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Thursday, February 21, 2019

USA: risoluzioni, cause in tribunale, ingiunzioni bipartian per vietare l'airgun in Atlantico





Il rappresentante repubblicano della Camera  John Rutherford che ha presentato una risoluzione 

Non passa giorno qui negli USA che un gruppo dopo l'altro, una citta' dopo l'altra, uno stato dopo l'altro non parlino di opporsi ai petrol-sogni arancioni del presidente arancione di questa nazione.

Siamo ormai ad 84 citta' lungo la costa pacifica che hanno mandato risoluzioni contro trivelle ed esplorazioni in oceano. Dall'altro lato dell'Atlantico, siamo a 330 citta', 2,100 politici. In totale abbiamo gli stati di Washington, Oregon, California, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina, New Hampshire, New York, New Jersey, South Carolina, Georgia e Florida, 46,000 attivita' commerciali, 500,000 famiglie che vivono di pesca che hanno espresso la propria contrarieta' all'airgun.

C'e' dunque dentro un po di tutto, giovani, vecchi, amanti del mare e surfisti, ma anche amanti dei soldi che porta il turismo. Sopratutto c'e' dentro gente di destra e gente di sinistra. Democratici e repubblicani.

Ed ecco qui dove tutto culmina: una proposta di legge bipartisan per vietare l'airgun in tutte le sue forme per almeno 10 anni. 

Arriva da dove meno te l'aspetti, ma forse un po si. E cioe' dal repubblicano John Rutherford, della Florida, che assieme al suo collega del New Jersey, Jeff Van Drew ha introdotto il cosidetto Atlantic Coastal Economies Protection Act,in risposta alla proposta di Trump di aprire le coste dell'Atlantico alle trivelle. 

I due sono rappresentanti della Camera, e la loro proposta e' pensata per fermare le cinque "Incidental Harassment Authorizations (IHAs)" rilasciate nel 2018 a cinque compagnie di petrolio che hanno cosi' il diritto di poter provare fastidio alla vita animale con l'airgun.

In poche parole: l'airgun causa danni (lo sanno tutti!) alla vita marina, con rumori assordanti che portano al disorientamento e a lesioni a delfini, balene, pesci e questo e' in teoria vietato, specie per le specie a rischio. Questa autorizzazione all'harrassment (disturbo) significa che le ditte in questione ne hanno il diritto, e cioe' sono esenti da qualsiasi tipo di punzione se qualcosa dovesse andar storto durante l'airgun.

Le Incidental Harassment Authorizations sono state rilasciate dal NOAA Fisheries ( e cioe' il reparto pesca del National Oceanic and Atmoshperic Administration), un ente che in realta' dovrebbe essere a favore della natura e del mare ma che e' stato totalmente snaturato sotto il presidente arancione.

A suo tempo Rutherford il senatore repubblicano, scrisse una lettera al segretario dell'interno Ryan Zinke cheidendogli di fermare l'airgun in Adriatico. La lettera venne firmata da 93 membri del congresso ma nessuno fece niente.

Ed ecco allora la mossa successiva:  questa proposta di legge, che vuole fermare l'airgun dal Maine alla Florida per almeno dieci anni. A sostenerala amientalisti, ma anche proprietari di business, associazioni di pesca e di turismo, albergatori.

Vediamo come procedera'.


Un altro consorzio di gruppi ambientali del South Carolina invece ha cheisto una ingiunzione per bloccare l'airgun in Atlantico, almeno finche' non ci sia un processo.  Siamo a Charleston, anche qui in zona repubblicana-conservatrice.  L'accusa e' che dando l'autorizzazione all'airgun, Trump ha violato il  Marine Mammal Protection Act, l'Endangered Species Act, and il National Environmental Policy Act. Tutte leggi per proteggere mammiferi marini, e specie a rischio di estinzione.  

