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Monday, June 10, 2019

Artico: il Maggio piu' caldo che mai, 29 gradi in Siberia, il permafrost che indietreggia, sfonda la CO2




L'Artico non ce la fa piu e tutti i ritmi immutati da milioni di anni pian piano cambiano senza che nessuno davvero sappia cosa questo significhi.

E' stato il Maggio piu' caldo che mai, con temperature in Russia fino a 29 gradi. In Maggio! Il permafrost in Canada indietreggia di 1 metro al giorno. I livelli complessivi di ghiacci sono
quasi ai minimi storici. Solo nel 2016 ce ne'era di meno.
 
Occorre davvero fermarsi a riflettere su questi numeri perche' fanno paura.

Le informazioni sul permafrost in Canada vengono da un gruppo ricercatori dell'Universita' di Edinburgo che hanno usato dei droni per monitorare in continuo i ghiacci dell'Artico del paese.

Quello che hanno rilevato e' che appunto, il permafrost si disintegra, a un tasso di sei volte superiore rispetto a quanto considerato normale. Nell'arco di 40 giorni nel 2017, la costa era indietreggiata di un metro al giorno.

Il permafrost, o anche la tundra, e' terreno che resta congelata perennemente. Tipicamente funziona da stoccatore naturale di CO2. Ma quando si scioglie o si disintegra, cadendo in mare, iniziano i problemi, perche' questa tundra contiene il doppio della CO2 presente in atmosfera, e dunque amplifica i meccanismi dei cambiamenti climatici.  Oltre a rilasciare CO2 il permafrost rilascia anche metano, un altro gas serra.

E il ciclo continua. In alcuni casi puo' essere che il permafrost inizi ad emettere piu' CO2 di quanto ne assorba.  E' gia' successo in alcune localita' d'Alaska.  E quando il ghiaccio si schioglie, il mare che resta assorbe ancora piu' energia del ghiaccio, portando a cicli sempre piu' estremi.

E la perdita di ghiaccio fa si che le ondate di caldo piu' a sud siano piu' intense, perche i venti polari sono meno forti come riporta l'Arctic Report Card, un documento apposito stilato dal National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Intanto, i livelli di CO2 sono ai massimi storici: 416ppm, e continuano a crescere. 


Tutto questo nell'arco delle nostre vite, creato dall'uomo.
E' terrificante se ci si pensa bene, e non fa presagire niente di buono.

Tuesday, January 29, 2019

La Germania chiudera' tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera' solo energia rinnovabile



It's also an important signal for the world that Germany 
is again getting serious about climate change:
 a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off

Claudia Kemfert, 


Neanche questa notizia arrivera' sul fossilizzato Corriere della Sera o sara' oggetto dei petrol-editoriali di Stefano Agnoli.

Si e' spesso sentito dire che il 100% rinnovabile si puo' fare solo in Costa Rica o in Uruguay, paesi piccoli. Ecco allora un altro esempio virtuoso che arriva dalla Germania, uno dei principali paesi del mondo per il consumo di carbone e che ci mostra che volere e' potere.

Il governo tedesco ha infatti deciso che nei prossimi 19 anni chiuderanno tutte le centrali a carbone - tutte e 84 - per soddisfare i requisiti dettati dagli accordi di Parigi

Ottantaquattro centrali a carbone!

24 saranno chiuse entro il 2022, cioe' entro tre anni, e 76 entro il 2030.
Cioe' fra circa dieci anni in Germania ci saranno solo 8 centrali a carbone.

E' un cambiamento fondamentale, per questa che e' la quarta o la quinta economia del mondo, a seconda di varie classifiche perche' il carbone ha dominato per anni lo scenario energetico del paese. Le miniere della Ruhr le studiavamo a scuola!

Lo sappiamo tutti che e' da tanto che il paese lotta contro le emissioni di CO2 e che tanto hanno fatto per favorire sole e vento, e questo e' un altro tassello nel loro cammino verso un paese piu' verde e per l'attuazione della Energiewende. In realta' il carbone era una sorta di macchia alla coscienza ecologica del paese, ed e' proprio a causa del carbone che la Germania rischiava di non potere arrivare ai limiti imposti da Parigi,

Cosi hanno deciso di osare, e di continuare con piu' coraggio,  programmandone l'eliminazione.

Il carbone contribuisce per il 40% all'elettricita' del paese, nonostante tutti gli sforzi rinnovabili fatti, ma c'era una volta in cui era la sorgente energetica dominante in Deutschland. Basti solo pensare che sole e vento solo nel 2018 sono diventati la sorgente elettrica principale del paese, e solo al 41%. Cioe' essenzialmente, oggi, il carbone e' importante tanto quanto le rinnovabili in Germania. In piu' e' abbondante, l'infrastruttura c'e' gia' e costa poco. Quindi e' questo davvero un cambiamento epocale.

Per solo capire l'importanza del passo: ci sono voluti sette mesi per arrivare qui con negoziati che sono andati avanti a volte fino per 21 ore di fila. Sono stati approvati pacchetti per mitigare le conseguenze della chiusura delle centrali a carbone per un totale di circa 40 milardi di euro: si stima che 20mila lavoratori diretti e 40mila incluso l'indotto perderanno il lavoro e dovranno essere riqualificati.

Ad ogni modo, entro il 2038 niente piu carbone.

Questa decisone si accompagna al quella del 2011 in cui si programmava di chiudere tutte le centrali nucleari in Germania dopo l'incidente nucleare di Fukushima. La data che si sono dati e' stato il 2022.

A suo tempo, quella decisione venne fortemente criticata in Germania e all'estero: come faremo? I prezzi sicuramente aumenteranno! Ci sara' perdita di competitivita'! Solo noi le togliamo mentre la Francia le ha ancora!

Ma invece nulla di cosi grave e' successo.

Siamo a 12 su 19 che sono state chiuse, e non c'e' stato alcun cataclisma. Anzi, l'economia tedesca continua a crescere e a correre.

Ma ora che non ci sara' piu' nucleare, e carbone ... come teniamo accese le lampadine?

Elementare: con l'energia rinnovabile!

L'idea e' che si aumentera' la quota di energia rinnovabile fino all'80% entro il 2040.

La storia tedesca e' interessante: ci fu un grande crollo delle emissioni di CO2 negli anni 1990 a causa della caduta del muro di Berlino: quando tutte le fabbriche vecchie e inquinanti della Germania comunista sono state chiuse o modernizzate. Poi ci furono gli anni dei forti investimenti nel sole e nel vento. Negli scorsi anni pero' il carbone ha impedito alla nazione di proseguire la sua de-carbonizzazione a passi sostenuti ed eccoci qui.

E i tedeschi come l'hanno presa?

La TC tedesca ZDF dice che il 73% dei tedeschi e' favorevole a misure ancora piu' drastiche per uscire dal carbone entro il 2030 - piu' in fretta dunque di quanto deciso.

Solo quattro stati piu' carboniferi, hanno manfestato disappunto e non per l'idea di chiudere: semplicemente volevano piu' soldi: 64 miliardi di euro e non 40.

