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Friday, March 22, 2019

La tartaruga Afrodite e le sue sorelle Caretta Caretta: ferite e uccise da reti, rottami e rifiuti in Calabria

Tartaruga senza nome, trovata morta con la bocca piena di plastica 
 Italia, 2019

 
Afrodite, Caretta Caretta con le pinne in cancrena avvolte dal nylon della pesca
Italia, 2019


Chi non si intenerisce a parlare di tartarughe marine?

Sono goffe, lente, bonaccione, e sembrano non voler fare del male a nessuno. Un po come dei vecchi burberi ma buoni.

E in particolare le Caretta Caretta, protetta da tutti i trattati possibili immaginabili in Mediterraneo, in Europa, sulla carta, la specie di tartaruga piu' diffusa nei nostri mari.

Ed ecco qui immagini e storie che spezzano il cuore.

La prima, in basso,  arriva dal Centro di Recupero delle Tartarughe Marine a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria che si occupa di appunto assistere le tartarughe ferite e spiaggiate.

Sempre di piu' queste ferite e questi spiaggiamenti arrivano dall'attivita' umana, pesca ed inquinamento.

E come in tutti i mari del mondo anche in Italia non mancano le storie di tartarughe ferite dalla plastica, ingarbugliate belle reti dei pescatori, nella monnezza umana.

In questo caso la storia ha una eroina sfortunata ed un nome: Afrodite. 

E' stata trovata pochi giorni fa, il 17 Marzo, a Pellaro, in Calabria, incastrata fra un cerchione di bici ed un pezzo di legno. Non riusciva a muoversi poverina, ed e' stata portata a Brancaleone per i soccorsi. Pesa 25 chili ed e' lunga 70 centimetri. E non solo il corpo era fra la legna e il cerchione, ma le pinne e il collo erano tutte attorcigliate negli infiniti fili da pesca in nylon. Chissa' da quanto tempo era cosi, visto che le pinne stesse erano in cancrena.

Giunta a Brancaleone e' apparso chiaro che le pinne dovrebbero essere amputate, ma questo significa la morte per una tartaruga.  Non e' chiaro ancora cosa accadra' e gli esperti dovranno decidere come procdere.  Il nome Afrodite arriva proprio da qui, perche' restera' senza braccia, come la Venere di Milo che a volte e' anche nota come Afrodite di Milo.

Afrodite non e' l'unica,  e le sue amiche spesso non hanno neanche nome.

Qualche giorno fa infatti un altra tartaruga e' stata trovata in Calabria, questa volta nel litorale La Castella nei pressi di Crotone, e dell'area marina protetta Capo Rizzuto.

La tartaruga Caretta Caretta di quest'area non era morente, ma era gia' morta con la bocca piena di plastica. E' per questo credo che non le e' stato dato un nome. 

Chissa' quante altre che non vediamo e che non sentiamo.
Chissa' quanto dolore.

Ecco,  questo accade nei nostri mari, nei nostri comuni. Io spero davvero che quando andiamo al mare d'estate facciamo del nostro meglio per non lasciare monnezza, per raccoglierla dove la troviamo anche se ci fa un po schifo e non e' nostra.

E sopratutto visto che si parla sempre di giovani che anelano per ideali, per cose concrete, perche' non organizzare frequenti opere di pulizia in mare, in spiaggia? Sono cose piccole certo, ma da qualche parte si deve iniziare.

E a quando le reti da pesca biodegradabili?

A quando la gente imparera' che il mare non e' il ricettacolo di biciclette rotte o della nostra monnezza?

Queste povere tartarughe non hanno fatto niente di male per finire martoriate dalla nostra plastica.




P

Saturday, February 23, 2019

Australia: si alle ispezioni sismiche nel Great Australian Bight, la casa delle balene








La psiche politica di questa nazione non mi e' ben chiara.

E' tutto un susseguirsi di decisioni senza capo ne coda, un giorno in favore dell'ambiente, un altro in favore dei petrolieri. E quindi posso solo concludere che non sanno quel che fanno e che i petrol-quattrini sono troppo piu' luccicanti dell'onesta' morale ed intellettuale.

L'altro ieri annunciano un miliardo di alberi, oggi annunciano che fra Settembre e Dicembre 2019 ci saranno nuove operazioni di airgun in un area di 30mila chilometri quadrati alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas nel Great Australian Bight. A eseguire il tutto la compagnia petrolifera PGS.

I pescatori di tonni sono sorpresi,  arrabbiati ed agguerriti.

Siamo nei pressi della Kangaroo Island e della citta' di Port Lincoln dove c'e' una consistente pesca, specie di tonni.  Il National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority (NOPSEMA) dell'Australia, ha dato il permesso all'airgun proprio in questa zona.

La PGS, che sta per Petroleum Geo-Services, ha ricevuto l'ordine di non interferire con balene e tonni che hanno qui la propria casa. Come se fosse possibile, o come se uno potesse dire a balene e tonni: attenti! Non andate per di qua che dobbiamo sparare!

