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Friday, March 23, 2018

Hamelin Bay, Australia -- 150 balene si spiaggiano. 75 sono gia' morte.








L'ultima e' stata presa in India. 
Tutte le altre sono di Hamelin Bay, Marzo 2018


Update: sono morte quasi tutte. Solo sei sono state salvate. Piu di 140 sono morte.

Succede in Australia, lungo la sua costa occidentale.

Centocinquanta balene si sono spiaggiate nei pressi di Hamelin Bay, dieci chilometri a nord della citta' di Augusta. Per la precisione si tratta di short-finned pilot whales. Settantacinque sono gia' morte. Le altre sono moribonde anche se ci sono varie sqadre di soccorso a cercare di salvarle.

E' stato un pescatore a fare la macabra scoperta, ad allertare le autorita' che hanno poi chiuso varie spiaggie locali.

Non si sa perche' siano morte.

Si teme pero' che le zone possano essere infestate dagli squali, attratti dalle carcasse delle balene che potrebbero essere considerate cibo facile.

Non e' la prima volta che accade tutto questo. Nove anni fa morirono 80 fra balene e dolfini, sulla stessa spiaggia.

Ora, su questo blog si parla di petrolio e di airgun ed affini e di cambiamenti climatici. Non sappiamo in questo caso specifico cosa sia successo, e potrebbe essere anche che sia tutto sia stato un caso, un caso di grande sfortuna.

Ma quello che e' certo e' che le morti delle balene continua in tutto il mondo. In India, sono morte 37 balene fra il 2015 e il 2016. Lungo la costa orientale degli USA sono morte 41 balene dal 2016 ad oggi. Il National Oceanic and Atmospheric Agency lo ha dichiarato un evento alquanto inusuale.

Nel 2015 sono morte ben 337 balene in Patagonia, Cile, fra gli spiaggiamenti piu' numerosi mai registrati.

Perche' succede questo?

Non si sa, ma di certo gli oceani cambiano a ritmi a cui gli animali non sono abituati, e per cui non hanno tempo di adeguarsi.

Negli scorsi cento anni circa, il tasso di crescita della temperatura degli oceani e' *quadruplicato* a causa dell'uomo. Gli oceani si riscaldano quattro volte piu' in fretta oggi rispetto al periodo 1960-1990 e questo h portato a enormi squilibri nel mare.

I livelli di ossigeno sono calati precipitosamente.

Questo vuol dire che alcune specie, forse considerate insigificanti, sono a rischio. Le concentrazioni di sardine sono a livelli record di scarsita'. E anche se le sardine sono meno romantiche delle balene, il loro declino significa meno cibo per le balene.

D'altro canto gli oceani sono cosi caldi che alcune specie di alghe contengono ora livelli elevatissimi di acido domoico, una tossina che danneggia il sistema nervoso. E infatti le balene morte in Cile avevano tutte ingerito enormi quantita' di alghe, non direttamente, ma perche' avevano mangiato aragoste che a loro volta erano sature di plankton piene di acido domoico che arrivava dalle alghe.

Un ciclo complesso, ma che puo essere riassunto in: sono stati i cambiamenti climatici causati da noi tutti.

E perche' le balene sono importanti?

Perche' hanno un ruolo cruciale in ecologia. I prodotti che rilasciano in mare sono ricchi di ferro e azoto che servono per fertilizzare il plankton, alla base della catena alimentare del mare, e fonte dell'ossigeno sulla terra.

Ecco, tutto e' collegato, tutto e' uno, e le nostre azioni alla fine portano a eventi tristissimi come questo.






















Thursday, March 2, 2017

Chevron: possibili perdite finanziarie per le cause in tribunale sui cambiamenti climatici





La Chevron e' la prima grande ditta del petrolio che annuncia ai propri investitori che i profitti potrebbero calare per colpa delle cause in tribunale portate avanti da associazioni e cittadini sui cambiamenti climatici.

Per anni hanno mentito sui rischi che i loro prodotti avrebbero portato all'ambiente, sebbene sapessero tutto, ed ora si ritrovano qui, con colossali grattacapi legali che potrebbero costargli caro.

Ora, che i cambiamenti climatici siano a causa dell'estrazione, lavorazione e consumo delle fonti fossili e' un dato di fatto. Centonovanta nazioni a Parigi nel 2015 l'hanno pure ratificato: occorre lasciare le fonti fossili che restano nel mondo laddove sono, sottoterra. Estrarle significherebbe causare ancora piu' rischi alla civilizzazione umana cosi come la conosciamo.

