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Friday, June 14, 2019

Il papa fa la predica ai petrolieri: state minacciando l'umanita'




"Civilisation requires energy, but energy use must not destroy civilisation."
 Papa Francesco

Erano presenti i capoccioni di BP,  Exxon, Total, Repsol, BP, Sinopec, ConocoPhillips, Equinor (ex Statoil di Norvegia), Chevron e la nostra beneamata ENI.

Tutti invitati al Vaticano per un incontro con il pontefice. 

Papa Francesco ha detto che i cambiamenti climatici minacciano il futuro della famiglia umana e che occorre investire per una transizione radicale del modo di generare energia.

Il capo della BP, Bob Dudley, ovviamente con la coda di paglia, dice che e' vero che occorre trovare soluzioni immediate ma che "tutti devono fare la propria parte".

Tutti?

E chi sarebbero questi tutti?

Ciascuno di noi, e' ovvio puo' fare la sua parte, ma quelli che decidono, e che ci fanno soldi, e le cui azioni hanno conseguenze molto piu' pesanti di quelle dei cittadini comuni sono loro, i signori del petrolio. Ed infatti, il papa ha chiamato al Vaticano lorsignori, mica la signora Cettina sotto casa?

Sono veramente degli squallidi. Io sono sicura che le parole del papa gli sono entrate nell'orecchio destro e gli sono uscite da quello sinistro,  e che non cambiera' niente dal loro punto di vista. Presentandosi in udienza al papa hanno solo potuto fare vedere che sono bravi e santi, ma nulla cambiera'.

E infatti il nostro amico Bon Dudley della BP dice che e stato "honoured to participate at the Vatican".

Perche' lo so che non faranno niente? Perche' di mondo che collassa, e di cambiamenti climatici e dell'infinita responsabilita' dei petrolieri si parla da anni se non da decenni, e se non hanno fatto niente finora, niente continueranno a fare, papa o non papa.

E infatti continuano non solo a trivellare, ma anche a *cercare* nuove sorgenti di petrolio. Come dei tossici che non possono piu' smettere. 

La soluzione e' sempre la stessa; non chiedere al lupo di non mangiare le pecore, quanto invece di rendere le pecore forti, agguerrite, e che tutte assieme scaccino via il lupo. In altre parole: la soluzione dobbiamo essere noi tutti, agguerriti contro il petrolieri, a mettergli pressione, a rompere le scatole, a svergognarli con nome e cognome.

Mi sorprendo sempre che dopo 12 anni abbia ancora cosi tanto spirito di schifo verso questa gente. 

Fuori dal Vaticano c'erano pure delle persone che protestavano con cartelli con scrutto: cari CEO pensate ai vostri figli.

Era presente anche l'ex primo ministro irlandese, Mary Robinson che ha elogiato il papa, mentre altri leader secolari (vedi Trump!) ha abdicato alle sue responsabilita'.

E' stata lei che gliene ha cantate quattro, dicendo che occorre spostare gli investimenti da sottoterra verso sole e vento e che se falliscono in questo, scompariranno.


Da quello che leggo, il papa e' stato cordiale: ha ricordato loro i gravi danni che i cambiamenti climatici infliggono ai piu' poveri, che il mondo ha una manciata di anni per evitare la catrastrofe totale, che i giovani esigono un mondo migliore, anche dal punto di vista ambientale.

Come detto, la strada maestra e' solo combatterli. Coi guanti bianchi non si va da nessuna parte.

E adesso, caro papa, occorre essere piu' incisivi, non solo contro i cambiamenti climatici e le estrazioni di petrolio ma anche contro l'eccessiva natalita' sul pianeta.

Siamo troppi, 7.5 miliardi di persone: il pianeta non puo' reggere ancora a lungo in questo modo. La chiesa cattolica puo' fare molto nell'incoraggiare il controllo delle nascite, e che nel terzo mondo non abbiano 6 figli a testa (vedi Nigeria e Guatemala), tutto questo porta a instabilita' non solo politica, a movimenti migratori di persone senza speranza, ai vari Salvini d'Italia, ma proprio ad un pianeta che non puo' garantire a tutti una vita dignitosa, con speranza e serenita'.





