni future, e la maggior parte degli italiani
 le saranno grata.

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Proviamo cosi, allora.

Io non so e non voglio sapere cosa ciascuno dei miei lettori abbia votato; so pero' che le cose non cambiano e non cambieranno mai in Italia se continuiamo a fare il tifo per il partito del cuore, o a gufare contro i partiti dei nostri nemici. Occorre invece lavorare con quel che si ha, tenendo l'obiettivo a mente, lavorando con tutti, restando indipendenti e svegli. Le elezioni sono solo il punto di partenza, e' il dopo che richiede il nostro impegno costante.

PD, PDL, M5S, Fratelli d'Itali, Verdi, IDV, DC o qualsiasi altro partito: quando si entra li dentro, tutto diventa un calcolo, un compromesso, un prepararsi alle prossime elezioni.

Sta allora a noi mettere pressione affinche' siano prese le decisioni giuste, e questo si fa con l'unica arma che abbiamo: i nostri numeri, la nostra voce, in modo coordinato ed intelligente.  Altrimenti, se aspettiamo i politici vince quello che e' piu' facile fare, che spesso e' l'interesse del piu' forte. Dobbiamo allora fargli vedere e sentire cosa vogliamo, perche' hanno tutti paura di perdere la poltrona, e della rabbia popolare. Incanaliamo la nostra voce per le cose buone.

Volli fortissimamente volli, no?

In questo momento, io credo, fra dritte e storte, il M5S ha giocato una carta che potrebbe essere importante, quella dell'emendamento che bloccherebbe per 3 anni 36 pozzi. Se tutto questo e' realta' o fantasia non lo so;

Pero' dobbiamo far si che passi, e che gli amici della Lega stiano a sentire.

Mi imbatto oggi in un articolo in cui il sottosegretario leghista all'ambiente, Vannia Gava dice:

 "Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo".

Che questo sia detto in buona o cattiva fede non lo so.

Ma di certo e' una affermazione che non corrisponde a verita'.

E allora, facciamo l'unica cosa che possiamo fare: scriviamole direttamente. 
Il suo indirizzo e'  gava_v@camera.it

Cara Vannia,

Chi si oppone alle trivelle non ha paura, e' solo informato. La paura presuppone che ci sia una incognita, che non si sa cosa verra' fuori. Ma con il petrolio non c'e' incognita alcuna. E' una certezza che le trivelle non portano niente di buon o a nessuno. Mai e' successo e mai succedera', ne in Italia ne da nessuna altra parte.

Il petrolio non e' sviluppo - il petrolio e' il medioevo dello sviluppo, e' l'essere ancorati al passato, al voler perpetuare la lunga lista di malattie, incidenti, fiammate, agricoltura morta, spopolamento, subisdenza, rischio sismico, spiaggiamenti, e aria malata che abbiamo gia' documentato in ogni angolo del pianeta.

Ci sono passati gia' in tanti, dalla Nigeria alla Louisiana, dal Venezuela alla Basilicata, dall'Ecuador all'Albania, dal Texas all'Alberta. Tutti riportano la stessa storia: il petrolio e' stata una maledizione per chi di deve vivere vicino. Occorre allora prendere esempio, ed imparare dagli altri affinche' il loro dolore sia un monito per noi che possiamo ancora scegliere.

Se l'hanno messa all'Ambiente, voglio sperare che lei ci tenga all'Ambiente. Legga, si documenti, ma da fonti vere, non dalle pappardelle che spara l'ENI. Si chieda perche' ci sono movimenti di resistenza popolare in tutto il mondo contro il petrolio e i petrolieri, perche' in California non abbiamo piantato un solo pozzo nei nostri mari dal 1969 ad oggi, perche' la stragrande maggioranza degli italiani svincolati dall'ENI e' contraria ad altri buchi nei nostri paesi, nei nostri campi, nei nostri mari.

L'Italia ha votato gli accordi di Parigi del 2015, tutti sappiamo che il nostro clima cambia, e che la colpa di tutto e' del petrolio. Che li abbiamo firmati a fare quegli accordi? Non e' folle continuare su questa strada? Perche' insistere, e diaboliocamente persistere?

Voti l'emendamento, e' un regalo che lei fara' a tutti quei cittadini che non ci hanno dormito la notte per salvare le loro cittadine da Mr. Petrolio. E' un chiedere scusa a tutti quelli che invece le trivelle e le raffinerie ce le hanno da anni dietro casa.

Voti l'emendamento. Ci guadagna il mare, ci guadagna il paese, ci guadagna la nostra immagine all'estero: l'Italia sara' vista come una nazione all'avanguardia. Ci guadagnera' lei personalmente in affetto popolare.  

Sopratutto ci guadagneranno le generazioni future a cui lei avra' regalato un futuro migliore.

Grazie
MR









Saturday, June 9, 2018

Il papa incontra i petrolieri: lasciate il petrolio sottoterra




There should be no room for opportunistic 
and cynical efforts to gain small partial results 
in the short run while shifting equally significant
 costs and damages to future generations



Papa Francesco ha oggi, Sabato 9 Giugno 2018, incontrato i petrolieri presso il Vaticano e li ha esortati ad essere leader sull'ambiente.

