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Tar Sands del Canada - prima c'era la foresta

Friday, February 27, 2015

Il fracking e le lezioni dell'Algeria









L'Algeria lottizzata e petrolizzata

** grazie a Matilde Brunetti **


"We neither benefited from traditional gas nor from petrol proceeds. 
Shale gas will deprive us of the little good that we have left"

"But the people of the south, who have historically been 
marginalised and considered uneducated, 
are giving a lesson to the whole country in responsible citizenship and peaceful resistance—to a criminal project that is threatening their livelihoods."


"A friend of mine worked on the design of the the natural gas plant in southwest Algeria. One of the challenges of the plant was the removal of "heavy metals" from the tracking stream. Since the heavy metals did not affect plant safety (the metals only affect worker health), the owners did not spend the money to install the necessary equipment. I feel bad for the people of the region, not only are their resources being stolen, but 20 years from now the health affects of all of the heavy metals on the workers and their children will be a double whammy on their health."





E chi se lo aspettava che anche in Algeria ci sarebbe stata una cosi grande lotta contro le trivelle?

Siamo a Ain Salah, nel sud dell'Algeria, 45,000 abitanti e 750 chilometri dalla capitale Algiers, teatro di proteste e di attivismo, poi sparsisi a tutta la nazione. Ogni giorno e per due mesi, tanto che il presidente Abdelaziz Bouteflika non si fa piu vedere in pubblico da settimane.

La protagonista e' la compagnia petrolifera statale Sonatrach che dispensa concessioni come se fossero caramelle. Gli interessi in gioco qui sono giganteschi. Secondo l’agenzia americana Energy Information Administration (EIA), l’Algeria e' il terzo paese al mondo per disponibilità di shale gas, dopo Cina e l’Argentina. Parliamo di circa 600 trillioni di metri cubi di gas.

L'Algeria e' stata a lungo produttrice di petrolio e di gas convenzionale. Circa il 60% del proprio budget arriva dagli idrocarburi, che sono la gran parte di cio' che l'Algeria esporta. Con i petrodollari, l'Algeria ha mantenuto un regime sociale di relativo benessere con ampi sussidi governativi che le hanno permesso di evitare le proteste di massa dei paesi confinanti durante le primavere arabe. Semplicemente appena c'e' stato sentore di ribellione hanno mandato la polizia e poi hanno aumentato tutti i salari e i programmi per i giovani. E’ un metodo abbastanza comune qui – la gente protesta un po, si danno concessioni e si evitano problemi maggiori.

In tempi recenti pero' le riserve di gas da estrarre con metodi "normali" sono calate e quindi il governo ha ben pensato di passare allo shale gas, i cui giacimenti nel sud dell’Algeria fino a poco tempo fa non sarebbero stati accessibili. Si decide di investire 80 miliardi di dollari con 200 pozzi esplorativi, impianti petrolichimici e di raffinazione e con l'intento di tirare fuori circa 20 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Ma siccome non hanno le tecnologie o il sapere, decidono di aprire agli investitori stranieri, con cui si "condivideranno" rischi, profitti e costi. A chi aprono? A Shell, Exxon Mobil, Total, Talisman Energy e ovviamente. la nostra beneamata ENI, che e' stata fra le prime a firmare gli accordi con la Sonatrach nel 2011. Hanno piu di quaranta concessioni in Algeria.

Alla fine di Dicembre 2014, la Sonatrach annuncia che i testi del fracking venti miglia a sud da Ain Salah. sono stati di successo e che si intende proseguire. Ora, di tutte le citta’ di Algeria, Ain Salah e’ quella dove piu’ di altre la gente e’ ritenuta pacifica, sottomessa e obbediente. Ma cosi' non e' stato per il fracking: sono subito scesi in piazza e non ne vogliono sapere di trivelle. E questo ha colto di gran sorpresa i politici e gli osservatori.

E perche' ad Ain Salah si oppongono alle trivelle? Per lo stesso motivo per cui ci opponiamo noi: perche' nonostante tutte le belle promesse di lavoro e progresso lo sanno anche nel sud dell'Algeria che le trivelle portano solo miseria ed inquinamento. In questo tempo di internet e di globalizzazione non si puo' negare l'evidenza.

