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Saturday, March 30, 2019

Estinti (o quasi) i caribou, le renne americane: l'uomo gli ha distrutto l'habitat





La primavera e' ufficialmente arrivata e il per il prossimo inverno dovremmo aspettare un altro anno. 

L'ultimo branco noto di caribou che viveva fra il Canada, l'Idaho e lo stato di Washington e' rimasto al conto di ... uno. A Gennaio 2019 i rangers del British Columbia hanno catturato l'ultimo esemplare, una femmina, e l'hanno posta in cattivita', sperando di poter in qualche modo salvare la specie. 

Il branco di cui faceva parte si chiama South Selkirk, il nome della montagna dove viveva.

L'esistenza di un solo esemplare, secondo gli esperti significa che la specie e' gia' funzionalmente estinta. I caribou in questione sono parte di un gruppo di quindici sottogruppi diversi noti come caribou delle montagne meridionali. 

Non sono renne come quelle che vivono nella tundra vicino ai poli, ma piu' a sud, in climi piu' temperati. Tutte e 15 sono in via di estinzione a causa dell'attivita' umana che gli ho tolto habitat e che gli ha cambiato il clima. 

Questi animali vivono nelle foreste miti del nord-ovest degli USA d'estate, e d'inverno migrano verso zone piu' fredde, mangiano muschio e licheni e sono preda di lupi e leoni di montagna. Un tempo questi caribou popolavano anche gli stati ad est degli USA, il New England e il Minnesota. Addirittura venne creata una catena di caffe chiamata proprio Caribou.

Sono animali delicati, potremmo definirli poco maliziosi: non sanno scappare agilmente dai loro predatori, non sanno combattere bene, sono un po goffi, e spesso perdono nella lotta alla sopravvivenza animale. Hanno dunque bisogno di habitat che li proteggano. 

Nel 1983 si era arrivati a 30 membri del branco di South Selkirk, e la specie fu inserita in quelle a rischio di estinzione, che fece si che poterono essere applicate delle misure per la loro salvaguardia.
E infatti nel 2009 la specie era un po cresciuta, arrivando a 50 esemplari. 

Ma dopo quella data, in dieci anni, il tonfo. 

Nel 2018 c'erano tre esemplari.

Nel 2019, appunto uno.

Quale la causa di questo crollo? 

Semplice: strade, abbattimento di alberi, petrolio, pozzi, oleodotti e comunicazioni elettriche.

In tutti questi casi sono stati abbattuti alberi secolari ed e' scomparso il muschio che li rivestiva e che dava da mangiare ai caibou. Sono poi ricresciute foglie e arbusti piu' piccoli che pero' hanno attratto cervi ed altri animali, che a loro volta hanno attratto i predatori naturali dei caibou, lupi e leoni di montagna.


I lupi non andavano in queste foreste prima, ora si, a mangiare i cervi, attratti dalle foglie fresche, e visto che ci stanno mangiano pure i caribou che non sanno difendersi.

Oltre alla femmina di caribou appena catturata, in cattivita' ci sono altri tre esemplari: un cucciolo catturato dopo che la sua mamma e' morta allo stato brado, e altri due adulti, ma di un altra filiera di caribou. Non e' ben chiaro come si procedera', ma il governo del Canada, dopo appunto aver autorizzato ogni forma di trivella, decide di voler iniziare un programma di ripopolazione dei caribou. 

Una delle tribu' di nativi, detta Kalispel Tribe, che si nutre tradizionalemnte di carne di caribou e impegnata nel ripopolamento della specie, e intanto dal lato USA due organizzazioni ambientali, guidati dal Center for Biological Diversity ha portato in causa lo U.S. Fish and Wildlife Service for per non aver protetto l'habitat dei caribou in Idaho e Washington. 

Gia' nel 2011 questo U.S. Fish and Wildlife Service, una specie di ministero per gli animali selvatici aveva proposto di proteggere 150,000 di terra per i caribou.

Dopo le proteste di quelli che praticano snowmobile, e altri portatori di interessi speciali, l'area e' stata ridotta a solo 10,000 ettari, ben poca roba per la sopravvivenza dei caribou.

Vedremo come va a finire. Per ora questa e' un'altra storia di ecologia in cui l'uomo non si rende conto del tenue legame che tiene in piedi tutti i pezzi del creato e che non si rende conto che il suo egoismo, di snowmobile, trivelle, e strade inutili ha un prezzo e che a pagare sono sempre i piu deboli.

Friday, January 25, 2019

Australia: fa cosi caldo che i pipistrelli cadono dagli alberi. Morti.






