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Sunday, December 4, 2016

I Sioux esultano: l'oleodotto nelle terre degli indiani a Standing Rock non passa - per ora.














“The bitter cold has not chilled the passion behind stopping the pipeline. The many members of ‘Veterans Stand for Standing Rock,’ brought supplies such as gas masks, earplugs and body armor, to stand firm as a unit to protect protesters from the police and their rubber bullets. 
But instead, tonight they dance.

 It looks like the Americans have won, after all.”


La notizia e' appena arrivata: l'Army Corps of Engineers ha annunciato che non approvera' i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d'America. Si temeva per l'inquinamento dell'acqua e per la devastazione dei cimiteri centenari.

Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell'Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico. 

La storia parte molto tempo fa.

Il Dakota Access pipeline e' un proposto oleodotto di 1700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare 400,000 barili di petrolio ogni giorno (64 milioni di litri!) provenienti dai campi petroliferi detti Bakken e Three Forks nel nord Dakota ed estratti con il fracking, nella sua versione per petrolio.

In questo momento il petrolie viene trasportato via rotaia. L'oleodotto cosi come era stato proposto nel 2014 avrebbe dovuto attraversare il North Dakota, South Dakota, lo Iowa, e poi finire nella citta' di Patoka, nell'Illinois. Da qui, una ragnatela di altri oleodotti avrebbero dovuto trasportare il petrolio in tutta la nazione.

Dicono che l'oleodotto servira' a decongestionare il trasporto su rotaia ed a renderlo meno pericoloso, e dunque a salvare l'ambiente.

Arrivano i costruttori a realizzare questo DAPL - Dakota Access Pipeline. La ditta si chiama proprio come l'oleodotto, Dakota Access ed e' una filiale della Energy Transfer che gia' controlla 114mila kilometri di oloeodotti USA.

Indovinate con chi fa affare questa Dakota Access e questa Energy Transfer?

Con il futuro presidente Trump!

Ad ogni modo, la costruzione del DAPL e' iniziata verso Aprile 2016, dopo essere stata approvata da vari enti degli enti statali interessati, e dopo anche vari espropri di terre di privati.  Piu' o meno siamo ora all'87% del tracciato gia' completato. Doveva essere tutto finito entro il 1 Gennaio 2017.

Ma ci sono di mezzo gli indigeni, gli indiani d'America che protestano da due anni almeno.

Non vogliono l'oledotto. Punto. Questo perche' prendono l'acqua dal fiume Missouri e sono preoccupati di eventuali perdite che potrebbero inquinarla, e poi come detto sopra, perche' l'oleodotto si snoderebbe fra terre a loro sacre, siti archeologici e cimiteri. Soprattutto, dicono di non essere mai stati interpellati nella progettazione di questo oleodotto.

Le proteste si sono intensificate nell'estate del 2016: quando quelli della Dakota Access i intestardiscono e decidono di non voler cedere nemmeno su un particolare tratto dell'oleodotto. E' un tracciato particolare, sotto il Lake Oahe, particolarmente prezioso ai Sioux e a 800 metri dalla loro riserva.

I permessi qui devono essere dati da vari enti. Gia' a Settembre 2016 l'amministrazione Obama aveva dato il suo no al cosiddetto DAPL. La palla passava appunto a questo Army Corps of Engineers.

Chi sono costoro?

E' un corpo fondato circa 200 anni fa per studiare ed approvare a livello centrale strade, canali, ferrovie ed altra infrastruttura di "importanza nazionale" che magari comprendono piu' stati e che in qualche modo interessano l'approvvigionamento idrico nazionale.

Per esempio, quando venne approvato il Clean Water Act, sotto Nixon nei primi anni '70, questi dell'Army Corps furono incaricati di sorvegliare tutte le infrastrutture idriche nazionali per far si che   i controlli all'acqua potabile venissero eseguiti secondo la nuova legge e che i limiti di inquinamento venissero rispettati.

L'Army Corps deve dunque dare il suo nulla osta a tutti i progetti che in qualche modo intaccano o hanno la possibilita' di intaccare la rete e le sorgenti idriche nazionali.

E doveva darlo -- e l'ha dato -- anche per il Dakota Access Pipeline.

