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Wednesday, January 17, 2018

E la plastica, yang laji, dove la metto?








La Cina non vuole essere piu' l'immondezzaio del mondo.

E cosi hanno annunciato che dal 1 Gennaio 2018 non prenderanno piu' plastica e carta dal resto del mondo per il reciclo. La chiamano yang laji, monnezza estera.

E cosi hanno fatto.

Finiva in Cina circa il 50% della plastica e della carta a livello mondiale, per un totale di 24 categorie di articoli e 7.3 milioni di tonnellate nel solo 2016.

E ora? 

Che facciamo con la nostra plastica? 

Non si sa, certo e' che una soluzione occorre trovarla, e occorre trovarla presto. Ma qual'e'? 

Nessuno lo sa, e cosi in giro per il mondo la plastica che aspetta di essere reciclata continua ad aumentare. Londra, Ottawa, Dublino, Berlino, Washington, hanno visto montagne di plastica accumulare ed accumulare nei rispettivi paesi. La plastica e la carta per ora giacciono un po' dappertutto, in magazzini abbandonati o all'aperto nell'attesa di una risposta.  Anche i piccoli e grandi business occidentali che ruotavano attorno al reciclaggio che partiva per la Cina sono adesso morenti.

La cosa triste pero' e' che  si pensa ad esportare la monnezza in Indonesia, India, Vietnam, Malesia, 
paesi che hanno gia' tanti guai ambientali per conto loro.  Altre idee sono di incenerire i rifiuti e/o di mandarli in discarica anche se sarebbero in realta' reciclabili.

Per fortuna pero' la capacita' ricettiva di paesi terzi e' davvero limitata. Nessuno potra' davvero rimpiazzare la Cina da questo punto di vista. In piu' costruire inceneritori e anche trovare nuovi spazi per le discariche e' difficile, e la gente non li vuole (giustamente!). 

E cosi, per necessita' e non certo per troppo amore, ecco che arrivano i nuovi annunci di leggi, divieti e idee per dimunuire il consumo di plastica. Non ci vuole certo una laurea per capire se non sai dove la metti, forse e' meglio non produrne piu cosi tanto!

Per esempio, in UK, Theresa May annuncia che entro il 2025 sara' eliminata gran parte della plastica inutile. Ha chiesto a supermercati ed affini di introdurre reparti plastica-free dove tutto e' venduto sfuso. 

Anche l'UE chiede tasse su buste di plastica e impacchettamento e materiale mono-uso in risposta alla decisione della Cina. Fra le altre proposte: il 55% della plastica prodotta in Europa da essere reciclata in Europa entro il 2030. In questo momento, solo il 30% della monnezza prodotta in Europa, circa 25 milioni di tonnellate di plastica l'anno, viene reciclato in Europa.

L'annuncio dello stop della Cina come ricettore di immondizia estera, yang laji, era stato dato gia' nel Luglio del 2017, quando la Cina stessa notifico' il World Trade Organization che per proteggere ambiente e salute voleva fermare l'importazione di plastica da paesi terzi. Facevano notare che mescolata alla monnezza reciclabile c'e' anche materiale tossico ed inquinante. A volte quello che arrivava da oltremare non era reciclabile, oppure troppo sporco.

Ma l'occidente ha fatto ben poco per prepararsi a questo problema. USA ed Europa infatti per anni si sono preoccupati di fare la raccolta differenziata, ma senza sapere esattamente dove questa differenziata dovesse finire. 
Si, certo "la Cina". Ma ora "la Cina" non si puo' piu'.

Ovviamente la soluzione e' la piu' semplice, ma anche la piu difficile. 

Cambiare i nostri stili di vita. 

Il Regno Unito mandava in Cina ogni anno monnezza che puo' riempire 10mila piscine olimpiche. Gli USA mandavano 13 milioni di tonnellate di carta e 1.4 milioni tonnellate di plastica. 

E' il sesto piu grande export degli USA verso la Cina.

Era.

I container arrivano dalla Cina con i loro prodotti made in Cina, e gli USA gli rimandano indietro monnezza.

Non e', ovviamente, sostenibile tutto cio'.






Friday, January 12, 2018

La Cina a riforestare un area grande quanto l'Irlanda









E mentre in Italia continuiamo ad abbattere alberi come se fossero il public enemy number one, in Cina succede tutto il contrario.

