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Thursday, October 4, 2018

Babcock Ranch, Florida: la prima citta' USA 100% solare














Florida, the sunshine state.

E' questo il motto di questo stato amato da turisti e da pensionati per il sole che splende quasi tutto l'anno.

Ed e' qui che il sole alimentera' tutta l'energia elettrica nella cittadina di Babcock Ranch, a 25 chilometri da Fort Myers. Anzi, si prevede che alla fine l'energia che la citta' produrra' dal sole sara' piu' di quanta non serva ai suoi residenti.

L'idea di costruire una citta' nuova, al 100% solare e' venuta al signor Syd Kitson, ex giocatore professionista di football, nel 2005. La sua idea per Babcock Ranch era di combinare tecnologia con ambiente. Essendo tutto nuovo di zecca, e partendo da zero, ha potuto sviluppare la sua idea nel modo che gli sembrava ottimale.

E cosi nel 2005 ha comprato il suo lotto su cui costruire una citta' di 19,500 case, con un downtown, ristoranti, palestre, piscine, scuole, spazi-lavoro, tutto condito da piste ciclabili, piste da hiking e tanta natura. Sono stati piantati qui 5,500 alberi, e dove si e' potuto hanno usato materiale edile reciclato. A lavori e ad occupazione ultimata si calcola che vivranno qui circa 50mila persone.

Siccome e' tutto pensato per essere green, a Babcock Ranch sono stati installati circa 300,000 pannelli solari, sui tetti delle case, delle scuole, degli edifici pubblici.

Il sole alimenta gli autobus elettrici e la citta' e' pensata per favorire il trasporto pubblico invece che quello con l'automobile. Ad ogni modo, tutti i garage hanno tutti la presa per la ricarica di macchine elettriche. Ci sono una varieta' di app per il controllo dei pannelli che alimentano anche l'illuminazione pubblica e pure esperimenti con mezzi autonomi, che si guidano da sole.

Le case sono costruite secondo criteri di risparmio energetico cosicche’ l’aria condizionata spesso non serve, e questo per la Florida e’ tutto dire. Ci sono pure orti urbani e istruzioni su come coltivare ortaggi. L'acqua usata per l'irrigazione e laddove il verde e' supposto essere decorativo si sono scelte piante native, poco invasive e dalla face manutenzione.

Cigliegina sulla torta: Kitson acquisto' un grande lotto edificabile ma scelse di costruire solo su una parte limitata del suo terreno. E cosi' l'80% del sito attorno a Babcock Ranch e' stato regalato allo stato dell Florida per farci un parco statale.

Kitson dice che costruire, o vivere, a Babcock Ranch, che lui chiama un lavoratorio vivente, non e' piu' costoso di qualsiasi altra comunita' suburbana. Il prezzo dell'elettricita' e' lo stesso che altrove. E addirituttura, quando nel 2017 l'uragano Irma si abbatte' su Babcock Ranch, nemmeno uno dei pannelli sui tetti si sposto'. Restarono tutti ancorati in posizione.

Ci sono ancora dei problemi: il sistema di stoccaggio dell'energia non e' ancora perfezionato, e cosi a volte di notte o se ci sono vari giorni di fila di maggior nuvolosita' Babcock Ranch deve prendere l'energia dalla rete tradizionale. La previsione e' di installare batterie adeguate piu' avanti nel tempo, quando la tecnologia sara' perfezionata ed economicamente vantaggiosa. Ma gia' ora hanno dieci batterie da 1 Megawatt in azione che possono stoccare energia per quattro ore.

Una casa piccola con tre stanze da letto costa $195,000; il massimo invece e' offerto a $750,000 cpm quattro stanze, vicino al lago e a due piani.

L'aria e' pulita.

Non sono mancate le critiche: quando Kitson compro' il suo lotto dagli eredi di Fred Babcock per 500 milioni di dollari, il terreno era un ranch da 37mila ettari. C'era qui allevamento di bestiame e di coccodrilli, c'erano campi di cocomeri e pure una specie di agriturismo. E anche se tutto era un po cosi cosi dopo la morte del patriarca, appunto Fred Babcock nel 1997, il sito non era in condizioni disperate.

