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Sunday, February 3, 2019

La Lega di Marco Marsilio a favore delle trivelle in Adriatico



Marco Marsilio e' un nome di politico che io non ho mai sentito nominare prima d'ora in Abruzzo. E' in questo momento il candidato della Lega come presidente della regione.

La sua biografia non offre molto, in termini di abruzzesita' - Wikipedia dice solo che e' nato a Roma nel 1968 da famiglia di origini abruzzesi e che e' professore a contratto di Estetica, Museologia e Marketing applicato ai Beni culturali presso l'Università Link Campus.

A Malta.

E' stato parte di vari movimenti studenteschi, e negli anni novanta consigliere della prima circoscrizione di Roma, cioe' del centro storico; e' stato anche consigliere comunale della capitale e ha lavorato per il Campidoglio come capogruppo di Alleanza Nazionale; poi nel 2008 diventa deputato alla camera per il PDL sempre per il Lazio,  e poi ancora fondatore di Fratelli d'Italia.

Insomma da un partito all'altro, ma sempre in area Roma/Lazio.

In questo momento mi pare di capire che sia senatore nelle fila di Fratelli d'Italia. E che (o mio dio!) Ignazio La Russa "ne ufficializza la candidatura a Presidente della Regione Abruzzo".

Non sono dunque sicura che questo personaggio sia il meglio che l'Abruzzo possa esprimere o che anzi, abbia qualcosa lui a che spartire con l'Abruzzo.

Esattamente cosa ha fatto il nostro eroe per questa regione durante la sua vita?
Cosa ne sa della nostra regione?
Non so. Ma voglio lasciargli il beneficio del dubbio. 

Pero' siccome parlo di petrolio, sento di essermi meritata di chiedergli: cosa vuole fare lui per l'ambiente di questa regione?

E visto che non credo rispondera' direttamente, sono sempre del parere che per conoscere le risposte a queste domande, occorre guardare al passato. Dove era Marco Marsilio mentre noialtri mangiavamo pane e lacrime per fermare l'ENI e tutte le sue amiche?

Si e' mai interessato all'Abruzzo e al suo ambiente?

Alle nostre epiche lotte contro Petroceltic, ENI, Mediterranean Oil and Gas, Rockhopper Exploration, Forest Oil e chi piu' ne ha piu' ne mette? 

Personalamente credo che questo Marsilio non abbia capito niente dello spirito fiero ed anti-trivellante di questa regione se va in televisione a dire che lui e' favorevole alle trivelle, a patto che stiano oltre le 12 miglia.

12 miglia, eh?

Allora 12.5 va bene?

E se qualcuno osasse ripresentarsi con Ombrina o con qualche altro scellerato progetto a 12.5 miglia, lui lo avvallera' se venisse eletto?  E ci puo' spiegare che differenza c'e' fra 12 miglia e 12.5 in termini di sicurezza e di ambiente pulito? E se vogliamo trivellare a 13 miglia, dunque, secondo lui andra' bene riversare monnezza a mare, o mandare petroliere a zonzo davanti alla Costa Teatina?

A proposito che ne pensa del parco nazionale della Costa Teatina?

E ai pescatori chi ci pensa?

Come sempre l'Adriatico e' un mare piccolo, dai fondali bassi, con poca circolazione di acqua; gli incidenti sarebbero davvero impattanti per tutti in un mare chiuso ed in un ecosistema cosi delicato. Per di piu' l'Adriatico e' un mare gia' fortemente inquinato, con tanti problemi di erosione, di coste che indietreggiano, di ripascimenti continui. Proprio in questi giorni sono stati riportati notevoli danni durante le mareggiate in varie parti d'Abruzzo. 

Ma chissa, forse che da dove Marsilio va al mare lui il rischio trivelle non c'e'?

Ovunque pero' lui vada al mare, sappia che invece il rischio trivelle c'e' per 100 chilometri di costiera d'Abruzzo e di gente che li vive lungo e che chiunque sia il prossimo governatore avra' il dovere di difendere.

Anche se va al mare ad Ostia o in Costa Smeralda.

E con le trivelle in terra invece come la mettiamo?

Ne sa qualcosa del Centro Oli di Ortona il nostro amico Marco Marsilio? Di quanto lavoro e' costato tutto questo? Se l'ENI si dovesse ripresentare ad Ortona, o le eredi della Forest Oil si dovessero ripresentare a Bomba, lui che da lato stara'? E come la mettiamo con il fatto che l'Abruzzo e' una regione fortemente sismica?

Boh.

E poi ancora, dando uno sguardo piu' avanti, a lui come a tutti i politici e giornalisti petrol-supporters: ma ... avete mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Del fatto che occorre ridurre l'uso di fonti fossili, di emissioni di CO2? Del fatto che l'Italia ha firmato gli accordi di Parigi? Dodici o quattordici miglia non cambia niente: occorre svezzarsi dall'uso di petrolio. Semplice.

Ma non avete figli?
In che mondo vivete? 

Che cosa deprimente la politica italiana... 






Thursday, January 17, 2019

Matteo Salvini: trivelli casa sua per primo


Matteo Salvini si sveglia ora petrol-favorevole, ed esordisce cosi:  “Non si può dire ‘no’ a tutto e andare in giro con le candele”.

Intanto, caro Matteo, se trivelliamo quelle candele le dovremo portare tutte al cimitero - della morte
ambientale e civile.

Seguendo stupidi luoghi comuni, il nostro ministro dell'interno dice

 “Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma con i soli ‘No’ non si campa”. 

E infatti io dico si!

Dico si al sole, al vento. Dico si ai trattati di Parigi. Dico si agli investimenti per il risparmio energetico. Dico si alle automobili elettriche. Dico si alla vita sana e onesta. Dico si all'energia che davvero abbiamo in Italia e non ai miraggi petroliferi che stanno solo nei petrol-sogni dell'ENI. Dico si alla democrazia sana. Dico si alle territori liberi dall'inquinamento, dalla paura del terremorto, del terreno che spronfonda o dei mari che erodono.

Dico si al futuro! 

Interessante che il nostro Matteo dica queste cose in Sardegna, teatro di tante petrol-battaglie che hanno scacciato i petrolieri da dove sono venuti.
 
Ovviamente non puo' che metterci bocca Matteo Renzi, che e' meglio che si va a nascondere per il modo osceno in cui il suo governo ha approvato quasi tutte le trivelle sottomesse al suo ministero dell'ambiente. Non c'e' stata una trivella che non gli sia piaciuta.

Meglio che taci, Renzi e che per un po, o per di piu' ancora, ti metti nel dimenticatoio che ci fai piu' bella figura, assieme a quegli altri galantuomini dell'ambiente dal nome Gianluca Galletti e Dario Franceschini.

Ma torniamo a Matteo Salvini.

Intanto, solo tre anni fa Matteo Salvini era contro le trivelle nel nostro paese. Interessante che si facesse fotografare con cotanta maglietta solo perche' al tempo era all'opposizione e la Lega in teoria. difendeva i territori.

Cosa e' successo? Si e' andati al governo ed ora la petrol-persuasione dell'ENI o i petrol-euro hanno iniziato a fare gola?

Qui occorre riconoscere un importante principio, caro Matteo Salvini. Nessuno di noi nasce come signore o signora del no.

