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Monday, January 16, 2017

Seicento investitori, CEO, ricconi e suore a Trump: il futuro e' rinnovabile

Sono piu' di 600 le compagnie e gli investitori che hanno firmato una lettera aperta al futuro presidente Trump, chiedendogli di sostenere politiche verdi, per fermare le emissioni di CO2, e affinche' gli USA restino firmatari nei trattati di Parigi.

Fra loro Elon Musk, consigliere speciale di Trump.

La lettera e' stata scritta a Novembre, subito dopo le elezioni da varie associazioni ambientaliste -- fra cui il WWF e Ceres -- ma da allora i firmatari sono raddoppiati. Fra loro ci sono assicurazioni, colossi dell'alimentare, ditte di solare ma anche dell chimica e della farmaceutica.

Starbucks, TetraPack, Allianz, Ebay, IKEA, Levi's, Du Pont, Nike, Johnson and Johnson, Timberland, Unilever, Tiffany, SolarCity, Adobe, Adidas, Kellogg, Tesla. Solo per citarne alcuni. Pure conventi di suore e chiese protestanti.

In totale la lettera rappresenta ditte per $1.15 trillioni di dollari, cioe' 1,150,000 milioni di dollari e danno lavoro a circa 2 milioni di persone. Alcune di queste ditte hanno fatto anche passi piu' forti: si sono impegnate ad usare solo energia green per le loro operazioni.

Oltre ai business, gruppi di pensione, che invece hanno ancora piu' soldi da gestire, per un totale di

$2.18 trillioni, cioe' 2,180,000 milioni, di dollari.

L'idea e' che ormai tutto il mondo ripete a Mr. Trump che deve lavorare contro i cambimenti climatici, che non e' vero che e' una balla dei cinesi. Non e' vero che e' un "hoax" come lo chiama lui. Ma forse, se glielo dice gente del mondo del business, invece che gente di scienza o altri politici, allora forse, forse, forse, ascoltera' un po di piu'.

Trump e i futuri membri del suo governo infatti sembrano essere sordi e ciechi all'evidenza mondiale, scientifica, e incontrovertible, che il pianeta cambia per colpa nostra.

E i petrolieri?

Nessuno di loro ha firnato la lettera, ma e' interessante che l'ente califoniano che fornisce l'elettricita' nelle nostre case, la Pacific Gas and Electric, ha aderito all'iniziativa. Anzi, PGE fa sapere che la California intende essere un leader mondiale nella transizione post-petrolio e pro-energia rinnovabile.

E poi c'e' Mr. Elon Musk. L'uomo piu amato del tech, consigliere strategico di Trump.

Chissa' se non ci sente dal lato dell'ambiente, e di cosa e' giusto e non giusto fare, il futuro presidente degli USA magari ci sentira' dal lato del vile denaro.

Monday, February 8, 2016

Lavoro dal 1980 nel settore di ricerca e produzione di idrocarburi, di cui 33 con ENI. Mi dica il suo planning.



 A noi la scelta, 
non si puo' essere tutte e due allo stesso tempo.


Mi giunge questa lettera:

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Cara dottoressa

Lavoro dal 1980 nel settore di ricerca e produzione di idrocarburi, di cui 33 anni con Eni.

Ho,passato molti anni in Adriatico sulle piattaforme per ricerca del metano, abbiamo sempre rispettato le normative, nessuno di noi è un criminale, ho verificato invece, quanti veleni e detriti arrivano dai fiumi, che sono delle fogne a cielo aperto, dove città moderne , come Milano scaricano legalmente senza depuratore, e nessuno si straccia le vesti per questo.

Ho visto aumentare la fauna ittica intorno alle piattaforme, dove tutta la catena alimentare parte con le alghe attorno alle gambe della struttura, a largo di Ravenna dove affondò il Paguro, si é creata una oasi ittica, li dove c'era un fondale povero e sabbioso.

Ovviamente il rischio zero non esiste in nessuna attività lavorativa, e nemmeno tra le mura domestiche, quindi si deve sempre monitorare e implementare le fasi lavorative.

Lei ha mai sentito parlare di adrazzina, mica è sparita dalle falde, hanno aumentato la soglia legale. Lei si muoverà, credo non vada a piedi o a cavallo o sempre in bicicletta, userà dei mezzi trasporto, essi per muoversi usano derivati del petrolio, il suo PC perché lei usa un PC , uno smart phone, di cosa sono fatti? Legno, non credo.

In inverno a meno che non dorma in strada, la sua casa sarà riscaldata, come? Con che energia? E quando c'è il caldo opprimente, usa dei climatizzatore, oppure suda come un negro nelle piantagioni di cotone? Le strade come vorrebbe pavimentare?

Insomma la nostra vita è contornata da servizi, accessori, legati agli idrocarburi, esistono da anni affioramenti naturali di petrolio in superficie, potremmo citare il buon Dio a giudizio per questo?

Se tutto ciò è negativo, come vorrebbe modificare, la vita moderna per evitare tale problemi?

Mi faccia sapere, io ho installato i pannelli solari, ma di notte non mi danno energia e nemmeno quando è nuvoloso, ho acquistato una caldaia a bio massa, ma pare inquini molto di più del metano, eppure lo stato italiano, mi ha incentivato, mi spieghi lei, come dovrebbe cambiare la nostra vita di tutti giorni senza l'ausilio assoluto di idrocarburi e loro derivati, magari dovremmo acquistarli sempre dall' estero, come facciamo con l' energia elettrica prodotta dai nostri vicini Francesi, Croati ecc.

Grazie aspetto il suo planning.

None e cognome

Drilling superintendent

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E poi questa:

Mi corre l'obbligo ringraziarLa per quanto ha fatto in favore della nostra splendida regione che è l'Abruzzo, dove vivo dagli anni '40 e dove sono nati i miei due figli, a Lanciano.

Ho la veneranda età di 81 anni. Imparai a nuotare a S.Vito, nel "mio" mare,  tratto San Vito/Fossacesia,  zona (unica) dei trabocchi.

Ho temuto fortemente che gli interessi di pochi prevalessoro, come purtroppo accade sovente da noi, cosa a Lei  ben nota.

Sono fiero, e con me lo sono mia moglie, i miei figli e la mia cara nipote, sapere che un'abruzzese, per di più di origine lancianese, occupa un posto di prestigio quale è il Suo.

Il nostro più sincero e sentito "ad majora".

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Si, ad majora. Ma il majora non sono le trivelle. Ad majora e' il sole, e' la programmazione, e' il pensare, e' il volere.