Molte persone non hanno visto di buon occhio l’arrivo di costruzioni su un sito che era stato un tempo tutto agricolo, anche se l’80% del terreno e’ stato poi ceduto alla stato della Florida per fare un parco, e nonostante le promesse green. I critici vogliono essenzialmente che l’area resti tutta rurale.

La risposta di Kitson e’ che ha cercato di abbinare le esigenze di famiglie e di lavoratori conteporanei con l’intento di creare un modo di vivere piu’ sostenibile, cercando di incoraggiare bici, trasporto pubblico, il lavorare vicino a casa, l’andare a piedi creando in una comunita’ suburbana meno sprecona di quelle costruite finora. Dice che e’ meglio andare nella direzione giusta anche se non si e’ pronti al 100% piuttosto che aspettare in eterno di essere perfetti.

Vediamo come si svolge; io al signor Kitson do’ il beneficio del dubbio, e visto che poteva specularci sopra come fanno mille altri developers americani, almeno ha provato a metterci un po di amore e di rispetto per la natura.

Friday, September 7, 2018

La ditta danese di birra Carlsberg non produrra' piu cerchi di plastica per le lattine



Thursday, July 13, 2017

South Miami: la prima citta' della Florida con obbligo di fotovoltaico sui tetti










“We are running out of time. 
It benefits everybody except auto companies and the utilities.”

Il sindaco di South Miami, Philip Stoddard 
 

La citta' di South Miami ha appena approvato una legge che obblighera' i proprietari di case nuove e quelli che le ingrandiscono di installare pannelli solari sui tetti.

E cosi, dopo Lancaster, San Sebastopol e San Francisco in California, arriva un comune della Florida in questa lista delle citta' USA con l'obbligo del sole sui tetti.

L'idea e' del sindaco di South Miami, Philip Stoddard, professore universitario di biologia e da sempre preoccupato per i cambiamenti climatici e sensibili a temi di efficenza energetica. 

Da come la vede lui, questa decisione aiutera' a diminuire le emissioni di CO2 e a contenere gli aumenti di temperatura. Sopratutto servira' a garantire che Miami esista ancora fra qualche generazione, visto che gli effetti dei cambiamenti climatici, nella forma di livello del mare che si innalza, e di allagamenti, sono sotto gli occhi di tutti qui.

C'e' pero' sempre l'avvocato del diavolo, con il solito mantra che questo provvedimento sara' nefasto per i cittadini, specie i piu' poveri. Altre giustificazioni per non volere i tetti al sole: per prendere il sole sui pannelli occorrera' in molti casi tagliare alberi che fanno ombra. Altri invece dicono che la citta' dovrebbe preoccuparsi di piu' della criminalita'. E se arriva l'uragano a portarsi via il pannello?

Altri ancora con il concetto della liberta' personale, e che dovrebbe esssere una "scelta".
Siamo o non siamo "the land of the free?"

Ma ... chi sono questi che non vogliono il sole sui tetti?

Vai a vedere sono tutti pagati dal gestore tradizionale dell'energia elettrica, la FP & L, la Florida Power and Light. Una specie di ENEL locale.

E' evidente che con i sole sui tetti si usera' meno energia, o comunque meno energia centralizzata, e il loro business sparira'. E quindi quelli della FP & L hanno cercato un po' di nascondersi dietro questa cosa dei costi, facendo finta di preoccuparsi dei meno abbienti, e cercando di seminare dubbi e preoccupazioni fuori luogo.

Tutte queste discussioni inutili solo per tenersi quanto piu' profitto possibile per se, e per quanto piu a lungo possibile, insomma.

E infatti alla fine, il sindaco e la giunta ha votato ed ha approvato la legge dei pannelli con 4 voti a favore e uno contrario.

