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Tuesday, March 19, 2019

Germania: elettricita' da rinnovabili in tutto il paese al 72% per una settimana intera




Ogni tanto sentiamo di record del 100% rinnovabili in paesi industrializzati. E' successo anche in Germania dove per qualche ora le rinnovabili hanno portato a piu' energia del necessario e alla vendita sottocosto o addirittura alla cessione gratuita di energia. Ma questo spesso dura poche ore, un giorno al massimo, e grazie spesso alle speciali condizioni meteo.

Questo qui e' invece un record diverso.

Intanto, l'obiettivo iniziale era di arrivare al 35 per cento di rinnovabili entro il 2020; ma sono arrivati al traguardo con molto anticipo e cosi se ne sono dati un altro.  Nel 2018 hanno deciso di voler arrivare alla generazione del 65% di energia dalle rinnovabili entro il 2030.

E' uno dei target piu' ambiziosi del mondo, visto che si tratta di una potenza economica con un forte consumo energetico. Il 65% non e' il 100%, ma poi siamo al 2019 e non ancora al 2030.

Ebbene i primi mesi del 2019 sono stati strabilianti per la generazione di energia elettrica della Germania. 

Siamo arrivati al 65% di energia sostenibile nella settimana che va dal 25 Febbraio 2019 al 3 Marzo 2019; le settimane successive hanno invece portato al 68% di energia dalle rinnovabili (4 Marzo - 10 Marzo) e poi, per quella appena passata (11 Marzo - 17 Marzo) al 72%.

Non male no per un paese che voleva arrivarci fra dieci anni, esserci arrivati in parte gia' adesso.

A fare la parte del leone il vento, al 57% del totale; le biomasse sono seguite al 9% e poi ancora l'idroelettrico al 6%. Fra l'energia non rinnovabile c'e' il nucleare all'11%, il carbone al 7%, gas e petrolio per tutto il resto.  Il sole ha contribuito molto poco, essendo i cieli spesso coperti e freddi.

In Germania in questo momento ci sono 30,000 turbine con una capacita' totale di 53 GW e se tutto va bene l'obiettivo del 65% di elettricita' dalle rinnovabili a regime dovrebbe essere superato molto prima del 2030.

Quello che invece resta da fare, e' di davvero impegnarsi ad eliminare il nucleare entro il 2022 come promesso, e il carbone entro il 2038.

E se tengono fede, il 100% rinnovabili entro il 2030 non sara' impossibile. 


Saturday, July 14, 2018

L'Irlanda diveste da tutte le fonti fossili - e' la prima nazione del mondo a farlo






Eccoci qui.

L'Italia detiene ancora il 30% delle azioni dell'ENI ed e' ancora inguaiata con il petrolio. Noi non lo sappiamo, ma sono sicura che quel 30% condiziona molte delle nostre scelte a livello di nazione, delle nostre politiche, del coraggio (o mancanza di coraggio) dei nostri politici.

Questa melassa politica-petrolio era evidente sotto il governo Renzi, e di tutti i governi prima di lui, con i ministri di ogni colore che hanno per lo piu' approvato tutte le trivelle possibili, a meno che non ci siano state eroiche resistenze e scandali popolari fra la gente.

Per il governo attuale e' ancora presto da dire, ma il fatto che il Ministro Sergio Costa non abbia, che mi risulta, detto ancora una parola sulle trivelle, mi preoccupa non poco e mostra che davvero si fa bene a temere che l'ENI strangola la nostra democrazia. 

Invece dalla piccola Irlanda una grande bella notizia.

Una legge che fa si che piu di 300 milioni di euro in azioni di 150 ditte di petrolio, gas e carbone saranno vendute il piu' presto possibile.

La legge definisce una ditta "fossile" se il 20% dell suo introito arriva dall'esplorazione, sfruttaemento o raffinamento di fonti fossili; se una di queste ditte inverte il suo focus e cade sotto questo limite del 20% gli investimenti possono continuare.

