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Tuesday, October 6, 2015

Argentina: dopo 37 anni il capo della Shell si pente e passa alle rinnovabili


Juan Jose Aranguren


“It’s more efficient to generate wind energy than to burn imported 
diesel oil in inefficient engines.”

Juan Jose Aranguren, ex capo Shell in Argentina 


"Renewable energy could actually supply 
100 percent of the demand in the region."

Claudio Alatorre, Inter-American Development Bank



Si chiama Juan José Aranguren ed era il capo della Shell in Argentina. Ha lavorato per il colosso olandese per 37 anni. Per 20 anni ne e' stato il capo.

Adesso si pente e diventa promotore delle rinnovabili. Anzi, dice che l'Argentina invece che concentrarsi sui progetti di fracking in Vaca Muerta, un supposto mega giacimento di shale gas, dovrebbe passare allo sviluppo massiccio di eolico. Ricorda che gli investimenti qui sarebbero piu' facili e i ritorni migliori e piu' veloci.

In questo momento in Argentina circa l'85% dell'elettricita' arriva dalle fonti fossili, spesso bruciate in modo inefficente e con grandi sprechi. Sebbene una legge del 2006 imponga un modesto tasso di

produzione di energia rinnovabile dell' 8% entro il 2016 non sono stati fatti molti passi in avanti.

Anzi, c'e' molta ostilita' verso le rinnovabili, per esempio quando Greenpeace Argentina installo' dei pannelli solari sui tetti dei loro uffici, l'ente che gestisce la rete elettrica li minaccio' dicendo di toglierli altrimenti sarebbero stati denunciati. Cristina Kirchner, il presidente del paese non ci sente troppo, ed anzi, quest'anno ha pure inaugurato una centrale a carbone (una centrale a carbone, nel 2015!!!) a Rio Turbio, nel sud del paese, provincia di Santa Cruz.

Aranguren ricorda che a causa del calo dei prezzi di petrolio, quest'anno l'Argentina si ritrovera' con dei soldi in piu' da spendere. Dice che la cosa migliore da fare e' di investire il tutto in istruzione, sicurezza e energia eolica. E' molto semplice: secondo vari studi, energia elettrica generata dall'eolico costerebbe al paese fra i $95 e $105 a megawatt. Usare le fossili costa quasi il doppio, fra i $160 e i $170 megawatt per ora.

Ma forse qualcosa si muove. La legge e' cambiata e si parla ora dell'8% entro il 2017 e del 20% entro il 2025.


E' un vero peccato che si vada cosi a rilento, perche' a farlo in modo intelligente, secondo Claudio Alatorre della Inter-American Development Bank (IDB) si potrebbe arrivare anche qui all'indipendenza energetica -- al 100% rinnovabili da vento, sole, idroelettrico.

Se l'ha fatto l'Uruguay, lo possono fare tutti.





Thursday, April 9, 2015

Il presidente dell'Argentina vs. Rockhopper ed Edison: trivellano illegalmente



Il giorno 28 Giugno, Lilian Herraez,  giudice federale di Terra del Fuego, Argentina ha ordinato il sequestro immediato dei beni delle cinque ditte petrolifere che trivellano illegalmente nei mari attorno alle Falkland per un totale di 156 milioni di dollari. 

Fra le ditte coinvolte, l'italiana Edison, 
e l'inglese Rockhopper Exploration, titolare di Ombrina Mare in Abruzzo.

Le altre sono la Premier Oil, la Falkland Oil e la Noble Energy. Le prime due sono inglesi, la seconda e' texana. Il giudice afferma che procederanno a sequestrare beni delle ditte incriminate anche all'estero se necessario. 













E' notizia di questi giorni che il governo argentino portera' in tribunale cinque ditte straniere accusate di eseguire esplorazioni petrolifere illegali presso le isole Falkland, note in Argentina come isole Malvinas. E' stato lo stesso presidente argentino, Cristina Fernandez, a dare l'annuncio delle azioni legali contro i petrolieri.

Due delle ditte accusate di trivellare illegalmente in Argentina sono ben note in Abruzzo: la Rockhopper Exploration, titolare della concessione Ombrina Mare dopo la cessione da parte della Medoilgas, e il ramo internazionale della Edison Italia che gestisce la concessione Rospo Mare in qualita di operatore al 62%, con il restante 38% di titolarita' ENI.

Le altre tre ditte accusate dal governo Argentino di operare illegalmente sono la Premier Oil e 
la Falkland Oil and Gas, inglesi e la Noble Energy, con sede a Houston. Il giorno 9 Aprile 2015 l'ambasciatore britannico John Freeman e' stato informato delle azioni legali da parte degli argentini.

Le cinque ditte incriminate sono raggruppate in un consorzio e secondo l'accusa, hanno iniziato le proprie attivita' nelle acque a nord delle isole Falkland, dove dicono di avere trovato giacimenti utili dal pozzo Zebedee, e dove si apprestano a trivellare sei pozzi permanenti senza avere ottenuto i  permessi da parte del governo argentino. Secondo Daniel Filmus, Segretario per gli affari delle Malvinas, i petrolieri hanno violato le leggi argentine e le risoluzioni ONU che impongono ad Argentina e al Regno Unito di "non introdurre modiche unilaterali" nell'ambiente attorno alle isole Falkland. La legge argentina e' chiara: i dirigenti delle aziende che eseguono attivita' petrolifere rischiano fino a 15 anni di prigione se non hanno ottenuto i permessi da parte di Buenos Aires.
Filmus ha anche ricordato che le attivita' petrolifere in aree cosi delicate portano con se enormi rischi ambientali.

Al dila' dei risvolti geopolitici ed economici che si snodano dall'altro lato del pianeta, il filo conduttore che ci lega con l'Argentina e i petrolieri e' sempre lo stesso: il mancato rispetto dei residenti e la prepotenza da parte di chi trivella.  Nei mari di Ushuaia, Medoilgas/Rockhopper e consociate contro i trattati internazionali, contro le leggi nazionali, contro il presidente di una nazione intera, in Abruzzo vanno contro la volonta' popolare.

Il presidente argentino ha ufficialmente condannato le attivita' della Rochkopper, addirittura passando per vie legali. Cosa aspetta il governatore d'Abruzzo ad agire in maniera piu' decisa contro le trivellazioni dei mari d'Abruzzo? 

Come gia' ricordato piu' e piu' volte e' tutto nelle mani di Luciano D'Alfonso: la responsabilita' di trovare una soluzione e' tutta sua. Volere e' potere.