Il sindaco ha ricordato che in altre citta' della Florida del sud ci sono altri obblighi -- di piantare alberi, di avere tetti con determinate caratteristiche architettoniche --  il tutto a spese dei proprietari delle case, e nessuno di quelli della FP & L si e' mai lamentato o ha cercato di proteggere i piu' poveri da questi costi.

Perche' lo fanno solo ora con i pannelli solari?

E evidente no?

E cosi, chiaro chiaro, il sindaco Stoddard ha detto: qui gli unici che ci perdono sono i petrolieri e quelli della FP & L.

"The only ones who are not being helped by this are FP &; L and Exxon" -- parole testuali.

Facciamo un passo indietro. Qui negli USA la disuguaglianza e' evidente. Come dice mia mamma, in alcuni posti o hai la Porche o non hai niente. Miami e' un po cosi, e lo sono pure molte altre grandi citta', Los Angeles compresa. Un po' per come e' strutturata l'economia, un po' per il grande potere delle lobby e dei ricchi, e un po' perche' continua ad arrivare capitare straniero che tende a distorcere tutti i delicati equilibri sociali. Primo fra tutti quello del mercato immobiliare.

Cioe': arrivano cinesi e sud-americani, nigeriani e russi, iraniani e sauditi con soldi qualche volta di dubbia provenienza, tutti cash, comprano e portano il mercato ad esplodere. E cosi le persone normali non possono competere, e la gentrificazione galoppa.

Non so se sia cosi anche in Italia.
Ma qui spesso questi ricconi comprano casette piccole, le demoliscono e ci fanno le loro Mac-Mansions, orribili mega ville case in stile "italiano" che fanno pieta'.

Ecco, questa legge dei tetti al sole per chi ingrandisce piu' del 75% rispetto all'originale e' dedicata in primo luogo a loro.

A chi demolisce casette per farci ville mastodontiche e per i quali i soldi non sono certo un problema. 
Almeno che ci mettessero i pannelli solari.

Il sindaco ha anche ricordato che il sole sui tetti abbassa i costi della bolletta e da' valore aggiunto alle case. Sensa dimenticare che il costo del fotovoltaico continua a calare. Il consigliere Gabriel Edmund ha ricordato che quelle di cui sopra erano esagerazioni, e che le nuove regole saranno applicate quasi sicuramente solo verso le case piu' di lusso. 

