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Monday, March 27, 2017

Sam Moody di Ombrina Mare dice che vuole i soldi indietro


Le perdite della Rockhopper dall'Aprile 2014 al Marzo 2016.
Dal 105.000 a circa 21.250.
Una perdita dell'80%.

 Negli scorsi 12 mesi la Rockhopper ha perso circa il 50% del suo valore


Nello scorso anno,

 il massimo e' stato il 29 Aprile 2016  -- 41.000
il minimo e' stato il 16 Dicembre 2016 -- 18.640
il valore al 28 Marzo 2016 e' stato circa 28.500

Adesso siamo a 21.250

un calo del 48% rispetto al 29 Aprile 2016
un calo del 25% rispetto al 28 Marzo 2016



Whilst we had hoped to avoid arbitration, we are extremely disappointed that it has proved to be necessary in order to protect our investment in the Ombrina Mare project. While it may take some time to produce a result, and there is no certainty of success, Rockhopper is taking all necessary steps to protect its shareholders’ interests at no extra cost to the company.

Sam Moody, CEO Rockhopper Exploration


 
Factors that would cause actual results or events to differ from current expectations, intentions or projections might include, amongst other things ... political risks, changes to regulations affecting the Company's activities, delays in obtaining or failure to obtain any required regulatory approval 

Dai documenti della transazione fra Rockhopper Exploration e Mediterranean Oil and Gas




Che cosa patetica.

Il CEO della Rockhopper Exploration, tale Sam Moody dice di avere inziato niente di meno che un "arbitrato internazionale" contro il governo italiano sulla questione Ombrina Mare.

Nel Febbraio del 2016 Ombrina mori',  come tutti sappiamo, grazie alla nostra eroica resistenza di otto anni, mille peripezie, e pure scartoffie in tribunale.

Oggi Sam Moody dice che il Italia abbiamo infranto il cosiddetto "Energy Charter Treaty" che proteggeva la Rockhopper dal 1998 (ma come, se a quel tempo Ombrina era della Mediterrannean Oil and Gas!) e che le garantiva la stabilita' degli investimenti.

Secondo i suoi legali, la Rockhopper avrebbe buone possibilita' di recuperare il denaro perso.

Quanto? Non si si sa. Ma sulla base dei profitti persi.

Cosa ne penso io?

1. La Rockhopper Exploration ha perso circa il 50% del suo valore negli scorsi 11 mesi e oltre l'80% da tre anni a questa parte.  E' una perdita abissale, ed io credo che non sia un caso che questa richiesta di arbitrato arrivi alla stampa adesso. E' secondo me anche un modo di proiettare confidenza agli investitori che stanno cercando di fare qualcosa per fare cassa e per recupare qualcosa da Ombrina, che, ricordiamo era l'investimento principe per Sergio Morandi, prima della Medoilgas e poi di Rockhoppper, prima che arrivassimo noi a fermarli.

2.  Questa richiesta e' patetica perche' lo sanno tutti, investitori e petrolieri e uomini di business che le regole possono cambiare, e che finche' l'ultimo si non e' stato firmato, le cose possono saltare. Sono le regole del gioco, e' un investimento con rischi, non una certezza matematica. Ed e' ancora piu' patetico aggrapparsi ad un documento del 1998!

3. In verita' Ombrina era stata gia' bocciata nel 2010, e quindi e' evidente che i rischi c'erano ed erano rischi reali e veri. E che quando meno la Mediterranean Oil and Gas lo sapeva. Poi le leggi sono cambiate ed Ombrina e' tornata in vita.  Sono le regole del gioco. E anzi, la Mediterannean Oil and Gas ha approfittato di queste leggi che sono cambiate, quando il cambiamento e' stato il loro favore. E adesso che cambiano il loro sfavore la Rockhopper Exploration vuole l'arbitrato internazionale?

Suvvia, Sam Moody, cresca e diventi adulto e accetti che a volte le cose possano andare male e che quando lei ha comprato Ombrina ha fatto i conti senza l'oste.

4. Come faranno a stabilire gli intrioti persi? Sulla base di quanti barili di produzione? Non hanno mai avuto cifre esatte di quanto petrolio ci fosse, anzi, spesso le riserve da certe sono diventate probabili e i volumi sono cambiati nel corso degli anni. Tantomeno Moody e compari possono proiettare i prezzi sul lungo termine. Come detto, e' tutto incerto.


4. Seppure fosse vero che questo Energy Charter Treaty e' stato applicato ad Ombrina nel 1998, la verita' e' che allora Ombrina e la sua concessione erano della Mediterranean Oil and Gas o chi per lei prima di allora, dal 1998 al 2014. In quel frangente ci fu anche la prima bocciatura di Ombrina, nel 2010.

La Rockhopper e' subetrata nel 2014, ed e' subentrata *ben sapendo* delle nostre lotte, dell'incertezza attorno ad Ombrina, degli enormi ritardi accomulatesi per loro nel corso degli anni. Come detto, hanno comprato Ombrina consci di quello che c'era attorno, da un punto di vista umano e politico. E se non lo sapevano e' loro ignoranza, non certo loro scusante.