A poco sono valsi i tentativi di "tuttapposto" del governo: e' tutto sicuro, siamo solo in fase di esplorazione, inizieremo nel 2020, e una "transizione" verso le rinnovabili e via con la fantasia. A rendere tutto ancora piu' difficile e' che qui siamo in un deserto, e l'acqua e' preziosa. Se la usano per il fracking e se la inquinano, cosa berranno le persone? Cosa useranno per l'agricoltura?

Ci sono anche vaghi sentimenti anticoloniali: ci si ricorda di essere stati sede di esperimenti nucleari e chimici della Francia, anche dopo l'indipendenza, e non se ne vogliono altri, questa volta di natura petrolifera. E poi fra le proponenti c’e’ la Total, ed il fracking e’ vietato in Francia per proteggere l’ambiente. L’ambiente di Algeria e’ meno importante?

Sebbene ad Ain Salah ci sia un tasso di analfabetismo ancora al 20%, la zona sia povera e poco sviluppata rispetto al resto del paese, la protesta e' stata forte e compatta. L'8 Febbraio 2015 il governo centrale ha annunciato che i programmi di fracking andranno avanti come inizialmente previsto. Ma invece di arrendersi, i residenti di Ain Salan e di altre citta’ hanno continuato a protestare finche’ il movimento, pacifico e composto, e’ diventato nazionale.

Questo enorme movimento di opione, partito da un popolo considerato marginale e poco istruito, sta dando prova di cittadinanza resposabile e pacifica al mondo intero, anche a noi italiani, che spesso piu’ che protestare su Facebook non facciamo. E’ un movimento di cittadini adulti.

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Note:

1. Tre le ultime concessioni ricevute dall'ENI, nel giugno 2014, : El Guefoul, Tinerkouk e Terfas, nel sud del paese. Sono valide per due anni e coprono circa 45,000 chilometri quadrati.  Quarantacinque mila chilometri quadrati! Secondo l'ENI "The three areas are considered of great interest and potential". Certo, per le loro tasche!

2. Dal primo gennaio ad oggi gli uffici pubblici, negozi e scuole sono state chiuse e la gente scende in piazza quasi quotidianamente, a volte anche al tasso di 1,500 persone alla volta. Le proteste si sono poi diffuse anche in altre citta' fra cui Algeris, Oran, Adrar, Tamanrasset, El Golea e Ouargla. Un ragazzo di 21 anni e' morto il giorno 4 Gennaio durante le proteste.  E nonostante i divieti di manifestare, la gente ha manifestato lo stesso.

3. L'8 Febbraio 2015 il governo centrale ha annunciato che i programmi di fracking andranno avanti come inizialmente previsto. Ma invece di arrendersi, i residenti di Ain Salan si sono spostati verso il campo di gas e hanno occupato il sito, bloccandone l'accesso e di fatto fermando il fracking. Si sono portati le tende e non fanno passare i camion.






Thursday, February 26, 2015

Obama e il veto al Keystone pipeline




Finalmente il presidente Obama ha messo il veto alla costruzione dell'oleodotto Keystone XL, dal Canada al Texas. E' la prima volta in cinque anni che usa il potere di veto ed e' la terza volta in tutto il suo mandato.

E’ questo un piccolo miracolo, considerato da dove si era partiti sei anni fa – l’opinione pubblica non ne sapeva niente e politicamente sembrava facilissimo costuirlo. Se si e’ arrivati qui e’ stato solo grazie all’incessante voce di popolo che con il tempo e’ diventata sempre piu forte, piu’ numerosa e piu’ esigente.

Ovviamente chi vuole questo oleodotto sono gli stessi che vogliono le trivelle, il fracking, e l'offshore drilling: i petrolieri prima di tutto e poi i repubblicani che gli sono amici, nonche' il governo del Canada. Fra questi, John Boehner, il portavoce repubblicano della Camera che ha ripetutamente detto che occorre "ignorare gli estremisti di sinistra e gli anarchisti" che lo oppongono. La propaganda e' sempre la stessa: creeremo "lavoro made in the USA", non ci sono problemi all'ambiente, serve per non essere dipendenti dall'Arabia Saudita ed altri vaneggiamenti che sono gli stessi che si ripetono di qua e di la dell'oceano.