Erano presenti rappresentanti di ENI, ExxonMobil, BP, Equinor (ex Statoil di Norvegia) con i rispettivi CEO.

Pare una contraddizione in termini, e secondo me lo e'.

Il papa dice che non c'e' tempo da perdere nella transizione verso le rinnovabili, e che e' di grave "disturbo" che le emissioni di CO2 continuano a salire, nonostante gli accordi di Parigi.

E anzi, aggiunge:

"Ancora piu' preoccupante e' la ricerca di nuove fonti fossili, mentre fra gli impegni di Parigi c'era l'obiettivo preciso di lasciare le nuovi fonti fossili sottoterra".

L'incontro e' stato organizzato dalla Chiesa per sottolineare il suo impegno contro i cambiamenti climatici, ed era parte del convegno “Energy Transition and Care for Our Common Home", svoltosi durante i giorni 8 e 9 Giugno 2018. 

I petrolieri, per crearsi una immagine green secondo me, hanno fatto tante promesse, molte delle quali vaghe e a lunghissimo termine. Shell promette di dimezzare le sue emissioni di CO2 entro il 2050, la BP e la ExxonMobil annunciano "strategie" per diminuire le perdite di metano. Ma sono tutte parole perche' alla fine continuano a bucare indistrubati. 

Il papa dice loro che quello che hanno fatto finora non e' sufficente.  Dice che la civilta' richiede energia, ma la civilta' non dovrebbe distruggere il pianeta.

Tante belle parole, tanto bella l'iniziativa. Ma che secondo me non cambia niente, perche' se uno nasce lupo non puo' morire pecora.

Ce lo vedete Descalzi o Scaroni diventare docili ambientalisti?

Io no, e questo perche' ho avuto a che fare con petrolieri ed affini, e so che ai petrolieri interesssa una sola cosa: il vile denaro, costi quel che costi. Basta guardare tutto il passato, dalla Nigeria alla Basilicata per rendersene conto.

Non cambiano perche' glielo ha detto il papa, questi hanno dietro di se *decenni* di sfruttamento selvaggio.

Secondo me l'unica soluzione e' invece di continuare a svergognarli ogni giorno, di resistere loro in ciascuna comunita', piccola e grande che sia, e mandare il loro il messaggio: non vi lasceremo trivellare ne qui, ne altrove.





Monday, December 18, 2017

Costa Rica: arrivano incentivi alle auto elettriche per una nazione zero fonti fossili











Il Costa Rica ci tiene davvero alla sua immagine di paese green, e questo non solo a parole quanto ai fatti.

Sappiamo tutti dei tentativi del paese verso l'energia elettrica 100% green, e che ormai da tre anni a questa parte il contributo elettrico da vento, sole ed idroelettrico e' quasi completo. E questo non solo grazie a risorse naturali, quanto anche ad investimenti intelligenti alla rete elettrica che permette la condivisione di elettricita' in modo funzionale.

Quello che pero' manca per una indipendenza vera dal petrolio e' il settore trasporti. E cosi, la nazione il giorno 15 Dicembre 2017 ha approvato una nuova legge per sussidi verso il trasporto elettrico.

I gas di scarico da fonti fossili rappresentano circa il 50% delle emissioni di CO2 del Costa Rica. La nuova legge ha per obiettivo quello di mettere in strada 37,000 veicoli elettrici entro 5 anni.

La nazione ha 5 milioni di persone, e 1.4 milioni di autovetture.  Queste automobili elettriche rappresenteranno dunque circa il 2.6% del totale.

Siccome tutto il resto e' gia' virtualmente 100% green, questa percentuale cosi bassa di auto elettriche, si calcola, sara' capace di portare il paese alla neutralita' da carbone. Cioe' verra' emessa meno CO2 in atmosfera di quanto il paese ne assorbe con la sua vegetazione.

E non c'e' solo il Costa Rica. L'America Centrale sta cercando di instaurare un corridoio green fra Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama per condividere l'energia fra loro.

E non importa che sono piccoli, o grandi, o che la natura ha dato loro risorse utili. Quello che conta e' che l'hanno voluto,  e che hanno usato cio' che avevano in modo intelligente, con intento, programmazione e lungimiranza.

Anche noi abbiamo potenzialita' in Italia (e non solo per l'energia, ma per milioni di cose, storia, cibo, geografia, creativita', bellezza) e' solo che non siamo capaci di volerlo, di pensare lontano, di fare squadra, e siamo cosi, fermi al lamento, e al passato.

Un giorno ci arriveranno in Costa Rica e noi staremo ancora a guardare: una piccola completamente libera dal petrolio e solo perche' "volli, fortissimamente volli".

Wednesday, December 13, 2017

La Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti in oil and gas dal 2019



A partire dal 2019, la Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti oil and gas a causa di forti pressioni a livello planetario affinche' si transizioni al piu' presto verso sole e vento.

Sara' piu facile cosi arrivare a rispettare gli accordi di Parigi del 2015.

