.

.
Showing posts with label solari. Show all posts
Showing posts with label solari. Show all posts

Friday, August 17, 2018

Kubuqi, Mongolia: il miracolo della riforestazione nel deserto


















Volevo scrivere qualcosa sulla tragedia di Genova. Sulla manutenzione, sui controlli, sulle responsabilita', sull'Italia che crolla. Ma il dolore e' cosi tanto, e tutto cosi urlato che e' meglio che io taccia, mi tenga i miei pensieri per me e che invece scrivi di cose belle che ci facciano sentire piu' umani e speranzosi.

Ci ho messo un po per scovare questa storia ma eccola.

Siamo nel deserto Kubuqi, in un angolo di Mongolia che appartiene alla Cina e dove le dune si confondono con il fiume giallo Yangtze. Per anni qui c'e' stato "pascolo estremo", la terra era arida e la poverta' galoppante per tutti i 740mila residenti in questa zona di quasi 19mila chilometri quadrati.

Nel 1988 una ditta cinese, la Elion Resources Group decise di mettersi all'opera, con il benestare del governo cinese per combattere la desertificazione. I residenti con la loro conoscenza capillare del territorio sono stati coinvolti. Tutti assieme sono partiti.

Hanno studiato e poi piantato, piantato, piantato.

Dopo trenta anni, un terzo del deserto e' tornato a fiorire.

Il deserto del Kubuqi era il settimo piu' grande della Cina. Oggi e' pieno di alberi. La scelta e' stata di piantare alberi particolari per trattenere la sabbia, e prevenire alle dune di ingoiare altra terra.

E con gli alberi e' tornata la vita: i paesi sono tornati piu' vitali, i turisti sono tornati per visitare il verde e le dune.  Ci sono pure dei piccoli allevamenti di bestiame. Il tutto e' orchestrato per essere sostenibile.


Le Nazioni Unite  stimano che il Kubuqi Ecological Restoration Project portera' a rivitalizzazione ambientale per $1.8 miliardi in 50 anni.

Cosa esattamente questi numeri implichino non e' poi cosi importante. Quello che importa e' che e' successo grazie agli alberi.

A Kubuqi sorgono anche campi solari, con 650,000 pannelli, alcuni fissi, altri che ruotano con il sole e che danno all'area 1 Gigawatt di energia.

Il direttore del programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite, Erik Solheim dice che in questo caso la desertificazione e' stata vista come una opportunita' per crescere, per intervenire e portare miglior qualita' di vita ai residenti.

 Il tutto grazie a degli alberi.

Gli alberi si piantano, non si abbattono.

Anche in Italia - abbiamo solo da prendere esempio.




Monday, January 22, 2018

Trump e l'esplosione dei pannelli solari made in the USA



E i primi verdetti sono arrivati.

La produzione di pannelli fotovoltaici made in the USA aumenta in modo impressionante.

La ditta Hanwha Q Cells di Korea costruira' un nuovo impianto in Georgia, la JinkoSolar Holding di Cina aprira' una fabbrica in Florida. E ditte americane, invece la SunPower Corporation e la First Solar aumenteranno la produzione in Oregon e in Ohio.

Si calcola che la produzione nostrana di solare aumentera' fino ad oltre 3.4 Gigawatt, mentre nel 2017 eravamo a soli 1.8 Gigawatt di capacita' fotovoltaica made in the USA.

Tutto inizio' nell'Aprile del 2017 quando una ditta di Georgia, la Suniva, fini' in bancarotta per colpa del fotovoltaico "made altrove" e Trump rispose appunto con l'annuncio di tariffe sull'importazione a Gennaio 2018.

Per cui, forse per una volta, ci ha azzeccato?

----

22 Gennaio 2018:

Non e' chiaro cosa passi nella testa di quest'uomo. 

E' arrivata oggi la notizia che Trump ha deciso di imporre tariffe sui pannelli solari importati dall'estero negli USA.

Prima di urlare pero', e sono la prima a vergognarmi di questo presidente arancione, occorre un po' capire.

In teoria potrebbe essere una misura per rendere piu' competitiva l'industria fotovoltaica USA, che e' dopotutto il paese dove i pannelli sono stati inventati usando fondi di ricerca pubblici del contribuente americano, per tanti anni.

Le tariffe saranno del 30% nell'immediato e diminuiranno nei prossimi anni fino a stabilizzarsi al 15%.