Saturday, July 11, 2015

La lettera al Papa contro le trivelle croate






Al nostro Santissimo Padre e Signore in Cristo, Papa Francesco:

Ci rivolgiamo a Voi, protettore di tutte le persone che sono state private dei loro diritti fondamentali e custode del nostro sacro pianeta. Vi siamo immensamente grati per la vostra dedizione e profondo impegno nella lotta per i diritti umani e la protezione dell’ambiente; per questo invochiamo la Vostra benedizione e il Vostro intervento a nome del mare Adriatico e le sue aree circostanti, ecosistemi che abbondano di ricchezze e di bellezze naturali, e per conto dei cittadini croati e di chi non conosce alcun confine politico, coloro che custodiscono e conservano con cura queste meraviglie. Siamo a conoscenza del fatto che Voi di recente avete organizzato un Vertice sul clima ed abbiamo letto la Sua Enciclica sull’ambiente. Alla luce della Sua conoscenza esaustiva sulla scienza e le Vostre azioni a tal proposito, la nostra gente – i vostri figli di Cristo, quasi 3,8 milioni di cittadini croati, hanno bisogno della Vostra sapienza e della tutela che solo la Santa Sede può offrire.

La Repubblica di Croazia è un piccolo paese Mediterraneo che possiede un meraviglioso dono di Dio – il mare Adriatico – una vera e propria perla della natura, conosciuto in tutto il mondo come uno dei mari più incontaminati della Terra. Ci è stato fatto dono di una delle coste più belle in quanto è costituita da molte isole grandi e piccole, penisole, baie e spiagge, motivo per cui alla Croazia è stato attribuito il nome di “Terra delle mille isole”. Tuttavia, l’Adriatico è un mare quasi chiuso e poco profondo, inadatto a qualsiasi utilizzo e scopo, dal momento che è praticamente privo di contatti con altri mari e simile piuttosto ad un lago; come tale è vulnerabile a qualsiasi influenza, soprattutto all’abuso e alla mancanza di rispetto da parte dell’uomo. Fin da quando i nostri antenati arrivarono qui nel VII secolo i Croati amarono la purezza e la vita offerti dal mare, conservandone la biodiversità e ricchezza, ma oggi siamo minacciati dalla possibilità, molto reale, di perdere questo tesoro!

Il governo della Croazia, con il primo ministro Zoran Milanović e il ministro dell’ economia Ivan Vrdoljak, sta promuovendo una corsa sfrenata al “presunto” profitto e ad una politica di crescita economica discutibile ed a breve termine, spingendoci in vari progetti altamente pericolosi legati all’esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi, e per questo scopo, hanno fondato “l’Agenzia degli Idrocarburi”. Nella concessione si parla dello sfruttamento di quasi il 90% della parte Croata dell’ Adriatico e di gran parte della terra fertile adatta alla coltivazione di prodotti alimentari e ricca di sorgenti d’ acqua potabile per milioni di croati.

Al popolo croato, tuttavia, è stato negato qualsiasi diritto di partecipare al processo decisionale su un tema così importante per la vita, sia attraverso il parlamento che con un referendum. Il governo ha dichiarato, di propria iniziativa, che il progetto di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, per il quale è favorevole, è una questione strategica, utilizzando come scusa la crisi economica presente in Croazia da qualche tempo. La pratica del blocco sistematico dei media adottata dalle autorità croate e dai loro consulenti per pubbliche relazioni, ha assicurato che il popolo rimanesse al oscuro o solo “formalmente” informato su tutti i possibili impatti sociali, ambientali, economici, storici e culturali che questo progetto, estremamente pericoloso e nocivo, può avere. La crisi economica presente in Croazia, alcuni dicono espressamente orchestrata, ha costretto le masse ad un’esistenza di pura sopravvivenza togliendo loro la forza e la volontà di informarsi ulteriormente sulle decisioni prese dall’ élite politica e parteciparvi attivamente.

Anziché amare e protegge l’Adriatico – la nostra perla, che gli è stata affidata, tramite diritti nazionali e internazionali, dal popolo e da Dio, il Governo croato, attraverso l’Agenzia degli idrocarburi sta già negoziando i piani per l’esplorazione e lo sfruttamento con le compagnie petrolifere straniere. Di propria iniziativa, e con l’obiettivo di creare un quadro favorevole ai loro progetti, questi individui hanno creato nuove leggi che ignorano i trattati internazionali, svalutando e disprezzando così il loro popolo, la Costituzione ed il buon senso. Inverosimilmente e incredibilmente hanno offerto concessioni di perforazione per il gas naturale e il petrolio greggio in prossimità di zone definite protette dalla rete ecologica Natura 2000 e nelle vicinanze dei siti del patrimonio dell’umanità protetti dall’Unesco, giustificando il loro tradimento, la corruzione e la loro subdola avidità, cosi come quella delle ditte petrolifere, con la logica di una presunta “indipendenza energetica”. Questo atteggiamento del Governo croato è in grosso contrasto con le Vostre stesse parole riguardo alla necessità di una sempre maggiore riduzione degli investimenti legati ai combustibili fossili dai portafogli di investimento, e anche con l’accordo preso all’ interno del G7, che riconosce i cambiamenti climatici come una minaccia alla sicurezza globale, di portare avanti il piano di “de-carbonizzazione” dell’economia globale e l`eliminazione dell`utilizzo di combustibili fossili per la fine di questo secolo.

E’ stato documentato che il sottosuolo della zona adriatica centrale e meridionale è estremamente instabile, e tutte le azioni proposte aumentano il rischio di terremoti catastrofici. Il nostro fragile mondo e la sua gente hanno visto troppi incidenti causati dalla indifferenza e dalla disattenzione delle maggiori compagnie petrolifere e dei loro partner politici con conseguenti tragedie senza fine per la natura. Inoltre, le vibrazioni sonore dei potenti dispositivi utilizzati da tali compagnie nelle loro azioni esplorative e perforazioni, così come le sostanze chimiche che vengono rilasciate in acqua e nel sottosuolo durante queste attività, anche in assenza di un incidente, causano la sofferenza e il decesso di numerose creature che popolano il mare, mettendo in pericolo la delicata flora e fauna, e sono la causa ben documentata di inquinamento degli ecosistemi continentali e dell’ acqua potabile.

Le Repubbliche di Slovenia e Italia hanno presentato proteste diplomatiche ufficiali a causa della loro esclusione dalla partecipazione alle consultazioni transfrontaliere, secondo quanto stabilito dal protocollo ESPOO, e per non aver ricevuto copie dello Studio strategico, condotto dal Governo Croato, sul probabile significativo impatto sull’ambiente del Piano e programma quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico. Alcuni parlamentari croati hanno presentato un’ interpellanza, poi accettata dalla Commissione parlamentare per la protezione dell’ambiente e della natura, che chiede le dimissioni del ministro dell’economia Ivan Vrdoljak, indicato insieme ad altri sette ministri e membri dei loro staff, per cattiva gestione, conflitto d’interessi e varie violazioni dell’etica. Inoltre, un gruppo di notevoli esperti croati e di cittadini comuni ha presentato accuse penali contro il Governo croato e le sue agenzie, per l’illegalità dei metodi condotti dal Ministero dell’Economia e dall’Agenzia degli Idrocarburi, e per i notevoli errori procedurali in relazione al progetto di esplorazione e di sfruttamento di idrocarburi nel mare Adriatico. Si prega di seguire questi link (pubblicati in croato e in inglese).