In realta', almeno novanta fra i piu illustri economisti e scienziati del clima d'America hanno espresso la propria contrarieta' all'oleodotto della discordia, fra questi anche dei premi Nobel. Anche il New York Times aveva espresso la sua contrarieta', ricordando in un editoriale a nome di tutto il giornale che porre il veto a Keystone era la cosa giusta da fare.

Cosi come e' stato progettato dalla TransCanada, Keystone avrebbe dovuto essere lungo 3800 miglia, quasi 6000 chilometri. Buona parte di questo oleodotto e' stato gia' costruito, la parte che dall'Alberta, Canada arriva fino all'Illinois. Manca solo il pezzo finale, di 1200 miglia, quasi 2000 chilometri attraverso il Montana, South Dakota, Nebraska, Kansas, Oklahoma e finalmente in Texas. L'oleodotto trasporterebbe a regime 800,000 barili al giorno dal Canada al Golfo del Messico. Si calcola che dall'Alberta si possano estrarre almeno altri 170 miliardi di barili, e fino a dieci volte tanto secondo le previsione piu' rosee.

Perche' questo oleodotto e' meglio che non s'abbia da fare? Perche' significa che continueremo ad importare petrolio dalle Tar Sands del Canada, e quindi ad alimentare ancora l'ingordigia petrol-energetica di questo paese, prima di tutto. E poi dal Canada si estrae bitume, la sostanza petrolifera piu' schifosa e piu' inquinante che esista. E' questa una operazione che ha gia' causato inquinamento e distruzione, con disboscamenti, acqua ed aria inquinata, malattie ai residenti, e che contribuisce in modo determinante ai cambiamenti climatici. E questo lo non lo dice la D'Orsogna, lo dice un rapporto dello State Department degli USA in cui si sottolinea che le trivelle canadesi tirano fuori un quantitativo di gas serra molto superiore rispetto alle trivelle convenzionali, il 17% in piu'.

Ci sono poi le tribu' indigene, che vedrebbero l'oleodotto tagliarli le comunita' in due, o i ben 2500 acquiferi che Keystone XL attraversera’ con la potenzialita’ di perdite e di inquinamento, incluso l'Ogallala, uno dei piu' estesi di tutto il mondo. Alcuni indiani d'America sono cosi preoccupati degli impatti sociali ed ambientali dell'oleodotto, che la Rosebud Sioux Tribe ha dichiarato che la sua approvazione sarebbe considerata un atto di guerra.

La TransCanada nel 2011 aveva sparato che l'oledotto avrebbe creato circa 140,000 posti di lavoro complessivi. Nel gennaio del 2014 lo State Department invece concluse che l'oleodotto avrebbe creato circa 46,000 posti di lavoro per al massimo due anni durante la fase di costruzione. A regime, ci sarebbero stati solo ... 50 persone! L'oleodotto non avrebbe avuto che scarsissima influenza sul prezzo della benzina. E quindi anche qui, solo fumo negli occhi da parte dei petrolieri.

Ma quali che siano i calcoli sui barili, sui posti di lavoro, sul prezzo alla pompa, c'e' qualcosa di molto piu' drammatico e grande se uno guarda il "big picture". Il nostro pianeta non puo' piu' sopportare tutti questi stravolgimenti al clima, e sia Obama che Kerry a suo tempo hanno ricordato che i cambiamenti climatici causati dalle fonti fossili sono una minaccia reale alla stabilita' del mondo.

Tirare fuori altro bitume significa immettere altra CO2 in atmosfera. Tutti i principali climatologi ricordano che se vogliamo evitare il disastro climatico, i due terzi delle riserve di petrolio stimate dovrebbero restare nel sottosuolo. E siccome e' il peggio del peggio, le Tar Sands sono le prime a dover restare dove madre natura le ha messe – sotto la foresta.

