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Sunday, May 24, 2015

L'ENI, Umberto Veronesi, l'Expo e l'Africa







Le promesse dell'ENI in Congo 




In Congo elimineranno i gas serra....



...qui invece il gas flaring Agip in Nigeria da 40 anni


Eccoli qui i partners della Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze: c'e' pure l'ENI. Come dire, prima immetto in aria roba che fa venire il cancro e poi do i soldi alla fondazione Umberto Veronesi per ripulirmi la coscienza.

Come Veronesi non si vergogni e' un mistero. O forse pensava che non se ne sarebbe accorto nessuno?

Non capisco.

Passiamo all'Expo, dove l'ENI e' Official Partner. Dicono di se stessi di essere "la compagnia energetica internazionale leader in Africa per produzione di idrocarburi. Presente nel continente da oltre sessant’anni, collabora con i Paesi Africani per promuoverne lo sviluppo socio-economico sostenendo, in particolare, progetti per l’accesso all’energia, prerequisito fondamentale per una crescita sostenibile."

Promuoverne lo svilippo socio economico? Ma quando mai. Hanno distrutto la Nigeria a colpi di mazzette e di inquinamento ed ora vengono qui a fare i santi all'Expo e a parlare di sostenibilita'?

Dicono che nel Congo hanno ridotto il gas flaring - beh vuol dire che lo fanno ancora! Dicono che invece di bruciarlo in aria, adesso lo hanno messo in rete per i residenti del Congo - ma non dicono che arrivano a questo solo dopo anni ed anni di pressione internazionale e che queste sono prassi che solo in Africa possiamo aspettare il 2015 per farle.

Questo e' invece il gas flaring in Nigeria - dove le fiamme ardono ininterrotte da 42 anni, Expo o non Expo.

Kaye Kilburn, 1931-2014

Gli scrivevo ogni tanto per aggiornarlo sulla questione petrolio d'Abruzzo e ogni anni gli mandavo una cartolina di auguri natalizi.

Gli ultimi contatti erano rimasti senza risposta e cosi cercando un po su internet, scopro che il Prof. Kaye Kilbrurn e' morto, il 7 Agosto 2014. Aveva 82 anni.

A chi arriva alla questione petrolio da poco questo nome non significhera' molto, ma per me, e per tutti quella della prima ora, quando combattevamo contro il Centro Oli e Nicola Fratino e Ottaviano del Turco,  si, significa molto.

Gli scrissi per la prima volta nel 2007, quando scrivevo il rapporto sull'idrogeno solforato. Avevo trovato il suo nome su vari siti, in qualita' di esperto sul tema e avevo letto i suoi scritti, seguito i suoi studi e avevo cercato di capire. Prese a cuore la questione, ci siamo scritti diverse volte e sono andata a casa sua a Pasadena prima e poi nel suo studio a vedere tutti i macchinari che usava per studiare le risposte neurologiche delle persone quando esposte a sostanze tossiche. Mi spiego' come mai si era interessato alla tossicologia. C'era dell'affetto reciproco.

Caso volle che nel 2008 Kilburn fosse presente ad un convegno a Carpi, e cosi organizzai una intervista con lui a Firenze. Adesso chi ando' a farla quella intervista parla di "intervista esclusiva". In realta' gliel'ho organizzata tutta io, dal contatto iniziale alle domande scritte. Dicono che si trattasse di Bruxelles. Invece e' Firenze. Neanche sapevano chi fosse Kilburn, e adesso strumentalizzano la sua persona per costruirsi improbabili carriere politiche.

Il Prof. Kilburn aveva preso la laurea in medicina presso la University of Utah College of Medicine nel 1954. Seguirono periodi di perfezionamento presso la Western Reserve University, la University of Utah Hospitals dove si specializzo' in medicina interna e patologia e poi presso la Duke University dove studio, malattie cardio-polmonari. Nel 1958 mette su il suo centro di ricerca presso la U.S. Army Medical Research and Nutritional Laboratory at Fitzsimmons Army Hospital.

