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Monday, June 18, 2018

Washington: miniera di carbone trasformata in centrale al sole






 La centrale elettrica alimentata a carbone di Centralia


Un tempo era la centrale a carbone piu' grande dello stato di Washington, vicino ad una miniera di carbone che la alimentava.

La miniera era a terrazza, a cielo aperto, poco distante dalla citta' di Centralia, a meta' fra Seattle e Portland, nello stato dell'Oregon. Fu chiusa nel 2006, perche' non remunerativa e adesso una leggera patina di verde la copre. Dal 2007 sono stati anche piantati degli alberi in parte del sito, secondo un progetto di riforestazione.

La centrale elettrica ha tre ciminiere. Dapprima era alimentata dalla miniera di Centralia. Poi ha resistito alla sua chiusura per un altro decennio, alimentata dal carbone che arrivava dallo stato del Wyoming.


Ma anche la centrale elettrica ha i giorni contati: parte dell'impianto sara' chiuso nel 2020 ed entro il 2025 sara' tutto fermo definitivamente. Questo grazie a nuova legislazione approvata nel 2011 per la riconversione a rinnovabili del sistema energetico dello stato di Washington.

E dunque, a partire dal 2025 in questo stato non ci sara' piu'  lavorazione attiva di carbone. Lo scopo? Far diminuire le emissioni di CO2: basti pensare che la centrale elettrica in questione genera da sola il 10% dei gas serra di tutto lo stato di Washington.

Perfetto allora, chiudiamola ed emettiamo meno CO2.

Ma.. e l'elettricita'?

La centrale a carbone di Centralia genera non solo CO2 ma anche circa 1.3 Gigawatt di energia di cui circa 380 finiscono nelle case dei residenti locali.

Che devono fare quelli di TransAlta, la ditta che gestice le operazioni a Centralia, adesso che devono chiudere?

Semplice: prendiamo 300 ettari di miniera e trasformiamoli in un campo solare.

Se tutto va come da calendario, le operazioni inizieranno nel 2020.

TransAlta e' una ditta di carbone. All'attivo, adesso, il 57% delle lore operazioni sono carbonifere, ma hanno deciso di eseguire la transizione verso le rinnovabili, annunciando che entro il 2030 non avranno piu' progetti fossili.

Per amore della natura? No, perche' e' il business che li spinge verso questa direzione, e perche' ci sono sempre piu' enti governativi che non ne vogliono piu' sentire di fonti fossili.

E dunque, per leggi o per business o per amore, si trovano nella posizione di dover passare alle rinnovabili.

Prima di essere una miniera il sito era un citta' che si chiamava Tono. E in omaggio alla cittadina distrutta per fare la miniera, il campo solare si chiamera' adesso Tono Solar. La localita' e' ideale perche' le linee di trasmissione esistono gia' (sono le linee della ex-centrale elettrica a carbone), perche' non ci vive li piu' nessuno, e perche' si riesce cosi' a trovare vita nuova per un sito essenzialmente morto.

La cosa invece non ideale e' che la legge prevede che se le operazioni industriali cessano del tutto, la la bonifica deve essere completa, ma se il sito resta industriale -- e il campo solare e' classificato tale -- la bonifica puo' essere solo parziale, in modo da accomodare il cambio d'uso.

L'apertura di Tono Solar sara' comunque accompagnata da due nuovi campi eolici da 180 e 140 megawatt a pochi chilometri di distanza, secondo il Skookumchuck Wind Energy Project.

Dal canto suo uno dei rappresentanti dello stato di Washintgton, Ed Orcutt, dice di essere in trattativa per far si che le ditte del vetro locali producano componenti per i pannelli solari e altri manufatti utili alla riconversione della miniera, in modo da portare lavoro nell'area. Altri parlano di un parco industriale per la creazione di batterie da integrare ai progetti rinnovabili.

Ecco, e' tutto ideale? No, certo. Ma e' un altro passo, fatto per amore o per denaro o perche' obbligati, non importa,  e' comunque il segno tangibile di dove spira il vento, e tutte le ditte fossili farebbero bene a studiare il caso, come pure i politici che dovrebbero seguire l'esempio dello stato di Washington e decidere *oggi* che fra 10, 20 anni tutte le centrali fossili devono essere in qualche modo riconvertite.

In Italia invece, prendiamo le vecchie raffinerie e le rivendiamo agli algerini....

Sunday, June 10, 2018

Le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera







A me fa sempre rabbia quando la stampa italiana intervista questi personaggi come se fossero verginelle. Verginelle i petrolieri, verginelle i giornalisti, come se non sanno o non vogliono sapere, con chi abbiamo a che fare.

L'altro giorno il Papa ha incontrato i petrolieri al Vaticano e ha detto loro di fare di piu' per l'ambiente. Come gia' detto, secondo me e' come chiedere ad un lupo di diventare agnello.

E' impossibile.

In inglese: wishful thinking.

Non succedera' mai. Ci vuole una sola cosa: la linea dura, lo svergognamento planetario, la resistenza nelle nostre comunita', tutte quante. Questi qui devono solo vergognarsi anche solo di proferire parola. 

E invece il Corriere della Sera va ad intervistare il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, per dare una patina di green-religiosita' alla sua ditta, e gli fa solo domande conciliatorie, appunto da verginella.

Ma... il Corriere della Sera non sa che l'ENI ogni anno riporta decine e decine di istanze di inquinamento, disastro ambientale, riversamenti in mare di sostazne inquinanti? Lo riportano alla SEC di Wall Street. Il Corriere della Sera forse non lo sa, o forse non si da la briga di saperlo.

