.

.

Monday, November 26, 2018

I pescatori di granchi californiani portano in causa ENI e altre trenta ditte per aver distrutto la pesca




 “The fossil fuel companies named in our lawsuit knowingly caused harm, 
and they need to be held accountable.”

contro ENI, Shell, BP, Chevron, Total, Citgo, 
ConocoPhillips, Occidental Petroleum, 
Repsol, Andarko Petroleum, Encana Corporation, Marathon Oil,
Devon Energy, Hess Corporation, Apache Corporation
 


Eccoci qui.

Siamo nella California del nord dove i cambiamenti climatici portano non solo ad incendi sempre piu' drammatici ma anche calo drammatico della pesca.

Ci sono qui famiglie che da generazioni fanno i pescatori di granchi. Tradizioni che passano da padre in figlio ma che adesso sono in fin di vita.

Gli oceani sono piu' caldi, le stagioni per la pesca si accorciano, i granchi stessi muoiono e sono spesso malati e impossibili da commercializzare.

Tutto questo e' diventato sempre piu' acuto a partire dal 2015.

E' tutto connesso: gli oceani piu' caldi causano l'invasione di alghe tossiche; queste che portano l'accumulo di una sostanza dannosa al sistema neurologico, chiamato acido domoico, nei granchi che puo' essere trasmessa a chi li mangia. E cosi' scatta il divieto di pesca.

Per esempio nel 2015 la stagione dei granchi e' stata rimandata da Novembre di quell'anno fino al Marzo del 2016. Anche nel 2016 e 2017 ci sono stati rinvii. Per il 2018 alcune sezioni della California del Nord saranno completamente chiuse.

I pescatori non possono sopravvivere cosi; non possono sopravvivere per una stagione, figuriamoci per tre.

Di chi e' la colpa?

Del clima che cambia, certo, ma il clima cambia perche' c'e' stato qualcuno che ha pompato e ci ha fatto pompare, petrolio per decenni causando questi squilibri. E anzi, questi qualcuni sapevano di star distruggendo gli equilibri mondiali del clima, e hanno continuato imperterriti a farlo e senza dire niente a nessuno.

E con chi devono prendersela i pescatori se non con i petrolieri?

E cosi e' stato. Un gruppo di associazioni di pescatori di granchi hanno collettivamente fatto causa a 30 altre ditte di fonti fossili, fra cui la nostra beneamata ENI, per i danni causatigli dai cambiamenti climatici. Danni causati a loro e a tutto il settore della pesca di questo stato - granchi e pesci di qualsiasi genere.

Vogliono che i petrolieri paghino tutte le misure di mitigazione, per esempio studi per impare come fare per evitare che i granchi accumulino sostanze tossiche. Vogliono anche che i petrolieri paghino per le loro perdite economiche; molti di loro sono andati in bancarotta e molti altri stanno per andarci.

Il titolare della causa e' la Pacific Coast Federation of Fishermen’s Associations, ed e' la prima azione legale fatta da una industria privata contro le ditte fossili.

Dicono che  

“Defendants have known for nearly 50 years that greenhouse gas pollution from their fossil fuel products has a significant impact on Earth’s climate, including a warming of the oceans,” reads the suit. Yet “defendants concealed the dangers, sought to undermine public support for greenhouse gas regulation, and engaged in massive campaigns to promote the ever-increasing use of their products at ever greater volumes”.

Oltre all'ENI fra i defendants ci sono Exxon Mobil, Chevron, BP, Total, Shell, ConocoPhillips, Occidental Petroleum, Repsol, Andarko Petroleum, Encana Corporation, Marathon Oil, Devon Energy, Hess Corporation, Apache Corporation.

La Chevron, che ha sede a San Francisco, dice che ci vuole "cooperazione" e che non si deve "demonizzare" chi porta l'energia nelle nostre case.

Sciacalli. 

I guai ai pescatori sono iniziati nel 2015 quando

Occorre svergognarli e disprezzarli fino all'ultimo centimetro per i loro inganni, fatti al pianeta, all'opinione pubblica, alle vite di noi tutti, che ce ne rendiamo conto o no e solo in nome  del vile denaro.

Sunday, November 25, 2018

Il Venezuela che perde petrolio dappertutto




Un tempo l’agenzia nazionale di petrolio venezuelano, il PDVSA, PetrĂ³leos de Venezuela, S.A. era uno dei piu’ potenti e rispettati enti del paese, e tanto era il potere dei petrol-dollari incassati che lo era anche a livello internazionale.

Nada mas.

A causa della infintia crisi del paese, la mancanza di manutenzione, e la coruzione fanno si che dell’antic Gloria del PDVSA resti solo un mare di inquinamento, di laghi, fiumi e campagne. Nessuno sa o vuole fare qualsiasi cosa per salvare l’ambiente venezuelano.

Da lontano e’ tutto come madre natura l’avrebbe pensato: cielo possente, mare blu, stradine di campagna. Ma a guardare meglio, il mare non e’ poi tanto blu: ci sono striscie continue di nero, e il sapore non e’ di sale ma di petrolio. Sullo sfondo taniche di stoccaggio malandate.

Siamo nella zona del delta del fiume Orinoco, dove ci sono le piu’ grandi reserve di petrolio del paese. Ed e’ qui pure l’epicentro del disastro: cosi tanto petrolio e’ stato disperso in mare dagli oleodotti in disuse o corrosi che una vasca gigantesca di contenimento e’ piena pure lei

Hugo Chavez e Nicolas Maduro non hanno saputo gestire ne il petrolio del paese, ne tantomeno la crisi ambientale. Intanto, mentre il Venezuela perde colpi, le estrazioni di greggio sono ai livelli piu’ bassi dal 1940. Meta’ del suo budget nazionale viene dal petrolio.

