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Friday, November 16, 2018

Spagna: 100% rinnovabile nel 2050, zero sussidi alle fossili, zero nuovi permessi petroliferi



 
Spain shows that the battle against climate change is deadly serious.
 Intanto, in Italia il M5S fa convegni al senato con i negazionisti!


Mentre che in Italia approviamo leggi spandi veleni nei terreni in nome dell'emergenza, e si invitano personaggi di dubbio valore a negare i cambiamenti climatici in Senato, ecco cosa succede in Spagna, non lontano da noi, e dai nostri politici dalla stella ambientale decadente.

La Spagna ha infatti lanciato un ambizioso programma per diventare 100% rinnovabile, e per decarbonizzarsi.

Hanno pensato a tutto, con ambizione, coraggio, lungimiranza, intelligenza.

Un esempio per tutti.

Gli ultimi dati (2014) gia' parlano di una Spagna che va al 42.8% di energia elettrica rinnovabile.
Adesso si vuole appunto arrivare al 100% su un periodo di 30 anni. I livelli di emissioni di CO2 sono programmati per calare del 90% rispetto al 1990, e nei prossimi 10 anni verranno generati 3 GW nuovi di energia elettrica solare ed eolica.

Saranno vietate tutte le nuove licenze petrolifere, di sfruttamento e di ricerca di idrocarburi con o senza fracking; e il 20% del budget nazionale sara' usato per misure che siano utili a constrastare i cambiamenti climatici. Il denaro destinato a tale scopo aumentera' a partire del 2025. Le automobili a benzina saranno vietate dal 2040.



Il programma spagnolo e' stato ampiamente lodato in tutto il mondo: Christiana Figueres del panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici dice che l'esempio spagnolo e' un eccellente esempio di una nazione che ha aderito e si e' impegnata nel concreto dopo gli accordi di Parigi del 2015.

Laurence Tubiana che ha aiutato a scrivere i testi di Parigi, dice che e' un programma ispirazionale e rivoluzionario.

E' un programma con obiettivi a medio e lungo termine, ci sono incentivi, e si prevede transizione anche per il personale tecnico e per i lavoratori.

Per esempio ci sara' un pacchetto da circa 300 milioni di euro per la chiusura di tutte le miniere di carbone nel paese, per incentivi, pre-pensionamenti, riqualificazione del personale e per la riqualifica ambientale.

E' stata tolta la cosiddetta tassa sul sole che aveva frenato la crescita delle rinnovabili, e anzi il mandato e' che ora si arrivi al 35% dell'energia elettrica entro il 2030; e cosi pure l'efficenza energetica che dovra' migliorare del 35% pure lei entro il 2030.

Cioe' piu' energia green e piu' energia intelligente.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Ma il punto e' che osano, che ambiscono, che non si nascondono dietro foglie di fico, che ci provano. Non si fanno mettere in paralisi da quelli della Repsol o da altre petrolditte.

Io posso solo dire che dopo quasi sei mesi di governo, i ministri e i senatori italiani in tema di ambiente hanno veramente fatto cadere le braccia, e ancor di piu' visto tutto il bel parlare degli anni passati.

Perche' quelli del M5S non sono stati capaci di convincere, parlare, spiegare, coinvolgere la gente e gli altri politici della Lega su quanto importante sia proteggere l'ambiente?  Dove e' stato lo sforzo *vero* di tutti quelli che si sono riempiti la bocca su ILVA, TAP, petrolio, natura? Perche' sono capitolati senza neanche davvero provarci?

Davvero la poltrona era gia' cosi comoda, subito subito?

Personalmente sono del parere che tutto si puo' se lo si vuole, e sui temi di cui sopra non lo si e' voluto abbastanza.

Caro Sergio Costa, dove sei?

Invece di fare convegni con i negazionisti del clima, perche' non fare le leggi per eliminare il piu' possibile le fonti fossili dalla nostra nazione?  Non si sa. 

Ah, il nobile coraggio della coerenza e della convizione;
questa sconosciuta.





Friday, January 26, 2018

L'ENI si prepara a trivellare attorno alle isole Canarie








Questa notizia mi e' stata segnalata dalla mia amica Assunta - grazie!

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I permessi definitivi non sono ancora stati accordati, ma l'ENI ha in previsione di trivellare il mare al largo del Marocco. L'area si chiama Tarfaya e fatalita' vuole che siamo qui a soli 50 chilometri dalle Isole Canarie.

