Estate 2008: Ombrina Mare lungo la costa dei Trabocchi. Foto: Serena Giannico

Monday, February 27, 2012

Lettera del Senatore D'Ali sul Parco della Costa teatina





Come tutti, sono rimasta molto male (molto male) e sorpresa dello slittamento della perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, come richiesto dal senatore Antonio D'Ali'.

Se n'e' parlato molto in questi giorni in Abruzzo, ed e' stato per noi tutti, ancora una volta, motivo di scoraggiamento e di incredulita'.

Il senatore D'Ali' e' lo stesso onorevole che mi invito' a parlare delle trivellazioni in mare in data 18 Gennaio 2012 presso il Senato della Repubblica Italiana.

Durante quell'evento ricordai ai presenti che fra i pochi strumenti utili e veloci che abbiamo per fermare i trivellatori c'e' l'approvazione finale e la perimetrazione definitiva sia del Parco Nazionale della Costa Teatina che dell'Area Marina Protetta di Pantelleria.

Il mio modesto parere e' che sarebbe molto meglio in questo caso copiare gli americani, che hanno fasce di almeno 160 km sulle loro coste, ad eccetto che nel golfo del Messico. Ma in attesa di queste "leggi all'americana", mi accontento delle 12 miglia della Prestigiacomo e del parco per i motivi di cui abbiamo parlato tante volte su questo blog e che Lorenzo Luciano, Lino Salvatorelli e Fabrizia Arduini hanno spiegato egregiamente nel corso degli scorsi mesi a tutti quelli che li volevano ascoltare.

Scrissi allora una lettera a D'Ali - che e' su in cima. La sostanza dell'email era in una sola domanda: perche' lei ha firmato questo rinvio della perimetrazione?

In cima c'e' anche la risposta inviata non da D'Ali' ma da un suo collaboratore, Salvatore Braschi.

Ciascuno puo' leggerla e farsi l'opinione che vuole.

Qui quello che posso dire e' che non c'entra l'emotivita' mia o di chiunque altro - siamo vivi, abbiamo emozioni e sentimenti, ma sono i fatti che contano.

Sono anni - dieci per la precisione - che noi persone normali aspettiamo questo parco e saremmo degli automi se non avessimo sentimenti, visto che soprattutto Lorenzo, Fabrizia e Lino, ci hanno messo lavoro, tempo ed energia gratuitamente per leggersi carte, sensibilizzare, rompere le scatole e sentire l'insentibile da parte di politici gretti e senza amore. Come per il petrolio, hanno fatto di piu' le persone normali che i politici d'Abruzzo.

Ma alla fine, alla fine, come dicevo, si devono guardare i fatti. E i fatti sono che

1. La chimica, la medicina, le statistiche, i dati, i fatti condannano l'industria del petrolio e che non esiste struttura sicura al 100%.

2. Ergo, trivellare in riva - dove ci sono attivita' che dipendono da natura e ambiente sano, (nonche' le nostre citta'!) e' folle.

3. Ergo, se vogliamo essere razionali facciamo le leggi all'americana: fascia di 160km anti-trivelle. Di sicuro non succede niente. A prova di bomba. Easy, no?

4. Visto che i nostri politici sono emotivi e che non vogliono fare la cosa piu' razionale del mondo - gli americani non sono scemi! - allora facciamo la seconda cosa piu' razionale: mettiamo il parco che crea la barriera delle 12 miglia.

Mi pare tutto cosi' razionale!

Le argomentazioni riportate nella lettera di cui sopra, a mio parere, sul perche' no, e con tutto il rispetto, sono vecchie e retrograde e suonano, purtroppo, come tante scuse che continuiamo a sentire dai politici d'Abruzzo. Non e' stato mai fatto, non si puo', si e' perso tempo.

And so what? Non e' stato mai fatto? Bene, facciamolo ora. Proviamoci, facciamo le cose giuste, anche se difficili.

Potrei rispondere punto su punto, sul commissario, sugli anni specati, ma a che pro?

Credo che sia tutto fine a se' stesso. E' tutto gia' detto, gia' scritto. Resta solo il fatto che un altra occasione si e' persa.

