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Saturday, January 19, 2019

Oleodotto esplode in Messico: 66 morti, 85 dispersi




Siamo a Tlahuelilpan, cento chilometri a nord di Citta' del Messico. Una esplosione di un oleodotto PEMEX ha portato alla morte di almeno 66 persone, 76 feriti e 85 dispersi, venerdi 18 Gennaio.

L'incendio ancora arde.

L'oleodotto portava petrolio dal golfo del Messico alla citta' di Tula, piu' a nord di Citta' del Messico e di Tlahuelilpan.
 
A sentire i rapporti di PEMEX, Petroleos Mexicanos, la ditta statatle di petrolio messicano, l'esplosione e' dovuta a fessure create illegalmente lungo il suo percorso da ladri di petrolio.  
Inzialmente c'e' stata la rottura dell'oleodotto, con petrolio sparato in cielo, poi si e' creata una folla festiva attorno allo scoppio per assistere alla pioggia nera che scendeva giu'. Cosi' quando l'oleodotto e' scoppiato, due ore dopo, tanti e troppi sono stati i morti, i feriti, i dispersi.  

In 21 sono morti sull'istante, altri sono invece morti successivamente.

Il Messico ha da poco un nuovo presidente, Andres Manuel Obrador in carica dal 1 Dicembre 2018, che si e' rivolto alle persone chiedendo loro di non infierire e di non cercare di prendere altro petrolio dall'oleodotto esploso.

Si parla di circa 12,581 buchi negli oleodotti del paese nei soli primi dieci mesi del 2018, creati per portare via petrolio e benzina con secchi, bottiglie di plastica e bidoni. Si tratta di una perdita economica per il Messico di circa 3 miliardi di dollari l'anno, e contro il quale Obrador ha dispiegato 3200 marines per monitorare la faccenda.

E infatti questi scoppi non sono rari: un altro ci fu una settimana fa nel vicino stato di Queretaro, presso la citta' di San Juan del Rio, ma li non ci furono vittime perche' non si formarono folle festeggianti.

Il caos pero' continua: la gente povera continua l'assalto agli oleodotti, il governo ne chiude alcuni per controlli e ripari o per monitorare lo stato dei furti, le file diventano lunghe, la gente si arrabbia, le gang dei furti del petrolio riesce a farsi voler bene, regalando il petrolio e usando le persone come senitnelle.

Insomma, tipiche scene di poverta e disperazione, con un contorno di petrolio; succede anche in Nigeria.

Ora uno dira': se la sono cercati perche' lo scoppio e' stato a causa del contrabbando di petrolio. Certo e' vero. Ma e' anche vero che occorre che le ditte di petrolio siano vigili sulla loro infrastruttura, e che questo tipo di attivita' in cui il petrolio-denaro scorre in un paese senza niente in cambio per i residenti favorisce l'illegalita', specie nei territori poveri.

La PEMEX quanto ha investito negli anni per la sicurezza? Per la manutenzione? Per i territori? Per l'istruzione alle persone che, come minimo, giocare con gli oleodotti e' pericoloso? 

Quante fessure ci sono causate dall'uso e dal logorio?

E' questa un'altra manifestazione del paradigma: profitti per pochi, briciole e morte per gli altri.
Meglio il sole, che non si puo' bucare. 




Thursday, January 10, 2019

Scriviamo a Vannia Gava: l'Italia resti libera dalle trivelle una volta per tutte



Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo 


Scriviamole:
gava_v@camera.it 

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Cara Vannia, le trivelle sono il regresso piu' buio del pianeta.
Il progresso si chiama sole, si chiama risparmio energetico,
significa automobili elettriche.

Il petrolio e' fossile, e' morte, e' malattie, e' disoccupazione,
e' subsidenza, e' rischio sismico, e' falde inquinate,
e' speculare sulla pelle dei deboli.

Lo chieda a quelli di Gela, Viggiano, Marghera, Porto Torres, 
Manfredonia, Sarroch, Ravenna, Augusta.

La risposta sara' univoca: le trivelle non portano a niente 
di buono mai a chi ci abita vicino.

Voti l'emendamento M5S.

Le generazioni future, e la maggior parte degli italiani
 le saranno grata.

----

Proviamo cosi, allora.

Io non so e non voglio sapere cosa ciascuno dei miei lettori abbia votato; so pero' che le cose non cambiano e non cambieranno mai in Italia se continuiamo a fare il tifo per il partito del cuore, o a gufare contro i partiti dei nostri nemici. Occorre invece lavorare con quel che si ha, tenendo l'obiettivo a mente, lavorando con tutti, restando indipendenti e svegli. Le elezioni sono solo il punto di partenza, e' il dopo che richiede il nostro impegno costante.

PD, PDL, M5S, Fratelli d'Itali, Verdi, IDV, DC o qualsiasi altro partito: quando si entra li dentro, tutto diventa un calcolo, un compromesso, un prepararsi alle prossime elezioni.

Sta allora a noi mettere pressione affinche' siano prese le decisioni giuste, e questo si fa con l'unica arma che abbiamo: i nostri numeri, la nostra voce, in modo coordinato ed intelligente.  Altrimenti, se aspettiamo i politici vince quello che e' piu' facile fare, che spesso e' l'interesse del piu' forte. Dobbiamo allora fargli vedere e sentire cosa vogliamo, perche' hanno tutti paura di perdere la poltrona, e della rabbia popolare. Incanaliamo la nostra voce per le cose buone.

Volli fortissimamente volli, no?

In questo momento, io credo, fra dritte e storte, il M5S ha giocato una carta che potrebbe essere importante, quella dell'emendamento che bloccherebbe per 3 anni 36 pozzi. Se tutto questo e' realta' o fantasia non lo so;

Pero' dobbiamo far si che passi, e che gli amici della Lega stiano a sentire.

Mi imbatto oggi in un articolo in cui il sottosegretario leghista all'ambiente, Vannia Gava dice:

 "Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo".

Che questo sia detto in buona o cattiva fede non lo so.

Ma di certo e' una affermazione che non corrisponde a verita'.