Separatamente, 16 citta' del South Carolina hanno invece presentato una causa contro l'airgun in Atlantico.  Un altra causa ancora chiede la stessa cosa, ed e' portata da ben dieci attorney generals di altrettanti stati, e' cioe' la persona giuridica piu' alta di ciascuno stato. 

Le argomentazioni sono sempre le stesse, ma vale la pena qui ricordarle:  

Tutte le specie acquatiche, dal zooplankton ai delfini, dai tonni alle balene mal sopportano l'intensita' degli spari di airgun che veranno lanciati ogni 10-15 secondi per settimane o per mesi, senza sosta da molteplici sorgenti. I rumori da airgun sono fra i piu' forti nel mare. 

Vale la pena di ricordare che in Atlantico ci sono circa 411 balene rimaste della specie North Atlantic right whales; cioe' fare airgun significa mettere ancora piu' a rischio estinzione questa specie, il tutto in nome della sete di petrolio.


Tutti i governatori e il 90% dei comuni della costa atlantica ha dichiarato la propria contrarieta' all'airgun nei loro mari.

La causa ha il numero 18-3326 presso lo United States District Court, distretto del South Carolina. Il giudice che dovra' decidere si chiama Richard Gergel.

Contro l'airgun:  The South Carolina Coastal Conservation League, The Center for Biological Diversity, The Defenders of Wildlife, The Natural Resources Defense Council, The North Carolina Coastal Federation, Oceana, One Hundred Miles, The Sierra Club, the Surfrider Foundation, The Southern Environmental Law Center, the South Carolina Coastal Conservation League, Earthjustice.

E come detto, 10 attorney generals in rappresentanza degli stati di Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina, Massachusetts, Delaware, Connecticut, New Jersey, Georgia e New York, tutti i rispettivi governatori e il 90% dei comuni interessati.

Solo i petrolieri e il presidente arancione vogliono l'airgun.


Thursday, June 1, 2017

Cento-ottantasette sindaci USA manterranno Parigi, con o senza Trump


Update 3 Giugno 2017: Siamo arrivati a 187 sindaci
in rappresentanza di 52 milioni di persone

in rappresentanza di 47 milioni di persone

Sono queste cose che fanno questa nazione grande. Non ci si arrende, e si continua a fare le cose giuste, senza paura.

Il giorno primo giugno, appena Trump ha annunciato il suo nefasto progetto di uscire da Parigi, 68 sindaci hanno promesso di restarci dentro. Sono repubblicani e sono democratici.

Fanno parte dei sessantotto i sindaci di New York, Chicago, Seattle, Boston, Los Angeles, San Francisco, Miami. Ma anche Houston, Palm Beach, Little Rock, citta' in stati tradizionalmente repubblicani, e a volte anche culla del petrolio.

La lista si allunga.

Eccoli tutti. A loro grazie.

La lettera integrale e' qui:

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As 68 Mayors representing 38 million Americans, we will adopt, honor, and uphold the commitments to the goals enshrined in the Paris Agreement. 

We will intensify efforts to meet each of our cities’ current climate goals, push for new action to meet the 1.5 degrees Celsius target, and work together to create a 21st century clean energy economy.

We will continue to lead. 

We are increasing investments in renewable energy and energy efficiency. 

We will buy and create more demand for electric cars and trucks. 

We will increase our efforts to cut greenhouse gas emissions, create a clean energy economy, and stand for environmental justice. 

And if the President wants to break the promises made to our allies enshrined in the historic Paris Agreement, we’ll build and strengthen relationships around the world to protect the planet from devastating climate risks.

The world cannot wait — and neither will we.

