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Monday, February 20, 2017

Le nuove trivelle della Apennine Energy e la democrazia violata a Zibido, Milano nel 2017





la Apennine Energy (sussidiaria della Sould Oil di Londra)
trivellera' il pozzo Moirago 1 a Zibido nella concessione Badile 
in partnership con la Schlumberger
che versera' 7.5 milioni di euro per trivellare la Lombardia.

Si stima che il gas vale al massimo 400 miliardi di sterline. 

 4,600 metri di profondita'
le stime sono di circa 5 miliardi
di metri cubi di gas.

Ne consumiamo ogni anno circa 62 miliardi di metri cubi.

Ergo quel gas bastera',
per circa 29 giorni. 

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Moirago 1 si trova nella concessione Badile a Zibido San Giacomo, 
nella parte sud di Milano

 



mentre il resto del mondo parla di rinnovabili, fossil-fuel free,
cambiamenti cliamatici, trasporto elettrico
in Italia facciamo buchi e pozzi.


"Apennine inoltre si occupa di una risorsa per sua natura 
più sostenibile di altre: il gas naturale"


Ha ha ha. 
Il gas sostenbile, ma dove le imparano tali sciocchezze!!

Evviva i politici d'Italia che ci credono pure.   

"As a greenhouse gas, methane is very efficient at trapping 
heat in Earth’s atmosphere, contributing to global warming."



Vuoi mettere, la NASA e la Apennine Energy!!!




Eccoci qui.

Italia, 2017.

Il ricco e civile nord. La citta' piu' importante d'Italia. La sede dell'Expo del cibo, dei palazzoni-giardino, la Milano da bere.

E da oggi la Milano da trivellare.

Com'e' possibile? Com'e' possibile che nel 2017 ci sia stato pochissimo investimento morale, emotivo, attivista da parte degli 1.2 milioni di milanesi che adesso vedranno una torre metanifera nelle campagne della zona sud della loro citta'?

Non me lo spiego questo.

Come ripeto ad nauseam, la democrazia vera puo' solo funzionare se noi tutti ci sentiamo partecipi, investiti del volerlo veramente il bene comune, e di fare le cose per la res-publica, cose che spesso sono scomode e difficili. Mettere i like su Facebook lo possono fare tutti. Pero' non risolve niente.

Quello che invece ci vuole e' il coraggio di essere attivi, il protestare, lo studiare, l'alzare la voce -- con intelligenza e lungimiranza. Queste cose costano fatica, costano metterci la faccia, costano farsi nemici. Lo so che e' piu' facile fare finta di niente, accontentarsi del proprio orticello, correre in citta' a bersi il primo Starbucks d'Italia e pensare che tanto ci sara' un altro a preoccuparsene.

Occorre invece rendersi conto che quell'altro siamo tutti noi. 

E quindi ecco qui.

A Zibido San Giacomo, nelle campagne sud di Milano, e' stata montata l'infrastruttura per avviare le estrazioni di gas dal pozzo Moirago 1 e che inizieranno a Marzo. Tutto va secondo i ritmi previsti.

A trivellare la ditta Apennine Energy, sussidiaria italiana della Sound Oil con sede a Londra. 

Ovviamente e' sempre tuttapposto: sicurezza dal punto di vista ambientale, tecnologia all' avanguardia. Inquinamento inesistente. Roba da Istituto Luce!

Per il progetto Moirago, si utilizzera' "per la prima volta in Italia" il sistema "sicuro di perforazione"

dove i fluidi di trivellazione saranno immessi e viaggerano in un circolo chiuso, con valvole che saranno monitorate da computer, i quali potranno cambiare le pressioni di tali valvole a piacimento
di modo da non creare rischi di sbalzi di pressione e di scoppi.

Come dire, tuttapposto! C'abbiamo il sistema "sicuro di perforazione!"  

Addirittura Moirago 1 "non ha alcuna emissione atmosferica e ridottissime emissioni acustiche, caratteristiche che gli permettono di minimizzare l’impatto sull’area circostante".







Il pozzo e' magico!

Anzi, manca solo che dicano che e' trasparente!

Io non so che dire, se non che, come detto, nel 2017 stare ancora a fare buchi nelle campagne milanesi, e in quel poco di mondo naturalistico che ci resta e' veramente vergognoso. 

Tutti a parlare di qualita' della vita, di un mondo fossil-fuel-free, di auto elettriche, di 100% rinnovabili.