E cosi negli scorsi giorni c'e' stata una tempesta di articoli delle isole spagnole, gia' teatro di altre petrol-battaglie, perche' e' evidente che qui, sulle isole di Fuerteventura e Lanzarote si vive di turismo e le trivelle non c'entrano niente.

Le stime che circa l'86% dell'economia delle isole e' appunto da turismo. 

Non e' la prima volta che si tenta di trivellare le Canarie. Negli scorsi anni e decenni ci hanno gia' provato la portoghese Galp, la Australian Tangeri Petroleum,  e la spagnola Repsol. Nessuna ci e' riuscita, un po perche' il petrolio faceva schifo o era poco, e un po grazie alle proteste dei residenti.

Questa volta pero' tecnicamente le acque trivellande sono parte del Marocco, ma i timorie la rabbia alle Canarie sono grandi, perche' alle Canarie lo sanno bene che l'acqua e il petrolio non conoscono confini. Le conseguenze di uno scoppio e l'inquinamento giornaliero non si fermano a 50 chilometri.  Il fatto che il Marocco sia un paese extra-UE complica le cose, perche' ovviamente e' una giurisdizione diversa e al di fuori dei vari accordi europei.

Dal canto suo, l'ENI dice che le acque marocchine sono "sotto-esplorate" e promettenti. Le concessioni che hanno sono chiamate blocchi 190, 191 e 195.   L'area e' di 23,900 chilometri quadrati.

L'estensione delle isole Canarie e' di 2,900 chilometri quadrati.

La concessione e' quasi dieci volte tanto!

Gli accordi preliminari sono stati firmati il 20 dicembre 2017 con la petrol-ditta nazionale del Marocco, ONHYM per trivellare Tarfaya. Le citta' marocchine interessate si chiamano Sidi Ifni, Tan Tan e Tarfaya. ENI sara' proprietaria del 75% delle concessioni e ne sara' l'operatore, cioe' trivellera', e il restante 25% restera' alla ONHYM. 

Le prime trivelle arrivarono attorno alle Canarie l'estate del 2014 con un pozzo esplorativo chiamato TAO1 a 3,500 metri di profondita'. Il pozzo era appunto della Galp portoghese e dell'Australian Tangiers Petroleum che pero' abbandonarono l'impresa perche' -- secondo loro -- il pozzo non era economicamente redditizio.

Dopo qualche mese arrivo' la Repsol spagonla a trivellare alla ricerca di gas, arrivando a 3,000 metri. Stesso risultato: il gas fa schifo. Anche la Repsol abbandona il progetto detto Sandia.

Le proteste impazzarono a livello globale. 
 
Non si sa bene come andra' a finire questa volta. L'ENI dice che per ora vuole solo i permessi e che se, ovviamente, il petrolio non si concretizzera',  e non sara' sufficente per garantire ritorni soddisfacenti non andranno avanti.  Dicono anche che il fatto che portoghesi, australiani e spagnoli non ci sono riusciti negli anni scorsi, non significa niente: potrebbe essere che loro avranno maggiore fortuna, o migliore presa dati per trivellare nel modo piu' efficace possibile!

Dicono agli investitori che questo e' quello che gli e' successo in Egitto, dove tutti dicevano che le riserve di greggio erano scadenti e loro invece alla fine sono riusciti a scovare il campo Zohr che in questo momento rappresenta il piu' grande giacimento di gas del Mediterraneo, con riserve stimate di 850 miliardi di metri cubi. 

Ma si sa, non occorre credere mai alle cose che dicono i petrolieri, quale che sia il loro nome!

Ai residenti delle Canarie invece l'ENI ha detto di star tranquilla, che li tratteranno bene: dopo tutto hanno concessioni anche in Puglia. 

Io invece ai residenti delle Canarie dico: e' tutta propaganda, non credeteci. 

L'ENI ha distrutto ogni cosa che ha toccato, da Gela a Viggiano, da Porto Marghera a Ravenna, e si, fino in Puglia.




 



Sunday, June 12, 2016

I petrolieri abbandonano 650 concessioni in Artico

Chukchi Sea - di 487 concessioni ne resta solo una.

Beaufort Sea, di 240 concessioni ne restano solo 71




Quanto male stanno messi i petrolieri?