Lo scopo della Banca Mondiale e' in generale di provvedere supporto economico per le economie emergenti, investendo in infrastruttura e progetti energetici. Dicono che dopo il 2019 solo sotto "circostanze eccezionali" si potranno finanziare progetti a gas in paesi poveri, ma solo se ci sono in cambio chiari benefici per i residenti. Per ora l'obiettivo resta di usare almeno il 28% dei loro fondi per finanziare progetti green entro il 2020.

L'annuncio e' arrivato da Parigi, ad un summit convocato dal presidente francese Emmanuel Macron. Ci vogliono non milioni, non miliardi, ma trillioni (un milione di milioni!) di investimento in energia rinnovabile se vogliamo arrivare a rispettare gli accordi di Parigi e per evitare che l'aumento della temperatura a livello mondiale non superi i due gradi celsius.

Come sempre, sono i soldi che dettano legge, e spesso i fondi per fare la cosa giusta mancano, considerato anche che ora gli USA sono diventati ostili all'azione concreta contro i cambiamenti climatici. Trump non e' stato nemmeno invitato e al suo posto c'era un esponente dell'ambasciata USA a Parigi. Ma c'era John Kerry, precedente segretario di stato USA che ha definito le azioni di Trump in merito al clima una vergogna.

A disgrace.

Ha detto che ci sono voluti 26 anni per arrivare a questo benedetto trattato e che Trump senza capirne niente, arriva e distrugge tutto il lavoro fatto negli anni passati. Erano presenti anche il governatore di California Jerry Brown e l'ex sindaco di New York, Mike Bloomberg.

Nel 2016 la Banca Mondiale aveva investito circa 3 miliardi di dollari in industrie "estrattive", petrolio e miniere, tre volte quanto investito nel 2015.





Friday, September 15, 2017

La Aleanna Resources a trivellare fra le risaie di Pavia, il pozzo si chiama "Bella 1"










 La Aleanna Resources chiede di trivellare in area di:

"intensa attività agricola"
"area di inondazione per piena catastrofica"
"unita' paesaggistica delle fasce fluviali"

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I nomi di coloro che lavorano su questo scellerato progetto  sono: 

Martina Gadoni, project specialist
Mattia Bergamini, project specialist
Antonino Cuzzola, senior hydrogeologist,
Vincenzo Nappa, senior project specialist

A loro posso solo dire una parola: vergognatevi.

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Ma... che li abbiamo firmati a fare gli accordi di Parigi?

Ci sono trivelle e altre trivelle in tutta Italia, da nord a sud, come cavallette!

Questa volta e' toccato a Costa de' Nobili a venti chilometri da Pavia. E il lupus in fabula e' la Aleanna Resources, un'altra micro ditta americana che vuole venire a bucare l'Italia.

Il pozzo esplorativo si chiama Bella 1, e la concessione di 322 chilometri quadrati e' per la maggior parte in Lombardia anche se una piccola frazione cade in Emilia Romagna. Le province interessate sono Pavia, Milano, Lodi e Piacenza.

Il fiume Po e' a meno di 4 chilometri. 

Iniziamo a leggere quest'altro affronto alla nostra nazione.

Gli amici di cui sopra ci spiegano che il territorio e' pianeggiante e *interamente adibito a coltivazione agricola*. Distruggeremo cioe' le campagne di Pavia per farci trivellare la Aleanna Resources del Delaware, USA.

Quello che vorranno fare qui i nostri amici americani e' creare una "piazzola di perforazione" con "relativi impianti ed accessi", perforazione del pozzo con l'immissione di fanghi di perforazione, e poi, una volta finito "ripristino" dell'ambiente.

La durata della perforazione del pozzo e' stimata in circa 15 giorni. Se trovano idrocarburi, resteranno in loco per altri dieci giorni se no, se ne andranno.  Il loro target principale e' il gas metano.

Ora, per chi legge queste cose per la prima volta: tutto questo e' fuorviante ed e' la politica del carciofo. Una foglia alla volta, finche' non si arriva al cuore di cio' che si vuole. O anche divide et impera. Cioe' qui dicono che al massimo-massimo staranno a Costa de' Nobili per 25 giorni,  in realta' ci si sta preparando la strada per attivita' estrattiva permanente che durera' per anni e anni, se le cose vanno come la Aleanna Resources vorrebbe.

Quindi, il tempo per opporsi e' adesso, in modo preventivo e per evitare decenni di fanghi e di trivelle. A loro non interessa stare sul terreno 25 giorni, quanto 25 anni.

Continuiamo a leggere.

Nell'area ci sono risaie, pioppeti, coltivazione di legumi e di "piante industriali" (ipse dixit!) e ci sono coltivazioni di cereali e di foraggi, con allevamenti di mucche.

La stessa Aleanna parla di forte sviluppo di un’agricoltura intensiva legata alla coltivazione di cereali e di foraggi che hanno comportato un intenso incremento dell'allevamento bovino da latte e da carne. 

Come il loro pozzo possa integrarsi con tutto il circondario e' un mistero che solo loro posso sognare dal Delaware, e infatti nel rapporto di valutazione ambientale non dicono neanche una parola sul loro pozzo in questo contesto.

Chi mai vorrebbe legumi o riso con un po di idrocarburi dentro?

E quindi stanno zitti.

