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Tuesday, December 5, 2017

Il presidente del Cile, Michelle Bachelet riceve il piu grande riconoscimento dell'ONU per l'ambiente




 Il presidente del Cile, Michelle Bachelet, ha ricevuto il premio Champions of the Earth .

E' il piu' grande riconoscimento da parte delle Nazioni Unite per l'ambiente.

Il Cile con lei ha creato tre nuove aree marine protette ed aumentato la produzione di rinnovabili. Le zone protette sono: Nazca-Desaventuradas presso le isole San Ambrosio e San Felix, parchi nelle isole Juan Fernandez e nell'isola di Pasqua (Rapa Nui) protected area. 

In totale,  in Cile adesso ci sono 1 un milione di chilometri quadrati di aree protette, record mondiale.

La produzione da energia rinnovabile e' passata dal 6 al 17 percento dal 2013 al 2017 e i progetti sono di arrivare al 90 percento entro il 2050.  Il commento del presidente Bachelet e' stato

"A volte pensiamo che occorra essere un paese ricco per fare questo tipo di trasformazione,  ma il Cile mostra che non e' necessario avere tanti soldi. Occorre avere la volonta' politica.


Amen






“Latin America has seen significant investment in renewables. 
With close to two million people employed 
regionally in the sector and increasing degrees of 
local manufacturing, the socio-economic benefits are being felt.” 



Quando pensiamo all'America Latina e all'energia o alle risorse primarie quasi mai pensiamo rinnovabili.

Miniere di rame, ferro, legname, petrolio dal Sud America -- per esportazione e, piu' di rado, per il consumo interno.

L'America Latina, secondo i rapporti della BP,  contiene al momento il 20% delle risorse petrolifere del pianeta, con prima in lista il Venezuela. Nel 2013 il petrolio rappresentava il 46% dell' approvvigionamento energetico del continente, mentre nel resto del pianeta era solo al 31%.

Se si include invece l'idroelettrico,  il 53% dell'elettricita' invece veniva dalle rinnovabili.

Il Brasile ha sperimentato con l'etanolo, ma con risultati alterni. Le automobili sono spesso progettate secondo vecchi modelli USA e la transizione all'elettrico sara' lenta, costosa e difficile. I sistemi di trasmissione sono inesistenti e/o difficili da costruire. Eppure negli ultimi anni le rinnovabili continuano a crescere, una piccola grande rivoluzione. Tanto piu' che tutti gli economisti parlano di investimenti lucrativi nel continente per gli anni a venire, grazie anche alla volonta' politica di vari paesi di intervenire e di spendere per l'elettricita' green.

Hanno iniziato i paesi dell'America centrale e dei Caraibi, che dopo un decennio di prezzi petroliferi elevati e di piccole e grandi catastrofi naturali hanno deciso di prodursi l'energia in casa. Costa Rica, Uruguay, l'isola di Bonaire sono tutte al 100% rinnovabili o quasi. Il Nicaragua si e' posto l'obiettivo del 90% rinnovabile entro il 2020, e anzi, in un primo momento non voleva nemmeno partecipare agli accordi di Parigi perche' ritenuti troppo blandi! 

Spesso queste decisioni sono prima ancora che ambientali, economiche, specie in paesi dove il petrolio non c'e' e si e' soggetti a fluttuazioni del mercato e della disponibilita' di generatori diesel. D'altro canto, i prezzi calano rapidamente, e l'investimento e' ritenuto intelligente in questi casi.

Anche il Cile e' un campione di energia rinnovabile. Il paese ha enormi potenzialita' dal sole e dal vento, ed anzi, ci si aspetta che diventi 100% rinnovabile entro il 2040, con investimenti che continuano a crescere. Nel 2016 si era al 39%, e le proiezioni sono per il 50% di energia verde entro il 2022. Gia' adesso la metro di Santiago e' al 100% rinnovabile. All'asta per la compravendita dell'energia il piu' grande vincitore e' stata ... l'Enel: fornira' al governo cileno 242 MW di energia, piu' della meta' di quanto offerto: 116 MW dal sole, 93 dal vento e 33 dal geotermico.

Il Messico dal canto suo ha in programma la costruzione di impianti solari per 4 GW nel 2018-19, con l'obiettivo del 25% rinnovabile entro il 2018, 30% entro il 2021 e 35% entro il 2024. Il governo offre incentivi per i consumatori, e all'asta annuale per l'offerta di acquisto elettricita' da parte del governo, i costi del solare sono stati i piu' bassi di tutta l'offerta. Cioe' il prezzo minore per la generazione della corrente e' dal sole.