E allora, facciamo l'unica cosa che possiamo fare: scriviamole direttamente. 
Il suo indirizzo e'  gava_v@camera.it

Cara Vannia,

Chi si oppone alle trivelle non ha paura, e' solo informato. La paura presuppone che ci sia una incognita, che non si sa cosa verra' fuori. Ma con il petrolio non c'e' incognita alcuna. E' una certezza che le trivelle non portano niente di buon o a nessuno. Mai e' successo e mai succedera', ne in Italia ne da nessuna altra parte.

Il petrolio non e' sviluppo - il petrolio e' il medioevo dello sviluppo, e' l'essere ancorati al passato, al voler perpetuare la lunga lista di malattie, incidenti, fiammate, agricoltura morta, spopolamento, subisdenza, rischio sismico, spiaggiamenti, e aria malata che abbiamo gia' documentato in ogni angolo del pianeta.

Ci sono passati gia' in tanti, dalla Nigeria alla Louisiana, dal Venezuela alla Basilicata, dall'Ecuador all'Albania, dal Texas all'Alberta. Tutti riportano la stessa storia: il petrolio e' stata una maledizione per chi di deve vivere vicino. Occorre allora prendere esempio, ed imparare dagli altri affinche' il loro dolore sia un monito per noi che possiamo ancora scegliere.

Se l'hanno messa all'Ambiente, voglio sperare che lei ci tenga all'Ambiente. Legga, si documenti, ma da fonti vere, non dalle pappardelle che spara l'ENI. Si chieda perche' ci sono movimenti di resistenza popolare in tutto il mondo contro il petrolio e i petrolieri, perche' in California non abbiamo piantato un solo pozzo nei nostri mari dal 1969 ad oggi, perche' la stragrande maggioranza degli italiani svincolati dall'ENI e' contraria ad altri buchi nei nostri paesi, nei nostri campi, nei nostri mari.

L'Italia ha votato gli accordi di Parigi del 2015, tutti sappiamo che il nostro clima cambia, e che la colpa di tutto e' del petrolio. Che li abbiamo firmati a fare quegli accordi? Non e' folle continuare su questa strada? Perche' insistere, e diaboliocamente persistere?

Voti l'emendamento, e' un regalo che lei fara' a tutti quei cittadini che non ci hanno dormito la notte per salvare le loro cittadine da Mr. Petrolio. E' un chiedere scusa a tutti quelli che invece le trivelle e le raffinerie ce le hanno da anni dietro casa.

Voti l'emendamento. Ci guadagna il mare, ci guadagna il paese, ci guadagna la nostra immagine all'estero: l'Italia sara' vista come una nazione all'avanguardia. Ci guadagnera' lei personalmente in affetto popolare.  

Sopratutto ci guadagneranno le generazioni future a cui lei avra' regalato un futuro migliore.

Grazie
MR









Thursday, May 10, 2018

L'Italia "hub del gas" esporta ora in Svizzera. A seguire UK, Francia e Germania




"The Italian government which controls ENI 
by a way of 30% stake in the company 
is interested in turning Italy into a European gas hub."

Bloomberg news


“Italy is geographically and geologically very well positioned to act as a hub"

Marco Alvera, SNAM


Marco Alvera. Chi e' costui?

In due parole l'uomo che ha deciso di trasformare l'Italia in una autostrada del gas.

Marco Alvera e' il CEO della SNAM, la ditta che si occupa del gas in Italia e che e' stata a lungo una sussidiaria dell'ENI.

Ed e' anche l'uomo a cui dobbiamo un traguardo peculiare per l'Italia, di cui nessuno ha parlato.

Il giorno 14 Marzo 2018 infatti e' stato un giorno importante per noi, e per noi tutti a cui ENI e SNAM e compagnia varia vogliono appioppare progetti trivellanti e di trasporto gas in giro per lo stivale.

Di solito, fra i vari motivi delle trivelle e dei tubi in casa nostra, c'e' sempre l'idea, o la scusante, dello sviluppo nazionale, dell'uso delle "nostre risorse", dell'indipendenza energetica.

E cioe' di passare il concetto che senza tali infrastrutture la nostra bolletta energetica sara' maggiore, e che "meglio sfruttare le nostre risorse invece che comprarle dall'estero".

E con queste scuse via con oleodotti, tubi, centri oli e trivelle un po' dappertutto, senza mai il rispetto di chi vive vicino a tali oleodotti, tubi, centri oli e trivelle.

Il giorno 14 Marzo 2018 l'Italia per la prima volta e' diventata un *esportatore* di gas.

Si, abbiamo venduto il gas a paesi terzi.

Nello specifico e' da tale data che la Svizzera ha ricevuto circa 3 milioni di metri cubi di gas al giorno dall'Italia.

Qualcuno ne ha parlato? Qualcuno si e' scandalizzato? E l'interesse nazionale che fine ha fatto? O e' l'interesse dell'ENI e della SNAM che conta?

Questa cosa dell'Italia che diventa un esportatore di gas non nasce a caso. E' invece figlia di un progetto che da anni SNAM ed ENI portano avanti.

Trasformare l'Italia in un hub del gas.

Lo vanno dicendo dappertutto i manager dell'ENI e della SNAM. Dappertutto ma non nelle comunita' trivellande d'Italia.

E infatti la SNAM sta cercando di aumentare la flessibilita' e la sicurezza della propria rete di trasporto gas, di modo tale che il gas dall'Europa del sud (cos'e' l'Europa del sud? e' l'Italia?) e dell'Africa puo' arrivare piu' facilmente all'Europa centrale.

Non e' un idea di facile applicazione, visto che di solito siamo importatori di gas, dalla Russia principalmente, e che quindi occorre riconfigurare tutto l'aspetto logistico della rete di trasporto del gas in Italia.

Ad ogni modo, questa e' l'idea del CEO della SNAM, appunto Marco Alvera, che vuole "dare piu' opzioni" per soddisfare varie richieste e "dare piu' utilizzo agli impianti di stoccaggio in Italia".

Mmh.

Ecco qui. Hanno riempito l'Italia di depositi di stoccaggio, non sanno che farsene, e quindi perche' non usarli come "stazioni di servizio" mentre l'Italia viene trasformata in autostrada del gas?

