.

.
Showing posts with label descalzi. Show all posts
Showing posts with label descalzi. Show all posts

Tuesday, March 5, 2019

ENI: corruzione in Nigeria, un morto sulla piattaforma di Ancona, 100 incidenti in Basilicata

Basilicata 100esimo incidente ENI in sette anni





Piattaforma Barbara ENI (Ancona) : 1 morto e due feriti

 Nigeria: assieme alla Shell ENI accusata di 1.3 miliardi di USD in mazzette




"The management of oil companies Eni and Shell were fully aware of the fact that part of the $1.092bn paid would have been used to compensate Nigerian public officials who had a role in this matter and who were circling their prey like hungry sharks. It was not mere connivance, but a conscious adhesion to a predatory project damaging the Nigerian state."

Giusy Barbara, magistrato italiano sulla causa 
ENI e la corruzione in Nigeria

Ecco qui, in un breve riassunto la nostra petrol-ditta nazionale.

Uno schifo che nessuna operazione di chirugia estetica puo' risanare.

Iniziamo dalla piattaforma Barbara F dell'ENI, a 30 chilometri da Ancona, dove una gru e' collassata e ha causato la morte di una persona ed il ferimento di altre due. La gru stava facendo operazioni di 
carico e scarico da una nave di supporto logistico dell'ENI, quando e' collassata sulla nave stessa.

I due feriti stavano sulla nave, e l'operatore della gru e' quello che e' morto; si chiamava Egidio Benedetto ed aveva 63 anni. Avrebbe dovuto lasciare la piattaforma domani.

Gli investigatori indagano per presunto omicidio colposo; perche' forse c'e' stato un fallimento strutturale.

L'ENI dice che sta indagando pure lei - a frittata fatta. 

Ad ogni modo la domanda e' sempre la stessa: chi controlla la sicurezza qui? La manutenzione? E' stata una gru, ma poteva essere un cavo sottomarino, una perdita accidentale, la corrosione dovuta alla salsedine, all'idrogeno solforato, ad altri inquinanti.

Ce ne dimenticheremo presto,  ma questo non significa che i problemi siano scomparsi.

Passiamo alla Nigeria: il governo africano ha formalmente annunciato azioni legali contro ENI e Shell nel Regno Unito per mazzette e corruzione per l'acquisizione del blocco OPL 245 nel 2011, di cui abbiamo gia' parlato su questo blog.  

Era un blocco offshore in Nigeria, che custodisce 9 miliardi di barili di petrolio e per cui ENI e Shell, pare hanno pagato 1.3 miliardi di dollari di tangenti. Soldi che invece di finire nelle casse del governo Nigeriano sono finiti dai petrolieri nelle mani di privati corrotti cittadini nigeriani o di politici corrotti. Non male eh?

I nigeriani chiedono $1.1 miliardi contro i due petrol-giganti-imbroglioni che a loro dire *sapevano* di star pagando tangenti private per cose illegali.

Ovviamente Shell ed ENI negano qualsiasi coinvolgimento in malaffari, si trincerano dietro il "io-non-ne-sapevo-niente" e temono che queste azioni legali possano portare loro altri guai ed altro scrutinio da parte di altri governi.

I procedimenti legali contro ENI e Shell sono in corso a Milano, e anzi a Settembre 2018 Gianluca Di Nardo e Emeka Obi "intermediari" della faccenda sono stati entrambi condannati a quattro anni per corruzione.

Dopo Milano, i Nigeriani hanno deciso di aprire altre cause contro i petrolieri nel Regno Unito, indipendentemente da cosa accade in Italia. Un altra causa esiste pure in Svizzera e riguarda lo stesso Emeka Obi, il nigeriano condannato in Italia.

E infine, in casa nostra.

In Basilicata l'ENI festeggia il.. centesimo incidente in sette anni di attivita'. Cosa e' successo? Una fiammata, la puzza, il panico a Viggiano e nel comune adiacente di Grumento Nova.  Alcuni operai nelle vicinanze hanno pure avvertito malori.

Ma cento o uno, la risposta dell'ARPAB e dell'ENI e' sempre la stessa: tuttapposto!

Anche qui non e' chiaro che ne sia stato della sicurezza, della cura dell'ambiente, del rispetto delle comunita.

Ma nessun problema, per tutto il resto c'e'.... Jacopo Fo, la pulizia sulle spiagge del Ghana e qualche sponsorizazione del calcetto locale.





Sunday, February 24, 2019

Claudio Descalzi: 400 tonnellate di petrolio ENI nelle falde della Val D'Agri. Vuole dire qualcosa di sensato?


Claudo Descalzi







 Claudio Descalzi a promettere aria fresca a Pertamina, ditta Indonesiana

---

Viggiano, dove l'aria fresca e' merce rara



 
 L'operato dell'ENI in Basilicata, dove le tabelle sono color vergogna:
tutti i valori in rosso sono fuori da ogni limite. 

Qui in Val D'Agri alle loro promesse non ci crede piu' nessuno!

---

Ogni tanto vado a leggere le iniziative "green" dell'ENI.

Un po per ridere, un po per vedere cosa si inventano i nostri petrol-amici per giustificare gli schifi che vanno facendo all'ambiente e alle democrazie nel mondo.

Iniziamo dalla raccolta di oli usati da cottura per farci biocarburanti.

