Wednesday, May 22, 2013
Tuesday, May 21, 2013
#noombrina - da mandare ai ministri
Al Ministro Flavio Zanonato
Ministro dello Sviluppo Economico
Via Veneto n. 33
00187 Roma
Al Ministro Andrea Orlando
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Via Cristoforo Colombo n. 44
00147 Roma
Al Ministro Massimo Bray
Ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo
Via del Collegio Romano n. 27
00186 Roma
Oggetto: Contrarieta’ alle trivelle MOG - Ombrina Mare – Costa dei Trabocchi - Abruzzo
Il popolo e’ sovrano
Articolo 1 della Costituzione Italiana
Gentile Ministro Flavio Zanonato,
Gentile Ministro Andrea Orlando,
Gentile Ministro Massimo Bray,
le scrivo da cittadino italiano, libero ed informato, per esortarla a non autorizzare il rilascio del “si” alla concessione petrolifera detta ”Ombrina Mare” come proposto dalla Mediterranean Oil and Gas di Londra e che dovrebbe sorgere a circa 5 chilometri dal costituendo Parco della Costa Teatina, in provincia di Chieti.
La concessione prevede il trivellamento di almeno 6 pozzi di petrolio, l’installazione di una piattaforma petrolifera, di una nave desolforante FPSO, di vari oleodotti verso la costa nonche’ un viavai continuo di petroliere e di navi dedite al trasporto di materiale da scarto da e verso la riva.
Il petrolio presente nella concessione Ombrina e’ di qualita’ scadente, saturo di impurita’ sulfuree, difficile da estrarre e da raffinare. Stime della stessa MOG parlano di riserve complessive fra i 20 e i 40 milioni di barili, quanto serve all’Italia per 2 o 4 settimane e che vanno a spalmarsi su un arco produttivo di 30 anni.
E’ evidente a qualsiasi persona intelligente e senza interessi di parte che questo e’ un progetto folle, assolutamente privo di buon senso, e di cui gli unici a beneficiare sarebbero i petrolieri inglesi della MOG e i loro investitori.
Ombrina Mare snaturera’ l’essenza stessa della costa teatina ed e’ del tutto incompatibile con l’economia attuale, con la nascente industria turistica della riviera d’Abruzzo, con la presenza di varie riserve naturali lungo la costa e di una riserva di pesca finanziata dall’UE all’interno della concessione stessa.
Soprattutto, Ombrina Mare e’ incompatibile con le aspirazioni e la volonta’ di un popolo intero che dal 2008 ad oggi, in vari modi ed occasioni continua ad esprimere il suo piu’ totale dissenso ad Ombrina Mare.
Tutta la classe politica d’Abruzzo, dal consiglio regionale di Gianni Chiodi, ai vari senatori, ai presidenti delle province interessate, ai sindaci hanno ripetutamente detto no ad Ombrina Mare, coprendo con voce unanime tutto lo spettro politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Forte dissenso e’ stato espresso anche dalla Confcommercio, dall’ intera Conferenza Episcopale d’Abruzzo e Molise, da Assoturismo, dal FAI, da WWF, da Legambiente, da una molteplicita’ di accademici indipendenti e da una miriade di associazioni in rappresentanza di pescatori, albergatori, subacquei ed altre attivita’ culturali , religiose, ambientali, giovanili e studentesche.
A testimonianza di quanto il popolo d’Abruzzo non desidera essere petrolizzato e’ la manifestazione del 13 Aprile 2013, in cui circa 40,000 persone sono scese in piazza a Pescara a dire, per l’ennesima volta, no ad Ombrina e alle trivelle in Adriatico.
I petrolieri affermano che sara’ tutto realizzato nel migliore dei modi, che ci saranno vantaggi per l’Italia, ma sappiamo che non e’ vero: non esiste nessuna comunita’ nel mondo in cui qualita’ di vita e petrolio si sposano. Non a caso lungo le coste atlantiche e pacifiche degli USA, esiste il divieto integrale alle trivelle entro 160 chilometri da riva. In Florida si arriva a 200 chilometri.
Il Ministero dell’Ambiente, sotto l’onorevole Stefania Prestigiacomo, aveva decretato parere negativo ad Ombrina Mare nell’ottobre del 2010 secondo le diciture riportate in calce. Fra i vari motivi del no, e non certo il principale, il Decreto 128 del 2010 in cui si imponeva una fascia di rispetto di 12 miglia (circa 20 chilometri) da riva in presenza di riserve naturali.
La successiva forte opera di lobby eseguita sul governo Monti da Sergio Morandi della MOG ha pero’ portato all’Articolo 35 del Decreto Sviluppo del 2012 in cui il vincolo delle 12 miglia non era piu' applicabile ai progetti antecendenti il 2010, fra questi Ombrina Mare. Tutti gli altri fattori di pericolosita’, di inquinamento, di effetti deleteri su persone, pesci e ambiente, sottolineati dal precedente parere del Ministero dell’Ambiente, restano pero’ immutati.
Questo nuovo governo afferma di volersi aprire all’insegna del bipolarismo, della voglia di cambiamento, di trasparenza, di partecipazione popolare.
