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Tuesday, August 28, 2018

Nicolas Hulot, ministro dell'ambiente francese si dimette: non facciamo abbastanza per il pianeta



"Have we started to reduce the use of pesticides? 
The answer is no.

Have we started to stop the erosion of biodiversity? 
No.

Have we started to stop the artificialization of the land?
The answer is no.

Europe is not doing enough.
The world is not doing enough."

Nicolas Hulot, ex ministro dell'ambiente di Francia


Non e' un mistero per nessuno che io adoro le persone che vivono di ideali, costi quel che costi.

E cosi, mi rattrista ma mi fa ammirare molto di piu' il Ministro dell'Ambiente di Francia (o dovrei dire ex-Ministro dell'Ambiente di Francia) Nicholas Hulot che si e' oggi dimesso dal suo incarico.

Io lo ricordo per il suo coraggio di dire no alle trivelle future venture in Francia, annunciato qualche mese dopo il suo insediamento.

Dice che nonostante tutte le belle parole di Emmanuel Macron e degli altri non stiamo facendo abbastanza per il pianeta, contro i cambiamenti climatici.

Un passo indietro: dopo l'annuncio che gli USA si ritiravano dagli accordi sul clima di Parigi nel 2017, Emmanuel Macron si prese il manto semiufficiale del paladino dell'ambiente mondiale.

Per prendere in giro Trumo diceva "Make our planet great again," in risposta al motto di Trump "Make America great again", noto anche come MAGA.

Ma secondo Nicolas Hulot a parte le tante belle parole Macron e il suo governo non hanno fatto abbastanza. Parlare e promettere non e' sufficente. E cosi, senza dire niente a nessuno prima, va a fare una intervista telefonica in radio e si dimette, lasciando tutti di stucco.

Dice che e' una protesta delle politiche ambientali di Francia.

Dice che non vuole piu' mentire a se stesso e che non vuole dare l'illusione che la sua presenza in parlamento significhi che la Francia stia facendo tutto il possibile per salvare il pianeta. E cosi, decide di abbandonare il suo ministero.

Non lo sapeva neanche la moglie che si sarebbe dimesso.

Nicolas Hulot e' molto amato in Francia, era un annunciatore televisivo, parte del partito dei verdi. Dice che e' stata una delle decisioni piu' difficili della sua vita politica, ma che non ha avuto scelta perche' si e' trovato con le mani legate.

Esempi?

In primis la riluttanza del governo francese a dimezzare la quota di energia da nucleare entro il 2025. Altre decisioni che non sono piaciute Hulot e' il fatto che il governo di Francia abbia  reso piu' facile la caccia.

Le sue parole sono semplici e chiare:

Abbiamo iniziato a ridurre l'uso dei pesticidi? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'erosione della biodiversita'? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'artificializzazione della terra? No.

Certo e' che molte cose buone sono state fatte in Francia, come per esempio il fermo alla ricerca di petrolio, e di chiudere le centrali a carbone. Ma Hulot vorrebbe di piu'.

Macron dice che la Francia e' all'avanguardia per salvare al pianeta e anzi, il portavoce del governo dice di essere molto sorpreso da questa decisione, visto che molti successi ambientali sono venuti proprio grazie ad Hulot.

E anzi, dice che anche se non ha vinto tutte le sue battaglie, e' cosi che funziona in politica.

Credo che sia qui la questione: uno che ci crede davvero non puo' accontentarsi di passetti. Uno che ci crede vuole che tutto sia fatto con urgenza perche' il pianeta e' arrivato alla frutta.

Non so se per il bene del pianeta sia un bene o un male che Hulot si sia dimesso, ma capisco, un po almeno, cosa si turbasse nel suo animo.

Dice che non stiamo facendo abbastanza.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.


Tuesday, July 10, 2018

Il Mar Mediterraneo: il piu' inquinato dalla plastica del mondo

Thursday, May 10, 2018

L'Italia "hub del gas" esporta ora in Svizzera. A seguire UK, Francia e Germania




"The Italian government which controls ENI 
by a way of 30% stake in the company 
is interested in turning Italy into a European gas hub."

Bloomberg news


“Italy is geographically and geologically very well positioned to act as a hub"

Marco Alvera, SNAM


Marco Alvera. Chi e' costui?

In due parole l'uomo che ha deciso di trasformare l'Italia in una autostrada del gas.

Marco Alvera e' il CEO della SNAM, la ditta che si occupa del gas in Italia e che e' stata a lungo una sussidiaria dell'ENI.

Ed e' anche l'uomo a cui dobbiamo un traguardo peculiare per l'Italia, di cui nessuno ha parlato.

Il giorno 14 Marzo 2018 infatti e' stato un giorno importante per noi, e per noi tutti a cui ENI e SNAM e compagnia varia vogliono appioppare progetti trivellanti e di trasporto gas in giro per lo stivale.

Di solito, fra i vari motivi delle trivelle e dei tubi in casa nostra, c'e' sempre l'idea, o la scusante, dello sviluppo nazionale, dell'uso delle "nostre risorse", dell'indipendenza energetica.