Seguono incarichi di vario genere - Director, Cardiopulmonary Division, Washington University School of Medicine, 1960-62. Chief, Medical Service, Veterans Administration Hospital, Durham, North Carolina 1963-68. Director, Division of Environmental Medicine, Department of Medicine, Medical Center, 1968-73. Professor of Medicine, Associate Professor of Anatomy, University of Missouri-Columbia 1973-77. Director, Division of Pulmonary and Environmental Medicine, 1973-77. Professor of Medicine and Professor of Community Medicine, Environmental Sciences Lab, Mt. Sinai School of Medicine, 1977-80. Professor of Medicine, University of Southern California, 1980-Present. Director, Barlow Occupational Health Center, 1982-1984. Chief, Pulmonary and Environmental Medicine Section LAC-USC Medical Center, 1982-1984. Durante questa lunga carriera, ha pubblicato 235 articoli di cui 43 ed un libro intero che hanno a che fare con problemi di tossicologia neurologica. Fino alla pensione nel 1994 anno in cui mise su una ditta propria chiamata Neuro-Test, di cui e' stato direttore.

Ciao, Prof. Kilburn and thank you, sir.



 





Saturday, May 23, 2015

Santa Barbara ed Ombrina


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Un sacco di persone mi scrivono sul perche' non ho preso la parola a Lanciano. 
L'editto di Giulio Cesare, il tuttofare dell'ambientalismo
 d'Abruzzo e dei suoi collaboratori, e' stato chiaro.
La violenza non e' cosa che mi appartiene e quindi me ne sono andata.

Li rivedremo alle prossime elezioni, ne sono sicura.

Nel frattempo continueranno a "prendere ispirazione"
da questo blog e a ricopiare.

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Il giorno 20 Maggio 2015 delle perdite di petrolio al largo delle coste di Santa Barbara, in California, hanno creato un orrendo disastro ecologico.

Un oleodotto sottomarino di circa 18 chilometri di lunghezza e costruito nel 1987 con il compito di portare il petrolio dalle piattaforme in oceano fino alle centrali di trattamento in terraferma, ha riversato circa 400,000 litri di petrolio lungo le coste del Refugio State Beach. Il petrolio e' fuoriuscito da una fessura che nessuno ancora e' riuscito ad individuare.

Il mare, prima blu, e' ora nero e coperto di catrame.

Il governatore Jerry Brown ha dichiarato lo stato di emergenza, il petrolio si e' esteso lungo circa 16 chilometri di costa, hanno chiuso le spiagge ed evacuato i campeggi.

Le operazioni di pulizia sono difficilissime - il petrolio e' dappertutto, oltre che in acqua e' finito sui sassi, nella sabbia, a riva. Ci sono circa 100 specialisti a raccogliere tutto questo materiale, sasso per sasso e a cercare di non farlo spargere ancora.

Gia' nel 1969 una delle piattaforme di Santa Barbara scoppio' lasciando dietro di se un altra marea nera. Sebbene non siano state costruite nuove piattaforme da allora, l'infrastruttura esiste, e come mostra questo episodio, gli incidenti sono imprevedibili e dalle conseguenze disastrose. Chi poteva mai immaginare che da una piccola fessura sarebbe successo tutto questo?

La lezione di Santa Barbara per l'Abruzzo e' evidente. Anche Ombrina portera' con se oleodotti e infrastruttura logistica colleganti piattaforme, FPSO e terraferma. Avremo anche noi pericoli di scoppi, fessure, e cedimenti. I monitoraggi sicuri al 100% non esistono.

La domanda non e': Potrebbe succedere lo stesso anche a noi? quanto: Una volta costruita Ombrina, quando arrivera' la prima marea nera lungo la costa teatina?

Santa Barbara ci ricorda ancora una volta che Ombrina e' meglio che non s'abbia da fare.
Molto meglio il Parco della Costa Teatina.

Friday, May 22, 2015

Santa Barbara - per il FQ

Pellicani al petrolio, Santa Barbara

Divieti dal 1969
ma quelli vecchi ce li teniamo



Non e' stata la prima volta a Santa Barbara. La prima, grande, memorabile, marea nera del mare di California e' stato prima che nascessi, nel 1969. Scoppio' la platform A. Finirono nell'oceano quasi 14 milioni di litri di petrolio. Morirono pesci e uccelli. Il mare divento' e resto' nero per settimane. Anche il presidente Nixon si commosse.

La risposta del paese e dell'opinione pubblica fu senza precendenti. Molte delle leggi per la protezione ambientale che abbiamo adesso in California e nel paese sono figlie di quell'evento. Anche Earth Day nasce da Santa Barbara: venne celebrato per la prima volta nel 1970 un anno dopo lo scoppio della platform A.

