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Wednesday, July 31, 2019

Russia: chiamato l'esercito per domare gli enormi incendi in Siberia












Vladimir Putin chiama l'esercito russo per cercare di domare gli incendi in Siberia, che hanno ora raggiunto dimensioni epiche.

Il governo cerca di rassicurare tutti, ma la gente si lamenta di problemi respiratori e di situazione fuori controllo. E' una catastrofe ambientale senza precedenti, con gli incendi estesi in varie zone che in totale fanno un area grande tanto quanto l'intero Belgio.

Sono varie settimane che tutto questo va avanti, e sono bruciati intanto 3 millioni di ettari di foresta.

In Artico!

Intanto cinque regioni del paese hanno dichiarato lo stato di emergenza; le piu' danneggiate sono state Sakha Republic e Krasnoyarsk.

La cosa triste e' che all'inizio le autorita' russe hanno sottostimato questi incendi dicendo che non pongono nessuna minaccia ne a persone ne ad attivita' economiche. Poi hanno aggiunto che il costo previsto per estinguere gli incendi sono maggiori dei costi causati dai danni fatti. Per esempio, Alexander Uss, governatore della regione di Krasnoyarsk dice che sarebbe insensato e addirittura dannoso mandare personale a spegnere gli incendi perche' e' "un fenomeno naturale".

Ma gli incendi non si sono fermati, ed ecco che arriva l'esercito.

La gente e' arrabbiata a causa del fumo che avvolge le citta' ed anzi 800,000 cittadini chiedono con una petizione che sia riconosciuto lo stato di calamita' naturale in tutta la Siberia.
 
Foreste e animali bruciano, diminuiscono le riserve idriche, la gente non puo' respirare, e' tutto grigio cenere e pure nella confinante Mongolia sono preoccupati.










Tuesday, July 30, 2019

Norvegia: 200 renne morte di fame; in Lapponia vanno al mare per il troppo caldo









Sono morte in 200 nell'arcipelago artico delle isole Svalbard.

Sono morte di fame.

Sono morte per colpa dei cambiamenti climatici che ne ha distrutto l'habitat e le cose normali di cui si cibavano.

Sono renne e non avevano fatto niente di male se non essere renne.

Sono morte a causa dell'uomo.

La notizia arriva dal Norwegian Polar Institute che segue l'evoluzione della specie in questa zona da 40 anni a questa parte, visto che le renne sono parte integrante dell'ecosistema nella tundra. A questo giro le hanno seguite per 10 settimane. I ricercatori dicono che e' la prima volta in 40 anni che si assiste ad un tale livello di morte: nessuno aveva mai visto qui un numero talmente grande di carcasse di renne.

Intanto, la popolazione di renne, a livello globale, e' in continuo declino ed e' calata del 56% dal 1990 secondo il National Oceanic and Atmospheric Administration che ha da poco rilasciato il suo studio sullo stato della natura in Artico, il report card, del 2018. Perche'? Perche' cambia l'habitat ma le renne non sanno cambiare la loro genetica cosi in fretta e non possono o non sanno adeguarsi.
 
Le isole Svalbard sono sede di Longyearbyen, la citta' capitale dell'arcipelado ed anche la citta' piu' settentrionale del mondo. Svalbard e' quella al mondo che maggiormente soffre i cambiamenti climatici a causa delle fortissimi varizioni in percentuale di temperatura secondo il Norwegian Meteorological Institute. A Svalbard sorge anche il Global Seed Vault, dove sono state riposte centinaia di migliaia di semi da preservare per l'eternita'. O almeno finche' le nevi che lo circondano non si sciolgono!

Ma perche' le renne sono morte di fame? Non e' ben chiaro, ma da un lato il forte caldo di questa estate e le forti pioggie di Dicembre 2018 hanno reso difficile la vita alle renne. Sei mei fa per le renne e' stato trovare cibo, secondo la ricercatrice Ashild Onvik Pedersen perche' gli e' stato diffiicle scavare nel ghiaccio solido, e arrivare all'erba che si trova sotto il ghaiccio. Adesso invec fa troppo caldo.

