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Monday, July 29, 2019

Cile : 40,000 litri di diesel sversati in un isola incontaminata della Patagonia








Hanno dovuto chiamare la marina in Cile per raggiungere una isola remota dopo che e' stata inondata da 40,000 litri di diesel nel sud della nazione. Gli idrocarburi sono anche finiti in mare,
molto probabilmente a causa di un trasferimento di diesel da terra sulla nave andato male.

L'isola in questione si chiama Guarello Island ed e' nella parte sud del paese, una zona incontaminata della Patagonia. Fa parte dell'arcipelago Madre de Dios adue passi dallo stretto di Magellano, fra Cile ed Argentina. Siamo a 2800 km a sud della capitale, Santiago.

Ovviamente c'e' qui un ecosistema unico con abbondanza di balene, delfini, di vita acquatica e con sistemi di flora e fauna speciali proprio perche' e' una isola difficile da raggiungere e quindi indisturbata dall'uomo, finora almeno.

Guarello Island e' nota per le sue riserve minierarie, in particolare cave di calcare. E infatti la responsabile del disastro ambientale dell'isola di Guarello e' la ditta mineraria CAP che sta per
Compañía de Acero del Pacífico, che appunto estrare roccia calcarea da questa zona.

Sunday, July 14, 2019

Canada: Justin Trudeau dichiara emergenza climatica e dopo 24 ore approva mega-oleodotto


Io odio i finti bravi politici, perche' e' facile parlare e piu' difficile e' fare le cose buone.

Eccolo qui questo soggetto che fa il finto-figo-ambientalista e che poi distrugge l'ambiente.

Premessa: il Canada non riuscira' ad adiempiere ai suoi obiettivi ambientali a causa delle fortissime emissioni di CO2 dalla sua industria petrolifera.

Ed allora eccolo qui, il nostro eroe: Justin Trudeau annuncia l'emergenza climatica nel suo paese e il giorno dopo... approva un nuovo mega oleodotto, che certo peggiorera' l'emergenza climatica!

Ma ci e' o ci fa?
Inziamo dall'inizio.

Le cose partono con il ministro dell'ambiente e dei cambiamenti climatici del Canada, Catherine McKenna. In Canada hanno pure il ministro dei cambiamenti climatici, eh?
Quest Catherine McKenna propone una mozione affinche' i cambiamenti climatici siano definiti come
una crisi vera ed urgente, causata dall'attivita' umana e con la richiesta al governo di tagliare le emissioni di CO2 con priorita'.

Justin Trudeau firma.

Il giorno dopo un'altra firma: ma questa volta per approvare l'estensione del Trans Mountain Pipeline (TMX).

Come e' possibile?

Ovviamente c'e' una scusante per tutto, e il nostro amico Justin ci ha ben pensato: dice infatti che le due cose, certo che sono compatibili: il suo mandato elettorale e' di far crescere l'economia e la classe media, e allo stesso tempo combattere i cambiamenti climatici.

E questo per lui e' rappresentato dalle due firme che faranno si che udite udite, i profitti che arriveranno dall'oleodotto saranno usati per programmi di transizione verso l'energia rinnovabile.

Mi devo trattenere dal ridere e dal piangere assieme.

Il bello e' che qualcuno gli ha pure creduto.

La panzana e' che il petrolio portera' a circa  $500 milioni di dollari l'anno, una volta completo l'oleodotto, per il quale ci saranno numerose prescrizioni e per cui saranno interpellate 129 comunita' di indigeni, dove l'oleodotto dovra' passare. I lavori inizieranno verso la fine del 2019.

Il nuovo oleodotto consentira il trasporto di 890,000 barili di bitume al giorno dall'Alberta verso la costa ovest del Canada. Prima erano solo 300,000 barili. Saranno quasi tutti destinati al mercato cinese o americano.

Intanto gli indigeni della British Columbia, non ne vogliono sapere di questo oleodotto: Will George capo della comunita' Tsleil Waututh dice che lo opporranno con tutte le loro forze.

Altri numeri invece dicono che il Canada emette 79 megatonnellate di gas serra in piu' rispetto agli obiettivi che lei stessa si e' posta per il 2030, una quantita' notevole dovuta in gran parte alle operazioni di petrolio e di gas, l'elefante nella stanza.