Il parco lo vuole la stragrande maggioranza della gente. E' cosi. Senatore d'Ali perche' lei non e' venuto in Abruzzo a chiederci cosa pensiamo? Perche' non ha mai indetto una conferenza vera dandoci qualcosa di piu' decente che quel lurido teatrino alla presenza di Sorgi e Di Stefano a San Vito Marina?

E cosi, leggendo e rileggendo, ancora una volta mi rendo conto di come la politica italiana abbia perso una occasione per avvicinarsi alla gente e invece di stare dalla nostra parte, si chiude su stessa dietro tante parole e scuse.

Ma alla fine, si torna sempre al punto di partenza: Antonio D'Ali avra' anche firmato, ma dov'erano in tutto questo Fabrizio di Stefano, Giovanni Legnini, Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, Remo Di Martino, Antonio Sorgi e tutta la politica d'Abruzzo?

E' facile prendersela con Antonio D'Ali, ma se tutti questi galantuomini che ci rapprensentano in Abruzzo avessero fatto il loro dovere, oggi non staremmo qui.

Se uno solo si fosse impuntato, non saremmo qui. Grazie al cielo che almeno Maurzio Acerbo e Walter Caporale hanno detto qualcosa, ma gli altri? Dove sono? Cosa dicono?

E' a loro che va la vergogna piu' grande, come sempre. Nessuno di loro ha potuto chiedere spiegazioni a D'Ali', nessuno. Nessuno di loro ha osato commentare, dire, spiegare, ESIGERE che questo parco venisse perimetrato. Dove sono? Hanno qualcosa da dire?

Non votateli piu': da Gianni Chiodi a scalare, questa gentaglia non merita i vostri quattrini.

Io lo sogno ancora un politico con la P maiuscola.

PS: Se volete lasciare messaggi fatelo sul blog, cosi' li puo' vedere anche il Senatore, e tutti i politici d'Abruzzo e magari li mettiamo tutti assieme e li mandiamo al Senato.

Friday, February 24, 2012

Giorgio Mazzenga: 500 bugie

NON E' VERO CHE L'IMPIANTO FOREST OIL PORTERA' ALL'AUMENTO DEL 50% DELLE RISERVE ITALIANE.

MA CHE E' MANDRAKE LUI?

QUEL GAS BASTERA' PER UNA SETTIMANA SE TUTTO VA BENE.
PAROLA DI FOREST OIL AI SUOI INVESTITORI


Agli Abruzzesi: rifiutatevi di lavorare per la Forest Oil,
boicottateli, cacciateli via.
Distruggeranno ogni cosa che toccheranno,
proprio come i petrolieri di Basilicata.

Vorrei proprio sapere chi ha dato l'arroganza a quest'uomo, Giorgio Mazzenga, di venire in Abruzzo a fare il comodo suo.

Oggi Prima da noi e il Centro riportano che Giorgio Mazzenga, capo della Forest Oil Corporation - Italia, ha deciso di andare avanti con i suoi progetti di morte senza aspettare la fine del lento processo autorizzativo.

Un altro articolo di Abruzzo web e' qui.

Ma chi crede di essere questo?

Da come la rigirano loro la frittata, pare che siano, come Assomineraria, dei santi.

La balla piu' grande di tutte e' che questo giacimento portera' :

all'aumento delle riserve italiane di gas del 50%.

Cosa? Li trivellano 5 pozzi. Allora facciamone fare altri 5, 10 e voila' abbiamo risolto tutti i problemi d'Italia. Ma dove si e' mai visto che 5 pozzi di gas possano coprire meta' delle riserve italiane? E' impossibile, ed e' solo una grande bugia, come tutte le altre follie di quell'articolo.

Secondo me il gas gli e' andato alla testa, al signor Mazzenga, che poi continua:

"La nostra intenzione e' di far lavorare il piu' possibile le imprese locali".

Ah si? E allora apri un centro di installazione di pannelli solari per tutte le case d'Abruzzo. Metti su una cooperativa turistica, apri un centro di sviluppo di energia sostenibile, apri un impresa vitivinicola.