Ci si aspetta che produzione di elettricita' dalle rinnovabili, specie dal vento aumentera', in modo sostenuto nel corso dei prossimi anni. Per esempio, la ditta Acciona progetta di raddoppiare la sua produzione di energia dal vento e dal sole fra Costa Rica, Messico e Cile fino ad arrivare a 2 GW entro il 2020. 

In Brasile nel 2017 la crescita dell'energia elettrica da eolico e' aumentata del 32% rispetto al 2016, arrivando ad una media di circa 6 GW in totale. In questo momento il vento rappresenta il 10% della produzione di energia elettrica in Brasile. Intanto, il giorno 1 Dicembre 2017 il Ministro delle Mine e dell'Energia del Brasile annuncia un asta per l'acquisto di energia da sole, vento e da idroelettrico.

Anche in Argentina una nuova ondata di investimenti nel sole, vento e biomasse dopo che il governo ha firmato contratti con la ditta nazionale energetica YPF Energia Electrica e Central Puerto per la costruzione di circa 2GW di energia. Di questi, circa 1.25 GW verranno dal vento, 550 MW dal sole e il resto dalle biomasse. L'obettivo e' del 20% rinnovabili entro il 2025. E anzi, il 2017 e' stato dichiarato l'anno delle rinnovabili nel paese con investimenti complessivi per l'aggiunta di 10GW entro quella data.

Fra il 2006 and 2015, la capacita' energetica rinnovabile in America Latina e non da idroelecttrico e' triplicata. Si stima che l'approvvigionamento di energia dal sole raddoppiera' entro il 2021 con 40 GW di capacita' produttiva.  Fra i dati piu' interessanti, quasi a sorpresa, i paesi dell'America Latina sono fra i piu' preoccupati al mondo per i cambiamenti climatici, e questo probabilmente dara' ancora piu' vigore alla transizione.  

La maggior difficolta' deriva dal fatto che occorre molta sinergia fra i vari settori -- governi, privati, incentivi, mitigazione dei rischi, sensibilizzazione dei cittadini, reti efficenti, stoccaggio per fronteggiare le fluttuazioni energetiche, evitare la corruzione.







Resta il fatto che lo si vuole lo si puo', per l'ambiente, per il portafoglio, per il futuro.  










Wednesday, February 15, 2017

Alla Patagonia con amore: Kris regala al Cile 400mila ettari di terra e cinque nuovi parchi nazionali





Oggi 15 Marzo la signora Kris McDivitt ha regalato 
400mila ettari al Cile di Michelle Bachelet.

Con questo regalo in Cile saranno creati altri cinque nuovi parchi nazionali
e altri tre gia attivi saranno ampliati.
 
Pumalin, Patagonia, Melimoyu, Cerro Castillo, Alacalufe, Hornopirén, Corcovado e Isla Magdalena andranno ad aggiungersi ai parchi gia' esistenti e formeranno una catena di 17 parchi tutti connessi.

“We are bequeathing to the country the greatest creation of protected areas in our history.”

E poi una parola di amore per il marito morto nel 2015

I wish my husband Doug, whose vision inspired today’s historic pledge, were here on this memorable day. He would speak of national parks being one of the greatest expressions of democracy that a country can realize, preserving the masterpieces of a nation for all of its citizenry.


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Tutte queste foto sono del Parco Pumalin, Patagonia, con terreni acquistati dai
coniugi Kris e Doug McDivitt-Thompson che li hanno ripristinati, ne curano la manutenzione
ed hanno aperto il parco aperto a tutti.

Dal 1993 hanno speso 375 milioni dei loro soldi privati per creare e salvare questa bellezza















“We just rolled up our sleeves and did it. 
There is nothing we wanted to do that we didn’t. 
That’s not to say there’s not more to do.

People need to get out of bed every day and have to do something that is not 
to do with them but to fight for something they love and identify with.
 

We don’t have the luxury of being complacent. 
So, no more getting up in the morning 
and reading the paper and calling it a day. 

You have to act at the end of the day; you have to do something.

Kris Mc-Divitt-Tompkins



Voleva essere la mia storia di San Valentino, ma arrivo con due giorni di ritardo.

Si chiamano Doug e Kris McDivitt-Tompkins.