Pare che l'ENI abbia creato una partnership con la RenOils per il riutilizzo di oli vegetali in Italia, e che questi saranno processati a Porto Marghera, alla raffineria un tempo black, ora "green" davanti a Venezia. Nel 2018 hanno raccolto 75mila tonnellate di oli, che sono solo il 25% degli scarti annuali del nostro paese.

RenOils con i suoi 254 centri associati vuole incrementare questa percentuale, e sta lavorando con l'Universita' Tor Vergata per creare biocarburanti nuovi.

E' certo una bella cosa, se non che Porto Marghera e' stata essenzialmente sacrificata ai profitti ENI decenni fa, e green o black, e' sempre un area ambientalmente infelice.

Bella cosa e' all'apparenza anche il Clean Beach project che la nostra beneamata ha promosso in Ghana. E' un progetto per ripulire le spiagge di Sanzule, Bakanta, Krisan e Eikwe, nella parte occidentale del Ghana, dalla monnezza.

Hanno pure promosso un “Clean Beach” day il 31 Gennaio 2019 alla presenza di politici, e altri petrolieri. Hanno raccolto 500 chilogrammi di plastica e in generale 11mila chilogrammi di immondizia di vario genere che e' stata trattata secondo i parametri dell'ENI e del Ghana.

Hanno poi, bonta' loro, regalato materiale di pulizia, ramazze e sapone, alla comunita per aiutare a creare una cultura del rispetto del mare.

Che generosi, eh?

Notare che Sanzule, Bakanta, Krisan e Eikwe sono tutte nei pressi della OCTP’s Onshore Receiving Facility, da dove arriva il gas del cosiddetto Sankofa field e che l'ENI opera qui dal 2009.

Certo, organizzare un giorno di pulizia al mare non e' niente per l'ENI, considerata la montagna di profitti che portera' via da qui qui, e di altro tipo di monnezza in aria e in mare che lascera' dietro di se in Ghana. 
 
Vedi Nigeria.

Di recente la nostra amica ha anche firmato accordi con una ditta Indonesiana, la Pertamina, la petroditta nazionale dell'Indonesia per creare non meglio specificate opportunita' di "economia circolare" e "biocarburanti a basso impatto ambientale" con le sue due sussidiarie Syndial (ambiente) e Versalis (chimica). Hanno anche paralto di reciclaggio, riutilizzo e eco-design. Ovviamente non poteva mancare la costruzione di una ... bioraffineria in Indonesia!!

Mmmh.

Mi domando dove sia tutto questo eco-desgin, economia circolare, e amore di pianeta a Viggiano, Val D'Agri, Basilicata, Italia.

Chissa' perche' allora queste cose non mi convincono per niente, e chissa perche' mi paiono solo futili tentativi di ricrearsi una immagine ambientale in paesi e localita' che hanno gia' rovinato, Porto Marghera, o che stanno rovinando, il Ghana, o che rovineranno, l'Indonesia.

Soprattuto non mi convince perche' intanto, qui in Italia, ogni giorno ne vengono fuori delle belle sul modo malsano in cui l'ENI ha trattato ambiente e persone in Basilicata e che mostra che ENI ed ambiente sono incompatibili, nonostante tutte le balle e tutta la petrol-propaganda.

E infatti viene fuori che l'ENI ha inquinato i terreni attorno alla Val D'Agri in modo spettacolare fra l'Agosto ed il Novembre del 2016.

Quattrocento tonnellate di petrolio finiti in ambiente per la precisione dal serbatoio D del Centro Oli di Viggiano su 6mila metri quadrati, con contaminazione di falda e "contaminazione anche esterna al perimetro".

A suo tempo l'ENI disse che un piu' della meta' del petrolio era stato recuperato e che .... tuttapposto. 
 
E' sempre tuttapposto. 
 
L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e l'Agenzia Regionale per il Territorio e l'Ambiente (ARTA) della regione Basilicata andarono invece a fare controlli di quelle stesse acque sotterranee nel 2017.

Come si puo' vedere dalle tabelle sopra .. e' tutto rosso!

Cioe' i valori misurati da ARPA e da ISPRA di inquinanti nelle faglie attorno al serbatoio D del Centro Oli sono tutti oltre le soglie legali.

Nelle falde lucane attorno al Centro Oli c'e' dunque un po di tutto - ferro, manganese, idrocarburi policiclici aromatici: benzo(a)antracene, benzo(a)pirene, benzo(b + k)fluoranten, benzo(g,h,i)perilene, crisene, dibenzo (a,h)antracene, indeno (1,2,3-c,d)pirene, pirene, idrocarburi, composti organici aromatici.

Tutta salute, eh!

L'ENI dice che tutto questo ferro e manganese e' un “fondo naturale” ma a Gennaio del 2019 l'ISPRA presenta una sua relazione completa e parla di analisi incomplete nei monitoraggi dell'ENI
 
Per di piu' l'ISPRA nota come alcuni piezometri dell'ENI sono stati messi male, ovviamente in modo da avvantaggiare l'ENI stessa e cioe' da non intercettare le falde!

I piezometri servono per misurare le pressioni dei liquidi, per prendere campioni d'acqua da cui si risale poi alla concentrazione di inquinanti. 

Uno direbbe: ma questi campioni dell'ambiente e delle best available techonologies che trivellano in mezzo mondo, sapranno pure posizionare un tubicino nel posto giusto, no?  E invece no, i piezometri non sono la loro specialita'!