Il no ad Ombrina Mare da parte dei vostri ministeri, in modo forte e chiaro, sarebbe allora un ottimo modo per dimostrare nei fatti questi intenti e di mostrare il cambiamento di rotta nel conceto: prima i cittadini e poi gli interessi speciali di lobbisti e petrolieri. E’ il buonsenso che lo chiede, e’ la democrazia, e’ la voglia di proteggere e di migliorare l’Italia, e’ la voglia di guardare liberi al futuro, speranzosi che il domani possa essere migliore dell’oggi.
Considerato che progetti simili riguardano tutti i mari d’Italia, in Adriatico, nello Ionio, ed in Sicilia, ci auguriamo che ci sia una azione decisiva, concentrata ed intelligente da parte dei vostri ministeri, per proteggere tutte le nostre coste, da nord a sud.
Il mare dell’Italia non e’ della MOG, della Petroceltic, della Shell, della Transunion, della Audax o dell’ENI.
Il mare dell’Italia e’ degli Italiani.
Grazie,
firma e data
--- Dal Ministero dell’Ambiente – Ottobre 2010 --
CONSIDERATO che le osservazioni presentate da Enti Pubblici e Privati, da Associazioni, esercizi commerciali e singoli cittadini attengono nella quasi totalità dei casi a:
· timore di nocumento per lo sviluppo turistico;
· timore di degrado ambientale per la presenza di una nuova torre di perforazione;
· impatto negativo di traffico, presenza di strutture a mare, smaltimento rif iuti, rilascio metalli pesanti;
· timore di possibile inquinamento da vernici, combustibili, reflui;
· timore per la paventata diminuzione di presenza turistica;
· timore di possibili nocumenti irreversibili per le aree SIC presenti sulla costa, e le altre aree protette nella zona di eventuale interferenza, in particolare per le specie arboree e l’avifauna;
· timore di nocumento per la pesca;
· timore per il possibile sversamento di idrocarburi liquidi in mare;
· timore di nocumento per le specie ittiche, per i rettili, i mammiferi marini e avifauna;
· timore di spiaggiamento cetacei;
· timore di possibili insorgenze di patologie nell’uomo in conseguenza dell’attività di sfruttamento
idrocarburi legate al rilascio di sostanze pericolose volatili e/o solubili e/o solide;
· Timore di interferenza con la flotta peschereccia e con le linee commerciali;
CONSIDERATO che il comma 17 dell’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128 prevede che:
"Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo . Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”
CONSIDERATO che l’intera estensione dell’area di ricerca d 355 CR SR si trova interamente entro il limite di 12 miglia marine dalla costa in cui sono presenti le aree protette;
CONSIDERATO che nella zona costiera prospiciente l’area di ricerca sono presenti due Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) ai sensi della legge 394/91 la cui ubicazione è illustrata nella carta dei vincoli allegata al SIA denominati “Fosso delle Farfalle” e “Lecceta litoranea di Torino di Sangro e Foce del Fiume Sangro”;
CONSIDERATO che sulla costa insiste un’area sottoposta a vincolo paesaggistico dichiarata di notevole interesse pubblico dalla L. 1497/39 (oggi art. 136 del D.Lgs 42/2004). In particolare con D.M. 21/06/1985 è stata vincola l’area di costa (codice del vincolo 130102) denominata “Fascia costiera che va da Francavilla al Mare fino a San Salvo con colline degradanti sul mare” che interessa tutta la coste della Provincia di Chieti e parte delle aree più interne, inglobando le singole aree vincolate istituite in precedenza;
ESPRIME
parere negativo riguardo alla compatibilità ambientale del progetto “Progetto di coltivazione del giacimento di idrocarburi Ombrina Mare nell’ambito della concessione di coltivazione d30 B.C-MD” in considerazionedi quanto previsto dall’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128.
Ombrina Mare: a Galan, Orlando, Bray, ministri della repubblica Italiana
Never doubt that a small group of thoughtful, committed,
citizens can
change the world. Indeed, it is the only thing that ever has.
Margaret Mead
Come sappiamo, il ministero dei Beni Culturali deve ancora ratificare il si ad Ombrina Mare. Ecco allora una cosa che si puo' fare, facile facile, per dirgli che non vogliamo ne Ombrina ne nessun altro pozzo lungo le coste d'Italia e per mettergli pressione: mandare una lettera sia ai Beni Culturali che ai ministri di Ambiente e Sviluppo Economico.
Qui il testo in .doc
Qui il testo in .doc
Qui il testo da dove fare copia ed incolla se si vuole postare su Twitter.
Gli email da usare sono qui:
gabinetto@beniculturali.it
ministro.segreteria@beniculturali.it
mbac-udcm@mailcert.beniculturali.it
SegretarioGenerale@minambiente.it
segreteria.capogabinetto@sviluppoeconomico.gov.it
Se gli si vuole scrivere su Twitter ecco:
@massimobray
@AndreaOrlandosp
@minambienteIT
@flaviozanonato
@MinSviluppo
@SimonaVicari
Non so se esiste l'hashtag #noombrina, ma magari lo possiamo inventare.
Ovviamente ognuno puo' scrivere quello che vuole, il mio e' solo un template.
Grazie a tutti - non sappiamo come va a finire, ma il non fare niente, di sicuro non portera' da nessuna parte.
Dopo la manifestazione del 13 Aprile occorre continuare a fare, a protestare a spingere.
Ombrina e' - e sempre sara' - la lotta di un popolo intero, in cui occorre essere attivi, rompere le scatole, continuare a far sentire la nostra voce giorno dopo giorno.
