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Friday, October 25, 2019

Zimbabwe: 55 elefanti morti di fame per colpa della siccita'




Almeno 55 elefanti sono morti nello Hwange National Park dello Zimbabwe negli scorsi due mesi a causa della siccita'. 

Gli elefanti sono tecnicamente morti di fame e di sete, ma la causa alla base e' la siccita' che ha danneggiato le coltivazioni e crescita di cibo nei loro habitat.

E non ci sono solo gli elefanti, secondo il World Food Programme report due milioni di persone nel paese vanno incontro a problemai di malnutrizione a causa dei danni all'agricoltura portati dal troppo caldo.

Cosa era sucesso agli elefanti? Erano in cerca d'acqua e di cibo, ed avevano viaggiato a lungo per trovare ristoro. La cosa triste e' che erano a trenta metri da laghetti che avrebbero potuto aiutarli.

Nello Zimbabwe ci sono varie decine di migliaia di elefanti, alcuni vivono nei parchi, altri no. A causa della siccita' intensa di questi ultimi mesi pero' molti di loro si sono spostati nel parco dello Hwange: da 15,000 che ne ospita abitualmente, ce ne sono ora 50,000. In totale ci sono circa 85,000 elefanti nel paese.

Ovviamente anche il parco ne risente e non ha le risorse per sfamare tutti, specie appunto in queste condizioni di stress, tanto piu' che i fondi statali per i parchi e per la ricerca di acqua sono pochissimi.
E ovviamente senza parlare delle condizioni economiche dello Zimbabwe: lo sfacelo.



E cosi qualche giorno fa sono stati trovati i corpi di 55 elefanti morti alla ricerca di acqua. Un altro problema e' il numero semore crescente di elefanti che non si riesce a gestire. Si parla di vendere gli elefanti in eccesso a zoo stranieri, per esempio in Cina e in Pakistan, ma questa non e' una soluzione, ovviamente.

Intanto, occorre dire che ci sono stati dei progressi nel corso dei decenni. Nel 1996, l'elefante della savana, l'African bush elephant era considerata a rischio estinzione.  Dal 2004 e' invece diventata specie vulnerabile, cioe' il rischio e' minore. Si stima che il tasso di crescita e del 4% l'anno. La popolazione mondiale e' di 415mila unita. Il numero maggiore di questi elefanti si trova in Botswana con 130mila esemplari.

Secondo in classifica appunto lo Zimbabwe, paese in condizioni economiche disastrose dopo la fine dell'era Mugabe, con corruzione e illegalita' che divampano, e dove tutto si puo' fare per racimolare denaro. 

Il presidente Emmerson Mnangagwa dice che gli elefanti devono essere venduti perche' sono troppi.
La vendita di animali selvaggi, elefanti e non, era gia' iniziata qualche anno fa. Lo Zimbabwe aveva gia' venduto 98 elefanti a Dubai e alla Cina fra il 2012 e il 2018 per la cifra record di ....2.7 milioni di dollari!

30mila dollari per esemplare.

Si parlava di trasferirne altri 35 in Cina e Pakistan, ma la resistenza si e' improvvisamente rafforzata: il gruppo Advocates4Earth si e' opposto e i tribunali si sono opposti con loro.


Perche' questo e' sbagliato, e perche' gli attivisti si oppongono? Perche' tali elefanti non dovrebbero essere portati fuori dai loro habitat naturali, nella fattispecie fuori dall'Africa. Questo e' stipulato dalla Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora, anche noto come
CITES. 
Il rischio e' che non sopravviveranno in habitat diversissimi da quelli a cui sono abitutati o negli zoo. O peggio che vengano uccisi per l'avorio. E infatti la domanda subdola e': che ci devono fare i cinesi con tutti questi elefanti? Li metteranno davvero negli zoo, nei circhi? O ci sono obiettivi piu' loschi?  
Dopotutto la Cina e' il piu' grande mercato mondiale di avorio, legale ed illegale.



Intanto, il Botswana, la Namibia e lo Zambia, stanno cercando di eliminare il divieto sul traffico internazionale di avorio. Di recente, l'amminstrazione Trump ha pure tolto il divieto di importare "trofei animali" dallo Zimbabwe e da altri paesi.