L'area, teniamoci forte, e' classificata come area "di inondazione per piena catastrofica", in fascia C cioe' la piu' pericolosa. La parola "catastrofica" parla chiaro, no?  Ci possono essere "inondazioni e eventi di piena più gravosi di quella di riferimento".

Mmh. E se mai dovesse arrivare la "piena catastrofica" , come resistera' il pozzo della Aleanna? E non quello temporaneo, quanto quello permanente? E tutta l'infrastruttura che questi si porteranno appresso? E' sicuro mettere pozzi ed oleodotti e fanghi in un territorio a rischio allagamento?

Aggiungono che un "ulteriore elemento simbolo dell’intensa attività agricola è la presenza di una vasta rete irrigua", e che il pozzo "ricade pienamente nell’unità paesaggistica delle fasce fluviali".

E' qui previsto che vengano innanzitutto preservati "i caratteri di naturalità dei corsi d’acqua,
i meandri dei piani golenali, gli argini e i terrazzi di scorrimento".


Mmh. Abbiamo tutti visto cosa e' successo in Basilicata con il Pertusillo, lago petrolizzato, da cui ogni tanto arrivano scie e concentrazioni fuori controllo di idrocarburi. Pensiamo veramente che con le trivelle "la naturalita'" dei corsi d'acqua sara' preservata?

Con un po di idrocarburi dentro?

Oltre a una fitta rete di torrenti e fiumi, c'e' qui anche zona boschiva a 500 metri dal pozzo e ben due aree protette, una "important bird area" e una zona a protezione speciale, riconosciuta dall'UE. Sono:

1. il Fiume Po dal Ticino a Isola Boscone - IBA199 (area di importanza internazionale per l’avifauna – Important Bird Areas) a 3.8 chilometri dal pozzo

e

2. il Po da Albaredo Arnaboldi ad Arena Po - ZPS IT2080701A (zona di protezione speciale) che secondo la stessa Aleanna "presenta le condizioni per ospitare una fauna ricca e diversificata".

Un po piu lontano, a circa sei chilometri, c'e' il Parco della Collina di San Colombano; a sette chilometri il sito di importanza comunitario Fiume Po da Rio Boriacco a Bosco Ospizio, e a otto chilometri un altra zona di protezione speciale, il Po di Pieve Porto Morone.

Come pensano che boschi, uccelli, fiumi e fauna ricca e diversificata non verranno intaccati? Il pozzo non nasce nel nulla, ci saranno camion (parlano loro stessi di 30 autoarticolati!, escavatori, rulli e rullatrici), esalazioni, oleodotti, infrastruttura. E ne l'aria ne gli animali conoscono confini.

E' inevitabile che l'ecosistema ne risentira'.

Tirano fuori pure tutte le regolamentazioni nazionali e locali, i piani di indirizzo forestale, di governo del territorio, le direttive della provincia.

Indovinate?

E' tuttapposto!

Il pozzo Bella 1 non interferira' con niente, e' in linea con tutto e nulla verra' modificato.
Dei pozzi invisibili!

Ora, siccome il governo impone di studiare "l'alternativa zero" cioe' cosa succede se non si trivella Bella 1, quelli della Aleanna vengono fuori con una serie di astrusi ragionamenti che solo i petrolieri possono tirare fuori.

Dicono infatti che, secondo il governo, ci deve essere priorita' per lo sviluppo di energie rinnovabili, efficenza e sicurezza energetica, decarbonizzazione entro il 2030, e progressi nella tecnologia, ricerca e innovazione.

Ah si? E cosa c'entrano allora le trivelle con queste nobili prorita' del nostro governo? Trivelle con tecnologia da anni sessanta, ubercarbonizzazione, zero sicurezza con pericoli di scoppio e di inquinamento?

C'entrano, perche' secondo la Aleanna senza il loro pozzo saremo penalizzati in quanto limiteremo la  "la possibile crescita della produzione interna" e non contribuiremo "ne' alla riduzione del deficit ne' al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia Energetica Nazionale."

Ovviamente faranno tutto questo nel rispetto dei "piu' elevati standard ambientali e di sicurezza internazionali", con investimenti, lavoro, gioia e felicita' per tutti.

Ha ha ha.

Bella 1, secondo loro,  "potrebbe aiutare a sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas" che e' in crisi grazie alla "riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".

Il loro pozzo dunque portera' a vantaggi socio-economici.

Ha ha ha.

Come in Basilicata, dove l'emigrazione e' alle stelle e le statistiche dicono che la poverta' c'era 20 anni fa e c'e' tuttora, gas o non gas, petrolio o non petrolio. 

E' una canzone che abbiamo gia' sentito e che e' sempre, sempre, stata solo il canto delle sirene di Ulisse. 

Scusate, ma avete idea di quanto potremmo fare in termini di crescita della produzione interna di energia con le rinnovabili? Quanto lavoro potremmo dare ai nostri imprenditori *locali* con sole e vento invece che darli a una microditta del Delaware? Quanti soldi risparmieremmo evitando inquianmento ed emissioni?