Ci siamo riusciti nel 2010, ci riusciremo anche questa volta.
PS: Se qualcuno ha altri contatti twitter/email etc basta solo segnalare nei commenti e li metto. Nota: ci ho messo un sacco di tempo a scrivere questa cosa: avra' effetto solo se siamo in tanti, altrimenti e' fatica sprecata. Grazie!
-----
Al Ministro Flavio Zanonato
Ministro dello Sviluppo Economico
Via Veneto n. 33
00187 Roma
Al Ministro Andrea Orlando
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Via Cristoforo Colombo n. 44
00147 Roma
Al Ministro Massimo Bray
Ministro per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo
Via del Collegio Romano n. 27
00186 Roma
Oggetto: Contrarieta’ alle trivelle MOG - Ombrina Mare – Costa dei Trabocchi - Abruzzo
Il popolo e’ sovrano
Articolo 1 della Costituzione Italiana
Gentile Ministro Flavio Zanonato,
Gentile Ministro Andrea Orlando,
Gentile Ministro Massimo Bray,
le scrivo da cittadino italiano, libero ed informato, per esortarla a non autorizzare il rilascio del “si” alla concessione petrolifera detta ”Ombrina Mare” come proposto dalla Mediterranean Oil and Gas di Londra e che dovrebbe sorgere a circa 5 chilometri dal costituendo Parco della Costa Teatina, in provincia di Chieti.
La concessione prevede il trivellamento di almeno 6 pozzi di petrolio, l’installazione di una piattaforma petrolifera, di una nave desolforante FPSO, di vari oleodotti verso la costa nonche’ un viavai continuo di petroliere e di navi dedite al trasporto di materiale da scarto da e verso la riva.
Il petrolio presente nella concessione Ombrina e’ di qualita’ scadente, saturo di impurita’ sulfuree, difficile da estrarre e da raffinare. Stime della stessa MOG parlano di riserve complessive fra i 20 e i 40 milioni di barili, quanto serve all’Italia per 2 o 4 settimane e che vanno a spalmarsi su un arco produttivo di 30 anni.
E’ evidente a qualsiasi persona intelligente e senza interessi di parte che questo e’ un progetto folle, assolutamente privo di buon senso, e di cui gli unici a beneficiare sarebbero i petrolieri inglesi della MOG e i loro investitori.
Ombrina Mare snaturera’ l’essenza stessa della costa teatina ed e’ del tutto incompatibile con l’economia attuale, con la nascente industria turistica della riviera d’Abruzzo, con la presenza di varie riserve naturali lungo la costa e di una riserva di pesca finanziata dall’UE all’interno della concessione stessa.
Soprattutto, Ombrina Mare e’ incompatibile con le aspirazioni e la volonta’ di un popolo intero che dal 2008 ad oggi, in vari modi ed occasioni continua ad esprimere il suo piu’ totale dissenso ad Ombrina Mare.
Tutta la classe politica d’Abruzzo, dal consiglio regionale di Gianni Chiodi, ai vari senatori, ai presidenti delle province interessate, ai sindaci hanno ripetutamente detto no ad Ombrina Mare, coprendo con voce unanime tutto lo spettro politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Forte dissenso e’ stato espresso anche dalla Confcommercio, dall’ intera Conferenza Episcopale d’Abruzzo e Molise, da Assoturismo, dal FAI, da WWF, da Legambiente, da una molteplicita’ di accademici indipendenti e da una miriade di associazioni in rappresentanza di pescatori, albergatori, subacquei ed altre attivita’ culturali , religiose, ambientali, giovanili e studentesche.
A testimonianza di quanto il popolo d’Abruzzo non desidera essere petrolizzato e’ la manifestazione del 13 Aprile 2013, in cui circa 40,000 persone sono scese in piazza a Pescara a dire, per l’ennesima volta, no ad Ombrina e alle trivelle in Adriatico.
I petrolieri affermano che sara’ tutto realizzato nel migliore dei modi, che ci saranno vantaggi per l’Italia, ma sappiamo che non e’ vero: non esiste nessuna comunita’ nel mondo in cui qualita’ di vita e petrolio si sposano. Non a caso lungo le coste atlantiche e pacifiche degli USA, esiste il divieto integrale alle trivelle entro 160 chilometri da riva. In Florida si arriva a 200 chilometri.
Il Ministero dell’Ambiente, sotto l’onorevole Stefania Prestigiacomo, aveva decretato parere negativo ad Ombrina Mare nell’ottobre del 2010 secondo le diciture riportate in calce. Fra i vari motivi del no, e non certo il principale, il Decreto 128 del 2010 in cui si imponeva una fascia di rispetto di 12 miglia (circa 20 chilometri) da riva in presenza di riserve naturali.
La successiva forte opera di lobby eseguita sul governo Monti da Sergio Morandi della MOG ha pero’ portato all’Articolo 35 del Decreto Sviluppo del 2012 in cui il vincolo delle 12 miglia non era piu' applicabile ai progetti antecendenti il 2010, fra questi Ombrina Mare. Tutti gli altri fattori di pericolosita’, di inquinamento, di effetti deleteri su persone, pesci e ambiente, sottolineati dal precedente parere del Ministero dell’Ambiente, restano pero’ immutati.