Beh, diciamo che se scappano dalle concessioni in Artico non e' che stanno messi poi cosi bene. E infatti emerge oggi che nel complesso Encana, Armstrong, Total, ConocoPhillips, Repsol, Eni, Shell, Statoil e Iona Energy abbandonato 655 concessioni fra il Chukci Sea e il Beaufort Sea, tutte in Artico.

Nel Chukchi Sea dell'Artico sono scomparse tutte, meno che una. Si tratta di 486 concessioni che coprono circa 11,000 chilometri quadrati. Erano state assegnate nel 2008. Di queste la Shell ne ha cedute 274, e ne terra' una sola: quella che ha cercato di trivellare piu' volte, fallendo sempre.

Nel Beaufort Sea, Encana, ConocoPhillips, Armstrong e Total hanno lasciato tutto, mentre restano alcuni consorzi Shell, ENI e Repsol cha mantengono ancora 71 concessioni delle 240 originariamente assegnate, fra il 2003-2007.

Michael LeVine di Oceana dice che e' stata una enorme vittoria, perche' pure la Shell che aveva speso miliardi di dollari in dieci anni si e' dovuta arrendere all'evidenza: che esplorare l'Artico non vale la pena.

E' proprio cosi: la Shell ha rimediato figuraccia dopo figuraccia nell'Artico, con proteste, perdite finanziarie, disastri e alla fine la distruzione della piattaforma Kulluk.

Alla fine, visto che non gliene andava bene una, la Shell aveva abbandonato i progetti trivellanti nel polo Nord alla fine del 2015. La ConocoPhillips aveva sospeso gia' ogni programma trivellante nel 2013. 

Intanto il governo USA sta vagliando se rivendere queste concessioni in futuro. Ma non si sa: le aste sono andate deserte nel 2016 e non ce ne saranno nel 2017. 

Un altro po di mare salvo. 

Thursday, June 9, 2016





Quattro italiani sono stati rapiti nei pressi di Mellitah, porto petrolifero di Libia e nei pressi di uno stabilimento dell'ENI.  I quattro lavoravano per la Bonatti, con sede a Parma che offre servizi di ingegneria, edilizia e sicurezza alle ditte petrolifere. Fra i suoi progetti, uno a Mellitah per conto di GreenStream, un oleodotto di 520 chilometri dalla Libia all'Italia.

L'ENI e' l'unico colosso mondiale ad operare ancora in Libia. Come mai? Come fanno ad essere operativi mentre la Total di Francia, la Repsol di Spagna e la Marathon Oil degli USA hanno dovuto sospendere le attivita' a causa della mancanza di sicurezza?

La domanda ha interessato anche il Wall Street Journal che qualche tempo fa fece una inchiesta sul tema e sulle operazioni dei petrolieri italiani al tempo dell' ISIS in Libia, dopo la triste fine del colonnello Gheddafi.

Ci sono lotte in corso fra i gruppi islamici detto "Libya Dawn" che controllano anche Tripoli e le forze ufficiali con sede a Baida, che non scalfiscono le operazioni dell'ENI. Piu a nord e proprio vicino ad un campo di addrestramento dei jihadisti c'e' un oleodotto che fornisce il 10% del gas italiano per conto dell'ENI che viene protetto da un gruppo armato detto Western Shield, anche questo parte di Libya Dawn. Nel deserto del Sahara invece c'e' un gruppo nomade, detto "Tubus" che sono stati assunti dall'ENI per fornire sicurezza.  Per la sicurezza del campo dell'ENI Wafa invece, nel sud della Libia, sono stati assunti dei giovani dalla citta' di Zintan, sempre alleati di Libya Dawn.
 
Un portavoce dell'ENI rispondendo alle domande del Wall Street Journal ha detto di non avere nessun tipo di accordo con le milizie armate della Libia, ma nessun dirigente si e' reso disponibile per una intervista.  Il portavoce dice che hanno evacutato tutto lo staff in Libia, e che adesso le operazioni sono gestite da Mellitah Oil and Gas, una joint venture al cinquanta per cento fra l'ENI e la National Oil Company di Libia. Parte delle misure di sicurezza sono state prese proprio dalla Bonatti che lavora in parallelo a questa Mellitah. 

