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Friday, December 29, 2017

La Cina apre il suo primo tratto sperimentale di autostrada elettrica








Siamo a Jinan, 265 miglia a sud di Pechino nella provincia di Shandong.

Hanno qui appena aperto il primo tratto di autostrada elettrica. Un solo chilometro.

L'idea e' che questa autostrada elettrica serva da test per valutare nuove tecnologie green, con lo scopo di ridurre la quantita' di territorio necessario per impianti solari nel paese, e per ridurre il consumo di suolo.

La strada e' dunque fatta di pannelli trasparenti e reistenti che consentono alla luce di attraversarli.
In totale e' l'equivalente di mezzo ettaro di terreno coperti a pannelli. Il tratto e' breve perche' e' appunto un progetto sperimentale dove si proveranno e si testeranno idee in piccola scala per capire se si possano poi realizzare piu' in grande.

Il gruppo che ha sviluppato il progetto si chiama Qilu Transportation Development Group, e dice che la sua strada puo' generare fino a un milione di kilowatt-ora l'equivalente di circa 800 case.

Per ora pero' il progetto servira' a elettrificare l'illuminazione della strada, eventuali mezzi anineve, telecamere e caselli autostradali. Tutto cio' che verra' generato in eccesso andra' ad alimentare la rete elettrica della citta'.  Ci si aspetta che un giorno l'elettricita' possa anche essere usata per alimentare i veicoli sulla strada.

I cinesi hanno pubblicizzato l'opera come la prima autostrada elettrica del mondo, dopo la prima strada elettrica del mondo in Francia e la prima pista ciclabili elettrica del mondo in Olanda.

Il manto autostradale ha tre strati: in basso cemento, in mezzo i pannelli solari e sopra un tratto isolante di altro cemento trasparente. La strada ha due corsie e gli ingegneri dicono che potra' sopportare 10 volte la pressione degli asfalti normali. Non si sa il costo esatto, perche' il governo cinese non ha rilasciato queste stime, ma si parla circa $450 a metro quadrato.

Funzionera'? Non funzionera'? I cinesi saranno in grado di tenerla in funzione? E' un prodotto resistente o solo una brutta copia fatta per imitare progetti simili in Olanda o in Francia? Sara' generata davvero energia per 800 case?

Non si sa, e ci sono dubbi visto che entrambi i progetti di Olanda e Francia non hanno generato l'energia che ci si aspettava.

Malgrado tutto cio' pero' ci sono speranze: un chilometro e' poca cosa e non sappiamo bene come il tutto evolvera', e se questo progetto sperimentale avra' successo o fallira'.  Pero' l'hanno fatto, ci hanno provato, hanno investito, e anche se solo fatto per "far vedere" o per fare "bella figura" e' lo stesso simbolo e indice di quale direzione la Cina voglia per se stessa per il futuro.

Prima che si dica "ma che vuoi che sia un chilometro" occorre pensare e chiedersi: perche' l'Italia non lo fa?

La Cina ha la maggiore generazione di energia solare del mondo: alla fine del 2016 erano a 78.1GW.

L'Italia e' quinta con 19.3GW.  Non male, ma possiamo fare molto molto meglio.

A volerlo. A volerlo davvero.



Monday, February 13, 2017

La voragine petrolifera del New Mexico





 
elaborazione del possibile danno




“The cavity will collapse. For all I know, it can start collapsing in 10 or 15 minutes.”


Carlsbad e' una citta' del New Messico.

Ci si arriva lungo l'autostada US 285. All'avvicinarsi un segnale stradale

"US 285 south subject to sinkhole 1,000 feet ahead"

"Tra 300 metri lungo la US 285 sud c'e' una voragine che sprofonda. Una sinkhole"

E infatti in questo angolo petrolifero del New Mexico c'e' una caverna sotterranea che sta per crollare, e risucchiare con se una chiesa, autostrade, stazioni di servizio, scuole, ferrovie e case.

La zona in questione e' sede di varie caverne, che formano il Carlsbad Caverns National Park. La gente ci viene per turismo, per vedere le stalagmiti e le stalattiti e perche' il sottosuolo e' spettacolare.