Il governo annuncia infatti un mega-piano di riforestazione. Pianteranno alberi su quasi 7 milioni di ettari di terra, un area grande tanto quanto l'intera Irlanda.

Perche' fanno questo? Beh, certo perche' la Cina e' inquinanta, perche' c'e' bisogno di verde, ma soprattutto perche' vogliono essere *leader*.

Io ci sono stata tante volte in Cina, e si, anche se alcune citta' non hanno niente da invidiare a nessuno, nella loro complessita' non si possono definire propriamente un paese sviluppato ed avanzato come in Europa o in Nord America.

Ma quello che di loro mi piace e' la volonta', l'ambizione, il fatto che ci provino.

E il piantare alberi fa parte del loro desiderio di non farsi piu' riconoscere come un paese inquinato ma per dare di se' una immagine migliore al mondo.

Fra i vari obiettivi quello di aumentare la percentuale di foresta dal 21.7% al 23% entro il 2020. E poi, dal 2020 al 2035, l'idea e' di arrivare al 26%.

Il capo del servizio forestale della Cina, Zhang Jianlong, dice che tutti quelli che lavorano nel settore della riforestazione sono benvenuti nel partecipare alla campagna di ri-verdificazione della Cina. Saranno privilegiati rapporti di cooperazione fra il governo ed i privati.

Le nuove foreste verranno create nell'area di Hebei e di Qinghai nei pressi del Tibet e nell'area vicino al deserto Hunshandake in Mongolia.

Finora, la Cina ha speso 83 miliardi di dollari nel piantare foreste negli scorsi 5 anni, piantando alberi per ben 208 milioni di ettari.

E cigliegina sulla torta, cosa del tutto sconosciuta ai governanti italiani, la Cina sta anche progettando un linea rossa-ecologica: cioe' la designazione di zone dove costruire sara' offlimits: vicino a parchi nazionali, fiumi e foreste e vicino a zone dove lo sviluppo sarebbe irrazionale.

Certo possono fare tutto questo perche' non sono una democrazia,  ma lo stesso, e' un piccolo grande esempio di cosa si possa fare se solo ci fosse la volonta' politica, questa sconosciuta.



Petroliera iraniana in Cina: seconda esplosione, affondo, 1 morto, 31 dispersi, zero speranze











Update 15 Gennaio 2018

per un totale di 120 chilometri quadrati




Update 14 Gennaio 2018

Alla fine e' esplosa.

Non ci sono speranze di trovare nessuno dei corpi dei dispersi.

Fanno 32 morti -- trenta iraniani, due del Bangladesh.

La petroliera e' bruciata per piu' di una settimana.

Il presidente dell'Iran Hassan Rouhani ha espresso le sue condoglianze.

L' affondo e' stato Domenica 14 Gennaio alle 4:45 del pomeriggio, ora di Pechino. 
L'ambiente?  

Per ora si parla di chiazze e di possibili perdite.  Gli esperti europei dicono che e' quasi certo che tutto il cargo della nave sia finito in mare, a causa dello scoppio e che questo sara' un disastro, piu' del disastro della Exxon Valdez del 1989.  Infatti oltre al cargo della nave  - e le 136mila tonnellate di condensato (greggio leggero) ci sono pure le mille tonnellate di diesel per il trasporto della nave stessa.

Non ci sono veri accertamenti sulla nave stessa, e questo fara' si che sara facile tirare fuori il tuttapposto di stato -- cinese o iraniano che sia.

Purtroppo per noi il mare e la sua vita sono troppo spesso soltanto corollari.














La petroliera iraniana esplosa nell'East China Sea brucera', nella migliore delle ipotesi, per altre due settimane, e se lo cose non dovessero andare per il verso giusto, anche per un mese. 

Intanto il Ministro degli Oceani e della Pesca della Corea del Sud annuncia che le fiamme continuano a bruciare, cinque giorni dopo la collisione con una nave trasporto merci.

Ci sono stati 31 dispersi e per ora solo un corpo recuperato. 

Le operazioni di ricerca e/o recupero continuano, e anzi l'area di attivita' e' stata allaragata ed ora include mille chilometri quadrati, ma nella zona ci sono forti venti, ondate elevate e vicino alla nave fumi tossici che rendono difficile le operazioni di messa in sicurezza. La temperatura sulla nave e' circa 89 gradi centigradi.

Ad aggravare tutto, si teme che la nave possa scoppiare, ed infatti oggi 12 Gennaio c'e' stata un altra esplosione su cio' che resta della nave in fiamme.

