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Wednesday, March 28, 2012

Elgin Franklin, Mare del Nord: perdite, idrogeno solforato, incendi e bugie bianche.

Update: 22 Dicembre 2015



 “Industry must learn from this, it is an important reminder of the ever-present hazards with oil and gas production and the need for them to be rigorously managed. This could have easily led to loss of life.”



La Total e' stata oggi multata di 1.125 milioni di sterline, circa un milione e mezzo di euro per questo incidente del 2012.

E' la piu grande multa mai data dal cosiddetto Health and Safety Executive (HSE), l'ente britannico che si occupa di sicurezza, anche petrolifera. La Total si e' dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare.

Era Marzo 2012 e a causa di perdite di gas dalla piattaforma Elgin, 238 persone furono evacuate. Le perdite durarono per 51 giorni, con la perdita di 6,000 tonnellate di gas.  La piattaforma fu chiusa per un anno intero per metterla in sicurezza.
Gli esperti concordano che le cose avrebbero potuto essere molto peggiore se non per i venti forti che mandarono il gas dalla parte opposta rispetto all'incendio che si divampo' sulla Elgin. Secondo l'HSE le perdite avrebbero potuto essere disastrose e che la Total ha molte colpe di gestione e di manutenzione.

Sembrano tanti soldi, ma e' sempre tutto relativo. La Total fattura 1 milione di sterline ogni ora. Quindi per loro questa multa e' bazzeccole.
 
La statistica piu' triste invece e' che dal 2000 al 2012 ci sono state circa 4,123 perdite di petrolio e/o di gas nei mari del Nord. E a fronte di oltre 4mila incidenti, ci sono state solo sette multe.  Una su 600.
 
Fra le multe alla Shell, una nel 2006, anche questa per un milione di sterline per la morte nel 2003 di due lavoratori che morirono per esalazioni tossiche durante l'installazione della piattaforma Brent Bravo. 
 
Siccome la Shell collaboro' con le autorita', le diedero lo sconto del 10%.
 
Come sempre, la soluzione e' non farceli venire dall'inizio. 





Ecco le foto dell'incidente, come riportate da Sky Truth, la non profit americana che si occupa di monitorare il cielo degli scandali petroliferi.

In questo momento lo scenario piu' ottimistico e': "speriamo che la piattaforma collassi su se stessa" in modo che si possa fermare il flusso di gas contenente idrogeno solforato, ad alta pressione, ad alta temperatura, estremamente infiammabile e tossico.

Se la piattaforma non collassa su se stessa occorrerranno mesi - chi dice due, chi dice sei - per trivellare un pozzo secondario, il relief well, per diminuire la pressione.

Intanto, The Guardian riporta che c'e' gia' un incendio che va avanti da 4 giorni
, e che i tecnici sono molto preoccupati delle fiamme: se toccassero il gas che fuoriesce ci sarebbe un forte rischio di esplosione.

Ma.. come, non se ne era parlato di incendio in questi giorni!

E infatti ecco il barbatrucco degli onestissimi petrolieri della Total - hanno deciso di non dirlo a nessuno perche' "non era una loro preoccupazione imminente"

Dice infatti David Hainsworth della Total UK

"we have been trying to feed information that is pertinent as the situation was unfolding, the fact that the flare was burning was not one of the most pertinent parts of information. The flare is not our immediate concern."

"abbiamo cercato di divulgare informazioni pertinenti alla situazione che ci si presentava e il fatto che il fuoco bruciasse non era una delle informazioni piu' pertimenti. La fiammata non e' una delle nostre preoccupazioni piu' imediate"

Paese che vai, petroliere disonesto che trovi.

E infatti, the Guardian riporta che loro sono venuti a sapere di questo incendio solo dopo la domanda diretta del giornalista!

Aggiunge Hainsworth

"It was not our number one top priority whether the flare was alight. We've been trying to get useful information to the media to tell the public."

"Non era la nostra priorita' numero uno se il fuoco fosse acceso o no. Stiamo cercando di ottenere informazioni utili da dire alle persone."