I primi 2.5 gigawatt saranno esentati dalle tariffe.

Soprattutto, e' stata la U.S. International Trade Commission a raccomandare al governo di imporre tariffe fino al 35% a causa della competizione, spesso non proprio leale, da parte dell'Asia (Cina in primis).

Questo ente e' indipendente, bipartisan e non politicizzato, almeno in teoria, per cui le sue raccomandazioni non dovrebbero essere viste in un'ottica politica.

Per di piu' l'idea delle tariffe e' bene accetta, e anzi e' stata fortemente voluta da varie industrie produttrici di pannelli solari americane, fra cui la Suniva, ditta di capitale cinese che pero' fabbrica pannelli negli USA.

Anche il ramo americano della SolarWorld, ditta tedesca, ha aderito alla richiesta della Suniva di imporre tariffe sulle importazioni straniere.

Altre tariffe sono state imposte su pezzi di elettronica e sulle lavatrici, fino al 50%.

Ma la Suniva di Cina nel frattempo che aspettava, e' fallita, grazie all'arrivo di pannelli direttamente della Cina.

Ironico, no? 

Altre ditte di pannelli made in the USA hanno invece visto le loro azioni decollare dopo l'annuncio, come la First Solar con sede a Tempe, Arizona che e' schizzata a Wall Street del 9% fino a $75.20 per azione.

La Whirlpool invece dice che le tariffe porteranno all'aumento della sua produzione di lavatrici in stati come Ohio, Kentucky, South Carolina e Tennessee e che quindi vede il gesto positivamente.

In pratica pero' quali che siano gli intenti di Trump, la maggior parte dei pannelli e' importata per cui, nel breve termine almeno, tutto questo si risolvera' in aumento dei costi, minor pannelli installati, e rallentamento della transizione rinnovabile negli USA.

Il costo e' stimato essere enorme perche' anche i pannelli "made in the USA" hanno fino all'80% di pezzi che arrivano dall'estero. L'industria del sole negli USA e' un business di circa $28 miliardi di dollari e impiega circa 260mila persone. 

Questa mossa di Trump e' controversa perche' i produttori sono in generale favorevoli, ma gli installatori no.

E si puo' capire perche', perche' diverso e' il loro business target.  La Solar Energy Industries Association, associazione che rappresenta chi lavora nell'industria solare, ha anticipato la perdita di circa 23mila posti di lavoro.

Si parla di interi progetti che diventeranno immediatamente anti-economici e che saranno abbandonati.

Ma poi, perche' iniziare proprio con i pannelli solari? 

Io credo due cose. 

Una e' che a Trump non gliene importi  niente delle rinnovabili e del pianeta e dei cambiamenti climatici.  

Queste tariffe sui pannelli solari erano una mossa facile, proprio per la dualita' fra produttori-installatori; e poi c'era la raccomdandazione dell U.S. International Trade Commission che aveva gia' parlato del problema del "dumping" dei pannelli dalla Cina negli USA ai tempi di Obama. Infine c'erano specifiche richieste di produttori di pannelli sul suolo USA.

Tutte queste cose hanno aiutato Trump a razionalizzare la sua decisione. 

L'altra cosa che penso e' che sicuramente ci sara' un freno al solare nel super immediato. Se i prezzi aumentano del 30% da un giorno all'altro e' evidente che qualcosa cambiera'. 

Ma il sole e le rinnovabili sul lungo termine vinceranno, Trump o non Trump. 

L'industria si riorganizzera' e si troveranno modi per continuare la solarizzazione degli USA, del mondo. 

E' evidente dove il mondo sta andando e non si torna indietro.  Le fossili sono un relitto del passato.






Monday, July 10, 2017

Jimmy Carter, 92 anni, apre campo solare che fornira' meta' dell'energia a Plains, la sua citta'










“A generation from now, this solar heater can either be 
a curiosity, a museum piece, 
an example of a road not taken, 
or it can be just a small part of one of the greatest 
and most exciting adventures ever undertaken 
 by the American people.” 

Jimmy Carter, 20 Giugno 1979 


“I am encouraged by the tremendous progress that solar 
and other clean energy solutions 
have made in recent years and expect those trends to continue.”