A Milano si parla di gas a chilometri zero!!!

Cosi dicono quelli della Apennine Energy!!

In realta' c'e' stato un gruppo di eroici cittadini che hanno cercato di fare la loro parte e di protestare contro tale scempio nei campi.


Era l'Associazione Cittadini Zibido San Giacomo, guidata da Vincenzo Lepori, che ha fatto ricorso al TAR contro tale decisione.

Il tribunale non solo ha riconosciuto la legittimita' del pozzo, ma ha pure ... condannato l'Associazione Cittadini Zibido San Giacomo a pagare 6,000 euro piu' oneri equivalenti a 1,560 euro per un totale di 7,560 euro da versare in parte alla regione Lombardia e in parte alla Apennine Energy.


Un gruppi di cittadini si oppone a una decisione pubblica e deve pagare le spese ai petrolieri??!

Roba dell'altro mondo.

A Milano!


Secondo il tribunale, l'associazione di cui sopra non era legittimata a presentare il ricorso: non avendo soci iscritti, non e' rappresentativa della comunita' locale.




Che importa che la gente vive li: puoi rappresentare la comunita' locale sono se sei un socio! La Apennine che arriva da Londra puo' erigere pozzi nelle comunita' locali senza ascoltare il parere dei residenti, ma i residenti stessi non possono dire niente perche' non c'hanno la tessera da soci. 

Per di piu' questa associazione, sempre secondo il TAR e' nata con il solo scopo "pretestuoso" di opporsi alla costruzione del pozzo.

E certo, e chi doveva opporsi a tale pozzo? Obama? Trump? L'ONU? Il papa?

O vogliono sono le associazioni dove si gioca a tre-sette la domenica pomeriggio, o si fa il ricamo dopo il rosario al mese di maggio? 

Sono i cittadini che cercano di proteggere il loro territorio, no? E invece di dare ascolto a gente che, appunto, ci ha messo la faccia, ci ha speso tempo, invece di analizzare cosa volevano, di capire che nessuno si sveglia la mattina e si mette a fare (in Italia, uno dei paesi piu' corrotti al mondo!) la guerra ai signori del petrolio per sport, il TAR quasi li schernisce!


La cosa piu' antidemocratica, secondo me, e' che il  TAR Lombardia non ha neanche preso in considerazione l'essenza del ricorso -- ne le questioni ambientali, ne la supposta mancanza di rispetto del trattato europeo di Aarhus, ne l'attivita' divulgativa e di informazione fatta a Zibido.  Hanno solo studiato i.. versamenti delle quote dei soci, decidendo che siccome tali versamenti non erano in ordine, l'associazione stessa non aveva diritto a dire niente.

E quindi cio' che l'assocazione avesse da dire, qualsiasi cosa fosse,  non era importante.

La democrazia che va a farsi friggere per una tessera da socio, eh?

Da come la vedo io la questione e' ancora piu' triste, perche' appunto siamo a Milano!! Dove sono stati i milanesi cittadini e importanti in tutto cio'? Lo sapevano? Si sono preoccupati? Gliene e' importato qualcosa? Non hanno sentntuto un po di responsabilita' nell'aiutare le comunita' piu' agricole nel loro territorio?

A volte vorrei clonarmi ed essere una per tutti i pozzi d'Italia. Queste battaglie si possono vincere, lo so, perche' nella mia esperienza e' stato cosi, pero' ci vuole dedizione, ci vuole coraggio, ci vuole lavoro di gruppo, ci vuole l'ingoiare tanti rospi e l'essere costruttivi.

Non ci riesco a capire come mai in tutta Milano non ci sia potuto essere un movimento piu' forte, qualcuno con esperienza scientifica o ingengeristica, qualche persona famosa a fare di Zibido un altro case-study italiano di lotta alle trivelle che bucano l'Italia in favore di micro-ditte straniere.

Ci sara' qualcuno che vorra' almeno contribuire alle spese di queste persone? Il tribunale dipinge questa associazione di cittadini Zibido San Giacomo come dei sovversivi. E invece era solo gente normale che cercava di fare del loro meglio.

Di Zibido avevamo parlato gia da questo blog: la cosa sconcertante e' che, secondo la casa madre, la Sound Energy, le probabilita' di sucesso a Zibido sono una su cinque!

Di contro, il comune di Zibido incassera' 800 mila euro per adesso, gas o non gas.