Tutti noi attivisti, da Ravenna a Carpignano, da Arborea a Monopoli, da Ragusa a Ortona siamo persone che prima di tutto vogliamo il si all'aria pulita, alle democrazie non corrotte, ai mari puliti, alla natura vivente.

Tutti noi ci siamo messi li a studiare le carte, a rompere le scatole a tutti i politici di qualsiasi colore politico non perhce' non abbiamo niente da fare, ma perche' era importante capire, e darsi da fare *prima* che le trivelle arrivassero, in modo da non fare la fine di Viggiano o di Porto Marghera.

Siamo dunque quelli del si alla vita e non del si alla morte civile ed ambientale petrolifera.
 
Se lei vuole fare qualcosa di buono: legga le carte, ascolti parli con la gente che *deve vivere* vicino alle trivelle, e poi capira', e anzi, credo che lei sarebbe il primo a dire di no al petrolio nei mari e nelle campagne dove lei stesso vive o va al mare.

Che cosa triste vedere l'Italia governata in modo cosi approssimativo. Ho sempre pensato che a comandare ci dovesse andare gente colta, intelligente, studiosa, critica, e non sempliciotti o canne al vento.



Thursday, April 12, 2018

La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle offshore


 
Il primo ministro Jacinda Ardern il giorno del suo insediamento

I blocchi petroliferi della Nuova Zelanda


L'annuncio arriva dal primo ministro Jacinda Ardern. La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle a mare per petrolio e gas.

Il primo ministro Ardern, che ha iniziato la sua attivita' ad Ottobre 2017, dice che questo e' un passo obbligatorio, avendo il paese firmato gli accordi di Parigi, e avendo come obiettivo quello di arrivare alla "carbon neutrality", il pareggio fra emissione e riassorbimento di anidride carbonica in Nuova Zelanda.

Il piccolo nodo e' che il divieto si applichera' solo a concessioni future e non quelle gia' esistenti.

Ce ne sono 22 in azione in questo momento, molte delle quali per ricerca di petrolio e che occupano un area di 100,000 chilometri quadrati di mare, che potrebbero vivere fino al 2030, tempo massimo della loro scadenza.

Anche le trivelle onshore potranno andare avanti.

Cio' nonostante e' un piccolo-grande progresso, da celebrare.

Ovviamente l'industria del petrolio e del gas e' in allarme. La ditta New Zealand Oil and Gas dice che non ne sapeva niente e che questo cambio inaspettato di politica e' in conflitto con le promesse precedenti fatte dal governo di Ms. Ardern prima delle elezioni.

Dicono che verranno messi a rischio quasi 2 miliardi di dollari di introito dall'industria del petrolio e che tutto questo non fara' altro che aumentare la produzione di petrolio da altre parti del mondo.

Invece il partito di destra chiamato National Party  parla di vandalismo economico e dicono che il divieto non portera' a nessun progresso ambientale.

Bla bla di una industria morente. Le abbiamo gia' sentite tutte in Italia!

Jacinda Ardern ha 37 anni e durante la campagna elettorale aveva fatto molte promesse ambientali: 100% energia elettrica rinnovabile entro il 2035, carbon neutrality entro il 2050. Questo divieto alle nuove trivelle offshore rientra nella sua missione di una Nuova Zelanda ancora piu' green.

Dice che il fatto che il divieto e' per concessioni future dara' un po di spazio e di tempo per chi gia' lavora nell'oil and gas nel paese e che per l'immediato non cambiera' niente. E' solo che da un segnale per il futuro, e che la direzione nuova in cui si vuole andare non prevede le trivelle a mare.

Dal mio punto di vista, come detto sopra, e' un ottimo passo in avanti, ma occorre fare di piu', piu' in fretta, con piu' paesi, in terra, in mare. Occorre liberarsi dalle trivelle il piu' in fretta possibile, e questo perche' siamo ingoiati dall'inquinamento fossile, dai cambiamenti climatici, dalla plastica che soffoca tutti noi.

La storia della Nuova Zelanda mi fa tornare in mente il divieto delle trivelle a 12 miglia nel nostro paese e quanto sudore e quante lacrime ci siano state dietro. Siamo stati bravi. A differenza che in Nuova Zelanda, dove e' stato il primo ministro a volere questo divieto alle trivelle offshore, in Italia siamo stati noi, persone normali, a spingere per questo obiettivo, partito se uno ci pensa bene, nel 2008 per evitare Ombrina Mare in Abruzzo.  Matteo Renzi a suo tempo non ha potuto non piegarsi alla volonta' popolare e nel 2016, voila', il divieto.

E' un vero peccato che in Italia non abbiamo politici degni di questo nome. Quante cose in piu' avremmo potuto fare con una classe politica preparata, intelligente, colta, lungimirante in tema ambiente?

Quante cose in piu' avremmo potuto fare se Renzi (o Gentiloni o Galletti o Franceschini o chi per loro)  veramente ci avessero creduto alla difesa dell'ambiente?

Perche' si, il divieto delle 12 miglia e' un bellissimo traguardo, come la morte di Ombrina e delle altre 26 concessioni che sono morte con lei quel giorno, ma c'e' molto da fare.

Chiudere tutto l'Adratico alle trivelle, accordarsi con Croazia e tutti gli altri paesi che li si affacciano per evitare qualsiasi altra nuova struttura, qualsiasi altro airgun.

Non e' stato cosi.

Ma quanto ne avremmo guadagnato in termini di salute, ambiente, rispetto internazionale? 










Thursday, January 4, 2018

Davide Tabarelli, Nomisma, il petrolio e le rinnovabili


Davide Tabarelli sull'Advisory Board dell'ENI, 27 Giugno 2017

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Visto che il Corriere della Sera non sa mettere il contesto 
attorno ai vari personaggi che intervista
cerco di farlo io.


La pagina web di Nomisma Energia qualche anno fa -- trivelle in primo piano


Tabarelli dice che 

"In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato"

 Dal grafico di cui sopra e' evidente che dal 2008 in poi il comsumo di gas in Europa e' calato

In realta' sono aumentate le rinnovabili, caro Tabarelli.
 
Ecco qui il grafico invece della produzione energetica da rinovabili:



I dati di Davide Tabarelli dove sono?




Il core business della Nomisma Energia.
Le prime tre sono

Crude Oil and Oil Products; Natural Gas; Coal

Davide Tabarelli


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Il Corriere della Sera manda una interessante intervista a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia in cui si da la colpa dei prezzi troppo alti delle bollette alle rinnovabili.

Anzi, lui la chiama "rivoluzione verde".

Il titolo dell'articolo e' infatti: Bollette troppo alte? Paghiamo troppo per la rivoluzione verde

Tabarelli aggiunge che meglio e’ estrarre gas italiano perche’e' piu' pulito.

Se questo blog potesse parlare adesso scoppierebbe in una risata fragorosa.

Il gas italiano e’ piu’ pulito! Certo. Possiamo anche aggiungere: il sottosuolo italiano e’ piu’ resistente alla sismicita’ indotta! I polmoni degli italiani sono piu’ assuefatti agli inquinanti! E pure,  gli italiani sono scemi e credono a tutte le panzane che il governo amico delle fossili gli propina!