La conclusione di tutto cio' e' che la regione Basilicata, finalmente sveglia dopo un lungo petrol-torpore, denuncia l'ENI per l'inquinamento subito e per i mancati versamenti delle royalties durante tutti i mesi in cui il Centro Oli di Viggiano e' stato chiuso per rimediare il danno.

Mi chiedo quanto piu' importante il secondo fattore sia stato rispetto al primo!

La seconda conclusione sono le parole assurde di Claudio Descalzi che dice:

Sulle trivelle ed in generale io penso che la crescita debba essere fatta minimizzando rischi ed emissioni. Bisogna avere regole, essere rigorosi e trasparenti, facendo partecipare istituzioni e comunità. È giusto che ci sia un dibattito, si aprano le porte come abbiamo fatto in Val D’Agri e a Ravenna. Poi le soluzioni si trovano.
Che significa tutto cio' in Italiano normale?

400 tonnellate sono rischi minimizzati?

Di quali soluzioni si parla?

Quando le vedremo queste soluzioni?

Dove sta questa trasparenza?

Dove sta la partecipazione della comunita' a cui per mesi non e' stato detto niente?
 
Quante altre volte e in quanti altri luoghi gli alti valori di ferro e manganese e tutta quella robaccia impronunciabile e' stata fatta passare per valori di fondo naturale?

Chiedere scusa?

Compensare?

Contemplare che il dibattito possa portare a smettere di trivellare perche' nessuno vi ci vuole?

Come e' ben chiaro allora da tutta questa storia, pulire le spiagge per mezza giornata e regalare le scope e' un atto di pura propadanda, facile da fare in Ghana, e cosi pure raccattare gli oli esausti con ditte ad-hoc o fare promesse roboanti sull'ecologia in Indonesia.
 
Piu' difficile fare le cose giuste, chiedere scusa ai lucani per il pessimo modo in cui ambiente e democrazia sono state trattate qui da 20 anni a questa parte, ed ammettere che e' il proprio modello di business che e' incompatibile con la vita e l'ambiente sano.

Quale che sia la propaganda.
 
Come sempre: occorre non farcela venire dall'inizio questa gente a cui importa solo denaro e speculazione. 
 
Mi viene schifo solo a scriverne. 





Monday, July 9, 2018

ENI-balle: diventiamo "carbon neutral -- ma continuano a trivellare







“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi

O almeno facciamo finta.  


E' un altra petrol-balla che arriva direttamente dal CEO dell'ENI, Claudio Descalzi.

Hanno infatti annunciato che diventeranno "carbon neutral".

Cioe' emetteranno tanta CO2 quanta ne riassoribiranno. Perche' e' una petrol-balla? Perche' se siamo dove siamo con i cambiamenti climatici e tutti gli squilibri che stiamo vivendo in questi ultimi 50 anni e' per colpa dei petrolieri, che hanno rilasciato in atmosfera tonnellate e tonnellate di CO2 nel corso dei decenni.

CO2 emessa per cercare, trivellare, raffinare, stoccare e poi nell'utilizzo del petrolio.

E ora Claudio Descalzi vuole dirci che lui sa tirare fuori petrolio senza creare un grammo in piu' di CO2?

Suvvia e' impossibile. E secondo me lo sa pure lui.

E infatti, il nostro Descalzi non offre nessun piano concreto di come tutto questo avverra'.

Smetteranno di tagliare foreste per farci campi di petrolio in Africa? Pianteranno una nuova Amazzonia? Smantelleranno il Centro Oli di Viggiano? Sovvenzioneranno l'auto elettrica a tutti gli Italiani? Smetteranno di fare gas flaring in Nigeria?

Mistero.

Lui l'ha chiamata una decisione "epocale", ma dice che "come" questo succedera' sara' annunciato a fine anno. Per ora dice solo che l'ENI ottimizzera' i processi di produzione di immondizia. Scusi, ma che ginnastica contorta e' questa? Un annuncio per dire che il vero annuncio ci sara' a Dicembre?

Notare che nessuna ditta petrolifera ci e' riuscita mai, anche perche' non e' chiaro se uno debba mettere in conto *tutta* la CO2 prodotta da Mr. Petrolio o se solo vogliamo parlare della CO2 connessa, per esempio, al consumo di elettricita' negli impianti di raffinazione.

Tutto questi mi fa un po pensare a quando l'ENI e le sue comari scrivono sui rapporti di valutazione ambientale che faranno la raccolta differenziata sulle piattaforme e poi invece gettano barili e barili di monnezza petrolifera a mare.

Una vera opera ecologica!

Notare che per esempio la BP dice che entro il 2025 le sue emissioni di CO2 resteranno ai livelli del 2015. E anzi dicono che taglieranno pure le emissioni di 3.5 tonnellate l'anno in modo da manternersi in pari con la produzione nuova di petrolio.

E' un acquisto questo? Non credo! E' solo un annuncio fatto per fare l'annuncio e che in realta' non significa niente.  Vogliono far finta di essere agnelli quando sono solo orchi.

La Shell invece dice che ha "aspirazioni" di dimezzare le sue emissioni entro il 2050.

Aspirazioni? 2050?

Anche qui, solo petrol-balle.

Descalzi invece va oltre e dice che:

“A new and strategic cycle has begun for Eni; from being an oil company it has become an energy company and is now betting on the circular economy to become carbon neutral".





Io invece penso solo una cosa: che questi soggetti vogliono solo continuare andare avanti a fare fare quello che hanno sempre fatto: distruggere il pianeta e a far soldi incuranti di chicchessia.

