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Monday, October 7, 2019

Ocean Cleanup - il progetto per raccogliere la plastica dall'oceano funziona






Di questo marchingegno si era parlato qualche mese fa con grande aspettativa. 

Un enorme tubo di plastica che avrebbe aiutato a raccogliere la monnezza negli oceani. A costruirlo una non-profit olandese che avrebbe cercato per prima cosa di ripulire per quanto possibile l'oceano pacifico.

E finalmente in questi giorni il prototipo ha iniziato a funzionare. 

Ocean Clean-up ha cosi' catturato reti di pescatori, pezzi di plastica e microframmenti fino a un millimetro di diametro. L'annuncio e' arrivato dal fondatore e CEO della ditta, Boyan Slat che quando ha avuto la sua idea aveva 17 anni. Oggi ne ha 23.

Il marchingegno in questione e' a forma di U con una rete che si estenda al disotto della superficie del mare. Si muove con la corrente e nel muoversi raccoglie la plastica. I pesci e gli altri esseri viventi riescono a nuotarci sotto.

Per i primi mesi questo tubo ha operato nel Great Pacific Garbage Patch, una specie di isola di monnezza fra le Hawaii e la California, grande tre volte la Francia e che da origine a correnti marine che tendono a farla ingrandire sempre di piu'. Ce ne sono varie altre in altre parti del mondo.

Ovean Clean-up era salpata da San Francisco nel Settembdre del 2018 ma a causa di inghippi a Dicembre del 2018 tutta l'attrezzatura e' tornata a riva perche' si erano rotti dei pezzi.
Nel frattempo aveva raccolto 2 tonnellate di monnezza. Una volta tornata a riva, ci sono state altre migliorie che fanno si che adesso Ocean Clean-up riesca a sfruttare le correnti marine generate dal Great Pacific Garbage Patch per aumentare la cattura di monnezza.

Ci saranno altre migliorie, ma per l'intanto si inizia. 

Thursday, September 13, 2018

The Ocean Cleanup - il grande progetto di pulizia dell'oceano














L'immondezzaio ha lasciato il porto di San Francisco il giorno 8 Settembre 2018.

La sua destinazione e' il Great Pacific Garbage Patch nell'oceano pacifico ed il suo ruolo e' di raccolgiere quanta piu' immondizia possibile nel corso di un anno.

Quello che appare un lungo serpentone e' stato progettato da un gruppo di ingegneri sotto il nome di The Ocean Cleanup in Olanda. Il suo scopo e' di catturare monnezza e ripulire il mare.

Come funziona questo Ocean Cleanup? La prima fase della progettazione la vedeva ancorata al fondo dell'oceano, a mandare giu' monnezza in verticale; nella versione finale sara' un oggetto galleggiante per concentrare oggetti in mare. E' un tubo di 3 metri di diametro, lungo circa 600 metri. Poggera' sulla superficie marina a mo' di U e si spostera' lentamente, catturando quanta piu' plastica possibile al suo interno. Ogni sei settimane arrivera' una nave a raccogliere tutta la monnezza nel centro e a portarla via. Se tutto va bene portera' via fino ad un massimo di 70,000 chilogrammi di oggetti nel primo anno.

Altri sessanta serpentoni potrebbero essere inviati successivamente, se i risultati dal primo saranno soddisfacenti, e con l'obiettivo di arrivare a 15 milioni di tonnellate di monnezza raccolta in totale, fino a ridurre la monnezza del Great Pacific Garbage Patch del 50% in cinque anni.

Ocean Cleanup ha luci, un sistema di anti-collisione, telecamere, sensori e satelliti che controlleranno gli spostamenti e che fara' si che non ci siano scontri con le navi.

Funzionera'?

E' questo il grande dilemma, perche' se non dovesse funzionare, se magari una tempesta se la porta via, o se dovesse perdere il suo carico, le cose potrebbero diventare peggiori, con altra monnezza nel mare e con scoraggiamento di tutti quelli che sono stati al lavoro per realizzarla.