Le uniche o quasi che si costruiscono in questo momento a Miami.
Miami New York Los Angeles South Miami becomes first city in Florida to mandate solar panels on new homes Despite opposition from residents, owners of new homes and those increasing square footage by 75% must spend $25k on solar panels By Francisco Alvarado | July 13, 2017 02:45PM Solar panels. (Credit: Getty Images) South Miami is now the first city in Florida to require owners of new homes to spend $25,000 on solar panels, joining San Francisco and two small cities in California as the only local jurisdictions in the United States with similar renewable energy building regulations. Late Wednesday evening, the city commission approved the legislation 4-1, despite vocal opposition from developer representatives, consumer protection groups and some South Miami property owners. The new law also applies to existing properties whose owners increase the square footage of a home by 75 percent or more. South Miami Mayor Philip K. Stoddard, who has long advocated for renewable energy solutions to combat sea level rise and global warming, said making property owners install solar panels would help reduce carbon emissions and rising temperatures. “This is about my children and my grandchildren and your children and grandchildren,” Stoddard said. “We are running out of time. It benefits everybody except auto companies and the utilities.” However, a steady number of opponents claimed forcing homeowners to install solar panels would result in an unnecessary financial burden. South Miami Commissioner Josh Liebman said the new law would especially hurt development of affordable homes and low-income neighborhoods in the city. “All over South Miami, houses are being torn down,” he said. “This is government bureaucracy on the most micro-level. We must protect freedom of choice.” Liebman noted that if he decided to make a major addition to his home, he would be forced to cut down oaks on his property in order for newly installed solar panels to get direct sunlight. “I would make my house warmer to make it greener,” he said. “That is counterintuitive.” South Miami resident Michael Jones said the city should focus more on lowering crime and making residents in the low income neighborhoods feel safe. “People need security in their lives,” he said. “They don’t need solar panels. There are a lot of expenses for people who put solar panels on their roofs.” Sandra Dinari, a homeowner whose addition to her house will make it 50 percent bigger, said increasing the threshold to 75 percent or more wasn’t going to change her mind. “I still think it should be up to the homeowner to put up solar panels,” Dinari said. “I respectfully request not making it mandatory.” Truly Burton, executive vice-president for the Builders Association of South Florida, asked the city commission to delay voting on the solar panel legislation and submit a proposal to the Florida Building Commission stating the unique conditions in South Miami that would warrant a mandatory requirement for solar panels on new homes. “I urge you not to adopt this,” Burton said. Prior to the meeting, the Miami chapter of the Florida Businesses for Affordable Energy issued a statement saying the solar panel law would further escalate an affordable housing crisis in South Miami, making the city even more unaffordable and unattainable. “It is imperative for the South Miami Commission to weigh the legitimate economic concerns of South Miami residents before hastily imposing a poorly thought out mandate,” the statement said. However, South Miami Commissioner Gabriel Edmund said the concerns were being blown out of proportion. “The only ones being required to add solar panels is a person who completely destroys a house and rebuilds it,” Edmund said. “This ordinance is only going to impact a very small part of the marketplace and that tends to be more high end.” Tags: Residential Real Estate, solar panels, south miami Short URL Print Popular Commercial investors, developers scour Little Havana for hot deals 13th Floor, partner to bring 500 single-family homes to Riviera Beach Edgewater development site hits market, could fetch more than $10M, broker says Tavistock buys the Sails land and marina, scores $50M loan for Pier 66 site in Fort Lauderdale Lennar buys 77 acres in Homestead for $10.75M More Stories Sites South Florida New York Los Angeles Other Links Events Shop Subscribe to Magazine Careers About Us Staff Directory Contact Us Privacy Policy STAY CONNECTED Join over 200,000 real estate professionals who receive our daily newsletter All rights reserved © 2017 The Real Deal is a registered Trademark of Korangy Publishing Inc. 6318 Biscayne Boulevard, Suite 200, Miami, FL 33138 Phone: 305-740-1211

Tuesday, July 4, 2017

Trump scellerato riapre l'Atlantico alle trivelle fermate da Obama




Il presidente Trump continua a prendere provvedimenti a casaccio, contro il buonsenso, la natura, il futuro.

Che dire.

L'ultima e' che il giorno 3 Luglio 2017 ha formalmente riaperto le acque dell'Atlantico alla compravendita di lotti per l'estrazione di petrolio e di gas.  Si tratta dei mari della Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia. Erano zone che Obama aveva deciso di vietare alle trivelle, e contro cui si erano espresse una marea di piccole e grandi ditte, citta', enti locali e statali.

L'unica considerazione positiva e' che per fortuna la compravendita non puo' iniziare prima del 2023, e questo perche' la cessione di lotti petroliferi si fa ogni cinque anni. La finestra dal 2017 al 2022 e' stata gia' regolamentata sotto Obama, e quindi le prime date utili per Trump sono fra il 2023 e il 2028, Speriamo bene che ci sia per allora un qualche presidente piu' illuminato, in modo da evitare il peggio.
 
Come detto, queste aree erano state chiuse alle trivelle da Obama, e ad Aprile 2017 Trump aveva ordinato il riesame delle concessioni. In questi giorni arriva il responso, favorevole ai signori di petrolio e gas.

Non solo Trump vuole aprire questi mari alle trivelle, vuole anche rendere i permessi piu "snelli", cioe' piu' veloci e sempre piu' difficili da contestare, studiare, in modo che residenti ed attivisti abbiano vita piu' facile.

Il mantra di Trump e' sempre lo stesso:  l'America viene prima, il petrolio ci serve, con tutto questo ben di dio... e blah blah.