Kris McDivitt era di famiglia ricca, era una sciatrice professionista durante la gioventu' degli settanta, figlia - ironia della sorte - di un dirigente dell'oil and gas in California. Da adulta divento' uno dei manager piu' importanti di Patagonia, uan ditta che vene attrezzatura per sport e per il contatto con la natura - tende, scarponi da trekking, attrezzatura da campeggio.

Doug Tompkins era un rock-climber, amante della natura, uno sprito libero, che aveva fondato ben due ditte di vestiti: North Face ed Esprit. Da Lake Tahoe, nel nord della California, da giovane, aveva creato una piccola ditta di sci e di zaini con il motto "Never Stop Exploring”. Il suo primo negozietto negli anni sessanta era a North Beach, a San Francisco.

Oggi North Face si vende in tutto il mondo.

Qualche anno dopo Doug creo' la ditta “Plain Jane” che vendeva vestiti causal e sportivi per le donne. Le prima vendite da un camiocino per strada. Plain Jane divenne Esprit, anche lei ora nota in tutto il mondo.

Nel 1993 Doug e Kris si incontrano. Lei ha 43 anni ed e' stanca della vita corporate da dirigente della Patagonia. Anche lui a 50 anni era diventato critico del mondo del business, nonostante il suo successo.

Si sposano e decidono di fare dell'ambientalismo una ragione di vita, vera e cambiano tutto. Dalla California vendettero le loro quote nelle ditte che avevano fondato o in cui lavoravano e si trasferiscono a vivere in Patagonia, fra il Cile e l'Argentina, off-grid. Non c'erano telefonini, non c'era internet.

Cosa avrebbero fatto in Patagonia?

La Patagonia, che Kris aveva sognato da anni per aver lavorato in una ditta da quello stesso nome, avrebbe offerto loro l'opportunita' della vita.

Avrebbero comprato quanta piu' terra possibile, ripristinato quello che era stato degradato e creato un ente non a scopo di lucro per conservare e migliorare quelle terre di Cile e di Argentina. I soldi certo non gli mancavano.

E l'hanno fatto, un po per volta: comprando quasi un milione di ettari di terra che contenevano di tutto: aree sensibili, lagunose, campi, foreste, coste, ghiacciai, fiordi e pure vulcani. Tutto quello che hanno comprato e sistemato e' poi stato restituito alla comunita' sottoforma di parco.

Finora si stima che abbiano speso 375 milioni di dollari. Quelle terre sono oggi salve dalla deforestazione a larga scala, e in favore di flora e fauna. Fra i parchi creati finora il Pumalín Park di circa 300,000 ettari e che va dall'oceano pacifico alle Ande. Ci vivono, e ci vivranno i puma. E' il piu' grande parco creato da privati nel mondo e poi regalato alla collettivita'.

Altri parchi sono in Patagonia e nella laguna di Iberá nel nord-est dell'Argentina.

Spero che ci si renda conto della bellezza di tutto cio: due ricconi che invece di andare sui loro yacht privati hanno speso il loro denaro per creare foreste e parchi aperti al pubblico in una nazione lontana dalla loro ed investendo anni delle loro vite.

E' bello, no?

Kris dice che tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa per le generazioni future, e che i soldi sono uno strumento, ma non l'unico, e che nessuno puo' abdicare alla responsabilita' collettiva di salvare il pianeta.

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.


E poi... come tutte le storie belle, tutto ha un fine. Dopo 24 anni di matrimonio, il giorno 8 dicembre 2015, Doug muore a 72 anni. Si fece male in un incidente di kayak, in Cile, nel lago Carrera nelle Ande.

E Kris?

Le restarono montagne e foreste e steppe su cui lavorare ancora ed un cuore spezzato in due. Le restano anche le associazioni non profit create assieme al marito, la Conservacion Patagonica and Conservation Land Trust che gestiscono i parchi.

Fra un anno ci saranno cinque nuovi parchi fra il Cile e l'Argentina, altre tre saranno grandemente allargati.

La cosa bella e' che anche i governi di Cile ed Argentina hanno deciso di collaborare, ed hanno donato 4 milioni di ettari in piu' da essere protetti da deforestazione, ranching, trivelle, infrastruttura invasiva ed industriale di qualsiasi genere.

Come dire, fai una cosa buona e se ci credi e sei persistente, le cose crescono e vanno avanti senza che tu possa anticipare quanto importnate sara' il tuo operato.