L'Iralanda cosi' diventa la prima nazione del mondo a divestire dalle fonti fossili secondo una legge passata con il supporto di tutti i partiti.

Tutti i partiti.

Tutti i partiti.

La nazione nel suo complesso ha circa 8 miliardi di euro in fondi di investimento nazionale, e la legge da 5 anni di tempo per completare la vendita.

La Norvegia ha fatto lo stesso, divestendo il suo fondo pensionistico dalle fonti fossili, ma solo con il carbone. Non sanno ancora cosa fare con le azioni che detengono di petrolio e del gas. E come potrebbe essere altrimenti, visto che lo stesso fondo di investimenti pensionistici e' figlio del petrolio!

E cosi quello che sembrava un micro movimento ha preso piede e sono tanti i piccoli e grandi enti che hanno aderito, chiese, scuole, cittadine. E ora il governo d'Irlanda.

E anzi, Thomas Pringle il parlamentare irlandese che ha introdotto la legge dice che il movimento di divestimento mostra al mondo intere che occorre agire e pensare il grande per fermare la catastroficita' dei cambiamenti climatici. Dice che occorre guardare al dila' dei ritorni economici a breve tempo del mercato.

Dovremmo tutti seguire l'esempio dell'Irlanda, e fare molto di piu' per questo martoriato pianeta.

Io sarei contenta gia' se Costa annunciasse che l'Italia non rilascera' piu' nessun tipo di licenza petrolifera sul suolo, sottosuolo o nei mari d'Italia.

Non e' difficile, basta solo volerlo.

Monday, June 18, 2018

Washington: miniera di carbone trasformata in centrale al sole






 La centrale elettrica alimentata a carbone di Centralia


Un tempo era la centrale a carbone piu' grande dello stato di Washington, vicino ad una miniera di carbone che la alimentava.

La miniera era a terrazza, a cielo aperto, poco distante dalla citta' di Centralia, a meta' fra Seattle e Portland, nello stato dell'Oregon. Fu chiusa nel 2006, perche' non remunerativa e adesso una leggera patina di verde la copre. Dal 2007 sono stati anche piantati degli alberi in parte del sito, secondo un progetto di riforestazione.

La centrale elettrica ha tre ciminiere. Dapprima era alimentata dalla miniera di Centralia. Poi ha resistito alla sua chiusura per un altro decennio, alimentata dal carbone che arrivava dallo stato del Wyoming.


Ma anche la centrale elettrica ha i giorni contati: parte dell'impianto sara' chiuso nel 2020 ed entro il 2025 sara' tutto fermo definitivamente. Questo grazie a nuova legislazione approvata nel 2011 per la riconversione a rinnovabili del sistema energetico dello stato di Washington.

E dunque, a partire dal 2025 in questo stato non ci sara' piu'  lavorazione attiva di carbone. Lo scopo? Far diminuire le emissioni di CO2: basti pensare che la centrale elettrica in questione genera da sola il 10% dei gas serra di tutto lo stato di Washington.

Perfetto allora, chiudiamola ed emettiamo meno CO2.

Ma.. e l'elettricita'?

La centrale a carbone di Centralia genera non solo CO2 ma anche circa 1.3 Gigawatt di energia di cui circa 380 finiscono nelle case dei residenti locali.

Che devono fare quelli di TransAlta, la ditta che gestice le operazioni a Centralia, adesso che devono chiudere?

Semplice: prendiamo 300 ettari di miniera e trasformiamoli in un campo solare.

Se tutto va come da calendario, le operazioni inizieranno nel 2020.

TransAlta e' una ditta di carbone. All'attivo, adesso, il 57% delle lore operazioni sono carbonifere, ma hanno deciso di eseguire la transizione verso le rinnovabili, annunciando che entro il 2030 non avranno piu' progetti fossili.

Per amore della natura? No, perche' e' il business che li spinge verso questa direzione, e perche' ci sono sempre piu' enti governativi che non ne vogliono piu' sentire di fonti fossili.

