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Wednesday, October 22, 2014

Ottobre 2014: Abruzzo vs. North Dakota

Le colline verdi d'Abruzzo di Umberto Tiberio 
spetrolizzate

vs.

I campi di grano di Steve Jensen in North Dakota,
insozzati un anno fa da perdite di petrolio
 


 Perdite di petrolio in North Dakota - un anno dopo.


Circa un anno fa, un oleodotto della ditta petrolifera Tesoro, ebbe una perdita che rilascio' circa 20,000 barili di petrolio nell'ambiente. Una perdita enorme - oltre tre milioni di litri, uno dei piu' grandi su terraferma negli USA.


Costo delle operazioni di pulizia? 

Dai $4 millioni iniziali si e' passati a circa $20 millioni e ancora un altro anno di lavori.

Il terreno era agricolo ed ora inutilizzabile, visto che e' ancora saturo di petrolio. Gli agricoltori non fanno altro che partecipare alle operazioni di pulizia, visto che sono impossibilitati a fare il resto.

A scropire il disastro Steve Jensen che il giorno 29 Settembre 2013 scopri' delle perdite sul suo ranch coltivato a grano vicino a Tioga. Nessuno l'aveva visto prima di lui e il petrolio fuoriusci' per due settimane senza che nessuno facesse niente. L'oleodotto non aveva apparecchiature per controllare perdite.

Da un lato la Tesoro dice che faranno tutto come si deve e che e' stato un incidente, dall'altro Steve Jensen che si chiede, come ogni persona di buonsenso, come abbia fatto l'oleodotto a perdere tutto quel petrolio e nessuno che se ne accorgesse.

Multe? Non ancora.

Intanto, in questo tempo, hanno cercato di bruciare il petrolio o di aspirarlo, ma circa due terzi del petrolio - cioe' due milioni di litri - e' ancora saturato nel terreno.  Nessuno sa cosa fare. Hanno anche chiamato degli esperti dell'  Universita' del North Dakota.

In Abruzzo intanto le vigne si tingono di rosso e di giallo.
 Al massimo compaiono le scritte No Petrolio.

Monday, October 20, 2014

Louisiana: altre perdite, altri pesci morti





"Anything that eats or drinks from the water is not going to live"



Mooringsport, Louisiana.  Un enorme perdita di petrolio nei pressi del lago Caddo Lake ha fatto registrare una moria di dozzine e dozzine di pesci, con impatti nei mesi a venire.

In totale sono state ritrovate le carcasse di una settantina di animali e l'area puzza.  Si parla di 4 miglia di impatto lungo il fiume e di inquinamento anche del vicino lago Caddo che da da bere a varie comunita' a cavallo fra Louisiana e Texas. E' il piu' grande rilascio accidentale di petrolio del 2014 in Louisiana.

L'operatore e' la Sunoco Logistics che ha riversato circa 4 mila galloni di petrolio - sedicimila litri - di petrolio nel Tete Bayou da un oleodotto che parte dal texas e finisce in Ohio e in Michigan. L'oleodotto fu costruito nel 1950.

"I would call it a significant size spill" dice Bill Rhotenberry della U.S. Environmental Protection Agency. La zona e' scarsamente popolata, e non ci sono state evacuazioni obbligatorie, ma le tre famiglie piu vicino al fiume sono volontariamente andate via. La Sunoco paghera' per il loro soggiorno altrove.

Intanto ci sono 250 operatori sulla scena a ripulire il tutto - con maschere antigas, abiti anti-incendio e con materiale assorbi petrolio. Ci sono pure magici batteri "mangia petrolio" ma di efficacia limitata. Una delle preoccupazioni principali e' di trovare petrolio "difficile" da raggiungere e che potrebbe impregnare il terreno se resta esposto molto a lungo.

Ci si prospettano monitoraggi a lungo termine da parte della Louisiana Natural Resource Damage Assessment e del Louisiana Department of Wildlife and Fisheries.