Ma lo sanno tutti che la sua e' tutta propaganda. Mazzenga non vuole dare lavoro a nessuno, quello vuole solo farci i soldi, lui, i suoi azionisti, i politici corrotti, e gli investitori americani.

E quanto lavoro? Il titolo spara: 500 persone.

Ma poi a leggere invece si capisce che sono sole quindici persone ai macchinari e cinque come segretarie. E gli altri 480?

Quelli sono per costruire e "per il ripristino dei luoghi". Quindi significa che circa 240 a costruirlo e 240 per il ripristino?

Chissa'. Ad ogni modo sono lavori temporanei, di muratura o di bonifica - e se mai il ripristino ci sara', sara' fra 30 anni! Quindi e' scoretto chiamarlo lavoro quello!

Ma anche se fosse, si sa in Italia quanto ripristino c'e' - niente di niente.

Mai sentito parlare di ripristini in Basilicata? Io no.

Infatti mi viene in mente quando ebbi il dibattito a Muro Leccese con un geologo ENI: qualcuno gli chiese che tipo di ripristini facevano e lui come unico esempio riporto' quello della Piattaforma Paguro.

Cosa?

.. Ma la piattaforma Paguro era scoppiata, incendiata e crollata, non e' mai stata ripristinata da nessuno! Erano tutte balle perche' non ne aveva in mente altri di ripristini: che io sappia, non esistono!

Ancora con altre balle: la "subsidenza". Dice che saranono "soli sette centimetri".
Di grazia sulla base di che cosa? Nella valutazione di impatto ambientale non c'era scritto niente di tutto cio'.

Ma poi, come fa lui a dire se saranno 7 o 17 o 27? Non sono calcoli a cui affidarsi con assoluta certezza. E poi i petrolieri sono di parte, e di solito se dicono sette, saranno sicuramente molti di piu'. Ma anche sette sono troppi, in un territorio cosi' delicato.

Di nuovo la fantasia galoppante di Mazzenga all'opera: useranno
"una biotecnologia" che si fonda sull'uso di batteri che restituiscono acqua e zolfo, nel pieno rispetto dell'ambiente.

Ma cosa dice questo? E allora a che gli servono nel suo progetto tutte quelle torri emissive? Cosa tirano fuori li? Acqua? Profumi? Elisir di lunga vita?

E di grazia, dove lo mettiamo lo zolfo prodotto? E perche' hanno gia' costruito vasche per i materiali tossici di scarto? E questi batteri dove li ha sognati?

Ma alla fine di tutto, caro signor Mazzenga, quello che resta e' che la gente di Bomba non ce la vuole qui ne la sua raffineria, ne i suoi paventati quattrini. Se li tenga a Milano e ci lasci in pace.

Giorgio Mazzenga. Non ho parole per descrivere il mio disgusto. Lei e' veramente scorretto e dovrebbe soltanto vergognarsi di mettere il profitto sopra ogni cosa: amore per la terra, per la natura, rispetto per la gente.

Lo stesso dicasi per i nostri cari politici, a partire da Gianni Chiodi - immobile, impassibile, incurante dell'Abruzzo, che sia la ricostruzione dell'Aquila, che siano le trivelle.

Un governatore inutile, incapace di prendere qualsiasi decisione, e con lui Antonio Sorgi, il capo di quella specie di inciuciaio locale che e' la Commissione VIA dell'Abruzzo.

Che dire di Domenico Scoccia e di Eugenio Caporrella, pagati dalla Forest Oil per andare in gita a "istruirsi" sulle raffinerie della Forest Oil.

Che schifo. Che schifo. Che schifo.

Thursday, February 23, 2012

Assomineraria: prepotenza e deliri

L'integrità morale è un dovere costante
di tutti gli Associati e caratterizza i comportamenti di tutta l'Assomineraria.


Assomineraria, Presidente Claudio Descalzi

Infatti all'ENI la SEC Americana ha mollato la piu' grande multa
della storia per mazzette in Nigeria.
Bella integrita' morale.

Gli investimenti riguarderebbero lo sviluppo di giacimenti a terra ed a mare, soprattutto nelle regioni del Sud, con un'attenzione particolare alla Basilicata.