Dice che anche se l'incendio continua, il rischio di scoppio e' basso perche' i venti sono favorevoli.

Della serie, facciamo la danza della pioggia per metterci al sicuro dai rischi delle trivelle!

Intanto, vento o non vento, finora dalla piattaforma ci sono perdite pari a 2 chilogrammi al secondo di gas - si, due chili al secondo - fra cui idrogeno solforato.

Questo avra' conseguenze negative sulla vita marina e sulla pesca, perche' il flusso arriva dal fondo, si mescolera' in parte all'acqua e rendera' tossico tutto il mare.

Qui gli sviluppi minuto per minuto.

Lo vogliamo anche noi in Italia il nostro pozzo di petrolio!

Friday, February 24, 2012

Giorgio Mazzenga: 500 bugie


NON E' VERO CHE L'IMPIANTO FOREST OIL PORTERA' ALL'AUMENTO DEL 50% DELLE RISERVE ITALIANE.

MA CHE E' MANDRAKE LUI?

QUEL GAS BASTERA' PER UNA SETTIMANA SE TUTTO VA BENE.
PAROLA DI FOREST OIL AI SUOI INVESTITORI


Agli Abruzzesi: rifiutatevi di lavorare per la Forest Oil,
boicottateli, cacciateli via.
Distruggeranno ogni cosa che toccheranno,
proprio come i petrolieri di Basilicata.

Vorrei proprio sapere chi ha dato l'arroganza a quest'uomo, Giorgio Mazzenga, di venire in Abruzzo a fare il comodo suo.

Oggi Prima da noi e il Centro riportano che Giorgio Mazzenga, capo della Forest Oil Corporation - Italia, ha deciso di andare avanti con i suoi progetti di morte senza aspettare la fine del lento processo autorizzativo.

Un altro articolo di Abruzzo web e' qui.

Ma chi crede di essere questo?

Da come la rigirano loro la frittata, pare che siano, come Assomineraria, dei santi.

La balla piu' grande di tutte e' che questo giacimento portera' :

all'aumento delle riserve italiane di gas del 50%.

Cosa? Li trivellano 5 pozzi. Allora facciamone fare altri 5, 10 e voila' abbiamo risolto tutti i problemi d'Italia. Ma dove si e' mai visto che 5 pozzi di gas possano coprire meta' delle riserve italiane? E' impossibile, ed e' solo una grande bugia, come tutte le altre follie di quell'articolo.

Secondo me il gas gli e' andato alla testa, al signor Mazzenga, che poi continua:

"La nostra intenzione e' di far lavorare il piu' possibile le imprese locali".

Ah si? E allora apri un centro di installazione di pannelli solari per tutte le case d'Abruzzo. Metti su una cooperativa turistica, apri un centro di sviluppo di energia sostenibile, apri un impresa vitivinicola.

Ma lo sanno tutti che la sua e' tutta propaganda. Mazzenga non vuole dare lavoro a nessuno, quello vuole solo farci i soldi, lui, i suoi azionisti, i politici corrotti, e gli investitori americani.

E quanto lavoro? Il titolo spara: 500 persone.

Ma poi a leggere invece si capisce che sono sole quindici persone ai macchinari e cinque come segretarie. E gli altri 480?

Quelli sono per costruire e "per il ripristino dei luoghi". Quindi significa che circa 240 a costruirlo e 240 per il ripristino?

Chissa'. Ad ogni modo sono lavori temporanei, di muratura o di bonifica - e se mai il ripristino ci sara', sara' fra 30 anni! Quindi e' scoretto chiamarlo lavoro quello!

Ma anche se fosse, si sa in Italia quanto ripristino c'e' - niente di niente.

Mai sentito parlare di ripristini in Basilicata? Io no.

Infatti mi viene in mente quando ebbi il dibattito a Muro Leccese con un geologo ENI: qualcuno gli chiese che tipo di ripristini facevano e lui come unico esempio riporto' quello della Piattaforma Paguro.

Cosa?

.. Ma la piattaforma Paguro era scoppiata, incendiata e crollata, non e' mai stata ripristinata da nessuno! Erano tutte balle perche' non ne aveva in mente altri di ripristini: che io sappia, non esistono!

