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Friday, August 17, 2018

Kubuqi, Mongolia: il miracolo della riforestazione nel deserto


















Volevo scrivere qualcosa sulla tragedia di Genova. Sulla manutenzione, sui controlli, sulle responsabilita', sull'Italia che crolla. Ma il dolore e' cosi tanto, e tutto cosi urlato che e' meglio che io taccia, mi tenga i miei pensieri per me e che invece scrivi di cose belle che ci facciano sentire piu' umani e speranzosi.

Ci ho messo un po per scovare questa storia ma eccola.

Siamo nel deserto Kubuqi, in un angolo di Mongolia che appartiene alla Cina e dove le dune si confondono con il fiume giallo Yangtze. Per anni qui c'e' stato "pascolo estremo", la terra era arida e la poverta' galoppante per tutti i 740mila residenti in questa zona di quasi 19mila chilometri quadrati.

Nel 1988 una ditta cinese, la Elion Resources Group decise di mettersi all'opera, con il benestare del governo cinese per combattere la desertificazione. I residenti con la loro conoscenza capillare del territorio sono stati coinvolti. Tutti assieme sono partiti.

Hanno studiato e poi piantato, piantato, piantato.

Dopo trenta anni, un terzo del deserto e' tornato a fiorire.

Il deserto del Kubuqi era il settimo piu' grande della Cina. Oggi e' pieno di alberi. La scelta e' stata di piantare alberi particolari per trattenere la sabbia, e prevenire alle dune di ingoiare altra terra.

E con gli alberi e' tornata la vita: i paesi sono tornati piu' vitali, i turisti sono tornati per visitare il verde e le dune.  Ci sono pure dei piccoli allevamenti di bestiame. Il tutto e' orchestrato per essere sostenibile.

Le Nazioni Unite  stimano che il Kubuqi Ecological Restoration Project portera' a rivitalizzazione ambientale per $1.8 miliardi in 50 anni.

Cosa esattamente questi numeri implichino non e' poi cosi importante. Quello che importa e' che e' successo grazie agli alberi.

A Kubuqi sorgono anche campi solari, con 650,000 pannelli, alcuni fissi, altri che ruotano con il sole e che danno all'area 1 Gigawatt di energia.

Il direttore del programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite, Erik Solheim dice che in questo caso la desertificazione e' stata vista come una opportunita' per crescere, per intervenire e portare miglior qualita' di vita ai residenti.

 Il tutto grazie a degli alberi.

Gli alberi si piantano, non si abbattono.

Anche in Italia - abbiamo solo da prendere esempio.




Tuesday, August 14, 2018

Jean HIll, la nonna ottantenne che ha fatto mettere al bando le bottigliette di plastica nella sua citta'



"I really feel at the age of 86 that I've really accomplished something."

Jean Hill. Grazie a lei a Concord, Massachussetts
 non si vendono piu' bottigliette di plastica
 

E' un vero peccato che abbia scoperto questa signora, Ms. Jean Hill, solo adesso.

Io sono sempre innamorata delle persone che si impegnano in modo intelligente, persistente verso uno scopo utile al bene della collettivita', piccolo o grande che sia. So, per mia esperienza quanto difficile sia portare avanti queste battaglie ambientali, quanta energia porta via, quante malelingue, e quanto amore ci vuole.

Si chiama Jean Hill, e quando questa storia e' iniziata aveva 80 anni suonati.

Vive a Concord, Massachussetts, non lontano da Boston. E' una citta' nota perche' ci sono state grandi battaglie fra gli inglesi e gli indipedendentisti americani, e perche' piu' avanti e' stata la citta' di vari scrittori, fra cui Louisa May Alcott, di Piccole Donne.

Un giorno, il nipote di 10 anni di Jean Hill, scopre che esiste nell'oceano un ammasso di plastica, il Great Pacific Garbage Patch. Ne parla con la nonna e scoprono pure che la maggior parte di questa plastica arriva dalle bottiglie di plastica.

Jean decide che deve fare qualcosa.

Ottanta anni o no, si mette all'opera.

Inizia a parlare ai consigli comunali, chiede la parola per chiedere ai rappresentanti "ma lei sa cos'e' il Great Pacific Garbage Patch?" Oppure "ma lei sa che gettiamo via ogni anno 50 miliardi di bottigliette di plastica solo qui negli USA?"

