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Wednesday, June 14, 2017

La Cina apre il piu' grande impianto solare galleggiante del mondo su ex miniera di carbone

Jerry Brown, governatore di California all'incontro di partnership per l'energia verde fra Pechino e Sacramento.


Longyangxia Dam Solar Park, Tibet

La Cina corre forte.

Ed ora hanno aperto anche il piu grande impianto solare galleggiante del mondo, in barba a Trump.

Anche se ci possono essere vari metri di paragone, la Cina puo' veramente essere considerata fra i paesi all'avanguardia in campo di innovazione green. Lo so che sono ancora un paese in via di sviluppo, ma il punto e' che guardano avanti.

Tutti i maggiori investimenti che fanno qui, per quanto riguarda l'energia, sono in campo rinnovabile, non piu' in carbone e fossili.

Un solo solo esempio: l'impianto solare della foto in alto, 40 mega-watt, 160mila pannelli, e che dara' energia a 15mila case nei pressi della citta' di Huainan, provincia di Anhui, e' stato costruito sui resti di una miniera di carbone collassata ed allagata. L'acqua del lago artificiale collegata alla miniera collassata, mista all'acqua piovana, era satura di rifiuti minerari, ed era tossica e inutile.  

Adesso c'e' un campo solare sopra. Pragmatici, no?

In Cina c'e' il 67% di tutti i pannelli solari del mondo. Dal 2012 ad oggi, la Cina e' stato il paese con i maggiori investimenti green. Nel solo 2016 hanno speso 88 miliardi in sole e vento, raddoppiando la generazione di energia pulita.

Vogliono arrivare al 20% entro il 2030. Adesso siamo all'11%.

Hanno firmato accordi con Jerry Brown, il governatore di California, per collaborare sui cambiamenti climatici, e non gliene importa niente di Donald Trump e della sua fossilita'.

Non vedono l'ora di mostrare la loro leadership al mondo.










Thursday, January 26, 2017

La Cina costruisce il piu' grande impianto solare del mondo e sogna di essere la prima superpotenza green







 Longyangxia Dam Solar Park, Qingha - Cina



“Even if President Trump doesn’t care about the climate, that’s America’s point of view.
The Chinese government will carry out and fulfil its international commitments as they always have done in the past, and as they are doing now in order to try to tackle climate change.

“I don’t care what Mr Trump says – I don’t understand it and I don’t care about it. 
I think what he says is nonsense.”

Jin Ping Xi, Presidente della Cina


Siamo in Tibet.

Altipiani, linee morbide all'orizzonte, cieli blu, montagne innevate. Un tempo allevamento di bestiame.

Oggi una distesa infinita di pannelli solari e una scritta che dice "Energia verde!"

Si chiama Longyangxia ed e' un impianto solare di 27 chilometri quadrati che in un certo senso rappresenta l'ambizione della Cina di passare dalla strega alla fata dei cambiamenti climatici.

La costruzione di Longyangxia risale al 2013 ed a' ancora in espansione - ad un investimento di circa 750 milioni di euro.

Per ora fornisce circa 850 MW di potenza e puo' alimentare energia per circa 200mila case.

In Cina, pragmatici e pratici, e con la voglia di fare bella figura, sono convinti che i cambiamenti climatici esistono. Fino al 2012 in Cina si pensava che il solare fosse troppo costoso. Ma da allora tante cose sono cambiate.

Primo fra tutti il costo dei pannelli solari, e secondo il rendersi conto che davvero occorre usare tutto quello che si puo' per fermare il soffocamento da CO2 nel paese, che paralizza vite e polmoni.

E cosi' in Cina ci si sono gettati a capfitto: il paese e' ora il principale investitore nel settore rinnovabili nel mondo intero.

Vogliono arrivare a produrre 110GW di potenza solare e 210GW di eolico l'anno.

Entro il 2030 vogliono arrivare al 20% di energia green - il che per un paese grande territorialmente e di popolazione come la Cina e' un enorme obiettivo.  Non parliamo di San Marino, parliamo di un miliardo e mezzo di persone.