Questo nuovo governo afferma di volersi aprire all’insegna del bipolarismo, della voglia di cambiamento, di trasparenza, di partecipazione popolare.
Il no ad Ombrina Mare da parte dei vostri ministeri, in modo forte e chiaro, sarebbe allora un ottimo modo per dimostrare nei fatti questi intenti e di mostrare il cambiamento di rotta nel conceto: prima i cittadini e poi gli interessi speciali di lobbisti e petrolieri. E’ il buonsenso che lo chiede, e’ la democrazia, e’ la voglia di proteggere e di migliorare l’Italia, e’ la voglia di guardare liberi al futuro, speranzosi che il domani possa essere migliore dell’oggi.
Considerato che progetti simili riguardano tutti i mari d’Italia, in Adriatico, nello Ionio, ed in Sicilia, ci auguriamo che ci sia una azione decisiva, concentrata ed intelligente da parte dei vostri ministeri, per proteggere tutte le nostre coste, da nord a sud.
Il mare dell’Italia non e’ della MOG, della Petroceltic, della Shell, della Transunion, della Audax o dell’ENI.
Il mare dell’Italia e’ degli Italiani.
Grazie,
firma e data
--- Dal Ministero dell’Ambiente – Ottobre 2010 --
CONSIDERATO che le osservazioni presentate da Enti Pubblici e Privati, da Associazioni, esercizi commerciali e singoli cittadini attengono nella quasi totalità dei casi a:
· timore di nocumento per lo sviluppo turistico;
· timore di degrado ambientale per la presenza di una nuova torre di perforazione;
· impatto negativo di traffico, presenza di strutture a mare, smaltimento rif iuti, rilascio metalli pesanti;
· timore di possibile inquinamento da vernici, combustibili, reflui;
· timore per la paventata diminuzione di presenza turistica;
· timore di possibili nocumenti irreversibili per le aree SIC presenti sulla costa, e le altre aree protette nella zona di eventuale interferenza, in particolare per le specie arboree e l’avifauna;
· timore di nocumento per la pesca;
· timore per il possibile sversamento di idrocarburi liquidi in mare;
· timore di nocumento per le specie ittiche, per i rettili, i mammiferi marini e avifauna;
· timore di spiaggiamento cetacei;
· timore di possibili insorgenze di patologie nell’uomo in conseguenza dell’attività di sfruttamento
idrocarburi legate al rilascio di sostanze pericolose volatili e/o solubili e/o solide;
· Timore di interferenza con la flotta peschereccia e con le linee commerciali;
CONSIDERATO che il comma 17 dell’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128 prevede che:
"Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo . Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”
CONSIDERATO che l’intera estensione dell’area di ricerca d 355 CR SR si trova interamente entro il limite di 12 miglia marine dalla costa in cui sono presenti le aree protette;
CONSIDERATO che nella zona costiera prospiciente l’area di ricerca sono presenti due Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) ai sensi della legge 394/91 la cui ubicazione è illustrata nella carta dei vincoli allegata al SIA denominati “Fosso delle Farfalle” e “Lecceta litoranea di Torino di Sangro e Foce del Fiume Sangro”;
CONSIDERATO che sulla costa insiste un’area sottoposta a vincolo paesaggistico dichiarata di notevole interesse pubblico dalla L. 1497/39 (oggi art. 136 del D.Lgs 42/2004). In particolare con D.M. 21/06/1985 è stata vincola l’area di costa (codice del vincolo 130102) denominata “Fascia costiera che va da Francavilla al Mare fino a San Salvo con colline degradanti sul mare” che interessa tutta la coste della Provincia di Chieti e parte delle aree più interne, inglobando le singole aree vincolate istituite in precedenza;
ESPRIME
parere negativo riguardo alla compatibilità ambientale del progetto “Progetto di coltivazione del giacimento di idrocarburi Ombrina Mare nell’ambito della concessione di coltivazione d30 B.C-MD” in considerazionedi quanto previsto dall’art. 6 del D. Lgs. 152/2006 come modificato ed integrato dal succitato Decreto Legislativo 29 giugno 2010, n. 128.
Sunday, May 19, 2013
Sicilia: Transunion - D361 CR TU
E dopo l'ENI e le sue concessioni D33 BR AG e D28 BR AG ecco qui la Transunion Petroleum che decide di trivellare anche lei al largo delle coste di Sicilia.
Si tratta della concessione D361 CR TU,il cui termine ultimo per presentare osservazioni e' il giorno 13 Luglio 2013. Vogliono fare anche qui esplorazioni con tecniche air-gun e poi la trivellazione di un pozzo esplorativo.
Il testo e' qui ed e' stato redatto dagli amanti del mare della Sicilia Valentina Negri, Angelo Ricciato, Alessandro Criscenti ed approvato da Raffaele Di Cuia.
L'area si estende per circa 500 chilometri quadrati in totale ed e' in acque che variano dai 66 agli 800 metri: quindi anche qui si tratta potenzialmente di acque profonde.
La distanza dalla costa e' ridicola, sono circa 7-8 chilometri da riva e nelle strette vicinanze dell'area protetta ITA 050001, Biviere di Macconi di Gela.
