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Saturday, September 29, 2018

Elon Musk lascia la presidenza della Tesla e paga 20M di USD di multa


E' una notizia che mi rattrista ma non mi sorprende.

Elon Musk si e' volontariamento dimesso dalla presidenza della Tesla e ha accettato di pagare $20 milioni di dollari come multa alla Securities and Exchange Commission, l'equivalente della Consob di Wall Street, solo un po piu' severa.

Due giorni fa la SEC aveva inoltrato una denuncia a Musk in merito ai suoi twittii del 7 Agosto 2018.
In questa denuncia Elon Musk era accusato di frode per avere annunciato su Twitter di voler privatizzare la Tesla a 420 dollari per azione e di avere trovato finanziamenti per farlo.  Il titolo era crollato, e non era neanche vero.

Elon Musk non potra' piu' accedere alla presidenza della Tesla per almeno tre anni, potra' pero' restare CEO della ditta; la Tesla ha poi pagato altri $20 milioni di dollari di multa per non avere adeguatamente controllato cosa veniva fuori dalla tastiera dell'ora ex presidente Elon Musk.

Il totale del $40 milioni di dollari verranno usati per ricompensare in parte gli azionisti.

E la Tesla? Per ora ci saranno due direttori indipendenti e ci sara' anche un gruppo che dovra' monitorare le comunicazioni di Elon Musk, che restera' parte dell'esecutivo.

Alcuni commentatori qui negli USA sono sorpresi del fatto che a Musk sia consentito restare CEO, visto che questo ruolo e' di maggior visibilita' della presidenza della Tesla. L'opinione corrente e' che la Tesla e' Elon Musk, e che togliergli il ruolo di CEO danneggerebbe ancora di piu' le azioni e gli azionisti.

Si calcola che del valore attuale della Tesla, $130 sono attribuibili direttamente ad Elon Musk stesso, e della sua personalita'. 

Cosa penso io?

Mi sono sempre chiesta come facesse quest'uomo a fare tutto quello che fa e che ha fatto. Da Pay Pal a Tesla, da Space X per mandare la gente nello spazio, al tunnel sotto Los Angeles per evitare il traffico downtown, da Solar City per le tegole solari, fino al sottomarino per salvare i bimbi della grotta in Thailandia.

Il giorno e' fatto di 24 ore per tutti, anche per lui, ed e' umanamente, secondo me almeno, impossibile fare tutto senza che da qualche parte il corpo o la mente, non abbiano dei cedimenti, sotto la pressione, lo stress, la responsabilita', il vedersi tutti i giorni sulla stampa mondiale.

L'altra settimana qui negli USA l'abbiamo visto fumare la mariuana durante una intervista, ne abbiamo letto un altra in cui diceva di dormire pochissimo, di essere sempre in viaggio, sempre in pensiero per tutte queste sue creature. Faceva tristezza.

Non sono nessuno, ma credo che abbiamo bisogno dell'Elon Musk migliore per incentivare la gente a fare buon uso delle automobili elettriche. La maggior parte delle persone, io inclusa, gli vuole un gran bene, e sa che e' anche grazie a lui se siamo arrivati fin qui. E tutti sappiamo che c'e' ancora tantissima strada da fare. Io spero che questo episodio sia utile a riportare Elon Musk alla normalita', a prendersi del tempo per se stesso, a volersi bene, a sapere dire di no qualche volta, a trovare un nuovo equilibrio che lo renda piu' sereno, e spero, felice.

We wish you all the best Mr. Musk; We need the best you you can be.

Monday, March 27, 2017

Sam Moody di Ombrina Mare dice che vuole i soldi indietro


Le perdite della Rockhopper dall'Aprile 2014 al Marzo 2016.
Dal 105.000 a circa 21.250.
Una perdita dell'80%.

 Negli scorsi 12 mesi la Rockhopper ha perso circa il 50% del suo valore


Nello scorso anno,

 il massimo e' stato il 29 Aprile 2016  -- 41.000
il minimo e' stato il 16 Dicembre 2016 -- 18.640
il valore al 28 Marzo 2016 e' stato circa 28.500

Adesso siamo a 21.250

un calo del 48% rispetto al 29 Aprile 2016
un calo del 25% rispetto al 28 Marzo 2016



Whilst we had hoped to avoid arbitration, we are extremely disappointed that it has proved to be necessary in order to protect our investment in the Ombrina Mare project. While it may take some time to produce a result, and there is no certainty of success, Rockhopper is taking all necessary steps to protect its shareholders’ interests at no extra cost to the company.

Sam Moody, CEO Rockhopper Exploration


 
Factors that would cause actual results or events to differ from current expectations, intentions or projections might include, amongst other things ... political risks, changes to regulations affecting the Company's activities, delays in obtaining or failure to obtain any required regulatory approval 

Dai documenti della transazione fra Rockhopper Exploration e Mediterranean Oil and Gas




Che cosa patetica.

Il CEO della Rockhopper Exploration, tale Sam Moody dice di avere inziato niente di meno che un "arbitrato internazionale" contro il governo italiano sulla questione Ombrina Mare.

Nel Febbraio del 2016 Ombrina mori',  come tutti sappiamo, grazie alla nostra eroica resistenza di otto anni, mille peripezie, e pure scartoffie in tribunale.

Oggi Sam Moody dice che il Italia abbiamo infranto il cosiddetto "Energy Charter Treaty" che proteggeva la Rockhopper dal 1998 (ma come, se a quel tempo Ombrina era della Mediterrannean Oil and Gas!) e che le garantiva la stabilita' degli investimenti.

Secondo i suoi legali, la Rockhopper avrebbe buone possibilita' di recuperare il denaro perso.

Quanto? Non si si sa. Ma sulla base dei profitti persi.

Cosa ne penso io?