Non sa che in Nigeria ancora adesso e da 50 anni a questa parte quasi fa gas flaring, avvelenando i nigeriani?

Non sa che l'ENI e' accusata di frode, evasione di tasse, creazione di cartello? O vogliamo parlare delle enormi tangenti di cui e' accusata in Nigeria? In Algeria?

Tutti fanno finta di non vedere gli elefanti nello sgabuzzino, e cosi possiamo tutti dire come siamo bravi. Il Papa fa la sua predica, Descalzi fa il pio fedele e il Corriere della Sera avvalla il tutto.

E non c'e' neanche bisogno di andare cosi lontano, come in Nigeria.

Basta solo andare in Basilicata, dove continuano a morire persone, animali e speranze.

In Basilicata continuano a trovare idrocarburi nel latte, nel miele, nei laghi. La gente continua ad emigrare, mentre l'ENI continua a pompare.

Dov'e' il Corriere della Sera ad intervistare queste persone vittime dell'ENI? Dov'e' il Papa a stare con questi poveri qui?  E poveri non necessariamente di denaro, anche se la Basilicata e' sempre fra le top three delle regioni piu' povere in Italia, quanto povera di aria e di acqua sana, di speranza e di gioia di vivere.

A me sarebbe tanto piaciuto che il Papa avesse invitato non solo i CEO del petrolio, ma anche e separatamente, tutte le persone che ogni giorno si sacrificano e cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente.  In silenzio. Tutti quelli che si mettono di traverso all'ENI e agli speculatori venuti da ogni parte del mondo a trivellare in Italia e in generale nelle comunita' piu' deboli. Tutti quelli che non tirano su soldi a palate, e che non cercano i riflettori della politica, e che continuano la loro opera senza stancarsi mai, e senza i quali la nostra societa' sarebbe piu' brutta e piu' malata.

Per loro non c'e' ne il Papa ne il Corriere della Sera ne tantomeno Claudio Descalzi.

A tutti voi, che vi riconoscete in queste parole, dalla TAP a Vercelli, da Ravenna a Monopoli, da Oristano a Sciacca, da Ortona a Viggiano, e anche se non sono nessuno, il mio grazie.

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Ecco qui le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera

Claudio Descalzi dice

"Sono stati due giorni di lavoro intensi e molto proficui"

Ah si? E cosa succedera' adesso? Chiuderete il Centro Oli a Viggiano? Spegnerete il gas flaring in Nigeria? Ritirerete le concessioni che avete chiesto per trivellare ancora nei mari d'Italia?  Farete le bonifiche dove avete inquinato? Le ricordo che l'ENI ha o ha avuto decine di contenziosi per l'ambiente in Italia, e nel mondo, e che tutto quello di cui vi siete arricchiti e' arrivato dai polmoni di quelli che vivevano vicino ai vostri impianti di morte.

Cosa verra' fuori in pratica da questo lavoro "intenso" e come dice lei, "proficuo"?

Proficuo in che senso? 

Temo solo un sacco di comunicati stampa e di tante belle parole a vanvera che verranno spazzate via dal vento, come appunto queste del Corriere della Sera. 
 
"La situazione è preoccupante e va affrontata con urgenza. Su questo siamo stati tutti d’accordo. Ma è un discorso che non riguarda solo l’energia, bensì tutto il nostro modello di consumi. È una sfida complessa, che può essere vinta solo col concorso di tutti: chi produce, chi consuma e la politica che detta le regole. Solo così si avranno i cambiamenti che sono necessari su tre fronti"

Bla Bla. Non e' vero che siamo tutti uguali. Lei e' il CEO di una multinazionale che fa flaring e disastri e le sue decisioni hanno ripercussioni sulla vita di molti e sulla vita del pianeta. Io, e il resto di noi tutti cittadini, possiamo solo influire sui nostri consumi personali, fare attivismo dal basso, sensibilizzare i nostri amici e parenti.  

E allora, vista questa disparita' nei ruoli e nell'influenza, parta lei caro Descalzi con il *suo* cambiamento. Rinunci alle trivelle in Artico, in Norvegia, nell'Adriatico. Dia lei l'esempio. Paghi le sue bonfiche. Chieda scusa ai lucani, ai nigeriani, agli ecuadorgeni, agli abruzzesi, ai sardi, ai siciliani, ai veneti, agli emiliani per tutto quello che avete fatto in sessant'anni di morte.

Si faccia lei per primo l'esame di coscienza.

Inquinamento, subsidenza, bugie alla gente, valori degli immobili crollati, idrogeno solforato, puzze di vario genere, tumori, tangenti, cattiveria, interesse solo per il vile denaro.

Parta. 

Dimostri nei fatti la sua devizione al cristianesimo.

Difficile, eh? 

Meglio farsi l'intervistina sul Corriere della Sera, dare la colpa al sistema, agli americani, al concetto di consumi, invece che guardarsi dentro.

Lo so.

"Il primo riguarda la riduzione della componente carbonica nelle nostre attività. Si può fare con un sempre maggior
e utilizzo delle nuove tecnologie, della digitalizzazione, che da sola può ridurre del 20% le emissioni, e aumentando i processi di trasformazione dell’energia. Il secondo fronte è, invece, legato alla società, perché presuppone un cambiamento del modello di sviluppo. Soprattutto nei Paesi avanzati si produce molto più di quello che si consuma e questo crea spreco di risorse e rifiuti che devono essere trattati. Bisognerebbe quindi rivedere il sistema consumistico perché alla lunga non possiamo permettercelo".