 


L'Australia e' nel bel mezzo di una ondata di caldo che ha rotto ogni record e che ha causato enormi problemi.

In alcune parti del paese siamo a temperature che oscillano sui 49 gradi, il New South Wales e' arrivato al record nazionale storico con la colonnina che non e' mai scesa sotto i 36 gradi, anche di notte, questo vuol dire che non c'e' mai tregua.

A soffrirne di piu gli animali che non hanno l'aria condizionata.

A Novembre 2018, una ondata dai caldo ha ucciso un terzo dei pipistrelli della specie ``spectacled flying foxes"  - volpi volanti con gli occhiali - nei pressi della citta' di Cairns, per un totale di 23,000 unita' anche se si pensa che il numero finale possa essere maggiore, fino a 30,000 unita'. Il totale e' stimato essere 75,000 pipistrelli della stessa specie.

Il loro numero e' in declino da anni.

Altri 10,000 esemplari della specie ``black flying foxes" - volpi volanti nere  - sono morti.

Non era mai successo prima.

I pipistrelli cadono morti dagli alberi perche' non riescono piu' a regolare i meccanismi interni quando la temperatura e' superiore ai 40 gradi centigradi. I piu' delicati sono i piu' giovani e le specie femminili che hanno appena partorito perche' le loro temperature sono gia' piu' elevate.

La morte accade in un modo orribile: i loro cervelli vanno in tilt, surriscaldati, perdono coscienza e cadono a terra stecchite.

E non e' solo la morte dei pipistrelli, c'e' anche il loro ruolo nell'ecosistema visto che aiutano la pollinazione degli alberi.
I cambiamenti climatici hanno portato molti danni all'Australia, come riporta il “State of the Climate 2018” pubblicato dallo stesso governo australiano. Le temperature nel continente sono aumentate di un grado centigrado dal 1910 ad oggi, e c'e' stata una esplosione di "effetti estremi", caldo, morti, natura ferita.

Non da ultimo.. sono stati superate tutte le sfumature di rosso possibili per le mappe dei cartografi - hanno aggiunto viola e rosa in modo da poter mostrare anche temperature oltre i 50 gradi centigradi.

Il governo ha pure mandato un “code red”dove viene consigliato a tutti di stare chiusi in casa.

Evviva i cambiamenti climatici allora - dove noi tutti possiamo starcene al fresco dei nostri condizionatori, ma dove la natura non ha scampo.








Thursday, July 13, 2017

South Miami: la prima citta' della Florida con obbligo di fotovoltaico sui tetti










“We are running out of time. 
It benefits everybody except auto companies and the utilities.”

Il sindaco di South Miami, Philip Stoddard 
 

La citta' di South Miami ha appena approvato una legge che obblighera' i proprietari di case nuove e quelli che le ingrandiscono di installare pannelli solari sui tetti.

E cosi, dopo Lancaster, San Sebastopol e San Francisco in California, arriva un comune della Florida in questa lista delle citta' USA con l'obbligo del sole sui tetti.

L'idea e' del sindaco di South Miami, Philip Stoddard, professore universitario di biologia e da sempre preoccupato per i cambiamenti climatici e sensibili a temi di efficenza energetica. 

Da come la vede lui, questa decisione aiutera' a diminuire le emissioni di CO2 e a contenere gli aumenti di temperatura. Sopratutto servira' a garantire che Miami esista ancora fra qualche generazione, visto che gli effetti dei cambiamenti climatici, nella forma di livello del mare che si innalza, e di allagamenti, sono sotto gli occhi di tutti qui.

C'e' pero' sempre l'avvocato del diavolo, con il solito mantra che questo provvedimento sara' nefasto per i cittadini, specie i piu' poveri. Altre giustificazioni per non volere i tetti al sole: per prendere il sole sui pannelli occorrera' in molti casi tagliare alberi che fanno ombra. Altri invece dicono che la citta' dovrebbe preoccuparsi di piu' della criminalita'. E se arriva l'uragano a portarsi via il pannello?

Altri ancora con il concetto della liberta' personale, e che dovrebbe esssere una "scelta".
Siamo o non siamo "the land of the free?"

Ma ... chi sono questi che non vogliono il sole sui tetti?

Vai a vedere sono tutti pagati dal gestore tradizionale dell'energia elettrica, la FP & L, la Florida Power and Light. Una specie di ENEL locale.

E' evidente che con i sole sui tetti si usera' meno energia, o comunque meno energia centralizzata, e il loro business sparira'. E quindi quelli della FP & L hanno cercato un po' di nascondersi dietro questa cosa dei costi, facendo finta di preoccuparsi dei meno abbienti, e cercando di seminare dubbi e preoccupazioni fuori luogo.