E’ una spirale senza fine: calo della produzione vuol dire minori introit, vuol dire tante cose, poverta’ e disperazione, ma vuol anche dire che ci sonomeno soldi per la pulizia, il controllo e il monitoraggio dell’attivita’t rivellante. E ovviamente in questi tempo di vacche magre l’ambiente e’ sempre l’ultimo. E cosi, il petrolio continua a sgorgare da falle, buchi, oleodotti corrosi, valvole rotte, navi.

Il governo neanche tiene piu’ le statistiche, ma tutti sanno che il petrolio ha inquinato falde sotterranee, campi, e fiumi. GLi ultimi dati sono per il 2016: in quell’anno le perdite e gli incidenti erano quatro volte di piu’ che nel 1999.

A suo tempo, il PDVSA aveva una politica di contenimento molto severa, ma siccome adesso non ci sonor risorse e’ tutto lasciato a se stesso. Non e’raro vedere perdite di petrolio fuoriuscito perdurare nei campi per mesi, se non anni, senza nessuno che pulisca.

I contrattori non hanno piu’ contratti, perche’ non sono pagati e molti di loro trovano (o cercano di trovare) altro impiego.

E non ci sono solo i campi, ma anche le zone piu’ urbanizzate. Un oleodotto difettoso ha infatti annerito il fiume Guarapiche compromettendo l’acqua da bere per varie citta dello stato di Monagas; le scuole sono state chiuse e pure gli uffici governativi perche' oltre a tutto il resto, non c'era neanche l'acqua.

Secondo le agenzie di rating le possibilita' che nel 2019 le cose vadano meglio in Venezuela per l'economia e' zero. Le esporatazioni di petrolio ed il prezzo del venduto continua a collassare, e poi c'e' l'iperinflazione, la fuga di cervelli e di corpi. corruzione e sanzioni internazionali che non aiutano di certo. Il  GDP del paese e' calato del 12.6% nel 2018 ed era gia' calato del 10.6% nel 2017. Fitch Solutions, una delle principali agenzie di rating stima che per il 2019 saremo a un altro calo del 13.9%.

Cioe' l'economia del paese e' calata o calera' del 30% in tre anni. 

Intanto i costi dell'ambiente che soffre in silenzio sono impossibili da stimare. Ci sono la bellezza di almeno -- 12,367 vasche di rifiuti petroliferi non monitorati o controllati di cui nessuno esattamente conosce lo status. E questa era la conta dieci anni fa.

Per queste vasche i costi di sistemazione per portare tutto ad uno stato accettabile secondo i protocolli internazionali sarebbe di circa 2.2 miliardi di dollari.

Nel 2017 il Venezuela ha intascato 22 milardi di dollari – e’ evidente che se solo per pulire i rifiuti di dieci anni fa c’e’ da spendere il 10% dell’introito annuale, il disastro e’ enorme. Perche’ oltre alla pulizia di quelle 10mila vasche ci sono decine e decine di chilometri di oleodotti, porti, raffinerie, navi, laghi tutto da controllare e da rimodernare.

E non piu' soldi.



Wednesday, November 21, 2018

La balena d'Indonesia morta con mille pezzi di plastica in corpo









Della terribile situazione dell'immondizia in Indonesia abbiamo parlato ormai tante volte. Sorgono qui fiumi interi pieni di immondizia, di plastica.

Come puo' la vita marina restare sana?

E infatti eccoci qui, una balena e' spiaggiata con 1000 pezzi di immondizia in pancia. Gli addetti hanno trovato 115 bicchieri di plastica, due sandali, quattro buste di plastica, forchette di plastica e pure un sacco con dentro oltre un migliaio di fili di nylon.

Tutto il resto ha fatto si che la balena avesse in corpo un totale di sei chilogrammi di monnezza in pancia.

La balena era di circa 10 metri di lunghezza ed e' stata trovata morta presso Kapota Island, nel  Wakatobi National Park, non lontano dalla citta' indonesiana di Sulawesi. Era molto magra ed e' molto probabile che la morte sia venuto per mancanza di nutrizione.

Nella zona ci sono turisti che sono rimasti sconcertati, come tutti credo!


Il 50% della plastica che finisce nei nostri oceani arriva dalla Cina, Indonesia,  Filippines, Thailandia e Vietnam. Se non facciamo niente la quantita' di plastica che ingolfa la terra triplichera' in tre anni, secondo uno studio del governo inglese.

Intanto povera bestia, poveri noi.

Sunday, November 18, 2018

Disastro ambienatale in Newfoundland, Canada - 250mila litri di petrolio da FPSO in mare











E' successo Venerdi 16 Novembre 2018: un'enorme carico di petrolio e' finito in mare lungo la costa del Newfoundland, nella parte orientale del Canada.

Circa 250,000 litri per la precisione sono finiti direttamente nel mare.
E' uno dei piu' gravi incidenti ambientali a mare della storia del paese.

La perdita arriva da una falla in uno dei cavi della FPSO SeaRose della ditta petrolifera Husky Energy stazionata a 350 chilometri da riva.

La produzione era stata fermata a causa di forti venti e mare in burrasca; si preparavano a riaccendere fiaccola e desolforazione e .. voila', il disastro.  Le ondate fino a sette metri di altezza rendono le condizioni difficilissime, sia per la pulizia, che per cercare di capire esattamente cosa sia successo.