Proprio non ci riescono ad accettare che tutto
quello che hanno fatto in Basilicata e' stato IMMORALE


Quelli di Assomineraria non si arrendono. E' dall'entrata in vigore del decreto Prestigiacomo d128 2010, che vieta le trivelle a 9 km da riva, che diventano 20 nel caso di zone marine protette, che cercano di sabotarlo.

Hanno iniziato a settembre 2010 con questo comunicato dove si dice che devono "salvaguardare" l'attivita' offshore e il LORO indotto, e questo mentre il pozzo del golfo del Messico ancora sputava veleni.

Dicono che quando il governo ha varato il decreto Prestigiacomo non c'e' stata "alcuna consultazione" con LORO e che per questo hanno dovuto indire gia' a suo tempo un incontro da LORO organizzato con la Prestigiacomo.

Beh, non e' che a noi cittadini ci convocano mai su queste cose! Mi avessero chiesto a me, avrei detto altro che 5 miglia, mettiamo 100 come fanno negli USA. Comunque, ecco chi prepotentemente si autoinvita presso il Ministero: signori lobbisti, stipendiati dai petrolieri, gente che pensa agli affaracci loro. Eccoli, i nemici dei mari italiani:

Pietro Cavanna, Presidente del Settore Idrocarburi di Assomineraria,
Giuseppe Tannoia dell'ENI,
Marco Brun, della Shell
Umberto Quadrino, dell' Edison
Piero De Simone, dell'Unione Petrolifera Italiana.

Hanno stilato una lista di perdite economiche PER LORO e non certo per il paese, hanno chiamato la legge Prestigiacomo "assurda", "punitiva", hanno detto che c'e' mancanza di base "razionale" e hanno detto che loro non hanno mai causato danni in 50 anni di attivita'.

Ma a chi la danno a bere? Ma cosa, trivelliamo sotto casa? Ma se un giorno si e un giorno no si sentono di perdite in mare, di scoppi, anche in Italia? E il Lambro, e la Haven, e Paguro, e i riversamenti a Taranto, e Rospo Mare?

Mangiano gli scordarelli questi qui?

Non una parola che sia una sull'ambiente in tutto il comunicato. Continuano a insistere che siamo "emotivi". Ma, io direi che invece siamo piu' che razionali. Ovunque ti giri le trivelle hanno portato danni, in Italia, nel mondo, e dunque per precauzione mettiamo una fascia di protezione, no? Questa e' razionalita' pura.

O che noi Californiani siamo emotivi e scemi? O sono scemi gli abitanti della Florida che mettono limiti di almeno 160km?

Adesso, nel Febbraio 2012 dicono ancora che questo decreto Prestigiacomo ha causato "seri problemi" A LORO e che vogliono porre rimedio ai "risvolti negativi".

Dicono ancora che c'e' stato un effetto drammaticamente negativo dovuto al decreto Prestigiacomo e che dobbiamo "valorizzare" le nostre riserve di petrolio e di gas (purtroppo per noi monnezza) per ridurre l'importazione di petrolio dall'estero.

Dicono che sono pronti a "migliorare la bilancia dei pagamenti, aumentare le entrate fiscali, rilanciare l'economia manifatturiera, investire ingenti risorse finanziarie" e chicca finale "aiutare il paese ad uscire dalla crisi".

Cioe' sono dei maghi.

Poi sparano numeri a casaccio. Il gruppo di Claudio Descalzi dice che sono pronti con:

12 miliardi di euro in impianti produttivi in 4 anni

70 mila posti di lavoro in 4 anni

40 milioni di euro di entrate allo stato in 20 anni

120 miliardi di euro di risparmio sulle bollette in 20 anni

Cioe' sono dei maghi, e dei santi pure!

Ma sui LORO guadagni neppure una parola!

Pero' dicono che pagano troppe tasse e che si deve "ridurre il carico fiscale". Ah, certo!

Aggiungono che abbiamo TROPPE aree protette in Italia e che questo portera' ad eccessivi costi PER LORO quando andranno a trivellare.

