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Sunday, May 19, 2019

UK: 130,000 alberi da piantare nelle citta' contro i cambiamenti climatici e per bellezza e fresco





We need trees lining our streets, not only to green and shade them 
but to ensure we remain connected to the wonders of the natural world"

Micheal Gove
Segretario all'ambiente, UK

Ogni giorno che accendo facebook vedo che in Italia c'e' un qualche altra ecatombe di alberi.

Non capisco mai perche'.

E allora ecco qui una storia al contrario, che sarebbe bello ricopiare nelle nostre citta'. E' facile, e' democratico, e' bello.

Nel Regno Unito, nei prossimi due anni verranno piantati 130,000 alberi nelle citta' e cittadine del paese contro i cambiamenti climatici, e per portare bellezza e frescura ai residenti.

Ad annunciarlo e' stato il segretario all'ambiente, Michael Gove. Le piante saranno piantate grazie ai fondi raccolti tramite il cosiddetto Urban Tree Challenge Fund e curate dal Forestry Commission guidata da Sir Harry Studholme. Potranno partecipare individui, associazioni locali di ambiente o di beneficenza che potranno proporre siti appropriati. Ci saranno fondi per la loro cura per tre anni.

L'idea e' di piantare alberi vicino dove la gente vive e lavora, in modo che possano vedere da se stessi la differenza che portano alla qualita' di vita. Non solo gli alberi combattono i cambiamenti climatici perche' assorbono CO2, ma assorbono rumore, riducono il rischio di allagamenti, portano ombra d' estate e danno pace e serenita alle persone.

Ci si aspetta che ci saranno piu' domande che fondi: saranno scelti quelli che daranno maggiore benefici all'ambiente e alla societa'. Ciasun proponente dovra' portare meta' dei costi, ed il resto sara' coperto dall'Urban Tree Challenge Fund.

Il progetto dura per due anni, ma seconda la England's Community Forest occorrera' piantare alberi per i prossimi 25 anni.

Come sempre, occorre iniziare.

Gli alberi si piantano, non si abbattono.

Sunday, May 12, 2019

Spagna: il 40% dell'elettricita' nel 2018 dalle rinnovabili
















Per la precisione siamo al 40.3% di energia elettrica da rinnovabili secondo i dati forniti dalla Comisión Nacional de los Mercados y la Competencia, una specie di controllore dei mercati del paese.

Il target che il paese si e' dato da solo e' del 42% entro il 2030.
Ci siamo quansi allora.

In totale nel 2018 sono stati generati oltre 92mila gigawatt/ore di energia rinnovabile nel paese, con 
38mila siti che hanno in totale fornito 46 gigawatt al paese. Il vento e' la fonte prinicipale dell'energia, e i gestori si chiamano Acciona Green Energy Developments, EDP Energia, Endesa Energia, Gas Natural Comercializadora and Iberdrola Clientes.

Nel 2017 eravamo al 30% di rinnovabili e dunque abbiamo fatto grandi progressi, con le ditte di cui sopra interessate ad espandersi.

La Spagna ha il progetto piu' ambizioso d'Europa quando si tratta di rinnovabili: vogliono arrivare al 42% entro il 2030 come detto sopra. Ci siamo quasi allora, e con piu' di dieci anni avanti!  Nel 2018 hanno installato 400 megawatt di capacita' nuova, e quest'anno arriveremo a 4 gigawatt (cioe' 4000 megawatt) in piu'.

La cosa interessante e' che la Commissione Europea ha invece deciso che un numero giusto era il 32% entro il 2030. Cioe' gli spagnoli hanno deciso che volevano fare di piu' di quanto l'Europa gli imponesse e lo hanno anche gia' quasi fatto con dieci anni di anticipo.

La storia delle rinnovabili in Spagna e' interessante.

Fino al 2010 la nazione era la seconda in Europa per la generazione di elettricita' dal sole e dal vento, seconda solo dietro alla Germania. Questo grazie a sussidi per le rinnovabili che hanno aiutato il mercato a crescere, specie il mercato del sole concentrato, con particolati specchi concavi che riescono a catturare piu' energia rispetto ai pannelli normali.

Ma poi ci fu la crisi e tutto si fermo'. Gli anni "bui" sono stati fra il 2012 e il 2015 quando le nuove installazioni di impianti solari ed eolici sono stati pochissimi perche i sussidi erano diminuiti, e si decise di rallentare la costruzione di impianti rinnovabili. A causa dei costi si decise che si dovesse arrivare a soli 500 megawatt in piu' all'anno.