E infatti, questo che segue era scritto fra i documenti della compravendita -- che il tutto e' soggetto a rischi, a cambi nelle regolamentazioni che hanno a che fare con Ombrina, e con ritardi o impossibilita' di avere i permessi.

Era chiaro a tutti, ed e' una prassi accettare che ci possano essere imprevisti.
Eccetto ovviamente a Sam Moody.

Scritto dalla Rochopper Exploration in data 23 Maggio 2014 agli investitori:

Certain statements in this document are forward-looking statements which are based on Company's expectations, intentions and projections regarding its future performance, anticipated events or trends and other matters that are not historical facts. These statements are not guarantees of future performance and are subject to known and unknown risks, uncertainties and other factors that could cause actual results to differ materially from those expressed or implied by such forward-looking statements. Factors that would cause actual results or events to differ from current expectations, intentions or projections might include, amongst other things, changes in oil prices, changes inequity markets, failure to establish estimated petroleum reserves, political risks, changes to regulations affecting the Company's activities, delays in obtaining or failure to obtain any required regulatory approval, failure of equipment, uncertainties relating to the availability and costs of financing needed in the future, the uncertainties involved in interpreting drilling results and other geological, geophysical and engineering data, delays in obtaining geological results and other risks associated with offshore exploration, development and production. Given these risks and uncertainties, readers should not place undue reliance on forward-looking statements. Forward-looking statements speak only as of the date of such statements and,except as required by applicable law,the Company undertakes no obligation to update or revise publicly any forward-looking statements, whether as a result of new information, future events or otherwise.

Chiaro?










Thursday, January 26, 2017

La Cina costruisce il piu' grande impianto solare del mondo e sogna di essere la prima superpotenza green







 Longyangxia Dam Solar Park, Qingha - Cina



“Even if President Trump doesn’t care about the climate, that’s America’s point of view.
The Chinese government will carry out and fulfil its international commitments as they always have done in the past, and as they are doing now in order to try to tackle climate change.

“I don’t care what Mr Trump says – I don’t understand it and I don’t care about it. 
I think what he says is nonsense.”

Jin Ping Xi, Presidente della Cina


Siamo in Tibet.

Altipiani, linee morbide all'orizzonte, cieli blu, montagne innevate. Un tempo allevamento di bestiame.

Oggi una distesa infinita di pannelli solari e una scritta che dice "Energia verde!"

Si chiama Longyangxia ed e' un impianto solare di 27 chilometri quadrati che in un certo senso rappresenta l'ambizione della Cina di passare dalla strega alla fata dei cambiamenti climatici.

La costruzione di Longyangxia risale al 2013 ed a' ancora in espansione - ad un investimento di circa 750 milioni di euro.

Per ora fornisce circa 850 MW di potenza e puo' alimentare energia per circa 200mila case.

In Cina, pragmatici e pratici, e con la voglia di fare bella figura, sono convinti che i cambiamenti climatici esistono. Fino al 2012 in Cina si pensava che il solare fosse troppo costoso. Ma da allora tante cose sono cambiate.

Primo fra tutti il costo dei pannelli solari, e secondo il rendersi conto che davvero occorre usare tutto quello che si puo' per fermare il soffocamento da CO2 nel paese, che paralizza vite e polmoni.

E cosi' in Cina ci si sono gettati a capfitto: il paese e' ora il principale investitore nel settore rinnovabili nel mondo intero.

Vogliono arrivare a produrre 110GW di potenza solare e 210GW di eolico l'anno.

Entro il 2030 vogliono arrivare al 20% di energia green - il che per un paese grande territorialmente e di popolazione come la Cina e' un enorme obiettivo.  Non parliamo di San Marino, parliamo di un miliardo e mezzo di persone.

E cosi arrivano investimenti a palate: $360 miliardi di dollari da spendere entro il 2020 su sole e vento, per tagliare smog, e per creare 13 milioni di posti di lavoro. 

Sono numeri impressionanti. Ed e' ironico che se gli USA resteranno indietro sui cambiamenti climatici, il leader della transizione mondiale dal fossile all'energia green sara' proprio la Cina.

In un certo senso, il primo ministro cinese, Xi e' in cerca di una sua eredita' da lasciare dopo di se, ed ora che Obama e' uscito di scena, e con lui molto probabilmente gli USA, Mr. Xi vuole prendere il suo posto. In un certo senso le speranze del mondo green post-COP 21 di Parigi sono ora riposte nella Cina: l'inquinamento, specie da carbone, e' fuori controllo, ma cosi anche gli obiettivi del paese sono grandiosi e lungimiranti, e questo da' speranza.

Non solo, per la Cina occupare il ruolo che Obama voleva in un certo per se, e cioe' di leader delle rinnovabili, della lotta ai cambiamenti climatici, rappresenta un modo per avere cosiddetto "soft power" nel mondo, di poter mostrare la propria influenza a livello mondiale, di porsi in una buona luce, di essere presa come esempio.