Dalle sue parole:

"America must put the energy needs of American families and businesses first and continue implementing a plan that ensures energy security and economic vitality for decades to come"

Quello che non capisce e che non vuole capire e' che i bisogni delle famiglie americane includono aria e acqua pulite, il lavoro da turismo e di pesca su cui si reggono centinaia di comunita' dalla Virginia alla Florida.

Ma non sara' facile trivellare: ben 120 citta' lungo la costa est hanno gia' detto no grazie, e cosi pure 1200 sindaci, amministratori, e politici statali e federali dell'area, almeno 41,000 business e associazioni di pescatori che rappresentano almeno 500mila persone.

E poi, c'e' da ricordare sempre il detto del diavolo e delle pentole. Chissa', entro il 2023, magari il petrolio sara' cosi obsoleto che nessuno vedra' alcun vantaggio nel trivellare la costa est degli USA, mettersi contro comunita' intere e creare una infrastruttura petrolifera da zero.

Speriamo che sia cosi, e che non solo sara' obsoleto il petrolio, ma anche tutta la cricca di personaggi piu' o meno assurdi che circondano il presidente arancione e dalle figuracce quotidiane.

Tuesday, January 10, 2017

Obama ultimo atto: bocciato airgun lungo tutta la costa Atlantica










... guided by an abundance of caution, we believe that the value of obtaining the geophysical and geological information from new airgun seismic surveys in the Atlantic does not outweigh the potential risks of those surveys' acoustic pulse impacts on marine life


Abigail Ross Hopper
Dipartimento dell'interno USA,
Settore energia e oceano, 



Una notizia bellissima per la difesa del mare: il 6 Gennaio 2017 tutte le richieste di eseguire ispezioni sismiche al largo delle coste Atlantiche americane sono state rigettate.

Tutte.

Dal Delaware alla Florida.

E' un contenzioso che durava da molto tempo, e che aveva visto le comunità' della costa est degli USA andare in subbuglio.  Un rapporto governativo aveva stimato che se messo in pratica l'airgun avrebbe causato la morte di circa 138mila mammiferi marini, dalle balene ai pesci, dalle tartarughe ai delfini ed avrebbe danneggiato milioni di altre specie viventi nel mare.

Nel 2015 un gruppo di settantacinque docenti universitari aveva scritto al presidente con la richiesta esplicita di non eseguire airgun in Atlantico a causa dei danni significativi e a lungo termine che gli spari avrebbero portato con se.  In totale piu' di 120 citta', 1200 sindaci e amministratori, 35mila associazioni culturali, commerciali, sportive, turistiche e sindacati in rappresentanza di oltre 500mila pescatori hanno espresso la propria contrarietà' all'airgun nei mari americani. Anche la marina americana si era detta contraria all'airgun.

E oggi Obama li ha ascoltati. 

L'airgun e' uno strumento propedeutico alla trivellazione a larga scala: sono spari violenti di aria compressa che ogni 5-10 secondi mandano segnali nel mare ad altissima intensità', tutto il giorno, per settimane a volte mesi, con un ampio raggio di diffusione, spaventando pesci, a volte facendoli perdere il senso dell'udito e dell'orientamento, causando lesioni, e in alcuni casi portando a spiaggiamenti di massa. Dopo l'airgun c'e' la perforazione, se le ispezioni portano buoni risultati.  E quindi fermare l'airgun prima e' un modo preventivo per fermare le trivelle dopo.

Non sappiamo cosa fara' adesso l'amministrazione Trump, con il suo Segretario di Stato Rex Tillerson che e' stato un petroliere per 40 anni, di cui gli ultimi da CEO; con il suo negazionismo sui cambiamenti climatici; con il suo osannare l'industria del petrolio e del gas; con il suo voler demolire gli accordi di Parigi. Sappiamo che pero' dovra' quantomeno incominciare daccapo.