1. La Rockhopper Exploration ha perso circa il 50% del suo valore negli scorsi 11 mesi e oltre l'80% da tre anni a questa parte.  E' una perdita abissale, ed io credo che non sia un caso che questa richiesta di arbitrato arrivi alla stampa adesso. E' secondo me anche un modo di proiettare confidenza agli investitori che stanno cercando di fare qualcosa per fare cassa e per recupare qualcosa da Ombrina, che, ricordiamo era l'investimento principe per Sergio Morandi, prima della Medoilgas e poi di Rockhoppper, prima che arrivassimo noi a fermarli.

2.  Questa richiesta e' patetica perche' lo sanno tutti, investitori e petrolieri e uomini di business che le regole possono cambiare, e che finche' l'ultimo si non e' stato firmato, le cose possono saltare. Sono le regole del gioco, e' un investimento con rischi, non una certezza matematica. Ed e' ancora piu' patetico aggrapparsi ad un documento del 1998!

3. In verita' Ombrina era stata gia' bocciata nel 2010, e quindi e' evidente che i rischi c'erano ed erano rischi reali e veri. E che quando meno la Mediterranean Oil and Gas lo sapeva. Poi le leggi sono cambiate ed Ombrina e' tornata in vita.  Sono le regole del gioco. E anzi, la Mediterannean Oil and Gas ha approfittato di queste leggi che sono cambiate, quando il cambiamento e' stato il loro favore. E adesso che cambiano il loro sfavore la Rockhopper Exploration vuole l'arbitrato internazionale?

Suvvia, Sam Moody, cresca e diventi adulto e accetti che a volte le cose possano andare male e che quando lei ha comprato Ombrina ha fatto i conti senza l'oste.

4. Come faranno a stabilire gli intrioti persi? Sulla base di quanti barili di produzione? Non hanno mai avuto cifre esatte di quanto petrolio ci fosse, anzi, spesso le riserve da certe sono diventate probabili e i volumi sono cambiati nel corso degli anni. Tantomeno Moody e compari possono proiettare i prezzi sul lungo termine. Come detto, e' tutto incerto.


4. Seppure fosse vero che questo Energy Charter Treaty e' stato applicato ad Ombrina nel 1998, la verita' e' che allora Ombrina e la sua concessione erano della Mediterranean Oil and Gas o chi per lei prima di allora, dal 1998 al 2014. In quel frangente ci fu anche la prima bocciatura di Ombrina, nel 2010.

La Rockhopper e' subetrata nel 2014, ed e' subentrata *ben sapendo* delle nostre lotte, dell'incertezza attorno ad Ombrina, degli enormi ritardi accomulatesi per loro nel corso degli anni. Come detto, hanno comprato Ombrina consci di quello che c'era attorno, da un punto di vista umano e politico. E se non lo sapevano e' loro ignoranza, non certo loro scusante.

E infatti, questo che segue era scritto fra i documenti della compravendita -- che il tutto e' soggetto a rischi, a cambi nelle regolamentazioni che hanno a che fare con Ombrina, e con ritardi o impossibilita' di avere i permessi.

Era chiaro a tutti, ed e' una prassi accettare che ci possano essere imprevisti.
Eccetto ovviamente a Sam Moody.

Scritto dalla Rochopper Exploration in data 23 Maggio 2014 agli investitori:

Certain statements in this document are forward-looking statements which are based on Company's expectations, intentions and projections regarding its future performance, anticipated events or trends and other matters that are not historical facts. These statements are not guarantees of future performance and are subject to known and unknown risks, uncertainties and other factors that could cause actual results to differ materially from those expressed or implied by such forward-looking statements. Factors that would cause actual results or events to differ from current expectations, intentions or projections might include, amongst other things, changes in oil prices, changes inequity markets, failure to establish estimated petroleum reserves, political risks, changes to regulations affecting the Company's activities, delays in obtaining or failure to obtain any required regulatory approval, failure of equipment, uncertainties relating to the availability and costs of financing needed in the future, the uncertainties involved in interpreting drilling results and other geological, geophysical and engineering data, delays in obtaining geological results and other risks associated with offshore exploration, development and production. Given these risks and uncertainties, readers should not place undue reliance on forward-looking statements. Forward-looking statements speak only as of the date of such statements and,except as required by applicable law,the Company undertakes no obligation to update or revise publicly any forward-looking statements, whether as a result of new information, future events or otherwise.

Chiaro?










Monday, January 16, 2017

Seicento investitori, CEO, ricconi e suore a Trump: il futuro e' rinnovabile

Sono piu' di 600 le compagnie e gli investitori che hanno firmato una lettera aperta al futuro presidente Trump, chiedendogli di sostenere politiche verdi, per fermare le emissioni di CO2, e affinche' gli USA restino firmatari nei trattati di Parigi.

Fra loro Elon Musk, consigliere speciale di Trump.

La lettera e' stata scritta a Novembre, subito dopo le elezioni da varie associazioni ambientaliste -- fra cui il WWF e Ceres -- ma da allora i firmatari sono raddoppiati. Fra loro ci sono assicurazioni, colossi dell'alimentare, ditte di solare ma anche dell chimica e della farmaceutica.

Starbucks, TetraPack, Allianz, Ebay, IKEA, Levi's, Du Pont, Nike, Johnson and Johnson, Timberland, Unilever, Tiffany, SolarCity, Adobe, Adidas, Kellogg, Tesla. Solo per citarne alcuni. Pure conventi di suore e chiese protestanti.

In totale la lettera rappresenta ditte per $1.15 trillioni di dollari, cioe' 1,150,000 milioni di dollari e danno lavoro a circa 2 milioni di persone. Alcune di queste ditte hanno fatto anche passi piu' forti: si sono impegnate ad usare solo energia green per le loro operazioni.