I residenti dicono che "non ce la raccontano tutta."

La cultura del petrolio.
Il petrolio verde.
La coeisitenza fra petrolio ed ambiente.

Certo.

Friday, October 17, 2014

Umberto Crescenti, i cambiamenti climatici e gli altri due milioni



Nel 2010, il 97% degli scienziati del clima : i cambiamenti climatici sono con grande probabilita' collegati alle attivita' umane.  


W. R. L. Anderegg, “Expert Credibility in Climate Change,” 
Proceedings of the National Academy of Sciences 107 12107-12109 (2010)


In quel 3% di negazionisti c'e' Umberto Crescenti,
dell'Universita' di Chieti, 
 i cui convegni li ricordo bene.


The scientific opinion on climate change is that the Earth's climate system is unequivocally warming, and it is extremely likely (at least 95% probability) that humans are causing most of it through activities that increase concentrations of greenhouse gases in the atmosphere, such as deforestation and burning fossil fuels.


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Il protocollo di Kyoto vuole frenare la crescita economica mondiale
per ridurre le emissioni di anidride carbonica in
atmosfera causate dalle attivita' dell'uomo.


Esso si fonda sull’asserzione che nella comunità scientifica esista
un consenso pressocchè unanime sull’origine
e sui pericoli posti dal cambiamento del clima.
Tale asserzione non corrisponde al vero.

La scienza del clima è ancora nella sua infanzia ed
i fattori che governano il clima globale sono molteplici,
non pienamente conosciuti e principalmente naturali.

La nostra capacità di influenzare tali fattori rimane molto limitata.

La storia del clima sulla Terra è caratterizzata da un susseguirsi
di cambiamenti climatici, avvenuti ben prima che
l’uomo sviluppasse attività industriali.

Il riscaldamento del pianeta, iniziato da alcuni secoli
 ha prodotto numerosi effetti positivi. 

L’umanità può goderne adattandosi ad essi, mentre l’illusione
di fermarli potrebbe travolgere le economie più deboli,
minacciando la sopravvivenza di miliardi di esseri umani.


Umberto Crescenti e Luigi Mariani
"Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica"
 in vendita a 10 euro


Umberto Crescenti

Professore ordinario di geologia applicata Università G. d'Annunzio di Chieti
 Rettore della Università G. d'Annunzio dal 1985 al 1997
 Presidente della Società Geologica Italiana da 1999 al 2005
Fondatore e Presidente della Associazione Italiana di Geologia Applicata e
Ambientale dal 1999 al 2005
Fondatore e Presidente nel 2001 della Associazione Italiana Geologia e Turismo
Autore di oltre 100 pubblicazioni su riviste scientifiche sia italiane sia straniere 


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Ecco invece cosa dicono vari enti, diciamo con un po piu di peso di Umberto Crescenti, alcuni da oltre dieci anni. Notare l'urgenza della necessita' di fermare il tutto.

    AAAS emblem

    American Association for the Advancement of Science

    The scientific evidence is clear: global climate change caused by human activities
     is occurring now, and it is a growing threat to society
    (2006)


ACS emblem

American Chemical Society

Comprehensive scientific assessments of our current and potential future climates
clearly indicate that climate change is real,
largely attributable to emissions from human activities,
and potentially a very serious problem (2004)




AGU emblem

American Geophysical Union

Human‐induced climate change requires urgent action.
Humanity is the major influence on the global climate
 change observed over the past 50 years.  (2003)



AMA emblem

American Medical Association

AMA supports the findings of the Intergovernmental Panel on
Climate Change’s fourth assessment report and concurs
with the scientific consensus that the Earth is
undergoing adverse global climate change and that
anthropogenic contributions are significant
(2013)



AMS emblem

American Meteorological Society

It is clear from extensive scientific evidence that the dominant cause of
the rapid change in climate of the past half century
is human-induced increases in the amount of atmospheric
greenhouse gases, including carbon dioxide (CO2),
chlorofluorocarbons, methane, and nitrous oxide. (2012)



