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Wednesday, March 22, 2017

Statoil, la piu' grande petrol-ditta di Norvegia a sviluppare campo eolico offshore a New York



La Statoil di Norvegia e lo US Bureau of Ocean Energy Management (BOEM) hanno formalizzato il loro accordo, oggi 21 Marzo 2017, per la costruzione di un campo eolico al largo di New York City.  Il processo era inziato a dicembre 2016 con il pagamento di circa 42 milioni di dollari per la concessione eolica detta Atlantic Wind Lease Sale 6.

Si 42 milioni di dollari per una concessione.

Si iniziera' con circa 400-600 MW di produzione, e se tutto va bene si arrivera' a 1GW. Il tutto su un area di circa 320 chilometri quadrati i nella cosiddetta New York Wind Energy a circa 30 - 60km offshore,  e dove l'acqua a arriva a 20 - 40 metri di profondita'.

La Statoil e' da un po che ha deciso di spostare i suoi investimenti sulle rinnovabili: hanno capito che l'era delle trivelle e' morta e sepolta e cercano di posizionarsi sul mercato, negli investimenti in modo che quando il collasso vero arrivera', potranno essere pronti ad andare avanti in altri rami del settore energetico. Anzi, la ditta in questione ha anche creato un fondo investimenti green che si chiama Statoil Energy Ventures che si propone di eseguire investimenti in vento, sole, stoccaggio e smart grid.

Di energia avremo sempre bisogno. Solo che il mondo sempre piu' non la vuole dal petrolio e dal gas e dal carbone, quanto dal sole e dal vento e dal risparmio delle risorse.

E' un discorso semplice, che pero' in pochi riescono a capire (o a voler capire!) e tanto meno a mettere in pratica.  Invece la Statoil inizia a programmare e a volerlo gia' adesso. E infatti hanno pure un ramo che si chiama Statoil Wind US, apposta per questo progetto e altri a venire, l'eolico negli USA.  Per ora ne hanno gia' di operativi in Norvegia, in Germania e nel UK.

L'energia sara' tutta usata dalla citta' di New York. Il capo della Statoil Wind US Knut Aanstad dice

“Statoil is pleased to achieve this first milestone for the project. We are now ready to roll up our sleeves and get to work. The first step is for our technical experts to work with state agencies to evaluate the lease site to gather a more detailed understanding of the seabed conditions, grid connection options and wind resources that will ultimately define this project,”

E l'appoggio a Statoil non e' mancato: gruppi ambientali del business e residenti sono tutti entusiasti dell'idea.  Si vince tutti.

ENI, ci senti?

Claudio Descalzi, lo vede dove va il mondo?

Quando arriverete anche voi a fare queste cose? A pensarle? A volerle? 

Oppure ti piace proprio continuare a trivellare i paesini dell'Italia, da Carpignano Sesia fino a Viggiano? 


Tuesday, March 21, 2017

Arriva la Honda Clarity, automobile a idrogeno con autonomia di 400 chilometri











Nessuno sa esattamente quale sara' la macchina del futuro.

L'elegante Tesla? La pratica Prius? Le Audi affusolate?

E siccome non lo sa nessuno, la Honda decide di lanciarsi con l'automobile ad idrogeno per coprire tutte le possibilita'.

Si chiama Clarity e verra' accompagnata fra qualche mese con una versione ibrida e un altra del tutto elettrica. 

L'idea e' di avere tutto pronto in modo che quando sara' tutto deciso - se vogliamo privilegiare le ibride, l'elettrico o l'idrogeno, la Honda sara' pronta.

Come tutti i produttori di automobili in California, la Honda deve per legge produrre e vendere veicoli a sero emissioni. E' parte dei requisti imposti dal California Air Resources Board, che obbliga tutti quelli che vendono macchine a crearne dei modelli a zero emissioni.

A volte queste macchine sono chiamate “Compliance Cars” perche' sono poche in numero e sufficenti solo per soddisfare i vincoli di cui sopra, tipicamente 1000 macchine l'anno.

Anche la FIAT deve fare i suoi modellini a zero emissioni, cosa che a suo tempo fece quasi arrabbiare il gran CEO Sergio Marchionne che chiedeva agli acquirenti di non comprare la 500 elettrica, che lui ci andava in perdita!