L"oleodotto inzialmente era della Kinder Morgan, che pero' non ne voleva piu' sapere per le troppe regolamentazioni e per i troppi ritardi. Ecco allora che subentra il governo di Justin Trudeau che lo compra per la modica cifra di 4.5 miliardi di dollari canadesi, mira a farlo costruire, e poi a venderlo a terzi. 

Il nostro amico Justin e' recidivo: aveva gia' approvato tutto a Novembre 2016, quando l'oleodotto era ancora nelle mani della Kinder Morgan, ma nell'estate del 2018 un tribunale ne aveva bocciato la costruzione  dicendo che il governo non aveva consultato le comunita' indigene e che non era stato considerato ne il traffico marino ne i suoi effetti sulle balene.

Ma come puo' essere che un governo compra un ... oleodotto privato?
Con 4.5 miliardi di dollari pubblici?

Perche' quelli della Kinder Morgan, gli ex proprietari dell'oleodotto non sono fessi.

Avevano capito, quelli della Kinder Morgan che Trudeau e il suo entourage politico avevano bisogno dell'oleodotto e dei suoi affari piu' di loro per vendere questo petrolio, per portar soldi al Canada che nonostante tutte le sue patine di nazione progressista e amica dei migranti e con l'assicurazione sanitaria per tutti, e' e resta una petroleconomia.

Gli servono proprio quei petrodollari al Canada.

E quindi visti tutti questi ritardi, dovuti per lo piu' ai governi locali in British Columbia, sulla costa ovest del paese,  hanno capito che non solo potevano mollare la patata bollente al governo, ma potevano pure allungare il collo sulle compravendita.

E ora che e' nelle sue mani, il governo fa un altro studio per passare il tuttapposto.: dicono che si, purtroppo ci sara' aumento della mortalita' delle balene, ma che .. non importa!

Balene o non balene, l'oleodotto s'ha da fare. E poi, per farli contenti, certo, interpelleranno le comunita' dei First Nations, e useranno lo stato dell'arte per evitare loro problemi - rumore, inquinamento, perdite.

E' come dire: vendiamo sigarette per combattere il cancro.

Sulla stampa canadese Trudeau viene descritto come il principe dei cambiamenti climatici a Parigi, e come il principe degli oleodotti a Houston. Un po confuso, ad essere generosi eh?

Vediamo come finisce, le elezioni sono dietro l'angolo e questo oleodotto rischia di fargli creare nemici dapperutto. E se se li crea questi nemici, sono tutti ben meritati.

Justin Trudeau avrebbe dovuto usare questo tempo per creare piani di transizione *fuori* dal petrolio e non continuare a perpetrare la petroeconomia del suo paese.


Saturday, June 1, 2019

Ghana: Airgun, trivelle, FPSO e dieci anni di morie inspiegabili di balene
















The potential negative effects of oil production on the environment can be immense leading to destruction of fishes and plankton in the sea. When oil is being drilled there will be noise pollution, strong vibration from seismic shooting and displacement of flora and fauna is bound to occur



Nel 2007 il governo del Ghana annuncia di avere scoperto il petrolio in mare.

Nel 2009 iniziano le operazioni di air-gun su larga scala.

Nel 2011 iniziano a trivellare. 

Sono passati dieci anni da allora, e parallelamente sono cresciute le preoccupazioni per la vita marina e la salute dell'ambiente.

E infatti all'indomani dell'inzio delle operazioni di airgun arrivano le prime carcasse morte di balene lungo la costa: si parla di decine e decine e decine di balene morte da allora, numeri del tutto inusuali visto che la moria tipica era di una balena morta ogni cinque anni prima del 2009.

La conta fino al 2017 e' di 31 balene morte.
Se fossimo stati a prima del 2009 saremmo a meno di due.

Si stima che le acque al largo del Ghana ci siano circa 150 balene.

Se fosse confermato che la colpa di tutto sono i petrolieri, significherebbe che il 20% di queste balene, appunto 30 esemplari, sono morte a causa del petrolio e dell'airgun.