Ancora con altre balle: la "subsidenza". Dice che saranono "soli sette centimetri".
Di grazia sulla base di che cosa? Nella valutazione di impatto ambientale non c'era scritto niente di tutto cio'.

Ma poi, come fa lui a dire se saranno 7 o 17 o 27? Non sono calcoli a cui affidarsi con assoluta certezza. E poi i petrolieri sono di parte, e di solito se dicono sette, saranno sicuramente molti di piu'. Ma anche sette sono troppi, in un territorio cosi' delicato.

Di nuovo la fantasia galoppante di Mazzenga all'opera: useranno
"una biotecnologia" che si fonda sull'uso di batteri che restituiscono acqua e zolfo, nel pieno rispetto dell'ambiente.

Ma cosa dice questo? E allora a che gli servono nel suo progetto tutte quelle torri emissive? Cosa tirano fuori li? Acqua? Profumi? Elisir di lunga vita?

E di grazia, dove lo mettiamo lo zolfo prodotto? E perche' hanno gia' costruito vasche per i materiali tossici di scarto? E questi batteri dove li ha sognati?

Ma alla fine di tutto, caro signor Mazzenga, quello che resta e' che la gente di Bomba non ce la vuole qui ne la sua raffineria, ne i suoi paventati quattrini. Se li tenga a Milano e ci lasci in pace.

Giorgio Mazzenga. Non ho parole per descrivere il mio disgusto. Lei e' veramente scorretto e dovrebbe soltanto vergognarsi di mettere il profitto sopra ogni cosa: amore per la terra, per la natura, rispetto per la gente.

Lo stesso dicasi per i nostri cari politici, a partire da Gianni Chiodi - immobile, impassibile, incurante dell'Abruzzo, che sia la ricostruzione dell'Aquila, che siano le trivelle.

Un governatore inutile, incapace di prendere qualsiasi decisione, e con lui Antonio Sorgi, il capo di quella specie di inciuciaio locale che e' la Commissione VIA dell'Abruzzo.

Che dire di Domenico Scoccia e di Eugenio Caporrella, pagati dalla Forest Oil per andare in gita a "istruirsi" sulle raffinerie della Forest Oil.

Che schifo. Che schifo. Che schifo.

Sunday, December 18, 2011

Tragedia petrolifera in Russia


Non e' la prima, non sara' l'ultima volta che le operazioni petrolifere portano a tragedie piu' o meno dolorose.

Nel mare ghiacchiato di Okhotsk della Russia Orientale, una piattaforma esplorativa spinta dai forti venti e dalle tempeste si e' capovolta. C'erano 67 persone sopra: per ora sono 4 i morti accertati, mentre altre 49 sono ancora disperse. Circa 14 invece sono state portate via vive.

Chi si e' salvato ha riportato problemi di ipotermia a causa della temperatura del mare, un grado centigrado. Si calcola che bastano 30 minuti in quelle acque cosi fredde per morire assiderato.

Le onde arrivavano fino a sei metri.

La piattaforma capovolta si chiamava Kolskaya, e si trovava a circa 200 chilometri dall'isola Sakhalin, a nord del Giappone e operava a circa 1000 metri di profondita'. Il campo petrolifero e' di proprieta' della Gazprom, la ditta nazionale russa, mentre la piattaforma esplorativa era operata dalla AMNGR, che fa capo alla ditta russa statale Zarubezhneft.

Si e' afflosciata ed e' affondata in 20 minuti.

La piattaforma usata era temporanea, di tipo jack-up, con le gambe allungabili in mare, come quelle usate anche in Italia, ad esempio per Ombrina Mare.

L'area dell'isola di Sakhalin e' nota per le sue abbondanti riserve petrolifere ma anche per la sua pericolosita': l'inverno dura per 230 giorni in media, il mare e' spesso ghiacchiato, le condizioni difficili.

Il petrolio viene estratto non solo dalla russa Gazprom ma anche dalla Exxon-Mobil e dalla Shell. Oltre al petrolio, il campo di Sakhalin produce 10 milioni di tonnellate di gas che finiscono in Asia, spesso in Giappone.