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La prima cosa che vorrei dire e' che in Italia non e' in atto nessuna rivoluzione verde, nel senso che tutto quello che di buono abbiamo in questa nazione sul reparto energia verde e' stato *nonostante* gli ostacoli imposti da un governo dopo l'altro, *nonostante* gli intrighi promossi da un petroliere dopo l'altro, *nonostante* i tagli retroattivi imposti alle rinnovabili sotto il governo Renzi, *nonostante* si continuino ad approvare un progetto fossile dopo l'altro.

Una rivoluzione la si vuole, la vive, la si progetta, la si costruisce. Quello che invece abbiamo in Italia e' una serie di eventi a casaccio.

Uno deve solo pensare a Tempa Rossa in Basilicata - una nuova raffineria nel 2018! - la TAP per portare piu' gas in Italia, la SNAM per il trasporto del gas lungo mezza Italia usando la penisola come una sorta di autostrada degli idrocarburi per lo smistamento nel resto d'Europa, e i vari progetti on e offshore che vengono riproposti da Vercelli fino a Pantelleria.

Si chiamano Bomba, Carpignano, Zibido, Ragusa e Ravenna e ce ne sono tanti altri.

Sempre approvati dai ministri dell'ambiente Gianluca Galletti e dei beni culturali, Dario Franceschini, senza che mai Matteo Renzi o Gentiloni abbiano detto "ah", o mosso una qualsiasi obiezione.

Vi pare questa una rivoluzione verde?

O ci vogliamo nascondere dietro i saccehettini della spesa? 

Come possiamo parlare di una rivoluzione verde? E' invece una resistenza delle rinnovabili che, appunto, *malgrado* tutto, riescono ogni tanto a vincere e fanno paura a Tabarelli e compari.

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Ad ogni modo, fatta questa precisazione nel titolo, ci tengo a sottolineare che il Corriere della Sera non spiega bene chi sia questa "Nomisma Energia" di tale Davide Tabarelli.

Io li conosco da abbastanza tempo, nel senso che vanno in giro predicando quanto sia buono e giusto trivellare in Italia, dall'Abruzzo alla Basilicata, dall'Emilia Romagna alla Sicilia da anni ormai.

A volte rasentano il ridicolo. E questo solo per mettere un po di contesto al personaggio.

Qui quando Davide Tabarelli disse che il turismo puo' convivere con il petrolio in Basilicata, visto che Ravenna ha trivelle e mosaici ed e' sito UNESCO.

Qui quando vennero in Abruzzo a convicerci che "l'ostilita' delle popolazioni e' sproporzionata” per il reparto trivelle. Disse pure che lui quando veniva in Abruzzo e passava per Falconara ammirava la raffineria sul mare. La gente rise.

Chi e' allora la Nomisma Energia?

E’ il ramo energetico della Nomisma, fondata da Romano Prodi che fa consulenze economiche. Davide Tabarelli e' il fondatore di Nomisma Energia e appunto fanno ricerca e consulenza economica per imprese, prime fra tutti per i petrolieri.

In cima c’e’ a questo post c'e' la pagina di Nomisma Energia come appariva qualche anno fa con le trivelle in prima veduta. E infatti ancora adesso la Nomisma Energia rivela di avere petrolio, gas, carbone, nucleare, rifiuti fra i suoi principali interessi. A chi e’ interessato al petrolio dicono di offrire:

servizi informativi specialistici, accesso a informazioni privilegiate, surveys periodiche con management di aziende del settore e decisori pubblici, monitoraggio costante delle normative e regolamenti, europei e nazionali.

Mmh.

Accesso ad informazioni privilegiate? Surveys con i decisori pubblici? C’e’ qualche legame? Chi lo sa.

Survey in italiano sarebbe questionario o statistica.

Ma poi hanno anche interessi in "Ambiente e Territorio" sotto la voce “monitorare” i fenomeni NIMBY – cioe non e’ che gli interessi capire e farsi portavoce delle preoccupazioni dei territori (non sia mai) quanto invece vogliono monitorare tutti noi che ci opponiamo a trivelle e affini e che invece vogliamo sole e vento e intelligenza e lungimiranza e dare l’esempio in questa nazione.

Il loro interesse per l'ambiente e per il territorio comprende monitorare quelli che non vogliono buchi per terra rincorrendo miti energetici vecchi di sessanta anni!

Fra i clienti di Nomisma una sfilza di nomi che comprende una serie di compagnie certo famose per il loro amore per l’ambiente e le persone: ENI Servizi, Federchimica, British American Tobacco Italia, Dow Agrosciences, Monsanto Agricoltura Italia, Philip Morris International Management; Philip Morris Italia, British GAS, Italgas, Italsementi, Toto.

E dunque eccolo qui il nostro Davide Tabarelli, di cui il Corriere della Sera ignora il passato e gli interessi.

Siamo nella trasmissione "Petrolio".

Tabarelli dice che e’ un "dovere etico" estrarre il petrolio in Basilicata e che addirittura si potrebbe arrivare a tripilcare il numero di barili.

Ah si?

Un dovere etico?

E il dovere etico di salvaguardare la vita di chi vive in Basilicata? E tutti gli scandali ambientali degli ultimi anni? Quelli non sono mica surveys? Sono fatti sulla pelle della gente, ogni santo giorno.

Si vede che lui vive altrove.

Il dovere etico sta nel lasciare questa terra un po piu' sana di quello che e' adesso, non nel triplicare i barili e la disperazione dei lucani. 

Ecco qui le sue domande e risposte al Corriere della Sera:

Abbiamo un triste primato, dopo la Danimarca siamo i primi in Europa per costi ricaduti sulle famiglie a causa dell’energia, non c’è da gioire. Solo che noi siamo anche i più virtuosi, i primi rivoluzionari del verde, ma questo ci costa. Nelle energie rinnovabili l’Italia è tra i Paesi più avanzati; spendiamo 16 miliardi l’anno per le politiche ambientali, appena poco meno della Germania, solo che loro producono più energia elettrica e hanno un Pil più alto. Vanno bene le rinnovabili, e la cosiddetta rivoluzione verde è condivisibile, ma va gestita, perché crea un sacco di problemi.

Io non so da dove vengano questi numeri, e ne dubito fortemente. Ma anche se tutto fosse vero, vuol dire che siamo inefficenti e che sprechiamo soldi. Non e' colpa delle rinnovabili se gli investimenti non fruttano tanto quanto in Germania. E' colpa di chi gestisce i soldi e magari ci deve fare il ricamo sopra per mangiarci lui ed i suoi amici se le rinnovabili non fruttano tanto quanto potrebbero.

Non sono sole e vento i cattivi, quanto gli sprechi, e chi e' responsabile di questi sprechi, ammesso che i numeri di Tabarelli, che fornisce consulenze per oil and gas, siano veritieri. Gli viene chiesto se sia contrario alle rinnovabili. Lui dice

vanno gestite bene e considerata tutta una serie di fattori. Mi spiego: a lungo termine avremo degli effetti positivi, forse. Appunto: forse. Invece, dal primo gennaio gli aumenti sono sicuri, perché il fabbisogno di energia elettrica aumenta e quindi il costo sale.

Forse avremo degli effetti positivi?

Forse?

