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Monday, June 18, 2018

Washington: miniera di carbone trasformata in centrale al sole






 La centrale elettrica alimentata a carbone di Centralia


Un tempo era la centrale a carbone piu' grande dello stato di Washington, vicino ad una miniera di carbone che la alimentava.

La miniera era a terrazza, a cielo aperto, poco distante dalla citta' di Centralia, a meta' fra Seattle e Portland, nello stato dell'Oregon. Fu chiusa nel 2006, perche' non remunerativa e adesso una leggera patina di verde la copre. Dal 2007 sono stati anche piantati degli alberi in parte del sito, secondo un progetto di riforestazione.

La centrale elettrica ha tre ciminiere. Dapprima era alimentata dalla miniera di Centralia. Poi ha resistito alla sua chiusura per un altro decennio, alimentata dal carbone che arrivava dallo stato del Wyoming.


Ma anche la centrale elettrica ha i giorni contati: parte dell'impianto sara' chiuso nel 2020 ed entro il 2025 sara' tutto fermo definitivamente. Questo grazie a nuova legislazione approvata nel 2011 per la riconversione a rinnovabili del sistema energetico dello stato di Washington.

E dunque, a partire dal 2025 in questo stato non ci sara' piu'  lavorazione attiva di carbone. Lo scopo? Far diminuire le emissioni di CO2: basti pensare che la centrale elettrica in questione genera da sola il 10% dei gas serra di tutto lo stato di Washington.

Perfetto allora, chiudiamola ed emettiamo meno CO2.

Ma.. e l'elettricita'?

La centrale a carbone di Centralia genera non solo CO2 ma anche circa 1.3 Gigawatt di energia di cui circa 380 finiscono nelle case dei residenti locali.

Che devono fare quelli di TransAlta, la ditta che gestice le operazioni a Centralia, adesso che devono chiudere?

Semplice: prendiamo 300 ettari di miniera e trasformiamoli in un campo solare.

Se tutto va come da calendario, le operazioni inizieranno nel 2020.

TransAlta e' una ditta di carbone. All'attivo, adesso, il 57% delle lore operazioni sono carbonifere, ma hanno deciso di eseguire la transizione verso le rinnovabili, annunciando che entro il 2030 non avranno piu' progetti fossili.

Per amore della natura? No, perche' e' il business che li spinge verso questa direzione, e perche' ci sono sempre piu' enti governativi che non ne vogliono piu' sentire di fonti fossili.

E dunque, per leggi o per business o per amore, si trovano nella posizione di dover passare alle rinnovabili.

Prima di essere una miniera il sito era un citta' che si chiamava Tono. E in omaggio alla cittadina distrutta per fare la miniera, il campo solare si chiamera' adesso Tono Solar. La localita' e' ideale perche' le linee di trasmissione esistono gia' (sono le linee della ex-centrale elettrica a carbone), perche' non ci vive li piu' nessuno, e perche' si riesce cosi' a trovare vita nuova per un sito essenzialmente morto.

La cosa invece non ideale e' che la legge prevede che se le operazioni industriali cessano del tutto, la la bonifica deve essere completa, ma se il sito resta industriale -- e il campo solare e' classificato tale -- la bonifica puo' essere solo parziale, in modo da accomodare il cambio d'uso.

L'apertura di Tono Solar sara' comunque accompagnata da due nuovi campi eolici da 180 e 140 megawatt a pochi chilometri di distanza, secondo il Skookumchuck Wind Energy Project.

Dal canto suo uno dei rappresentanti dello stato di Washintgton, Ed Orcutt, dice di essere in trattativa per far si che le ditte del vetro locali producano componenti per i pannelli solari e altri manufatti utili alla riconversione della miniera, in modo da portare lavoro nell'area. Altri parlano di un parco industriale per la creazione di batterie da integrare ai progetti rinnovabili.

Ecco, e' tutto ideale? No, certo. Ma e' un altro passo, fatto per amore o per denaro o perche' obbligati, non importa,  e' comunque il segno tangibile di dove spira il vento, e tutte le ditte fossili farebbero bene a studiare il caso, come pure i politici che dovrebbero seguire l'esempio dello stato di Washington e decidere *oggi* che fra 10, 20 anni tutte le centrali fossili devono essere in qualche modo riconvertite.

In Italia invece, prendiamo le vecchie raffinerie e le rivendiamo agli algerini....

Wednesday, February 1, 2017

California: pannelli solari gratis ai ceti bassi e un miliardo di dollari per rinnovabilizzare lo stato




 Bertha Dortch, pensionata la cui bolletta 
e' passata da 300 dollari al mese a 30
con i pannelli solari gratis



Stan Greshner, Grid Alternatives che si occupa di 
installare pannelli solari sui tetti dei piu' poveri 


"We need to make sure all communities, all families, are part of our nation's transition to a clean energy future and we must now focus on the low-income segment in order for that to be true." 
Stan Greshner, Grid Alternatives


Il sole e' per tutti, e lo stato della California ha deciso che anche i pannelli solari debbano essere alla
portata di tutti.