Ma siccome cresce a livello planetario l'odio verso le ditte di petrolio, che cosa altro possono fare i trivellatori se non almeno cercare di fare finta di essere amanti di detto ambiente? In modo da non essere odiati piu' di tanto, in modo da trovare scusanti, e magari poter dire ai politici: si trivelliamo oggi, ma entro il 2050 diventeremo carbon neutral!

Non ci sara' nessuno nel 2050 a verificare, ma intanto oggi hanno concluso accordi e affari. 

Una prova di tutto questo e' che la Norvegia e il suo fondo pensioni, che ha un grande peso nel mercato di energia fossile, ha appena annunciato che le compagnie nelle quali investe devono presentare dati su come usano acqua e le conseguenze delle loro attivita' sul clima.

Questi dati devono essere forniti alla non-profit londinese "Carbon Disclosure Project".

Quindi, la gente li odia, ci sono gli accordi di Parigi e la politica che timida timida cerca di contenerli, e pure nel settore degli investimenti arrivano adesso vincoli, e quindi, si parte con il green-washing. Semplice no?

Intanto, mentre che faceva tutti questi proclami, in altra sede l'ENI annuncia che aumentera' la sua presenza petrolifera' in Norvegia, assorbendo una ditta privata chiamata Point Resources.

In questo modo, dicono potranno espandere il loro portfolio di trivelle, rivitalizzando pozzi vecchi, ed esplorare nuove risorse.  Potranno trivellare una enorme area di mare fra il mare del Mord ed il Barents Sea to the North Sea e tirare fuori 180,000 barili di petrolio al giorno, con un picco nel 2023 di 250,000 barili di petrolio al giorno.

Secondo varie stime per ogni barile di petrolio estratto l'equivalente di CO2 creato e' di 317 kg di CO2. 

180,000 barili di petrolio al giorno sono 28,620,000 litri di petrolio al giorno,
180,000 barili di petrolio al giorno sono 570 tonnellate di CO2 al giorno.

250,000 barili di petrolio al giorno sono 39,750,000 litri di petrolio al giorno.
250,000 barili di petrolio al giorno sono 1260 tonnellate di CO2 al giorno.
 
E si, stiamo freschi ad aspettare il carbon neutral di questi qui. 


Sunday, June 10, 2018

Le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera







A me fa sempre rabbia quando la stampa italiana intervista questi personaggi come se fossero verginelle. Verginelle i petrolieri, verginelle i giornalisti, come se non sanno o non vogliono sapere, con chi abbiamo a che fare.

L'altro giorno il Papa ha incontrato i petrolieri al Vaticano e ha detto loro di fare di piu' per l'ambiente. Come gia' detto, secondo me e' come chiedere ad un lupo di diventare agnello.

E' impossibile.

In inglese: wishful thinking.

Non succedera' mai. Ci vuole una sola cosa: la linea dura, lo svergognamento planetario, la resistenza nelle nostre comunita', tutte quante. Questi qui devono solo vergognarsi anche solo di proferire parola. 

E invece il Corriere della Sera va ad intervistare il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, per dare una patina di green-religiosita' alla sua ditta, e gli fa solo domande conciliatorie, appunto da verginella.

Ma... il Corriere della Sera non sa che l'ENI ogni anno riporta decine e decine di istanze di inquinamento, disastro ambientale, riversamenti in mare di sostazne inquinanti? Lo riportano alla SEC di Wall Street. Il Corriere della Sera forse non lo sa, o forse non si da la briga di saperlo.

Non sa che in Nigeria ancora adesso e da 50 anni a questa parte quasi fa gas flaring, avvelenando i nigeriani?

Non sa che l'ENI e' accusata di frode, evasione di tasse, creazione di cartello? O vogliamo parlare delle enormi tangenti di cui e' accusata in Nigeria? In Algeria?

Tutti fanno finta di non vedere gli elefanti nello sgabuzzino, e cosi possiamo tutti dire come siamo bravi. Il Papa fa la sua predica, Descalzi fa il pio fedele e il Corriere della Sera avvalla il tutto.

E non c'e' neanche bisogno di andare cosi lontano, come in Nigeria.

Basta solo andare in Basilicata, dove continuano a morire persone, animali e speranze.

In Basilicata continuano a trovare idrocarburi nel latte, nel miele, nei laghi. La gente continua ad emigrare, mentre l'ENI continua a pompare.

Dov'e' il Corriere della Sera ad intervistare queste persone vittime dell'ENI? Dov'e' il Papa a stare con questi poveri qui?  E poveri non necessariamente di denaro, anche se la Basilicata e' sempre fra le top three delle regioni piu' povere in Italia, quanto povera di aria e di acqua sana, di speranza e di gioia di vivere.

A me sarebbe tanto piaciuto che il Papa avesse invitato non solo i CEO del petrolio, ma anche e separatamente, tutte le persone che ogni giorno si sacrificano e cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente.  In silenzio. Tutti quelli che si mettono di traverso all'ENI e agli speculatori venuti da ogni parte del mondo a trivellare in Italia e in generale nelle comunita' piu' deboli. Tutti quelli che non tirano su soldi a palate, e che non cercano i riflettori della politica, e che continuano la loro opera senza stancarsi mai, e senza i quali la nostra societa' sarebbe piu' brutta e piu' malata.