A volte l'hanno presa per pazza, altre volte l'anno ascoltata. Ma in ogni circostanza Jean diventa sempre un po piu' conscia della sua voce, piu' sicura di se. Fa amicizia, si crea attorno a lei un piccolo grande movimento. Fanno telefonate.

Alla fine riescono a mettere sull'ordine del giorno la mozione di eliminare completamente la vendita di bottiglie di plastica in PET da un litro o meno.

Il primo voto e' nel 2010.
Perdono alla grande, con il consiglio comunale compatto contro questa bizzarra e impossibile idea.

Ma Jean non si arrende e ci riprova, con altre telefonate, altri incontri pubblici.

Nel 2011 un altro voto, pubblico.
Fallisce di nuovo, per 265 a 272.

Arresa? No, neanche per niente. Anzi Jean viene intervistata dal Globe, il giornale principale di Boston e parla senza mezze parole: l'acqua in bottiglia e' un imbroglio, chiunque abbia un po di sale in testa lo capisce.

Riesce a sensibilizzare un sacco di gente.

Finamente nel 2012 il divieto passa con il voto di 403 a 364.

Notare come ogni volta il numero totale di votanti aumenta, come dire la gente si sente sempre piu' coinvolta e partecipe.

Il 5 Settembre 2012 Concord diventa la prima citta' americana a vietare la vendita di bottigliette di plastica.  Il divieto diventa attuale il 1 Gennaio 2013.

Per chi viola la legge e vende le bottigliette di plastica con acqua, la prima volta scatta solo un rimprovero, la seconda la multa da $25 dollari e dalla seconda infrazione in poi si arriva a $50 di multa per bottiglia.

Ovviamente tutta la stampa nazionale ha avuto da ridire: che non era giusto vietare le bottigliette d'acqua e tenerle per il te' freddo, o che bastava solo andare nella cittadina accanto per trovare acqua in bottiglia, o che "limitava la liberta'" dei consumatori.

Sara', ma da qualche parte si deve pure iniziare, no? E Jean ha fatto questo primo grande passo con quello che aveva.

E intanto arrivano i primi "controvoti". Cioe' le proposte di eliminare il divieto.

Ci hanno provato due volte, ma finora nessuno ci e' riuscito.

E anzi, con gli anni non solo i residenti si sono abituati, ma la battaglia di Jean, e' diventata la battaglia di tutti.

L'ultima volta che ci hanno provato e rimettere in legalita' le bottigliette di plastica, i residenti sono corsi in massa al consiglio comunale per chiedere di tenerlo il divieto.  Non ne volevano sapere!

Circa il 90 percento dei circa 1,127 aventi diritto hanno votato no.

E poi nel 2014 le hanno reso omaggio con un documentario “Divide in Concord”.

Nel 2015 l'agenzia di protezione dell'ambiente degli USA le ha dato un premio per il suo lavoro di attivista. 

Dice che ha fatto tutto questo perche' non vuole che i suoi nipoti vivano in un mondo di monnezza, e che la vita e' piu' di una serie di comodita', che fare qualche sacrificio per il bene del pianeta non e' la fine del mondo.

Dopo Jean, altre 90 cittadine negli USA hanno eliminato le bottiglie di plastica.

La storia e' dunque bella.

Ma la cosa triste e' che Jean Hill e' venuta a mancare il giorno 5 Novembre 2017 a Concord, 
dove aveva vissuto per 50 anni.  Aveva 90 anni.

Sono venuta a conoscenza di questa straordinaria signora dal documentario di cui sopra proiettato da PBS, la TV pubblica americana, e mi dispiace averla scoperta vari mesi dopo che aveva lasciato il pianeta.

Grazie, signora Jean.

Grazie.

Ce ne vorrebbero di piu' di persone come lei. 

Sunday, August 12, 2018

Curitiba -- la citta' del Brasile senza monnezza












 Jaime Lerner

Curitiba, stato del Parana'.

E' una citta' del Brasile che nel 1989 stava letteralmente soffocando nell'immondizia. Scene come quelle che vediamo oggi nei fiumi dell'Indonesia, nei mari di Santo Domingo e a volte anche nelle nostre civilissime citta' italiane.