Pecunia non olet, nemmeno della Milano da trivellare.  












Sunday, February 19, 2017

Mr. Petrolio impone nuove tasse a chi guida auto elettriche


Le Tesla, per chi puo' permettersela, e' adorata, e pian piano tutte le case autmobilistiche iniziano a sformare modelli eletrici perche' hanno capito che prima o poi prenderanno il sopravvento.

E quindi, da qualche parte un petroliere deve pure iniziare a fare qualcosa per fermarli, prima che sia troppo tardi. E quindi, ecco qui. Dall'inzio del 2017 altri sei stati USA e cioe' Indiana, South Carolina, Kansas, Tennessee, New Hampshire, e Montana hanno introdotto leggi per tassare chi guida auto elettriche di un massimo di $180 l'anno.

Tasse simili esistono gia' in Wyoming, Colorado, Virginia, Nebraska, Missouri, Washington, North Carolina, Idaho, Georgia, e Michigan sia per gli autisti di auto elettriche che di auto ibride. In questo caso le tasse variano da $50 a $300 l'anno.  Arizona e Arkansas le stanno considerando.

La Georgia, che in precedenza era il secondo stato dell'unione per la vendita di auto elettriche, grazie agli incentivi di un tetto massimo di $5,000 ha adesso annullato tale incentivo. Invece che $5,000 dollari ora l'incentivo e' di $200.  Ovviamente, i crolli delle vendite di automobili elettriche sono stati immediati.

Chi sta dietro a tutto questo?

I fratelli Charles e David Koch, di 81 e 76 anni.

Ultraconservatori, ricchi, che spendono e spandono per fare lobby contro tutto cio' che il 21esimo secolo dovrebbe essere: rinnovabili e un mondo fossil-fuel free.  Grazie alla loro Koch Industries spendono circa 10 milioni di dollari l'anno per incoraggiare il consumo di petrolio e per cercare di arginare, come possono, le rinnovabili.

Cosa fa la Koch Industries, fondata dal loro padre Fred Koch?

Asfalto, sostanze chimiche,  fertilizzanti, minerali, gas naturale, petrolio, plasitca, finanza.
Puo' bastare per inquadare i due fratelli di Wichita, Kansas?

E di soldi ne hanno tanti: la Koch Industries e' dell'84% di proprieta' privata - e cioe' della famiglia
Koch, ha fatturato 100 miliardi di dollari nel 2015 ed e' il secondo conglomerato per grandezza degli USA in mano a privati.  Ci lavorano 100 mila persone.

Ovviamente hanno tutto da perdere con le rinnovabili, e quindi cercano di fermarle come meglio possono. Dieci milioni l'anno di lobby anti-sole e anti-vento sono tanti.

I due fratelli, non contenti, hanno pure formato un gruppo politico dal nome ALEC che sta per American Legislative Exchange Council che oltre a Koch Industries viene supportata da altri industriali fossili/antichi/conservatori per fare azione di lobby presso Washington.

E infatti a Dicembre 2015 passarono una risoluzione per far si che gli stati che avevano investito sulle rinnovabili e che pensavano di dare sussidi alle auto elettriche facessero retromarcia.

Da un certo punto di vista, ci sono riusciti. Dopotutto, tutti gli stati di cui sopra hanno passato tasse sulle macchine elettriche oppure ridotto gli incentivi.

Pero' il fatto che si siano cosi impuntati alla lotta contro le rinnovabili, e contro le automobili elettriche testimonia quanto grandi siano i passi fatti in avanti dalle auto non-a-benzina. 

Nel 2016 il tasso di crecita delle auto elettriche e' stato del 37 percento rispetto al 2015, e questo nonostante non siano economicissime, e nonostante i prezzi del petrolio siano relativamente bassi rispetto a qualche anno fa. E le cose non potranno che migliorare: i prezzi delle auto elettriche continueranno a calare, un po come per i pannelli solari, con la produzione di massa.

L'Imperial College di Londra, stima che entro il 2035 ci saranno il 35% di auto elettriche nel pianeta e nel 2050 arriveremo al 67%.


I fratelli Koch e i loro amici dicono che queste tasse sulle auto elettriche sono dovute al calo della vendita della benzina, e alle tasse per la manutenzione delle strade che e' contenuto dentro tali tasse. Meno galloni si vendono, meno introiti alla comunita' da parte di queste accise, e quindi la necessita' di avere tasse "esterne"

Le tasse sulla benzina vennero introdotte nel 1957 e servivano per finanziare strade e ponti. 