Ad ogni modo, queste compliance cars, fanno si che ci sia un sacco di sperimentazione in California con macchine e tecnologia nuova.

Fra queste la Honda Clarity Fuel Cell, efficente e per essere di tecnologia nuova, facile da usare.

Come funziona? Si lascia passare dell'idrogeno lungo uan serie di piani -- le celle -- disposti uno sull'altro; queste celle causano l'emissione di elettroni che finiscono in una batteria che alimenta il motore delle macchine. Il prodotto finale di scarto e'... acqua. 

La Honda Clarity Fuel Cell e' stata costruita con maggior efficenza dei modelli precedenti, di modo che il numero di celle e' minore e di modo che il motore sia compatto. Tutto il sistema e' posto dove nelle macchine normali c'e' il motore, prima non ci entrava e doveva essere messo fra l'autista ed il passeggero.

La macchina ha una batteri al litio e due taniche di idrogeno sotto il sedile posteriore. Con un "pieno" di puo' arrivare a circa 366 miglia, cioe' circa 500km, anche se chi l'ha guidata dice che in realta' il kiometraggio potrebbe essere molto minore, circa 250 miglia, cioe' 400km. Ci entrano cinque persone, la macchina e' silenziosa e la guida piacevole.

Ci si lavorava da 25 anni. 

Per ora le ricarciche di idrogeno potranno essere fatte a Los Angeles e a San Francisco, ma la Clarity non si puo' compare, solo prendere in leasing, per circa 370 dollari al mese. Ci sono anche delle agevolazioni statali.

Il costo?

L'idrogeno costa circa 16.50 per chilogrammo. Ce ne vogliono 5 per fare il pieno, per un totale di circa 82 dollari a pieno. Per gli USA sono tanti soldi, pero' la Honda regala i primi 20mila dollari di carburante, per ora almeno.

Avranno fatto la scelta giusta quelli della Honda con questa Clairity? Avra' successo? Diventera' il nuovo paradigma della guida?

Non lo sappiamo,  e non lo sa nemmeno la Honda. Ma, appunto, programmano per il futuro. E non aspettano che il futuro venga da loro e li trovi impreparati.

Monday, March 20, 2017

Germania: miniera di carbone trasformata in batteria di energia rinnovabile



In Germania arriva un nuovo progetto per migliorare l'uso delle rinnovabili: una miniera di carbone detta Prosper-Haniel nello state del North-Rhine Westphalia, lo stato che comprende anche la Ruhr, sara' trasformata in un centro di stoccaggio per l'energia solare e eolica generata in eccesso e che potrà essere poi usata nei momenti di maggior necessità.

La minera di carbone diventera' cost un reservoir idroelettico da 200 megawatt e dara' energia a 400,000 case, secondo l'annuncio dato dal governatore dello stato, Hannelore Kraft.

La miniera in questione e' stata creata nel 1863 e in realta' e' ancora attiva con 3,000,000 tonnellate prodotte di carbone ogni anno. La data di chiusura prevista e' il 2018 quando scadranno gli incentivi statali.




.. Cosa faranno i minatori nella città di Bottrop, la piu' vicina alla minera e dove vivono tutti i lavoratori?




Semplice, lavoreranno per la conversione della miniera in batteria-idroelettrica e resteranno tutti impiegati. L'idea di stoccare l'energia in eccesso dalle rinnovabili con sistemi idroelettrici non e' nuova, ma questa e' la prima volta che questo accade usando una miniera in via di dismissione.




Funzionera' cosi': nei moment di maggior bisogno, l'acqua del reservoir idroelettrico verra' mandata tramite turbina ad un reservoir meno elevato e cosi' facendo verra' generata elettricita'. L'acqua verra' poi stoccata nel reservoir piu' basso finche' non arrivera' l'anergia in eccesso dalle rinnovabili a rimpomparla in alto, e a costo basso.




Nel caso di Prosper-Haniel plant, il reservoir piu' basso sara' creato partendo dalle miniere profonde anche 1200 metri, creando appunto una stazione da 200 megawatt.




E' questo un altro passo in avanti per la Energiewende tedesca, la transizione energetica che ha per obiettivo l'80% di rinnovabili entro il 2050. Per ora, 2015, siamo al 33% del fabbisogno nazionale.