Ed eccoci qui, un programma di incentivi per installare sistemi fotovoltaici sui tetti, gratis, per i meno ricchi e sovvenzionato dalla tassa statale sulle emissioni di CO2, il Cap and Trade program ideato sotto l'ex governatore Arnold Schwarzenegger.

L'iniziativa specifica si chiama Single-family Affordable Solar Homes incentive program; in ballo $162 milioni di dollari. In totale, fra questa iniziativa ed altre simili verranno spesi circa $300 milioni di dollari entro il 2020 per portare le rinnovabili anche ai ceti piu' bassi. 

L'idea e' che gli incentivi per le rinnovabili le paghiamo tutti, con le nostre tasse, ma spesso i piu' poveri non possono approfittarne perche' manca il capitale iniziale. E quindi, ecco qui l'idea di usare parte dei fondi reperiti tramite questa Cap and Trade carbon tax per fornire pannelli solari a chi non potrebbe permetterselo.

A installare i pannelli solari volontari di associazioni come la Grid Alternatives, dove spesso prestano servizio esperti che lavoravano -- o lavorano tuttora -- presso grandi ditte di solare. In genere queste ditte operano in citta' e quartieri ricchi, come Palm Springs, comunita' nel deserto fuori Los Angeles.  Gli italiani forse la ricordano perche' qui che Obama arrivo' dopo aver lasciato la casa bianca.

Il solare fa tutta la differenza del mondo, anche e sopratutto per chi non vive con molto.

Bertha Dortch, pensionata che si occupa a tempo pieno della sua .... bisnipote e che ha due ragazzini in affidamento, ha visto la bolletta calare da 300 dollari al mese durante l'estate a 30.  Notare che nella bolletta e' compreso riscaldamento, aria condizionata, gas da cucina.
Anche lo stato di New York e del Colorado hanno incentivi simili. Ad Agosto del 2016 il governo federale di Obama, passo' una "solar access for all" per portare il sole gratis a tutte le famiglie di reddito inferiore al $40,000 dollari annui.

Sono circa 50 milioni di famiglie.

Come sappiamo, tutto questo e' una grande opportunita' per l'ambiente, per le famiglie interessate ma anche per l'occupazione. Tutti i posti di lavoro persi per il "made in China" o per il "made by a robot" potrebbero essere recuperati grazie al lavoro "green".

Ci vuole qualcuno in carne ed ossa ad installare e a fare manutenzione ai pannelli, a venderli, a trasportarli. E questo crea lavoro. E infatti in questo momento, il sole da piu' lavoro negli USA che il carbone, con 210mila persone impiegate.

Allargare la base dei consumatori aprira' le porte ad ancora maggiore impiego.

E non sono solo i tetti solari: tre fornitori di energia elettrica, la Southern California Edison, la Pacific Gas and Electric e la San Diego Gas and Electric hanno gia iniziato a rivoluzionare il sistema energetico nelle case, nei posti di lavoro e nelle strade, adattando l'infrastruttura esistente per incorporare piu' energia elettrica.

Finora sono stati investiti 200 milioni di dollari, e a fine Gennaio 2017 hanno richiesto di investirne un altro miliardo per poter aggiungere stazioni di ricarica elettrica veloce lungo le strade, per inventivare l'uso di camion e taxi al sole, per aggiungere ricariche specifiche per autobus e camion, per installare infrastruttura elettrica in aereoporti e porti da dedicare agli spostamenti interni e al sistema smistamento bagagli, per installare pannelli rinnovabili sui tetti degli appartamenti inclusi di quelli a ceto medio-basso.

Delle stazioni elettriche, la proposta e' di aggiungerne cinque di uber-veloci che ricaricheranno le automobili in 30 minuti.


Ovviamente nello stato ci sono gia' stazioni di ricarica, ma in genere queste sono dedicate ai clienti di una ditta specifica. Per esempio Tesla ne ha gia' 50 di stazioni Super-charger nello stato di Calfiornia
ed altre ditte private e startup che stanno aprendo altri punti ricarica. Fra queste EVgo che pianifica di aprire 200 punti di ricarica e ChargePoint che ne vuole installare 70 lungo le autostrade.

Le tre ditte fornitrici di energia elettrica invece con le loro stazioni saranno aperte a tutti.
E' il piu' grande e il piu ambizioso progetto di sempre per la California, con l'obiettivo di veramente
rivoluazionare il sistema energetico.  Si prevede anche di incentivare i proprietari di automobili elettriche a ricaricare nei momenti di maggior abbondanza di sole e vento.
Questi investimenti sono parte dell'obiettivo di arrivare ad un milione di automobili a emissioni zero entro il 2020 e ad 1.5 milioni entro il 2025, oltre che di arrivare al taglio di emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. 