La Southern Bluefin Tuna Industry Association, che rappresenta i pescatori, dice per bocca del proprio portavoce Brian Jeffriess, che se veramente le prescrizioni indicate saranno seguite, sara' veramente difficile per la PGS andare avanti. Dal canto suo, la Wilderness Society, associazione ambientale non ha avuto mezze parole.

L'airgun e' dannosa alla vita marina, e porta a lesioni, danni all'udito e perdita del senso dell'orientamento delle balene. I rumori vanno avanti senza sosta per settimane e mesi e di certo interferiranno con le attivita' di comunicazione della vita marina.

E poi ci sono domande sul turismo della zona, sulla bellezza, sulla possibilita' di scoppi, e la domanda fondamentale che e' sempre la stessa: se davvero vogliamo liberarci dalle fonti fossili, rispettare gli accordi di Parigi, come possiamo giustificare la nuova ricerca di petrolio?

E no, non bastano un miliardo di alberi. 

Ovviamente i petrolieri rispondono con le loro solite panzane.

La Australian Petroleum Production and Exploration Association cos'altro puo' dire? Che hanno una lunga tradizione di trivelle ed airgun in piena sicurezza, e che anche se si continua a trivellare, sono in pieno supporto delle energie alternative, ma che il petrolio ci serve.

I Ponzi Pilati dell'ambiente!


Saturday, August 25, 2018

I pesci perdono il senso dell'olfatto a causa dei cambiamenti climatici






Increases in carbon dioxide in the ocean 
have the potential to affect all fish species, 
including those that many people rely on for food and livelihood
Cosima Porteus, 
University of Exeter


Un nuovo studio mostra un altra faccia dei cambiamenti climatici sulla vita animale.

Questa volta i malcapitati sono i pesci.

La temperatura degli oceani aumenta, i coralli sbiancano, gli oceani diventano sempre piu' acidi, si indebolisce sempre piu' la consistenza delle conchiglie e dei corpi dei crostacei. In qualche caso i pesci migrano verso zone diverse dal loro habitat naturale, e nel corso di generazioni, diventano piu' piccoli.

Ma sul senso dell'olfatto poco si era studiato.

Pare irrilevante, ma il senso dell'olfatto e' molto importante per i pesci. Permette loro di cercare e trovare cibo, riconoscere pericoli, scappare dai predatori, cercare zone sicure, zone per la riproduzione ed anche comunicare fra loro. La visibilita' sottacqua e' infatti limitata e i pesci usano l'olfatto come senso principale di sopravvivenza.

Modificare la sensibilita' olfattiva dei pesci significa compromettere notevolmente la loro sopravvivenza, la loro riproduzione.

E in ultima analisi, compromettere l'industria della pesca, e le abitudini alimentari di comunita' che  di pesce vivono.

Lo studio in questione, che documenta gli effetti negativi degli aumenti di CO2 nei pesci, e' stato condotto da Cosima Porteus, della University of Exeter ed e' stato pubblicato in Nature Climate Change.

Funziona cosi: l'acqua del mare si combina con la CO2 per produrre acido carbinoico H2CO3, che rende l'acqua piu' acida.

Dai tempi della rivoluzione industriale ad oggi, i livelli di CO2 in oceano sono aumentati del 43% ed entro la fine del 2100 sono destinati ad aumentare di altre due volte e mezza.

La meta' della CO2 prodotta dagli uomini sopratutto a causa dell'uso smisurato di petrolio ed affini, e' finito nell'oceano abbassandone il PH, e dunque rendendolo piu' acido.

Cosima Porteus ha avviato la sua collaborazione con il Centre of Marine Sciences a Faro, Portogallo e con il Centre for Environment, Fisheries and Aquaculture Science nel Regno Unito ed ha studiato i comportamenti delle spigole in mare con varie concentrazioni di CO2.

Piu' acidiche le condizioni dell'acqua del mare, piu' la CO2 presente, meno i pesci rispondevano a situazioni di pericolo, come la presenza di predatori. Il che significa che non riuscivano ad avvertirne la vicinanza.

La risposta del senso olfattivo e' stata studiata misurando l'attivita' del nervo olfattivo dopo essere stato stimolato da acqua con concentrazioni variabili di CO2 fino ad arrivare alle concentrazioni di CO2 previste per la fine del secolo.

L'intento era di capire le conseguenze della CO2 sull'abilita' dei pesci di trovare cibo ed altri pesci, analizzando anche i livelli di bile, ed altri acidi intestinali, e cercando di capire come i recettori olfattivi dei pesci rispondevano alle molecole che li stimolano.

Il risultato?

Il senso dell'olfatto era dimezzato in efficenza se le concentrazioni di CO2 erano quelle previste per il 2100.