La particolare caverna crollante che ora preoccupa la comunita' e' il risultato di tre decenni di petrolio: e' una caverna artificiale in cui e' stata pompata acqua per anni. L'acqua arrivava a circa 150 metri sotto la crosta terrestre e riportava su in superficie "brine" -- una soluzione acquosa ad alta salinità --  che veniva poi usata come additivo dei fluidi di perforazione per l'industria del petrolio e del gas dello stato del New Mexico.

La suddetta caverna sta ora per crollare, come e' gia' successo in altre zone del New Mexico, nonche' in Kansas, Michigan e Canada, per il troppo stess accumulatosi nel corso degli anni. La caverna di Carlsbad e' particolarmente pericolosa perche' si trova nei pressi di un centro abitato di circa 26mila persone;  potrebbe fare grandi danni.

In questa caverna non si pompa piu da vari anni, ma i danni vanno avanti: come sempre, la geologia una volta che la metti in moto, quella va avanti per la sua strada.  In superficie ci sono attivita' commerciali, hotel, scuole, autostrade, banche, e stazioni di servizio. Il crollo sarebbe catastrofico, perche' porterebbe via con se almeno un miliardo di dollari di proprieta' ed infrastrutture.

Nel corso degli scorsi anni sono state dichiarati stati di emergenza, ci sono stati avvisi al pubblico, e la richiesta di denaro pubblico per metterla in sicurezza e per installare centraline ed allarmi. Qualche settimana fa l'allarme dei geologi: la caverna potrebbe collassare in ogni momento, portando via una gran fetta dell'abitato di Carlsbad. Circa 200 persone potrebbero avere impatti negativi sulle loro proprieta'.

La ditta responsabile delle operazioni di brina e' la I and W che ha dovuto gia' chiudere la caverna ed e' andata in bancarotta. 


Monday, October 3, 2016

UK: strade al sole che ricaricano le macchine mentre si viaggia








Che alla fine verra' realizzata o no, non e' importante davvero. Ma gia' che ci si pensi, che lo si voglia, che se ne parli, e' un segno dei tempi: la voglia, la necessita' di abbandonare l'uso di fonti fossili per un futuro benzina-free.

Siamo nel Regno Unito dove dal 2015 e' corso una sperimentazione della Highways England per gli automobilisti con macchina elettrica. 

L'idea e' semplice: le macchine saranno dotate di tecnologia wireless e viaggeranno su strade con un campo elettromagnetico sottoterra. Le macchine comunicheranno il loro passaggio alla strada, facendo "accendere" il campo elettromagnetico. A sua volta il campo elettromagnetico attivera' un solenoide dentro l'automobile che le fornira' energia. 

E' un esperimento gia' provato nel 2013 nella Corea del Sud dove la citta' di Gumi realizzo' un tracciato simile per 12 chilometri e per gli autobus. 

L'idea e' di aiutare gli automobilisti e di rendere meno complicato il processo di ricarcica delle auto elettriche (o la percezione che sia complicato!) e di far si che ci sia piu' autonomia.  Il test e' per ora limitato su strade dove non ci sono ancora macchine "normali" ma circuiti dedicati.

L'esperimento terminera' nel 2018 e costa circa 500 milioni di sterline.

Questo in Inghilterra.

E in Italia? Quali esperimenti abbiamo? Quali obiettivi abbiamo? Chi vogliamo essere, caro Matteo Renzi?

Dovunque ci giriamo ci sono progetti di strade elettriche, di piste al sole, di idee, di esperimenti, di tentativi.

E noi?

Perche' lei continua a fossilizzarsi sulle fossili? Su buchi ed altri buchi? Su airgun e raffinerie, su morte e distruzione?  Non le basta quello che accade in Basilicata e in tutti i posti del mondo dove si trivella? Non le basta il *no* di tutte le comunita' trivellate e trivellande?

Perche' per una volta non possiamo *pensare* a qualcosa di grande, di nuovo, di emozionante, che ci renda orgogliosi? Siamo gli eredi di Leonardo da Vinci in questa nazione, sa?

E invece siamo qui, a rincorrere, paralizzati nella melma petrolifera, mentre il mondo scappa avanti.

Saturday, July 2, 2016

Arriva la Route 66 al sole



Arrivano anche negli USA le strade al sole. E non una strada qualunque, ma la famosa Route 66.  Per un pezzetto piccolo per iniziare, ma lungo se funziona, sara' solarizzata.

