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Monday, December 10, 2018

Louisiana: altro petrolio in mare






La traduzione e' Porto Zolfo.

E credo che in queste parole stia gia' tutto il modo di vivere di localita' Port Sulphur dove un pozzo, nel Rattle Snake Bayou, zona costiera nei pressi di Port Sulphur ha rilasciato altro petrolio in mare.

In questo momento il pozzo perde ancora. Non si sa ne quanto petrolio sia finito in mare, ne per quanto tempo ancora le perdite continueranno.

Il pozzo e' della ditta Hilcorp, che ha contattato la guardia costiera per aiutare ad arginare perdite ed inquinamento. Per ora quattro navi e tredici persone della guardia costiera sono venute sul posto, e con loro altro personale della polizia, degli enti che controllano inquinamento e clima in Lousiana.


Non si sa.
Si sa solo che a porto zolfo ci sono perdite di petrolio.

Sunday, December 9, 2018

Anche le giraffe in via di estinzione







Kordofan giraffe --- Critically Endangered

Nubian giraffe --- Critically Endangered

Reticulated giraffe --- Endangered

Thornicroft’s giraffe --- Vulnerable

West African giraffe --- Vulnerable

Rothschild’s giraffe --- Near Threatened

Angolan giraffe --- Least Concern

Masai giraffe --- Not assessed

South African giraffe -- Not assessed
 
 

Non ci lasciamo niente, neanche le giraffe.

E' triste, vero?

Il numero di questi animali e' in rapido declino in tutto il mondo e di recente due specie diverse sono state inserite nella lista di animali a rischio "critico di estinzione". Un altra specie e' "solo" a rischio di estinzione. Varie altre sono solo "vulnerabili" o "a rischio".

 Le giraffe sono fra i piu' grandi mammiferi del pianeta a rischio di estinzione.

Le specie a rischio critico si chiamano giraffe di Kordofa e di Nubia e vivono entrambe in zone dell'Africa centrale; la giraffa reticulata invece vive nel corno d'Africa ed e' lei quella che e' a rischio di estinzione, ma non cosi critico come le altre due.

A compliare queste liste e' la International Union for Conservation of Nature (IUCN). La sua Red List of Threatened Species e quella che elenca le specie a rischio. Le tre specie di giraffe sono state inserite in questa lista nel 2016;  nel 2018 la loro situazione e' peggiorata tanto che le loro posizioni in questa triste classifica sono ora piu' gravi.

Dopo solo due anni.

Nel mondo ci sono nove specie di giraffe, divise per regioni e per tipologia di colori e di forme del loro manto.

Di queste sette sono state studiate in dettaglio dall'IUCN. Tre sono a rischio di estinzione, critico o meno critico, quelle elencate sopra; altre due sono vulnerabili, la giraffa di Thornicroft e quella del West Africa. E infine c'e' la giraffa di Rothschild che e' quasi a rischio.

L'unica delle specie studiate che non desta problemi (ancora!) e' la giraffa d'Angola che vive in Botswana, Namibia e Zimbabwe.

Fra le specie non studiate dall'IUCN, la giraffa del Sud Africa che pare sia ancora presente in numeri accettabili e la giraffa Masai che invece e' in forte declino e che pare sara' inserita nella lista rossa del'IUCN al prossimo giro quando avranno piu' dati.  

E' uno scenario non incoraggiante.

Il direttore della Special Survival Commission dell'IUCN, Julian Fennessy, nonche' direttore del Giraffe Conservation Foundation dice che le giraffe vanno incontro ad una estinzione silenziosa, e che anzi sono anni che nei circoli dei protettori degli animali di parla di questo fenomeno senza che nessuno abbia fatto granche'.

Perche' le giraffe sono a rischio? Perche' ci sono minacce da ogni parte: caccia illegale, perdita di habitat a causa di agricoltura e di attivita' estrattiva.