La realta' e' che questa tassa non e' mai aumentata con l'inflazione e il valore e' fermo al 1993; le macchine sono diventate sempre piu' efficenti, e quindi anche le macchine a benzina ne usano meno;
la percentuale di macchine elettriche e' ancora troppo bassa per giustificare tasse ad hoc solo per loro.

Cioe': queste tasse non serviranno per sistemare l'infrastruttura stradale americana.  Invece pare che sia stato tutto fatto ad arte per scoraggiare l'acquisto di automobili elettriche, che per ora costano piu' delle altre, e a cui ora aggiungono anche tasse. 

Come aggiustare le strade? Usare una carbon tax, una tassa sul numero di miglia viaggiato ogni anno? O fare come il Vermont che riconosce che le tasse sulle automobili elettriche saranno considerate solo dopo che queste costitueranno il 15% delle automobili nello stato.

E poi, quanti soldi risparmiamo come collettivita' con queste automobili elettriche che non inquinano tanto quanto le automobili fossili? 

Eppur si muove.. nel senso che nonostante tutti questi piccoli e grandi ostacoli, le automobili elettriche sono in crescita dappertutto.

Prima o poi ci arriveremo -- prima o poi anche gli ottantenni fratelli Koch e le loro idee fossili -- saranno il passato.


Saturday, February 18, 2017

I ghiacciai del'Antartico che si staccano senza sosta -- l'ultimo pezzo grande come tutta Manhattan

ghiacciaio coperto dall'acqua sciolta che formano

 
100 chilometri di lunghezza
100 metri di larghezza
500 metri di profondita' 



  
Jacobshavn glacier, Groenlandia
Vari pezzi si sono gia' staccati il 15 Febbraio 2015 e poi il 16 Agosto 2016. 
Il documentario Chasing Ice e' stato realizzato 
qui da James Balog ed il suo Extreme Ice Survey team


 Beaufort Sea, Alaska, 2016
Il 24 Marzo 2016 l'esensione dell'Artico ha raggiunto la 
sua minima area da che i satelliti misurano le dimensioni dei ghiacciai dal 1979

Eltanin Bay, Antartico; ghiaccio che si stacca e linea del ghiacciaio 
che indietreggia  presso il Ferrigno Ice Stream, 2016


Getz Ice Shelf, Antartica, 2016 
con un pezzo di ghiacciaio che sta per collassare.


I Larsen A e B Ice Shelves sono gia' collassati;
l'immagine del 2016 e' di cio' che resta del Larsen B, 
ghiacci recenti sottili oppure acqua,
formatisi dove prima c'era il ghiacciaio vero.
Il Larsen C sta per collassare. 


 Pine Island Glacier, 2017

 Pine Island Glacier, 2017 --  prima del collasso

 Pine Island Glacier, 2017 -- dopo il collasso


I nostri ghiacciai continuano a perdere pezzi, la temperatura media del pianeta continua ad aumentare, i danni delle fossili ai polmoni e alle democrazie continuano ad infierire. Un giorno di tutto questo pagheremo il conto; anzi forse lo paghiamo gia', in termini di qualita' di vita, di salute, di bellezza persa.

Ci sono stati allarmi da parte della NASA, Mr. James Balog e la sua truppa hanno trascorso mesi per documentare il collasso di uno dei ghiacciai della Groenlandia, chiamato Jacobshavn Glacier, ma non mi pare che nel mondo si avverta l'urgenza di fare granche'.

Il tutto e' irreversibile, almeno per sul breve termine.

L'ultima notizia di questo nostro stravolgere il pianeta arriva dall'Antartide, dove un ghiacciaio grande quanto Manhattan si e' staccato dal Pine Island Glacier.

A confermarlo sono le immagini e le foto della NASA: c'e' stata una spaccatura di circa un chilometro o due e il ghiacciaio e' poi finito in mare per conto suo.

Non e' la prima volta che succede: gia' a Luglio 2015 un altro pezzo dello stesso ghiacciaio si era staccato, creando una spaccatura piu' grande, di circa 30 chilometri. Sono scomparsi circa 500 chilometri quadrati di nevi in botto solo.

Secondo il glaciologo Ian Howat l'evento di questi giorni e' una specie di assestamento successivo all'evento di un anno e mezzo fa.