La cosa e' cosi preoccupante ed insuale che c'e' pure una pagina Wikipedia sul tema balene morte in Ghana

I ricercatori del paese non sanno trovare la ragione di queste morie, specie perche' le balene morte sono state tutte trovate in avanzato stato di decomposizione come dice il ministro della pesca Nayon Bilijo. Si parla di tante altre possibili cause, fra cui batteri, eta', mare inquinato.

Ovviamente nessuno puo' escludere che i rumori assordanti dell'airgun possano avere quantomeno contribuito a queste morti, visto che il senso dell'udito e' essenziale per le balene e che le aiuta ad orientarsi, a trovare cibo,  a non perdere il gruppo

Per esempio, l'associazione ambientalista internazionale, Natural Resources Defense Council e' del parere che le molte morti di balene nel golfo di Guinea in Africa e' da attribuirsi all'oil and gas. E un' altra associazione internazionale, la International Fund for Animal Welfare dice che non c'e' solo l'airgun ma anche gli urti con le navi-petroliere, le acque di risulta inquinate che vengono riversate a mare, che possono uccidere le balene e i rumori e le vibrazioni collegate alle trivellazioni. E poi si fa anche notare che le navi petrolieri possono spesso anche attirare le balene, a causa delle luci che brillano di notte.

Anche OCEANA e' dello stesso parere.

E i residenti? La gente protesta e si arrabbia e fa delle cose che fanno pure stringere il cuore.

Per esempio, il giorno 21 Novembre 2013 nella citta di mare del Ghana chiamata di Domunli hanno celebrato il funerale di una balena di 10 metri che era spiaggiata a riva. Era la 21esima balena morta nella loro regione nel giro di quattro anni.  Sono venuti il capo pescatore e gli anziani delle comunita' vicine a portare i loro omaggi alla balena e a chiedere alle divinita' di capire cosa fosse successo.  E questo perche' la morte delle balene e' anche vista come una terribile iella dai residenti.

A Nkontompo, la marina della citta' di Axim, sono morte cinque balene in una settimana nel 2013. I pescatori ogni volta hanno fatto un enorme buco e ci hanno seppellito la balena morta. Anche qui hanno fatto cerimonie in onore delle povere bestie.

Ma nessuno sa trovare risposte: residenti e pescatori le hanno chieste a vari enti del paese, fra cui l'Agenzia di protezione dell'ambiente, la commissione della pesca, i ministri dell'ambiente, scienza, tecnologia, energia, pesca, e pure alla marina del Ghana, ma nessuno ne sa (o ne vuole sapere) niente. 

Lo schiaffo alla gente sta qui: che molti di questi professoroni danno la colpa ai residenti per le balene morte: secondo il professor Ofori Danso, del dipartimento di oceanografia dell'Universita' del
Ghana i pescatori vanno a caccia di delfini e di balene ... per rivendersele.

Come se questa fosse una moda partita non si sa perche' proprio quando arrivano i petrolieri e come se ci fossero soldi da guadagnare con carcasse mezze decomposte.

Il petrolio del Ghana e' di buona qualita', e si stima che nei mari del paese giacciano circa 660 milioni di barili di greggio.

Con l'airgun e le trivelle compare pure una Floating Production Storage Offload, una famosa FPSO, come quella che volevano installare in Abruzzo, con Ombrina. La loro Ombrina si chiama Kwame Nkrumah e spunta a circa 60km da riva.

E' una delle piu' grandi del mondo, e si trova nel campo petrolifero detto Jubilee.  E' operata da un consorzio guidato dalla Tullow Oil Ghana, ditta la cui sede principale e' nel UK. Ovviamente il CEO di tale petrol-ditta, da buon petroliere, Mr Charles Darko, dice che non e' assolutamente vero che la FPSO o i petrolieri in generale abbiano colpe.

E certo, sono sempre dei santi costoro, dall'Africa all'Alaska, vero?

Addirittura, dicono che stanno collaborando con il governo del Ghana per "capire" che succede. Oltre alla Tullow Oil, il campo Jubilee e' sfruttato da Kosmos, Anadarko, Sabre Oil and Gas e dal Ghana National Petroleum Corporation. 

Interessante che quando chiedevano permessi trivellanti nel 2009, i petrolieri stessi scirvevano che potevano esserci effetti negativi su almeno 18 specie diverse di delfini e di balene. Ma si vede che anche in Ghana vige il tuttapposto!