I ricercatori hanno trovato che alte concentrazioni di CO2 portano anche a cambiamenti genetici nel senso dell'olfatto, ma non in positivo.

Potrebbe essere infatti che i pesci rispondono a questo deficit nell'olfatto cambiando la propria genetica, nel corso di varie generazioni, per ottimizzare l'adattamento al nuovo habitat.

Per esempio, il numero di recettori olfattivi puo' aumentare nel corso di qualche generazione per compensare il diminuito senso dell'olfatto da ciascuno, oppure possono essere promosse delle varianti genetiche piu' sensibili.

Invece, tutto il contrario. L'espressione genetica dei recettori olfattivi era diminuita. Invece che compensare il senso dell'olfatto nei pesci studiati e' diventato peggiore.

Nello studio hanno usato le sogliole per la loro importanza commerciale, ma Cosima Porteus dice che secondo lei i risultati si applicano anche ad altre specie di pesce - salmone, merluzzo - e pure ai crostacei.

Nessuno puo' dire di non sapere; quello che manca, come sempre, e' l'azione concreta.






Sunday, August 12, 2018

Curitiba -- la citta' del Brasile senza monnezza












 Jaime Lerner

Curitiba, stato del Parana'.

E' una citta' del Brasile che nel 1989 stava letteralmente soffocando nell'immondizia. Scene come quelle che vediamo oggi nei fiumi dell'Indonesia, nei mari di Santo Domingo e a volte anche nelle nostre civilissime citta' italiane.

Cosa fare?

Trenta anni fa hanno avuto la brillante idea di iniziare con la raccolta differenziata "spinta", coinvolgendo per prima cosa i ragazzini, con gioco, con scambi di immondizia per bonus da spendere sul cibo, soldi per l'autobus, sussidi per cancelleria scolastica, regalini di Natale.

E quei ragazzini del 1989 hanno insegnato la lezione ai loro genitori, ma anche ai loro figli.

Qualcuno di loro e' diventato impegnato in politica, altri hanno avuti ruoli di responsabilita', ma il seme dell'importanza del recupero della monnezza e' rimasto.

Oggi il 70% dell'immondizia di Curitiba, una citta' di 3 milioni di persone e' reciclato, e quasi tutto viene raccolto. Ci sono circa 10,000 impegnati nella gestione dei rifiuti. Le spese per infrastruttura e' molto diminuita nel corso degli anni, perche' e' la gente e' impegnata da se.

Ad esempio, servono sempre meno camioncini dell'immondizia.

Il 100% delle famiglie fa la raccolta differenziata.

Un altro risvolto dell'impegno personale dei cittadini nel gestire la propria immondizia e' che il numero di infezioni da zanzare infettive e' calato del 99%.

Tutto questo e' nato da un progetto del sindaco della citta' del tempo, un architetto dal nome Jaime Lerner che volle rendere la sua citta' un laboratorio ambientale.

Nel 1960 il famoso archietto brasiliano Oscar Niemeyer aveva costruito la capitale, Brasilia, una citta' pensata a tavolino, ordinata, precisa, diversa dal caos delle altre citta' del paese.

Curitiba si trova a 1500 chilometri di distanza, ma volevano anche loro fare la stessa cosa, ordinare la citta'. Costruirono strade, demolirono edifici vecchi e storici per far spazio al nuovo, e la citta' scopri' viadotti nuovi sfreccianti nel cielo, incuranti di tutto quello che c'era sotto.

Al tempo era una cittadina che gravitava attorno a San Paolo, con un passato agricolo non troppo lontano. E infatti era nata sulla scia dei tanti immigrati europei, tedeschi, italiani, polacchi, ukraini, che si sono qui stabiliti verso il 1870. Accanto ai campi agricoli hanno portato i loro ristoranti, le loro aree di culto, i loro negozi.

La crescita della citta' continuo' senza sosta, finche' negli anni 1940 divenne troppo grande. La macchinizzazione della cultura di soia porto' disoccupazione a tanti contadini che si riversarono nella citta', e la popolazione raddoopio, fino a raggiungere 360mila persone nel 1960.

Favela, traffico, aria sporca avevano preso il posto delle chiesette e dei piccoli negozi degli immigranti della prima ora.

Nel 1964 ci fu un colpo di stato in Brasile. La giunta militare decise di portare ordine a tutto il paese.

Il sindaco Ivo Arzua di Curitiba volle appunto prendere spunto da Brasilia, con crescita ordinata, verso l'alto, e dare spazi maggiori al re della strada, la macchina.

Tutta questa spinta verso il modernismo svincolato dal passato non piaceva a Lerner, che voleva invece conservare l'aspetto originale della sua citta'. Un giorno sarebbe stato il sindaco della cittadina ma al tempo era solo uno studente di architettura.

Pian piano Lerner costrui' la sua carriera come pianficatore urbano.

