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Tuesday, July 16, 2019

California: Chevron sversa 3 milioni di litri di petrolio in un canyon per due mesi





Ecco l'ultima tragedia dell'ambiente, che ormai va avanti da varie settimane qui in California.

Siamo nella contea di Kern County, in un campo di petrolio a 50 chilometri da Bakersfield, da sempre il petrol-cuore della California dell'interno -  campi, afa, trivelle e la ex sede legale della Standard Oil di California.

Il campo di idrocarburi da dove arriva la perdita si chiama Cymric Oil Field ed e' gestito dalla Chevron che qui inietta miscele chimiche e vapori per stimolare il flusso di petrolio.

Le perdite sono iniziate a Maggio 2019 ma non ne ha parlato quasi nessuno. E infatti io stessa non lo sapevo - sebbene legga il giornale con le notizie locali ogni giorno.  E cosi la Chevron, perdite o non perdite, ha continunato a pompare le sue miscele.

E poi, suvvia, queste perdite erano in un posto isolato, un canyon, lontano da occhi e da proteste, da giornalisti e da coscienze.

Finalmente, lo stato della California dopo 2 mesi di tentennamenti ordina alla Chevron di fermare le sue iniezioni. La Chevron (e cosa cuoi che dicano!) dice che e' tuttapposto, che hanno gia' pulito "il 90% delle perdite" e che non ci sono danni ne agli acquedotti, o alle falde acquifere, o alla vita animale e che il petrolio non esce piu'.

Cioe' dopo due mesi, all'improvviso e' tutto perfetto!

Ma... perche' hanno aspettato due mesi? La storia e' un po piu complessa di questo.

C'e' da dire che il governatore precedente, Jerry Brown, era una specie di cerchiobottista quando si trattava di petrolio. Da un lato voleva passare come l'anti-Trump dell'ambiente, con le sue iniziative sui cambiamenti climatici, il suo sostegno agli accordi di Parigi, la carbon tax per le ditte californiane. Dall'altro una specie di amicizia con i petrol-enti di California, una industria che e' qui da decenni e che contribuisce alle campagne elettorali di molti, Jerry Brown incluso.

E quindi Jerry Brown (governatore dal 2011 al 2019) ha un po' cercato di fare l'equilibrista - occhio non vede, cuore non duole  - e ha lasciato l'ente californiano che regolamenta il petrolio fare un po quello che voleva, senza immischiarsi troppo.

Questo ente si chiama DOGGR - Division of Oil, Gas and Geothermal Resources ed e' (era?) a mio avviso abbastanza corrotto, nel senso che ne hanno approvate tante di trivelle, il piu' possibilimente nel silenzio.

Ma a Gennaio 2019 arriva il nuovo governatore, Gavin Newsom, che decide che davvero vuole dare filo da torcere ai petrolieri. Qualche settimana fa viene fuori che alcuni manager di questo DOGGR avevano azioni in ditte petrolifere che in teoria dovevano regolamentare. Cioe' approvavano o non approvavano gli permessi da cui avrebero potuto lucrare. Per di piu' avevano approvato nuovi permessi di fracking che il governatore nuovo stesso aveva detto di non approvare.

E cosi, Gavin Newsom li ha licenziati tutti ed anche il capo dell'ente e' saltato. E cosi da pochi giorni abbiamo un nuovo capo del DOGGR, Jason Marshall che per prima cosa ha ordinato alla Chevron di smettere di pompare fluidi mentre che i suoi pozzi perdevano petrolio.

Ho imparato solo questo in tutti questi anni: che tutto il mondo e' paese, che i petrolieri dal Cameroon alla California non si fermano davanti a niente perche' l'attrazione del petrol-denaro e' piu' grande di qualsiasi altra forza,  e che come sempre, occorre fermarli prima e non dopo.


Sunday, July 7, 2019

Alaska: temperature record, incendi, visibilita' ridotta, la calamita' dei cambiamenti climatici






La situazione in Alaska e' drammatica. Specie se si pensa che si parla di uno stato ai confini, e in qualche tratto pure dentro, al circolo polare artico.

Il Giugno 2019 e' stato disastroso e Luglio non promette di meglio.