E che importa che l'Italia e' abitata dagli italiani, che e' fraglie, sismica, che ha una storia e delle ambizioni che nulla hanno a che vedere con questi mostri del gas o con le ambizioni di Mr. Alvera.

E poi, perche' non parlarne con gli italiani?

Perche' non parlarne con quei poveretti che da mesi si battono contro le reti SNAM nel centro Italia gia' martoriato dal terremoto?

L'idea nello specifico e' collegare meglio il gas che in qualche modo e' geograficamente vicino al nostro paese, ai centri di UK e Olanda, dove gia' sorgono importanti hub del gas. E come detto sopra, si sono messi al lavoro per riconfigurare la rete del gas. Le valvole ed i controlli sono ora tali da poter gestire il flusso in due direzioni, da importazione e da esportazione.

Per quanto riguarda la Svizzera, la giunzione si trova presso il cosiddetto Gries Pass e la capacita' qui per ora e' di 5 milioni di metri cubi, che potranno aumentare a circa 40 milioni dopo vari aggiornamenti alla rete che saranno completati entro l'Ottobre del 2018.

Dopo di che la SNAM passera' ad esportare gas non solo in Svizzera, ma anche in Germania, Francia e Nord Europa.

Per la direzione inversa, Alvera, Mr. SNAM cerca di far arrivare in Italia piu' gas dalla zona del Mar Caspio e dal Nord Africa.

Perche'? Perche' ora il maggior fornitore di gas Italia e' la Russia, ma a causa delle instabilita' dell'area e di tensioni con Mosca, sia la Germania che il Regno Unito dicono di volersi svincolare dal gas russo e di voler cercare alternative.

Occasione ghiotta per la SNAM, no?

Facciamo venire questo gas dall'Italia!

E infatti la SNAM dice di volere aumentare i propri investimenti alla rete di trasporto das del 10% nei prossimi anni, con piu' di 5 miliardi di euro da spendere entro il 2021.

E non c'e' solo la SNAM.

Anche l'ENI ribadisce lo stesso concetto di Italia hub del gas.

Verso la seconda meta' di Aprile 2018, il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, annuncia il piano di investire 7 milardi di euro in Algeria in partnership con la ditta di stato algerina, Sonatrach per l'offhore del paese. Questo sulla scia dei 600 milioni di dollari gia' investiti in Algeria nel 2017 per importare circa 11 milardi di metri cubi di gas dal paese. Oltre all'Algeria ci sono Libya ed Azerbaijan.

Dal punto di vista dell'ENI invece, il progetto e' semplice: diversificare in modo tale che quando i prezzi del petrolio sono bassi, si e' sicuri di flusso di denaro dal gas.

Ecco, tutto questo con buona pace degli attivisti, dei terremoti, della precauzione, degli accordi di Parigi, della lotta ai cambiamenti climatici, dell'Italia giardino del mondo.




Thursday, March 8, 2018

Ohio: pozzo ExxonMobil esplode e rilascia metano senza sosta per tre settimane



 





Succede in Ohio, nella contea di Belmont, nel sud dello stato

Il giorno 15 Febbraio 2018 un pozzo della ditta XTO, sussidiaria della Exxon Mobil, e' esploso, si e' incendiato, e sono state rilasciate in atmosfera sostanze tossiche. Sopratutto il pozzo ha iniziato a rilasciare metano senza sosta e non si e' fermato piu' per tre settimane.

Cento persone sono state evauate.

Ci sono volute tre settimane per far fermare il flusso di gas metano che si e' arrestato il giorno 7 Marzo 2018. Il tasso di emissione e' stato stimato in piu' di 9 milioni di metri cubi di gas al giorno. Fanno quasi 200 milioni di metri cubi di gas finiti in ambiente. Per di piu' sono finite nei fiumi della zona grandi quantita' di acque di scarto sature di acidi e altre sostanze tossiche. Si parla di circa 20mila litri.

Non ne ha parlato quasi nessuno.

Una delle cose piu' difficili e' che questo pozzo da cui si faceva fracking era datato, non c'erano misure di sicurezza moderne e le valvole di sicurezza non hanno funzionato.

Sempre tuttapposto.








Monday, November 6, 2017

Goliat: chiusa FPSO dell'ENI in Norvegia per "gravi irregolarita'"








The Petroleum Safety Authority Norway (PSA) 
has audited electrical safety
and the person in charge of the electrical facilities at 
Eni Norge (Eni) on board the Goliat FPSO.


Serious breaches of the regulations were identified, 
and Eni has now been given notice of an order. 
Until the order has been complied with to the PSA’s satisfaction, 
all production from the Goliat floating production, 
storage and offloading (FPSO) unit must remain shut down.


Dagli ordini della Norway Petroleum Safety Authority all'ENI



Non gliene va bene una all'ENI in Norvegia.

E questo specie perche' la Norvegia esegue controlli e impone ordini.

L'ENI in Norvegia gestisce Goliat, fra le altre cose, una FPSO che serve per processare in loco il petrolio estratto dai mari del Nord.

E' una posizione difficile, le intemperie non rendono sempre la vita facile a strutture petrolifere e a FPSO. E l'ENI in Norvegia ha avuto gia' tanti problemi, per mancanza di competenza, per sfortuna, o chissa' anche per malafede.

Come parte di un normale controllo la Norway’s Petroleum Safety Authority (PSA) ha ispezionato Goliat fra il 19 e il 28 Settembre 2017.

Hanno trovato varie irregolarita' al sistema elettrico e hanno ordinato all'ENI di chiudere Goliat il giorno 5 Ottobre 2017.

Il tutto e' in messo in bellavista sul sito ufficiale della PSA.

Prima di riaprire Goliat ordinano all'ENI di: 

Complete the systematic survey of potential ignition sources related to electric Ex motors.

On the basis of the survey, implement the necessary technical, operational and organisational measures to reduce as far as possible the threat of ignition from all faults which represent an ignition source.