E cosi arrivano investimenti a palate: $360 miliardi di dollari da spendere entro il 2020 su sole e vento, per tagliare smog, e per creare 13 milioni di posti di lavoro. 

Sono numeri impressionanti. Ed e' ironico che se gli USA resteranno indietro sui cambiamenti climatici, il leader della transizione mondiale dal fossile all'energia green sara' proprio la Cina.

In un certo senso, il primo ministro cinese, Xi e' in cerca di una sua eredita' da lasciare dopo di se, ed ora che Obama e' uscito di scena, e con lui molto probabilmente gli USA, Mr. Xi vuole prendere il suo posto. In un certo senso le speranze del mondo green post-COP 21 di Parigi sono ora riposte nella Cina: l'inquinamento, specie da carbone, e' fuori controllo, ma cosi anche gli obiettivi del paese sono grandiosi e lungimiranti, e questo da' speranza.

Non solo, per la Cina occupare il ruolo che Obama voleva in un certo per se, e cioe' di leader delle rinnovabili, della lotta ai cambiamenti climatici, rappresenta un modo per avere cosiddetto "soft power" nel mondo, di poter mostrare la propria influenza a livello mondiale, di porsi in una buona luce, di essere presa come esempio.

Non e' solo il clima, e' anche l'immagine, che di questi tempi sappiamo, giusto o sbagliato che sia, che conta, e conta molto.

E poi c'e' il reparto economico. I cinesi non sono scemi e sanno che la transizione green e' anche una opportunita' per il paese di ammodernizzarsi, di crescere l'economia, di aumentare (questo si!) la propria sicurezza energetica.  E una volta sviluppate e testate tecnologie nuove, la Cina potrebbe poi esportare tutto in paesi di Africa, Asia e America Latina. E' un progetto multi-decennale, di crescita sotto ogni punto di vista.  Gia' ora la Cina ha letteralmente invaso i mercati di Brasile, Egitto, Indonesia, Pakistan e Vietnam.


Esempio? I cinesi hanno costruito il piu' grande impianto solare del Pakistan.

Ovviamente non lo sappiamo come il tutto andra' a finire. Potrebbe essere che questa spinta green porra' ostacoli all'industria manifatturiera cinese che e' riuscita a cresere a ritmi esorbitanti anche grazie al fatto che non c'erano troppe regolamentazioni ambientali, e chq quindi venga arrestata prima ancora di iniziare. Ma lo stesso, il fatto che accettano almeno i cambiamenti climatici sono veri e vogliono almeno provarci a fare qualcosa e' un segnale positivo.

E poi c'e' anche qualche volta l'entusiasmo e la fretta che porta a decisoni sbagliate. Ci sono stata in Cina, anche di recente e non ho potuto fare a meno di notare che l'approssimazione di molte costruzioni (e lo spreco di soldi!) poteva essere evitato.

Esempio? Hanno costruito campi solari ed eolici laddove non ce n'era veramente motivo, con poco sole e poco vemto solo per spendere incentivi statali e lontano dalle zone piu' urbanizzate e che usano piu' energia. In altri casi c'e' spreco di di energia, non c'e' sufficente cablaggio per le trasmissioni.

Ma come detto, c'e' volonta' di crescere, di imparare e di migliorarsi. E se qualcuno ride della Cina, occorre solo guardare a come e cosa erano 20, 30 anni fa e vedere adesso come sono riusciti ad imparare e a crescere.


Wednesday, December 21, 2016

Las Vegas: 100% rinnovabile, adesso




Hoover Dam, 1931

Boulder Solar 1, in costruzione e completo (2014-2016)

Il sindaco Carolyn Goodman a destra, e il capo della NV Energy che parla all'inaugurazione di Boulder Solar 1 che ha portato il 100% della Las Vegas civica rinnovabile.

Altro impianto solare del deserto del Nevada

Chi l'avrebbe mai detto.

Las Vegas, la citta' della stavaganza e delle luci e dei matrimoni lampo ha anche un record ambientale. E se lo merita.