Per loro non c'e' ne il Papa ne il Corriere della Sera ne tantomeno Claudio Descalzi.

A tutti voi, che vi riconoscete in queste parole, dalla TAP a Vercelli, da Ravenna a Monopoli, da Oristano a Sciacca, da Ortona a Viggiano, e anche se non sono nessuno, il mio grazie.

----

Ecco qui le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera

Claudio Descalzi dice

"Sono stati due giorni di lavoro intensi e molto proficui"

Ah si? E cosa succedera' adesso? Chiuderete il Centro Oli a Viggiano? Spegnerete il gas flaring in Nigeria? Ritirerete le concessioni che avete chiesto per trivellare ancora nei mari d'Italia?  Farete le bonifiche dove avete inquinato? Le ricordo che l'ENI ha o ha avuto decine di contenziosi per l'ambiente in Italia, e nel mondo, e che tutto quello di cui vi siete arricchiti e' arrivato dai polmoni di quelli che vivevano vicino ai vostri impianti di morte.

Cosa verra' fuori in pratica da questo lavoro "intenso" e come dice lei, "proficuo"?

Proficuo in che senso? 

Temo solo un sacco di comunicati stampa e di tante belle parole a vanvera che verranno spazzate via dal vento, come appunto queste del Corriere della Sera. 
 
"La situazione è preoccupante e va affrontata con urgenza. Su questo siamo stati tutti d’accordo. Ma è un discorso che non riguarda solo l’energia, bensì tutto il nostro modello di consumi. È una sfida complessa, che può essere vinta solo col concorso di tutti: chi produce, chi consuma e la politica che detta le regole. Solo così si avranno i cambiamenti che sono necessari su tre fronti"

Bla Bla. Non e' vero che siamo tutti uguali. Lei e' il CEO di una multinazionale che fa flaring e disastri e le sue decisioni hanno ripercussioni sulla vita di molti e sulla vita del pianeta. Io, e il resto di noi tutti cittadini, possiamo solo influire sui nostri consumi personali, fare attivismo dal basso, sensibilizzare i nostri amici e parenti.  

E allora, vista questa disparita' nei ruoli e nell'influenza, parta lei caro Descalzi con il *suo* cambiamento. Rinunci alle trivelle in Artico, in Norvegia, nell'Adriatico. Dia lei l'esempio. Paghi le sue bonfiche. Chieda scusa ai lucani, ai nigeriani, agli ecuadorgeni, agli abruzzesi, ai sardi, ai siciliani, ai veneti, agli emiliani per tutto quello che avete fatto in sessant'anni di morte.

Si faccia lei per primo l'esame di coscienza.

Inquinamento, subsidenza, bugie alla gente, valori degli immobili crollati, idrogeno solforato, puzze di vario genere, tumori, tangenti, cattiveria, interesse solo per il vile denaro.

Parta. 

Dimostri nei fatti la sua devizione al cristianesimo.

Difficile, eh? 

Meglio farsi l'intervistina sul Corriere della Sera, dare la colpa al sistema, agli americani, al concetto di consumi, invece che guardarsi dentro.

Lo so.

"Il primo riguarda la riduzione della componente carbonica nelle nostre attività. Si può fare con un sempre maggior
e utilizzo delle nuove tecnologie, della digitalizzazione, che da sola può ridurre del 20% le emissioni, e aumentando i processi di trasformazione dell’energia. Il secondo fronte è, invece, legato alla società, perché presuppone un cambiamento del modello di sviluppo. Soprattutto nei Paesi avanzati si produce molto più di quello che si consuma e questo crea spreco di risorse e rifiuti che devono essere trattati. Bisognerebbe quindi rivedere il sistema consumistico perché alla lunga non possiamo permettercelo".

Ancora con queste frasi generiche ad effetto? Ma ci dica *nel concreto* cosa vuole fare l'ENI, cosa vuole fare lei, Claudio Descalzi, CEO di una delle di morte piu' grandi del pianeta. E' facile prendersela con il sistema consumistico, il modello di sviluppo, ma invece predersela con una societa' basata sulle fonti fossili?

Li lei ha piu' voce in capitolo, e potrebbe fare cose concrete e grandi. Perche' accusare gli altri, invece che appunto dare l'esempio e partire, quantomeno per coscienza personale? 

Ah, certo petrolieri e coscienza.

Un ossimoro. Per un attimo me ne ero dimenticata.

"La componente energetica conta per il 60% sul livello di emissioni. Il resto viene dagli altri consumi. Se nei Paesi ricchi continuiamo a comprare in eccesso, dall’abbigliamento al cibo, dai veicoli agli elettrodomestici, questo ha un impatto sull’ambiente. Meno consumi e più economia circolare, cioè riciclo dei rifiuti, sia urbani sia industriali, un campo dove, come Eni, siamo molto impegnati"

Di nuovo, siamo qui a guardare la pagliuzza quando invece voi siete una trave. Si lo so, in ogni Valutazione di Impatto Ambientale che io abbia mai letto mi sono sempre imbattuta nel reparto dove si dice che l'ENI fa il reciclo dei rifiuti domestici prodotti sulle piattaforme. 

E gli scarichi in mare che invece fate da tutte le vostre piattaforme? E la monnezza che mettete in ambiente e che avvelena piante e acqua? E le vasche di monnezza a cielo aperto? E i pozzi di reinizione per metterci dentro scarti petroliferi spesso radioattivi? Per vostra informazione tutto lo schifo che finisce in ambiente dai vostri impianti e' di gran lunga piu' impattante della monnezza dai rifiuti urbani che puo' produrre un cittadino.