Oltre ai business, gruppi di pensione, che invece hanno ancora piu' soldi da gestire, per un totale di

$2.18 trillioni, cioe' 2,180,000 milioni, di dollari.

L'idea e' che ormai tutto il mondo ripete a Mr. Trump che deve lavorare contro i cambimenti climatici, che non e' vero che e' una balla dei cinesi. Non e' vero che e' un "hoax" come lo chiama lui. Ma forse, se glielo dice gente del mondo del business, invece che gente di scienza o altri politici, allora forse, forse, forse, ascoltera' un po di piu'.

Trump e i futuri membri del suo governo infatti sembrano essere sordi e ciechi all'evidenza mondiale, scientifica, e incontrovertible, che il pianeta cambia per colpa nostra.

E i petrolieri?

Nessuno di loro ha firnato la lettera, ma e' interessante che l'ente califoniano che fornisce l'elettricita' nelle nostre case, la Pacific Gas and Electric, ha aderito all'iniziativa. Anzi, PGE fa sapere che la California intende essere un leader mondiale nella transizione post-petrolio e pro-energia rinnovabile.

E poi c'e' Mr. Elon Musk. L'uomo piu amato del tech, consigliere strategico di Trump.

Chissa' se non ci sente dal lato dell'ambiente, e di cosa e' giusto e non giusto fare, il futuro presidente degli USA magari ci sentira' dal lato del vile denaro.

Monday, July 20, 2015

Sound OIl a Nervesa: dopo le stimolazioni, abbandonano il secondo pozzo



Prima del fallimento del secondo pozzo Nervesa

Dopo il fallimento del secondo pozzo Nervesa


“Sono da prevedere stimolazioni in profondita’ con fluidi 
opportunamente scelti e non si escludono acidificazioni con fratturazione idraulica”  

Agip ENI, 1994


Despite the confirmed presence of gas and the 
completion of re-perforation and stimulation operations  
in the lower section of the well's target reservoir, 
the company had been unable to secure a stabilized flow rate. 

Sound Oil, 2015



Ed eccoci qui. Dopo le webcam in modo che dall'Inghilterra si potesse vedere in diretta la perforazione dei pozzi, dopo tanto parlare, dopo tanto entusiamo, e ovviamente dopo che hanno cercato di pompare su assieme al gas anche le azioni, tutto si sgonfia.


Perche'?

Dicono che nonostante la riperforazione e le operazoni di stimolazione, il flusso di idrocarburi non era sufficente da giustificare la continuazione delle operazioni. E quindi chiudono.

Notare che tutto questo gia' l'aveva detto l'ENI nel 1994 quando avevano gia' acidificato con HCl al 28% senza successo. E cioe' che se si voleva rendere produttivo il pozzo, sarebbero state utili ulteriori stimolazioni e attivita' invasive. Evidentemente qui, non e' stato suffincente neanche quello.

Resta la domanda: che stimolazioni hanno usato? Acidi? Fracking? Cosa hanno fatto al sottosuolo? Quando l'hanno fatto? Per quanto tempo? Lo sa Zaia? Lo sa la giunta regionale veneta?

Se ne preoccupano? Vorranno dire qualcosa ai veneti, oppure lo devono sapere solo gli investitori di quello che accade a Nervesa?

E' passato un mese. E allora?


Il CEO James Parsons dice che e' molto "disappointed" ma che la compagnia e' in buone mani perche' hanno un vario assortimento di progetti in Italia e in Marocco e ottimo flusso di denaro.
Dice che questo risultato e' frustrante ma solo un piccolo passo indietro. 

Tuesday, July 14, 2015

Zaia e le trivelle di Nervesa e d'Adriatico - due pesi, due misure?



Sono stato chiamato a stimare la pericolosità della situazione 
e posso dire che questa è una zona sismica



Vorrei chiedere a Luca Zaia, governatore del Veneto dal 2010: ma lei ci crede davvero o fa finta, in tema trivelle? Dalle sue parole parebbe tutto chiaro.

Il giorno 1 Gennaio 2015 aveva detto che : "La Regione del Veneto anche nei fatti sta cercando di opporsi alla nefanda decisione che mette a rischio quella straordinaria risorsa ambientale ed economica che si chiama mare Adriatico. Parlava di "enormi danni ambientali, per la salute e per l'economia delle popolazioni che vivono sulle sponde del nostro mare. La nostra è una posizione netta di contrarietà a questo atteggiamento folle dei governi italiano e croato. Ci opponiamo alle trivellazioni in prima battuta e con atti formali".

Il giorno 9 Marzo 2015 ribadisce “Noi, come Regione, siamo e restiamo contrari alle trivellazioni in Adriatico. La nostra difesa continua ad essere debole perché il Governo è schierato a favore delle trivellazioni. Mi chiedo come quelle forze politiche che si dichiarano vicine all’ambiente possano stare ancora all’interno di questo Governo".
 
Addirittura nel Maggio 2015 la regione Veneto presenta le sue osservazioni di contrarieta' alle trivelle croate in Adriatico "in cui ci si preoccupa della subsidenza che si estenderà, spingendosi, con ogni probabilità, entro i nostri confini nazionali".

Indimenticabili le sue parole maestose sull l'Italia: "la Repubblica e' una, indivisibile e imperforabile".


Te lo vedi, paladino dei paladini. E poi. E poi vai a leggere i comunicati di investitori dei petrolieri, vai a vedere il territorio, e vai a vedere cosa approva il governo regionale veneto di Luca Zaia e i chiedi: ... ma sa Zaia cosa i suoi stessi uffici regionali approvano e fanno? E poi ti arrabbi.


La Sound Oil, ditta inglese, ha preso di mira il territorio veneto da vari anni tramite la sua sussidiaria italiana Apennine Energy con la concessione "Carita' - Nervesa", nei pressi di Conegliano Veneto e del Montello. Come sempre sono pozzi vecchi trivellati ed abbandonati dall'ENI e dove queste microditte pensano di venire a fare il salto di qualita'.