La petroliera si chiama Sanchi ed e' operata dall'ente nazionale iraniano, National Iranian Tanker. Era registrata a Panama ed era diretta nella Corea del Sud. La collisione e' avvenuta Sabato 7 Gennaio 2018 con la CF Crystal che portava grano dagli USA a Guangdong, Cina.

L'impatto e' stato a 300 km da Shanghai.

Dentro la petroliera c'erano 136,000 tonnellate di condensato, greggio ultra leggero e ultra infiammabile dal valore di $60 millioni di dollari.



Thursday, January 11, 2018

La Scozia a vietare i cotton-fioc di plastica





"The ban will help us all make the change, however, no matter what it is made of, we still want everyone to only flush the 3 P's down the loo—pee, poo and paper, for the sake of Scotland's seas!"

Non mi viene da chiamarli cotton-fioc perche' li abbiamo sempre chiamati q-tip a casa.

E' questo infatti il nome piu' comune negli USA di questi bastoncini di plastica colorata con le estremita' di cotone, inventati nel 1920 (!!) da tale Leo Gerstenzang dopo che vide sua moglie attaccare delle balle di cotone agli stuzzicadenti per struccarsi e poi commercializzati in tutto il mondo.

E poi ricordo quando da bambina si iniziava a dire di non usarli piu' per l'igiene delle orecchie perche' facevano piu' danni che benefici, e l'orrore quando andammo a vivere in Italia nel 1979 nel vedere che invece li si usava con non chalance.

Ad ogni modo gli oceani sono super inquinati, e fra i vari oggetti che noi uomini abbiamo messo in circolazione ci sono questi famosi bastoncini multi-uso perche' ci si possono fare tante cose, ma mono-uso perche' sono usa e getta, quale che sia la funzione che abbiano.

Tutti abbiamo visto le foto del cavalluccio marino, moderno Sisifo, che trasporta il suo q-tip in giro per il mare, e ci siamo tutti scioccati.

E cosi in Scozia sono stati pro-attivi: la proposta e' di introdurre legislazione che vieti la produzione e la vendita di q-tips di plastica. Se ci riescono sarebbero i primi in tutta l'Europa a farlo.

Secondo il segretario all'ambiente della Scozia, Roseanna Cunningham, vietare i q-tips di plastica sarebbe un ottimo segno dell'ambizione della Scozia di ridurre la plastica in mare e mostrare leadership in questo campo. Si potranno ancora commercializzare se fatti di carta.






Ma ... come finiscono in mare i q-tips? La gente li manda giu' dal WC e spesso i q-tips riescono, grazie alla loro esile e flessibile struttura a passare attraverso i sistemi di depurazione. E' cosi che ce li ritroviamo in mare, e attaccati ai cavallucci marini.  E questo nonostante le ripetute campagne di informazione in Scozia di *non* gettare immondizia negli scarichi del bagno. 
Per capire l'entita' del problema, basta pensare che durante il "Great British Beach Clean" del 2017, in Scozia sono stati trovati 3,500 q-tips, una media di 3 ogni dieci metri! I bastoncini di plastica erano il sesto oggetto-immondizia piu' comune trovato sulla spiaggia.

Alla fine, sono oggetti mono-uso a cui non pensiamo neanche piu' di tanto... e invece.
 
Il problema non e' solo che questa roba finisca in mare, ma anche che ci sono dentro tossine, che possono essere accidentalmente ingeriti dalla vita marina, portando a danni e morte.

In Scozia si grida allo scandalo da un po', e cosi, spinti dalle pressioni popolari, e dalla voglia di non perdere business, uno dei produttori principali di q-tips, la Johnson and Johnson gia' a Febbraio del 2017 ha cambiato la struttura dei loro q-tips, sostituendo il bastoncino di plastica con uno di carta, in modo che ci sia maggiore possibilita' di biodegradazione. 

Addirittura in Scozia c'e' il The Cotton Bud Project,  il progetto dei cotton fioc, nato con il solo scopo di convincere la Johnson and Johnson e tutti gli altri produttori di q-tip a modificare le loro formulazioni, e che seguira' fino in fondo il processo di voto e di informazione dei cittadini.

E in Italia?

Quanti cotton fioc, quanta monnezza, abbiamo sulle nostre spiagge?

Cosa dicono i nostri politici sulle politiche ambientali per il 4 Marzo 2018? Sulle politiche di sensibilizzazione ambientale?  Sul supporto ai gruppi che cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente?








