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Sunday, July 15, 2018

Cambiamenti climatici: il piccolo-grande Rhode Island porta in tribunale Shell, BP, Exxon e Chevron






Una lezione per Marcello Pittella, governatore lucano e per tutti i politici italiani.
Ecco cosa significa avere la schiena dritta.



"Rhode Island seeks to ensure that the parties who have profited from externalizing the responsibility for sea level rise, drought, extreme precipitation events, heatwaves, other results of the changing hydrologic and meteorological regime caused by global warming, and associated consequences of those physical and environmental changes, bear the costs of those impacts on Rhode Island.



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E' lo stato piu' piccolo dell'unione USA. E' il Rhode Island, stato costiero a sud di Boston, di cui non si sente parlare mai.

In questi giorni pero' e' sulle cronache USA per avere denunciato, l'intero stato del Rhode Island, BP, Chevron, ExxonMobil e Shell ed altre 17 petrol-ditte per avere "consapevolmente" contribuito ai cambiamenti climatici, e per avere causato "catastrofiche conseguenze" al Rhode Island, alla sua economia, alle sue comunita', ai suoi residenti e ai suoi ecosistemi.

E questo lo dice l'Attorney General, l'equivalente dell' assessore alla giustizia dello stato del Rhode Island e dal nome Peter F. Kilmartin, dal suo twitter account. 
 
Sebbene ci siano state altre cause contro i petrolieri in giro per il mondo, questa e' la prima volta che uno stato USA lo fa in modo ufficiale.

Per molto tempo l'idea e' stata che i petrolieri fossero dei colossi troppo grandi per qualsiasi tipo di azione legale, protesta, e che semplicemente ci si dovesse inchinare a Big Oil.

Vedi politici italiani, da Renzi a Pittella.

Invece in questi ultimi anni, sopratutto grazie alle proteste sempre piu' numerose contro i petrolieri e le loro azioni, dal fracking alle trivelle in mare, con le tante e tante iniziative popolari dal basso in tutto il mondo, Italia compresa, ci si rende conto che il potere dell'opinione pubblica puo' fare molto per fermarli.

Non siamo cosi deboli come pensavamo, specie quando l'eco delle loro nefandezze e della nostra resistenza si fa sentire in tutto il mondo.  E questo secondo me, da' anche coraggio e determinazione alla classe politica, se questa e' libera e non serva di nessuno. I politici che denunciano lo sanno che dietro di loro c'e' il consenso, e non un pubblico ignorante.

In questa faccenda del Rhode Island, non c'e' solo l'Attorney General a denunciare i petrolieri, ma proprio tutta la classe politica dello stato: il governatore Gina Raimondo,  i parlamentari Jim Langevin e David Cicilline e il senatore Sheldon Whitehouse. Tutti compatti.

Tutti senza paura.

Una piccola domanda: e se, per dirne una, il governatore lucano Marcello Pittella avesse fatto lo stesso, per tutti i danni che l'ENI ha portato alla sua regione? 

Non lo sapremo mai, perche' Pittella non ha mai avuto questo coraggio, questa voglia di difendere la sua gente. Li voleva accontentare tutti i raccomandati, figuriamoci se non voleva accontentare Mr. Petrolio!

Quello che sappiamo pero' e' che questo del Rhode Island e' un passo storico per le conseguenze all'industria del petrolio a livello mondiale.

E non dico per dire.

In tutto il mondo adesso si parla delle sigarette che fanno venire il cancro ed in alcuni posti (vedi California) fumare e' considerata una cosa da sfigati, che fa male, e che non ha senso. Non e' sempre stato cosi' e per decenni fumare e' stato visto come una cosa di uomini macho, o di donne sofisticate.

Come e' iniziato il tutto?

Quando gli Attorney General di vari stati USA hanno iniziato a denunciare in tribunale Big Tobacco. L'idea dietro queste denunce e' che il costo economico e sociale delle trivelle (o delle sigarette) finira' per incidere sulle tasche del contribuente pubblico, e che invece e' necessario che a pagare sia chi ha fatto il danno e ci ha lucrato sopra, i petrolieri (o i produttori di sigarette).

Kilmartin ha tenuto delle conferenze stampa dove ha spiegato il perche' del suo gesto.

I petrolieri sapevano quel facevano e che le loro azioni avrebbero messo a soqquadro il pianeta e le generazioni future. Lo hanno saputo per quasi 50 anni, secondo i loro documenti interni quando hanno iniziato loro stessi a studiare i cambiamenti climatici. Ciononostante hanno continuato a trivellare incuranti del pianeta, dei suoi abitanti e delle conseguenze catastrofiche del loro operato.