Cosa fare?

Trenta anni fa hanno avuto la brillante idea di iniziare con la raccolta differenziata "spinta", coinvolgendo per prima cosa i ragazzini, con gioco, con scambi di immondizia per bonus da spendere sul cibo, soldi per l'autobus, sussidi per cancelleria scolastica, regalini di Natale.

E quei ragazzini del 1989 hanno insegnato la lezione ai loro genitori, ma anche ai loro figli.

Qualcuno di loro e' diventato impegnato in politica, altri hanno avuti ruoli di responsabilita', ma il seme dell'importanza del recupero della monnezza e' rimasto.

Oggi il 70% dell'immondizia di Curitiba, una citta' di 3 milioni di persone e' reciclato, e quasi tutto viene raccolto. Ci sono circa 10,000 impegnati nella gestione dei rifiuti. Le spese per infrastruttura e' molto diminuita nel corso degli anni, perche' e' la gente e' impegnata da se.

Ad esempio, servono sempre meno camioncini dell'immondizia.



Il 100% delle famiglie fa la raccolta differenziata.

Un altro risvolto dell'impegno personale dei cittadini nel gestire la propria immondizia e' che il numero di infezioni da zanzare infettive e' calato del 99%.

Tutto questo e' nato da un progetto del sindaco della citta' del tempo, un architetto dal nome Jaime Lerner che volle rendere la sua citta' un laboratorio ambientale.

Nel 1960 il famoso archietto brasiliano Oscar Niemeyer aveva costruito la capitale, Brasilia, una citta' pensata a tavolino, ordinata, precisa, diversa dal caos delle altre citta' del paese.

Curitiba si trova a 1500 chilometri di distanza, ma volevano anche loro fare la stessa cosa, ordinare la citta'. Costruirono strade, demolirono edifici vecchi e storici per far spazio al nuovo, e la citta' scopri' viadotti nuovi sfreccianti nel cielo, incuranti di tutto quello che c'era sotto.

Al tempo era una cittadina che gravitava attorno a San Paolo, con un passato agricolo non troppo lontano. E infatti era nata sulla scia dei tanti immigrati europei, tedeschi, italiani, polacchi, ukraini, che si sono qui stabiliti verso il 1870. Accanto ai campi agricoli hanno portato i loro ristoranti, le loro aree di culto, i loro negozi.

La crescita della citta' continuo' senza sosta, finche' negli anni 1940 divenne troppo grande. La macchinizzazione della cultura di soia porto' disoccupazione a tanti contadini che si riversarono nella citta', e la popolazione raddoopio, fino a raggiungere 360mila persone nel 1960.

Favela, traffico, aria sporca avevano preso il posto delle chiesette e dei piccoli negozi degli immigranti della prima ora.

Nel 1964 ci fu un colpo di stato in Brasile. La giunta militare decise di portare ordine a tutto il paese.

Il sindaco Ivo Arzua di Curitiba volle appunto prendere spunto da Brasilia, con crescita ordinata, verso l'alto, e dare spazi maggiori al re della strada, la macchina.

Tutta questa spinta verso il modernismo svincolato dal passato non piaceva a Lerner, che voleva invece conservare l'aspetto originale della sua citta'. Un giorno sarebbe stato il sindaco della cittadina ma al tempo era solo uno studente di architettura.

Pian piano Lerner costrui' la sua carriera come pianficatore urbano.

Nel frattempo non ci furono passi concreti verso la "modernizzazione" come pensata da Ivo Aruza, a causa di burocrazia, parole, carte, documenti.

Ed e' stata una fortuna perche' finalmente nel 1972 Lerner divento' sindaco lui di Curitiba. Inizio' a spingere per una citta' fluida, cercando di unire lavoro e residenza, tempo libero e traffico, ricchi e poveri, futuro e passato, in spazi che possono coesistere.

Nel 1972 trasformo' una delle vie piu' grandi della citta', Rua Quinze de Novembro in una strada pedonale. I negozianti non ne vollero sapere ma lui ando avanti, certo che sul lungo andare sarebbe stato un successo.