L'Eni ha sempre lavorato in paesi a rischio, era una strategia ben collaudata da parte di Enrico Mattei dall'inizio, ed in parte questa sua sfrontataggine ha contribuito a rendere la ditta fra le piu' potenti al mondo, oltre che una specie di burattinaio dietro le quinte della politica estera italiana. 

E cosi per esempio, in Libia, l'ENI produce 240,000 barili al giorno, pou' di ogni altro paese; anzi in questo momento l'ENI produce un terzo del gas della Libia. Prima della morte di Gheddafi era del 20%.

Ovviamente dato tutta la melassa politica ed economica, e' ben probabilie che i nostri eroi siano capaci di negoziare con Gheddafi, milizie e chicchesi in modo da tirare fuori il petrolio indisturbati. Aiuta anche il fatto che molte attivita' sono offshore e dunque non toccate troppo da guerriglia e guerra civile.

Mellitah e' a circa 10 chilometri da un campo dove un gruppi di terroristi islamici coordina le proprie operazioni in Nord Africa.

Monday, November 2, 2015

I petrolieri a picco

Oggi l'annuncio che nel reparto oil and gas nel 2015 a livello mondiale sono stati persi 200,000 posti di lavoro.  Della serie: le trivelle portano occupazione! 




 

Qui le azioni Rockhopper nel 2015.
Il prezzo e' dimezzato. 


Non c'e' ditta petrolifera che si salvi.

La Shell ha comunicato ai suoi investitori perdite per quasi otto miliardi di dollari per il terzo quadrimestre del 2015, le maggiori perdite in sedici anni.

Nel frattempo hanno abbandonato vari progetti - non solo in Artico, ma anche per esempio nelle Tar Sands del Canada, dove era previsto lo sfruttamento del campo Carmon Creek. Allo stesso tempo cercano di spostarsi in altri mercati, per esempio il Brasile, l'Australia e lo sfruttamento di gas natuale negli USA con una campagna di acquisti di ditte minore, inclusa la BG.

Registra perdite anche la nostra beneamata ENI che perde 257 milioni di euro. Un anno fa guadagnavano 1.17 miliardi di euro. In totale il nostro cane deforme ha perdite per 5.1 miliardi di euro.  Il crollo dei prezzi ha portato l'ENI a ridimensionare costi, vendere varie proprieta' e disdire progetti. Fra le cessioni, il 12.5% della Saipem e la Versalis, che io non conoscevo ma che e' il suo ramo di produzione di sostanze chimiche.  L'unica cosa che gli e' andata bene e' il reparto raffinazione, sul suolo italiano.

Le perdite sono dovute a vari fattori, fra cui la cattiva performance in ambito gas e elettricita'. 
Perche' il gas e l'elettricita' gli sono andati male? Perche' hanno fatto i conti senza l'oste. Diversi anni fa firmarono dei contratti dove si faceva affidamento sul fatto che i prezzi sarebbero rimasti alti, e invece cosi non e' stato.  Si lamentano anche del fatto che hanno dovuto pagare tasse del 110%, rispetto al 60% di un anno fa, non e' chiaro in che paese e perche'.

La Chevron americana intanto taglia altri 7,000 posti di lavoro.

La ConocoPhilipps americana perde 1.1 miliardi di dollari nel terzo quadrimestre del 2015, abbreviato in Q3.

La Murphy Oil, con sede in Arkansas, perde 1.5 milairdi di dollari nel Q3 e taglia il 23% della sua forza lavoro.

La Andarko Petroleum americana perde 2.2 miliardi di dollari nel Q3.

La Noble americana perde 283 milioni di dollari nel Q3.

La Maersk Oil di Norvegia taglia il 12% del suo personale lavorativo nel Q3.

La Respol spagnola vendera' proprieta' per 7 miliardi di dollari per acquisire capitale nel Q3.

La Baker Hughes texana perde 159 milioni di dollari nel Q3.

La Schlumberger di Houston dimezza gli introiti dalle concessioni in giro per il mondo rispetto ad un anno fa.

La Petrobras di Brasile taglia gli investimenti di un terzo per il 2016.

La Encana americana cede proprieta' per 900 milioni di dollari.

La Husky Energy del Canada tagli 1400 posti di lavoro.

La Cenovus Energy del Canada taglia 1500 posti di lavoro nel 2015.

La Devon Energy, sempre Canadese, ne taglia 200.

La Athabasca Oil dell'Alberta taglai il 25% della sua forza lavoro.