Nel frattempo non ci furono passi concreti verso la "modernizzazione" come pensata da Ivo Aruza, a causa di burocrazia, parole, carte, documenti.

Ed e' stata una fortuna perche' finalmente nel 1972 Lerner divento' sindaco lui di Curitiba. Inizio' a spingere per una citta' fluida, cercando di unire lavoro e residenza, tempo libero e traffico, ricchi e poveri, futuro e passato, in spazi che possono coesistere.

Nel 1972 trasformo' una delle vie piu' grandi della citta', Rua Quinze de Novembro in una strada pedonale. I negozianti non ne vollero sapere ma lui ando avanti, certo che sul lungo andare sarebbe stato un successo.

La trasformazione da strada a via pedonale del primo tratto della strada avvenne in un weekend, in silenzio, da Venerdi' a Lunedi.

Poco democratico, certo, ma a quel tempo di democratico in Brasile c'era poco.

Al Lunedi' mattina i negozianti furono sopresi (e arrabbiati!) dalla chiusura al traffico automobilistico, ma ancora di piu' dal traffico pedonale che non solo si era riversato in strada, ma che perdurava anche dopo le ore di chiusura degli uffici. In poco tempo gli altri negozianti chiesero di pedonalizzare tutta la strada e cosi fu.

Nel 1974 introdussero per la prima volta corsie dedicate agli autobus, con l'ingresso da pensiline centro della strada in modo da non fermare il traffico ai margini, seguirono metodi di prepagamento del biglietto, tratte speciali piu' veloci con meno fermate, ed autobus piu' lunghi,  tutte novita' per l'epoca, partite tutte da Curitiba.

Per esempio, fu Lerner ad ingaggiare la Volvo affinche' costruissero autobus snodabili e piu' lunghi in modo da portare piu' persone. Quando li vediamo nelle nostre citta', e' da Curitiba che arriva l'idea.

Oggi l'85% dei residenti della citta' usa l'autobus, e il sistema delle fermate limitate e' stato copiato in mezzo mondo, anche Londra che prese ispirazione da Curitiba, e piu' di recente da Shanghai.

Allo stesso tempo si penso' di incentivare il verde pubblico. Nel 1971 Curitiba aveva un solo parco pubblico. Oggi ne ha varie decine, con circa 50 metri quadri a persona. Un numero enorme per l'America Latina, considerato che per esempio a Buenos Aires il numero e' di 2 metri quadri a persona.

Tutto fu fatto in modo sostenibile usando il legno di vecchi pali dismessi dalle ditte di elettricita', piantando alberi, incoraggiando la gente ad averne cura.

E cosi' non e' raro nel centro della citta' vedere pappagalli, uccelli, alberi rigogliosi.

Dove hanno trovato la terra? Al tempo c'era l'idea di cementificare il vicino fiume Iguazu, quello delle cascate, per le troppe esondazioni. La citta' compro' le terre vicino al fiume, le bonifico' e le trasformo' in parchi. Una soluzione eccellente: piu' spazi verdi e sistema ecologico protetto, e minor paura delle esondazioni.

Il centro della citta' fu preservato dalla scure dei modernisti estremisti.

Sopratutto la citta' venne consegnata ai cittadini, con l'idea che gli spazi erano *di tutti* e che *tutti* ne erano responsabili.  Sta qui la chiave di tutto secondo me, che tutti sentiamo di essere parti della res publica, quale che sia il nostro ruolo nella societa'.

E veniamo alla monnezza, un grande problema per la citta' negli anni 1980, quando la popolazione per la prima volta raggiunse il milione di abitanti.

Era difficile fare la raccolta tradizionale dell'immondizia, specie nelle favela: tanta gente, strade strette, monnezza gettata a casaccio, pure nei fiumi, incuranza.

Nel 1989 l'assistente di Lerner, Nicolai Kluppe, penso' di creare un sistema di incentivi per il recupero della monnezza. Era molto semplice: immondizia in cambio di gettoni per l'autobus.
Il sindaco accetto di provare l'idea. Non avevano soldi, e questo esperimento era a basso rischio.

Dopo quattro mesi, anche le zone piu' difficili di Curitiba, erano state ripulite dai residenti stessi.
 
E da li altre idee: non solo gettoni per l'autobus ma anche da spendere su cose utili. E cosi' a scelta, quattro chilogrammi di immondizia danno diritto ad un buono di un chilogrammo di verdura, uova e frutta. E poi ancora con il tempo a libri, e pure biglietti per il cinema.

Il sistema funziona a tuttoggi. 

Certo, a partecipare in questo programma sono stati per primi i piu' poveri, ma nel tempo si sono coinvolti i ragazzi e con loro le scuole, gli adulti, le generazioni. Reciclare, non sprecare, e' diventato un modo di pensare.

Anche nei centri commerciali si usano le forchette di metallo, il polystirolo e' essenzialmente inesistente, il riuso e' diffuso.