Fra queste irregolarita' dunque, pericolo di incendio da motori difettosi della FPSO.  Dicono che l'ENI ha tre settimane per sollevare obiezioni. Alla fine, nel loro ordine, PSA scrive:

“Until the order has been complied with to the PSA’s satisfaction, all production from the Goliat FPSO unit must remain shut down."
 
L'ispezione ha anche messo in evidenza che ci sono alti tassi di fallimento dell'integrita' dell'equipaggiamento della FPSO. Secondo l'ENI stessa il tasso di fallimento era del ... 38% durante le ispezioni! Di queste il 3.5% erano gravi.

E questo secondo l'ENI stessa.

Il giorno 6 Novembre 2017 arrivano risultati piu' approfonditi dell'ispezione. E arriva un nuovo ordine e' di revisionare in modo sistematico tutte le potenziali sorgenti di incendio della FPSO prima che la produzione possa tornare attiva.  Dicono che le irregolarita' sono serie. 

L'ENI deve indentificare tutte le non-conformita', chiarificare tutte le loro cause, presentare sistemi correttivi per evitare occorrenza di nuovi problemi e rischi. Devono anche fare una revisione del propri controlli del sistema elettrico, far si che tutti i ruoli siano chiari al personale, che le procedure siano compliate per iscritto, con linee guida e che tutto sia adeguato alle varie possibili condizioni a bordo. Devono anche presentare moduli di formazione che devono essere adeguati a tutti i ruoli a bordo della FPSO.

Questo e' quello che scrive PSA:

The report from the audit has now been completed, and identifies further breaches of the regulations. 
During the audit, nonconformities were identified relating to:

  • follow-up and handling of nonconformities
  • electrical safety and the person responsible for the electrical facilities
  • management and risk assessment of conditions related to ignition source control.
Furthermore, improvement points were identified relating to:

  • reporting of situations of hazards and accidents
  • planning and setting of priorities
  • heating-cable installation
  • safety supervisor.
On the basis of the nonconformities identified, the PSA has now given Eni Norge AS notice of the following order. 

Eni Norge is ordered to do as follows.
  • Review the company’s system for following up identified nonconformities, so that the nonconformities are corrected, their causes are clarified and corrective measures are initiated to prevent the nonconformities reoccurring. The effect of the measures must be evaluated.
  • Review all identified nonconformities related to ignition source control, clarify their causes and initiate corrective measures to prevent the nonconformities reoccurring.
  • Review nonconformities which have been closed without adequate correction to ensure the necessary handling of the nonconformities and adequate correction. This includes further handling of conditions described in the report’s nonconformity 5.1.1.
Conduct a review of the management system for the electrical discipline area and implement the measures necessary to ensure that:
  • roles and responsibilities are defined and understood
  • necessary procedures, guidelines and instructions have been drawn up and are complied with, and that these are adapted to the extent necessary to site-specific conditions on board
  • existing training programmes are evaluated and measures implemented to ensure that relevant training modules are tailored to and implemented for each position on board.

Il giorno 11 Dicembre 2017 il PSA di Norvegia eseguira' ulteriori controlli, e la scadenza finale per mettersi in regola sara' il giorno 1 Marzo 2018.

Questo e' quanto accade in Norvegia. Seguo queste cose da quasi 10 anni, e spesso leggo e/o scrivo del governo norvegese che impone limiti, controlli, manda ordini di chiusura. E in Italia? Ci sono controlli regolari? Le nostre infrastrutture a mare, a Ravenna o a Gela, sono davvero cosi sicure che non succede mai niente?

Davvero queste cose accadono solo in Norvegia?
In Italia e' tuttapposto, o vogliamo fare finta che sia tuttapposto? 










Monday, March 6, 2017

L'esercito americano e il dipartmento della difesa sono piu' rinnovabili che mai







 Grafici di Reuters


Il dipartimento della difesa americano continuera' la transizione verso le rinnovabili, nonostante le parole del presidente Donald Trump che non perde occasione per avanzare il paradigma del petrolio dappertutto e i tagli agli enti di controllo ambientale.


E questo non ha niente a che vedere con i cambiamenti climatici, quanto per praticita', utilita' ed economia. I pannelli solari sono piu' sileziosi e piu' facilmente trasportabili dei generatori diesel. Le navi ibride fanno risparmiare tempo e minimizzano i rischi di attacco durante gli attracchi per caricare carburante.

E cosi gli affari per i contrattori militari sono alle stelle, mentre che il principale acquirente di petrolio del mondo decide di convertirsi al sole e al vento.


L'uso di rinnovabili e' raddoppiato dal 2011 al 2015, il numero di progetti rinnovabili e' invece triplicato nello stesso arco di tempo e questo sia nelle basi americane che in quelle straniere.

E Trump? E la sua retorica? 

Reuters ha intervistato vari militari che hanno confermanto che Trump non andra' contro i programmi dei militari perche' non e' una decisione politica dell'esercito ma di pratica e di utilita'. Addirittura il segretario della difesa di Trump, Jim Mattis, ha spesso sottolineato la necessita' per le truppe di essere alimentate da fonti rinnovabili per ragioni di sicurezza.


Facciamo un passo indietro. Chi e' che veramente ha iniziato a spingere per un esercito green e' stato nientedimeno che George W. Bush che nel 2007 firmo' una legge che obbligava il Pentagono ad arrivare al 25 percento di elettricita' dalle rinnovabili nei loro edifici entro il 2025. 

Barack Obama poi accellero' questa transizione, e impose all'esercito e alla marina di generare 1GW di energia rinnovabile e porto' avanti un programma perche' i veicoli da combattimento fossero disegnati in modo da essere alimentati dall'energia rinnovabile e non fossile. 

Nel 2015 il Pentagono poi riporto' al congresso che le siccita' e le alluvioni causarte dai cambiamenti climatici sono un rischio per la sicurezza, perche' possono portare a destabilizzazioni politiche e economiche che potrebbero portare anche a conflitti armati.

La marina e' arrivata al suo obiettivo e gia' adesso produce 1 GW di elettricita'. L'esercito ci e' quasi arrivato.

E intanto le ditte del solare hanno ottenuto contratti miliardari negli scorsi anni, con progetti dalla Georgia alla Calfornia, dall'Alabama a Washington.