Calfrac ha tagliato il 40% dei suoi lavoratori in Canada e il 50% negli USA.

La Suncor Energy canadese ha tagliato 1300 posti di lavoro e per il Q3 perde 383 milioni di dollari.

In tutto questo, la Goldman Sachs ha investito il minimo in oil & gas che nel resto della sua storia attuale: cioe' scappano anche gli investitori!

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Dal Novembre 2014 al Novembre 2015 sono andati in fumo 500 miliardi di dollari a livello globale.

Monday, December 8, 2014

Trivelle Repsol alle isole Canarie



 I blocchi petroliferi sono in grigio a destra.
Fuerteventura e Lanzarote - isole Canarie.

... e un po piu' in la le trivelle Australiane della Cairn Energy.
Evviva!









Proteste di Greenpeace

Antonio Brufau, il capo della Repsol - tuttapposto.



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Finalmente oggi 16 Gennaio 2015 la Repsol annuncia che le concessioni esaminate sono sterili.

Hanno dichiarato infatti che dopo due mesi di indagini, dopo essere arrivati a 3000 metri sotto il livello del mare, e con il lavoro di 750 persone, hanno trovato petrolio e gas ma che le quantita' presenti sono cosi poche che non ne vale la pena di andare avanti. 

 Adesso sigilleranno i pozzi con "i piu' severi protocolli di sicurezza"  e si sposteranno piu' a sud, nel vicino campo di Chirimoya.

La partita non e' chiusa dunque 


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Il 75% dei residenti delle Canarie ha detto no.


E cosi' le trivelle sono arrivate anche nei pressi delle isole Canarie. Il giorno 18 Novembre 2014 infatti sono iniziate esplorazioni petrolifere al largo di alcune delle isole vacanziere piu famose del mondo e questo nonostante le ripetute ed appassionate proteste di residenti, amanti del mare e della politica locale. Chi vive alle Canarie infatti - circa 2.2 milioni di persone - non ne vuole sentire di airgun, petrolio e rifiuti petroliferi - e a buona ragione!


La Repsol, ditta spagnola petrolifera, e' a capo del consorzio responsabile delle indagini petrolifere che continueranno per i prossimi quattro mesi al largo delle isole Lanzarote e Fuerteventura, nell'arcipelago delle Canarie. Si tratta di un area vastissima e di vari blocchi petroliferi. Oltre alla Repsol, che possiede meta' del consorzio, c'e' l'australiana Woodside, che detiene il 30% dello stesso consorzio e la tedesca RWE a cui e' intestato il rimanente 20%. In questa prima fase di ispezioni sismiche, detta operazione "Sandia", la Repsol fara' tutto da sola. Seguiranno forse altre indagini, secondo i progetti Chirimoya e Zanahoria.

La Repsol da un lato stima che -- se troveranno petrolio -- questo bastera' a copire un decimo del fabbisogno nazionale spagnolo, ma allo stesso tempo, stimano che le probabilita' di successo siano fra il dodici ed il venti percento!

La questione ha creato forti tensioni fra il primo ministro Mariano Rajoy e i politici delle isole Canarie, fra cui il presidente Paulino Rivero, preoccupati per gli effetti sulla flora e sulla fauna del mare, per i pericoli di scoppi e inquinamento a lungo termine, specie visto che l'acqua che si usa alle Canarie e' desalinizzata direttaemente dal mare, e in generale dell'immagine delle loro isole nel resto del mondo.

Vari tentativi di indirre dei referendum a livello locale sono stati ripetutamente bloccati dal governo di Mariano Rajoy, e la Corte Costituzionale di Spagna ha sottoscritto il divieto.  Poi c'e' stata Greenpeace che ha cercato di fare protesta pacifica durante queste esplorazioni petrolifere e la violenta risposta della marina spagnola a creare il trambusto internazionale. Le immagini drammatiche della marina spagnola che sperona la barchetta degli attivisti, spezzando la gamba di una ventitreenne italiana, hanno infatti fatto il giro del mondo.

Ovviamente le promesse, i sogni e i miraggi dei petrolieri sono sempre gli stessi: questo petrolio portera' a investimenti multi-miliardari, si creeranno (addirittura!) 5000 posti di lavoro e che diminuiranno le importazioni dall'estero, un problema importante per la Spagna che importa il 99% del proprio fabbisogno nazionale. Dicono anche che hanno accettato di sottoscrivere un fondo da 20 milioni di euro in caso di problemi all'ambiente e di 40 millioni per responsabilita' civile se qualcosa va storto.