I 10,000 raccoglitori di immondizia sono ora ben organizzati con uniformi, metodi diversi per la raccolta di vetro, metallo, olio usato e pure materiale contaminato.  Qualcuno di loro ha il compito di scopare le strade, di raccogliere le cicche, di trasportare la monnezza nei posti appropriati di smaltimento o di reciclaggio.

Si parla spesso della teoria dei vetri rotti - cioe' che piu' degrado c'e', piu' il degrado cresce. Qui invece e' la teoria della citta' bella - cioe' che piu' e' bella la citta', piu' la gente ne avra' cura.

E ha funzionato.

I centri di recupero monnezza di Curitiba sono 23 in tutta la citta' e operano come non profit. Creano materiale da isolamento da materiale da costruzione, vetro torna ad essere vetro e cosi pure metalli e carta. La plastica diventa sedie da giardino. C'e' pure materiale per i tetti fatto di tubi di dentifricio con garanzia quinquennale.

Tutto quello che ricavano viene usato per comprare sedie a rotelle per chi ne ha bisogno.

Jaime Lerner divenne sindaco nel 1972 lo fu fino al 1992 con alcune pause intermedie. Fu poi nel governatore dello stato di Parana, di cui Curitiba e' capitale dal 1994 al 2002.  Ha anche creato un istituto per la pianficazione urbana di Curitiba, l'Instituto de Pesquisa e Planejamento Urbano de Curitiba che esiste tuttora e che funziona da laboratorio di idee.

Qui ha implementato le stesse idee di coinvolgimento della gente per il recupero dei fiumi e dei laghi inquinati.

Le regioni confinanti hanno preso un mutuo dal Fondo Monetario Internazionale per ripulire i loro fiumi. Lerner ha preso zero soldi, ma ha convinto la sua gente a farlo.

E' stato davvero intelligente. Per esempio, coinvolse i pescatori: quando le condizioni meteo erano cattive per catturare pesci, convinse loro di catturare monnezza in acqua. Lo stato li avrebbe pagati, proprio come a Curitiba.  E qui la strategia ha davvero funzionato, perche' non solo fiumi e laghi sono diventati piu' puliti, ma senza monnezza e' aumentato anche il numero di pesci e la pesca ne ha beneficiato enormemente.

Jaime Lerner ha vinto ogni sorta di premio ambientale possibile.

Dice che occorre partire dal basso, rendere tutti partecipi, iniziare le cose e avere poi il coraggio di riadattarle, di migliorarle, ascoltando la gente.

Ovviamente Curitiba e il Parana' non sono dei paradisi assoluti. Anche oggi, circa l'8% di Curitiba vive nelle favela, il traffico negli ultimi anni e' aumentato, e cosi pure il crimine, i graffiti. Pero' e' certo che se paragonata alle altre citta' del Brasile, Curitiba e' rimasta piu' umana, un po speciale e piu' bella.

Sopratutto trenta anni dopo l'esperimento dei biglietti dell'autobus, Curitiba e' una citta' ad immondizia zero.

Monday, July 30, 2018

Australia: i canguri discendono in citta' per mancanza di cibo










Un altro risvolto dei cambiamenti climatici: gruppi di canguri che discendono negli spazi pubblici di Canberra per mangiare l'erba annaffiata dei giardinetti, l'erba che cresce nei parchi, negli stadi, lungo le strade.

Gli manca il cibo.


Qualcuno e' anche morto sopraffatto dal traffico.

Canberra he trenta riserve naturali e non e' raro vedere canguri in giro.
Quello che e' raro invece e' vederne cosi tanti, tutti affamati.

Fa freddo a Camberra, come mai visto prima; il tutto dopo una estate calda anche questa mai vista prima con poca pioggia nei mesi appena trascorsi che fanno si che manchi il cibo per i canguri nei loro habitat normali.  E quindi partono in gruppi per cercare qualche altra cosa da mettere in pancia.





I canguri sono animali sociali e vivono in gruppi guidati da un maschio dominante e varie femmine.
A noi possono sembrare curiosi animali, ma in Australia in alcune localita' sono considerate delle pesti e vengono a volte uccise per conterne i numeri, in modo da evitare che i loro numeri diventino insostenibili sulla flora e sulla fauna locale. Nel 2018 sono stati uccisi 3,253 esemplari. In Australia in totale ci sono piu' canguri, 44 milioni, che persone, 24 milioni.
E ora che scendono in massa in citta', diventa ancora piu' preoccupante il dafarsi, perche nessuno sa quale sia la strategia giusta.
Coccodrilli e koala pure si avventurano sempre piu' spesso nei centri abitati e alle zone di turismo in cerca di cibo a causa dei cambiamenti climatici.

Circa il 50% delle specie animali d'Australia e' stato cancellato a causa di aumenti di temperatura e di mancanza d'acqua.  Altre 200 specie sono a rischio.