Magari i canadesi le estrarranno lo stesso e manderanno il bitume in altri mercati, come la Cina. Ma il punto e' che senza l'oleodotto verso gli USA per i petrolieri sara' tutto piu' difficile, ingarbugliato e costoso, e siccome alla fine gli interessano solo i profitti, in questo senso il veto e' un grande passo in avanti. Senza contare che sarebbe un segnale politico e sociale molto forte per tutto il mondo, e per chiunque ami l’ambiente: yes, we can stop them.

Non sappiamo come andra’ a finire: i repubblicani probabilmente presenteranno altre proposte e modifiche al progetto. So che tutta la macchina informative che si e’ messa in atto non si fermera’ e spero che Obama abbia abbastanza acume politico e rispetto dell’ambiente nel perserverare con il suo no. E’ la storia che si ripete: se la democrazia funziona e se esigiamo che funzioni, il potere siamo noi.

Canada: primi al mondo per deforestazione - per tirare fuori bitume


Quando si parla di deforestazione, si tende sempre a pensare all'Amazzonia. E invece, il re della deforestazione non e' il Brasile ma la civilissima Canada.  

Il gruppo internazionale Forest Watch stima che in soli 13 anni - dal 2000 al 2013 - siano scomparsi dal pianeta circa l'otto percento delle foreste vergini del mondo.  Si tratta di cento milioni di ettari,  tre volte l'area della Germania che scompare a causa della deforestazione. Questo significa che ogni giorno abbiamo distrutto 20 mila ettari di foresta.

Chi e' stato il principale responsabile della sega selvaggia?

I brasiliani? Gli indonesiani?  No. I Canadesi che sono responsabili della distruzione di circa un quinto degli alberi abbattuti nel mondo. Cioe' in Canada si tirano giu' ogni giorno 4 mila ettari di alberi.

Cioe' la bellezza di 40 mila chilometri quadrati in un solo giorno!

Secondi in classifica, i russi e terzi i brasiliani.

Lo studio e' stato esegiuto dall'Universita' del Maryland, assieme a Greenpeace e a  the World Resources Institute. Sono stati analizzati immagini da satellite per studiare e dinamiche delle foreste
dal 2000 al 2013.

Il tasso principale di deforestazione si e' avuto attorno alle Tar Sands del Canada, il lupus in fabula, attornoa Fort Mc Murray. Tirano giu' alberi per tirare fuori bitume e senza ripiantare niente.  Anche in altri posti si sono perse foreste - nel British Columbia, nell'Ontario, nel Quebec, ma l'Alberta e le sue Tar Sands che trasformano la foresta boreale in terra petrolizzata e' la regina della deforestazione.

Peter Lee of Forest Watch Canada ha questo commento sul perche' : There is no political will at federal or provincial levels for conserving primary forests.

E cioe' non gliene importa niente a nessuno. 

Monday, February 23, 2015

L'USGS su Science: la reiniezione da fracking e' causa dei terremoti nel midwest



I terremoti in Oklahoma
dal 1990 al 2014.


Le linee che oscillano sono i terremoti in California 
di intensita' superiore alla magnitudo 3.

La linea continua e' l'Oklahoma.



"The rise in seismic activity, especially in the central United States, 
is not the result of natural processes. "

"Deep injection of wastewater is the primary cause of the dramatic rise in detected earthquakes and the corresponding increase in seismic hazard in the central U.S."

Science, 20 Febbraio 2015
United States Geological Survey


Ne abbiamo parlato tante volte. Molte aree degli USA che fino a dieci, venti anni fa erano asismiche sono adesso interessate da una intensa attivita' sismica. Negli stati del MidWest americano e' tutto iniziato nel 2001 e da allora il numero di terremoto e' aumentato senza sosta. Nel 2014 ci sono stati piu terremoti in Oklahoma che in tutta la Calfornia, anche con intensita' elevata, in alcuni casi oltre alla magnitudo 5.

In questi giorni arriva un altra conferma ufficiale che si, le attivita' collegate al fracking sono la causa di questi terremoti. La conferma arriva sottoforma di un articolo scritto da un gruppo di vari esperti del U.S. Geological Survey, dell'University of Colorado, dell' Oklahoma Geological Survey and del Lawrence Berkeley National Laboratory.