APS emblem

American Physical Society

 The evidence is incontrovertible: Global warming is occurring. 
If no mitigating actions are taken, significant disruptions in the Earth’s 
physical and ecological systems, social systems, security and human health are likely to occur. 
We must reduce emissions of greenhouse gases beginning now. (2007)



GSA emblem

The Geological Society of America

The Geological Society of America concurs with assessments
 by the National Academies of Science (2005),
 the National Research Council (2006),
and the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, 2007)
that global climate has warmed and that human activities
(mainly greenhouse‐gas emissions) account for most
of the warming since the middle 1900s.
(2006)

International academies




"Climate change is real. There will always be uncertainty in understanding a system as complex as the world’s climate. However there is now strong evidence that significant global warming is occurring. The evidence comes from direct measurements of rising surface air temperatures and subsurface ocean temperatures and from phenomena such as increases in average global sea levels, retreating glaciers, and changes to many physical and biological systems. It is likely that most of the warming in recent decades can be attributed to human activities (IPCC 2001)
(2005)

Firmato dai presidenti delle accademie di scienza di

Francia
Italia
UK
Germania
Giappone
USA
Russia
Cina
India
Canada



USNAS emblem

U.S. National Academy of Sciences

The scientific understanding of climate change is now sufficiently clear to justify taking steps to reduce the amount of greenhouse gases in the atmosphere. (2005)



USGCRP emblem

U.S. Global Change Research Program

The global warming of the past 50 years is due primarily to human-induced increases in heat-trapping gases. Human 'fingerprints' also have been identified in many other aspects of the climate system, including changes in ocean heat content, precipitation, atmospheric moisture, and Arctic sea ice

(2009, 13 U.S. government departments and agencies)




IPCC emblem

Intergovernmental Panel on Climate Change
Warming of the climate system is unequivocal, as is now evident from observations of increases in global average air and ocean temperatures, widespread melting of snow and ice, and rising global average sea level.

Most of the observed increase in global average temperatures since the mid-20th century is very likely due to the observed increase in anthropogenic greenhouse gas concentrations

 IPCC defines ‘very likely’ as greater than 90 percent probability of occurrence.


    Statement on climate change from 18 scientific associations (2009)








Puo' bastare?

Wednesday, October 15, 2014

Pisticci Scalo: quel che resta








Elettroni sprecati per tenere su una pagina web regionale da cui non si impara niente.

Neanche oggi 16 Ottobre.

Neanche oggi 17 Ottobre.

Notare che il numero dei milioni di euro cambia di giorno in giorno 
(l'ammonto diminiuisce, e che se li riprendono i soldi?) 
Cambia di giorno in giorno pure il numero degli addetti!



Il 18 e il 19 erano weekend, e quindi non si rileva niente. 
Oggi lunedi 20 Ottobre, di nuovo i valori sono "non disponibili"
Da giovedi' ad oggi il numero degli occupati e' passato da 14 a 8.



















“Quando ero giovane mi piaceva bere l'acqua direttamente dal fiume Basento.
Era pulita e fresca.
Ho sentito che di recente l'hanno bevuta due capre.
Sono morte all'istante"




Pisticci e' un piccolo comune in provincia di Matera. La frazione Pisticci Scalo venne progettata negli anni sessanta come zona industriale, fiore all'occhiello della Val Basento. Fra le varie ditte che si sarebbero insediate a Pisticci Scalo, l'Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (ANIC) che apri' un impianto per la produzione di alcool metilico e di fibre sintetiche.

Inizialmente l'ANIC era una partnership fra l'Agip, Montecatini e l'AIPA, l'Azienda Italiana Petroli Albanesi, quest'ultima sussidiaria dell'Agip stessa. Successivamente, con la gestione Mattei, e il riordino degli enti trivellanti d'Italia, la ANIC passo' sotto il controllo diretto dell'ENI.