La autorita' dicono che non ci sono rischi di disastri ambientali - ma dicono sempre cosi. Non sarei sorpresa di invece leggere fra qualche giorno di macchie o di altri tipi di problemi di inquinamento.

Dicono anche che la colpa e' di chi stava montando la piattaforma, perche' probabilmente non sono state rispettate le misure di sicurezza, e che occorreva tenere in considerazione le condizioni climatiche prima di eseguire operazioni pericolose.

Il lavoro di recupero dei corpi e' difficile perche' anche mandare navi addette a questo triste compito puo' essere pericoloso a causa delle ondate, e dei ghiacci. Ci sono elicotteri e anche navi-trita ghiaccio.

La Russia in questi ultimi anni cerca di trivellare in condizioni sempre piu' pericolose, perche' i giacimenti piu' "facili" stanno per estinguersi.

Occorre solo chiedersi se ne vale la pena, e se invece non sia il tempo di fermarsi e di cercare l'energia altrove, invece che mandare 50 persone a morire su una piattaforma sperduta.

Fonti: Reuters

Friday, February 25, 2011

Fracking - ora anche per petrolio


In questi giorni altri articoli negli USA sul fracking che e' ora possibile usare anche per estrarre petrolio. Lo vogliono sperimentare in North Dakota, Colorado, Texas, e si anche nella mia amata California, pare a Monterey.

Come per il gas, si trivella in profondita', si iniettano robaccie chimiche e acqua, si creano microterremoti per fratturare la roccia, e voila', il petrolio - ed altra monnezza, fra cui l'uranio radioattivo - viene su.

Prima di adesso si pensava che siccome il petrolio e' fatto di molecole piu' grandi del gas, e piu' appicicose, fosse difficile farlo venire su fraccando la roccia.

Ora hanno semplicemente inventato una tecnica che aumenta le fratture nel sottosuolo usando sostanze chimiche piu' aggressive e piu' violente di prima.

In poche parole, stiamo violentando madre natura ancora piu' potentemente per aumentare la produttivita' di pozzi e campi.

La prima sperimentazione in North Dakota, nel 2007, al confine con il Montana in un posto detto Bakken Shale, vicino alla riserva indiana di Fort Berthold. Hanno iniettato fluidi ad alto impatto a base di diesel, con dentro, fra le altre cose il benzene, un cancerogeno, sebbene questo fosse vietato.

Il risultato e' che la produzione di petrolio e' aumentata del 50%. Tutti stanno correndo a trivellare il North Dakota - la Shell, Occidental Petroleum, la Statoil di Norvegia e contee vicino, dove c'e' un altro deposito di petrolio fraccabile,
detto di Niobrara. Ma a quale prezzo?

Come da copione, in Settembre 2010 l'acqua degli indiani di Fort Berthold e' stata contaminata da 2,400 barili di petrolio e di fanghi e fluidi perforanti che sono fuoriusciti da un pozzo vicino alla citta' di Killdeer. Il pozzo era in parte trivellato sotto il loro lago.

Non si sa esattamente cosa ci fosse dentro quei fluidi perforanti fuoriusciti, perche' le ditte petrolifere non lo dicono. Infatti, grazie agli amici Dick Cheney e George Bush, i signori del fracking non devono sottostare alle severe regole del Safe Drinking Water Act che nel 1974 detta severe norme per la sicurezza dell'acqua pubblica americana.

Gli indiani si lamentano anche della qualita' della loro aria, perche' i rifiuti tossici che vengono messi in apposite vasche-monnezzaio possono evaporare in atmosfera.

I petrolieri dicono che e' necessario trivellare con questo fracking, che e' cruciale per l'economia, per il lavoro e che "o moriamo di fame o di petrolio". Tutto il mondo e' paese.

Fra il 2005 e il 2009 i signori del petrolio hanno iniettato un totale di 32 milioni di galloni, cioe' circa 100 milioni di litri di robaccia nel sottosuolo, fra cui 7.2 milioni di galloni dalla sola Halliburton.