In piu' c'e' un declino nelle nascite delle renne, e ci sono forti morie specie fra le renne giovani e quelle vecchie, ciascuna categoria fraglie, a modo suo.

La cosa piu' triste e' che vedere renne emaciate ed affamate e' ora diventata una storia di tutti i giorni nelle isole Svalbard.





Intanto, non lontano, a Rovaniemi, Finlandia le renne per il troppo caldo sono finite al mare.
La temperatura ha raggiunto i 28 gradi qui, un record per la Lapponia, e cosi la spiaggia di Ounaskoski nella citta' piu' grande della Lapponia, Rovaniemi, si e' ritrovata con le renne vicino all'acqua.


Ci sono stati anche altri casi di renne discese nelle cittadine a valle, in Lapponia per il troppo caldo!








Monday, July 29, 2019

Cile : 40,000 litri di diesel sversati in un isola incontaminata della Patagonia








Hanno dovuto chiamare la marina in Cile per raggiungere una isola remota dopo che e' stata inondata da 40,000 litri di diesel nel sud della nazione. Gli idrocarburi sono anche finiti in mare,
molto probabilmente a causa di un trasferimento di diesel da terra sulla nave andato male.

L'isola in questione si chiama Guarello Island ed e' nella parte sud del paese, una zona incontaminata della Patagonia. Fa parte dell'arcipelago Madre de Dios adue passi dallo stretto di Magellano, fra Cile ed Argentina. Siamo a 2800 km a sud della capitale, Santiago.

Ovviamente c'e' qui un ecosistema unico con abbondanza di balene, delfini, di vita acquatica e con sistemi di flora e fauna speciali proprio perche' e' una isola difficile da raggiungere e quindi indisturbata dall'uomo, finora almeno.
Guarello Island e' nota per le sue riserve minierarie, in particolare cave di calcare. E infatti la responsabile del disastro ambientale dell'isola di Guarello e' la ditta mineraria CAP che sta per
Compañía de Acero del Pacífico, che appunto estrare roccia calcarea da questa zona.



Saturday, July 27, 2019

Anche la Cambogia restituisce la monnezza all'occidente







Ora anche la Cambogia si aggiunge alla lista di paesi che non ne vogliono piu' sapere di plastica
occidentale.

Verranono rimandate indietro circa 1,700 tonnellate di monnezza, originariamente dagli USA e dal Canada. La monnezza era arrivata in 83 containers nel porto cambogiano di Sihanoukville.

La risposta delle autorita' cambogiane una volta scoperta questa plastica/immondizia e' stata feroce: non siamo l'immondezzaio di nessuno.  Non vogliono ne plastica, ne e-waste, ne lubricanti o oil esausti, dicono quelli del ministero dell'ambiente.

La domanda e': come e perche' sono arrivati questi containers in Cambogia?

La storia inizia che la monnezza era arrivata qui come prodotti reciclabili. Di questi 83 containers, 70 provenivano dagli USA e 13 dal Canada.

E questo nonostante la legge cambogiana sia molto chiara: Hun Sen il primo ministro del paese ha spesso ricordato che il suo paese vieta l'imprtazione di qualsiasi tipo di materiale "reciclabile".

Tutto questo viene sulla scia del divieto dei cinesi di importare plastica straniera nel 2018, lasciando che altri paesi prima accettassero di prenderla nelle loro citta', per poi finalmente vietarne l'importo, una volta visto tanta e quanta ne fosse.

E' successo in Malesia, e' successo in Indonesia, e' successo nelle Filippine, dove addirittura ' sorto un piccolo caso diplotaico: Manila ha richiamato il suo ambasciatore in Canada, dopo che Ottawa non si era ripresa la monnezza entro la data prestabilita. Ora succede in Cambogia.