Se per caso le trivelle dovessero sorgere vicino ad aree protette, infatti c'era una proposta di legge per cui i petrolieri avrebbero dovuto pagare una tassa per il ripristino di tale aree protette dopo le devastazioni petrolifere.

Non sia mai!

Ma chi credono di essere? L'Italia e' NOSTRA e non di un gruppo di affaristi senza scrupoli.

Vorrei proprio sapere dove vanno al mare lorsignori Descalzi, Tannoia, Cavanna, Brun, e De Simone e piazzargli una bella piattaforma sotto il naso.

Che gente.





Wednesday, February 22, 2012

Giuseppe e Rinaldo Tagliabue: cosa non si fa per denaro

a viver come bruti...

Stavo per andare a dormire quando mi e' capitato questo articolo sul CorSera sul disastro nel fiume Lambro. Ero curiosa di sapere come fosse a finita, cosa aveva causato quella mega marea nera che aveva tenuto l'Italia in sospeso per qualche giorno nel 2010. Se n'era parlato anche sulla stampa USA.

Non avrei mai potuto immaginare che fosse stato uno sversamento volontario.

Come ricorda il Corriere, un paio di anni fa finirono nel fiume Lambro quasi 2,400 tonnellate fra olio combustibile e gasolio. Morirono decine e decine di pesci, tutto l'ecosistema venne devastato. Il petrolio arrivo' fino al Po. Ci vollero giorni per ripulire la marea nera, e chissa' se e' mai stato tutto veramente messo in ordine.

Credo che a suo tempo in pochi potevano anche solo sospettare che non fosse un incidente, qualcosa di orrendo si, ma pur sempre al di fuori della volonta' di amministratori, gestori, personale. Sara' stata una valvola, poca manutenzione, disattenzione, un qualche squilibrio dei fluidi, chissa'.

Invece no. Era tutto programmato, pensato, calcolato.

Quello che infatti viene fuori dalle indagini dei due PM Emma Gambardella e Donata Costa e con il procuratore Corrado Carnevali, e' che i titolari della Lombarda Petroli, Giuseppe e Rinaldo Tagliabue operavano un traffico illegale di idrocarburi. Per nascondere le imposte evase, avevano ben pensato di rigettare i prodotti petroliferi in acqua, cosi da far quadrare i conti e nascondere che non avevano pagato le tasse.

Si parla di circa 5 milioni di euro.

Semplice no? Tanto il fiume e' una pattumiera, vero?

La Lombarda Petroli era a suo tempo una raffineria con circa 300 persone addette, poi calate a 10 con la trasformazione dell'impianto in un centro di stoccaggio.

Di qui, enormi flussi in entrata e in uscita, e enormi possibilita' di imbrogliare, di non registrare, di evadere. Secondo le indagini, i due fratelli semplicemente hanno avuto paura di controlli della finanza e cosi' non hanno esitato a riversare idrocarburi pesanti nel Lambro, nel fiume della loro stessa citta'.

E ancora secondo il Giorno i due hanno " finto di coordinare i soccorsi e davano ordine agli operai intervenuti di versare acqua sugli idrocarburi presenti sul terreno con lo scopo di aumentare i quantitativi del prodotto disperso e far perdere le tracce degli ammanchi, così causando la tracimazione del prodotto."

Cioe, anche a fatti accaduti, avendo visto il disastro combinato, ancora pensavano ai loro soldi, e a come fare per nascondere i loro carburanti.

I due rischiano fino a 12 anni di carcere per disastro doloso.

Ma come si puo'? Non capisco veramente - e' qualcosa al di fuori della mia comprensione, davvero.

La Confindustria di Mauro Angelucci


L'ambiente è al primo posto anche al nostro interno

Mauro Angelucci,
Confindustria Abruzzo, 17 Febbraio 2012


Servono infrastrutture energetiche,
l'Abruzzo dica sì al petrolio

Mauro Angelucci,
Confindustria Abruzzo, 21 Marzo 2011

Un anno,
due direzioni opposte,
molta coerenza.


Ci risiamo. Confindustria Abruzzo non ha ancora capito che viviamo in una democrazia, e non si rassegna a non poter fare il comodo suo in questa regione.