Sapevano che le loro azioni sarebbero state irreversibili. E invece hanno messo su un elaborato schema per nascondere la verita', ingannare il pubblico, insabbiare l'evidenza scientifica, creare dubbi nella mente della gente, dei regolamentatori, dei giornalisti, degli insegnanti e del pubblico in generale.

Nel Rhode Island, secondo Kilmartin, i petrolieri hanno violato la legge sull'inquinamento, l'Environmental Rights Act con il loro inquinamento e hanno distrutto regioni naturali dello stato.  
 
E dunque, il Rhode Island vuole che siano i petrolieri a pagare per l'innalzamento dei livelli del mare, delle siccita', delle precipitazioni estreme, delle ondate di calore e di altri eventi che hanno disturbato il naturale regime idrogeologico, ecologico e metereologico dello stato del Rhode Island. 
 
Non e' giusto che a pagare sia la collettivita', in nessuna maniera.
 
Non devono essere i residenti ne lo stato a pagare per rimediare eventi estremi come gli uragani
Harvey e Irma che hanno colpito il Rhode Island, ne tantomeno tutti quelli che colpiranno lo stato nel futuro.

Amen.

Ad averceli dei politici cosi in Italia.
 

Saturday, July 14, 2018

L'Irlanda diveste da tutte le fonti fossili - e' la prima nazione del mondo a farlo






Eccoci qui.

L'Italia detiene ancora il 30% delle azioni dell'ENI ed e' ancora inguaiata con il petrolio. Noi non lo sappiamo, ma sono sicura che quel 30% condiziona molte delle nostre scelte a livello di nazione, delle nostre politiche, del coraggio (o mancanza di coraggio) dei nostri politici.

Questa melassa politica-petrolio era evidente sotto il governo Renzi, e di tutti i governi prima di lui, con i ministri di ogni colore che hanno per lo piu' approvato tutte le trivelle possibili, a meno che non ci siano state eroiche resistenze e scandali popolari fra la gente.

Per il governo attuale e' ancora presto da dire, ma il fatto che il Ministro Sergio Costa non abbia, che mi risulta, detto ancora una parola sulle trivelle, mi preoccupa non poco e mostra che davvero si fa bene a temere che l'ENI strangola la nostra democrazia. 

Invece dalla piccola Irlanda una grande bella notizia.

Una legge che fa si che piu di 300 milioni di euro in azioni di 150 ditte di petrolio, gas e carbone saranno vendute il piu' presto possibile.

La legge definisce una ditta "fossile" se il 20% dell suo introito arriva dall'esplorazione, sfruttaemento o raffinamento di fonti fossili; se una di queste ditte inverte il suo focus e cade sotto questo limite del 20% gli investimenti possono continuare.

L'Iralanda cosi' diventa la prima nazione del mondo a divestire dalle fonti fossili secondo una legge passata con il supporto di tutti i partiti.

Tutti i partiti.

Tutti i partiti.

La nazione nel suo complesso ha circa 8 miliardi di euro in fondi di investimento nazionale, e la legge da 5 anni di tempo per completare la vendita.

La Norvegia ha fatto lo stesso, divestendo il suo fondo pensionistico dalle fonti fossili, ma solo con il carbone. Non sanno ancora cosa fare con le azioni che detengono di petrolio e del gas. E come potrebbe essere altrimenti, visto che lo stesso fondo di investimenti pensionistici e' figlio del petrolio!

E cosi quello che sembrava un micro movimento ha preso piede e sono tanti i piccoli e grandi enti che hanno aderito, chiese, scuole, cittadine. E ora il governo d'Irlanda.

E anzi, Thomas Pringle il parlamentare irlandese che ha introdotto la legge dice che il movimento di divestimento mostra al mondo intere che occorre agire e pensare il grande per fermare la catastroficita' dei cambiamenti climatici. Dice che occorre guardare al dila' dei ritorni economici a breve tempo del mercato.

Dovremmo tutti seguire l'esempio dell'Irlanda, e fare molto di piu' per questo martoriato pianeta.

Io sarei contenta gia' se Costa annunciasse che l'Italia non rilascera' piu' nessun tipo di licenza petrolifera sul suolo, sottosuolo o nei mari d'Italia.

Non e' difficile, basta solo volerlo.

Friday, July 13, 2018

A Sergio Costa: ispezioni sismiche ENI con dinamite in Sicilia, cosa facciamo?







I proprietari dei terreni interessati dalle attività 
verranno personalmente 
contattati e informati sulle operazioni da effettuare.

ENI – permesso di ricerca Friddani/Passo di Piazza


Ai comuni di Gela, Niscemi, Mazzarino, Piazza Armerina,
Aidone, Caltagirone, Grammichele,
Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria,
San Cono, Mirabella Imbaccari

Ditegli: no grazie. Di Gela ce ne basta una sola.


