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Wednesday, March 21, 2018

L'ultimo rinoceronte bianco



E' morto in Kenya. Si chiamava Sudan ed aveva 45 anni.

Era l'ultimo esemplare maschio del rinoceronte bianco del nord sul pianeta. Restano solo due altri esemplari di questa specie: la figlia di Sudan, che si chiama Najin e la nipote Faru, entrambe femmine.

Sudan, il rinoceronte gentile e' stato sottoposto ad eutanasia perche' afflitto da dolori tipici della vecchiaia.

Tutto il mondo ne ha parlato, tutto il mondo avrebbe voluto salvarlo.

Ma nessuno ci e' riuscito.

Qui il racconto commovente del fotografo Ami Vitale di National Geographic che ha immortalato Sudan piu' volte.

Manca poco allora all'estinzione completa della specie del rinoceronte bianco del nord, visto che non ci sono piu' maschi viventi. E non sarebbe neanche la prima delle estinzioni di una specie di rinoceronte, visto che il rinoceronte nero del nord e' gia' scomparso.

Non ci sono piu' ne maschi ne femmine.

Restano invece alcuni esemplari di rinoceronti bianchi del sud. 

La storia di Sudan e' una storia di bracconaggio, dell'uomo che non si cura della vita animale sul pianeta finche' non diventa troppo tardi, degli habitat che scompaiono, di gente disperata.

Sudan era nato in Sudan, ma era stato trasportato quando aveva pochi anni nella repubblica Ceca, in uno zoo, assieme ad altri quattro esemplari. Erano tempi in cui sul pianeta ce ne erano abbastanza di rinoceronti come Sudan. Poi, nove anni fa ci rese conto che la specie stava scomparendo.

Restavano solo otto esemplari sul pianeta.

E cosi nove anni fa, nel 2009, si penso di portare Sudan in Kenya assieme a tutti gli altri.  La speranza era che tornati al loro habitat naturale i rinoceronti potessero riprodursi piu' facilmente fra loro o magari con altre specie di rinoceronte.

Ma non e' successo.

Sudan ha vissuto gli scorsi nove anni in una riserva privata chiamata Ol Pejeta Conservancy che, fra le altre cose, cerca di proteggere gli animali dai bracconieri.

Ami Vitale fece delle foto a Sudan la prima volta che ha fatto un bagno di fango nella riserva, e quella che ha potuto interpretare come gioia del rinoceronte di fronte al suo habitat naturale.

Ma Sudan aveva sicurezza armata 24 ore su 24.

Perche'?

Per proteggerlo dai cacciatori.

Esagerazione?

Non proprio: basta pensare che in Francia un rinoceronte di 4 anni e' stato ucciso  con un colpo di pistola dentro uno zoo per rubargli le corna.

E se questo accade in uno zoo a 40 miglia da Parigi, figuriamoci in Kenya quanta maggior protezione e' necessaria!

Non e' nemmeno una esagerazione dire che i bracconieri hanno decimato la specie dei rinoceronti, spinti dall'ingordigia, o dal piu' banale spirito di sopravvivenza.

Le corna di rinoceronti sono considerate pregiate in Cina e in Vietname e vengono usate per scopi "medici".

La morte di un rinoceronte significa soldi per chi li ammazza.

E non c'e' sensibilizzazione che tenga quando si vede la morte di un animale come l'unico modo per tirare avanti e per sfamare le proprie famiglie.

E probabilmente Sudan e' sopravvissuto per 45 anni proprio grazie a quello zoo della repubblica Ceca che l'ha tenuto lontano dai bracconieri cosi a lungo.

Secondo CNN, la corruzione in Kenya e' cosi endemica che il Kenya Wildlife Service, l'organismo che gestisce i parchi nazionaili del paese e' accusata di avere assassinato e fatto scomparire persone, spesso minoranze etniche, in nome della sua lotta anti-bracconaggio. E la corruzione fa si che non sempre lo scopo di proteggere la vita animale viene rispettato.
A volte si chiude un occhio o due. 

Non e' un caso che il rifugio dove viveva Sudan e' gestito da privati e non dal Kenya Wildlife Service.

E che dire della Cina, dove tutte queste corna di rinoceronte finiscono?