E poi, lo sapete meglio di tutti che la produzione e l'uso di gas e' in calo a causa del fatto che sebbene sofficate da governi ciechi e stupidi, le rinnovabili hanno messo piede in Italia e hanno portato via richiesta di gas. E poi c'e' la crisi che in dieci anni ha contribuito al calo dei consumi, fra cui quello di gas. E ancora, il prezzo e' cosi basso, e i giacimenti cosi scadenti, che spesso non e' competitivo trivellare le micro-riserve italiane.

Suvvia, cara Aleanna, lo sapete bene che la vostra e' solo *speculazione* e che lo scopo ultimo e' di portare soldi ai vostri investitori, costi quel che costi. Il resto e' solo blabla per abbindolare i politicanti italiani.

Mmh. Continuo a leggere e mi chiedo quando mai arriveranno alla descrizione dei fluidi di perforazione.  Parlano di tutto, altezza, velocita', potenza delle trivelle di ultimissima generazione che saranno pure insonorizzati, trenta "autoarticolati".  Dicono pure quanto sara' il consumo di combustibile dei loro mezzi, ma di fluidi che verranno pompati nella pancia della terra di Pavia, non c'e' traccia.

Cosa c'e' dentro questi fluidi? Quanto ne verra' pompato? Che influenze ha questa monnezza su campi e persone? Chi li smaltira? Dove finiranno? Non si sa.

Dicono solo che l'acqua usata per preparare tali fluidi sara' prelevata altrove (non si sa dove) e che tutto sara' impermeabilizzato.

Questa era forse la parte piu' importante, sapere cosa pomperanno sotto i nostri piedi.

Ma non ce lo dicono.

Perche'?

Perche' qui non possono arrampicarsi sugli specchi. Come potranno mai dire che ci servono miscele tossiche, a volte cancerogene e radioattive, nel nostro sottosuolo?  Come possono dirci i volumi coivolti e pensare che la gente non voglia questa robaccia nelle proprie risaie?  Come possono pensare che si possa accettare il passaggio di camion avanti e indietro con materiale tossico dentro?

E quindi non dicono niente.

Anzi, dicono che per mitigare tutto... laveranno le ruote dei loro camion. Non scherzo!

E infine, ci sono, su 46 pagine, dieci righe piu o meno su cosa accadra' in caso “situazioni emergenziali” di possibile "fuoriuscita di fluidi". Niente paura, ci sono "speciali apparecchiature meccaniche di sicurezza montate sulla testa pozzo  che lo chiuderanno, sempre.

E cosi sara'. Tutto ha impatti lievi, trascurabili e nulli.

In Italia va bene pure trivellare fra i campi di riso, vicino a boschi e zone di protezione per gli uccelli,  in zone di rischio allagamento catastrofico.

Tuttapposto. 




























Saturday, June 17, 2017

A Carpignano Sesia







Buon pomeriggio a tutti,

doveva essere un giorno di festa per noi tutti, vicini e lontani, in questo inizio di estate del 2017, fra lo splendore delle colline di Novara, l'estate che inizia a colorare i nostri campi, e l'orgoglio dei 297 golia contro la prepotente ENI.

E invece come un acquazzone improvviso e' arrivata l'approvazione del Ministero dell'Ambiente per trivellare il pozzo esplorativo a Carpignano.

Io non sono delle vostre parti, ma ho dei bellissimi ricordi dei giorni spesi fra voi - ormai cinque anni fa, ma che potrebbe essere ieri - per la bellezza dei vostri luoghi e per l'affetto verso di me. 

E' bella la vostra storia di resistenza. Un paesino di 2500 persone che riesce a resistere per cinque anni a poteri cosi piu' grandi di tutti noi. E' bella la voglia di voler preservare l'ambiente attorno a noi, quello che che di buono ci hanno lasciato le generazioni passate. E' bello l'esempio che date ai piu' giovani che e' importante lottare, informarsi, rompere le scatole, nonostante tutto sembri in salita.

E se siamo arrivati fin qui, e' stato solo grazie all'impegno di voi tutti, dal basso. Non c'e' veramente niente di piu nobile in una democrazia: partecipare, volere, esigere, che il bene comune venga rispettato. E' qui il sale del vivere civile.

Occorre continuare cosi, giorno dopo giorno. E adesso un po di piu'.

A ripensarci bene, sono sicura che in questi cinque anni di attivismo molti sono stati i momenti di sconforto, i colpi di scena, le delusioni e anche le sorprese postive. E come in tutti gli angoli d'Italia in cui vengono combattute queste eroiche petrol-battaglie, siete sempre andati avanti.

Queste orribili firme di Gianluca Galletti e di Dario Franceschini, stolti ministri di ambiente e beni culturali che di ambiente e cultura non amano niente, devono catalizzarci ancora di piu' a voler salvare Carpignano. Dalla regione Piemonte al quotidiano di ciascuno di noi, occorre continuare a ricordare a tutti che non vogliamo trasformarci in un campo di petrolio, occorre continuare a svergognarli, a mostrare quanta ipocrisia ci sia nelle loro parole e nel loro operato.

A che serve sbandierare le firme sull'accordo di Parigi, quando firmiamo per l'estrazione di petrolio nelle nostre comunita'? A che serve parlare di democrazia, quando si va contro la volonta' di un intero paese che democraticamente si e' espresso?