Ad Anchorage, una delle citta' piu' grandi, la temperatura e' arrivata a 32 gradi, record mai raggiunto qui. I meterologi prevedono una lunga, lunghissima, ondata di caldo ulteriore.  La temperatura media e' di 24 gradi. Quindi siamo ad 8 gradi in piu' della media.
  
Nel circondario vari incendi che hanno mandato in fiamme foresta boreale, permafrost e tundra. Per paura che arrivino ancora piu' incendi in zona, il 4 luglio non ci sono stati fuochi pirotecnici.

Intanto il cielo di Anchorage, e' carico di fumi dagli incendi, specie dal cosidetto Swan Lake fire che arde da un mese. La visibilita' e' scarsa in una vasta area a sud della citta'. Ci sono quasi 500 pompieri a cercare di estinguere questo incendio, con circa 30mila ettari andati in fiamme. Alle persone sensibili e' stato consigliato di restare in casa.  

Ci sono qui 100 incendi attivi in questo momento.

E infine ci sono alti tassi di scioglimento delle nevi che ha portato anomalie e dannni specie alle popolazioni indigene che dipendono dalla pesca e dalla caccia.

In Alaska.



Saturday, July 6, 2019

Piantare alberi e ' il miglior modo per fermare i cambiamenti climatici








Il metodo migliore per combattere i cambiamenti climatici?

Piantare miliardi di alberi in tutto il mondo.

Non e' la prima volta che si parla del potere benefico degli alberi, in questo pianeta i cui ritmi e gli equilibri naturali cambiano troppo in fretta, ma e' importante continuare a sottolineare questo fatto, specie in Italia, dova pare che abbattere alberi sia diventato lo spot nazinae.

E non solo piantare alberi e' il metodo migliore per fermare i cambiamenti climatici, ma e' anche quello piu' economico.  Impianti per sequestrare la CO2?  Carbon Tax? Accordi internazionali? No, la risposta e' piantare alberi!

La litania e' lunga: gli alberi crescono ed assorbono CO2 i cui livelli aumentano sempre piu' su questi pianeta. Se ci fosse un programma mondiale per la piantumazione degli alberi, molte cose potrebbero migliorare. Sulla terra ci sono circa 1.7 miliardi di ettari senza alberi, l'equivalente della superficie totale di USA e Cina assieme. Si potrebbero qui piantare alberelli nativi, che crescono in modo naturale, senza troppi accorgimenti, e senza soldi per la loro cura.  La stima e' che ci vorrebbero trenta centesimi ad albero se si scelgono le specie giuste. Si potrebbero riforestare zone tropicali, si potrebbero piantare piu' alberi nei pascoli, nelle citta', lungo le strade.

Il numero di 1.7 miliardi di ettari su cui si potrebbero piantare alberi arriva dall'analisi di circa 80,000 immagini ad alta risoluzione da Google Earth. Sistemi di intelligenza artificiale hanno poi messo assieme le foto con 10 tipi diversi di terriccio, topografia e clima per creare una mappa di dove gli alberi possano crescere meglio.

L'analisi mostra che circa 8.7 miliardi di ettari di terra puo' sostenere foresta, e che circa 5.5 miliardi gia' hanno alberi. Di quel che resta, circa 3.2 miliardi di ettari senza alberi, 1.5 ettari sono usati per agricoltura intensiva e appunto, 1.7 miliardi di terreno sparsamente "verdeggiante".

La riforestazione dunque, urbana e selvaggia su questi terreni e' il metodo migliore per abbassare i livelli di CO2, dice Tom Crowther dell' ETH di Zurigo l'autore principale dello studio che ha pubblicato su Science. La riforestazione aiutera' a fermare i cambiamenti climatici, e aiutera' a contenere i danni provocati dalle emissioni dalle fonti fossili.