Signed,

Mayor Eric Garcetti
City of Los Angeles, CA

Mayor Martin J Walsh
City of Boston, MA

Mayor Bill de Blasio
New York City, NY

Mayor Sylvester Turner
City of Houston, TX

Mayor Madeline Rogero 
City of Knoxville, TN

Mayor Rahm Emanuel
City of Chicago, IL

Mayor Ed Murray
City of Seattle, WA

Mayor Jim Kenney
City of Philadelphia, PA

Mayor Kasim Reed
City of Atlanta, GA

Mayor Lioneld Jordan
City of Fayetteville, AR

Mayor Kathy Sheehan
City of Albany, NY

Mayor Christopher Taylor
City of Ann Arbor, MI

Mayor Susan Ornelas
City of Arcata, CA

Mayor Esther Manheimer
City of Asheville, NC

Mayor Steve Skadron
City of Aspen, CO

Mayor Steve Adler
City of Austin, TX

Mayor Jesse Arreguin
City of Berkeley, CA

Mayor John Hamilton
City of Bloomington, IN

Mayor Suzanne Jones
City of Boulder, CO

Mayor Miro Weinberger
City of Burlington, VT

Mayor Jennifer Roberts
City of Charlotte, NC

Mayor Mary Casillas Salas
City of Chula Vista, CA

Mayor Stephen K Benjamin
City of Columbia, SC

Mayor Jeffrey Cooper
Culver City, CA

Mayor Michael Hancock
City of Denver, CO

Mayor Roy D Buol
City of Dubuque, IA

Mayor William V Bell
City of Durham, NC

Mayor David Kaptain
City of Elgin, IL

Mayor Lucy Vinis
City of Eugene, OR

Mayor Karen Freeman-Wilson
City of Gary, IN

Mayor Sly James
Kansas City, MO

Mayor Adam Paul
City of Lakewood, CO

Mayor Mark Stodola
City of Little Rock, AR

Mayor Robert Garcia
City of Long Beach, CA

Mayor Dennis Coombs
City of Longmont, CO

Mayor Philip Levine
City of Miami Beach, FL

Mayor Tom Barrett
City of Milwaukee, WI

Mayor Mark Gamba
City of Milwaukie, OR

Mayor Betsy Hodges
City of Minneapolis, MN

Mayor Jon Mitchell
City of New Bedford, MA

Mayor Mitch Landrieu
City of New Orleans, LA

Mayor Libby Schaaf
City of Oakland, CA

Mayor Buddy Dyer
City of Orlando, FL

Mayor Greg Scharff
City of Palo Alto, CA

Mayor Jack Thomas
Park City, UT

Mayor Greg Stanton
City of Phoenix, AZ

Mayor William Peduto
City of Pittsburgh, PA

Mayor Ted Wheeler
City of Portland, OR

Mayor Jorge O Elorza
City of Providence, RI

Mayor Hillary Schieve
City of Reno, NV

Mayor Darrell Steinberg
City of Sacramento, CA

Mayor Christopher Coleman
City of Saint Paul, MN

Mayor Jackie Biskupski
Salt Lake City, UT

Mayor Ed Lee
City of San Francisco, CA

Mayor Sam Liccardo
City of San Jose, CA

Mayor Helene Schneider
City of Santa Barbara, CA

Mayor Javier M Gonzales
City of Santa Fe, NM

Mayor Ted Winterer
City of Santa Monica, CA

Mayor Joe Curtatone
City of Somerville, MA

Mayor Scott A Saunders
City of Smithville, TX

Mayor Rick Kriseman
City of St Petersburg, FL

Mayor Stephanie A Miner
City of Syracuse, NY

Mayor Andrew Gillum
City of Tallahassee, FL

Mayor Jonathan Rothschild
City of Tucson, AZ

Mayor Muriel Bowser
City of Washington, D.C.

Mayor Jeri Muoio
City of West Palm Beach, FL

Mayor Christopher Cabaldon
City of West Sacramento, CA

Mayor Allen Joines
City of Winston Salem, NC

Updated signatories as of 4pm PT on June 1st, 2017

Tuesday, July 22, 2014

Obama e i petrolieri




o con politici che hanno espresso la propria contrarieta’.