A Sergio Costa: a lei l'onore e
la responsabilita' della scelta.

Il silenzio pero' e' da Ponzio Pilato.


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Diverse sono le concessioni in giro per l’Italia in uno stato di limbo, nel senso che sono state proposte sotto la precendente amministrazione del duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini, rispettivamente ministri dell’ambiente e dei beni culturali fino al 2018 e di cui non conosciamo il fato.

Che ne sara’ di queste concessioni?

Cosa fara’ il neo ministro Sergio Costa?

Io le boccerei tutte, per il semplice motivo che non sono i buchi che porteranno a migliorare ne' l’economia ne' la salute degli italiani, e che non c’e’ stato buco in Italia, o nel mondo se e' per questo, che nella complessivita’ delle cose sia stato buono per le comunita’ locali.

Certo, qualcuno si sara’ arricchito (=petrolieri e affini), ma il prezzo da pagare e’ sempre stato inquinamento, deserto di qualsiasi altra opportunita’ economica, emigrazione, sismicita’ indotta, poverta’ diffusa.

E allora eccone una di concessioni su cui Sergio Costa e Alberto Bonisoli, ministri di ambiente e cultura rispettivamente,  dovranno pronuniciarsi: la concessione dell’ENI Med di Friddani e Passo di Piazza nelle province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa, in Sicilia.

Eh si, perche' l'ENI non felice di avere distrutto Gela, passa al resto della regione.

Si tratta dell’esecuzione di ispezioni sismiche in due siti adiacenti, appunto Friddani e Passo di Piazza, in un un area complessiva di circa 1400kmq che si estende dal cuore della Sicilia, fino al mare.

Il tutto se approvato durera’ per 6-7 mesi e che si estende dalla piana di Gela per circa 50 km fino a Ramacca in provincia di Catania. 

Prima di entrare nei dettagli, una cosa e’ importante: l’ENI dovra’ prendere accordi, come primo passo, con i proprietari dei terreni per entrarci e fare queste operazioni, che includono scoppi con esplosivi.

Io mi auguro che ci sia qualche anima pia e oculata che gli dica di no, e che rifiuti il denaro che l’ENI gli offrira'. Sono soldi che puzzano di morte, ed e’ una prova di civilta’, di amore per l’ambiente e per le generazioni future, rifiutarli.

Di Gela ne basta una.

Nello specifico vogliono prendere dati lungo un tracciato complessivo di 332 km, usando esplosivo, vibroseis e massa battente.

Esplosivi? Si, esplosivi. Con dinamite. Fino a 10 kg a botta.

In qualche modo occorre perturbare il sottosuolo in modo che la risposta possa dare indicazioni su cosa ci si nasconda dentro (petrolio? gas? niente? tutte e due? poco? tanto?), e il modo piu’ semplice e’ quello piu’ brutale: facciamo esplodere cariche di dinamite in vari “punti di scoppio” in modo da perturbare il sottosuolo per bene e vediamo che succede.

Le camionette vibroseis (o qualsiasi altro metodo di "massa battente") usano lo stesso principio, solo che invece che mandare esplosivi si mandano camioncini, o altre masse inserite in apposite pozzetti, a scuotere il terreno da sopra, con le camionette vibroseis,  o fino a 100 metri di profondita’ con le masse vibranti, e poi si studia la risposta del terreno stesso.

Insomma una specie di airgun sottoterra.

L'ENI preo' ci tiene a rassicurare tutti.

Ma nessuna preoccupazione: la dinamite sara’ usata "solo" nel 20% dei lavori e solo in zone collinari.

Ora, notare che l’obiettivo di sempre dei petrolieri e’ di trivellare e di estrarre e di monetizzare, per i prossimi 30 anni, non di fare solo ispezioni sismiche o di usare esplosivi per sei-sette mesi. Quindi per me, dire si alle ispezioni sismiche con o senza esplosivi significa in essenza dire di si alle trivelle venture.

Come ho detto mille volte, la monaca di Monza si ritrovo’ tale perche’ non seppe mai dire di no, e prima lo dici il tuo no, meglio e’. Questo vale anche per le trivelle, dove il no va detto subito, prima che si possano intessere perverse tele di affari, interessi e scambi di vario genere.

Torniamo allora a Friddani e Passo di Piazza: la descrizione che ne fa l’ENI, come sempre e’ di un territorio desolato, dove non c’e’ niente e dove stiamo qui ad aspettare la manna petrolifera che scende dal cielo: campi coltivati, colture di "modesto pregio", strade carraie, aree naturali, masserie sparse, “spesso non abitate o utilizzate come ricovero per animali”, e “alcuni” centri urbani.

Quali centri urbani non si sa, forse per non fare spaventare nessuno.