Noi, cittadini responsabili della Repubblica di Croazia ed i nostri fratelli di tutto il mondo siamo ragionevolmente disturbati e preoccupati soprattutto ora che il pericolo è “alla nostra porta”, visto che le firme sui contratti sono previste verso la metà di luglio 2015. Una manciata di politici importanti croati insieme ai potenti del settore petrolifero ignorano i nostri appelli di preservare la perla del Adriatico, come pure la terra fertile e le fonti di acqua potabile per i nostri figli e l’intera umanità. Scelgono di non abbracciare una politica di sviluppo sostenibile ed ecologico, basato sulle fonti di energia rinnovabile, che il Signore ci offre in abbondanza attraverso il sole, il vento, le onde e la biomassa, ne di cercare altre soluzioni volte a creare energia pulita, anche se per tale sviluppo la Croazia offre condizioni più che favorevoli. La nostra posizione è chiara: l’ attività di esplorazione e la successiva estrazione di idrocarburi dai fondali del mare Adriatico sono dannosi per il delicato ecosistema marino, rappresentano una grave minaccia per la sopravvivenza della flora e della fauna e per la purezza dell’acqua marina; di conseguenza sono un pericolo per la salute umana e rappresentano inoltre un rischio inutile per due settori fondamentali ed in continua espansione dell’ economia croata, il turismo e la pesca. Le stesse attività sulla terraferma avranno ripercussioni ugualmente negative sulla salute della biosfera e su tutte le risorse decisive per la qualità dell’acqua potabile, sulla qualità del suolo nell’agricoltura e sulla bellezza intrinseca che Dio concesse alla nostra terra.

L’umanità non può più permettersi l’uso di combustibili fossili, né di investire nella loro esplorazione e sfruttamento. È giunto il momento di adottare un nuovo modello per la creazione e per il consumo di energia, sostenuto da politiche adeguate a livello nazionale e globale. Tali politiche dovrebbero annullare le concessioni preventivamente rilasciate a favore dello sfruttamento di idrocarburi, specialmente in ecosistemi fragili ancora incontaminati, come l’ Adriatico, l’Artico e la costa orientale dell’oceano Atlantico. Vi preghiamo di aiutarci a spingere per una politica che tagli i sussidi s e le agevolazioni fiscali che i Governi offrono alle compagnie petrolifere, e li dirotti a favore di tecnologie basate sui fonti di energia rinnovabili e tecnologie pulite. Una tale politica significherebbe una maggiore crescita economica nel settore dell’energia e contemporaneamente consentirebbe la salvaguardia, e l’espansione di importanti settori economici quali il turismo, la pesca e l’agricoltura.

Santo Padre, Vi preghiamo di dar forza alla nostra voce in merito a questa nostra sofferenza e condannare coloro che cercano di distruggere la bellezza e la ricchezza della natura, regalataci da Dio, in nome del profitto. Un Vostro segnale, o anche poche parole su questo tema avranno una forte influenza sul popolo Croato, come pure sui politici croati. Il Vostro supporto avrebbe anche un’ enorme e positivo impatto sulle numerose organizzazioni ambientali e sui cittadini, non solo in Croazia, ma anche in tutti gli altri paesi della Macroregione Adriatico-Ionica: Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina, Slovenia e Italia, dove si lotta contro questo nemico potente e spietato che usurpa e vuole distruggere ciò che Nostro Signore ha creato.

Nella nostra fede, a Voi, Santo Padre, rivolgiamo le nostre numerose preghiere chiedendoVi aiuto. Umilmente Vi chiediamo di ricordarVi di noi nei Vostri discorsi pubblici, nelle Vostre preghiere e azioni e di fare un appello al buon senso per quanto riguarda la salvezza del mare Adriatico e dei suoi dintorni.

Saremmo onorati se Vostra Santità potesse dedicarci anche una piccola parte del Suo prezioso tempo, e concedesse un’ udienza a una nostra delegazione, in modo da poter esprimere ulteriormente le nostre preoccupazioni circa la portata di questa importante e delicata questione. Nella speranza di una Vostra risposta positiva, Vi ringraziamo per il Vostro tempo e la Vostra considerazione.

Estendiamo a Voi le nostre preghiere, possa l’ Altissimo mantenerVi, nel pieno della Vostra saggezza, alla guida della Santa Chiesa, premiare i Vostri nobili sforzi e donarVi una vita lunga.

Vi mandiamo i nostri più sinceri saluti


Saturday, March 7, 2015

USA: Lettera di settantacinque oceanografi e biologi marini contro l'airgun ad Obama

 Le scellerate proposte del Dipartimento per l'Interno USA:
aprire la costa atlantica alle trivelle, dopo 30 anni di protezione ambientale.

Ma per quanto scellerate, si mantiene sempre una fascia di rispetto di 80 chilometri da riva.

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Lettera ad Obama, 75 esperti di vita marina
per la prima volta contro l'airgun in modo uffiicale


In questi giorni Gianluca Galletti, spronato da noi tutti attivisti in giro per l'Italia, si prende e ottiene  di chiedere alla Croazia che l'Italia partecipi al processo decisionale su trivelle ed airgun in Adriatico.

Nel frattempo, proprio in questi giorni,  settacinque oceanografi, biologi ed esperti di vita marina hanno appena inviato una lettera al presidente Obama sugli effetti devastanti dell'airgun sulla vita marina, in relazione alla decisione del Dipartimento per l'Interno di aprire parte dell'Oceano Atlantico alle ispezioni sismiche. Si tratta di South Carolina, North Carolina, Georgia e Virginia, mantenendo una fascia di rispetto di cinquanta miglia, cioe' ottanta chilometri da riva. Attualmente la fascia di rispetto e' di circa centosessanta chilometri su tutte le coste USA ad eccetto del golfo del Messico e di parte dell'Alaska, di fatto vietando le operazioni petrolifere nell'Atlantico e nel Pacifico.

I docenti della Cornell University, New England Aquarium, Stanford, the University of North Carolina e Duke University scrivono “the magnitude of the proposed seismic activity is likely to have significant, long-lasting, and widespread impacts on the reproduction and survival of fish and marine mammal populations in the region, including the critically endangered North Atlantic right whale, of which approximately only 500 remain.”