La vera soluzione non e' di avere ditte di petrolio che fanno il riciclo dei rifiuti (!!) la vera soluzione e' non avere ditte di petrolio. La vera soluzione e' arrivare ad una societa' in cui abbiamo deciso, in modo cosciente ed intelligente, di trovare una alternativa a trivellare a 5 km sottoterra per riportare in superficie materiale misto a metalli pesanti, radioattivita' e altre sostanze cancerogene per farci energia. 

Pare utopia? Si, ma un giorno ci arriveremo. Le batterie, i costi del solare e dell'eolico continuano a scendere, l'iuomo e' intelligente, e da piu' parti si parla, e in alcuni casi si mostra, che un mondo 100% fossil fuel free si puo'. 

Lo so che questo le fa paura caro Descalzi, e quindi deve arrampicarsi sugli specchi, ma la storia non sta dalla sua parte. 

Abbiamo mandato un uomo sulla luna, saremo capaci di alimentare il mondo senza fare buchi, e senza dover stare a sentire qui cotante stoltezze.
 
Portare l’energia dove serve. Come ha detto Papa Francesco, c’è più di un miliardo di persone nel mondo che non ha accesso all’energia. In particolare in Africa e in Asia, che sono le aree che vedranno la maggior crescita demografica. Bisogna quindi investire in queste zone, ricche di gas e olio, per non parlare del sole, ma dove la popolazione consuma un decimo di quello che consuma un cittadino medio americano. Dare energia a questi Paesi, diversificando le fonti, vuol dire rimuovere la povertà e dare loro sviluppo e benessere. Se non facciamo questo, non possiamo pensare che queste persone, che non hanno energia, acqua e cibo, non si muovano verso quei Paesi dove questi problemi non ci sono"

Quindi li trivelliamo e gli facciamo fare la stessa fine della Nigeria?  

La verita' e' che ovunuque ENI e petrolieri si siano insediati hanno solo portato morte e distruzione, dal Peru' alla Siberia. Vogliamo dare energia a questi paesi? Perfetto. La soluzione non e' trivellarli ancora. La soluzione e' fare diventare questi posti laboratori di energia solare, eolica, pulita. 

Fare qui la predica contro il cittadino americano e' semplicemente dare la colpa ad un altro senza guardare se stessi. Come prima per il sistema consumistico o per il modello di sviluppo. 

Caro Descalzi, lei essendo CEO dell'ENI e' molto piu' influente del cittadino medio americano. Quanta CO2 emette una raffineria? Quanta CO2 emette l'ENI con il gas flaring? Come detto sopra, si faccia l'esame di coscienza, si guardi dentro e poi faccia lei i passi che siano di esempio al cittadino americano, italiano e cinese.

"Abbiamo investito più di due miliardi di euro in Africa per fornire energia in 15 Paesi, tra i quali Algeria, Libia, Egitto, Ghana, Tunisia, Angola. Fornire energia significa che la troviamo e la vendiamo in questi stessi Paesi anziché esportarla. Inoltre, creiamo diversificazione perché sviluppiamo agricoltura e produciamo anche energia rinnovabile".

Oddio. Adesso mi tocca sentire pure l'ENI che sviluppa agricoltura. Ma quando mai? All'ombra delle trivelle? Al profumo di idrogeno solforato? Sotto l'ombra delle raffinerie? O nelle mangrovie piene di petrolio? 

Interessante che non si parli di Nigeria, eh? 
Vogliamo parlare del rapporto ONU che dice che per bonficare la Nigeria, martoriata da Shell ed ENI ci vorranno 30 anni almeno? Questo rapporto e' stato pubblicato nel 2011. Che fondi avete dato alla Nigeria per il ripristino ambientale da allora fino ad adesso? Quante volte avete sistemato quello che avete distrutto senza passare per tribunali?

In Nigeria altro che agricoltura. In Nigeria sviluppate tangenti, e processi per tangenti, e comunita' dopo comunita' che avete avvelenato.

Ma poi, scusi che significa che "fornite energia" in questi paesi? In molti di questi l'ENI e' alla ricerca spasmodica di *nuovi giacimenti*. E quindi dire che fornite energia in Ghana ed Angola, significa che trivellate e tirate su petrolio da giacimenti vecchi e nuovi, perche' e' quello il vostro core business.

Ma il Papa ha appena detto che occorre lasciare il petrolio sottoterra!!

Perche' trivellate in Ghana? In Angola? 

Mi fa strano che il Corriere della Sera non faccia neanche una domanda difficile, o che non abbia un dato da contrapporre a Claudio Descalzi e alle sue parole content-free. E ovviamente non e' questo l'ultimo dei giornali italiani, segno di quanto poco giornalismo vero ci sia in Italia. Tutti docili docili a fare domandine delicate e ad accettare risposte ovvie e senza contenuto.

"Il problema non sono soltanto gli Stati Uniti che, grazie allo sviluppo dello shale gas e la conseguente riconversione dal carbone, hanno ridotto di circa il 25% le loro emissioni, ma anche la Cina, l’India e i Paesi emergenti e l’Europa stessa. Se non riduciamo le nostre emissioni, il rischio è che invece di scendere da 32 a 24 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno entro il 2030, si arrivi a 34 miliardi di tonnellate. Bisogna invertire la rotta. In questo senso la conferenza voluta dal Papa è stata utile, anche perché ha coinvolto gli investitori. Sono infatti gli investimenti di medio lungo periodo che, opportunamente indirizzati sulle fonti di energia riciclabile e sull’economia circolare, possono determinare i cambiamenti necessari per salvaguardare il nostro pianeta".