A Maggio 2019 circa 180 paesi hanno ratificato la Basel Convention on the Control of Transboundary Movements of Hazardous Waste and their Disposal per includere disposizioni sulla plastica: da adesso, ogni paese che abbia deciso di prendere dall'estero, puo' anche decidere se rifiutarla se particolarmente difficile da reciclare e se contaminata o sporca. 


Come tutti, la Cambogia ha i propri problemi con lo smaltimento della plastica prodotta a livello nazionale e poche sono le risorse per riutilizzarla. Spesso ci sono montagnole di plastica in giro e nessuno ne vuole di piu' di quanta ne abbia gia'.  Solo il 40% della popolazione ha accesso a unqualche tipo di smaltimento o raccolta di immondizia.

Intanto a livello mondiale, dagli anni 1950 ad oggi sono stati prodotti 8.3 miliardi di tonnellate di plastica e solo il 9% di questa e' stata reciclata. Circa 14 millioni di tonnellata di plastica finiscono ogni anno nell'oceano. I peggiori immondezzanti sono gli americani: siamo il 4% della popolazione mondiale e produciamo il 12% della monnezza municipale del mondo.

Dove andiamo a finire? Ne i ricchi ne i poveri sanno che farsene di tutta questa immondizia, di tutta questa plastica. E tantomeno il pianeta sa di che farsene!

La soluzione e' sempre nel buonsenso: non produrne piu, non usarne piu' tornando ai bicchieri di vetro, alle forchette di metallo, ai piatti di ceramica, a una vita piu' sobria.

Friday, July 26, 2019

Le medaglie di Tokyo 2020 fatte di 80,000 tonnellate di metallo reciclato dai telefonini





E' tutto pronto, strutture, alberghi, metro. E medaglie.

E che medaglie - vengono da una iniziativa giapponese molto bella: il Tokyo 2020 Medal Project 
con il quale si e' incentivata fra i cittadini la raccolta di metallo da telefonini ed altri apparecchi elettronici non piu' usati per costruire appunto le medaglie olimpiche.

Tutti a donare strumenti elettronici in disuso ed il risultato e' stato un successo strepitante: 80mila tonnellate di materiale ricavato da 6 milioni di ex telefonini. Tutto e' stato usato per costruire ogni singola medaglia d'oro, d'argento e di bronzo delle prossime olimpiadi e paraolimpiadi. 
Si parla di 5,000 medaglie in totale. 

Il progetto e' durato due anni ed e' stato possibile assemblare il 100% delle medaglie da questo materiale: 30 kg d'oro, 3,600 kg d'argento e 2,400 kg di bronzo piu' o meno. Il materiale e' stato poi fuso e trasformato nelle medaglie disegnate dall'artista Junichi Kawanishi che ha vinto una competizione con 400 aspiranti realizzatori.

A dire il vero non sono i primi a farlo, visto che era gia' successo a Vancouver 2010, e infatti qui hanno usato lo stesso metodo per estrarre i metalli. 

Le Olimpiadi sono spesso occasione di spreco, e molte delle strutture di Sochi, Beijing, e Rio, sedi di edizioni passate, sono finite in disuso. L'idea e' che questo non debba succedere a Tokyo e il Medal Project e' uno sforzo per rendere tutto piu' sostenibile, dal piccolo al grande.

Per ora, bravi.



Monday, July 22, 2019

In Islanda: scompare il ghiacciaio "Ok", al suo posto una targa commemorativa


Settembre 1986; Agosto 2019

Sono vari giorni che continuo a postare di emergenza climatica in Artico, in Francia, in Alaska.

Ed ecco qui un triste corollario.

In Islanda il primo ghiacciaio che non e' piu' un ghiacciaio, scioltosi a causa dei cambiamenti climatici e che riceve invece una targa in memoria. Come quando muore qualcuno e ci si lascia una lapide al cimitero perche' quella persona non tornera' piu'.