Siamo in Missouri, e l'idea e' semplice - pavimentare la strada non piu con asfalto ma con materiali nuovi che possano generare energia grazie al sole che la irradia quando non ci sono macchine in circolazione.

Il progetto viene da una start-up dell'Idaho, Solar Roadways, e verra' implementata dal Missouri Department of Transportation. I lavori per il prototopo inizieranno verso la fine del 2016.

Come si e' arrivati fin qui? Tutto parte nel 2014, quando il Dipartimento del Trasporto del Missouri mise su il suo cosidetto Road to Tomorrow - la strada per il domani - con lo scopo di trovare modi alternativi per aumentare gli investimenti alla viabilita' senza aumentare le tasse.

Un impresa difficile: migliorare le strade senza aumentare le tasse. E chi paga? Ma ecco che arrivano quelli di Solar Roadways a proporre la strada al sole -- generera' energia che sara' venduta o immessa in rete e quindi, se tutto va come deve, anche se la strada al sole costera' piu' di quella all'asfalto, sul lungo termine paghera' per se stessa. D'inverno, la strada potrebbe anche usare l'energia dal sole per sciogliere il ghiaccio sulle strade.
 
Dietro a Solar Roadways, ci sono una moglie ed un marito, Julie e Scott Brusaw. E' dal 2010 che ci pensano, che ci provano. Al Missouri propongono di coprire un pezzo di strada con degli esagoni di vetro di circa 70 centimetri di estensione massima e resistenti anche al traffico pesante di camion. I prototipi hanno una trazione simile a quella dell'asfalto convenzionale,  quindi la guida non sara' troppo diversa dalle strade normali. A differenza dell'asfalto pero' i blocchi di Julie e Scott contengono delle celle solari capaci di generare elettricita' dal sole.

I microprocessori dentro questi blocchi di vetro fanno si che gli esagoni possano anche comunicare gli uni con gli altri e una centralina di controllo. Grazie a dei speciali LED i blocchi si possono illuminare all'occorrenza e se necessario, comunicare con gli automonbilisti. E siccome i blocchi di vetro sono sufficenetemente piccoli li si puo' riparare senza troppi intoppi al traffico centrale.
Per di piu' questi blocchi sono anche capaci di filtrare l'acqua piovana. 

Hanno pensato a tutto!

Si parte quindi con il test presso il Route 66 Welcome Center nella localita' Conway, un pezzo di strada breve, davanti alla stazione di accoglienza della Route 66. Ma il progetto e' di estendere la strada al sole, nella speranza che vada tutto bene.


Saturday, January 30, 2016

Germania: la prima autostrada delle bici - cento chilometri sul vecchio tracciato della ferrovia



La Germania ha deciso di aprire una autostrada per le biciclette - cento chilometri fra Duisburg, Bochum e Hamm e attraversando quattro universita'. L'autostrada servira' un bacino di utenza di circa due milioni di persone e si stima che servira' a eliminare il transito di almeno 50,000 viaggi l'anno.
Il tracciato e' lungo vecchie ferrovie della Ruhr Valley.

Non e' la prima volta che si parla di autostrade per le biciclette - ci hanno gia' lavorato in Olanda e in Danimarca. Anche Londra ha in mente un progetto simile per eliminare il traffico. A Francoforte ne progettano una di circa 18 miglia,  Monaco ne sta costruendo una da nove miglia e citta' come Norimberga e Berlino stanno studiando come fare per implementarle nelle loro citta'.

Di solito, le piste ciclabili tedesche sono strette e ogni tanto arrivano macchine parcheggiate, autobus o semplicemente finiscono. Invece queste "autostrade" delle bici sono grandi, hanno corsie per il sorpasso, e non ci si deve fermare ai semafori: ci sono sottopassaggi o soprapedaggi quando si incrociano le strade con le macchine.

La pista da 100 km e' in via di costruzione: per ora hanno aperto un primo tracciato di circa sei chilometri. Ma.. con che costi hanno  la stanno realizzando questa pista ciclabile?

La meta' dei costi e' venuto dall'Unione Europea, il 30% dallo stato del North Rhine-Westphalia e il resto da fondi locali, sotto un consorzio detto RVR.