I cacciatori e i proponenti di tali esportazioni, di elefanti e trofei, dicono che sacrificare parte della popolazione selvaggia con la caccia puo' portare alla conservazione di tutti gli altri esemplari, e che potra' aumentare il turismo locale.
Sara'.  

Intanto, fra cambiamenti climatici, abbattimento alla ricerca di avorio, e distruzione di habitat, la popolazione di elefanti che vivono nelle savane d'Africa sono calate del 30% fra il 2007 e il 2014. 



Tuesday, February 13, 2018

Il Cile ha cinque nuovi parchi nazionali - grandi quanto la Svizzera











Patagonia, 2018



National parks are the best expression of social equity that there is.
It's like paying our rent for living on the planet. 

Doug Tompkins

Il giorno 29 Gennaio 2018 il preidente del Cile, Michelle Bachelet assieme a Kristine McDivitt Tompkins, presidente della Tompkins Conservation, hanno messo la firma finale sulla creazione del PumalĂ­n National Park e del Patagonia National Park in Cile.

Si tratta di piu di 40,000 chilometri quadrati, e rappresentano la piu' grande donazione di terreno da un ente privato ad un governo.

E' un area grande quanto la Svizzera.

Ci sono dentro montagne innevati, laghi glaciali, vedute di mare, colline, praterie, foreste e vita animale.

Della coppia Kristine McDivitt e di suo marito Doug Tompkins abbiamo gia' parlato su questo blog, e la loro storia e' esemplare: due che diventano ricchi grazie a The North Face, Esprit, e Patagonia, che hanno fondato loro o di cui sono stati CEO, e che a un certo punto decidono di lasciare il mondo del business e di andare a vivere in Cile. Comprano terreni in Patagonia, li ripristinano, li trasformano in parchi e zone protette per il beneficio di tutti. Con i loro soldi, e per amore.

L'evento del 29 Gennaio e' l'atto finale di questa storia di protezione ambientale che e' iniziata 25 anni fa. Invece l'iter per rendere questi parchi ufficiali e' invece iniziato a Marzo 2017, con l'intento di instaurarne 5 nuovi di zecca e di espanderne altri tre.

Come gia' raccontato, Doug Tompkins, l'ideatore di tutto questo, e' morto nel 2015 in un incidente con il kayak in Cile, ma la sua opera va avanti grazie a sua moglie Kristine McDivitt. Lei dice che continuera' in questa sua missione di conservazione e di ritorno alla natura di altre aree in Cile ed in Argentina.

E infatti, la Tompkins Conservation ha proprio per obiettivo quello di comprare terre private, ripristinarle, proteggerle al meglio che si puo' e restituirle ai governi centrali per il godimento di tutti, per promuovere la bellezza, la natura e per portare orgoglio ed occasione di lavoro sostenibile e benessere alle comunita' locali. Finora, in tutto, hanno salvato circa 53,000 chilometri quadrati assieme a governi, associazioni non governative, attivisti, persone di scienza, e staff locale.

Perche' in Cile? Perche' Kristine e Doug ritengono che una delle catastrofi peggiori dei nostri tempi e' la perdita di biodiversita' e che il modo migliore per cercare di migliorare le cose e' di creare larghi parchi nazionali dove i processi evoluzionari potessero continuare indisturbati dall'opera umana.

Secondo loro i parchi nazional i rappresentano il modo migliore per la conservazione della biodiversita' da un punto di vista ecologico, e puo' rappresentare anche un beneficio per le comunita' locali.

Il loro motto e' "re-wilding". Ritorno alla natura selvaggia, con il reinserimento di specie animali un tempo abbondanti ed ora scomparse a causa dell'antropizzazione.

Tutto questo non accade senza controversie. C'e' chi dice che e' stato uno sbaglio trasformare terre agricole o da pascolo o ranch in zone selvagge, secondo questo "re-wilding". Per esempio, nella zona della Valle Chacabuco il re-wilding ha significato la rimozione di 25,000 pecore, 5,000 mucche, e 600 chilometri di filo spinato. Sorgeva qui infatti uno dei piu' grandi ranch del Cile.

Ma e' evidente che sul lungo andare e' questa la soluzione. I ranch iniziavano ad essere sempre piu' marcati dalla presenza dell'uomo, con sempre piu' strade e costruzioni. L'avere trasformato tutto in area protetta prima che arrivasse "lo sviluppo" ha fatto si che ora lo sviluppo vero sara' fatto in parallelo alla preservazione della natura.