Si prevede che cadranno dal Pine Island Glacier altri pezzi, visto che gia' altre crepe sono state scovate dai satelliti. Una di queste e' a 10 chilometri dal fronte, per cui potrebbe essere un evento di grande portata.  In genere le crepe sono difficili da scoprire perche' la spaccatura arriva dall'interno: l'acqua calda del mare arriva da sotto la superficie del ghiacciaio e le crepe iniziano a formarsi da sotto, per poi affiorare in superficie.

Intanto l'attenzione e' puntata anche sul Larsen C Ice Shelf, un altro ghiacciaio dell'Antartide che secondo i monitoraggi presto perdera' anche lui un pezzo impoenente.  Sotto monitoraggio anche altri ghiacciai della Groenlandia, in Canada e il West Antarctic Ice Sheet il cui collasso, se dovesse esserci, potrebbe portare all'innalzamento dell'acqua del mare di un metro entro il 2100.

E certo il 2100 e' lontano e non riguarda noi, ma se non facciamo niente, chiunque sara' li, nel 2100 ci maledira'.


Friday, February 17, 2017

Asia Super Grid: la super rete elettrica rinnovabile di Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud


I rappresentanti di Cina, Giappone, Corea del Sud e Russia
all'accordo per la creazione dell'Asia Super Grid

Settembre 2016, Tokyo









La prova che le rinnovabili sono il futuro e' qui:  a Settembre 2016 i rappresentanti di quattro nazioni si sono incontrati a Tokyo per firmare un accordo per la creazione della Asia Super Grid.

E' un progetto rivoluzionario per tanti versi : una nuova, gigantesca rete elettrica alimentata da sole e vento che colleghera'  Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud.

Assieme fanno  circa un miliardo e settecentomila persone che potrebbero avere la rete elettrica fatta solo di rinnovabili.  Le quattro di cui sopra rapprensentano anche il 77% del consumo totale di elettricita' di tutta l'Asia.

L'idea futuristica nacque nel dopo Fukushima del 2011, grazie a Masayoshi Son Masayoshi, fondatore dell'impero SoftBank Group di Giappone che dopo il disastro nucleare della sua naizone decise di fare qualcosa e creo' il suo Renewable Energy Institute come incubatore di idee e di analisi dati per le rinnovabili.

Il signor Masayoshi aveva una visione ben chiara: la transizione verso le rinnovabili, usando come fonte il deserto del Gobi in Cina, con il suo enorme potenziale in termini di sole di vento. A beneficiarne le quattro superpotenze del circondario.  Le stime erano che dal deserto del Gobi

Gobi Desert in China, this would create the equivalent energy produced by thousands of nuclear reactors. The plan would interconnect grids across different regions, nations, and continents, and would generate over 10 gigawatts of electricity. 

Era sicuramente una idea grandiosa, tecnicamente e geo-politicamente difficile, e forse destinata a restare tale. Cina e Giappone sono spesso in attrito fra loro, a causa di anni e anni di ostilita' piu' o meno aperte.

E quindi questa Asia Super Grid avrebbe portato sole e vento per l'elettricita' , e magari anche un po di coesistenza fra nazioni.

E poi un piccolo miracolo.

Dopo avere annunciato questo intento, la Korea Electric Power Company e la State Grid Corporation di China contattarono Mr. Masayoshi, dicendogli di essere interessati a questa super rete elettrica Anche i russi si mostrarono disponibili, e la PSJC Rosseti, ente elettrico di Mosca decise di partecipare.

Il progetto e' ora concreto -- durante l'incontro di Tokyo del Settembre 2016 Masayoshi annuncia che la sua idea per l'Asia Super Grid sara' realta'.

Come hanno fatto in questi anni?

Un passo alla volta e facendo quello che si poteva fare, progressivamente, e diventando piu' ambiziosi con gli obiettivi.

Intanto nel 2011 in Giappone, Mr. Masayoshi crea dei centri di generazione elettrica dalle rinnovabili che fanno capo alla sua ditta - SoftBank Group. Ad oggi operano 33 centrali di energia solare ed eolica sparsi per il Giappone.

Poi Mr. Masayoshi inizio' a guardare fuori dal Giappone, prima fra tutti alla Mongolia e al suo potenziale eolico. Assieme a una ditta mongola, la Newcom, Masayoshi fonda Clean Energy Asia per sfruttare il vento del deserto del Gobi. Sorgono anche qui campi eolici. E poi la partnership con la Bharti Enterprises di India, che porta alla creazione di Cleantech, per la cooperazione India-Giappone e infine con la Foxconn di Taiwan.