C'e' pero' una piccola finestra di speranza: le giraffe del West Africa e la giraffa Rothschild un tempo erano considerate specie a rischio ma che adesso lo sono un po meno, grazie all'intervento della Giraffe Conservation Foundation che ha lavorato con gruppi locali e con i governi africani per migliorare il fato di questi animali.

Nel 2008 la giraffa del West Africa era a rischio di estinzione, e nel 2010 lo era pure la giraffa di Rothschild. Oggi entrambe non lo sono piu'; i loro numeri sono migliorati, e anche se c'e' ancora molto da fare, almeno il pericolo non e' cosi piu' impellente come dieci anni fa.

Ovviamente il fatto che due specie di giraffe siano riuscite ad evitare l'estinzione e che questo sia successo in dieci anni grazie alla collaborazione di tutti, da coraggio e speranza per tutte le altre speciea e certo fa capire che che se ci si lavora prima che e' troppo tardi si possono salvare giraffe e biodiversita'.

Ecco, almeno che siamo coscienti di quello a cui il pianeta va incontro. Io intanto, continuo ad essere sempre piu' convinta che siamo in troppi su questa terra. 

Saturday, December 8, 2018

La Norvegia verginella ambientale a trivellare 50 pozzi esplorativi nel 2019







Ora, uno puo' sempre dire che e' difficile smettere di pompare dai pozzi gia' esistenti; e in un certo senso e' vero. Una volta che e' tutto messo in atto - trivelle, permessi, raffinerie, politica, coscienze e accettazione popolare - e' difficile tornare indietro.

Un esempio lampante e' la Basilicata, dove si trivella dagli anni novanta - a quel tempo nessuno mosse troppe dita per fermare ENI e affini ed ora ci ritroviamo qui, con pozzi dappertutto, incendi e fiammate periodiche. E anche se in questi anni si e' accesa la fiammella del dissenso e' difficilissimo tornare indietro. Il Centro Oli di Viggiano, temo, restera' fumante ancora a lungo.

Quello che invece e' diabolico e' *perseguire* sulla strada delle trivelle, specie dopo che ci si e' spacciati per fortissimi sostenitori dell'ambiente e dopo che ci si e' fatti un immagine di paese che guarda al futuro con macchine elettriche, centrali idroelettriche, trattati di Parigi, foreste e bellezza.

E invece e' quello che accade in Norvegia dove ci si accinge, nel 2019 a trivellare altri 50 pozzi esplorativi. Notare bene: non sono pozzi gia' esistenti che vanno avanti per inerzia, e' la ricerca attiva di idrocarburi nuovi di zecca.

Cioe' continuiamo con la corsa al petorlio, senza fermarci.

I cinquanta pozzi del 2019 sono lo stesso numero dei pozzi trivellati nel 2018; per cui in due anni la Norvegia ne trivellera' cento di pozzi esplorativi!

Questo lo annuncia il Petroleum Directorate del paese. Ci saranno non solo 50 pozzi esplorativi nuovi ma anche altri studi di ispezione sismica al confine con la Russia - come dire: ci si prepara per altre trivelle anche nel 2020 e giu' a procedere!

Anzi il direttore dell'ente petrolifero di Norvegia, Torgeir Stordal dice che vogliono essere in posizione competitiva: se i russi trovano petrolio, vogliono essere sicuri che la parte norvegese resti in mani norvegese.

E quindi dopo tanto parlare, e dopo tanto farci la morale su quanto sono bravi con le loro vetture elettriche (sovvenzionate dalle petrol-corone)  eccoci qui che non allentano la presa sul petrolio.

Sono tanto meglio di Trump? Almeno lui e' stato chiaro: per seguire la politica degli idrocarburi e del carbone ha deciso neanche di firmarli gli accordi di Parigi.

La Norvegia invece firma con la mano destra e trivella con la mano sinistra.