Oltre all'impianto di Pisticci Scalo, l'ANIC aveva interessi a Ravenna, a Gela, a Manfredonia, Sannazzaro dei Burgundi, e Sarroch. In queste localita' - oggi certo paradisiache - l'ANIC installo' raffinerie, impinanti per la produzione di fertilizzanti, fibre e vari altri derivati del petrolio.

Al suo apice, a Pisticci Scalo, l'ANIC impiegava 3000 persone.

Dopo venti anni, negli anni ottanta, le prime chiusure: pian piano la produzione di fibre e di alcool cesso'. Si decise di passare ad una "rinconversione" industriale e di creare un "Parco Tecnologico" per nuovi insediamenti produttivi.

E' cosi nel 1990 nasce la Società Tecnoparco, una societa' a capitale misto pubblico, con la regione Basilicata e privato, con Sorgenia, che fa capo a Carlo De Benedetti.

Dal proprio sito web Tecnoparco afferma di "offrire servizi in ambito energetico ed ambientale" servizi che comprendono il trattamento di acque e scarichi industriali, nonche' lo smaltimento di rifiuti provenienti da siti contaminati o potenzialmente tali.

Dopo cinquanta anni dall'inizio dell'industrializzazione della Val Basento questa zona e' un Sito di Interesse Nazionale -- inquinato e da bonificare. Negli scorsi mesi vari dirigenti ENI e Tecnoparco sono stati indagati per presunti reati ambientali, fra cui traffico illecito di rifiuti petroliferi provenienti dal Centro Oli dell'ENI a Viggiano. Secondo le indagini, le acque di scarto del Centro Oli sarebbero finite prima in vasche di smaltimento a Pisticci Scalo e poi direttamente nel fiume Basento senza che gli idrocarburi fossero totalmente eliminati. Il tutto per almeno tre anni. Il risultato e' che nel fiume Basento i livelli di idrocarburi sono maggiori dei limiti di legge.

Ovviamente la Tecnoparco dice che le sue attivita' non c'entrano niente, che e' colpa della mancanza di depurazione nei centri abitati, delle aziende agricole della zona e che i dati sono fluttuanti. La provincia di Matera pero' concluse gia' nel 2012 che parte delle vasche della Tecnoparco non avevano "sistemi anti-emissioni". Interessante che ci sono state anche delle diffide e risarcimenti ai danni verso giornalisti e cittadini per "presunto intento diffamatorio."

Ad ogni modo, queste attivita' "parapetrolifere" come le chiama Assomineraria certo non migliorano la qualita' della vita.

A Pisticci Scalo ci sono camion che vanno e che vengono con i loro carichi di monnezza e con rumori molesti di carico e scarico. Pisticci Scalo puzza. I residenti parlano di circa 300 camion al giorno e si lamentano dell'aria malsana, al sapore di zolfo. Ma accanto a chi ha il coraggio di protestare e di chiedere di meglio, ci sono anche quelli che si arrendono e si accontentano: la Tecnoparco porta lavoro, e l'aria puzzolente e' il prezzo da pagare. A Luglio 2014 la regione Basilicata doveva votare su un provvedimento di cessazione del trasporto di rifiuti petroliferi. Il voto venne rinviato e non fu deciso niente.

Ma qualcosa si deve fare, e cosi’ la soluzione proposta dal senatore Massimo Mucchetti del PD, presidente della X Commissione industria, commercio, turismo del Senato in visita in Basilicata a Luglio fu ' di ... spostare il paese intero, lontano dalle puzze e dai veleni, e di semplicemente reiniettare la monnezza tal quale sottoterra. Dopotutto, dice il Sentaore Mucchetti, Pisticci Scalo e' piccola e non grande come il quartiere Tamburi a Taranto, quello dell'Ilva.