Il loro lavoro lo dice chiaramente: in generale le attivita' sismiche non sono dovute ad elementi naturali ma sono causate dall'iniezione di fluidi usati nelle moderne attivita' di produzione energetica.
I fluidi sono quelli del fracking che aiutano a tirar fuori petrolio e gas da giacimenti finora inaccessibili, e che alla fine diventano acque di scarto.

L'articolo sottolinenea anche la necessita' di piu trasparenza per almeno cercare di mitigare i danni dovuto all'uso di fuidi di reiniezione.

Ma qui dissento, per quel che puo' valere. L'USGS dice di star preparando un "modello di rischio"
per i cittadini e per dimunire i rischi,  in cui si useranno i dati sulle estrazioni in corso (tempi, quantitativi) nella speranza di poter identificare i primi terremotini dovuti alla reiniezione e per evitare terremoti maggiori.

.. E magari non fare fracking e installare pannelli solari su tutti i tetti d'America?





Sunday, February 22, 2015

200 balene spiaggiate in Nuova Zelanda. Per colpa dell'airgun?












In Nuova Zelanda, il 13 Febbraio 2015, sono spiaggiate circa 200 balene in localita' Farewell Spit.

Di queste, cento sono morte subito e le altre sono state in qualche modo recuperate da esperti veterinari e biologi. Sessantasei sono tornate in mare. Le altre erano troppo confuse o lesionate. Il totale e' dunque di 134 balene morte o gravemente ferite. Fra queste balene femmina con i loro piccoli. L'intervista fatta agli operatori che si sono occupati di aiutare le balene e di eutanizzare quelle troppo ferite e' dura da leggere, ed e' qui.

Non e' la prima volta che a Farewell Spit arrivano balene spiaggiate, ma si e' sempre trattato di pochi esemplari. In tutta la Nuova Zelanda, la media di balene spiaggiate, in un anno intero e' di 85 esemplari. Qui, in un solo posto, ce ne sono state circa 200 in un periodo di pochi giorni, e prima ancora, nel Gennaio 2015 un altra cinquantina.

Perche'?

Non lo sappiamo e molte possono essere le cause: i cambiamenti climatici, la perdita dell'orientamento del capo del branco che ha portato con se tutti gli altri, l'inquinamento, magari urti con navi o malattie che si sono diffuse. Oppure il fatto che siamo in tempo di migrazioni per le balene e che quindi e' piu' probabile che si perdano. E in mancanza di altri studi, non sta certo a me dire esattamente cosa sia successo.

Pero'.

Pero', secondo Greenpeace Nuova Zelanda una possibilita' potrebbero essere le ispezioni sismiche che si stanno eseguendo al largo di Farewell Spit. Grazie a nuove leggi piu' petrol-amiche, le ispezioni sismiche in Nuova Zelanda sono facili: non ci vogliono speciali permessi marini e si deve solo presentare un "Marine Mammal Impact Assessment" che pero' non viene reso pubblico. 

Per la precisone, a fare airgun nell'area, e' la OMV New Zealand, che conosciamo anche noi in Europa.  La OMV e' austriaca, ha una concessione anche lei nei mari di Croazia, oltre ad essere la proprietaria di un pozzo di gas in Romania,  vicino al quale e' morto un bambino di nove anni qualche mese fa per esalazioni.

Questa OMV ha eseguito operazioni di airgun dalla nave Polarcus Alima fra il 7 ed il 18 Gennaio 2015 a circa 90 chilometri da Farewell Spit in una concessione chiamata Kaka, di circa 400 chilometri quadrati. Nello stesso periodo si sono spiaggiate 50 balene e ne sono morte circa 40. E poi, il 13 Febbraio le 200 di cui sopra.

Coincidenza? Potrebbe anche essere, ma una coincidenza veramente singolare.

Il gruppo di ambientalisti chiamato Climate Justice Taranaki  chiede infatti che venga lanciata una investigazione formale sulla causa degli spiaggiamenti prima che si possa andare avanti con altre ispezioni sismiche nel paese.