Friday, December 7, 2018

Florida: il biologo marino che invece della pensione piantera' un milione di coralli nella barriera corallina














I’ve postponed my retirement until I see a million corals replanted back on the reef

Dave Vaughn, 

E' sempre bello raccontare storie belle.


Si chiama Dave Vaughn, e' un biologo marino della Florida ed era prossimo alla pensione. Ma le cose sono andate diversamente: un giorno nel suo laboratorio e' riuscito a trovare un metodo per crescere coralli in modo velocizzato.

Invece che 75 anni, i coralli crescono in tre.
E addio alla pensione.
 
La scoperta e' avvenuta quasi per caso, nel Coral Restoration Center presso il Mote Tropical Research Center dove il professor Vaughn lavora.  Lui ha una barbona, lo sguardo intelligente e avrebbe potuto essere un hippy negli anni settanta; anzi tutto il suo team e' fatto di avidi surfisti, lui incluso. Il loro laboratorio della Florida ha lo scopo di studiare e cercare di proteggere l'unica barriera corallina presente negli USA, lungo le isole meridionali delle Florida Keys, di cui forse Key West e' la piu' famosa.

La barriera corallina della Florida e' sotto attacco, come tutte, a causa dell'acidificazione degli oceani, dei cambiamenti climatici, della troppa popolazione e della troppa pesca. Negli scorsi decenni abbiamo perso fra il 25 e il 40% di tutte le barriere coralline del mondo.

Un giorno per sbaglio il professor Vaughn ha sparso dei coralli spezzettati in acqua. Pensava che sarebbero morti subito, essendo tutti cosi piccoli, e invece con il passare dei giorni, non solo i coralli non morivano ma crescevano piu' in fretta del normale. E cosi assieme ai suoi colleghi Christopher Page e Rudiger Bieler hanno messo su un vero esperimento per seguire la crescita di coralli con questa tecnica del "micro-fragmenting", ponendo le condizioni giuste in acqua per aiutare questa crescita.

I risultati sono stati strepitosi: di solito i coralli impiegano dai 25 ai 75 anni per raggiungere la maturita' e i coralli normali che si vedono in mare hanno una eta' che varia dai 500 ai 1000 anni.
E invece con questo "micro-fragmenting" si e' arrivato ad un corallo adulto in tre anni, quaranta volte piu veloce del normale, di modo che non dobbiamo aspettare mezzo secolo per cercare di aiutare la barriera morente.

Il principio e' veramente semplice: se le condizioni del mare sono giuste, se uno taglia i coralli in sottili filari, i coralli stessi cercano di "sanare" le proprie ferite, proprio come quando la pelle cresce piu' in fretta vicino alla ferita dopo che uno si taglia. Essenzialmente, il taglio stimola la crescita.
E' lo stesso principio applicato ai coralli.

Dopo la crescita in laboratorio i coralli sono impiantati su coralli morti in mare e montitorati.

Ma... se i coralli vecchi sono morti, quelli nuovi seppure cresciuti in modo veloce come faranno a sopravvivere? 

Ed e' qui che entra la mano dell'uomo. Tante sono le specie di coralli presenti: in laboratorio si cercano le specie che possono tollerare condizioni diverse di acidita' del mare che cambia e che si pensa possano sopravvivere ad un oceano che cambia.

E' la soluzione perfetta? No, perche' inevetabilmente le specie piu' deboli non saranno presenti nelle barriere nuove, ma l'idea e' che almeno c'e' un qualche tipo di vita sulle barriere devastate.
E chissa che a un certo punto i politici non troveranno soluzioni di modo che gli oceani tornino alla normalita'.

Dave Vaughn ha deciso di rimandare la pensione: dedichera' il suo tempo a seguire la crescita e a piantare in mare almeno un milione di questi nuovi coralli. 

Sono state piantate 150 colonie nuove nei mari attorno alle Florida Keys, di cui 134 sono ancora in vita dopo un anno.  Su diciotto coralli gia' morti sono stati piantati otto frammenti di corallo vivo,  geneticamente identico a quello morto, e tutto procede bene, nel senso che i frammenti sono cresciuti.