In realta' in Germania, il problema piu grande adesso non e' tanto aumentare la generazione di energia rinnovabile, quanto ottimizzarne l'uso. Per esempio, nel 2016 ci sono stati dei giorni in cui il sole e il vento hanno generato cosi tanta energia che hanno dovuto pagare gli utenti per usarla. In altre circostanze invece le condizioni meteo non erano favorevoli e cosi non c'e' stata sufficiente disponibilità'.




Le batterie idroelettriche potrebbero essere una soluzione, specie qui, che abbiamo le miniere dismesse che si prestano bene all'uso. Anzi, il governatore Kraft dice che se tutto va bene qui, in North-Rhine Westphalia altre ex miniere di carbone potrebbero essere adattate per uno scopo simile.




A me tutto questo pare bellissimo: vincono tutti. L'ambiente, i lavoratori, la Energiewende, il futuro. Pure la ex miniera trova un modo di essere ancora utile.




Come sempre, l'ingegno umano e' qualcosa di nobile e di grande, e le soluzioni, se le vogliamo, le troviamo sempre, quali che siano gli ostacoli che la storia ci pone davanti. Il mondo va avanti, e indietro non si torna, petrolieri o non petrolieri.

Saturday, March 18, 2017

Spagna: la morte del fracking



We cannot ban it, but we can make it impossible
Francisco Martínez Arroyo, 
Castilla-La Mancha, responsabile ambiente



Cinque o sei anni pareva che in Spagna dovesse arrivare la "rivoluzione" del fracking. 

Il miracolo texano, il miracolo del North Dakota, il miracolo delle trivelle doveva essere replicato anceh qui, con ben cinque ditte intenzionate a estrarre il gas di scisto del paese.

I politici del partito popolare di Spagna erano pure d'accordo: la fratturazione idraulica avrebbe diminiuto la dipendenza energetica della Spagna dall'estero.

Ma il diavolo non fa bene ne le pentole ne i coperchi, e non ci si poteva aspettare ne una forte opposizione pubblica, ne tantomeno che i prezzi sarebbero crollati.

E cosi *tutte le cinque ditte* interessate a fare fracking in Spagna ci hanno rinuciato.

Adios!


Secondo le stime del 2013, condotto dal Spanish Association of Research, Exploration and Production of Hydrocarbons and Subterranean Storage Companies -- cioe' da un gruppo di petrolieri! --  i paesi baschi e la Cantabria hanno grandi riserve di gas di scisto, circa 70 anni di fabbisogno per la Spagna tutta e per un valore di 700 miliardi di euro.

...Sara' vero?

Ad ogni modo uno o settecento miliardi, la societa' spagnola non ne ha voluto sapere di fracking e di trivelle. E questo nonostante il partito popolare abbia pure cambiato le leggi per facilitare i petrolieri, cosa che pote' fare perche' avevano una maggioranza di ampio respiro in parlamento.

In Cantabria e nei paesi baschi invece vennero varate leggi locali per fare tutto il possibile per fermare i trivellanti. Tutti i sindaci del partito popolare con progetti di fracking nelle loro terre hanno espressso il proprio dissenso.

E che deve fare un povero petroliere?

Visto il clima di incertezza hanno aspettato.

E poi sono crollati i prezzi del petrolio.

E poi nel 2016 il partito popolare ha perso la maggioranza assoluta nel parlamento.

E poi e' stata presentata una legge per vietare il fracking nel paese.

E quindi, i signori del fracking se ne sono andati.

Sono cinque ditte riunite sotto il nome Shale Gas España – BNK, Heyco, R2 Energy, San Leon e la Sociedad de Hidrocarburos de Euskadi - che hanno tutte rinunciato al fracking.

Nel frattempo la Cantabria aveva passato delle leggi per vietare il fracking, ma il governo centrale blocco' la leffe perche' la gestione delle risorse energetiche doveva essere in mano a Madrid e non ai governi locali.

E cosi, la Cantabria e i paesi baschi iniziarono a passare una serie di leggi per rendere la vita difficile ai fraccanti: obbligi, cautele, prevenzioni che alla fine hanno reso impossibile agire. 