Continuano a dire che e' tutto legale, tutto onesto, e che non succede niente.

Intanto, Gasland e' in corsa per gli Oscar, domenica prossima nella sezione documentari.

Un saluto a Josh Fox e un augurio di vittoria.

Tuesday, November 30, 2010

Il Fracking - moratoria a New York




Ci vorrebbe la rivoluzione

Per me, la rivoluzione
inizia con queste parole:
I care.

Il fracking e' una tecnica relativamente nuova per estrarre gas da roccia porosa, che con i metodi tradizionali non e' possibile sfruttare. In poche parole, mandi sottoterra una miscela di circa 600 composti chimici - inquinanti, cancerogeni e tossici - e poi scateni un microterremoto che frattura la roccia solida che cosi' rilascia il gas.

Il nome piu' scientifico e' hydraulic fracturing of shale gas.

Il problema di questo fracking e' che quando fratturi la roccia, pezzettini di roccia e altri scarti di quella miscela perforante, possono migrare nelle falde acquifere. E' proprio questo quello che e' successo in varie parti degli USA, grazie alla Halliburton che ha inventato questa tecnica.

Sotto l'amministrazione Bush-Cheney, a partire dal 2005, il fracking e' stato usato in varie parti d'America, specie in zone rurali. Il duetto Bush-Cheney ha anche decretato che il fracking poteva non sottostare a molte leggi di protezione dell'ambiente, fra cui il Safe Drinking Water Act e il Clean Water del 1970 passato sotto Nixon e che garantisce acqua pulita e sicura agli americani.

Per ogni fracked-pozzoci vogliono 40 mila chilogrammi di materiale tossico e oltre 2 milioni di litri di acqua. Il 70% dei liquidi usati per il fracking non sono biodegradabili e restano nel sottosuolo.

Bush-Cheney non sapevano, o non volevano sapere quanto inquinante e impattante fosse questo fracking. Piu' probabile la seconda ipotesi, visto che entrambi sono stati a loro tempo petrolieri. Che vuoi che gli importasse loro dei rancheri del Wyoming o dei contadini della Pennsylvania?

Chi sa bene i disastri del fracking sono i cittadini comuni che vivono vicino a tanta devastazione e che vedono l'acqua marroncino dai loro rubinetti. Come sempre, l'ignoranza e' la radice di tutti i mali. Ma da quando e' iniziato a circolare il video Gasland di Josh Fox, l'America piano piano si ribella al fracking.

Scientific American ne parlo' gia' nel 2008 con un articolo (dedicato al negazionista Mario Rainone ai suoi amici di Assomineriaria) dall'eloquente titolo:

Drill for Natural Gas, Pollute Water

Trivella alla ricerca di gas, inquina l'acqua.

Le indagini mostrano che l'industria del gas ha inquinato un numero di pozzi artesiani, che la gente si ammala, che il bestiame soffre, che trovano metano nell'acqua che diventa incendiaria e rubinetti che scoppiano nelle case.

Di Sublette County devastata dalle trivelle del fracking ne abbiamo gia' parlato qui.

Qualche giorno fa, il documentario Gasland e' stato messo in lista per gli Oscar.

Anche CBS, la TV americana ha parlato di questo fracking, in un servizio alla televisione domenica scorsa.

La citta' di Pittsburg l'ha bannato all'unanimita'.

Iniziano le cause civili e penali contro le ditte che hanno inquinato il sottosuolo. Dal segretario del Dipartimento della Protezione Ambientale della Pennsylvania, contro la ditta Cabot Oil and Gas:

Cabot is responsible for the gas migration that has caused families to be without a permanent water supply for nearly 2 years and the Commonwealth of Pennsylvania will seek court orders to make Cabot pay for all costs. The Commonwealth of Pennsylvania will then aggressively seek to recover the cost of the project from Cabot. Cabot will be the one paying the final bill. Perhaps next time Cabot will do the job right the first time and avoid expensive repairs.

La Halliburton e' stata condannata a rendere pubbliche le schifezze che inietta nel sottosuolo per questo fracking.