Saturday, January 6, 2018

Australia: parte il primo treno alimentato al 100% dal sole



La traiettoria e' semplice.

Jeremy Jones, direttore della Byron Bay Railroad Company d'Australia ha deciso di prendere un treno dilapidato, rimetterlo a nuovo e ... usare il sole per alimentarlo. 

E' questo il primo treno del mondo ad essere completamente alimentato da panelli solari e motori elettrici, ed ha iniziato il suo servizio in Australia alla meta' di Dicembre.

Il tratto e' di 3 chilometri, e il servizio e' fra Byron Bay, citta' di mare nel New South Wales d'Australia, e un resort turistico che si chiama Elements of Byron Bay.

Il treno e' un vintage: un treno passeggeri di 70 anni fa con due motori diesel. Di questi, uno e' stato sostituito da un motore elettrico e batterie, l'altro e' stato mantenuto come backup in casi di emergenza.  Usa solo energia dal sole, anche in caso di nuvolosita' grazie alla batteria, ma il motore diesel secondario e' stato tenuto, appunto se dovessero esserci delle emergenze. 
 
Ci sono pannelli sui tetti per un totale di 6.5 kilowatt e una stazione di ricarica da 30 kilowatt alla stazione centrale. La batteria e' sufficente per completare 12-15 viaggi in autonomia.  Il treno puo'  portare al massimo 100 persone, con valigie, bici, e tavole da surf.

In realta' ci sono stati gia' esempi di treni che vanno ad energia elettrica, ma in genere e' energia che arriva dalla rete o i pannelli dal tetto sono usati per fornire aria condizionata o illuminazione. Qui invece l'energia per muovere il treno tutto arriva dal treno stesso.

Il progetto e' costato 4 milioni di dollari, ed e' stato finanziato dal proprietario del resort, Brian Flannery. La tratta esisteva da anni, ma era stata chiusa nel 2004 a causa della mancanza di passeggeri. Flannery decide di rimetterlo in azione, ma la comunita' non ne ha voluto sentire.

Troppo inquinante.

E cosi, lui stesso propone il treno elettrico.  E stato un gran successo.

Certo questo treno va solo per tre chilometri, e quindi in un certo senso e' facile assicurarsi che l'energia sia sufficente, e che tutti fili liscio. Il treno e' dunque una sorta di novita', un esperimento in piccolo. Sopratutto siamo in una zona turistica, e il treno e' per turisti e curiosi, ma lo stesso avra' la sua funzione: fara' diminuire il traffico e, speriamo, fara' incuriosire i turisti stessi.

Ma quale che sia il suo ruolo, come per tutte le cose innovative e' un passo in avanti, e' voglia di futuro, e' coraggio, e' vivere proiettati con coraggio verso il domani.

Perche' no? 
 
Perche' non farlo anche in Italia? 





Friday, January 5, 2018

Norvegia: nel 2017 vendute piu' auto elettriche ed ibride che a benzina



La cosa interessante e' che in questo momento non c'e' una grande offerta di automobili elettriche, il panorama per il futuro e' roseo. Pian piano anche le ditte tradizionali annunciano l'arrivo di modelli elettrici, i prezzi iniziano ad abbassarsi, e ci sono sempre piu' investimenti in stazioni di ricarica e altre operazione per la manutenzione dei veicoli elettrici.



Thursday, January 4, 2018

Davide Tabarelli, Nomisma, il petrolio e le rinnovabili


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Visto che il Corriere della Sera non sa mettere il contesto 
attorno ai vari personaggi che intervista
cerco di farlo io.


La pagina web di Nomisma Energia qualche anno fa -- trivelle in primo piano


Tabarelli dice che 

"In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato"

 Dal grafico di cui sopra e' evidente che dal 2008 in poi il comsumo di gas in Europa e' calato

In realta' sono aumentate le rinnovabili, caro Tabarelli.
 
Ecco qui il grafico invece della produzione energetica da rinovabili:



I dati di Davide Tabarelli dove sono?




Il core business della Nomisma Energia.
Le prime tre sono

Crude Oil and Oil Products; Natural Gas; Coal

Davide Tabarelli


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Il Corriere della Sera manda una interessante intervista a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia in cui si da la colpa dei prezzi troppo alti delle bollette alle rinnovabili.

Anzi, lui la chiama "rivoluzione verde".