E dunque, per leggi o per business o per amore, si trovano nella posizione di dover passare alle rinnovabili.

Prima di essere una miniera il sito era un citta' che si chiamava Tono. E in omaggio alla cittadina distrutta per fare la miniera, il campo solare si chiamera' adesso Tono Solar. La localita' e' ideale perche' le linee di trasmissione esistono gia' (sono le linee della ex-centrale elettrica a carbone), perche' non ci vive li piu' nessuno, e perche' si riesce cosi' a trovare vita nuova per un sito essenzialmente morto.

La cosa invece non ideale e' che la legge prevede che se le operazioni industriali cessano del tutto, la la bonifica deve essere completa, ma se il sito resta industriale -- e il campo solare e' classificato tale -- la bonifica puo' essere solo parziale, in modo da accomodare il cambio d'uso.

L'apertura di Tono Solar sara' comunque accompagnata da due nuovi campi eolici da 180 e 140 megawatt a pochi chilometri di distanza, secondo il Skookumchuck Wind Energy Project.

Dal canto suo uno dei rappresentanti dello stato di Washintgton, Ed Orcutt, dice di essere in trattativa per far si che le ditte del vetro locali producano componenti per i pannelli solari e altri manufatti utili alla riconversione della miniera, in modo da portare lavoro nell'area. Altri parlano di un parco industriale per la creazione di batterie da integrare ai progetti rinnovabili.

Ecco, e' tutto ideale? No, certo. Ma e' un altro passo, fatto per amore o per denaro o perche' obbligati, non importa,  e' comunque il segno tangibile di dove spira il vento, e tutte le ditte fossili farebbero bene a studiare il caso, come pure i politici che dovrebbero seguire l'esempio dello stato di Washington e decidere *oggi* che fra 10, 20 anni tutte le centrali fossili devono essere in qualche modo riconvertite.

In Italia invece, prendiamo le vecchie raffinerie e le rivendiamo agli algerini....

Wednesday, May 16, 2018

Germania 1 Maggio 2018: 100% rinnovabile



Il giorno 1 Maggio 2018 in Germania c’era il sole, era vacanza, e le rinnovabili hanno fornito il 100% dell’energia elettrica per un po piu di due ore. La generazione di energia alle ore 13:00 e’ stata di 53,987 megawatt-ore, e il consumo totale di 53,768 megawatt-ore.

I prezzi per un po sono andati in negativo. 

L’elettricita’ in quel frangente e’ venuta per il 52% dall’eolico; per il 37% dal solare e per il restante 11% da idroelettrico e da biomasse.

L'energia in piu' e' stata esportata nei paesi confinanti, ed il risultato e' che i prezzi sono andati in negativo per un po di tempo anche in Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Svizzera.

Se invece si fa la media per tutto il giorno del 1 Maggio 2018 la quota da rinnovabili in Germania e' stata di 71.4%.

Non e’ la prima volta che succede, visto che gia’ il 1 Gennaio 2018 c’era gia’ stato il 100% di energia non-fossile.

Uno dira’: beh grazie, erano chiuse tutte le fabbriche. Certo, e’ piu’ facile arrivare al 100% nei giorni di vacanza o di festa, ma il punto e’ che fino a pochi anni fa tutto questo non si pensava possibile. E se siamo arrivati fin qui, anche se per poche ore, anche se in un giorno di festa, e considerato che si tratta di un paese grande come la Germania, vuol dire che si puo’, e che si puo’ fare anche meglio per il futuro.

Un giorno ci arriveremo, al 100% tutti i giorni. E poi, quel 37% di energia solare? In Germania? Un numero incoraggiante, no?

Intanto per tutto il 2017, in Germania il 36% dell’elettricita’ e’ stata da rinnovabili.

Il dato non incoraggiante pero’ e’ che le emissioni di CO2 nel paese non sono calate, ma rimaste invariate nel corso degli scorsi 3 anni.