Il ghiacciao d'Islanda si chiamava Okjökull, spesso abbreviato in Ok dai locali, ma non c'e' niente di OK in questa situazione. Al posto del ghiacciaio, una montagnola di nevischio sciolto.

E' il primo memoriale dedicato a un ghiacciaio scomparso, ma certo e' che non sara' l'ultimo.

Ma come fa un ghiacciaio a scomparire?

La vera definizione di ghiacciaio e' di una massa di ghiaccio che accumula piu' neve d'inverno che quanta ne perde d'estate, in modo che possa essere in espansione. A causa del peso, della massa che cresce, il ghiacciaio e' spesso in movimento.

Un ghiacciaio che non cresce e' invece considerato ghiaccio morente, perche' prima o poi si estinguera'.

Questa e' ovviamente una gran perdita per il mondo, per il clima, per le comunita' locali:
i ghiacciai sono spesso riserve d'acqua potabile, contengono la storia della composizione dell'atmosfera lungo i millenni, e hanno anche significato culturale per le comunita' locali.

L'inizio della fine per Okjökull e' iniziato nel 2014, a causa dei cambiamenti climatici. Non e'
il primo a livello mondiale e non sara' l'ultimo: il polo si scalda ad un tasso che e' il doppio del resto del pianeta.  Se non facciamo niente, entro il 2200 ci saranno zero ghiacciai.

In Islanda.

L'ex sindaco di Reykjavik Jón Gnarr, ha anche prodotto un documentario dal titolo "Not Ok",  per mostrare gli effetti della fine dei ghiacciai sulle comunita' d'Islanda.

La targa commemorativa sara' installata il giorno 18 Agosto vicino al confine di Ok. Questo e' il messaggio per le generazioni future:
Ok is the first Icelandic glacier to lose its status as a glacier. In the next 200 years all our glaciers are expected to follow the same path. This monument is to acknowledge that we know what is happening and know what needs to be done. Only you know if we did it.
Ok è il primo ghiacciaio islandese a perdere il suo status di ghiacciaio. Nei prossimi 200 anni tutti i nostri ghiacciai faranno la stessa fine. Questo monumento è per riconoscere che sappiamo cosa sta succedendo e che sappiamo cosa deve essere fatto. Solo tu sai se veramente l'abbiamo fatto.

Notare che scrivono “415 ppm,” in referenza al livello record di anidride carbonica in atmosfera a Maggio 2019. 

E' molto triste, no?

Saturday, July 20, 2019

L'Artico, la Siberia e la Groenlandia in fiamme






 L'Artico in fiamme - dappertutto: Alaska, Siberia, Groenlandia.

Fa caldo, i terreni sono pieni di vegetazione secca creando le opportunita' perfette per il disastro. .

Pierre Markuse esperto di immagini da saltellite ha dunque raccolto tutto cio' che poteva su questa estate di fuoco 2019 in Artico.

Fiumi, montagne e foreste, tutte coperte dal fumo e dagli incendi.

Alaska: bruciati piu' di 6500 kmq di terreno;  Anchorage che arriva a 32 gradi a Giugno, roba mai vista prima, e si e' sviluppato un enorme incendio chiamato Swan Lake Fire fuori dalla citta'.

Le cose non vanno meglio in Siberia. Anche se non si vedono perche' zone poco abitate, fotografate e fuori dall'interesse mondiale, ci sono vari incendi anche qui e le temperature sono piu' alte del normale. Le torbiere, tipicamente congelate, sono in fiamme e questo e' tutto dire.

Queste torbiere sono caratterizzate da grande abbondanza di acqua, sono una specie di zona paludosa ricca di muschi e graminacee. A causa del freddo i batteri che dovrebbero degradare i resti di animali e piante non riescono ad essere attivi e quindi si accumulano vari strati di materiale organico melmoso, ricchi di carbone. Le fiamme causano dunque un grande rilascio di CO2.  E' quello che accade in Batagay, Siberia centrale e lungo il fiume Lena.