Ancora con queste frasi generiche ad effetto? Ma ci dica *nel concreto* cosa vuole fare l'ENI, cosa vuole fare lei, Claudio Descalzi, CEO di una delle di morte piu' grandi del pianeta. E' facile prendersela con il sistema consumistico, il modello di sviluppo, ma invece predersela con una societa' basata sulle fonti fossili?

Li lei ha piu' voce in capitolo, e potrebbe fare cose concrete e grandi. Perche' accusare gli altri, invece che appunto dare l'esempio e partire, quantomeno per coscienza personale? 

Ah, certo petrolieri e coscienza.

Un ossimoro. Per un attimo me ne ero dimenticata.

"La componente energetica conta per il 60% sul livello di emissioni. Il resto viene dagli altri consumi. Se nei Paesi ricchi continuiamo a comprare in eccesso, dall’abbigliamento al cibo, dai veicoli agli elettrodomestici, questo ha un impatto sull’ambiente. Meno consumi e più economia circolare, cioè riciclo dei rifiuti, sia urbani sia industriali, un campo dove, come Eni, siamo molto impegnati"

Di nuovo, siamo qui a guardare la pagliuzza quando invece voi siete una trave. Si lo so, in ogni Valutazione di Impatto Ambientale che io abbia mai letto mi sono sempre imbattuta nel reparto dove si dice che l'ENI fa il reciclo dei rifiuti domestici prodotti sulle piattaforme. 

E gli scarichi in mare che invece fate da tutte le vostre piattaforme? E la monnezza che mettete in ambiente e che avvelena piante e acqua? E le vasche di monnezza a cielo aperto? E i pozzi di reinizione per metterci dentro scarti petroliferi spesso radioattivi? Per vostra informazione tutto lo schifo che finisce in ambiente dai vostri impianti e' di gran lunga piu' impattante della monnezza dai rifiuti urbani che puo' produrre un cittadino.

La vera soluzione non e' di avere ditte di petrolio che fanno il riciclo dei rifiuti (!!) la vera soluzione e' non avere ditte di petrolio. La vera soluzione e' arrivare ad una societa' in cui abbiamo deciso, in modo cosciente ed intelligente, di trovare una alternativa a trivellare a 5 km sottoterra per riportare in superficie materiale misto a metalli pesanti, radioattivita' e altre sostanze cancerogene per farci energia. 

Pare utopia? Si, ma un giorno ci arriveremo. Le batterie, i costi del solare e dell'eolico continuano a scendere, l'iuomo e' intelligente, e da piu' parti si parla, e in alcuni casi si mostra, che un mondo 100% fossil fuel free si puo'. 

Lo so che questo le fa paura caro Descalzi, e quindi deve arrampicarsi sugli specchi, ma la storia non sta dalla sua parte. 

Abbiamo mandato un uomo sulla luna, saremo capaci di alimentare il mondo senza fare buchi, e senza dover stare a sentire qui cotante stoltezze.
 
Portare l’energia dove serve. Come ha detto Papa Francesco, c’è più di un miliardo di persone nel mondo che non ha accesso all’energia. In particolare in Africa e in Asia, che sono le aree che vedranno la maggior crescita demografica. Bisogna quindi investire in queste zone, ricche di gas e olio, per non parlare del sole, ma dove la popolazione consuma un decimo di quello che consuma un cittadino medio americano. Dare energia a questi Paesi, diversificando le fonti, vuol dire rimuovere la povertà e dare loro sviluppo e benessere. Se non facciamo questo, non possiamo pensare che queste persone, che non hanno energia, acqua e cibo, non si muovano verso quei Paesi dove questi problemi non ci sono"

Quindi li trivelliamo e gli facciamo fare la stessa fine della Nigeria?  

La verita' e' che ovunuque ENI e petrolieri si siano insediati hanno solo portato morte e distruzione, dal Peru' alla Siberia. Vogliamo dare energia a questi paesi? Perfetto. La soluzione non e' trivellarli ancora. La soluzione e' fare diventare questi posti laboratori di energia solare, eolica, pulita. 

Fare qui la predica contro il cittadino americano e' semplicemente dare la colpa ad un altro senza guardare se stessi. Come prima per il sistema consumistico o per il modello di sviluppo. 

Caro Descalzi, lei essendo CEO dell'ENI e' molto piu' influente del cittadino medio americano. Quanta CO2 emette una raffineria? Quanta CO2 emette l'ENI con il gas flaring? Come detto sopra, si faccia l'esame di coscienza, si guardi dentro e poi faccia lei i passi che siano di esempio al cittadino americano, italiano e cinese.

"Abbiamo investito più di due miliardi di euro in Africa per fornire energia in 15 Paesi, tra i quali Algeria, Libia, Egitto, Ghana, Tunisia, Angola. Fornire energia significa che la troviamo e la vendiamo in questi stessi Paesi anziché esportarla. Inoltre, creiamo diversificazione perché sviluppiamo agricoltura e produciamo anche energia rinnovabile".

Oddio. Adesso mi tocca sentire pure l'ENI che sviluppa agricoltura. Ma quando mai? All'ombra delle trivelle? Al profumo di idrogeno solforato? Sotto l'ombra delle raffinerie? O nelle mangrovie piene di petrolio? 

