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Friday, March 16, 2018

20,000 scienziati lanciano un Avviso all'Umanita' sui cambiamenti climatici










L'articolo si chiama: "World Scientists' Warning to Humanity: A Second Notice" ed e' stato
pubblicato a Novembre del 2017 nella rivista Bioscience.

Era un appello da parte di un gruppo di scienziati al resto dell'umanita' affinche' ci svegliassimo e agissimo sui cambiamenti climatici, il piu' grande rischio alla vita sul pianeta. Alla vita di tutti.

Nel giro di pochi mesi la lettera aperta ha ricevuto il supporto di circa 20,000 persone da tutto il mondo, ben 184 nazioni ed e' in questo momento il sesto articolo piu' discusso su uno dei principali contatori di lavori scientifici mondiali, su un totale di 9 milioni di articoli. Il contatore si chiama Altmetric. E ancora, l'articolo e' stato usato da vari gruppi politici ed ambientali per chiedere maggiore impegno da parte della politica in decisioni concrete, dal Canada fino ad Israele.

Insomma, e' stato un articolo che ha causato discussioni e presa di coscienza e di posizione in tutto il mondo, dagli scienziati al pubblico, come dice il principale autore, un professore di ecologia, William Ripple della Oregon State University.

Perche' l'articolo si chiama "A Second Notice"?  Qual'era il primo?

Perche'  nel 1993 venne pubblicato il primo notice,   da parte del gruppo no-profit Union of Concerned Scientists. A quel tempo gia' si parlava dei danni causati dall'uomo sul pianeta e venne firmato da 1,700 persone di scienza, inclusi la maggior parte dei premi Nobel nelle scienze che fossero viventi.

Diceva cosi

"Human beings and the natural world are on a collision course."

E cioe' che l'uomo e la natura sono destinate a scontrarsi, a causa del buco nell'ozono, inquinamento, la perdita di acqua potabile, eccesso di pesca, deforestazione, attacchi agli habitat della vita selvatica, aumenti dei gas serra, della temperatura e troppi esseri  umani sul pianeta.

Venticinque anni fa.

Venticinque anni dopo i nuovi autori ricordano che purtroppo non ci sono stati molti progressi sulla protezione dell'ambiente e, di conseguenza, di noi stessi.

Aggiungono che il tempo sta per finire e che i cambiamenti climatici hanno davvero potenzialita' catastrofiche, in primo luogo grazie all'uso di fonti fossili.

Cosa fare? Gli autori del secondo notice dicono che occorrono misure urgenti per evitare il disastro, e dicono che sta a noi cittadini normali mettere pressione ai nostri governanti affinche' prendano iniziative adeguate per salvare il pianeta. E' un imperativo morale per l'umanita' presente e futura.

A causa della grande risonanza dell'articolo, BioScience ha pubblicato una aggiunta in queste settimane.

Monday, July 10, 2017

Jimmy Carter, 92 anni, apre campo solare che fornira' meta' dell'energia a Plains, la sua citta'










“A generation from now, this solar heater can either be 
a curiosity, a museum piece, 
an example of a road not taken, 
or it can be just a small part of one of the greatest 
and most exciting adventures ever undertaken 
 by the American people.” 

Jimmy Carter, 20 Giugno 1979 


“I am encouraged by the tremendous progress that solar 
and other clean energy solutions 
have made in recent years and expect those trends to continue.”



Formidabile Jimmy Carter. Presidente USA dal 1977 al 1981, premio Nobel alla pace per il suo lavoro a favore dei diritti umani, sconfigge il cancro a 90 anni, e continua ad essere uomo intelligente e aperto al futuro.

Fu lui ad installare per primo 32 pannelli solari sui tetti della Casa Bianca, il giorno 20 Giugno 1979. Questi pannelli furono poi tolti da Reagan, pochissimo tempo la sua inaugurazione, nel 1981. Solo nel 2013 Obama torno' ad installare un sistema di pannelli fotovoltaici sui tetti di 1600 Pennsylvania Avenue.

A Febbraio 2017,  Jimmy Carter ha deciso di aprire un campo solare su 4 ettari di sua proprieta', in partnership con la ditta SolAmerica di Atlanta, per fornire meta' del fabbisogno energetico della citta' di Plains, Georgia, la sua citta' natale.  Il campo solare produrra' circa 1.3 Mega-Watt di energia l'anno.