Infine c'e' la Groenlandia coperta da incendi, e non e' la prima volta. Anche se incendi piu' limitati che in Siberia e in Alaska sono lo stesso parte dello stesso discorso: laddove dovrebbero esserci nevi e freddo e temperature miti ci sono invece calura e incendi.

I dati del programma europeo Copernicus non sono ottimistici e dicono che siamo nel mezzo di emergenze climatiche mai viste prima: il mese di giugno piu' caldo che mai, incendi inaspettati, record di caldo in Germania, Francia e Spagna, una spirale crescente di anidride carbonica in atmosfera.

In questi ultimi anni secondo gli esperti di clima e di datazione gli incendi nella foresta boreale sono arrivati a livelli record in 10,000 anni a questa parte.

Diecimila anni.

Sono arrivati a queste cifre studiando i residui di carbonio trovati nei sedimenti dei laghi nella zona della foresta boreale nello Yukon d'Alaska. 

Nessuno si preoccupa davvero. 


Thursday, July 18, 2019

Immagini dall'antropocene - l'uomo e la distruzione del pianeta




Isola di Borneo. Enormi pezzi pezzi di foresta tropicale sono diventati campi 
di piantagioni di olio di palma. 



Miniera nelle montagne dell'Ural in Russia. Il sale estratto dalla roccia, detta potassa, e' ricco di potassio e viene usato come fertilizzante. La spirale e' causata dai macchiari usati.


 
Fabbrica di cemento a Dongying, China.  I blocchi sono usati per proteggere le raffinerie lungo la costa dalle inondazioni. Abbiamo prodotto cosi tanto cemento che potremmo cementificare il pianeta intero.


Delta del Niger in Nigeria, petrolio che fuoriesce da oleodotti manomessi. L'ecosistema secondo l'ONU, e' morto.


Falegnamerie di Lagos, Nigeria.  Il legno arriva dalle foreste tropicali, causando forte deforesatazione,  e i materiali usati inquinano la laguna.


Impianto petrolchimico della Exxon a Baytown, Texas, dove vengono prodotte gomme e processati 500mila barili di petorlio al giorno.


  Discarica di Dandora a Nairobi, Kenya. Ogni giorno arrivano qui 850 tonnellate di monnezza seconodo l'ONU.


Giugno 2019: il piu' caldo di sempre








Lo rivela il NOAA, il National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti.

La temperature nel mese di Giugno e' stata di 2 gradi piu' calda della media mondiale di 15.5 gradi Celsius. 

E' il 414-mese che di fila che la temperatura e' piu' alta della media mensile del 20-esimo secolo.

Cioe' se la media del mese di Maggio per il secolo 1900-2000 e' stata X sono 414 mesi che noi la superiamo. 

Si, 34 anni, perche' le temperature sono iniziate ad aumentare a dismisura gia' alla fine del secolo scorso.

Nove dei giugni piu' caldi degli scorsi 140 anni sono stati dal 2010 ad oggi.
Praticamente tutti, ad eccetto che uno.

Le maggiori botte di caldo si sono registrate in Europa, Asia e in Africa. Anche le Hawaii e il golfo del Messico sono state piu' afose del normale. Tutte queste zone sono state piu' calde di sempre.

Le temperature in Francia, Germania, e Spagna sono state anche di 10 gradi piu' alte del normale. In  Francia sono arrivati anche 46 gradi centigradi, mai visti prima.

Anche le temperature del mare sono in aumento, con una media di quasi due gradi in piu' rispetto alla media di 16 gradi centigradi. Siamo al pari con il 2016, l'anno del mare piu' caldo di sempre. 

Secondo il NOAA, il 2019 sara' di certo uno degli anni piu caldi di sempre.

Cosa fare? 

Beh, e' semplicissimo: prendere azioni per fermare le fonti fossili, la ragione primaria di questo disastro; incoraggiare il sequestro di CO2 piantando alberi e foreste e fermando la deforestazione, e controllando le nascite. 

Siamo troppi sul pianeta.
Sara' sempre peggio.