Penso alla pista ciclabile del Parco della Costa teatina. E' da quindici anni che se ne parla, ed e' ancora li, sulla carta, vago, vecchio prima ancora di essere costruito. Il mondo corre, e corre veloce, e noi siamo li a guardare, paralizzati.

Germany has opened the first three-mile stretch of a bicycle highway that will eventually span over 62 miles, connecting 10 western cities including Duisburg, Bochum, and Hamm, as well as four universities. And this highway is an entirely separate roadway that will remain completely car-free. Read More: http://www.natureknows.org/2016/01/germany-opens-62-mile-bicycle-highway-that-is-completely-car-free.html
Germany has opened the first three-mile stretch of a bicycle highway that will eventually span over 62 miles, connecting 10 western cities including Duisburg, Bochum, and Hamm, as well as four universities. And this highway is an entirely separate roadway that will remain completely car-free. Read More: http://www.natureknows.org/2016/01/germany-opens-62-mile-bicycle-highway-that-is-completely-car-free.html

Tuesday, October 14, 2014

Il decreto "Sblocca Italia" e blocca intelligenza




Il decreto Sblocca Italia, piu' Gela, meno Taormina.









Foto Enzo Saponara


I giorni 15 e 16 Ottobre cittadini da ogni parte d’Italia si ritroveranno davanti a Montecitorio per manifestare la propria contrarietà al decreto legge 133 che il governo ha chiamato Sblocca Italia. Sui social network questo decreto è stato soprannominato in vari modi – Sblocca Trivelle, Blocca Intelligenza, Sfascia Italia e c’è anche la campagna “Blocca lo Sblocca Italia“, con adesioni da varie parti dello stivale alle giornate romane di metà mese.

Come sempre nei decreti c’è un po’ di tutto e questo non fa eccezione – inceneritori, cementificazione, trivelle facili, e in questi giorni pure il miraggio di aggiustare Genova sommersa dal fango. Addirittura Renzi e compari vorrebbero risuscitare le trivelle nelle acque della fragilissima costiera campana, fra Capri, Ischia ed Amalfi. Come se non avessero già abbastanza problemi!

Leggo il decreto, e mi viene una profonda tristezza per questa nazione.


Vorrei dire a tutti quegli incoscienti che ci governano che non hanno veramente capito niente.

Sono quindici anni che vivo a Los Angeles e in questi quindici anni non passa giorno in cui non mi viene ricordato il potenziale dell’Italia. Film, cibo, cinema, macchine, vino. Tutti i santi giorni la si cita sul Los Angeles Times, nei negozi scintillanti, sulle riviste di viaggi, al cinema, per i matrimoni di persone famose in Italia. E’ il sogno italiano che si perpetua, da solo, senza nessuno che in Italia sappia ne proteggerlo ne usarlo per farci cose buone. Spero che duri a lungo, prima che distruggano tutto.

Possibile che con tutto quello che si potrebbe fare di sano ed efficace in Italia non si riesce a far altro che buchi e industria pesante a vantaggio dei soliti noti, distruggendo la democrazia, en passant? E si, sono certa che tutte quelle cose di cui sopra potrebbero portare molto di più nelle casse italiane, soprattutto in un ottica di sviluppo duraturo e lungimirante.

Non che non l'ho votato io Renzi, si vede proprio che l'intelligenza non e' il suo forte e mi domando cosa ci abbiano visto chi l'ha scelto. A questo punto e' evidente che il tipo ha ambizioni piu' grandi del suo ego e che non ha ne ideali per amare la nazione, ne l'intelligenza per programmarne un futuro sostenibile. Altro che gelato, gli dovevano dare un po di libri da studiare a Renzi, cosicche a parte la sua prosopopea poteva aggiungere un po di sostanza.

Ma perché questo Sblocca Italia è deleterio, secondo me almeno?

Nelle intenzioni di Renzi, lo Sblocca Italia riconosce “il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità”

Pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità del petrolio. E l’indiferribilità della lotta alla corruzione? Alla mafia? Alle bonifiche dei territori malati? E l’indefferibilità del rilancio del turismo che ci vede crollare in tutte le statistiche? Alle rinnovabili? Alla ricerca? Alla difesa del territorio? Alla carta igienica nelle scuole?