Perche’? Perche’ le turbine a vento sono per la maggior parte concentrate nel nord del paese e nel resto della Germania restano in azione molte centrali a carbone, che vanno a lignite, dalle emissioni particolarmente intense di CO2.

C’e’ allora molto da fare ancora, specie per garantire che l’elettricita’ da rinnovabile sia ben diffusa nel paese, con miglioramento della rete elettrica.

E cosi ministro Tedesco degli affari economici e dell’energia, Peter Altmaier, ricorda che occorre guardare oltre l'ottimo risultato e che ci vuole maggior capillarita’ nella capacita' di distribuzione.

Lo dicono e lo fanno. Perche' continua la costruzione del SuedOstLink, un cavo sotterraneo di 580 chilometri per connettere la Germania da nord a sud, di modo che l'elettricita' dal vento del nord possa arrivare piu' agevolemente verso sud.

Dal mio punto di vista la cosa interessante e’ che il progetto, sponsorizzato dall’UE, e’ stato inizialmente opposto dai residenti perche’ inizialmente si pensava di costruire il condotto elettrico in alto, come i normali fili della luce. La gente non lo voleva; il governo ha ascoltato i residenti, e ha deciso di sotterrarrlo.

E dunque ecco i due paesi: in Germania costruiscono cavi per meglio garantire l’arrivo dell’energia da rinnovabile delle case del paese; in Italia costruiamo gasdotti per meglio garantire alla SNAM autostrade del gas per vendere metano a svizzeri, francesi e olandesi.

Saturday, March 10, 2018

Arizona: i Navajo chiudono la centrale a carbone e installano pannelli solari





Si chiama Kayenta Solar Facility ed e' il primo impianto a grande scala costruito dai Navajo sulle loro terre e per la loro tribu' in Arizona.

Kayenta e' una cittadina di 5000 abitanti che sorge nei pressi di Monument Valley, tecnicamente in Arizona e vicina al confine con lo Utah. Prima di questo impianto solare la riserva era nota per l'estrazione del carbone da parte della Peabody Energy che da decenni sfruttava e commercializzava energia fossile dalla cosiddetta Kayenta Mine.

Ma la Kayenta Mine chiude. Non ci sono piu' acquirenti, la miniera non e' piu' competitiva.

Al suo posto la Kayenta Solar Facility che occupa 80 ettari di deserto, e che per ora genera 27 megawatt di energia, sufficiente per portare elettricita' a 13,000 famiglie.

L'energia solare dal Kayenta Solar Facility arriva non solo in concomitanza con la chiusura della Kayenta mine ma cbe proprio in concomitanza con la chiusura della Navajo Generating Station, una centrale a carbone nella vicina citta' di Page che e' in via di smantellamento e che chiudera' le porte pure lei e definitivamente nel Dicembre del 2019.

L'agenzia che opera la centrale a carbone, e che adesso gestira' l'impianto solare, si chiama Navajo Tribal Utility Authority ed e' gestita dai Navajo stessi. Secondo Walter Haase, il capo dell'agenzia in questione, la transizione dal carbone al solare e' la cosa giusta da fare e da un segnale forte a investitori, pubblico e politici che e' possibile portare avanti progetti di green economy anche in una riserva indiana.

Erano anni che si progettava, si parlava, si pensava, e alla fine tutti gli ostacoli sono stati superati, logistici, economici, infrastrutturali. Buona parte della manodopera e' arrivata dai Navajo stessi, portando lavoro a 200 persone, il governo centrale ha contribuito 60 milioni di dollari al progetto, sono stati gia' firmati contratti a lungo termine che ripagheranno il resto degli investimenti.

Ovviamente si pensa gia' al futuro. Adesso che i Navajo hanno mostrato di essere competenti e adesso che hanno una forza lavoro con esperienza possono anche pensare di espandersi. L'area utilizzata infatti e' solo meta' di quella disponibile a Kayenta, e ci sono opportunita' per stoccaggio energia, aumenti dei megawatt (da 27 fino a 500) e anche lo sfruttamento dell'energia eolica.