Interessante che non si parli di Nigeria, eh? 
Vogliamo parlare del rapporto ONU che dice che per bonficare la Nigeria, martoriata da Shell ed ENI ci vorranno 30 anni almeno? Questo rapporto e' stato pubblicato nel 2011. Che fondi avete dato alla Nigeria per il ripristino ambientale da allora fino ad adesso? Quante volte avete sistemato quello che avete distrutto senza passare per tribunali?

In Nigeria altro che agricoltura. In Nigeria sviluppate tangenti, e processi per tangenti, e comunita' dopo comunita' che avete avvelenato.

Ma poi, scusi che significa che "fornite energia" in questi paesi? In molti di questi l'ENI e' alla ricerca spasmodica di *nuovi giacimenti*. E quindi dire che fornite energia in Ghana ed Angola, significa che trivellate e tirate su petrolio da giacimenti vecchi e nuovi, perche' e' quello il vostro core business.

Ma il Papa ha appena detto che occorre lasciare il petrolio sottoterra!!

Perche' trivellate in Ghana? In Angola? 

Mi fa strano che il Corriere della Sera non faccia neanche una domanda difficile, o che non abbia un dato da contrapporre a Claudio Descalzi e alle sue parole content-free. E ovviamente non e' questo l'ultimo dei giornali italiani, segno di quanto poco giornalismo vero ci sia in Italia. Tutti docili docili a fare domandine delicate e ad accettare risposte ovvie e senza contenuto.

"Il problema non sono soltanto gli Stati Uniti che, grazie allo sviluppo dello shale gas e la conseguente riconversione dal carbone, hanno ridotto di circa il 25% le loro emissioni, ma anche la Cina, l’India e i Paesi emergenti e l’Europa stessa. Se non riduciamo le nostre emissioni, il rischio è che invece di scendere da 32 a 24 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno entro il 2030, si arrivi a 34 miliardi di tonnellate. Bisogna invertire la rotta. In questo senso la conferenza voluta dal Papa è stata utile, anche perché ha coinvolto gli investitori. Sono infatti gli investimenti di medio lungo periodo che, opportunamente indirizzati sulle fonti di energia riciclabile e sull’economia circolare, possono determinare i cambiamenti necessari per salvaguardare il nostro pianeta".

Bla bla. Investimenti a medio lungo periodo significa che il pianeta sara' morto prima. E' adesso che si deve intervenire, non nel 2050.

Impegni concreti dell'ENI?
Zero e porto zero.

Le domande scomode del Corriere della Sera? 
Zero e porto zero.

Intanto la gente, e il pianeta continuano a morire, grazie anche al pio e devoto Claudio Descalzi. 

Tuttapposto. 








Monday, February 24, 2014

A Gianluca Galletti



Los Angeles, Venerdi 21 Febbraio 2014


Caro Gianluca Galletti,

io non ho mai sentito parlare di lei prima di oggi. Questo pomeriggio, tutto ad un tratto, il suo nome inizia a rimbalzare scintillante sulla mia pagina facebook e nella mia posta elettronica come il nuovo Ministro dell'Ambiente Italiano.

Il tutto mi pare alquanto strano, perche' di solito un ministro dell'ambiente (o delle poste, o della salute) dovrebbe essersi distinto per meriti relativi all'ambiente (o alle poste o alla salute), ed il fatto che il suo nome mi sia sconosciuto non e' proprio una buona garanzia sul suo passato ambientalista o sulla sua vera competenza in fatto di ambiente.

E questo non perche' io debba conoscere tutti gli attivisti d'Italia, ma perche' sono qui da anni ed anni a predicare sull'ambiente e un po' i personaggi che si danno da fare per la difesa di aria e acqua e polmoni, li conosco tutti -  per le loro azioni, per i loro scritti, per il loro amore per la terra.

Di lei non so niente, quindi. Voglio darle pero' il beneficio del dubbio, nella speranza che lei possa -- e soprattutto voglia -- fare cose buone per l'Italia.

Le ricordo allora che il compito del ministro dell'ambiente e' di difendere l'ambiente.

Sembra strano, vero, che io debba scrivere queste ovvieta', ma non e' sempre stato cosi in Italia negli scorsi anni, a giudicare dall'azione blanda dei suoi precedessori.

La prima responsabilita' del ministro dell'ambiente e' di difendere l'ambiente, l'ambiente che non vota, che non urla, che incassa, che ingoia veleni senza fiatare.

Il ministro dell'ambiente non ha il ruolo di scendere a compromessi con gli inquinatori, i petrolieri, i si-tav, i cementificatori, i cavatori, gli inceneritorandi e quelli che "basta che non si vede" o del "tuttapposto" o del "che vuoi che sia".

No, lei e' chiamato a difendere l'ambiente in modo attivo e concreto e senza compromessi.

Spero che questo le sia chiaro.

Vede, lei ha una grande responsabilita' in questo momento.

Matteo Renzi non e' stato votato da nessuno. Un giorno si e' svegliato e ha deciso che voleva fare il galletto e fare il primo ministro. E cosi come nessuno ha investito Renzi del ruolo di primo ministro, nessuno ha investito lei, in modo indiretto, del ruolo di difensore dell'ambiente.

Capisce? Lei gia' parte gia' delegettimato, e parte gia' come uno che non e' stato messo li proprio democraticamente, perche' chi ce l'ha messo li, Matteo Renzi, nonostante tutte le sue arie, non ha seguito le regole della democrazia lui stesso.