Tutte queste discussioni inutili solo per tenersi quanto piu' profitto possibile per se, e per quanto piu a lungo possibile, insomma.

E infatti alla fine, il sindaco e la giunta ha votato ed ha approvato la legge dei pannelli con 4 voti a favore e uno contrario.

Il sindaco ha ricordato che in altre citta' della Florida del sud ci sono altri obblighi -- di piantare alberi, di avere tetti con determinate caratteristiche architettoniche --  il tutto a spese dei proprietari delle case, e nessuno di quelli della FP & L si e' mai lamentato o ha cercato di proteggere i piu' poveri da questi costi.

Perche' lo fanno solo ora con i pannelli solari?

E evidente no?

E cosi, chiaro chiaro, il sindaco Stoddard ha detto: qui gli unici che ci perdono sono i petrolieri e quelli della FP & L.

"The only ones who are not being helped by this are FP &; L and Exxon" -- parole testuali.

Facciamo un passo indietro. Qui negli USA la disuguaglianza e' evidente. Come dice mia mamma, in alcuni posti o hai la Porche o non hai niente. Miami e' un po cosi, e lo sono pure molte altre grandi citta', Los Angeles compresa. Un po' per come e' strutturata l'economia, un po' per il grande potere delle lobby e dei ricchi, e un po' perche' continua ad arrivare capitare straniero che tende a distorcere tutti i delicati equilibri sociali. Primo fra tutti quello del mercato immobiliare.

Cioe': arrivano cinesi e sud-americani, nigeriani e russi, iraniani e sauditi con soldi qualche volta di dubbia provenienza, tutti cash, comprano e portano il mercato ad esplodere. E cosi le persone normali non possono competere, e la gentrificazione galoppa.

Non so se sia cosi anche in Italia.
Ma qui spesso questi ricconi comprano casette piccole, le demoliscono e ci fanno le loro Mac-Mansions, orribili mega ville case in stile "italiano" che fanno pieta'.

Ecco, questa legge dei tetti al sole per chi ingrandisce piu' del 75% rispetto all'originale e' dedicata in primo luogo a loro.

A chi demolisce casette per farci ville mastodontiche e per i quali i soldi non sono certo un problema. 
Almeno che ci mettessero i pannelli solari.

Il sindaco ha anche ricordato che il sole sui tetti abbassa i costi della bolletta e da' valore aggiunto alle case. Sensa dimenticare che il costo del fotovoltaico continua a calare. Il consigliere Gabriel Edmund ha ricordato che quelle di cui sopra erano esagerazioni, e che le nuove regole saranno applicate quasi sicuramente solo verso le case piu' di lusso. 