L'idea di questo tubo acchiappa-monnezza e' venuta a Boyan Slat, un ventiquattrenne olandese che ha racimolato 30 milioni di dollari in cinque anni per costruirla. Dice che l'idea gli venne durante un viaggio in Grecia da ragazzino quando vide l'enorme quantitativo di plastica in mare.  Era uno studente di ingegneria aerospaziale. Lascio' gli studi presso la Delft University of Technology e fondo' la non-profit Ocean Cleanup, di cui e' ora CEO e che ha adesso 65 impiegati.

Boyan Slat ha ricevuto ogni sorta di onorificenza, dal re di Norvegia, alle Nazioni Unite. Forbes Magazine l'ha coronato come un innovativo imprenditore.

La comunita' di scienziati pero' ha mostrato scetticismo, perche' dicono non ha bene considerato i rischi che potrebbe portare alla vita marina. Per esempio, Miriam Goldstein, direttore delle politiche per l'oceano, presso il Center for American Progress, dice che avendo studiato il progetto, il tubo di Boyan Slat potrebbe attirare molti pesci oltre alla monnezza e causarne il disturbo. 

Sopratutto, dicono, il progetto ignora il reparto prevenzione, cioe' che non si tratta di "pulire" quanto di "non sporcare".  Alla fine, quello che entra in questi bacini di monnezza negli oceani non e' altro che il 3% della plastica che finisce nel mare ogni anno, secondo Eben Schwartz della California Coastal Commission. 


Ma e' lo stesso Boyat Slat che dice che siamo tutti d'accordo che il primo passo sia prevenire che la plastica finisca in mare. Aggiunge pure che e' certo che ci sono vari approcci al problema e che qualcuno deve pure pulire la monnezza gia' messa li nell'oceano, che c'e' dal 1960 in alcuni casi.
E cosi, si va avanti.

Il progetto Ocean Cleanup ha lavorato per un anno in Alameda, nella California del Nord ed e' stata lanciato il giorno 8 Settembre. Il tubo arrivera' nell'isolotto della monnezza del Pacifico verso la meta' di Ottobre, e alla fine della sua missione sara' piena di microplastica, spezzettata dai raggi del sole, dalle onde. Oltre alla plastica, ci sono qui circa 79,000 tonnellate di reti dei pescatori abbandonate che si spera almeno, verranno catturate.


La plastica sara' poi riportata in California, e poi in Europa per analisi e per capire se e come modificarne il design.

Ci saranno sicuramente degli imprevisti, non e' ben chiaro quale saranno le dimensioni della plastica piu' piccola che potra' essere catturata, e non si sa quanto resistente Ocean Cleanup sara' in termini di ondate e tempeste, erosione dal sale, corrosione.

Staremo a vedere.

Da come la vedo io, anche solo che ci stiamo pensando a fare qualcosa per eliminare la monnezza dall'oceano, e' gia' un grande grande grande passo in avanti.

Al progetto di Boyan Slat, e al pianeta tutto, tanti auguri.

Il loro sito Facebook e' qui.

Friday, December 29, 2017

La Cina apre il suo primo tratto sperimentale di autostrada elettrica








Siamo a Jinan, 265 miglia a sud di Pechino nella provincia di Shandong.

Hanno qui appena aperto il primo tratto di autostrada elettrica. Un solo chilometro.

L'idea e' che questa autostrada elettrica serva da test per valutare nuove tecnologie green, con lo scopo di ridurre la quantita' di territorio necessario per impianti solari nel paese, e per ridurre il consumo di suolo.

La strada e' dunque fatta di pannelli trasparenti e reistenti che consentono alla luce di attraversarli.
In totale e' l'equivalente di mezzo ettaro di terreno coperti a pannelli. Il tratto e' breve perche' e' appunto un progetto sperimentale dove si proveranno e si testeranno idee in piccola scala per capire se si possano poi realizzare piu' in grande.

Il gruppo che ha sviluppato il progetto si chiama Qilu Transportation Development Group, e dice che la sua strada puo' generare fino a un milione di kilowatt-ora l'equivalente di circa 800 case.