Per chi installava fotovoltatico per esempio le condizioni sono diventate molto meno vantggiose a partire dal 2012.  In quello stesso anno arriva anche la tassa sul sole, del 7% dell'energia generata -- come poteva essere che i politici non distruggessero tutto? Adirittura decisero che ci dovessero essere multe per chi non pagasse tale tassa. L'idea e' che i generatori indipendenti di energia solare usano la rete elettrica per immettere cio' che producono e in caso di necessita' succhiano dalla rete, e quindi devono pagare i costi di manutenzione.

La tassa era di circa 70 euro a famiglia al mese, anche se uno usava tutta e solo l'energia generata dal proprio tetto.

Ovviamente si e' gridato allo scandalo perche' forte era il sospetto che invece si volesse punire chi installa pannelli sul tetto e dare ancora un po di vantaggi ai petrolieri e generatori di energia sporca.

Le cose cambiano ancora nel 2015: grazie al collasso dei prezzi dei pannelli solari, e le condizioni geografiche e meteo sempre particolarmente favorevoli, improvvisamente il sole diventa competitivo da solo, economicamente vantaggioso anche senza sussidi e malgrado la tassa del 7%.
 
Finalmente, nel 2018 il governo nuovo di Spagna ha deciso di eliminare questa sporca tassa perche ha capito che era di impedimento alla crescita delle rinnovabili nel paese.

Anche il vento va a gonfie vele, e nel mese di Aprile 2019, per esempio, siamo arrivato a quasi il 25% del totale di energia da Eolo, mentre nel complesso le rinnovabili hanno sfiorato la quota del 42% durante il mese. Siamo quindi veramente vicinissimi all'obiettivo che si erano dati per il 2030.

Interessante che il vento (che per la precisione sta al 24.8%) ha superato il nucleare (al 24.%).

E' solo questione di tempo dunque, ma il punto e': in che condizioni ci arriviamo al 100% rinnovabili? Come sara' il pianeta quando finalmente saremo al funerale delle fossili? E la flora, la fauna, le temperature, i ghiacci, gli habitat, come saranno?





Saturday, May 11, 2019

Petroliera si scontra con chiatte cariche di petrolio: 9000 barili di benzina in mare





Abbiamo un problema, qui a Houston.

Una petroliera chiamata Genesis si e' scontrata contro due chiatte in mare, al largo del porto mercantile della citta' di Bayport: delle due chiatte una si e' capovolta, l'altra ha sostenuto danni strutturali. Le due chiatte avevano ciascuno 25mila barili di idrocarburi stoccati sopra, un composto di benzina da commercializzare; di questi circa  9mila barili sono finiti in mare. 

Non ci sono stati feriti ma la qualita' dell'aria e' pessima.

Friday, May 10, 2019

Quei 600 terremoti di Ohio, Texas, West Virginia, Pennsylvania e Oklahoma causati dalle trivelle


Circa 600 terremoti recenti e di intensita' media in Ohio, Texas, West Virginia, Pennsylvania e Oklahoma possono essere attribuiti al fracking.

Lo conclude uno studio presentato presso il Seismological Society of America e presentato al congresso annuale del 2019 da Michael Brudzinski della Miami University.

Questi terremoti sono diversi da quelli causati dai pozzi di reinizione, in quanto sono dovuti direttamente all'atto del fracking e non ai fluidi ri-immessi in profondita'. Tipicamente sono fra intensita' 2.0 e 3.8. Il fenomeno dei terremoti da trivelle e non da reiniezione e' maggiormente sentito in Ohio e nella zona della catena dei monti Appalaci.

E guarda caso proprio nei pressi dell'Appalachian Basin, dove c'e' stata una esplosione di estrazione di gas naturale negli scorsi venti anni. Ci sono qui piu' gas estrattivi che di reiniezione, e i cluster dei due tipo sono bene separati gli uni dagli altri. Brudzinski dice che questo fa si che sia possibile distinguere la sismicita' indotta dalle due fonti, analizzando localita' e tempo delle scosse sismiche.

In generale i terremoti da fracking, a differenza di quelli da reiniezione, mostrano scosse in forte vicinanza fra di loro, di circa cento o duecento eventi nel giro di pochi giorni, con periodi di pausa, e poi gli sciami riprendono.

Fra i fattori piu' importanti nel determinare l'intensita' dei terremoti: la profondita' del pozzo: piu' in verticale si va, piu'siamo vicino a faglie mature ma sopratutto la pressione esercitata sulla roccia e' maggiore.