Le cose pero' si complicano quando di mezzo ci sono gli indiani d'America, maltrattati da 500 anni.

Gli indiani hanno un attaccamento profondo alle loro terre, e in teoria le riserve in cui vivono sono oggi sotto la propria giurisdizione. Sulle riserve per molte cose hanno l'autonomia e possono decidere da se.  C'e' pero' una imporante considerazione: durante la conquista del west le tribu' indigene vennero spesso spostate dalle loro terre ancestrali verso altri siti, che oggi sono diventate le riserve indiane.

In molti casi queste riserve nulla hanno a che fare con i siti storici. Cimiteri, aree archeologiche e altre zone che gli indiani considerano sacre non sempre (e anzi quasi mai!) sono dentro i confini delle riserve. Semplicemente a suo tempo le riserve vennnero disegnate a tavolino altrove, senza preoccuparsi di metterci dentro l'area X perche' non ci pensarono o perche' era impossibile farlo.

L'Army Corps riconosce tutto cio' e quindi ogni volta che devono approvare un progetto nelle vicinanze di siti di indiani d'America sono sotto l'obbligo di fare tutto il possibile per identificare siti archeologici o storici di speciale importanza per le tribu indiane vicino a tali progetti, e soprattuto che gli indiani debbano essere interpellati *prima* che le loro ex-terre diventino qualsiasi altra cosa.

E questo, in questo caso non e' successo.

I Sioux di Standing Rock Sioux non sono stati consultati -- o cosi dicono.

L'Army Corps e i signori del Dakota Access dicono invece di si ed e' in base a questa supposta consultazione che hanno hanno approvato il tutto con un "fast tracking".

Sono stati consultati si o no? Ad Agosto 2016 si apre un contenzioso legale con i Sioux che chiedono che i lavori siano fermati anche sulla base della supposta non-consultazione ne con i Sioux ne con nessun altro. Non ci sono neanche stati approfondite valutazioni ambientali.

Le autorita' locali dicono invece che "molto probabilmente" i Sioux erano stati consultati e quindi si puo' continuare con questo oleodotto.

Le proteste si allargano, iniziano a parlarne l'intero paese. Arrivano i protestanti sui siti in massa.

La Dakota Access continua a costruire il suo oloedotto in zone di minor dissenso. 

Poi il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Army, il Dipartimento dell'Interno sotto l'amministrazione Obama mandano una ingiunzione per fermare tutti i lavori sulle terre che i Sioux considerano sacre in modo da capire come procedere, mentre ci sono i vari teatrini sulla consultazione si o no.

Viene chiesto a piu' parti da questo Army Corps of Engineers di riedere la propria posizione e di fare una valutazione di impatto ambientale piu' approfondita, che consideri maggiormente l'opinione dei Sioux.

Intanto la protesta si allarga.

Quasi tutte le tribu' americane hanno dato il loro supporto ai Sioux di Standing Rock. Vari membri della Camera e del Senato hanno scritto ad Obama chiedendogli di intervenire direttamente per fermare l'oleodotto della nostra discordia.

Sono state settimane intense, con feriti, atti di vandalismo, tensione, giornalisti arrestati.

Ma gli indiani e chi li appoggiava non si sarebbero arresi.  Intanto i lavori in altre parti del tracciato sono andati avanti, ed e' per questo che in realta' l'oleodotto, a parte il pezzetto dei Sioux, e' quasi completo.

Ma lo stesso, questa decisione odierna, dell'Army Corps of Engineers segna una vittoria. Dopo tanti mesi di testardaggine, infatti, quelli dell'Army Corps oggi 4 Dicembre 2016 si sono dovuti arrendere all'evidenza, ad ammettere che non avevano fatto le cose per bene nell'approvare questo Dakota Access Pipeline cosi in fretta e senza interpellare i diretti interessati.

Dave Archambault II, il rappresentante dei Sioux di Standing Rock ha ringraziato tutti - Obama, il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Interno, e pure l'Army Corps per questo risultato. 

Dopo mesi e settimane di angoscia, oggi hanno esultato un po tutti al canto di “We will not fight tonight, we will dance!”

La gente era qui accampata da settimane e mesi, e ci si preparava a resistere per tutto l'inverno, accampati al freddo pur di non darla vinta ai petrolieri. 