L'ho letto il decreto ministeriale. Fa ridere. Dicono che il pozzo sara' dipinto di "grigio chiaro" (si, lo specificano proprio il "chiaro"!) in modo da non dare troppo all'occhio.  Il recinto sara' marrone, pianteranno degli alberi per camuffare il pozzo, chiameranno botanici e archeologi.

Ma dov'e' la voce di Carpignano in tutto cio'?  Perche' gli interessi dell'ENI devono venire prima di quelli di chi a Carpignano ci vive? 

Ormai non ci crede piu' nessuno alle loro storielle sulla compatibilita’ fra petrolio, agricoltura e vivere civile.  E il cancello marrone o viola, non cambia niente. Il pozzo esplorativo che vogliono farci passare come innuocuo, e' solo l'anticamera di quel che viene dopo: il pozzo permanente, l'oledotto, i trattamenti, i rifiuti, e trent'anni di inquinamento, come insegna la martoriata Basilicata.

Nessuno puo' volere questo per la sua terra, o per le terre di altri. 

Ed e' adesso che occorre fermarli, perche' una volta che arrivano non se ne vanno piu.  Lasciamo il nostro petrolio dove l’ha messo madre natura – sottoterra.

Ci saranno oggi un sacco di ospiti, magari politici, e spero anche tante persone non di Carpignano. Spero che ci sia generosita' di azione da parte di tutti. Che si torni a casa non solo con la serenita' della scampagnata fuori citta', quanto anche la responsabilita' del dover fare nel concreto.  Tutti, abbiamo qualcosa da offrire.

E chi piu' peso ha, piu' ha da impegnarsi.

La classe politica in primis, ha da impuntarsi di piu', con passione e determinazione vere. Non basta che la regione Piemonte o la provincia di Novara scrivano il loro parere negativo. La regione Piemonte e la provincia di Novara devone usare tutto il loro peso a Roma, devono gridare allo scandalo sulla stampa, sulla TV nazionale.

Devono far sentire a Carpignano che non e' sola.

Devono *volere* l'unica conclusione di buonsenso possibile: no al pozzo di Carpignano.

Non e’ vero che i potenti vicono sempre. Non e' vero che "hanno gia' deciso". Non e' vero che "non possiamo farci niente". Non e' vero che "ci serve il petrolio". Se ci impegnamo, se non ci stanchiamo, se continuiamo a rompere le scatole, uniti, tanti e piu’ testardi di loro, vinciamo noi.

La res publica e' del popolo, non dell'ENI.
La vita e' di chi se la piglia.

MR






Thursday, June 15, 2017

We are still in -- Mille duecento sindaci, universita', aziende USA rispetteranno gli accordi di Parigi



Continua la resistenza americana contro le folli scelte ambientali di Donald Trump.

Martedi 6 Giugno 2017 oltre milleduecento ditte, citta', universita' e stati americani in barba alle decisioni anacronistiche di Donald Trump, hanno firmato un documento dal titolo We Are Still In.


Per la prima volta, all'unisono, questo gruppo cosi eterogeneo, di uomini d'affari e di accademici, promette al mondo intero che per loro, per noi, gli accordi sul clima di Parigi sono ancora un impegno sacrosanto, e che collaboreranno per la giusta implementazione di misure per mitigare i cambiamenti climatici, anche senza la guida del governo centrale. 


Ci sono gli stati di California, New York, Hawaii, Oregon, Washington, Hawaii, North Carolina, Connecticut e della Virginia, alcuni sotto il governo repubblicano, altri sotto quello democratico.


Ci sono oltre duecento citta', New York e San Francisco, Austin e Miami, Los Angeles e Houston, Little Rock e Philadelphia.


Ci sono Disney, Apple, eBay, Tesla, Mars, Microsoft, Evian, Gap, Google, Nike, Estee' Lauder, Patagonia, Tiffany, Campbell Soup, Ikea, Danone, Levi's e Timberland. 


Assieme rappresentano 120 milioni di persone. Producono 6.2 trillioni di dollari dell'economia USA.
Il totale e' di 18 trillioni. Quindi siamo un terzo della nazione. Anzi, se tutti questi gruppi fossero una nazione, tutti insieme saremmo la terza economia piu' grande del mondo.


Ricordano a tutti che la lotta ai cambiamenti climatici porta vantaggi per l'ambiente e per la salute, ma anche per il business, la competitivita', lo sviluppo di idee nuove. Non hanno mezze parole per Trump: la sua decisone di uscire dagli accordi di Parigi e' dannosa, fuori dalla realta' americana. Che Trump lo voglia o no, il mondo ha deciso da quale parte andare, e non e' verso il fossile.


E intanto, Micheal Bloomberg, ex sindaco di New York, devolve 15 milioni di dollari al fondo per l'ambiente delle Nazioni Unite che Trump ha rifiutato di finanziare; l'ambasciatore di Cina si dimette perche' non e' d'accordo con le decisioni del presidente, Elon Musk della Teska e Robert Iger di Disney lasciano il proprio ruolo di consiglieri alla casa bianca.