Monday, June 10, 2019

Artico: il Maggio piu' caldo che mai, 29 gradi in Siberia, il permafrost che indietreggia, sfonda la CO2




L'Artico non ce la fa piu e tutti i ritmi immutati da milioni di anni pian piano cambiano senza che nessuno davvero sappia cosa questo significhi.

E' stato il Maggio piu' caldo che mai, con temperature in Russia fino a 29 gradi. In Maggio! Il permafrost in Canada indietreggia di 1 metro al giorno. I livelli complessivi di ghiacci sono
quasi ai minimi storici. Solo nel 2016 ce ne'era di meno.
 
Occorre davvero fermarsi a riflettere su questi numeri perche' fanno paura.

Le informazioni sul permafrost in Canada vengono da un gruppo ricercatori dell'Universita' di Edinburgo che hanno usato dei droni per monitorare in continuo i ghiacci dell'Artico del paese.

Quello che hanno rilevato e' che appunto, il permafrost si disintegra, a un tasso di sei volte superiore rispetto a quanto considerato normale. Nell'arco di 40 giorni nel 2017, la costa era indietreggiata di un metro al giorno.

Il permafrost, o anche la tundra, e' terreno che resta congelata perennemente. Tipicamente funziona da stoccatore naturale di CO2. Ma quando si scioglie o si disintegra, cadendo in mare, iniziano i problemi, perche' questa tundra contiene il doppio della CO2 presente in atmosfera, e dunque amplifica i meccanismi dei cambiamenti climatici.  Oltre a rilasciare CO2 il permafrost rilascia anche metano, un altro gas serra.

E il ciclo continua. In alcuni casi puo' essere che il permafrost inizi ad emettere piu' CO2 di quanto ne assorba.  E' gia' successo in alcune localita' d'Alaska.  E quando il ghiaccio si schioglie, il mare che resta assorbe ancora piu' energia del ghiaccio, portando a cicli sempre piu' estremi.

E la perdita di ghiaccio fa si che le ondate di caldo piu' a sud siano piu' intense, perche i venti polari sono meno forti come riporta l'Arctic Report Card, un documento apposito stilato dal National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Intanto, i livelli di CO2 sono ai massimi storici: 416ppm, e continuano a crescere. 


Tutto questo nell'arco delle nostre vite, creato dall'uomo.
E' terrificante se ci si pensa bene, e non fa presagire niente di buono.

Sunday, June 9, 2019

La Petroceltic piegata dai debiti muore, ci riprovano come Sunny Hill Energy, hedge fund




La Petroceltic cede di essere quotata in borsa (AIM) nel 2016
perche' le azioni erano calate a picco.

La parabola della Petroceltic, o meglio il declino monotonico, si e' estinto.

Non esiste piu'.

Sono nati nel 2003 con grandi sogni di gloria con una prima licenza trivellante in Algeria, si chiamava campo Ain Tsil. La licenza esiste ancora e la stanno ancora sfruttando con la ditta nazionale di stato algerina Sonatrach e con l'italiana ENEL. Pian piano si sono allargati: in Egitto, attorno al delta del Nilo e anche qui in cooperazione con la ditta di stato Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC) e con la Mansoura Petroleum Company d'Egitto.  Poi in Bulgaria, Romania, Grecia, Iraq.

E come tutti sappiamo in Italia, dove controllavano pozzi in Adriatico, in Abruzzo con una decina di concessioni sotto l'ombrello Elsa in mare e con Civitaquana in terra, in Puglia, alle Tremiti, in Sicilia, nel Golfo di Taranto, e in Piemonte con le concessioni Carisio, Ronsecco, Vercelli che interessavano anche Carpignano Sesia.

Erano anche quotati sulla borsa minore di Londra, la AIM (Alternative Index Market) dove alternativo sta per "rischioso" in termini terra terra.

Insomma, erano ambiziosi. A un certo punto sono arrivati a 180 milioni di sterline di capitale.


Ma le cose non le sono andate poi cosi bene.