E quindi caro Gianluca Galletti, lei che non ha un passato ambientalista di spicco, e che e' stato messo li da uno che si e' preso la scena in modo non democratico, deve guadagnarselo sul campo l'onore di fare il ministro dell'ambiente.

Sul campo, ogni giorno.

Capisce?

Se lo ricordi questo, perche' lei sara' chiamato a prendere decisioni importanti, in cui la gente DEMOCRATICAMENTE esigera' che vengano fatte le cose giuste. Cose giuste per l'ambiente, per la gente, per l'Italia, per noi e per le generazioni future.

E se lei vuole almeno mantenere l'apparenza di fare cio' per cui e' pagato,  dovra' sapere dire no all'ENI, alla Forest Oil, alla Medoilgas, alla Aleanna, alla Edison, alla Northern Petroleum, alla Erg Rivara e chi piu' ne metta.

E dire no in modo concreto, con la spina dorsale dritta e senza inciuci o mezze mosse o timidezze o finte o nascondersi dietro parole o scusanti inutili.

Queste multinazionali di morte vogliono distruggere l'ambiente, il SUO ministero, quello che Renzi le ha affidato.

Capisce?

E che siano le zone del terremoto in Emilia Romagna o i pozzi di stoccaggio in Lombardia, o il pozzo Pergola fra i campi della Basilicata, o i mari di Ragusa, o i vigneti d'Abruzzo o le isole Tremiti o i mari di Ravenna martoriati dalla subsidenza, poco cambia.

Sono anni che noi tutti da nord a sud continuiamo a chiedere che l'Italia sia libera dalle trivelle, non ce le vogliamo, non ci servono, non sono strumenti di sviluppo vero.

Sta a lei adesso decidere se vuole stare dalla parte del popolo, della democrazia, della scienza, del buonsenso, e per quanto mi riguarda della verita', o se invece vuole piegarsi alle pressioni di gente senza scrupoli a cui interessano solo i propri azionisti e il fare altri buchi senza amore.

Le diranno: si puo' fare tutto in modo rispettoso dell'ambiente.

No, non si puo'.

Non e' successo mai e mai succedera'. Troppi gli imprevisti, le complessita', le difficolta' e gli imbrogli. Non e' successo mai in nessuna parte del pianeta.

Le diranno: serve per il lavoro e lo sviluppo.

No, intanto il lavoro che viene fuori dalle trivelle e' piu che altro per oncologi e per quelli delle pompe funebri, perche' trivelle di lavoro non ne portano. E poi quelle sono responsabilita' del ministro dell'economia, non del suo.

Come detto, il suo ministero deve difendere l'ambiente. Punto. Ma se vuole coniugare veramente lavoro e ambiente, eccole qui un suggerimento: multi tutti quelli che hanno inquinato l'Italia in modo severo, esemplare, punitivo con coraggio e con tutta la forza che una istituzione puo' avere.

Multi l'ENI ogni volta che inquina e corrompe.

Dia l'esempio.

Faccia vedere a tutti loro che qui non scendiamo a compromessi, e che se hai sporcato e hai corrotto, pulisci e paghi.

E poi usi quei soldi e tutte le altre risorse che ha a sua disposizione per incentivare l'energia rinnovabile e il risparmio energetico. Diventi il primo sostenitore delle bonifiche e della riqualificazione delle zone inquinate.

Sa quanto lavoro esce fuori se uno volesse modernizzare tutte le infrastutture pubbliche per il risarmio energetico? Sa quanto lavoro esce fuore se uno volesse pulire Bussi, o le terre malate della Camorra, o i cinquanta e piu siti di interesse nazionale, per la maggior parte inquinate dai petrolieri?

E se e' vero che l'ambiente non vota, non urla, incassa, e ingoia veleni senza fiatare e' anche vero che l'ambiente non dimentica e a suo modo sa vendicarsi, nei suoi tempi e nelle sue forme. E questo non per cattiveria, ma perche' sono le leggi della biologia e della fisica che se monnezza mi dai, monnezza ti restituisco.

Curare e difendere l'ambiente, e con esso la bellezza del paesaggio, e' fra l'altro veramente occasione di lavoro in se. Perche' se, come tutti dicono, il nostro vero petrolio e' l'unicita' del nostro territorio, allora dobbiamo valorizzarlo, e renderlo accogliente e bello da vedere per noi e per chi ci visita.

Ecco tre piccioni con una fava: salute, bellezza, turismo. Che vogliamo di piu'?

Sta a lei adesso scegliere chi essere e chi difendere: l'ambiente, il bene comune, la salute, la democrazia e un futuro libero per chi ci seguira', o il potere malato, quella melassa schifosa che annaspa per il potere con il solo frutto di continuare a crocifiggere questa nazione senza amore, senza progetti, senza futuro e solo e sempre per mantenere lo status quo di privilegi e di inciuci.

Buon lavoro signor ministro dell'ambiente.



Thursday, November 28, 2013

Freshkills, New York City: la discarica dismessa diventa un parco e una centrale solare

Freshkills, 1990

Freshkills, 2013

Freshkills, 2013











Qui sul New York Times

Qui sul sito ufficiale dei parchi di NYC


“Solar, actually, because of a dramatic reduction in the cost of panels, 
has become competitive without subsidies with other forms of energy.”