In queste settimane Obama di passi anti-trivelle ne ha fatti diversi: la chiusura dell'Artico all'estrazione di petrolio, i diveti petroliferi in varie riserve indiane e la chiusura dell'Atlantico alle trivelle vere e proprie fino al 2022, che hanno reso obsoleti i permessi di airgun appena revocati.  Queste decisioni saranno difficili da disfare per Trump. Certo, Obama poteva fare questi passi prima: sono certa che che la realpolitik abbia avuto il suo peso nel fare le cose all'ultimo minuto, ma il punto e' che prima o dopo che sia, questi passi importanti sono stati fatti

Apro invece i siti del ministero dell'ambiente italiano e scopro concessioni per airgun lungo tutto lo stivale, una litania di tristezza per questo paese e per chi vive di mare sano e non trivellato. Negli USA l'airgun era previsto ad 80 miglia da riva, qui siamo appena fuori le 12 miglia, un limite varato esattamente un anno fa e solo grazie all'eroica resistenza anti-Ombrina Mare. Prima del 2016 non c'era alcuna barriera protettiva.

Non se ne parla molto, ma ci sono in Italia concessioni per fare airgun e trivelle nel golfo di Taranto, con la Schlumberger e altre ditte microscopiche mai sentite prima chiamate Global Med, Global Petroleum Limited che di global non hanno niente se non il nome.  C'e' la Spectrum Geo che vuole fare airgun da Rimini a Santa Maria di Leuca, nel silenzio generale.  E poi ci sono trivelle approvate e approvande in terraferma in Emilia Romagna, in Basilicata, in Lombardia, in Sardegna.

Dov'e' l'Obama di turno qui? Dove sono i sindaci e i governatori della costa adriatica e ionica a mettere pressione continua a Roma, a Gianluca Galletti, ministro dell'Ambiente? Dove sono i giornalisti a scrivere gli editoriali contro l'airgun in Adriatico? A fare le domande difficili ed imbarazzanti a Matteo Renzi, a Paolo Gentiloni? Chi deve salvarlo quel mare?

Sono domande retoriche, lo so. Non ci sara' un deus ex machina a salvare i mari d'Italia. Sta a noi farlo. Trivellare e' per molti versi irreversibile, non porta niente di buono alle comunita' coinvolte, e piccoli e grandi esempi di resistenza alle multinazionali ci sono dappertutto: dal nostro Abruzzo fino alle foreste del Brasile.

Inizia un nuovo anno, e mi auguro che nella marea di piccole e grandi cose che la vita quotidiana ci presenta, tutti possano cercare di fare del nostro meglio per il bene comune, in modo disinteressato e sincero. Questa e' la nazione che ci e' stata data, e questa la nazione che ci tocca migliorare.

Qui le immagini di tutte le concessioni airgun approvate in Italia per il 2016.

Sunday, February 21, 2016

Arrivano le trivelle e il turismo collassa


In questo tempo di referendum e di folle corsa dei negazionisti per fermare il nostro si al mare pulito e no al petrolio, uno dei mantra che si sente ripetere e' che "turismo e petrolio" possono coesistere.
Ma quando mai.

Solo gente folle puo' pensare che Gela sia la stessa cosa che Taormina. E credo che non si debba aggiungere niente altro.

Interessante allora questo studio recente che proprio quantifica con i numeri le perdite turistiche a causa delle trivelle. Secondo i dati del South Environmental Law Center, le comunita' che si affacciano sul golfo del Messico di Louisiana, Texas ed Alabama incassano la meta' dei soldi turistici rispetto alle comunita' della Florida.

Perche' questo e' importante per l'Italia? Perche' anche qui i petrolieri continuano a persistere che turismo e petrolio si puo'. E invece no, non e' cosi.  Le contee senza infrastrutture petrolifere, in verde e quasi tutte nella zona della Florida, incassano in media 1,300 dollari a persona l'anno dal turismo. In quelle rosse, l'incasso e' esattamente la meta', 682.

Nel frattempo ci sono anche dei numeri collegati a vari incidenti petroliferi che hanno avuto influenze negative sul turismo di Florida, stato dove non si trivella, ma dove spesso arrivano scie di petrolio da incidenti che accadono altrove.