Sono belle queste storie di persone che usano le loro ricchezze per cose utili e costruttive.

A quando i signori Benetton? I signori Versace? I signori Ferrero? 

Saturday, February 25, 2017

La Lombardia che soffoca sotto le nuove trivelle - grazie Roberto Maroni, grazie Claudia Terzi!



presidente della regione Lombardia 
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano

Leghista, classe 1955



assessore all'ambiente e alla sostenibilita' della regione Lombardia
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano

Leghista, classe 1974

Cosa c'e' di sostenibile nelle fonti fossili? 

L'intesa per il pozzo esplorativo per idrocarburi liquidi e gassosi a Zibido 
approvata all'unanimita' il 30 Novembre 2015






Qualche giorno fa e' stato pure annunciato il ricorso al TAR Lombardia per l'inquinamento alle stelle da varie associazioni di avvocati ambientalisti e di cittadini. Il ricorso e' contro la regione Lombardia e in particolare contro il presidente della regione Roberto Maroni e l’Assessore Ambiente Energia e Sviluppo Sostenibile Claudia Maria Terzi.

In questo ricorso si legge: 

"Di fronte alla continua emergenza sanitaria determinata dall’elevata presenza di inquinanti dell’aria in tutta la Regione Cittadini per l’Aria e AIPI, con il sostegno di ClientEarth, chiedono con forza che vengano poste in essere azioni ed iniziative efficaci sotto il profilo del miglioramento della qualitĂ  dell’aria”.

Dell'inquinamento fuori controllo del nord (e pure del sud!) Italia si parla da anni, e ogni anno in inverno ritorna la litania del traffico limitato, delle concentrazioni di PM che ogni anno sembrano crescere un po di piu', dell'aria irrespirabile, di asma e di mamme preoccupate.

Cosa fare?

Beh, certo, tutto e' utile, le cause, le mascherine, il traffico limitato, gli autobus invece che le macchine, il riscaldamento piu' eco-friendly invece che il diesel.

Ma... e incentivare le auto elettriche, per davvero e non per finta, caro Roberto Maroni, cara Claudia Terzi, assessore sostenibilita'?

Ma sopratutto, caro Maroni, cara Terzi, perche' avete approvato il pozzo esplorativo di idrocarburi Moirago 1della Apennine Energy alle porte di Milano?

Ricordiamo che la regione, sotto Maroni e Terzi, diedero l’intesa regionale per la "cantierizzazione e la relativa perforazione del pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi per una profondita' finale di circa m 4.200"

Alle porte del Parco Sud di Milano, e nonostante l'opposizione del parco stesso e dei residenti. Come e' stato possibile, di nuovo, che l'assessore allo sviluppo sostenibile abbia firmato tale scempio?

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Rileggo l'approvazione, e' del 2015 e si legge che il Parco Agricolo Sud diede parere negativo al pozzo Moirago a causa degli  

``impatti sulle componenti ambientali e al sistema naturalistico, nonchĂ© per le alterazioni sui caratteri paesaggistici del contesto interessato" 

e perche'  

“il progetto di perforazione del pozzo esplorativo, in considerazione della sua natura temporanea e della collocazione esterna seppur in un'area posta a margine del Parco Agricolo Sud Milano, non
appare in contrasto con le norme vigenti del Parco stesso”


Quindi il presidente della regione e il suo assessore alla sostenbilita' approvano un pozzo di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi in contrasto all'ente che gestisce il suolo dove tale pozzo deve sorgere!

Interessante democrazia; interessante autonomia. Ma non erano quelli della Lega gli stessi che parlavano di autonomia agli enti locali? E perche' non hanno ascoltato quelli del parco? E' lo stesso ragionamento, ma fatto a scala piu' piccola, no? Lo sapranno quelli del parco cosa e' meglio per loro, no?

Ma poi... perche' ce il abbiamo i parchi? Per farci le trivelle? Per imbruttirli? O ce li abbiamo per la bellezza, per l'aria pulita, per la tranquillita'?

E poi dicono che "il calcolo stesso della probabilità di accadimento è stato effettuato secondo
la metodologia “Fault Tree”
dalla quale risulta che "la probabilitĂ  di accadimento risulta pari a 3.6 10^(-6).

