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Thursday, July 13, 2017

South Miami: la prima citta' della Florida con obbligo di fotovoltaico sui tetti










“We are running out of time. 
It benefits everybody except auto companies and the utilities.”

Il sindaco di South Miami, Philip Stoddard 
 

La citta' di South Miami ha appena approvato una legge che obblighera' i proprietari di case nuove e quelli che le ingrandiscono di installare pannelli solari sui tetti.

E cosi, dopo Lancaster, San Sebastopol e San Francisco in California, arriva un comune della Florida in questa lista delle citta' USA con l'obbligo del sole sui tetti.

L'idea e' del sindaco di South Miami, Philip Stoddard, professore universitario di biologia e da sempre preoccupato per i cambiamenti climatici e sensibili a temi di efficenza energetica. 

Da come la vede lui, questa decisione aiutera' a diminuire le emissioni di CO2 e a contenere gli aumenti di temperatura. Sopratutto servira' a garantire che Miami esista ancora fra qualche generazione, visto che gli effetti dei cambiamenti climatici, nella forma di livello del mare che si innalza, e di allagamenti, sono sotto gli occhi di tutti qui.

C'e' pero' sempre l'avvocato del diavolo, con il solito mantra che questo provvedimento sara' nefasto per i cittadini, specie i piu' poveri. Altre giustificazioni per non volere i tetti al sole: per prendere il sole sui pannelli occorrera' in molti casi tagliare alberi che fanno ombra. Altri invece dicono che la citta' dovrebbe preoccuparsi di piu' della criminalita'. E se arriva l'uragano a portarsi via il pannello?

Altri ancora con il concetto della liberta' personale, e che dovrebbe esssere una "scelta".
Siamo o non siamo "the land of the free?"

Ma ... chi sono questi che non vogliono il sole sui tetti?

Vai a vedere sono tutti pagati dal gestore tradizionale dell'energia elettrica, la FP & L, la Florida Power and Light. Una specie di ENEL locale.

E' evidente che con i sole sui tetti si usera' meno energia, o comunque meno energia centralizzata, e il loro business sparira'. E quindi quelli della FP & L hanno cercato un po' di nascondersi dietro questa cosa dei costi, facendo finta di preoccuparsi dei meno abbienti, e cercando di seminare dubbi e preoccupazioni fuori luogo.

Tutte queste discussioni inutili solo per tenersi quanto piu' profitto possibile per se, e per quanto piu a lungo possibile, insomma.

E infatti alla fine, il sindaco e la giunta ha votato ed ha approvato la legge dei pannelli con 4 voti a favore e uno contrario.

Il sindaco ha ricordato che in altre citta' della Florida del sud ci sono altri obblighi -- di piantare alberi, di avere tetti con determinate caratteristiche architettoniche --  il tutto a spese dei proprietari delle case, e nessuno di quelli della FP & L si e' mai lamentato o ha cercato di proteggere i piu' poveri da questi costi.

Perche' lo fanno solo ora con i pannelli solari?

E evidente no?

E cosi, chiaro chiaro, il sindaco Stoddard ha detto: qui gli unici che ci perdono sono i petrolieri e quelli della FP & L.

"The only ones who are not being helped by this are FP &; L and Exxon" -- parole testuali.

Facciamo un passo indietro. Qui negli USA la disuguaglianza e' evidente. Come dice mia mamma, in alcuni posti o hai la Porche o non hai niente. Miami e' un po cosi, e lo sono pure molte altre grandi citta', Los Angeles compresa. Un po' per come e' strutturata l'economia, un po' per il grande potere delle lobby e dei ricchi, e un po' perche' continua ad arrivare capitare straniero che tende a distorcere tutti i delicati equilibri sociali. Primo fra tutti quello del mercato immobiliare.

Cioe': arrivano cinesi e sud-americani, nigeriani e russi, iraniani e sauditi con soldi qualche volta di dubbia provenienza, tutti cash, comprano e portano il mercato ad esplodere. E cosi le persone normali non possono competere, e la gentrificazione galoppa.

Non so se sia cosi anche in Italia.
Ma qui spesso questi ricconi comprano casette piccole, le demoliscono e ci fanno le loro Mac-Mansions, orribili mega ville case in stile "italiano" che fanno pieta'.