Credo che ormai di studi di questo tipo ce ne siano a bizzeffe, e che sia chiaro che le trivelle non portano niente di buono, mai. Se continuo a scriverne, e' perche' voglio che questi temi restino parte della discussione, dell'attualita', perche' una volta che ce ne dimentichiamo o peggio, che li diamo per assodati, quello e' il momento in cui petrolieri e affini affileranno le trivelle e torneranno a prendersi il nostro sottosuolo.

Tanto e' stato fatto e detto in questi dodici anni, e occorre cementificare nell'opinione pubblica il fatto che trivelle in Italia, no grazie.  

Wednesday, May 8, 2019

Un email a Enrico Rossi, presidente di Toscana, per salvare i pini marittimi di Grosseto







Un piccolo grande gesto:

scrivere ad Enrico Rossi, presidente della regione Toscana
per salvare i pini di Grosseto e di Castiglione della Pescaia
e al ministro dell'ambiente

enrico.rossi@regione.toscana.it

Qui la petizione su Change.org

Twitter: 
@SergioCosta_min

  



Il Piano AIB (anti-incendi boschivi) commissionato dalla Regione Toscana alla Società privata D.R.E.AM, prevede drastici interventi di diradamento degli alberi (oltre l’80%), distruzione del sottobosco, abbattimento di tutti i Pini marittimi (Pinus pinaster), la costituzione di strutture parafuoco e di viabilità e fasce di autoprotezione fortemente impattanti e addirittura l’utilizzo del fuoco prescritto.

Non e' stata fatta VIA

In estate qualsiasi intervento e' vietato perche' e' periodo di riproduzione


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Se non si sa cosa scrivere bastano queste poche righe:

Non abbatta i pini marittimi di Grosseto:
nel 2019 gli alberi si piantano, non si abbattono. 

  
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Spesso mi arrivano email e commenti della serie: che possiamo fare per la natura, contro i cambiamenti climatici, per il nostro futuro?

Non c'e' una risposta facile, ma a volte ci sono dei passi che possiamo fare, passi piccoli e stupidi per ciascuno di noi forse, ma che moltiplicato per milioni di persone possono fare la differenza.

Ed ecco qui: io sono una amante svergognata del verde. Piante, alberi, fiori, se fosse per me non sarebbe mai abbattuto niente e troverei un modo per far funzionare sicurezza con chiome verdi invece che arrendermi alla scure dell'abbattimento.  E questo perche' metodi sicuri e funzionali esistono. Leggere quelle righe sopra che (su consiglio di una ditta privata!) vogliono abbattere tutti i pini marittimi e appiccare il fuoco nelle pinete fa male al cuore.

Siamo dunque in provincia di Grosseto e la principessa da salvare e' la Pineta del Tombolo, un Sito di Interesse Comunitario come stabilito dall'UE. Da quel che mi pare di capire c'e' un folle piano di abbattere molti dei pini e del loro sottobosco, addirittura usando fondi per la salvezza del patrimonio boschivo, cioe' pagati dalle nostre tasse.

Perche' abbattono i pini? Alcuni dicono per ridurre il rischio incendi.

Ma questo e' assurdo! E' una contraddizione in termini. Certo niente alberi, niente incendi.  Ma a pensare cosi il pianeta sarebbe tutto una lastra di cemento. Perche' invece non dare pene supersevere ai piromani? Perche' non creare personale adatto per controllare, monitorare? Si parla tanto di disoccupazione in Italia, creaimo piu' guardie forestali, diamogli gli strumenti adatti, computer, droni, telecamere. E perche' non creare pure leggi severissime a chi fa del male alle foreste?

Gli alberi si proteggono non si abbattono mica!

Altri, piu' maliziosi dicono che l'abbattimento e' per farci legna da ardere nelle centrali a biomasse.

Non e' dunque chiaro perche' ci siano queste folli idee, ma sempre idee folli sono.  

Quel che' e' chiaro invece e' che gli alberi non si abbattono, si curano e si piantano. Gli alberi fanno bene all'anima, fanno bene all'ambiente, sono utili al ciclo naturale e sono il regalo piu' bello che possiamo fare per le generazioni fututre.  La pineta di Grosseto secondo i GUFI (si lo so fa ridere, ma sta per Gruppo Unitario delle Foreste Italiane) e' speciale per la sua biodiversità, perche' habitat di tante specie vegetali e animali, che vivono qui e si riproducono in santa pace da millenni.  Alla fine la macchia mediterranea non e' che si trova poi in cosi tante parti del mondo!