In teoria, abbiamo imparato la lezione in California: dopo il 1969 non sono state piu costruite piattaforme nuove nei nostri adorati oceani. Quelle vecchie pero' ce le siamo tenute e sono ancora li, con tutta la loro infrastruttura, i loro rischi, il loro invecchiare, le loro manutenzioni fatte o non fatte.

Questa volta a Santa Barbara non e' stata una piattaforma a scoppiare, ma una piu' banale fessura da oleodotto sotterrato in oceano.  Sono finiti in mare 400 mila litri di petrolio, forse di piu. Di nuovo e' tutto nero - uccelli, spiaggia, lavoratori, foche, sassi, gabbiani e gamberetti. Di nuovo fumi tossici, mascherine, campeggi evacuati, surf anneriti, stato di emergenza, trecento volontari e professionisti a pulire.  Sara' diffcilissimo mettere tuttapposto.

Questa volta sono qui, conosco bene quel mare e fa male perche' e' un po mio.

Non so se esistano posti con leggi ambientali piu severi che la California, ma se si, credo che si possano contare sulla punta delle dita. L'operatore dell'oleodotto si chiama Plains All American Pipeline ed ha sede a Houston. Negli scorsi 10 anni ha avuto 175 infrazioni per mancanza di sicurezza e di manutenzione. Fanno 17 all'anno, piu' di una al mese. Nel 2014 hanno avuto profitti per 1 miliardo di dollari.

E' evidente quindi che se e' potuto succedere qui, potrebbe succedere ovunque. Per quante premure, leggi e controlli, uno possa o voglia introdurre, le operazioni petrolifere sono pericolose - dall'estrazione, al trasporto, alla raffinazione, allo smaltimento e le ditte petrolifere proprio non ci sentono dal lato sicurezza. Non e' possibile quindi che vada sempre tutto liscio. E non esistono leggi che possano veramente evitare catastrofi come questa. E' bastata una piccola fessura. Chi mai andra' a controllare tutti i tubi che ci sono sottoterra, e sotto il mare? 

Per me la lezione e' sempre la stessa: meglio non farceli venire dall'inizio, perche' una volta venuti non se ne vanno finche' non e' stata spremuta l'ultima goccia. E questo vale per Santa Barbara, vale per l'Adriatico, vale per l'Artico. Tenere i pozzi in mare per trenta, quaranta, cinquanta anni, vuol dire che prima o poi qualcosa dovra' cedere. La domanda non e' "se dovesse succedere". La domanda e'  "quando succedera'?"

Il giorno 23 Maggio 2015 in Abruzzo si scendera' ancora in piazza per ribadire il nostro no alla petrolizzazione dell'Adriatico e contro Ombrina Mare in Abruzzo. Credo che la lezione di Santa Barbara per l'Adriatico sia chiara: non e' possibile riempire il mare da una parte e dell'altra, di pozzi, di FPSO, di tubi, di oleodotti, di petroliere che andranno e verranno, e pensare che nulla cambiera'.

Perche' qualcosa cambiera' e prima o poi, nonostante le rassicurazioni dei nostri pseudo ministri dell'ambiente ed il wishful thinking di Matteo Renzi, la corda si spezzera'. Prima o poi.

Qui le immagini del mare e della vita marina di Santa Barbara coperta dal petrolio.





Thursday, May 21, 2015

Scoppi in Louisiana e Texas - H2S in aria, petrolio in mare


Oggi, 22 Maggio 2015 - Louisiana
Scia petrolifera di un miglio e mezzo.



19 Maggio 2015 - scoppia pozzo in Texas
H2S in atmosfera, evacuazione nel raggio di tre chilometri 


Eccoci qui.  Altri pozzi di petrolio che scoppiano e si incendiano. Il primo della serie e' scoppiato rilasciando emissioni di idrogeno solforato nel circondario. Siamo nel sud del Texas, Karnes County, da cui hanno dovuto evacuare residenti nel giro di tre miglia per pericolo di inalazioni tossiche.

Poi la rottura dell'oleodotto in California, del 20 Maggio 2012 di cui abbiamo ampiamente parlato.

E poi oggi, 22 Maggio 2015, un altra piattaforma della Texas Petroleum Investment si incendia nei mari di Louisiana. Ormai ci siamo abituati! 28 persone evacuate, produzione immediatamente fermata, non e' ben chiaro quanto petrolio sia finito in mare.