Il giorno 26 Febbraio 2013 la regione Veneto autorizza la Apennine Energy/Sound Oil a trivellare il pozzo Sant'Andrea 1 dir a Nervesa della Battaglia per la ricerca di idrocarburi. Il CEO James Parsons definisce Nervesa una "flagship opportunity" dal valore di 62 milioni di dollari che fruttera' loro ben 14 milioni di dollari l'anno. I Veneti sanno poco e niente.

Il giorno 27 Novembre 2014 la regione Veneto autorizza la Apennine Energy/Sound Oil a trivellare il secondo pozzo Cascina Daga 1 dir sempre a Nervesa. Arrivano a 1300 metri di profondita'. Gli investitori sanno tutto. La Sound Oil annuncia ai propri azionisti addirittura dove poter scaricare i filmati in rete, in modo da seguire ogni giorno cosa accade in cantiere.

Dopo un paio di mesi da quell'approvazione, Zaia dice che l'Italia e' imperforabile. Come puo' essere? Perche' la regione Veneto ha permesso che si facessero buchi nel 2013 e nel 2015, e dopo un po Zaia fa tutti quei proclami? Non si parlano presidente e regione? O che il trevigiano e' meno importante della Croazia?

E poi, guarda caso, il 12 Maggio 2015 un terremoto di intensita' 3.5 nelle vicinanze del Montello a 2000 metri di profondita'. Un altro ancora, non troppo lontano, il 15 Maggio di magnitudo 3.6, a quindici chilometri da Nervesa. Sono sicuramente delle coincidenze, ma questo fa capire che il territorio trevigiano non e' proprio stabile di per conto suo.

Se Zaia e' preoccupato della subsidenza croata, perche' non e' preoccupato della possibile sismicita' indotta italiana? O crede che per la Croazia sia facile parlare mentre in Veneto si tratterebbe di agire?

E poi ancora, guardi le cartine e vedi che nel trevigiano e' anche presente un impianto di stoccaggio del gas della Edison, detto Collalto che si trova ad otto chilometri dal terremoto del 15 Maggio. Anche qui, potrebbe benissimo essere una coincidenza che ci siano stati terremoti nei pressi della centrale di stoccaggio ma il fatto e' che questi impianti sono pericolosi. Sono semplicemente delle bombe che aspettano di essere innescate perche' gli stravolgimenti sotterranei portati da stoccaggi e da estrazioni certo non migliorano un territorio sismico di per conto suo.

Collalto e' in funzione dal 1994. La Edison il 3 Gennaio 2007 chiede di ampliarlo e di aumentare i volumi stoccati. Si nominano commissioni di esperti e di politica. Vari sismologi indipendenti ne sottolineano la pericolosita' : se stuzzicata, la falda del Montello potrebbe dare origine a terremoti di magnitudo maggiore di 6. Alberto Marcellini, professore di sismologia all'Universita' di Milano, parte della commissione, afferma nel 2007:

"Il rischio sismico elevato è stato evidenziato, a questo punto i responsabili politici possono decidere di assumersi questo rischio perché la contropartita viene giudicata congrua o per altre motivazioni. Per quanto mi riguarda non faccio parte di chi deve decidere, tuttavia poiché da tempo mi occupo di problemi di rischio sismico e ho pure una certa reputazione internazionale da difendere devo dire che non ho ritenuto sufficienti gli argomenti addotti a supporto di un parere favorevole, anzi francamente non solo non sono di parere favorevole all’aumento delle capacità dell’impianto, ma addirittura alla presenza stessa dell’impianto di stoccaggio."

Ma si sa, la logica e' spesso un optional quando ci sono gas e petrolio di mezzo e Marcellini si dimette il 28 Gennaio 2008, dicendo:

"Debbo dire che sin dall’inizio dei lavori la mia impressione non è stata quella di trovarmi in un consesso che operasse all’unisono per valutare nel modo migliore la sicurezza del deposito, obiettivo ufficiale della Commissione. Ho avuto piuttosto l’impressione di trovarmi di fronte a due posizioni precostituite: i favorevoli e i contrari all’ampliamento. Insomma più che all’approfondimento delle indagini vi era l’interesse di ricevere supporto alla propria precostituita tesi. Non è l’humus migliore per far lavorare gli esperti"

Nel 2009, il MInistero dello Sviluppo Economico da un po di prescizioni e decide che l'ampliamento dell'impianto puo' essere escluso dai procedimenti di impatto ambientale. Luca Zaia viene eletto nel 2010. Sul suo sito web, la Edison dice che l'impianto e' stato ampliato nel 2011. Seguono ricorsi, interrogazioni, denuce. Seguono anche rumori e notti insonni dei residenti i quali scrivono a Zaia lamentando la scarsa attenzione delle autorita' regionali dal 2009 fino ad adesso.

Ecco, la mia domanda a Luca Zaia, resta: cosa facciamo adesso? Non era l'Italia imperforabile? Vuole dire qualcosa ai veneti, e non sulle trivelle in Croazia, ma sulle trivelle in Veneto, a Collato, a Nervesa, a casa sua?

Qui le immagini di Nervesa e di Collalto

Friday, April 26, 2013

La Sound Oil a trivellare in Veneto - Nervesa





Adesso e' tuttapposto.

Programmano altri buchi:
 
Laura, Golfo di Taranto
Rapagnano, Marche 
Badile, Lombardia

Evviva.

Approvato ad Ottobre 2014



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We are very much focused on Italy and that will remain the case.
James Parsons, CEO Sound Oil, UK

Nervesa, Veneto

Badile, Lombardia



Secondo gli annunci agli investitori, la Sound Oil, ditta inglese che di occupa di petrolio ha intenzione di trivellare presto in Veneto, secondo la concessione "Carita' - Nervesa".