E cioe' di passare il concetto che senza tali infrastrutture la nostra bolletta energetica sara' maggiore, e che "meglio sfruttare le nostre risorse invece che comprarle dall'estero".

E con queste scuse via con oleodotti, tubi, centri oli e trivelle un po' dappertutto, senza mai il rispetto di chi vive vicino a tali oleodotti, tubi, centri oli e trivelle.

Il giorno 14 Marzo 2018 l'Italia per la prima volta e' diventata un *esportatore* di gas.

Si, abbiamo venduto il gas a paesi terzi.

Nello specifico e' da tale data che la Svizzera ha ricevuto circa 3 milioni di metri cubi di gas al giorno dall'Italia.

Qualcuno ne ha parlato? Qualcuno si e' scandalizzato? E l'interesse nazionale che fine ha fatto? O e' l'interesse dell'ENI e della SNAM che conta?

Questa cosa dell'Italia che diventa un esportatore di gas non nasce a caso. E' invece figlia di un progetto che da anni SNAM ed ENI portano avanti.

Trasformare l'Italia in un hub del gas.

Lo vanno dicendo dappertutto i manager dell'ENI e della SNAM. Dappertutto ma non nelle comunita' trivellande d'Italia.

E infatti la SNAM sta cercando di aumentare la flessibilita' e la sicurezza della propria rete di trasporto gas, di modo tale che il gas dall'Europa del sud (cos'e' l'Europa del sud? e' l'Italia?) e dell'Africa puo' arrivare piu' facilmente all'Europa centrale.

Non e' un idea di facile applicazione, visto che di solito siamo importatori di gas, dalla Russia principalmente, e che quindi occorre riconfigurare tutto l'aspetto logistico della rete di trasporto del gas in Italia.

Ad ogni modo, questa e' l'idea del CEO della SNAM, appunto Marco Alvera, che vuole "dare piu' opzioni" per soddisfare varie richieste e "dare piu' utilizzo agli impianti di stoccaggio in Italia".

Mmh.

Ecco qui. Hanno riempito l'Italia di depositi di stoccaggio, non sanno che farsene, e quindi perche' non usarli come "stazioni di servizio" mentre l'Italia viene trasformata in autostrada del gas?

E che importa che l'Italia e' abitata dagli italiani, che e' fraglie, sismica, che ha una storia e delle ambizioni che nulla hanno a che vedere con questi mostri del gas o con le ambizioni di Mr. Alvera.

E poi, perche' non parlarne con gli italiani?

Perche' non parlarne con quei poveretti che da mesi si battono contro le reti SNAM nel centro Italia gia' martoriato dal terremoto?

L'idea nello specifico e' collegare meglio il gas che in qualche modo e' geograficamente vicino al nostro paese, ai centri di UK e Olanda, dove gia' sorgono importanti hub del gas. E come detto sopra, si sono messi al lavoro per riconfigurare la rete del gas. Le valvole ed i controlli sono ora tali da poter gestire il flusso in due direzioni, da importazione e da esportazione.

Per quanto riguarda la Svizzera, la giunzione si trova presso il cosiddetto Gries Pass e la capacita' qui per ora e' di 5 milioni di metri cubi, che potranno aumentare a circa 40 milioni dopo vari aggiornamenti alla rete che saranno completati entro l'Ottobre del 2018.

Dopo di che la SNAM passera' ad esportare gas non solo in Svizzera, ma anche in Germania, Francia e Nord Europa.

Per la direzione inversa, Alvera, Mr. SNAM cerca di far arrivare in Italia piu' gas dalla zona del Mar Caspio e dal Nord Africa.

Perche'? Perche' ora il maggior fornitore di gas Italia e' la Russia, ma a causa delle instabilita' dell'area e di tensioni con Mosca, sia la Germania che il Regno Unito dicono di volersi svincolare dal gas russo e di voler cercare alternative.

Occasione ghiotta per la SNAM, no?

Facciamo venire questo gas dall'Italia!

E infatti la SNAM dice di volere aumentare i propri investimenti alla rete di trasporto das del 10% nei prossimi anni, con piu' di 5 miliardi di euro da spendere entro il 2021.

E non c'e' solo la SNAM.

Anche l'ENI ribadisce lo stesso concetto di Italia hub del gas.

Verso la seconda meta' di Aprile 2018, il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, annuncia il piano di investire 7 milardi di euro in Algeria in partnership con la ditta di stato algerina, Sonatrach per l'offhore del paese. Questo sulla scia dei 600 milioni di dollari gia' investiti in Algeria nel 2017 per importare circa 11 milardi di metri cubi di gas dal paese. Oltre all'Algeria ci sono Libya ed Azerbaijan.

Dal punto di vista dell'ENI invece, il progetto e' semplice: diversificare in modo tale che quando i prezzi del petrolio sono bassi, si e' sicuri di flusso di denaro dal gas.

Ecco, tutto questo con buona pace degli attivisti, dei terremoti, della precauzione, degli accordi di Parigi, della lotta ai cambiamenti climatici, dell'Italia giardino del mondo.