Secondo lo stesso Dipartimento per l'Interno, e non secondo la D'Orsogna, le ispezioni sismiche potrebbero danneggiare circa 140,000 mammiferi marini, incluse balene e delfini e potebbe alterare l'habitat di almeno tredici milioni di esemplari.

E non ci sono solo i settantacinque scienziati. Ci sono oltre trecento enti governativi locali, statali e federali che hanno espresso il loro no all'airgun in Altlantico, nonche' centosessanta associazioni turistiche, ambientali, di pesca e ricreative, incluse la South Carolina Small Business Chamber of Commerce, tla  Outer Banks Chamber of Commerce, the Cape May County Chamber of Commerce and the Dare County, North Carolina, The Billfish Foundation, The International Game Fish Association, the Southeastern Fisheries Association and the Mid-Atlantic Fishery Management Council che hanno pubblicamente opposto l'uso dell'airgun in mare.

Due osservazioni: il Dipartimento per l'Interno non solo riconosce che potrebbero esserci danni alla vita marina, li quantificano pure con numero e tipo di esemplari. Il ministero dell'Ambiente o dell'Interno o delle Attivita' economiche italiano sa dare delle stime dei danni che l'airgun proposto il Sardegna o nello Ionio o nell'Adriatico portera'? Quanti esemplari verranno danneggiati? Lo sa cos'e' l'airgun Matteo Renzi?

Ancora, qui si parla di preservare una fascia di rispetto di ottanta chilometri. Dai petrolieri si sente sempre dire che dobbiamo fare come negli USA che con il fracking hanno risolto i loro problemi energetici. Perche' non copiamo invece queste cose qui?

Gianluca Galletti invece di scrivere letterine per dare contentini agli elettori, perche' non prende un di coraggio e non decide di instaurare un dialogo costuttivo e lungimirante con i croati cosi da mettere un fascia di rispetto anche in Adriatico di ottanta chilometri? Ottanta noi, ottanta la Croazia. E visto che, coincidenza vuole,  l'Adriatico e' largo proprio centosessanta chilometri sarebbe game over per l'airgun e le trivelle tutte nel mare nostrum.

Infine: non e' un po presuntuoso chiedere alla Croazia di intervenire nelle loro decisioni ed invece continuare a rilasciare concessioni, permessi, estensioni dal lato nostro? Dovremmo dare l'esempio no? O pensa il nostro Gianluca Galletti che l'airgun in Sardegna, la nave desolforante sputafiamme di Ombrina Mare, le trivelle in Sicilia, nello Ionio, o in Veneto tutte ad una manciata di chilometri da riva abbiano effetti meno gravi che l'airgun di Croazia?

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Questo il testo per intero della lettera: 


Dear Mr. President:

We, the undersigned, are marine scientists united in our concern over the introduction of seismic oil and gas exploration along the U.S. mid-Atlantic and south Atlantic coasts. This activity represents a significant threat to marine life throughout the region.

To identify subsea deposits, operators use arrays of high-volume airguns, which fire approximately every 10-12 seconds, often for weeks or months at a time, with sound almost as powerful as that produced by underwater chemical explosives. Already nine survey applications covering the entirety of the region several times over have been submitted within the past six months, including multiple duplicative efforts in the same areas. In all, the activities contemplated by the Interior Department would result in more than 20 million seismic shots.

Airgun surveys have an enormous environmental footprint. For blue and other endangered great whales, for example, such surveys have been shown to disrupt activities essential to foraging and reproduction over vast ocean areas. Additionally, surveys could increase the risk of calves being separated from their mothers, the effects of which can be lethal, and, over time, cause chronic behavioral and physiological stress, suppressing reproduction and increasing mortality and morbidity. The Interior Department itself has estimated that seismic exploration would disrupt vital marine mammal behavior more than 13 million times over the initial six-to-seven years, and there are good reasons to consider this number a significant underestimate.

The impacts of airguns extend beyond marine mammals to all marine life. Many other marine animals respond to sound, and their ability to hear other animals and acoustic cues in their environment are critical to survival. Seismic surveys have been shown to displace commercial species of fish, with the effect in some fisheries of dramatically depressing catch rates. Airguns can also cause mortality in fish eggs and larvae, induce hearing loss and physiological stress, interfere with adult breeding calls, and degrade anti-predator response: raising concerns about potentially massive impacts on fish populations. In some species of invertebrates, such as scallops, airgun shots and other low-frequency noises have been shown to interfere with larval or embryonic development. And threatened and endangered sea turtles, although almost completely unstudied for their vulnerability to noise impacts, have their most sensitive hearing in the same low frequencies in which most airgun energy is concentrated.

The Interior Department’s decision to authorize seismic surveys along the Atlantic coast is based on the premise that these activities would have only a negligible impact on marine species and populations. Our expert assessment is that the Department’s premise is not supported by the best available science. On the contrary, the magnitude of the proposed seismic activity is likely to have significant, long-lasting, and widespread impacts on the reproduction and survival of fish and marine mammal populations in the region, including the critically endangered North Atlantic right whale, of which only 500 remain.






Monday, April 22, 2013

Morandi (Medoilgas) a Clini (Ministro Ambiente): grazie





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Chissa' perche' la cosa non mi stupisce.

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Cliccare sulla foto per scaricare la lettera nella sua interezza.

“I danni elevatissimi […] che la nostra azienda e’ destinata a subire, sono stati gia’ esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri.”

…

“Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell’iter di presentazione alle Camere per una sua definitive e rapida approvazione”.
Roma, 27 Giugno 2012.



Un ministro dell’ambiente che riceve i ringraziamenti dei petrolieri. Questa e’ l’Italia, un paese dove e’ sempre piu’ difficile avere fiducia nelle istituzioni perche’ non e’ mai ben chiaro quali trame si snodino alle spalle dei cittadini.

Ad inviare la lettera e’ la Medoilgas Italia, ramo italiano della inglese Mediterranean Oil & Gas plc. I ringraziamenti si riferiscono all’articolo 35 del Decreto Sviluppo che consente la trivellazione dei mari d’Italia senza fascia di rispetto alcuna.

Prima di questo decreto il progetto Ombrina Mare della Medoilgas era praticamente “morto”, dopo il decreto e’ magicamente tornato in vita.

E cosi’ un governo tecnico che era stato eletto per guidare il paese attraverso l’emergenza si prende a cura i problemi di piccole societa’ petrolifere. Si vede che avevano gia’ risolto tutti i problemi di noi cittadini.

La storia di Ombrina Mare e’ molto semplice. Prima del 2010 in Italia si poteva trivellare il mare senza particolari restrizioni. Una specie di far west dove le piattaforme petrolifere si potevano mettere anche a poche centinaia di metri dalla spiaggia. E cosi’ nell’estate del 2008 comparvero le trivelle esplorative Ombrina Mare della Medoilgas di Sergio Morandi a 5 chilometri dalla riva ad Ortona, e le trivelle Elsa della Petroceltic a 2 chilometri dalla riserva naturale di Punta Aderci a Vasto.