Ovviamente c'e' ancora molto da fare: per ora la capacita' dell'impianto di Kayenta e' solo l'1% della capacita' dell'impianto a carbone all'apice della sua produttivita', e ci sono ancora 15,000 Navajo *senza energia elettrica*.

Ma e' innegabile che tutto questo sia un passo in avanti e che e' solo l'inizio. Non a caso la Peabody Energy ha protestato vivissimamente contro la centrale solare. Non possono accettare che il loro modello di sviluppo stia tramontando, che nessuno vuole piu' energia da carbone, che i costi del solare sono ora competitivi con le fossili, che possa arrivare qualcos'altro a prendere il loro posto.

Il carbone e il petrolio e il gas estratti in tutto lo stato, nonche' una classe politica amica delle fossili ha non solo paralizzato a lungo le rinovabili qui in Arizona, ma ha anche portato ad inquinamento di acqua e terra.

E' innegabile che di tutte le opzioni il sole sia fra le piu' promettenti qui, data la geografia e le mille opportunita'.

Non a caso la Arizona Corporation Commission, l'ente dello stato che si occupa di gestire l'energia nello stato ha proposto la generazione di energia elettrica all'80% dal sole entro il 2050, e del 50% entro il 2030.

Come?

Tramite l'uso di piccoli e medi progetti di sole e vento, con maggiore stoccaggio, usando per esempio reservoir d'acqua come batteria, con reti elettriche piu' flessibili, con maggiori incentivi alle auto elettriche, e offrendo incentivi per usare energia durante le ore non di punta.

Come sempre, a volerlo, a programmarlo, ad insistere, alla fine tutto si puo' fare.
Per ora celebriamo con i Navajo.



Wednesday, February 14, 2018

Cina: 60,000 soldati a piantare alberi contro l'inquinamento














La provincia di Hebei, attorno a Pechino e' fra le piu' inquinate della Cina, ergo del mondo intero.

E' questa una zona industriale, dove si produce principalmente acciaio, e che e' perennemente coperta dallo smog. Spesso le fabbriche e le scuole sono chiuse perche' l'aria sa di carbone e diventa  irrespirabile. Il traffico viene fermato.  La gente vive con le mascherine, aumentano le malattie respiratorie e cardiovascolari, i purificatori d'aria vanno a ruba per chi se li puo' permettere.

Tutto questo e' piu' grave in inverno, quando ci sono le stufette in casa, che vengono alimentate a carbone, e che acuiscono la situazione.

Quest'anno e' stato deciso di vietare i fuochi d'artificio per il Capodanno cinese in almeno 400 citta' in tutta la nazione. 

I valori di inquinamento sono sbalorditivi: nel 2017 in media ci sono stati 65 microgrammi per metro cubo di PM 2.5 in tutta la provincia di Hebei; ma in alcune citta' si e' arrivato anche a 1,000 microgrammi per metro cubo sia di PM 2.5 che di PM 10, cioe' particelle fini di meno di 2.5 micron o 10 micron di diametro.

La citta' in quetione si chiama Shijiazhuan e si trova in Hebei.

Per capire quanto grave sia la faccenda, basti pensare che l'Organizzazione Mondiale della Sanita' raccomanda l'esposizione massima di 25 microgrammi per metro cubo sul PM 2.5 e di 50 microgrammi per metro cubu sul PM 10.

Quindi qui siamo a 40 volte di piu'!
 
E cosi, il governo cinese a cui non manca ambizione e potere di cambiare le cose, decide che le cose devono cambiare: l'inquinamento a Hebei deve calare del 15% in meno di un anno e le concentrazioni di PM 2.5 devono scendere a 57 microgrammi per metro cubo entro il 2020.

Siamo qui nella "guerra all'inquinamento" come la chiamano in Cina. 