E infine, quello che questa gente non capisce, neanche nella avanzatissima Toscana e' che il verde e' una attrattiva turistica che se coltivata e usate bene, porta benessere e richezza. La gente e' stanca di cemento e invece c'e' voglia di camping, di natura, di verde, di pace e di lentezza.

Non importa in che angolo d'Italia viviamo, la nazione, il pianeta a dire il vero e' un solo e l'abbattimento di *tutti i pini marittimi* della zona di Grosseto e' inaccettabile, da Milano a Canicatti'.



Email a cui scrivere:

enrico.rossi@regione.toscana.it;
vittorio.bugli@regione.toscana.it;
alberto.fluvi@regione.toscana.it;
marco.remaschi@regione.toscana.it;
stefania.saccardi@regione.toscana.it;
vincenzo.ceccarelli@regione.toscana.it;
federica.fratoni@regione.toscana.it;
giani@consiglio.regione.toscana.it;
consiglioregionale@postacert.toscana.it;
presidente@pec.governo.it;
procedimenti@beniculturali.it;
ministro@politicheagricole.it;
urp@minambiente.iturp@minambiente.it;
dva@minambiente.it;
m.ramazzotti@comune.castiglionedellapescaia.gr.it; v.tamburini@comune.castiglionedellapescaia.gr.it;
mc.monaca@comune.castiglionedellapescaia.gr.it;
m.fanti@comune.castiglionedellapescaia.gr.it;
comune.grosseto@postacert.toscana.it;
sindaco@comune.grosseto.it;
luca.agresti@comune.grosseto.it;
riccardo.megale@comune.grosseto.it;
simona.petrucci@comune.grosseto.it;
fabrizio.rossi@comune.grosseto.it;
fausto.turbanti@comune.grosseto.it;
info@unionecomunicollinemetallifere.it;
fgr43516@pec.carabinieri.it


Tuesday, May 7, 2019

San Francisco: spiaggiate o morte di fame nove balene in due mesi









Siamo arrivati a nove. 

Nove balene trovate morte al largo di San Francisco in due mesi di tempo.

Di queste nove, tre sono morte dopo aver urtato contro navi nella baia della citta', cinque per fame.
L'ultima, scoperta lunedi' scorso,  e' invece morta per fratture alla testa e altri danni sul corpo: ferite sanguinanti e ematomi che fanno concludere che anche lei sia morta dopo un urto contro una nave.
Era una femmina ed era pure malnutrita.

Quindi fanno quattro morte per avere incontrato e urtato contro imbarcazioni e cinque per fame.

Ovviamente sono partiti studi e indagini necroscopiche, ma e' ovvio che il problema, in un modo o nell'altro e' l'eccessiva antropizzazione della zona. Le balene transitano in questa zona come ogni anno mentre migrano dalla Baja California, in Messico fino ai mari piu' freschi dell'Alaska. Quando arrivano nella California del nord sono gia' stanche, perche' alla fine del loro lungo viaggio, e se non sono nutrite a sufficenza e' qui che iniziano a sentirsi male e a mostrare segni di stanchezza e di cedimento.

Quest'anno il numero delle balene appare piu numeroso ma le balene appaiono anche molto piu' magre e malnutreite, si pensa a causa del calo di cibo collegato ai cambiamenti climatici.

Se si guarda a tutta la costa occidentale degli USA le morti invece sono state 31 da gennaio ad oggi, cinque mesi. Il piu' grande numero di balene morte dal 2000, molte per fame. Pochissimi sono stati invece gli avvistamenti di mamma e cucciolo, segno che ci sono anche meno nascite e/o piu' aborti, anche qui le coppie avvistate parevano tutte piu' magre del normale.

Si calcola che ci saranno in totale 60 o 70 morti entro l'estate: questo e' causa di forte preoccupazione
fra gli esperti perche' e' un tasso tre volte di piu' che il normale.

Sara' sempre peggio se non facciamo niente.

Monday, May 6, 2019

ONU: la perdita di habitat portera' alla morte di un milione di specie e a perdite senza precedenti


Nel 1965 erano solo 50 milioni.


Non sono io che dico queste cose cosi drammatiche, e' l'ONU, e visto che questo ente e' cosi' lento e farraginoso, e cosi cauto nel fare i suoi annunci, direi che la situazione e' grave e difficile.

Un milione di specie e' a rischio di estinzione nei prossimi decenni, dice un gruppo di esperti dalle Nazioni Unite.

Per la precisione l'allarme arriva dall'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, noto come IPBES, che ha preparato tale rapporto. Era dal 2005 che non rilasciava documenti di cosi grande impatto.