Interessante poi che questo Sblocca Italia preveda che tutte le norme che difendano paesaggi ed ambiente possano essere scavalcate per opere di stoccaggio, trivellazione e compagnia varia. E se la terra è privata ed appartiene a qualcuno che non la vuole vendere perché non gliene importa niente della pubblica utilità petrolifera? Nessun problema, c’e’ l’esproprio!

Lo Sblocca Italia prevede il “titolo concessorio unico” con cui sarà sufficente una sola domanda per eseguire ricerche e sondaggi prima e trivellazioni permanenti dopo. Adesso ci vogliono almeno due permessi distinti. Lo Sblocca Italia cambia tutto questo in nome della semplicità. E che importa se fra i due eventi sono passati anni e magari le realtà territoriali sono cambiate? Interessante anche che se i progetti petroliferi comportino una “variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica“.

L’autostrada autorizzativa dunque.

E chi darà questo titolo concessorio unico? Prima dello Sblocca Italia erano le regioni a decidere sulle trivellazioni in terra e Roma in mare. Adesso sarà Roma a decidere su tutto, una sorta di “ghe penso mi” di sapore berlusconiano. E’ evidente che questo non può essere costruttivo, perché centralizzando le decisioni zittisci le comunità a livello locale e impoverisci la democrazia. Ed è pure evidente che a Roma c’è molto più spazio per inciuci, lobby, calcoli e magna-magna a porte chiuse.

Probabilmente ai governanti da fastidio che in questi anni abbiamo imparato a protestare e a far sentire la propria voce e quindi, invece di ascoltare e di rispettare le preoccupazioni dei residenti, si decide semplicemente di uccidere la partecipazione popolare. Tutto questo in barba a tutte le leggi europee che impongono la trasparenza e che ci siano canali affinché il pubblico possa dire la propria. Come dire, dove non arriva la propaganda dei petrolieri, arriva la man forte di Roma.

Ma niente paura: “tutto verrà fatto nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente.”

In tutto questo ci sono però buoni segnali: spronati da cittadini, vari comuni e regioni hanno espresso la propria contrarietà allo Sblocca Italia, in maniera bipartisan e vari senatori hanno chiesto emendamenti per evitare scempi. Io spero che Roma sara’ invasa di persone il 15 e il 16 Ottobre e che ci si renda conto che sbloccare l’Italia non significa distruggerla.


Thursday, July 31, 2008

Genova, 2008


Sono appena arrivata a casa, stanca ma tutto sommato soddisfatta. C'e' ancora molto da fare, ma spero che pian piano riusciremo ad arrivare vittoriosi a salvare l'Abruzzo. La trovo una storia bella, di democrazia, di internet, di affetti che si alimentano perche' incentrati sull'amore per la nostra terra. Continuiamo a marciare senza stancarci.

Intanto, un nuovo incendio a Genova, proprio mentro scrivo. Il Corriere mette a disposizione una telecamera. Si vede un'enorme palla di fuoco, si parla di emergenza, trenta metri di fiamme, 250 evacuati, l'autostrada e' chiusa al traffico, i vigili del fuoco dicono che la situazione e' grave. Come avevo cercato di dire durante il "tour" estivo gli incendi alla raffinerie non sono rari, ma invece accadono spesso, perche' sono troppi e troppo delicati i vari processi che si susseguono, e spesso i controlli non sono soddisfacenti. Davvero basta un nonnulla per far andare tutto in tilt.

La cosa triste e' che si continua a minimizzare: nel 2005, in seguito ad uno scoppio simile a Genova si diceva "non ci sarebbero problemi di tossicità nelle emissioni derivanti dall'incendio della raffineria". Ah si? Sulla base di cosa si fanno queste affermazioni? Ma se Andreussi veniva a dirci che l'autostrada con i suoi scarichi di gas dalle automobili e' molto inquinante, come possono farci credere che litri e litri di petrolio che divampano nell'aria possano fare bene alla salute? Per di piu' se si va a guardare la storia della raffineria di Genova si scopre che invece l'inquinamento c'e' stato e non e' stato indifferente, anzi i periti lo chiamano storico!

Questa infatti e' la situazione di Busallo (Genova) nella raffineria detta IPLOM, secondo un dossier con tutti gli incindenti ed incendi dal 1979 al 1999.