Le uniche o quasi che si costruiscono in questo momento a Miami.
Miami New York Los Angeles South Miami becomes first city in Florida to mandate solar panels on new homes Despite opposition from residents, owners of new homes and those increasing square footage by 75% must spend $25k on solar panels By Francisco Alvarado | July 13, 2017 02:45PM Solar panels. (Credit: Getty Images) South Miami is now the first city in Florida to require owners of new homes to spend $25,000 on solar panels, joining San Francisco and two small cities in California as the only local jurisdictions in the United States with similar renewable energy building regulations. Late Wednesday evening, the city commission approved the legislation 4-1, despite vocal opposition from developer representatives, consumer protection groups and some South Miami property owners. The new law also applies to existing properties whose owners increase the square footage of a home by 75 percent or more. South Miami Mayor Philip K. Stoddard, who has long advocated for renewable energy solutions to combat sea level rise and global warming, said making property owners install solar panels would help reduce carbon emissions and rising temperatures. “This is about my children and my grandchildren and your children and grandchildren,” Stoddard said. “We are running out of time. It benefits everybody except auto companies and the utilities.” However, a steady number of opponents claimed forcing homeowners to install solar panels would result in an unnecessary financial burden. South Miami Commissioner Josh Liebman said the new law would especially hurt development of affordable homes and low-income neighborhoods in the city. “All over South Miami, houses are being torn down,” he said. “This is government bureaucracy on the most micro-level. We must protect freedom of choice.” Liebman noted that if he decided to make a major addition to his home, he would be forced to cut down oaks on his property in order for newly installed solar panels to get direct sunlight. “I would make my house warmer to make it greener,” he said. “That is counterintuitive.” South Miami resident Michael Jones said the city should focus more on lowering crime and making residents in the low income neighborhoods feel safe. “People need security in their lives,” he said. “They don’t need solar panels. There are a lot of expenses for people who put solar panels on their roofs.” Sandra Dinari, a homeowner whose addition to her house will make it 50 percent bigger, said increasing the threshold to 75 percent or more wasn’t going to change her mind. “I still think it should be up to the homeowner to put up solar panels,” Dinari said. “I respectfully request not making it mandatory.” Truly Burton, executive vice-president for the Builders Association of South Florida, asked the city commission to delay voting on the solar panel legislation and submit a proposal to the Florida Building Commission stating the unique conditions in South Miami that would warrant a mandatory requirement for solar panels on new homes. “I urge you not to adopt this,” Burton said. Prior to the meeting, the Miami chapter of the Florida Businesses for Affordable Energy issued a statement saying the solar panel law would further escalate an affordable housing crisis in South Miami, making the city even more unaffordable and unattainable. “It is imperative for the South Miami Commission to weigh the legitimate economic concerns of South Miami residents before hastily imposing a poorly thought out mandate,” the statement said. However, South Miami Commissioner Gabriel Edmund said the concerns were being blown out of proportion. “The only ones being required to add solar panels is a person who completely destroys a house and rebuilds it,” Edmund said. “This ordinance is only going to impact a very small part of the marketplace and that tends to be more high end.” Tags: Residential Real Estate, solar panels, south miami Short URL Print Popular Commercial investors, developers scour Little Havana for hot deals 13th Floor, partner to bring 500 single-family homes to Riviera Beach Edgewater development site hits market, could fetch more than $10M, broker says Tavistock buys the Sails land and marina, scores $50M loan for Pier 66 site in Fort Lauderdale Lennar buys 77 acres in Homestead for $10.75M More Stories Sites South Florida New York Los Angeles Other Links Events Shop Subscribe to Magazine Careers About Us Staff Directory Contact Us Privacy Policy STAY CONNECTED Join over 200,000 real estate professionals who receive our daily newsletter All rights reserved © 2017 The Real Deal is a registered Trademark of Korangy Publishing Inc. 6318 Biscayne Boulevard, Suite 200, Miami, FL 33138 Phone: 305-740-1211

Tuesday, March 15, 2016

Obama: divieto alle trivelle, all'airgun in Atlantico

Obama annuncia il no alle trivelle in Atlantico.
L'oceano e' tornato protetto da una fascia di rispetto di 160 km.
La larghezza dell'Adriatico.



Tutte le citta' della East Coast che hanno detto no alle trivelle e all'airgun.
Turismo e petorlio non si puo'.
Piu' di cento citta'.


Qui la mappa dei 160 km di barriera protettiva negli USA
Vietato trivellare: rosso
Permesso: verde


Tutto il petrolio che ci lasciamo sottoterra (arancio):
Trivelliamo solo il verde


Si trivellano solo i mari di Texas e Lousiana.



Ecco qui il risultato:
3000 pozzi, lo scoppio del golfo del Messico
e una accozzaglia di oleodotti marini
che e' impossibile monitorare


Il 17 Aprile vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? 


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** Update: 15 Marzo 2016, Obama annuncia che non ci saranno airgun 
e/o trivelle lungo la East Coast **

Salvi 800 mila chilometri quadrati di mare
in Virginia, South Carolina, North Carolina, Georgia

Come? 
La gente si e' ribellata, e con loro politici, stampa, attivita' commerciali.

Il parere unanime e' che 
turismo e petrolio non si puo'.

Vota SI il 17 Aprile 2016


Il regalo e' qui: il giorno 15 Marzo 2016 il governo USA ha deciso di ritirare il suo piano di aprire l'Oceano Atlantico ai sondaggi sismici con la tecnica dell'airgun prima e alle trivelle poi nei mari atlantici di di quattro stati: Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia.

Fanno 800 mila chilometri quadrati di mare salvo.

Spero che sara' un regalo e un esempio anche all'Italia che si appresta a votare, e spero a votare SI al mare pulito e libero dalle trivelle il giorno 17 Aprile 2016.

Perche' Obama ha deciso questo? Il segretario dell'interno Sally Jewell ha spiegato che ad essere contrari erano nientemeno che il Pentagono e dozzine e dozzine, se non centinaia di comunita' costiere, sindaci e rappresentanti governativi di ogni colore politico. Si doveva iniziare a lottizzare il mare nel 2017,  e invece se ne riparlera', forse, nel 2022.