Non e' bello questo modo di sminuire le rinnovabili e creare questo parallelo fra "forse" vantaggi delle rinnovabili e "sicuri" aumenti in bolletta del gas. Non e' giusto, non ci sono dati dietro, non ci sono prove e numeri a spiegare questa supposta correlazione. Per me e' tutto fumo negli occhi.

La verità, almeno secondo me, e' che se veramente puntassimo sulle rinnovabili, le nostre citta' soffocate dallo smog potrebbero forse soffrire un po di meno, e con loro i bambini e le persone piu' fragili costrette a respirare contanta schifezza.

E gli effetti positivi sarebbero per il breve, medio e lungo termine. Perche' non staremmo a sparare in ambiente sostanze tossiche, dal benzene ai composti sulfurei che portano danni -- questi si sicuri! -- a persone e ambiente.
 
Ma poi, Tabarelli ha mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Non sa Davide Tabarelli che le fossili, gas incluso, contribuiscono fortemente a tutto i soqquadro climatico in atto in questi anni? E gli accordi di Parigi che li abbiamo firmati a fare?

Ma poi, siamo davvero sicuri che gli aumenti dei costi della bolletta sono a causa delle rinnovabili?

Addirittura per tranquillizzarci, Mr. Tabarelli aggiunge che l'aumento dei prezzi del gas (del 5%) e' una situazione è più tranquilla.

Cosa vuol dire questo? Perche' la situazione e' piu tranquilla? In che modo le rinnovabili ci devono spaventare? Quand'e' che l'aumento dei prezzi del gas diventa invece preoccupante?  Al 10%? Al 20%?

Mistero.

L’aumento è legato a un fattore stagionale: c’è più freddo, aumenta la richiesta e quindi il prezzo. Ma gli stoccaggi ci sono. E io dico sì a tutte quelle opere che portano gas, dal South Stream dalla Russia al Tap in Puglia.

Fa piu freddo e per questo ci sono gli aumenti? Suvvia, dobbiamo credere a questo? Proprio quest'anno aumentano i prezzi perche' c'e' piu' freddo?

E l'anno scorso non faceva freddo?

E come lo sanno per i prossimi mesi che sara' piu' freddo?

Lo sanno, vero che le previsioni meterologiche piu che a una settimana non si possono fare? 

Io credo invece che visto che anche in Italia il consumo di gas cala, devono trovare un modo per tenere i profitti, e quindi aumentano i prezzi. Il 5% e' un aumento consistente, non da niente.

E ovviamente che Tabarelli dice si a piu' gas in Italia! La Nomisma Energia e' fossile anche lei. E chissa che ruolo gioca nella cricca di corporazioni che gestisce l'energia in Italia con tutti gli inciuci fra governi, dirigenti di ditte fossili, affaristi.

Il sole e vento fanno paura perche' sono risorse maggiormente distribuite, perche' non c'e' un monopolio, perche' possiamo gesticerla da soli. 

Il primo cameo finale e' per l'Europa, dove si dice che

In Europa si usa sempre di più il gas perché il carbone presto andrà eliminato e questo è un bene: anche se più economico, è molto più inquinante.  

....

Dobbiamo aumentare la concorrenza producendolo anche noi, e il nostro è anche più pulito.

In realta' non e' proprio cosi: il consumo di gas e' in calo, ed aumenta quello delle rinnovabili, caro Davide Tabarelli. I grafici in alto sono ufficiali da Eurostat. Dove sono i suoi dati in merito al fatto che aumenta il consumo di gas per sostituire il carbone?

E la favola che il nostro gas e' piu' pulito, da dove arriva?

In che senso e' piu' pulito?

Il gas italiano ha una formula chimica diversa?

Quali libri di chimica spiegano questa magia del gas italiano?

Mistero.

Il secondo cameo finale e' per la Cina


Basti pensare che in Cina, dove il carbone rappresenta il 90% delle fonti energetiche, per il troppo inquinamento hanno ridotto la produzione interna. 

Si e' vero. Ma lei dimentica di dire, caro Tabarelli che la Cina ha iniziato una *corsa* verso le rinnovabili. Vogliono essere i leader globali, e siccome gli USA di Trump fanno veramente pena in questo senso, hanno il campo aperto.  Per sostituire il carbone, non puntano mica su gas, puntano su sole e vento!

Citta' intere create ed alimentate dalle rinnovabili, citta' di 10 milioni di abitanti con tutti gli autobus elettrici, programmazione per il 100% di autovetture rinnovabili, sperimentazione di batterie nuove, persino tratti di autostrada elettrica.

Certo, partono da una situazione molto peggiore dell'Europa.  Hanno inquinamento enorme a causa delle scelte del passato. Ma adesso hanno *deciso* di darsi una svolta, e di fare sul serio, con idee, progetti, passi in avanti, legislazione. E vanno avanti. Per davvero.

Questa e' una rivoluzione verde. Non quella che abbiamo in Italia.

Ed e' una rivoluzione perche' la si vuole, non perche' capita a caso.

Infine una parola alla giornalista Claudia Voltattorni: ma intervistare qualcuno che non parli di ambiente dal suo punto di vista di fornitore servizi all'industra del petrolio? 

Potrebbe mai succedere?

Oppure dobbiamo per forza convincere gli italiani che il cerchio e' quadrato?


Sunday, August 27, 2017

L'Italia e Malta e la disputa infinita sulle trivelle fra Sicilia e Libia


In arancio la zona contesa fra Malta e Italia


 Le aree 1-7 secondo le definizoni del governo di Malta


 L'area marina C secondo le definizioni del governo d'Italia

Le aree 1,2,7,5 di Malta si sovrappongono a quelle dell'area marina C d'Italia


 
Medina Bank 1



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Gli interrogativi arrivano dalla stampa di Malta, e dalla stampa di Malta sono state anche smentite.
 
Il rappresentante italiano presso il parlamento europeo Mario Borghezio il giorno 31 Maggio 2017 aveva posto una interpellanza presso l'Europa sul presunto patto Malta-Italia con il quale Malta avrebbe ceduto i suoi diritti esplorativi nel Canale di Sicilia all'Italia, con in cambio l'Italia prendendosi una maggior quota di migranti nel Mediterraneo.

Borghezio dice che secondo indiscrezioni l'accordo sarebbe stato eseguito fra Matteo Renzi, allora primo ministro, e Joseph Muscat,  primo ministro di Malta, nel 2016. Muscat fra l'altro e' anche indagato negli scandali delle Panama Papers.

In realta' c'erano gia' state illazioni varie nel 2016 con speculazioni e commentari, specie dal mondo petrolifero.

Il giorno 17 Agosto 2017 la commissione europea risponde: non c'e' stato alcun accordo su migranti in cambio di petrolio fra Malta e Italia.

Questo episogdio pero' ci da l'opportunita' di rivisitare questo contenzioso fra le due nazioni, che lottano per bucare i gia' martoriati mari del Mediterraneo.

La disputa fra Italia e Malta sulle trivelle sicule va avanti da tanto tempo.

Gia' nel 2012 si eseguivano summit, meeting informali e convegni per decidere come spartirsi la petrol-monnezza. A quel tempo i prezzi erano ancora elevati, e davvero la speculazione sarebbe stata ottimale.

Il primo petrol-summit Italia-Malta si svolse a Roma alla fine di Ottobre 2013 con industriali, accademici e politici sul futuro delle riserve vicino alla Libia. Dietro questo summit, prima e anche dopo, dispute territoriali.