Certo ci vorranno anni per una riforestazione completa, ma a volerlo sarebbe il modo ottimale. Intanto, non ci vogliono grandi ordini dall'alto o la costruzione di mega impianti. Basta solo volerlo. Tutti possiamo piantare alberi, arrabbiarci con i nostri comuni quando vogliono abbatterne, partecipare o organizzare eventi di riforestazione nei campi abbandonati, gettare semi.
I siti ottimali che sono stati identificati da Crowther dell'ETH si trovano in Russia, Canada, Cina, USA, Brasile ed Australia. In realta' iniziative di piantumazione esistono gia' a livello globale, incluso il Bonn Challenge, appoggiato da 48 nazioni che si pone l'obiettivo si ripiantare 350 milioni di ettari di foresta entro il 2030. Ma si puo' fare molto di piu' secondo Crowther.


Sul pianeta ci sono 3 trillioni di alberi la meta' di quanto ce ne fossero prima dell'arrivo dell'uomo. 
Abbiamo molta strada da fare. 

Tuesday, July 2, 2019

California: fa cosi caldo che le cozze si cuociono nel loro guscio












Le cozze sono normalmente chiuse; la parte blu indica che sono aperte, vuote e morte.


Fa caldo lungo le coste della California del Nord. Cosi caldo che le cozze muoiono in massa, cotte nei loro gusci. 

Siamo a Bodega Bay, 40 miglia a nord di San Francisco, e ci sono una serie impressionante di fotografie che mostrano le cozze aperte e vuote in un promontorio chiamato Bodega Head, come se stessero annaspando per trovare una boccata di aria.

E' una ecatombe mai vista prima a Bodega Bay.

La temperatura qui, in questo inizio di estate, dovrebbe essere di circa 15 gradi, invece siamo a 24, del tutto inusuale per questa zona. A un certo punto siamo pure arrivati a 33 gradi a Bodega Bay, mentre a San Francisco a due ore distanza la temperatura era di 38 gradi.

Le cozze hanno una certa capacita' di adattamento alle temperature, si chiudono nel loro guscio, possibilmente vicino all'acqua per avere un po di umidita' al loro interno e per proteggerle dalla calura, ma la combinazione di caldo e bassa marea qui e' stata fatale. Si sono cotte al sole e non c'era ne brezza, ne acqua a proteggerle. E il tutto e' completamente innaturale: il mese piu' caldo a San Francisco e dintorni e' Settembre, quando pero' c'e' l'alta marea che da sollievo alle cozze.

A Giugno e' tutta un'altra cosa.

La cosa grave e' che le cozze sono parte di un circolo delicato nell'ecosistema: danno habitat e protezione ad altre specie, oltre che cibo. Perderle e' perdere un pezzo concatenante del tutto e le conseguenze possono farsi sentire anche su altre specie.

Si calcola che questa sia la piu' forte mortalita' di cozze della zona negli ultimi 15 anni. La moria di cozze lungo un tracciato di 500 metri e' stata riportata da Jackie Sones che lavora presso la Bodega Marine Reserve  a Bodega Bay. Non ci sono le cozze morte, ma anche alghe senza vita, sbiancate dalla mancanza di ossigeno.

Jackie poi contatta un biologo, Eric Sanford, che aveva ossevato lo stesso fenomeno non lontano. I nomi delle localita' con le cozze morte si moltiplicano:  Dillon Beach, Pinnacle Gulch, Sea Ranch, Kibesillah Hill, Fort Bragg. Tutti nomi esotici, ma alla fine solo per indicare quanto diffuso sia stato il problema.

E' solo l'inizio dell'estate e gia' si prevedono altri episodi di natura snaturata: caldo record in Europa, in India, asfalti distrutti, incendi, morti per calura. Un pianeta, un clima che cambiano, per colpa dell'uomo.




Nigeria: esplode camion petrolifero almeno 50 morti, 70 feriti








La tragedia accade nella citta' di Ahumbe, nello stato di Benue, nel nord della Nigeria

L'autista di un camion carico di petrolio ha perso il controllo del suo veicolo. Il motivo e' molto semplice: davanti al camion c'era un autobus che ha perso uno dei suoi tubi di scarico. La caduta ha causato delle scintille che hanno portato all'incendio del camion carico di petrolio.

Tutto qui.

E poi la gente e' arrivata in massa non solo a vedere cosa era successo ma anche per cercare di recuperare il petrolio perso, avvicinandosi alle fiamme nonostante la pericolosita'.