Multe, condanne, rimedi, scuse? Niente di tutto cio'. Un po di titoli di giornale, promesse non mantenute, e si comincia daccapo. La regione Basilicata a volte registra i valori di inquinanti, altre volte i dati sono “n.d.”, non disponibili. Evviva.

Ecco, questo che quello che resta di cotanta speranza petrolifera. L'aria malata ma sopratutto le coscienze malate. Il pensare che si muore di monnezza o di fame, la resa totale di un paesino a poteri troppo piu' grandi senza nessuno che sappia far valere la democrazia, quella vera, dove le regole si rispettano, e nessuno e' al disopra del bene comune.

Tuesday, October 14, 2014

Il decreto "Sblocca Italia" e blocca intelligenza




Il decreto Sblocca Italia, piu' Gela, meno Taormina.

I giorni 15 e 16 Ottobre cittadini da ogni parte d’Italia si ritroveranno davanti a Montecitorio per manifestare la propria contrarietà al decreto legge 133 che il governo ha chiamato Sblocca Italia. Sui social network questo decreto è stato soprannominato in vari modi – Sblocca Trivelle, Blocca Intelligenza, Sfascia Italia e c’è anche la campagna “Blocca lo Sblocca Italia“, con adesioni da varie parti dello stivale alle giornate romane di metà mese.

Come sempre nei decreti c’è un po’ di tutto e questo non fa eccezione – inceneritori, cementificazione, trivelle facili, e in questi giorni pure il miraggio di aggiustare Genova sommersa dal fango. Addirittura Renzi e compari vorrebbero risuscitare le trivelle nelle acque della fragilissima costiera campana, fra Capri, Ischia ed Amalfi. Come se non avessero già abbastanza problemi!

Leggo il decreto, e mi viene una profonda tristezza per questa nazione.


Vorrei dire a tutti quegli incoscienti che ci governano che non hanno veramente capito niente.

Sono quindici anni che vivo a Los Angeles e in questi quindici anni non passa giorno in cui non mi viene ricordato il potenziale dell’Italia. Film, cibo, cinema, macchine, vino. Tutti i santi giorni la si cita sul Los Angeles Times, nei negozi scintillanti, sulle riviste di viaggi, al cinema, per i matrimoni di persone famose in Italia. E’ il sogno italiano che si perpetua, da solo, senza nessuno che in Italia sappia ne proteggerlo ne usarlo per farci cose buone. Spero che duri a lungo, prima che distruggano tutto.

Possibile che con tutto quello che si potrebbe fare di sano ed efficace in Italia non si riesce a far altro che buchi e industria pesante a vantaggio dei soliti noti, distruggendo la democrazia, en passant? E si, sono certa che tutte quelle cose di cui sopra potrebbero portare molto di più nelle casse italiane, soprattutto in un ottica di sviluppo duraturo e lungimirante.

Non che non l'ho votato io Renzi, si vede proprio che l'intelligenza non e' il suo forte e mi domando cosa ci abbiano visto chi l'ha scelto. A questo punto e' evidente che il tipo ha ambizioni piu' grandi del suo ego e che non ha ne ideali per amare la nazione, ne l'intelligenza per programmarne un futuro sostenibile. Altro che gelato, gli dovevano dare un po di libri da studiare a Renzi, cosicche a parte la sua prosopopea poteva aggiungere un po di sostanza.

Ma perché questo Sblocca Italia è deleterio, secondo me almeno?

Nelle intenzioni di Renzi, lo Sblocca Italia riconosce “il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità”

Pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità del petrolio. E l’indiferribilità della lotta alla corruzione? Alla mafia? Alle bonifiche dei territori malati? E l’indefferibilità del rilancio del turismo che ci vede crollare in tutte le statistiche? Alle rinnovabili? Alla ricerca? Alla difesa del territorio? Alla carta igienica nelle scuole?

Interessante poi che questo Sblocca Italia preveda che tutte le norme che difendano paesaggi ed ambiente possano essere scavalcate per opere di stoccaggio, trivellazione e compagnia varia. E se la terra è privata ed appartiene a qualcuno che non la vuole vendere perché non gliene importa niente della pubblica utilità petrolifera? Nessun problema, c’e’ l’esproprio!