Niente paura pero’, le linee sismiche saranno tracciate lontano da tali innominabili centri urbani, quindi … tuttapposto.

Questo uno stralcio dell'ENI sul "degrado dell'area"

Lo sfruttamento agrario e il pascolo hanno innescato fenomeni di degrado quali l’erosione, il dissesto idrogeologico e l’impoverimento del suolo. Il paesaggio vegetale naturale ridotto a poche aree è stato profondamente alterato dai rimboschimenti che hanno introdotto essenze non autoctone. 

E quindi, questo supposto "degrado" e' una scusa per trivellare? 

Cioe' siccome ci sono le piante non autoctone possiamo metterci trivelle non autoctone? 

Ovviamente e’ tutto fatto sotto la benevola ombra della “Strategia Energetica Nazionale” del 2013 che ha per obiettivo quello di trivellare-trivellare-trivellare in nome della riduzione dei costi e della sicurezza energetica, e questa e’ bella, del “pieno raggiungimento e superamento di tutti gli obiettivi europei in materia ambientale”.

Cioe’ l’Europa ci dice di emettere meno CO2, firmiamo pure gli accordi di Parigi e noi pensiamo che trivellando addirittura supereremo gli obiettivi europei sull’ambiente!

Spiccano pure le parole "sviluppo sostenibile delle risorse nazionali", come se ci fosse qualcosa di sostenibilile nelle fonti fossili.

Ridicoli.

Cara ENI: l’ambiente difeso con le trivelle non si e’ visto mai. Meno che meno con le trivelle targate ENI.

Ora, anche se loro parlano di un territorio quasi morente, essendo cosi’ grandi, le due concessioni hanno al loro interno varie aree sotto vincoli, con laghi, fiumi, boschi, foreste, siti archeologici, protezione ambientale.

Ma che vuoi che sia, le trivelle sostenibili salveranno tutto. E infacci ci sono pure calcoli pindarici per fare vedere che si, sara’ davvero tuttapposto.

In alcune delle aree trivellande si mostra che gia’ adesso sono superati i limiti di presenza in atmosfera di PM10, piombo, CO, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, e sopratutto benzene, un potente carcinogenico.

Trivellare migliorera’ la situazione? Ma certo che no, anche se loro dicono che ci saranno “idonee campagne di misurazione”.

Come dire, continuo a produrlo, ma adesso lo certifico l’inquinamento!

Ma non erano queste zone di campagna, con casolari abbandondati? Come fa ad esserci cotanto inquinamento da … benzene?

Mistero dell’ENI.

Andiamo avanti allora, e vediamo che l’area e’ caratterizzata, da alti valori di pericolosita’ e rischio geomorfologico, nonche’ di pericolosita’ idraulica ad esondazione.

Anche qui, niente paura. Non ci sara’ perturbazione alcuna.

Arriva poi la politica del carciofo (esiste davvero questa parola. Il concetto, fu usato dalla Germania Nazista per indicare il prendersi l’obiettivo un pezzetto alla volta, come dire, un pezzettino esterno del carciofo fino pian piano ad arrivarne al cuore).

E infatti dicono che siccome sono solo ipsezioni sismiche non ci sara’ alcuna interferenza con i bacini idrici, che non ci saranno scarichi sottoterra, nei laghi, nei fiumi o in altri bacini locali.

Dicono che l’acqua che gli servira’ per le ispezioni sismiche arrivera’ da autobotte.

Si, certo, Ma il discorso e’ quando arrivano le trivelle vere! Allora si che ci saranno scarichi e tutti sappiamo cosa vuol dire ENI+trivelle+scarichi in Sicilia. Significa Gela, dove ancora adesso l’acqua non e’ potabile a causa dell’inquinamento delle falde acquifere dovute proprio alle operazioni dell’ENI.

La gente ancora adesso deve bere l’acqua da autobotte, e da decenni, altro che l;’autobotte delle ispezioni sismiche temporanee.

Per di piu’ le attivita’ dell’ENI interferiscono, a loro stesso dire, con aree protette che includono: Siti rete Natura 2000, Important Bird Areas (IBA), e zone umide di importanza internazionale, Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), territori costieri, parchi, riserve nazionali o regionali, territori di protezione esterna dei parchi, foreste, boschi, terreni sottiposti a vincolo di rimboschimento e vincoli idrogeologici.

Un po di tutto.

Fra le aree protette le seguenti:

EUAP 1155 “Bosco di San Pietro”;

EUAP 1131 “Riserva Naturale Regionale Sughereta di Niscemi”

EUAP 1154 "Riserva naturale orientata Rossomanno - Grottascura - Bellia".