Formidabile Jimmy Carter. Presidente USA dal 1977 al 1981, premio Nobel alla pace per il suo lavoro a favore dei diritti umani, sconfigge il cancro a 90 anni, e continua ad essere uomo intelligente e aperto al futuro.

Fu lui ad installare per primo 32 pannelli solari sui tetti della Casa Bianca, il giorno 20 Giugno 1979. Questi pannelli furono poi tolti da Reagan, pochissimo tempo la sua inaugurazione, nel 1981. Solo nel 2013 Obama torno' ad installare un sistema di pannelli fotovoltaici sui tetti di 1600 Pennsylvania Avenue.

A Febbraio 2017,  Jimmy Carter ha deciso di aprire un campo solare su 4 ettari di sua proprieta', in partnership con la ditta SolAmerica di Atlanta, per fornire meta' del fabbisogno energetico della citta' di Plains, Georgia, la sua citta' natale.  Il campo solare produrra' circa 1.3 Mega-Watt di energia l'anno.

Intanto, il 20 Giugno 2017, esattamente 38 anni dopo la solarizzazione della Casa Bianca, anche la library presidenziale di Carter, dove sono conservati tutti i documenti collegati al suo mandato, passa al solare con 324 pannelli fotovoltaici sul tetto.

Il giorno della transizione e' stato scelto apposta per coincidere con l'anniversario di quel giorno sui tetti della Casa Bianca, per ricordare quanto avanti fosse stato Carter con il suo volere l'energia pulita, fatta in casa, allora, come adesso.

Quei pannelli del 1979 erano usati per generare acqua calda ed erano per molti versi simbolici. Poi venne Reagan a smantellarli, perche' facevano pensare alla "poverta'", alla necessita' di risparmiare, mentre invece Ronald voleva portare prosperita' e ricchezza alla nazione, in quel momento in recessione. E questa abbondanza era sottoforma di petrolio, specie dopo gli anni dell'embargo e della crisi del petrolio dei primi anni settanta.

E cosi', i pannelli di Carter furono tolti e mandati al tetto della mensa della Unity College del Maine. Qualche anno dopo, fu George Bush figlio che installo' il primo sistema elettrico sul sito della Casa Bianca con circa 167 pannelli per acqua calda, riscaldamento della piscina, e alimentazione energetica di alcune ale della Casa Bianca. Erano impianti discreti, non sul tetto e sparsi su tutto il sito presidenziale. Nel 2013 Obama ne installo' altri 50 sul tetto.

Chissa' come si e' sentito Carter quando hanno tolto i suoi pannelli. Forse un po sconfitto, o un po sognatore fallito. Pero' eccoci qui, quasi 40 anni dopo, con la storia che gli da ragione. Spero che un giorno si possa dire lo stesso dell'attuale presidente Donald Trump e che le sue idee retrograde possano un giorno cambiare ed essere un po' piu' proiettate verso il futuro invece che verso il passato.
Ma poco ci credo. 

Inatnto Jimmy Carter e' ancora attivo, ha voglia di fare. Continua a tirare su soldi per il suo lavoro di beneficenza, a parlare in pubblico, a scrivere, ad avere idee. 

Credo che sia bello invecchiare cosi. 








Wednesday, February 1, 2017

California: pannelli solari gratis ai ceti bassi e un miliardo di dollari per rinnovabilizzare lo stato




 Bertha Dortch, pensionata la cui bolletta 
e' passata da 300 dollari al mese a 30
con i pannelli solari gratis



Stan Greshner, Grid Alternatives che si occupa di 
installare pannelli solari sui tetti dei piu' poveri 


"We need to make sure all communities, all families, are part of our nation's transition to a clean energy future and we must now focus on the low-income segment in order for that to be true." 
Stan Greshner, Grid Alternatives


Il sole e' per tutti, e lo stato della California ha deciso che anche i pannelli solari debbano essere alla
portata di tutti.

Ed eccoci qui, un programma di incentivi per installare sistemi fotovoltaici sui tetti, gratis, per i meno ricchi e sovvenzionato dalla tassa statale sulle emissioni di CO2, il Cap and Trade program ideato sotto l'ex governatore Arnold Schwarzenegger.

L'iniziativa specifica si chiama Single-family Affordable Solar Homes incentive program; in ballo $162 milioni di dollari. In totale, fra questa iniziativa ed altre simili verranno spesi circa $300 milioni di dollari entro il 2020 per portare le rinnovabili anche ai ceti piu' bassi. 