Cosa vuol dire questo numero? Al giorno, all'anno, in trenta anni? E' tanto, e' poco? Non e' dato sapere.  Dicono solo che e' il linea con le altre applicazioni relative alla "generalitĂ  dei pozzi per idrocarburi".

Ma dietro a questi freddi numeri dimenticano di dire che all'interno del Parco Agricolo Sud Milano nel raggio di 5km dal pozzo vivono varie decine di migliaia di persone! Vorrei tanto sapere quali erano le probabilita' per Seveso, o per il Vajont, o per Rigopiano. Il fatto e' che questi numeri non significano niente, perche' nessuno puo' veramente prevedere cosa e quando succedera' il "worst case scenario".

E visto che nessuno dei residenti ne guadagna niente con questo pozzo di idrocarburi, ecco che ci sono solo rischi inutili!

Aggiungono anche che "un eventuale danno ambientale legato ad un evento di blow-out, che ha come conseguenza l'immissione in atmosfera del gas" potrebbe avere ricadute negative sul centro abitato ma che la "concentrazione al suolo delle sostanze in ricaduta dopo il rilascio, nelle condizioni climatiche normali risulta pari a zero, mentre può aumentare fino a valori di 16 ppm delle frazioni
idrocarburiche in aerosol nelle condizioni meteo piĂą sfavorevoli 

Cioe' dobbiamo pregare Giove Pluvio!

E poi, scusate, ma 16ppm di cosa? Di vapore acqueo? Di idrogeno solforato? Di metano? Di cianuro?


E infine hanno detto che e' tuttapposto perche' "la SocietĂ  permissionaria ha comunicato di aver sottoscritto una polizza assicurativa pari a trecento milioni di euro per il ripristino dei danni verso
terze parti, inclusi gli eventuali danni all'ambiente nell'area in cui si svolge l'attività, nonché una polizza assicurativa pari a cento milioni di euro per il controllo dell'eventuale pozzo fuori controllo"


E la chicca finale: "non sono da prevedere problematiche relative a sismicitĂ  indotta" perche' e' solo un pozzo preliminare.  Questa la si studiera' magari dopo.

E quindi tuttapposto, e tutto approvato e Amen.
E amen pure al Parco Agricolo che aveva osato dire di no.


Il voto e' stato unanime - che importa che questo e' il primo passo verso il pozzo vero e proprio, verso 30 anni di pompaggio, di inquinamento, di stimolazione non naturale del terreno?

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E quindi veniamo a noi, un anno e mezzo dopo il Novembre 2015 e a questa Milano che soffoca con cause in tribuale nel Febbraio 2017.

Il pozzo Moirago 1 non migliorera' la situazione, e ogni pozzo in piu' che facciamo, da Milano a Ragusa, e' un altro po di monnezza che finisce nel nostro ambiente - durante la fase di preparazione, durante la fase di estrazione, durante la fase di lavorazione, e durante la fase di consumo finale degli idrocarburi.

Nel 2017 caro Maroni, cara Terzi quello che si dovrebbe fare per evitare inverni futuri di cieli grigi e di aria malata, per un pianeta piu' sano e per dare l'esempio ai paesi in via di sviluppo, e per non essere ipocriti sugli accordi di Parigi,  e' di dire no a qualsiasi altra fonte di energia fossile e puntare solo sulle rinnovabili.

Anche a Milano. 





















Monday, February 20, 2017

Le nuove trivelle della Apennine Energy e la democrazia violata a Zibido, Milano nel 2017





la Apennine Energy (sussidiaria della Sould Oil di Londra)
trivellera' il pozzo Moirago 1 a Zibido nella concessione Badile 
in partnership con la Schlumberger
che versera' 7.5 milioni di euro per trivellare la Lombardia.

Si stima che il gas vale al massimo 400 miliardi di sterline. 

 4,600 metri di profondita'
le stime sono di circa 5 miliardi
di metri cubi di gas.

Ne consumiamo ogni anno circa 62 miliardi di metri cubi.

Ergo quel gas bastera',
per circa 29 giorni. 

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Moirago 1 si trova nella concessione Badile a Zibido San Giacomo, 
nella parte sud di Milano

 



mentre il resto del mondo parla di rinnovabili, fossil-fuel free,
cambiamenti cliamatici, trasporto elettrico
in Italia facciamo buchi e pozzi.