E cosi, restiamo tutti a guardare!

Per fortuna non si e' fatto male nessuno. Il petrolio continua a spandersi e nessuno sa se la falla sia ancora aperta o no. Ci sono aerei a monitorare la situazione e appena possible saranno mandate anche delle navi, ma per ora appunto, non si puo' fare niente.

Si vedono scie fino a circa 50 chilometri a sud della FPSO.

E intanto, tutte le infrastrutture petrolifere della zona sono state chiuse per precauzione, oltre che l'altra FPSO,  la Terra Nova e la piattaforma Hebron. Quest'ultima qualche giorno fa stava quasi per incendiarsi, a causa di fiamme scoppiate sulla piattaforma ma subito domate.

Tutto questo ci deve fare pensare.

Ai miei occhi il miracolo Ombrina e' qui: che siamo riusciti ad evitare anche la paura che queste cose possano accadere a 5 chilometri dalle coste d'Abruzzo; perche' anche Ombrina prevedeva una FPSO: essenzialmente una nave raffineria, da cui de-solforare il petrolio.

In questo caso, in Canada, la loro FPSO si chiamava SeaRose ed era stata gia' chiusa all'inizio del 2018 per problemi alla sicurezza. Nel 2017 si era quasi schiantata con un iceberg!

I protocolli prevedono che quando si avvicina un iceberg occorre staccare le condotte che ancorano la FPSO al sottosuolo marino, appunto per consentire alla FPSO stessa di spostarsi. Qui non venne fatto per "motivi economici", cioe' staccare significava spegnere, e spegnere significava perdere denaro.

Per cui hanno tenuto tutto acceso ed ancorato sperando che l'iceberg trovasse la sua strada altrove. Cosi facendo hanno messo a rischio la vita di 80 persone e circa 1.2 milioni di litri di petrolio. 

Un anno fa gli e' andata bene.
Questa volta, un po meno.

Vediamo come va a finire.


Saturday, November 17, 2018

L'ENI vuole trivellare lungo 300 km di costa Sud Africa











L'intento e' di trivellare le acque attorno a Cape Town, Sud Africa.

E' la nostra beneamata ENI che assiame alla Sasol Oil, ditta sud-africana vuole mettere su piattaforme
nella costa fra Richard Bay e Port Shepstone, provincia di KwaZulu Natal.

Secondo la stampa locale e' un progetto enorme ed aberrante.

E infatti le due localita' distano... 300 km!
L'ENI vuole trivellarle tutte e 300!

Il consorzio in questione infatti, ENI-Sasol vuole iniziare quella che chiamano Operazione Phakisa, per il recupero dell'equivalente di circa 11 miliardi di barili di gas e 9 di petrolio, nella Exclusive Economic Zone, zona marina di solo interesse del Sud Africa.

Il progetto riguarda circa 4mila chilometri quadrati di mare e prevede la bellezza di 30 pozzi esplorativi di petrolio e gas in dieci anni.  Per i primi sei ci sono gia' progetti concreti. Oltre alle trivelle una serie di oleodotti a collegare il Sud Africa con il vicino Mozambico dove gia' bucano - ed inquinano. Le trivelle raggiungeranno profondita' che variano dai 3,800 ai 4,800 metri, cioe' fino a quasi 5 chilometri sotto la crosta terrestre.

Tutta salute eh?

La gente ovviamente ha gia' iniziato a protestare contro l'ENI a Durban, ad Austerville, e altre citta' della costa sud-africana.

La cosa buffa o triste e' che ci sono gia' in giro adesivi e cartelli con la scritta... ‘Go back to Italy’ o ‘No oil drilling in our waters.’

Cioe' come quando noi ce la prendiamo con gli inglesi o con gli australiani che vogliono venire a trivellare in Italia!

Come sempre, l'ENI si deve sempre fare riconoscere: e infatti vorrebbero che l'operazione Phakisa possa essere approvata con canali preferenziali -- leggi, piu' velocemente e senza troppe valutazioni ambientali e con incontri-truffa con i cittadini.

L'idea del governo Sud-Africano e' di sfruttare il gas per "diversificare" la produzione di energia del paese, dove il carbone ancora rappresenta i 2/3 della produzione energetica. Ma giacche' ci stiamo, aggiungiamoci pure un po di petrolio!

Magari a chi non sa niente di ENI e che crede alla favola del "gas, idrocarburo di transizione" pare anche una buona idea, ma... perche' non passare direttamente al sole, al vento?

Perche' trivellare il mare? Non sanno in Sud Africa che l'ENI portera' loro solo inquinamento e distruggera' la bellezza locale? Non sanno di tutto lo schifo che l'ENI ha fatto non solo in Nigeria, o in Ecuador, ma proprio in Italia, il suo stesso paese? Corruzione, bugie, minacce a chi osava scrivere blog contro di loro?

Ma la gente appunto non e' scema, neanche in Sud Africa, e ci sono gia' proteste di ricercatori marini, ma anche di gente normale che e' preoccupata dell'apporto di queste nuove fonti fossili ai cambiamenti climatici e degli impatti alla vita marina. Il suggerimenti e' di lasciare il petrolio e il gas dove madre natura li ha messi: sottoterra.

L'ENI, chissa' forse memore del fatto che la gente possa rivoltarglisi contro, come successo in Italia, in Portogallo di recente, ha organizzato i suoi meeting con i residenti.