La professoressa Gretta Pecl dell'Universita' di Tasmania ha calcolato che ogni decennio le specie di terra si spostano 10 chilometri verso altre zone alla ricerca di cibo a causa dei cambiamenti climatici.

Dice che l'umanita' ha ancora bene da rendersi conto che le conseguenze delle nostre azioni sulla vita animale, in termini di migrazioni, di specie morte o morenti che semplicemente non ce la faranno ad adeguarsi.

E' triste, no? Siamo noi che abbiamo fatto tutto questo.

L'Australia e' piu' in pericolo rispetto ad altri paesi, a causa delle sue condizioni geografiche ed il fatto di essere essenzialmente una grande isola.  Il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization calcola che in 70 anni la temperatura crescera' qui di 5 gradi centigradi, una cifra impressionante per i suoi effetti sulla biodiversita' e considerato che gia' 2 gradi centigradi sono considerati troppi.

Per ora le specie migrano dove possono, ma per poco. Anche la neve e' destianata a scomparire dal continente tra 30 anni, se tutto va avanti come sta andando, quindi c'e' poco da scappare per specie che hanno bisogno di climi piu' freschi. Non stanno meglio i pesci.

Alcune specie di pesci tropicali sono state trovate a 1000 chilometri piu' a sud di dove stazionano abitualmente; i coccodrilli si sono spostati di ben 250 chilometri rispetto al loro habitat tradizionale nel Queensland e nel Northern Territory. Anche le meduse sono state trovate in zone dove prima non c'erano.

La lista e' lunga: tartarughe, lucertole, serpenti, pappagalli, farfalle, opossum, canguri, koala si spostano perche' hanno fame. E' un ciclo unico: gli eucalipti sono sempre meno resistenti al caldo, le foglie perdono nutrienti e gli animali che se ne cibano sono costretti ad andare altrove. E cosi i canguri arrivano in citta'.

Che dire, che fare.

Saperlo, essere coscienti di tutte queste cose e del fatto che siamo noi che li abbiamo causati questi disastri. Usare di meno, ogni cosa piccola che sia, aiuta.

Soprattutto, combattere il nemico numero uno: l'uso smisurato di fonti fossili. Opporsi ovunque e con forza ai progetti trivellanti sul pianeta, che siano in Italia, che siano in Australia, non importa.

Il pianeta e' uno solo e anche resistere a casa nostra e' utile, da speranza, e' costruttivo.




Wednesday, May 9, 2018

L'ENI a trivellare Algarve, fra i mari piu' belli del Portogallo
















Un tribunale della citta' di Loule, del distretto Faro di Portogallo 
ha accolto le richieste degli attivisti del gruppo PALP (Plataforma Algarve Livre de Petróleo)
ed ha concesso un fermo momentaneo alle trivelle finche' non vengono risolte questioni legate alla valutazione di impatto ambientale.

L'ENI dice che non serve.
Volevano trivellare alla fine del 2018.

Vediamo come va a finire.

Ad ogni modo e' una vergogna per l'Italia tutta.
Al 30% siamo ciascuno di noi che va a trivellare in Portogallo.


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Fa male al cuore, e fa vergogna all'Italia. 

Queste che descriviamo sono azioni fatte, per il 30%, in nome di noi tutti, 
cittadini d'Italia, e titolari di un terzo di questa ditta di morte chiamata ENI.  

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Si chiama Algarve, ed e' la regione piu a sud del Portogallo. Ci sono qui spiagge e villaggi di pescatori dipinti di bianco, ci sono scogliere, ci sono ville, ci sono pescatori, ci sono surfisti. 

E' una delle zone piu' belle del turismo di Portogallo.

Ed e' anche una delle ultime mire dell'ENI. 

Partiamo dall'inizio. Le ditte che vogliono qui trivellare sono la benefattrice dell'umanita' ENI e la sua collega portoghese GALP.

Hanno firmato degli accordi per l'assegnazione delle concessioni circa dieci anni fa.  A quel tempo, nel 2007, le concessioni furono date dal governo di Lisbona alla Petrogal, una sussidiaria della GALP.

Nel 2014 arriva l'ENI, che firma un accordo con la Petrogal/GALP per sfruttare il giacimento
Sulla terraferma il parco naturale detto Costa Vicentina.

L'accordo e' che di questo consorzio, il 70% e' dell'ENI e il restante della GALP. La concessione occupa circa 9,100 chilometri quadrati.

Finalmente, nel Marzo del 2016 il consorzio ENI e GALP annunciano il loro intento di trivellare, con tutti i dettagli del caso, il mare offshore nei pressi della localita' Aljezur. Nel concreto si trattava di un pozzo esplorativo in acque profonde, e dunque di piu' difficile accesso, a 80 chilometri dalla citta' di Sines.

L'obiettivo era di trivellare i mari atlantici di Algarve entro Maggio 2018, cioe' ... cioe' adesso, con un investimento del costo di 100 milioni di dollari. La nave di appoggio dovrebbe essere la SAIPEM 12000.

