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Saturday, January 19, 2019

Oleodotto esplode in Messico: 66 morti, 85 dispersi




Siamo a Tlahuelilpan, cento chilometri a nord di Citta' del Messico. Una esplosione di un oleodotto PEMEX ha portato alla morte di almeno 66 persone, 76 feriti e 85 dispersi, venerdi 18 Gennaio.

L'incendio ancora arde.

L'oleodotto portava petrolio dal golfo del Messico alla citta' di Tula, piu' a nord di Citta' del Messico e di Tlahuelilpan.
 
A sentire i rapporti di PEMEX, Petroleos Mexicanos, la ditta statatle di petrolio messicano, l'esplosione e' dovuta a fessure create illegalmente lungo il suo percorso da ladri di petrolio.  
Inzialmente c'e' stata la rottura dell'oleodotto, con petrolio sparato in cielo, poi si e' creata una folla festiva attorno allo scoppio per assistere alla pioggia nera che scendeva giu'. Cosi' quando l'oleodotto e' scoppiato, due ore dopo, tanti e troppi sono stati i morti, i feriti, i dispersi.  

In 21 sono morti sull'istante, altri sono invece morti successivamente.

Il Messico ha da poco un nuovo presidente, Andres Manuel Obrador in carica dal 1 Dicembre 2018, che si e' rivolto alle persone chiedendo loro di non infierire e di non cercare di prendere altro petrolio dall'oleodotto esploso.

Si parla di circa 12,581 buchi negli oleodotti del paese nei soli primi dieci mesi del 2018, creati per portare via petrolio e benzina con secchi, bottiglie di plastica e bidoni. Si tratta di una perdita economica per il Messico di circa 3 miliardi di dollari l'anno, e contro il quale Obrador ha dispiegato 3200 marines per monitorare la faccenda.

E infatti questi scoppi non sono rari: un altro ci fu una settimana fa nel vicino stato di Queretaro, presso la citta' di San Juan del Rio, ma li non ci furono vittime perche' non si formarono folle festeggianti.

Il caos pero' continua: la gente povera continua l'assalto agli oleodotti, il governo ne chiude alcuni per controlli e ripari o per monitorare lo stato dei furti, le file diventano lunghe, la gente si arrabbia, le gang dei furti del petrolio riesce a farsi voler bene, regalando il petrolio e usando le persone come senitnelle.

Insomma, tipiche scene di poverta e disperazione, con un contorno di petrolio; succede anche in Nigeria.

Ora uno dira': se la sono cercati perche' lo scoppio e' stato a causa del contrabbando di petrolio. Certo e' vero. Ma e' anche vero che occorre che le ditte di petrolio siano vigili sulla loro infrastruttura, e che questo tipo di attivita' in cui il petrolio-denaro scorre in un paese senza niente in cambio per i residenti favorisce l'illegalita', specie nei territori poveri.

La PEMEX quanto ha investito negli anni per la sicurezza? Per la manutenzione? Per i territori? Per l'istruzione alle persone che, come minimo, giocare con gli oleodotti e' pericoloso? 

Quante fessure ci sono causate dall'uso e dal logorio?

E' questa un'altra manifestazione del paradigma: profitti per pochi, briciole e morte per gli altri.
Meglio il sole, che non si puo' bucare. 




Sunday, December 18, 2011

Tragedia petrolifera in Russia


Non e' la prima, non sara' l'ultima volta che le operazioni petrolifere portano a tragedie piu' o meno dolorose.

Nel mare ghiacchiato di Okhotsk della Russia Orientale, una piattaforma esplorativa spinta dai forti venti e dalle tempeste si e' capovolta. C'erano 67 persone sopra: per ora sono 4 i morti accertati, mentre altre 49 sono ancora disperse. Circa 14 invece sono state portate via vive.

Chi si e' salvato ha riportato problemi di ipotermia a causa della temperatura del mare, un grado centigrado. Si calcola che bastano 30 minuti in quelle acque cosi fredde per morire assiderato.

Le onde arrivavano fino a sei metri.

La piattaforma capovolta si chiamava Kolskaya, e si trovava a circa 200 chilometri dall'isola Sakhalin, a nord del Giappone e operava a circa 1000 metri di profondita'. Il campo petrolifero e' di proprieta' della Gazprom, la ditta nazionale russa, mentre la piattaforma esplorativa era operata dalla AMNGR, che fa capo alla ditta russa statale Zarubezhneft.

Si e' afflosciata ed e' affondata in 20 minuti.

La piattaforma usata era temporanea, di tipo jack-up, con le gambe allungabili in mare, come quelle usate anche in Italia, ad esempio per Ombrina Mare.

L'area dell'isola di Sakhalin e' nota per le sue abbondanti riserve petrolifere ma anche per la sua pericolosita': l'inverno dura per 230 giorni in media, il mare e' spesso ghiacchiato, le condizioni difficili.

Il petrolio viene estratto non solo dalla russa Gazprom ma anche dalla Exxon-Mobil e dalla Shell. Oltre al petrolio, il campo di Sakhalin produce 10 milioni di tonnellate di gas che finiscono in Asia, spesso in Giappone.

La autorita' dicono che non ci sono rischi di disastri ambientali - ma dicono sempre cosi. Non sarei sorpresa di invece leggere fra qualche giorno di macchie o di altri tipi di problemi di inquinamento.

Dicono anche che la colpa e' di chi stava montando la piattaforma, perche' probabilmente non sono state rispettate le misure di sicurezza, e che occorreva tenere in considerazione le condizioni climatiche prima di eseguire operazioni pericolose.

Il lavoro di recupero dei corpi e' difficile perche' anche mandare navi addette a questo triste compito puo' essere pericoloso a causa delle ondate, e dei ghiacci. Ci sono elicotteri e anche navi-trita ghiaccio.

La Russia in questi ultimi anni cerca di trivellare in condizioni sempre piu' pericolose, perche' i giacimenti piu' "facili" stanno per estinguersi.

Occorre solo chiedersi se ne vale la pena, e se invece non sia il tempo di fermarsi e di cercare l'energia altrove, invece che mandare 50 persone a morire su una piattaforma sperduta.

Fonti: Reuters