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Saturday, June 18, 2016

La Scozia raggiunge gli obiettivi sul clima con sei anni di anticipo

 
It’s clear that when it comes to generating clean power, 
Scotland is one country others are already watching closely. 
Imagine what a global leadership role 
Scotland could play if it now followed up its success 
on renewable electricity with steps to green its entire energy system

Ci sono due Scozie.

Quella che soffre per il crollo dell'industria del petrolio, dove tutte le petrol-certezze di lavoro, stabilita', benessere, sono svanite in poco meno di due anni. Quella dove gli ex-direttori del petrolio si ritrovano senza lavoro, dove arrivano i licenziamenti, dove le file alla Caritas aumentano.  E poi c'e' la Scozia che guarda altrove, al sole e al vento, e a quello che ha per cambiare. E brucia tutti gli obiettivi.

La prima di queste Scozie e' il passato. La seconda e' il futuro.

Il segretario del clima della Scozia, Roseanna Cunningham ha appena annunciato il crollo delle emissioni di CO2 del 46% fra il 1990 e il 2014.

Si doveva arrivare al 42% entro il 2020. Hanno cioe' fatto meglio e sei anni prima di quanto previsto.
E non si fermano: ci sono in corso altre iniziative e leggi che siedono in parlamento per fare altri passi avanti con le rinnovabili e il risparmio energetico.

Ci sono stati vari fattori che hanno portato fin qui, alcuni dei quali fuori dal controllo legislativo, per esempio, gli inverni piu' caldi, lo smantellamento di alcune industrie pesanti. Ma allo stesso tempo e' un passo in avanti, ed e' tutto arrivato senza che ne soffrisse la qualita' di vita dei residenti.

Gli attivisti pero' non sono soddisfatti: si chiede maggior intervento in settori difficili: il trasporto prima di tutti.

Nel frattempo a Maggio, secondo il WWF Scozia, le case con i pannelli solari hanno visto soddisfare il proprio fabbisogno energetico nel100% dei casi a Aberdeen, Dundee, Edinburgh, Glasgow e Inverness. Le turbine a vento, in media, hanno generato energia per 1.8 milioni di case.

L'idea, il desiderio, l'impeto e' di ripetere tutto questo in grande, per tutti i fabbisogni energetici della Scozia, e del UK.

L'altra Scozia, quella del petrolio resta a guardare.

Come sempre, basta volerlo.

Wednesday, June 15, 2016

Il nostro pianeta martoriato: temperature record ed estinzioni di animali




There is absolutely no doubt we will lose species due
to the increasing pressures being exerted by climate change.



John White, Deakin University
Una notizia dopo l'altra. E non buone per il pianeta. 

La cosa triste e che siamo quasi abituati a queste cose, ed e' come se ogni mese aspettassimo un nuovo record, una nuova anomalia, un qualche cosa che non era mai successo prima ma che succedera' ancora, e presto.

Ecco: la Groenlandia fa registrare temperature record.

La capitale Nuuk e' stata piu calda di New York, con 24 gradi centigradi.
Temperatura mai registrata prima nel mese di Giugno in Groenlandia.

Alcune zone della Groenlandia sono state 20 GRADI piu' calde rispetto alla media 2001-2010,
cioe' di soli quindici anni fa, che quindi gia' tiene il conto di cambiamenti climatici.

Gia' in Aprile il 12% della neve della Groenlandia si scioglieva, anche questo un record secondo il Danish Meteorological Institut. A Giugno era in via di scioglimento il 40% della neve dell'isola.

Maggio e' stato, come altri mesi prima di questo, il piu' caldo Maggio della storia, secondo la NASA.
Ci sono state "anomalie" anche di 10 gradi centigradi sopra la media rispetto al periodo 1951-1980.
Abbiamo avuto almeno dodici mesi di caldo record.