E infatti, a pochi chilometri da Farewell Spit intanto hanno gia' approvato airgun nel santuario marino nel North Island che era stato creato apposta per proteggere una rara specie di delfino. E a Wellington, arriva un altra nave sismica che intende eseguire indagini petrolifere al largo dello stetto di Cook per conto della Anadarko, quella che e' stata multata per 5 miliardi di dollari per inquinamento in passato. 

Neanche in Nuova Zelanda, il paese meno corrotto nel mondo.








Thursday, February 19, 2015

Air Gun di Novegia in Sardegna
















L'airgun in mezzo alle nuove proposte Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea.









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Si vede che proprio gli piace sondare il mare e sparare sottacqua.

Eccolo qui, e' il progetto di prospezione geofisica d 2 E.P-.TG per l'acquisizione di circa 7800 chilometri di linee sismiche alla ricerca di petrolio che riguardano le provincie di Oristano e di Sassari, con in mezzo i comuni di Stintino, Oristano, Bosa, Tresnuraghes, Olbia, Cuglieri, Alghero, Porto Torres, Sassari, Narbolia, San Vero Milis, Villanova Monteleone, Magomadas.


Questa volta i bombaroli sono norvegesi, si tratta infatti della TGS-NOPEC di Asker, Norvegia che
saranno all'opera per 80 giorni per la presa di dati in due dimensioni e poi per 120 giorni per quella in tre dimensioni: 200 giorni di spari ad alta intensita' in mare, ogni dieci secondi, 24 ore su 24.

Lo studio di impatto ambientale e' stato preparato, controllato, approvato e sottoscritto dai seguenti:


Fabio Marzio Di Rosario

Alessandra Cargioli

Linda Volpi

Claudio Mordini

Paola Rentocchini


Ma chi e' questa TGS-NOPEC? Si autodefiniscono "la principale Società a livello mondiale specializzata in acquisizioni di dati geofisici multi-client".

Cioe' sono degli intermediari. Loro prendono queste linee sismiche, le elaborano e poi "le rendono disponibili" ai petrolieri.

Gratis?

O a pagamento per creare un altro po di business "multi-client"? Ma no, perche' essere cosi maliziosi. Sicuramente e' tutto per amore della conoscenza e dell'Italia.

E infatti esordiscono con un sacco di belle parole sull'euro, sul fatto che l'82% del fabbisogno di petrolio e' importato dall'estero, sulla spesa nazionale, sul piano energetico nazionale, sulla politica energetic europea, sull'hub sud-europeo, il dollaro, le tabelline, le concessioni italiane che diminuiscono perche gli operatori non sono riusciti a portarsi avanti con le trivelle. Poverini.

Concludono che si profila sempre di più "l'importanza e l'urgenza di perseguire la strada dell'indipendenza energetica" e che quindi adesso arrivano loro a fare ispezioni sismiche nei mari di Sardegna. Ecco, come arriviamo all'indipendenza energetica.

Bombardando i mari sardi.

E lo faranno alla grande. Dicono che partiranno con un volume ``minore'' di air-gun di 150 decibel, per arrivare al culmine a 260 decibel -- che sono devastanti per la vita marina. Ed infatti, lo dicono anche loro che i cetacei possono avere risposte negative gia' a partire dai 120 decibel.

Purtroppo per loro pero' c'e' il santuario dei delfini a poca distanza -- l'area marina protetta "Santuario Pelagos" -- e quindi i nostri eroi devono prendere precauzioni. E quali sono ? Beh, decidono che non ci entreranno dentro "per eliminare potenziali impatti" e che fra le 12 e le 15 miglia dal confine saranno fatte solo manovre. Entro le 12 miglia si fermeranno del tutto.

Come dire, le balene e i delfini non si azzardassero ad uscire dal santurario! Come se loro anche lo sapessero che esiste un santuario e che a 15 miglia piu' in la ci sono spari di air gun in mare. Pero siamo tranquilli: i norvegesi si porteranno appresso almeno due "osservatori qualificati" e se dovessero mai avvistare un mammifero marino entro i 500 metri, si fermeranno e lasceranno alle balene di allontanarsi. Che magnanimi!

E la pesca? Niente problemi neanche qui. Sono previste azioni di "coordinamento" con gli operatori della pesca inclusa "la presenza di un rappresentante locale a bordo nel corso dello svolgimento delle operazioni."