Oltre a Kwame Nkrumah ci sono altre due FPSO nel paese: la FPSO John Evans Atta Mills  e la  FPSO John Agyekum Kufour. 

Tutte hanno nomi di ex presidenti del Ghana.

Intanto, il paese spera di arricchirsi con il petrolio, cercando di evitare scandali e corruzione come nella vicina Nigeria, dove oltre alle perdite di denaro pubblico dovuto alle mazzette ci sono pure le perdite di petrolio onshore ed offshore a distruggere tutto.

Funziona?

Beh, dipende a chi lo si chiede.

I pescatori per dirne una non sono poi cosi ottimisti e speranzosi.  Guarda caso, a parte le balene, la pesca e' in forte declino, con alcuni pescatori che lamentano crolli dei 2/3 del pescato.

Puntano il dito a campagne di airgun condotte dalla ESL Consulting e della Medea Development che oltre a far scappare i pesci hanno portato con se la chiusura dei mari, prinvandoli anche dell'opportunita' di andare a pesca.

E la pesca qui e' importante: rappresenta la sola fonte di sostentamento per il 10% della popolazione ed un business di 60 milioni all'anno, nelle mani della gente. Il timore dei pescatori e' che si faccia la fine della Nigeria, dove invece della pesca e dei pescatori ci sono ora trivelle e trivellatori.  In Ghana non ci sono aree protette, non ci sono zone off-limits ai petrolieri, e tutte le leggi o i limiti che sono stati proposti in questi ultimi anni sono stati pensati ad arte per favorire non la natura, e non i pescatori, ma i petrolieri.

La speranza era che le sofferenze dei pescatori sarebbero state ripagate dagli introiti collettivi: prima del collasso dei prezzi si proiettava  che all'apice dell'era petrolifera del Ghana le trivelle avrebbero portato un miliardo all'anno di dollari.

Che vuoi che siano 60 milioni confronto ad un miliardo?
Solo che i 60 erano veri e diffusi, il miliardo sulla carta e per pochi, petrolieri e politici.

Intanto e' arrivata pure l'ENI che ben sappiamo quanto si curi di ambiente e di persone!

Le cose non promettono bene: il prezzi del petrolio sono calati, il consorzio del campo Jubilee non e' riuscito a mantenere le promesse. Si calcolava un introito annuo di $650 milioni di USD dal campo in questione. Ne hanno ricavati invece al massimo $240 milioni, con disavanzo di $410 milioni annui. La corruzione aumenta e cosi pure l'incompetenza.

Di cotanta speranza dunque, poco si e' veramente materializzato.

A parte le "misteriose" balene morte.

Tuesday, May 7, 2019

San Francisco: spiaggiate o morte di fame nove balene in due mesi









Siamo arrivati a nove. 

Nove balene trovate morte al largo di San Francisco in due mesi di tempo.

Di queste nove, tre sono morte dopo aver urtato contro navi nella baia della citta', cinque per fame.
L'ultima, scoperta lunedi' scorso,  e' invece morta per fratture alla testa e altri danni sul corpo: ferite sanguinanti e ematomi che fanno concludere che anche lei sia morta dopo un urto contro una nave.
Era una femmina ed era pure malnutrita.

Quindi fanno quattro morte per avere incontrato e urtato contro imbarcazioni e cinque per fame.

Ovviamente sono partiti studi e indagini necroscopiche, ma e' ovvio che il problema, in un modo o nell'altro e' l'eccessiva antropizzazione della zona. Le balene transitano in questa zona come ogni anno mentre migrano dalla Baja California, in Messico fino ai mari piu' freschi dell'Alaska. Quando arrivano nella California del nord sono gia' stanche, perche' alla fine del loro lungo viaggio, e se non sono nutrite a sufficenza e' qui che iniziano a sentirsi male e a mostrare segni di stanchezza e di cedimento.

Quest'anno il numero delle balene appare piu numeroso ma le balene appaiono anche molto piu' magre e malnutreite, si pensa a causa del calo di cibo collegato ai cambiamenti climatici.