E poi il camion e' scoppiato.

50 morti almeno. 

Un edificio ha avuto dei danni gravi, anche l'autobus si e' incendiato.

Non e' la prima volta che accadono cose simili in Nigeria. Per esempio in Ottobre 2018 un altro camion e' esploso causando 60 morti; a Gennaio 2019 altri otto morti, ad Aprile 2019 altri dieci morti, a Giugno 2019 altri otto ancora.

E ce ne saranno ancora. 

E' questo un paese dove la maggior parte della gente vive in poverta' ed inquinamento, mentre l'oligarchia nigeriana si arricchisce, sotto un governo corrotto, incapace di pianificare, pensare, migliorare, accecata dal petrol-denaro.

A un certo punto pero' non puo' essere sempre colpa di ENI e Shell, che pure hanno fatto schifi inimmaginabili. A un certo punto occorre che un paese si renda conto di cosa sia e come stia e che decida di far meglio.

Non va bene cosi. 

Il tasso di natalita' in Nigeria e' di 5 figli e mezzo per donna. Si prevede che fra pochi anni la Nigeria diventera' il terzo paese piu' popoloso del mondo, dopo India e Cina, superando gli USA.

Il livello di alfabetizzazione e' del 59.6 %.Cioe' piu di un nigeriano su tre non sa leggere o scrivere.

L' 1.4% degli adulti fra i 15 e i 49 anni ha il virus dell'HIV.

La poligamia e' riconosciuta in 12 stati su 36 del paese.

Su 175 paesi la Nigeria e' il 144esimo per trasparenza e mancanza di corruzione.

La Nigeria ha perso circa 400 miliardi di USD a causa della corruzione dal 1960 ad oggi, anno della sua indipendenza. Il suo GDP annuale e' 375 miliardi di USD.

Cosa fara' tutta questa gente, popolosa, poco istruita, circondata di corruzione?  Verranno tutti in Europa? Truffe romantiche? Scam di vario genere? Moriranno cercando petrolio?

Dove sta la responsabilita' dei politici di Nigeria in tutto questo?

Un governo che avrebbe potuto fare della Nigeria la Norvegia d'Africa ma che non riesce nemmeno a spiegare alla sua gente che i camion petroliferi non si toccano perche' e' pericoloso e che per un po di gocce di petrolio e' meglio non mettere la propria vita a rischio.









Wednesday, June 26, 2019

Brasile: sotto Bolsonaro distrutti 740kmq di foresta in un mese, la maggior deforestazione in dieci anni




Lo sapevamo tutti che non sarebbe stata una cosa buona per il pianeta.

L'elezione di Jair Bolsonaro alla presidenza del paese non prometteva niente di diverso, ed eccoci qui. Dopo pochi mesi dalla sua inaugurazione, la deforestazione dell'Amazzonia procede a passi galoppanti:  il piu' alto tasso da 10 anni a questa parte.

E infatti, secondo l'ente spaziale di ricerca del paese, detto INPE, nel mese di Maggio 2019 sono andati persi quasi 740 kmq di foresta. E Maggio e' solo l'antipasto, visto che i tre mesi di maggior diboscamento sono proprio Maggio, Giugno e Luglio all'indomani delle piogge di primavera.

Per fare un raffronto, nel Maggio 2018 sono andati persi 550 kmq e nel 2017 "solo" 400 kmq.
L'idea di Bolsonaro che e' ora in carica da quasi sei mesi, e' di annientare tutti gli enti di protezione dell'ambiente, dar peso a chi critica l'esistenza dei cambiamenti climatici e sfruttare lo sfruttabile nel paese.

L'ente di protezione dell'ambiente del Brasile si chiama IBAMA ed erano anni che i suoi fondi venivano tagliati. La commissione sulle foreste invece e' stata assegnata al Ministero dell'Agricoltura, che invece e' gestita dalle lobby dell'agricoltura per cui il mantra e' taglia-taglia-taglia.

Ovviamente il governo di Bolsonaro dice che e' tuttapposto: il suo ministro dell'ambiente dice che... non stanno distruggendo niente e che anzi.. aggiungeranno altri alberi!

Mentono sapendo di mentire!