Oggi, 30 Novembre 2010, lo Stato di New York ha approvato una moratoria temporale - il primo divieto del New York State Assembly e' arrivato ad Agosto, quello del Senato dello stato di New York e' arrivato oggi. Ovviamente la moratoria non risolvera i problemi, perche' e' solo fino al 15 Maggio 2011, ma lancia un segnale e potrebbe essere la porta verso divieti maggiori e piu' a lungo termine.

Quello che e' importante, e' che evitiamo queste cose nelle altre parti del mondo, e che l'esperienza americana non si ripeti altrove. Lo sappiamo che il fracking non porta niente di buono, e come al solito occorre essere preventivi, sapere, essere informati.

Qui in America, sono sicura che le ditte petrolifere verranno severamente punite, e che prima o poi questo fracking verra' bannato dal suolo americano, come lo sono il gas flaring, l'idrogeno solforato a tutto spiano, o l'MTBE nella benzina. Ma altrove?

L'ENI vuole fare il fracking in Polonia, la Northern Petroleum in Olanda, sono sicura che prima o poi arrivera' anche in Italia dove i governanti non sanno nemmeno cosa sia il fracking.



Purtroppo vige il mito che gas = meno pericoloso del petrolio e questo non e' assolutamente vero! Sopratutto in Italia, una volta che i disastri si fanno, nessuno paga, nessuno e' colpevole, nessuno va in carcere e gli ecomostri e le ecomostruosita' restano per anni.

Iniziamo con la rivoluzione del sapere, dell'essere interessati, dello scandalizzarci anche al dila' del nostro orticello. Io sono stanca - veramente - ma mi arrabbio ancora davanti a queste ingiustizie, che siano nel Wyoming o in Basilicata o in Nigeria o in Veneto. Non lo posso accettare che ENI, Assomineraria, Halliburton, Sergio Morandi o Dick Cheney possano cosi' rovinare la vita della gente. Non lo posso accettare.

Credo davvero che la rivoluzione di Monicelli debba partire da ogni piccolo nostro gesto, e con l'avere davvero a cuore il benessere gli uni degli altri su questo pianeta.

Monday, May 4, 2009

Il tubo di Sulmona


La SNAM - societa' nazionale auto-metanodotti che l'ENI controlla al 100% - progetta di costruire un gasdotto da Brindisi a Minerbio, in provincia di Bologna, che attraversera' l'Abruzzo. Le citta' principalmente coinvolte sono Sulmona e L'Aquila a sismicita' "elevata e catastrofica", passando per altre citta' sismiche ed artistiche di Umbria, Lazio, Marche, Puglie, Molise ed Emilia Romagna.

Il punto di partenza e' il costruendo rigassificatore di Brindisi che assieme al metano che passera' nei tubi e' di proprieta' della British gas. La SNAM gli costruisce solo l'infrastruttura nel suolo italiano. Il gas arriva liquefatto dall'Algeria, viene poi riportato allo stato gassoso nel rigassificatore, e spedito nel Nord Europa.

Un piccolo dettaglio degno di nota e' che i lavori per il rigassificatore sono fermi a causa di 5 arresti, 27 avvisi di garanzia 52 perquisizioni in tutta Italia e il sequestro del cantiere per "corruzione continuata e aggravata". Un affare da 330 milioni di euro, intrallazzi e ruberie esclusi.

Minerbio invece e' il punto d'arrivo dove esistono gia' altre tubature per il gas che arrivano dalla Russia e dalla Tunisia, e che gia' attraversano l'Italia, soddisfacendo al nostro fabbisogno nazionale.

Il gasdotto, di circa 637 chilometri, prevede la presenza di un tubo di circa un metro di diametro, interrato a tre metri di profondita'. Necessita di circa 40 metri di scasso, 20 a destra e 20 a sinistra.

Inutile dire che nei progetti della SNAM non si tiene conto ne' di aree protette, ne' di fiumi, boschi, falde acquifere, centri abitati e sismicita', come denunciano gli umbri che si sono riuniti in varie associazioni no-tubo.