Se si guarda a tutta la costa occidentale degli USA le morti invece sono state 31 da gennaio ad oggi, cinque mesi. Il piu' grande numero di balene morte dal 2000, molte per fame. Pochissimi sono stati invece gli avvistamenti di mamma e cucciolo, segno che ci sono anche meno nascite e/o piu' aborti, anche qui le coppie avvistate parevano tutte piu' magre del normale.

Si calcola che ci saranno in totale 60 o 70 morti entro l'estate: questo e' causa di forte preoccupazione
fra gli esperti perche' e' un tasso tre volte di piu' che il normale.

Sara' sempre peggio se non facciamo niente.

Monday, April 29, 2019

I surfisti d'Australia a salvare il mare delle balene dalle trivelle norvegesi




Siamo a Bondi beach vicino a Sydney, Austalia dove un gruppo nutrito di surfisti ha deciso di ribellarsi contro le trivelle in mare.

Hanno organizzato un “paddle out”, cioe' tanti assieme diretti verso il mare aperto per puntare l'attenzione sul Great Australian Bight, casa di balene, ricca di biodiversita' e dal mare blu. Perche' l'area e' a rischio? 

Perche la ditta nazionale di stato norvegese, ex Statoil, ora Equinor che fa piu' chic, vuole e persiste nel suo volere, trivellare questo paradiso d'Australia. 

Ci sono amanti del surf, amatoriali, ma anche noti professionisti. Il surf e' uno degli sport piu' popolari del paese, e tutti vogliono tenere il mare e la costa il piu' possibile incontaminate. La gente e' arrabbiata e scioccata che si sia arrivati a voler trivellare fin qui.

Io sono invece scioccata che quei sanatarelli del norvegesi che fanno la predica razzolano poi cosi male in casa altrui.

Della storia delle trivelle nel Great Australian Bight si parla da tempo, e ne abbiamo raccontato anche qui. Ma in questi giorni l'urgenza e' forte visto che le elezioni si terranno qui il giorno 18 Maggio 2019. In molti vogliono che ci sia maggiore attenzione a politiche green e non solo in nome, ma di fatto, e le trivelle nel santuario delle balene e' forse uno dei contenziosi maggiori. Ci sono poi anche proteste sul fatto che il governo attuale non e' stato sufficentemente propositivo e attuattivo nel dinimuire le emissioni di CO2,  o che ancora adesso si parli di nuovi progetti per centrali a carbone.


Non e' il primo paddle out della stagione, gia' ne sono stati organizzati altri a Bells Beach, per esempio, un altro paradiso dei surfisti a Melbourne, oppure sulla Gold Coast e in Tasmania. Ogni volta ci sono state sempre piu' persone, migliaia e migliaia fra cui per esempio, il campione mondiale di surf Layne Beachley.

Il Great Australian Bight e' una specie di Galápagos dove vanno a riprodursi balene e i pesci; la Equinor/Statoil invece dice che ci sono qui enormi riserve di gas naturale e vogliono qui trivellare entro la fine del 2019. Dicono che sara' tutto safe. Che altro vogliono o possono dire?

Manca invece l'approvazione finale del governo australiano. Il governo e' pero' notoriamente vicino agli speculatori del fossili - tutot il mondo e' paese no? - e qui si continua a propinare il mito dei posto di lavoro, della sicurezza, dell'energia. 

Ma la gente non ci crede e l'incubo di perdite catastrofiche di petrolio non ne vale la candela, nell'immaginario collettivo. E infatti la stessa Equinor/Statoil ha dovuto ammettere che in caso di perdite ci sarebbero stati enormi danni lungo migliaia di chilometri della costa meridionale del paese. 

I mari del Great Australian Bight sono profondi, burrascosi, remoti, e portano con se molti problemi. Non ci sono adeguate strutture di supporto ne a terra ne a mare, ed e' difficile trivellare qui in completa sicurezza, ammesso che mai lo sia!. Si teme che le condizioni possano portare a incidenti rilevanti, peggio che in Louisiana nel 2010. 