Bla bla. Investimenti a medio lungo periodo significa che il pianeta sara' morto prima. E' adesso che si deve intervenire, non nel 2050.

Impegni concreti dell'ENI?
Zero e porto zero.

Le domande scomode del Corriere della Sera? 
Zero e porto zero.

Intanto la gente, e il pianeta continuano a morire, grazie anche al pio e devoto Claudio Descalzi. 

Tuttapposto. 








Thursday, April 19, 2018

ENI: corruzione in Congo, Nigeria e Algeria








Le accuse di corruzione dell'ENI sono arrivate lontano, anche in Congo.

Non c'e' molto da stupirsi visto che ormai ovunque vanno lasciano dietro di se tracce di malefatte, inquinamento, mazzette, e bugie.

Basta solo leggersi i documenti che l'ENI stessa rilascia ai suoi investitiori a Wall Street. Ogni anno una lista fittissima di quelli che loro stessi chiamano "criminal proceedings" in giro per il mondo. E basta vedere cosa hanno fatto in Basilicata, a Porto Marghera, a Gela e ovunque siano andati nella stessa Italia per capire che se trattano cosi il loro paese, come possono trattare meglio l'Africa?

Nel caso del Congo si tratta di indagini per corruzione internazionale. I nostri amici petroliferi fanno affari qui dal 1968.

L'ENI firmo' dei documenti con il Ministero degli Idrocarburi del Congo per esplorazione e sfruttamento petrolifero da eseguirsi fra il 2013 e il 2015.

Secondo le accuse fra tutte queste carte ci sono state anche mazzette per pubblici ufficiali del Congo, per favorire l'ENI. Si parla di mazzette per il 10% dei contratti affidati all'ENI, contratti stimati in 350 milioni di euro. Funzionava cosi, secondo le accuse: l'ENI riceveva contratti, ma il 10% del denaro doveva andare a ditte locali come da accordi con gli ufficiali per promuovere lavoro in loco.

Una di queste ditte locali non era una vera ditta locale, era una copertura per ufficiali governativi, che dunque l'ENI avrebbe accettato di pagare. La ditta finta in questione si chiama Africa Oil and Gas Corporation.

Interessante anche che a un certo punto la Africa Oil and Gas Corporation decide di cedere il 23% dei suoi diritti alla World Natural Resources, ditta britannica, ma pare in realta' controllata da un certo Roberto Casula, dirigente ENI. 

Quindi l'ENI paga le tangenti agli ufficiali nigeriani grazie a questa Africa Oil and Gas Corporation che poi cede parte delle sue quote a un dirigente ENI stesso.

Se tutto fosse vero, e' come se l'ENI pagasse tangenti a se stessa.

Chi e' questo Roberto Casula?

E' il Chief Development Operations and Technology Officer, e non e' proprio sconosciuto a questo blog, visto che e' implicato in altri scandali petroliferi e che con la questione tangenti nella vicina Nigeria e' stato accusato di essersi  portato a casa circa 50 milioni di dollari.
 
Ma quanti soldi gli servono? 

Da internet emerge che Roberto Casula e' cagliaritano, classe 1962, cioe' 55 anni e che ha trascorso tutta la sua carriera in ENI, dall'Agip in Italia, passando per la Francia, fino ad arrivare all'Agip Angola. Fra il 1997 and 2000 e' stato il Development and Production Coordinator per conto dell'ENI in tutti i territori africani, nel mar Caspio e in Iran. Ha poi lavorato in Sicilia, a Tripoli, per l'area del Sud Sahara e in Nigeria.

Insomma ha bucato un po dappertutto.

Interessante che scriva che ha "chiuso importanti affari e ha negoziato con le piu' alte autorita' di paesi come il Kenya, Sud Africa, Libya, Congo, e Mozambico."

Mmh!

Chissa' come li ha chiusi questi affari!

Sicuramente tutto lecito, e sicuramente i 50 milioni di Nigeria sono solo accuse infondate!

Sicuramente tuttapposto anche in Congo.

Ma cosa dice l'ENI dei suoi affari in Congo? 

Dal loro sito dicono che sono coinvolti in attivita' on e offshore, con trivelle in acque profonde nella zona di Pointe-Noire in un area di circa 2,500 chilometri quadrati. Dicono che sono stati bravissimi a trivellare il campo Nené Marine field, nel blocco Marino 12, di cui ENI era l'operatore (cioe' il trivellatore) con un interesse al 65% nella concessione. Gli ci sono voluti meno di 12 mesi per completare il tutto. Gli ultimi accordi sono del 2016, e qui dicono di volere "monetizzare" il gas prodotto nel paese.

Ovviamente sul caso Congo, l'ENI fa la santarella e dice che "chi noi, giammai!". Lo stesso pero' i loro uffici di San Donato Milanese sono stati perquisiti e tutti i documenti collegati al Congo fra il 2009 e il 2014 sono stati sequestrati.
I grattacapi per l'ENI non finiscono qui.

L'ENI e' accusata di mazzette pure in Nigeria.

Intanto l'ex AD Paolo Scaroni e' implicato in altri scandali in Algeria per altre mazzette fra il 2007 e il 2010.