Lo stesso ministro dice che i dati dell'INPE sono stati manipolati. A che pro non si sa! E che quindi lui dara; istruzioni ad una ditta privata di eseguire migliori immagini satellitari.

Intanto i dati che abbiamo adesso, mostrano che nell'anno appena trascorso sono andati persi circa 7900 kmq di foresta, l'equivalente dell'isola di Porto Rico.

Un giorno tutto questo ci si rivoltera' contro, e quel giorno non e' lontano, prometto.

Sunday, June 23, 2019

India: Chennai senz'acqua, monsoni in ritardo, bacini idrici vuoti, arresti e cambiamenti climatici



Prima

Dopo

Prima
Dopo





Un tempo si chiamava Madras, ed era famosa per le stoffe quadrettate.

Ci sono pure stata a Madras, in un altro tempo, un altra vita, prima del petrolio e ne conservo dei bei ricordi.

E' la capitale dello stato del Tamil Nadu.  

E' la sesta citta' piu' grande dell'India.

L'acqua sta finendo, o e' gia' finita. La gente la reclama, e invece arrivano gli arresti. E' una crisi del clima che cambia e che coinvolge popolazioni sempre piu' grandi, cattiva gestione delle citta', un pianeta allo stremo.

E infatti, 550 persone esasperate sono state arrestate nella vicina citta' di Coimbatore perche' semplicemente protestavano con contenitori d'acqua vuota nei pressi degli uffici governativi accusando le entita' di negligenza e cattiva amministrazione.

Il fatto resta che .. tutti e quattro i bacini idrici del circondario sono vuoti. E questo viene pure confermato dalle immagini da satellite, che mostrano il piu' grande di questi bacini, il lago Puzhal,
essenzialmente prosciugato.

Lo stesso fato e' stato riservato ad un'altra riserva, ora a secco, il piu' piccolo lago Chembarambakkam.

L'unica consolazione e' che dopo giorni di proteste e di sete, c'e' stata la prima pioggia della stagione, poca roba e che certo non solvera' la situazione, ma non pioveva da Novembre 2018.

Cosa fare? Le autorita' locali non possono fare altro che fare arrivare l'acqua, razionata ovviamente, da altre localita'. E cosi' la gente inizia a fare la fila la sera prima per avere quel che le spetta il giorno dopo. Ovviamente e' facile immaginare che ci siano situazioni di violenza e di scontri fra cittadini, con pure attacchi agli autisti dei camion che portano l'acqua.

Non e' solo Chennai/Madras, perche' tutta l'India e' nella morsa di una forte calura, da Bombay fino a Nuova Delhi con l'acqua che scarseggia.  I politici, perche' tutto il mondo e' paese, pure in India, dicono che e' tuttapposto e che sono tutte esagerazioni dei media e degli avversari politici del governo di Narendra Modi e del suo partito All India Anna Dravida Munnetra Kazhagam party (AIADMK).

Ma intanto, i ristoranti sono chiusi, alla gente che lavora negli uffici e' stato chiesto di stare a casa, nelle scuole non c'e' acqua.

La siccita' in India non e' una cosa nuova, e prima dei monsoni, l'acqua va via in tante cittadine piccole e rurali. Ma una cosa del genere non era mai successa in una citta' cosi grande, come appunto a Chennai/Madras.

Il tutto e' un misto di cattivo management, e di camabiamenti climatici: i monsoni sono in ritardo. Per esempio nel Tamil Nadu, dovevano arrivare per il 1 Giugno, ma dopo tre settimane non sono ancora arrivati.  E dove sono arrivati, il volume d'acqua e' meta' del normale. Spesso il sistema di raccolta dell'acqua non e' adeguato e viene sperperata.  I fiumi esondano l'acqua preziosa finisce in mare.

Chennai/Madras come molte le citta' d'India ha una grande concetrazione di persone che vivono in condizioni di estrema poverta': ci sono qui circa 820,000 persone che non hanno accesso all'acqua potabile.  Il sistema idrico urbano e' mescolato con rifiuti e l'acqua che esce dai rubinetti, quando i rubinetti ci sono, non si  puo' bere.

Siamo in troppi su questo pianeta.