Si, a due chilometri da una riserva naturale.

Complice lo scoppio del golfo del Messico, pressioni di vario genere sull’allora ministro Prestigiacomo, e proteste dei cittadini coordinate anche dalla sottoscritta, finalmente nel 2010 si varo’ il Decreto Prestigiacomo (D.Lgs 128/2010) che imponeva per la prima volta in Italia una fascia di rispetto di 5 miglia – 9 chilometri – lungo tutta la penisola italiana. Il limite passava a 12 miglia – 20 chilometri - in caso di reserve e zone protette.

Fu una botta durissima per i petrolieri che improvvisamente videro stampata la parola “no” su vari progetti, incluse Ombrina Mare ed Elsa. Da allora petrolieri di ogni genere hanno cercato di fare tutto quello che potevano per revocare il Decreto Prestigiacomo.

C’e’ voluto un po di tempo, ma nell’estate del 2012 ci sono riusciti. Il governo Monti ha approvato il Decreto Sviluppo di Corrado Passera che include l’articolo 35, secondo il quale la fascia di rispetto passa a 12 miglia per tutta l’Italia ma SOLO per concessioni nuove e future. Per tutte quelle in itinere - incluse Ombrina Mare ed Elsa - si torna al far west dei limiti zero dalla costa.

E’ questa la “soluzione” che Morandi applaude.

Nella sua letterina, Morandi parla di “drastiche restrizioni” all’attivita’ di esplorazione e coltivazione nei mari italiani imposte dal Decreto Prestigiacomo.

Eppure una fascia di rispetto di 9 o di 20 chilometri non mi pare una “drastica restrizione” ,piuttosto del semplice buonsenso per un paese che vuole vivere di turismo. In California ad esempio, la fascia di rispetto da piu di 30 anni e’ di 160 chilometri, in Florida 200 chilometri.

E noi cittadini signor ministro? Dov’e’ il suo “prezioso contributo” per salvare i nostri mari, quel mare che e’ anche suo? O per evitare la “situazione insostenibile ed ingiusta” per chi andra’ al mare e a pesca all’ombra delle trivelle? Nel caso in cui se lo fosse dimenticato, un ministro fa gli interessi dell’Italia mentre la lettera suggerisce una attenzione ai problemi della Medoilgas di Londra del tutto fuori luogo per un Ministro dell’Ambiente della Repubblica Italiana.

Questa lettera sarebbe rimasta ben nascosta nei cassetti del Ministero se non fosse stato per il neo-eletto senatore del Movimento 5 Stelle d’Abruzzo, Gianluca Vacca che l’ha scovata e resa pubblica.

Leggo dichiarazioni di Clini che dice di non averla mai letta. Ha qualche rilevanza se l’abbia letta o no? L'opinione di Morandi e' abbastanza chiara: “il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo”.

I mari italiani, da Venezia ad Agrigento, meritano di meglio.

Saturday, September 29, 2012

L'amarezza di un italiano

Dopo la lettera a Passera me ne sono arrivate tante di lettere, ed anche adesso dopo piu di un mese mi arrivano ancora commenti, idee, sfoghi.

Fu scritta una sera di scatto, senza pensarci troppo, ed invece e' stata per me un finestra sul sentimento italiano dei nostri giorni.

Questa in calce e' una delle piu' amare. 

Vorrei avercela la bacchetta magica, ma non ce l'ho e non posso che rendere pubblico lo sfogo dell'autore - di cui ho nome, email ed indirizzo - ma di cui non rendo nota l'identita' per delicatezza.

Vivo in un altro paese, probabilmente sono fortunata perche' ho avuto il modo di avere quel poco che ho in maniera onesta, senza vessazioni continue e con l'idea che potevo sfruttare qualsiasi talento che potessi avere in modo pulito. Qui le cose non sono perfette, ci sono le sparatorie un giorno si e uno no,  senza soldi non si canta messa, le corporation hanno creato la loro personale oligarchia, ma un po il merito esiste ancora, un po il governo cerca di fare le cose buone, e anche se rubano-ingannano-mentono, non e' niente in confronto alla palese "cattiveria istituzionale" e ingrassamento dei politici con il denaro, le risorse e gli sprechi pubblici, mentre il cittadino medio resta a guardare.

Occorre insegnare ai bambini ad essere onesti e che anche se "cosi fan tutte" certe cose non si fanno - per l'ambiente, per il bene pubblico e anche se a chiedercelo sono parenti, amici e gente a cui non si puo' dire di no. 

Solo cosi, e fra 30 anni, forse le cose cambieranno.

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Carissima dott.sa Maria Rita D'Orsogna,


Ho letto la sua invettiva (giustissima) contro il ministro Passera e contro Clini a proposito dell'idea bislacca di trivellare l'Italia, sono pienamente in linea con il suo sdegno, le scrivo per comunicare cosa farà un italiano come il sottoscritto: cercherà di sopravvivere.


Ho lavorato per alcuni anni con il giogo della partita IVA che ho poi sospeso in quanto non sostenibile. Non avendo un albo professionale io pago, fra uno scherzo e l'altro, più del 50% di quello che incasso allo Stato, sotto forma di IVA, INPS ed IRPEF. Volesse il Signore che lei non si ricordasse più cosa significhino questi acronimi o che lei sia da così tanto lontano dall'Italia da non averne più alcuna memoria, ma temo che lei sappia di cosa parlo ed anche bene.

Ora mi trovo nella condizione di dover nuovamente riaprire la partita IVA ed in realtà sono molto tentato di salutare tutti ed andarmene, anche se non ho soldi, anche se non ho guadagnato mai abbastanza per poter accantonare niente, anche se ... non so come fare.


Questo per dirle che gli italiani non fanno nulla e non faranno nulla perché la situazione qui è incomprensibile, su un reddito di (al massimo) 17000 euro, pagare almeno il 50% vuol dire trovarsi a sopravvivere con 8500 euro annui, io non so come fare, senza contare che almeno 4/500 euro vanno al commercialista, me ne rimarrebbero 8000.


Io non sono un matematico, ma 8000 diviso 12 mesi fa ... molto poco, anzi pochissimo, visto il costo della vita nella penisola.


Per questo, io, come tanti altri sui connazionali, non facciamo e non faremo niente, perché qui un Sallusti condannato non va in carcere e chi ci dovrebbe stare, viene messo in convento (v. Lusi), mentre un malato di mente, se entra in un ospedale psichiatrico, è molto probabile che non ne esca più.


Cordiali saluti

Monday, February 27, 2012

Lettera del Senatore D'Ali sul Parco della Costa teatina






Come tutti, sono rimasta molto male (molto male) e sorpresa dello slittamento della perimetrazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, come richiesto dal senatore Antonio D'Ali'.