Mike Bloomberg, sindaco di New York



Tutti i New Yorkesi sanno cos'e' Freshkills: la discarica principale della citta', puzzolente e impossibile e a suo tempo la piu' grande struttura mai creata dall'uomo.

Fresh Kills copre circa nove chilometri quadrati e si trova a Staten Island.

Apri' nel 1947 come discarica temporanea in una zona inizialmente agricola, con foreste e zone lagunari. Era stata progettata per durare venti anni, ma accumularono monnezza per molti altri decenni.

Al massimo della sua "attivita'" Freshkills riceveva 20 carichi al giorno di monnezza dal mare, ciascun carico con 650 tonnellate di robaccia puzzolente.

Nel 2001 si era arrivati all'accumulo di 70 metri di altezza di monnezza, 25 in piu' della Statua della Liberta'.

A un certo punto si decise che non era possibile continuare cosi' e nel 2001 Freshkills venne chiusa anche se venne poi riaperta temporaneamente dopo gli attacchi alle torri gemelle, quando fu usata come punto di smistamento e di ispezione delle macerie dal World Trade Center.

Vennero qui identificati 4,257 resti umani.

Gia' dal 2001 si era iniziato a lavorare su Freshkills per trasformarla in un parco. Un progetto trentennale, visti i lavori di bonifica, di ripristino della zona paludare e di ripopolamento animale necessari.

Freshkills diventera' cosi un parco di tre volte la grandezza di Central Park con percorsi naturali,  passeggiate a cavallo, mountain biking, e sport acquatici, un immenso spazio verde per la citta'.

Gia' oggi molto lavoro e' stato fatto, e anche se non e' ancora completamente aperta al pubblico, Freshkills e' gia' un successo, con erba, piante, fiumi, percorsi e vita, tanto che viene spesso indicato come un modello per recupero di vecchie discariche.  Il New York Times lo chiama un progetto "visionario", dal costo di varie centinaia di milioni di dollari.

E adesso, il sindaco uscente Mike Bloomberg annuncia che a Freshkills sorgera' anche la piu' grande centrale di energia solare della citta'.che generera' 10 megawatt di potenza, secondo Bloomberg e che bastera' a dare energia a 2,000 case. La ditta responsabile dell'impianto solare e' la SunEdison che installera' qui fra i 30,000 e i 35,000 pannelli solari senza sussidi governativi.

Bloomberg dice:

“Freshkills, once a daily dumping ground, will become a showcase of urban renewal and sustainability.” 

Il progetto Freshkills fa parte di PlaNYC, che si propone di diminuire le emissioni di gas serra del 30 percento entro il 2030.

Once it is opened to the public, the park also promises to repay long-suffering Staten Island residents who endured generations of stench and anger, and more than that, to give the entire city an immense, bucolic urban playland — a 21st-century postindustrial landmark rising from mounds of 20th-century waste.

Qui il commentario del New York Times.


Monday, February 18, 2013

Trecate, Febbraio 1994: scoppia pozzo di petrolio ENI e piove petrolio























Trecate, Novara, 1994


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Sono andata in giro sul web per raccogliere testimonianze della vicenda di Trecate, il pozzo di petrolio dell'ENI-Agip esploso nel 1994. Per tre giorni ci furono fuoriuscite di ogni tipo di robaccia dalla pancia della terra.

La prefettura di Novara:

A seguito dell'incidente verificatosi alle ore 15 del giorno 28 febbraio 1994 nella perforazione del pozzo Tr24 sito in località Cascina Cardana, continua la fuoriuscita di fluidi in pressione costituiti da petrolio greggio, acqua, gas metano, con quantità minima di idrogeno solforato. La nube è costituita dai componenti suddetti e il rumore è provocato dalla pressione in fuoriuscita".

I commenti dei cittadini come presi da vari siti web dell'epoca:

Quella nube sì unì alla pioggia che cadeva e trasportata dal vento si depositò sulla campagna circostante e parte della mia città. Nessuno sapeva cosa fare per fermare l'eruzione.

Nemmeno i tecnici che arrivarono dal Texas, quell'evento si presentò per la prima volta in un ambiente fortemente antropizzato, non vi erano esperienze precedenti della stessa natura.

Continuò per 36 lunghe, interminabili, ore.

Ci pensò una frana naturale, sotterranea. Il boato cessò e l'eruzione si interruppe.

Con il silenzio un panorama desolante: una coltre nera di petrolio copriva le nostre risaie e la città.

Sgomento e paura sui volti di tutti. Sarebbe lungo raccontare quella paura. Ma ne è vivo il ricordo in chi l'ha vissuta.

Vivo il ricordo dei disagi, ogni cosa che si toccava all'esterno ti lasciava le mani nere, unte.

Le foglie dei miei tulipani che stavano spuntando nei vasi macchiate di nero e che morirono successivamente, la punta del piccolo abete bruciata da quella pioggia, gli animali del Parco del Ticino ritrovati morti, le macchine che, pur lavate, avevano perso la lucidatura.

Certo, l'AGIP e le sue compagnie assicuratrici risarcirono i danni materiali, lavarono l'intera città, bonificarono la campagna. Al mio piccolo orto e frutteto, distante in linea d'aria 300 metri dal pozzo, ci fu vietato per molto tempo di accedervi.

Aspirarono il petrolio liquido, tolsero 20 centimetri di terra superficialmente, ci dissero di non seminare e mangiare il raccolto per quell'anno. Paradossalmente gli alberi da frutto erano carichi, mai viste albicocche e prugne così belle. Rimasero sugli alberi e successivamente anche i kiwi, l'uva e fichi, i cachi.