Qualche giorno fa infatti Mauro Angelucci rilascia una intervista al Centro d'Abruzzo in cui si annuncia la "Convention" di Confindustria alla presenza di Fabrizio Saccomanni, direttore della Banca d'Italia, Pierferdinando Casini presidente dell'UDC, Raffaele Bonanni, segretario della CISL, e il vicepresidente della commissione UE Antonio Tajani.

Tutti pezzi grossi.

Il tema vero dell'intervista pero' non e' la "Convention", ma l'ambiente. E il presidente Mauro Angelucci dice al Centro che

1. E' in via di costituzione "Confindustria Green" per mostrare quanto "sensibile" sia al tema dell'ambiente anche Confindustria.

Mi viene da ridere. Qui si chiamerebbe greenwashing. Un po come Petrocco che parlava di Ecopetrol! Poi, uno scorre un po piu' sotto e si legge

"in un momento così delicato e'indispensabile evitare contrapposizioni ideologiche fini a se stesse, che inaspriscono le tensioni, come dimostrato dal recente atto intimidatorio nei confronti della Forest Oil a Bomba"

Mica ha detto che quello della Forest Oil e' un progetto altamente inquiante? Mica ha detto che di "green" il progetto della Forest Oil non ha niente di niente? Mica ha difeso la gente che dovra' respirare i fumi tossici della raffineria di Bomba? Mica ha detto che in un momento cosi' delicato e' bene difendere gli investimenti fatti per anni su agricoltura e turismo?

E l'ambiente al primo posto dov'e'?

Mah, chissa'. Invece della gente, dei loro campi, delle loro attivita', Mauro Angelucci ha difeso una centralina della Forest Oil e ci ha dato degli "ideologi".

Ma poi e' un ideologia voler respirare aria pulita? E lui invece vuole respirare idrogeno solforato? Vuole viverci lui sotto una raffineria pronta a spronfondare?

La puo' pure chiamare ideologia. Personalmente, me la tengo ben stretta la mia "ideologia", piuttosto che barattarla in cambio della svendita del mio territorio a Mr. Giorgio Mazzenga e compari che ride pensando agli affari suoi dalla comoda Milano.

2. Poi dice che non gli sta bene - udite udite - l'apertura delle istruttorie di VIA ai comitati ambientali. Cioe' secondo una legge appena approvata dalla regione Abruzzo, devono sedere ai tavoli della valutazione d'impatto ambientale anche i rappresentanti delle associazioni che si occupano di ambiente.

Mauro Angelucci afferma che occorre che a quei tavoli siedano

"persone che hanno competenze per dare pareri vincolanti"

e che

"non si puo' aprirlo a tutti attraverso internet".

Mi si raccapona la pella. Mi dica, caro Angelucci, qual'e' la sua competenza ambientale? Chi e' lei per poter decidere? Chi e' lei per poter dire alla commissione VIA cosa fare e cosa non fare? Cosa approvare e cosa non approvare?

Quanta paura le fanno le nostre osservazioni? Mi dica?

Lei, prutroppo, rappresenta gli industriali, capisce? Capisce che qualsiasi cosa lei dica e' da parte di uno che ha interessi di parte, che ha a cuore il profitto, gli affari, il tornaconto?

Ma perche' non parla mai di energia verde per davvero? ma dov'e' il progetto di mettere pannelli su tutte le case d'Abruzzo?

E tornando all'ambiente, non avete mai chiesto neanche scusa sul Centro Oli che Calogero Marrollo si ostinava cosi tanto a voler far costruire.

E poi, vogliamo farla con persone "competenti? questa VIA". Bene, con tutta l'umilta' del mondo, credo di essere molto piu' competente di meta' della gente che compone il comitato VIA d'Abruzzo e sicuramente di molti di quelli che stanno dentro a Confindustria.

Perche' nessuno mi ha mai interpellato? Paura eh? Paura che con le osservazioni coordinate via internet vi abbiamo fatto sfumare un bel po di guadagni?

Ma anche se cosi fosse, e se anche mi chiamaste a tutti i tavoli del mondo, lo stesso non sarebbe giusto.