Se n'e' parlato molto in questi giorni in Abruzzo, ed e' stato per noi tutti, ancora una volta, motivo di scoraggiamento e di incredulita'.

Il senatore D'Ali' e' lo stesso onorevole che mi invito' a parlare delle trivellazioni in mare in data 18 Gennaio 2012 presso il Senato della Repubblica Italiana.

Durante quell'evento ricordai ai presenti che fra i pochi strumenti utili e veloci che abbiamo per fermare i trivellatori c'e' l'approvazione finale e la perimetrazione definitiva sia del Parco Nazionale della Costa Teatina che dell'Area Marina Protetta di Pantelleria.

Il mio modesto parere e' che sarebbe molto meglio in questo caso copiare gli americani, che hanno fasce di almeno 160 km sulle loro coste, ad eccetto che nel golfo del Messico. Ma in attesa di queste "leggi all'americana", mi accontento delle 12 miglia della Prestigiacomo e del parco per i motivi di cui abbiamo parlato tante volte su questo blog e che Lorenzo Luciano, Lino Salvatorelli e Fabrizia Arduini hanno spiegato egregiamente nel corso degli scorsi mesi a tutti quelli che li volevano ascoltare.

Scrissi allora una lettera a D'Ali - che e' su in cima. La sostanza dell'email era in una sola domanda: perche' lei ha firmato questo rinvio della perimetrazione?

In cima c'e' anche la risposta inviata non da D'Ali' ma da un suo collaboratore, Salvatore Braschi.

Ciascuno puo' leggerla e farsi l'opinione che vuole.

Qui quello che posso dire e' che non c'entra l'emotivita' mia o di chiunque altro - siamo vivi, abbiamo emozioni e sentimenti, ma sono i fatti che contano.

Sono anni - dieci per la precisione - che noi persone normali aspettiamo questo parco e saremmo degli automi se non avessimo sentimenti, visto che soprattutto Lorenzo, Fabrizia e Lino, ci hanno messo lavoro, tempo ed energia gratuitamente per leggersi carte, sensibilizzare, rompere le scatole e sentire l'insentibile da parte di politici gretti e senza amore. Come per il petrolio, hanno fatto di piu' le persone normali che i politici d'Abruzzo.

Ma alla fine, alla fine, come dicevo, si devono guardare i fatti. E i fatti sono che

1. La chimica, la medicina, le statistiche, i dati, i fatti condannano l'industria del petrolio e che non esiste struttura sicura al 100%.

2. Ergo, trivellare in riva - dove ci sono attivita' che dipendono da natura e ambiente sano, (nonche' le nostre citta'!) e' folle.

3. Ergo, se vogliamo essere razionali facciamo le leggi all'americana: fascia di 160km anti-trivelle. Di sicuro non succede niente. A prova di bomba. Easy, no?

4. Visto che i nostri politici sono emotivi e che non vogliono fare la cosa piu' razionale del mondo - gli americani non sono scemi! - allora facciamo la seconda cosa piu' razionale: mettiamo il parco che crea la barriera delle 12 miglia.

Mi pare tutto cosi' razionale!

Le argomentazioni riportate nella lettera di cui sopra, a mio parere, sul perche' no, e con tutto il rispetto, sono vecchie e retrograde e suonano, purtroppo, come tante scuse che continuiamo a sentire dai politici d'Abruzzo. Non e' stato mai fatto, non si puo', si e' perso tempo.

And so what? Non e' stato mai fatto? Bene, facciamolo ora. Proviamoci, facciamo le cose giuste, anche se difficili.

Potrei rispondere punto su punto, sul commissario, sugli anni specati, ma a che pro?

Credo che sia tutto fine a se' stesso. E' tutto gia' detto, gia' scritto. Resta solo il fatto che un altra occasione si e' persa.

Il parco lo vuole la stragrande maggioranza della gente. E' cosi. Senatore d'Ali perche' lei non e' venuto in Abruzzo a chiederci cosa pensiamo? Perche' non ha mai indetto una conferenza vera dandoci qualcosa di piu' decente che quel lurido teatrino alla presenza di Sorgi e Di Stefano a San Vito Marina?

E cosi, leggendo e rileggendo, ancora una volta mi rendo conto di come la politica italiana abbia perso una occasione per avvicinarsi alla gente e invece di stare dalla nostra parte, si chiude su stessa dietro tante parole e scuse.

Ma alla fine, si torna sempre al punto di partenza: Antonio D'Ali avra' anche firmato, ma dov'erano in tutto questo Fabrizio di Stefano, Giovanni Legnini, Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, Remo Di Martino, Antonio Sorgi e tutta la politica d'Abruzzo?

E' facile prendersela con Antonio D'Ali, ma se tutti questi galantuomini che ci rapprensentano in Abruzzo avessero fatto il loro dovere, oggi non staremmo qui.

Se uno solo si fosse impuntato, non saremmo qui. Grazie al cielo che almeno Maurzio Acerbo e Walter Caporale hanno detto qualcosa, ma gli altri? Dove sono? Cosa dicono?

E' a loro che va la vergogna piu' grande, come sempre. Nessuno di loro ha potuto chiedere spiegazioni a D'Ali', nessuno. Nessuno di loro ha osato commentare, dire, spiegare, ESIGERE che questo parco venisse perimetrato. Dove sono? Hanno qualcosa da dire?

Non votateli piu': da Gianni Chiodi a scalare, questa gentaglia non merita i vostri quattrini.

Io lo sogno ancora un politico con la P maiuscola.

PS: Se volete lasciare messaggi fatelo sul blog, cosi' li puo' vedere anche il Senatore, e tutti i politici d'Abruzzo e magari li mettiamo tutti assieme e li mandiamo al Senato.

Monday, November 17, 2008

Nuova lettera a Chiodi


Ecco qui cosa ho risposto stamattina al candidato presidente della regione per il Partito della Liberta' Gianni Chiodi. Non e' stato semplice mettere insieme questa lettera e spero di avere almeno un po' incarnato il pensiero di noi tutti. Posso solo sperare nella sincerita' sua e di Costantini, e che chiunque venga eletto si renda conto della gravita' della situazione. Io ancora adesso, dopo un anno intero di questa battaglia di noi Abruzzesi contro i petrolieri, ne sento ancora tutta l'urgenza, lo scandalo, lo schifo e la voglia di urlare a tutti che non e' giusto.


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Gentile Dr. Chiodi,

grazie per la sua risposta in merito al problema del petrolio in Abruzzo. In seguito al suo email ho ricevuto molti messaggi, sia privati che pubblici, e che hanno animato i numerosi blog attivi sull'argomento. Tutto questo testimonia quanto sia importante e sentito questo tema dall'elettorato abruzzese.