Addirittura si punta il dito al fatto che queste operazioni mai e poi mai sarebbero ammesse in Norvegia, la sede legale della Equinor/Statoil.  E questo lo dice chiaramente Soliman Hunter, dell'Aberdeen University Center for Energy Law che dice chiaramente:

“Equinor is proposing a lesser standard for the Bight than they would propose in the Norwegian Sea,”
Anche in Norvegia ci sono delle aree sensibili, entro i quali la Equinor non puo' trivellare, come per esempio, al largo delle isole Lofoten, dove finalmente dopo tanti anni di tira e molla, il governo di Oslo ha detto no, nonostante le stime di enormi riserve petrolifere. 

Gli australiani non mollano, e anzi le proteste proseguiranno anche ad Oslo; un gruppo di surfisti infatti volera' fino alla capitale norvegese per manifestare la loro opposizione. Intanto il Great Australian Bight e' stato proposto come sito UNESCO, e le varie celebrita' del surf dicono di no, fra cui Mick Fanning e Steph Gilmore.

Vediamo chi vince, anche se i norvegesi hanno gia' perso in partenza. Una nazione arricchitasi con il petrolio che fa la morale sulla pelle delle balene altrui.


Thursday, February 21, 2019

USA: risoluzioni, cause in tribunale, ingiunzioni bipartian per vietare l'airgun in Atlantico





Il rappresentante repubblicano della Camera  John Rutherford che ha presentato una risoluzione 

Non passa giorno qui negli USA che un gruppo dopo l'altro, una citta' dopo l'altra, uno stato dopo l'altro non parlino di opporsi ai petrol-sogni arancioni del presidente arancione di questa nazione.

Siamo ormai ad 84 citta' lungo la costa pacifica che hanno mandato risoluzioni contro trivelle ed esplorazioni in oceano. Dall'altro lato dell'Atlantico, siamo a 330 citta', 2,100 politici. In totale abbiamo gli stati di Washington, Oregon, California, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina, New Hampshire, New York, New Jersey, South Carolina, Georgia e Florida, 46,000 attivita' commerciali, 500,000 famiglie che vivono di pesca che hanno espresso la propria contrarieta' all'airgun.

C'e' dunque dentro un po di tutto, giovani, vecchi, amanti del mare e surfisti, ma anche amanti dei soldi che porta il turismo. Sopratutto c'e' dentro gente di destra e gente di sinistra. Democratici e repubblicani.

Ed ecco qui dove tutto culmina: una proposta di legge bipartisan per vietare l'airgun in tutte le sue forme per almeno 10 anni. 

Arriva da dove meno te l'aspetti, ma forse un po si. E cioe' dal repubblicano John Rutherford, della Florida, che assieme al suo collega del New Jersey, Jeff Van Drew ha introdotto il cosidetto Atlantic Coastal Economies Protection Act,in risposta alla proposta di Trump di aprire le coste dell'Atlantico alle trivelle. 

I due sono rappresentanti della Camera, e la loro proposta e' pensata per fermare le cinque "Incidental Harassment Authorizations (IHAs)" rilasciate nel 2018 a cinque compagnie di petrolio che hanno cosi' il diritto di poter provare fastidio alla vita animale con l'airgun.

In poche parole: l'airgun causa danni (lo sanno tutti!) alla vita marina, con rumori assordanti che portano al disorientamento e a lesioni a delfini, balene, pesci e questo e' in teoria vietato, specie per le specie a rischio. Questa autorizzazione all'harrassment (disturbo) significa che le ditte in questione ne hanno il diritto, e cioe' sono esenti da qualsiasi tipo di punzione se qualcosa dovesse andar storto durante l'airgun.

Le Incidental Harassment Authorizations sono state rilasciate dal NOAA Fisheries ( e cioe' il reparto pesca del National Oceanic and Atmoshperic Administration), un ente che in realta' dovrebbe essere a favore della natura e del mare ma che e' stato totalmente snaturato sotto il presidente arancione.

A suo tempo Rutherford il senatore repubblicano, scrisse una lettera al segretario dell'interno Ryan Zinke cheidendogli di fermare l'airgun in Adriatico. La lettera venne firmata da 93 membri del congresso ma nessuno fece niente.

Ed ecco allora la mossa successiva:  questa proposta di legge, che vuole fermare l'airgun dal Maine alla Florida per almeno dieci anni. A sostenerala amientalisti, ma anche proprietari di business, associazioni di pesca e di turismo, albergatori.

Vediamo come procedera'.