"Apennine inoltre si occupa di una risorsa per sua natura 
piĂą sostenibile di altre: il gas naturale"


Ha ha ha. 
Il gas sostenbile, ma dove le imparano tali sciocchezze!!

Evviva i politici d'Italia che ci credono pure.   

"As a greenhouse gas, methane is very efficient at trapping 
heat in Earth’s atmosphere, contributing to global warming."



Vuoi mettere, la NASA e la Apennine Energy!!!




Eccoci qui.

Italia, 2017.

Il ricco e civile nord. La citta' piu' importante d'Italia. La sede dell'Expo del cibo, dei palazzoni-giardino, la Milano da bere.

E da oggi la Milano da trivellare.

Com'e' possibile? Com'e' possibile che nel 2017 ci sia stato pochissimo investimento morale, emotivo, attivista da parte degli 1.2 milioni di milanesi che adesso vedranno una torre metanifera nelle campagne della zona sud della loro citta'?

Non me lo spiego questo.

Come ripeto ad nauseam, la democrazia vera puo' solo funzionare se noi tutti ci sentiamo partecipi, investiti del volerlo veramente il bene comune, e di fare le cose per la res-publica, cose che spesso sono scomode e difficili. Mettere i like su Facebook lo possono fare tutti. Pero' non risolve niente.

Quello che invece ci vuole e' il coraggio di essere attivi, il protestare, lo studiare, l'alzare la voce -- con intelligenza e lungimiranza. Queste cose costano fatica, costano metterci la faccia, costano farsi nemici. Lo so che e' piu' facile fare finta di niente, accontentarsi del proprio orticello, correre in citta' a bersi il primo Starbucks d'Italia e pensare che tanto ci sara' un altro a preoccuparsene.

Occorre invece rendersi conto che quell'altro siamo tutti noi. 

E quindi ecco qui.

A Zibido San Giacomo, nelle campagne sud di Milano, e' stata montata l'infrastruttura per avviare le estrazioni di gas dal pozzo Moirago 1 e che inizieranno a Marzo. Tutto va secondo i ritmi previsti.

A trivellare la ditta Apennine Energy, sussidiaria italiana della Sound Oil con sede a Londra. 

Ovviamente e' sempre tuttapposto: sicurezza dal punto di vista ambientale, tecnologia all' avanguardia. Inquinamento inesistente. Roba da Istituto Luce!

Per il progetto Moirago, si utilizzera' "per la prima volta in Italia" il sistema "sicuro di perforazione"

dove i fluidi di trivellazione saranno immessi e viaggerano in un circolo chiuso, con valvole che saranno monitorate da computer, i quali potranno cambiare le pressioni di tali valvole a piacimento
di modo da non creare rischi di sbalzi di pressione e di scoppi.

Come dire, tuttapposto! C'abbiamo il sistema "sicuro di perforazione!"  

Addirittura Moirago 1 "non ha alcuna emissione atmosferica e ridottissime emissioni acustiche, caratteristiche che gli permettono di minimizzare l’impatto sull’area circostante".







Il pozzo e' magico!

Anzi, manca solo che dicano che e' trasparente!

Io non so che dire, se non che, come detto, nel 2017 stare ancora a fare buchi nelle campagne milanesi, e in quel poco di mondo naturalistico che ci resta e' veramente vergognoso. 

Tutti a parlare di qualita' della vita, di un mondo fossil-fuel-free, di auto elettriche, di 100% rinnovabili.

A Milano si parla di gas a chilometri zero!!!

Cosi dicono quelli della Apennine Energy!!

In realta' c'e' stato un gruppo di eroici cittadini che hanno cercato di fare la loro parte e di protestare contro tale scempio nei campi.


Era l'Associazione Cittadini Zibido San Giacomo, guidata da Vincenzo Lepori, che ha fatto ricorso al TAR contro tale decisione.

Il tribunale non solo ha riconosciuto la legittimita' del pozzo, ma ha pure ... condannato l'Associazione Cittadini Zibido San Giacomo a pagare 6,000 euro piu' oneri equivalenti a 1,560 euro per un totale di 7,560 euro da versare in parte alla regione Lombardia e in parte alla Apennine Energy.