ZPS ITA 050012 “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela”,

IBA 166 “Biviere e Piana di Gela”

SIC ITA 050001 “Biviere e Macconi di Gela”;

SIC/ZSC ITA070005 “Bosco San Pietro”;

SIC/ZSC ITA 050007 “Sughereta di Niscemi”;

SIC/ZSC ITA 060001 “Lago Ogliastro”.

SIC/ZSC ITA 060010 “Vallone Rossomanno”;

SIC/ZSC ITA 060012 “Bosco di Piazza Armerina”.

Se addirituttura possono essere trivellate, che le proteggiamo a fare?

L’ENI non dice “meglio evitare”, dicono solo, beh: abbiamo aggiunto altri capitoli alla fine di queste pagine, andatevele a leggerle e … tuttapposto!

Ancora, la maggior parte delle due concessioni e’ classificata zona sismica 2, cioe’ il secondo piu’ grave di pericolosita’.

Sono loro stessi a fare l'elenco di terremoti piu' o meno gravi che hanno colpito l'area: il terremoto del 4 febbraio 1169, il terremoto del 10 dicembre 1542, il periodo sismico fra il  9-11 gennaio 1693 e il
terremoto del 2002. Tutti questi eventi si sono sentiti nelle aree trivellande, per la stessa ammissione dell'ENI stessa.

Non ci sono commenti da parte loro. Cioe' fanno l'elenco dei terremoti e non dicono niente di cosa e come le loro attivita' impatteranno il sottosuolo.

... Usiamo qui esplosivi, eh?

Nella fattispecie questi esplosivi vengono detonati in pozzetti di profondita’ variabie fra i 9 e 30 metri, con fino a 10kg di dinamite. Alla fine saranno messi dei tubi di plastica che saranno poi riempiti di “materiale inerte” o “detriti di perforazione”.

E poi un tappo.

Non voglio essere maliziosa per cui lascio all’immaginazione del lettore elaborare cosa ci sia dentro questo materiale inerte, dentro a questi detriti di perforazione e sopratutto chi controllera’ cosa ci sia dentro davvero.

Quelli delll’ENI saranno pero’ cosi bravi da portare via involucri ed imballi dell'esplosivo, nastri e picchetti e ogni altro oggetto lasciato impropriamente sul terreno.

Eh gia’, l’aveva detto Descalzi che loro erano campioni del reciclaggio!

E poi compaiono un po di righe silenziose:

gli oli non più riutilizzabili vengono smaltiti da una società specializzata e autorizzata ai sensi della vigente normativa.

automezzo per trasporto materiali equipaggiato con motogeneratore di corrente e miscelatore di fluidi di perforazione e cementi

Mmh. Quali oli? Quali fluidi di perforazione? Per farci cosa? Quale societa’ specializzata? Sono tossici? Radioattivi? Cosa c’e’ dentro questi oli e questi fluidi? Resteranno residui nel terreno?

Non e’ dato sapere.

C’e tutta la descrizione del clima, della demografia e della viabilita' della Sicilia, non c’e’ la composizione chimica di questi oli e di questi fluidi.

Certo, perche' e' meglio lasciare tutti nell'ignoranza e che tutti pensino che sia acqua Ferrarelle.

Aggoungono ancora che le attività di prospezione sismica "non necessitano" di risorse vere e proprie.

Pero' useranno acqua tramite autobotte (non si sa da dove arrivera'!), useranno suolo agricolo con colture di "modesto pregio" e di pascoli (non hanno mai sentito parlare dell'eccessivo consumo di suolo in Italia?) e solo piccole superfici di suolo (si ma con dinamite!).

Addirittura dicono che staranno attenti con gli scoppi e le camionette vibroseis quando saranno in
"prossimità di edifici, di elementi di interesse storico, architettonico e archeologico".

Quindi vuol dire che si preparano a bombardare pure edifici di interesse storico!
Ma ... non eravamo fra colture di modesto pregio? E, di nuovo, perche' non dirci in che citta' siamo?

Tutto avvolto nel silenzio.

Il punto vero pero', come sempre, non e' la dinamite di oggi, sono le trivelle, l'acqua inquinata, l'aria avvelenata dei prossimi trenta anni di cui questa dinamite e' soltanto il preludio.

Gela e' iniziata cosi, e se nessuno fa niente, anche qui ci sara' una nuova Gela.

Il tutto si conclude con un grande taralluccio e un bicchiere di marsala.

L'ENI dice che tutti gli impatti saranno nulli o bassi, ad eccetto che quello socio-economico che invece sara' di una "modesta ricaduta economica". In totale il concetto gli impatti saranno nulli o trascurabii appare 15 volte.

Cioe' gioia e profumi per tutti.

Ultima chicca:  

Tutte le attività previste saranno condotte da EniMed S.p.A. sulla base dell’esperienza maturata relativamente al corretto sfruttamento delle risorse minerarie, nel massimo rispetto e tutela
dell’ambiente e del territorio.