La trasformazione da strada a via pedonale del primo tratto della strada avvenne in un weekend, in silenzio, da Venerdi' a Lunedi.

Poco democratico, certo, ma a quel tempo di democratico in Brasile c'era poco.

Al Lunedi' mattina i negozianti furono sopresi (e arrabbiati!) dalla chiusura al traffico automobilistico, ma ancora di piu' dal traffico pedonale che non solo si era riversato in strada, ma che perdurava anche dopo le ore di chiusura degli uffici. In poco tempo gli altri negozianti chiesero di pedonalizzare tutta la strada e cosi fu.

Nel 1974 introdussero per la prima volta corsie dedicate agli autobus, con l'ingresso da pensiline centro della strada in modo da non fermare il traffico ai margini, seguirono metodi di prepagamento del biglietto, tratte speciali piu' veloci con meno fermate, ed autobus piu' lunghi,  tutte novita' per l'epoca, partite tutte da Curitiba.

Per esempio, fu Lerner ad ingaggiare la Volvo affinche' costruissero autobus snodabili e piu' lunghi in modo da portare piu' persone. Quando li vediamo nelle nostre citta', e' da Curitiba che arriva l'idea.

Oggi l'85% dei residenti della citta' usa l'autobus, e il sistema delle fermate limitate e' stato copiato in mezzo mondo, anche Londra che prese ispirazione da Curitiba, e piu' di recente da Shanghai.

Allo stesso tempo si penso' di incentivare il verde pubblico. Nel 1971 Curitiba aveva un solo parco pubblico. Oggi ne ha varie decine, con circa 50 metri quadri a persona. Un numero enorme per l'America Latina, considerato che per esempio a Buenos Aires il numero e' di 2 metri quadri a persona.

Tutto fu fatto in modo sostenibile usando il legno di vecchi pali dismessi dalle ditte di elettricita', piantando alberi, incoraggiando la gente ad averne cura.





E cosi' non e' raro nel centro della citta' vedere pappagalli, uccelli, alberi rigogliosi.

Dove hanno trovato la terra? Al tempo c'era l'idea di cementificare il vicino fiume Iguazu, quello delle cascate, per le troppe esondazioni. La citta' compro' le terre vicino al fiume, le bonifico' e le trasformo' in parchi. Una soluzione eccellente: piu' spazi verdi e sistema ecologico protetto, e minor paura delle esondazioni.



Il centro della citta' fu preservato dalla scure dei modernisti estremisti.

Sopratutto la citta' venne consegnata ai cittadini, con l'idea che gli spazi erano *di tutti* e che *tutti* ne erano responsabili.  Sta qui la chiave di tutto secondo me, che tutti sentiamo di essere parti della res publica, quale che sia il nostro ruolo nella societa'.

E veniamo alla monnezza, un grande problema per la citta' negli anni 1980, quando la popolazione per la prima volta raggiunse il milione di abitanti.





Era difficile fare la raccolta tradizionale dell'immondizia, specie nelle favela: tanta gente, strade strette, monnezza gettata a casaccio, pure nei fiumi, incuranza.

Nel 1989 l'assistente di Lerner, Nicolai Kluppe, penso' di creare un sistema di incentivi per il recupero della monnezza. Era molto semplice: immondizia in cambio di gettoni per l'autobus.
Il sindaco accetto di provare l'idea. Non avevano soldi, e questo esperimento era a basso rischio.

Dopo quattro mesi, anche le zone piu' difficili di Curitiba, erano state ripulite dai residenti stessi.
 
E da li altre idee: non solo gettoni per l'autobus ma anche da spendere su cose utili. E cosi' a scelta, quattro chilogrammi di immondizia danno diritto ad un buono di un chilogrammo di verdura, uova e frutta. E poi ancora con il tempo a libri, e pure biglietti per il cinema.

Il sistema funziona a tuttoggi. 

Certo, a partecipare in questo programma sono stati per primi i piu' poveri, ma nel tempo si sono coinvolti i ragazzi e con loro le scuole, gli adulti, le generazioni. Reciclare, non sprecare, e' diventato un modo di pensare.

Anche nei centri commerciali si usano le forchette di metallo, il polystirolo e' essenzialmente inesistente, il riuso e' diffuso.