Lo dicono 190 nazioni, non la D'Orsogna.
 
I petrolieri non possono negare l'evidenza, e ora devono anche dirlo agli investitori. Ci hanno provato a insabbiare i loro stessi studi per quasi 50 anni - Shell, Exxon, chi piu chi meno. Adesso non possono piu' nascondersi.

E quindi, ecco qui - il report agli investitori per il 2016 della Chevron, detto 10-K, sottomesso alla SEC, una specie di CONSOB american e scaricabile dal sito della Chevron stessa dove dicono:

In addition, increasing attention to climate change risks has resulted in an increased possibility of governmental investigations and, potentially, private litigation against the company.”

E' la prima volta che una ditta di petrolieri dice ai suoi investitori che la lotta ai cambiamenti climatici potrebbe portare danni economici a loro e ai loro investitori.

Intanto, le cause e gli scandali vanno avanti.

Lo stato di New York e del Massachusetts indagano sulla Exxon che sapeva tutto da anni e non ha fatto granche' per intervenire contro i cambiamenti climatici.

In questo momento esiste una class action contro la Exxon perche' hanno tenuto segreti i danni all'ambiente e al clima collegati al suo business al solo scopo di tenere alte le azioni. 

In questi giorni e' anche tornato alle cronache un film del 1991 "Climate of Concern" della Shell -- di 26 anni fa! -- in cui gli amici del petrolio d'Olanda lanciavano l'allarme: il clima cambia come mai finora, dai tempi delle ere glaciali.

Facevano film, e continuavano a pompare e a distruggere.

E ora speriamo che il conto sia quanto piu salato possibile.




Saturday, January 21, 2017

Il 2016 e' l'anno piu' caldo della storia - dopo il record di 2015 e 2014











Ce lo aspettavamo: il 2016 e' stato l'anno piu' caldo da che teniamo le temperature sul pianeta, cioe' dal 1880. Gli anni 2014 e 2015 erano i record precedenti.

Questo secondo la NASA e il National Oceanic and Atmospheric Administration che hanno usato dati indipendenti. Ad esempio la NASA stima le temperature da 6300 stazioni di misurazione sulla terra, in oceano, e ai poli terrestri. Si considerano algoritmi che tengono in considerazione le distanze fra le varie centraline, ed effetti spuri che potrebbero introdurre errori. Il NOAA fa lo stesso con algortimi e dati diversi.

Da entrambe le fonti emerge che durante l'anno che e' appena trascorso la temperatura media sul pianeta e' stata di quasi un grado Celsius superiore rispetto alla media di tutto il ventesimo secolo.

Per di piu' otto dei dodici mesi del 2016 sono stati i piu' caldi della storia: da Gennaio a Settembre, con l'eccezione di Giugno. I mesi da Ottobre a Dicembre invece sono stati i secondi piu' caldi della storia, battuti dai rispettivi mesi del 2015.

Cioe' questo vuol dire che da Ottobre 2015 fino a Maggio 2016 ci sono stati record di temperatura di fila. Otto mesi. E se si considera che i mesi prima di Ottobre 2015 erano loro da temperatura record, allora arriviamo a SEDICI MESI di temperature record.

La maggior parte del riscadamento del pianeta, cioe' la maggior parte delle annate record, e' stata negli scorsi 35 anni. Dei diciassette anni piu' caldi della storia, sedici sono sono stati registrati dal 2001 ad oggi.

Certo si possono invocare effetti temporanei ed eccezionali -- la perturbazione di El Niño o de La Niña, per esempio che influenzano le correnti dall'Oceano Pacifico. Si stima che El Niño abbia contribuito all'"anomalia" del 2016 di 0.12 gradi Celsius.

Ma la questione e' che non possono esserci eventi eccezionali a spiegare tre anni consecutivi di temperature, e sedici anni su diciassette!

Particolarmente critica la situazione in Artico, che ha vissuto il suo anno piu caldo, con bassi livelli di ghiacci e situazioni drammatiche in Alaska e negli habitat degli orsi.

Speriamo che qualcuno lo dica a Trump! Dopotutto anche lui tiene figli piccoli e nipoti.

Alla fine, non e' che tutti questi scienziati hanno qualcosa da guadagnarci con il ricordare quanto grave sia cio' che stiamo facendo al pianeta. E' a questo che serve la scienza, a studiare la natura con occhi critici e lasciare che ci guidi nel prendere le decisioni in modo libero da pregiudizi.