Me lo ricordo ancora quando fu eletto, nel 2008. Eravamo tutti incollati alla TV: i reporter passavano da uno stato all'altro con la conta frenetica dei voti fino all'annuncio storico. Barack Obama - 44th President of the United States of America. Eravamo tutti felici di questo presidente, non solo perche' era il primo presidente non bianco o perche' sarebbe stato un cambio di rotta rispetto a George Bush, ma perche' tutta la sua campagna elettorale era stata incentrata sul "cambiamento", sul "yes we can", sull'America che puo' fare meglio, innovare, sognare.

E poi... piano piano e' tutto andato in fumo. Si certo, tante cose sono diventate realta' - Obamacare, la fine del don't ask don't tell fra le truppe per esempio. Ma sull'ambiente, Obama, secondo me almeno, non ha mantenuto le promesse.

La sua amministrazione e' stata debole e tentennante su tutto cio' che riguarda i cambiamenti climatici, la fine della dipendenza di questa nazione dalle fonti fossili, la protezione dell'ambiente dai petrolieri. Tutto quello che e' stato fatto e' stato soltanto grazie all'incessante rompimento di scatole da parte di gruppi ambientalisti.

E cosi, Venerdi 18 Luglio 2014, il Dipartimento dell'Interno ha annunciato l'apertura dei mari dell'Atlantico, dal Delaware alla Florida alle ispezioni sismiche alla ricerca di petrolio e di gas. E' la stessa cosa che si vuol fare in Sardegna e in Adriatico e per cui combattiamo da un po di tempo anche in Italia.

Il motivo "ufficiale" di queste ispezioni sismiche e' per aggiornare i dati sulle riserve USA che sono vecchi di 40 anni. Ma e' evidente che qui nessuno e' nato ieri, e che e' forte il sospetto che invece le ispezioni sismiche siano un passo verso l'apertura alle trivelle in mare.

La decisione sulle ispezioni sismiche giunge improvvisa ed ha attirato ire da politici e attivisti allo stesso modo. I motivi per cui sarebbe bene evitare l'assalto al mare e' che le ispezioni sismiche danneggiano la vita marina, con possibili lesioni e spiaggiamenti di balene e delfini. E checche' ne dicano i petrolieri, qualsiasi persona di buonsenso capisce bene che le ispezioni sismiche sono l'anticamera dell'estrazione petrolifera e che portare su in superficie cio' che madre natura ha seppellito nelle viscere della terra per milioni di anni, comporta il rilascio di sostanze tossiche nel mare, nell'atmosfera, a danni alla pesca, al turismo. Allo stesso modo i rischi di incidenti - piccoli e grandi - sono sempre dietro l'angolo. Non ricorda Obama lo scoppio del Golfo del Messico e quei tre mesi in cui nessuno sapeva cosa fare per fermare galloni su galloni di petrolio?

E i cambiamenti climatici? Come puo' Obama parlare di volerli combattere e poi aprire i mari dell'Atlantico alle trivelle, e per di piu' su terre federali, facendo anche un regalo ai petrolieri?

Ma poi, perche' ha fatto questo Obama? Non era lui il presidente che avrebbe combattuto Big Oil? Negli anni prima del 2012, se uno si metteva gli occhiali del cinismo politico, si poteva un po capire un passo del genere. Alcuni stati che si affacciano sull'Atlantico sono a maggioranza repubblicana, sono conservatori e pro-petrolio, come ad esempio la Virginia. Promettergli di poter forse trivellare un giorno, avrebbe portato voti ad Obama che ne cercava per la rielezione. Concedere ispezioni sismiche in Atlantico avrebbe potuto farlo apparire meno "socialista" o “estremista”.

Ma adesso? Le elezioni sono passate, e Obama non ha niente da guadagnarci politicamente, visto che non potra' essere rieletto. Chi ci guadagna sono solo i petrolieri, che da tempo immemore sono sempre stati dalla parte dei repubblicani.