Ma come collegare tutte queste ditte e progetti locali fra loro e creare una rete integrata?

Era al difuori della possibilita' di una persona sola, appunto di Mr. Masayoshi. 

Come detto sopra, il miracolo e' quando arrivano in scena Mr. Liu Zhenya, ex dirigente della State Grid Corporation of China, l'ente che gestisce la rete pubblica di Cina, Mr. Hwan-Eik Cho, della Korea Electric Power e la Rosseti di Russia a studiare la potenzialita' di questa rete integrata.

A Settembre 2016 decidono che si, si puo. E ora si parte con progetti per mandare il vento della Mongolia al Giappone, grazie a cavi sottomarini, e di idroelettrico russo che potrebbe essere mandato a sud. I percorsi sono stati soprannominati "Golden Ring".

I vantaggi sono molti: avere una rete integrata fa si che i momenti di picco da una parte del mondo possano essere bilanciati da momenti di minor uso elettrico altrove, grazie ai fusi orari, alle diverse tradizioni;  di dare maggior impulso alla generazione di energia pulita, avendo creato una sorta di "mercato unico".

La speranza e' di eliminare la dipendenza dalle fossili e dal nucleare.

E i costi? Secondo gli studi preliminari fatti prima dell'accordo di Settembre il costo per generare e mandare l'elettricita' dalla Russia o dalla Mongolia al Giappone costera' lo stesso, o di meno dell'attuale costo per la generazione di elettricita' dalle centrali a carbone.

Ci saranno problemi, anche ambientali? Certo. Ogni cosa che l'uomo fa ci sono degli impatti e delle conseguenze, ma io credo in questo caso che scappare dalle fonti fossili, carbone, petrolio e dal nucleare, sia un passo importante, e che l'effetto finale sara' sicuramente in positivo per l'ambeinte, per le minori emissioni di CO2 in atmosfera e per i polmoni e la pace mentale di chi si ritrova a vivere vicino a raffinerie e reattori.

Se possiamo farlo in Asia, lo possiamo fare dappertutto.

Wednesday, February 15, 2017

Salvare la Patagonia per amore: Kris e Doug comprano e ripristinano terre e poi regalano parchi


Tutte queste foto sono del Parco Pumalin, Patagonia, con terreni acquistati dai
coniugi Kris e Doug McDivitt-Thompson che li hanno ripristinati, ne curano la manutenzione
ed hanno aperto il parco aperto a tutti.

Dal 1993 hanno speso 375 milioni dei loro soldi privati per creare e salvare questa bellezza















“We just rolled up our sleeves and did it. 
There is nothing we wanted to do that we didn’t. 
That’s not to say there’s not more to do.

People need to get out of bed every day and have to do something that is not 
to do with them but to fight for something they love and identify with.
 

We don’t have the luxury of being complacent. 
So, no more getting up in the morning 
and reading the paper and calling it a day. 

You have to act at the end of the day; you have to do something.

Kris Mc-Divitt-Tompkins



Voleva essere la mia storia di San Valentino, ma arrivo con due giorni di ritardo.

Si chiamano Doug e Kris McDivitt-Tompkins.

Kris McDivitt era di famiglia ricca, era una sciatrice professionista durante la gioventu' degli settanta, figlia - ironia della sorte - di un dirigente dell'oil and gas in California. Da adulta divento' uno dei manager piu' importanti di Patagonia, uan ditta che vene attrezzatura per sport e per il contatto con la natura - tende, scarponi da trekking, attrezzatura da campeggio.

Doug Tompkins era un rock-climber, amante della natura, uno sprito libero, che aveva fondato ben due ditte di vestiti: North Face ed Esprit. Da Lake Tahoe, nel nord della California, da giovane, aveva creato una piccola ditta di sci e di zaini con il motto "Never Stop Exploring”. Il suo primo negozietto negli anni sessanta era a North Beach, a San Francisco.

Oggi North Face si vende in tutto il mondo.

Qualche anno dopo Doug creo' la ditta “Plain Jane” che vendeva vestiti causal e sportivi per le donne. Le prima vendite da un camiocino per strada. Plain Jane divenne Esprit, anche lei ora nota in tutto il mondo.