In questo caso, a Durban hanno mandato i suoi esperti ambientali per discutere una bozza della loro valutazione di impatto ambientale: trivelle per petrolio e gas.

E' stato un pandemonio!

E come poteva essere altrimenti quando appunto la gente non e' scema come l'ENI crede! Quello che hanno fatto e' stato di appendere dei poster in inglese senza alcuna presentazione nella lingua dei locali, il Zulu. Uno doveva scrivere i suoi commenti (in inglese) con dei post-it ai poster!

Poi quelli dell'ENI avrebbero solo risposto alle domande dai post-it.
Si erano pero' portati i traduttori.

Non c'era nessun posto in cui sedersi, e molti dei partecipanti hanno detto che si trattava di una farsa.
Uno dei biologi marini voleva sentire in dettaglio, e commentare,  l'impatto ambientale sulla vita marina.  Infatti viene fuori che in zona ci sono specie protette e a rischio di estinzione; ci sono timori che perdite possano compromettere la qualita' del plankton, che e' alla base dell'industria locale di pesca, e dell'industria delle sardine, nonche' del turismo.

E ovviamente la solita domanda: cui prodest? Non certo ai Sud Africani!

Dal canto suo l'ENI ripete in Sud Africa le stesse balle che ripete in Italia: che possibili incidenti marini avranno impatti lievi, nulli e trascurabili.  Come sempre, trivelleranno fino a cinque chilometri e vogliono farci credere che sara' tutto fatto con l'acqua di rose!

Nel loro caso hanno detto che le correnti marine faranno si che non ci sara' in caso d'inquinamento, che gli impatti dei fanghi e dei fluidi di perforazione sara' moderato, e "pienamente reversibile".

Se tutto suona familiare e' perche' lo e'.

L'ENI in Italia la conosciamo bene - cari amici di Durban: non credeteci neanche per un minuto alle balle che vi propinano! E' solo il vile denaro che gli interessa ai signori dell'ENI che hanno in corso procedimenti su procedimenti criminali.

Di reversibile per la cittadinanza, che siano italiani, portoghesi, nigeriani o sud africani, non c'e' niente.  Cacciateli via con tutto l'ardore che avete.





Friday, November 16, 2018

Spagna: 100% rinnovabile nel 2050, zero sussidi alle fossili, zero nuovi permessi petroliferi



 
Spain shows that the battle against climate change is deadly serious.
 Intanto, in Italia il M5S fa convegni al senato con i negazionisti!


Mentre che in Italia approviamo leggi spandi veleni nei terreni in nome dell'emergenza, e si invitano personaggi di dubbio valore a negare i cambiamenti climatici in Senato, ecco cosa succede in Spagna, non lontano da noi, e dai nostri politici dalla stella ambientale decadente.

La Spagna ha infatti lanciato un ambizioso programma per diventare 100% rinnovabile, e per decarbonizzarsi.

Hanno pensato a tutto, con ambizione, coraggio, lungimiranza, intelligenza.

Un esempio per tutti.

Gli ultimi dati (2014) gia' parlano di una Spagna che va al 42.8% di energia elettrica rinnovabile.
Adesso si vuole appunto arrivare al 100% su un periodo di 30 anni. I livelli di emissioni di CO2 sono programmati per calare del 90% rispetto al 1990, e nei prossimi 10 anni verranno generati 3 GW nuovi di energia elettrica solare ed eolica.

Saranno vietate tutte le nuove licenze petrolifere, di sfruttamento e di ricerca di idrocarburi con o senza fracking; e il 20% del budget nazionale sara' usato per misure che siano utili a constrastare i cambiamenti climatici. Il denaro destinato a tale scopo aumentera' a partire del 2025. Le automobili a benzina saranno vietate dal 2040.



Il programma spagnolo e' stato ampiamente lodato in tutto il mondo: Christiana Figueres del panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici dice che l'esempio spagnolo e' un eccellente esempio di una nazione che ha aderito e si e' impegnata nel concreto dopo gli accordi di Parigi del 2015.

Laurence Tubiana che ha aiutato a scrivere i testi di Parigi, dice che e' un programma ispirazionale e rivoluzionario.

E' un programma con obiettivi a medio e lungo termine, ci sono incentivi, e si prevede transizione anche per il personale tecnico e per i lavoratori.

Per esempio ci sara' un pacchetto da circa 300 milioni di euro per la chiusura di tutte le miniere di carbone nel paese, per incentivi, pre-pensionamenti, riqualificazione del personale e per la riqualifica ambientale.

E' stata tolta la cosiddetta tassa sul sole che aveva frenato la crescita delle rinnovabili, e anzi il mandato e' che ora si arrivi al 35% dell'energia elettrica entro il 2030; e cosi pure l'efficenza energetica che dovra' migliorare del 35% pure lei entro il 2030.

Cioe' piu' energia green e piu' energia intelligente.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Ma il punto e' che osano, che ambiscono, che non si nascondono dietro foglie di fico, che ci provano. Non si fanno mettere in paralisi da quelli della Repsol o da altre petrolditte.

Io posso solo dire che dopo quasi sei mesi di governo, i ministri e i senatori italiani in tema di ambiente hanno veramente fatto cadere le braccia, e ancor di piu' visto tutto il bel parlare degli anni passati.

Perche' quelli del M5S non sono stati capaci di convincere, parlare, spiegare, coinvolgere la gente e gli altri politici della Lega su quanto importante sia proteggere l'ambiente?  Dove e' stato lo sforzo *vero* di tutti quelli che si sono riempiti la bocca su ILVA, TAP, petrolio, natura? Perche' sono capitolati senza neanche davvero provarci?