Il titolo dell'articolo e' infatti: Bollette troppo alte? Paghiamo troppo per la rivoluzione verde

Tabarelli aggiunge che meglio e’ estrarre gas italiano perche’e' piu' pulito.

Se questo blog potesse parlare adesso scoppierebbe in una risata fragorosa.

Il gas italiano e’ piu’ pulito! Certo. Possiamo anche aggiungere: il sottosuolo italiano e’ piu’ resistente alla sismicita’ indotta! I polmoni degli italiani sono piu’ assuefatti agli inquinanti! E pure,  gli italiani sono scemi e credono a tutte le panzane che il governo amico delle fossili gli propina!

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La prima cosa che vorrei dire e' che in Italia non e' in atto nessuna rivoluzione verde, nel senso che tutto quello che di buono abbiamo in questa nazione sul reparto energia verde e' stato *nonostante* gli ostacoli imposti da un governo dopo l'altro, *nonostante* gli intrighi promossi da un petroliere dopo l'altro, *nonostante* i tagli retroattivi imposti alle rinnovabili sotto il governo Renzi, *nonostante* si continuino ad approvare un progetto fossile dopo l'altro.

Una rivoluzione la si vuole, la vive, la si progetta, la si costruisce. Quello che invece abbiamo in Italia e' una serie di eventi a casaccio.

Uno deve solo pensare a Tempa Rossa in Basilicata - una nuova raffineria nel 2018! - la TAP per portare piu' gas in Italia, la SNAM per il trasporto del gas lungo mezza Italia usando la penisola come una sorta di autostrada degli idrocarburi per lo smistamento nel resto d'Europa, e i vari progetti on e offshore che vengono riproposti da Vercelli fino a Pantelleria.

Si chiamano Bomba, Carpignano, Zibido, Ragusa e Ravenna e ce ne sono tanti altri.

Sempre approvati dai ministri dell'ambiente Gianluca Galletti e dei beni culturali, Dario Franceschini, senza che mai Matteo Renzi o Gentiloni abbiano detto "ah", o mosso una qualsiasi obiezione.

Vi pare questa una rivoluzione verde?

O ci vogliamo nascondere dietro i saccehettini della spesa? 

Come possiamo parlare di una rivoluzione verde? E' invece una resistenza delle rinnovabili che, appunto, *malgrado* tutto, riescono ogni tanto a vincere e fanno paura a Tabarelli e compari.

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Ad ogni modo, fatta questa precisazione nel titolo, ci tengo a sottolineare che il Corriere della Sera non spiega bene chi sia questa "Nomisma Energia" di tale Davide Tabarelli.

Io li conosco da abbastanza tempo, nel senso che vanno in giro predicando quanto sia buono e giusto trivellare in Italia, dall'Abruzzo alla Basilicata, dall'Emilia Romagna alla Sicilia da anni ormai.

A volte rasentano il ridicolo. E questo solo per mettere un po di contesto al personaggio.

Qui quando Davide Tabarelli disse che il turismo puo' convivere con il petrolio in Basilicata, visto che Ravenna ha trivelle e mosaici ed e' sito UNESCO.

Qui quando vennero in Abruzzo a convicerci che "l'ostilita' delle popolazioni e' sproporzionata” per il reparto trivelle. Disse pure che lui quando veniva in Abruzzo e passava per Falconara ammirava la raffineria sul mare. La gente rise.

Chi e' allora la Nomisma Energia?

E’ il ramo energetico della Nomisma, fondata da Romano Prodi che fa consulenze economiche. Davide Tabarelli e' il fondatore di Nomisma Energia e appunto fanno ricerca e consulenza economica per imprese, prime fra tutti per i petrolieri.

In cima c’e’ a questo post c'e' la pagina di Nomisma Energia come appariva qualche anno fa con le trivelle in prima veduta. E infatti ancora adesso la Nomisma Energia rivela di avere petrolio, gas, carbone, nucleare, rifiuti fra i suoi principali interessi. A chi e’ interessato al petrolio dicono di offrire:

servizi informativi specialistici, accesso a informazioni privilegiate, surveys periodiche con management di aziende del settore e decisori pubblici, monitoraggio costante delle normative e regolamenti, europei e nazionali.

Mmh.

Accesso ad informazioni privilegiate? Surveys con i decisori pubblici? C’e’ qualche legame? Chi lo sa.

Survey in italiano sarebbe questionario o statistica.