L'appetito dei cinesi per l'avorio di elefante e corna di rinoceronte pare essere senza limiti. Nel 2017 hanno finalmente vietato l'avorio grazie alle pressioni internazionali, ma manca qui una vera coscienza ecologica. I cinesi hanno una enorme influenza in Africa grazie a tutti gli scambi commericiali in atto, lo sfruttamento cinese della risorse africane.

Ma mancano programmi di assistenza alle comunita' locali in cambio di tale sfruttamento; programmi che davvero facciano gli interessi degli africani.

Siamo tutti abituati a puntare, giustamente, il dito contro ENI e Shell, Nestle e Nike che arrivano e distruggono l'Africa e tutte le comunita' meno sensibili e istruite, ma le ditte cinesi non sono meglio. Potrebbero fare tanto considenrata tutta l'influenza che hanno in Africa, ma finiscono con il non fare niente e a concentrarsi solo su cio che gli fa comodo.

Degli USA di Trump meglio non parlarne, e' tutto un gran disastro sull'ambiente, le trivelle, la cancellazioni di leggi dell'era Obama per l'aria pulita e il (sognato) ritorno del carbone. L'Africa non interessa nessuno. Anzi, il figlio di Trump, Donald Junior, pare che sia un gran patito di caccia di specie esotiche in Africa.

Figuriamoci che gli importa di rinoceronti in via di estinzione.

L'unione Europea? Non pervenuta.

E infine, sono le nazioni africane stesse che, per la maggior parte, non hanno progetti a lungo termine e che vanno avanti con lo status quo di corruzione, di improvvisazione, di natalita' esplosiva, di giovani che non sanno cosa fare di se stessi. E di sfruttamento senza intelligenza delle proprie risorse.

Ed e' in questo clima di abuso cieco delle risorse che si inseriscono i bracconieri.

E' un altro modo per spremere tutto lo spremibile da cio' che ci circonda senza pensare alle conseguenze. E questo vale ancora di piu' quando uno non sa cosa mettere sulla tavola la sera a cena e quando ammazzare rinoceronti e' visto come un modo per sbarcare il lunario.

Che fare?

Da un lato ci sono alcuni scienziati che parlano di nuovi metodi per salvare la specie. Da Sudan il rinoceronte appena morto sono stati prelevati campioni con il suo materiale genetico e si pensa di usare la fecondazione artificiale per creare nuovi rinocerontini. 
Ma ne Najin and Fatu sono in grado di portare avanti alcuna gravidanza, essendo imparentate a Sudan.

Esiste pero' una associazione non profit chiamata Helping Rhinos che ha per obiettivo l'uso di specie terze per creare nuovi rinoceronti.

Non sarebbe la prima volta che specie quasi estinte ritornano in vita. Presso le isole Galapagos dell'Ecuador si sta sperimentando il ritorno in vita di una specie di tartaruga estinta, la tartaruga Floreana, usando come "mamma" esemplari di specie diverse ma facendo si che le nuove generazioni somiglino geneticamente di piu' all'animale scomparso invece che alla mamma.

Ripetendo il processo per varie generazioni si pensa che alla fine si possa arrivare ad una nuova tartaruga Floreana. In teoria questo si potrebbe fare anche per il rinoceronte bianco del nord, se si trovano campioni genetici "mamma" adeguati.

Ed e' anche gia' successo. Nel 1895 si pensava che il rinoceronte bianco del sud fosse estinto. Ma quello stesso anno si scoprirono circa 100 animali. Con le cure adeguate da quella popolazione di 100 si e' ora arrivati a 20,000 esemplari.

Ovviamente, tutto questo non e' facile.

Ci sono sul pianeta solo altre cinque specie di rinoceronti: tutti a rischio di estinzione. 

I rinoceronti di Javan e di Sumatra sono pochissimi, alcune dozzine i primi e circa 200 i secondi. Ironicamente solo i rinoceronti bianchi del sud, quelli che si pensavano estinti nel 1895, sopravvivono in numeri adeguati.

Dall'altro canto, c'e' invece qualcosa di molto meno sexy e pratico. Come sempre e' il buon senso.