E da amici e segretari di stato petrolieri.







Thursday, September 29, 2016

La Terra non e' mai stata cosi calda in 120mila anni - superati per sempre i 400ppm di CO2





Non lo dice la D'Orsogna.

Lo dice uno studio pubblicato su Nature da Carolyn Snyder.

Quindi, si. La terra non e' mai stata cosi calda in 120mila anni, e anzi le proiezioni sono che se andiamo avanti cosi supereremo tutti i record da 2 milioni di anni a questa parte. 

Carolyn Snyder ha creato una mappa di stime di temperature che vanno indietro di 2 milioni di anni. Non e' una lista di ogni singola annata, ovviamente, quanto di medie su archi di 5,000 anni l'uno. Quello che viene fuori e' che le temperature medie nell'ultimo periodo sono le piu' alte degli scorsi 120mila anni.

120mila anni fa ci un periodo di elevata temperatura, e prima ancora un altro periodo di temperatura record fu 2 milioni di anni fa, quando in media si era a 2 gradi Celsius in piu' di adesso.

Secondo i calcoli della Snyder, se tutto resta cosi com'e' adesso, le temperature in questo blocco da 5,000 anni potrebbero aumentare di altri 4 o 5 gradi centigradi e portarci al record su 2 milioni di anni. 

Carolyn Snyder ricorda anche che tutto questo accade per colpa nostra. Ovviamente cio' che viene scritto per il futuro sono solo ipotesi, e potrebbe essere che qualcuno dei parametri impostati in questo studio non e' preciso o magari manca qualche elemento.

Quello che conta e' che appunto, se guardiamo al passato sono 120mila anni che fa non cosi caldo sul pianeta e che per la maggior parte e' un processo causato dall'uomo.

Ah. Come se non bastasse, abbiamo adesso raggiunto i 400ppm di CO2 in atmosfera in modo permanente. Dovevano essere 350ppm.

Come sappiamo che la soglia dei 400ppm e' superata per sempre? Perche' Settembre e' il mese in cui per le varie condizioni climatiche la concentrazione di CO2 e' minima. Se e' superiore ai 400ppm (come e' stato!) a Settembre, vuol dire che lo sara' in tutti gli altri mesi. 

A Settembre la CO2 e' minima perche' durante l'estate le piante dell'emisfero settentrionale hanno assorbito tutto quello che potevano. Con l'autunno, le foglie cadono e la decomposizione rimanda la CO2 in atmosfera. Cioe' stiamo emittendo piu' CO2 di quanto la natura possa smaltire.

La cosa triste e' che questo e' un processo quasi irreversibile Anche se smettessimo domani, magicamente di emettere CO2, non torneremo indietro tanto facilmente.

Anzi, secondo Gavin Schmidt, il direttore scientifico del settore clima della NASA non torneremo mai piu a CO2 sotto i 400ppm.
Chissa dove andremo a finire. Ci piace proprio superare tutti i nostri record, si vede.

Monday, September 30, 2013

Il quinto rapporto dell'IPCC: la colpa dei cambiamenti climatici e' nostra.



Most aspects of climate change will persist 
for many centuries even if emissions of CO2 are stopped. 


Human influence has been detected in warming of the 
atmosphere and the ocean, 
in changes in the global water cycle, 
in reductions in snow and ice, 
in global mean sea level rise, 
and in changes in some climate extremes. 


It is extremely likely that human influence has been 
the dominant cause of the observed warming since the mid-20th century. 


The global ocean will continue to warm during the 21st century. 


Heat will penetrate from the surface to the deep ocean and affect ocean circulation. 


It is virtually certain that near-surface permafrost extent 
at high northern latitudes will be reduced 
as global mean surface temperature increases. 


Continued emissions of greenhouse gases 
will cause further warming and changes
 in all components of the climate system. 


Limiting climate change will require substantial 
and sustained reductions of greenhouse gas emissions. 


Global mean sea level will continue to rise during the 21st century. 


It is very likely that the Arctic sea ice cover will continue to shrink and thin. 


C'e' bisogno di aggiungere dell'altro? 

Il giorno Venerdi 27 Settembre 2013, the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), e cioe' una commissione di esperti internazionali sui cambiamenti climatici, ha rilasciato il suo report sullo status quo. E' il quinto dopo quelli del 2007, 2001, 1995 e 1990.