Thursday, March 29, 2018

Nuovo airgun Petroceltic-Edison 3D su 300kmq a Santa Maria di Leuca, Puglia





** AI GIORNALISTI DI PUGLIA: SI PREGA DI CITARE **

Maria R D'Orsogna,
fisico, docente universiatrio
Calfornia State University at Northridge

c'e' voluto tempo per mettere tutti i pezzi assieme

****



Molti studi confermano che l’esplorazione sismica
costituisce una potenziale minaccia per i mammiferi marini
poiché lo spettro di udibilità di questi
si può spesso sovrapporre con le basse frequenze emesse dagli air gun.

L’esplorazione sismica [...] può comunque determinare un impatto
negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche


dalla Valutazione di Impatto Ambientale della Edison e della Petroceltic

E se lo dicono loro!

 
Ai signori Giovanni Torchia,
Jean Pierre Davit
Roberto Mezzalma


autori di questo schifo per conto dei petrolieri,
vergognatevi e andate a fare airgun a casa vostra



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Si chiama Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

In piu' di dieci anni della mia personale esperienza, questo ministero, quali che siano stati i colori politici dei suoi rappresentanti, di tutela del mare ne ha fatta poca.

Anzi, questo ministero ha spesso fatto la tutela di affaristi e speculatori, petrolieri da ogni dove in primis.

E' questa volta il turno di due ditte che da tempo hanno preso di mira l'Italia e che ora ci riprovano con l'intento di fare airgun in Puglia.

La Edison SPA ha sede a Milano ed e' al 99.4% di proprieta' della Electrite' de France.

La Petroceltic ha sede a Dublino e fra le sue sussidiarie c'e' la Petroceltic Italia che ha varie concessioni in giro per l'Italia, inclusa Elsa fra l'Abruzzo e le isole Tremiti.

In questi giorni il duo Edison-Petroceltic di cui sopra deposita istanza per eseguire indagini geofisiche con airgun in tre dimensioni su un area di circa 300 chilometri quadrati nel permesso di ricerca di idrocarburi "d 84F.R-EL".

La concessione e' a 14 miglia da Santa Maria di Leuca e interessa due aree protette. A 14 miglia sorge infatti il Parco Naturale Regionale “Costa Otranto-S.Maria di Leuca e Bosco di Tricase” con zona di Bird Watching e caratterizzata da numerose specie migratrici, e a 29 miglia c'e' invece il Sito di Interesse Comunitario marino “Posidonieto Capo San Gregorio - Punta Ristola”.

Notare che i posidonieti sono (o dovrebbero essere!) fra le strutture marine piu' protette del mondo, per la loro unicita' e perche' garantiscono la biodiversita' e la salute del mare.

In queste acque vivono (per ora) la stenella striata, la balenottera comune, il capodoglio, e lo zifio.

Passano per di qui il tonno rosso, l’alalunga e il pesce spada. Numerosi il gambero viola, il gambero rosso, lo scampo, il totano e la sepietta.

Ci sono pure le tartarughe Caretta caretta, anche questa in teoria super protetta, e le specie Chelonia mydas (tartaruga verde) e Dermochelys coriacea (tartaruga liuto).

Le tecniche sono le stesse di sempre, spari violenti ad aria compressa ogni 10-15 secondi ad alta intensita' per avere immagini del sottosuolo grazie ai segnali riflessi dalle strutture geologiche presenti sottoterra.

Il fatto che questo airgun sia per ottenere rilievi in tre dimensioni signfica che i lavori saranno molto piu' intensi rispetto alla presa in due dimensioni perche', ovviamente, ci vogliono piu' dati per visualizzare in tre dimensioni.

E infatti parlano di lavori fra i 15 e i 25 giorni, ventiquattro ore su ventiquattro, anche se dopo scrivono che faranno sedici giorni di spari diretti con 33 airgun attivi.

Ce ne hanno pure 3 di riserva, che non si sa mai, eh?

Tra una linea e l'altra dell'area che spazzoleranno ci saranno 500 metri.

Facciamo allora sedici giorni, facciamo ogni 15 secondi, facciamo 33 airgun attivi.

Cosa significa?

Significano la bellezza di circa 3 milioni di spari.

Tre milioni di spari nel mare.

Purtroppo nessuno potra' avvisare le strenelle, i balenotteri, i capodogli e gli zifi che vivono nel mare di Puglia che stanno per arrivare tre milioni di spari, ventiquattro ore su ventiquattro, da 33 sorgenti di airgun che li avvolgeranno da ogni dove.

E allora leggiamo la valutazione d'impatto ambientale.

Come sempre un sacco di panzane!

La prima e' che l'opzione zero non si puo' fare, perche' non sarebbe coerente con "l'attuale politica energetica italiana".

Io non so quale sia davvero la politica energetica italiana, visto che qui tutti parlano di tutto, ma alla fine non esiste una vera strada. Tutti fanno un po' quello che vogliono, a casaccio, senza mai pensare alle conseguenze. Si parla, parla, parla, ma alla fine tutto e' fatto senza criterio.

Abbiamo qualche obiettivo?

O nel 2018 stiamo ancora cercando petrolio lungo le coste pugliesi?