In Egitto si sono inimicati la petrolditta statale, la EGPC: secondo la Petroceltic i pagamenti che la EGPC le doveva non sono arrivati in tempo. 

In Bulgaria sono arrivate accuse di trasferimenti illegali di denaro.

In Italia, come abbiamo visto, tutti i posti dove volevano trivellare gli si sono rivoltati contro.

Aggiungici il crollo dei prezzi del petrolio a livello mondiale, aggiungici l'ascesa delle rinnovabili, aggiungici i debiti, ed aggiungici pure delle lotte interne fra vari investitori che non andavano d'accordo sul modo di gestire la ditta, ed il disastro e' presto fatto.


Alla fine, quando le azioni erano crollate, si sono dovuti arrendere.

Hanno messo di essere quotati sulla AIM e si sono venduti al prezzo di 3 pence per azione alla Worldview Capital Management Limited, avendo 250 milioni di dollari di debito.  C'erano stati altri potenziali acquirenti, nel 2014 per esempio fu il turno della Dragon Oil, ma alla fine i draghi hanno rinunciato e alla fine era o questa Worldview, una hedge fund svizzera senza scrupoli guidata da tale Angelo Moskov, o niente.

E cosi, tornati in mani private hanno dovuto rifarsi i conti ed eccoci qui. Pian piano hanno iniziato a disfarsi di tante concessioni, incluse quelle d'Italia. Si sono venduti ad altri, o hanno rinunciato da soli oppure il governo li ha bocciati. 

L'unita' specifica di questa Worldview che si occupa di energia e di petrolio si chiama Sunny Hill, ed da poco il nome Petroceltic e' cambiato, in appunto Sunny Hill. 

La conversione ufficiale c'e' stata il giorno 30 Aprile 2019.
Ovviamente pure questo in pompa magna.  

Cosa dicono?

Dicono che sanno facendo rebranding perche' si sono evoluti dalle loro tradizioni "irlandesi". Dicono che hanno puntato tutto sull'Algeria e che ora hanno appunto un modello piu' snello per arrivare ad ottimizzare profitti e a portare stabilita'.

Sara'.


Ma il nome sole?

E chi lo sa, ma di sole in questa melma petrolifera non c'e' niente.







Friday, June 7, 2019

Petroceltic rinuncia a quattro concessioni Elsa fra Abruzzo e Molise - bravi tutti noi


La Petroceltic ha rinunciato a tutte le concessioni in giallo

Ha pure rinuciato a quella grigia in alto.
Per quella grigia in basso non si sa ancora.

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Anche se non e' mai detta l'ultima parola, e questo spettro del petrolio ce lo porteremo avanti finche' campiamo, questa e' una bellissima notizia.

La Petrolceltic gia i tacchi e se ne ritorna da dove e' venuta, in Irlanda. 

Notare che li abbiamo quantomeno rallentati per anni ed anni, e senza di tutti i nostri sforzi Elsa e compari sarebbero state gia' installate dieci anni fa quando era piu' redditizio, piu' facile, e la gente meno compatta contro le trivelle.

Per cui bravi, e grazie  a tutti noi della prima ora che abbiamo lavorato come Don Quixote senza sapere che i nostri semi avrebbero portato a cosi tanti frutti: Assunta, Giosue', Lorenzo, Danilo, Fabrizia, Ilaria, Mauro, Davide, Marco, Gabriele, Francesco, Iolanda, Antonio, e tutti quelli i cui nomi adesso non riesco ad elencare.

Per la cronaca: le concessioni bocciate sono tutte parte dello stesso gruppo di pozzi Elsa: la D505 BR EL e' la piu' grande ed e' piu' lontano da riva, mentre invece la D270 BR EL, la D271 BR EL e la D272 BR EL sono rispettivamente la ex D492 BR EL e D493 BR EL e la D507 BR EL. La denominazione delle ultime tre cambio' a causa di varie riperimetrazioni dopo i divieti delle 12 miglia.

Le quattro concessioni sono tutte contigue e nel mare d'Abruzzo attorno Vasto. 