 Come dice Francisco Martínez Arroyo dei paesi baschi:  “We cannot ban it, but we can make it impossible"

E cosi' e' stato. Amen.

Friday, March 17, 2017

La chiesa si solarizza -- i cambiamenti climatici un attacco alla sacralita' della vita


Il Vaticano




Electrician Matt Fausher of Sullivan Solar Power installs solar panels on the roof of a classroom building at Saint John the Evangelist School in Encinitas on Dec. 1, 2016.
Saint John the Evangelist School, Encinitas, CA 



Townsville, Queensland, Australia
31 scuole cattoliche al sole, risparmio di 250mila dollari l'anno 



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Non sono belle queste foto? 
 Che uno sia credente o no, e' bello vedere persone che fanno cose buone
con il loro tempo, i loro soldi, la loro energia


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If we want to leave our children an inhabitable earth, 
if we have a responsibility to the unborn, 
we have a responsibly to act on climate



We are depleting the resources of the created order at such a rate 
that humanity won’t be able to survive 
unless we change the patterns that we’ve been engaged in

 Robert McElroy, vescovo di San Diego








We’re talking about hundreds of millions going to be impacted, particularly the innocent. 
That’s where it becomes a religious issue.
Veerabhadran Ramanathan, 
Scripps Institute San Diego



Tutti sappiamo, nel bene e nel male, quanto importante sia per la chiesa cattolica opporsi all'aborto e alla pena di morte. E questo perche' secondo il credo cristiano la vita e' sacra, sempre. 

E i cambiamenti climatici? Quelli non sono un attacco alla sacralita' della vita del creato, inteso nel senso piu' ampio della parola - l'uomo, le specie animali e vegetali?

E' una domanda che si sono posti anche i vescovi americani che pian piano, da San Diego ad Atlanta,  iniziano a diffondere il messaggio che i cambiamenti climatici sono un si, un vero e proprio attacco alla sacralita' della vita.  I fedeli vengono chiamati ad abbassare i propri livelli di consumismo,  mangiare meno carne, guidare di meno, installare apparecchi salva-energia, pannelli solari e mettere pressione ai propri leader politici, spinti dall'enciclica Laudato Si di Papa Francesco di un anno fa.

C'e' anche una componente di giustizia sociale: spesso sono i piu' poveri a soffrire di piu' per carestie e alluvioni causate dai cambiamenti climatici, gente che non ha causato i disastri e che meno possono permettersi di resistere, perche' economicamente svantaggiati. 

Sarah Spengeman e' la direttrice di Catholic Climate Covenant, una non-profit creata nel 2006 per sensibilizzare il clero a fare di piu. Lei dice senza indugio che certamente i cambiamenti sono un assalto alla vita e che la gente muore per colpa di siccita' alluvioni, tempeste portate dal clima non-naturale.

Nell'autunno del 2016 la conferenza episcopale dei vescovi cattolici americani e Catholic Climate Covenant hanno formalizzato un programma di mobilitazione per agire dopo l'enciclica del papa.
Negli USA ci sono 195 vescovi e 19000 preti. 

E sono partiti.

Hanno deciso di dare piu' spazio nei bollettini della chiesa a iniziative green e di dover parlare di piu' di cambiamenti climatici e di ambiente durante le prediche, negli incontri dove si parla di bibbia, e in generale in tutti i mezzi di comunicazione della chiesa.

Fra le arcidiocesi piu' attive, quella di Chicago dove le parrocchie cambiano: installano sistemi di risparmio energetico e mettono pannelli solari sui tetti di scuole e chiese.

A San Diego gia' 24 chiese hanno i tetti al sole ed entro pochi anni tutte le 99 chiese della diocesi avranno installato pannelli fotovoltaici.

La parrocchia detta "Our Mother of Confidence" di San Diego, e' passata al solare, usa lampadine LED e hanno pure messo dei speciali filtri ai vetri in modo da ridurre il consumo di aria condizionata. Ogni anno fanno 30,000 dollari di meno di costi per l'elettricita'.

Iniziative simili arrivano da Atlanta, Iowa, New Mexico, e in verita' da tutto il mondo. 