Occorre che tutti ci rendiamo conto che decimare la vita animale sul pianeta e' controproducente per tutti noi. Ci vogliono campagne di informazione, dall Cina al Vietnam che l'avorio non risolve alcun problema medico, ci vogliono maggior investimenti affinche queste specie animali vengano viste come risorse per il turismo invece che utili solo da morti, ci vogliono multe, ci vogliono opportunita' per una vita dignitosa che non sia ammazzare rinoceronti, e istruzione, istruzione, istruzione, specie per le donne, con l'obiettivo di dimunire la natalita'.

Degli uomini, non dei rinoceronti.

Thursday, November 16, 2017

Keystone: perdite per 800mila litri di petrolio in South Dakota








La notizia e' di 30 minuti fa. Non ci sono ancora immagini e quelle in alto sono di altre perdite, di altri scempi. Ma le immagini del South Dakota non saranno diverse.

Siamo a Marshall County, South Dakota.

L'operatore rassicura che e' tuttapposto. Sempre. Sempre.
In questo caso e' TransCanada. Nessun inquinamento, nessun impianto idrico e' contaminato.

Si, e dove e' andato il petrolio?

800mila litri sono tanti!

L'oledotto della nostra discordia parte dall'Alberta, Canada, attraversa raffinerie in giro per l'Illinois e Oklahoma, Nord e Sud Dakota, Nebraska, Kansas e Missouri. E' attiva almeno in parte dal 2010.
Trasporta la bellezza di circa 100 milioni di litri al giorno. gallons, daily.

Non e' la prima volta che succede e gia' nel 2016 in Sud Dakota c'erano stati 70mila litri di petorlio riversate in terre private. E poi ancora nel 2011 con altre perdite in North Dakota.

Allora era una "anomalia".

Come in Basilicata!

Usano queste parole soavi per farci credere che e' una "una tantum" invece e' "una spessum". 

L'intero Keystone Pipeline una volta completo sara' lungo 2,687 miglia, circa quattromila chilometri,
come da Stoccolma al Marocco!

L'ultimo pezzo che manca e' il Keystone XL che attraverserebbe le terre sacre agli indiani d'America e sappiamo tanto odiate e tanto combattute durante la presidenza Obama.

Trump ha scellertamente risposto si ai permessi federali poco dopo l'insediamento, a Marzo 2017, nonostante il veto di Obama. L'uncio stato a dover ancora accordare il permesso e' il Nebraska.

In teoria decidereanno Lunedi 20 Novembre.

Speriamo che 800mila litri dopo diranno no, anche se, il danno e' ormai stato fatto.
E' questo il destino comune degli oleodotti, delle raffinerie, dei pozzi in tutto il mondo.

Scoppi e perdite e inquinamento. Sempre, ovunque. Prima o dopo, ma con sicurezza.
 
Occorre solo avere gli occhi per vederli e la volonta' per volerli vedere e la perseveranza di non farceli venire. Per nessun motivo mai.

Monday, July 10, 2017

Jimmy Carter, 92 anni, apre campo solare che fornira' meta' dell'energia a Plains, la sua citta'










“A generation from now, this solar heater can either be 
a curiosity, a museum piece, 
an example of a road not taken, 
or it can be just a small part of one of the greatest 
and most exciting adventures ever undertaken 
 by the American people.” 

Jimmy Carter, 20 Giugno 1979 


“I am encouraged by the tremendous progress that solar 
and other clean energy solutions 
have made in recent years and expect those trends to continue.”



Formidabile Jimmy Carter. Presidente USA dal 1977 al 1981, premio Nobel alla pace per il suo lavoro a favore dei diritti umani, sconfigge il cancro a 90 anni, e continua ad essere uomo intelligente e aperto al futuro.

Fu lui ad installare per primo 32 pannelli solari sui tetti della Casa Bianca, il giorno 20 Giugno 1979. Questi pannelli furono poi tolti da Reagan, pochissimo tempo la sua inaugurazione, nel 1981. Solo nel 2013 Obama torno' ad installare un sistema di pannelli fotovoltaici sui tetti di 1600 Pennsylvania Avenue.