I 10,000 raccoglitori di immondizia sono ora ben organizzati con uniformi, metodi diversi per la raccolta di vetro, metallo, olio usato e pure materiale contaminato.  Qualcuno di loro ha il compito di scopare le strade, di raccogliere le cicche, di trasportare la monnezza nei posti appropriati di smaltimento o di reciclaggio.

Si parla spesso della teoria dei vetri rotti - cioe' che piu' degrado c'e', piu' il degrado cresce. Qui invece e' la teoria della citta' bella - cioe' che piu' e' bella la citta', piu' la gente ne avra' cura.

E ha funzionato.

I centri di recupero monnezza di Curitiba sono 23 in tutta la citta' e operano come non profit. Creano materiale da isolamento da materiale da costruzione, vetro torna ad essere vetro e cosi pure metalli e carta. La plastica diventa sedie da giardino. C'e' pure materiale per i tetti fatto di tubi di dentifricio con garanzia quinquennale.

Tutto quello che ricavano viene usato per comprare sedie a rotelle per chi ne ha bisogno.

Jaime Lerner divenne sindaco nel 1972 lo fu fino al 1992 con alcune pause intermedie. Fu poi nel governatore dello stato di Parana, di cui Curitiba e' capitale dal 1994 al 2002.  Ha anche creato un istituto per la pianficazione urbana di Curitiba, l'Instituto de Pesquisa e Planejamento Urbano de Curitiba che esiste tuttora e che funziona da laboratorio di idee.

Qui ha implementato le stesse idee di coinvolgimento della gente per il recupero dei fiumi e dei laghi inquinati.

Le regioni confinanti hanno preso un mutuo dal Fondo Monetario Internazionale per ripulire i loro fiumi. Lerner ha preso zero soldi, ma ha convinto la sua gente a farlo.

E' stato davvero intelligente. Per esempio, coinvolse i pescatori: quando le condizioni meteo erano cattive per catturare pesci, convinse loro di catturare monnezza in acqua. Lo stato li avrebbe pagati, proprio come a Curitiba.  E qui la strategia ha davvero funzionato, perche' non solo fiumi e laghi sono diventati piu' puliti, ma senza monnezza e' aumentato anche il numero di pesci e la pesca ne ha beneficiato enormemente.

Jaime Lerner ha vinto ogni sorta di premio ambientale possibile.

Dice che occorre partire dal basso, rendere tutti partecipi, iniziare le cose e avere poi il coraggio di riadattarle, di migliorarle, ascoltando la gente. 


Ovviamente Curitiba e il Parana' non sono dei paradisi assoluti. Anche oggi, circa l'8% di Curitiba vive nelle favela, il traffico negli ultimi anni e' aumentato, e cosi pure il crimine, i graffiti. Pero' e' certo che se paragonata alle altre citta' del Brasile, Curitiba e' rimasta piu' umana, un po speciale e piu' bella.

Sopratutto trenta anni dopo l'esperimento dei biglietti dell'autobus, Curitiba e' una citta' ad immondizia zero.

Friday, August 10, 2018

Justin Trudeau approva oleodotto nel mare delle orche morenti















Trudeau che approva l'oleodotto, 29 Novembre 2016

Come non poteva esserci un petrol-risvolto in questa
storia di orche morte e di avidita' umana? 


 che non e' il caso di costruire un oleodotto nella casa delle orche in via di estinzione.

"The choice between pipelines and wind turbines is a false one,” 


Lui gioca a fare l'ambientalista.

Poi dice che occorre salvaguardare i propri mercati energetici
(cioe' il petrolio schifoso dell'Alberta) che porteranno la quasi
certa estinzione delle orche del Salish Sea.

Non e' tanto meglio di Trump, dunque.

Solo un po piu' ipocrita.


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Della storia della mamma orca J35 che da dieci giorni veglia sul cadavere della sua piccola morta, e cerca disperatamente di non farla affondare, anche adesso che il suo corpo e' in via di degradazione, abbiamo gia' parlato.

E' una storia che fa male al cuore, alla mente.
Specie perche' in ultima analisi la colpa di tutto questo siamo noi.