Per ora pero' il progetto servira' a elettrificare l'illuminazione della strada, eventuali mezzi anineve, telecamere e caselli autostradali. Tutto cio' che verra' generato in eccesso andra' ad alimentare la rete elettrica della citta'.  Ci si aspetta che un giorno l'elettricita' possa anche essere usata per alimentare i veicoli sulla strada.

I cinesi hanno pubblicizzato l'opera come la prima autostrada elettrica del mondo, dopo la prima strada elettrica del mondo in Francia e la prima pista ciclabili elettrica del mondo in Olanda.

Il manto autostradale ha tre strati: in basso cemento, in mezzo i pannelli solari e sopra un tratto isolante di altro cemento trasparente. La strada ha due corsie e gli ingegneri dicono che potra' sopportare 10 volte la pressione degli asfalti normali. Non si sa il costo esatto, perche' il governo cinese non ha rilasciato queste stime, ma si parla circa $450 a metro quadrato.

Funzionera'? Non funzionera'? I cinesi saranno in grado di tenerla in funzione? E' un prodotto resistente o solo una brutta copia fatta per imitare progetti simili in Olanda o in Francia? Sara' generata davvero energia per 800 case?

Non si sa, e ci sono dubbi visto che entrambi i progetti di Olanda e Francia non hanno generato l'energia che ci si aspettava.

Malgrado tutto cio' pero' ci sono speranze: un chilometro e' poca cosa e non sappiamo bene come il tutto evolvera', e se questo progetto sperimentale avra' successo o fallira'.  Pero' l'hanno fatto, ci hanno provato, hanno investito, e anche se solo fatto per "far vedere" o per fare "bella figura" e' lo stesso simbolo e indice di quale direzione la Cina voglia per se stessa per il futuro.

Prima che si dica "ma che vuoi che sia un chilometro" occorre pensare e chiedersi: perche' l'Italia non lo fa?

La Cina ha la maggiore generazione di energia solare del mondo: alla fine del 2016 erano a 78.1GW.

L'Italia e' quinta con 19.3GW.  Non male, ma possiamo fare molto molto meglio.

A volerlo. A volerlo davvero.



Wednesday, December 27, 2017

Germania: per Natale il costo dell'energia e' stato negativo









Il regalo di Natale per i tedeschi e' stato che l'elettricita' ha avuto costi negativi il 25 Dicembre 2017.

Il paese ha speso piu' di 200 miliardi di dollari negli scorsi venti anni per rinnovabilizzare la sua rete elettrica ed ecco qui il risultato.

Ogni tanto, come appunto i giorni 24 e 25 dicembre viene prodotta cosi tanta elettricita' che occorre pagare i contribuenti per usarla.

I dati vengono dall'EPEX, ente che misura gli scambi energetici in Europa ed e' il risultato di vari fattori: temperatura non troppo bassa, venti forti, e bassa richiesta di elettricita'.

Ovviamente questo perche' erano giorni di Natale e le fabbriche erano chiuse, e perche' nessuno puo' fermare le dinamiche del vento. Quei giorni spirava abbondantemente. D'altro canto, il nucleare e/o il carbone che viene usato in parallelo al vento non e' facile da spegnere e cosi c'e' stato un surplus di energia da ambo le sorgenti.

E cosi il weekend di Natale, chi consumava elettricita' e' stato pagato circa 50 euro a megawatt-ora.

Tutto questo, cioe' la rete che genera piu' energia di quanto possa smaltire, e' successo gia' almeno 100 volte nel 2017. 

Al massimo della "generosita'" del vento, il prezzo e' stato di 83 euro per megawatt-ora.

E' gia' successo anche in Belgio, UK, Francia, Olanda e Svizzera, ma in Germania accade piu' frequente che altrove. A volte riescono a vendere energia ai vicini, altre volte e' piu' difficile farlo. E questo perche' appunto, spegnere le fossili o il nucleare e' difficile da farsi in tempi brevi e perche' il vento non si puo' fermare.

Invece c'e' ancora molto da fare sul reparto stoccaggio di energia e cosi, per eliminare l'energia in eccesso dalla rete e per evitare il sovraccarico, la si regala via o si pagano i consumatori. 