La chiesa cattolica ha il maggior numero di aderenti di qualsiasi altra religione qui negli USA. Il fatto che sia cosi impeganata contro i cambiamenti climatici e' utile perche' da l'esempio agli altri gruppi. E certo aiuta che il Papa abbia una cosi grande visbilita' a livello mondiale e che sia stato cosi chiaro sull'urgenza di agire contro le fonti fossili e in favore dell'ambiente.

Non tutti sono cosi progressisti. Alcuni professori cattolici, come Jay Richards della Catholic University of America a Washington, dice che i cambiamenti climatici non sono necessariamente immorali.

Il vescovo di San Diego, Robert McElroy dice che occorre che la chiesa faccia di piu' per dare l'esempio ai fedeli, e che occorrre un dialogo maggiore fra gente di chiesa, di scienza e della vita normale. 

E' quasi ironico che l'arrivo di Trump e il suo negazionismo, la sua contrarieta' agli accordi di Parigi,  abbiano maggiormente galvanizzato le persone, e anzi c'e' una sorta di partnership fra le parrocchie e gli scienziati, con lo scopo comune di proteggere il pianeta,  e questo grazie anche al carisma di papa Francesco.

E non ci sono gli USA: tutte le 31 scuole relogiose di Townsville in Queensland, Australia si sono solarizzate con un risparmio di 250mila dollari. Chiese al sole ci sono anche in Germania, Canada, e credo in mille altri posti. Spesso sono i fedeli che fanno le raccolte fondi per installare il fotovoltaico sui tetti. Speriamo che queste cose arrivino, prima o poi, e mutatis mutandis, anche in Italia.

A dire il vero, da questo punto di vista abbiamo gia' il record di solare del mondo: e' il Vaticano, dove un investimento da $660 millioni di dollari su un impianto fotovoltaico di 100MW ha fatto del Vaticano la prima nazione del mondo per le rinnovabili.

Siamo a 200watt a test. Seconda, per fare un paragone, e' la Germania con 80 watt a testa.  Anche se piccolo, il Vaticano genera sufficente energua elettrica per alimentare le sue 40,000 famiglie.

Un caro saluto a Carmine Miccoli, che so che ha fatto del messaggio di salvaguardare la terra un vero impegno, e anche ai tre vescovi d'Abruzzo che nel 2008 si fecero promotori del no al centro oli di Ortona, Carlo Ghidelli, Bruno Forte e Tommaso Valentinetti.



Thursday, March 16, 2017

Nigeria: l'ENI non paga gli stipendi





"We are giving Agip a two week ultimatum to pay all outstanding debt. 
In case of failure we will take a clear stand."



E' successo a Port Harcourt, capitale nigeriana.

Era in programma un incontro fra centinaia di contrattori nigeriani con i pagamenti in ritardi e alcuni dirigenti in doppiopetto da Milano. I contrattori erano in orario. I tre dell'ENI sono arrivati con un ora di ritardo. L'incontro c'e' pure stato, ma e' finito fra urla, accuse e interventi della polizia.

All' ENI le accuse di essere degli imbroglioni.

Wenenda Mpi, rappresante di ENI-Agip, ha accusato l'ente petrolifero del governo nigeriano, la NNPC, di ritardi nei pagamenti. L'ENI dunque non ha potuto pagare i contrattori per colpa del governo centrale.

Ma i contrattori non ci hanno sentito e hanno chiesto e preteso di essere pagati.  Hanno presentato ai tre rappresentanti dell'ENI una lista di 16 richeste, fra cui almeno 32mila dollari per dimostrare la loro buona fede in modo da evitare altre proteste piu' violente.  E poi vogliono che l'ENI contratti loro almeno il 60% di lavoro futuro.

E poi e' arrivata la polizia.

L'accordo e' che la prossima settimana arrivera' un altro doppiopetto da Milano, piu' doppiopetto dei tre di adesso, e che le discussioni riprenderanno in sua presenza.

La NNPC dice che ha 5.1 miliardi di arretrarti da pagare ai petrolieri, e che lo fara' nel corso di cinque anni. Dunque se tutto cio' e' vero ci saranno almeno altri cinque anni di arretrati!