Aree protette nelle vicinanze? Non possono mancare:
1. "Zona del Lago di Biviere ultimo resto della palude caratterizzato da rive fatte di canneti e con qualche isolotto rifugio di ricchissima avifauna in Comune di Gela”;
2. “Dichiarazione di notevole interesse pubblico del tratto di costa di Contrada Branco Piccolo sita nel Comune di Ragusa”;
3. “Territorio comprendente il Fiume Irminio e zone circostanti nei comuni di Scicli Ragusa Modica e Giarratana”;
4. “Proroga del vincolo di immodificabilità temporanea dell'area degli ambienti costieri in prossimità di Sampieri ricadenti nei territori comunali di Scicli e Modica”.
Ci sono zone di ripopolamento ittico, la GSA16, ci sono tartarughe marine, c'e' la posidonia oceanica a 13 chilometri di distanza e questo e' veramente grave: la posidonia oceanica e' una delle specie piu' importanti del mare ed e' protetta da una serie di convenzioni europee, italiane.
Sono veramente folli.
Anche qui, come sempre, e' tuttapposto.
Io non ho piu tempo di questo, ma spero che vive li si renda conto che queste sono cose irreversibili e che e' veramente folle trivellare cosi vicino alla costa, in acque profonde, e con cosi tanta ricchezza naturale e marina.
Notare la vicinanza ad acque protette
e alla costa
Si tratta della concessione D361 CR TU,il cui termine ultimo per presentare osservazioni e' il giorno 13 Luglio 2013. Vogliono fare anche qui esplorazioni con tecniche air-gun e poi la trivellazione di un pozzo esplorativo.
Il testo e' qui ed e' stato redatto dagli amanti del mare della Sicilia Valentina Negri, Angelo Ricciato, Alessandro Criscenti ed approvato da Raffaele Di Cuia.
L'area si estende per circa 500 chilometri quadrati in totale ed e' in acque che variano dai 66 agli 800 metri: quindi anche qui si tratta potenzialmente di acque profonde.
La distanza dalla costa e' ridicola, sono circa 7-8 chilometri da riva e nelle strette vicinanze dell'area protetta ITA 050001, Biviere di Macconi di Gela.
Aree protette nelle vicinanze? Non possono mancare:
1. "Zona del Lago di Biviere ultimo resto della palude caratterizzato da rive fatte di canneti e con qualche isolotto rifugio di ricchissima avifauna in Comune di Gela”;
2. “Dichiarazione di notevole interesse pubblico del tratto di costa di Contrada Branco Piccolo sita nel Comune di Ragusa”;
3. “Territorio comprendente il Fiume Irminio e zone circostanti nei comuni di Scicli Ragusa Modica e Giarratana”;
4. “Proroga del vincolo di immodificabilità temporanea dell'area degli ambienti costieri in prossimità di Sampieri ricadenti nei territori comunali di Scicli e Modica”.
Ci sono zone di ripopolamento ittico, la GSA16, ci sono tartarughe marine, c'e' la posidonia oceanica a 13 chilometri di distanza e questo e' veramente grave: la posidonia oceanica e' una delle specie piu' importanti del mare ed e' protetta da una serie di convenzioni europee, italiane.
Sono veramente folli.
Anche qui, come sempre, e' tuttapposto.
Io non ho piu tempo di questo, ma spero che vive li si renda conto che queste sono cose irreversibili e che e' veramente folle trivellare cosi vicino alla costa, in acque profonde, e con cosi tanta ricchezza naturale e marina.
Saturday, May 18, 2013
Nuove trivelle siciliane - D33 GR AG e D28 GR AG
"Eni è oggi più che mai un’azienda vicina, aperta e dinamica. I suoi valori chiave sono la sostenibilità, la cultura, la partnership, l’innovazione e l’efficienza".
money money money money money money
Tra i punti A e B c'e' la tutela integrale.
Il posto giusto per una trivella.
I testi sono qui
D33 GR AG
D28 GR AG
Si tratta della D33 GR AG e della D28 GR AG, entrambe dell'ENI con partecipazione Edison, adiacenti l'una all'altra, in cui si vuole fare acquisizione sismica con airgun su un area di 100 chilometri quadrati (la D 33) e su 450 chilometri quadrati (la D28) e la perforazione di un pozzo esplorativo in ciascuna concessione della profondita' complessiva di 1600 metri. L'istanza si estende a 20 chilometri da Licata, in provincia di Agrigento e a 23 chilometri sia da Gela che dalla provincia di Ragusa.
La profondita' del mare varia da 350 a 900 metri nelle due concessioni, per cui si tratta di acque profonde (e pericolose).
I comuni interessati sono Acate, Butera, Gela, Licata, Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria sparsi fra le province di Agrigento, Caltanissetta, Ragusa.
Ovviamente questa concessione non e' sola, ma ce ne sono diverse altre a tappezzare i mari di Sicilia: come per tutti i mari d'Italia e' un continuo che abbraccia tutto il contorno dell'isola. Cambiano nomi, titolari e perimetri, ma sempre buchi e trivelle sono che puntellineranno tutto il litorale siciliano se nessuno fa niente.
Come giustifica tutto questo l'ENI? Con le solite balle che secondo me neanche loro ci credono:
L’alternativa zero, ovvero la non realizzazione delle opere, è stata considerata non applicabile in quanto il progetto, può risultare estremamente vantaggioso per l’Italia, permettendo di ridurre la dipendenza energetica dall’estero attraverso lo sfruttamento delle risorse presenti sul territorio nazionale sia marino sia terrestre.