Sono arrivate al governo la bellezza di un milione di osservazioni e hanno deciso che non era proprio il caso. Per la precisione, oltre a centinaia e centinaia di "no" dai residenti, ci sono state 104 citta', 100 rappresentanti del Congresso, 660 politici locali, 750 attivita' commerciali, dozzine e dozzine di editoriali dalla stampa, che si sono dichiarati contrare al petrolio in Atlantico. Temono tutti le conseguenze delle trivelle sulla vita marina, sul turismo, sulla salute e sulla qualita' di vita dei residenti.

Ci sono qui 1.4 milioni di posti di lavoro e quasi 100 miliardi di fatturato nell'industria della pesca e del turismo.  E non c'e' spazio per le trivelle.

Sally Jewell dichiara:

When you factor in conflicts with national defense, economic activities such as fishing and tourism, and opposition from many local communities, it simply doesn’t make sense to move forward with any lease sales in the coming five years.

In ballo c'erano 4 miliardi di barili di petrolio, e 850 miliardi di metri cubi di gas. Finanche il Pentagono si e' dichiarato contro perche' le attivita' petrolifere avrebbero potuto interferire con le esercitazioni navali della marina americana.

Ovviamente, i petrolieri hanno gridato alla catastrofe: "e' una decisione da estremisti", "soffira' l'industria del petrolio e del gas", "aumentera' il costo dell'energia", "dimunuiranno i posti di lavoro e gli investimenti", "diminuiranno gli introiti governativi", "dimuinuira' la sicurezza energetica". Tutte parole di Jack Gerard, il presidente dell'American Petroleum Institute che vede solo una gran tragedia.

Ancora piu' pattriottica Karen Harbert, presidente dell'Istituto per l'energia del 21esimo secolo che dice che nel chuidere l'Atlantico alle trivelle “e' stato un regalo agli estremisti dell'elettorato a spese della sicurezza energetica e dell'economia americana".

Sono le stesse cose che dicono i fossilzzatori italici -- uguale uguale.

Ma chiunque non abbia interessi personali (e cioe' chiunque non sia affiliato all'industria del petrolio) non puo' che applaudire la decisione di Obama. E infatti arrivano plausi e ringraziamenti da tutta la costa atlantica per questa decisione: cittadini, sindaci, associazioni ambientaliste.

Ma come si era anche arrivati all'idea di trivellare l'Atlantico? Beh, occorre fare un po di passi indietro.  E' da piu' di 30 anni, cioe' dal 1981, che esiste il divieto di trivellare la costa pacifica ed atlantica, una decisione che nacque dallo scoppio di Santa Barbara nel 1969 che cambio' il paradigma petrolio-benessere in petrolio-maledizione. Dopo che la California cambio' le sue leggi, piano piano si arrivo' alla moratoria federale del 1981 con una fascia di 160 chilometri di rispetto perche' turismo e trivelle non possono coesistere. I petrolieri hanno sempre cercato di mettere pressione per addolcire questa moratoria, ma non ci sono mai riusciti.


Non e' mai stato chiaro perche'. Forse perche' c'erano le elezioni di medio-termine e voleva aiutare i democratici in corsa in stati dove l'elettorato repubblicano e' forte, ed in generale favorevole alle trivelle? Forse perche' gia' allora pensava di bocciare il mega-oleodotto della discordia, Keystone XL, che avrebbe portato il petrol-bitume dal Canada fino ad Houston e non voleva apparire troppo "estremista"? Non si sa. Fatto che sta che a Novembre 2015 Keystone venne bocciato, e fatto sta che forse nemmeno Obama poteva aspettarsi l'enorme scroscio di "no grazie" che gli arrivo' in merito alle trivelle in Adriatico, repubblicani e democratici. 

Cosa impariamo da questo?

Beh, intanto che qui si parlava di fare airgun e trivelle a 80 chilometri da riva, e che con queste decisione si tornera' ad una barriera protettiva di 160 chilometri. Credo di averlo detto mille volte: visto che in Europa ci piace sempre copiare le cose sciocche degli americani, caro Matteo Renzi, perche' non copiamo queste cose qui? Decidiamo anche noi italiani di mettere una fascia di rispetto di 160 chilometri, e mettiamola noi e i croati. Il risultato sarebbe l'Adriatico totalmente chiuso alle trivelle, perche' l'Adriatico e' largo proprio 160 chilometri.

E poi questa decisione significa che veramente i petrolieri sono arrivati alla fine: se pure stati repubblicani e conservatori sono contro le trivelle, e si sono resi conto che turismo e trivelle non possono coesistere anche in Virginia, allora e' proprio il momento di cambiare registro.