Il sole non e' un lusso, e' per tutti. Basta solo volerlo.

 

Saturday, January 14, 2017

New York solarizzata e rinnovabile

Indian Point, centrale nucleare


"From Long Island to Buffalo, these new projects will help power the energy systems of tomorrow while protecting our environment and creating skilled jobs in emerging sectors of the economy."

Governatore Andrew Cuomo, New York


Il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo annuncia che la centrale nucleare di Indian Point, con le sue due turbine, chiudera' nel 2021, dieci anni prima del suo ciclo naturale. La centrale fornisce il 10% dell'energia dello stato di New York. 

Cosa la sostituera'? Sole, vento e idroelettrico.

Perche' oltre alla chiusura di Indian Point, Cuomo annuncia di voler tagliare le emissioni di CO2 del 30 percento entro il 2030 e di generare il 50% della sua energia eletrica dalle rinnovabili.

Per gli USA e' un obiettivo importante: la California ha target simili e fra i due stati, fanno circa 65 milioni di persone, un quinto della popolazione USA, la cui elettricita', se tutto va bene, dovrebbe arrivare per la meta' dalle rinnovabili fra tre anni.  Le isole Hawaii hanno l'obiettivo del 100% rinnovabile entro il 2045, e Vermont del 75% entro il 2032. L'Oregon del 50% rinnovabile entro il 2040.

Per arrivarci a questo obiettivo del 50% di rinnovabili,  a New York e' in corso un rifacimento colossale della rete elettrica in modo da meglio integrare l'elettrictita' dai tetti della citta' e da distruibuire l'energia che arriva dal nord dello stato dove sorgono centrali idroelettriche e a vento. 

L'idea e' che questi cambiamenti potreranno a colmare quel 10% di energia che finora arrivava dal nucleare.

E infati Cuomo annuncia che ci saranno ammodernamenti alle sette centrali idroelettriche dello stato, ed un totale di circa 360 milioni di dollari in investimenti pubblici per le rinnovabili nello stato della grande mela. Accanto a questi soldi pubblici, si prevedono circa 1 miliardo di dollari in investimenti privati per generare energia rinnovabile.
 
Gia' adesso a New York si puo' scegliere di avere energia elettria prodotta localmente e di vendere l'energia in eccesso alla rete grazie allo "Shared Renewables green energy program".

Ma perche' uccidono la centrale nucleare dieci anni prima della loro fine naturale? 

Per il semplice motivo che ci sono rischi e timori che qualcosa possa andare storto: nel 2016 ci fu na perdita nella centrale che rilascio' quantativi piccoli, ma non nulli, di radioattivita' nell'acqua potabile.
A suo tempo si disse che non erano quantitavi preicolosi alla salute umana (il tuttapposto americano!)
ma allo stesso tempo ci si rende conto che possono esserci pericoli, ed e' meglio smantellarli prima piuttosto che dopo. 

Per non parlare dei rischi e timori di attacchi terroristici. Non e' molto noto, ma gli attentatori del'11 Settembre avevano inizialmente pensato di attaccare anche le centrali nucleari di New York, e visto che Indian Point e' solo a 60 chilometri da downtown New York, i timori sono sempre li.

E cosi invece che guardare a centrali di energia fossile e nucleare, si e' pensato di guardare al futuro e di incentivare l'uso delle rinnovabili. 

Oltre al rinnovo della rete elettrica e all'incentivo del solare sui tetti, Cuomo ha anche annunciato l'avvio di un nuovo progetto di vento offshore che generera' elettricita per circa 18,000 case.

In totale, entro il 2020 ci saranno 35 nuovi progetti rinnovabili in tutto lo stato con circa 4 miliardi di investimenti pubblici totali e il doppio in denaro privato. Ma non solo, si calcola, che per ogni dollaro speso, se ne guadagneranno tre in termini di lavoro, movimento dell'economia locale, e pagamenti agli enti pubblici.

Gia' adesso lo stato di New York ha 85,000 posti di lavoro nel settore rinnovabile, destinati a crescere.

Ecco, un altra storia di una comunita' che usa quel che puo' e che e' per cambiare lo status quo del petrolio, del nucleare, e per riscoprirsi piu' verde, e piu' sana.