Ecco, questa legge dei tetti al sole per chi ingrandisce piu' del 75% rispetto all'originale e' dedicata in primo luogo a loro.

A chi demolisce casette per farci ville mastodontiche e per i quali i soldi non sono certo un problema. 
Almeno che ci mettessero i pannelli solari.

Il sindaco ha anche ricordato che il sole sui tetti abbassa i costi della bolletta e da' valore aggiunto alle case. Sensa dimenticare che il costo del fotovoltaico continua a calare. Il consigliere Gabriel Edmund ha ricordato che quelle di cui sopra erano esagerazioni, e che le nuove regole saranno applicate quasi sicuramente solo verso le case piu' di lusso. 

Le uniche o quasi che si costruiscono in questo momento a Miami.
Miami New York Los Angeles South Miami becomes first city in Florida to mandate solar panels on new homes Despite opposition from residents, owners of new homes and those increasing square footage by 75% must spend $25k on solar panels By Francisco Alvarado | July 13, 2017 02:45PM Solar panels. (Credit: Getty Images) South Miami is now the first city in Florida to require owners of new homes to spend $25,000 on solar panels, joining San Francisco and two small cities in California as the only local jurisdictions in the United States with similar renewable energy building regulations. Late Wednesday evening, the city commission approved the legislation 4-1, despite vocal opposition from developer representatives, consumer protection groups and some South Miami property owners. The new law also applies to existing properties whose owners increase the square footage of a home by 75 percent or more. South Miami Mayor Philip K. Stoddard, who has long advocated for renewable energy solutions to combat sea level rise and global warming, said making property owners install solar panels would help reduce carbon emissions and rising temperatures. “This is about my children and my grandchildren and your children and grandchildren,” Stoddard said. “We are running out of time. It benefits everybody except auto companies and the utilities.” However, a steady number of opponents claimed forcing homeowners to install solar panels would result in an unnecessary financial burden. South Miami Commissioner Josh Liebman said the new law would especially hurt development of affordable homes and low-income neighborhoods in the city. “All over South Miami, houses are being torn down,” he said. “This is government bureaucracy on the most micro-level. We must protect freedom of choice.” Liebman noted that if he decided to make a major addition to his home, he would be forced to cut down oaks on his property in order for newly installed solar panels to get direct sunlight. “I would make my house warmer to make it greener,” he said. “That is counterintuitive.” South Miami resident Michael Jones said the city should focus more on lowering crime and making residents in the low income neighborhoods feel safe. “People need security in their lives,” he said. “They don’t need solar panels. There are a lot of expenses for people who put solar panels on their roofs.” Sandra Dinari, a homeowner whose addition to her house will make it 50 percent bigger, said increasing the threshold to 75 percent or more wasn’t going to change her mind. “I still think it should be up to the homeowner to put up solar panels,” Dinari said. “I respectfully request not making it mandatory.” Truly Burton, executive vice-president for the Builders Association of South Florida, asked the city commission to delay voting on the solar panel legislation and submit a proposal to the Florida Building Commission stating the unique conditions in South Miami that would warrant a mandatory requirement for solar panels on new homes. “I urge you not to adopt this,” Burton said. Prior to the meeting, the Miami chapter of the Florida Businesses for Affordable Energy issued a statement saying the solar panel law would further escalate an affordable housing crisis in South Miami, making the city even more unaffordable and unattainable. “It is imperative for the South Miami Commission to weigh the legitimate economic concerns of South Miami residents before hastily imposing a poorly thought out mandate,” the statement said. However, South Miami Commissioner Gabriel Edmund said the concerns were being blown out of proportion. “The only ones being required to add solar panels is a person who completely destroys a house and rebuilds it,” Edmund said. “This ordinance is only going to impact a very small part of the marketplace and that tends to be more high end.” Tags: Residential Real Estate, solar panels, south miami Short URL Print Popular Commercial investors, developers scour Little Havana for hot deals 13th Floor, partner to bring 500 single-family homes to Riviera Beach Edgewater development site hits market, could fetch more than $10M, broker says Tavistock buys the Sails land and marina, scores $50M loan for Pier 66 site in Fort Lauderdale Lennar buys 77 acres in Homestead for $10.75M More Stories Sites South Florida New York Los Angeles Other Links Events Shop Subscribe to Magazine Careers About Us Staff Directory Contact Us Privacy Policy STAY CONNECTED Join over 200,000 real estate professionals who receive our daily newsletter All rights reserved © 2017 The Real Deal is a registered Trademark of Korangy Publishing Inc. 6318 Biscayne Boulevard, Suite 200, Miami, FL 33138 Phone: 305-740-1211