Tutto insieme, l'uso di petrolio da parte dell'esercito USA e' calato del 20% dal 2007 al 2015, in gran parte a causa del declino di operazioni di combattimento ma in parte grazie anche all'uso delle rinnovabili.  


Ad ogni modo, il consumo cala e i petrolieri sono preoccupati. La BP per esempio ricorda che "adatteranno" le loro strategie di marketing per offirire ai loro clienti cio' di cui hanno bisogno.

In realta', marketing o non marketing, portare petrolio in campi da guerra e' pericoloso e difficile.

In Iraq un convoglio di trasporto di petrolio su 40 e' stato coivolto in incidenti con morti o feriti gravi nel 2007, e questo perche' le operazioni di carico e scarico sono di loro natura rischiosa e creano dei target facili per il nemico.
 

 In Afghanistan nello stesso anno, uno su 24 ha riportato morti.
E' da qui che nacque l'idea di andare green. I Marines iniziarono a portarsi dietro pannelli solari in Afghanistan nel 2009 per alimentare le batterie per la comunicazione, il GPS e i visori notturni. Il silenzio e' stato un altro elemento di utilita', invece che il rumore dei generatori.

E cosi, anche l'esercito diventa green, Trump o non Trump.

Friday, December 2, 2016

Congo: piattaforma ENI "Foukanda" si incendia. Un morto






Questa notizia mi e' stata segnalata dal mio amico Giovanni Roli. 

Ecco qui, di nuovo della serie: noi siamo piu' bravi e noi siamo quelli della sicurezza al 100%.

Si certo finche' le cose non vanno per il verso storto.

Il giorno 1 Dicembre 2016 la piattaforma Foukanda nel Congo e' scoppiata e si e' incendiata causando la morte di un operaio.  Altri 5 hanno avuto ustioni. Gli altri 40 invece non si sono fatte niente.

Non sono ancora note le cause dell'incendio. Si sa solo che qui l'ENI trivella in mare a grandi profondita', promettendo anche loro benessere, ricchezza e progresso.

Maggiori informazioni appena le trovo.

Wednesday, July 6, 2016

I sindacati di Norvegia: abbiamo un problema con la sicurezza dell'ENI





 “We can confirm that Eni notified us about a gas leak on Goliat on Sunday evening."

L'ENI conferma perdite di gas dalla sua piattaforma/FPSO a mare in Norvegia.
Dopo un mese dall'inizio delle sue attivita'.
 

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Si chiama ENI Norge ed e' la sussidiaria norvegese dell'ENI. Ha 425 addetti.

Si chiama Industri Energi ed e' il sindacato norvegese dei lavoratori dell'oil and gas.  Ha 60,000 membri.

E' notizia di questi giorni che Industri Energi ha espressamente manifestato le proprie preoccupazioni nei riguardi del management dell'ENI in Norvegia. Non si tratta di un specifico progetto, quanto dell'intera cultura dell'ENI che, secondo la Industri Energi, compromette la sicurezza. Tutto questo e' oggetto di un rapporto presso il Petroleum Safety Authority (PSA) di Norvegia, l'ente che regolamenta le trivellazione in Norvegia.

Il rappresentante dell'Industri Energi Martha Skjæveland dice che i problemi sono numerosi e che la situazione corrente e' seria. Si chiedono pertanto investigazioni approfondite per studiare le possibili infrazioni alle leggi norvegesi.

Il segretario generale di Industri Energi Jørn Erik Bøe dice che di queste presunte irregolarita' dell'ENI si e' gia' parlato piu' volte e che e' necessario avere regole piu' stringenti, specie per le ditte straniere che vengono a trivellare in Norvegia.

Fra i casi piu' eclatanti del cattivo management ENI e dei problemi alla sicurezza, il campo Goliat nel Barents Sea, completo di FPSO, che e' finalmente stato aperto nel Marzo 2016 dopo una innumerevole serie di ritardi e di problemi di sicurezza.  L'ENI e' qui l'operatore principale ed e' proprietaria di Goliat al 65%, mentre il restante 35% e' nelle mani della ditta statale norvegese Statoil.

Ad Aprile 2016, ecco qui: dopo neanche un mese, la prima perdita di gas da Goliat. 

A Giugno 2016 un lavoratore e' rimasto ferito durante le operazioni di scarico dalla FPSO dell'ENI. 

Tutto questo in Norvegia, e dopo soli tre mesi dall'apertura di Goliat. Se sono preoccupati delle operazioni ENI in Norvegia, e se fanno le cose un po a casaccio in Norvegia, come non possiamo essere preoccupati delle operazioni ENI in Italia?

Come non possiamo pensare che facciano le cose con la stessa leggerezza a Viggiano? A Ravenna? Nei mari dell'Adriatico?  Come non possiamo essere preoccupati delle operazioni di ditte ancora piu' piccole dell'ENI in Italia?

La soluzione e' sempre la stessa, non farceli venire dal primo giorno.


Wednesday, March 9, 2016

Il "benessere psicofisico" dell'ENI a Viggiano: la fiaccola e' uno dei principali dispositivi di sicurezza

ENI: 16 Febbraio 2016 "dati positivi su salute e sicurezza"

... le caratteristiche di funzionamento e di intervento del sistema di sicurezza del Centro Oli di Viggiano, che ne garantiscono la completa affidabilità, un sistema di cui la fiaccola costituisce uno dei principali dispositivi di sicurezza

Spacciano la fiaccola sputa idrogeno solforato per "dispositivo di sicurezza" 

Senza vergogna.




Viggiano: esplosioni, boati, fiammate.
Tranquilli, e' tutta salute.
Anzi, e' tutta sicurezza.




A un certo punto ti devi chiedere se e' un film o se e' realta'.

Perche' a me sfugge come si possa arrivare a parlare di "dati positivi su salute e sicurezza" a Viggiano quando ogni settimana c'e' un fiammata. Non capisco come possano negare l'evidenza e a fare passare il tuttapposto senza neanche un filo di rossore per quello che hanno combinato, che combinano e che combineranno ancora.