L'idea e' che gli incentivi per le rinnovabili le paghiamo tutti, con le nostre tasse, ma spesso i piu' poveri non possono approfittarne perche' manca il capitale iniziale. E quindi, ecco qui l'idea di usare parte dei fondi reperiti tramite questa Cap and Trade carbon tax per fornire pannelli solari a chi non potrebbe permetterselo.

A installare i pannelli solari volontari di associazioni come la Grid Alternatives, dove spesso prestano servizio esperti che lavoravano -- o lavorano tuttora -- presso grandi ditte di solare. In genere queste ditte operano in citta' e quartieri ricchi, come Palm Springs, comunita' nel deserto fuori Los Angeles.  Gli italiani forse la ricordano perche' qui che Obama arrivo' dopo aver lasciato la casa bianca.

Il solare fa tutta la differenza del mondo, anche e sopratutto per chi non vive con molto.

Bertha Dortch, pensionata che si occupa a tempo pieno della sua .... bisnipote e che ha due ragazzini in affidamento, ha visto la bolletta calare da 300 dollari al mese durante l'estate a 30.  Notare che nella bolletta e' compreso riscaldamento, aria condizionata, gas da cucina.
Anche lo stato di New York e del Colorado hanno incentivi simili. Ad Agosto del 2016 il governo federale di Obama, passo' una "solar access for all" per portare il sole gratis a tutte le famiglie di reddito inferiore al $40,000 dollari annui.

Sono circa 50 milioni di famiglie.

Come sappiamo, tutto questo e' una grande opportunita' per l'ambiente, per le famiglie interessate ma anche per l'occupazione. Tutti i posti di lavoro persi per il "made in China" o per il "made by a robot" potrebbero essere recuperati grazie al lavoro "green".

Ci vuole qualcuno in carne ed ossa ad installare e a fare manutenzione ai pannelli, a venderli, a trasportarli. E questo crea lavoro. E infatti in questo momento, il sole da piu' lavoro negli USA che il carbone, con 210mila persone impiegate.

Allargare la base dei consumatori aprira' le porte ad ancora maggiore impiego.

E non sono solo i tetti solari: tre fornitori di energia elettrica, la Southern California Edison, la Pacific Gas and Electric e la San Diego Gas and Electric hanno gia iniziato a rivoluzionare il sistema energetico nelle case, nei posti di lavoro e nelle strade, adattando l'infrastruttura esistente per incorporare piu' energia elettrica.

Finora sono stati investiti 200 milioni di dollari, e a fine Gennaio 2017 hanno richiesto di investirne un altro miliardo per poter aggiungere stazioni di ricarica elettrica veloce lungo le strade, per inventivare l'uso di camion e taxi al sole, per aggiungere ricariche specifiche per autobus e camion, per installare infrastruttura elettrica in aereoporti e porti da dedicare agli spostamenti interni e al sistema smistamento bagagli, per installare pannelli rinnovabili sui tetti degli appartamenti inclusi di quelli a ceto medio-basso.

Delle stazioni elettriche, la proposta e' di aggiungerne cinque di uber-veloci che ricaricheranno le automobili in 30 minuti.


Ovviamente nello stato ci sono gia' stazioni di ricarica, ma in genere queste sono dedicate ai clienti di una ditta specifica. Per esempio Tesla ne ha gia' 50 di stazioni Super-charger nello stato di Calfiornia
ed altre ditte private e startup che stanno aprendo altri punti ricarica. Fra queste EVgo che pianifica di aprire 200 punti di ricarica e ChargePoint che ne vuole installare 70 lungo le autostrade.

Le tre ditte fornitrici di energia elettrica invece con le loro stazioni saranno aperte a tutti.
E' il piu' grande e il piu ambizioso progetto di sempre per la California, con l'obiettivo di veramente
rivoluazionare il sistema energetico.  Si prevede anche di incentivare i proprietari di automobili elettriche a ricaricare nei momenti di maggior abbondanza di sole e vento.
Questi investimenti sono parte dell'obiettivo di arrivare ad un milione di automobili a emissioni zero entro il 2020 e ad 1.5 milioni entro il 2025, oltre che di arrivare al taglio di emissioni di CO2 del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. 

Il sole non e' un lusso, e' per tutti. Basta solo volerlo.