Un altro consorzio di gruppi ambientali del South Carolina invece ha cheisto una ingiunzione per bloccare l'airgun in Atlantico, almeno finche' non ci sia un processo.  Siamo a Charleston, anche qui in zona repubblicana-conservatrice.  L'accusa e' che dando l'autorizzazione all'airgun, Trump ha violato il  Marine Mammal Protection Act, l'Endangered Species Act, and il National Environmental Policy Act. Tutte leggi per proteggere mammiferi marini, e specie a rischio di estinzione.  

Separatamente, 16 citta' del South Carolina hanno invece presentato una causa contro l'airgun in Atlantico.  Un altra causa ancora chiede la stessa cosa, ed e' portata da ben dieci attorney generals di altrettanti stati, e' cioe' la persona giuridica piu' alta di ciascuno stato. 

Le argomentazioni sono sempre le stesse, ma vale la pena qui ricordarle:  

Tutte le specie acquatiche, dal zooplankton ai delfini, dai tonni alle balene mal sopportano l'intensita' degli spari di airgun che veranno lanciati ogni 10-15 secondi per settimane o per mesi, senza sosta da molteplici sorgenti. I rumori da airgun sono fra i piu' forti nel mare. 

Vale la pena di ricordare che in Atlantico ci sono circa 411 balene rimaste della specie North Atlantic right whales; cioe' fare airgun significa mettere ancora piu' a rischio estinzione questa specie, il tutto in nome della sete di petrolio.


Tutti i governatori e il 90% dei comuni della costa atlantica ha dichiarato la propria contrarieta' all'airgun nei loro mari.

La causa ha il numero 18-3326 presso lo United States District Court, distretto del South Carolina. Il giudice che dovra' decidere si chiama Richard Gergel.

Contro l'airgun:  The South Carolina Coastal Conservation League, The Center for Biological Diversity, The Defenders of Wildlife, The Natural Resources Defense Council, The North Carolina Coastal Federation, Oceana, One Hundred Miles, The Sierra Club, the Surfrider Foundation, The Southern Environmental Law Center, the South Carolina Coastal Conservation League, Earthjustice.

E come detto, 10 attorney generals in rappresentanza degli stati di Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina, Massachusetts, Delaware, Connecticut, New Jersey, Georgia e New York, tutti i rispettivi governatori e il 90% dei comuni interessati.

Solo i petrolieri e il presidente arancione vogliono l'airgun.


Sunday, December 2, 2018

L'amministrazione Trump approva l'airgun nei mari atlantici






Nei mari dell'Atlantico ci sono varie specie di balene. Ma una e' particolarmente fragile: la North Atlantic right whale.  Ne restano solo 450 esemplari in tutto il mondo, e vivono solo lungo la costa nord-atlantica.

Ma cosa possono mai essere delle balene in confronto alla cupidigia umana? 

E infatti il nostro presidente Donald Trump, una delle figure piu' brutali per l'ambiente americano ed oserei dire planetario, ha deciso di accordare permessi per eseguire airgun lungo la costa atlantica.

Ma come... tutto il pianeta va verso la de-carbonizzazione e lui autorizza airgun, l'anticamera dei buchi petroliferi???

Ebbene si. 

Si tratta di cinque ditte di oil e gas che adesso potranno fare ispezioni sismiche dal New Jersey to Florida.


La faccenda e' complicata, ma gia' nel 2017 il Bureau of Ocean Energy Management aveva bloccato l'airgun in quanto non sicuro per la vita marina. Tutto questo accadeva allo scadere del mandato di Obama quando un gruppo di scienziati aveva avvertito il governo che autorizzare airgun avrebbe
avuto effetti significativi, a lungo termini e diffusi, sulla popolazione marina, e che in virtu' di questo raccomandavano agli amministratori di non autorizzare questa pratica.

Donald Trump non sente nessuno, ne Obama, ne scienziati ne buon senso e nell'Aprile del 2017, qualche mese dopo essere diventato presidente decide che invece airgun, e chissa' un giorno trivelle, si puo'.  E infatti avvolto dalla sua folle megalomania dice che gli USA devono raggiungere la "energy dominance".  Neanche piu' autosufficenti, ma proprio dominatori!
Il colpo di scena arriva quando il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) cambia le carte in tavola e conclude che gli spari saranno un tuttapposto per tutti, anche per le balene in via di estinzione che sono protette dal Marine Mammal Protection Act, una legge scritta ad hoc per salvare le creature marine come balene e delfini.