Resta solo la D494 BR EL, il cui fato per ora non si conosce, ma indaghero' appena ho piu' tempo. 

Da questo blog tanto abbiamo fatto contro Elsa, prima ancora di Ombrina, in un tempo quando tutti i vari profeti del petrolio ancora non c'erano e siamo stati bravi ad attivarci in tempo. 

Ora se ne vanno, sono felice. 


 

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Petrolio e gas in Adriatico, Petroceltic presenta istanza di rinuncia a tre permessi di ricerca e a un’istanza di permesso di ricerca davanti Abruzzo e Molise.

BUIG - Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse - Anno LXIII N. 5 - 31 Maggio 2019

ATTIVITÀ DI RICERCA E COLTIVAZIONE DI IDROCARBURI IN MARE

ISTANZE DI PERMESSO DI RICERCA

ISTANZE DI RINUNCIA

NUMERO DI PUBBLICAZIONE: 34

Istanza di rinuncia all’istanza di permesso di ricerca «d 505 B.R.-EL» presentata dalla Società PETROCELTIC ITALIA S.r.l.
(estratto).
Con istanza pervenuta al Ministero dello sviluppo economico il 3 maggio 2019, prot. n. 9476, la società PETROCELTIC ITALIA S.r.l., titolare dell’istanza di permesso di ricerca ubicato in Mare Adriatico, Zona B, convenzionalmente denominato «d 505 B.R.-EL», ha chiesto di rinunciare all’istanza del permesso di ricerca.

PERMESSI DI RICERCA

ISTANZE DI RINUNCIA

NUMERO DI PUBBLICAZIONE: 35
Istanza di rinuncia al permesso di ricerca «B.R270.EL» presentata dalla Società PETROCELTIC ITALIA S.r.l.
(estratto).
Con istanza pervenuta al Ministero dello sviluppo economico il 3 maggio 2019, prot. n. 9475, la Società PETROCELTIC
ITALIA S.r.l., titolare del permesso di ricerca ubicato Mare Adriatico, Zona B, convenzionalmente denominato
«B.R270.EL» (v. Elenco delle concessioni di coltivazione, n. 2001 di riferimento) ha chiesto la rinuncia al permesso stesso.
NUMERO DI PUBBLICAZIONE: 36

Istanza di rinuncia al permesso di ricerca «B.R271.EL» presentata dalla Società PETROCELTIC ITALIA S.r.l.
(estratto).

Con istanza pervenuta al Ministero dello sviluppo economico il 3 maggio 2019, prot. n. 9475, la Società PETROCELTIC
ITALIA S.r.l., titolare del permesso di ricerca ubicato Mare Adriatico, Zona B, convenzionalmente denominato
«B.R271.EL» (v. Elenco delle concessioni di coltivazione, n. 2002 di riferimento) ha chiesto la rinuncia al permesso stesso. NUMERO DI PUBBLICAZIONE: 37
Istanza di rinuncia al permesso di ricerca «B.R272.EL» presentata dalla Società PETROCELTIC ITALIA S.r.l.
(estratto).

Con istanza pervenuta al Ministero dello sviluppo economico il 3 maggio 2019, prot. n. 9475, la Società PETROCELTIC
ITALIA S.r.l., titolare del permesso di ricerca ubicato Mare Adriatico, Zona B, convenzionalmente denominato
«B.R272.EL» (v. Elenco delle concessioni di coltivazione, n. 2004 di riferimento) ha chiesto la rinuncia al permesso stesso.

Tuesday, June 4, 2019

Filippine: per laurearsi o diplomarsi ogni studente dovra' piantare dieci alberi










E cosi sia:  per ottenere il diploma di scuola superiore o per laurearsi ogni studente delle Filippine dovra' piantare dieci alberi.

E' stata una decisione dettata dall'orribile situazione ambientale del pianeta e in particolare delle Filippine, e va sotto il nome di Graduation Legacy for the Environment Act, legge approvata alla Camera il giorno 15 Maggio 2019. E' stata proposta da Gary Alejano del partito Magdalo e dal rappresentante della citta di Cavite, Strike Revilla. Il passaggio al Senato e' quasi garantito, visto che e' una iniziativa apprezzata da tutti.