Erano arrivate le celebrita' in persona o a dare il loro supporto - da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo di Caprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck, da a Shailene Woodley. Ci sono state azioni di protesta in vari campus americani, per le strade di Washington e di New York, e qualche giorno fa sono arrivati anche 2mila veterani di guerra a dare una mano.

Neve, freddo, minaccie. Non c'e' stato niente da fare, alla fine, abbiamo vinto ancora noi, gente normale, con la persistenza, e la resistenza ad oltranza.

Grazie. E' un bel giorno.

PS: Non ho mai parlato del referendum italico del 4 Dicembre perche' non voglio fare l'esperta di cose che non mi competono. Ma che questo annuncio dei Sioux arrivi lo stesso giorno della vittoria del No fara' di questa domenica, una bellissima domenica di tardo inverno e di speranza.




Saturday, December 3, 2016

Svezia: apre la prima strada elettrica -- quando in Italia?





Ora arriva la strada elettrica di Svezia 

Sweden will be one of the world’s first fossil-free welfare countries
not only because it is morally right with respect to future generations, 
but because it makes economic sense

 



E in Italia, quando arrivano?

Ah gia'. Siamo qui nella palude dell'ultimo giorno di questo massacrante dibattito rivolta-renzi-referendum. Dobbiamo fare le cose importanti in Italia, vero?

E mentre noi siamo qui a dibattere come fare per meglio distruggere quel po di democrazia che resta, ecco cosa fanno nel frattempo altrove.

Le strade al sole.  I marciapiedi al sole. Il sole dappertutto. E questo grazie al crollo dei prezzi e al crescere dell'ingegno e della creativita' umana.

In Francia la costruzione di strade al sole va avanti, e sono gia' 100 i siti sperimentali nel paese. Il direttore della tecnologia della ditta incaricata, la COLAS Wattway, Philippe Harelle, dice che vogliono trovare una nuova vita per le strade, e che mentre i campi solari portano al consumo di suolo, le strade sono gia' li.

Basta solo metterci pannelli resistenti al passaggio di automobili e di camion.

Ci si sono messi, hanno studiato per 5 anni, hanno trovato i metodi e materiali migliori, ed eccoci.
La piena commercializzazione avverra' nel 2018.

Noi nel 2018 staremo ancora qui a dibattere le "riforme" (sono 30 anni che parlano di "riforme") .

Oltre alla Francia, ci sono progetti di aprire strade al sole, sempre per opera della COLAS Wattway, in altre parti del mondo: proprio una settimana fa sono iniziati gli accordi con Calgary, in Canada. 
Ironia della sorte Calgary (una delle citta' piu irradiate dal sole del paese) e' anche la capitale dell'Alberta, lo stato piu' petrolizzato del Canada.  Si parla anche di Giappone, Georgia (USA) e di altri stati d'Europa.

Noi c'abbiamo il referendum.

Oltre alla COLAS Wattway c'e' la Scania e la Siemens che in Svezia hanno messo a punto una strada elettrica. E' stata aperta il 22 Giugno 2016 nella citta' di Gävle, nel centro del paese, e fa parte del progetto della Svezia di diventare completamente fossil-fuel free entro il 2030.

Come funziona la strada elettrica di Svezia? 

Intanto e' una strada per ora lunga due chilometri e pensata per camion. Sono camion ibridi in condizioni normali che vanno a biocarburante. I camion hanno anche un sistema metallico, un pantografo come quello usato dai treni, per collegarsi ad una rete elettrica. I camion ci si possono collegare o scollegare a piacimento. E cosi, quando sono collegati i camion sono totalmente elettrici.

Questo progetto, implementato dalla Scania e dalla Siemens assieme al governo svedese, era considerato fondamentale per il governo, perche' sanno che arrivare al 100% fossil free significa dover cambiare tanti paradigmi, primo fra tutti quello del trasporto. E secondo Nils-Gunnar Vågstedt, il responsabile dell'elettrificazione per la Scania dice che e' anche conveniente da un punto di vista economico.

E fra le mille iniziative che la Svezia porta avanti, che includono piu' tasse sui trasporti-benzina e meno si quelle a basse emissioni, questa della strada elettrica.