Fra le iniziative prese quella di vietare il riscaldameno da carbone, promuovere l'innovazione, cercare di sviluppare turismo e teriziario, aumentare fino al 10% la percentuale di energia rinnovabile usata a Hebei, e... riforestare.

Si proprio cosi, piantare alberi un po' dappertutto.

Ma chi li deve piantare questi alberi? 

Ecco l'idea: 60,000 soldati del cosidetto People's Liberation Army hanno ricevuto l'ordine di piantare alberi contro l'inquinamento in un'area di 23 mila chilometri quadrati. La maggior parte di loro e' stata mandata proprio nella provincia di Hebei. 

Il progetto e' parte dell'obiettivo cinese di riforestare circa 84,000 chilometri quadrati, un area grande quanto l'Irlanda e di aumentare la percentuale di foresta nella nazione dal 21 al 23% entro il 2020, fino ad arrivare al 26% entro il 2035.

L'idea e' stata presa con grande entusiasmo dai militari, e si prevedono partnership con enti privati.

La domanda e' sempre la stessa: e in Italia?

Dove sono i nostri progetti di riforestare? Di combattere l'inquinamento? Di risanare le aree invibili? Di promuovere le auto, i bus, i treni elettrici, e qualsiasi mezzo di trasporto non petrolifero? Chi ne parla adesso che siamo in campagna elettorale? Che ne sara' di tutti quei giorni in cui Milano e Torino sono ferme per inquinamento? Come facciamo a farle finire?

Vogliamo che finiscano? 





Monday, December 25, 2017

Costa Rica - ancora record nel 2017 trecento giorni di 100% rinnovabile










Il Costa Rica continua con la sua corsa solitaria e vittoriosa verso il futuro rinnovabile.

Il suo obiettivo e' di arrivare alla "neutralita' da carbone", cioe' di emettere meno CO2 di quanto ne viene assoribita, entro il 2021.

Nel frattempo, vanno avanti per fatti e non per parole.

Nel 2017, e con i dati fermi al giorno 8 Dicembre 2017, il Costa Rica segna 300 giorni *consecutivi* di 100% energia rinnovabile.

Il record precendente era di 299 giorni nel 2015.
Nel 2016 sono stati 271 i giorni senza fossili.

Il Costa Rica ha 5 milioni di persone, e l'elettricita' arriva per il 78% dall'idroelettrico, per il 10% dal geotermico, per un altro 10% dal vento e per l'1% dal sole.

Carlos Manuel Obregón, e' il presidente dell'Istituto per l'Elettricita' del Costa Rica, e parla non solo di aumento produttivo ma anche di migliorie alla rete elettrica degli ultimi anni.

Certo, e' un paese piccolo, con poche persone e con molte risorse energetiche "naturali", prime fra tutte l'idroeletrico. Certo, e' piu' difficile fare tutto questo in Cina o negli USA o in India, nazioni molto piu' popolose. Ma il punto e' che lo vogliono, ci provano, sono attivi e lo vogliono, fortissimamente lo vogliono.

Vediamo quali saranno i numeri finali, dei giorni rinnovabili in Costa Rica per tutto il 2017.

Sunday, December 24, 2017

Qinghai, Cina: 5 milioni di persone, una settimana, 100% rinnovabile










Per una settimana intera i cinque milioni di residenti della provincia di Qinghai nel nord-ovest della Cina, hanno alimentato tutti i loro elettrodomestici e acceso tutte le loro luci con energia rinnovabile.

La notizia e' di qualche mese fa, ed e' stata rilasciata dall'agenzia nazionale di stampa della Cina Xinhua.

Il tutto era parte di un progetto pilota del governo di mostrare che un futuro senza energia fossile si puo'.  La settimana scelta e' stata quella fra il 17 e il 23 Giugno 2017, quando appunto tutta l'energia per i residenti della provincia di Qinghai, piu' o meno una provincia grande come il Texas, e' venuta dal sole, vento e idroelettrico.