Intanto arrivano gia' i primi animali estinti grazie ai cambiamenti climatici. Si tratta del Bramble Cay melomys, una specie di criceto, lungo 34 centimetri.

No, non l'ho mai sentito nominare neanche io, ma si tratta di un piccolo mammifero che vive in Australia (e solo in Australia). Anzi vive in una specifica isola del Queensland, appunto Bramble Cay. E' il primo mammifero la cui estinsione e' da attribuire ai cambiamenti climatici.  

Venne scoperto nel 1845, in grandi quantita' e venivano colpiti con freccie dagli Europei. Gia' nel 1978 ne erano rimaste solo poco centinaia. L'ultimo esemplare fu visto nel 2009.  Oggi e' stato dichiarato estinto.

Per colpa dei cambiamenti climatici: secondo i ricercatori Natalie Waller e Luke Leung dell'Universita' del Queensland questi animaletti sono scomparsi perche' si sono innalzati i livelli del mare, l'isola dove vivevano e' stata piu' volte allagata, distruggendo habitat ed esemplari.

In dieci anni il 97% del loro habitat e' andato perso.

Nel mondo, i livelli del mare si sono innalzati di 20 centimetri fra il 1901 e 2010, un tasso di  circa 0.2 centimentri l'anno.  Anche questo non era mai successo prima.

A Bramble Cray e' stato ancora peggio. Il tasso di perdita e' stato di circa 0.4 centimentri l'anno fra il 1993 e il 2014.

Per questi melomys non c'e' piu' niente da fare.


Non sara' l'ultimo animale a scomparire dalla faccia della terra per colpa dei cambiamenti climatici: una specie su sei e' rischio estinzione, secondo un report del 2015

Il 2016 sara' con ogni probabilita' il piu' caldo della storia, dopo che lo e' gia stato il 2015 e prima ancora il 2014.




Sunday, June 12, 2016

I petrolieri abbandonano 650 concessioni in Artico

Chukchi Sea - di 487 concessioni ne resta solo una.

Beaufort Sea, di 240 concessioni ne restano solo 71




Quanto male stanno messi i petrolieri?

Beh, diciamo che se scappano dalle concessioni in Artico non e' che stanno messi poi cosi bene. E infatti emerge oggi che nel complesso Encana, Armstrong, Total, ConocoPhillips, Repsol, Eni, Shell, Statoil e Iona Energy abbandonato 655 concessioni fra il Chukci Sea e il Beaufort Sea, tutte in Artico.

Nel Chukchi Sea dell'Artico sono scomparse tutte, meno che una. Si tratta di 486 concessioni che coprono circa 11,000 chilometri quadrati. Erano state assegnate nel 2008. Di queste la Shell ne ha cedute 274, e ne terra' una sola: quella che ha cercato di trivellare piu' volte, fallendo sempre.

Nel Beaufort Sea, Encana, ConocoPhillips, Armstrong e Total hanno lasciato tutto, mentre restano alcuni consorzi Shell, ENI e Repsol cha mantengono ancora 71 concessioni delle 240 originariamente assegnate, fra il 2003-2007.

Michael LeVine di Oceana dice che e' stata una enorme vittoria, perche' pure la Shell che aveva speso miliardi di dollari in dieci anni si e' dovuta arrendere all'evidenza: che esplorare l'Artico non vale la pena.

E' proprio cosi: la Shell ha rimediato figuraccia dopo figuraccia nell'Artico, con proteste, perdite finanziarie, disastri e alla fine la distruzione della piattaforma Kulluk.

Alla fine, visto che non gliene andava bene una, la Shell aveva abbandonato i progetti trivellanti nel polo Nord alla fine del 2015. La ConocoPhillips aveva sospeso gia' ogni programma trivellante nel 2013. 

Intanto il governo USA sta vagliando se rivendere queste concessioni in futuro. Ma non si sa: le aste sono andate deserte nel 2016 e non ce ne saranno nel 2017. 