Fummo risarciti con lire 1.000 (mille) al mq., il prezzo agricolo del terreno...

Stamani, in un convegno organizzato dall'Amministrazione Comunale, è stato fatto il punto, con la presenza di esperti scientifici e dell'AGIP, in merito a due tipi di problematiche: - quali accorgimenti e iniziative sono state messe in atto al fine di evitare che l'evento possa ripetersi; - cosa è stato fatto per giungere al completo recupero ambientale delle aree interessate dall'evento del 28 febbraio 1994.

Ricordo, anchio quel tragico evento come se fosse ieri, avevo quasi 7 anni e facevo prima elementare, sono di Trecate, e quello è e sarà un ricordo per me indelebile, ricordo ancora la puzza del petrolio, ricordo mio padre che puliva continuamente il parabrezza dell'auto, sempre tutto unto, ricordo le strade unte, e il comune che faceva gettare la segatura, ricordo l'orrendo rumore che si sentiva durante la notte, tutti i servizi ai TG, il televideo e i giornali che parlavano solo di quello.

Che brutto gente, che brutto.

è 1 vergogna.. orangerolleyes.gif ma si sa che dietro a due colossi come ENI e AGIP..c'è 1 giro d'affari da paura..troppi interessi...troppi soldi..e si sa che dove ci sono i soldi ci sono interessi..e chi ci rimette come al solito di salute in questi casi è sempre la povera gente.. smily77.gif

Tra le proteste dei cittadini e cartelli inalberati, la frase finale di un intervento mi frulla in testa:" La bonifica è sempre una sconfitta!"

E intanto, una società inglese, la "British Gas International", in questi giorni, sta effettuando una serie di operazioni a poche centinaia di metri da casa mia, si cerca l'oro nero, ancora.

Nessuna risposta, oggi, alle richieste di spiegazioni del sindaco e Presidente della Provincia, richieste fatte quasi con rabbia, ai dirigenti presenti dell'AGIP.
Già. Perchè l'AGIP non necessita di nessuna autorizzazione per scavare pozzi, ha la concessione esclusiva su tutto il territorio nazionale.

E nessuno ci ha detto oggi i risultati delle indagini epidemiologiche fatte.

Sono di Trecate, e quello è e sarà un ricordo per me indelebile, ricordo ancora la puzza del petrolio, ricordo mio padre che puliva continuamente il parabrezza dell'auto, sempre tutto unto, ricordo le strade unte, e il comune che faceva gettare la segatura, ricordo l'orrendo rumore che si sentiva durante la notte, tutti i servizi ai TG, il televideo e i giornali che parlavano solo di quello.

Abito a Trecate e non è una novità da queste parti! Sono in linea d'aria a 3-4 km dal polo petrolchimico della Esso di S.Martino, dalla ESSECO che produce derivati dello zolfo, dalla Columbia Carbon che produce il black carbon per colorare i pneumatici di nero, scrivete su google "unibios Trecate" e vedete che salta fuori! Praticamente una fabbrica chimica di medicinali in centro che fa una puzza terribile ed infine l'incidenza dei tumori ai polmoni è del 4% più alta della media nazionale.

In Italia non succede.

Fonti: Pigrecoemme,
Vesparesources

Friday, March 23, 2012

La Shell in Nigeria


















La Shell fattura 18 miliardi di sterline l'anno.
Ai nigeriani ha dato 50 sacchi di riso in cambio di questo schifo.

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Ogoniland is “one of the biggest environmental scandals and catastrophes anywhere in the world.” 

Erik Solhei
Direttore del programma ambientale delle Nazioni Unite

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Come parte del processo di ripristino ambientale per 500mila barili di petrolio finiti nei mari della comunita' Bodo di Nigeria, la Shell ha stilato un rapporto interno,
confidenziale, sullo stato dei suoi impianti nigeriani.

 Secondo un loro consulente ci sono perdite di petrolio che non sono state ripulite da almeno otto anni e che hanno portato a livelli "sconcertanti" di inquinamento.

Le parole esatte che usano i consulenti che hanno lavorato a questo rapporto
l'inquinamento e' "astonishingly high"

Per Bado, siccome non volevano andare a processo hanno pagato 55 miliardi di dollari.
Poca roba per tutto lo schifo che hanno fatto.

Secondo il rapporto:

1. Le mangrovie affondano nel petrolio

2. Chiunque si trovi nelle vicinanze di fiumi e ruscelli non puo
 evitare il contatto con roba tossica

3. Ci vogliono maggiori esami sulla salute dei residenti.

Il capo del gruppo di consulenti che sta dietro il rapporto, Mr. Kay Holtzmann, voleva pubblicare il tutto in una rivista scientifica, ma gli e' stato vietato.

Secono la Shell era gia' tutto noto dai tempi del rapporto ONU del 2011.

In una lettera al Wall Street Journal Mr. Holtzmann scrive invece che la Shell non ha nessun diritto di nascondere importanti dati per il pubblico.  
 
Le operazioni di pulizia sono ferme dal 2015.  

Sono durate pochi mesi.
 

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Update 
26 Gennaio 2017


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Update
6 Gennaio 2015



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23 Febbraio 2012



...in the minds of the Shell executives there is one
law for Africa and another law
for the rest of the world

nella mente dei dirigenti Shell c'e' una legge
per l'Africa
e un'altra per il
resto del mondo.