A Febbraio 2017,  Jimmy Carter ha deciso di aprire un campo solare su 4 ettari di sua proprieta', in partnership con la ditta SolAmerica di Atlanta, per fornire meta' del fabbisogno energetico della citta' di Plains, Georgia, la sua citta' natale.  Il campo solare produrra' circa 1.3 Mega-Watt di energia l'anno.

Intanto, il 20 Giugno 2017, esattamente 38 anni dopo la solarizzazione della Casa Bianca, anche la library presidenziale di Carter, dove sono conservati tutti i documenti collegati al suo mandato, passa al solare con 324 pannelli fotovoltaici sul tetto.

Il giorno della transizione e' stato scelto apposta per coincidere con l'anniversario di quel giorno sui tetti della Casa Bianca, per ricordare quanto avanti fosse stato Carter con il suo volere l'energia pulita, fatta in casa, allora, come adesso.

Quei pannelli del 1979 erano usati per generare acqua calda ed erano per molti versi simbolici. Poi venne Reagan a smantellarli, perche' facevano pensare alla "poverta'", alla necessita' di risparmiare, mentre invece Ronald voleva portare prosperita' e ricchezza alla nazione, in quel momento in recessione. E questa abbondanza era sottoforma di petrolio, specie dopo gli anni dell'embargo e della crisi del petrolio dei primi anni settanta.

E cosi', i pannelli di Carter furono tolti e mandati al tetto della mensa della Unity College del Maine. Qualche anno dopo, fu George Bush figlio che installo' il primo sistema elettrico sul sito della Casa Bianca con circa 167 pannelli per acqua calda, riscaldamento della piscina, e alimentazione energetica di alcune ale della Casa Bianca. Erano impianti discreti, non sul tetto e sparsi su tutto il sito presidenziale. Nel 2013 Obama ne installo' altri 50 sul tetto.

Chissa' come si e' sentito Carter quando hanno tolto i suoi pannelli. Forse un po sconfitto, o un po sognatore fallito. Pero' eccoci qui, quasi 40 anni dopo, con la storia che gli da ragione. Spero che un giorno si possa dire lo stesso dell'attuale presidente Donald Trump e che le sue idee retrograde possano un giorno cambiare ed essere un po' piu' proiettate verso il futuro invece che verso il passato.
Ma poco ci credo. 

Inatnto Jimmy Carter e' ancora attivo, ha voglia di fare. Continua a tirare su soldi per il suo lavoro di beneficenza, a parlare in pubblico, a scrivere, ad avere idee. 

Credo che sia bello invecchiare cosi. 








Tuesday, July 4, 2017

Trump scellerato riapre l'Atlantico alle trivelle fermate da Obama




Il presidente Trump continua a prendere provvedimenti a casaccio, contro il buonsenso, la natura, il futuro.

Che dire.

L'ultima e' che il giorno 3 Luglio 2017 ha formalmente riaperto le acque dell'Atlantico alla compravendita di lotti per l'estrazione di petrolio e di gas.  Si tratta dei mari della Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia. Erano zone che Obama aveva deciso di vietare alle trivelle, e contro cui si erano espresse una marea di piccole e grandi ditte, citta', enti locali e statali.

L'unica considerazione positiva e' che per fortuna la compravendita non puo' iniziare prima del 2023, e questo perche' la cessione di lotti petroliferi si fa ogni cinque anni. La finestra dal 2017 al 2022 e' stata gia' regolamentata sotto Obama, e quindi le prime date utili per Trump sono fra il 2023 e il 2028, Speriamo bene che ci sia per allora un qualche presidente piu' illuminato, in modo da evitare il peggio.
 
Come detto, queste aree erano state chiuse alle trivelle da Obama, e ad Aprile 2017 Trump aveva ordinato il riesame delle concessioni. In questi giorni arriva il responso, favorevole ai signori di petrolio e gas.

Non solo Trump vuole aprire questi mari alle trivelle, vuole anche rendere i permessi piu "snelli", cioe' piu' veloci e sempre piu' difficili da contestare, studiare, in modo che residenti ed attivisti abbiano vita piu' facile.

Il mantra di Trump e' sempre lo stesso:  l'America viene prima, il petrolio ci serve, con tutto questo ben di dio... e blah blah.