Parliamo troppo poco dell'oceano, ma i due terzi dell'ossigeno che respiriamo arriva dal mare, e il suo depauperamento, di pesci, di coralli, di vita e' qualcosa che riguarda tutti.

Da qualche parte dobbiamo pur incominciare.




Thursday, December 6, 2018

Canada: fermate le trivelle dopo terremoti di magnitudo 4.5



Nella regione del British Columbia del Canada hanno fermato le trivelle per 30 giorni in seguito a varie scosse di terremoto che hanno scosso la regione, scosse collegate alle trivelle.

Siamo nella regione detta Septimus a sud-est della citta' di Fort St. John.  Ci sono stati qui tre terrmoti di intensita' medio-forte fra magnitudo 3.3 e 4.5 tutte il giorno 29 Novembre 2018. Nella zona si pratica il fracking, come riportato dal British Columbia Oil and Gas Commission.

A trivellare qui una ditta di Calgary, chiamata CNRL, Canadian Natural Resources Limited,
le cui operazioni sono state fermate - due dei suoi pozzi sono ora inattivi mentre si fanno le dovute "indagini".


E visto che il sospetto delle trivelle collegate alla sismicita' e' forte, tutte le altre ditte nel circondario sono state fermate assieme alla CNRL.

I residenti hanno avvertito le scosse in questa zona in teoria non sismica, le case hanno tremato e i rumori hano portato spavento. 

Le autorita' dicono che studieranno, che installerano altri sensori, oltre ai venti gia' installati negli anni scorsi e che monitoreranno ancora tutte le attivita' di estrazione e reinizione. Dicono che qui ci sono robuste regolamentazioni e usano le "best practices" possibile, pero' allo stesso tempo dicono che "lo sviluppo dell'industria estrattiva del gas sicuro e sostenibile" e' una priorita' per lo stato del British Columbia, sede della eco-tutto Vancouver.

Anche qui, come la Norvegia, facile farsi una immagine ambientale quando a due passi c'e' sismicita' indotta da trivelle!

Sul safe possiamo anche magari discutere, ma di sustainable non c'e' proprio niente.

Ad ogni modo il bla-bla dei politici canadesi e' sempre lo stesso. Dal mio canto, non importa quanti sensori si installano, quante chiacchere rassicuranti si fanno e quanti lavaggi del cervello si provano.

Il gas "safe and sustainable" non esiste.
 


Wednesday, December 5, 2018

Vivere sotto l'ombra dell' ENI a Ravenna

Lido di Dante, Ravenna, Dicembre 2018 

Grazie a Francesca Santarella che me l'ha mandata

Altre immagini di Ravenna e l'erosione, la subsidenza









Ravenna e’ un esempio di una societa’ petrolifera che ormai vive politicamente ed economicamente in simbiosi con le multinazionali trivellanti, e per la quale e’ ormai quasi impossibile separare gli interessi della collettivita’ da quelli esclusivi dell’ENI.

Come in Basilicata, la piovra ha avvolto la citta’.

Credo che la foto di cui sopra sia emblematica.
Litorale grigio, tartaruga morta e un barile dell'ENI.

Cosa ha portato l'industria estrattiva a Ravenna?

Forse un po di quattrini a poche persone, e comuni che reclamano royalties per bucare il mare; ma il prezzo e' stato alto, e non e' detto che quei quattrini e quelle royalties non si potevano ottenere in altro modo - turismo? pesca? bellezza? - e senza distruggere l'ambiente.

E’ un dato di fatto che Ravenna abbia forti problemi di subisdenza ed e’ un dato di fatto che l’attivita’ estrattiva offshore e sulla terraferma, da Angela Angelina fino a dosso degli Angeli, sia quanto meno una concausa importante dell’abbassamento di oltre un metro di suolo negli scorsi 30 anni.