Lo Scrivia e' un fiume che scorre vicino alla raffineria. Come potete vedere anche li c'e' sempre questa corsa a "riammandare", a dire che tutto va bene, che nulla e' nocivo, che le puzze, i fumi, la gente che perde la sensibilita' olfattiva, e' tutto normale.

1979 :
Scoppio a Busalla in raffineria tre operai feriti. Inquinato lo Scrivia (Il lavoro)

1979 :
Iplom di Busalla - Il Consiglio di fabbrica accusa. Un incidente dopo l’altro (Il lavoro)

1979 :
Un'autentica bomba innescata a pochi passi dalla città (Il Secolo XIX)

1980 :
Falla alla Iplom e di nuovo gasolio dentro lo Scrivia (Il Secolo XIX)

1980 :
Il petrolio nello Scrivia mette in pericolo i rifornimenti idrici (Il Secolo XIX)

1980 :
La raffineria Iplom denunciata per inquinamento dello Scrivia (L'Unita')

1980 :
Procura contro la Iplom per lo Scrivia avvelenato (L'unita')

1980 :
Sono settecento i quintali di gasolio finiti nello Scrivia (Il Secolo XIX)

1982 :
Si spezza una tubatura della Iplom e nello Scrivia scorre benzina (Il Secolo XIX)

1982 :
Mezza Genova ha rischiato di bere nafta (Il Secolo XIX)

1986 :
Salta tubatura della Iplom terribili esalazioni a Busalla.
Momenti di allarme e di paura per gli abitanti della vallata (Il Secolo XIX)

1989 :
Olio combustibile nello Scrivia.
Gli abitanti parlano di disastro ecologico e accusano (Il Secolo XIX)

1989 :
Iplom, una minaccia continua (Il Secolo XIX)

1989 :
L’Iplom ancora sotto accusa.
Raffica di proteste degli abitanti per i miasmi che si sprigionano dalla fabbrica.
"Sensibilmente diminuite le capacità olfattive della gente" (Il Secolo XIX)

1990 :
Aria irrespirabile per una nube gassosa.
Domenica a Busalla due ore di grande preoccupazione (Il Secolo XIX)

1990 :
Perdita nello Scrivia, nel mirino c’é l’Iplom (Il Secolo XIX)

1990 :
Lo Scrivia senza pace, ora é fanghiglia oleosa(Il Secolo XIX)


1991 :
Scrivia inquinato: i Carabinieri irrompono alla Iplom.
Stabilimento piantonato, militari negli uffici: giornata di tensione nell’azienda petrolifera
(Il Secolo XIX)

1991 :
Iplom, cittadini in allarme per alcune fumate troppo nere
Tracce di combustibile vicino alla raffineria Iplom (Il Secolo XIX)

1991 :
Il cambio di proprietà dopo un decennio di crisi (Il Secolo XIX)

1991 :
Una vampata, terrore all'Iplom. Fiamme in un deposito, due feriti. Panico tra la popolazione...
(Il Lavoro)

1991 :
"E’ troppo pericolosa" - Il commento del primo cittadino
(Il Lavoro)

1991 :
Esplosione nella raffineria Iplom , paura a Busalla (Il Secolo XIX)

1991 :
"Chiudete la Iplom"
Presa di posizione della giunta di Busalla dopo l'incidente di sabato
(La gazzetta del lunedi')

1991 :
Amministratori decisi "La raffineria è fuori posto"...
(Il Lavoro)

1993 :
Scrivia é di nuovo onda nera.
Il caldo riporta a galla olio depositato sul fondo (Il Secolo XIX)

1998 :
Come già accaduto il 30/05/90, Lo Scrivia senza pace, ora é fanghiglia oleosa (Il Secolo XIX)

L'immagine sopra e' uno scarico della raffineria nel fiume Scrivia. L'acqua e' rossa. Immaginate cosa di piu' getteranno nel nostro mare. Le domande all'ARTA restano. Io non voglio vivere con l'incubo incendio, con l'incubo nube tossica. Io non ce la voglio quella robaccia nel mio mare. Cara ARTA, cari sindaci di San Vito, di Ortona, cari politici tutti, e' giunto il momento di agire e non di far prendere l'aria ai denti.