Ma quanta gente sara' a bordo? Fanno una festa sulla nave dell'air gun, con osservatori e pescatori??

Come sempre, tutto va visto in un ottica maggiore: dalla mappa di cui sopra ci sono varie aree marine protette nel Mediterraneo, e in mezzo ci facciamo l'air gun? Ma che senso ha proteggere da una parte e poi, a poca distanza, sparare?

I nostri amici norvegesi dicono che l'opzione zero non si puo fare perche' e' in contrasto con "la strategia energetica nazionale" e che se restassero a casa loro, in Norvegia, non si potrebbero fornirci "le informazioni necessarie per successive fasi di esplorazione" e quindi non si potrebbe "contribuire ad un incremento delle riserve di idrocarburi" a livello nazionale.

Mmh. Questi Norvegesi proprio amano l'Italia e la Sardegna.

Notare che siccome si sono messi nell'angoletto piu angoletto del mare italiano, non c'e' bisogno di interpellare nessun altro - Francia, Spagna, Monaco e i pareri transfrontalieri non sono richiesti.

Ecco qui tutte le aree protette che potrebbero essere interessate, ma che, magicamente, non lo saranno, perche' troppo lontane - secondo loro!



EUAP 1174 Area Marina Protetta “Santuario dei Mammiferi Marini”, ubicata a circa 35 km di distanza;

EUAP 0554 Area Marina Protetta “Capo Caccia Isola Piana”, ubicata a circa 45 km di distanza;

EUAP 1052 “Parco Naturale Regionale di Porto Conte”, ubicato a circa 46 km di distanza;

EUAP 0552 Area Marina Protetta “Isola dell‟Asinara”, ubicata a circa 50 km di distanza;

EUAP 0945 “Parco Nazionale dell‟Asinara”, ubicata a circa 52 km di distanza;

EUAP 0951 Area Marina Protetta “Penisola del Sinis Isola Mal di Ventre”, ubicata a circa 55 km di distanza.

SIC ITB010042 “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio”, ubicato a circa 43 km di distanza;

SIC ITB010043 “Coste e Isolette a Nord Ovest della Sardegna”, ubicato a circa 47 km di distanza;

SIC ITB011155 “Lago di Baratz – Porto Ferro”, ubicato a circa 48 km di distanza;

SIC ITB010002 “Stagno di Pilo e di Casaraccio”, ubicato a circa 50 km di distanza;

SIC ITB010082 “Isola dell‟Asinara”, ubicato a circa 50 km di distanza;

ZPS ITB013044 “Capo Caccia”, ubicata a circa 45 di distanza;

ZPS ITB010001 “Isola Asinara”, ubicata a circa 50 km di distanza;

ZPS ITB013012 “Stagno di Pilo e Casaraccio e Saline di Stintino”, ubicata a circa 50 km di distanza

IBA 175 “Capo Caccia e Porto Conte”, ubicata a circa 43 di distanza;

IBA 171 “Isola dell‟Asinara, Isola Piana e Penisola di Stintino”, ubicata a circa 46 di distanza;

IBA 172 “Stagni di Casaraccio, Saline di Stintino e Stagni di Pilo”, ubicata a circa 50 km di distanza.


Anche qui, tuttapposto.



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LA versione mandata sul FQ





La Sardegna e' ancora sotto attacco. E con lei i mari di Corsica, Francia e Principato di Monaco.

Questa volta il lupus in fabula e' una ditta norvegese, la TGS-NOPEC che si autodefinisce "la principale società a livello mondiale specializzata in acquisizioni di dati geofisici multi-client". Non sono dei veri petrolieri, quanto invece specialisti di airgun: acquisiscono dati e poi rendono i loro risultati "disponibili" ai petrolieri. Non e' chiaro se a pagamento o per amore dei loro "multi-client".

Questa ditta ha richiesto al Ministero dell'Ambiente di poter svolgere ricerche petrolifere nei mari di Sardegna secondo il progetto d 2 E.P-.TG che prevede l'acquisizione di circa 7800 chilometri di dati i fra le provincie di Oristano e di Sassari, passando per i comuni di Stintino, Oristano, Bosa, Tresnuraghes, Olbia, Cuglieri, Alghero, Porto Torres, Sassari, Narbolia, San Vero Milis, Villanova Monteleone, Magomadas.