Ma poi hanno anche interessi in "Ambiente e Territorio" sotto la voce “monitorare” i fenomeni NIMBY – cioe non e’ che gli interessi capire e farsi portavoce delle preoccupazioni dei territori (non sia mai) quanto invece vogliono monitorare tutti noi che ci opponiamo a trivelle e affini e che invece vogliamo sole e vento e intelligenza e lungimiranza e dare l’esempio in questa nazione.

Il loro interesse per l'ambiente e per il territorio comprende monitorare quelli che non vogliono buchi per terra rincorrendo miti energetici vecchi di sessanta anni!

Fra i clienti di Nomisma una sfilza di nomi che comprende una serie di compagnie certo famose per il loro amore per l’ambiente e le persone: ENI Servizi, Federchimica, British American Tobacco Italia, Dow Agrosciences, Monsanto Agricoltura Italia, Philip Morris International Management; Philip Morris Italia, British GAS, Italgas, Italsementi, Toto.

E dunque eccolo qui il nostro Davide Tabarelli, di cui il Corriere della Sera ignora il passato e gli interessi.

Siamo nella trasmissione "Petrolio".

Tabarelli dice che e’ un "dovere etico" estrarre il petrolio in Basilicata e che addirittura si potrebbe arrivare a tripilcare il numero di barili.

Ah si?

Un dovere etico?

E il dovere etico di salvaguardare la vita di chi vive in Basilicata? E tutti gli scandali ambientali degli ultimi anni? Quelli non sono mica surveys? Sono fatti sulla pelle della gente, ogni santo giorno.

Si vede che lui vive altrove.

Il dovere etico sta nel lasciare questa terra un po piu' sana di quello che e' adesso, non nel triplicare i barili e la disperazione dei lucani. 

Ecco qui le sue domande e risposte al Corriere della Sera:

Abbiamo un triste primato, dopo la Danimarca siamo i primi in Europa per costi ricaduti sulle famiglie a causa dell’energia, non c’è da gioire. Solo che noi siamo anche i più virtuosi, i primi rivoluzionari del verde, ma questo ci costa. Nelle energie rinnovabili l’Italia è tra i Paesi più avanzati; spendiamo 16 miliardi l’anno per le politiche ambientali, appena poco meno della Germania, solo che loro producono più energia elettrica e hanno un Pil più alto. Vanno bene le rinnovabili, e la cosiddetta rivoluzione verde è condivisibile, ma va gestita, perché crea un sacco di problemi.

Io non so da dove vengano questi numeri, e ne dubito fortemente. Ma anche se tutto fosse vero, vuol dire che siamo inefficenti e che sprechiamo soldi. Non e' colpa delle rinnovabili se gli investimenti non fruttano tanto quanto in Germania. E' colpa di chi gestisce i soldi e magari ci deve fare il ricamo sopra per mangiarci lui ed i suoi amici se le rinnovabili non fruttano tanto quanto potrebbero.

Non sono sole e vento i cattivi, quanto gli sprechi, e chi e' responsabile di questi sprechi, ammesso che i numeri di Tabarelli, che fornisce consulenze per oil and gas, siano veritieri. Gli viene chiesto se sia contrario alle rinnovabili. Lui dice

vanno gestite bene e considerata tutta una serie di fattori. Mi spiego: a lungo termine avremo degli effetti positivi, forse. Appunto: forse. Invece, dal primo gennaio gli aumenti sono sicuri, perché il fabbisogno di energia elettrica aumenta e quindi il costo sale.

Forse avremo degli effetti positivi?

Forse?

Non e' bello questo modo di sminuire le rinnovabili e creare questo parallelo fra "forse" vantaggi delle rinnovabili e "sicuri" aumenti in bolletta del gas. Non e' giusto, non ci sono dati dietro, non ci sono prove e numeri a spiegare questa supposta correlazione. Per me e' tutto fumo negli occhi.

La verità, almeno secondo me, e' che se veramente puntassimo sulle rinnovabili, le nostre citta' soffocate dallo smog potrebbero forse soffrire un po di meno, e con loro i bambini e le persone piu' fragili costrette a respirare contanta schifezza.

E gli effetti positivi sarebbero per il breve, medio e lungo termine. Perche' non staremmo a sparare in ambiente sostanze tossiche, dal benzene ai composti sulfurei che portano danni -- questi si sicuri! -- a persone e ambiente.
 