Monday, June 12, 2017

Miami sommersa dai cambiamenti climatici a demolire case e restituire la terra al mare







Saturday, December 20, 2014

La fine di Cedar Island



Continuano a scomparire le isole lungo le coste americane per colpa dell'innalzamento dei livelli del mare e dei cambiamenti climatici

Nel 1998 Tom Horton decise di costruire una citta' per le vacanze a Cedar Island, in Virginia.  Avrebbe dovuto essere un importante centro balneare gia' negli anni 1950. Si era gia' scelto il nome: “Ocean City, Virginia".

Ci sarebbe stato un ponte a collegare l'isola alla terraferma e sarebbe stato il paradiso. Il ponte non fu mai costruito, ma le case si. I lotti andarono a ruba fino agli anni 1980.  Fu in quel periodo che una ad una le case iniziavano a crollare e ad essere ingoiate dal mare a causa dell'innalzarsi dei livelli degli oceani.

Oggi 9 dicembre 2014 e' crollata l'ultima casa di Cedar Island.

I proprietari prima di dare l'addio alla propria casa hanno bruciato quello che c'era da bruciare e cercato di evitare piu' possibile che il loro sistema fognario e le caldaie inquinassero il mare.

Gia' da vario tempo gli scienziati avevano dato l'allarme che costruire su questa Cedar Island non fosse proprio saggio perche' a causa di tempeste e mareggiate, l'isola indietreggia di vari mesi l'anno
e non c'e' sufficente sabbia per ripristinare quanto viene perso al mare.

Nonostante gli avvertimenti le case sono state costuite lo stesso, e la gente le ha comprate e il governo ha permesso questa speculazione edilizia a breve termine.

Hanno gli stessi problemi anche a Miami Beach.  

A New York c'era una isola, Hog Island, che venne cancellata da un uragano nel 1893.






Wednesday, July 4, 2012

Bocciate anche Cipressi e Santa Venere



Mi scrive un messaggio breve breve Fabrizia Arduini, la santa d'Abruzzo che da 30 anni, senza cercare clamori, visibilita', senza chiedere soldi a nessuno, senza cercare poltrone, o scrivere libri a scopo di affarismo, si dedica alle cose d'ambiente in Abruzzo.

Petrolio, cave, parco, pulizia spiaggia: qualsiasi cosa chiedi a Fabrizia e lei ti dice.

Senza Fabrizia non sarei riuscita a fare meta' delle cose che ho fatto per l'Abruzzo, e qualunque attivista d'Abruzzo lo sa che c'e' sempre il suo zampino nelle proteste, nell'organizzazione, nel leggersi le carte, nel lavorare in silenzio.

Quello che le fa piu' onore, secondo me, e' che fa tutto questo lavoro anche per localita' che non riguardano esattamente il suo orticello.

E infatti, ieri 3 luglio per il maxi incontro della VIA a L'Aquila, Fabrizia e' andata a difendere i territori fra le province di Teramo e di Pescara dalle trivelle dell'ENI - che ora si chiama Adriatica Idrocarburi, ma che sempre ENI e', e che distano oltre 50 chilometri da dove lei vive, Ortona.

Ecco cosa mi scrive Fabrizia:
Dunque non si sa bene perche' e per come, ma la Commissione VIA ha bocciato anche Cipressi e Santa Venere.

Un'altra piccola vittoria di noi tutti.

Nei prossimi giorni ci saranno altre notizie, e commenteremo a tempo dovuto. Bomba invece e' stata rimandata al 10 luglio. Per adesso va bene cosi.

Le concessioni riguardavano le citta' di: Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant’Angelo, Elice, Montefino e Penne, Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella e Spoltore.

C'era qualcuno di questi sindaci a difendere il territorio A parte Moscufo, no.

Non c'era nessuno di loro.

Grazie sindaco, Alberico Ambrosini.
Grazie Fabrizia.