Il rapporto parla del rischio del collasso del mondo cosi come lo conosciamo - un milione di specie non solo solo tanti animali, ma rappresenta un forte scossone per tutti gli equilibri naturali: il sistema di impollinazione, le catene alimentari, i bilanci di popolazione fra prede e predatori.

Il rapporto parla gia' ora di declino e di estinzioni, con gli autori che essenzialmente supplicano i politici di darsi da fare.

Dicono che oggigiorno c'e' maggiore attenzione all'ambiente ma che non e' ancora sufficiente a riparare i danni fatti.

Il principale responsabile di tutto questo e' l'uso del terreno: l'agricoltura intensiva, l'urbanizzazione, la distruzione di sistemi marini.

L'ottantacinque per cento di tutto l'habitat di zone paludose, e' andato perso; la coltivazione industriale di piante e animale ha portato all'indebolimento delle specie; i cambiamenti climatici hanno distrutto quel che restava. L'inquinamento, la diffusione di specie non native hanno fatto la loro parte pure loro. Due terzi degli oceani sono sotto pressione, come per esempio la perdita di *meta'* di tutti i coralli viventi. La pesca eccessiva, la plastica in mare sono arrivati a punti di forte preoccipazione.

Secondo gli autori del report dell'IPBES, i governi non stanno facendo abbastanza per fermare il declino di alberi e animali.

Molte delle specie saranno gia' perse se e quando mai si decidera' ad intervenire in modo determinato ed efficiente. 

Cosa auspiacano?

Per prima cosa che i governi stabiliscano che almeno il 17% dell'ambiente terrestre e lagunare siano protetti, e cosi pure il 10% degli habitat marini.

Le stime e' che a questo punto siamo solo al 15% dell'ambiente terrestre e del 7% del mare.

Quindi, un po abbiamo fatto ma possiamo e dobbiamo fare di piu'.

E non solo occorre creare queste aree, occorre far si si che qualsiasi tipo di attivita' sia vietata, e che qui fiori e animali possano vivere e riprodursi in completa liberta'.  La parte piu' difficile e' creare queste aree dove e' maggiormente necessario: zone fortemente antropizzate in ogni direzione dello sguardo umano dove la natura la vedi solo nei libri.

Il report in questione non lascia spazio all'ambiguita': se continuiamo cosi le perdite di vita non umana saranno "unprecedented in human history" e avranno implicazioni anche per l'uomo.

Posso aggiungere la mia: siamo troppi su questo pianeta. La natalita' in Niger e' di sette figli per donna, in Chad e Nigeria di sei. Ora senza entrare in troppi discorsi di economia, e di cosa faranno queste sette persone in uno dei paesi piu' poveri del mondo, il fatto resta che se anche fosse questo un paese ricchissimo, non e' possibile sostenere un ritmo di crescita cosi elevato, ne in Niger ne' in Svizzera.   Proprio da un punto di vista di risorse umane.

In Nigeria la meta' della popolazione ha meno di 15 anni, e questo vuol dire che presto, se non gia', saranno in eta' riproduttiva. Negli altri paesi occidentali solo il 20% della popolazione ha meno di 15 anni.  Come puo' il pianeta sopportare tutte queste persone?

Io non sono un demografo e non so quali debbano essere le politiche esatte per dissuadere le persone dall'avere troppi figli, ma occorre, a mio avviso, che l'ONU e la comunita' internazionale ritorni a fare campagne serie, umane e rispettose sul controllo delle nascite, che promuova opportunita' lavorative e di emancipazione alle donne specie nei paesi dove la natalita' e' cosi forte in modo tale che cosi non si ritrovano a fabbricare bambini come unico scopo nella vita, e che la chiesa, le moschee o chi per loro parli dei problemi collegati alla sovrappopolazione.

Certo, e' qualcosa un po brutto, ma occorre che ci si renda conto che il pianeta e' allo stremo. Dovranno pure esistere dei metodi gentili e garbati per educare le persone.

Nel 1965 la Nigeria aveva 50 milioni di persone.
Nel 1992 la Nigeria aveva 100 milioni di persone.
Nel 2019, oggi, ne ha 200 milioni.

Raddoppiati in meno di trent'anni.

Si prevede che nel 2035 arriveranno a 300 milioni.

Si prevede che nel 2100 saranno la terza nazione piu' popolosa del mondo, con *un miliardo* si, un miliardo, di persone.

Qualcosa deve essere fatto, non per la Nigeria che prendo qui solo perche' paese gia popoloso che presto diventera' una bomba demografica, quanto per il mondo intero.