Avv. Martyn Day che segue la causa contro
la Shell per conto di 11,000 Nigeriani


Alla Royal Dutch Shell piace collezionare processi in giro per il mondo - per inquinamento, per torture, per avere violato i diritti umani. Eccoli alle prese con un altra denuncia da parte di 11,000 residenti di Nigeria per inquinamento nel Delta del Niger in una corte di Londra.

La storia inizia il 3 Agosto 2011, quando la Shell annuncio' che avrebbe accettato la propria colpevolezza per le perdite di petrolio nel devastato Ogoniland di Nigeria, di cui abbiamo parlato tante volte qui, e dove opera anche l'ENI.

I circa 70,000 residenti della citta' di Bodo, Ogoniland si erano organizzati ed avevano presentato una class action contro la Shell responsabile della rottura di un oleodotto che scorre da Bodo a Bonny, due citta' Nigeriane, nel 2008.

L'oledotto ebbe due perdite nel giro di pochi mesi e le perdite petrolifere furono ingenti - si parlo' di circa 10 milioni di galloni di petrolio, cioe' circa 40 milioni di litri, e di 20 anni di tempo per la bonifica. La Shell disse che erano "solo" 40 mila galloni.

Le falle vennero riparate mesi e mesi dopo l'inizio delle perdite. Mesi di petrolio che fuoriusciva e nessuno della Shell ha fatto niente. Ne ha parlato qualcuno in Italia? Nel resto del mondo?

Non credo! Sono purtroppo storie di tutti i giorni in Nigeria e la Nigeria e' lontana.

Ad ogni modo queste perdite furono devastanti per Bodo perche' tutti i loro fiumi , mangrovie e terreni furono contaminati, e non vi fu *nessun* tentativo di ripulire, di chiedere scusa, di limitare i danni. Il petrolio trovo' la sua strada e migro' nei campi, nel sottosuolo, indisturbato senza nessun tipo di contrasto da parte della Shell.

Questi furono danni enormi specie per una comunita' che vive di pesca e di agricoltura. L'industria della pesca e' infatti letteralmente scomparsa da Bodo perche' il pesce puzza.

La generosita' della Shell consistette in: 50 sacchi di riso, 50 sacchi di fagioli, un po di cartoni di zucchero, pomodori e oli di semi. La Shell offri' anche 3,500 sterline alla comunita' di Bodo, che li considero' un "insulto provocatorio e da mendicanti".

La ditta legale inglese Leigh Day and Co. che aveva gia' fatto cause ambientali in Africa (in Costa D'Avorio nel 2006 a causa di sversamenti tossici in mare da parte di ditte petrolifere) decise di intervenire e di proteggere i diritti dei nigeriani dove ci sono in media circa 3 riversamenti di petrolio al giorno, di varia portata.

Come ricorda il rapporto delle Nazioni Unite, dal 1989 ad oggi ci sono stati 7000 riversamenti di petrolio nel delta del Niger per un totale di circa 13 milioni di barili - il doppio di quanto sia mai fuoriuscito dal golfo del Messico.

Era la prima volta che la Shell veniva portata in tribunale per inquinamento nel Regno Unito.

Il processo alla Shell inizio' in Nigeria in 6 Aprile 2011. Dopo pochi mesi, il 3 Agosto 2011 la Shell decise di accettare le proprie colpe e rilascio' questo statement:

"Shell Petroleum Development Company accepts responsibility under the Oil Pipelines Act for the two oil spills both of which were due to equipment failure. SPDC acknowledges that it is liable to pay compensation - to those who are entitled to receive such compensation."

Ovviamente tutti i residenti furono felici - si calcola che per ripulire Bodo occorranno circa 100 milioni di dollari e questo diede anche molta energia e voglia di combattere ad altri residenti della zona. Qualcuno li aveva ascoltati dopo decenni e decenni di abusi ed avevano vinto.

Tutto bene allora? Insomma.

Mica la Shell e' scema? Lo sanno bene che pagare per un riversamento significa aprire le porte a centinaia di altre rivendicazioni e questa e' la prima volta che vengono trascinati in una corte inglese. Non vogliono proprio che ci si prenda la mano!

E infatti sono passati sei mesi e non si e' mossa una foglia da allora. Come se niente fosse, non hanno pagato, non hanno fatto niente, come se non li riguardasse.

La ditta Leigh Day and Co, che in teoria avrebbe "vinto" la partita legale con la Shell, ora deve tornare in tribunale. Questa volta per costringere la Shell a pagare quanto promesso.

L'avvocato Martyn Day che segue la causa dice:

One of the most shocking aspects of this case is that by their own admission, instead of shutting down the leaking pipelines when they learnt of the leaks, Shell continued pumping oil for weeks causing increasing devastation to Bodo’s environment in a flagrant breach of their own policies and of Nigerian law.

It is hard to believe that Shell would have acted in this way if a spill had occurred in any of their other pipelines on other continents. I have little doubt that in the minds of the Shell executives there is one law for Africa and another law for the rest of the world.

E poi aggiunge:

It looks like a World War I scene, where the oil has totally destroyed much of the local environment and the fish.

La Shell fattura 18 miliardi di sterline l'anno, due milioni di sterline all'ora.

Si rifiutano di pagare per avere distrutto le mangrovie di pescatori nigeriani.

Dicono che ci sono "troppe complessita'" nella zona.

Come possiamo pensare che saranno onesti e sinceri in Italia?


Fonti: the Guardian