E ancora una volta, grazie a tutti per avere scritto le osservazioni su entrambi questi progetti - sono sicura che hanno avuto il loro peso, considerato che alcuni membri della VIA erano veramente stizziti dall'avere di fronte, ancora una volta, centinaia e centinaia di testi di contrarieta' secondo quanto stipulato dal trattato di Aarhus, e dove venivano messe in evidenza tutte le incongruenze del progetto
dell'Adriatica Idrocarburi - ENI.

Sono sempre convinta che Sorgi, Scoccia, Chiodi e compari abbiamo veramente paura della volonta' popolare.

Occorre quindi continuare a rompere le scatole incessantemente, nella certezza che il principio di partecipazione e di rispetto della democrazia e' nostro, e' sacro, e che loro sono a dover avere paura di noi, e non il contrario.

La nostra voce ha un peso come collettivita', ed occorre usare la nostra voce forte ed in maniera intelligente, senza puntare ai massimi sistemi, ma iniziando con le cose concrete, i passi che si possono fare, uno alla volta e farli, senza tentennare.

Chi l'avrebbe mai detto che dal 2007 ad oggi non uno dei progetti di morte dell'ENI e delle sue amiche e' stato completato?

E questo grazie a tutti noi, la Chiesa cattolica, la Confcommercio, le tante associazioni, l'impegno di tutti.

Non siamo diventati la Basilicata anche se volevano provarci, e questo deve darci coraggio di continuare, piu' numerosi, piu agguerriti, piu' consci dei nostri dirtti, del nostro potere.

Nella festa del 4 luglio, seduta in un albergo di Miami, e nonostante i mille soprusi fatti al mio lavoro e le mille cattiverie perpetrate verso di me in questi anni, sono soddisfatta.

Usciro' adesso a godermi il mare cristallino di South Bay, i fuochi d'artificio, e decidero' che ne e' valsa la pena.

God bless.

Monday, June 20, 2011

Hands across the sand: il villaggio globale contro le Trivelle


Expanding offshore oil drilling is not the answer;
embracing Clean Energy is.

Oceana, 25 Giugno 2011

"Hands across the sand" e' un evento organizzato da Oceana, una associazione americana che si occupa di salvare l'oceano da vari tipi di attacchi, incluse le trivellazioni.

Quest'anno hanno preparato una giornata mondiale di protesta contro le trivelle in mare, per il 25 giugno 2011.

E' molto semplice: tutti al mare, una catena umana il piu' possibile lunga, si scattano un po di foto e si mandano ad Oceana, su questo link qui.

L'idea e' che siccome si vuole trivellare il mare in ogni parte del pianeta - compresi il Belize, Papua Nuova Guinea, i mari della Grecia, e altri supposti paradisi marini - per un giorno in tutto il mondo esprimiamo solidarieta' gli uni con gli altri e mandiamo un messaggio quanto piu' forte ai nostri politici.

Il primo evento fu un anno fa, in Florida il 13 Febbraio 2010. Oltre 10,000 floridiani si dettero la mano lungo la costa congiungendo 60 cittadine, incluse Miami Beach e Key West. Fu il piu' grande evento nella storia della Florida per scongiurare l'apertura dei mari della Florida alle trivelle.

Il limite attuale e' di 200 km da riva.

Successivamente, a causa dello scoppio della piattaforma in Louisiana si decise di rifare la stessa manifestazione a un livello globale. Era il 26 Giugno 2010 e ci furono 1000 eventi, in tutti gli stati USA anche quelli non costieri. Parteciparono circa 42 nazioni.

Si calcola che quel giorno si diedero la mano circa 100,000 persone. Qui tutte le foto e i video del 2010. L'obiettivo e' di superare la cifra di 100,000 per il 2011.

Anche noi Italiani partecipiamo nelle seguenti citta':



Vieste, Puglia ore 11:30am - Guido Pietroluongo (25 Giugno)

Ortona, Lido Riccio, Abruzzo ore 11am - Francesco Stoppa (25 Giugno)

Torino di Sangro, Lido Le Morge, Ines Palena, (25 Giugno)

Vasto, Lungomare Cordella, Francesca Cianci (25 Giugno)

San Viglio di Marebbe, Trentino Alto Adige, ore 1pm, Ronald Blom (25 Giugno)


Policoro, Rotonda Lungomare, Basilicata ore 12, Felice Santarcangelo (26 Giugno)

Qui il video spot della OLA:



One step at a time.