La concessione si trova nei pressi di Conegliano Veneto.

Nel video sopra su YouTube il CEO James Parsons la definisce una "flagship opportunity" e dice che la concessione nel trevigiano vale $62 milioni di dollari - tanto quanto tutto il loro capitale azionario! - e che gli fruttera' $14 milioni di dollari l'anno, una volta che sara' operativa.

Vogliono iniziare alla fine dell'anno 2013.

Come si puo' capire e' una ditta piccola, che pensa di fare il salto di qualita' con l'Italia.

Il pozzo Nervesa fu gia' trivellato dall'ENI nel 1985. Loro vogliono trivellarne un altro, per ora esplorativo, a circa 1 chillometro di distanza. La zona e' arenaria, vogliono andare a circa 2 chilometri di profondita', in un'area "industriale".

Nel video su YouTube c'e' pure il salvatore della patria, l'italiano Luca Madeddu, che dice che il processo e' iniziato nel 2011 (ma qualcuno ha detto qualcosa ai veneti?) e che se tutto va bene sara' tutto operativo per il 2014.

Dice che hanno mandato la VIA e che aspettano il "si" a Novembre 2013, con l'approvazione finale, come se tutto fosse una formalita', e che il si gli e' dovuto.

E' tutto fatto. Devono poi preparare il sito, con 25 giorni per creare piazzole e adeguare le strade se necessario.

Il pozzo finale arrivera' dall'Olanda, ed e' stato costruito in Germania. A un certo punto compare anche la parola magica "hydraulic rig".

Dicono che siccome l'area e' "industriale" - ma io direi residenziale?? - non possono andare direttamente nel loro giacimento, ma dovranno perforare ad un angolo di circa 45 gradi, per circa 1000 metri.

Il pozzo 41 giorni per trivellare 6 per "pulire" e poi faranno il test per 7-10 giorni. In caso di successo - Luca Madeddu dice che e' tutto molto exciting - decideranno immediatamente come perforare e che entro il 2014 applicheranno per la concessione finale.

Avranno bisogno di un impianto di compressione per massimizzare l'estrazione del gas.

Hanno pero' pochi soldi, e dicono che loro stessi metteranno circa 2.9 milioni dollari e che il resto verra' da una famiglia privata di Milano che guida la ditta CTSI. Questi metteranno l'altra meta' del denaro in cambio dell'8% dei profitti.

E cioe' : la ditta e' inglese, la trivella e' tedesca, il capitale andra' nelle mani di investitori stranieri e di questa misteriosa famiglia di Milano. E ai veneti cosa restera'?

Mistero.

... E cosa c'e' dentro Nervesa? Stimano 21 miliardi di metri cubi di gas. In Italia ne usiamo circa 80 miliardi all'anno - fanno circa 3 mesi di gas per l'Italia, *per tutta la vita del progetto* e non all'anno, ammesso e non concesso che questo gas finira' nelle case degli italiani.

Dicono che non si fermeranno qui, ma che hanno intenzione di trivellare la concessione Badile nei dintorni di Milano, e che hanno degli "hidden gems" in Italia.

Gems? Dal punto di vista di un petroliere, forse. Per ora e' tutto solo molto hidden.

Gli italiani sono sempre gli ultimi a sapere di queste "gems" nelle loro case, nei loro campi, nelle loro "zone industriali".

Sunday, January 13, 2013

Gli inganni della Exxon sui cambiamenti climatici



Exxon, 1979: World fossil fuel resources other than 
oil and gas could never be used to an appreciable extent.





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PBS













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understand why we can manage these risks

Rex Tillerson, CEO Exxon, sui rischi da trivelle 
e sull'ignoranza della gente. 

A cui sicuramente i petrolieri sapranno spiegare
in modo onesto e disinteressato.


Illustrare gli inganni della Exxon sui cambiamenti climatici, sul fracking, sulle multe, sugli incidenti, sull'inquinamento a mare e' qualcosa di veramente difficile da raccontare, perche' sono stati troppi nel corso degli anni. Come tutte le altre ditte del petrolio, hanno cercato in tutti i modi di passare il messaggio che e' tuttapposto, minimizzando ed ingarbugliando fatti, carte e vite delle persone.

Iniziamo con il caso riscaldamento globale, come riportato dalla PBS, la TV pubblica americana e dal New York Times.

Nel 1998 Bill Clinton cercava di convincere i senatori americani a ratificare il trattato di Kyoto, visto che noi americani siamo i maggiori consumatori di fonti fossili del pianeta, e visto che l'esempio degli USA avrebbe potuto fare da volano per il resto del mondo.

Ovviamente Exxon e Chevron non potevano accettare tutto questo perche' il petrolio e' il loro core business. E cosi' il New York Times, guarda caso, scopre e pubblica un memorandum semi-segreto dell'industria petrolifera in cui ci sono tutti i piani per deragliare Kyoto e screditare le tesi dei cambiamenti climatici. 

E come fare per fermare Kyoto?

Facilissimo. Avrebbero pagato e cercato di persuadere alcuni scienziati non necessariamente a negare i cambiamenti climatici, ma ad esprimere dubbi, ad essere degli scettici. Questo sarebbe poi stato combinato ad una intensa attivita' mediatica per confondere le idee, assieme alla foglia di fico dei costi per l'economia USA. Come dire: non si sa neanche se e' vero, perche' intervenire?

Con tutti i soldi che avevano, il piano sarebbe stato facilissimo da realizzare e lo spunto fu dato da niente di meno che dall'industria del tabacco.

Attaccare la scienza, proprio come fece l'industria delle sigarette.

Il memorandum semi-segreto lo diceva chiaramente

"Because the science underpinning the global climate change theory has not been challenged effectively in the media or through other vehicles reaching the American public, there is widespread ignorance, which works in favor of the Kyoto treaty and against the best interests of the United States."