Nelle Filippine ci sono 12 milioni di studenti ogni anno che terminano il proprio percorso di studi delle elementari; cinque milioni si diplomano dalle superiori, e poi circa 500,000 dall'Universita'.

I calcoli sono che se questa politica del piantare alberi, dieci a testa ogni studente, funziona, ci saranno circa 175 milioni di alberi nuovi piantati ogni anno, e nell'arco di una generazione, 30 anni, circa 525 miliardi di alberi nuovi.

Ora, e' ovvio che non tutti gli alberi sopravviveranno ma anche con un tasso del 10% di successo lo stesso sono tanti alberi! Le nuove piante saranno sistemate in foreste, mangrovie, aree protette, campi degradati, miniere abbandonate e in generale in zone appropriate per clima e geografia. Si dara' precendenza agli alberi autoctoni.

A coordinare il tutto vari dipartimenti e ministeri: quello dell'istruzione e il commissario per l'istruzione superiore, assieme al dipartimento per l'ambiente e per le riporse naturali, quello dell'agricoltura, delle riforme agrarie e la commissione nazionale sulle popolazioni indigene.

Assieme lavoreranno per identificare i siti, trovare e preparare semi e terreni, valutare il progresso delle piante, monitorarne la crescita e offrire supporto tecnico, trasporto per gli studenti. 

Purtroppo anche se non se parla tanto come in Brasile, le Filippine sono state oggetto di una fortissima deforestazione, legale ed illegale, nel corso degli anni, distruggendo flora e fauna. L'idea e' che questa legge possa portare un po di rimedio, oltre che insegnare amore e rispetto per la natura agli studenti, nella speranza di farne cittadini migliori.

I numeri sono devastanti: nel ventesimo secolo le foreste sono scomparse a tassi cosi elevati che ne resta oggi solo il 25% e questo per alimentare l'industria della legna e a causa delle forte urbanizzazione.

Nel 1900 le foreste coprivano 21 milioni di ettari e il 70% del paese. Nel 1999 siamo calati a 5.5 milioni di ettari.

Come sempre, gli alberi si piantano e non si abbattono, e vorrei tanto che una simile politica, semplice, bella, e intelligente venisse applicata anche in Italia.

Monday, June 3, 2019

Il Maine vieta le trivelle offshore in Atlantico







Il giorno 3 Giugno 2019 il parlamento del Maine, nella citta' di Augusta ha vietato le trivelle nei mari sotto la giurisdizione dello stato, nell'oceano Atlantico.  La legge si chiama LD 955 e vieta sia le estrazioni di gas che di petrolio.

Il motivo di questa legge e' che nel gennaio del 2018 il Dipartimento dell'Interno degli USA decide di espandere l'estensione territoriale dei mari USA da cui e' possibile estrarre e cercare petrolio. Ovviamente quasi tutte le comunita' interessate, sia sulla costa est che ovest del paese non ne hanno voluto sentire e sono corsi ai ripari. Perche' sono opposti? Ma e' chiaro: perche' le trivelle portano danni a turismo, pesca, salute ed ambiente, e non portano soldi a nessuno se non ai trivellatori. Punto e fine.

Nel Maine, a nord del paese, 250 attivita' commerciali e la camera di commercio di quattro grandi citta' di mare si e' opposta, oltre che migliaia di cittadini che hanno mandato lettere di protesta. 
L'intera delegazione al congresso del New England (che include Maine, Massachusetts, New Hampshire,  Vermont, Connecticut e Rhode Island) ha espresso il suo no, e tutti hanno introdotto mozioni o leggi per fermare le trivelle lungo la costa Atlantica. 

E infatti lo stato di New York ha gia una legge simile, e cosi pure lo stato del New Hampshire. 
Invece lo stato  del Massachusetts si sta preparando a varare una legge simile.