Ma non e' ben chiaro se queste riserve siano veramente di Malta o dell'Italia o della Libia.

Nel 2007 Malta firma un accordo petroliferon con la Heritage Oil, ditta minore con sede a Londra.
Avrebbero trivellato i lotti 2 e 7 attorno a Malta, in un'area detta Medina Bank 1, dove gia' la Texaco aveva cercato petrolio nel 1980 su autorizzazione del governo maltese, scatenando gia' allora l'ira della Libia. Medina Bank e' infatti non lontana dalle coste libiche.

Nel 2011 l'Italia si assegna lotti di trivelle marine in zone che Malta considera propri attorno a Pantelleria, Linosa e Lampedusa. 

Malta scrive una lettera di protesta ufficiale al governo italiano dell'epoca, e come ripicca, pubblica una offerta di concessioni petrolifere nei mari dello Ionio che l'Italia considerava propri.

Mostra interesse anche l'ora defunta Mediterranean Oil and Gas, titolare di Ombrina Mare.

L'Italia si lamenta che le azioni di Malta andavano contro lo spirito della convenzione del 1982 dell'ONU sui mari, in cui tutte le nazioni si impegnavano a soluzioni condivise nella spartizione di acque marine.

Nel 2012 l'Italia raddoppia, auto-assegnandosi lotti fra la Sicilia e la Libia, anche questi mari che Malta considera propri. Chi ha fatto tutto questo?

Il nostro beneamato Corrado Passera, a suo tempo ministro per lo sviluppo economico. Con un decreto ministeriale creo' la zona marina C, un area grande quanto i due terzi della Sicilia e che Malta appunto considera sua. Questa zona marina C come definita dall'Italia, copre l'area 2 e gran parte delle aree 1, 3 e 7 secondo le definizioni di Malta. 

L'impasse e' durata a lungo, e dopo summit, discussioni, il crollo della Libia, la fine di Gheddafi e sopratutto calo del prezzo del petrolio, alla fine del 2015 si e' deciso di sospendere le operazioni petrolifere nell'area in modo "preliminare". 

Quante cose che facciamo in nome del petrolio? Veramente era il caso di farci una questione internazionale con le trivelle attorno a ... Pantelleria e Lampedusa? 

Comunque, anche se e' una soluzione zoppicante, questa del divieto temporaneo, alla fine un merito l'hanno avuto tutti questi litigi: fra i tre litiganti, Italia, Libia e Malta, l'ambiente ne ha beneficiato, con le trivelle fermate, speriamo, ancora a lungo.








Monday, October 3, 2016

UK: strade al sole che ricaricano le macchine mentre si viaggia








Che alla fine verra' realizzata o no, non e' importante davvero. Ma gia' che ci si pensi, che lo si voglia, che se ne parli, e' un segno dei tempi: la voglia, la necessita' di abbandonare l'uso di fonti fossili per un futuro benzina-free.

Siamo nel Regno Unito dove dal 2015 e' corso una sperimentazione della Highways England per gli automobilisti con macchina elettrica. 

L'idea e' semplice: le macchine saranno dotate di tecnologia wireless e viaggeranno su strade con un campo elettromagnetico sottoterra. Le macchine comunicheranno il loro passaggio alla strada, facendo "accendere" il campo elettromagnetico. A sua volta il campo elettromagnetico attivera' un solenoide dentro l'automobile che le fornira' energia. 

E' un esperimento gia' provato nel 2013 nella Corea del Sud dove la citta' di Gumi realizzo' un tracciato simile per 12 chilometri e per gli autobus. 

L'idea e' di aiutare gli automobilisti e di rendere meno complicato il processo di ricarcica delle auto elettriche (o la percezione che sia complicato!) e di far si che ci sia piu' autonomia.  Il test e' per ora limitato su strade dove non ci sono ancora macchine "normali" ma circuiti dedicati.

L'esperimento terminera' nel 2018 e costa circa 500 milioni di sterline.

Questo in Inghilterra.

E in Italia? Quali esperimenti abbiamo? Quali obiettivi abbiamo? Chi vogliamo essere, caro Matteo Renzi?

Dovunque ci giriamo ci sono progetti di strade elettriche, di piste al sole, di idee, di esperimenti, di tentativi.

E noi?

Perche' lei continua a fossilizzarsi sulle fossili? Su buchi ed altri buchi? Su airgun e raffinerie, su morte e distruzione?  Non le basta quello che accade in Basilicata e in tutti i posti del mondo dove si trivella? Non le basta il *no* di tutte le comunita' trivellate e trivellande?

Perche' per una volta non possiamo *pensare* a qualcosa di grande, di nuovo, di emozionante, che ci renda orgogliosi? Siamo gli eredi di Leonardo da Vinci in questa nazione, sa?

E invece siamo qui, a rincorrere, paralizzati nella melma petrolifera, mentre il mondo scappa avanti.

Friday, August 19, 2016

Olanda e Norvegia 2025: niente auto a benzina. Gia' ora in Norvegia il 29% di auto vendute e' elettrico





Eccoci qui.

Pare solo l'altro ieri che tutti a dire "non si puo'". Il sole e il vento e le batterie "non sono affidabili".  E poi, si e' passati ad un timidissmo "forse", l'elettricita' si magari dal sole, ma le macchine no, assolutamente no, e come facciamo? Gli ibridi sono cose da ibridi-chic, costano troppo. E se si fermano per strada?

E invece guarda. Siamo arrivati quasi alla fine.

Le macchine elettriche non sono piu' un sogno. Arriveranno, ed ogni giorno e' un passo in piu' verso la fine della petrol-schiavitu'. Gia' la Norvegia aveva deciso che avrebbero bannato la vendita di auto a benzina e pure di quelle ibride entro il 2025.

Adesso arriva l'Olanda che decide la stessa cosa: il divieto del motore a combustione interna sulle nuove automobili - cioe' di macchine nuove che vanno a benzina o a diesel -- entro il 2025. Solo veicoli a emissioni zero - cioe' elettriche o a celle d'idrogeno potranno circolare se nuove. Zero ibridi. La Germania pensa allo stesso tipo di divieto entro il 2030.

Occorre un attimo pensare all'enormita' di tutto questo.

Sono decisioni monumentali. Non sono firme astratte. Significa che questi paesi stanno essenzialmente *ripensando da zero*  il loro modello di trasporto, economico, infrastutturale. Occorrera' mettere dappertutto celle di ricarica, occorrera' dismettere piano piano le stazioni a benzina, istruire meccanici.

E poi, questo succede in Norvegia, paese *ricco* grazie al petrolio. In Olanda, la patria della Shell.  In Germania, la patria di BMW, Porche e Mercedes. Tutte che decidono che il modello petrolio-per-auto non e' piu' accettabile e che occorre iniziare a ripensare.

E l'Italia della FIAT e dell'ENI dove sta?

L'Italia di Matteo Renzi perche' non c'e' qui?

Qual'e' la data in cui anche in Italia saremo a veicoli venduti solo se elettriche? 

Dietro questo cosidetto movimento“to save the Earth” c'e' Mr. Jan Vos, del partito del labour d'Olanda che dice semplicemente che se vogliamo salvare il pianeta occorre liberarsi di petrolio al piu' presto. E ricorda che non deve essere una cosa da ricchi. Vuole che ci siano incentivi in questo senso, cosicche' con la produzione di sempre piu' veicoli elettrici i prezzi crollino.