Sono tutti d'accordo pero' nel discutere di progressi e problemi ogni tre anni, e se possible arrivare alla chiusura entro il 2035.

Per cui: non crediamo a quei gufatori che dicono che non si puo e che dobbiamo trivellare-trivellare-trivellare con la testa sottoterra come ostriche.

Basta solo volerlo, e uscire dal fossilmondo verso il sole e le stelle si puo'.


Tuesday, January 22, 2019

Copenhagen 2025: prima citta' del mondo a bilancio CO2 zero





Copenhagen progetta di diventare la prima citta' del mondo a diventare a bilancio CO2 zero.

E cioe' si prevede che la capitale danese emettera' tanto CO2 quanto ne assorbe, nessuna citta' al mondo riesce a farlo, oggi.

Come succedera' in Danimarca? Usando le energie rinnovabili.

Gia' oggi  il 22% dell'elettricita' danese e' prodotta dal vento. Tutte le altre turbine in produzione aumenteranno la produzione fino al 50% entro il 2025 .

Ma non c'e' solo questo: l'infrastruttura danese e' stata completamente rivisitata e sia edifici pubblici che privati sono oggi di gran lunga piu' efficienti di quelli di altre citta' - isolazione, biciclette, bus elettrici o ad idrogeno.

Sono intanto state costruite una serie di isole artificiali, dette nel loro complesso Holmene e saranno a CO2 zero: sorgeranno qui industrie farmaceutiche, e high tech e il tutto sara' alimentato da 5 turbine da 6 mega ciascauna.

Ora si dira', oh si, ma la Danimarca ha solo 5.7 milioni di abitanti, e grazie che queste cose si possono fare. Io credo invece che il discorso sia un altro: e cioe' che questo mostra che si puo' fare. La sfida e' adattare queste cose alle altre realta'. Perche' non fare lo stesso, che so, in una isola minore italiana, in una regione piccola, un comune piccolo?

Ed eccoci allora: il vento genera adesso il 10% dell'energia dell'India, mica un paese piccolo!
Il sole, il 7% - con l'idea che le rinnovabili arriverano in India al 55% entro il 2030. Non male no, per un paese che ha 1.3 miliardi di persone!

Il Costa Rica e' arrivato all'11.5% di rinnovabilii dal vento - dal 2014 ad oggi, il 99% dell'energia del paese e' arrivato dalle rinnovabili.  Per chiudere il cerchio il governo ha adesso in programma un forte programma di incentivi per l'elettrificazione dei trasporti.

E quindi il morale della favola e' sempre lo stesso: volere e' potere.
Anche in Italia.

Monday, July 9, 2018

ENI-balle: diventiamo "carbon neutral -- ma continuano a trivellare







“Se vogliamo che tutto rimanga come รจ, bisogna che tutto cambi

O almeno facciamo finta.  


E' un altra petrol-balla che arriva direttamente dal CEO dell'ENI, Claudio Descalzi.

Hanno infatti annunciato che diventeranno "carbon neutral".

Cioe' emetteranno tanta CO2 quanta ne riassoribiranno. Perche' e' una petrol-balla? Perche' se siamo dove siamo con i cambiamenti climatici e tutti gli squilibri che stiamo vivendo in questi ultimi 50 anni e' per colpa dei petrolieri, che hanno rilasciato in atmosfera tonnellate e tonnellate di CO2 nel corso dei decenni.

CO2 emessa per cercare, trivellare, raffinare, stoccare e poi nell'utilizzo del petrolio.

E ora Claudio Descalzi vuole dirci che lui sa tirare fuori petrolio senza creare un grammo in piu' di CO2?

Suvvia e' impossibile. E secondo me lo sa pure lui.

E infatti, il nostro Descalzi non offre nessun piano concreto di come tutto questo avverra'.

Smetteranno di tagliare foreste per farci campi di petrolio in Africa? Pianteranno una nuova Amazzonia? Smantelleranno il Centro Oli di Viggiano? Sovvenzioneranno l'auto elettrica a tutti gli Italiani? Smetteranno di fare gas flaring in Nigeria?

Mistero.

Lui l'ha chiamata una decisione "epocale", ma dice che "come" questo succedera' sara' annunciato a fine anno. Per ora dice solo che l'ENI ottimizzera' i processi di produzione di immondizia. Scusi, ma che ginnastica contorta e' questa? Un annuncio per dire che il vero annuncio ci sara' a Dicembre?

Notare che nessuna ditta petrolifera ci e' riuscita mai, anche perche' non e' chiaro se uno debba mettere in conto *tutta* la CO2 prodotta da Mr. Petrolio o se solo vogliamo parlare della CO2 connessa, per esempio, al consumo di elettricita' negli impianti di raffinazione.

Tutto questi mi fa un po pensare a quando l'ENI e le sue comari scrivono sui rapporti di valutazione ambientale che faranno la raccolta differenziata sulle piattaforme e poi invece gettano barili e barili di monnezza petrolifera a mare.

Una vera opera ecologica!

Notare che per esempio la BP dice che entro il 2025 le sue emissioni di CO2 resteranno ai livelli del 2015. E anzi dicono che taglieranno pure le emissioni di 3.5 tonnellate l'anno in modo da manternersi in pari con la produzione nuova di petrolio.

E' un acquisto questo? Non credo! E' solo un annuncio fatto per fare l'annuncio e che in realta' non significa niente.  Vogliono far finta di essere agnelli quando sono solo orchi.

La Shell invece dice che ha "aspirazioni" di dimezzare le sue emissioni entro il 2050.

Aspirazioni? 2050?

Anche qui, solo petrol-balle.

Descalzi invece va oltre e dice che:

“A new and strategic cycle has begun for Eni; from being an oil company it has become an energy company and is now betting on the circular economy to become carbon neutral".





Io invece penso solo una cosa: che questi soggetti vogliono solo continuare andare avanti a fare fare quello che hanno sempre fatto: distruggere il pianeta e a far soldi incuranti di chicchessia.

Ma siccome cresce a livello planetario l'odio verso le ditte di petrolio, che cosa altro possono fare i trivellatori se non almeno cercare di fare finta di essere amanti di detto ambiente? In modo da non essere odiati piu' di tanto, in modo da trovare scusanti, e magari poter dire ai politici: si trivelliamo oggi, ma entro il 2050 diventeremo carbon neutral!

Non ci sara' nessuno nel 2050 a verificare, ma intanto oggi hanno concluso accordi e affari. 

Una prova di tutto questo e' che la Norvegia e il suo fondo pensioni, che ha un grande peso nel mercato di energia fossile, ha appena annunciato che le compagnie nelle quali investe devono presentare dati su come usano acqua e le conseguenze delle loro attivita' sul clima.

Questi dati devono essere forniti alla non-profit londinese "Carbon Disclosure Project".

Quindi, la gente li odia, ci sono gli accordi di Parigi e la politica che timida timida cerca di contenerli, e pure nel settore degli investimenti arrivano adesso vincoli, e quindi, si parte con il green-washing. Semplice no?

Intanto, mentre che faceva tutti questi proclami, in altra sede l'ENI annuncia che aumentera' la sua presenza petrolifera' in Norvegia, assorbendo una ditta privata chiamata Point Resources.