I petrolieri, negli USA e in Italia, continueranno a presentarci scenari apocalittici, a dire che non si puo'. Continueranno ad esssere quelli di ieri, e non quelli di domani. E' normale. Hanno paura, hanno qualcosa da perdere: soldi. Ma non e' vero che senza petrolio l'umanita' non potra' andare avanti. L'uomo ha sempre affrontato ogni sfida con intelligenza e ci siamo riusciti a superarle tutte, dall'uomo sulla luna, alla levitazione magnetica. Certo che si puo' arrivare ad un futuro senza petrolio, senza trivelle. Lo si deve solo volere.  L'essere umano e' piu' intelligente dei buchi.

Vota, e vota SI, il giorno 17 Aprile 2016. 

Qui le immagini 

Saturday, March 7, 2015

USA: Lettera di settantacinque oceanografi e biologi marini contro l'airgun ad Obama

 Le scellerate proposte del Dipartimento per l'Interno USA:
aprire la costa atlantica alle trivelle, dopo 30 anni di protezione ambientale.

Ma per quanto scellerate, si mantiene sempre una fascia di rispetto di 80 chilometri da riva.

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Lettera ad Obama, 75 esperti di vita marina
per la prima volta contro l'airgun in modo uffiicale


In questi giorni Gianluca Galletti, spronato da noi tutti attivisti in giro per l'Italia, si prende e ottiene  di chiedere alla Croazia che l'Italia partecipi al processo decisionale su trivelle ed airgun in Adriatico.

Nel frattempo, proprio in questi giorni,  settacinque oceanografi, biologi ed esperti di vita marina hanno appena inviato una lettera al presidente Obama sugli effetti devastanti dell'airgun sulla vita marina, in relazione alla decisione del Dipartimento per l'Interno di aprire parte dell'Oceano Atlantico alle ispezioni sismiche. Si tratta di South Carolina, North Carolina, Georgia e Virginia, mantenendo una fascia di rispetto di cinquanta miglia, cioe' ottanta chilometri da riva. Attualmente la fascia di rispetto e' di circa centosessanta chilometri su tutte le coste USA ad eccetto del golfo del Messico e di parte dell'Alaska, di fatto vietando le operazioni petrolifere nell'Atlantico e nel Pacifico.

I docenti della Cornell University, New England Aquarium, Stanford, the University of North Carolina e Duke University scrivono “the magnitude of the proposed seismic activity is likely to have significant, long-lasting, and widespread impacts on the reproduction and survival of fish and marine mammal populations in the region, including the critically endangered North Atlantic right whale, of which approximately only 500 remain.”

Secondo lo stesso Dipartimento per l'Interno, e non secondo la D'Orsogna, le ispezioni sismiche potrebbero danneggiare circa 140,000 mammiferi marini, incluse balene e delfini e potebbe alterare l'habitat di almeno tredici milioni di esemplari.

E non ci sono solo i settantacinque scienziati. Ci sono oltre trecento enti governativi locali, statali e federali che hanno espresso il loro no all'airgun in Altlantico, nonche' centosessanta associazioni turistiche, ambientali, di pesca e ricreative, incluse la South Carolina Small Business Chamber of Commerce, tla  Outer Banks Chamber of Commerce, the Cape May County Chamber of Commerce and the Dare County, North Carolina, The Billfish Foundation, The International Game Fish Association, the Southeastern Fisheries Association and the Mid-Atlantic Fishery Management Council che hanno pubblicamente opposto l'uso dell'airgun in mare.

Due osservazioni: il Dipartimento per l'Interno non solo riconosce che potrebbero esserci danni alla vita marina, li quantificano pure con numero e tipo di esemplari. Il ministero dell'Ambiente o dell'Interno o delle Attivita' economiche italiano sa dare delle stime dei danni che l'airgun proposto il Sardegna o nello Ionio o nell'Adriatico portera'? Quanti esemplari verranno danneggiati? Lo sa cos'e' l'airgun Matteo Renzi?

Ancora, qui si parla di preservare una fascia di rispetto di ottanta chilometri. Dai petrolieri si sente sempre dire che dobbiamo fare come negli USA che con il fracking hanno risolto i loro problemi energetici. Perche' non copiamo invece queste cose qui?

Gianluca Galletti invece di scrivere letterine per dare contentini agli elettori, perche' non prende un di coraggio e non decide di instaurare un dialogo costuttivo e lungimirante con i croati cosi da mettere un fascia di rispetto anche in Adriatico di ottanta chilometri? Ottanta noi, ottanta la Croazia. E visto che, coincidenza vuole,  l'Adriatico e' largo proprio centosessanta chilometri sarebbe game over per l'airgun e le trivelle tutte nel mare nostrum.