E poi, perche' lungo le coste Atlantiche si e in California no?

Beh, da come la vedo io, la risposta e' chiara: perche' qui i nostri mari sono sacrosanti e perche' l'opposizione all'offshore drilling e' quasi scritta nel DNA di ogni californiano. Le nostre senatrici -

La "scusante" ufficiale del perche' Keystone XL non puo' essere ancora approvato e' che non e' ben chiaro se quest'opera contribuira' in modo significativo ai cambiamenti climatici o no. Nel primo caso, Obama ha detto che vietera' l'oleodotto. Perche' questo criterio non si applica all'airgun in mare o alle estrazioni in mare? E' del tutto logico porsi la stessa domanda, no?

Torno allora al punto di partenza: secondo me, Obama ha approvato queste ispezioni sismiche perche' non c'e' stata molta mobilitazione. E forse Obama l'ha fatto per qualche calcolo politico considerate le elezioni del prossimo Novembre, non per se stesso, ma per il partito democratico, cercando di attirarsi le simpatie repubblicane su un tema meno scottante che il fracking, o Keystone XL, o i mari Californiani.

Sono pero' fiduciosa. Questa folle decisione, senza capo ne coda, e' rimbalzata su tutti i siti e su tutti i notiziari e subito sono partiti gruppi di protesta e minaccie di ricorsi da politici e cittadini dal South Carolina al New Jersey, dalla Florida al Maryland. E potrebbe diventare un punto di inizio per un nuovo movimento anti-petrolio nel mare, come nei lontani anni '80.

L'allora Segretario dell'Interno, James Watt, sotto Ronald Reagan, aveva cercato di aprire terre federali nel mare alle trivelle. La reazione del pubblico e degli ambientalisti fu immediata, perche' immediato era il pericolo, e porto’ nel 1983 ad una moratoria contro le estrazioni in tutti gli stati della East Coast e della California. Oggi, il ritorno dello spettro delle ispezioni sismiche ha gia’ portato varie citta’ ad emanare ordinanze per vietare ispezioni sismiche nei loro mari.

Alla fine Obama e' e resta un politico, e come tutti, fa le cose solo se incalzato a farle. Sta a noi, cittadini di tutto il mondo - da Oristano a Myrtle Beach, nel 1983 o nel 2014 non fa differenza - decidere di usare questa benedetta democrazia al meglio e a fare sentire la nostra voce. I miei anni di attivismo mi insegnano una sola cosa: che ovunque si sia protestato in modo ordinato, informato e coerente, deciso e persistente, e *prima* dei misfatti al petrolio, e' la gente che vince, in ogni parte del pianeta.

Thursday, February 16, 2012

Obama, Trump, Keystone e il Nebraska











E' un tubo da LINCOLN, Neb. — The nearly decade-long battle over Keystone XL has come to symbolize much more than what the disputed pipeline would actually be: a subterranean tube, 36 inches in diameter, carrying crude oil from Canada to Nebraska.
So when state regulators here said Monday that the project could proceed, their decision was initially seen as a hard-won validation for President Trump and the American laborer, and lamented as a grave threat to pristine farmland and the groundwater below.
But while Monday had been expected to provide a clear and final answer on Keystone XL’s future, it may have only created more uncertainty. The regulators in Nebraska rejected the pipeline company’s preferred route, approving the project only on an alternate path. TransCanada, the pipeline company, later issued a short statement that did not say whether it would move forward with construction, leaving people on both sides of the issue unsure of how to react.
“They do not get their preferred route, the route that we have been fighting in courts over for eight years,” Jane Kleeb, the longtime leader of Nebraska’s anti-pipeline efforts, said of TransCanada. “What is wrong — and what we will continue to fight — is that this pipeline is still on the table.”
Over the course of two presidencies, Democrats and environmentalists have stood against the pipeline at every turn, making it a potent emblem of a broader battle to stave off climate change and protect drinking water, an effort that included the mobilization of thousands of protesters last year to oppose a different pipeline in North Dakota.
Continue reading the main story