Un metro in 30 anni.

Proprio angelico, eh?

Ci sono anche le estrazioni di acqua, ma trivellare pozzi artesiani per la gente e’ vietato, trivellare pozzi di metano per l’ENI e le sue amiche no.

Di subsidenza in correlazione con oil and gas a Ravenna si parla da anni, gia' a partire dal 1968 con una inchiesta sul periodico locale "La Bonifica".

Poi nel 2002 la domanda "Ravenna affonda per colpa del metano?" venne posta dal professor Mario Zambon che condusse per conto del sostituto procuratore di Rovigo, Manuela Fasolato, una inchiesta sulle estrazioni di gas metano in Adriatico. L'inchiesta alla fine venne... archiviata. 

Fra gli eventi piu' recenti i terremoti del 2012 in Emilia Romagna, con i suoi 12 morti, e dopo il quale di fatto entro' in vigore una moratoria sulle attivita’ di ricerca e di nuove trivellazione sopratutto nei territori soggetti a frane, rischio sismico e subsidenza.

Uno avrebbe pensato che all'epoca Ravenna ne avrebbe approfittato per vedere come e se cambiavano i tassi di subsidenza con il fermo delle trivelle. Magari avrebbero potuto cercare di rendere la moratoria permanente, visto che i dati gia’ esistenti parlavano chiaro.

Invece, paradossalmente, il comune di Ravenna spinse per una ripresa delle attivita’ estrattive.

L’assessore ai lavori pubblici del tempo, Enrico Liverani, disse che le estrazioni di idrocarburi al largo di Ravenna avrebbero portato alle casse comunali circa dodici milioni di euro, di cui nove  usati per garantire “attivita’ di studio sulla subsidenza, monitoraggio e valorizzazione del territorio con il coinvolgimento di istituti universitari”.

Con i soldi dell'ENI si sarebbero create opera di difesa della fascia costiera, interventi di conservazione e progetti di edilizia scolastica. Ripascimenti, barriere a terra, scogliere e mare, fotovoltaico sui tetti.

E infatti nel 2017 e' successo proprio questo: l'ENI ha partecipato ad un progetto da 150 mila euro per contrastare il fenomeno dell’erosione della costa a Casalborsetti; appunto ripascimenti.

Ora iniziano anche al Lido di Dante, con altri lavori da 2.5 milioni di euro, donati da ENI ovviamente!

Cioe' i petroleri causano il danno, e poi danno quelli che per loro sono un po di spiccioli per far vedere quanto siano generosi; a me pare assurdo.

E' come ringraziare l'assassino per avere aiutato con le spese del funerale. Ed e' cosi che funziona il tutte le zone petrolizzate del mondo.  A Ravenna hanno pure la laurea di Tecnico dell'offshore che comprende "novità scientifiche molto importanti" su come si intendono oggi le attivita' di ricerca e di estrazione degli idrocarburi! 

Come, dire diamo una patina di rispettabilita' e di intellettualita' alle attivita' dell'ENI. Mica e' solo subisdenza? C'e' anche il corso di laurea in tecniche di trivelle offshore! Il lavoro del futuro, eh?

In realta, l'industria estrattiva a Ravenna e' in crisi, lo sanno un po tutti gli addetti al settore; ma invece che pensare alla riconversione e come usare l'esperienza dei lavoratori per qualcosa di diverso, piu' moderno e sano, ci si attacca al passato con le unghia e con i denti, sperando in un Godot che ci riporti a come era trenta anni fa. 

Ma l'orologio va avanti, non indietro!
  Enrico Liverani disse pure che gli studi non mostrano collegamenti diretti con i terremoti, che se non trivelliamo noi, lo faranno altri, e che l’oil and gas di Ravenna occupa ben cinquemila persone e che e’ un aspetto fondamentale dell’economia locale.