Quanti accordi abbiamo firmato da Kyoto in giu'?

Quante volte i poltici italiani si sono riempiti la bocca di promesse di energia green?

Di economia sostenibile? Di difesa dell'ambiente?

Me lo ricordo ancora Renzi che facevi proclami in California.

Quanto abbiamo preso in giro Trump perche' si e' ritirato dagli accordi di Parigi?

Quanto inchiostro e' stato speso per dire che l'Italia lottera' contro i cambiamenti climatici?

Quante ne abbiamo dette alla Croazia che voleva trivellare dal suo lato?

E noi siamo qui a fare air-gun, l'anticamera delle trivelle, a pochi chilometri dalle coste di Puglia?

Se glielo lasciamo fare sara' tutto una presa in giro.

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Andiamo a leggere ancora.

Dicono l'area e' caratterizzata da colonie di coralli bianchi, alcuni noti, altre invece della cui esistenza non si e' certi al 100%. Ovviamente la presenza di coralli significa anche la presenza di vita marina. Nella concessione ci sono anche zone di ripopolamento ittico, che loro chiamano "nursery" e zone di "spawning" per non far spaventare nessuno.

In inglese suona tutto un po' piu' asettico, vero?

Perche' non parlare in italiano e dire che vogliono sparare nelle zone dove i pesci vanno a riprodursi e a depositare le uova? Mia risposta: perche' pensano che la gente sia stupida.

Ma che vuoi che importi. Neanche sappiamo cosa c'e' nei nostri mari, ma gli spariamo lo stesso.

Dicono che "al bordo" della loro concessione

sono presenti delle colonie di coralli bianchi. Si tratta di specie ritenute di grande importanza per la biodiversità che sono in grado di promuovere lo sviluppo di una ricca fauna bentonica.

Notare che loro stessi, i petrolieri, dicono che evitano le zone con piu' coralli e piu' fauna ittica per preauzione. Quindi lo sanno anche loro che certo non e' carino andare a sparare ai coralli e ai pesci che li vivono.

Ma e... le altre zone? Se ci spostiamo un pochino dai coralli noti, va bene invece?

E le balenottere? I zifi? I capidogli? E i tonni? E le tartarughe?

Per i cetacei dicono che secondo i loro studi, potrebbero esserci disturbi fino a 5,800 metri dal punto di emissione, se usano gli airgun piu' potenti che hanno.

Bonta' loro pero' in alcuni punti useranno airgun meno potente, che si potra' sentire "solo" a 1,700 metri di distanza.

Ovviamente questi sono tutti numeri di petrolieri, per cui, occorre verificarli, e potrebbero esser molti di piu'.

Ad ogni modo, considerato che faranno airgun in un area di 300kmq, tutta l'area (e anche un po' di piu') diventera' una specie di sassaiola contro i cetacei, che non sapranno dove andare, confusi dagli spari che arriveranno senza sosta. Che vergogna.

Leggiamo ancora.

Viene fuori che questa istanza della Edison e della Petroceltic si trova all’interno dell’area D15, definito “spazio aereo pericoloso dalla superficie sino a 5500 piedi (circa 1650 m) per intensa attività aerea militare, attiva con preavviso a mezzo NOTAM”.

Ci sono qui pure "ordigni inesplosi".

Ehh? Cioe' ci sara' attivita' militare dall'alto, ci sono ordigni inesplosi, e facciamo airgun ai pesci.

Altro che far west! Qui e' tutta una sparatoria.

Come in tutti i progetti di Valutazione di Impatto Ambientale si tende sempre a minimizzare, e a dare al colpa ad altri, a dire che e' tutto nell'interesse nazionale, che gli effetti negativi sono tutti trascurabile e nulli e che e' tutto "tuttapposto", sempre.

Infatti quelli della Edison-Petroceltic dicono che le piu' importanti minacce per i pesci sono la pesca, l’inquinamento e lo sviluppo antropico costiero. Non possono dire pero' che l'airgun faccia bene e quindi aggiungono che l’esplorazione sismica, puo' "comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica".

La parola trascurabile appare ... ben 22 volte nel loro documento!

Un altra cosa che veramente fa male al cuore e' leggere che, per qualche miracolo divino, la zona in questione e' esclusa dalle "autostrade del mare", cioe' passano qui un enorme numero di navi merci e da crociera, pescherecci e altre imbarcazioni. Ma per puro caso, il rettangolo scelto dalla Edison-Petroceltic e' fuori da tali tratte.

Forse e' per questo che i pesci vanno qui a depositare le uova? A riprodursi? Perche' e' l'unica zona di pace che gli resta?

Non lo so, fatto sta che adesso andranno a bombardare anche questo posto qui.

La cosa vergognosa e' che hanno collaborato con l’Istituto "Tethys onlus" di Milano per gli studi sui mammiferi marini.

Vergognoso per la Petroceltic e per la Edison, ma vergognoso anche per la Tethys onlus di Milano che ha deciso di lavorare con ditte che certo non faranno il bene dei mammiferi, ma porteranno loro altra possibile morte e distruzione.

E' come dire che un medico oncologo collabora con la Marlboro!