Inizio con una frase che ho letto su Facebook, di miei amici virtuali che vivono in Val D'Agri. Dicevano piu o meno cosi: ci apprestiamo a chiudere la nostra casa in contrada Vigne, qui non c'e' niente per noi, solo puzza e disoccupazione. Ci trasferiamo al nord. Il nostro vicino di casa e' appena morto, giovane, di tumore.

Non ho motivo di pensare che chi scriveva lo facesse tanto per dire, o per provocare, o per scrivere a a casaccio.

Ho invece seri motivi per credere a quello che dice l'ENI sui suoi comunicati stampa e dalla pagina di incessante propaganda, a cui fra l'altro non crede piu' nessuno, e secondo me nemmeno loro.

Notare che sono mesi ed anni che al centro Oil si susseguono fiammate, puzze, boati, paura, inquinamento, illuminazione a giorno durante la notte per "anomalie di funzionamento".

Ebbene, il giorno 16 Febbraio 2016, l'ENI, come in un film dell'assurdo, si presenta a Potenza con un roboante "tavolo tecnico" sulla sicurezza degli impianti. Nientemeno il "tavolo della trasparenza" a cui hanno invitato la Basilicata che conta. Me li vedo tutti con il petto in fuori ed orgogliosi delle parole rassicuranti sulla fiaccola perenne: quelli della regione, quelli dei sindacati, finanche quelli di categoria (quale? delle pompe funebri?).

Chissa' se al tavolo della trasparenza hanno spiegato quanto "trasparenti" fossero i fumi del Centro Oli in quei giorni!

Il riassunto? Tuttapposto -- e come poteva essere altrimenti!

E infatti tutto si e' svolto in un clima di  "interesse e di proficuo confronto",  si sono approfondite le attivita' ENI in materia "salute e sicurezza"  e si sono discussi gli "importanti risultati raggiunti". 

Roba da fare impallidire l'istituto Luce ai tempi della guerra!

E poi ancora: l'ENI considera la salute "un principio fondamentale" e "tutela il benessere psico-fisico delle persone". 

Anche a Gela dove continuano a nascere bimbi deformi?

E come fanno a sapere che tutelano questo "benessere psicofisico"?

E attenzione, non e' solo benessere fisico, ma anche psicologico! L'idrogeno solforato e' miracoloso si vede, eh? La puzza di uova marce, un balsamo per la salute e per l'anima. Pensano proprio a tutto, questi di mamma-ENI.

Ma a sentire loro, sanno che sussiste questo "benessere psicofisico" grazie al fatto che al loro "Distretto Meridionale ENI" applicano un "protocollo sanitario molto rigoroso certificato OHSAS 18001" a cui sono sottoposti tutti i dipendenti.

Intanto impariamo che i dipendenti sottoposti a questo protocollo sono 223 di cui solo 160 sono lucani. Siccome tutti sono stati sottoposti al controllo, ne deduco che al Centro Oli -- questo portento dell'occupazione lucana -- ci lavorano 223 persone di cui solo 160 autoctoni.  

Una delle cose che fanno ridere o piangere a seconda del punto di vista, e' che questi dipendenti hanno eta' media 36 anni - e che secondo l'ENI questi giovani uomini mostrano "assenza di patologie correlate all’attività lavorativa e una stabilità delle idoneità lavorative con limitazioni/prescrizioni".
 
Grazie, hanno 36 anni! Andate a studiarli fra venti anni quelli che non se ne sono andati e che sono rimasti a vivere al regime di idrogeno solforato e benzene per decenni e decenni e poi vedrete. 

Aggiungono "non si sono verificati infortuni che abbiano modificato la capacità lavorativa, né casi di patologie neoplastiche correlabili all’attività lavorativa".

E.. le stesse analisi per chi vive vicino al Centro Oli da che ha aperto, e che e' nato respirando H2S? 

Ad ogni modo, anche se non e' dato sapere quali siano le limitazioni/prescrizioni entro le quali questa "stabilita' delle idoneita' lavorative" si verifica, l'ENI si congratula con se stessa e dice che il loro "programma per la sorveglianza sanitaria" e' un "modello di eccellenza nel monitoraggio della salute dei lavoratori".

Un modello di eccellenza, addirittura. L'avevo detto, questi fumi e questi vapori sono un vero toccasana, e' come l'aerosol!

La chicca finale, in questo film dell'assurdo e' qui:

Al "tavolo delle trasparenza" l'ENI ha presentato "le caratteristiche di funzionamento e di intervento del sistema di sicurezza del Centro Oli di Viggiano, che ne garantiscono la completa affidabilità, un sistema di cui la fiaccola costituisce uno dei principali dispositivi di sicurezza". 

E cioe' siccome non sanno che altro dire e come altro giustificare il mostro sputa fiamme e sputa idrogeno solforato, cercano di farcelo pasare per ... un dispositivo di sicurezza!

Guarda caso, magia delle magie, dopo quattro giorni da questo annuncio del tuttapposto, il Centro Oli chiude per una settimana per "interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria". Manutenzione straordinaria, eh? Evidentemente non tutto e' cosi' sicuro, e non tutto porta al "benessere psicofisico" in Val D'Agri, non e' cosi' tuttapposto.

E delicatamente ricordano che "potranno verificarsi episodi di maggiore visibilità della fiaccola rispetto alle normali condizioni di esercizio."

C'e' solo una cosa piu' assurda di tutto questo: che nel 2016 ci siano ancora persone sedute alle poltrone della regione Basilicata, negli uffici governatici, nelle universita' e nella societa' lucana che accetano questi insulti all'intelligenza umana e che accettano di sedersi a questi tavoli della menzogna.



Monday, July 6, 2015

Stefano Agnoli e il petrolio d'Italia

Our beloved California coastline, May 2015


I temi sono gli stessi di sempre: le tiritere stanche ed insensate che continuo a leggere da otto anni a questa parte e che mostrano la pochezza delle argomentazioni di quelli che dicono: trivelliamo l'Italia.

Sono argomenti ridicoli, perche' ridicola e' la tesi a cui si vuole arrivare: e cioe' dire che trasformare l'Italia in un enorme campo petrolifero, si puo'.