Enrico Liverani e' morto nel 2015;  aveva anche in mente di voler fare il sindaco a Ravenna. Vari articoli di stampa dicono che fosse una persona di vedute moderne e propensa al cambiamento.  Purtroppo non sapremo mai come si sarebbe comportato a capo della sua citta'. Di certo e' che chi e' venuto dopo di lui rappresenta ancora l'inerzia; il fare come si e' sempre fatto.

Ci vuole invece molto piu' coraggio a volere guardare le cose nella loro essenza e rendersi conto che forse era meglio puntare ad altro cinquanta, sessanta anni fa e volerle cambiare invece le cos

Lo so che e’ piu’ facile contunuare con lo status quo e cercare di giustificare cose che diventano sempre piu ingiustificabili, piuttosto che volere cercare modi per uscirne. Spero che chi abbia preso il suo posto veda quella foto della tartaruga e del barile e si renda conto di dove siamo.

L’ENI e il petrolio portano introiti a breve termine a Ravenna, porta alla conferenza biannuale dell’offshore, porta all’ENI che gli sponsorizza i concerti del Ravennafestival, le partite di calcio, porta alla laurea in tecniche del petrolio, porta a politici che cercano di quadrare il cerchio.

Ma porta pure subsidenza e l’inquinamento, che non hanno prezzo e che sono innegabili tanto quanto irreversibili.

E’ per questo che occorre non farceli venire dall’inizio. Una volta che arrivano ci vogliono politici veri, ci vuole coraggio, ci vuole lungimiranza, doti che sono rare dapperutto, ma che in Italia lo sono specialmente.

Intanto, non resta che ricordare l’Eppur si Muove che a Ravenna si applica nelle parole e nell’allegoria della tartaruga e del barile.










Sunday, December 2, 2018

L'amministrazione Trump approva l'airgun nei mari atlantici






Nei mari dell'Atlantico ci sono varie specie di balene. Ma una e' particolarmente fragile: la North Atlantic right whale.  Ne restano solo 450 esemplari in tutto il mondo, e vivono solo lungo la costa nord-atlantica.

Ma cosa possono mai essere delle balene in confronto alla cupidigia umana? 

E infatti il nostro presidente Donald Trump, una delle figure piu' brutali per l'ambiente americano ed oserei dire planetario, ha deciso di accordare permessi per eseguire airgun lungo la costa atlantica.

Ma come... tutto il pianeta va verso la de-carbonizzazione e lui autorizza airgun, l'anticamera dei buchi petroliferi???

Ebbene si. 

Si tratta di cinque ditte di oil e gas che adesso potranno fare ispezioni sismiche dal New Jersey to Florida.

La faccenda e' complicata, ma gia' nel 2017 il Bureau of Ocean Energy Management aveva bloccato l'airgun in quanto non sicuro per la vita marina. Tutto questo accadeva allo scadere del mandato di Obama quando un gruppo di scienziati aveva avvertito il governo che autorizzare airgun avrebbe
avuto effetti significativi, a lungo termini e diffusi, sulla popolazione marina, e che in virtu' di questo raccomandavano agli amministratori di non autorizzare questa pratica.

Donald Trump non sente nessuno, ne Obama, ne scienziati ne buon senso e nell'Aprile del 2017, qualche mese dopo essere diventato presidente decide che invece airgun, e chissa' un giorno trivelle, si puo'.  E infatti avvolto dalla sua folle megalomania dice che gli USA devono raggiungere la "energy dominance".  Neanche piu' autosufficenti, ma proprio dominatori!

Il colpo di scena arriva quando il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) cambia le carte in tavola e conclude che gli spari saranno un tuttapposto per tutti, anche per le balene in via di estinzione che sono protette dal Marine Mammal Protection Act, una legge scritta ad hoc per salvare le creature marine come balene e delfini.