Lo Sblocca Italia prevede il “titolo concessorio unico” con cui sarà sufficente una sola domanda per eseguire ricerche e sondaggi prima e trivellazioni permanenti dopo. Adesso ci vogliono almeno due permessi distinti. Lo Sblocca Italia cambia tutto questo in nome della semplicità. E che importa se fra i due eventi sono passati anni e magari le realtà territoriali sono cambiate? Interessante anche che se i progetti petroliferi comportino una “variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica“.

L’autostrada autorizzativa dunque.

E chi darà questo titolo concessorio unico? Prima dello Sblocca Italia erano le regioni a decidere sulle trivellazioni in terra e Roma in mare. Adesso sarà Roma a decidere su tutto, una sorta di “ghe penso mi” di sapore berlusconiano. E’ evidente che questo non può essere costruttivo, perché centralizzando le decisioni zittisci le comunità a livello locale e impoverisci la democrazia. Ed è pure evidente che a Roma c’è molto più spazio per inciuci, lobby, calcoli e magna-magna a porte chiuse.

Probabilmente ai governanti da fastidio che in questi anni abbiamo imparato a protestare e a far sentire la propria voce e quindi, invece di ascoltare e di rispettare le preoccupazioni dei residenti, si decide semplicemente di uccidere la partecipazione popolare. Tutto questo in barba a tutte le leggi europee che impongono la trasparenza e che ci siano canali affinché il pubblico possa dire la propria. Come dire, dove non arriva la propaganda dei petrolieri, arriva la man forte di Roma.

Ma niente paura: “tutto verrà fatto nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente.”

In tutto questo ci sono però buoni segnali: spronati da cittadini, vari comuni e regioni hanno espresso la propria contrarietà allo Sblocca Italia, in maniera bipartisan e vari senatori hanno chiesto emendamenti per evitare scempi. Io spero che Roma sara’ invasa di persone il 15 e il 16 Ottobre e che ci si renda conto che sbloccare l’Italia non significa distruggerla.


Sunday, October 12, 2014

Le renne radioattive di Norvegia




La scorsa settimana il Norwegian Radiation Protection Authority ha reso pubblico il suo State of the Environment, un rapporto annuale sullo stato dell'ambiente. Il governo ha trovato alti livelli di cesio-137 nelle renne selvatiche che vivono nel Jotunheimen National Park del paese.
 
Il cesio-137 e' un isotopo che in buona parte deriva dalle reazioni che si usano nelle centrali nucleari.  Chernobyl in questo caso.

E infatti quasi trenta anni fa, l'esplosione della centrale nucleare sovietica rilascio' cesio-137 in atmosfera che in qualche modo arrivo' in Norvegia, fu assorbito nel sottosuolo ed eccoci qui, e' arrivato nel corpo delle renne.

Inger Margrethe H Eikelmann, una delle scienziate coinvolte nello studio ricorda che in realta' la Norvegia fu relativamente fortunata in quanto non fu molta la radioattivita' giunta nel paese a causa di Chenobyl. Ci sono pero' delle specie che sono piu' sensibili alla radioattivita', in particolare i funghi
della specie Cortinarius caperatus che concentrano il cesio-137 dal terreno al loro interno.

E infatti subito dopo il disastro nucleare il commercio e il consumo di questo tipo di funghi fu vietato fino al 2002.

Chi mangia questi funghi oltre all'uomo? Le renne di Norvegia. E ovviamente piu' funghi mangiano, maggiore e' la radioattivita', e quindi le concentrazioni di cesio-137 fluttuano con le annate e con l'abbondanza di funghi.

Nel 2014 ce ne sono stati tanti - una caratteristica delle estati umide e lunghe, come quella di quest'anno, quando la temperatura media per un po di tempo e' arrivata a 30 gradi anche in Norvegia.