In questo modo, dicono potranno espandere il loro portfolio di trivelle, rivitalizzando pozzi vecchi, ed esplorare nuove risorse.  Potranno trivellare una enorme area di mare fra il mare del Mord ed il Barents Sea to the North Sea e tirare fuori 180,000 barili di petrolio al giorno, con un picco nel 2023 di 250,000 barili di petrolio al giorno.

Secondo varie stime per ogni barile di petrolio estratto l'equivalente di CO2 creato e' di 317 kg di CO2. 

180,000 barili di petrolio al giorno sono 28,620,000 litri di petrolio al giorno,
180,000 barili di petrolio al giorno sono 570 tonnellate di CO2 al giorno.

250,000 barili di petrolio al giorno sono 39,750,000 litri di petrolio al giorno.
250,000 barili di petrolio al giorno sono 1260 tonnellate di CO2 al giorno.
 
E si, stiamo freschi ad aspettare il carbon neutral di questi qui. 


Wednesday, May 16, 2018

Germania 1 Maggio 2018: 100% rinnovabile



Il giorno 1 Maggio 2018 in Germania c’era il sole, era vacanza, e le rinnovabili hanno fornito il 100% dell’energia elettrica per un po piu di due ore. La generazione di energia alle ore 13:00 e’ stata di 53,987 megawatt-ore, e il consumo totale di 53,768 megawatt-ore.

I prezzi per un po sono andati in negativo. 

L’elettricita’ in quel frangente e’ venuta per il 52% dall’eolico; per il 37% dal solare e per il restante 11% da idroelettrico e da biomasse.

L'energia in piu' e' stata esportata nei paesi confinanti, ed il risultato e' che i prezzi sono andati in negativo per un po di tempo anche in Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Svizzera.

Se invece si fa la media per tutto il giorno del 1 Maggio 2018 la quota da rinnovabili in Germania e' stata di 71.4%.

Non e’ la prima volta che succede, visto che gia’ il 1 Gennaio 2018 c’era gia’ stato il 100% di energia non-fossile.

Uno dira’: beh grazie, erano chiuse tutte le fabbriche. Certo, e’ piu’ facile arrivare al 100% nei giorni di vacanza o di festa, ma il punto e’ che fino a pochi anni fa tutto questo non si pensava possibile. E se siamo arrivati fin qui, anche se per poche ore, anche se in un giorno di festa, e considerato che si tratta di un paese grande come la Germania, vuol dire che si puo’, e che si puo’ fare anche meglio per il futuro.

Un giorno ci arriveremo, al 100% tutti i giorni. E poi, quel 37% di energia solare? In Germania? Un numero incoraggiante, no?

Intanto per tutto il 2017, in Germania il 36% dell’elettricita’ e’ stata da rinnovabili.

Il dato non incoraggiante pero’ e’ che le emissioni di CO2 nel paese non sono calate, ma rimaste invariate nel corso degli scorsi 3 anni.

Perche’? Perche’ le turbine a vento sono per la maggior parte concentrate nel nord del paese e nel resto della Germania restano in azione molte centrali a carbone, che vanno a lignite, dalle emissioni particolarmente intense di CO2.

C’e’ allora molto da fare ancora, specie per garantire che l’elettricita’ da rinnovabile sia ben diffusa nel paese, con miglioramento della rete elettrica.

E cosi ministro Tedesco degli affari economici e dell’energia, Peter Altmaier, ricorda che occorre guardare oltre l'ottimo risultato e che ci vuole maggior capillarita’ nella capacita' di distribuzione.

Lo dicono e lo fanno. Perche' continua la costruzione del SuedOstLink, un cavo sotterraneo di 580 chilometri per connettere la Germania da nord a sud, di modo che l'elettricita' dal vento del nord possa arrivare piu' agevolemente verso sud.

Dal mio punto di vista la cosa interessante e’ che il progetto, sponsorizzato dall’UE, e’ stato inizialmente opposto dai residenti perche’ inizialmente si pensava di costruire il condotto elettrico in alto, come i normali fili della luce. La gente non lo voleva; il governo ha ascoltato i residenti, e ha deciso di sotterrarrlo.

E dunque ecco i due paesi: in Germania costruiscono cavi per meglio garantire l’arrivo dell’energia da rinnovabile delle case del paese; in Italia costruiamo gasdotti per meglio garantire alla SNAM autostrade del gas per vendere metano a svizzeri, francesi e olandesi.

Tuesday, February 6, 2018

Germania: 100% rinnovabile il 1 Gennaio 2018; target al 65% entro il 2030









Il giorno 1 Gennaio 2018 la Germania ha ragginunto un altro obiettivo-simbolo: la generazione del 100% della sua elettricita' da rinnovabili.

A causa dei forti venti la notte di Capodanno,  le turbine eoliche hanno generato l'85% delll'energia ed il resto e' venuto dall'idroeletrico e dalle biomasse, secondo i dati forniti dall'Agenzia della Rete Federale tedesca.

I prezzi sono andati in negativo, e la generazione di elettricita' da carbone, nucleare e gas e' stata ridotta al minimo. L'energia in piu' e' stata venduta ai paesi confinanti.

Tutto questo e' successo alle 6 del mattino di Capodanno, quando il sole non era ancora sorto. Ovviamente, nessuno se lo aspettava di arrvare al 100% di rinnovabili la mattina presto di un giorno d'inverno. Il record precedente era del 90% di energia green il giorno 30 Aprile 2017.

Un segno di quanti passi abbiano fatto in questi anni con le rinnovabili in Germania.

Per tutto il 2017 invece la media di energia rinnovabile e' stata del 38%, non male considerato che si tratta della quarta economia del mondo, mentre nel 2016 e' stato del 32%. Per la prima volta il vento ha generato piu energia che il carbone e il nucleare.

Anzi, altre statistiche rivelano che dal 1990 ad oggi la generazione di elettricita' green e' aumentata del 1000%.  In quell'anno il carbone era al 57% e il nucleare al 28%. Le rinnovabili erano solo idroelettrico, al 5%.

Nel 2017 il carbone ha fornito il 37% dell'energia, e il nucleare il 12%. L'idroelettrico e' sempre al 5%, ma sole e vento sono arrivate al 33%.

Tutto bene dunque? Non proprio. Anche in Germania, nonostante la Energiewende, ci sono ostacoli e problemi.

Nel 2017 e' stato usato piu' petrolio e gas per trasporto e per il riscaldamento.  Le emissioni di CO2 non sono ancora sotto controllo e si pensa che il paese non potra' raggiungere gli obiettivi che si era posto per il 2020 per quanto riguarda la diminuzione della CO2 emessa.

Il progetto infatti era di arrivare al 2020 con le emissioni di CO2 inferiori del 40% rispetto al 1990. Invece si calcola adesso che il limite sara' "solo"del 32% in meno. 

A me fa sorridere che il ministro dell'ambiente di Germania dica che se questi numeri saranno realta' sara' un disastro per la reputazione internazionale del paese come di un leader del miglioramento del clima!  Fa sorridere perche' loro veramente sentono la responsabilita' delle promesse. Magari fosse cosi dappertutto!