Azerbaigian, Iraq, Russia e Arabia Saudita. Sarebbe sufficiente scorrere la lista dei primi Paesi dai quali l’Italia importa petrolio per convincere gli scettici che dare maggior impulso alla produzione nazionale e’ un tema che meriterebbe un dibattito meno ideologico. 

Prima nota: sono otto anni che faccio questo lavoro ed in me non c'e' nessuna ideologia. Ci sono dati, fatti, osservazioni empiriche, conclusioni logiche di una persona intelligente. E, tanto per essere chiari, non ci sono invece lobby, soldi, inciuci.

Mi domando se l'ideologia (o la lobby e i portafogli) stanno dal lato di chi insiste con le trivelle invece?

Seconda osservazione: le migliori stime dicono che piu' del 10% del fabbisogno nazionale non riusciremo a tirar fuori, seppure trivellassimo ogni angolo d'Italia - incluso Piazza San Pietro e il Duomo di Milano. Per cui, resteremo sempre clienti di Azerbaigian, Iraq, Russia e Arabia Saudita, che ci piaccia o no, caro Mr. Agnoli.

Vogliamo liberarcene? Benissimo. La strada non e' fare buchi in Italia. La strada e' usare il sole, il vento, il risparmio energetico, la programmazione e l'innovazione. Ma qui non ci sono lobby e pressioni, vero Agnoli?

Non si tratta solo di una questione monetaria - nei primi quattro mesi del 2015 abbiamo comunque versato nelle loro casse piu’ di 7 miliardi di euro - ma in ogni caso anche ambientale. Qualcuno e’ disposto a credere che in quegli Stati l’estrazione di greggio avvenga in condizioni di rispetto superiori a quelle italiane?

Qual'e' la logica di queste parole? Di nuovo con la corsa al ribasso? Che siccome trivellano loro, e inquinano il loro ambiente dobbiamo farlo pure noi? In quei paesi li le donne hanno diritti poco e niente, l'ISIS e' dietro l'angolo, le societa' sono disfunzionali, ci sono ricconi e ci sono morti di fame e niente in mezzo.  La democrazia non esiste. Se vogliamo essere l'Arabia Saudita trivellando l'Italia, perche' non copiare anche tutto il resto? Il velo per tutte, la pena di morte per adulterio, le mani mozzate ai ladri. Avremmo una societa' molto piu' ordinata, no?

Ma andiamo con ordine. L’Italia, dopo Regno Unito, Norvegia e Olanda, ha in Europa le maggiori riserve di idrocarburi. Il Paese ha faticato per anni a navigare lungo la Grande Crisi, e allora perche’ trascurare questo piccolo tesoretto in un periodo di conti in rosso e di elevata disoccupazione? Meglio lasciar andare tutti quei miliardi (sono una trentina nell’arco di un anno) ad arricchire sultanati e potentati vari o provare a trattenerne almeno una parte? L’Italia non e’ il Texas, e probabilmente non lo sara’ mai, ma quanto farebbe comodo che quei potenziali ricavi da petrolio siano tassati su territorio nazionale, e che le royalties finiscano agli enti locali? Tutto ciò, peraltro, non significa mettersi nelle mani degli interessi delle compagnie petrolifere. Loro, in ogni caso, preferiscono produrre in posti sicuri come l’Italia, piuttosto che arrischiarsi in turbolente aree del mondo. 



Ancora con questa faccenda del tesoretto? Da dove vengono questi numeri? Chi li compila?  E tutto il resto che perdiamo dove lo conteggiamo, chi lo conteggia? L'Italia ha gia una sua economia ed e' un paese densamente abitato. Forzarci sopra il petrolio non portera' ad una coesistenza facile. Ad esempio, il prezzo da pagare - morale ed economico - di tutti quei nuovi malati di cancro,  che sicuramente ci saranno, chi lo stima? Chi vorra' andare al mare a vedere trivelle, pozzi, navi FPSO, raffinerie? Chi vorra' comprare casa con vista trivelle? 

Qualcuno ha mai calcolato quanti soldi *collettivi* sono andati persi, per dirne una, con l'ILVA di Taranto o con la raffineria di Gela che hanno potato un po di lavoro negli anni passati, al prezzo di incontenibili cicatrici di morti, ospedali, malattie, vite spezzate? Qualcuno ha mai calcolato quanto valgono i tesoretti (o potrebbero valere se lo si sapesse fare!) del turismo o dell'agricoltura italiana che moriranno se le petro-industrializziamo?  Qualcuno ha mai calcolato che ne sarebbe stato oggi di Taranto se invece che costruire quel mostro blu che spara polverine rosse dappertutto ci si fosse concentrati su turismo ed agricoltura e attivita' industriali meno impattanti? 

Ma poi, suvvia, nel 2015 ancora a parlare di buchi di petrolio, come ebeti!!! Quello si faceva 150 anni fa. Possibile che non sappiamo *pensare* di meglio???

E allora perché non barattare questa sicurezza con più stringenti e soprattutto verificabili vincoli ambientali? Vuoi estrarre petrolio in Italia? Fallo con certezza di diritto e massimo rispetto ambientale, ma se una sola goccia va in mare, o altrove, la pagherai tanto salata da pentirtene. 

Intanto perche' NON ESISTE sicurezza che sia veramente sicura, caro Angoli. 

La prova e' nel nostro stato di California, dove nonostante tutto - multe pesanti, una societa' attenta e arrabbiata - ogni tanto lo scoppio ci scappa.  Vedi Santa Barbara. La prova e' in Norvegia, dove anche li, ogni tanto succede l'irreparabile, che sia subsidenza indotta, inquinamento a mare o riversamenti. Solo che in Norvegia e' tutto in mare aperto e non si vede. In Italia vogliono venire a trivellare sotto costa.  E' solo questione di tempo, e non ci sara' mai nessun "massimo rispetto ambientale".

Petrolio e ambiente sono incompatibili. Punto. Tant'e' che in California e' dal 1969 che neanche ci si pensa a installare nuova infrastruttura petrolifera a mare Quello che c'e' e che e' scoppiato a Santa Barbara e' retaggio di generazioni fa. E senza nuovi buchi non e' ancora morto nessuno. Siamo ancora l'ottava potenza economica del mondo.