Ad esempio: nel 1979 il pozzo Ixtoc 1 rilascio' 3.3. milioni di barili di petrolio in mare, nel golfo del Messico, a quasi mille chilometri dalla riva del Texas. Ci vollero nove mesi per fermare il tutto. Il petrolio arrivo' in Texas e circa 300 chilometri di riviera texana furono inquinate.

Perdite economiche? Certo - 300 milioni di dollari che le associazioni turistiche chiesero ai petrolieri in una class action nel 1980. 300 milioni di dollari nel 1980 sono circa 950 milioni di dollari oggi.

In quella occasione, il turismo calo' fra il 30 e il 60% a secondo delle localita'. Il professor Charles Lamphear, dell'Universita' di Lincoln, Nebraska, disse che l'incidente essenzialmente paralizzo' il turismo per mesi. Altri soldi furono spesi successivamente per pubblicizzare che le spiagge erano pulite e che i vacanzieri potevano tornare.

Un altro caso ben studiato da un punto di vista economico e' il disastro petrolifero di Santa Barbara, del 1969. Qui invece arrivarono circa 100,000 barili di petrolio lungo 35 chilometri di costa, e ci fu una class action da 6.5 milioni di dollari da parte di residenti, e gestori di hotel. Sono 43 milioni di dollari di oggi. I danni totali all'ambiente vennero calcolati in 16 milioni di dollari, circa 100 milioni di oggi. 
E poi c'e' il golfo del Messico, l'incidente del 2010.

E' quasi impossibile quantificare le perdite qui, ma si tratta di almeno 22 miliardi di dollari per i soli primi tre mesi, da Aprile a Luglio. 

Vogliamo essere Gela o Taormina? 

Tuesday, February 17, 2015

Obama e l'East Coast, Renzi e l'Adriatico


Tutte le citta' della East Coast che hanno detto no alle trivelle e all'airgun.
Turismo e petorlio non si puo'.


Qui la mappa dei 160 km di barriera protettiva negli USA
Vietato trivellare: rosso
Permesso: verde


Tutto il petrolio che ci lasciamo sottoterra (arancio):
Trivelliamo solo il verde


Si trivellano solo i mari di Texas e Lousiana.



Ecco qui il risultato:
3000 pozzi, lo scoppio del golfo del Messico
e una accozzaglia di oleodotti marini
che e' impossibile monitorare


Il 17 Aprile vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? 


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** Update: 15 Marzo 2016, Obama annuncia che non ci saranno airgun 
e/o trivelle lungo la East Coast **

Salvi 800 mila chilometri quadrati di mare
in Virginia, South Carolina, North Carolina, Georgia

Come? 
La gente si e' ribellata, e con loro politici, stampa, attivita' commerciali.

Il parere unanime e' che 
turismo e petrolio non si puo'.

Vota SI il 17 Aprile 2016






Tutte le citta' della East Coast che si sono dichiarate contro le trivelle e contro l'airgun:
 
  
Tutte le attivita' commerciali della East Coast che si sono dichiarate contro le trivelle e contro l'airgun:

Tutti i politici della East Coast che si sono dichiarati contro le trivelle e contro l'airgun:

Carolinas
Florida
Mid-Atlantic
​Multi-state
Rappresentanti del Congresso USA contro trivelle ed airgun 

Editoriali della stampa della East Coast contro le trivelle e contro l'airgun:



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Le trivelle di Obama - notare la fascia di 50 miglia di protezione - fanno 80 chilometri.
Seppur nella sua follia: altro che trivelle sottocosta dell'Adriatico!


Anche la NASA e' preoccupata - a riva fanno dei test aereospaziali.
 Le trivelle non fanno parte dei test!

Non si capisce questo Obama esattamente che idee abbia sul mare, sul petrolio, sull'ambiente.