Dalle sue parole:

"America must put the energy needs of American families and businesses first and continue implementing a plan that ensures energy security and economic vitality for decades to come"

Quello che non capisce e che non vuole capire e' che i bisogni delle famiglie americane includono aria e acqua pulite, il lavoro da turismo e di pesca su cui si reggono centinaia di comunita' dalla Virginia alla Florida.

Ma non sara' facile trivellare: ben 120 citta' lungo la costa est hanno gia' detto no grazie, e cosi pure 1200 sindaci, amministratori, e politici statali e federali dell'area, almeno 41,000 business e associazioni di pescatori che rappresentano almeno 500mila persone.

E poi, c'e' da ricordare sempre il detto del diavolo e delle pentole. Chissa', entro il 2023, magari il petrolio sara' cosi obsoleto che nessuno vedra' alcun vantaggio nel trivellare la costa est degli USA, mettersi contro comunita' intere e creare una infrastruttura petrolifera da zero.

Speriamo che sia cosi, e che non solo sara' obsoleto il petrolio, ma anche tutta la cricca di personaggi piu' o meno assurdi che circondano il presidente arancione e dalle figuracce quotidiane.

Monday, March 13, 2017

Ventuno ragazzi in tribunale contro Donald Trump e per il pianeta









"I have no doubt that the right to a climate system capable 
of sustaining human life is fundamental to a free and ordered society," 

Il giudice Ann Aiken, sulla decisione di consentire a 21 ragazzi di 
portare avanti la causa contro il govenro USA sui cambiamenti climatici. 



E' una causa, ed e' una causa vera presentata da 21 ragazzi di eta' compresa fra i 9 ed i 20 anni qui negli USA contro Donald Trump e l'industria del petrolio.

Si chiama Juliana v. United States e al centro del procedimento legale e' l'accusa secondo la quale il governo USA non sta salvaguardando adeguatamente i diritti umani dei giovani perche' non presenta azioni concrete per fermare i cambiamenti climatici.

Secondo i 21 le azioni di Trump e dei petrolieri violano i loro diritti costituzionali di "life, liberty and property."  L'idea e' semplice: chi paghera' maggiormente i costi dei cambiamenti climatici sono i giovani e non e' accettabile che i governanti attuali facciano poco e tardi per fermarli, mettendo a repentaglio il loro futuro, tanto piu' che i giovani non hanno voce in capitolo.

Dal lato suo Trump cerca di fare tutto il possibile per far decadere tale processo che dovrebbe essere discusso entro il 2017. Se fosse vittoriosa infatti, questa causa sarebbe la prima della storia americana a imporre ad un governo di "scettici" di abbassare le emissioni di CO2 e aiutare le comunita' a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. E Trump non vuole fare questo, quindi cerca di usare tutto il suo potere affinche'  la causa scompaia in un modo o nell'altro.

Non e' la prima volta che gruppi di ragazzi portano in tribunale i politici USA sul tema petrolio accusandoli di non fare abbastanza per garantirgli un futuro sano.  Anzi questa causa inizialemente era stata diretta contro Obama. Sebbene meno amico dei petrolieri di Trump, e sebbene ci sono stati dei gesti importanti da parte di Obama nella direzione giusta, Barack non ha fatto granche' per svincolare la nazione dal suo bisogno smodato di petrolio, gas e carbone. Certo ha vietato le trivelle nei mari d'Alaska e l'air gun in Atlantico, ma c'era bisogno di azioni molto piu' grandi e incisive.

Adesso che Obama non c'e' piu' la causa passa contro Trump.

Ma almeno Obama *ammetteva* i cambiamenti climatici.

Trump negando la scienza e l'evidenza dice che i cambiamenti climatici non sono un rischio e che non si sa esattamente chi li causa.

Addiruttura il capo dell'EPA, l'ente per la protezione ambientale degli USA, Scott Pruitt, vuole elimiare le leggi di Obama contro i cambiamenti climatici!!

E cosi il giorno 7 Marzo 2017, l'amministrazione Trump sottomette dei documenti dicendo che i ragzzi non hanno i l diritto a tale processo. Gia' ci avevano provato a Novembre 2016 quelli dell'amministrazione Obama, a fare dismettere la causa.