Ad ogni modo per cercare di tornare al 40% invece che essere fermi al 32% si era pensato di chiudere alcuni impianti a carbone piu' in fretta di quanto originariamente previsto. Ma non si sa bene come andra' tutto a finire con il nuovo governo che deve ancora decidere le sue priorita' e i gran trambusti elettorali della nazione.

Per esempio non e' chiaro che ne sara' della tassa sulle rinnovabili che i tedeschi usano per finanziare tutti questi progetti green. La tasse e' ancora necessaria,  specie adesso che l'obiettivo sara' di ridurre l'uso di fonti fossili per trasporto e riscaldamento.

Spesso pero' questa tassa viene contestata e viene additata essere non trasparente. Una possibilita' e' di aumentare il numero di progetti che finisce all'aste pubblica, con offerte competitive da piu' gruppi interessati e senza che il governo debba aggiungere denaro pubblico.

Dove invece i tedeschi hanno avuto molto successo e' stato l'aumento della produzione di energia rinnovabile. L'obiettivo era del 35 percento entro il 2020.

L'obiettivo e' stato raggiunto e superato nel 2017.

Ed ora si e' deciso un nuovo target: il 60% entro il 2030.

Vanno avanti, eh? Ogni ostacolo e' una opportunita' per fare meglio, e loro lo vogliono. 

Monday, January 29, 2018

Il volo Qantas da Los Angeles a Melbourne va con l'olio di semi di mostarda








Oggi Lunedi 29 Gennaio e' partito per la prima volta un volo da Los Angeles e diretto a Melbourne, Australia con un carico di carburante al 10% fatto di biocarburante.

Per la precisione olio di semi di mostarda.

Ora uno dira': il 10% che vuoi che sia. E invece, come per tutte le cose e' un inizio, una prova ed ha avuto successo, aprendo le porte a miscele sempre piu' bio e sempre meno fossil.

La Qantas stima che grazie a questa miscela il volo in questione LAX Melbourne ha emesso il 7% in meno di emissioni rispetto a un volo alimentato solo da carburante tradizionale.

E considerato che si tratta di un volo di 15 ore non e' cosa proprio da niente.

Per di piu' gli aereoplani sono fra i principali emettitori di gas serra: gli aereoplani generano il 12 percento di tutti i gas serra degli USA. A livello mondiale,  US transportation greenhouse gas emissions, and the le emissioni dagli aereoplani generano il 2 percento delle emissioni di CO2 in atmosfera.

La maggior parte delle emissioni accade al decollo e in fase di atterraggio.

Ovviamente l'opzione "batteria in volo" non e' praticabile, per il peso ed altre considerazioni di spazio, pero' l'uso del biocarburante e' promettente.

Ora non e' che l'uso di semi di mostarda e' perfetto: anche qui bruciando questo carburante ci sono emissioni di CO2 lo stesso. Ma i vantaggi sono due: intanto, le emissioni sono minori, e sopratutto non ci sono tutte le attrezzature, l'inquinamento e i rischi collegati all'estrazione e alla raffinazione del carburante tradizionale.

Meglio una distesa di mostarda che un campo di petrolio, no?

In questo caso, la Qantas' ha usato una pianta chiamata Brassica carinata, che non e' un cibo per gli umani, e che stato sviluppato apposta dalla Agrisoma Biosciences, ditta canadese. La pianta non richiede troppa acqua e il suo ciclo e' relativamente veloce. Gli scarti possono essere usati come mangime.

In Australia ci sono gia' vari campi sperimentali.

Un ettaro di Brassica carinata genera 2,000 litri di olio, l'equivante di 400 litri di biocarburante.

Intanto la Alaska Airlines ha gia' sperimentato nel  2016 un volo che e' andato per il 20% ad alcohol derivato da legname.

Sempre nel 2016 la United Airlines ha annunciato un piano triennale per alimentare i suoi voli da Los Angeles a San Francisco per il 30% da biocarburante.

A Novembre 2017 invece un volo Hainan Airlines da Pechino a Chicago ha usato il 15% di carburante da olio da cucina dismesso

Nel 2013 invece la KLM fece decollare un aereoplano da Amsterdam a New York usando 100% biocarburante fatto dall'olio delle patatine fritte!
 
Come sempre, tutto questo per ora e' sperimentale e si cerca ancora di capire, di ottimizzare. Ci vorra' un po di tempo affinche il tutto diventi realta' vera  probabilmente succedera' il giorno in cui i costi da biocarburante saranno inferiori al carburante normale.  Ma come per i pannelli solari, piano piano ci arriveremo.

Occorre solo che noi consumatori lo vogliamo e ci facciamo portavoci dei nostri desideri di un futuro piu' green, dagli aereoplani alle nostre case.











Tuesday, May 23, 2017

La FIAT-Chrysler denunciata dal governo USA per imbrogli ai test d'inquinamento



Il giorno Martedi 23 Maggio 2017 il governo USA ha depositato denuncia contro la Fiat Chrysler di Sergio Marchionne accusandola di avere usato software illegale per far si che i suoi veicoli diesel passassero i test d'inquinamento. Succede tutto presso il Justice Department Environmental Enforcement Section nella corte del Michigan.

Familiare, no? 

Tutto questo succede qualche giorno dopo che la FIAT-Chrysler aveva proposto una modifica ai suoi software per "aggiustare" le cose.

Ma qui non siamo in Italia, dove si possono fare giochini e sperare di avere un governo comprensivo e generoso. 

Per tutta risposta, la FIAT-Chrysler, non certo un esempio di umilta', dice che sono delusi di tle azione e che si difenderanno contro queste accuse.
 
Quali accude? A Gennaio 2017, l'Environmental Protection Agency degli USA, una sorta di Ministero dell'Ambiente accuso' la ditta del CEO Sergio Machionne, di avere installato del software diverso da quello che avevano accordato con l'EPA stessa su 104,000 RAM pickups e Jeep Grand Cherokee dal 2014 al 2016.

Questo software, sempre secondo le accuse, sono capaci di evitare e/o di rendere inoperativi e/o difettosi i sistemi di controllo delle emissioni, causando l'emissione di monossido di azoto molto superiori rispetto a quanto legale. 

Un po come fatto con la Volkswagen.

La quale Volkswagen fini' con il pagare almeno 14 miliardi di dollari di multa e con molti dei suoi manager accusati di avere agito in maniera illegale.

E' in corso adesso negli USA una enorme campagna di buy back: la Volkswagen che si ricompra le sue auto non vendute e che nessuno vuole piu'.
La faccenda con la FIAT-Chrysler e' meno potente che con la Volkswagen, e non ci sono accuse per la modifica *intenzionale* di questi software.  Cioe' potrebbe essere che sia stato fatto senza malizia. Ma il punto e' che e' successo e che ora la FIAT-Chrysler deve risolvere il tutto. La causa' e vista come un modo per mettere pressione alla FIAT-Chrysler. 

Nel 2015-2016 furono vendute 50,000 veicoli diesel della FIAT-Chrysler. Nel 2017, dopo lo scandalo, quasi zero perche' mancano le certificazioni dell'EPA.