Creare un sistema di stoccaggio efficenti e affidabili e' uno dei temi piu' importanti per il progresso delle rinnovabili, in Germania ed altrove, e si cerca di risolvere il problema con varie accortezze anche se c'e' ancora molto da fare.

La RWE e' uno dei piu' grandi produttori di energia elettrica del paese:  usano le previsioni del tempo per regolamentare la generazione di energia, quando ce n'e' troppa per esempio la usano per pompare acqua in un lago d'Austria che funziona da batteria naturale. Quando serve energia, l'acqua viene rilasciata a valle e vengono usate delle turbine per generare elettricita'. L'acqua resta a valle, in attesa di essere riportata a monte durante i nuovi surplus.

Un insieme di nuovo e vecchio, assieme per arrivare, prima o poi, si spera prima ad un mondo finalmente libero dal petrolio.

Sunday, June 18, 2017

Gemini, Olanda. Apre parco eolico a mare per dare elettricita' a 1.5 milioni di persone





Gli olandesi ne sanno qualcosa di mulini a vento, 

E adesso continuano la tradizione: il paese ha appena inaugurato Gemini, un enorme campo eolico a mare per dare elettricita' a 1.5 milioni di persone -- 785mila case e 600 megawatt.

Si tratta di 150 turbine Siemens su un area di circa 68 chilometri quadrati nel mare del Nord. Una serie di cavi porta l'elettricita' a riva e da qui viene distribiuta. Tutto e' stato fatto entro i costi preventivati, e anzi, con anticipo rispetto ai programmi di lavoro. E' questo il  secondo impianto eolico piu' grande del mondo, superato solo per poco dal progetto da 630 megawatt del Regno Unito.

Grazie a Gemini, le emissioni di CO2 dell'Olanda si abbasseranno di 1.25 milioni di tonnellate l'anno.

E' un piccolo passo in avanti, per questa nazione che per molto, troppo tempo, ha sfruttato come prima sorgente energetica il campo di gas Groningen. L'area viene trivellata dagli anni 1960 ed e' diventata sismica. Ma i profitti erano troppo grandi, e troppo facili. E infatti, ancora adesso il 95% dell'energia elettrica del paese viene dal fossile.

L'obiettivo pero' e' di arrivare al 16% nel 2023 e Gemini dara' un grande contributo in questa direzione.

L'ironia della sorte e'  che il nuovo campo eolico si trova a circa 85km da riva, proprio davanti a Groningen.

Il vento spira forte qui, a circa 36 chilometri l'ora.

A differnenza di Groninger, Gemini non causera' terremoti e sopratutto, il vento non finira' mai.






Wednesday, January 11, 2017

Olanda: dal 1 gennaio 2017 tutti i treni sono a vento











“Since 1 January, 100% of our trains are running on wind energy,”



Tutti.

La svolta inizio' nel 2015 quando la compagnia energetica Eneco si aggiudico' il bando per collaborare con le NS, il sistema ferroviario d'Olanda, per elettrizzare il trasporto su rotaia.

Il target era di arrivare al 100% rinnovabile entro il 2018. Ma le cose andarono meglio del previsto e ci siamo arrivati un anno prima di quanto previsto, grazie al boom dell'energia eolica nel paese.

Una turbina media, spinta da venti medi per un ora, puo' alimentare il trasporto su treno per 120 miglia, circa 190 chilometri. La collaborazione fra NS ed Eneco non e' finita perche' vogliono migliorare ancora l'efficenza ed arrivare a un calo del costo energetico per passeggero del 35% entro al 2020, se paragonato con il 2005.

Le NS trasportano circa 600mila passeggeri al giorno su circa 5500 viaggi quotidiani, il consumo e' di 1.2 miliardi di KW-ore l'anno. L'equivalente del consumo di elettricita' in tutte le case della citta' di Amsterdam: un grande passo in avanti.