Come per tutte le cose non e' stato facile per Kris e Doug. All'inizio c'era tante opposizione verso di loro, i cattivissimi americani - gringo, ebrei! - che avrebbero rubato il Cile ai cileni, che avrebbero portato qui monnezza tossica, che rappresentavano il neocolonialismo americano, che volevano rubare l'acqua e "fermare" il progresso del Cile.

Si diceva che erano agenti della CIA. A un certo punto il governo cileno, quando si rese conto che erano diventati i proprietari terrieri piu' grandi del paese, avevano quasi decisero di espropriarli le terre. Ma ci ripsensarono quando iniziarono a vedere i frutti del lavoro di Kris e Doug, quattro anni dopo essere qui arrivati.

Prendevano terre che altrimenti sarebbero finite allo speculatore di turno e ci facevano parchi. E quando il rischio di ancora maggiore deforestazione - miniere, campi da pascolo per la carne, trivelle e dighe megagalattoche - il governo cileno divenne loro partner.

Da dove venivano le terre che compravano? Da cileni che non le volevano piu - compravano aziende agricole semi-abbandonate. L'intento e' sempra stato di restituire il tutto. Hanno usato la loro professionalita' per gestire il tutto nel corso degli anni.

Kris dice che questo loro lavoro ha permesso a vari angoli della Patagonia di tornare ad uno status naturalistico, di essere ripristinata allo stato originale, salvando le foreste tropicali dall'abbattimento, e dai pascoli.

Volevano anche dare una prospettiva ai residenti: il parco offre qualcosa a chi vive li, in termini di lavoro nel mantere le terre, nel curarli e nel creare turismo, passeggiate, trekking, ed economia sana.  In questo momento gli enti di conservazione del parco danno lavoro a varie centinaia di persone.

In tutto questo hanno anche riportato animali un tempo essenzialmente estinti in queste zone, grandi predatori come cervi della pampa, formichieri, pecari dal collare bianco. Il tutto va fatto con critierio, perche' questo porta a problemi con i contadini preoccupati delle loro colture, ed e' per questo che vanno lentamente con quello che si chiama "re-wilding", e cioe' il ri-selvaggizzare.

Kris dice che restera' in Patagonia fino alla fine dei suoi giorni, a continuare il lavoro inziato con tanto amore da lei e da suo marito. Dice che Doug le  manca ogni santo giorno, ma che andare avanti con la Patagonia, le da sollievo.


"People need to get out of bed every day and have to do something that is not to do with them but to fight for something they love and identify with.

“We don’t have the luxury of being complacent. So, no more getting up in the morning and reading the paper and calling it a day. You have to act at the end of the day; you have to do something.”

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.

“We have no choice. Otherwise we might as well kiss our beautiful planet goodbye. 

I will be there in Patagonia till the day I die. That’s the idea.”

Tuesday, October 6, 2015

Argentina: dopo 37 anni il capo della Shell si pente e passa alle rinnovabili


Juan Jose Aranguren


“It’s more efficient to generate wind energy than to burn imported 
diesel oil in inefficient engines.”

Juan Jose Aranguren, ex capo Shell in Argentina 


"Renewable energy could actually supply 
100 percent of the demand in the region."

Claudio Alatorre, Inter-American Development Bank



Si chiama Juan José Aranguren ed era il capo della Shell in Argentina. Ha lavorato per il colosso olandese per 37 anni. Per 20 anni ne e' stato il capo.

Adesso si pente e diventa promotore delle rinnovabili. Anzi, dice che l'Argentina invece che concentrarsi sui progetti di fracking in Vaca Muerta, un supposto mega giacimento di shale gas, dovrebbe passare allo sviluppo massiccio di eolico. Ricorda che gli investimenti qui sarebbero piu' facili e i ritorni migliori e piu' veloci.

In questo momento in Argentina circa l'85% dell'elettricita' arriva dalle fonti fossili, spesso bruciate in modo inefficente e con grandi sprechi. Sebbene una legge del 2006 imponga un modesto tasso di

produzione di energia rinnovabile dell' 8% entro il 2016 non sono stati fatti molti passi in avanti.

Anzi, c'e' molta ostilita' verso le rinnovabili, per esempio quando Greenpeace Argentina installo' dei pannelli solari sui tetti dei loro uffici, l'ente che gestisce la rete elettrica li minaccio' dicendo di toglierli altrimenti sarebbero stati denunciati. Cristina Kirchner, il presidente del paese non ci sente troppo, ed anzi, quest'anno ha pure inaugurato una centrale a carbone (una centrale a carbone, nel 2015!!!) a Rio Turbio, nel sud del paese, provincia di Santa Cruz.