A suo tempo, il portavoce dell'ENI, tale Franco Conticini, disse che le trivelle esplorative sarebbero durate per 45 giorni durante i quali recuperare campioni di petrolio da analizzare. Se il petrolio fosse stato buono e commercializzabile, sarebbe potuto arrivare il pozzo vero.

O i pozzi veri, perche' i di estrazione potrebbero essere molteplici, senza considerare anche i pozzi di reiniezione, dove appunto seppellire tutto il materiale di scarto ad alta pressione.
Sono poi subentrati ritardi, come spesso accade nel petrol-mondo, dove non si possono prevedere sempre andamento dei prezzi, venti politici ed altri accadimenti geo-politici-economici mondiali, e le trivelle non sono ancora veramente arrivate questo Maggio.

Non ancora. 

Perche' nell'ambiente dei trivellatori si parla di buone prospettive per l'estrazione dall'Algarve, preoccupando un po tutti i residenti e i turisti.

L'area come detto sopra e' meta di pellegrinaggi di surifisti e di amanti del mare, nonche' di pescatori. 

Ma le cose non sono cosi lineari.

A dicembre 2017 al consorzio ENI- GULP era stato richiesto di presentare uno studio di impatto ambientale, ma l'ENI mise in dicussione tale necessita', come anche la garanzia di 20 milioni di euro,
per la precisione 20,375,500 euro, e una speciale polizza assicurativa, in caso le cose andassero storto.

Ohhh, nooo. Giammai.

Le cose non vanno mai storte, no? Mai a nessuno, e men che meno all'ENI!
Perche' presentare studi, assicurazioni, garanzie?

Ovviamente le associazioni ambientaliste del Portogallo gia' in subbuglio, lo sono state ancora di piu'. Hanno raccolto 42,000 firme contro le trivelle ENI, e sono arrivati veti e divieti da varie localita' di Algarve.

Ma niente, il governo centrale non ci sente e le concessioni sono ancora li.

E non solo le concessioni sono ancora li, all'ENI e alla GULP sono state concesse pure delle estensioni per Lavagante, Santola e Gamba, a causa di "esigenze legali ed amministrative" e di "pubblico interesse" come ha detto il segretario dell'energia del Portogallo, Jorge Seguro Sanches.

Perche' c'e' il pubblico interesse? Non si sa, ma forse e' bene ricordare che il governo di Portogallo ha tirato su 76 milioni di euro con le concessioni petrolifere dell'Algarve nel corso di questi 10 anni e che quindi e' bene tenersi buoni i trivellatori. Alla fine, l'oceano non parla e non paga, i petrolieri si.

La vicenda e' del tutto simile a quelle italiche: con l'ENI che fa comunella con i politici, i ministri dell'energia, dell'ambiente, del mare, con la GALP e con varie agenzie governative, che rassicura sul tuttapposto, e che in fine dei conti si prende gioco della democrazia.

Esempio? Come racconta il gruppo ASMAA, associazione di attivisti contro i mostri ENI, c'e' stata una fase di consultazione pubblica gestita dall'ENI e durata per un mese e mezzo, dal 5 Marzo al 16 Aprile 2018, e che e' stata definita una "farsa" dall'ASMAA. Mmh.

Mi ricorda tanto le nostre consultazioni pubbliche, se e quando si siano mai fatte!  Dove si parla, parla, si promette, si rassicura ma poi alla fine ENI e compari fanno quel che vogliono e ignorano le richieste di buonsenso dei residenti e degli amanti di mare e natura.

La cosa interessante e' che in Portogallo come in Italia del resto, i politici fanno proclami a destra e a manca contro i cambiamenti climatici, ma poi quando si tratta di trivelle e di agire e di fermarle, non ci vedono e non ci sentono.

Il profumo dei soldi che rende profumate anche le trivelle, eh? 

E infatti anche qui il primo ministro António Costa nel 2016 annuncio' alla conferenza del clima a Marrakesh che il Portogallo sarebbe diventato carbon neutral entro il 2050. E poi due anni dopo .... estendono le concessioni petrolifere. Un controsenso no?

All'ENI non posso che ribadire tutto il mio schifo verso di loro, schifo che non e' dimunuito di un milligrammo in questi dieci anni del mio avere a che fare con loro. Ho voglia di dirlo a tutto il mondo in Portogallo e a chiunque voglia sentire e leggere, che non sono che una ditta di morte, di bugie, di scarsa trasparenza, di persone piccole piccole di vedute, di responsabilita', di amore, e che dovrebbero solo vergognarsi. 

Come vorrei avere il potere di fermarli. 