Saturday, June 1, 2019

Ghana: Airgun, trivelle, FPSO e dieci anni di morie inspiegabili di balene
















The potential negative effects of oil production on the environment can be immense leading to destruction of fishes and plankton in the sea. When oil is being drilled there will be noise pollution, strong vibration from seismic shooting and displacement of flora and fauna is bound to occur



Nel 2007 il governo del Ghana annuncia di avere scoperto il petrolio in mare.

Nel 2009 iniziano le operazioni di air-gun su larga scala.

Nel 2011 iniziano a trivellare. 

Sono passati dieci anni da allora, e parallelamente sono cresciute le preoccupazioni per la vita marina e la salute dell'ambiente.

E infatti all'indomani dell'inzio delle operazioni di airgun arrivano le prime carcasse morte di balene lungo la costa: si parla di decine e decine e decine di balene morte da allora, numeri del tutto inusuali visto che la moria tipica era di una balena morta ogni cinque anni prima del 2009.

La conta fino al 2017 e' di 31 balene morte.
Se fossimo stati a prima del 2009 saremmo a meno di due.

Si stima che le acque al largo del Ghana ci siano circa 150 balene.

Se fosse confermato che la colpa di tutto sono i petrolieri, significherebbe che il 20% di queste balene, appunto 30 esemplari, sono morte a causa del petrolio e dell'airgun.

La cosa e' cosi preoccupante ed insuale che c'e' pure una pagina Wikipedia sul tema balene morte in Ghana

I ricercatori del paese non sanno trovare la ragione di queste morie, specie perche' le balene morte sono state tutte trovate in avanzato stato di decomposizione come dice il ministro della pesca Nayon Bilijo. Si parla di tante altre possibili cause, fra cui batteri, eta', mare inquinato.

Ovviamente nessuno puo' escludere che i rumori assordanti dell'airgun possano avere quantomeno contribuito a queste morti, visto che il senso dell'udito e' essenziale per le balene e che le aiuta ad orientarsi, a trovare cibo,  a non perdere il gruppo

Per esempio, l'associazione ambientalista internazionale, Natural Resources Defense Council e' del parere che le molte morti di balene nel golfo di Guinea in Africa e' da attribuirsi all'oil and gas. E un' altra associazione internazionale, la International Fund for Animal Welfare dice che non c'e' solo l'airgun ma anche gli urti con le navi-petroliere, le acque di risulta inquinate che vengono riversate a mare, che possono uccidere le balene e i rumori e le vibrazioni collegate alle trivellazioni. E poi si fa anche notare che le navi petrolieri possono spesso anche attirare le balene, a causa delle luci che brillano di notte.

Anche OCEANA e' dello stesso parere.

E i residenti? La gente protesta e si arrabbia e fa delle cose che fanno pure stringere il cuore.

Per esempio, il giorno 21 Novembre 2013 nella citta di mare del Ghana chiamata di Domunli hanno celebrato il funerale di una balena di 10 metri che era spiaggiata a riva. Era la 21esima balena morta nella loro regione nel giro di quattro anni.  Sono venuti il capo pescatore e gli anziani delle comunita' vicine a portare i loro omaggi alla balena e a chiedere alle divinita' di capire cosa fosse successo.  E questo perche' la morte delle balene e' anche vista come una terribile iella dai residenti.

A Nkontompo, la marina della citta' di Axim, sono morte cinque balene in una settimana nel 2013. I pescatori ogni volta hanno fatto un enorme buco e ci hanno seppellito la balena morta. Anche qui hanno fatto cerimonie in onore delle povere bestie.

Ma nessuno sa trovare risposte: residenti e pescatori le hanno chieste a vari enti del paese, fra cui l'Agenzia di protezione dell'ambiente, la commissione della pesca, i ministri dell'ambiente, scienza, tecnologia, energia, pesca, e pure alla marina del Ghana, ma nessuno ne sa (o ne vuole sapere) niente. 

Lo schiaffo alla gente sta qui: che molti di questi professoroni danno la colpa ai residenti per le balene morte: secondo il professor Ofori Danso, del dipartimento di oceanografia dell'Universita' del
Ghana i pescatori vanno a caccia di delfini e di balene ... per rivendersele.

Come se questa fosse una moda partita non si sa perche' proprio quando arrivano i petrolieri e come se ci fossero soldi da guadagnare con carcasse mezze decomposte.