Innanzittuto, ci tengo a precisare che la questione petrolio non riguarda solo Ortona ma tutto l'Abruzzo e si estende da Vasto a Teramo. L'Abruzzo infatti e' stato ufficialmente declassificato dal Governo centrale in regione mineraria, al pari della Basilicata. Questo e' stato fatto senza informare ne chiedere il parere degli abitanti, contrariamente a quanto previsto da leggi italiane ed europee. Non va bene.

Dal mio punto di vista, il problema petrolio e' il piu' importante della nostra generazione di Abruzzesi. Ho visto il suo programma elettorale e in tutta sincerita' non trovo soddisfacenti le tre brevi righe dedicate al tema e concentrato sulla raffineria di Ortona. Questo perche' non parliamo solo di una frazioncina del chietino, ma di tutta una regione e perche' dire si al petrolio significa cambiare il volto di tutto l'Abruzzo in peggio.

Grazie all'azione capillare di comitati locali, migliaia di persone sono state informate e sensibilizzate sull'argomento. Vogliamo certezze e sapere che chi eleggeremo, a prescindere dal colore politico e di chi siano le responsabilita' del passato, avra' il coraggio e la fermezza di bloccare questo scempio, costi quel che costi e senza paura.

Quel che conta adesso e' che siamo tutti d'accordo che il petrolio d'Abruzzo, scarso e di bassa qualita', DEVE restare sottoterra assieme a tutti i suoi inquinanti ed ai problemi sociali, economici e sanitari che esso racchiude e come le esperienze di altri territori dimostrano. Basta solo leggere un qualsiasi articolo di stampa sulla realta' lucana degli ultimi dieci anni per rendersene conto.

La storia della democrazia, anche abruzzese, insgena che nessuna multinazionale, nemmeno l'ENI, e nessun governo o regime puo' essere piu' forte della volonta' popolare. Vogliamo governanti coraggiosi e forti che, nel prendere decisioni anche difficili, si circondino di persone esperte e libere da compromessi con i petrolieri,
il potere finanziario e politico. Governanti che, se necessario, sappiano resistere l'ENI, il governo centrale e l'attuale ministro Scajola, che ha deciso il nostro declassamento a regione mineraria. Governanti che rendano i cittadini partecipi di
decisioni cosi importanti e che siano dalla nostra parte.

Le chiedo di impegnarsi pubblicamente e prima delle elezioni affinche' se eletto, lei si adoperera' per far approvare:

1) una moratoria ventennale valida per tutto l'Abruzzo sulle concessioni, la coltivazione e le lavorazioni riguardanti gli idrocarburi, di qualsiasi genere.

2) leggi regionali che impediscano le installazioni di piattaforme in mare per l'estrazione e le lavorazioni di idrocarburi a meno di 30 km dalla costa.

Assieme a tutti i cittadini abruzzesi, ci aspettiamo una posizione chiara ed un impegno verso atti concreti.

La invito a prendere contatti per organizzare una proiezione pubblica di uno dei tanti video che i comitati spontanei, fra cui il Comitato Natura Verde e Nuovo Senso Civico, stanno divulgando da mesi nelle piazze, nei consigli comunali, scuole, fabbriche, parrocchie e teatri della nostra Regione. L'invito e' aperto anche ai suoi candiati consiglieri, compresi quelli, e so per certo che ce ne sono, che sono ancora anacronisticamente convinti che il petrolio sia occasione di sviluppo.

Tutti noi, ed io in particolar modo, non siamo guidati da ideologie e di partito, semplicemente vogliamo il bene dell'Abruzzo e vogliamo poter lasciare alle generazioni future una regione migliore, piu' bella, prospera e salutare.

Ho scritto in passato anche al suo opponente politico, Carlo Costantini, che nei suoi vari interventi pubblici e nel suo programma ha affermato di volersi adoperarsi per far
approvare i due punti di cui sopra. La questione e' grave, e ci vogliono piani precisi e focalizzati, e su cui tutti possiamo concordare a prescindere dalle idee politiche. I polmoni sono uguali per tutti, e le malattie e le deformita' non guardano a tessere politiche di alcun genere.

Lei ha la possibilita' di scegliere se essere ricordato come il difensore dell'Abruzzo ed un alleato delle battaglie civili dei cittadini o dimenticato e disprezzato, come gran parte dei nostri opportunisti governanti degli ultimi anni.

Saro' ben felice di chiarirle qualsiasi eventuale dubbio in merito e in caso lei fosse eletto di venire personalmente ad illustrare i fondamenti scientifici del mio no al petrolio in Abruzzo, anche in sedi istituzionali e alla presenza del consiglio regionale.

Cordialmente,

MR

Sunday, November 2, 2008

Lettera a Gianni Chiodi


Ecco la mia lettera a Gianni Chiodi. Piu' o meno sono tutte le cose di cui abbiamo parlato a lungo su questo blog. Gli indirizzi in rete di Gianni Chiodi sono qui:

presidente@giannichiodi.com
stampa@giannichoidi.com

Naturalmente invito tutti quelli che leggono questo blog a scivergli. Si puo' anche fare copia e incolla di quello ho scritto qui e semplicemente cambiare l'intestazione iniziale.

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Gentile Dr. Chiodi,

mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, ho 35 anni e sono un professore universitario in fisica qui a Los Angeles. Sono di origini abruzzesi e fra le altre cose, sono la nipote di Anna Maria Lanci, che e' candidata nelle liste del Popolo delle Liberta' per la regione, nella sede di Pescara. Anna Maria Lanci e' la sorella di mia madre.

Probabilmente lei ha sentito parlare di me in relazione al centro oli di Ortona e all'impegno che mi sono presa, solo per amore della mia terra d'origine, di aiutare a sensibilizzare gli Abruzzesi sul fatto che le estrazioni e le lavorazioni petrolifere porteranno a delle fortissime conseguenze negative alla salute dell'uomo e della natura.

Di professione faccio lo scienziato, mi ritengo una persona libera, e davvero, la prego di credermi se le dico che le conseguenze sulla salute umana saranno devastanti se il centro oli verra' costruito e se i progetti di trivellamento dell'Abruzzo andranno avanti.

Il Mario Negri sud - istituto di ricerca di Santa Maria Imbaro - ha stimato che il centro oli di Ortona portera' all'emissione nell'atmosfera di una tonnellata e mezza AL GIORNO di sostanze tossiche, fra cui nitrati, diossido di zolfo, polveri sottili,
composti organici volatili, ed idrogeno solforato che si spanderanno su un raggio di circa 40km, e dove vivono oltre centomila persone.

Al momento la scienza non e' in grado di assicurare un totale e corretto smaltimento delle sostanze tossiche che verranno, come e' prassi, bruciate e immesse nell'atmosfera. A pieno regime ad Ortona ci saranno 14 canne fumarie di altezza fra i 20 e i 30 metri che emetteranno sostanze tossiche 24 ore su 24, 7 giorni la settimana.