Just as persistently, Republicans, business groups and labor unions have long pressed the Keystone XL proposal as a proxy for wider goals of creating jobs and expanding the energy sector. Some of them saw Monday’s decision as a boost for those efforts.
Tim Huelskamp, a former Republican congressman from Kansas now working for the Heartland Institute, a conservative group, released a statement calling the approval a sign that “no longer do fake environmental concerns hold up projects such as these.”
Karen Harbert, an official with the United States Chamber of Commerce, said she was “pleased that the project has cleared this final hurdle” but that TransCanada still needed to decide whether to move forward.
“This industry is a very practical industry, and they have learned over time that it’s not necessarily in your best interest to take a big victory lap knowing that the path forward is still fraught with problems,” Ms. Harbert said. If TransCanada is “going to give the greenlight to this, they’ve got to make sure they’ve got a pathway there to actually build it and operate it.”
The newly approved route for the pipeline is slightly longer and brings potential challenges for the company, which would need to negotiate new easements with landowners not along the preferred route. TransCanada had already paid many landowners along the preferred route for access to their properties.
TransCanada officials declined an interview request. The company’s president, Russ Girling, said in a statement that it would “conduct a careful review” and assess “how the decision would impact the cost and schedule of the project.”
Monday’s decision was hardly the first time that Nebraska, a conservative state with an independent streak, has muddied the prospects of Keystone XL, which would run more than 1,100 miles from Alberta, Canada, to southern Nebraska and connect there with existing pipelines. Permits and land-use easements had long been in place along the pipeline’s route through Canada, Montana and South Dakota, leaving Nebraska as the last major obstacle to construction.
In 2011, an uproar led TransCanada to reroute its proposed path around the state’s ecologically sensitive Sandhills. Later, President Barack Obama used a case pending before the Nebraska Supreme Court as a reason to delay deciding on a federal permit. Mr. Obama later rejected that permit, citing climate change, but Nebraska opponents remobilized this year when Mr. Trump resurrected the project.
In recent days, with the Nebraska decision looming, many of Keystone XL’s opponents here pointed to a spill last week of 210,000 gallons of oil from another TransCanada pipeline in South Dakota as a grim example of what was at stake.
“They’re going to rape and pillage our soil,” said Art Tanderup, whose farm near Neligh, Neb., is along the approved route, and who once hosted an anti-pipeline concert on his land featuring Willie Nelson. “We will do everything in our power to make sure it doesn’t happen.”
But supporters of the project have long touted its economic benefits, and seemed to win over the majority of the Nebraska Public Service Commission, the regulatory board that voted 3-2 to approve the alternate route.
The three commissioners who voted to approve the permit, all Republicans, said in a written opinion that they were very cognizant of the “impacts to the natural resources of the state,” but that there was “no utopian option” and that building the pipeline would bring needed tax revenue to rural governments.
The approved route enters Nebraska at the same spot and leads to the same end point as the company’s preferred option. But in between, the alternate route veers east to follow the path of an existing pipeline, a switch that regulators say could make emergency responses to either pipeline more efficient.
Opponents of the Keystone XL pipeline, including many farmers and ranchers, had packed the small hearing room on Monday for the announcement. When the vote was tallied, some landowners learned that their land would no longer be on the pipeline route and voiced relief. Others discovered that a path through their property had been approved.
Even before the decision, some questioned whether there would still be enough interest among oil shippers to support the pipeline. But TransCanada reiterated its support of the project in early November. “We anticipate commercial support for the project to be substantially similar to that which existed when we first applied for a Keystone XL pipeline permit,” a company statement said.
But now the company must consider the new route, the potential for new legal challenges and a different political landscape.
Last year, thousands of protesters gathered near the Standing Rock Sioux reservation to protest the Dakota Access oil pipeline’s path through North Dakota, at times clashing with law enforcement. Since then, smaller demonstrations have targeted pipeline projects in Minnesota, Wisconsin and Texas. Activists have vowed to assemble again if construction ever begins on Keystone XL.
“One thing we’ve learned through this whole process is we take our victories as we can get them, no matter how big or how small,” Randy Thompson, a Nebraska rancher who has been among the most visible pipeline opponents, said on Monday. “And this today is another victory for us because the damn pipe is not in the ground, and they said 10 years ago they were going to have it in the ground.”