Exxon e Chevron cosi' passano a cercare cinque "scienziati" a parlare alla stampa e a scrivere testi scettici sui cambiamenti climatici a cui dare la piu' ampia visibilita'.  Alcuni addirittura dissero che anche se ci fossero stati cambiamenti climatici e l'aumento della temperatura, questo sarebbe stato di beneficio per il pianeta. Fra il 1998 ed il 2005 furono spesi circa $16 milioni di dollari a questo scopo.

Ma il gioco non poteva continuare per sempre. I climatologi e la scienza libera hanno continuato a indagare e a mostrare che invece i cambiamenti climatici esistono e sono dannosi e che se continuiamo cosi' la temperatura del pianeta aumentera' con conseguenze catastrofiche.

E cosi, negli anni piu' recenti, anche i petrolieri hanno iniziato a cambiare tattica. Non piu' negazionisti e scettici, ma neutrali. La Exxon ha smesso di dare soldi ai gruppi di negazionisti nel 2007.

Ora affermano, tramite il loro CEO Rex Tillerson che la gente, i giornalisti e gli attivisti non hanno bene capito quello che volevano dire. Eh si, siamo tutti scemi:

"ExxonMobil's position on climate change continues to be misunderstood by some individuals and groups. We know our climate is changing, the average temperature of the earth is rising, and greenhouse gas emissions are increasing. Our industry has a responsibility to contribute to policy debates and to take concrete steps to reduce emissions."

E cosi adesso Rex dice che si e' vero, i cambiamenti esistono ma che ci adatteremo e che le conseguenze non sono cosi drammatiche come si vorrebbe far credere. Dice che sebbene ci siano "troppe complessita' sulla scienza del clima affinche' si possano pienamente capire tutte le cause e gli effetti" ci saranno lo stesso degli impatti:
   
Clearly there is going to be an impact. We have spent our entire existence adapting. We'll adapt. It's an engineering problem and there will be an engineering solution.

Vaglielo a dire agli uccelli e ai pesci e agli uragani e alle siccita'. E poi, cosa spostiamo delle intere citta' che stanno lungo la costa e che sono a rischio inondazioni? E che ingegneria usiamo per questo?

E aggiunge

Drilling for oil and gas will always involve risks of spills and accidents, but those risks are manageable and worth taking because they are small given the amount of energy they produce.

Come sempre e' facile parlare cosi quando non e' il tuo campo, la tua aria o i tuoi figlil. I rischi sono piccoli se visti da Rex e dal suo stipendio di 25 milioni di dollari nel 2011 e di 29 milioni di dollari nel 2012.

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Passiamo alle pubblicita' progresso del fracking.

Nel 2011 la Exxon acquista una serie di pubblicita' nel New York Times e nel Washington post sul fatto che fare fracking e' sicuro e facile. Mostrano che i pozzi arrivano a oltre 2km sotto la crosta terrestre con tutte le cementificazioni e gli strati di acciaio che in teoria dovrebbero tutelare la terra dalle sostanze tossiche.

L'idea che cercano di propagandare e' questi involucri protettivi avvolgono il pozzo fino alla fine. Questo invece non e' vero, perche le protezioni valgono in genere solo per i pozzi in verticale, e a volte neanche per quelli, mentre la stragrande maggioranza dei pozzi trivellati in orizzontale non ha alcun strato protettivo, ne di cemento, ne di acciaio, di nessun genere.

L'idea e' infatti di proteggere solo gli strati superficiali di terreno, dove si trovano le falde acquifere e  poi, piu' in profondita', secondo quelli della Exxon, ci pensano madre natura e gli strati di roccia sotterranea a proteggere le falde acquifere. Questo e' confermato dalla stessa Exxon in un email a Pro-Publica, testata giornalistica indipendente che si occupa, appunto, di proteggere la cosa pubblica. Anche per i pozzi in verticale vi possono essere dei casi in cui le cementificazioni non sono lungo tutto il percorso, ma solo in cima e alla fine.


Anatomia di un pozzo - da Pro Publica

E ovviamente anche quando le cementificazioni ci sono, nessuno puo' mai escludere fessure, crepe e lacerazioni nel corso degli anni, tant'e' vero che ci sono stati molti casi di perdite di sostanze inquinanti dai pozzi del fracking qui negli USA, dal Colorado all'Ohio al Wyoming.

La stessa Halliburton che produce fluidi di perforazione dice che le cementificazioni possono spesso "fallire" specie se ci il petrolio e' pesante e corrosivo (come in Italia!) o se si usano tecniche di stimolazione con vapori ad alta temperatura.

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Ma c'e' n'e' per tutti i gusti e per tutti i colori.

Qui ad Aceh, in Indonesia, sulle violazioni dei diritti umani da parte della Exxon, e qui sui riversamenti di petrolio nei fiumi pristini del Montana, e qui sui riversamenti della Exxon-Valdez e qui sui riversamenti nel Maryland e qui per le emissioni in atmosfera in Texas,  e qui sull'acqua potabile nel New Hampshire, e qui le perdite e l'inquinamento in Nigeria, se uno continua a cercare ne trova altri ed altri ancora.

La lista e' interminabile.




Monday, June 4, 2012

Lo sciacallaggio della Aleanna Resources


La BRS Resources sta partecipando in uno dei piu
 eccitanti giochi di petrolio e gas del mondo - la Pianura Padana d'Italia. 
Si, la Pianura Padana, fra Venezia, Firenze e Milano.

La BRS e' una delle case madri della Aleanna.
Ecco cosa siamo per loro, un "exciting oil and gas play"

To Mr. Steven Moore,  to Ms. Susan Sinnott, to Ms. Anca Landwer:
go drill Texas and leave the Po Valley alone!