Dimenticano pero' che le trivelle quasi sicuramente distruggeranno il settore del turismo che rappresenta un terzo dell'economia delle Canarie, e che il turismo e' stato uno dei pochi settori della nazione a non aver sofferto la crisi, che la zona e' ricchissima di biodiversita'. Ad esempio, Oceana, nel sorvegliare le aree in cui la Repsol vuole trivellare ha scoperto ben 82 specie marine protette.

E sopratutto dimenticano di dire che la popolazione e' fortemente contraria.

Forse e' per questo che a lungo il governo ha cercato di ostacolare i referendum. Ma alla fine un voto c'e' stato. Era un voto di facciata, nel senso che non e' vincolante, perche' cosi' ha deciso la Corte Costituzionale, ma ugualmente il 23 Novembre 2014 i residenti hanno potuto dire la loro: il 75% dei votanti ha detto no alle trivelle, il 10% che non sa, e solo il 15% che e' favorevole.

Ma tutto questo alla Repsol e al suo CEO Antonio Brufau non interessa: nel caso in cui troveranno petrolio, la Repsol chiedera' di estrarlo.

Canarie o non Canarie.


Saturday, November 15, 2014

Trivelle alle Canarie - Greenpeace, Lanzarote e la 23 enne italiana



Lanzarote - nella morsa dei trivellanti della Repsol, isole Canarie, Spagna

Io non so cosa dire, se non chiedermi nella mia ingenuita' perche' deve esistere una societa' in cui niente e' sacro. Neanche due fra le isole piu' selvaggie delle Canarie - Fuerteventura e Lanzarote -  e perche' anche ci si pensi a trivellarle.

Ma quali che siano i malsani motivi che hanno portato il governo spagnolo a permettere ai petrolieri spagnoli della Repsol di distruggere questo piccolo paradiso terrestre, le conseguenze sono in questo drammatico video, in cui una attivista di Greenpeace, italiana fra l'altro, cade in mare durante la protesta e si rompe una gamba.

La manifestazione c'e' stata oggi 15 Novembre. La barchetta di Greenpeace, chiamata Arctic Sunrise, arriva sul sito trivellando prima che arrivasse una delle navi dei petrolieri per fare una protesta pacifica. La polizia gli dice di andarsene. Loro rispondono che sono pacifici e che vogliono solo proteggere il mare. La polizia scambia altre comunicazioni con loro, dicendogli ancora di andarsene. Greenpeace rifiuta. E cosi la polizia decide di intervenire.  Dal video si vede la barchetta di Greenpeace dimenarsi fra due navi enormi, con l'acqua che schizza da tutte le parti. La marina spagnola li insegue e nella foga l'attivista italiana viene scaraventata in mare, rompendosi appunto una gamba.

Io non so cosa dire se non che questi non sono i miei metodi, ma allo stesso tempo occorre riconoscere che a mali estremi, estremi rimedi. E' da tanto che i residenti protestano e si oppongono, ma il governo spagnolo e' sordo, e forse se non ci fosse stato questo gesto, molte meno persone avrebbero saputo delle trivelle alle Canarie, come pure dei misfatti della Shell in Artico o delle trivelle in Sicilia.

Ecco il video che si apre con Greenpeace che promette che si tratta di una protesta pacifica.






Prima dell'attacco della nave della polizia spagnola, Greenpeace ha comunicato con loro, e gli ha ricordato che sono pacifici, e che il loro dovere e' di porteggere l'ambiente e che non possono stare a guardare. Chiedono che vengano protette le persone e l'ambiente e non i petrolieri.

Come detto, non sono i miei metodi - anche perche' avrei paura! - ma ammiro la dedizione e l'impegno. Alla fine, a modo suo si tratta di una guerra, e tutti combattiamo come possiamo. E' a monte il problema: a chi le pensa queste cose, e a chi decide che un paradiso naturale sia da dare in pasto a ditte irreponsabili e che pensano solo al portafoglio.


La barchetta che hanno usato e' la stessa usata nell'Artico, sequestrata dai russi per circa un anno. Questa e' la prima volta che viene usata dopo quell'evento.