Un gruppi di cittadini si oppone a una decisione pubblica e deve pagare le spese ai petrolieri??!

Roba dell'altro mondo.

A Milano!


Secondo il tribunale, l'associazione di cui sopra non era legittimata a presentare il ricorso: non avendo soci iscritti, non e' rappresentativa della comunita' locale.




Che importa che la gente vive li: puoi rappresentare la comunita' locale sono se sei un socio! La Apennine che arriva da Londra puo' erigere pozzi nelle comunita' locali senza ascoltare il parere dei residenti, ma i residenti stessi non possono dire niente perche' non c'hanno la tessera da soci. 

Per di piu' questa associazione, sempre secondo il TAR e' nata con il solo scopo "pretestuoso" di opporsi alla costruzione del pozzo.

E certo, e chi doveva opporsi a tale pozzo? Obama? Trump? L'ONU? Il papa?

O vogliono sono le associazioni dove si gioca a tre-sette la domenica pomeriggio, o si fa il ricamo dopo il rosario al mese di maggio? 

Sono i cittadini che cercano di proteggere il loro territorio, no? E invece di dare ascolto a gente che, appunto, ci ha messo la faccia, ci ha speso tempo, invece di analizzare cosa volevano, di capire che nessuno si sveglia la mattina e si mette a fare (in Italia, uno dei paesi piu' corrotti al mondo!) la guerra ai signori del petrolio per sport, il TAR quasi li schernisce!


La cosa piu' antidemocratica, secondo me, e' che il  TAR Lombardia non ha neanche preso in considerazione l'essenza del ricorso -- ne le questioni ambientali, ne la supposta mancanza di rispetto del trattato europeo di Aarhus, ne l'attivita' divulgativa e di informazione fatta a Zibido.  Hanno solo studiato i.. versamenti delle quote dei soci, decidendo che siccome tali versamenti non erano in ordine, l'associazione stessa non aveva diritto a dire niente.

E quindi cio' che l'assocazione avesse da dire, qualsiasi cosa fosse,  non era importante.

La democrazia che va a farsi friggere per una tessera da socio, eh?

Da come la vedo io la questione e' ancora piu' triste, perche' appunto siamo a Milano!! Dove sono stati i milanesi cittadini e importanti in tutto cio'? Lo sapevano? Si sono preoccupati? Gliene e' importato qualcosa? Non hanno sentntuto un po di responsabilita' nell'aiutare le comunita' piu' agricole nel loro territorio?

A volte vorrei clonarmi ed essere una per tutti i pozzi d'Italia. Queste battaglie si possono vincere, lo so, perche' nella mia esperienza e' stato cosi, pero' ci vuole dedizione, ci vuole coraggio, ci vuole lavoro di gruppo, ci vuole l'ingoiare tanti rospi e l'essere costruttivi.

Non ci riesco a capire come mai in tutta Milano non ci sia potuto essere un movimento piu' forte, qualcuno con esperienza scientifica o ingengeristica, qualche persona famosa a fare di Zibido un altro case-study italiano di lotta alle trivelle che bucano l'Italia in favore di micro-ditte straniere.

Ci sara' qualcuno che vorra' almeno contribuire alle spese di queste persone? Il tribunale dipinge questa associazione di cittadini Zibido San Giacomo come dei sovversivi. E invece era solo gente normale che cercava di fare del loro meglio.

Di Zibido avevamo parlato gia da questo blog: la cosa sconcertante e' che, secondo la casa madre, la Sound Energy, le probabilita' di sucesso a Zibido sono una su cinque!

Di contro, il comune di Zibido incassera' 800 mila euro per adesso, gas o non gas.

Pecunia non olet, nemmeno della Milano da trivellare.  












Wednesday, February 15, 2017

Alla Patagonia con amore: Kris regala al Cile 400mila ettari di terra e cinque nuovi parchi nazionali





Oggi 15 Marzo la signora Kris McDivitt ha regalato 
400mila ettari al Cile di Michelle Bachelet.

Con questo regalo in Cile saranno creati altri cinque nuovi parchi nazionali
e altri tre gia attivi saranno ampliati.
 
Pumalin, Patagonia, Melimoyu, Cerro Castillo, Alacalufe, Hornopirén, Corcovado e Isla Magdalena andranno ad aggiungersi ai parchi gia' esistenti e formeranno una catena di 17 parchi tutti connessi.