Si certo, andatelo a dire alle mamme di Gela, e poi vergognatevi.

Ministro Costa, lei non puo' in coscienza sua approvare altra morte ed altra distruzione per la Sicilia.
































Thursday, July 12, 2018

Il Congo apre il Virunga alle trivelle, foresta dei gorilla e patrimonio dell'umanita' UNESCO












E' una notizia triste, che sa tanto di "perdona loro perche' non sanno quello che fanno".

Il governo della repubbica democratica del Congo ha deciso di aprire due parchi nazionali alle trivelle. Ci vivono qui specie a rischio di estinzione, fra cui i gorilla di montagna. 

Di uno di questi parchi abbiamo gia' parlato: e' il Virunga, il parco nazionale storico del Congo. L'altro si chiama Salonga. Insieme rappresentano una buona parte del Congo Basin che e' la seconda piu' grande foresta tropicale del mondo.

Sono entrambi siti UNESCO. Per ricorda il 1988 sono i gorilla del film "Gorilla in the Mist" con Dian Fossey, la conservatrice della natura che ha trascorso la sua vita fra i gorilla poi uccisa dai bracconieri.

Vivono qui oltre ai gorilla, elefanti di foresta, scimpanze' e pavoni, tutte varianti che non esistono in altre parti del mondo.

Ovviamente non c'e' che da rabbrividire a questa notizia, perche' saranno messi in pericolo animali gia' a rischio, perche' ci sara' un altro po' di uccisione di biodiversita' sul pianeta, e per l'enorme quantita' di CO2 che verra' immessa in atmosfera. Senza contare l'abbattimento di alberi per far spazio a trivelle, tubi e impianti di petroliferi.

La cosa triste e' che nel Virunga, parco coperto di foreste e di vulcani vive la meta' della popolazione dei gorilla di montagna.

Chi e' che trivella qui?

La compagnia inglese Soco International che ha gia' trivellato nel passato, anche se la licenza e' scaduta nel 2015.

Ma il governo del Congo vuole piu' petrolieri e cosi dicono che in realta' e' possibile trivellare ovunque nel paese perche' saranno attenti a piante ed animali.

Come se fosse possibile!

E cosi, hanno semplicemente declassificato il 21.5% del Virunga da parco a zona trivellabile. Fanno 1700 chilometri quadrati.

La cosa ancora piu' triste e' che in realta' la popolazione dei Virunga e' in lenta, lentissima ma esistente crescita. 

Nel 2010 infatti c'erano qui solo 480 gorilla, mentre nel 2016 erano 604. E' stato uno lungo processo di conservazione, partito nel 1981 quando i gorilla erano al loro minimo storico, 242 esemplari.

C'e' stato un tempo in cui si pensava che i gorilla non sarebbero arrivati al nuovo millennio.

Grazie al sacrificio personale di tante persone, incluse le 170 guardie forestali morte per proteggere i gorilla, grazie alla fama di Diane Fossey e alla fondazione creata dopo la sua morte per aiutare le comunita' locali in modo che i gorilla siano visti come una opportunita' da vivi e non da morti, in qualche modo sono sopravvisuti.

E adesso arriva Mr. Petrolio a sfasciare tutto. 


Tuesday, July 10, 2018

Il Mar Mediterraneo: il piu' inquinato dalla plastica del mondo

Monday, July 9, 2018

ENI-balle: diventiamo "carbon neutral -- ma continuano a trivellare









“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi

O almeno facciamo finta.  


E' un altra petrol-balla che arriva direttamente dal CEO dell'ENI, Claudio Descalzi.

Hanno infatti annunciato che diventeranno "carbon neutral".

Cioe' emetteranno tanta CO2 quanta ne riassoribiranno. Perche' e' una petrol-balla? Perche' se siamo dove siamo con i cambiamenti climatici e tutti gli squilibri che stiamo vivendo in questi ultimi 50 anni e' per colpa dei petrolieri, che hanno rilasciato in atmosfera tonnellate e tonnellate di CO2 nel corso dei decenni.

CO2 emessa per cercare, trivellare, raffinare, stoccare e poi nell'utilizzo del petrolio.

E ora Claudio Descalzi vuole dirci che lui sa tirare fuori petrolio senza creare un grammo in piu' di CO2?

Suvvia e' impossibile. E secondo me lo sa pure lui.

E infatti, il nostro Descalzi non offre nessun piano concreto di come tutto questo avverra'.

Smetteranno di tagliare foreste per farci campi di petrolio in Africa? Pianteranno una nuova Amazzonia? Smantelleranno il Centro Oli di Viggiano? Sovvenzioneranno l'auto elettrica a tutti gli Italiani? Smetteranno di fare gas flaring in Nigeria?