Allora il giudice disse che invece il procedimento legale era legittimo stabilendo il principio che si, cambiamenti climatici vanno ad impattare i dirittti dei cittadini e devono essere trattati come una minaccia.

In una lettera del 24 Gennaio 2017 i ragazzi chiedevano anche che il governo USA e le agenzie governative conservassero tutti i documenti il loro possesso sui cambiamenti climatici e le comunicazioni fra petrolieri e governi. E questo per avere traccia di cio' che accade inter-nos fra politici e trivellatori, e sopratutto perche' l'amministrazione Trump sembra essere intenzionata a elimiare pagine e documenti relativi ai cambiementi climatici dai server e dalle pagine internet della NASA e di altri enti.

Trump risponde che tale richiesta avrebbe portato a troppa burocrazia al governo e che gli USA potrebbero essere "irreparably harmed" da questa decisione se dovesse essere attuata.

Passano pochi giorni e anche i petrolieri dicono che questa richiesta, se dovesse passare porterebbe a enormi spese per loro, per poter indagare e trovare tali documenti. 

Il rappresenante dei 21 dice che si tratta di "misplaced priorities".

Invece di trovare cavilli burocratici, perche' non preoccuparsi davvero del nostro clima impazzito per colpa nostra e perche' non fare qualcosa di buono finche' non siamo ancora in tempo?

Thursday, February 23, 2017

Dakota Access Pipeline - di cotanta speranza ai Sioux restano le fiamme


















Queste un po le scene da e intorno a Cannon Ball, nel North Dakota.

I campi di protesta degli indiani e dei loro sostenitori sono stati evacuati con la forza da membri delle forze dell'ordine hanno perlustrato le tende e arrestato dozzine di persone.

Ci sono volute tre ore e 220 poliziotti, nonche' 18 guardie nazionali per andare tenda per tenda.

Fra gli arrestati 46 persone, incluso un gruppo di militari di guerra che hanno resistito per un ora di tempo.

E come poteva essere altrimenti? Ci erano riusciti pelo pelo sotto Obama ad ottenere un fermo temporaneo, figuriamoci se con il nuovo presidenteil fermo poteva restare.

E cosi, tutti via. Mica un oleodotto da 3.8 miliardi di dollari piu' aspettare? 
Tutti via, volenti o nolenti, e a sfregio bruciano pure tutto quello che trovano.

Alcuni dei protestanti,per la maggior parte indiani, erano li, vicino al Standing Rock Indian Reservation, da Aprile 2016.  Al culmine delle proteste c'erano migliaia di persone. Adesso ne erano rimaste poche centinaia a causa del freddo e dell'arrivo dei tribunali.

A costruire l'oleodotto la ditta del Dallas chiamata Energy Transfer Partners in cui Donald Trump e' o e' stato un investitore. Non si sa con certezza se lo sia ancora perche' il nostro presidente (brr!) non rende i suoi investimenti pubblici, ma di certo si sa che fino a Novembre 2016 lo era, come riportato da Forbes Magazine.  Il cosidetto Army Corps of Engineers che si occupa della manutenzione dei sistemi idrici della nazione aveva annunciato che occorreva sgomberare tutto entro il giorno 22 Febbraio, per questioni di sicurezza legate a possibili inondazioni e straripamenti di fiumi. 

Dicono pure che erano preoccupati per la sicurezza dei manifestanti e della grande quantita' di monnezza che avevano lasciato - tende, e macchine che avrebbero potuto finire nei fiumi.  Mercoledi 22 Febbraio erano quasi tutti andati via, a parte qualche recidivo, fra cui il gruppo di veterani di guerra.  

Non e' ben chiaro perche' ld tende e tutto il resta e' stato bruciato: alcuni dicono che la bruciatura era necessaria perche' le tende erano ormai ghiacciate e semi incorporate al tereno; altri che la bruciatura era un riturale indiano. 

E cosi, tre ore dopo era tutto finito.

Almeno a Standing Rock. 

E questo perche' uno dei rappresentanti dei Sioux, Chase Iron Eyes, ricorda che la battaglia continuera' nei tribunali e con il supporto dell'opione pubblica. 

Intanto la Energy Transfer Partners ha incominciato i lavori per stendere il suo tubo di petrolio sotto il lago Oahe vicino al fiume Missouri. 