Eccoci qui alla fine.

Che dire.

Adesso siamo tutti indignati, e arrabbiati e schifati. Ma e' molto probabile che metteremo dei likes e che domani ce ne dimenticheremo. E invece no, occorre mettere pressione ai politici, rompere le scatole, e voler fermarli ogni santo giorno.

A tutti piace gingillarsi con le copertine e le immagini di CNN o del New York Times che osannano i mari di Puglia. Ma tutto questo non e' gratis. Tutto questo, tutta questa bellezza, richiede lavoro, impegno, vigilanza, volonta' di salvare e magari migliorare cio' che abbiamo.

Nulla e' per scontato, mai. Specie quando in giro ci sono rapaci come appunto la Edison o la Petroceltic che dalla lontana Francia, dalla lontana Irlanda, pensano di poter venire qui e fare quello che vogliono.

Mi ci e' voluto un sacco di tempo per mettere assieme tutte queste informazioni. Spero che si crei una maggior coscienza civile, non solo per lo scandalo, ma per il combatterli e svergognarli ogni giorno.

Tornatevene in Francia, tornatevene in Irlanda e lasciate l'Italia in santa pace.

Friday, December 29, 2017

La Cina apre il suo primo tratto sperimentale di autostrada elettrica








Siamo a Jinan, 265 miglia a sud di Pechino nella provincia di Shandong.

Hanno qui appena aperto il primo tratto di autostrada elettrica. Un solo chilometro.

L'idea e' che questa autostrada elettrica serva da test per valutare nuove tecnologie green, con lo scopo di ridurre la quantita' di territorio necessario per impianti solari nel paese, e per ridurre il consumo di suolo.

La strada e' dunque fatta di pannelli trasparenti e reistenti che consentono alla luce di attraversarli.
In totale e' l'equivalente di mezzo ettaro di terreno coperti a pannelli. Il tratto e' breve perche' e' appunto un progetto sperimentale dove si proveranno e si testeranno idee in piccola scala per capire se si possano poi realizzare piu' in grande.

Il gruppo che ha sviluppato il progetto si chiama Qilu Transportation Development Group, e dice che la sua strada puo' generare fino a un milione di kilowatt-ora l'equivalente di circa 800 case.

Per ora pero' il progetto servira' a elettrificare l'illuminazione della strada, eventuali mezzi anineve, telecamere e caselli autostradali. Tutto cio' che verra' generato in eccesso andra' ad alimentare la rete elettrica della citta'.  Ci si aspetta che un giorno l'elettricita' possa anche essere usata per alimentare i veicoli sulla strada.

I cinesi hanno pubblicizzato l'opera come la prima autostrada elettrica del mondo, dopo la prima strada elettrica del mondo in Francia e la prima pista ciclabili elettrica del mondo in Olanda.

Il manto autostradale ha tre strati: in basso cemento, in mezzo i pannelli solari e sopra un tratto isolante di altro cemento trasparente. La strada ha due corsie e gli ingegneri dicono che potra' sopportare 10 volte la pressione degli asfalti normali. Non si sa il costo esatto, perche' il governo cinese non ha rilasciato queste stime, ma si parla circa $450 a metro quadrato.

Funzionera'? Non funzionera'? I cinesi saranno in grado di tenerla in funzione? E' un prodotto resistente o solo una brutta copia fatta per imitare progetti simili in Olanda o in Francia? Sara' generata davvero energia per 800 case?

Non si sa, e ci sono dubbi visto che entrambi i progetti di Olanda e Francia non hanno generato l'energia che ci si aspettava.

Malgrado tutto cio' pero' ci sono speranze: un chilometro e' poca cosa e non sappiamo bene come il tutto evolvera', e se questo progetto sperimentale avra' successo o fallira'.  Pero' l'hanno fatto, ci hanno provato, hanno investito, e anche se solo fatto per "far vedere" o per fare "bella figura" e' lo stesso simbolo e indice di quale direzione la Cina voglia per se stessa per il futuro.

Prima che si dica "ma che vuoi che sia un chilometro" occorre pensare e chiedersi: perche' l'Italia non lo fa?

La Cina ha la maggiore generazione di energia solare del mondo: alla fine del 2016 erano a 78.1GW.

L'Italia e' quinta con 19.3GW.  Non male, ma possiamo fare molto molto meglio.

A volerlo. A volerlo davvero.



Thursday, December 21, 2017

Francia: firmata la legge che vieta le trivelle dal 2040








** Update 25 Gennaio 2018 **

Oggi, al World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, Svizzera il presidente francese 
Emmanuel Macron ribadisce che vuole che la Francia sia un modello nella lotta ai cambiamenti climatici e vuole avere piu' obiettivi concreti entro il 2020.

Cosi' annuncia pure che entro il 2021 il paese avra' chiuso tutte le sue centrali a carbone. E' una buona notizia certo, ma anche questa e' piu' che altro simbolica, visto che la Francia deriva solo l'1% della sua elettricita' dal carbone.

L'elefante nella stanza e' invece il nucleare che fa la parte del leone nello scenario energetico nazionale di Francia. 