Sono queste infatti le specie che soffriranno di piu' per l'airgun, perche' usano i suoni per comunicare, cercare cibo, accoppiarsi, andare nella direzione giusta. Ci sono anche timori per la pesca commerciale. Non solo le balene soffriranno.

Per precauzione gli studiosi della NOAA dicono che gli spari devono cessare fra Novembre ed Aprile laddove e' noto che le balene migrano d'inverno; e come in Italia che le navi per airgun devono avere a bordo personale specializzato in monitoraggio marino. 

La barriera protettiva sara' di 90 chilometri da balene.

In piu' quelli del NOAA dicono che le prede delle balene, cioe' i pesci piu' piccoli, non saranno affette dall'airgun e che dunque, tuttapposto. 


E cosi, subito dopo questi giochini mentali del NOAA l'amministrazione Trump non ha perso tempo ed ha rilasciato i permessi trivellanti.

I permessi si chiamano ``Incidental Harassment Authorizations'', cioe' autorizzazioni di molestie involontarie; nel senso che si possono causare tali molestie alle bestie marine secondo tale autorizzazione. L'idea e' che gli animali non devono essere disturbati volontariamente, ma se capita... non fa niente! 

Questo lo dicono quegli intelligentoni della National Oceanic and Atmospheric Administration.



E cioe':

Molestiamo le balene a norma di legge!




Tutto questo, a mio parere e' assurdo ed e' un tentativo di normalizzare cio' che normale non e'. Se le balene sono in pericolo durante i mesi invernali, come facciamo ad essere sicuri che mai saranno esposte all'air gun durante gli altri mesi?  E veramente inverno o estate che sia pesci, delfini e balene sottoposte a bombardamenti di suoni ogni dieci-quindici secondi per settimane o mesi non ne risentiranno? 

Siamo sicuri di sapere con estrema certezza che in zona X non ci sara' mai nessuna balena?
O che gli effetti dell'airgun a 91 chilometri non daranno fastidi?

E gli studi che dicono che il suono dell'airgun puo' essere sentito anche a 3,000 chilometri dal punto di impatto?

Oltre a questi, tanti altri studi che mostrano per esempio che lo zooplankton - microcreature marine, come larve, crostacei e piccole meduse, calano del 64% entro 1.5 chilometri dal punto di sparo dell'airun. E considerato che l'airgun viene eseguito lungo vari chilometri di mare, e' chiaro che gli impatti non sono affatto trascurabili.

E se la balena del Nord Atlantico si estingue?

Ma alla fine il discorso va ben oltre l'airgun in se per se.

Non abbiamo forse il gran pericolo dei cambiamenti climatici che ci assale giorno dopo giorno? E come degli scemi continuiamo non solo a trivellare, ma a cercare altro petrolio!

L'oceano Atlantico, dalla parte USA e' stato in essenza salvato dalle trivelle nel corso degli anni, grazie a varie ammininstrazioni che per amore,  per calcolo, o perche' l'opnione pubblica non glielo ha concesso ha evitato di bucare il mare.  E infatti l'ultima volta che ci sono state qui ispezioni sismiche a scopo petrolifero e' stato nel 1980.

E adesso? 

Adesso queste cinque ditte possono fare airgun:  WesternGeco (sussidiaria Schlumberger,)  TGS-NOPEC Geophysical Co. Asa, ION GeoVentures, Spectrum Geo, e CGG.  Alcune le conosciamo bene perche' volevano venire anche in Italia. 

Ovviamente la gente non ci sta e ci sono decine e decine di comunita' piccole e grandi, di gruppi di pescatori, turisti, amanti del mare che combatteranno questa decisione.

Io spero che questi prossimi due anni passino in fretta e che chiunque sieda in quella stanza ovale e prenda le decisioni sia pou' lungimirante di questo incubo arancione che abbiamo votato. E' un uomo stupido, piccolo e testardo, incapace di cambiare idea, di arrendersi all'evidenza, di salvaguardare l'unico pianeta che abbiamo.