Nel 1993 Doug e Kris si incontrano. Lei ha 43 anni ed e' stanca della vita corporate da dirigente della Patagonia. Anche lui a 50 anni era diventato critico del mondo del business, nonostante il suo successo.

Si sposano e decidono di fare dell'ambientalismo una ragione di vita, vera e cambiano tutto. Dalla California vendettero le loro quote nelle ditte che avevano fondato o in cui lavoravano e si trasferiscono a vivere in Patagonia, fra il Cile e l'Argentina, off-grid. Non c'erano telefonini, non c'era internet.

Cosa avrebbero fatto in Patagonia?

La Patagonia, che Kris aveva sognato da anni per aver lavorato in una ditta da quello stesso nome, avrebbe offerto loro l'opportunita' della vita.

Avrebbero comprato quanta piu' terra possibile, ripristinato quello che era stato degradato e creato un ente non a scopo di lucro per conservare e migliorare quelle terre di Cile e di Argentina. I soldi certo non gli mancavano.

E l'hanno fatto, un po per volta: comprando quasi un milione di ettari di terra che contenevano di tutto: aree sensibili, lagunose, campi, foreste, coste, ghiacciai, fiordi e pure vulcani. Tutto quello che hanno comprato e sistemato e' poi stato restituito alla comunita' sottoforma di parco.

Finora si stima che abbiano speso 375 milioni di dollari. Quelle terre sono oggi salve dalla deforestazione a larga scala, e in favore di flora e fauna. Fra i parchi creati finora il Pumalín Park di circa 300,000 ettari e che va dall'oceano pacifico alle Ande. Ci vivono, e ci vivranno i puma. E' il piu' grande parco creato da privati nel mondo e poi regalato alla collettivita'.

Altri parchi sono in Patagonia e nella laguna di Iberá nel nord-est dell'Argentina.

Spero che ci si renda conto della bellezza di tutto cio: due ricconi che invece di andare sui loro yacht privati hanno speso il loro denaro per creare foreste e parchi aperti al pubblico in una nazione lontana dalla loro ed investendo anni delle loro vite.

E' bello, no?

Kris dice che tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa per le generazioni future, e che i soldi sono uno strumento, ma non l'unico, e che nessuno puo' abdicare alla responsabilita' collettiva di salvare il pianeta.

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.


E poi... come tutte le storie belle, tutto ha un fine. Dopo 24 anni di matrimonio, il giorno 8 dicembre 2015, Doug muore a 72 anni. Si fece male in un incidente di kayak, in Cile, nel lago Carrera nelle Ande.

E Kris?

Le restarono montagne e foreste e steppe su cui lavorare ancora ed un cuore spezzato in due. Le restano anche le associazioni non profit create assieme al marito, la Conservacion Patagonica and Conservation Land Trust che gestiscono i parchi.

Fra un anno ci saranno cinque nuovi parchi fra il Cile e l'Argentina, altre tre saranno grandemente allargati.

La cosa bella e' che anche i governi di Cile ed Argentina hanno deciso di collaborare, ed hanno donato 4 milioni di ettari in piu' da essere protetti da deforestazione, ranching, trivelle, infrastruttura invasiva ed industriale di qualsiasi genere.

Come dire, fai una cosa buona e se ci credi e sei persistente, le cose crescono e vanno avanti senza che tu possa anticipare quanto importnate sara' il tuo operato.

Come per tutte le cose non e' stato facile per Kris e Doug. All'inizio c'era tante opposizione verso di loro, i cattivissimi americani - gringo, ebrei! - che avrebbero rubato il Cile ai cileni, che avrebbero portato qui monnezza tossica, che rappresentavano il neocolonialismo americano, che volevano rubare l'acqua e "fermare" il progresso del Cile.

Si diceva che erano agenti della CIA. A un certo punto il governo cileno, quando si rese conto che erano diventati i proprietari terrieri piu' grandi del paese, avevano quasi decisero di espropriarli le terre. Ma ci ripsensarono quando iniziarono a vedere i frutti del lavoro di Kris e Doug, quattro anni dopo essere qui arrivati.

Prendevano terre che altrimenti sarebbero finite allo speculatore di turno e ci facevano parchi. E quando il rischio di ancora maggiore deforestazione - miniere, campi da pascolo per la carne, trivelle e dighe megagalattoche - il governo cileno divenne loro partner.

Da dove venivano le terre che compravano? Da cileni che non le volevano piu - compravano aziende agricole semi-abbandonate. L'intento e' sempra stato di restituire il tutto. Hanno usato la loro professionalita' per gestire il tutto nel corso degli anni.