Anche qui ci sara' chi dira' che le auto elettriche sono troppo costose. Si, lo erano anche i pannelli solari, il cui costo da proibitivo venti anni fa e' poi diventato accessibile. E lo stesso vale per telefonini, TV giganti, computer. 

Si inizia con gli incentivi, si passa al mercato di massa, e tutto diventa standard.  E' quello che adesso accade in Norvegia, dove grazie a fondi governativi, si aiutano le persone a comprare macchine elettriche. E' cosi che sono arrivati quasi ad un terzo delle nuove macchine vendute e che vanno ad elettricita'.

Anche qui riflettiamo: il paese del petrolio vende greggio a noialtri, e con i soldi ci paga le pensioni, e gli incentivi per le macchine elettriche. Non so se sia ipocrisia o realpolitik, ma certo e' che se facessero la stessa cosa a Viggiano per esempio sarebbe un passo in avanti.
Non so se l'Olanda riuscira' nel suo intento. Alla fine, nel 2016 solo in 15% delle auto vendute e' elettrico. Non male. Come non male l'idea di osare, di volere, di essere artefici del proprio destino con idee e con obiettivi.

Aspetto sempre Matteo Renzi a fare annunci progressisti per l'Italia, la sua energia, la sua gente. 

Thursday, June 9, 2016

Il Cile al sole: energia gratis per 4 mesi




La metropolitana al sole di Santiago del Cile non e' un impresa solitaria. Il Cile e' il principale produttori di energia rinnovabile dell'intera America Latina, i primi con impianti che generano oltre un gigawatt di energia, sufficente per dare elettricita' a 750mila case.

L'obiettivo e' di generare il 70% di energia rinnovabile entro il 2050, puntando tutto sul sole.
Dal 2013 ad oggi la produzione di energia elettrica solare e' aumentata di quattro volte. Per il 2016 hanno in programma di installare altri 1.4 gigawatt. 

Il paese ha vaste installazioni fotovotaiche nelle zone desertiche di Pozo Almonte ed Atacama che hanno generato cosi tanta energia durante il primo quadrimestre del 2016 che hanno *regalato* l'energia ai residenti.  Per la precisione, la bolletta elettrica e' stata di zero per 113 giorni da Gennaio ad Aprile del 2016,  per chi era servito dalla rete elettrica attorno a questi deserti.

Di nuovo, energia gratis a tutti i residenti per 113 giorni.

In Cile ci sono ora 29 campi solari ed altri 15 in via di costruzione. 

Uno dei problemi del paese pero' e' che la rete elettrica fra il nord ed il sud del paese non sono collegate fra loro. La maggior richiesta di energia arriva dal centro della nazione, ma i campi desertici solarizzati sono a nord: e' qui che l'elettricita' costa zero.  Occorre quindi migliorare l'efficenza e il trasporto dell'energia. Considerato l'enorme boom, capire come ottimizzare la distribuzione e' un assestamento non insormontabile.

E lo sanno anche loro: le due reti elettriche saranno collegate fra loro, generando una linea di trasmissione che sara' lunga circa 3mila chilometri nel 2017.

Ma come mai tutta questa energia?

La storia del Cile e' intimamente collegata al rame. Il paese ha enormi riserve di questo metallo che esporta e che anzi rappresenta il 6% degli introiti del paese.  Quando si inizio' a solarizzare il paese molte ditte arrivarono in zone vicino alle miniere di rame, con enormi investimenti nei deserti del nord. Ci fu il boom delle installazioni e della produzione. Anzi, sottostimarono quanta energia poteva essere generata.

Negli ultimi anni pero' il mercato del rame e' in calo, e molte miniere chiudono perche' non sono piu' redditizie.  Essendo chiuse, l'energia che serve loro e' azzerata. Ma i pannelli solari continuano a fornire energia.

Che farne?

Regalarla. Per chi produce elettricita' e' ovviamente una perdita e si stanno studiando modi per recuperare costi, per una migliore gestione degli impianti. La nuova rete elettrica e' ovviamente un passo in questa direzione.

Ma il Cile che regala elettricita' perche' ce n'e' troppa e' un grande successo: mostra quanto progresso e' possibile con le rinnovabili e che con pazienza, coraggio e lungimiranza un mondo senza petrolio si puo'.

In Portogallo ci sono riusciti per 107 ore, in Germania per due domeniche hanno dovuto pagare i clienti per usare energia elettrica rinnovabile in ecceso. In Danimarca i record eolici sono un dopo l'altro.

In Italia?

O vogliamo restare fossilizzati con il petrolio in eterno, caro Matteo Renzi?

Sunday, April 17, 2016

Il referendum non raggiunge il quorum - pensieri e grazie




There is something magnificent about fighting a battle you know you cannot win.

Non ci siamo riusciti. Nonostante tutta la nostra buona volonta’, il nostro entusiasmo, la macchina del no, dell’astensionismo, dei geologi al soldo delle fossili, dei lobbisti del petrolio hanno avuto la meglio su di noi.

Lo sapevamo tutti che non era una partita alla pari fin dal primo giorno: una data a casaccio, la stampa ufficiale contro di noi, gli spauracchi immaginari della disoccupazione e delle luci spente, un primo ministro che invita all’astensione. Onore a noi tutti per averci provato e per averci creduto fino all’ultimo voto.

Mi dispiace molto, e per prima cosa voglio ringraziare tutti quelli che si sono adoperati condividendo post su Facebook, promuovendo incontri di quartiere, facendo passaparola. Voglio ringraziare ogni nipote che lo spiegava al nonno perche’ votare si, e ogni nonno che ha capito che era importante. Voglio ringraziare tutti quelli che sebbene lontani da comunita’ trivellate o trivellande si sono presi la briga di studiare, e sono diventati piccoli attivisti. Anche se non ci siamo riusciti e’ stato lo stesso una bella pagina di democrazia sana, in cui molti si sono sentiti investiti, con il desiderio di poter far qualcosa di buono.

La sconfitta ci insegna che abbiamo ancora tanta strada da fare.

Non e' un caso che laddove le trivelle siano state oggetto di discussione negli scorsi anni ci sia stata maggiore affluenza. Chi sa, chi ha capito, chi ha vissuto il petrolio nelle proprie comunita' ha votato SI. E' stato in parte non realistico pensare che i residenti di Trentino Alto Adgie o di Umbria potessero davvero capire, soprattuto dato tutto quello che veniva scritto sul Corriere della Sera, o gli schiamazzi televisivi o il comportamento immondo dei politici italiani, quasi tutti amici dei petrolieri.

Come dico sempre, l'opinione pubblica te la crei giorno per giorno, con calma e non quando c'e' l'emergenza. Quando ho iniziato questa battaglia, pochi pochi pochi erano quelli che ci credevano. Non c'era Greenpeace a fare titoloni. L'opinine pubblica te la crei parlando, spiegando e sopratutto quando si instaura un filone di fiducia fra il convincitore ed in convincente. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole amore.