 

Wednesday, November 30, 2016

Aggiungi po di grafene al tuo pannello e ti dara' energia anche sotto la pioggia








Quante volte l'abbiamo sentito?

I pannelli solari non saranno mai la soluzione ai nostri guai energetici perche' sono troppo imprevedibili, e tutto dipende dalle condizioni climatiche. Come arrivera' mai l'energia quando e' nuovoloso? Di notte? Quando piove?

Beh, per l'ultimo caso la risposta arriva dalla Cina.

Un gruppo di ricercatori della China Yunnan Normal University e della Ocean University hanno applicato uno strato di grafene e molecole d'acqua alla superficie di un pannello solare con molecole di stagno e sono riusciti ad estrarre elettricita'. 

Qualcuno ricordera' il grafene. E' una superficie di carbone di un atomo di spessore ed e' estratto dalla grafite. A causa del modo in cui questi atomi sono organizzati in questa superficie il grafene e' un ottimo conduttore, e' fortemente resistente, e' estremamente malleabile.

Nel 2006 il premio Nobel per la fisica venne dato ai suoi "scopritori", ricercatori dell'Universita' di Manchester nel Regno Unito.  Da allora e' stato usato in varie piccole-grandi invenzioni di questi anni.

E adesso sono arrivati i cinesi ad usare in grafene per generare energia sotto la pioggia.

Cosa hanno fatto? Hanno coperto un pannello con uno strato di grafene.

Ora, l'acqua piovana non e' solo acqua, ma contiene piccolissime quantita' di sodio, cloro e sali, in dipendenza dalla geografia locale. Spesso questi atomi e questi sali sono sottoforma di ioni, cioe' hanno delle cariche elettriche, perche' hanno uno o piu' elettroni in eccesso o di meno del normale. 

Cosi' i ricercatori cinesi hanno deciso di usare grafene come materiale di rivestimento di questi pannelli e cercare di studiare le reazioni del grafene stesso con acqua contenente gli stessi ioni tipici della pioggia.

E voila'.

Gli ioni carichi positivamente hanno interagito con gli elettroni del grafene che hanno portato alla generazione di corrente, anche in assenza di sole.  Quando la pioggia non c'e' il pannello al grafene funziona come un pannello normale.

Ci vorra' ancora del tempo pero' affinche' i pannelli al grafene possano essere commercializzati e diffusi a grande scala.  La resa dei pannelli sotto il sole e' del 22% circa: cioe' di tutta l'energia che gli arriva dal sole solo il 22% viene trasormata in elettricita'. Per i pannelli coperti da grafene sotto la pioggia, la resa e' piu' bassa, del 6.5%.  Un valore certamente importante perche' era appunto la prima volta che succedva, ma occorreara' migliorarla.

Ma il punto non e' questo, io credo. Il punto e' che questo e' un inizio, che ci sono la fuori migliaia di gruppi di ricerca che cercano di mettere a punto nuove tecnologie che potranno rendere l'uso dei pannelli fotovoltaici sempre piu' efficenti.  E domani ci saranno altri gruppi, da qualche altra parte del mondo che miglioreranno questo risultato, che svilupperanno altre idee, che ci faranno fare un altro passo in avanti.

Il futuro e' qui, non nelle trivelle sottoterra.

Ed e' emblematico che tutto questo arriva dalla Cina - uno dei paesi piu' inquinati nel mondo, con forti emissioni di CO2, con ancora decine di impianti a carbone sparsi sul territorio.  Anche loro hanno capito che e' tempo di abbandonare le fonti fossili, e la transizione verso sole e vento e' gia' iniziata.

In questo momento, installano una turbina a vento nel paese *ogni ora*. 

Wednesday, April 27, 2016

Prince e la filantropia green e di mille altri colori.1958 - 2016

 Prince, Rosario Dawson e Van Jones

 Prince al lancio di YesWeCode, presso EssenceFest in New Orleans
Aveva accettato di aiutare nel lancio, ma non voleva si sapesse che era stata una sua idea
o che erano i suoi soldi. 





#YesWeCode would like to honor Prince and thank him for his inspired vision for #YesWeCode. Prince’s commitment to ensuring young people of color have a voice in the tech sector continues to impact the lives of future visionaries creating the tech of tomorrow.

 When you think about how great he was as a musician, just please understand that's a part of the greatness.