Davvero la poltrona era gia' cosi comoda, subito subito?

Personalmente sono del parere che tutto si puo' se lo si vuole, e sui temi di cui sopra non lo si e' voluto abbastanza.

Caro Sergio Costa, dove sei?

Invece di fare convegni con i negazionisti del clima, perche' non fare le leggi per eliminare il piu' possibile le fonti fossili dalla nostra nazione?  Non si sa. 

Ah, il nobile coraggio della coerenza e della convizione;
questa sconosciuta.





Thursday, November 15, 2018

L'ENI a trivellare Donata nel mare delle Marche: 20 centimetri di subsidenza in tre anni















Uno studio del 2013 commissionato da Operatori dell’Oil & Gas 
presenti in Italia ha sottolineato la non correlazione tra
 il settore del turismo e quello delle estrazioni petrolifere, 
evidenziando esempi di coesistenza positiva.

Cioe' le trivelle fanno bene al turismo!
ENI, ipse dixit



Ecco un altra opera ENI su cui il Ministro Sergio Costa dovra' pronunciarsi, prima o poi.

Si tratta della concessione B.C3.AS e della perforazione del pozzo chiamato Donata 4 dir. L'idea e' di partire trivellando da una piattaforma gia' esistente, tale Emilio, per poi arrivare nel nuovo giacimento via condutture sottomarine e tirare via  gas, arrivando a una profindita' di 1.2 chilometri sotto la crosta terrestre.

Dalla piattaforma Emilio, l'ENI vorrebbe poi mandare il gas alla piattaforma Eleonora, e poi da qui alla centrale di Pineto. Lo sfruttamento del pozzo dovrebbe partire nel 2019 e durare per circa sei anni. 

Emilio si trova a cavallo fra Marche ed Abruzzo e coinvolge i comuni di Martinsicuro, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno. Siamo qui a 14.5 miglia (circa 27 chilometri) da riva, un po oltre il limite delle 12 miglia stabilito nel 2016.

I progetti prevedono un conduttura di diametro 10 - 14 inch (cioe' da 25 a 35 cm) per il trasferimento del gas e poi una di 3 inch di diametro (8 cm) per "il trasferimento dei liquidi di strato"
presso Eleonora e poi a Pineto.

Liquidi di strato = belle parole per dire monnezza petrolifera.

Emilio e Donata sono vicine di casa di altri pozzi Camilla, Giovanna, Viviana, Fratello, Eleonora, Elena, Emma, Simonetta e Squalo. Che fantasia, eh?

La litania e' sempre la stessa.

Ormai l'ho imparata a memoria.

“L’alternativa zero”, cioe' il non trivellare non e' accettabile perche' "la mancata realizzazione del progetto porterebbe a non sfruttare un’importante risorsa energetica ed economica".

Dicono i nostri eroi che Donata potrebbe essere addirittura estremamente vantaggioso ed ambientalmente sostenibile.

Certo, e' sempre tuttapposto!

Grazie a Donata, secondo loro, la nostra dipendenza dal gas straniero sara' sicuramente minore di adesso.

Ma... non capisco, non abbiamo la TAP per questo?
 Ma quanto gas ci serve?

Quindi: trivelliamo in Italia per far diminuire la nostra dipendenza energetica dall'estero, e allo stesso tempo distruggiamo il Salento per fare arrivare altro gas dall'Azerbaijan?

Non e' un controsenso?

Chissa, forse lo e' per me, dalla mia fredda mente logica, lo e' per noi, persone normali, non lo e' ovviamente per i petrolieri che vogliono trivellare tutto e subito.

Chissa' se i gran falchi al governo riusciranno a vedere tutto questo controsenso?

Di nuovo, come sempre, Donata non causera' alcun impatto, di alcun genere alla natura, alla flora, alla fauna, ai pesci, al mare. A nessuno, mai. Chissa' chi li ha portati i cambiamenti climatici se tutti i pozzi da idrocarburi sono innocui tanto quanto Donata!

Intanto nella zona sono presenti la

la Riserva Naturale della Sentina (a 27 km in direzione Ovest)
la Riserva Naturale controllata Borsacchio (a 31,5 km in direzione Ovest)
la Riserva Naturale di interesse provinciale Pineta Dannunziana (a 53 km in direzione Sud)
l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano (a 35 km in direzione Sud)
l'Area Marina Costa del Piceno (a 21 km in direzione Ovest)
l'Area Marina Costa del Monte Conero (a 78 km Nord Ovest)

e poi le seguenti Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria (SIC), Important Bird Areas (IBA) e  Zone Speciali di Conservazione

ZSC IT5340001 Litorale di Porto d’Ascoli 26 km Ovest – Marche
SIC IT5340002  Boschi tra Cupra Marittima e Ripatransone 33 km Ovest - Marche
SIC IT5340022 Costa del Piceno – San Nicola a mare 30 km Ovest – Marche
SIC IT7120215 Torre del Cerrano 35 km Sud – Abruzzo
SIC IT7140106 Fosso delle Farfalle (sublitorale chietino) 73 km Sud – Abruzzo
ZPS IT5340001 Litorale di Porto d’Ascoli 26 km Ovest - Marche
IBA IBA087 Sentina 27 km Ovest - Marche
IBA IBA222M Medio Adriatico 11 km Nord-Ovest

E poi ci sono aree che fanno parte delle Zone Umide del Mediterraneo (Pan Mediterranean Wetland Inventory - PMWI).