Alcune di queste sostanze sono fortemente cancerogene - come per esempio il benzene, il toluene e lo xylene. Un altra sostanza molto tossica e' l'idrogeno solforato, che alle alte dosi causa la morte immediata (ha una tossicita' paragonabile al cianuro) e che a dosi basse, ma continuate nel tempo porta a tutta una serie di malattierespiratorie, circolatorie e neurologiche fra cui asmi, edemi, emicranie e bronchiti croniche. L'idrogeno solforato, che e' accompagnato da una orribile puzza di uova marcie, e' anche responsabile di aborti spontanei nelle donne, di sviluppo intellettivo rallentato nei bambini, e di tumori, in primo luogo al colon.

Ho letto in dettagli tutti i progetti ENI al riguardo, sono una persona di scienza e veramente, sono scientificamente giunta alla conclusione che il centro oli ed i progetti scellerati di trivellare il 35% del nostro territorio, compresa la Majella, non porteranno nulla di buono.

Il petrolio Abruzzese e' di qualita' scadente, poco in quantita'. Gli stessi rappresentanti dell'ENI, con cui ho dibattuto due volte a Pescara, hanno ammesso che al massimo ci saranno 25 posti di lavoro. Esistono varie *migliaia* di articoli di scienza dove vengono messe in evidenza legami molto forti fra attivta' petrolifere e cattiva salute delle popolazioni. Le invio qui un documento divulgativo in cui assieme ad un mio collega del dipartimento di Medicina di Los Angeles, fra le migliori del mondo, cerchiamo di spiegare i pericoli dell'idrogeno solforato. Qui a Los Angeles
vive il maggior esperto mondiale di questa sostanza, il prof. Kaye Kilburn con lui ho parlato in varie occasioni e che ha sposato la nostra causa.

Il mio messaggio e' molto semplice: il petrolio si estrae nei deserti, non dove vive la gente. Le due cose non sono compatibili.

Le leggi italiane in materia non sono *assolutamente* adeguate a tutelare le popolazioni. Negli USA il limite dell'idorgeno solforato e' di 0.0006 ppm. In Italia lo steso limite e' di circa 30ppm, centomila volte di piu'!! Il motivo per cui i limiti sono cosi bassi in America e' che l'idorgeno solforato fa male, ed e' risaputo. Per di piu' in America e' dal 1976 che non si costruiscono piu' raffinerie di petrolio
perche' ritenute anacronistiche.

I pericoli non sono solo nell'aria, ma anche nelle possibili infiltrazioni nelle falde idriche, nell'inquinamento della fauna marina e della vegetazione locale. Non meno pericoloso e' l'inquinamento del mare dovuto alle estrazioni petrolifere nel mare. E' provato che gli scarichi petroliferi nel mare inquinano i fondali marini, i pesci e, in fin dei conti noi. In particolar modo i pesci non espellono le sostanze tossiche e cosi fungono da concentrati di sostanze chimiche. In America il limite attuale delle trivelle nel mare e' di 160km dalla costa. A Vasto hanno messo le trivelle a 3 km da una riserva naturale. Non va bene.

Abbiamo la responsabilita' tutti quanti, cittadini e politici di non lasciare ai nostri figli un ambiente malsano e di morte.

Probabilmente lei avra' avuto modo di sentire parlare di Viggiano, un paese della Basilicata dove esiste esattemnte lo stesso tipo di impianto che si vuole installare ad Ortona e dove la qualita' della vita a causa delle estrazioni petrolifere
e' notevolmente peggiorata - i tumori scoppiano, la gente emigra, l'agricoltura e' scomparsa. Ed e' cosi in tutte le realta' italiane dove si lavora petrolio. Busalla, Taranto, Gela, Porto Marghera, Falconara, Manfredonia, Sarroch, Priolo, Augusta, Cremona, Mantova. Sono tutte citta' dove l'industria petrolifera ha solo peggiorato
la qualita' della vita. A Gela un bambino su sei nasce deforme, a Taranto alle mamme viene consigliato di non allattare i propri figli perche' hanno troppe sostanza tossiche nel latte materno. Queste zone sono considerate "siti inquinati di interesse nazionale" e in piu per molte di esse il "ripristino ambientale e' impossibile".
Delle dieci province piu' inquinate d'Italia, sette sono citta' petrolizzate. Tutto
questo e' scritto in vari documenti ufficiali del governo italiano.

In un certo senso in Abruzzo siamo fortunati perche' possiamo evitare tutto questo ed invece scegliere un tipo di progresso diverso: sarebbe di gran lunga piu intelligente, lungimirante e rispettoso verso le generazioni future investire sulle energie alternative, prime fra tutte il solare fotovoltaico ed il vento. Le tecnologie esistono ed in California lo stiamo gia facendo da molto tempo - fra l'altro questo ha creato circa un milione di nuovi posti di lavoro, come stimano alcuni economisti dell'Universita' di Berkeley, intervistati dal New York Times.

Occorre essere coraggiosi e prendere posizioni forti. L'ENI sara' anche un colosso, ma noi abbiamo il dovere di difendere la nostra terra con vigore e non da persone remissive. Non possiamo accettare compromessi: l'ENI ha circa venti cause
aperte sul solo suolo italiano per inquinamento, per danni ambientali e per tentata alluvione.

Io spero davvero che se eletto, prima di ogni altra cosa lei abbia a cuore il benessere vero della regione, e che senta come prima responsabilita' quella di volere il bene della gente e non dei petrolieri. La societa' civile e' contro le trivelle in Abruzzo, e cosi' pure medici, scienziati e la chiesa cattolica, che, caso raro in Italia, e' scesa in campo a difendere il creato. Spero che anche lei voglia scegliere la via del progresso vero e non quello degli anni '60 fatta di fumi e veleni.

Dal mio punto di vista, chi appoggia il centro oli e' o in malafede oppure non sufficientemente informato. Se desidera maggiori informazioni saro' ben lieta di darle tutto il materiale che ho. Ho anche un blog sul tema petrolio che e' qui:

www.dorsogna.blogspot.com

con link a materiale di vario tipo. E' un blog abbastanza seguito, con circa 200 contatti al giorno. Pubblichero' i suoi commenti sul mio sito in modo che i lettori del blog possano avere delle idee chiare sulle sue posizioni in merito.

Da ultimo ci tengo a precisare che non ho alcun interesse personale in questa faccenda, ne politico, ne economico. Semplicemente voglio lavorare con amore per il bene della mia terra, usando la mia professionalita' e tutta l'onesta' morale ed intellettuale di cui sono capace. Voglio che le generazioni nuove trovino un Abruzzo migliore di quello che e' stato dato a me.

Grazie,

MR