E ancora, come atto di sfida una dozzina di citta' americane hanno ripostato sui loro siti ufficiali tutti i dati che l'EPA (l'ente di protezione ambientale degli USA) aveva raccolto nell'arco di decenni sui cambiamenti climatici e che Donald Trump ha fatto togliere dai siti governativi di Washington. 
Ha iniziato Chicago a Maggio, e a seguire sono state altre grandi citta' come Atlanta, San Francisco, Seattle, Boston, Philadelphia, e Houston.

Ci riusciranno scuole e sindaci? E' presto per dirlo, ma grandi passi in avanti sono stati fatti negli USA per diminuire le emissioni di CO2 e sono quasi tutti stati grazie all'implementazione di leggi locali, e di ricoversioni dell'industria stessa, che ha visto dimiuire i costi dell'energia passando al solare e all'eolico.

Continueranno a farlo. Nelle loro parole: "Il futuro non aspetta, e nemmeno noi."

Tuesday, June 6, 2017

Crolla il petrol-prezzo, crolla la valuta norvegese. Ma le petrol-riserve di Oslo sono a 960 miliardi di USD





Melkøya, Statoil, Norvegia







Le mille contraddizioni della Norvegia sono affascinanti, tristi e sorprendenti allo stesso tempo.
Sanno un po di real politik, di accordi con il diavolo, di qualcuno che vuole fare il virtuoso, e forse lo e' in tanti modi, ma ha enormi segreti nell'armadio. 

Per quanto avanzati i norvegesi possano essere in tema di ambiente, e' un dato di fatto che la loro economia dipenda, per poco o per tanto, ancora non si sa', sul petrolio.

Sono stati e sono tuttora un grande produttore di greggio, ed e' per questo, fra l'altro, che non sono mai entrati nell'UE.

E quindi, con il crollo il prezzo del petrolio, non potevano non esserci problemi per la moneta nazionale, la corona norvegese.

Il petrolio e' sotto i $50 al barile, e la corona e' ai suoi minimi da Agosto 2016. Da gennaio 2017 finora e' calata del 4% rispetto all'euro.

La nazione e' anche andata in recessione -- brevemente -- e anzi, quando se ne sono accorti era gia' passato il peggio.

Tutto questo per dire, che anche nella civile e ricca Norvegia, il petrolio non e' sempre rose e fiori. 

Intanto c'e' il timore che ditte non norvegesi, e non europee comprino quel che resta dell'industria petrolifera del paese, ed Oslo e' particolarmente preoccupata dei russi, e che il capitale di Mosca possa subentrare nell'economia nazionale.

Dopo il crollo dei prezzi infatti, le grandi del petrolio -- BP e Exxon -- hanno abbandonato il paese, e sono subentate ditte piccole, alcune finanziate da capitale privato. E dunque si teme che ditte piu' grandi possano comprarle. Esempio? La Gazprom di Russia.

E' gia' arrivato qui un tale Mikhail Fridman, uber miliardario russo che nel 2015 ha acquistato percentuali di investimento in 43 concessioni di Norvegia, per un totale di 1.6 miliardi di dollari, in partenership con la Statoil e rilevando vecchie quote BP.

E poi ci sono accordi fra Russia e Norvegia per esplorare assieme l'Artico, con la Statoil che collabora con Rosneft e Lukoil.

Tutto questo e' un troppo per la Norvegia, che cosi' decide di cambiare le regole: sara' piu' difficile per stranieri comprare e sfruttare riserve petrolifere per questioni di sicurezza nazionale e la protezione dei "segreti" logistici del petrolio di Norvegia.

Pero' intanto vanno avanti con i russi a fare ispezioni sismiche in Artico!
Ultimo appunto sulle contraddizioni del paese. La Norvegia, con tutte le sue contraddizioni, grazie al petrolio e' riuscita a creare un fondo pensioni di 960 *miliardi* di dollari.  I proventi vengono qui versati dal 1998, e l'investimento e' del 3.79%. 


Fanno 185,000 dollari per ogni persona che vive in Norvegia.
Viene gestito dalla Norges Bank Investment Management e risponde alla banca centrale e al governo di Norvegia.

Investono in azioni e obbigazioni ma solo stranieri.

Si calcola che l'1.3% delle obbligazioni a livello mondiale sia nelle mani dei norvegesi. Le principali obbligazioni sono di USA, Giappone e Germania.

Ogni anno si puo' usare solo il 3% del fondo, in modo da preservarlo per la posterita'.

Non si puo' investire in armi e tabacco. 

Gli investimenti principali sono in Apple, Nestle e Shell. 

Si, proprio cosi. Non si puo' investire in tabacco ed armi, ma nel petrolio si. 
Alla fine, sempre petrol-dollari sono. 

Thursday, June 1, 2017

Cento-ottantasette sindaci USA manterranno Parigi, con o senza Trump


Update 3 Giugno 2017: Siamo arrivati a 187 sindaci
in rappresentanza di 52 milioni di persone

in rappresentanza di 47 milioni di persone

Sono queste cose che fanno questa nazione grande. Non ci si arrende, e si continua a fare le cose giuste, senza paura.

Il giorno primo giugno, appena Trump ha annunciato il suo nefasto progetto di uscire da Parigi, 68 sindaci hanno promesso di restarci dentro. Sono repubblicani e sono democratici.