Dal giorno in cui alcuni signori dell'ENI si sono presentati ai contadini d'Abruzzo cercando di convincerli che la raffineria di petrolio che volevano costruire fra i campi del Montepulciano era "solo" un innocente allaccio di metano, ho deciso che non c'era da fidarsi di petrolieri di nessun genere.

Questo blog nasce con il solo scopo di dire loro che non ci credo alle loro balle, e per dire a tutto il mondo che all'ENI e ai loro amici interessa una cosa: il vile denaro.

In questi anni li ho sentiti dire di tutto - dal "non si sa'" al fatto che i bimbi deformi di Gela sono un prezzo da pagare per il progresso. Mai, mai, mai ho sentito dire un amministratore di ditta petrolifera dire che le loro operazioni possono avere effetti negativi, o che certi posti e' meglio evitare di trivellarli - per delicatezza dei luoghi, per rispetto di chi ci vive o semplicemente perche' il petrolio e' il passato.

Non dimentichero' mai Pierluigi Vecchia che disse che voleva trivellare l'Italia per motivi affettivi!

Questo invece lo scrissi qualche tempo fa, ma vale ancora adesso.

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Ed allora ecco gli sciacalli del giorno: la Aleanna Resources, ditta' gia' nota a chi vive a cavallo fra Emilia Romagna e Veneto, e ditta' gia' dibattuta su questo blog. 

Sono quelli che vogliono trivellare, a loro detta, aree di oltre 3,000 chilometri quadrati nella pianura padana, questo eccitante campo di giochi di petrolio e di gas!

La Aleanna e' una sorta di scatola cinese - a quanto pare e' di proprieta' per meta' della BRS resources, che prima si chiamava Bonanza Oil (!), e per meta' di una certa Bluescape assieme alla Saxon Oil.  Tutte straniere, tutte lontane.

Adesso, dopo il terremoto, ci danno le loro condoglianze - ma per carita'. Tenetevele queste condoglianze, e se veramente volete far qualcosa di buono, prendete ed andatevene. 

Come detto, questo e' un paese fragile e l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno e' di continuare a bucare il suolo per il beneficio di ditte straniere, piccole e sconosciute. Anche se il petrolio non c'entra con il terremoto, per precazione e' meglio non continuare a stuzzicare un territorio gia di per se ballerino.

Dicono:

AleAnna values its local relationships and intends to establish a long-lasting presence in Italy through exploration and production using the newest, safest and most environmentally friendly technology available.

AleAnna ha cura delle proprie relazioni sul territorio e si propone di costruire una presenza a lungo termine in Italia attraverso l'esplorazione e la produzione di idrocarburi, utilizzando le tecnologie disponibili più nuove, più sicure e più rispettose dell'ambiente.

Tutto questo e' stato palesemente stato scritto da un ufficio di relazioni pubbliche americano, in Italia non si dice "avere cura delle relazioni sul territorio". Il loro e' solo parlare di multinazionale che da lontano deve rabbonire la popolazione, niente di piu'.

Quelli non sanno e non gliene importa niente di noi.

Ricordo ancora quando Susan Sinnott, la presidente della Aleanna, disse che "la subisdenza e' una mera modifica permanente del territorio" come se questa "mera modifica" non fosse qualcosa che avrebbe influenzato la vita delle persone.

Anche il terremoto e' un mero spostamento del territorio, ma vaglielo a dire a chi vive in Emilia, cara Susan!

E poi aggiungeva che la "contrarieta' al progetto ha suscitato apprensione tra le societa' del settore" che potrebbero decidere di continuare a sondare altrove, "danneggiando i residenti che perderebbero l'occasione di ottenere risporse per lo sviluppo e per l'occupazione", o ancora che il petrolio porteera' una pioggia di soldi a tutti.

Cara Aleanna, non siamo contrari alle trivelle 'solo' per il terremoto. C'e' la subisdenza, ci sono le esalazioni tossiche, la produzione di immondizia petrolifera, la possibilita' o la necessita' di costruire infrastruttura petrolifera, i danni all'agricoltura e al turismo.

L'Italia non ci azzecca niente con le trivellazioni - possibile che non lo capite?

E se davvero vi interessa coltivare buone relazioni con il territorio, avete un solo modo per farlo: andarvene da dove non siete desiderati. Ricordiamo alla Susan in questione e alla sua amica Anca Landwer, che se veramente ci tenevano alle buone relazioni con il territorio avrebbero parlato alla gente nel 2006 - quando hanno iniziato l'iter trivellante! - e non nel 2011, quando la gente ha iniziato a darsi da fare per contrastarli.

Finche' pensavano di farla franca non c'era bisogno di "buone relazioni con il territorio" adesso invece, dopo il terremoto e il dito puntato contro, si svegliano, ci fanno le condoglianze e ci dicono che vogliono esserci amici.

Senza vergogna.

Dear Susan Sinnott or whomever it is that leads Aleanna Resources: no you don't. You don't value local relationships despite the content free corporate-speak from your American PR offices. Else, you would have spoken to the people *in advance* and most of all *listened* to the great number of people who oppose your drilling plans. We won't be fooled by your blabbering.

You don't have a clue about what the locals want, what we are, what we do, what we care about:
Italy is not about drilling.

And for your information *no environmentally friendly, safe or new technology*  exists that is risk free. The people have nothing to gain from your drilling permits, so just pack up and go drill Texas, Delaware or wherever else you are hiding.


JUST GO HOME AND LEAVE US ALONE!



http://www.youtube.com/watch?v=bD0ZBm-7Ukc 

Friday, May 18, 2012

Al CEO della Shell: offra 1 miliardo di dollari per ripulire la Nigeria


Martedi 22 Maggio non solo ci sara' il convegno contro le trivelle nel Vallo di Diano, ma anchel'incontro degli azionisti della Shell, ad Amsterdam.