Ma poi, Tabarelli ha mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Non sa Davide Tabarelli che le fossili, gas incluso, contribuiscono fortemente a tutto i soqquadro climatico in atto in questi anni? E gli accordi di Parigi che li abbiamo firmati a fare?

Ma poi, siamo davvero sicuri che gli aumenti dei costi della bolletta sono a causa delle rinnovabili?

Addirittura per tranquillizzarci, Mr. Tabarelli aggiunge che l'aumento dei prezzi del gas (del 5%) e' una situazione è più tranquilla.

Cosa vuol dire questo? Perche' la situazione e' piu tranquilla? In che modo le rinnovabili ci devono spaventare? Quand'e' che l'aumento dei prezzi del gas diventa invece preoccupante?  Al 10%? Al 20%?

Mistero.

L’aumento è legato a un fattore stagionale: c’è più freddo, aumenta la richiesta e quindi il prezzo. Ma gli stoccaggi ci sono. E io dico sì a tutte quelle opere che portano gas, dal South Stream dalla Russia al Tap in Puglia.

Fa piu freddo e per questo ci sono gli aumenti? Suvvia, dobbiamo credere a questo? Proprio quest'anno aumentano i prezzi perche' c'e' piu' freddo?

E l'anno scorso non faceva freddo?

E come lo sanno per i prossimi mesi che sara' piu' freddo?

Lo sanno, vero che le previsioni meterologiche piu che a una settimana non si possono fare? 

Io credo invece che visto che anche in Italia il consumo di gas cala, devono trovare un modo per tenere i profitti, e quindi aumentano i prezzi. Il 5% e' un aumento consistente, non da niente.

E ovviamente che Tabarelli dice si a piu' gas in Italia! La Nomisma Energia e' fossile anche lei. E chissa che ruolo gioca nella cricca di corporazioni che gestisce l'energia in Italia con tutti gli inciuci fra governi, dirigenti di ditte fossili, affaristi.

Il sole e vento fanno paura perche' sono risorse maggiormente distribuite, perche' non c'e' un monopolio, perche' possiamo gesticerla da soli. 

Il primo cameo finale e' per l'Europa, dove si dice che

In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato e questo è un bene: anche se più economico, è molto più inquinante.  

....

Dobbiamo aumentare la concorrenza producendolo anche noi, e il nostro è anche più pulito.

In realta' non e' proprio cosi: il consumo di gas e' in calo, ed aumenta quello delle rinnovabili, caro Davide Tabarelli. I grafici in alto sono ufficiali da Eurostat. Dove sono i suoi dati in merito al fatto che aumenta il consumo di gas per sostituire il carbone?

E la favola che il nostro gas e' piu' pulito, da dove arriva?

In che senso e' piu' pulito?

Il gas italiano ha una formula chimica diversa?

Quali libri di chimica spiegano questa magia del gas italiano?

Mistero.

Il secondo cameo finale e' per la Cina


Basti pensare che in Cina, dove il carbone rappresenta il 90% delle fonti energetiche, per il troppo inquinamento hanno ridotto la produzione interna. 

Si e' vero. Ma lei dimentica di dire, caro Tabarelli che la Cina ha iniziato una *corsa* verso le rinnovabili. Vogliono essere i leader globali, e siccome gli USA di Trump fanno veramente pena in questo senso, hanno il campo aperto.  Per sostituire il carbone, non puntano mica su gas, puntano su sole e vento!

Citta' intere create ed alimentate dalle rinnovabili, citta' di 10 milioni di abitanti con tutti gli autobus elettrici, programmazione per il 100% di autovetture rinnovabili, sperimentazione di batterie nuove, persino tratti di autostrada elettrica.

Certo, partono da una situazione molto peggiore dell'Europa.  Hanno inquinamento enorme a causa delle scelte del passato. Ma adesso hanno *deciso* di darsi una svolta, e di fare sul serio, con idee, progetti, passi in avanti, legislazione. E vanno avanti. Per davvero.

Questa e' una rivoluzione verde. Non quella che abbiamo in Italia.

Ed e' una rivoluzione perche' la si vuole, non perche' capita a caso.

Infine una parola alla giornalista Claudia Voltattorni: ma intervistare qualcuno che non parli di ambiente dal suo punto di vista di fornitore servizi all'industra del petrolio? 

Potrebbe mai succedere?

Oppure dobbiamo per forza convincere gli italiani che il cerchio e' quadrato?