Intanto, il 20 Giugno 2017, esattamente 38 anni dopo la solarizzazione della Casa Bianca, anche la library presidenziale di Carter, dove sono conservati tutti i documenti collegati al suo mandato, passa al solare con 324 pannelli fotovoltaici sul tetto.

Il giorno della transizione e' stato scelto apposta per coincidere con l'anniversario di quel giorno sui tetti della Casa Bianca, per ricordare quanto avanti fosse stato Carter con il suo volere l'energia pulita, fatta in casa, allora, come adesso.

Quei pannelli del 1979 erano usati per generare acqua calda ed erano per molti versi simbolici. Poi venne Reagan a smantellarli, perche' facevano pensare alla "poverta'", alla necessita' di risparmiare, mentre invece Ronald voleva portare prosperita' e ricchezza alla nazione, in quel momento in recessione. E questa abbondanza era sottoforma di petrolio, specie dopo gli anni dell'embargo e della crisi del petrolio dei primi anni settanta.

E cosi', i pannelli di Carter furono tolti e mandati al tetto della mensa della Unity College del Maine. Qualche anno dopo, fu George Bush figlio che installo' il primo sistema elettrico sul sito della Casa Bianca con circa 167 pannelli per acqua calda, riscaldamento della piscina, e alimentazione energetica di alcune ale della Casa Bianca. Erano impianti discreti, non sul tetto e sparsi su tutto il sito presidenziale. Nel 2013 Obama ne installo' altri 50 sul tetto.

Chissa' come si e' sentito Carter quando hanno tolto i suoi pannelli. Forse un po sconfitto, o un po sognatore fallito. Pero' eccoci qui, quasi 40 anni dopo, con la storia che gli da ragione. Spero che un giorno si possa dire lo stesso dell'attuale presidente Donald Trump e che le sue idee retrograde possano un giorno cambiare ed essere un po' piu' proiettate verso il futuro invece che verso il passato.
Ma poco ci credo. 

Inatnto Jimmy Carter e' ancora attivo, ha voglia di fare. Continua a tirare su soldi per il suo lavoro di beneficenza, a parlare in pubblico, a scrivere, ad avere idee. 

Credo che sia bello invecchiare cosi. 








Wednesday, June 21, 2017

Dal Texas: il petrolio causa inquinamento e terremoti







E' considerato "lo studio" per eccellenza sullo stato delle trivelle in Texas. 

Le estrazioni di petrolio inquinano l'aria, erodono il suolo, contaminano l'acqua, causano terremoti.
Puo' bastare?

E lo dice un consorzio di scienziati dello stato piu' trivellato d'America, l'Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas. E non si parla solo di ambiente, ma anche di guai sociali.

Il petrolio che ha portato ricchezza a tanti in Texas ha anche portato alla degradazione delle risorse naturali, ha aumentato gli incidenti stradali, portato traffico a zone rurali.

Non che la gente normale non lo sappia: e' un dato di fatto che l'acqua e l'aria sono spesso soggette a contaminazioni vicino ad operazioni di petrolio e di gas, con o senza fracking.

Intanto, specie negli ultimi anni, si accellerano le operazioni di green-washing, mentre che si trivella sempre piu vicino alle citta', a zone naturali protette, a riserve idriche e in generale in zone dove e' meno indicato stuzzicare il sottosuolo.  Dicono di usare programmi di riclicaggio dell'acqua, di avere filtri e attrezzatura ultramoderna. Sara', ma nessuna di queste cose puo' veramente garantire che non succedera' mai niente. Anzi.

Ma cos'e' questo Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas? E' la crema della comunita' scientifica del Texas. Ci fanno parte tutti i premi nobel dello stato del Texas, i membri dell'accademia nazionale di scienza del Texas. Hanno iniziato a indagare due anni fa, assieme ad avvocati, geologi, seismologi, ingegneri e pure petrolieri.

Hanno analizzato centinaia di documenti e di studi.

Il Texas non ha un database comune dei danni dai petrolio, nessun protocollo statale per lo studio dell'ambiente, non tiene la lista delle perdite da renieizione. Non ci sono neanche dati presi in modo sistematico sulle tossine in atmosfera.  Non vengono presi dati su flora e fauna.

Alla fine sono state scritte 204 pagine, con una lunga lista di danni e di potenziali problemi.

Come il Texas, cosi la Basilicata.

Wednesday, November 30, 2016

Aggiungi po di grafene al tuo pannello e ti dara' energia anche sotto la pioggia








Quante volte l'abbiamo sentito?