“We are bequeathing to the country the greatest creation of protected areas in our history.”

E poi una parola di amore per il marito morto nel 2015

I wish my husband Doug, whose vision inspired today’s historic pledge, were here on this memorable day. He would speak of national parks being one of the greatest expressions of democracy that a country can realize, preserving the masterpieces of a nation for all of its citizenry.


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Tutte queste foto sono del Parco Pumalin, Patagonia, con terreni acquistati dai
coniugi Kris e Doug McDivitt-Thompson che li hanno ripristinati, ne curano la manutenzione
ed hanno aperto il parco aperto a tutti.

Dal 1993 hanno speso 375 milioni dei loro soldi privati per creare e salvare questa bellezza















“We just rolled up our sleeves and did it. 
There is nothing we wanted to do that we didn’t. 
That’s not to say there’s not more to do.

People need to get out of bed every day and have to do something that is not 
to do with them but to fight for something they love and identify with.
 

We don’t have the luxury of being complacent. 
So, no more getting up in the morning 
and reading the paper and calling it a day. 

You have to act at the end of the day; you have to do something.

Kris Mc-Divitt-Tompkins



Voleva essere la mia storia di San Valentino, ma arrivo con due giorni di ritardo.

Si chiamano Doug e Kris McDivitt-Tompkins.

Kris McDivitt era di famiglia ricca, era una sciatrice professionista durante la gioventu' degli settanta, figlia - ironia della sorte - di un dirigente dell'oil and gas in California. Da adulta divento' uno dei manager piu' importanti di Patagonia, uan ditta che vene attrezzatura per sport e per il contatto con la natura - tende, scarponi da trekking, attrezzatura da campeggio.

Doug Tompkins era un rock-climber, amante della natura, uno sprito libero, che aveva fondato ben due ditte di vestiti: North Face ed Esprit. Da Lake Tahoe, nel nord della California, da giovane, aveva creato una piccola ditta di sci e di zaini con il motto "Never Stop Exploring”. Il suo primo negozietto negli anni sessanta era a North Beach, a San Francisco.

Oggi North Face si vende in tutto il mondo.

Qualche anno dopo Doug creo' la ditta “Plain Jane” che vendeva vestiti causal e sportivi per le donne. Le prima vendite da un camiocino per strada. Plain Jane divenne Esprit, anche lei ora nota in tutto il mondo.

Nel 1993 Doug e Kris si incontrano. Lei ha 43 anni ed e' stanca della vita corporate da dirigente della Patagonia. Anche lui a 50 anni era diventato critico del mondo del business, nonostante il suo successo.

Si sposano e decidono di fare dell'ambientalismo una ragione di vita, vera e cambiano tutto. Dalla California vendettero le loro quote nelle ditte che avevano fondato o in cui lavoravano e si trasferiscono a vivere in Patagonia, fra il Cile e l'Argentina, off-grid. Non c'erano telefonini, non c'era internet.

Cosa avrebbero fatto in Patagonia?

La Patagonia, che Kris aveva sognato da anni per aver lavorato in una ditta da quello stesso nome, avrebbe offerto loro l'opportunita' della vita.

Avrebbero comprato quanta piu' terra possibile, ripristinato quello che era stato degradato e creato un ente non a scopo di lucro per conservare e migliorare quelle terre di Cile e di Argentina. I soldi certo non gli mancavano.

E l'hanno fatto, un po per volta: comprando quasi un milione di ettari di terra che contenevano di tutto: aree sensibili, lagunose, campi, foreste, coste, ghiacciai, fiordi e pure vulcani. Tutto quello che hanno comprato e sistemato e' poi stato restituito alla comunita' sottoforma di parco.

Finora si stima che abbiano speso 375 milioni di dollari. Quelle terre sono oggi salve dalla deforestazione a larga scala, e in favore di flora e fauna. Fra i parchi creati finora il PumalĂ­n Park di circa 300,000 ettari e che va dall'oceano pacifico alle Ande. Ci vivono, e ci vivranno i puma. E' il piu' grande parco creato da privati nel mondo e poi regalato alla collettivita'.

Altri parchi sono in Patagonia e nella laguna di Iberá nel nord-est dell'Argentina.