E' per quello che ho aperto questo blog. Per continuare ogni giorno a raccontare, a spiegare, a volerlo. Non ci si puo' aspettare che gente che non ha mai sentito parlare di trivelle prima d'ora adesso riesca a vedere il quadro completo del tutto, andando oltre le petrolballe di Matteo Renzi,  o a speigargli che era un voto simbolico o che la petrol-monnezza e' vera o che gli 11mila posti di lavoro sono solo nella fantasia dell'ENI.  

Nel 2008 andai a San Vito Marina, dove c'era gia' Ombrina che faceva i test. La gente andava al mare tranquilla, quasi all'ombra di questi enormi tralicci bianchi e rossi. Quasi nessuno si chiese niente.  Feci domande a gente che non conoscevo.  Fui stupita del fatto che quella piattaforma fosse un non problema. Non erano d'accordo o contrari, semplicemente non si erano posti il problema.

A suo tempo Marevivo diceva che Ombrina era tutto fatto per bene, e fino al 2011 Legambiente parlava della necessita' del  "gas di transizione", distinguendo fra petrolio e gas naturale. 

Lo sappiamo come e' andata a finire con Ombrina. E credo che guardare la differenza fra il 2008 e il 2016 sia emblematico. Ci vuole tempo, ci vuole perseveranza, ci vogliono numeri spiegati in maniera chiara, e ragionamenti e idee, e non gli scoop, persone famose e le urla condensate in due mesi.  E questo specie in Italia dove la solidarieta' e il fare squadra sono spesso un miraggio.

Come diceva Francis Bacon e come ricorda il mio amico Fausto Di Biase: "nullus sermo in his potest certificare, totum enim dependet ab experientia".

Ma non tutto e’ perduto. Questo referendum ha avuto il merito di aver portato il tema petrolio nelle case degli italiani, nel bene o nel male. Ha portato quantomeno il dubbio che le trivelle non siano benessere e ricchezza per l’italiano medio.

Purtroppo per noi, ci sono altre concessioni in terra, in mare previste in varie parti dello stivale per i prossimi mesi, per i prossimi anni. Grazie a tutti i dibattiti referendari quelli che avranno la sfortuna di viverci vicino avranno vita piu’ facile nel constrastare questi progetti, se lo vorrannno. Sapranno che si puo’ e si deve lottare, anche se si e’ in pochi, anche se e’ difficile. Avranno materiale ed esempi. E’ tutto scritto, documentato, dai pesci ai terremoti. E’ scomparso il vuoto mediatico che c’era dieci anni fa e questo anche grazie al referendum che ha obbligato stampa e TV ufficiali a parlarne, anche se spesso male.

A suo modo questa sensibilizzazione e’ gia’ una vittoria. E adesso cosa fare? Occorre andare avanti, concessione per concessione, comunita’ per comunita’. E' qui la nostra forza, sul locale. E’ persa la battaglia del referendum, non la guerra.

Anche se Matteo Renzi e Claudio Descalzi andranno a brindare, la storia e’ dalla nostra parte.

Cent'anni fa facevamo buchi perche' pensavamo che far buchi fosse lo stato dell'arte. Lo stato dell'arte nel 2016, nonostante il referendum, nonostante chi ci governa, non e’ fare buchi. E' fare tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi con le fonti fossili senza trivellare ad infinitum, senza distruggere la vita di nessuno, senza martoriare l'unico pianeta che abbiamo.

Dobbiamo continuare a opporci alla petrolizzazione d’Italia come fatto finora, ogni santo giorno, e cioe’ dal basso, progetto per progetto. Dobbiamo continuare a esigere un ambiente ed una democrazia pulite, un Italia che guardi alle rinnovabili e al futuro e non alle trivelle e al passato.

Vinceremo. La storia e’ piu’ grande di Matteo Renzi.

Tuesday, April 12, 2016

Il 2016: l'anno della petrol-vergogna





"Ripeto fino alla noia, scusandomi con chi ha già sentito queste considerazioni, sulla bufala trivelle. Non c’è nessun referendum sulle trivelle. Non c’è una sola trivella in discussione: solo la scelta se continuare a estrarre carbone e gas fino all’esaurimento del giacimento senza sprecare ciò che già stiamo utilizzando oppure fermarsi a metà alla scadenza della concessione"


"pieno diritto di espressione alle posizioni del sì e a quelle del no o dell’astensione"



Matteo: ma guarda che il carbone non lo si estrae mica dalle piattaforme a mare!

Qui di bufala c'e' solo il fatto che lei e' un presidente del consiglio
non votato da nessuno e a cui non importa niente dell'Italia
 








 Emendamento pro Total bocciato nel decreto
Sblocca Italia e approvato nella
successiva Legge di Stabilita' 2015
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"Le rinnovabili vedo no l'Italia tra i leader mondiali. Ma un mondo che va avanti solo a rinnovabili e' ancora un sogno. Petrolio e gas naturale serviranno ancora a lungo: non sprecare cio' che abbiamo e' il primo comandamento per tutti noi".

"Se investiamo in tecnologia, possiamo creare un mondo nuovo"

"Spero che il referendum sulle trivelle fallisca"

"Noi siamo oggettivamente diversi da chi ci ha preceduto: se uno sbaglia con
noi paga. E a quelli che vogliono far credere che siamo tutti
uguali rispondiamo con i fatti"


"Quell'emendamento l'ho voluto io" 

"Questo referendum si fa in un giorno diverso dalle amministrative perche' lo prevede la legge italiana, non perche' lo abbiamo scelto noi"

"L'idea di sbloccare le opere pubbliche e private l'abbiamo presa noi"

Le trivelle italiane sono "all’avanguardia in sicurezza" 
chiuderle vorrebbe dire "bloccare 11 mila posti di lavoro"




Matteo Renzi

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"Il ministro per i rapporti con il Parlamento, cioè io da regolamento deve autorizzare tutti gli emendamenti del governo. 
Tempa Rossa è un progetto strategico per il Paese che prevede 
molti occupati nel Mezzogiorno e 
lo rifirmerei domattina"


Maria Elena Boschi 


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"Macché avvelenatori, noi tranquilli su tutto"

"È la cosa che mi fa indignare di più  perchè non avveleniamo nessuno, 
lo fa invece chi racconta cose senza capire e approfondire, avvelenando il
sistema industriale e l'ambiente sociale". 

"Siamo tranquilli per tutte l'attività che abbiamofatto
e sulle verifiche che facciamo,
su cui metto le mani sul fuoco"


"Quando ripartirà la produzione non lo so. 
L'importante non è riprenderla, ma fare chiarezza su quello che succede. 
Vogliamo andare fino in fondo a questa vicenda 
prima di tutto per il rispetto e l'attenzione che abbiamo 
nei confronti dei territori che
ci accolgono"


"Con tutto il rispetto per la magistratura, noi siamo tranquilli per tutte le attività
che abbiamo fatto e le verifiche che facciamo, su cui metto le mani sul fuoco:
non avveleniamo nessuno. Anzi, l’Eni ha investito 4,2 mld di euro in sicurezza
e sostenibilità ambientale e ne investiremo altri 2,5"

Claudio De Scalzi, CEO ENI

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Grazie a questo testo si sono garantiti oltre 300 posti di lavoro, tutelando non solo la Total,
che è un soggetto privato come un altro, ma soprattutto la serietà del Governo che è
riuscito ancora una volta a rendere l'Italia attrattiva per i grandi
investimenti.