I pannelli solari non saranno mai la soluzione ai nostri guai energetici perche' sono troppo imprevedibili, e tutto dipende dalle condizioni climatiche. Come arrivera' mai l'energia quando e' nuovoloso? Di notte? Quando piove?

Beh, per l'ultimo caso la risposta arriva dalla Cina.

Un gruppo di ricercatori della China Yunnan Normal University e della Ocean University hanno applicato uno strato di grafene e molecole d'acqua alla superficie di un pannello solare con molecole di stagno e sono riusciti ad estrarre elettricita'. 

Qualcuno ricordera' il grafene. E' una superficie di carbone di un atomo di spessore ed e' estratto dalla grafite. A causa del modo in cui questi atomi sono organizzati in questa superficie il grafene e' un ottimo conduttore, e' fortemente resistente, e' estremamente malleabile.

Nel 2006 il premio Nobel per la fisica venne dato ai suoi "scopritori", ricercatori dell'Universita' di Manchester nel Regno Unito.  Da allora e' stato usato in varie piccole-grandi invenzioni di questi anni.

E adesso sono arrivati i cinesi ad usare in grafene per generare energia sotto la pioggia.

Cosa hanno fatto? Hanno coperto un pannello con uno strato di grafene.

Ora, l'acqua piovana non e' solo acqua, ma contiene piccolissime quantita' di sodio, cloro e sali, in dipendenza dalla geografia locale. Spesso questi atomi e questi sali sono sottoforma di ioni, cioe' hanno delle cariche elettriche, perche' hanno uno o piu' elettroni in eccesso o di meno del normale. 

Cosi' i ricercatori cinesi hanno deciso di usare grafene come materiale di rivestimento di questi pannelli e cercare di studiare le reazioni del grafene stesso con acqua contenente gli stessi ioni tipici della pioggia.

E voila'.

Gli ioni carichi positivamente hanno interagito con gli elettroni del grafene che hanno portato alla generazione di corrente, anche in assenza di sole.  Quando la pioggia non c'e' il pannello al grafene funziona come un pannello normale.

Ci vorra' ancora del tempo pero' affinche' i pannelli al grafene possano essere commercializzati e diffusi a grande scala.  La resa dei pannelli sotto il sole e' del 22% circa: cioe' di tutta l'energia che gli arriva dal sole solo il 22% viene trasormata in elettricita'. Per i pannelli coperti da grafene sotto la pioggia, la resa e' piu' bassa, del 6.5%.  Un valore certamente importante perche' era appunto la prima volta che succedva, ma occorreara' migliorarla.

Ma il punto non e' questo, io credo. Il punto e' che questo e' un inizio, che ci sono la fuori migliaia di gruppi di ricerca che cercano di mettere a punto nuove tecnologie che potranno rendere l'uso dei pannelli fotovoltaici sempre piu' efficenti.  E domani ci saranno altri gruppi, da qualche altra parte del mondo che miglioreranno questo risultato, che svilupperanno altre idee, che ci faranno fare un altro passo in avanti.

Il futuro e' qui, non nelle trivelle sottoterra.

Ed e' emblematico che tutto questo arriva dalla Cina - uno dei paesi piu' inquinati nel mondo, con forti emissioni di CO2, con ancora decine di impianti a carbone sparsi sul territorio.  Anche loro hanno capito che e' tempo di abbandonare le fonti fossili, e la transizione verso sole e vento e' gia' iniziata.

In questo momento, installano una turbina a vento nel paese *ogni ora*. 

Tuesday, December 9, 2008

Obama e il clima


Oggi il presidente eletto Barack Obama ha incontrato l'ex vicepresidente Al Gore, che dopo le elezioni del 2000 e' diventato noto in tutto il mondo come uno dei piu' grandi esperti di difesa dell'ambiente. Al Gore ha vinto sia il premio Nobel che il premio Oscar per il suo impegno a rendere noti gli infausti effetti del riscaldamento globale.

La situazione secondo Al Gore e' cosi grave che occorre passare alla disobbedienza civile quando propongono soluzioni energetiche antiche come centrali a carbone o petrolifere. Ha detto proprio cosi, disobbedienza civile, in una intervista a Newsweek qualche settimana fa. L'intervista me l'ha segnalata mio padre.