Come gia' raccontato, la popolazione di orche di questa specie, le southern resident killer whales, e' in declino. Restano 75 esemplari, e molte delle orche in eta' da procreazione non sono proprio sanissime; alcune sono sotto alimentate e sotto stress. In alcune si possono vedere le costole magre.

Il perche' e' stato gia' illustrato: mancanza di cibo, salmone nella fattispecie, il passaggio di navi nel Salish Sea, la loro casa, i rumori, l'inquinamento e in genere il degrato dell'habitat naturale delle orche.

Il salmone scompare per colpa dei cambiamenti climatici e degli allevamenti intensivi che indeboliscono la specie. L'inquinamento da materiale tossico nel mare le rende fra e specie piu' contaminate del pianeta.

Un altro duro colpo fu dato alla specie durante gli anni 1960 e 1970 quando molte orche vennero catturate e vendute ad acquari e a parchi divertimenti.

A tutto questo si aggiunge oggi l'idea malsana del primo ministro del Canada, Justin Trudeau che gioca a fare la parte del figo, ma che in realta' sul tema ambiente non e' che poi brilli troppo, come denuncia Greenpeace Canada. 

Il nostro amico-figo Trudeau ha infatti appena stanziato circa $4.5 miliardi per finanziare una estensione dell'oleodotto detto TMX, il Trans Mountain Express pipeline che attraversera' proprio il bel mezzo del Salish Sea, la casa delle orche

Il TMX e' un mega oleodotto che dovra' mandare il petrolio schifoso delle Tar Sands dell'Alberta, fatto essenzialmente di bitume, fino in British Columbia, in zona di mare, pronto per le esportazioni.

Verso la Cina? verso gli USA? non si sa, ma e' ovviamente tutto un affare di denaro.  L'oleodotto e' un progetto in partnership con un colosso texano dell'energia, Kinder Morgan.

Il TMX sara' lungo almeno 1000 chilometri, attraversera' ben 1300 fiumi e ruscelli nel suo percorso e arrivera' nel Salish Sea attorno a Vancouver. 

Si calcola che aumentera' il traffico marino di sette volte rispetto a quello che e' adesso e che portera' con se il passaggio di almeno altre 400 navi per il carico di petrolio, portando con se piu' inquinamento, piu' rumore, piu' disturbi alle orche.

E il rumore non e' cosa da niente, visto che interferira' con le comunicazioni delle orche le une con le altre, nella ricerca di quel poco cibo che resta.

E non sia mai che ci possa scappare una perdita di bitume!
Che ne sara' mai delle orche?

Interessante che alcuni degli enti canadesi chiamati in causa a pronunciarsi sull'oleodotto della Kinder Morgan, ammettono loro stessi che ci saranno "effetti avversi sulla popolazione di orche in zona".

Perche' Trudeau fa questo?

Approvare oleodotti che saranno un altro passo verso l'estinzione delle orche?

In una parola, il vile denaro.

Trudeau e' sotto pressione dal petrol-stato dell'Alberta. Uno stato la cui petrol-economia e' al collasso: disoccupazione in aumento in parallelo al declino dei prezzi dei petrolio. E' il prezzo da pagare quando una societa' decide di basarsi solo ed esclusivamente su una risorsa, in questo caso il petrolio.
Quando va su, tutti euforici, quando cala, tutto crolla.

Ovviamente avere un nuovo oleodotto significa piu' esportazioni e quindi, piu denaro per le casse dell'Alberta, appunto in crisi.

Dall'altro lato della lotta contro oleodotto, venti cittadine, 17 comunita' indigene, varie organizzazioni ambientali, alcune nate ad-hoc e tanti giovani che hanno protestato ad Ottawa, a Seattle, a Vancouver nel corso degli anni contro questo oleodotto ammazza-orche. 

Quello che sara' costruito e' una estensione di un oledotto che esiste gia'. Fu aperto nel 1953 e dal 1961 ha fatto registrare 82 perdite di bitume. Piu' di una 'anno.

Per tutta risposta Trudeau annuncio' lo stanziamento di un miliardo e mezzo di dollari canadesi per la prevenzione di disastri e circa 150 milioni per lo specifico caso di prevenzione di perdite a mare. Ma si sa, non si puo' mettere un prezzo a questi rischi.