Zona umida numero 8 "Litorale di Porto d’Ascoli (La Sentina) (a 27.5 km in direzione Ovest)
Zona umida numero 39  “Foce Fiume Aso” (a 37 km in direzione Nord-Ovest)

Notare che dalla mappa almeno una delle Important Bird Areas (IBA) combacia con la concessione. Ma che vuoi che siano degli uccelli.

E poi ci sono le barriere per il ripopolamento dei mitili a 20 chilometri.

Sai che buone le cozze ai fanghi petroliferi!!

Useranno prima una piattaforma temporanea - un jack up come quello usato per Ombrina - con aste di perforazione, argano, freno, taglia fissa, taglia mobile, fune, sistema rotativo, circuito fluidi, asportazione e separazione dei detriti perforati.

Insomma, Mazinga Z.

Ma niente di tutto questo avra' impatto alcuno sull'ambiente!

Ci sono sistemi di sicurezza, personale addetto, controlli, navi sentinella, sistemi antiinquinamento, pure il trattamento delle acque grigie, ma.... come sempre cosa ci sia dentro a questi fliudi di perforazione e' un mistero!

Si parla del tipo di onde - basse, medie ed alte, del clima temperato, dell'umidita' della zona; non si parla di

E l'inquinamento? Nessun problema.

E' solo a causa dei motori diesel, acque grigie dai lavandini, rifiuti urbani come stracci. Bonta' loro non sono previsti scarichi in mare di acque potenzialmente contaminate, ne di detriti o fluidi di perforazione. Che gentili, sono i primi in tutta la storia del petrolio mondiale a non portare con se riversamenti a mare. Sanno benissimo che cuore non vede, occhio non duole, voce non si leva. E cosi possono un po scriver quel che vogliono.

Parlano solo di potenziale uso di glicine.

E poi ce la lista della qualita' dell'aria, del tipo di vita marina, plankton e altre specie che vivono suoi fondali, ma anche qui non ci viene spiegato come le loro infrastutture modificheranno questi valori di inquinanti nell'aria o di qualita' dell'habitat marino.

Ahh, ma cosa vado a pensare. Non verranno modificati affatto! Resteranno sempre uguali, perfetti, immutabili, anzi Donata arrivera' e ripulira' l'aria, ripulira' il mare!

Un microparagrafo invece e' dedicato alla pesca.

Il mio pensiero va sempre ai pescatori, a cui nessuno pensa mai quando arriva Mr. Petrolio. Qui si dice solo che la zona e' particolarmente produttiva per la sua geomorfologia e che qui ci sono specie come nasello, la triglia di fango, il pagello, il merlano, il budego, la sogliola, il moscardino, la seppia comune, il calamaro e lo scampo.

Cosa ne sara' di loro quando arriva Donata?

Mistero della fede. All'ENI non interessa.

La mia domanda e' sempre la stessa: a che serve elencare tutto quello che c'e' se poi dopo loro verranno e distruggeranno tutto? E perche' non ci dicono esattamente cosa succedera'?

Idem per le tartarughe, in particolare per la Caretta Caretta, che periodicamente va a spiaggiarsi sulle riviera marchigiana, segno che non se la passa poi cosi bene come specie.  Anzi loro stessi, i signori dell'ENI dicono che i fenomeni di moria sono sempre piu' frequenti "probabilmente" a causa del "riscaldamento che sta interessando tutto il Mediterraneo".

Ahhh!

Ecco qui la loro prima e unica concessione al fatto che ci sono i cambiamenti climatici.
Ma dire che li hanno causati i nostri consumi folli di idrocarburi?
Dire che sono stati loro, in ultima analisi a fornire questa droga al pianeta senza ritegno alcuno?
Eh no, devono continuare a trivellare, a riscaldare il Mar Mediterraneo, a fare morire altre targarughe.

Ma come per pesci, uccelli e plankton, che ci importa delle tartarughe.

La situazione non e' migliore per i mammiferi marini; nel solo marchigiano, fra il 1987-2017 ci sono stati 214 individui spiaggiati: tursiope, grampo, delfino comune, stenella striata e balenottera comune.
In Abruzzo invece ce ne sono stati 161, della stessa specie. Ci sono anche descrizioni della fauna aviaria con ogni anno l'avvistamento di circa 10.00 rapaci in zona, principalmente falchi, cicogne e gru.

Anche qui, sono tutte informazioni fornite senza contesto: non e' chiaro come l'ENI impattera' queste povere bestie, ma di certo trivellare ancora non migliorera' le cose.

L'ENI poi ci rammenta che il settore ittico "sta vivendo momenti di crisi", ma nessun problema: loro useranno il Piano di Gestione FAO-Adria Med che salvera' i pesci nella loro concessione: essenzialmente ci sara' "una graduale riduzione dello sforzo di pesca" entro un raggio di 500 metri dalla piattaforma.

Cioe' se capsico bene il loro bla-bla-bla, mi pare di capire che vieteranno (o e' gia' vietata?) la pesca dentro il loro perimetro, e questo aiutera' il pescato. Non so, e' tutto scritto in modo poco chiaro.

Ma se ho capito bene, e' davvero ironico, no? Cercare di far passare l'idea che trivellare e' buono per la pesca...

 E poi voila: questo e' il colmo dei colmi.