Perche' Obama e' andato a trovarlo? I comunicati ufficiali dicono che la visita e' servita principalmente affinche' Obama potesse ascoltare Gore su varie idee, proposte e consigli per migliorare la regolamentazione ambientale in questo paese, per capire come affrontare al meglio i problemi legati alle emissioni di CO2, come cambiare radicalmente le infrastrutture americane e di aggiornarle verso l'uso di energia verde. Fra l'altro questo dovrebbe anche creare molti nuovi posti di lavoro.

Le voci dicono anche che Obama voglia offrire un posto a Gore nella sua amministrazione, o come Segretario dell'Energia oppure come capo dell'Environmental Protection Agency (l'EPA) che e' una specie di ministero dell'ambiente.

Obama ha piu' volte dichiarato che accoglierebbe Al Gore nel suo gruppo anche in ruolo non ufficiale, come un "informal adviser", cioe' un consigliere informale, se Gore, come ha detto piu' volte, non desidera impegni ufficiali governativi. Gore infatti pensa di poter essere piu' utile alla societa' continuando la sua opera informativa e di denuncia.

In questo incontro, almeno secondo quanto ha riportato la stampa americana, non si e' parlato di trivellare petrolio amaro, e neppure di risolvere il problema delle emissioni di CO2 con il sequestro dell'anidride carbonica nei pozzi dismessi quanto invece di puntare tutto il possibile sulle energie alternative.

Cosa fara' Obama di concreto non ancora lo sappiamo. Fatto sta, che qui c'e' qualcosa di molto bello secondo me: il presidente eletto che ha l'umilta' di chiedere consigli a qualcuno piu esperto di lui, notoriamente innamorato della sua causa e che ne ha fatto la sua ragione di vita.
Obama non e' andato a chiedere consigli alle ditte petrolifere, ai loro parenti e affiliati vari ma da uno notoriamente onesto e preparato in materia.

Saro' proprio curiosa di vedere chi sceglieranno in Abruzzo Chiodi o Costantini come assessore all'ambiente per affrontare un tema cosi serio nella nostra regione. Considerate le discariche di Tollo, i progetti di Amianto a Ortona, l'acqua di Bussi, la centrale di Gissi, i fiumi tutti inquinati e, dulcis in fundo la proposta petrolizzazione dell'Abruzzo, ci vuole davvero una persona integerrima, intelligente e lungimirante, e non una mezza cartuccia per ricoprire questo ruolo. Qualcuno che abbia il coraggio di dire no, anche quando si va contro i poteri forti, che tra l'altro dovrebbe sempre essere il compito della politica.

Spero che questa volta in Abruzzo non si diano incarichi come premio fedelta' o anzianita' a questo o quel candidato, ma che i prossimi assessori all'ambiente e ai temi collegati, abbiano provata esperienza in materia di energia alternativa, di difesa dell'ambiente. Che sappiano cio' che fanno quando prendono decisioni, che informino e rendino partecipe la gente del perche' si, del perche' no e del come. Soprattutto che siano lungimiranti e che decidano per il bene della gente e non dei costruttori di discariche di veleni o di trivellatori di porcherie.

Rubare i soldi e' gravissimo, ma non ci sono aggettivi nel mio vocabolario per esprimere il ribrezzo verso chi, per ignavia, malafede o ignoranza, ruba la salute alla gente.


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Stavo per andare a dormire, clicco su Corriere.it e .. voila' ecco qui i siti dello stoccaggio in mare dell'anidride carbonica secondo la Prestigiacomo. Noi Abruzzesi non ci siamo (e secondo me il nostro attivismo ha avuto la sua parte in queste decisioni) .

Ecco qui invece cosa dice wikipedia sul sequestro di CO2 in mare, tecnica largamente sperimentale di cui non si conoscono gli effetti a lungo termine:

The environmental effects of oceanic storage are generally negative, but poorly understood. Large concentrations of CO2 kills ocean organisms, but another problem is that dissolved CO2
would eventually equilibrate with the atmosphere, so the storage would not be permanent. (....)

Much more work is needed here to define the extent of the potential problems.


Allegria. Mi sa che la Prestigiacomo non ha consultato nessuno oltre che l'ENI e l'ENEL, che intelligentemente hanno usato la situazione a loro favore.

Fare delle leggi per diminuire le emissioni, no eh?

Per ora vado a dormire, ne parleremo di nuovo, ma tutto questo va di pari passo che una volta che apri le porte ai petrolieri e amiche varie ti ritrovi poi con un numero sempre crescente di problemi.