La vera prevenzione e' non costruire oleodotti ed affini.

Il mondo puo' vivere senza altri oleodotti, e se proprio serve, si possono trovare alternative, ma le orche non possono traslocare.

Il Salish Sea e' la loro unica casa.

E fra l'altro, la legge federale del Canada impone di salvarle, visto che sono una specie a rischio di estinzione.

Caro Justin: e' veramente ingiusto tutto questo, i veri fighi stanno dalla parte dei piu' deboli -- delle balene e dei pescatori in questo caso -- e non dalla parte degli oleodotti.

Thursday, August 9, 2018

Geologi e petrolieri del Surrey, UK: non trivellate, ci sono i terremoti!






Siamo in Surrey, contea nel Regno Unito.

Della sismicita' indotta abbiamo parlato tante volte su questo blog.

Ma questa e' una delle prime volte che sento che un gruppo di geologi "ufficiali" chiede al governo di passare una moratoria nel Surrey contro le trivelle a causa dei terremoti che le trivelle esistenti hanno gia' causato in Surrey.

Fra loro... un petroliere!

Ce li vediamo, che dire, quelli dell'INGV a dire che non si deve trivellare in Basilicata?

Oppure i petrol-geologi della Aleanna, o Pierluigi Vecchia a dire di non bucare in Emilia Romagna?

Io non ce li vedo!

Qui in Surrey si parla di uno sciame sismico che molti temono sia collegato alle operazioni petrolifere in zona. E' importante notare che non si tratta di fracking, quanto di operazioni petrolifere "tradizionali".

Come quelle che si fanno anche in Italia.

Ci sono stati qui nel Surrey 12 terremoti di magnitudo 3.0 nel corso di quattro mesi di trivelle. Qualcosa di mai visto almeno in 50 anni.

Gli epicentri dei terremoti distano poco da siti esplorativi di petrolio e di gas. I residenti di Newdigate, Dorking, Horley e Charlwood paragonano i tremori a delle esplosioni.
 
E cosi, quattro geologi hanno iniziato una campagna di attivismo. Dicono che potrebbe esserci una faglia sismica non precedentemente identificata quando alle compagnie petrolifere e' stato dato il permesso di bucare.

E cosi i quattro geologi scrivono una lettera a  The Times che dice che

“L'inaspettato arrivo dei terremoti, come registrato dal British Geological Survey di dal 1 Aprile ad oggi richiede una spiegazione e ci porta ad essere preoccupati per la sicurezza.  Ci sono qui due siti estrattivi: Horse Hill and Brockham. Non e' possibile eliminare un legame fra i terremoti e alcuno dei due siti ed e' necessaria una completa evaluazione del rischio pubblico."

I geologi sono particolarmente preoccupati del rischio di un pozzo che possa perdere materiale chimico o idrocarburi in caso di un terremoto, perche' potrebbero esserci contaminazioni del sottosuolo.

Chiedono al segretario dell'energia del Regno Unito, Greg Clark di vietare le trivelle, i test petroliferi, la reiniezione di materiale speso per dare tempo agli esperti di capire cosa stia succedendo.

Fra i firmataria addirittura Richard Selley, un petrol-geologo che e' in favore del fracking!

Nel Regno Unito gia' nel 2011 fu approvata una moratoria dopo che le trivelle della ditta Cuadrilla portarono a sismicita' indotta nei pressi della cittadina di Blackpool. Ma nel Surrey non si fa fracking, solo trivelle "normali".

La ditta britannica  UK Oil and Gas, che gestisce il sito Horse Hill dice che le loro attivita' sono limitate. Dal canto suo Paul Vonk, direttore della Angus Energy, che invece gestisce il vicino sito Brockham dice che da un punto fi vista scientifico e anche fisico e' "impossiible" che le lotro trivelle abbiano causato sismi.

Insomma, non e' colpa di nessuno!

Intanto il British Geological Survey ha installato monitor per determinare l'origine precisa dei terremoti; ma nel fratttempo residenti e i quattro geologi dicono che occorre fermare tutto, almeno per il momento.

Intanto che appuriamo cosa ci portano le trivelle, possiamo stare certi che dal sole, come sempre, zero terremoti.