San Francisco vieta le trivelle. Sfrattata la Chevron per far posto al sole.


 

Kern County



 Il Golden Gate Park, San Francisco 

San Francisco Public Library








La citta' di San Francisco ha appena varato una normativa che vieta alla citta' di approvare nuove concessioni trivellanti sul territorio comunale, e/o di estendere le concessioni scadute.

San Francisco e' ovviamente una citta' urbanizzata fino all'impossibile, e uno potrebbe pensare che ... dove mai saranno i campi petroliferi? E invece il comune possiede vari appezzamenti di terreno fuori dai confini della citta', anche in contee distanti, e piu' rurali.  E' su questi terreni che sara' vietato trivellare. 

Tutto nasce quando uno dei supervisors della citta', John Avalos, scopre quasi per caso che la citta' aveva affittato un campo di terreno alla Chevron, in Kern County, fra Los Angeles e San Fransisco. Era una eredita' lasciata alla citta' nel 1941 dal signor Alfred Fuhrman che volle fare un atto di generosita' alla citta':  secondo il suo testamento i guadagni di quei terreni devono essere suddivisi fra in parti uguali fra la San Francisco Public Library e Golden Gate Park.

Gia' questa e' una storia bella di uno che lascia i suoi terreni al parco e alla libreria, e se avessi tempo vorrei indagare su questo Fuhrman. Cosa l'ha spinto a fare questo? Si puo' dire tutto quello che si vuole sugli Americani, ma questi atti di generosita' sono frequenti e io non ne ho mai visti cosi tanti da nessuna parte del mondo.

Kern County e' per molti versi il cuore della Calfornia al petrolio. Ci sono campi immensi dei tempi che furono, con la "capitale" Bakersfield, e con tanti problemi di aria malsana, acqua inquinata, terremoti, poverta'.

E cosi' il campo regalato alla citta' era stato affittato alla Chevron. Uno dei molti campi petroliferi della Chevron, che fra l'altro ha sede a Richmond, non distante da San Francisco stessa.

Avalos studia la questione e decide che non va bene.

Gli viene una idea: e se convertissimo quel campo di petrolio in un campo di sole? E cosi mette assieme una squadra di tecnici che progettano la riconversione. Dalle trivelle al fotovoltaico. Scopre pure che gli introiti sarebbero stati superiori con il sole che con i buchi sottoterra.

E cosi, l'idea della riconversione viene proposta al resto del consiglio cittadino ad Ottobre, con il supporto di vari gruppi ambientali local e dei residenti. Tutti gli uffici che dovevano approvare, l'hanno fatto all'unanimita'.

Avalos dice che il pianeta non puo' piu' aspettare, che occorre diminuire l'uso e l'estrazione di fonti fossili adesso, che occorre dare l'esempio,  specie in questi tempi in cui non e' ben chiaro come Trump trattera' o maltrattera'  l'ambiente una volta diventato presidente.

La concessione della Chevron scade nel 2020. E poi arrivera' il sole.

Friday, December 2, 2016

Congo: piattaforma ENI "Foukanda" si incendia. Un morto






Questa notizia mi e' stata segnalata dal mio amico Giovanni Roli. 

Ecco qui, di nuovo della serie: noi siamo piu' bravi e noi siamo quelli della sicurezza al 100%.

Si certo finche' le cose non vanno per il verso storto.

Il giorno 1 Dicembre 2016 la piattaforma Foukanda nel Congo e' scoppiata e si e' incendiata causando la morte di un operaio.  Altri 5 hanno avuto ustioni. Gli altri 40 invece non si sono fatte niente.

Non sono ancora note le cause dell'incendio. Si sa solo che qui l'ENI trivella in mare a grandi profondita', promettendo anche loro benessere, ricchezza e progresso.

Maggiori informazioni appena le trovo.

Thursday, December 1, 2016

Incendio alla raffineria ENI di Sannazzaro de Burgondi, Pavia




Tutta la stampa d'Italia a parlare dell'incendio presso la raffineria ENI di Pavia.
Come sempre: non e' se succederanno gli incidenti, e' quando.

Come sempre, meglio non farceli venire dall'inizio.