Ci hanno lavorato 600 ricercatori da 32 paesi. Hanno analizzato 9000 articoli, e hanno revisionato circa 56,000 commenti.

Dopo tutto questo lavoro, la conclusione e' semplice ed e' una sola. 

La conclusione e' che la colpa e' nostra. 

Siamo noi con quasi totale certezza ad avere cambiato e a stare cambiando il nostro clima. Per di piu' la commissione avverte che i cambiamenti stanno accellerando a ritmi molto maggiori di quanto previsto.

Io parlo sempre di petrolio, ma ci sono mille altre cose collegate al nostro modo scellerato di usare le risorse:  aumento del livello del mare, acidificazione degli oceani, siccita', incendi, alluvioni, scioglimento dei ghiacciai.

Ecco qui un po di immagini e di grafici che parlano da soli. Notare quanto tutto si impenni drasticamente in tempi piu' vicini a noi.

E la questione non e' se il pianeta sopravvivera'. La questione e' se saremmo noi a sopravvivere in un pianeta che non e' piu' lo stesso.

Aumento della temperatura media:


Aumento della temperatura media in varie localita' del pianeta:



Aumento del livello del mare:



Aumento della temperatura, modifiche alle precipitazioni, scioglimento ghiacciai, cambio del pH degli oceani:


Aumento della CO2 e cambio del pH negli oceani:


Cambiamento del livello medio del mare:


Proiezioni aumento della temperatura, estensione dei ghiacciai e pH degli oceani:



Emissioni di CO2:



Scioglimento ghiacci polo nord e polo sud





Il report nella sua interezza si puo' scaricare qui.


Wednesday, July 20, 2011

Australia: inquinare costa $24.65 alla tonnellata



Il nuovo primo ministro d'Australia, Julia Gillard, ha passato una carbon tax, per abbassare le emissioni di CO2, per incentivare l'uso di energia rinnovabile e per diminuire l'uso di fonti fossili di petrolio e di carbone.

Semplicemente: per ogni tonnellata di CO2 che produci devi pagare una tassa di $24.65 al governo.

C'e' ancora tutto l'iter procedurale da completare, ci sono stati 10 mesi di dure lotte politiche, ma e' praticamente sicuro che questa tassa per l'ambiente diventera' realta'.

Non ho visto quasi niente sulla stampa italiana. Ecco allora la traduzione di alcune domande in una intervista fatta dal Los Angeles Times alla senatrice verde d'Australia Christine Milne, una delle principali artefici della legge.

A quali risultati portera' questa tassa sulle emissioni?


Credo che questo sia un enorme passo in avanti per l'Australia. Quando abbiamo iniziato i dibattiti interni dopo le elezioni federali del 2010 non penavo che avrebbero avuto un grande impatto a livello globale. Adesso credo di si, perche' dara' impeto a livello mondiale sapere che un paese come l'Australia, che dipende fortemente dalle fonti di energia fossile, sia preparato ad accettare il carbon trading per le emissioni, e che vuole puntare a riduzioni di emissioni di CO2 fino all'80% entro il 2050.

Credo che questo dara' un enorme segnale ad altri paesi come gli USA e il Canada:
se lo puo' fare l'Australia, lo possono fare tutti.

Cosa risponde lei alle critiche secondo cui questa carbon tax non diminuira' le emissioni totali d'Australia o secondo cui ci saranno invece ripercussioni negative sull'economia d'Australia?

Beh, i dati del ministero delle finanze mostrano che gli impatti sull'economia saranno trascurabili fino al 2050 almeno. In piu' stimiamo che i prezzi saranno tali da scoaggiare la costruzione di qualsiasi altro impianto a carbone in tutta l'Australia.

Ma io credo che il punto principale sia un altro: e cioe' che questa carbon tax e' un punto di svolta per la nazione. Nel momento in cui inzieranno ad arrivare i soldi, tutti i vantaggi verranno fuori: ci sara' la chiusura di stazioni energetiche inquinanti, ci saranno nuovi investimenti di energia rinnovabile e efficienza energetica. Verra' tutto alla luce.

C'e' voluto molto tempo per arrivare a questo punto. Quali sono stati gli ostacoli durante le negoziazioni o argomenti su cui i Verdi d'Australia hanno dovuto trovare compromessi?

Il fatto e' che entrambi i partiti principali sono andati alle elezioni del 2010 dicendo che non avrebbero introdotto la carbon tax fino al 2013, ma senza alcuna garanzia che questo sarebbe successo per davvero. La carbon tax e' passata solo perche' i Verdi siedono al potere nella Camera e nel Senato della nazione.