Non e' solo il clima, e' anche l'immagine, che di questi tempi sappiamo, giusto o sbagliato che sia, che conta, e conta molto.

E poi c'e' il reparto economico. I cinesi non sono scemi e sanno che la transizione green e' anche una opportunita' per il paese di ammodernizzarsi, di crescere l'economia, di aumentare (questo si!) la propria sicurezza energetica.  E una volta sviluppate e testate tecnologie nuove, la Cina potrebbe poi esportare tutto in paesi di Africa, Asia e America Latina. E' un progetto multi-decennale, di crescita sotto ogni punto di vista.  Gia' ora la Cina ha letteralmente invaso i mercati di Brasile, Egitto, Indonesia, Pakistan e Vietnam.


Esempio? I cinesi hanno costruito il piu' grande impianto solare del Pakistan.

Ovviamente non lo sappiamo come il tutto andra' a finire. Potrebbe essere che questa spinta green porra' ostacoli all'industria manifatturiera cinese che e' riuscita a cresere a ritmi esorbitanti anche grazie al fatto che non c'erano troppe regolamentazioni ambientali, e chq quindi venga arrestata prima ancora di iniziare. Ma lo stesso, il fatto che accettano almeno i cambiamenti climatici sono veri e vogliono almeno provarci a fare qualcosa e' un segnale positivo.

E poi c'e' anche qualche volta l'entusiasmo e la fretta che porta a decisoni sbagliate. Ci sono stata in Cina, anche di recente e non ho potuto fare a meno di notare che l'approssimazione di molte costruzioni (e lo spreco di soldi!) poteva essere evitato.

Esempio? Hanno costruito campi solari ed eolici laddove non ce n'era veramente motivo, con poco sole e poco vemto solo per spendere incentivi statali e lontano dalle zone piu' urbanizzate e che usano piu' energia. In altri casi c'e' spreco di di energia, non c'e' sufficente cablaggio per le trasmissioni.

Ma come detto, c'e' volonta' di crescere, di imparare e di migliorarsi. E se qualcuno ride della Cina, occorre solo guardare a come e cosa erano 20, 30 anni fa e vedere adesso come sono riusciti ad imparare e a crescere.


Tuesday, February 10, 2015

Tutta la Apple in California al sole





"We know at Apple that climate change is real. 
Our view is that the time for talk is past and the time for action is now."

Tim Cook, CEO Apple


La Apple di Tim Cook ha deciso che tutti i suoi impianti californiani saranno alimentati dall'energia solare.

Ed essendo la Apple, non fanno le cose a casaccio. Hanno deciso di investire 850 milioni di dollari e di diventare partner di First Solar, ditta dell'Arizona per costuire un impianto da 1300 acri nella contea di Monterey, in California. Si chiama California Flats e sara' all'avanguardia: per la Apple sara' uno dei suoi progetti piu' ambiziosi di sempre. L'impianto solare fornira' 130 megawatt di energia, che sarebbero sufficienti per 50,000 case.

E cosi' l'intera sede di Cupertino e Newark e tutti i 52 Apple Store di California andranno al sole.

La mela al sole portera' a risparmi notevoli per la Apple che gia' vale 700 miliardi di dollari e in un certo senso, se non lo fanno loro, e chi? Ma e' bello che Tim Cook abbia parole cosi forti e cosi certe e che sembra che ci creda. Dice:

"We're doing this because it's right to do,"

E infatti non e' proprio una cosa a casaccio. Cook ha sottolineato diverse volte l'impegno per l'ambiente della Apple, sottolineando che gia' i suoi data center sono alimentati dal sole. Greenpeace, di solito sempre molto critica ed attenta ha applaudito al tutto, per la rapidita' e per l'impegno nell'attuare la transizione al sole. Lo hanno anche citato come esempio per tutti i grandi capi d'azienda.

"It's one thing to talk about being 100 percent renewably powered, but it's quite another thing to make good on that commitment with the incredible speed and integrity that Apple has shown in the past two years.

Apple still has work to do to reduce its environmental footprint, but other Fortune 500 CEOs would be well served to make a study of Tim Cook, whose actions show that he intends to take Apple full-speed ahead toward renewable energy with the urgency that our climate crisis demands."

Anche First Solar non ha che avuto elogi - beh, ci mancherebbe altro!

"Apple's commitment was instrumental in making this project possible and will significantly increase the supply of solar power in California"
 
Il progetto si chiama California Flats e si trova in una zona remota e semidesertica della contea di Monterey, la Cholame Valley. Hanno cercato di fare di tutto per minimizzare l'impatto ambientale ed il progetto e' stato approvato all'unanimita'. Si inizia a costuire quest'anno e si aspetta di finire nel 2016.

Lo so, e' un impianto grande, e anche nel deserto ci vive qualcuno, ma in questo caso e' molto meglio che fare buchi. E si, lo so pure io che in Cina, la Apple chissa cosa combina. Ma alla fine, quel che conta e' che facciano cose positive con tutti i soldi che hanno.  In certo senso, io credo, che tutto questo sia anche figlio di tutto l'ambientalismo di California.