E poi, in Italia mai e successo e mai succedera' che qualcuno paghi veramente per colpe ambientali. Gli alberi e i pesci non protestano. Muoiono in silenzio. E non c'e' molta differenza quand'anche dovessero morire le persone. Se l'ILVA ancora adesso e' in funzione, dopo tutti quei morti, vuol dire che non c'e' scandalo che tenga in questa nazione.Vuol dire che chi inquina in Italia e' de facto esente da punizioni. Se non meritava l'ergastolo chi ha permesso che generazioni intere respirarassero aria malata, io non so cosa altro lo merita. Questo succede perche' chi dovrebbe punire non ha strumenti o peggio, la volonta' per farlo, oppure e' appesantito da lobby e burocrati che impongono il tuttapposto. 
Morale: mettiamo le pezze e non risolviamo niente. Tanto e' sempre la vita di un altro.

Per dirne un'altra, il processo contro l'ENI per la subsidenza indotta presso la piattaforma Irma Carola a Ravenna e' stato archiviato dopo dieci anni senza colpevoli. Tuttapposto, nessun problema, avanti il prossimo. Ma la subsidenza c'e' stata e per davvero.

E se per restare ancora in tema, vogliamo ricordare lo schifo immondo che l'ENI ha combinato il Nigeria, Ecuador, e negli altri paesi del terzo mondo dov'e' andata e per il quale non ha mai pagato una lira di multa? O siccome l'inquinamento e' stato fatto in Nigeria, non vale?

Sappiamo, per di piu`, che i nostri vicini d’Adriatico, Croazia, Grecia, Montenegro e Albania, non vanno molto per il sottile e hanno in corso gare per aggiudicare concessioni esplorative. Un “no” generico e ideologico italiano alle perforazioni non li costringerebbe di certo a un passo indietro. 

Evidentemente lei non sa una cosa fondamentale che avro detto mille volte:  l'Italia ha iniziato a trivellare in Adriatico negli anni '60. Prima di tutti. Anzi ci sono pure scappati dei morti. Se fossimo stati veramente dei leader, avremmo capito, prima o poi, che sarebbe stato molto meglio mettersi d'accordo con i nostri confinanti per proteggere il mare invece che massacrarlo con airgun e buchi e fanghi. Croazia e compari semplicemente seguono il nostro sventurato esempio: il danno, caro Agnoli, l'abbiamo causato per primi noi e spetterebbe a noi creare rete per salvare il salvabile.

Una gestione del problema, e l’affermazione di una leadership politica, economica e tecnica, 
consentirebbe di certo migliori risultati. E’ una sfida difficile, certo. Ma forse vale la pena di affrontarla.

La leadership dei buchi? Oddio. Ma in che secolo viviamo? Siamo nel 2015, non nel 1960! La leadership di oggi si chiama: lotta ai cambiamenti climatici, sole, vento, idee, high tech, ricerca, innovazione. Si chiama Tesla, Germania, Solar Impulse. Non si chiama melma puzzolente.

Vuole veramente risultati migliori caro Agnoli? La risposta e' ispirarsi a Silicon Valley, non all'Arabia Saudita.

Ultimo consiglio: si faccia trivellare il suo comune di residenza e poi quello dove va al mare con la sua famiglia, e poi ci faccia sapere come se la passa all'ombra di centri oli, navi FPSO, pozzi e puzze.
Buona estate.






Tuesday, April 28, 2015

La Sapiem-ENI citata in giudizio per violazioni alla sicurezza in Norvegia




Audit con punti da migliorare -- Novembre 2014



Audit con non conformita' -- Maggio 2015



Audit con non conformita' -- Giugno 2015



Audit con non conformita' -- Settembre 2015



Qui altri guai Saipem:



La Norway Petroleum Safety Authority (PSA) ha appena concluso le sue indagini su un incidente petrolifero in cui un uomo e' finito a mare mentre lavorava sulla Scarabeo 8 della Saipem, presso il campo Goliat del Barents Sea in acque ultra profonde. La Sapiem e' stata giudicata responsabile di ben quattro violazioni al codice di sicurezza.

L'incidente e' accaduto il 20 Febbraio 2015 durante la fase di manutenzione presso un blow-out preventer. L'uomo, un ingegnere del petrolio, e' caduto in mare a causa della mancanza di protezioni adeguate sulla Scarabeo 8, secondo il rapporto della PSA. Mentre scendeva un scala, a causa di una grata mancante, l'uomo e' scivolato e si e' fatto un volo di 13 metri finendo in mare. Fortunamente un collega se n'e' accorto, ha lanciato l'allarme, e' arrivato un elicottero e l'uomo e' stato portato in ospedale. Le attivita' petrolifere sono state subito fermate, le altre 107 persone sulla piattaforma sono state evacuate e le autorita' hanno aperto una indagine.

Dopo due mesi, il rapporto norvegese afferma che se le condizioni del mare ed altre circostanze fossero state leggermente diverse, l'esito avrebbe potuto essere molto piu catastrofico: l'ingegnere avrebbe potuto essere gravemente ferito o avrebbe potuto morire. La Saipem viene accusata di mancanze nella mauntenzione e di scarsa esperienza ed addestramento del personale. Per l'esattezza: "maintenance of gratings, barrier management, maintenance management and expertise and training"

Vediamo cosa risponderanno.

E' questa la prima volta che accadono queste cose? No. Della Saipem abbiamo parlato tante volte, anche da questo blog. Spesso accadono e neanche le sappiamo, ma basta perderci un po di tempo per vedere che inquinamento, perdite, scoppi, sono all'ordine del giorno.

Qui per esempio quattro pozzi Petrobras fermati il 24 Aprile per perdite di petrolio in mare, FPSO di Norvegia incendiatesi.  incendi in raffinerie finlandesi, scoppi in pozzi d'India, Messico e Texas. Il tutto solo nelle scorse settimane.

E qui invece il campo ENI raso al suolo a Dicembre di cui nessuno ha parlato - fortunatamente non ci sono stati morit.