Perche' lei pensa che il dibattito pubblico su questo tema sia diventato cosi' virulento?

Il problema e' che Big Oil e Big Tobacco (petrolieri e venditori di sigarette) hanno montato campagne che mettono in dubbio i cambiamenti climatici. Ci sono stati enormi investimenti da parte delle lobby del petrolio in Australia nel generare dubbi e nel cercare di oscurare la verita' scientifica.

Che tipo di impatto lei pensa che questo avra' all'estero?

Io credo che questo sia molto piu' significativo di quanto non ci aspettassimo quando abbiamo iniziato 10 mesi fa. Nessuno si aspettava dopo Copenhagen nel 2009 che ci sarebbe stato un accordo internazionale contro i cambiamenti climatici, ma certo ci si aspettava molto piu' progresso di quello che invece e' stato. Non ci aspettiamo nemmeno molto progresso al convegno di quest'anno a Durham. Per questo io credo che la decisone sulla carbon tax dell'Australia, che e' una delle nazioni con maggiori emissioni di CO2 pro capita, che dipende enormemente dal carbone per l'energia, possa dare una vera spinta verso soluzioni globali.

Friday, February 4, 2011

Petrolio in Alaska



We can no longer rely on the oil industry's shallow assurances

Cindy Shogan - Alaska Wilderness League

E se sono infondate in Alaska le rassicurazioni dei petrolieri,
figuriamoci in Italia, dove si inventano un po' quel che gli pare.


A causa del riscaldamento globale - che esiste ed e' vero - le zone artiche, prima considerate inaccessibili, sono ora diventate di piu' facile accesso grazie allo scioglimento di ghiacciai e alla maggiore possibilita' di navigazione.

E allora, via. Tutti a cercare petrolio e gas, a testa fitta.

Fra i protagoisti, la Shell, che non ha nulla da invidiare all'ENI quanto a distruzione dell'ambiente - anzi.

Questi signori, con a capo avevano deciso di inziare a trivellare nel 2011 in Alaska, in una zona marina detta Beaufort Sea.

Dopo il disastro del golfo del Messico pero' il segretario dell'interno Ken Salazar, ha congelato l'assegnazione di tutte le nuove concessioni di petrolio.

Ambientalisti e abitanti della zona hanno protestato a lungo contro questi progetti della Shell, a causa della pericolosita', inquinamento, della popolazione di orsi polari, e delle difficolta' climatiche. Sono circa 4 anni che combattono.

Circa un mese fa, l'Agenzia di protezione dell'ambiente EPA ha detto che lo studio di impatto ambientale della Shell sottostimava di molto le emissioni di nitrati dalle navi che avrebbero usato per l'estrazione e il trasporto del petrolio.

Come sentiamo propagandare anche noi, piu' e piu' volte, la Shell ha conitnuato a ripetere che era tutto sicuro, che le acque erano poco profonde, che i rischi di incidenti sono bassi, che hanno speso oltre 50 milioni di dollari per fare lo studio di impatto ambientale (!!!) e che insomma, loro sono santi.

Anche qui i politici - repubblicani - hanno detto che senza questo pozzo si perdevano 800 posti di lavoro, migliaia nell'indotto, che il costo della benzina sarebbe aumentato, che saremmo stati succubi di Arabi e di rivoluzionari egiziani, e che si sarebbero persi milioni e milioni di dollari.

Familiare eh?

Ma per la Shell non c'e' stato niente da fare. Il governo americano non ha rilasciato concessioni, e cosi' la Shell ha annunciato che i progetti - per il 2011 almeno - sono sospesi.

Vedremo come va a finire.

Tuesday, December 9, 2008

Obama e il clima


Oggi il presidente eletto Barack Obama ha incontrato l'ex vicepresidente Al Gore, che dopo le elezioni del 2000 e' diventato noto in tutto il mondo come uno dei piu' grandi esperti di difesa dell'ambiente. Al Gore ha vinto sia il premio Nobel che il premio Oscar per il suo impegno a rendere noti gli infausti effetti del riscaldamento globale.

La situazione secondo Al Gore e' cosi grave che occorre passare alla disobbedienza civile quando propongono soluzioni energetiche antiche come centrali a carbone o petrolifere. Ha detto proprio cosi, disobbedienza civile, in una intervista a Newsweek qualche settimana fa. L'intervista me l'ha segnalata mio padre.