Monday, April 2, 2018

Colombia: tre settimane di perdite di petrolio nella foresta uccidono 2400 pesci, uccelli e rettili





















I have practically nothing to eat, 
we have lived through the river all our lives



E' un disastro ambientale in un area remota di Colombia, a cento chilometri dalla citta' di Barrancabermeja. Una perdita di petrolio di circa 90mila litri da uno dei campi piu' grandi della nazione ha causato la morte di 2,400 animali, fra pesci, uccelli, bestiame e rettili.

Il petrolio e' finito nel fiume Magdalena, il principale della nazione, portandosi dietro una marea nera di vari chilometri, l'inquinamento delle fonti di approvvigionamento idrico per centinaia di persone, e ha mandato almeno una settantina di famiglie in ospedale per malori di vario genere, fra cui vomito, nausea e mal di testa.

Le perdite di petrolio sono iniziate il 3 Marzo (si un mese fa!) dal cosiddetto pozzo Lizama 158, gestito dalla Ecopetrol, la ditta nazionale di petrolio.  La fiumana nera si e' poi estesa per 25 chilometri lungo il fiume Lizama stesso e per altri venti lungo il fiume Sogamoso.

Entrambi finiscono nel fiume Magdalena che appunto e' il piu' lungo di Colombia e che e' quindi stato inquinato pure lui. Questo e' particolarmente grave perche' la maggior parte delle comunita' rurali della zona dipendono dal fiume e dalla pesca per il loro sostentamento.

Ci sono volute ben tre settimane affinche' la Ecopetrol intervenisse in qualche modo. Ma per tre settimane nessuno ha visto o fatto niente.

E tre settimane di petrolio sono tante.

Secondo gli ambientalisti della zona e' il peggior disastro del paese degli scorsi decenni. Anzi, la ANLA, la Autoridad Nacional de Licencias Ambientales, ha evacuato interi villaggi per timori di ultieriori danni alla salute. Tutte queste comunita' sorgono lungo i fiumi inquinati, il Lizama e il Sogamoso, e vivono di pesca.

Oltre ai 2,400 che sono morti, altri 1,300 animali sono stati soccorsi e sono ancora in vita. Piu' di mille alberi sono stati coperti di petrolio.

Nonostante proclami di vario genere, fra cui era tutto sotto controllo, la Ecopetrol non e' riuscita a fermare le perdite fino al 31 Marzo 2018. 

E' interessante che gia' due anni fa la Contraloría General di Colombia, ente governativo, aveva consigliato alla Ecopetrol di chiudere il pozzo Lizama 158 e tutti gli altri della stessa concessione perche' pericolosi. Altri trenta pozzi abbandonati della stessa ditta lungo il fiume Magdalena erano stati considerati a rischio di cedimento pure loro nel 2016. La raccomandazione della Contraloría General era stata la stessa: chiuderli e sigillarli definitivamente.

La Ecopetrol rispose alla Contraloría General che non ne aveva le risorse, ne per chiuderli, ne per tenerne la manutenzione. E cosi non hanno fatto niente.

Finche' non ci e' scappata la perdita.

Didier Tavera e ' il governatore della provincia di Santander, dove sorge il Lizama 158. Lui dice
che la Ecopetrol e' stata incompetente e incapace di capire l'urgenza del caso e di avere creato lei stessa la tragedia ambientale sotto gli occhi di tutti.

Ma il presidente della Ecopetrol, Felipe Bayón, svergognato, dice che non e' stata colpa dei fallimenti tecnici della sua ditta, quanto di attivita' sismica in zona che ha causato crepe e rotture nelle cementificazioni dei suoi pozzi.

E infatti Santander e' una delle zone piu' sismiche di Colombia, ci sono spesso terremoti qui ed uno abbastanza intenso il giorno 1 Marzo. Bayón da la colpa ai terremoti dunque.

Ma... non lo sapevano quando li hanno costruiti che l'area era sismica? E proprio perche' sapevano che era sismica, non sapevano c'era bisogno di maggiori controlli? Magari era meglio evitare?  E se sono petrolieri come fanno a non avere le risorse per controllare i loro stessi campi?  Fra l'altro a Barrancabermeja, sorge la piu' grande raffineria di Colombia.

Misteri.

Alla fine hanno installato 17 punti di controllo, sbarramenti lungo il fiume, e pozzi di raccolta lungo il Lizama e il Sogamoso.

E alla fine fine, finalmente il flusso si e' fermato, appunto il giorno 31 Marzo 2018. 

Il Ministro dell'ambiente di Colombia, Luis Gilberto Murillo, dice che se si appura che e' stata colpa della Ecopetrol, ci saranno forti sanzioni.

Intanto chilometri e chiometri di fiumi sono ancora anneriti dal petrolio, e le conseguenze ci saranno ancora a lungo.

Come sempre, la morale e' sempre la stessa. Meglio non trivellare, specie se in foreste, in zone sismiche, vicino a fonti idriche, vicono alle persone. La natura, la geologia, o la nostra stessa incuranza un giorno ci presenteranno il conto.