In merito alla coesistenza tra il turismo costiero e la presenza di piattaforme petrolifere offshore, uno studio del 2013 commissionato da Operatori dell’Oil & Gas presenti in Italia ha sottolineato la non correlazione tra il settore del turismo e quello delle estrazioni petrolifere, evidenziando esempi di coesistenza positiva.

Vallo a dire a Gela!!!

Sono completamente folli se credono a queste follie.

Chi va al mare a Marghera? A Gela?  E poi saltare da zero correlazione a ... coesistenza positiva, ce ne vuole. E' come dire che quando arrivano le trivelle.. c'e' piu' turismo!!!

Fa ridere se non che fa piangere.

Passiamo al reparto subsidenza; in un capitolo a parte si dice che ci saranno.. 20 centimetri di subsidenza entro il gennaio 2022 se tutto va secondo i loro piani!

Cioe' sette centimetri l'anno, per tre anni di seguito. Dobbiamo star tranquilli? E poi, questi 20 centimentri sono quelli che dicono loro, e di solito i petrolieri errano sempre per difetto. E se fossero, che ne so, 30? Che succede? Quali sono le conseguenze di tutto questo? Mistero.

E poi il gran finale: tutti gli impatti sono trascurabili e nulli.

Fine del film.

Ma questo cara ENI, lo sapevamo gia'.

Sono undici anni che leggo tali panzane e in tutto questo tempo non ho mai incontrato un pozzo o un'opera petrolifera che, secondo voi petrolieri, fosse anche solo un po pericolosa o fonte di un pochettino di inquinamento. Neanche uno!

Chissa'. Tutti quelli delle Nazioni Uniti e tutti gli scienziati che parlano di cambiamenti climatici sono proprio dei fessi a ricordarci che il fattore principale dello scombussolamento del clima e' il nostro uso di fonti fossili.

Se tutto e' nullo e trascurabile, come voi dite per ogni singola trivella, perche' il clima cambia?













































Wednesday, November 14, 2018

L'ENI sommersa dalle proteste rinuncia a trivellare Algarve, fra i mari piu' belli del Portogallo




Una buona notizia: l'ENI ha rinunuciato a trivellare i mari delle Algarve,  assieme alla sua associata GALP.

Dicono che "le condizioni attuali" rendono la prospettiva di trivellare impossibile.

Leggi: la gente e' arrabbiata e non ce li vogliono.

Bravi, come sempre, quando la gente e' numerosa e compatta a dire di no, c'e' poco da fare per i trivellatori.

E' una ottima notizia, visto che davvero erano li li per bucare e visto che la zona era davvero preziosa: spiagge, villaggi di pescatori dipinti di bianco, pesca, scogliere, ville, surfisti, pescatori.

Di questa storia avevamo gia' parlato qui.

Nel 2007, l'OK venne dato dal governo di Lisbona alla Petrogal, una sussidiaria della GALP.

Nel 2014 arriva l'ENI, che firma un accordo con la Petrogal/GALP per sfruttare il giacimento. Finalmente, nel Marzo del 2016 i progetti per trivellare un pozzo esplorativo in acque profonde, e dunque di piu' difficile accesso, a 80 chilometri dalla citta' di Sines.

Un investimento da 100 milioni di dollari.

Addirittura il consorzio ENI--GULP non voleva presentare lo studio di impatto ambientale, e nemmeno considerare la garanzia di 20 milioni di euro e di una speciale polizza assicurativa, in caso le cose andassero storto.

Sono poi subentrati ritardi, come spesso accade nel petrol-mondo, dove non si possono prevedere sempre andamento dei prezzi, venti politici ed altri accadimenti geo-politici-economici mondiali. 

Sopratutto sono subentrate le proteste, raccolta firme, la stampa, la rabbia di residenti e turisti, contro l'ENI, contro i politici.

E' sempre bello raccontare storie di comunita' che resistono al mostro.

Bravi all'Algarve.




Monday, November 12, 2018

La Audax torna all'assalto di Pantelleria con Nilde, Naila e Norma -- Sergio Costa, che fare?





FPSO - originariamente proposta per il Banco dell'Avventura
dalla microditta Australiana Audax

-----

The transaction is conditional upon the Italian Licensing Authorities ratifying the License. 

Cioe' sta a noi, sta a Sergio Costa dire di no a questa mostruosita'
e fermare gli avvoltoi della Audax,  che dall'Australia
vogliono venire a trivellare
Sicilia, Pantelleria e il Banco dell'Avventura

-----

Ai giornalisti: si prega di citare le fonti.

-----


Torna in Sicilia la beneamata Audax Energy, la sussidiaria italiana della ADX energy,  una microditta dalle macroambizioni che dall'Australia vuole venire a trivellare Pantelleria e dintorni.

Si tratta del permesso D363 CR-AX gia' sede di tante battaglie ambientali che contiene i giacimenti Nilde, Norma e Naila nel bel mezzo del banco dell'Avventura e del banco di Talbot. Queste aree marine sono ricchissime di biodiversita', pesci di ogni genere, e amate dai sub di tutto il mondo, fra cui il mio amico Guido Picchetti.

La Audax annuncia infatti di avere firmato degli accordi con la SDP Services Limited per spartirsi la concessione al 50%. In cambio della cessione di meta' concessione, la SDP eseguira' i lavori fino ad un massimo di 20.82 milioni di euro.

L'asino casca qui:

I nostri amici australiani dicono che "la transazione e' subordinata all'approvazione della concessione da parte del governo italiano".

Cioe' sta a noi decidere se affidare il banco dell'Avventura e di Talbot a questi predatori australiani che hanno gia' fatto tutti i loro conti in tasca.