Quanta energia eolica si produce in Olanda? Circa 7.4 miliardi di KW-ore l'anno. Al paese ne necessitano 12.5 miliardi di KW-ore l'anno. Oltre alla produzione domestica c'e' dunque anche energia eolica che arriva dall'estero, importata dal Belgio e dalla Finlandia.

Un altro passo in avanti. E in Italia? Sarebbe davvero difficile *provarci*?, volerlo, tentare, averne voglia?

E mentre che tutti vanno tutti via con il vento, noi siamo qui, indietro a guardare e a trivellare.

Qui un approfondimento su come ci si e' arrivati a questo 100% di treni green.

Tuesday, December 27, 2016

Bonaire, Caraibi e il sogno del 100% rinnovabile




Bonaire e' un isola delle Antille nei Caraibi, non lontana dalla costa del Venezuela. Ci abitano qui circa 15mila persone ed e' una municipalita' speciale dell'Olanda.  E' soprattutto un isola turistica, nota perche' ci si fanno immersioni e scuba diving e per i suoi coralli, tanto che ogni anno arrivano qui circa 70mila turisti.

L'isola e' nel bel mezzo di una transizione verso il 100% di energia rinnovabile.

Prima del 2004, come molte delle isole dei Caraibi, l'elettricita' a Bonaire veniva prodotta principalmente dal diesel acquistato dall'estero, con alti costi di importazione e con tutte le fluttuazioni di prezzi stabiliti dai mercati esteri.

Nel 2004 un incendio distrugge l'unico impianto diesel dell'isola.

Si installano generatori diesel temporanei ma si decide di programmare per eliminarne del tutto il bisogno. L'obiettivo e' di una Bonaire al 100% rinnovabile.

Nel 2010 il primo passo in avanti: installate sull'isola 12 turbine ibride a vento-diesel-alghe. Nei momenti di maggior ventosita' si arriva con l'eolico a coprire il fabbisogno dell'isola fino al 90%. In media, in vento fornisce il 40-45% del necessario. Quando il vento non e' sufficente, subentrano i generatori diesel.

Il secondo passo e su cui si sta ancora lavorando e' quello di eliminare del tutto il diesel dall'ibrido vento-diesel-alghe. Si vuole sostiturilo con biocarburante prodotto dalle alghe che sono ampiamente disponibili a sud di Bonaire, nei pressi delle miniere di sale a sud dell'isola e per cui si sta sperimentando una conversione a carburante.

I generatori diesel dell'ibrido infatti sono stati installati proprio con questa caratteristica: di poter essere un giorno alimentati solo dal biodiesel prodotto sull'isola. Il mix sara' allora di 40-45% vento e 60-55% alghe.

Questa scelta comportera' anche la diminuzione della bolletta energetica dell'isola del 10-20%, e maggiore occupazione locale e queste non sono cose da niente qui.

L'eliminazione completa del diesel doveva essere completata nel 2015, come annunciato da vari siti. Non sono riuscita a trovarne conferma e non sono sicura che l'avvio del biodiesel sia completo ma di certo e' un obiettivo su cui si sta lavorando.

Intanto nel 2014 parte un progetto di solarizzazione della capitale di Bonarie, Kralendijk, per la generazione di elettricita' dai tetti, in collaborazione con il governo centrale olandese.

Bonarie ha goduto di due speciali situazioni. Intanto l'incendio del 2004 ha reso impellente e possibile la possibilita' di cambiare,  senza dover aspettare la fine del ciclo naturale dei vecchi impianti diesel.
L'essere parte del Regno d'Olanda inoltre ha fatto si' che potessero qui arrivare tecnologia ed idee europee, ed infatti il consorzio che sta sviluppando l'impianto biodiesel e' tedesco-olandese e si chiama Ecopower Bonaire.

Ma non c'e' solo Bonaire: oggi varie isole dei Caraibi, specie le ex colonie olandesi, hanno progetti rinnovabili e di utilizzare risorse in loco per generare energia e questo un po per amore, un po perche' l'energia fossile che viene importata e' costosa, e sole, vento ed alghe costano meno. 

Aruba e Curacao hanno entrambe obiettivi di arrivare al 100% di energia green sulle loro isole.