Sono queste infatti le specie che soffriranno di piu' per l'airgun, perche' usano i suoni per comunicare, cercare cibo, accoppiarsi, andare nella direzione giusta. Ci sono anche timori per la pesca commerciale. Non solo le balene soffriranno.

Per precauzione gli studiosi della NOAA dicono che gli spari devono cessare fra Novembre ed Aprile laddove e' noto che le balene migrano d'inverno; e come in Italia che le navi per airgun devono avere a bordo personale specializzato in monitoraggio marino.

La barriera protettiva sara' di 90 chilometri da balene.

In piu' quelli del NOAA dicono che le prede delle balene, cioe' i pesci piu' piccoli, non saranno affette dall'airgun e che dunque, tuttapposto. 

E cosi, subito dopo questi giochini mentali del NOAA l'amministrazione Trump non ha perso tempo ed ha rilasciato i permessi trivellanti.

I permessi si chiamano ``Incidental Harassment Authorizations'', cioe' autorizzazioni di molestie involontarie; nel senso che si possono causare tali molestie alle bestie marine secondo tale autorizzazione. L'idea e' che gli animali non devono essere disturbati volontariamente, ma se capita... non fa niente! 

Questo lo dicono quegli intelligentoni della National Oceanic and Atmospheric Administration.

E cioe':

Molestiamo le balene a norma di legge!




Tutto questo, a mio parere e' assurdo ed e' un tentativo di normalizzare cio' che normale non e'. Se le balene sono in pericolo durante i mesi invernali, come facciamo ad essere sicuri che mai saranno esposte all'air gun durante gli altri mesi?  E veramente inverno o estate che sia pesci, delfini e balene sottoposte a bombardamenti di suoni ogni dieci-quindici secondi per settimane o mesi non ne risentiranno? 

Siamo sicuri di sapere con estrema certezza che in zona X non ci sara' mai nessuna balena?
O che gli effetti dell'airgun a 91 chilometri non daranno fastidi?

E gli studi che dicono che il suono dell'airgun puo' essere sentito anche a 3,000 chilometri dal punto di impatto?

Oltre a questi, tanti altri studi che mostrano per esempio che lo zooplankton - microcreature marine, come larve, crostacei e piccole meduse, calano del 64% entro 1.5 chilometri dal punto di sparo dell'airun. E considerato che l'airgun viene eseguito lungo vari chilometri di mare, e' chiaro che gli impatti non sono affatto trascurabili.

E se la balena del Nord Atlantico si estingue?

Ma alla fine il discorso va ben oltre l'airgun in se per se.

Non abbiamo forse il gran pericolo dei cambiamenti climatici che ci assale giorno dopo giorno? E come degli scemi continuiamo non solo a trivellare, ma a cercare altro petrolio!

L'oceano Atlantico, dalla parte USA e' stato in essenza salvato dalle trivelle nel corso degli anni, grazie a varie ammininstrazioni che per amore,  per calcolo, o perche' l'opnione pubblica non glielo ha concesso ha evitato di bucare il mare.  E infatti l'ultima volta che ci sono state qui ispezioni sismiche a scopo petrolifero e' stato nel 1980.

E adesso? 

Adesso queste cinque ditte possono fare airgun:  WesternGeco (sussidiaria Schlumberger,)  TGS-NOPEC Geophysical Co. Asa, ION GeoVentures, Spectrum Geo, e CGG.  Alcune le conosciamo bene perche' volevano venire anche in Italia. 

Ovviamente la gente non ci sta e ci sono decine e decine di comunita' piccole e grandi, di gruppi di pescatori, turisti, amanti del mare che combatteranno questa decisione.

Io spero che questi prossimi due anni passino in fretta e che chiunque sieda in quella stanza ovale e prenda le decisioni sia pou' lungimirante di questo incubo arancione che abbiamo votato. E' un uomo stupido, piccolo e testardo, incapace di cambiare idea, di arrendersi all'evidenza, di salvaguardare l'unico pianeta che abbiamo.