Sunday, February 28, 2010

Ritorno da L'Havana, Cuba


Questo blog non e' stato aggiornato per un paio di settimane perche' sono stata invitata ad un convegno a Cuba. Per tutto il tempo che sono stata li - un po per scelta e un po per necessita'- non ho controllato la posta elettronica. Cerchero' di rispondere a tutti al meglio che posso nei prossimi giorni. Per ora sono a Miami per il fine settimana e torno a casa domani, riposata e felice.

Saturday, December 12, 2009

Le mie impressioni




La patria es agonia y deber
Jose Marti' - Domino Square, Little Havana, Miami


Sono stata lontana dal computer per un paio di giorni - dopo la conferenza ho trascorso un po' di tempo a Miami Beach e poi a Key West e volevo un po di quiete per un giorno o due. Ho spento tutto. Questa storia del petrolio mi ha veramente cambiato la vita e ho pure un altro lavoro...

Intanto mi sono arrivati vari email e comunicati con idee e commenti e in cui si chiedeva la mia opinione sulla legge. Cosa posso dire? Non sono un legislatore, e invece di attaccare la legge insultandola in maniera gratuita ecco qui cosa penso sulla base di fatti e argomentazioni, e non sentimentalismi. Alcune di queste cose le ho gia' dette, altre ci ho riflettuto in questi giorni:

1) Legge o non legge i signori Petroceltic, Vega e MOG vanno avanti con le proposte di trivellare il nostro mare. Occorre non dimenticare questo fatto e far pressione sulla provincia e sugli organi locali che mandino i propri testi e le proprie osservazioni al ministero. Vogliono trivellare a 5 o 6 km da Punta Aderci e dall'Acquabella di Ortona. Di nuovo, prego tutte le associazioni o le persone di buona volonta' di scrivere un testo di contrarieta' al governo centrale e per mostrare che siamo tutti compatti e contrari. Mi si puo' scrivere qui.

2) La proposta di legge dice che sono vietate le estrazioni di oli combustibili. Questa frase non ha senso. Gli oli combustibili sono un derivato industriale del petrolio e NON si estraggono. E' come dire e' vietato estrarre benzina. Sottoterra non c'e ne' benzina ne oli combustibili, ma IDROCARBURI.

3) Se uno guarda le mappe preparate dagli amici del WWF e di Legambiente appare che in realta' le diciture zona sismica e zona vitivinicola coprono quasi tutto l'Abruzzo. Ma la domanda che io mi pongo e' : chi classifica le zone vitivinicole? Supponiamo che uno compra un terreno 'vitivinicolo' . Supponiamo che poi lo spianti e che rimanga nuda terra. Quel terreno e' ancora vitivinicolo? Guarda caso, e' quello che e' successo al Feudo di Ortona.

E poi, supponiamo che un buco esista o che le giunte future decidano di cambiare il modo di classificare le zone vitivinicole. Quanto facile sara' mettere un pozzo di petrolio a 100 metri da una zona vitivinicola o da una qualsiasi altra area protetta?

Non era meglio scrivere tutto l'Abruzzo?

4) Occorre allora esser chiari di modo che fra due, tre, dieci anni, non arrivi l'ENI di turno a decidere di "reinterpretare" la legge come meglio pare a loro.

Io avrei messo un testo di questo genere:

Sono vietate tutte le operazioni di esplorazione, estrazione, trivellamento, stoccaggio, coltivazione, e raffinamento a tutti gli stadi di idrocarburi, inclusi, ma non limitatamente a oli pesanti e leggeri, gas e sabbie bituminiche. Il divieto si applica per tutto il territorio regionale.

Semplice e chiaro.

5) C 'e' stato un gran parlare del fatto che la moratoria attuale fosse anti-costituzionale. L'attuale legge, che io sappia (ma potrei sbagliarmi) non e' stata dichiarata anticostituzionale dal governo. Vige ancora. La persona che ha sollevato la possibilita' che fosse anticostituzionale e' stato proprio un personaggio secondario del PdL, tale Daniele Toto, imparentato a Carlo Toto, il "salvatori della patria" per l'Alitalia, ed ex proprietario dell'Air One. Ne abbiamo parlato qui. Praticamente, e' stato questo galantuomo a mettere le pulci nell'orecchio dei governanti di Roma, non si sa perche'.