Un altro po di mare salvo. 

Saturday, June 11, 2016

Croazia: dopo l'Adriatco arrivano le trivelle in terraferma



Non se ne vanno mai, eh? 
Dopo avere - per ora - rinunciato alle trivelle in mare - in Croazia si passa alla terraferma
Il giorno 8 giugno 2016 il primo Ministro del Governo Croato, Tihomir Oreskovic, e il Ministro dell'Economia, Tomislav Panenić hanno infatti firmato accordi per ricerca e coltivazione di petrolio in sei concessioni lungo i fiumi Sava e Drava nel nord-est della Slavonia.


La prima offerta trivellante si era svolta con un asta nel Luglio del 2014: le concessioni variano da 2100 a 2600 chilometri quadrati. 
Dopo due anni le concessioni sono state assegnate: il blocco esplorativo DR-02 alla ditta croata INA-Industrie Nafte, il blocco esplorativo DR-03 alla Oando, nigeriana. Il resto va alla canadese Vermilion che si accaparra i blocchi DR-04, SA-08, SA-09 e SA-10.

Secondo il governo croato queste concessioni e questi accordi sono di "importanza strategica": dureranno cinque anni, e in caso di scoperte appetibili di petrolio, lo sfruttamento potra' durare fino a 25 anni. Ci saranno 88 milioni di euro di investimenti, e il ritorno sara' - udite! - fra i 450 milioni ei 900 milioni di euro all'anno!!
Ovviamente anche qui non puo' che mancare la sicurezza energetica, il lavoro, il benessere e la gioia per tutti. 
E' sempre la stessa canzone che si ripete come un disco stonato: non si guarda mai a chi vive li vicino, a cosa verra' iniettato sottoterra, a cosa verra' perso, a cosa verra' sputato in aria, ai rischi di incidente.  E questo vale per l'Italia, vale per la Croazia, vale per tutte le comunita' prese di mira dai petrolieri.

Sta a noi sempre, prendere quello che abbiamo e protestare, ed esigere che i nostri diritti siano rispettati.

Grazie a




 

Canada: la Shell regala 8600kmq di concessioni petrolifere offshore al parco marino



La discesa agli inferi dei petrolieri, continua, questa volta in Artico.

La Shell infatti si e' appena arresa agli ambientalisti e gli ha regalato un pezzetto di mare artico che avrebbe voluto trivellare.

I petrolieri d'Olanda infatti hanno volontariamente ceduto i propri diritti trivellanti e le proprie concessioni marine offshore presso la localita' Nunavut in Canada al Nature Conservancy of Canada. Si tratta di 8600 chilometri quadrati di mare,

Hanno deciso che invece che trivellare sorgera' qui un parco marino nazionale e di conservazione.

Perche'?

Perche' i cattivissimi ambientalisti del WWF Canada si erano opposti alle trivelle in questa zona di grande biodiversita' e anzi, da anni si attivavano per la realizzazione del Lancaster Sound National Marine Conservation Area. L'unico ostacolo a questo parco erano le trivelle, che ovviamente non c'entrano niente.

Finalmente la  Shell si arrende alle proteste e regala il suo mare agli ambientalisti. Chissa'. Magari non era piu conveniente, magari l'Artico e' troppo difficile da raggiungere e i costi sono elevati. Magari avevano paura delle proteste. Ad ogni caso, con questa rinuncia ci fanno pure bella figura.

L'area di conservazione marina e' ancora in via di istituzione. Da 40 anni.

La proposta iniziale era di proteggere 45,000 kmq di mare in favore di balene e foche. Adesso il "regalo" e la resa della Shell renderanno il parco piu' grande. Oltre al WWF, si erano mobilitati gli indigeni dell'Artico Canadese, gli Inuit che volevano proteggere la propria terra e i propri mari.