Cosa fara' la FIAT-Chrysler? 

Potrebbe ammettere le sue colpe ed avviare una campagna di richiamo delle vecchie macchine e di quelle nuove nelle concessionarie e che sono rimaste invendute come la Volkswagen; potrebbe negoziare con i clienti direttamente; potrebbe andare a processo e cercare di spuntarla.

Di certo non ci sara' mamma-governo-Italia a mettere le toppe a Mr. Marchionne e ai suoi Agnelli.

Saturday, June 18, 2016

La Scozia raggiunge gli obiettivi sul clima con sei anni di anticipo



 
It’s clear that when it comes to generating clean power, 
Scotland is one country others are already watching closely. 
Imagine what a global leadership role 
Scotland could play if it now followed up its success 
on renewable electricity with steps to green its entire energy system

Ci sono due Scozie.

Quella che soffre per il crollo dell'industria del petrolio, dove tutte le petrol-certezze di lavoro, stabilita', benessere, sono svanite in poco meno di due anni. Quella dove gli ex-direttori del petrolio si ritrovano senza lavoro, dove arrivano i licenziamenti, dove le file alla Caritas aumentano.  E poi c'e' la Scozia che guarda altrove, al sole e al vento, e a quello che ha per cambiare. E brucia tutti gli obiettivi.

La prima di queste Scozie e' il passato. La seconda e' il futuro.

Il segretario del clima della Scozia, Roseanna Cunningham ha appena annunciato il crollo delle emissioni di CO2 del 46% fra il 1990 e il 2014.

Si doveva arrivare al 42% entro il 2020. Hanno cioe' fatto meglio e sei anni prima di quanto previsto.
E non si fermano: ci sono in corso altre iniziative e leggi che siedono in parlamento per fare altri passi avanti con le rinnovabili e il risparmio energetico.

Ci sono stati vari fattori che hanno portato fin qui, alcuni dei quali fuori dal controllo legislativo, per esempio, gli inverni piu' caldi, lo smantellamento di alcune industrie pesanti. Ma allo stesso tempo e' un passo in avanti, ed e' tutto arrivato senza che ne soffrisse la qualita' di vita dei residenti.

Gli attivisti pero' non sono soddisfatti: si chiede maggior intervento in settori difficili: il trasporto prima di tutti.

Nel frattempo a Maggio, secondo il WWF Scozia, le case con i pannelli solari hanno visto soddisfare il proprio fabbisogno energetico nel100% dei casi a Aberdeen, Dundee, Edinburgh, Glasgow e Inverness. Le turbine a vento, in media, hanno generato energia per 1.8 milioni di case.

L'idea, il desiderio, l'impeto e' di ripetere tutto questo in grande, per tutti i fabbisogni energetici della Scozia, e del UK.

L'altra Scozia, quella del petrolio resta a guardare.

Come sempre, basta volerlo.

Wednesday, January 8, 2014

Spagna: vince il vento





"Throughout 2013, the all-time highs of wind power production were exceeded"

"Wind power has been, for the first time ever, the technology that contributed most to the annual electricity demand coverage"

Nel 2013 le emissioni di gas serra dalla Spagna sono calate del 23%, secondo la Red Electrica de Espana (REE).

Il merito di tutto e' della generazione di energia elettrica dagli impianti di energia eolica ed idroelettrica, che fra l'altro sono stati il maggior fornitore di elettricita' all'intero paese.

La REE infatti annuncia: "per la prima volta assoluta, l'energia eolica e' stata la prima fonte per il fabbisogno elettrico del paese".

Il vento ha generato il 21.1% dell'elettricita' del paese, contro il 21% dell'energia nucleare.

Si obiettera' che siamo quasi in parita', ma la cosa strabiliante e' il tasso di crescita delle rinnovabili in Spagna. Nel 2012 il rapporto era del 18% dell'energia totale prodotta dall'eolico e del 22% dal nucleare.

Il vento cresce dunque, l'atomo cala.

Anche la produzione di energia idroelettrica e' raddoppiata in Spagna nel 2013, passando dall'8% del 2012 al 14% nel 2013.

Se si considera anche l'aumento di energia solare prodotta nel paese si arriva ad un 49.1% di energia elettrica prodotta dalle rinnovabili nel paese.
Il risvolto della medaglia e' che la produzione di elettricita' da fonti fossili e' in forte declino. Rispetto al 2012, il contributo dalle centrali a gas e' sceso del 34%, quello dalle centrali a carbone del 27% e quello di energia nucleare dell'8%.

Tutto questo si e' tradotto in un significativo abbassamento delle emissioni di CO2 in atmosfera. Secondo la REE, nel 2013 sono state emesse 61 milioni di tonnellate di CO2, rispetto agli 80 milioni del 2012.

Tutto questo e' accaduto senza che ci fossero blackouts o sovraccarichi della rete elettrica.
 
Il messaggio a tutti quelli che pensano che il futuro dell'Italia sia nelle fonti fossili e nelle trivelle selvagge e' molto semplice: yes we can.

Il rapporto della REE e le immagini relative sono qui.


 

Wednesday, July 20, 2011

Australia: inquinare costa $24.65 alla tonnellata



Il nuovo primo ministro d'Australia, Julia Gillard, ha passato una carbon tax, per abbassare le emissioni di CO2, per incentivare l'uso di energia rinnovabile e per diminuire l'uso di fonti fossili di petrolio e di carbone.

Semplicemente: per ogni tonnellata di CO2 che produci devi pagare una tassa di $24.65 al governo.

C'e' ancora tutto l'iter procedurale da completare, ci sono stati 10 mesi di dure lotte politiche, ma e' praticamente sicuro che questa tassa per l'ambiente diventera' realta'.

Non ho visto quasi niente sulla stampa italiana. Ecco allora la traduzione di alcune domande in una intervista fatta dal Los Angeles Times alla senatrice verde d'Australia Christine Milne, una delle principali artefici della legge.

A quali risultati portera' questa tassa sulle emissioni?


Credo che questo sia un enorme passo in avanti per l'Australia. Quando abbiamo iniziato i dibattiti interni dopo le elezioni federali del 2010 non penavo che avrebbero avuto un grande impatto a livello globale. Adesso credo di si, perche' dara' impeto a livello mondiale sapere che un paese come l'Australia, che dipende fortemente dalle fonti di energia fossile, sia preparato ad accettare il carbon trading per le emissioni, e che vuole puntare a riduzioni di emissioni di CO2 fino all'80% entro il 2050.

Credo che questo dara' un enorme segnale ad altri paesi come gli USA e il Canada:
se lo puo' fare l'Australia, lo possono fare tutti.

Cosa risponde lei alle critiche secondo cui questa carbon tax non diminuira' le emissioni totali d'Australia o secondo cui ci saranno invece ripercussioni negative sull'economia d'Australia?

Beh, i dati del ministero delle finanze mostrano che gli impatti sull'economia saranno trascurabili fino al 2050 almeno. In piu' stimiamo che i prezzi saranno tali da scoaggiare la costruzione di qualsiasi altro impianto a carbone in tutta l'Australia.