6) Questa battaglia non e' di destra e non e' di sinistra. E' un puro caso che al governo regionale ci sia una (ambientalmente incompetente) giunta di destra. La sinistra, ai tempo che furono, ha fatto altrettanto pena, con la giunta Del Turco che diede tutti i permessi, seguito dall'assessore all'ambiente del tempo, Franco Caramanico. Me lo ricordo ancora Del Turco che diceva che il petrolio avrebbe portato lavoro, che l'ENI era una santa e che il centro oli di Ortona era il progresso! E mi ricordo benissimo Mr. Caramanico dire in piazza a Paglieta che lui non ci poteva fare niente, che firmare le carte per l'ENI erano "atti dovuti" e che era meglio non dire niente alla popolazione perche' lui non avrebbe saputo offrire spiegazioni e proposte.

Tutti sono benvenuti, ma questa NON e' una lotta del PD, o di chi fa le leggi migliori.
Io personalmente non accettero' strumentalizzazioni. Il PD ha delle colpe molto gravi in questa faccenda, primo fra tutti quello di avere taciuto dal 2001 al 2007 e di aver approvato progetti di cui non capiva ne' pericolosita' ne' impatto. Se non fosse stato per il Comitato Natura Verde all'inizio e per e tutti i movimenti sorti dopo, e un po' anche per la sottoscritta, la politica nel suo complesso NON AVREBBE FATTO NULLA. E' troppo facile adesso cavalcare l'onda della contrarieta' quando tutta la regione e' compatta e dice no. Ripeto, tutti sono bene accetti, e spero che nessuno voglia sfruttare la situazione a scopi politici.

Nella mia opnione, la politica abruzzese nel suo complesso, e con le dovute eccezioni presenti sia a sinistra che a destra, hanno mostrato fortissimi limiti culturali e democratici.

Voglio vedere come si metteranno questi politici (sia di destra che di sinistra) quando si trattera' di lottare contro altri temi, come gli inceneritori o il nucleare, e quando si trattera' di spiegare alla gente che incenerire non e' cosa buona, che si deve reciclare/ridurre/riusare in maniera ossessiva, che il nucleare andrebbe anche bene, se non fosse che l'uranio scema, che nessuno sa dove mettere la monnezza tossica e che noi Italiani non sappiamo nemmeno dove mettere quella pre-1987 (anno del referendum). Voglio vedere le leggi per l'economia verde, per il risparmio energetico, per il vuoto a rendere.

Infine. La parola ambientalismo non e' un peccato. Io non so quale sia la sua definizione esatta, ma voglio interpretarla nel suo modo piu' nobile: avere cura dell'ambiente per avere cura di se stessi. Non siamo diversi dagli uccelli riempiti di petrolio o dalle ranocchie a due teste: avvelenare l'ambiente significa avvelenare noi stessi, perche' come gli uccelli e le ranocchie quell'ambiente e' la nostra casa e dobbiamo averne cura.

Tuesday, December 8, 2009

Da Miami


*Sono ad una conferenza a Miami in questi giorni. Non ho molto tempo per scrivere. Ecco qui il comunicato che mandano gli amici di WWF e Legambiente che in fatto di leggi ne sanno molto piu' di me. Nella mia opinione, occorre parlare di idrocarburi e non di oli combustibili (che non si estraggono ma si producono), coprire tutta la regione e non solo le aree speciali, proteggere il mare al meglio che si puo'.

A Miami, la cui industria numero uno e' il turismo, pozzi di petrolio in mare o in terra, non se ne vedono**

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LEGAMBIENTE e WWF esprimono soddisfazione per la proposta di legge della Giunta regionale

Buona la risposta per la situazione a terra. Indispensabile la redazione di un Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera

Appello al Consiglio regionale per un miglioramento del testo di legge e per un’espressione di unanimità di voto