E cosi avremo petrolio fresco fresco dal North Dakota fino all'Illinois.

Che vuoi che siano i diritti delgi indiani.

Che vuoi che siano i diritti di chiunque.

Wednesday, February 1, 2017

La democrazia a Standing Rock: guerriglia, conflitti di interessi e una gran tristezza



"We are committed to nonviolence, and we will do everything within our power to ensure that the environment and human life are respected. That pipeline will not get completed. Not on our watch."



Si chiama Last Child ed e' uno degli ultimi accampamenti di resistenza ancora in piedi (per poco!) contro il Dakota Access pipeline che dovrebbe attraversare terre sacre agli indiani d'america e la riserva Standing Rock dei Sioux. 

Quaranta sono le persone che sono state evacuate da Last Child, con due arresti, e vari tafferugli con la polizia. Altri 76 sono stati arresgati presso la citta' di Cannon Ball perche' avevano protestato su terre di proprieta' della ditta costruenda l'oleodotto, la Energy Transfer Partners.

All'apice della protesta c'erano qui migliaia di persone Ne erano rimaste in 300 e la tribu' aveva anche chiesto agli ultimi protestanti di andare a casa a causa dell'arrivo dell'inverno. 

Tutto era tranquillo, si fa per dire, fino a che un rappresentante dell'US Army ha annunciato l'intento di Donald Trump di approvare l'oleodotto in questione in tempi brevi e in particolare di costruire l'ultimo pezzetto che manca e che appunto dovrebbe attraversare il lago Oahe in terreni sacri ai Sioux.

E' questo il nocciolo della questione: quelli della Energy Transfer Partners dovrebbero ottenere un permesso speciale per trivellare sotto il lago e farci passare un oleodotto, ma non ce l'hanno ancora. 
 
Ovviamente i Sioux non vogliono questo oleodotto, non solo per la sacralita' dei luoghi, ma anche per il potenziale inquinamento dell'acqua. I veterani di guerra gli sono venuti in aiuto con la loro presenza fisica e la resistenza non violenta.

La storia e' che il 4 Dicembre, sotto Obama, l'Army Corps of Engineers che si occupa fra le altre cose di proteggere il sistema idrico americano, decise che non avrebbero concesso la costruzione del tunnel sotto il lago. Al massimo ci sarebbe stato un nuovo processo di valutazione ambientale (sounds familiar, right?) che sarebbe durato almeno 2 anni.

Poi arriva Trump e il 24 gennaio il suo ordine e' stato all'Army Corps of Engineers di revisionare l'oleodotto e di approvare quello che c'era da approvare in modo accellerato. Ha anche suggerito a quelli della Army Corps di ritirare il nuovo studio di impatto ambientale.

E cosi, ieri 31 Gennaio 2017 il segretario dell'Army Robert Speer annuncia proprio questo: l'approvazione dello scavo del tunnel sotto il lago per costruire il Dakota Access Pipeline. Secondo il generale Malcolm Frost l'Army stava semplicmente obbedendo al governo di approvare e di terminare questo oleodotto al piu presto possibile.

Ed e' qui che sono scoppiati gli scontri con la polizia. I tepees degli attivisti sono stati bruciati e sono arrivati i bulldozer a distruggere tutto. La gente e' arrabbiata e stanca e delusa, ma decisa a non dargliela vinta.

Intanto legali che si occupano di difendere i Sioux dicono che ignorare la descione precedente, presa sotto Obama, e' illegale e che daranno battaglia in tribunale.

Ma la storia non finisce qui.

Donald Trump almeno fino all'estate del 2016 aveva ... azioni nella Energy Transfer Partners valutate in qualcosa che varia fra i 15mila e i 50mila dollari. Certo, per uno come lui sono bazzeccole, ma lo stesso e' un conflitto di interessi, cosa che puzza molto di piu' all'americano medio che non all'italiano medio.

Dice ora di aver venduto tutto, ma non ci sono state prove di questo. Per di piu' il CEO della ditta in questione, Kelcy Warren dono' $100,000 alla campagna elettorale di Trump.

E cosi si assistono a queste scene di prepotenza e di arroganza indegne di una democrazia.