Mistero.

Lui l'ha chiamata una decisione "epocale", ma dice che "come" questo succedera' sara' annunciato a fine anno. Per ora dice solo che l'ENI ottimizzera' i processi di produzione di immondizia. Scusi, ma che ginnastica contorta e' questa? Un annuncio per dire che il vero annuncio ci sara' a Dicembre?

Notare che nessuna ditta petrolifera ci e' riuscita mai, anche perche' non e' chiaro se uno debba mettere in conto *tutta* la CO2 prodotta da Mr. Petrolio o se solo vogliamo parlare della CO2 connessa, per esempio, al consumo di elettricita' negli impianti di raffinazione.

Tutto questi mi fa un po pensare a quando l'ENI e le sue comari scrivono sui rapporti di valutazione ambientale che faranno la raccolta differenziata sulle piattaforme e poi invece gettano barili e barili di monnezza petrolifera a mare.

Una vera opera ecologica!

Notare che per esempio la BP dice che entro il 2025 le sue emissioni di CO2 resteranno ai livelli del 2015. E anzi dicono che taglieranno pure le emissioni di 3.5 tonnellate l'anno in modo da manternersi in pari con la produzione nuova di petrolio.

E' un acquisto questo? Non credo! E' solo un annuncio fatto per fare l'annuncio e che in realta' non significa niente.  Vogliono far finta di essere agnelli quando sono solo orchi.

La Shell invece dice che ha "aspirazioni" di dimezzare le sue emissioni entro il 2050.

Aspirazioni? 2050?

Anche qui, solo petrol-balle.

Descalzi invece va oltre e dice che:

“A new and strategic cycle has begun for Eni; from being an oil company it has become an energy company and is now betting on the circular economy to become carbon neutral".



Io invece penso solo una cosa: che questi soggetti vogliono solo continuare andare avanti a fare fare quello che hanno sempre fatto: distruggere il pianeta e a far soldi incuranti di chicchessia.

Ma siccome cresce a livello planetario l'odio verso le ditte di petrolio, che cosa altro possono fare i trivellatori se non almeno cercare di fare finta di essere amanti di detto ambiente? In modo da non essere odiati piu' di tanto, in modo da trovare scusanti, e magari poter dire ai politici: si trivelliamo oggi, ma entro il 2050 diventeremo carbon neutral!

Non ci sara' nessuno nel 2050 a verificare, ma intanto oggi hanno concluso accordi e affari. 

Una prova di tutto questo e' che la Norvegia e il suo fondo pensioni, che ha un grande peso nel mercato di energia fossile, ha appena annunciato che le compagnie nelle quali investe devono presentare dati su come usano acqua e le conseguenze delle loro attivita' sul clima.

Questi dati devono essere forniti alla non-profit londinese "Carbon Disclosure Project".

Quindi, la gente li odia, ci sono gli accordi di Parigi e la politica che timida timida cerca di contenerli, e pure nel settore degli investimenti arrivano adesso vincoli, e quindi, si parte con il green-washing. Semplice no?

Intanto, mentre che faceva tutti questi proclami, in altra sede l'ENI annuncia che aumentera' la sua presenza petrolifera' in Norvegia, assorbendo una ditta privata chiamata Point Resources.

In questo modo, dicono potranno espandere il loro portfolio di trivelle, rivitalizzando pozzi vecchi, ed esplorare nuove risorse.  Potranno trivellare una enorme area di mare fra il mare del Mord ed il Barents Sea to the North Sea e tirare fuori 180,000 barili di petrolio al giorno, con un picco nel 2023 di 250,000 barili di petrolio al giorno.

Secondo varie stime per ogni barile di petrolio estratto l'equivalente di CO2 creato e' di 317 kg di CO2. 

180,000 barili di petrolio al giorno sono 28,620,000 litri di petrolio al giorno,
180,000 barili di petrolio al giorno sono 570 tonnellate di CO2 al giorno.

250,000 barili di petrolio al giorno sono 39,750,000 litri di petrolio al giorno.
250,000 barili di petrolio al giorno sono 1260 tonnellate di CO2 al giorno.
 
E si, stiamo freschi ad aspettare il carbon neutral di questi qui. 


Thursday, July 5, 2018

Brasile: la foresta amazzonica scompare a tassi record nel 2017










The big concern is that we’re starting to see a new normal, 
where fires, deforestation, drought and climate change 
are all interacting to make the Amazon more flammable

Mikaela Weisse,  Global Forest Watch. 



In totale, a livello planetario nel 2017 sono scomparsi 160mila chilometri quadrati di foreste, un'area grande quanto l'intero Bangladesh, e circa meta' dell'Italia, secondo Global Forest Watch utilizzando dati da satellite.