Infine: non e' un po presuntuoso chiedere alla Croazia di intervenire nelle loro decisioni ed invece continuare a rilasciare concessioni, permessi, estensioni dal lato nostro? Dovremmo dare l'esempio no? O pensa il nostro Gianluca Galletti che l'airgun in Sardegna, la nave desolforante sputafiamme di Ombrina Mare, le trivelle in Sicilia, nello Ionio, o in Veneto tutte ad una manciata di chilometri da riva abbiano effetti meno gravi che l'airgun di Croazia?

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Questo il testo per intero della lettera: 


Dear Mr. President:

We, the undersigned, are marine scientists united in our concern over the introduction of seismic oil and gas exploration along the U.S. mid-Atlantic and south Atlantic coasts. This activity represents a significant threat to marine life throughout the region.

To identify subsea deposits, operators use arrays of high-volume airguns, which fire approximately every 10-12 seconds, often for weeks or months at a time, with sound almost as powerful as that produced by underwater chemical explosives. Already nine survey applications covering the entirety of the region several times over have been submitted within the past six months, including multiple duplicative efforts in the same areas. In all, the activities contemplated by the Interior Department would result in more than 20 million seismic shots.

Airgun surveys have an enormous environmental footprint. For blue and other endangered great whales, for example, such surveys have been shown to disrupt activities essential to foraging and reproduction over vast ocean areas. Additionally, surveys could increase the risk of calves being separated from their mothers, the effects of which can be lethal, and, over time, cause chronic behavioral and physiological stress, suppressing reproduction and increasing mortality and morbidity. The Interior Department itself has estimated that seismic exploration would disrupt vital marine mammal behavior more than 13 million times over the initial six-to-seven years, and there are good reasons to consider this number a significant underestimate.

The impacts of airguns extend beyond marine mammals to all marine life. Many other marine animals respond to sound, and their ability to hear other animals and acoustic cues in their environment are critical to survival. Seismic surveys have been shown to displace commercial species of fish, with the effect in some fisheries of dramatically depressing catch rates. Airguns can also cause mortality in fish eggs and larvae, induce hearing loss and physiological stress, interfere with adult breeding calls, and degrade anti-predator response: raising concerns about potentially massive impacts on fish populations. In some species of invertebrates, such as scallops, airgun shots and other low-frequency noises have been shown to interfere with larval or embryonic development. And threatened and endangered sea turtles, although almost completely unstudied for their vulnerability to noise impacts, have their most sensitive hearing in the same low frequencies in which most airgun energy is concentrated.

The Interior Department’s decision to authorize seismic surveys along the Atlantic coast is based on the premise that these activities would have only a negligible impact on marine species and populations. Our expert assessment is that the Department’s premise is not supported by the best available science. On the contrary, the magnitude of the proposed seismic activity is likely to have significant, long-lasting, and widespread impacts on the reproduction and survival of fish and marine mammal populations in the region, including the critically endangered North Atlantic right whale, of which only 500 remain.






Tuesday, February 17, 2015

Obama e l'East Coast, Renzi e l'Adriatico


Tutte le citta' della East Coast che hanno detto no alle trivelle e all'airgun.
Turismo e petorlio non si puo'.


Qui la mappa dei 160 km di barriera protettiva negli USA
Vietato trivellare: rosso
Permesso: verde


Tutto il petrolio che ci lasciamo sottoterra (arancio):
Trivelliamo solo il verde


Si trivellano solo i mari di Texas e Lousiana.



Ecco qui il risultato:
3000 pozzi, lo scoppio del golfo del Messico
e una accozzaglia di oleodotti marini
che e' impossibile monitorare


Il 17 Aprile vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? 


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** Update: 15 Marzo 2016, Obama annuncia che non ci saranno airgun 
e/o trivelle lungo la East Coast **

Salvi 800 mila chilometri quadrati di mare
in Virginia, South Carolina, North Carolina, Georgia

Come? 
La gente si e' ribellata, e con loro politici, stampa, attivita' commerciali.

Il parere unanime e' che 
turismo e petrolio non si puo'.

Vota SI il 17 Aprile 2016






Tutte le citta' della East Coast che si sono dichiarate contro le trivelle e contro l'airgun:
 
  
Tutte le attivita' commerciali della East Coast che si sono dichiarate contro le trivelle e contro l'airgun:

Tutti i politici della East Coast che si sono dichiarati contro le trivelle e contro l'airgun:

Carolinas
Florida
Mid-Atlantic
​Multi-state
Rappresentanti del Congresso USA contro trivelle ed airgun 

Editoriali della stampa della East Coast contro le trivelle e contro l'airgun:



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Le trivelle di Obama - notare la fascia di 50 miglia di protezione - fanno 80 chilometri.
Seppur nella sua follia: altro che trivelle sottocosta dell'Adriatico!