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Il giorno 19 Dicembre 2017, la Francia ha approvato e finalizzato la legge che vietera' le estrazioni di petrolio sul suo suolo dal 2040.

Saranno vietate nuove licenze, e rinnovi di licenze, come spiegato dal ministro dell'ambiente Nicolas Hunt.

La legge pero', per tutto il suo parlare, e' simbolica: la Francia produce solo l'1% del suo fabbisongo nazionale di idrocarburi. La legge non sara' certo una rivoluzione epocale nei fatti. Potrebbe pero' esserlo a mo' di esempio.

Pero' non e' tutto oro quello che luccica, visto che anche se si tratta solo dell'1%, ci sono anche qui, varie "eccezioni".

Il Coal Bed Methane sara' ancora sfruttato - questi sono giacimenti metaniferi in strati carboniferi. Un po come volevano (vogliono?) fare ancora in Sulcis.

Verra; ancora sfruttato il gas della regione di Lacq, una sorta di capitale francese del gas, che fra l'altro e' qui particolarmente carico di idrogeno solforato e altre impurita'.

Alcuni permessi, in realta', potranno essere estesi nel tempo, per motivi economici, se riescono a dimostrare che non sono riusciti a recuperare i soldi del loro investimento iniziale. Perche' appunto, non devono perdere soldi!

Se si hanno gia' permessi, e' possibile continuare ad esercitare il diritto alle trivelle anche dopo il 2040.

Nessuna discussione sulle importazioni da altri stati. E attivita' di trivelle... all'estero?

Beh, la Total certo non molla. Hanno appena apprvato il loroLibra project, nel Santos Basin del Brasile per trivellare offshore, con tanto di FPSO con capacita' produttiva di 150,000 barili al giorno.

In Italia non si parla di trivelle pre o post 2040. Anzi, qui la Total prevede di operare il 50% di Tempa Rossa, ed e' comproprietaria dei permessi Teana (80%, operatore), Aliano (60%, operatore), Fosso Valdienna (83.4%, operatore), Tempa Moliano (83.4%, operatore) e Serra San Bernardo (13.77%).

Operatore significa che e' lei che pompa.


Wednesday, October 4, 2017

La Scozia vieta il fracking












Altre nazioni o regioni che hanno vietato il fracking:

Francia
Bulgaria
Germania
Scozia
Vermont (USA)
Maryland (USA)
New York State (USA)
Victoria (Australia)
Cantabria (Spagna)

Il governo di Scozia ha annunciato che la pratica del fracking sara' totalmente vietata a causa della contrarieta' della stragrande maggioranza della popolazione.

In Scozia era gia' dal 2015 che esisteva una moratoria temporanea. Adesso la pratica sara' vietata in maniera definitiva.

Ad annunciare l'iniziativa e' stato il ministro per l'ambiente di Scozia, Paul Wheelhouse che ha detto chiaramente che "the Scottish government will not support the development of unconventional oil and gas in Scotland."

Di fracking abbiamo parlato tante volte qui, e' essernzialmente una tecnica con cui si iniettano ad alte pressioni liquidi e sostanze chimiche per "fratturare la roccia" e lasciare che sprigioni il gas presente in piccole vacuita' che altrimenti non si saprebbe come recuperare. La parola fracking viene da hydraulic fracturing, appunto, fratturazione idraulica, perche' la si fa con composti fluidi "idraulici".
La roccia dove il fracking si applica, con tutte queste vacuita' si chiama shale, in italiano scisti.

Tutto bene? No, perche' nel fare tutto questo, spesso si frattura la roccia e si inquinano le falde idriche e si possono innescare terremoti.

E' per questo che tutte le persone di buon senso sono opposte al fracking.

E perche' dicono che vieteranno il fracking a causa dell'enorme opposizione della gente in Scozia?

Beh, perche' sono anni che protestano e che sensibilizzano. Hanno fatto un sondaggio a Maggio 2017 in cui circa il 99% dei rispondenti ha detto di essere contrario al fracking, specie in aree densamente abitate dove il fracking potrebbe esssere implementato.

E poi ovviamente ci sono le preoccupazioni piu' grandi: ogni grammo in piu di idrocarburi che continuiamo a consumare, fracking o non fracking, e' un altro passetto in avanti verso sempre maggiori effetti collegati ai cambiamenti climatici.

Le proposte per trivellare arrivano nel 2014 quando il British Geological Survey stima ben la presenza di ben 2.2 trillioni di metri cubi di gas in tutta la Scozia.  Fra i primi "volontari" del fracking in Scozia, la ditta Ineos e i suoi investitori cinesi di Petrochina. Ma datasi l'opposizione della gente, nel 2015 viene annunciata una moratoria temporanea.  Nel 2016 vietano anche la "gassificazione sotterranea del carbone", altra tecnica simile al fracking, solo che coinvolge appunto gli strati carboniferi da cui estrarre gas.

E oggi finalmente il divieto del fracking.

Tutt'altra storia in UK invece dove, malgrado le proteste, la ditta Cuadrilla sta facendo fracking esplorativo in  Lancashire, nonostante anni di proteste.

E in Italia?