Aranguren ricorda che a causa del calo dei prezzi di petrolio, quest'anno l'Argentina si ritrovera' con dei soldi in piu' da spendere. Dice che la cosa migliore da fare e' di investire il tutto in istruzione, sicurezza e energia eolica. E' molto semplice: secondo vari studi, energia elettrica generata dall'eolico costerebbe al paese fra i $95 e $105 a megawatt. Usare le fossili costa quasi il doppio, fra i $160 e i $170 megawatt per ora.

Ma forse qualcosa si muove. La legge e' cambiata e si parla ora dell'8% entro il 2017 e del 20% entro il 2025.


E' un vero peccato che si vada cosi a rilento, perche' a farlo in modo intelligente, secondo Claudio Alatorre della Inter-American Development Bank (IDB) si potrebbe arrivare anche qui all'indipendenza energetica -- al 100% rinnovabili da vento, sole, idroelettrico.

Se l'ha fatto l'Uruguay, lo possono fare tutti.





Wednesday, June 10, 2015

Il miracolo rinnovabile dell'Uruguay

 Ramon Mendez


Uruguay








All'ultima gara per assegnare concessioni petrolifere in Uruguay ci sono state... zero offerte. Diciassette blocchi di petrolio a mare fra i 50 e i 4,000 metri di profondita' che non ha voluto nessuno. La ditta nazionale di stato Uruguayan National Oil Co. (ANCAP) e il Ministro dell'Industria, Energia e delle Miniere sono rimaste da sole. 

Il paese va al 100% di energia dalle rinnovabil. 


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"Uruguay will never again use oil to generate electricity"

Ramon Mendez, fisico, Direttore Nazionale dell'Energia dell'Uruguay


L'Uruguay e' un paese di 3.2 milioni di abitanti che non ha riserve petrolifere. E' anche un paese dove, nonostante cio', siamo vicini all'indipendenza energetica.

Fino a dieci anni fa il paese importava petrolio dal Venezuela, dall'Iran, dal Brasile, dall'Ecuador. Poi, hanno deciso di diventare green. Un mix di orgoglio nazionale, di economia traballante se lasciata allo status quo, e di investimenti intelligenti.

Nel giro di dieci anni sono arrivati all'84% di energia rinnovabile nel 2014 secondo dati ufficiali del Ministero dell'Industria, Energia e Miniere del paese. Uno strabiliante 84% in dieci anni. Da dove arriva questa energia? Dal solare, dall'idroelettrico, dalle biomasse agricole e dal vento. Tutto fatto in casa.

Alla base di tutto una parola sconosciuta a tutti i governanti italiani degli scorsi trent'anni: la programmazione. Nei primi anni 2000, il paese ha messo su la cosiddetta "Politica Energetica per il 2005-2030" approvata dal Presidente Tabaré Vasquez e appoggiata da tutte le formazioni politiche del paese. Tutte.

Da qui e' partito un enorme progetto nazionale per creare energia pulita sul suolo domestico e che ha avuto altrettanto successo. Ogni anno il paese ha investito il 3% del suo GDP nelle rinnovabili, cercando investimenti stranieri e facendo dell'Uruguay uno dei paesi leader del mondo nel settore dell'energia sostenibile con una sofisticata rete di integrazione fra eolico ed idroelettrico. Nel 2015 programmano di arrivare al 90% di elettricita' rinnovabile e nel 2016, se tutto va bene, all'indipendenza totale. Sono arrivati investimenti da tutto il mondo, specie dalla Spagna, Danimarca e Germania, ma anche dall'Italia, USA, Cina ed India.

L'ironia e' che a lungo l'Uruguay ha importato petrolio e derivati dall'Argentina. A causa dell'instabilita' di Buenos Aires, i prezzi fluttuavano in modo impossibile da sostenere per l'Uruguay, fattore che ha contribuito non poco alla scelta green del paese. Adesso e' l'Uruguay che esporta energia ai suoi vicini d'Argentina.

E i risultati si vedono. Il costo dell'elettricita' e' calato, in un paese in cui d'inverno fa molto freddo e in cui spesso scuole e pensionati dovevano spegnere il riscaldamento a causa dei prezzi troppo cari. Non piu'. Sono stati creati nuovi posti di lavoro, specie in zone rurali. Hanno messo a punto un programma per fare dell'aereoporto di Montevideo, il Carrasco International, il primo aereoporto sostenibile del mondo, interamente alimentato dal sole e dal vento. Montevideo pullula di taxi elettrici, ed il governo si e' posto l'obiettivo di alimentare tutti i mezzi pubblici del paese con l'elettricita' made in Uruguay.