Il cittadino medio deve essere informato, deve poter dire la sua. Sono soldi suoi quelli con cui vengono pagati gli stipendi a Antonio Sorgi, e Gianni Chiodi.

E' cosi' che funziona in democrazia, sa? E l'Italia, in teoria, dovrebber ancora esserlo. Se lei pensa che trivellare Bomba sia una buona cosa, vada in giro per tutto l'Abruzzo e lo spieghi alla gente con dati, numeri, tabelle. Vada.

Mica la gente e' scema? Se lei ha dei punti validi, la ascolteranno. A me hanno ascoltato, e all'inizio ero un signor nessuno.

Secondo il suo ragionamento invece, ci deve essere un gotha a decidere, ma allora a che serve il suffragio universale o l'istruzione diffusa? Perche' fermarsi alla VIA? Facciamo decidere tutto da qualche misteriosa "persona competente".

Ci abbiamo gia' provato, si chiamava Mussolini, se lo ricorda?

Dryden e la corte suprema di NY: si ai divieti di fracking



La citta' di Dryden, nello stato di New York, popolazione 14,000 ha il potere di bannare il fracking dai suoi confini cittadini. L'ha deciso la Corte Suprema dello stato di New York.

E' come se il sindaco di Bomba avesse il potere di porre il veto alle trivelle della sua citta' ed e' considerata un'enorme vittoria per la democrazia, per il potere locale, per la gente.

In realta' gia' altre 51 comunita' fraccande e fraccate avevano emanato divieti locali, incluse Dryden, ma questa e' la prima volta che si arriva alla Corte Suprema dello stato di New York.

La Anschutz exploration che voleva fare fracking a Dryden ha sede a Denver e il giorno 16 Settembre 2011, porto' in causa la citta' newyorkese, una delle tante che aveva osato bannare il fracking dai suoi confini.

Un Davide della democrazia contro un Golia del petrolio, visto che Dryden ha soli 14,000 abitanti!

L'accusa era che il divieto di fraccare il territorio era contro i diritti acquisisti della Anschutz , visto che i permessi sono dati dallo stato e non dalle citta'. Per cui, secondo loro, le citta' non possono dire niente e devono stare zitte.

Il giudice Phillip R. Rumsey - sant'uomo - invece ha deciso che la salute delle persone e' piu' importante dei "diritti" dei trivellatori, e ha decretato che il divieto puo' essere integrale. Il divieto vale per gas, fracking e petrolio.

La Anschutz Exploration, opera non solo a New York, ma anche in Pennsylvania, Ohio, North Dakota, Montana, Wyoming. Ci si aspetta che la sentenza avra' ripercussioni su tutti i paesi in cui la Anschutz o altre ditte vogliano fraccare il territorio - era la prima volta che una corte suprema si occupasse di un caso del genere.

Lo stato di New York ha una moratoria sul fracking dal 2008, che si vuole estendere almeno fino al giugno 2013.

Gli sono arrivate 20,000 osservazioni di contrarieta'.

God bless American democracy.

Fonti: NPR

Sunday, February 19, 2012

Il processo alla BP - parte 1





L'atteso processo alla BP iniziera' il 27 Febbraio a New Orleans.

Alcuni lo chiamano il processo del secolo, per i soldi, per l'intesse mondiale, per i disastri ambientali collegati allo scoppio.

Lo scopo del processo e' di capire esattamente di chi e' la colpa dello scopppio e chi deve risarscire quali danni.

I protagonisti su cui dovra' pronuciarsi il giudice Carl Barbier, sono:

1. La BP, proprietaria della concessione

2. La Transocean, che operava la piattaforma incendiatasi

3. La Halliburton, che forni' il cemento con cui il pozzo era stato scavato

4. La Cameron, che ha realizzato il blowout preventer, il macchinario che avrebbe dovuto registrare gli sbalzi di pressione nel pozzo e arrestare le operazioni prima dello scoppio, in caso di emergenza.