In Italia c'e' questa specie di leggenda urbana secondo cui non e' necessario vietare il fracking perche' tale tecnica non si puo' attuare. In parte e' vero, ma e' anche vero che laddove anche solo pareva che si potesse fare ci hanno pensato e ci hanno pure fatto esperimenti.

Come faccio a saperlo?

Perche' credo di essere stata  la prima persona a scovare i progetti per fare fracking in Italia fra cui la Independent Respurces, quella dello stoccaggio gas in Emilia Romagna. Volevano fare fracking in Toscana. Altri ancora volevano applicare tecniche del tutto simili in Sardegna. Per Ombrina era prevista anche qui la stimolazione con metodi da fracking e di acidificazione. In Puglia ci sono stati gia' esperimenti. La Basilicata ha i suoi specialisti del fracking.

E quindi, quantomeno ci hanno pensato. E allora, per evitare ogni discussione, non sarebbe utile vietarlo anche in Italia?

Anzi, se fossi io a decidere, la prima cosa che farei e' di vietare non solo il fracking ma ogni forma di estrazione di idrocarburi nel suolo e nel mare d'Italia.

Fantascienza? Certo che no.

E' solo il coraggio di guardare al futuro.






Thursday, September 28, 2017

La Total di Francia non trivellera' la foce del Rio d'Amazzonia. Una gigante barriera corallina e' salva. Per ora.







In giallo la barriera corallina - quasi 1000 chilometri 




Gia' solo che ci abbiano pensato e' pura follia.

La Total di Francia aveva presentato una proposta di "studio" per trivellare il bacino attorno alla foce del Rio delle Amazzoni.  Vogliono trivellare sette pozzi esplorativi. Il governo gli ha detto no e ha bocciato la richiesta. 

Per ora almeno.

Infatti, il no e' collegato alla richiesta di altro materiale da parte dei petrolieri di Francia. 

Facciamo un passo indietro. 

Sono vari anni ormai, dal 2013 per la precisione, che la Total cerca di trivellare, esplorare, fare ispezioni sismiche, mettere a soqquadro l'area. Siamo in una concessione offshore, nel bacino dell'Amazzonia, in mari per lo piu' poco esplorati e sconosciuti.

Secondo i conti della Total ci sono qui circa 14 milardi di barili di petrolio che aspettano di venire alla luce. Di piu' che in tutto il golfo del Messico americano!

E cosi, la Total e altri suoi compari, fra cui la BP britannica e la ditta di stato Petrobras, soci al 30%, hanno deciso di trivellare.

La (loro) malasorte ha voluto che ci fosse un lupus in fabula.

Anzi, una barriera corallina in fabula.

E infatti ... viene fuori che in questo lontano angolo del pianeta giace un'enorme barriera corallina. E' lunga mille chilometri, ed e' a solo 28 chilometri dal blocco trivellante, e a 120 chilometri dal riva.

La barriera e' stata scoperta da poco, nell'Aprile del 2016, segno di quanto poco veramente sappiamo del nostro pianeta, di quanto remoti siano questi mari, e di quanto difficile sia capire l'impatto delle trivelle. E' cosi ricca di vita e di biodiversita' che la barriera e' stata soprannominata "foresta amazzonica sottacqua".

Di piu': ci si aspetta di trovare qui nuove specie viventi, data la sua complessita' e il fatto che e' cosi straordinariamente grande.  Sopratutto, di solito le barriere coralline vivono in zone di acque limpide e tranquille, mentre qui siamo alla foce di un fiume, dove l'acqua e' piu' torbida e movimentata. Quindi gli esperti di vita marina credono di poter fare nuove scoperte vista l'unicita' di questo nuovo ecosistema.

A prendere le decisioni sul tema trivelle e' l'ente nazionale del Brasile detto IBAMA che ha mandato il documento di rigetto alla Total e al suo consorzio poche settimane fa. Il presidente dell'IBAMA e' una donna e si chiama Suely Araujo.

L'ente IBAMA dice che nonostante le ripetute richieste di fornire documentazione piu' accurata, i petrolieri non hanno mandato testi soddisfacenti sugli impatti dei loro lavori in mare e in terraferma. Ci sono state tre richeste, zero risposte.

In particolare, la modellistica sottomessa ad IBAMA non e' considerata adeguata, specie per quanto rigarda i casi di possibile rilascio accidentale di petrolio in mare. Dicono che Total e BP non spiegano bene cosa succedera' al petrolio se dovessero esserci incidenti e rilasci e quale sara' l'impatto su paesi vicini, come la Guiana, Suriname, la Guyana Francese, il Venezuela e le isole dei Caraibi. Mancano anche studi sulla vita marina, tartarughe, pesci, uccelli, mammiferi del mare e appunto sulla barriera corallina appena scoperta.

Anzi, la Total ha detto che gli impatti sulla barriera corallina saranno... nulli! perche' appunto sono a 28 chilometri di distanza. Ma il petrolio non si ferma mica, e qui potrebbero esserci gravi problemi, come appunto nel golfo del Messico, considerati anche i grandi volumi coinvolti. 