La mancata realizzazione del progetto porterebbe a non sfruttare una potenziale risorsa energetica ed economica del territorio attraverso la produzione di idrocarburi da immettere nella rete di distribuzione nazionale.
Qualcuno deve ancora spiegargli che tutto il petrolio d'Italia non servirebbe a soddisfare che una parte piccolissima di fabbisogno nazionale e che di vantaggi per l'Italia non ce ne sono - quelli sono solo per le tasche di Scaroni e dei loro investitori.
E l'alternativa zero del lasciare il mare pulito?
Ad ogni modo ecco qui le zone protette nelle vicinanze delle concessioni D33 e D28 GR AG
Siti ZPS (Zone di protezione speciale)
· ITA 050012 Torre Manfria Biviere e Piana di Gela che si spinge per un tratto anche a mare e che
dista circa 22.2 km (circa 12 miglia marine nel punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza di
Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.
Siti SIC (Siti di Importanza Comunitari)
· ITA040010 Litorale di Palma di Montechiaro a circa 29 km (circa 16 miglia marine nel punto più
prossimo) a Nord – Est dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;
· ITA050011 Torre Manfria a circa 22,2 km (circa 12 miglia marine nel punto più prossimo) dal
perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;
· ITA050001 Biviere e Macconi di Gela a circa 24,5 km (circa 13,2 miglia marine nel punto più
prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;
· ITA080004 Punta Braccetto Contrada Cammarana a circa 23,6 km (circa 12,7 miglia marine nel
punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;
· ITA080001 Foce del Fiume Irmino a circa 33,3 km (circa 18 miglia marine nel punto più prossimo)
dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.
· ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irmino a circa 34,6 km (circa 18,7 miglia marine nel punto più
prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.
Siti IBA (Important Bird Watching)
· 166 Biviere e Piana di Gela - Important Bird Area a circa 22 km (circa 11,8 miglia marine nel punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza che ricade parte sulla costa e parte in mare.
Ci sono poi varie “aree di notevole interesse pubblico”a circa 20 chilometri dalla concessione
1) tratto di costa di contrada Branco Piccolo sita nel Comune di Ragusa
2) zona di Falconara;
3) zona di Manfria;
4) zona del lago di Biviere;
5) zona di Punta Braccetto;
6) territorio comprendente il Fiume Irminio e zone circostanti nei Comuni di Scicli, Ragusa, Modica e Giarratana
e poi ci sono Beni archeologici sommersi, in prossimità della costa, a circa 23,5 km (12,7 miglia marine) l'Area Marina di Tutela Archeologica in Località Bulala del Comune di Gela dove sussiste una Zona di Tutela Integrale dove sono vietate:
· il transito, la sosta e l’ancoraggio di qualsiasi unità navale;
· la pesca professionale e sportiva svolta con qualsiasi sistema (fatti salvi alcuni casi particolari);
· l’immersione subacquea in apnea e con bombole;
· qualsiasi altra attività in superficie o in immersione non autorizzata.
Cioe' e' tutto vietato, ma a 20 chilometri di distanza uno puo' andare e fare trivelle e sondaggi, come se l'acqua del mare conoscesse confini e come se le navi volassero!!!
Ecco qui una interessante tabellina
Che dire. Ci sono solo X, niente numeri.
Se uno poi legge il progetto ci sono un sacco di blabla sul come nonostante le X tutto sara' fatto nel rispetto dell'ambiente e che tutti gli impatti sono bassi, lievi, trascurabili, nulli.
Questa in particolare fa un po ridere:
L’immissione in mare degli scarichi civili generalmente è considerata circoscritta e di carattere temporaneo. Inoltre, poiché le operazioni di perforazione sono svolte in mare aperto, va considerata anche l’elevata capacità di diluizione dell’ambiente circostante che rende tale fattore di perturbazione ed i conseguenti effetti sulle popolazioni marine poco significativi.
Notare che parlano di scarichi civili, e non di che fine fanno i fanghi di perforazione. E notare la logica: buttiamo la monnezza a mare e il mare diluisce!!!!
E i fanghi di perforazione? Dicono che quelli verranno raccolti da apposite navi che periodicamente riporteranno il materiale in terraferma. Ma e queste navi dove transiteranno? E visto che portano via il materiale di scarto delle operazioni petrolifere con queste navi, perche' non portare via anche gli scarichi civili???
E' come una favola.
Basta crederci.
Friday, May 17, 2013
L'istituto Luce e il petrolio d'Abruzzo
Fanno tenerezza questi video dell'istituto Luce. Qui sui pozzi di Alanno, San Valentino, Pollutri, tutti in provincia di Chieti, in Abruzzo, del 1955.
Parlano di poderi che nascodono tesori, campioni, pozzi del miracolo, 450 tonnellate al giorno, alta qualita', fuochi di gioia, pozzo Cigno. Notare Abbruzzo con due bb.
We've come a long way.
Petrolio in Abruzzo 04/02/1955 - M182
Il petrolio in Italia. Alanno, nei pressi della Maiella: il giacimento di petrolio di Alanno sarà in [...] 03/03/1955 - 01217
Sgorga il petrolio dalla terra d'Abbruzzo 07/10/1955 - M217
Il pozzo Alanno 1 e' oggi classificato come sterile.