Lancaster Sound e' un area remota, che porta fra gli arcipelaghi del Canada del nord. E' un area di importanza critica per i mammiferi marini: foche, balene ma anche orsi polari, trichechi, narwhal, e vaste colonie di uccelli migratori. Anche se e' Artico c'e' vita e biodiversita' e ricchezza naturale.

Quelli della Shell sono stati carini, almeno in apparenza. Hanno detto che volevano anche loro aiutare a proteggere questo "ecosistema vitale", promuovere la sostenibilita' delle comunita' Inuit e proteggere il mare e l'Artico per le future generazioni canadesi.

Aggiungono che nel trasferire le concessioni al Nature Conservancy of Canada, si sono piegati al le conclusioni di scienziati e associazioni non governative che hanno lavorato per decenni per studiare la vulnerabilita' dell'area e per proteggerla.

Ma siccome non era sufficente essere eleganti, ricordano pure che hanno regalato alla stessa associazione circa $6.5 milioni di dollari, sia in contanti che in diritti minierari, lungo l'arco di 30 anni.  Tutto ha un prezzo, eh? Dovevano proprio quantificare che si trattava di X milioni di dollari?

Ad ogni modo e il WWF Canada e' soddisfatto. Dicono che visto che la piu grande minaccia all'area protetta non c'e' piu' -- il pericolo di sversamenti e di incidenti dalle vicine concessioni Shell -- occorre lavorare per finalmente istituzionalizzare questo parco marino il piu' presto possibile.

Con Sergio Morandi della Mediterranean Oil and Gas ho ancora qualche sassolino nelle scarpe da togliermi. Ma, e se regalasse pure lui tutto quello che gli resta di Ombrina alla collettivita' per farci un parco marino?



Thursday, June 9, 2016

Il Cile al sole: energia gratis per 4 mesi




La metropolitana al sole di Santiago del Cile non e' un impresa solitaria. Il Cile e' il principale produttori di energia rinnovabile dell'intera America Latina, i primi con impianti che generano oltre un gigawatt di energia, sufficente per dare elettricita' a 750mila case.

L'obiettivo e' di generare il 70% di energia rinnovabile entro il 2050, puntando tutto sul sole.
Dal 2013 ad oggi la produzione di energia elettrica solare e' aumentata di quattro volte. Per il 2016 hanno in programma di installare altri 1.4 gigawatt. 

Il paese ha vaste installazioni fotovotaiche nelle zone desertiche di Pozo Almonte ed Atacama che hanno generato cosi tanta energia durante il primo quadrimestre del 2016 che hanno *regalato* l'energia ai residenti.  Per la precisione, la bolletta elettrica e' stata di zero per 113 giorni da Gennaio ad Aprile del 2016,  per chi era servito dalla rete elettrica attorno a questi deserti.

Di nuovo, energia gratis a tutti i residenti per 113 giorni.

In Cile ci sono ora 29 campi solari ed altri 15 in via di costruzione. 

Uno dei problemi del paese pero' e' che la rete elettrica fra il nord ed il sud del paese non sono collegate fra loro. La maggior richiesta di energia arriva dal centro della nazione, ma i campi desertici solarizzati sono a nord: e' qui che l'elettricita' costa zero.  Occorre quindi migliorare l'efficenza e il trasporto dell'energia. Considerato l'enorme boom, capire come ottimizzare la distribuzione e' un assestamento non insormontabile.

E lo sanno anche loro: le due reti elettriche saranno collegate fra loro, generando una linea di trasmissione che sara' lunga circa 3mila chilometri nel 2017.

Ma come mai tutta questa energia?

La storia del Cile e' intimamente collegata al rame. Il paese ha enormi riserve di questo metallo che esporta e che anzi rappresenta il 6% degli introiti del paese.  Quando si inizio' a solarizzare il paese molte ditte arrivarono in zone vicino alle miniere di rame, con enormi investimenti nei deserti del nord. Ci fu il boom delle installazioni e della produzione. Anzi, sottostimarono quanta energia poteva essere generata.