L'Uruguay e' un paese piccolo, e certo su grande scala le cose sono piu' diffiicli, ma considerato che nel resto dell'America Latina -- e non solo! -- le altre nazioni sono spesso soffocate dalla corruzione e dall'inefficenza e' un miracolo quello che sono riusciti a fare.

Intanto in Italia, il governo di Matteo Renzi trivella. In Uruguay programmano, in Italia trivelliamo.



Thursday, April 9, 2015

Il presidente dell'Argentina vs. Rockhopper ed Edison: trivellano illegalmente



Il giorno 28 Giugno, Lilian Herraez,  giudice federale di Terra del Fuego, Argentina ha ordinato il sequestro immediato dei beni delle cinque ditte petrolifere che trivellano illegalmente nei mari attorno alle Falkland per un totale di 156 milioni di dollari. 

Fra le ditte coinvolte, l'italiana Edison, 
e l'inglese Rockhopper Exploration, titolare di Ombrina Mare in Abruzzo.

Le altre sono la Premier Oil, la Falkland Oil e la Noble Energy. Le prime due sono inglesi, la seconda e' texana. Il giudice afferma che procederanno a sequestrare beni delle ditte incriminate anche all'estero se necessario. 













E' notizia di questi giorni che il governo argentino portera' in tribunale cinque ditte straniere accusate di eseguire esplorazioni petrolifere illegali presso le isole Falkland, note in Argentina come isole Malvinas. E' stato lo stesso presidente argentino, Cristina Fernandez, a dare l'annuncio delle azioni legali contro i petrolieri.

Due delle ditte accusate di trivellare illegalmente in Argentina sono ben note in Abruzzo: la Rockhopper Exploration, titolare della concessione Ombrina Mare dopo la cessione da parte della Medoilgas, e il ramo internazionale della Edison Italia che gestisce la concessione Rospo Mare in qualita di operatore al 62%, con il restante 38% di titolarita' ENI.

Le altre tre ditte accusate dal governo Argentino di operare illegalmente sono la Premier Oil e 
la Falkland Oil and Gas, inglesi e la Noble Energy, con sede a Houston. Il giorno 9 Aprile 2015 l'ambasciatore britannico John Freeman e' stato informato delle azioni legali da parte degli argentini.

Le cinque ditte incriminate sono raggruppate in un consorzio e secondo l'accusa, hanno iniziato le proprie attivita' nelle acque a nord delle isole Falkland, dove dicono di avere trovato giacimenti utili dal pozzo Zebedee, e dove si apprestano a trivellare sei pozzi permanenti senza avere ottenuto i  permessi da parte del governo argentino. Secondo Daniel Filmus, Segretario per gli affari delle Malvinas, i petrolieri hanno violato le leggi argentine e le risoluzioni ONU che impongono ad Argentina e al Regno Unito di "non introdurre modiche unilaterali" nell'ambiente attorno alle isole Falkland. La legge argentina e' chiara: i dirigenti delle aziende che eseguono attivita' petrolifere rischiano fino a 15 anni di prigione se non hanno ottenuto i permessi da parte di Buenos Aires.
Filmus ha anche ricordato che le attivita' petrolifere in aree cosi delicate portano con se enormi rischi ambientali.

Al dila' dei risvolti geopolitici ed economici che si snodano dall'altro lato del pianeta, il filo conduttore che ci lega con l'Argentina e i petrolieri e' sempre lo stesso: il mancato rispetto dei residenti e la prepotenza da parte di chi trivella.  Nei mari di Ushuaia, Medoilgas/Rockhopper e consociate contro i trattati internazionali, contro le leggi nazionali, contro il presidente di una nazione intera, in Abruzzo vanno contro la volonta' popolare.

Il presidente argentino ha ufficialmente condannato le attivita' della Rochkopper, addirittura passando per vie legali. Cosa aspetta il governatore d'Abruzzo ad agire in maniera piu' decisa contro le trivellazioni dei mari d'Abruzzo? 

Come gia' ricordato piu' e piu' volte e' tutto nelle mani di Luciano D'Alfonso: la responsabilita' di trovare una soluzione e' tutta sua. Volere e' potere.