Il petrolio del Ghana e' di buona qualita', e si stima che nei mari del paese giacciano circa 660 milioni di barili di greggio.

Con l'airgun e le trivelle compare pure una Floating Production Storage Offload, una famosa FPSO, come quella che volevano installare in Abruzzo, con Ombrina. La loro Ombrina si chiama Kwame Nkrumah e spunta a circa 60km da riva.

E' una delle piu' grandi del mondo, e si trova nel campo petrolifero detto Jubilee.  E' operata da un consorzio guidato dalla Tullow Oil Ghana, ditta la cui sede principale e' nel UK. Ovviamente il CEO di tale petrol-ditta, da buon petroliere, Mr Charles Darko, dice che non e' assolutamente vero che la FPSO o i petrolieri in generale abbiano colpe.

E certo, sono sempre dei santi costoro, dall'Africa all'Alaska, vero?

Addirittura, dicono che stanno collaborando con il governo del Ghana per "capire" che succede. Oltre alla Tullow Oil, il campo Jubilee e' sfruttato da Kosmos, Anadarko, Sabre Oil and Gas e dal Ghana National Petroleum Corporation. 

Interessante che quando chiedevano permessi trivellanti nel 2009, i petrolieri stessi scirvevano che potevano esserci effetti negativi su almeno 18 specie diverse di delfini e di balene. Ma si vede che anche in Ghana vige il tuttapposto!

Oltre a Kwame Nkrumah ci sono altre due FPSO nel paese: la FPSO John Evans Atta Mills  e la  FPSO John Agyekum Kufour. 

Tutte hanno nomi di ex presidenti del Ghana.

Intanto, il paese spera di arricchirsi con il petrolio, cercando di evitare scandali e corruzione come nella vicina Nigeria, dove oltre alle perdite di denaro pubblico dovuto alle mazzette ci sono pure le perdite di petrolio onshore ed offshore a distruggere tutto.

Funziona?

Beh, dipende a chi lo si chiede.

I pescatori per dirne una non sono poi cosi ottimisti e speranzosi.  Guarda caso, a parte le balene, la pesca e' in forte declino, con alcuni pescatori che lamentano crolli dei 2/3 del pescato.

Puntano il dito a campagne di airgun condotte dalla ESL Consulting e della Medea Development che oltre a far scappare i pesci hanno portato con se la chiusura dei mari, prinvandoli anche dell'opportunita' di andare a pesca.

E la pesca qui e' importante: rappresenta la sola fonte di sostentamento per il 10% della popolazione ed un business di 60 milioni all'anno, nelle mani della gente. Il timore dei pescatori e' che si faccia la fine della Nigeria, dove invece della pesca e dei pescatori ci sono ora trivelle e trivellatori.  In Ghana non ci sono aree protette, non ci sono zone off-limits ai petrolieri, e tutte le leggi o i limiti che sono stati proposti in questi ultimi anni sono stati pensati ad arte per favorire non la natura, e non i pescatori, ma i petrolieri.

La speranza era che le sofferenze dei pescatori sarebbero state ripagate dagli introiti collettivi: prima del collasso dei prezzi si proiettava  che all'apice dell'era petrolifera del Ghana le trivelle avrebbero portato un miliardo all'anno di dollari.

Che vuoi che siano 60 milioni confronto ad un miliardo?
Solo che i 60 erano veri e diffusi, il miliardo sulla carta e per pochi, petrolieri e politici.

Intanto e' arrivata pure l'ENI che ben sappiamo quanto si curi di ambiente e di persone!

Le cose non promettono bene: il prezzi del petrolio sono calati, il consorzio del campo Jubilee non e' riuscito a mantenere le promesse. Si calcolava un introito annuo di $650 milioni di USD dal campo in questione. Ne hanno ricavati invece al massimo $240 milioni, con disavanzo di $410 milioni annui. La corruzione aumenta e cosi pure l'incompetenza.

Di cotanta speranza dunque, poco si e' veramente materializzato.

A parte le "misteriose" balene morte.