L'unita' di misura della radioattivita' e' il becquerel.  A Settembre di quest'anno la media di cesio-137 nelle renne fu di  8,200 becquerel per chilogrammo, mentre due anni fa il tasso era 1,500 becquerel per chilogrammo.

Tutto questo non ha sorpreso i ricercatori perche' e' noto che le renne amano questo tipo di funghi. 

I livelli di radioattivita' sono “extremi” dice Lavrans Skuterud, un altro scienziato coinvolto nelle misure.  E non ci sono solo le renne, ma anche le pecore. Per loro il livello considerato sano di radioattivita' e' di 600 becquerel per chilogrammo. In quelle catturate nella stessa zona delle renne, il livello era di 4500 becquerel per chilogrammo.

Che fare?

Beh, una delle soluzioni e' di non portare renne al macello per il consumo di carne fino a Novembre, quando i livelli di radioattivita' scenderanno e nel frattempo fargli mangiare cibo senza radioattivita'.
Piu' di questo non sanno pensare, perche' cosa altro puoi fare? 

Non e' ben chiaro quali siano gli effetti alla salute delle renne radioattive, che in generale appaiono sane, ne su chi mangia quelle carni - in particolare la popolazione Sami della Norvegia settentrionale.

Il cesio-137 di Chernobyl arrivera' al suo "half-life" nel 2016, quando la radioattivita' sara' meta' di quella originale, ma per far scomparire il resto, ci vorra' molto, moltissimo tempo.

Nelle parole di Inger Eikelmann “It will never be zero.”

Questo per ricordare che come per il petrolio, come per il nucleare, basta un solo incidente a cambiare la nostre vite - e quelle delle renne -  per sempre, o comunque per molto tempo e in modi che non possiamo prevedere.


Gypsy mushrooms are a favourite food of reindeer.

Saturday, October 11, 2014

Ensco 51: piattaforma Forest Oil scoppiata in Louisiana









Sono cinque o sei anni che la Forest Oil Corporation cerca di trivellare il lago di Bomba, sempre e comunque con promesse di sicurezza, di rispetto per l'ambiente, di migliori tecnologie.

Ecco una storia che la Forest Oil Corporation di Denver non ha mai raccontato agli abruzzesi, o almeno per quanto ne so io.

Il giorno 1 Marzo 2001 la piattaforma Ensco 51 operata dalla Forest Oil Corporation di Denver prese fuoco al largo delle coste di Louisiana, in un campo di gas chiamato Eugene Island Block 273, a circa 75 miglia da riva.

Era circa mezzanotte quando gli operai che avevano appena finito di cementificare il neo-trivellato pozzo si accorsero di un flusso incontrollato di gas. Cercarono di normalizzare il tutto, ma non ci riuscirono e i volumi di gas fuori controllo aumentarono fino a far divampare un incendio.

Ci si rese conto subito che sarebbe stato impossibile fermarlo, nonostante i tentativi di spegnerlo con i fanghi di perforazione e con l'acqua del mare. Quarantatre persone furono presto evacuate e la piattaforma lasciata bruciare fino al giorno 3 Marzo 2001. 

Arrivarono navi spegni-incendio da terra. La piattaforma fu completamente distrutta. Il flusso era cosi forte che si penso' di costruire un pozzo secondario come canale aggiuntivo per il rilascio controllato di gas.

Il Mineral Management Service degli USA fece le sue indagini e concluse che fra le cause dell'incendio ci fu il fallimento da parte della Forest Oil Corporation di comunicare pericoli di fughe di gas alla ditta che eseguiva le cementificazioni. Questo ha fatto si che il cemento usato non fosse adeguato per evitare le migrazioni di gas in superficie.

Ecco qui. Chissa' quante altre cose si nascondono dietro tutte queste ditte di petrolio che neanche immaginiamo.

E se fosse successo a Bomba?

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