In piu' il gas delle tubature ogni tanto deve essere spinto per farlo andare nella direzione desiderata, ed ecco dunque la comparsa di cosiddette stazioni di compressione. La SNAM ne vorrebbe mettere una a Sulmona. Che sia una citta' di sismicita' a grado uno, "elevata e catastrofica", non importa.

Come riporta Primadanoi, l'unita' di compressione dovrebbe sorgere a due chilometri dalla citta', in 12 ettari di terra coltivati ad uliveti in una area di 'preminente interesse agricolo', vicino ad un sito archeologico, e vicinissimo al parco nazionale della Majella.

Anche qui la storia si ripete: come per la raffieria di Ortona ci sara' la necessita' di una modifica del piano regolatore che trasformi questi terreni da agricoli ad industriali. L'ENI-SNAM non esclude la possbilita' di futuri ampliamenti.

Come da copione, la SNAM-ENI dice che va tutto bene, nonostante i loro stessi studi mostrano come i fumi di turbocompressione e del riscaldamento del gas emetteranno, 12 microgrammi per metrocubo l'ora (=11 ppm) di monossido di carbonio, e 52 microgrammi l'ora (=0.022ppm) di ossidi di azoto. La centrale funzionera' 24 ore su 24. I limiti americani in materia sono si 9ppm per il CO e di 0.053 ppm per i nitrati.

La centrale negli USA sarebbe considerata fuorilegge per le troppe emissione di CO. Ma si sa, gli italiani nascono con i polmoni di ferro.

Infine, proprio come ad Ortona, la centrale di Sulmona portera' a sei o sette posti di lavoro perche' tutto verra' manovrato elettronicamente da San Donato Milanese.

L'unica (e ottima) differenza con il caso Ortona, dove la ditta del sindaco Fratino ha portato a casa in un anno 1 milione di euro in appalti ENI, e' che il consiglio comunale di Sulmona ha espresso all'unanimita' parere negativo a questa centrale, il 23 febbraio 2009.

Vedremo come si svolgera' la situazione. Voglio pero' precisare una cosa. Uno potrebbe dire: beh, il gas ci serve, alla fine dei conti e' solo un tubo sotterrato e il metano lo usiamo tutti. In effetti, potrebbe anche essere cosi', se non fosse per due lievi dettagli:

1) la SNAM in tutti questi progetti non chiede niente a nessuno, traccia linee come se il territorio gli appartenesse, non spiega, non parla, non chiede. Pensano che Sulmona, L'Abruzzo, l'Umbria gli appartengono. Questa mentalita' non va assolutamente bene.

2) Il fatto piu' grave, e' che il gas non e' ne per abruzzesi, umbri o laziali, ne per gli italiani, ma solo per farci correre il gas della British Gas. In Italia abbiamo gia' metanodotti a sufficienza per il fabbisogno nazionale. Lo stesso Scaroni afferma che lo scopo piu' grande e' quello di trasformare l'Italia "nell'hub del gas internazionale", una specie di autostrada dove gli altri mettono tubi, inquinamento e centrali di compressione a loro uso e consumo e noi stiamo zitti, come dei fessi.

Cosa resta agli italiani? Niente, perche' la British gas, e chiunque altro usera' questo gasdotto, paghera' i diritti di passaggio allla SNAM (=ENI), e non certo a noi.

Ecco le parole di Scaroni alla Commissione attivita' produttive della Camera:

"Certamente l’Italia ha più pipelines di qualsiasi altro paese europeo. Nessun altro ne ha così tanti, se poi avessimo anche 7-8-10 rigassificatori potremmo essere un hub. Ma vedo che si fa fatica a farne 1 o 2, mentre in Spagna se ne fanno ben 9. Mi sembra che sia un treno già partito sul quale faremo fatica a saltare”.

Di grazia, ci puo' spiegare perche' dovremmo saltare su questo treno? Cosa ne guadagnano gli italiani? A chi andranno i benefici?



Fonti: Petrolio.Blogosfere, Il Corriere dell'Umbria, Il Corriere del web, La Nazione, Il Corriere della Sera