Anche la NASA e' preoccupata - a riva fanno dei test aereospaziali.
 Le trivelle non fanno parte dei test!

Non si capisce questo Obama esattamente che idee abbia sul mare, sul petrolio, sull'ambiente.

Nelle scorse settimane infatti, la sua amministrazione ha presentato un piano di trivellazioni offshore dalla Virginia alla Georgia, passando per North Carolina e South Carolina come si vede dalla foto sopra.

Mentre i petrolieri festeggiano, la gente mormora e si preoccupa.

Ma la cosa che mi fa pensare e' che qui, per quanto scellerato e folle sia questa idea, Obama almeno ha il buon senso di lasciare una fascia protettiva di 50 miglia, circa 80 chilometri.

Se si facesse la stessa cosa in Adriatico, per dirne una, non ci sarebbe scampo per i petrolieri!

L'Adriatico infatti e' in media 100 miglia di larghezza, esattamente160 chilometri. Ottanta noi, ottanta i croati, e l'Adriatico sarebbe chiuso.

Punto e fine.

Matteo Renzi non ha avuto una parola da dire sulle trivelle croate, non una.
E va bene, non gli interessa.

Fioccano intanto gli editoriali contro le trivelle: uno dei principali quotidiani del New Jersey ricorda che uno sversamento di petrolio anche a cento miglia dalle loro spiagge avrebbe effetti devastanti sull’economia, che si basa in larga parte su turismo, acquacultura e pesca. Come da copione i residenti non ne tratterrebbero alcun beneficio, visto che il petrolio e' di chi se lo piglia e tanti saluti.

Stessa cosa dal South Carolina, dove si ricorda che una fascia protettiva di 80 chilometri non e' sufficiente e che le trivelle non sono compatibili con l'industria numero uno dello stato: il turismo.

In realta' tutti i senatori degli stati interessati hanno espresso il proprio no alle trivelle, e tutti per gli stessi motivi: ne guadagnano solo i petrolieri. 

Anche la NASA e' coinvolta, visto che lungo le rive della Virginia c'e' una base aereospaziale e temono che petroliere e pozzi di petrolio potrebbero causare problemi di sicurezza ed incidenti.

In realta' lo stesso piano petrolifero era stato presentato gia' nel 2010, poco prima del disastro nel Golfo del Messico. L’incidente aveva ricoperto di petrolio ben 650 miglia di costa, cioe' la bellezza di 1000 chilometri e quindi, il progetto nefasto era stato ritirato venti giorni dopo perche' impresentabile.

Come ripetuto ad infintium, il petrolio e' ancora li e nessuno sa come ripulirlo.

Forse il governo USA crede che bastino cinque anni a far dimenticare? O a far ripulire?

Ma perche' Obama fa tutto questo? Ne abbiamo parlato tante volte. E' forse un giochino politico per accontentare gli elettori pro-trivelle, e per sembrare "bilanciato" dopo avere chiuso parte dei mari dell'Alaska alle esplorazioni petrolifere? E poi per aiutare chi verra' dopo di lui a prendere voti in questi stati del sud, repubblicani, e amanti dei buchi? Alla fine queste sono proposte che prima di essere messe in atto avranno bisogno di anni ed anni di progettazione e di accordi, molti di piu' che i due ci separano dalle elezioni del 2016 e quindi forse e' solo fumo elettorale negli occhi? 

Che sia una mossa politica e' chiaro: mica Obama chiede di trivellare in California? O in Florida? O anche a New York, dove hanno appena passato una moratoria anti fracking, o nel Maine. Se lo mangerebbero vivo.

Ma anche se e' una mossa politica, e' lo stesso un piano che regala alla Shell, alla ExxonMobil e alla Chevron, un area immensa area per i prossimi anni proprio adesso che ci potrebbe essere veramente la transizione verso le rinnovabili, adesso che le trivelle non sono piu' cosi redditizie.

Interessante che Delaware abbia chiesto di essere escluso dal piano, e che abbia spronato il Bureau of Ocean Energy Management a spostare gli investimenti sulle energie rinnovabili.

Intanto le proteste cavalcano anche in Virginia, speriamo che possano fare anche loro lo stesso e che Obama possa decidere: trivelle o ambiente. Di qua o di la.

Democristianamente in mezzo non si va da nessuna parte.