Perche' Obama e' andato a trovarlo? I comunicati ufficiali dicono che la visita e' servita principalmente affinche' Obama potesse ascoltare Gore su varie idee, proposte e consigli per migliorare la regolamentazione ambientale in questo paese, per capire come affrontare al meglio i problemi legati alle emissioni di CO2, come cambiare radicalmente le infrastrutture americane e di aggiornarle verso l'uso di energia verde. Fra l'altro questo dovrebbe anche creare molti nuovi posti di lavoro.

Le voci dicono anche che Obama voglia offrire un posto a Gore nella sua amministrazione, o come Segretario dell'Energia oppure come capo dell'Environmental Protection Agency (l'EPA) che e' una specie di ministero dell'ambiente.

Obama ha piu' volte dichiarato che accoglierebbe Al Gore nel suo gruppo anche in ruolo non ufficiale, come un "informal adviser", cioe' un consigliere informale, se Gore, come ha detto piu' volte, non desidera impegni ufficiali governativi. Gore infatti pensa di poter essere piu' utile alla societa' continuando la sua opera informativa e di denuncia.

In questo incontro, almeno secondo quanto ha riportato la stampa americana, non si e' parlato di trivellare petrolio amaro, e neppure di risolvere il problema delle emissioni di CO2 con il sequestro dell'anidride carbonica nei pozzi dismessi quanto invece di puntare tutto il possibile sulle energie alternative.

Cosa fara' Obama di concreto non ancora lo sappiamo. Fatto sta, che qui c'e' qualcosa di molto bello secondo me: il presidente eletto che ha l'umilta' di chiedere consigli a qualcuno piu esperto di lui, notoriamente innamorato della sua causa e che ne ha fatto la sua ragione di vita.
Obama non e' andato a chiedere consigli alle ditte petrolifere, ai loro parenti e affiliati vari ma da uno notoriamente onesto e preparato in materia.

Saro' proprio curiosa di vedere chi sceglieranno in Abruzzo Chiodi o Costantini come assessore all'ambiente per affrontare un tema cosi serio nella nostra regione. Considerate le discariche di Tollo, i progetti di Amianto a Ortona, l'acqua di Bussi, la centrale di Gissi, i fiumi tutti inquinati e, dulcis in fundo la proposta petrolizzazione dell'Abruzzo, ci vuole davvero una persona integerrima, intelligente e lungimirante, e non una mezza cartuccia per ricoprire questo ruolo. Qualcuno che abbia il coraggio di dire no, anche quando si va contro i poteri forti, che tra l'altro dovrebbe sempre essere il compito della politica.

Spero che questa volta in Abruzzo non si diano incarichi come premio fedelta' o anzianita' a questo o quel candidato, ma che i prossimi assessori all'ambiente e ai temi collegati, abbiano provata esperienza in materia di energia alternativa, di difesa dell'ambiente. Che sappiano cio' che fanno quando prendono decisioni, che informino e rendino partecipe la gente del perche' si, del perche' no e del come. Soprattutto che siano lungimiranti e che decidano per il bene della gente e non dei costruttori di discariche di veleni o di trivellatori di porcherie.

Rubare i soldi e' gravissimo, ma non ci sono aggettivi nel mio vocabolario per esprimere il ribrezzo verso chi, per ignavia, malafede o ignoranza, ruba la salute alla gente.


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Stavo per andare a dormire, clicco su Corriere.it e .. voila' ecco qui i siti dello stoccaggio in mare dell'anidride carbonica secondo la Prestigiacomo. Noi Abruzzesi non ci siamo (e secondo me il nostro attivismo ha avuto la sua parte in queste decisioni) .

Ecco qui invece cosa dice wikipedia sul sequestro di CO2 in mare, tecnica largamente sperimentale di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine:

The environmental effects of oceanic storage are generally negative, but poorly understood. Large concentrations of CO2 kills ocean organisms, but another problem is that dissolved CO2
would eventually equilibrate with the atmosphere, so the storage would not be permanent. (....)

Much more work is needed here to define the extent of the potential problems.


Allegria. Mi sa che la Prestigiacomo non ha consultato nessuno oltre che l'ENI e l'ENEL, che intelligentemente hanno usato la situazione a loro favore.

Fare delle leggi per diminuire le emissioni, no eh?

Per ora vado a dormire, ne parleremo di nuovo, ma tutto questo va di pari passo che una volta che apri le porte ai petrolieri e amiche varie ti ritrovi poi con un numero sempre crescente di problemi.