Ma io credo che il punto principale sia un altro: e cioe' che questa carbon tax e' un punto di svolta per la nazione. Nel momento in cui inzieranno ad arrivare i soldi, tutti i vantaggi verranno fuori: ci sara' la chiusura di stazioni energetiche inquinanti, ci saranno nuovi investimenti di energia rinnovabile e efficienza energetica. Verra' tutto alla luce.

C'e' voluto molto tempo per arrivare a questo punto. Quali sono stati gli ostacoli durante le negoziazioni o argomenti su cui i Verdi d'Australia hanno dovuto trovare compromessi?

Il fatto e' che entrambi i partiti principali sono andati alle elezioni del 2010 dicendo che non avrebbero introdotto la carbon tax fino al 2013, ma senza alcuna garanzia che questo sarebbe successo per davvero. La carbon tax e' passata solo perche' i Verdi siedono al potere nella Camera e nel Senato della nazione.

Perche' lei pensa che il dibattito pubblico su questo tema sia diventato cosi' virulento?

Il problema e' che Big Oil e Big Tobacco (petrolieri e venditori di sigarette) hanno montato campagne che mettono in dubbio i cambiamenti climatici. Ci sono stati enormi investimenti da parte delle lobby del petrolio in Australia nel generare dubbi e nel cercare di oscurare la verita' scientifica.

Che tipo di impatto lei pensa che questo avra' all'estero?

Io credo che questo sia molto piu' significativo di quanto non ci aspettassimo quando abbiamo iniziato 10 mesi fa. Nessuno si aspettava dopo Copenhagen nel 2009 che ci sarebbe stato un accordo internazionale contro i cambiamenti climatici, ma certo ci si aspettava molto piu' progresso di quello che invece e' stato. Non ci aspettiamo nemmeno molto progresso al convegno di quest'anno a Durham. Per questo io credo che la decisone sulla carbon tax dell'Australia, che e' una delle nazioni con maggiori emissioni di CO2 pro capita, che dipende enormemente dal carbone per l'energia, possa dare una vera spinta verso soluzioni globali.

Thursday, December 9, 2010

Idrogeno Solforato: Mantova 6ppm, OMS 0.005ppm

Qui un incidente simile in Israele, con tre morti e cinque feriti, per idrogeno solforato ad Haifa.

Ogni volta che qualcuno mi scrive chiedendomi "aiuto" mi dispiace che la mia giornata sia fatta solo di 24 ore. Per mia natura vorrei aggiustare tutto l'aggiustabile, invece che parlare. Sono sempre stata cosi' - coi cani randagi, le amicizie rallentate, le piante mezze morte.

In questi giorni mi scrive un lavoratore di Mantova, preoccupato perche' ha respirato i fumi della nube tossica di idrogeno solforato qualche giorno fa.

Gli strumenti misuravano 6ppm. La gazzetta di Mantova dice che nessuno spiega, parla alla gente che respira veleni senza nemmeno saperlo.

Questa e' una raffineria Exxon in USA, dove invece che a 6 ppm, le perdite di idrogeno solforato fanno notizia a 0.003 ppm e dove iniziano le investigazioni appena le centraline segnano 0.030ppm.

Gli Italiani hanno i polmoni 1000 volte piu' forti degli altri, si sa!

Avrei voluto dire a tutta Mantova che l'OMS dice che i limiti per la salute di H2S in ambiente sono 0.005 ppm e che quei 6 non sono "vapori" come cercano di propagandare petrolieri e amministratori, ma roba che fa male alla salute, che causa malattie respiratorie, circolatorie, neurologiche e danni al DNA delle persone.

Avrei voluto dire a tutta Mantova che non e' giusta ne la disinformazione, ne l'arroganza di chi e' a capo della raffineria e che non si preoccupa di abbassare emissioni, ne tantomeno delle autorita' che dicono sempre che va tutto bene.

Ecco cosa mi e' arrivato:

Ti scrivo perchรจ lavoro vicino ad una raffinieria da cui lunedรฌ scorso รจ uscita una nube di idrogeno solforato. L'ASL ha misurato concentrazioni fino a 6 ppm. Noi siamo stati esposti per circa 1,5 all'aperto a questa nube. Ovviamente tutti abbiamo avuto problemi, irritazione occhi e e vie respiratorie, nausea e vertigini. Anche io ancora adesso a distanza di 5 giorni continuo ad avere irritazione. Visto che anche nel nostro caso si cerca di minimizzare il tutto e quindi di non dire la veritร , ti chiedo...quello che ho respirato mi puรฒ provocare dei danni? dovrei consultare un medico?

E poi il giorno dopo continua:

Lavoro a Mantova, dove รจ presente il polo petrolchimico, composto da Polimeri Europa (ENI) e Raffineria IES. Tra queste 2 aziende si trova purtroppo quella in cui lavoro (metalmeccanica). Le centraline di rilevazione dell'ARPA (su cui stendiamo un velo pietoso) sono posizionate vicino alla raffineria ma sono tarate con il valore limite di 10 ppm (dicono valori di legge). Lunedรฌ mi sono accorto che anche solo 6 ppm รจ un valore esagerato, mi chiedo i 10 ppm con che criterio siano stati sabiliti. La puzza quella รจ presente sempre, anche se non offensiva come lunedรฌ, quindi vuol dire che anche gli altri giorni probabilmente le concetrazioni sono superiori ai 5ppb che indica l'OMS.

Io lavorando in ufficio sento puzza solo a pranzo quando mi reco in mensa, ma penso agli operai che lavorano in officina che la sentono 8 ore al giorno! O alle persone che ci abitano vicino!

Ti risparmio tutta la storia che tutto il sottosuolo รจ inquinato di surnatante prodotto dalla raffineria. Non consideriamo poi gli effetti della Polimeri, che sono sconosciuti visto che essendo statale รจ intoccabile.

Questa รจ Mantova.

Inutile narrare delle opacitร  con cui le istituzioni gestiscono il tutto. Fortunatamente dopo lunedรฌ qualcuno ASL e VV.FF hanno presentato un esposto alla Procuratore delle Repubblica.

Vediamo cosa succede. Sembra che gli unici a combattare questo scandalo siano la nostra azienda (che fa parte di un grupppo Americano e non inquina) e qualche comitato di cittadini.

Davvero troppo poco per dire che siamo in un Paese civile.


Questa e' l'Italia - la gente respira veleni e nemmeno lo sa.

Fonti: Earthworks

Wednesday, June 2, 2010

L'Inter, i Moratti e la Saras


Tutti i nostri uomini devono
poter gioire e soffrire con noi


Massimo Moratti

L'Inter ha fatto la tripletta quest'anno e sono tutti contenti - i Milanesi e i Moratti.

Come tutti sappiamo pero' i Moratti sono anche i gestori della raffineria sarda Sarroch, di cui abbiamo parlato piu' e piu' volte su questo blog, a questi post:


Il riassunto di tutto e' che tale raffineria sfonda i limiti legali di emissioni tossiche un giorno si e due no, e che a Sarroch la gente si ammala di tumori e leucemie. L'anno scorso a Sarroch sono morti tre operai per colpa dell'idrogeno solforato. Il regista Massimiliano Mazzotta ha fatto un documentario su Sarroch che i legali di Mr. Moratti hanno cercato di bloccare in ogni modo possibile. Dei gran signori.