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Obama vieta l'oleodotto delle Tar Sands oggi 24 Febbraio 2015

Le proteste servono. 
L'informazone serve. 

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Represent us, the people, not Big Oil.
Reject any attempt to revive the pipeline.


Per aggiungere la propria firma qui
ZIP=CAP

La camera USA e' in questo momento a controllo repubblicano. Come ben noto, il cosiddetto GOP (grand old party) e' in generale abbastanza conservatore su vari temi sociali, non crede ai cambiamenti climatici, ed e' a favore del creazionismo.

Spesso sono amici dei petrolieri e tendono a minimizzare sulle questioni ambientali, anche se ci sono delle eccezioni con i personaggi piu' moderati, come ad esempio Arnold Schwarzenegger a suo tempo.

E cosi, quando Obama decise di bocciare il famoso oleodotto delle Tar Sands, a dicembre, il Keystone XL che doveva partire dal Canada, tagliare in due l'America, e arrivare fino in Lousiana, i politici amici del petrolio non si sono dati per vinti.

Infatti hanno deciso di presentare una mozione per risuscitare l'oleodotto e se la sono votati oggi. Nella mozione anche la possibilita' di riaprire i mari USA e il cosiddetto "Artic National Wildlife Refuge " in Alaska alle trivelle.

Ci si aspettava che il voto finisse cosi, proprio perche' la Camera e' a controllo repubblicano.

Ma quel che succedera' in Senato, che invece e' a controllo democratico, sara' abbastanza interessante da seguire.

Innanzitutto si era deciso di discutere e di votare anche questa mozione risuscita-oleodotto al Senato oggi stesso, 16 Febbraio 2012.

Ma ecco che entrano in scena gli attivisti, che altro non sono se non una serie di persone normali che cercano di fare quel che possono.

Sono venuti a sapere di questo voto con 24 ore di preavviso. Ma si sono attivati e attivati per davvero, con tutta la furia possibile, Internet, proteste a Washington, bloggers, celebrita' e persone famose, si sono tutte date da fare chiedendo alla gente di firmare la petizione. Tutti assieme.

Hanno deciso un target di 500,000 firme. Nel giro di 24 ore ne hanno invece raccolte 800,000 di firme. C'e' anche la mia li dentro.

Il risultato di tutto questo e' che il presidente Obama ha deciso che mettera' il veto a qualsiasi proposta di legge in cui si ripresenta questo Keystone pipeline. Il voto in Senato e' stato spostato di circa 10 giorni.

Gli attivisti si stanno ora dando da fare per chiamare al telefono tutti i senatori nella propria area e bombardarli, chiedendo loro di votare no al progetto, quando ci sara' il voto.

Devono sentire che chi li vota non lo vuole questo oleodotto, non lo vuole proprio.

E perche' questo oleodotto sarebbe un disastro? Perche' non fara' altro che aumentare ancora lo sfruttamento selvaggio delle Tar Sands del Canada.
Perche' attraversera' bacini idrici in Nebraska, perche' il petrolio che trasporta e' corrosivo e ci saranno possibilita' di perdite, perche' il petrolio e' il passato e non il futuro. Perche' dopo il primo oleodotto ci sara' il secondo, e il decimo e ci ritroveremo in un ragnatela di petrolio e tubi.

Vediamo che succedera', intanto ecco qui.