Che dire. Come sempre, non e' se succedera', e' quando succedera'.

Wednesday, May 20, 2015

I delfini morti nel Golfo del Messico per colpa del petrolio - e' ufficiale.







The rare, life-threatening, and chronic adrenal gland and lung diseases identified in stranded UME dolphins are consistent with exposure to petroleum compounds as seen in other mammals.
 Exposure of dolphins to elevated petroleum compounds present in coastal GoM waters during and after the DWH oil spill is proposed as a cause of 
adrenal and lung disease and as a contributor to increased dolphin deaths.

These dolphins had some of the most severe lung lesions 
I have ever seen in wild dolphins throughout the United States


All'indomani dello scoppio del Golfo del Messico, fra il Giugno del 2010 fino al Dicembre del 2012 lungo le rive della Louisiana vennero ritrovate decine di carcasse di delfini morti. Fu una ecatombe.

Finalmente oggi il NOAA -- il National Oceanic and Atmospheric Administration -- pubblica uno studio in cui questo "UME", unusual mortality event, viene attribuito allo scoppio stesso, e senza equivoci. La conclusione e' infatti che i danni ai polmoni e alla ghiandola adrenale dei delfini sono dovuti al riversamento di petrolio da Deepwater Horizon.


“The evidence to date indicates that the Deepwater Horizon oil spill caused the adrenal and lung lesions that contributed to the deaths of this unusual mortality event”

Sono le parole della ricercatrice Stephanie Venn-Watson, l'autrice dell'articolo apparso su PLoS One,
in cui sono state analizzate le carcasse di 46 delfini morti, paragonandoli ad altri delfini morti in passato a causa di inquinamento da petrolio.

Le ghiandole adrenali servono per la regolamentazione degli ormoni, e quando questa ghiandola non funziona, i delfini possono anche morire. Oltre a danni a questa ghiandola, i delfini avevano lesioni e accumuli di batteri letali nei polmoni, molto probabilmente dovuti al respiro di fumi tossici del petrolio. 

La BP dice che non e' d'accordo e che e' tuttapposto. 

Petrolio in mare a Santa Barbara

Eccoci qui - a Santa Barbara, 200 chilometri a nord di Los Angeles. Fa male al cuore, almeno per me, perche' conosco il posto e la sua spettacolare bellezza.

A Goleta, li vicino, c'e' l'Universita' di Santa Barbara e nel 2014 ci ho trascorso un mese.  Il mare e' meraviglioso.






















Siamo al Refugio State Beach, dove una fessura da un oleodotto sottomarino ha mandato circa 21,000 galloni di petorlio in mare. Circa 80,000 litri.

Il mare e' blu e' ora nero e coperto di catrame.

L'oleodotto era di circa 11 miglia di lunghezza -- 18 chilometri -- ed era di proprieta' della Plains All American Pipeline con sede a Houston. Serviva per portare il petrolio dalle piattaforme in mare, costruite negli anni sessanta a Kern County, nell'interno dello stato dove ci sono tutte le strutture di supporto logistico. Fra le piattaforme,  una scoppiata nel 1969. Non e' ben chiaro cosa abbia causato questa fessura nell'oleodotto, costruito nel 1991. Capirlo e' ancora piu difficile perche' e' interrato sotto il mare.

Per adesso si vedono le foche nuotare nel petrolio, e non e' un bello spettacolo.

Intanto un giorno dopo lo scoppio, il governatore Jerry Brown ha dichiarato lo stato di emergenza, il petrolio si e' esteso per un area di circa 10 miglia di costa -- circa 16 chilometri -- e il quantitativo di petrolio finito in mare e' ora stato aggiornato a circa 105,000 galloni - circa 400,000 litri.

Hanno chiuso le spiagge ed evacuato i campeggi.

Le operazioni di pulizia sono difficilissime - il petrolio e' dappertutto, oltre che in acqua e' finito sui sassi, nella sabbia, a riva. Ci sono circa 100 specialisti a raccogliere tutto questo materiale, uno ad uno. E poi c'e' il problema di raccattare il petrolio finito in mare e cercare di evitare che si sparga ancora.

"We continue to see it's not a question of if there is going to be an oil spill but when?"

Fa veramente male vedere certe cose, un po di piu' perche' e' tuo.

Ancora un altro motivo per dire no ad Ombrina.