Non e' ben chiaro cosa stia facendo il Ministro Sergio Costa in temi di petrolio.

Quantomeno sarebbe utile far sapere a questi soggetti che il governo italiano non intende rilasciare tale concessione, di modo che tutti si mettano il cuore in pace.

Anche una qualche parola dal Ministro del Sud, Barbara Lezzi, non ci starebbe male.

Una delle tante cose che ci sono state dette in questi mesi sulla TAP per esempio, e' che non si puo' rescindere il permesso a causa di accordi prestabiliti.

Bene, qui gli accordi non ancora ci sono, e quindi *prima* il governo dice a questi che non vogliamo trivelle nel mari di Pantelleria, *meno* investimenti, inciuci, accordi e meno devastazione dei nostri mari ci saranno.

Lo sanno Barbara Lezzi e Sergio Costa di questi intenti della Audax?
Se si, cosa hanno da dire ai siciliani, ai sub, agli italiani?
Cosa hanno detto o fatto finora?

Io ho letto tutte queste cose dai comunicati agli investitori di questi ultimi giorni.

Torniamo ai nostri lupi in fabula.

Se il governo approva, la Audax cedera' il 50% dei suoi interessi alla SDP che gestira' la concessione; la SDP potra' pure prendersi il 5% di profitti futuri in aggiunta.

Ma perche' poi la Audax si va ad accoppiare con questa SDP?
Perche' non se la trivella da sola Pantelleria?

Perche' gia' a Gennaio 2018, il governo italiano fece sapere alla Audax che non aveva sufficienti fondi per trivellare, e di qui la ricerca di un partner.

Mmh. A Gennaio 2018 il Ministro dell'Ambiente era Gianluca Galletti. E' stato lui a dire queste cose alla Audax? Il Ministro dell'Economia era Pier Carlo Padoan. E' stato lui?

Chi lo sa.

La SDP e' privata e ha sede a Londra. A quanto pare e' carica di contanti. Hanno pure a disposizione trivelle, apparecchiature per le ispezioni sismiche, e' esperta di fracking e ha pure attrezzature specifiche per il soggiorno dei lavoratori a mare.

E infatti in capo della Audax d'Australia Ian Tchacos dice che spera che grazie all'accordo con la SDP tutto si risolvera' e che possano presto concretizzare.

Nilde si trova a 100 metri di profondita' nel canale di Sicilia, a 60 chilometri da Pantelleria.

Gia' durante gli anni 1980 erano estratti 20 milioni di barili, e le stime della Audax sono di altri 34 milioni di barili che attendono di essere riportati in superficie.

Si stima invece che Norma e Naila abbiano fra i 2 e 16 milioni di barili di petrolio.

Come sempre e' petrolio-monnezza, come quasi tutto quello italiano, e quindi c'e' bisogno di operazioni in loco per eliminare le inpurita', per la maggior parte sulfuree.

E questo e' strabiliante:

*avevano inizialmente proposto di ancorare una FPSO nel banco dell'Avventura e di Talbot*

Ora per uno che non legge questo blog, forse la gravita' delle righe di cui sopra non e' chiaro, ma chiunque abbia seguito le mie tribolazioni in Abruzzo, sapra' che una FPSO e' una "Floating Production and Storage Offtake" unit, una nave raffineria ancorata vicino al punto di estrazione il cui solo scopo e' quello di eliminare lo zolfo e di rilasciare fumi tossici in ambiente.

Cioe' sara' una nave-raffineria sputa veleni e sputa zolfo. 
24 ore su 24.
365 giorni l'anno.

Un mostro insomma.

Gli squattrinati della Audax pero' dicono che hanno pensato ad una alternativa "veloce" dove si usa la flessibilita' degli "alberi secchi" (non sto scherzando!) e non meglio specificati macchinari in affitto.

Infatti dicono:

ADX’s fast-track, technically robust and low capex development concept involves using the flexibility of dry trees and leased equipment, as opposed to its original option of a floating production and storage offtake facility.

Chi dovra' fornire questo "concetto veloce" e' la Calm Oceans Pte, di Singapore, specializzata in FPSO.

Pantelleria caput mundi delle trivelle allora - Australia, Singapore, UK tutti qui.

Questa Audax non e' nuova ai mari italiani: e' la titolare di altre concessioni fra Italia e Tunisia, fra cui il  Dougga gas condensate e il Lambouka gas discovery.  Ha altre concessioni pure in Romania.

Ai suoi investitori la Audax dice che gia' nel Maggio 2014 aveva proposto di sfruttare la concessione d 363 CR AX, dove si prevedevano ipsezioni sismiche per un costo di lavori preliminari di 300mila euro; di altri 520mila euro per poi eseguirle queste ispezioni sismiche, e poi la bellezza di 20 milioni di euro per trivellare il pozzo. La Audax ha gia' speso in questi anni 950mila euro, sfondando le previsioni e quindi vorrebbe accellerare i tempi.

Ora: a noi italiani non ce ne deve importare una trivella secca dei costi della Audax.

Se ne devono tornare a casa loro, e lasciare i nostri mari cosi come sono. Non vogliamo ne FPSO, ne alberi secchi, ne contratti con partner o con ditte terze.

Io vorrei solo poter gridare a gran voce a questi politici italiani che e' tempo di agire, di non essere passivi, e di dire alla Audax il prima possibile: Adios.

Caro Sergio Costa, Cara Barbara Lezzi, qualsiasi cosa stiate facendo, non c'e' tempo da perdere.