Dopo che arrivano e' sempre troppo tardi.


Spero che ad Ortona ci si renda conto di quanto grande sia stato il pericolo scampato.

Intanto Asl, ENI e politicanti rassicurano che e' tuttapposto.

Sempre. 
Non importa cosa viene rilasciato,
cosa scoppia,
quando,
dove,
come
per quanto tempo.
 

In Italia vige il tuttapposto di regime.

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In Abruzzo volevano fare la raffineria in mezzo ai vigneti del Montepulciano DOC. Ci siamo opposti, ci siamo arrabbiati e per ora (!) non se ne e' fatto nulla. Ma quello di fare raffinerie vicino i centri abitati e in mezzo agli appezzamenti coltivati e' un vecchio vizio dell'Eni.

In provincia di Pavia, sorge dal 1963 la raffineria di Sannazzaro de Burgondi nel bel mezzo dei campi coltivati a riso. Sannazzaro e Ferrera Erbognone sono i due centri che sorgono a meno di un chilometro dalla raffineria: 6.000 e 1.200 abitanti rispettivamente. L'impianto e' visibile nella foto sopra o su Google Maps. L'indirizzo della raffineria non lascia scampo: Via Mattei.

"Nata nel 1963 con una capacità di 5 milioni di tonnellate /anno, raddoppiata nel 1975, ristrutturata tra il 1988 ed il 1992 e potenziata con interventi di miglioramento tecnologico negli ultimi anni, la Raffineria vanta oggi un livello di complessità e capacità di conversione tra i più elevati in Europa" (Fonte: Eni).

E nel 2009, quale e' la capacita' di quella raffineria?

Secondo l'Eni siamo a 10 milioni di tonnellate/anno, ma non bastano, serve di più. La proposta depositata alla regione Lombardia parla di 11 milioni di tonnellate/anno da raggiungere con un ulteriore espansione della raffineria (zona gialla della foto sopra).

Il nuovo pezzo di raffineria "rappresenta la soluzione per la conversione del "fondo del barile", consentendo da un lato un miglior sfruttamento delle risorse classiche anche in termini ambientali, dall'altro la valorizzazione di risorse a basso costo, come i greggi extra-pesanti , che nei prossimi anni svolgeranno un ruolo importante nella crescita delle forniture energetiche".

Cospargono i loro scritti con la parola ambiente ma quello che gli vogliono costruire e' il peggio del peggio dal punto i vista della salute delle persone. Agli amici di Sannazzaro che non sanno cosa sia il petrolio pesante (=amaro), il bitume, l'idrogeno solforato e un desulffuratore consiglio di informarsi. Il nuovo pezzo di raffineria serve per raffinare petrolio con basso indice API con processi molto più impattanti di quelli che hanno ora.

E le istituzioni locali dove sono ? Non sarà mica come a Ortona che l'amministrazione comunale era consenziente e qualcuno fa pure affari personali con i petrolieri l'Eni ?

Il sito del comune ha una ampia pagina dedicata alla raffineria con ampi pezzi presi col copia e incolla dal sito dell'Eni.

Ormai raffineria e paese sono tutt'uno.

Sul blog cambiasannazzaro si parla di fenomeni di neve artificiale causati dalla condensa dei vapori della raffineria, vapori che dopo l'installazione del desulfuratore arriveranno a 1000 metri cubi per ora (Fonte: qui). Chissa' quanta robaccia c'e' dentro quella neve generatasi con i vapori di una raffineria...

*** NOTA del 19/9/2009: Un commento del coautore del video mette in dubbio la connessione tra la nevicata e i vapori della raffineria. Che sia artificiale o meno, il problema non cambia, la neve e' impregnata delle sostanze chimiche rilasciate dalla raffineria. ***

Che i vapori della raffineria siano un problema lo sanno anche all'Eni (e come!). La nuova ciminiera avrà infatti una altezza di 128 metri per "una migliore dispersione dei fumi di scarico", che comporteranno "un minor impatto ambientale".

Parola di Eni.