Monday, March 30, 2015

Antartide: mai cosi calda - 17.5 gradi a Marzo un record assoluto



Il posto piu' freddo del mondo e' ora diventato un po meno freddo.

In Antartide sono stati registrati ben 17.5 gradi centigradi il giorno 24 Marzo 2015. Un record assoluto.

La temperatura e' stata registrata in Argentina, presso la base Esperanza. 

I record sono avvenuti tre mesi *dopo* il periodo piu' caldo dell'anno, che per l'Antartide e' il mese di Dicembre.  La media per il mese di Marzo e' di -0.4 gradi Celsuis. Il record cioe' e di 18 gradi superiore rispetto a quello che dovrebbe essere.

Il tutto e' sconcertante ma non inaspettato: il polo nord e sud si stanno riscalandando piu' che altre zone del pianeta e lo scioglimenti dei ghiacciai e' innegabile. 

Nella parte occidentate dell'Antartide la perdita dei ghiacciai e' stata dell'8 percento in volume negli scorsi due decenni, con maggiori perdite negli scorsi dieci anni: dal 1994 al 2003 le perdite sono state modeste, ma dal 2003 ad oggi il ritmo di sciogilemento dei ghiacci e' esploso. Abbiamo perso il 70 percento di ghiacci in dieci anni.

D'altro canto secondo il British Antarctic Survey, negli scorsi 50 anni le temperature medie sono salite di quasi due gradi centigradi,

Dal 2010, 46 nazioni su 235 in tutto il mondo hanno raggiunto livelli record di temperature massime.

E se qualcuno mi dice della neve che e' caduta a Boston o a Capracotta, la risposta e' in questo
grafico: per qualche localita' con freddo gelido e nevi da record, la stragrande maggioranza del pianeta ha subito un riscaldamento fuori dal comune.

A Los Angeles e' tutta Marzo (e pure prima) che oscilliamo fra il 20 e i 30 gradi, tutti i giorni.


Friday, February 27, 2015

Il fracking e le lezioni dell'Algeria









L'Algeria lottizzata e petrolizzata

** grazie a Matilde Brunetti **


"We neither benefited from traditional gas nor from petrol proceeds. 
Shale gas will deprive us of the little good that we have left"

"But the people of the south, who have historically been 
marginalised and considered uneducated, 
are giving a lesson to the whole country in responsible citizenship and peaceful resistance—to a criminal project that is threatening their livelihoods."


"A friend of mine worked on the design of the the natural gas plant in southwest Algeria. One of the challenges of the plant was the removal of "heavy metals" from the tracking stream. Since the heavy metals did not affect plant safety (the metals only affect worker health), the owners did not spend the money to install the necessary equipment. I feel bad for the people of the region, not only are their resources being stolen, but 20 years from now the health affects of all of the heavy metals on the workers and their children will be a double whammy on their health."





E chi se lo aspettava che anche in Algeria ci sarebbe stata una cosi grande lotta contro le trivelle?

Siamo a Ain Salah, nel sud dell'Algeria, 45,000 abitanti e 750 chilometri dalla capitale Algiers, teatro di proteste e di attivismo, poi sparsisi a tutta la nazione. Ogni giorno e per due mesi, tanto che il presidente Abdelaziz Bouteflika non si fa piu vedere in pubblico da settimane.

La protagonista e' la compagnia petrolifera statale Sonatrach che dispensa concessioni come se fossero caramelle. Gli interessi in gioco qui sono giganteschi. Secondo l’agenzia americana Energy Information Administration (EIA), l’Algeria e' il terzo paese al mondo per disponibilità di shale gas, dopo Cina e l’Argentina. Parliamo di circa 600 trillioni di metri cubi di gas.

L'Algeria e' stata a lungo produttrice di petrolio e di gas convenzionale. Circa il 60% del proprio budget arriva dagli idrocarburi, che sono la gran parte di cio' che l'Algeria esporta. Con i petrodollari, l'Algeria ha mantenuto un regime sociale di relativo benessere con ampi sussidi governativi che le hanno permesso di evitare le proteste di massa dei paesi confinanti durante le primavere arabe. Semplicemente appena c'e' stato sentore di ribellione hanno mandato la polizia e poi hanno aumentato tutti i salari e i programmi per i giovani. E’ un metodo abbastanza comune qui – la gente protesta un po, si danno concessioni e si evitano problemi maggiori.