Un gruppo di attivisti locali ha proposto di chiedere ufficialmente alla Shell di partecipare alle operazioni di "pulizia" del Delta del Niger dai disastri da lei stessa causati nell'Ogoniland.


Non e' un segreto per nessuno che la Shell abbia riversato nel delta del Niger tonnellate e tonnellate di petrolio nel corso degli scorsi 50 anni, e che non abbia mai cercato seriamente di ripulire i suoi disastri.  Si parla dell'equivalente di due volte tanto tutto il petrolio riuscito dallo scoppio del pozzo Macondo.


In Nigeria la Shell ha incassato, e ha lasciato dietro morte e distruzione.

La scorsa estate pero', grazie ad un eccellente rapporto dell'ONU la Shell ha dovuto ammettere di avere partecipato all'inquinamento e ora l'ONU chiede che ci sia almeno 1 miliardo di dollari per le operazioni di ristoro dell'Ogoniland - terra fragile, lagunare e dove la gente vive di pesca ed agricoltura - o meglio viveva, perche' adesso sopravvive.

Come gia' riportato in precendenza infatti i fiumi sono coperti di patine petrolifere, i villeggianti devono camminare ore ed ore per prendere l'acqua
e i pesci sono scomparsi dai fiumi.

Si, scomparsi da 5 anni. 

Occorre che si faccia qualcosa - quel petrolio e' quasi tutto per noi ricchi occidentali. Certo firmare una petizione non risolve niente, ma e' un passo, come anche lo e' interessarsi ai problemi.

Quando ti arrivano le trivelle in casa e' bello l'attivismo, ma lo e' di piu' quando non e' per casa tua che lotti, ma per qualcosa che va oltre i nostri piccoli egoismi.

Noi tutti abbiamo il lusso di avere il petrolio che bussa alle nostre porte ai tempo di internet, quando l'informazione abbonda, e solo chi non vuole vedere non vede. Abbiamo il lusso di vivere in paesi "avanzati." Ma 50 anni fa,  in Nigeria non c'era nessuno a spiegargli cosa fosse l'idrogeno solforato, il gas flaring, o che le trivelle avrebbero portato solo morte e distruzione.

Chi coordina questa raccolta firme e' una non-profit  USA che si chiama Sum of us assieme ad Amnesty International e Friends of the Earth Netherlands.


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More information:

Friends of the Earth Netherlands, WorsethanBad.org

Amnesty International and CEHRD, Shell must pay US$1 billion in first step to clean up Niger Delta, 10 Nov 2011

New York Times, Far From Gulf, A Spill Scourge 5 Decades Old, June 16, 2010

The Guardian, Shell accepts liability for two oil spills in Nigeria, Aug 3, 2011

UNEP, Ogoniland Oil Assessment, Aug 4, 2011

BBC, Nigeria Ogoniland oil clean-up ‘could take 30 years’, Aug 4, 2011

Royal Dutch Shell PLC press release, SPDC action on matters addressed in the UNEP report, Aug. 11, 2011

Wednesday, April 25, 2012

Arresti e bugie BP



The beaches are open,
the tourists are back and commerical fishing
is rebounding

Craig Savage, CEO BP




E mentre la BP autoproclama che e' tuttapposto ecco cosa accade.

Kurt Mix, ingegnere di Katy, Texas, 50 anni e' stato arrestato per due capi di accusa di "obstruction of justice". E' stato poi rilasciato su cauzione di 100,000 dollari e rischia fino a 20 anni di carcere.
"Obstruction of justice" significa ostacolo alla giustizia.

L'accusa per questo Mix e' che stava cancellando una serie di messaggi elettronici - ben 300! - in cui la BP ammetteva ai suoi tecnici che i tentativi di tappare il buco stavano miseramente fallendo e che i numeri dati al pubblico erano molto diversi da quelli reali.

E' il primo arresto, e sta ad indicare che il governo ancora indaga su questa faccenda. Alla fine dei conti sono morte 11 persone.

Uno degli email incriminati e' quello in cui la BP al pubblico diceva che il "top kill", una delle prime tecniche provate per fermare il petrolio, aveva il 60-70% di probabilita' di successo. Internamente invece la BP diceva ai suoi dipendenti che probabilmente avrebbero fallito.

Tony Hayward, l'allora amministratore delegato della BP, soprannominato Tony Baloney (Tony il raccontatore di balle), disse che era tutto uno "straordinario successo".

Da questi email viene fuori che il flusso di petrolio era di 15,000 barili al giorno e non 5,000 come la BP diceva al pubblico.

In un altro caso, il giorno dopo lo scoppio, la BP disse al pubblico che non c'era petrolio in mare. Invece internamente parlavano di perdite fra i 64,000 e i 138,000 barili al giorno.

In alcuni casi si arrivo' a 146,000 barili al giorno!

Ma perche' tutto questo e' importante?

La BP dice che sono usciti 4 milioni di barili di petrolio. Il governo stima che siano 5 milioni. La differenza non e' estetica: il Clean Water Act dice che per ogni barile che riversi devi pagare $4,300 dollari se sei colpevole.

Piu' barili, piu' soldi.

La BP dice che vuole pagare solo 5 miliardi di dollari perche' ha lavorato sodo (poverini!). Il governo vuole arrivare fino a 20 miliardi di dollari e dunque vuole provare che la BP sta cercando di nascondere la verita', sul numero di barili riversati.

La strategia e' di mettere pressione a questo Kurt Mix - un ingegnere di medio livello - in modo da fargli dire le cose che sa, e magari arrivare piu' in alto.

Vedremo come va a finire. 

La BP ha avuto perdite di 3.3 miliardi di dollari nel 2010.
La BP ha avuto ricavi utili di 22 miliardi di dollari nel 2011.

Altro giro, altra corsa.