A Moratti tutto cio' non interessa e invece di migliorare le condizioni di vita dei suoi uomini, abbattendo le esalazioni di inquinanti tossici a Sarroch, gioca secondo la filosofia del panem et circensem.

E non importa se il panem sia avvelenato.

Infatti come riporta la Nuova Sardegna, qualche giorno prima della partita dell'Inter, Mr Moratti promise a 120 lavoratori della Sarroch di mandarli a spese sue a Madrid a vedere la finalissima. 120 lavoratori estratti a sorte su 1700 operai. Per quelli che non sono stati estratti, invece un maxischermo messo con cosi tanta generosita' dai Moratti in azienda.

In quegli stessi giorni a Sarroch come riporta l'Unione Sarda c'era una cerimonia per ricordare i morti avvelenati nella Saras l'anno scorso. A presenziare alla cerimonia anche Mr. Moratti, che ai morti ha dedicato un parco.

Tutto molto bello e nobile. Mandiamo gli operai a vedere la partita, piantiamo un parco. Che bravi.

Ecco allora i principali incidenti registratisi a Sarroch, Cagliari negli ultimi 15 anni, nella raffineria di proprieta' di Massimo Moratti, nell'indifferenza generale e come riportati dall'Unione Sarda.

La mia domanda e: ma lei signor Moratti, cosa fara' per migliorare le condizioni di vita nella sua ditta? Parchi e partite non sono sufficienti.

Nubi tossiche, perdite ed incendi, non causano morti ne oggi ne domani, ma a lungo termine, per cui si possono tranquillamente ignorare.

La lista me la mandata Massimiliano Mazzotta qualche giorno fa - grazie.

Ecco cio' di cui e' moralmente responsabile ultima la famiglia Moratti, proprietaria della Saras:


14/01/2010 Chiazza d'olio fuoriuscita dalla raffineria, arrivata nel tardo pomeriggio sino a Cala Zavorra. Danni ai pescatori. Pesce non commestibile e reti rovinate.

29/09/2009 Fuga di gas, polvere cancerogena fuoriuscita da catalizzatore. Nube avvolge il paese.

20/08/2009 Operaio di ditta esterna investito in un getto di vapore. Ustioni di secondo e terzo grado al viso e al torace. Situazione gravissima. Ricovero immediato in ospedale di Genova.

22/06/2009 Ponteggio irregolare e senza struttura di sicurezza. Operaio cade da due metri e riporta numerose fratture.

18/06/2009 Intossicati dai gas fuoriusciti dall'impianto blowout due lavoratori di una ditta esterna. Svenuti e sottoposti alla somministrazione di ossigeno in infermieria.

26/05/2009 Esalazioni mortali di idrogeno solforato nell'impianto MHC1. Morti tre operai di ditta esterna. Sopravvisuto un operaio ricoverato in stato di shock. Accertate violaizoni alle norme di sicurezza. Indagato il direttore della raffineria.

19/05/2009 Blocco di impianto DEA per lavori di manutenzione straordinaria. Emissioni di biossido di zolfo 40 volte superiori ai valori normali.

25/03/2009 Un camionista e' stato imprigionato tra la motrice del camion ed una catasta di lamiere nel piazzale di stoccaggio: Ha riportato ferite alla coscia e all'inguine. Nessun danno all'arteria femorale.

18/02/2009 Una nube grigia ha invaso completamente il centro del paese e occultato per qualche minuto la vista delle ciminiere della raffineria. L'odore era talmente acre da provocare bruciori alla gola e mal di stomaco. La causa e' stata determinata dal blocco dell'impianto di trattamento dello zolfo.

05/12/2008 Un incendio e' divampato nell'impianto Mild1 della Saras. L'emergenza e'scattata alle cinque e un quarto del mattino. Durante la fase di riavviamento dell'impianto mild-hydrocracking per la produzione di gasolio desolforato, andato in blocco un ora prima, si e'
verifocato un innesco all' ingresso del forno.

18/11/2008 Un incendio e'divampato verso le 13:30. Le fiamme alte fino a 30 metri. L'azienda non ha rilasciato nessuna spiegazione.

08/08/2008 Nube tossica sul paese contenente polvere prodotta dalla distillazione degli idrocarburi: il blocco di un catalizzatore ha comportato l'emissione di una nube contenete polvere sottile cancerogena.

06/08/2008 Problemi legati al cracking, alla rottura di una valvola in un altro impianto hanno causato una perdita di zolfo tamponata in poco tempo dagli operatori ed una successiva perdita di GpL da una linea.

16/05/2008 Nube tossica ha riaggiunto nove lavoratori negli impianti. Operaio svenuto su un ponteggio di quindici metri.

12/03/2008 Aria irrespirabile per oltre due ore pomeridiane. Un comunicato superciale ha confermato qualche problema agli strumenti e che in un camino era finita una certa quantita' di zolfo.

05/03/2008 Fuoriuscita di una nube di anidride solforosa dalla centrale di gasicazione, causata da problemi generati durante l'avviamento di una caldaia.

14/02/2008 Emergenza dopo il superamento per sei volte dei limiti di legge sulle emissioni di idrogeno solforato, sprigionato dalle ciminiere. Un guasto ad un sistema di compressione ha causato livelli di H2S pari a 611 microgrammi per metro cubo (= circa 400 ppm).

21/09/2007 Operaio esterno finisce ustionato mentre lavora con il martello pneumatico
e perfora un cavo integrato di alta tensione.

07/09/2007 Paura in tutta la citta' per un forte odore di gas. La Saras e la locale societa' distributrice del gas nega qualsiasi coinvolgimento.

18/08/2007 Sarroch invasa dai fumi della Saras. L'aria per qualche ora e' stata irrespirabile, il cielo reso cupo da una coltre di fumo nero che usciva da una delle fiaccole della raffineria. L'azienda rilascia un comunicato menzionando una fuoriscuita di fumo piu' del normale, ma gli impianto non ha riscontrato alcuna anomalia.

23/06/2007 Aria irrespirabile a Sarroch per lavori di manutenzione. La Saras non fornisce ulteriori spiegazioni.

22/06/2007 Striscia di catrame lunga un chilometro rilevata nei litorali da sogno di Pula e Costa. Il danno piu' grave degli ultimi tre anni.

23/05/2007 Incidente in punto ad alto rischio: incendio nella Vacuum 1, dove avvengono il frazionamento e la distillazione sottovuoto degli idrocarburi, vicinissima al vero cuore della raffineria, il cracking dove i prodotti pesanti diventano gasolio, GpL e benzine. Incendio domato dop tre ore di intervento dei VVFF.

04/05/2007 Operaio esperto di ditta esterna ustionato mentre lavora su un cavo elettrico. Mancata assistenza dell'infermieria interna allo stabilimento. Trasportato con urgenza all'ospedale di Cagliari.