Come per le concessioni precedenti, di Sardegna da parte della Schlumberger e di Francia da parte della Abyssea, a poca distanza c'e' il santuario marino Pelagos, istituito in Italia dal Ministero dell'Ambiente nel 1991 e classificato come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo.

Perche' ci hanno fatto un santuario? Perche' a causa della speciale conformazione geografica dell'area e dell'abbondanza di cibo per cetacei negli anni novanta di cetacei ce ne erano molti. L'universita' di Barcellona e Greenpeace censirono 830 balenottere comuni nel 1992. Ma non tutto ha funzionato come doveva: dopo piu di venti anni, le misure di tutela non sono adeguate, ed il numero di cetacei nell'area si e' ridotto notevolmente. Ad esempio, nel 2008, secondo Greenpeace di balenotteri comuni ne erano rimasti poco piu di 200.

La concessione sarda e' 12 miglia dal confine con il santuario, anche se - bonta' loro! - per le prime tre miglia della concessione, i norvegesi eseguiranno soltanto manovre. Per la vita marina 12 o 15 miglia non sono niente.

La TGS-NOPEC restera' all'opera per circa duecento giorni con violenti spari di air gun ogni dieci secondi, su archi che possono anche durare 24 ore su 24, con intensita' massima che supera i 260 decibel. Loro stessi dicono che ci possono essere impatti sui cetacei gia' a partire dai 120 decibel. Cioe' bombarderanno con suoni che sono miliardi e miliardi di volte superiori a quanto questi poveri animali possono sopportare.

Ci sono nelle vicinanze varie aree protette, vari siti di interesse comunitario, varie zone di protezione speciale, proposte o esistenti. Ma siamo tranquilli, e' tutto sotto controllo e non ci saranno effetti. Ovviamente dicono che e' tutto fatto a causa de "l'importanza e l'urgenza di perseguire la strada dell‟indipendenza energetica" in Italia.

Come sempre, tutto va visto in un ottica maggiore: qui non si tratta "solo" di air gun. Si tratta di aprire un ampio pezzo di mare ai petrolieri, e per periodi pluridecennali, con le loro trivelle, le loro navi, i loro fanghi di perforazione, i loro pericoli di scoppi, il loro inquinamento. L'air gun e' solo il primo passo. E' questo che vogliamo per i mari di Sardegna? Ricordo che in Florida, il limite alle trivelle e' di 200 km da riva per proteggere il turismo.

Mi chiedo che parere dara' il Ministero dell'Ambiente, lo stesso che ha istituito il santuario Pelagos nel 1991? Troveranno un democristiano compromesso? Della serie, si puo' fare tutto assieme - airgun, petrolio, cetacei e turismo? Oppure riconosceranno che quello che hanno creato nel 1991 deve adesso essere difeso a spada tratta? Spero che prevalga il buonsenso, come gia’ successo sia per la concessione della Schlumberger che della Abyssea.

Qui immagini della concessione e maggiori approfondimenti.










Wednesday, February 18, 2015

Lo scoppio a casa mia




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Los Angeles, la mia citta'.

Torrance e' a sud, non e' un posto bellissimo.  E' scoppiata qui la raffineria della Exxon Mobil. L'avevo vista in passato, era in una zona industriale, ci ero passata per caso anni fa. Mi era venuto un senso di orgoglio a pensare al Centro Oli d'Abruzzo mai realizzato.

Torrance, saranno 20 miglia da casa mia.
Oggi e' cosi:










In quattro sono rimasti feriti. Probabilmente e' stato a causa di una perdita di petrolio. C'e' stato un incendio e un allarme per possibili fumi tossici in atmosfera.  Sono intervenuti 47 pompieri.

Ci piace fare le cose in grande.

La gente ha visto la cenere cadere dal cielo, il rumore e' stato forte e cosi si e' pensato a quello a cui si pensa sempre qui: al terremoto.

And yet, I am the luckiest person on earth to live in a place of such beauty.