Friday, May 6, 2016

Fort McMurray - la capitale petrolifera del Canada interamente ingolfata dalle fiamme





1600 kmq

il 20% di case di una citta' di 90,000 persone distrutte

100,000 evuacuati

le fiamme coprono un area piu' grande 
dell'intera area metropolitana di Londra
e New York 

Prodotti 1 milione di barili al giorno di meno rispetto al normale


Si spera solo nella pioggia



 In rosso l'incendio al 5 maggio 2016. 
In grigio gli impianti petroliferi delle Tar Sands dell'Alberta

Lo status delle 15 raffinerie ed affini attorno a Fort Mc Murray

Shell Canada, Imperial Oil, Husky Energy, ConocoPhillips, Statoil, Athabasca, 
Suncor, Nexen, Syncrude, Connacher Oil and Gas
hanno chiuso o preso misure di precauzione




The fire will likely burn for weeks and weeks


Fort Mc Murray, Canada. L'epicentro delle estrazioni di bitume del paese. La capitale delle Tar Sands dello stato dell'Alberta. La localita' con maggiore concentrazione di raffinerie e di impianti emissivi di CO2. Fort Mc Murray e' vittima del suo stesso trivellare. La citta' e' infatti sommersa da fiamme devastanti che hanno lasciato dietro ceneri, devastazione e paura, dovute principalmente ai cambiamenti climatici.

E' il cerchio che si chiude.

In questo inizio di Maggio 2016 a Fort Mc Murray le temperature sono piu' elevate del normale, la vegetazione e' secca, non piove da tanto, e' cosi' il numero di incendi aumenta a dismisura. Sono 330 per quest'anno, il doppio del normale. In piu' la stagione calda, in cui aspettarsi incendi si e' allungata di molto, dal 1 Maggio di ogni anni, come era nel 1979 al 1 Marzo come e' stato quest'anno.  

Gia' nel 2015 ci fu una lunga e inaspettata siccita'. Lo stato dovette dichiarare lo stato di "emergenza agricola" perche' mancava l'acqua per le irrigazioni. Anche l'inverno in Alberta e' stato caldo come non mai, con basse precipitaizioni nevose. Al tutto va ad aggiungersi la perturbazione El Nino che ha accentuato l'aridita'. Ai primi di Maggio la temperatura e' stata anche di 33 gradi centigradi, mentre in media e' di 14 gradi centigradi.

Il professor Mike Flannigan dell'Universita' dell'Alberta conferma che in larga parte gli incendi sono dovuti ai cambiamenti climatici. "This is consistent with what we expect from human-caused climate change affecting our fire regime" ha detto.

E non sono falo' di poca durata, e' una settimana e piu' che la situazione e' fuori controllo. La citta' di Fort McMurray ha quasi 90,000 abitanti, una superficie di circa 850 chilometri quadrati ed e' stata interamente evacutata. La maggior parte dei residenti ha trovato riparo ad Edmonton, la capitale dello stato. Le fiamme si sono propagate in fretta e la gente non ha avuto il tempo di prepararsi per abbandonare la citta'. A un certo punto anche l'autostrada era avvolta da fiammate giunte anche ad 80 metri di altezza.  Alcune persone sono state portate via in elicottero.

Si teme adesso che le fiamme possano anche arrivare all'infrastruttura petrolifera alla periferita della citta'.

Intanto sono andate distrutte 1600 case. Interi quartieri sono stati rasi al suolo. La foresta arde. Il cielo e' arancione, nero, grigio. Non piu' azzurro.  L'aereoporto e' stato messo in salvo solo grazie ad una massiccia presenza di vigili del fuoco.  Il fuoco ha divorato piu' di 1000 chilometri quadrati.
I residenti parlano di scene di guerra.

Le autorita' sanno pero' che senza l'aiuto di madre natura, le fiamme saranno inarrestabili: semplicemente l'estensione territoriale dell'incendio e' troppo grande, i venti troppo forti.  Le fiamme continuano a mangiare tutto cio' che trovano. Sono riuscite a saltare fiumi e strade e se non arriva la pioggia ci sara' ben poco da fare. Il bello e' che non piove da due mesi a Fort Mc Murray.

Secondo le autorita' ci vorranno mesi per completamente estinguere il fuoco.

Intanto la NASA parla di un Marzo 2016 di caldo record, dopo un 2014,  un 2015 ed un Gennaio ed un Febbraio 2016 da caldo record.

Che dire. E' evidente che e' tutto parte della stessa storia. Quello che succede a Fort Mc Murray e' soltanto l'antipasto di quello che ci aspetta: eventi naturali che diventano estremi a causa dei cambiamenti climatici dovuti principalmente all'uso di fonti fossili. In questo caso sono incendi, ma sono stati e saranno uragani, allagamenti, piogge torrenziali, scioglimenti di ghiacciai. E' la natura che segue le sue leggi. Noi le diamo le condizioni iniziali, lei fa quello che deve fare.

E' solo che qui e' ironico perche' questa devastazione accade proprio nel cuore del problema: nella culla del petrolio canadese.

Qui le immagini di Fort Mc Murray divorata dall'incendio.