In tempi recenti pero' le riserve di gas da estrarre con metodi "normali" sono calate e quindi il governo ha ben pensato di passare allo shale gas, i cui giacimenti nel sud dell’Algeria fino a poco tempo fa non sarebbero stati accessibili. Si decide di investire 80 miliardi di dollari con 200 pozzi esplorativi, impianti petrolichimici e di raffinazione e con l'intento di tirare fuori circa 20 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Ma siccome non hanno le tecnologie o il sapere, decidono di aprire agli investitori stranieri, con cui si "condivideranno" rischi, profitti e costi. A chi aprono? A Shell, Exxon Mobil, Total, Talisman Energy e ovviamente. la nostra beneamata ENI, che e' stata fra le prime a firmare gli accordi con la Sonatrach nel 2011. Hanno piu di quaranta concessioni in Algeria.

Alla fine di Dicembre 2014, la Sonatrach annuncia che i testi del fracking venti miglia a sud da Ain Salah. sono stati di successo e che si intende proseguire. Ora, di tutte le citta’ di Algeria, Ain Salah e’ quella dove piu’ di altre la gente e’ ritenuta pacifica, sottomessa e obbediente. Ma cosi' non e' stato per il fracking: sono subito scesi in piazza e non ne vogliono sapere di trivelle. E questo ha colto di gran sorpresa i politici e gli osservatori.

E perche' ad Ain Salah si oppongono alle trivelle? Per lo stesso motivo per cui ci opponiamo noi: perche' nonostante tutte le belle promesse di lavoro e progresso lo sanno anche nel sud dell'Algeria che le trivelle portano solo miseria ed inquinamento. In questo tempo di internet e di globalizzazione non si puo' negare l'evidenza.

A poco sono valsi i tentativi di "tuttapposto" del governo: e' tutto sicuro, siamo solo in fase di esplorazione, inizieremo nel 2020, e una "transizione" verso le rinnovabili e via con la fantasia. A rendere tutto ancora piu' difficile e' che qui siamo in un deserto, e l'acqua e' preziosa. Se la usano per il fracking e se la inquinano, cosa berranno le persone? Cosa useranno per l'agricoltura?

Ci sono anche vaghi sentimenti anticoloniali: ci si ricorda di essere stati sede di esperimenti nucleari e chimici della Francia, anche dopo l'indipendenza, e non se ne vogliono altri, questa volta di natura petrolifera. E poi fra le proponenti c’e’ la Total, ed il fracking e’ vietato in Francia per proteggere l’ambiente. L’ambiente di Algeria e’ meno importante?

Sebbene ad Ain Salah ci sia un tasso di analfabetismo ancora al 20%, la zona sia povera e poco sviluppata rispetto al resto del paese, la protesta e' stata forte e compatta. L'8 Febbraio 2015 il governo centrale ha annunciato che i programmi di fracking andranno avanti come inizialmente previsto. Ma invece di arrendersi, i residenti di Ain Salan e di altre citta’ hanno continuato a protestare finche’ il movimento, pacifico e composto, e’ diventato nazionale.

Questo enorme movimento di opione, partito da un popolo considerato marginale e poco istruito, sta dando prova di cittadinanza resposabile e pacifica al mondo intero, anche a noi italiani, che spesso piu’ che protestare su Facebook non facciamo. E’ un movimento di cittadini adulti.

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Note:

1. Tre le ultime concessioni ricevute dall'ENI, nel giugno 2014, : El Guefoul, Tinerkouk e Terfas, nel sud del paese. Sono valide per due anni e coprono circa 45,000 chilometri quadrati.  Quarantacinque mila chilometri quadrati! Secondo l'ENI "The three areas are considered of great interest and potential". Certo, per le loro tasche!

2. Dal primo gennaio ad oggi gli uffici pubblici, negozi e scuole sono state chiuse e la gente scende in piazza quasi quotidianamente, a volte anche al tasso di 1,500 persone alla volta. Le proteste si sono poi diffuse anche in altre citta' fra cui Algeris, Oran, Adrar, Tamanrasset, El Golea e Ouargla. Un ragazzo di 21 anni e' morto il giorno 4 Gennaio durante le proteste.  E nonostante i divieti di manifestare, la gente ha manifestato lo stesso.

3. L'8 Febbraio 2015 il governo centrale ha annunciato che i programmi di fracking andranno avanti come inizialmente previsto. Ma invece di arrendersi, i residenti di Ain Salan si sono spostati verso il campo di gas e hanno occupato il sito, bloccandone l'accesso e di fatto fermando il fracking. Si sono portati le tende e non fanno passare i camion.