15/04/2007 Tubo d'acciaio si stacca dalla gru durante le operazioni di scarico. Morto un operaio di impresa esterna.

04/04/2007 Grande macchia scura ha invaso la zona di mare antistante la raffineria. Le reti dei pescatori sono state intrise di petrolio. La causa e' stata individuata dall'acqua sporca di olio, slavata dai canali interni allo stabilimento a causa della forte pioggia.

02/09/2006 Un incendio divampato nell'impianto distillazione delle benzine. Le lingue di fuoco, innescate dalla perdita di una pompa del T1, impianto in cui il petrolio grezzo subisce una distillazione atmosferica sono alte circa 20 metri.

22/04/2006 Incendio divampato nell'impianto T2, dove per autocombustione ha preso fuoco uno dei filtri che trattengono le impurita' delle benzine.

21/04/2006 Operaio ventenne di una ditta appaltatrice e' caduto da un ponteggio sistemato in un reattore dell'impianto CCR. Ha riportato una vertebra schiacciata, polso fratturato ed escoriazioni.

04/04/2006 Polveri di zolfo sul centro abitato di Sarroch. Comunicato di raffineria riporta problema momentaneo al sistema di lavaggio del gas, causati da trascinamenti di idrocarburi all'impianto zolfo che hanno generato il fumo bianco.

01/04/2006 Nube nera avvolge il paese. Fastidi agli occhi degli abitanti ed odore nauseabondo. Dirigenti della raffineria hanno negato qualsiasi problema.

19/01/2006 Problema all'impianto blow-down di recupero dello zolfo. Aria irrespirabile a Saroch e Villa San Pietro.

22/10/2005 Rogo nell'impianto di desolforazione di gasolio e benzine. Incendio domato dopo un ora

14/08/2005 Incendio divampato in raffineria. Domato dopo 7 ore. Causato da una perdita di nenzina leggera in una pompa di riciclo situazta nell'impianto di eterificazione.

05/04/2005 Area raffineria allagata a seguito di pioggia intensa. Aperte partite di scarico e conseguente scarico in mare di acqua mista ad idrocarburi.

26/02/2005 Incendio nell’impianto di distillazione causato da perdita di gasolio pesante in una delle linee.

15/01/2005 Esplosione in mare aperto, a circa 10km dalla raffineria da petroliera Isola Azzurra trasportante 70,000 tonnelllate di gasolio. Incendio a bordo e morte di due uomini di 26 e 36 anni. Capitaneria dichiara no sversamento di liquidi inquinanti

10/04/2003 Un operaio specializzato di una ditta esterna e’ stato investito da uno sbuffo di idrogeno solforato. Protetto dalla maschera antigas ma sbanda e sbatte la testa. Riporta alcuni punti di sutura.

14/01/2003 Incastrato nella macchina, un operaio di ditta esterna perde due dita durante il controllo della macchina dello scagliamento dello zolfo.

26/09/2002 Ustioni di secondo e terzo grado all’addome per operaio di ditta esterna investito da getto di petrolio bollente

23/08/2002 La pioggia ha provocato l’innalzamento dell’acqua contenuta nelle vasche di depurazione dove avviene la separazione tra acqua e gli oli e da dove, i prodotti degli idrocarburi vengono recuperati e inviati al riciclo di lavorazione. Azionato sistema di deflusso aprendo gli scolmatori. Defluite in mare circa 20,000 metri cubi di acqua mista ad idrocarburi oleosi. Gli idrocarburi hanno superato Porto Foxi, toccato terra sulla scogliera di Sa Punta e Punta Zavorra, superato Porto Colombu per spiaggarsi, ancora, a Fogarizzu, in territorio di Pula. Operazione di bonifica conclusa il 4 settembre.

17/04/2002 Grave un operaio ustionato alla Saras. Usava una mola quando e’ stato investito da un getto di benzina.

05/02/2002 Allarme rosso per la perdita di GpL da un serbatoio dello stabilimento Liquigas Sarroch, alto rischio di esplosione. L’incidente e’ avvenuto nella zona di stoccaggio del propano durante una operazione di imbottigliamento. Incidente causato dal cedimento di una valvola. Bloccata la strada 195 per due ore.

09/12/2001 Operaio ustionato dal vapore fuoriuscito da una valvola dell’impinato tear-gas. Trasferito d’urgenza nel centro grandi ustionati di Sassari

21/07/2001 Morte di un operaio marittimo a bordo di petroliera liberaiana. Ferito un collega. Dubbi degli investigatori in merito ad incidente a bordo, oppure omicidio.

03/03/2001 Rottura di una pompa dell’impianto del “Vaccum Uno”. Fuoriuscita di idrocarburi da impianto e scoppio di incendio. Due operai feriti.

01/08/2000 Riavvio dell’impianto di gassificazione rimasto chiusto dopo l’incidente di maggio. Superamento di soglia di rumore a causa del passaggio di gas, al loro ‘lavaggio’ e al convogliamento nelle fiaccole. La rumorosita’ sopra la norma si e’ protratta fino alla fine di agosto.

06/05/2000 Rottura di parete di cisterna in rada raffineria. 7000 litri di acqua oleosa con detriti di lamiera finiscono in mare. Successive indagini hanno accertato lesioni preesistenti della cisterna senza controlli di manutenzione.

14/10/1999 Altro incidente sulla petroliera panamense Anastastios V. Per errata manovra di equipaggio addetto, acqua di mare entrata nella sala pompe e tracimazione di carburante caricato. Dispersi in mare volumi indefiniti di catrame.

13/10/1999 Durante operazioni di caricamento di petroliera panamense Anastasios V, attraccata a pontile Sarroch, carburnate invade sala pompe. Incendio violentissimo. Sfiorata la cataastrofe. Spegnimento dopo 12 ore.

10/08/1999 Avvistate due macchie al largo dell’isolotto di San Macario, sicuramente create da lavaggio pirata di petroliera non identificata. Operazioni di bonifica durate per 10 ore con utilizzo di sostanze emulsionanti.

08/08/1999 La nave cisterna Agip Stromboli, impegnata nelle manovre di carico dagli impianti della raffineria ha subito la rottura di un giunto di bordo da cui sono finiti in mare un centinaio di litri di gasolio. Operazioni di disinquinamento completate dopo 15 ore. Emessa segnalazione di reato per scarsa manutenzione.

06/05/1999 Fuoriuscita di petrolio per rottura di tubo in acqua posto sotto la linea di galleggiamento durante le operazioni di carico/scarico con petroliera maltese Enalion. Il tubo era lesionato e la fuoriuscita del liquido e’ iniziato nella notte. Danno rilevato all’alba, quando il greggio aveva formato una vasta chiazza galleggiante nella rada di Porto Foxi. Contaminati circa 10km di acque antistanti la costa. Greggio ritorvato anche su scogliera di Punta Zavorra. Danni ingenti alla pesca.

05/12/1998 Rottura di una tubazione collegata ad una caldaia della centrale termoelettrica. Furoriuscita di getto di vapore ad alta pressione fa cadere un operaio al lavoro su una impalcatura. Morto a 39 anni. Successivamente indagati 5 dirigenti.




** Continua **