Si sono presentati parte civile: lo stato federale, tre stati costieri - Alabama, Louisiana, Mississippi - alcuni stati Messicani, varie citta' e contee. Ovviamente ci sono anche i rappresentanti dei pescatori, dei ristoratori, degli alberganti della zona, nonche' persone che ricordano di essersi ammalate a causa dello scoppio e delle operazioni di pulizia successive.

In questo caso ci sara' un giudice a decidere tutto - e non una giuria popolare come di consueto nelle cause americane. Ci saranno tre fasi del processo:

1. La prima e' quella preliminare, in cui verranno raccolte tutte le informazioni relative alla situazione prima dello scoppio e come si e' arrivati allo scoppio, cosa non ha funzionato e perche'. Questa fase durera' circa 2 o 3 mesi.

2. La seconda fase e' invece prevista per Aprile 2012, qui si studiera' tutto quello che e' stato fatto per cercare di contenere lo scoppio, da Aprile 2010 fino a Settembre 2010. Si cerchera' di capire esattamente quanto petrolio sia stato riversato, ancora oggi le cifre della BP non combaciano con quelle governative e delle associazioni ambientaliste.

Questa sara' una fase delicata, perche' a partire dalla cifra esatta di petrolio si porta' giungere ai quantitativi delle multe, secondo il Clean Water Act, che vieta di inqunare il mare.

Nota: ma l'Italia c'e' l'ha un clean water act? Cioe' qual'e' il protocollo da seguire in fase puntiva e di giudizio in Italia quando navi e petroliere rilasciano monnezza in mare?

3. La terza fase riguarda tutta la fase di pulizia e cosa e' stato fatto o non fatto per evitare di inquinare il mare. Si studieranno gli effetti degli incendi di petrolio, l'uso di dispersanti e di altri metodi di contenimento del greggio. Non si sa quando inziera' questa fase.

Il governo ha gia' iniziato a parlare di accordi con la BP, ma e' quasi del tutto probabile che non s possa fare niente prima del processo. E questo e' saggio perche', secondo me almeno, tutto deve essere limpido e trasparente. Come non lo e' piu' il mare di Louisiana.

Il pozzo e' stato trivellato a circa 50 miglia da riva, dalla citta' di Venice, LA. LA BP aveva scoperto un enorme giacimento sotterraneo, grazie a questo pozzo preliminare, Macondo,
e stavano preparandosi a lasciare il sito per poi tornarci con la piattaforma permanente.

Il buco era a 1 miglio (=1.6km) sottoterra, e l'affitto della struttura trivellante, da parte della Transocean, costava 1 milione di dollari al giorno.

C'erano stati molti problemi durante tutte le operazioni su Macondo: i lavori si erano protratti per 30 giorni piu' del previsto ed il costo era lievitato di 40 milioni di dollari piu' del previsto.
Si dice che controllare le trivellazioni sottoterra, e' come controllarle sulla luna a causa dei sofisticati metodi di controllo necessari. I lavoratori infatti lo chiamavano il "pozzo dell'infernalo"

La sera dello scoppio, alle 9:30 la sera, ci fu una fuga di metano che si mescolo' al petrolio e che causo' il divamparsi dell'incendio.

C'erano 126 persone sulla piattaforma, di 11 poi morirono, altre dozzine di persone rimasero ferite.

Dopo due giorni la piattaforma sprofondo' in mare, e il petrolio inizio' a sgorgare e resto' attivo per quasi tre mesi.

Ci sono stati rapporti della BP, dalla Trasnocean, della stampa, della Marina USA, del Presidente Obama, e dall'academia nazionale degli Ingegneri.

Quello che si sa e' che:

1. La BP decise di usare metodi (troppo?) economici e veloci per costruire il pozzo
2. La BP non ha implementato le raccomandazioni, e le linee guida sulla sicurezza
3. La BP ha rimosso delle importanti barriere protettive prima del tempo.

Si sa anche che

4. Il cemento della Halliburton era difettoso,
5. Gli operai non hanno preso le decisioni migliori appena si sono accorti dei problemi sulla piattaforma.

La domanda e' allora: chi ha piu' colpa? E' stata negligenza o un errore?

Se e' negligenza la multa potrebbe essere di 13 billioni di dollari, 10 miliardi di euro.