Non sappiamo dove sta la verita' ma di certo, le proteste contro l'ENI e le sue amiche del petrolio non si fermano.  E questo in parte per la corruzione nel paese, in parte per il crollo dei prezzi del greggio che significa meno lavoro e meno lavoratori, inclusi contrattori, saldatori, guardie e cuochi.

Intanto, il vice presidente nigeriano Osinbajo ha promesso di portare maggiore ricchezza ai nigeriani,
paese che e' in ginocchio a causa della recessione petrolifera. E' la piu' grande recessione da almeno 25 anni in Nigeria.  Fra le proposte di Osinbajo quella di legalizzare le raffinerie illegali che sono un po in giro per il paese per dare qualcosa da fare ai giovani che altrimenti correrebbero il rischio di militarizzarsi.

Non so quanto intelligente sia questa idea.

Un altro ostacolo in Nigeria e' la proliferazione di gruppi etnici che non riescono ad organizzarsi fra loro e che si fanno guerra per chi deve avere il contratto X, da quale comunita' devono essere assunte le guardie, dove si devono comprare il cibo o il cemento. A volte queste tensioni che spesso i signori del petrolio non sanno gestire, causano blocchi stradali o scoppi agli oleodotti.

Tutto questo e' solo uno dei risvolti del dramma petrolio in Nigeria.

E' lo stesso dappertutto: arrivano, inquinano tutto, sfruttano, mentono e soprattutto portano con se, specie se restano in azione per decenni come in Nigeria, la convizione che o petrolio o morte.

Occorreva dirglielo alla Nigeria cinquanta anni fa di non fidarsi dei doppiopetti europei.


Brooklyn: i residenti condividono l'energia dal sole dai tetti di tutti












Brooklyn.

La ricordo da bambina, negli anni '70, come un posto senza infamia e senza lode, dove noi del Bronx non avevamo grandi motivi per andare. Se si voleva fare la gita domenicale, papa' ci portava fra i palazzi scintillanti di Manhattan e ce ne raccontava tutti i suoi segreti.  

Un giorno raccontero' la sua storia e la sua New York.

Adesso invece che mio padre ne ha ottanta di anni, Brooklyn e' diventata la sede di tutto cio' che e' chic e trendy -- ristorantini, locali, cose di design e artigianali, un po hipster.

E ora arriva l'elettricita' trendy.


E' un esperimento in cui sono stati messi dei pannelli solari sui tetti di vari edifici che hanno formato una sorta di cooperativa del sole a New York. Si chiama Brooklyn Microgrid e hanno iniziato con  una cinquantina di famiglie di residenti e negozi e business.

L'idea e' che tutti usano l'energia del proprio tetto, ma quando finisce si puo' comprarla dal proprio vicino, usando un sistema di scambio peer-to-peer, non dissimile da Bitcoin o usando a volte Paypal.

Questo sistema di vendita diretta elimina completamente il gestore di elettricita' -- e le sue tariffe e tasse.

L'idea e' che questa Brooklyn Microgrid diventi autosufficente anche se per ora c'e' la rete tradizionale dietro in caso di guasti.  

Il progetto e' portato avanti da LO3 Energy assieme a Siemens, con la promessa di creare sistemi decentralizzati che possano lavorare da soli, o magari con la rete elettrica come backup.  I tetti migliori vengono cercati tramite Google Earth e poi quelli di LO3 vanno a casa a chiedere ai residenti se vogliono partecipare.

In Australia, un progetto simile esiste gia' a Perth. Ma dove queste tecnologie sono gia' piu' o meno vincenti e' il terzo mondo, dove la rete normale non esiste ancora e dove questi progetti di cooperative del sole sono spesso l'unica e la piu' facile soluzione per portare l'energia alle persone. 

Per esempio in Bangladesh dove 65 milioni di persone non hanno accesso all'elettricita' queste cooperative del sole iniziano a prendere piede e il metodo di compravendita e' tramite app sui telefonini.

In Germania una delle piu' grandi cooperative del sole ha 8000 famiglie collegate.

Intanto a Brooklyn, sono in sperimentazione anche delle app per gestire il consumo di elettricita' dal proprio tetto -- quanta se ne vuole usare dal tetto, il proprio budget, cosa accendere, cosa spegnere, di modo che sia tutto personalizzato.

A quando in Italia?