Thursday, May 16, 2013
Lo scoppio di Cortemaggiore - 67 giorni di fiamme
"Sorry, mister Mattei. Fatto il possibile.
Questa volta non si può, penso che lei ha un nuovo Vesuvio"
Ecco qui un altro pozzo esploso in Italia - anzi due - di cui non si sa niente - Cortemaggiore, 1950.
Il primo scoppio nell' Ottobre del 1950, presso il pozzo 18, causo' un incendio che duro' 24 ore, mentre il secondo scoppio, del pozzo 21, nel Dicembre 2010 fu domato solo dopo 67 giorni di fiamme.
Sessantasette giorni.
Cortemaggiore, pozzo 18 - Ottobre 1950
Cortemaggiore, pozzo 21 - Dicembre 1950
L'incendio duro' dal 1 Dicembre 1950 al 6 Febbraio 1951
Per il pozzo 18, il primo dei due, si stima che circa 15 milioni di metri cubi di idrocarburi vennero persi e dovette intervenire Miron Kinley, il domatore americano dei fuochi che sarebbe poi venuto a spegnere anche il fuoco di Ragusa, nel 1955.
L'altro scoppio, quello del dicembre 1950, fu molto piu' grave - un vulcano di fiamme, 100 metri di altezza, fiamme che divamparono per oltre DUE MESI, un cratere di 100 metri di diametro alla fine, oltre 60 milioni di metri cubi fra petrolio e gas, e neanche Kinley che riesce a spegnerlo!
Il "24 Ore" (che successivamente si uni' a "Il Sole" per dare vita al Sole 24 Ore) commenta cosi:
"Hanno affrontato l’incidente con prontezza e con competenza: hanno infatti inviato un cablogramma a Mr. Kinley in Oklahoma, specialista in spegnimenti di pozzi, e Mr. Kinley è già al lavoro.
Si obietterà: sono incidenti che occorrono a tutti: lo prova il fatto che gli USA hanno un Mr. Kinley specialista in spegnimenti. Ma gli americani telegrafano a Mr. Kinley una volta ogni mille pozzi, mentre quelli dell’Agip dovrebbero costruire una villa nella zona e tenervi ben curato e ben nutrito lo specialista dell’Oklahoma dal momento che su quaranta pozzi ne sono già saltati quattro."
L'istituto Luce mostra le immagini che si possono vedere da questi link:
Esploso un pozzo di petrolio a Cortemaggiore. 13/10/1950 - 00502.
Almanacco del mondo. Esplosione a Cortemaggiore. 07/12/1950 - 00525
Cercando in internet, fra le poche cose che sono riuscita a trovare e' stato questo, il ricordo avvincente del cronista dell'epoca e queste foto dalla pagina Facebook di Salvatore Ciccorelli. Ce ne sono molte altre a questo link.
Ovviamente, se uno va su Wikipedia non trova neanche un rigo di questa storia.
E se uno va sui siti del Ministero?
Ecco qui:
Cortemaggiore 018 - esito sconosciuto
Cortemaggiore 021 - esito sconosciuto
Esito sconosciuto. Si vede che 67 giorni di fiamme e un cratere di 100 metri di diametro non gli sono bastati.
-----
Piacenza Economica - Marzo 2009
Il 3 ottobre del 1950 si verificava, a Cortemaggiore, un primo incidente con l’eruzione del pozzo n. 18, situato ad un tiro di schioppo dalla borgata, in un campo vicino alla cascina «Passera».
Il pozzo stava per essere attrezzato per la produzione quando, alle ore 13,45 - forse per colpa di una valvola che si era guastata - con un gran rombo, dal tubo di circa 12 centimetri di diametro, sgorgava violento ed altissimo un getto di gas e di fango.
Un operaio di Cortemaggiore, il sig. Oreste Filiberti di 38 anni, veniva proiettato ai piedi della scaletta del basamento sul quale era stata innalzata la torre di perforazione alta sessanta metri ma,
fortunatamente, riportava solo lievi lesioni.
Per un testimone inesperto come chi scrive - che si era recato subito sul posto - lo spettacolo era allucinante. Il gas, misto a gasolina e a sabbia, usciva ad una pressione di circa 150 atmosfere con un sibilo assordante, provocando una nube grigia. Tutto intorno si respirava gasolina e coloro che si avvicinavano erano costretti a bendarsi il capo (per evitare bruciaturesulla pelle ed irritazioni agli occhi) e ad infilarsi nelle orecchie cilindretti digarza imbevuti di vaselina bianca filante americana (per poter sopportareil terribile sibilo).
Dagli Stati Uniti venne chiamato mister Miron Kenley, il più noto ed abile «fire fighter», domatore d’eruzioni. Lo ricordo come un uomo aitante, sulla cinquantina, rosso di carnagione e con una gamba artificiale che sostituiva l’arto perduto in un incidente vicino ad un pozzo di petrolio.
Ma anche il pompiere dei pozzi - intorno al quale noi giornalisti esercitammo inevitabilmente la retorica dell’epoca - ebbe il suo daffare prima di riuscire a collocare sul tubo esterno del pozzo un manicotto d’acciaio con doppia serie di valvole.
Alle ore 15 del 27 ottobre, dopo 24 giorni, l’eruzione veniva domata e, come d’incanto, sulla pianura tormentata da quel sibilo colossale, tornava il silenzio.