Per quella settimana hanno semplicemente deciso di spegnere la generazione di energia non rinnovabile e vedere se potessero esserci problemi, o fluttuazioni o black out.  Durante questo tempo, l'energia usata e' stata di circa 1.1 miliardi di kilowatt-ore, l'equivalente di 535mila tonnellate di carbone.

E' tutto filato liscio, e non ci sono state fluttuazioni o problemi di nessun genere.

Cioe' le rinnovabili ce l'hanno fatta da sole.

In tempi "normali" cioe' fuori da questo intervallo sperimentale di Giugno, la percentuale di energia dal sole, vento e idroelettrico di Qinghai e' dell'84%.

L'idea e' di arrivare al 100% a regime, in tempi brevi, e anche di inziare a cedere energia alle regioni confinanti.

La Cina prevede di investire oltre 350 milioni di dollari in energia verde da qui al 2020, creando 13 milioni di posti di lavoro per fare del paese un leader della tecnologia rinnovabile.

Yes we can, anche dalla Cina.








Thursday, December 21, 2017

Francia: firmata la legge che vieta le trivelle dal 2040








** Update 25 Gennaio 2018 **

Oggi, al World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, Svizzera il presidente francese 
Emmanuel Macron ribadisce che vuole che la Francia sia un modello nella lotta ai cambiamenti climatici e vuole avere piu' obiettivi concreti entro il 2020.

Cosi' annuncia pure che entro il 2021 il paese avra' chiuso tutte le sue centrali a carbone. E' una buona notizia certo, ma anche questa e' piu' che altro simbolica, visto che la Francia deriva solo l'1% della sua elettricita' dal carbone.

L'elefante nella stanza e' invece il nucleare che fa la parte del leone nello scenario energetico nazionale di Francia. 


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Il giorno 19 Dicembre 2017, la Francia ha approvato e finalizzato la legge che vietera' le estrazioni di petrolio sul suo suolo dal 2040.

Saranno vietate nuove licenze, e rinnovi di licenze, come spiegato dal ministro dell'ambiente Nicolas Hunt.

La legge pero', per tutto il suo parlare, e' simbolica: la Francia produce solo l'1% del suo fabbisongo nazionale di idrocarburi. La legge non sara' certo una rivoluzione epocale nei fatti. Potrebbe pero' esserlo a mo' di esempio.

Pero' non e' tutto oro quello che luccica, visto che anche se si tratta solo dell'1%, ci sono anche qui, varie "eccezioni".

Il Coal Bed Methane sara' ancora sfruttato - questi sono giacimenti metaniferi in strati carboniferi. Un po come volevano (vogliono?) fare ancora in Sulcis.

Verra; ancora sfruttato il gas della regione di Lacq, una sorta di capitale francese del gas, che fra l'altro e' qui particolarmente carico di idrogeno solforato e altre impurita'.

Alcuni permessi, in realta', potranno essere estesi nel tempo, per motivi economici, se riescono a dimostrare che non sono riusciti a recuperare i soldi del loro investimento iniziale. Perche' appunto, non devono perdere soldi!

Se si hanno gia' permessi, e' possibile continuare ad esercitare il diritto alle trivelle anche dopo il 2040.

Nessuna discussione sulle importazioni da altri stati. E attivita' di trivelle... all'estero?

Beh, la Total certo non molla. Hanno appena apprvato il loroLibra project, nel Santos Basin del Brasile per trivellare offshore, con tanto di FPSO con capacita' produttiva di 150,000 barili al giorno.

In Italia non si parla di trivelle pre o post 2040. Anzi, qui la Total prevede di operare il 50% di Tempa Rossa, ed e' comproprietaria dei permessi Teana (80%, operatore), Aliano (60%, operatore), Fosso Valdienna (83.4%, operatore), Tempa Moliano (83.4%, operatore) e Serra San Bernardo (13.77%).

Operatore significa che e' lei che pompa.