Kris dice che questo loro lavoro ha permesso a vari angoli della Patagonia di tornare ad uno status naturalistico, di essere ripristinata allo stato originale, salvando le foreste tropicali dall'abbattimento, e dai pascoli.

Volevano anche dare una prospettiva ai residenti: il parco offre qualcosa a chi vive li, in termini di lavoro nel mantere le terre, nel curarli e nel creare turismo, passeggiate, trekking, ed economia sana.  In questo momento gli enti di conservazione del parco danno lavoro a varie centinaia di persone.

In tutto questo hanno anche riportato animali un tempo essenzialmente estinti in queste zone, grandi predatori come cervi della pampa, formichieri, pecari dal collare bianco. Il tutto va fatto con critierio, perche' questo porta a problemi con i contadini preoccupati delle loro colture, ed e' per questo che vanno lentamente con quello che si chiama "re-wilding", e cioe' il ri-selvaggizzare.

Kris dice che restera' in Patagonia fino alla fine dei suoi giorni, a continuare il lavoro inziato con tanto amore da lei e da suo marito. Dice che Doug le  manca ogni santo giorno, ma che andare avanti con la Patagonia, le da sollievo.


"People need to get out of bed every day and have to do something that is not to do with them but to fight for something they love and identify with.

“We don’t have the luxury of being complacent. So, no more getting up in the morning and reading the paper and calling it a day. You have to act at the end of the day; you have to do something.”

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.

“We have no choice. Otherwise we might as well kiss our beautiful planet goodbye. 

I will be there in Patagonia till the day I die. That’s the idea.”

Monday, February 13, 2017

La voragine petrolifera del New Mexico





 
elaborazione del possibile danno




“The cavity will collapse. For all I know, it can start collapsing in 10 or 15 minutes.”


Carlsbad e' una citta' del New Messico.

Ci si arriva lungo l'autostada US 285. All'avvicinarsi un segnale stradale

"US 285 south subject to sinkhole 1,000 feet ahead"

"Tra 300 metri lungo la US 285 sud c'e' una voragine che sprofonda. Una sinkhole"

E infatti in questo angolo petrolifero del New Mexico c'e' una caverna sotterranea che sta per crollare, e risucchiare con se una chiesa, autostrade, stazioni di servizio, scuole, ferrovie e case.

La zona in questione e' sede di varie caverne, che formano il Carlsbad Caverns National Park. La gente ci viene per turismo, per vedere le stalagmiti e le stalattiti e perche' il sottosuolo e' spettacolare.

La particolare caverna crollante che ora preoccupa la comunita' e' il risultato di tre decenni di petrolio: e' una caverna artificiale in cui e' stata pompata acqua per anni. L'acqua arrivava a circa 150 metri sotto la crosta terrestre e riportava su in superficie "brine" -- una soluzione acquosa ad alta salinità --  che veniva poi usata come additivo dei fluidi di perforazione per l'industria del petrolio e del gas dello stato del New Mexico.

La suddetta caverna sta ora per crollare, come e' gia' successo in altre zone del New Mexico, nonche' in Kansas, Michigan e Canada, per il troppo stess accumulatosi nel corso degli anni. La caverna di Carlsbad e' particolarmente pericolosa perche' si trova nei pressi di un centro abitato di circa 26mila persone;  potrebbe fare grandi danni.

In questa caverna non si pompa piu da vari anni, ma i danni vanno avanti: come sempre, la geologia una volta che la metti in moto, quella va avanti per la sua strada.  In superficie ci sono attivita' commerciali, hotel, scuole, autostrade, banche, e stazioni di servizio. Il crollo sarebbe catastrofico, perche' porterebbe via con se almeno un miliardo di dollari di proprieta' ed infrastrutture.

Nel corso degli scorsi anni sono state dichiarati stati di emergenza, ci sono stati avvisi al pubblico, e la richiesta di denaro pubblico per metterla in sicurezza e per installare centraline ed allarmi. Qualche settimana fa l'allarme dei geologi: la caverna potrebbe collassare in ogni momento, portando via una gran fetta dell'abitato di Carlsbad. Circa 200 persone potrebbero avere impatti negativi sulle loro proprieta'.

La ditta responsabile delle operazioni di brina e' la I and W che ha dovuto gia' chiudere la caverna ed e' andata in bancarotta.