Simona Vicari, architetto. Sottosegretario all'Economia

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Oltre il 70 per cento stanno prendendo i 5
Stelle qua ad Augusta. Hanno ragione
a incazzarsi, ma m'incazzo anche io. Lo sai? E a Gela?
Più che altro pensa che se prendono anche Gela avrebbero
le città con le raffinerie"


"Non si potrà fare più neanche un rifornimento di diesel
per uscire la domenica con i
propri figli per andare a mare."



“Mi sto vedendo di organizzare perché c'è Federica che è incazzata come
una iena per ragioni serie, infatti le ho detto ‘punta i piedi
perché va a finire che fai la figura
della pellegrina"



"Mi preme sottolineare la mia estraneità ad ogni condotta illecita e rendo noto che per il
tramite del mio avvocato Paolo Carbone del foro di Salerno
ho già chiesto al procuratore della Repubblica aggiunto
presso il tribunale di Potenza di poter chiarire la mia posizione"



..."da gennaio cominciamo pure su Saipem... tramite Confindustria
ci arrivo, mi segui? C'arrivo pure abbastanza bene. Quindi vediamo
come farlo e... facciamo una passeggiata in Sardegna, ci stiamo
unpaio di giorni, facciamo le presentazioni,
bordelli... e quello che dobbiamo
fare facciamo" 



"Minchia ti informo, ti informo che già siete entrati! questa è bellissima! ma tu lo sai che io martedì... te l’ho detto che ce lì ho tutti invitati al convegno, martedì prossimo... a Roma... tutti, tutti ci sono, quelli che contano ci sono!.. dai che sta andando come volevamo noi, perfetto!... gioia mi pare che stiamo andando nella direzione giusta, dai!... quant’era sette milioni ? Mi sa che sarai condannato a pagarmi quattro mila euro al mese a partire dal 2016... noi da qui a metà mese, massimo fine mese dobbiamo andare in Tecnimont, ma io me la chiudo martedì prossimo"
 

Gianluca Gemelli, fidanzato di Federica Guidi


GG: "Io sono sempre dietro ai mutui ma va bene lo
stesso... oh, sto andando avanti con 12
persone...se non fosse perché sono vendute
all’Eni... altrimenti sarei alla fine"


FG: "Per quello dico
che dovresti riuscire a prendere altri lavori
Gianluca"


GG: "Lo so gioia, non è che mi sono fermato"


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"Non ci devono essere danni per entrambi"

"Però ora basta... non stiamo
qui a parlarne adesso"


Federica Guidi a Gianluca Gemelli



"Mi preme segnalare l'urgenza del parere"

Federica Guidi a Laura Boldrini

"Non ho favorito mio marito".

"colui che considero a tutti
gli effetti mio marito"


"Mi stai utilizzando"

"Con Gianluca? Ci vedevamo ogni
7-15 giorni"


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"Considerare ogni area in cui siamo presenti come casa nostra e per nessuna ragione
metteremmo a repentaglio chi la abita e ci lavora"


Pubblicita' ENI

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per entrambi i sessi, un eccesso di mortalita' per tumori maligni allo stomaco 
ma anche per infarto, malattie del sistema respiratorio 
e malattie dell'apparato digerente

per gli uomini residenti sul territorio eccessi di mortalita' 
per leucemia linfoide, diabete, malattie del sistema circolatorio

Associazione medici di base della Basilicata

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"Da quando e' esplosa la vicenda giudiziaria, tra i
miei concittadini sono aumentati i diffidenti, quelli che hanno paura
per gli effetti sulla salute. Certi elementi dell’indagine ci hanno
sbandato"


"L’inversione di tendenzadeve essere, senza allarmismi, la
chiarezza totale sugli eventuali pericoli che corre la salute per i
pozzi petroliferi. L’estrazione ormai c’è,dobbiamo controllarla
ed evitare guasti"


Sindaco di Viggiano

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"È fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”



Comunicazione alle amministrazioni pubbliche 
sul referendum e la comunicazione


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"Le acque di reiniezione non sono acque pericolose, ne da un punto di vista della normativa sui rifiuti, ne da un punto di vista sostanzale. L'attivita di reiniezione svolta presso il Centro Oli e' conforme alla legge italiana e alle autorizzazioni vigenti e risponde alla migliore prassi internazionale"

"lo stato di qualità dell’ambiente, studiato e monitorato in tutte le sue matrici circostanti
il centro oli di Viggiano e' ottimo secondo gli standard
normativi vigenti".
"Studi commissionati ad esperti di conclamata esperienza professionale ed autorevolezza in campo scientifico sia a livello nazionale che internazionale"
 "tutti in totale trasparenza"

"ENI intende chiedere l'accertamento in campo e in contraddiorio, mediante un incidente probatorio,
della correttezza delle modalita' di operativita' dell'impianto e in particolare della mancanza di pericolosita' delle acque reiniettate"


ENI


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"Per celare le inefficienze dell’impianto, i vertici del centro oli decidevano deliberatamente
e in diverse occasioni di comunicare il superamento dei parametri con una condotta fraudolenta ovvero dando una giustificazione tecnica che non corrispondeva al vero diversa da quella effettiva."

Si ipotizzano "manomissioni" delle comunicazioni agli enti di controllo 
sui superamenti dei limiti
di legge per "non allarmarli". 

"Io ora preparo le comunicazioni"

"ci inventiamo... una motivazione"

"Mi si è gelato il sangue"

 "Mi sono cagato sotto"

Dalle intercettazioni
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"Dispiace rilevare che per risparmiare denaro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini. Il risparmio dei costi  del corretto
smaltimento dei rifiuti prodotti dal centro oli con rifiuti speciali pericolosi che venivano "dal management Eni qualificati in maniera del tutto arbitraria e illecit" con un codice che li
indicava come «non pericolosi», e poi inviati con autobotti agli impianti di
smaltimento (come Tecnoparco, in Valbasento), e con «un trattamento
non adeguato e notevolmente più economico»


Il risparmio ipotizzabile per questo "sistema" sarebbe tra il 22% e il 272% (in
base a diversi preventivi acquisiti), e si tradurrebbe in una cifra che oscilla
tra i 44 e i 110 milioni di euro ogni anno.

La restante parte dei reflui liquidi sarebbe stata trasferita nel pozzo “Costa
Molina 2” (sotto sequestro), in cui "i liquidi venivano reiniettati, sebbene
l’attività di reiniezione  non risultasse ammissibile per la
presenza di sostanze pericolose


Il Procuratore nazionale antimafia,
Franco Roberti


"potrebbe aver scoperchiato un giochetto capace di far risparmiare
all’Eni 37 milioni di euro in due anni e gettare nuove,
inquietanti ombre sulla tutela della salute e dell’ambiente
in una delle regioni più martoriate
d’Italia."


La Procura di Potenza 


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"Cercano di ridurre il numero di comunicazioni sugli sforamenti invece di incidere direttamente sulla causa del malfunzionamento o dell'evento allo scopo di non allarmare gli enti di controllo" 

Ordinanza di custodia cautelare per vari petrol-indagati
 
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Vivere qui non e' facile, produco latte che esporto in Germania e
Stati Uniti. Prima producevo vino, ora sono preoccupato

Allevatore lucano