Nel 2017 le perdite sono state da record prima di tutto in Brasile, a causa di incendi appiccati da contadini e allevatori di bestiame, singoli o multinazionali, per creare terra da pascolo o da agricoltura. Poi ci sono stati vari periodi di siccita' che hanno distrutto il resto. Spesso le cose sono andate in parallelo: rancheri o agicoltori hanno appicato fuochi che a causa della siccita' sono andati fuori controllo, bruciando molto piu' di quanto originariamente si intendeva.

In totale in Brasile sono stati persi piu' di 12mila chilometri quadrati di foresta, un area grande tanto quanto il Trentino Alto Adige intero.

E tutto questo nonostate gli impegni a proteggere la stessa foresta da parte di Brasilia.

E le cose non vanno meglio in Colombia.

Qui per decenni la guerra civile fra i ribelli del FARC e il governo centrale aveva essenzialmente protetto le foreste del paese dallo sfruttamento selvaggio. Ora che e' stato stabilito un accordo di pace, e' iniziata anche l'attivita' di disboscamento, allo scopo di creare piu' terra da pascolo, miniere e terre agricole per cacao. 

E cosi nel solo 2017 in Colombia sono stati persi 4,000 chilometri quadrati di foresta, il 46% in piu' rispetto al 2016 e un area grande tanto quanto il Molise. In un solo anno, in Colombia!

Nei Caraibi invece il 2017 ha portato alla morte di circa un terzo di tutte le foreste specie nella Repubblica Domenicana e a Porto Rico, grazie agli uragani Maria e Irma.

L'annata peggiore per gli alberi delle foreste e' stato il 2016. Il 2017 e' arrivato secondo, e non e' una bella consolazione, specie considerato che la meta' delle specie animali del pianeta vive in queste foreste. O dovrei dire delle specie note, perche' dalle foreste impervie del Brasile per esempio ogni tanto arrivano specie animali e vegetali ancora scnosciute all'uomo!

Si svolge intanto un incontro ad Oslo per discutere proprio con i principali paesi interessati quali possano essere le migliori srategie per proteggere le foreste del pianeta.

Perche' questi alberi, specie quelli della foresta tropicale, sono cosi importanti? 

Perche' piu' crescono piu' CO2 assorbono, nella terra, nelle radici, nel legno. Una volta abbattuti tutta la CO2 associata all'albero in questione viene rilasciato in atmosfera, contribuendo ai cambiamenti climatici.  La deforestazione e' la causa del 10% delle emissioni in piu' di CO2 nel pianeta. Cioe' gli alberi che prima assorbivano CO2 ora non si sono piu'.
Fuori dal Sud America, il paese al mondo con la maggiore deforestazione e' stato il Congo dove invece delle foreste c'e' stata l'industria del legno, produzione di carbone e anche agricoltura che hanno portato via nel loro complesso, in un solo anno circa 15mila chilometri quadrati di foresta, un area grande tanto quanto la Calabria.

L'unico paese con risvolti positivi e' stata l'Indonesia.

E non a caso: il governo ha imposto severe punzioni a chi abbatte alberi. I contadini in particolare per anni hanno bruciato e inaridito le zone pluviali del paese per farci crescere piantagioni di palme per crearne olio. Queste zone umide sono come degli stoccatori naturali di CO2 perche' come parte del materiale paludoso ci sono sotanze vegetali che trattengono la CO2.

Nel 2015 violenti incendi, siccita' ed El Nino hanno portato a danni economici strabilianti e a giornate intere di fumi sui cieli. Nel 2016,  il paese stabilisce una moratoria sulla conversioni di zone umide in campi agricoli per l'olio di palma. La  Norvegia ha invece stanziato 50 milioni di dollari per i controlli e per il rispetto della legge. Nel 2017 i primi successi con solo una piccola frazione di zone umide dragate e "bonificate" per l'agricoltura. Vediamo se sara' un succcesso duraturo.

Di certo e' che la strada e' ancora lunga. Solo il 2% di tutte le attivita' a livello mondiale messe su contro i cambiamenti climatici finiscono in progetti per la riforestazione e di riforestazione si parla ancora poco.  Non ci rendiamo davvero conto cosa possano offrire gli alberi.

Gli alberi danno ombra, frescura, bellezza, pace, e un amico contro i cambiamenti climatici.

Ne abbiamo esempi spesso anche in Italia di abbattimenti selvaggi, dove amministrazioni cieche e stupide si svegliano la mattina e decidono di abbattere querce, pini e ulivi in nome di non meglio specificati problemi di viabilita' o di malattie.

E certo, non abbiamo la foresta amazzonica, ma quel poco di verde che abbiamo va protetto, migliorato, difeso. 

Come sempre, gli alberi si piantano, non si abbattono.