He did not want it be known publicly, and he did not want us to say it. But I’m gonna say it because the world needs to know that it wasn’t just the music. The music was just one way he tried to help the world, but he was helping every day of his life.

There are people who have solar panels right now on their houses in Oakland, 
California that don’t know Prince paid for them.


Van Jones, amico di Prince e direttore di Green For All




E' passata piu di una settimana dalla morte di Prince, e i ricordi e l'affetto verso di lui continuano a riempire riviste e pagine web.

Fra i vari segreti di Prince c'era la sua filantropia. Nella piu' grande discrezione, nel corso degli anni Prince aveva dato il suo supporto a "Green For All", associazione non profit che si occupa di sensibilizzare sui cambiamenti climatici, di portare occupazione green alle comunita' svantaggiate e di dare loro speranza e pannelli solari. Una di queste comunita' e' Oakland, alla periferia di San Francisco, dove "un sacco di gente neanche sa che i pannelli sui loro tetti sono stati pagati da Prince" come dice il direttore di Green For All, Van Jones, amico di Prince.

Oltre a Green For All, Prince aveva segretamente finanziato la radio pubblica che negli USA non ha sussidi governativi, associazioni in supporto dei bambini di Harlem, le famiglie colpite dalla violenza razziale, l'accademia di danza di New York, ed era stato uno dei fondatori di YesWeCode per dare opportunita' ai ragazzi di ceti meno abbienti in modo da trovare lavoro nell'hi-tech. A volte aiutava a fare pubblicita' alle iniziative, come per il lancio di YesWeCode, ma non voleva si sapesse che l'idea e i soldi erano suoi.

La storia dell'amicizia fra Prince e Van Jones e' bella.

Circa dieci anni fa Van Jones ando' ad Oakland a tenere un discorso sulla necessità di creare posti di lavoro verdi per i ceti meno abbienti. A quel tempo Jones era un attivista ed un consulente per l'allora presidente Bush nel mettere a punto politiche green. Prince senti' di questo discorso e mando' a Jones un assegno anonimo
da 50,000 dollari. Jones non lo accetto' e lo rimando' indietro. Disse che non si sa mai che qualcuno volesse ingannarlo, avrebbe potuto essere denaro inviatoda Chevron o da uno spacciatore di droga.

Prince gli rimando' l'assegno, di nuovo da anonimo. Per la seconda volta Jones rimando' indietro il denaro. Alla fine, venne chiamato da un rappresentante di Prince che gli disse che non poteva dirgli da chi venivano i soldi, ma che il suo colore preferito era il viola. A quel punto Jones rise e disse che adesso avevano un altro problema: invece che incassarlo sarebbe corso ad incorniciarlo l'assegno in questione. Divertito, Prince chiamo' Van Jones e i due sono rimasti amici per tutto il tempo gli gli restava davanti. Quando Jones perse il lavoro da consulente, Prince gli offri' di lavorare con lui a tempo pieno.

A Prince piaceva fare del bene con i suoi soldi ma nel segreto del suo cuore. Cercava soluzioni. A Jones arrivavano a raffica idee ed energia. Diceva: piuttosto che discutere dei cambiamenti climatici, mettiamo su pannelli solari. Spesso andava ad Oakland, e in altri posti, con la scusa di fare concerti ma sopratutto per poi andare a visitare le organizzazioni che sponsorizzava.

Jones parla di Prince in modo affettuoso. Ricorda che nella sua modestia pensava che fosse di cattivo gusto incassare milioni di dollari, poi scrivere un assegno per cause sociali o verdi e vantarsene. Diceva che come celebrita' aveva gia' abbastanza attenzione e che il resto era meglio tenerlo privato.

C'e' qualcosa di delicato in tutto questo. In questi tempi in cui e' facile sbandierare tutto su internet, ecco qualcuno ricco e famoso che nel fare cose per gli altri preferisce l'anonimato. Ed e' delicato che non solo desse soldi, ma che si sentisse personalmente investito nel pensare, nel volere trovare soluzioni, nel seguire il progresso delle cose in cui era coinvolto.

Di tutto questo il grande pubblico non sapeva niente.

Passeranno tanti anni e chissa cosa ricorderemo di Prince. Io spero che oltre a Purple Rain, agli stiletti, e al simbolo dell'amore, ricorderemo anche l'eleganza del suo aiutare gli altri con cio' che la vita gli aveva regalato.

Signori si nasce.