IBAMA non ci crede a questa totale esclusione di ogni rischio dalla barriera corallina e quindi chiede altre prove. E cosi, la Total ha un'ultima chance prima che il progetto venga archiviato definitivamente: presentare la documentazione in tempi brevi.  

La preoccupazione qui non e' solo per barriera corallina, pesci, uccelli e per i paesi confinanti ma anche per il fiume delle Amazzoni e l'entroterra, la foresta che vive in simbiosi con il fiume, e le comunita' nello stato dell'Amapa'. Che succedera' loro se ci sono perdite?

Ma poi, perche' la Total non ha presentato documentazione appropriata? Non si sa, ma certo e' che non e' facile fare modellistica nell'Oceano Atlantico, con le forti correnti,  acque profonde, la presenza di barriera corallina, la variabilita' degli eventi climatici. E' facile sbagliare, considerate tutti questi ingredienti da considerare. E' anche facile che comunque rigirino la frittata nei loro conti e nei loro modelli in qualche modo l'ecosistema ne verra' a soffrire. Magari non sono riusciti nell'opera di "spin doctoring" e nel trovare giusto giusto i parametri adatti per avvallare il tuttapposto e quindi non sanno che pesci prendere.

Perche' il tuttapposto forse non esiste in queste condizioni!
  
D'altro canto, la comunita' locale, persone di scienza, e varie petizioni in mezzo mondo hanno gia' chiesto al governo del Brasile di dire di no a Total e BP, carte o non carte. 

Per tutta risposta la Total aveva chiesto ... piu' flessibilita' dal governo centrale nell'assegnare concessioni petrolifere. Come se fossero caramelle!!

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Un altro passo indietro ancora. La storia della concessione Foz do Amazonas coinvolge un po anche noi italiani, visto che la ditta che ha fatto qui le ispezioni sismiche e' stata la nostra amica Spectrum GEO, ditta norvegese specializzata in airgun in tutto il mondo, incluso il nostro Adriatico. Hanno preso dati 2D in Brasile e poi altre ispezioni 3D piu' a nord, nella Guyana Francese.

L'operazione si e' svolta su circa 21mila chilometri, su un area di 283mila chilometri quadrati e con profondita' che varia da 50 a 3000 metri. Ma non sono riusciti a fare un lavoro completo, proprio per le condizioni di forte profondita' marina.

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Nell'area attorno al Rio delle Amazzoni sono stati gia' trivellati 95 pozzi nel corso degli scorsi decenni. Nessuno di loro e' stato considerato commericialmente adeguato ad essere sfruttato.

Lasciamo in pace i coralli, la pesca, la vita.
Lasciamo in pace l'unico pianeta che abbiamo.

Wednesday, June 28, 2017

L'Irlanda vieta il fracking in tutta la nazione









E cosi dopo la Germania, la Francia e la Bulgaria, l'Irlanda vieta il fracking in tutta la nazione.

Il Seanad Eireann, l'equivalente del Senato di Irlanda, ha infatti approvato la legge definitiva oggi 28 Giugno 2017. La prima mozione era stata introdotta nell'altra camera, detta Dáil Eireann, e presentata dal parlamentare Tony McLoughlin.

La legge si chiama -- chiaro chiaro -- "The Petroleum and Other Minerals Development (Prohibition of Onshore Hydraulic Fracturing) Bill 2016".

La legge e' passata con l'ampio consenso di vari partiti politici: c'era infatti forte preoccupazione per le trivelle da fracking in varie parti della nazione, fra cui le localita' di Leitrim, Cavan, Fermanagh e Sligo.

In realta' alcuni parlamentari volevano essere ancora piu estremi e introdurre legislazione per non rilasciare piu' concessioni di qualsiasi genere nel paese - per petrolio, gas, nuove o vecchie che fossero.

Il ragionamento della senatrice Grace O’Sullivan era che non ha senso cercare di ridurre le emissioni di CO2 quando poi continuiamo a cercare e ad estrarre petrolio e gas.  E per risolvere questa contraddizione non c'e' altra strada" occorre lasciare il petrolio sottoterra, dove la natura l'ha messo.

L'ha fatto la Francia, lo puo' fare anche l'Irlanda secondo lei, ma non si e' riusciti a trovare il consenso e per ora ci si deve accontentare di avere fermato quantomeno la pratica del fracking nella nazione.

La senatrice Alice Mary Higgins invece ha ringraziato tutti gli attivisti che hanno portato a questo risultato e al movimento globale che si pone domande essenziali sull'uso di fonti fossili e al tentativo di divestire fondi dall'uso di oil and gas.

Quante lezioni che abbiamo in questa storia. Un obiettivo pratico raggiunto, il consenso di vari partiti politici, e sopratutto i politici che ringraziano gli attivisti per il lavoro fatto.

Ci sono altri obiettivi certo, ma e' bello vedere ogni tanto dei passi in avanti.

Voglio vedere quando succede in Italia che Renzi e Gentiloni ringraziano i comitatini e le persone di buona volonta' per volere salvare l'Italia dalla cappa dell'inquinamento, del petrolio e dello sfruttamento selvaggio della nazione.