Nelle scorse settimane infatti, la sua amministrazione ha presentato un piano di trivellazioni offshore dalla Virginia alla Georgia, passando per North Carolina e South Carolina come si vede dalla foto sopra.

Mentre i petrolieri festeggiano, la gente mormora e si preoccupa.

Ma la cosa che mi fa pensare e' che qui, per quanto scellerato e folle sia questa idea, Obama almeno ha il buon senso di lasciare una fascia protettiva di 50 miglia, circa 80 chilometri.

Se si facesse la stessa cosa in Adriatico, per dirne una, non ci sarebbe scampo per i petrolieri!

L'Adriatico infatti e' in media 100 miglia di larghezza, esattamente160 chilometri. Ottanta noi, ottanta i croati, e l'Adriatico sarebbe chiuso.

Punto e fine.

Matteo Renzi non ha avuto una parola da dire sulle trivelle croate, non una.
E va bene, non gli interessa.

Fioccano intanto gli editoriali contro le trivelle: uno dei principali quotidiani del New Jersey ricorda che uno sversamento di petrolio anche a cento miglia dalle loro spiagge avrebbe effetti devastanti sull’economia, che si basa in larga parte su turismo, acquacultura e pesca. Come da copione i residenti non ne tratterrebbero alcun beneficio, visto che il petrolio e' di chi se lo piglia e tanti saluti.

Stessa cosa dal South Carolina, dove si ricorda che una fascia protettiva di 80 chilometri non e' sufficiente e che le trivelle non sono compatibili con l'industria numero uno dello stato: il turismo.

In realta' tutti i senatori degli stati interessati hanno espresso il proprio no alle trivelle, e tutti per gli stessi motivi: ne guadagnano solo i petrolieri. 

Anche la NASA e' coinvolta, visto che lungo le rive della Virginia c'e' una base aereospaziale e temono che petroliere e pozzi di petrolio potrebbero causare problemi di sicurezza ed incidenti.

In realta' lo stesso piano petrolifero era stato presentato gia' nel 2010, poco prima del disastro nel Golfo del Messico. L’incidente aveva ricoperto di petrolio ben 650 miglia di costa, cioe' la bellezza di 1000 chilometri e quindi, il progetto nefasto era stato ritirato venti giorni dopo perche' impresentabile.

Come ripetuto ad infintium, il petrolio e' ancora li e nessuno sa come ripulirlo.

Forse il governo USA crede che bastino cinque anni a far dimenticare? O a far ripulire?

Ma perche' Obama fa tutto questo? Ne abbiamo parlato tante volte. E' forse un giochino politico per accontentare gli elettori pro-trivelle, e per sembrare "bilanciato" dopo avere chiuso parte dei mari dell'Alaska alle esplorazioni petrolifere? E poi per aiutare chi verra' dopo di lui a prendere voti in questi stati del sud, repubblicani, e amanti dei buchi? Alla fine queste sono proposte che prima di essere messe in atto avranno bisogno di anni ed anni di progettazione e di accordi, molti di piu' che i due ci separano dalle elezioni del 2016 e quindi forse e' solo fumo elettorale negli occhi? 

Che sia una mossa politica e' chiaro: mica Obama chiede di trivellare in California? O in Florida? O anche a New York, dove hanno appena passato una moratoria anti fracking, o nel Maine. Se lo mangerebbero vivo.

Ma anche se e' una mossa politica, e' lo stesso un piano che regala alla Shell, alla ExxonMobil e alla Chevron, un area immensa area per i prossimi anni proprio adesso che ci potrebbe essere veramente la transizione verso le rinnovabili, adesso che le trivelle non sono piu' cosi redditizie.

Interessante che Delaware abbia chiesto di essere escluso dal piano, e che abbia spronato il Bureau of Ocean Energy Management a spostare gli investimenti sulle energie rinnovabili.

Intanto le proteste cavalcano anche in Virginia, speriamo che possano fare anche loro lo stesso e che Obama possa decidere: trivelle o ambiente. Di qua o di la.

Democristianamente in mezzo non si va da nessuna parte.