Il veleno che spara fuori la raffineria e' finito anche su un report di Legambiente stilato per la raffineria di Taranto. Secondo lo studio di Legambiente del 2006 la rafffineria di Sannazzaro si colloca ai primissimi posti in Italia per l'emissione di sostanze altamente inquinanti, ricordiamo, a ridosso dei centri abitati e dei campi coltivati: 34.992 kg di benzene (al terzo posto dietro ILVA d Taranto e le raffienrie ERG di Priolo), 241 tonnellate di sostanze PM10 (quarto posto in classifica), 59 kg di Arsenico, 78kg di cadmio (terzo posto), 1434 kg di cromo (terzo posto).

Ma i numeri di Legambiente non contano, ingrandiamo la raffineria.

Va tutto bene.

Wednesday, November 30, 2016

Aggiungi po di grafene al tuo pannello e ti dara' energia anche sotto la pioggia








Quante volte l'abbiamo sentito?

I pannelli solari non saranno mai la soluzione ai nostri guai energetici perche' sono troppo imprevedibili, e tutto dipende dalle condizioni climatiche. Come arrivera' mai l'energia quando e' nuovoloso? Di notte? Quando piove?

Beh, per l'ultimo caso la risposta arriva dalla Cina.

Un gruppo di ricercatori della China Yunnan Normal University e della Ocean University hanno applicato uno strato di grafene e molecole d'acqua alla superficie di un pannello solare con molecole di stagno e sono riusciti ad estrarre elettricita'. 

Qualcuno ricordera' il grafene. E' una superficie di carbone di un atomo di spessore ed e' estratto dalla grafite. A causa del modo in cui questi atomi sono organizzati in questa superficie il grafene e' un ottimo conduttore, e' fortemente resistente, e' estremamente malleabile.

Nel 2006 il premio Nobel per la fisica venne dato ai suoi "scopritori", ricercatori dell'Universita' di Manchester nel Regno Unito.  Da allora e' stato usato in varie piccole-grandi invenzioni di questi anni.

E adesso sono arrivati i cinesi ad usare in grafene per generare energia sotto la pioggia.

Cosa hanno fatto? Hanno coperto un pannello con uno strato di grafene.

Ora, l'acqua piovana non e' solo acqua, ma contiene piccolissime quantita' di sodio, cloro e sali, in dipendenza dalla geografia locale. Spesso questi atomi e questi sali sono sottoforma di ioni, cioe' hanno delle cariche elettriche, perche' hanno uno o piu' elettroni in eccesso o di meno del normale. 

Cosi' i ricercatori cinesi hanno deciso di usare grafene come materiale di rivestimento di questi pannelli e cercare di studiare le reazioni del grafene stesso con acqua contenente gli stessi ioni tipici della pioggia.

E voila'.

Gli ioni carichi positivamente hanno interagito con gli elettroni del grafene che hanno portato alla generazione di corrente, anche in assenza di sole.  Quando la pioggia non c'e' il pannello al grafene funziona come un pannello normale.

Ci vorra' ancora del tempo pero' affinche' i pannelli al grafene possano essere commercializzati e diffusi a grande scala.  La resa dei pannelli sotto il sole e' del 22% circa: cioe' di tutta l'energia che gli arriva dal sole solo il 22% viene trasormata in elettricita'. Per i pannelli coperti da grafene sotto la pioggia, la resa e' piu' bassa, del 6.5%.  Un valore certamente importante perche' era appunto la prima volta che succedva, ma occorreara' migliorarla.

Ma il punto non e' questo, io credo. Il punto e' che questo e' un inizio, che ci sono la fuori migliaia di gruppi di ricerca che cercano di mettere a punto nuove tecnologie che potranno rendere l'uso dei pannelli fotovoltaici sempre piu' efficenti.  E domani ci saranno altri gruppi, da qualche altra parte del mondo che miglioreranno questo risultato, che svilupperanno altre idee, che ci faranno fare un altro passo in avanti.

Il futuro e' qui, non nelle trivelle sottoterra.

Ed e' emblematico che tutto questo arriva dalla Cina - uno dei paesi piu' inquinati nel mondo, con forti emissioni di CO2, con ancora decine di impianti a carbone sparsi sul territorio.  Anche loro hanno capito che e' tempo di abbandonare le fonti fossili, e la transizione verso sole e vento e' gia' iniziata.

In questo momento, installano una turbina a vento nel paese *ogni ora*.