Negli ultimi anni pero' il mercato del rame e' in calo, e molte miniere chiudono perche' non sono piu' redditizie.  Essendo chiuse, l'energia che serve loro e' azzerata. Ma i pannelli solari continuano a fornire energia.

Che farne?

Regalarla. Per chi produce elettricita' e' ovviamente una perdita e si stanno studiando modi per recuperare costi, per una migliore gestione degli impianti. La nuova rete elettrica e' ovviamente un passo in questa direzione.

Ma il Cile che regala elettricita' perche' ce n'e' troppa e' un grande successo: mostra quanto progresso e' possibile con le rinnovabili e che con pazienza, coraggio e lungimiranza un mondo senza petrolio si puo'.

In Portogallo ci sono riusciti per 107 ore, in Germania per due domeniche hanno dovuto pagare i clienti per usare energia elettrica rinnovabile in ecceso. In Danimarca i record eolici sono un dopo l'altro.

In Italia?

O vogliamo restare fossilizzati con il petrolio in eterno, caro Matteo Renzi?

Wednesday, June 8, 2016

Norvegia 2025: zero deforestazione, zero macchine a benzina, zero diesel, zero ibridi




Avanti, forza giornalisti d'Italia a ricopiare.

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Gia' adesso un quarto delle sue automobili sono elettriche, nonostante la petroli-produzione nazionale. E no, questa elettricità' non viene dalle trivelle, viene dall'idroelettrico, che provvede al 99% del fabbisogno nazionale di elettricità'.

Adesso la Norvegia decide di fare un passo in piu': entro il 2025, e cioè' nove anni da adesso!, Oslo
vietera' la vendita di tutte le macchine nuove che vanno a benzina, diesel e pure gli ibridi.  Chi ce le ha se le può tenere, ma di nuove non se ne venderanno piu'.

In Norvegia vogliono il 100% di energia verde per le loro macchine. Lo dice il Dagens Naeringsliv, che annuncia pure che la Norvegia sara' il primo paese a prendersi l'impegno di zero deforestazione e che vogliono triplicare la produzione di energia eolica entro il 2030. L'annuncio ha anche attirato Elon Musk, il padre della Tesla che ha detto:

Just heard that Norway will ban new sales of fuel cars in 2025 - What an amazingly awesome country. You guys rock!

Gia' adesso esisteva una proposta di vietare macchine diesel e a benzina entro il 2030. Questo e' un passo in piu' perche' vieta anche gli ibridi e pone gli obiettivi a cinque anni prima del previsto. I quattro partiti principali del paese sono tutti d'accordo. 

Cosa significhera tutto questo? Che assieme alle macchine a benzina, piano piano scompariranno stazioni di servizio, oli usati da smaltire, puzze alla pompa. Le cose cambieranno, e il mondo sapra' che oil-free si puo'. 

La cosa interessante e' che la Norvegia e' diventata ricca proprio grazie al petrolio, che ha venduto agli altri mentre che lei stessa ha saputo portarsi avanti con rinnovabili ed ambiente sano, che ha saputo crearsi un fondo pensione fruttuoso e che porterà a benefici ancora a lungo.

Ma una domanda mi resta. Perche' cari Norvegesi non smettete di fare nuovi buchi? E' infatti da poco emerso che vi apprestate a trivellare nuovi campi per far fronte al declino di quelli esistenti. Perché' non lasciarlo sottoterra quel nuovo petrolio? E' come per le macchine a benzina. Quelli che avete, teneteveli, ma di nuovi non piu'. 

Tutto quello che fate e' bellissimo ed e'  di esempio al resto del mondo, ma trivellare e vendere ad altri petrolio e affini e' un po miope. I cambiamenti climatici e il pianeta muoiono, che lo usiate voi o che lo usino in Cina quel petrolio che tirate fuori dal vostro mare e con il quale vi arricchite.