Spero che ci si renda conto della bellezza di tutto cio: due ricconi che invece di andare sui loro yacht privati hanno speso il loro denaro per creare foreste e parchi aperti al pubblico in una nazione lontana dalla loro ed investendo anni delle loro vite.

E' bello, no?

Kris dice che tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa per le generazioni future, e che i soldi sono uno strumento, ma non l'unico, e che nessuno puo' abdicare alla responsabilita' collettiva di salvare il pianeta.

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.


E poi... come tutte le storie belle, tutto ha un fine. Dopo 24 anni di matrimonio, il giorno 8 dicembre 2015, Doug muore a 72 anni. Si fece male in un incidente di kayak, in Cile, nel lago Carrera nelle Ande.

E Kris?

Le restarono montagne e foreste e steppe su cui lavorare ancora ed un cuore spezzato in due. Le restano anche le associazioni non profit create assieme al marito, la Conservacion Patagonica and Conservation Land Trust che gestiscono i parchi.

Fra un anno ci saranno cinque nuovi parchi fra il Cile e l'Argentina, altre tre saranno grandemente allargati.

La cosa bella e' che anche i governi di Cile ed Argentina hanno deciso di collaborare, ed hanno donato 4 milioni di ettari in piu' da essere protetti da deforestazione, ranching, trivelle, infrastruttura invasiva ed industriale di qualsiasi genere.

Come dire, fai una cosa buona e se ci credi e sei persistente, le cose crescono e vanno avanti senza che tu possa anticipare quanto importnate sara' il tuo operato.

Come per tutte le cose non e' stato facile per Kris e Doug. All'inizio c'era tante opposizione verso di loro, i cattivissimi americani - gringo, ebrei! - che avrebbero rubato il Cile ai cileni, che avrebbero portato qui monnezza tossica, che rappresentavano il neocolonialismo americano, che volevano rubare l'acqua e "fermare" il progresso del Cile.

Si diceva che erano agenti della CIA. A un certo punto il governo cileno, quando si rese conto che erano diventati i proprietari terrieri piu' grandi del paese, avevano quasi decisero di espropriarli le terre. Ma ci ripsensarono quando iniziarono a vedere i frutti del lavoro di Kris e Doug, quattro anni dopo essere qui arrivati.

Prendevano terre che altrimenti sarebbero finite allo speculatore di turno e ci facevano parchi. E quando il rischio di ancora maggiore deforestazione - miniere, campi da pascolo per la carne, trivelle e dighe megagalattoche - il governo cileno divenne loro partner.

Da dove venivano le terre che compravano? Da cileni che non le volevano piu - compravano aziende agricole semi-abbandonate. L'intento e' sempra stato di restituire il tutto. Hanno usato la loro professionalita' per gestire il tutto nel corso degli anni.

Kris dice che questo loro lavoro ha permesso a vari angoli della Patagonia di tornare ad uno status naturalistico, di essere ripristinata allo stato originale, salvando le foreste tropicali dall'abbattimento, e dai pascoli.

Volevano anche dare una prospettiva ai residenti: il parco offre qualcosa a chi vive li, in termini di lavoro nel mantere le terre, nel curarli e nel creare turismo, passeggiate, trekking, ed economia sana.  In questo momento gli enti di conservazione del parco danno lavoro a varie centinaia di persone.

In tutto questo hanno anche riportato animali un tempo essenzialmente estinti in queste zone, grandi predatori come cervi della pampa, formichieri, pecari dal collare bianco. Il tutto va fatto con critierio, perche' questo porta a problemi con i contadini preoccupati delle loro colture, ed e' per questo che vanno lentamente con quello che si chiama "re-wilding", e cioe' il ri-selvaggizzare.

Kris dice che restera' in Patagonia fino alla fine dei suoi giorni, a continuare il lavoro inziato con tanto amore da lei e da suo marito. Dice che Doug le  manca ogni santo giorno, ma che andare avanti con la Patagonia, le da sollievo.


"People need to get out of bed every day and have to do something that is not to do with them but to fight for something they love and identify with.

“We don’t have the luxury of being complacent. So, no more getting up in the morning and reading the paper and calling it a day. You have to act at the end of the day; you have to do something.”

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.

“We have no choice. Otherwise we might as well kiss our beautiful planet goodbye. 

I will be there in Patagonia till the day I die. That’s the idea.”