Fanno parte dei sessantotto i sindaci di New York, Chicago, Seattle, Boston, Los Angeles, San Francisco, Miami. Ma anche Houston, Palm Beach, Little Rock, citta' in stati tradizionalmente repubblicani, e a volte anche culla del petrolio.

La lista si allunga.

Eccoli tutti. A loro grazie.

La lettera integrale e' qui:

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As 68 Mayors representing 38 million Americans, we will adopt, honor, and uphold the commitments to the goals enshrined in the Paris Agreement. 

We will intensify efforts to meet each of our cities’ current climate goals, push for new action to meet the 1.5 degrees Celsius target, and work together to create a 21st century clean energy economy.

We will continue to lead. 

We are increasing investments in renewable energy and energy efficiency. 

We will buy and create more demand for electric cars and trucks. 

We will increase our efforts to cut greenhouse gas emissions, create a clean energy economy, and stand for environmental justice. 

And if the President wants to break the promises made to our allies enshrined in the historic Paris Agreement, we’ll build and strengthen relationships around the world to protect the planet from devastating climate risks.

The world cannot wait — and neither will we.

Signed,

Mayor Eric Garcetti
City of Los Angeles, CA

Mayor Martin J Walsh
City of Boston, MA

Mayor Bill de Blasio
New York City, NY

Mayor Sylvester Turner
City of Houston, TX

Mayor Madeline Rogero 
City of Knoxville, TN

Mayor Rahm Emanuel
City of Chicago, IL

Mayor Ed Murray
City of Seattle, WA

Mayor Jim Kenney
City of Philadelphia, PA

Mayor Kasim Reed
City of Atlanta, GA

Mayor Lioneld Jordan
City of Fayetteville, AR

Mayor Kathy Sheehan
City of Albany, NY

Mayor Christopher Taylor
City of Ann Arbor, MI

Mayor Susan Ornelas
City of Arcata, CA

Mayor Esther Manheimer
City of Asheville, NC

Mayor Steve Skadron
City of Aspen, CO

Mayor Steve Adler
City of Austin, TX

Mayor Jesse Arreguin
City of Berkeley, CA

Mayor John Hamilton
City of Bloomington, IN

Mayor Suzanne Jones
City of Boulder, CO

Mayor Miro Weinberger
City of Burlington, VT

Mayor Jennifer Roberts
City of Charlotte, NC

Mayor Mary Casillas Salas
City of Chula Vista, CA

Mayor Stephen K Benjamin
City of Columbia, SC

Mayor Jeffrey Cooper
Culver City, CA

Mayor Michael Hancock
City of Denver, CO

Mayor Roy D Buol
City of Dubuque, IA

Mayor William V Bell
City of Durham, NC

Mayor David Kaptain
City of Elgin, IL

Mayor Lucy Vinis
City of Eugene, OR

Mayor Karen Freeman-Wilson
City of Gary, IN

Mayor Sly James
Kansas City, MO

Mayor Adam Paul
City of Lakewood, CO

Mayor Mark Stodola
City of Little Rock, AR

Mayor Robert Garcia
City of Long Beach, CA

Mayor Dennis Coombs
City of Longmont, CO

Mayor Philip Levine
City of Miami Beach, FL

Mayor Tom Barrett
City of Milwaukee, WI

Mayor Mark Gamba
City of Milwaukie, OR

Mayor Betsy Hodges
City of Minneapolis, MN

Mayor Jon Mitchell
City of New Bedford, MA

Mayor Mitch Landrieu
City of New Orleans, LA

Mayor Libby Schaaf
City of Oakland, CA

Mayor Buddy Dyer
City of Orlando, FL

Mayor Greg Scharff
City of Palo Alto, CA

Mayor Jack Thomas
Park City, UT

Mayor Greg Stanton
City of Phoenix, AZ

Mayor William Peduto
City of Pittsburgh, PA

Mayor Ted Wheeler
City of Portland, OR

Mayor Jorge O Elorza
City of Providence, RI

Mayor Hillary Schieve
City of Reno, NV

Mayor Darrell Steinberg
City of Sacramento, CA

Mayor Christopher Coleman
City of Saint Paul, MN

Mayor Jackie Biskupski
Salt Lake City, UT

Mayor Ed Lee
City of San Francisco, CA

Mayor Sam Liccardo
City of San Jose, CA

Mayor Helene Schneider
City of Santa Barbara, CA

Mayor Javier M Gonzales
City of Santa Fe, NM

Mayor Ted Winterer
City of Santa Monica, CA

Mayor Joe Curtatone
City of Somerville, MA

Mayor Scott A Saunders
City of Smithville, TX

Mayor Rick Kriseman
City of St Petersburg, FL

Mayor Stephanie A Miner
City of Syracuse, NY

Mayor Andrew Gillum
City of Tallahassee, FL

Mayor Jonathan Rothschild
City of Tucson, AZ

Mayor Muriel Bowser
City of Washington, D.C.

Mayor Jeri Muoio
City of West Palm Beach, FL

Mayor Christopher Cabaldon
City of West Sacramento, CA

Mayor Allen Joines
City of Winston Salem, NC

Updated signatories as of 4pm PT on June 1st, 2017