Pescara, 07.12.2009.
L’Abruzzo delle qualità contrapposto alla deriva petrolifera regionale. Questa mattina Legambiente e WWF hanno tenuto a Pescara una conferenza stampa sulla proposta di legge regionale “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale” avanzata dalla Giunta regionale, su iniziativa del presidente Gianni Chiodi, a contrasto della petrolizzazione del territorio abruzzese.
Le associazioni, rappresentate da Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, e Dante Caserta, consigliere nazionale di WWF Italia, hanno espresso un giudizio di carattere politico favorevole sull’iniziativa di legge che, in maniera chiara, contrappone alla deriva petrolifera regionale l’Abruzzo delle qualità. Il confronto tra le aree interessate da richieste di concessione per ricerche ed estrazioni di idrocarburi e le aree sulle quali la proposta di legge esclude tali attività evidenzia, infatti, la volontà dell’Abruzzo di non lasciare spazi alla deriva petrolifera.
«Si tratta di un provvedimento importante – sottolineano i rappresentanti dei due sodalizi ambientalisti – che, a poco più di venti giorni dalla scadenza della moratoria stabilita dalla Legge Regionale n. 14 del 2008, mette di nuovo freno agli interessi delle compagnie petrolifere ed al progetto del Centro oli dell’Eni di Ortona. La proposta assume un valore politico rilevante in quanto, la regione Abruzzo ribadisce una scelta di campo che non pone dubbi sulla vocazione territoriale regionale in quanto, le attività di sfruttamento del sottosuolo sono vietate proprio a tutela della pianificazione esistente, dell’ambiente naturale e dell’agricoltura di qualità e del principio di precauzione sul rischio sismico ed idrogeologico».
Da un punto di vista tecnico le Associazioni, dopo aver analizzato nel dettaglio i contenuti, hanno espresso la necessità di integrare e migliorare la proposta di legge in sede di discussione in Consiglio regionale in quanto la norma presenta alcune imprecisioni terminologiche, non risolve il problema delle concessioni di estrazioni già rilasciate e, soprattutto, non reca alcun riferimento alla situazione a mare, dove gli interessi delle compagnie petrolifere sono maggiori e più pressanti.
Lo strumento per bloccare anche a mare il proliferare di piattaforme estrattive può essere individuato nel Piano di Gestione Integrata della zona costiera.
«La Regione deve impegnarsi – continuano i rappresentanti delle due associazioni – a redigere il Piano di Gestione Integrata della zona costiera, strumento previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale, capace di valutare nello specifico anche gli influssi delle attività petrolifere sul sistema costiero. È necessario costituire un modello partecipativo di stampo europeo che metta allo stesso tavolo interessi e competenze: le intese così costruite potranno preparare la strada ad un piano integrato di gestione».
Attraverso l’introduzione nella legge di un nuovo articolo, la Regione può impegnarsi a predisporre tale strumento entro tempi brevi e certi, disponendo, nelle more della sua approvazione, una moratoria che blocchi gli iter autorizzativi avviati.
Purtroppo, da un lato, i ritardi con cui si è intervenuti, dall’altro, la volontà del Governo italiano di individuare nell’Abruzzo un distretto minerario, hanno reso la situazione estremamente complessa, per cui è necessario dare un segnale politico forte ed inequivocabile nella direzione manifestata da tempo da cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria, enti locali, realtà produttive.
«Sappiamo che anche altre forze politiche stanno predisponendo proposte di legge in questa direzione - hanno aggiunto i rappresentanti di Legambiente e WWF – Questo è sicuramente un bene perché nella discussione in Consiglio Regionale si potrà migliorare il testo presentato dal Presidente Chiodi. Tutti devono collaborare per giungere ad una legge condivisa, confermando quell’unità che, nonostante i distinguo di merito, non mancò al momento dell’approvazione della precedente legge regionale poi impugnata dal Governo Berlusconi».
Nella discussione del Consiglio si potrà ribadire anche la necessità di dotare la Regione di tutti quegli strumenti di pianificazione (Piano Energetico Ambientale Regionale) e di valutazione (ambientale, strategica e sanitaria), indispensabili per consolidare la scelta di mantenere l’Abruzzo una regione libera dal petrolio.
La mobilitazione della società abruzzese è ad un passo dal segnare un nuovo importante punto a tutela del territorio, come era già accaduto con il terzo traforo del Gran Sasso, la distribuzione di acqua dai campi pozzi a valle della megadiscarica di Bussi o con il prelievo di acqua da fiumi abruzzesi per venderla alla Puglia: è ora indispensabile compiere un ulteriore sforzo per rendere realtà le volontà manifestate e gli impegni assunti.

Dante Caserta 335.8155085
Angelo Di Matteo 347.8489363

Mappe Disegno Di Legge Regione Abruzzo 30-9-2009