E questo e' solo quello che sappiamo,

Figuriamoci quanto marcio e' quello che non sappiamo ancora. 


Saturday, March 17, 2018

Amnesty International: ENI e Shell hanno mentito ai nigeriani sull'inquinamento






















Non e' che non lo sapessimo, o che la cosa purtroppo sia una novita'.

Ma fa un po impressione sentire che adesso anche Amnesty International punta il dito contro Shell ed Eni per le loro malefatte in Nigeria che vanno avanti da decenni ormai.

Immagine dopo immagine della Nigeria al petrolio ci mostrano quanto devastante sia stato l'arrivo dei petrolieri italiani e olandesi in questa nazione. E siccome l'ENI e' del 30% nelle mani pubbliche, tutto questo deve farci arrabbiare perche' viene fatto in nome di ciascuno di noi.

Che la Nigeria sia stata distrutta dal petrolio e' innegabile. E non solo l'ambiente, ma anche la politica, la corruzione, tutto cio' che poteva essere e non e' stato, tutto cio' che era e che ora non e' piu'.

Alcune di queste cose sono fuori il controllo di ENI e Shell, come la corruzione o il modo di gestire l'enorme quantita' di denaro che e' arrivata alla Nigeria.  Di certo ENI e Shell non si sono tirate indietro quando la corruzione gli ha fatto comodo, sono state anzi attive partecipanti ai giochi di potere ogni volta che e' stato possibile.

Altre cose invece non erano fuori dal loro controllo. e hanno sempre tirato la corda facendo cose che non avrebbero potuto fare in occidente, perche' la legge non glielo avrebbe permesso, perche' sarebbe stato troppo.

Cosa?

Gas flaring da 50 anni, campi intrisi di petrolio mai bonificati, fiumi al petrolio, monnezza a cielo aperto, rifiuti petroliferi a mare. La regione che soffre di piu' e' il Niger Delta, a sud del paese un tempo terra di mangrovie e di pesca.

Tutto questo inquinamento, tutti questi incidenti spesso arrivano senza che nessuno ripulisca in tempi ottimali, chieda scusa, risarcisca chiccessia. A volte i compensi non arrivano mai. Ovviamente a pagare il prezzo piu' alto e' stato il popolo di Nigeria, afflitto da morte della pesca, agricoltura, acqua inqunata, terra inquinata, aria inquinata.  E queste cose si vedono ed ENI e Shell non possono negarle.

E cosi' una delle cose che l'ENI e la Shell cercano di propagandare e' che le perdite di petrolio dai loro impianti non e' dovuta alla loro negligenza, al fatto che i protocolli di sicurezza sono obsoleti, al fatto che essenzialmente non gliene importa niente.

No, l'inquinamento e' colpa del sabotaggio.

Cioe' sono i nigeriani stessi, i ribelli e le gang di sabotatori che vanno a distruggere i campi di petrolio e le raffinerie o per far dispetto ad ENI e Shell o per rivendere il petrolio sul mercato nero.

E certo, queste cose esistono in Nigeria. Ma ENI e Shell, secondo Amnesty International hanno usato questa scusa per evitare di pagare compensi ai Nigeriani in almeno 89 casi di perdite petrolifere.

Perche'? Perche' dare la colpa ai sabotatori per l'inquinamento fa si che loro stessi debbano pagare meno compensi alle comunita' locali.



Di queste perdite, 46 sono della Shell (dal 2011 in poi) e 43 sono dell'ENI (dal 2014 in poi). Fanno varie dozzine di comunita' che avrebbero dovuto essere compensate dai petrolieri e che non lo sono state.

Perche' ENI e Shell? Perche' sono loro le piu' grandi multinazionali del petrolio nel paese. A seguire ExxonMobil, Chevron e Total che lavorano tutte in concerto con la Nigerian National Petroleum Corporation, la petrolditta di stato.

E che possono dire ENI e Shell?

Ma certo, che e' Amnesty International che dice cose false:

The allegations leveled by Amnesty International are false, without merit and fail to recognize the complex environment in which the company operates,” 

La Shell risponde cosi e dice che la Nigeria e' "complessa".  E dicono pure che loro stessi “responds to spill incidents as quickly as it can and cleans up spills from its facilities regardless of the cause.”
 
Questo fa ridere perche' l'evidenza pluriannuale e' totalmente opposta a quello che dicono, e infatti pure l'ONU dice che a ripulire tutto lo schifo che hanno fatto in Nigeria, ci vorrebbero 30 anni! E certo non ci sono state solo ENI e Shell in Nigeria, ma la parte del leone l'hanno fatta loro.

Dal canto suo l'ENI dice che hanno diminuito i volumi di monnezza riversata accidentalmente in ambiente del 50% nel 2017 se raffrontato al 2014.  E danno addosso pure loro ad Amnesty International dicendo da San Donato Milanese che

“Amnesty International statements are not correct and, in some cases, not acceptable”

Intanto Amnesty International stessa ha mandato tutti i dettagli al governo di Nigeria che promette di investigare.

Per chi non lo ricordasse, ENI e Shell sono a processo in Italia dal 5 Marzo per questioni di tangenti in Nigeria.

Sono accusati di avere pagato la bellezza di $1.1 miliardi di dollari al governo di Nigeria per trivellare le loro coste nel 2011.

E' uno schifo, da qualunque visuale uno adotti.