Forse si erano perduti 15 milioni di metri cubi di idrocarburi.
Ma i guai non finivano lì. Il Natale del 1950 fu illuminato, nella zona di Cortemaggiore, non dalla leggendaria stella cometa, ma da una fiamma, una specie di enorme torcia, alta una cinquantina di metri, che scaturiva dal suolo e che era visibile a decine di chilometri di distanza.
Alle ore 3 del 1° dicembre 1950 si era infatti incendiato il pozzo n. 21 di Bersano di Besenzone, nel giacimento metanifero di Cortemaggiore.
Gli operai addetti al pozzo avevano sentito alcuni violenti sussulti ed avevano fatto appena in tempo a mettersi in salvo prima che si verificasse una terribile esplosione ed iniziasse la fuoruscita del gas. Pochi minuti dopo avveniva un altro scoppio, di minore intensità, e la colonna di gas s’incendiava.
Probabilmente un pezzo dell’asta metallica, scagliata contro il traliccio della torre di perforazione, aveva provocato una scintilla e quindi l’incendio.
Per il calore - qualcuno parlava addirittura di 1300 gradi - l’incastellatura d’acciaio del pozzo veniva letteralmente fusa. Già a 150 metri di distanza la temperatura era insopportabile. L’esplosione aveva mandato in frantumi i vetri delle case della zona ed anche quelli di alcune finestre più lontane,
persino nella zona di San Giorgio. Quella enorme colonna di fuoco che s’innalzava verso il cielo forniva un colpo d’occhio memorabile.
E chi scrive - per ragioni di vicinanza certamente il primo giornalista ad arrivare sul posto - riuscì a scattare, utilizzando un filtro giallo, delle foto che rimasero storiche, nelle quali la grande lingua gialla di fuoco si stagliava contro l’azzurro cielo invernale. Più tardi, infatti, il cielo sarebbe diventato
nuvoloso e sarebbe caduta anche la neve.
Subito dopo l’incendio si bloccava il traffico sulla via Emilia perché chi passava voleva fermarsi per godere di quell’inconsueto spettacolo. Nei giorni successivi, a Cremona, fu necessario chiudere l’accesso al Torrazzo perché la gente vi si affollava per vedere dall’alto l’eruzione di quel piccolo vulcano alimentato quotidianamente da circa un milione di metri cubi di idrocarburi liquidi e gassosi.
Mister Kinley, lo specialista dei pozzi in fiamme, - che stava navigando verso gli Stati Uniti - veniva richiamato d’urgenza e, in aereo, veniva riportato in Italia.
Ce la metteva tutta, giovandosi di attrezzature speciali fatte arrivare in gran fretta dall’America, ma stavolta la fiamma era più grande e più forte di lui. Dopo una decina di giorni il pompiere dei
pozzi petroliferi dava forfait e ripartiva alla volta di altri pozzi da spegnere in altre parti del mondo, accomiatandosi con un laconico telegramma:
”Sorry, mister Mattei. Fatto il possibile. Questa volta non si può, penso che lei ha un nuovo Vesuvio”. Insomma “ciao e state bene”.
La fiamma che si alzava, sempre altissima, dal pozzo n. 21 Bersano di Besenzone, era ormai diventata oggetto delle più velenose ironie da parte dei nemici - e non erano pochi - di Enrico Mattei. Sembrava quasi che quel fuoco fosse destinato a distruggere tutte le speranze dell’Agip.
Intorno al luogo dell’eruzione si era formato un cratere del diametro di più di trenta metri, destinato
gradualmente ad allargarsi finché, alla fine, sarebbe arrivato ad 80-100 metri.
Si era in dicembre e, come ho detto, faceva piuttosto freddo. Ma il calore sviluppato dalla colonna di fuoco era tale che, nei campi circostanti, il trifoglio nacque come se fosse primavera e addirittura il frumento incominciò a svilupparsi fino a mettere la spiga.
La fiamma scaturiva naturalmente dalla profondità del cratere tanto è vero che incominciò a bollire l’acqua dei pozzi vicini che poi finirono per prosciugarsi.
In questa situazione estremamente difficile sia sotto il profilo tecnico che sotto quello politico, trionfò ancora una volta – e, gente!, non è retorica il ribadirlo - il cosidetto “genio italico”. Quei tecnici dell’AGIP vilipesi da una parte della stampa e dagli avversari di Mattei, accusati di inefficienza e di incapacità, ebbero una“pensata”, apparentemente pazzesca, ma che si rivelò vincente.
Decisero di costruire un pozzo inclinato, ad un centinaio di metri da quello in fiamme, per
raggiungerlo in profondità e tagliare quindi l’afflusso del combustibile. Un’impresa ardua ma che, grazie alla testardaggine ed alla capacità di quei pionieri, venne portata a termine felicemente sia pure tra mille difficoltà.
Alle ore 7,10 del 6 febbraio 1951, 67 giorni dopo l’incendio, la fiamma della grande torcia si abbassava, tremava, si spegneva. Il pozzo n. 21 era domato.
Sul fondo del cratere, profondo una quindicina di metri rispetto al livello dei campi, si formava un laghetto d’acqua. Tra gas e gasolina erano bruciati, in più di due mesi, circa 67 milioni di metri cubi di idrocarburi.
Subscribe to:
Posts (Atom)
