E' la prima grande citta' americana ad alimentare le sue pubbliche al 100% dal sole, vento e mini-geotermico. E questo non e' poco se si considera quante di quelle luci sono accese lungo "The Strip" e quanti turisti discendano ogni anno su questa citta'.

Dopo Portland, dopo San Francisco, dopo Burlington, ora Las Vegas.

Ad essere alimentati dalle rinnovabili sono tutti gli impianti pubblici della citta', gli edifici governativi, le telecamere, i semafori e le luci sulle strade. 140 edifici per la precisione.

Per quanto riguarda le case delle persone e i business privati, qui la transizione non e' ancora completa, anche se e' questo uno degli obiettivi futuri e la NV Energy gia' sta creado dei pacchetti per distribuire energia direttamente ai residenti.

Come tutte le cose, neanche questo risultato nasce a caso: il sindaco Carolyn Goodman dice che Las Vegas civica al 100% rinnovabile giunge al culmine di 10 anni di transizione, grazie anche ad un accordo con la ditta NV Energy (NV sta per Nevada) di qualche anno fa che ha portato alla costruzione di un mega-impianto solare nel deserto, il Boulder Solar 1 inaugurato una settimana fa.

Assieme al suo precedessore Boulder Solar II enera 100MegaWatt di energia.

Il sindaco dice che Las Vegas e' ora un "world leader" della sostenibilita'.  In questi anni, non solo hanno cercato di generare piu' energia rinnovabile, ma hanno anche cercato di ridurre consumi di acqua e di elettricitca' tout court.

Per il futuro presto arrivera' in citta' anche l'energia dalla vicina Hoover Dam, una grande diga costruita nel 1931, non lontano dalla citta'.

Oltre al vanto di poter dire di essere 100% renewable, Las Vegas ha risparmiato nel corso degli scorsi 10 anni circa 5 milioni di dollari, ed ha diminuito il consumo di energia del 30 come riporta il Las Vegas Review-Journal.

Come gia' detto, se non ci sara' Trump, ci sara' una fitta schiera di cittadine, democratiche o repubblicane che siano, a portare avanti tutte a loro modo la sfida dell'abbandono alle fonti fossili.

La storia va avanti. Il petrolio era il futuro 150 anni fa.

Adesso e' solo morte, distruzione e poverta'.



Thursday, October 20, 2016

A Lino Banfi: dica mille parole sulle trivelle in Puglia




Caro Lino Banfi,

Sono appena tornata a casa, dopo il lavoro, dopo la palestra, e dopo un altro dibattito non proprio esaltante di questa deprimente saga Clinton-Trump. Vorrei solo mettermi a letto e leggere un libro, imparare una cosa nuova, pensare a cose belle, costruttive.

E invece sono qui che le scrivo, perche' non posso fare niente altro, anche se so che possibilita' che lei legga quel che scrivo sono molto basse.

Non sono nessuno, lo so. Ma qualcuno deve pur parlare.  Sono stanca. Di una stanchezza antica, che nasce da quando piu di nove anni fa mi dissero che l'ENI voleva trivellare l'Abruzzo. Sono quasi dieci anni, sa?

Leggo le sue parole su Manfredonia, sulla costruzione di un impianto GPL  nella cittadina pugliese, e della sua *libera* scelta di fare pubblicita' per la ditta Energas coinvolta in questo impianto.

E' Manfredonia ed e' Lino Banfi, ma avrebbe potuto essere Jovanotti e l'ENI, Papaleo e la Basilicata, o Benigni e la costituzione italiana. Non sono importanti i dettagli. Sono importanti i protagonisti e le circostanze. Perche' e' sempre lo stesso il concetto: gente con potere, con immagine, che potrebbe fare del bene e che invece in qualche modo supporta lo status quo perche' il proprio orto e' piu importante che il giardino della nazione.

Dice Banfi sul tema dell'impianto a gas:

Su questo argomento non ho un'opinione precisa perché non me ne intendo. È pericoloso, è sicuro? Non lo so. Credo che come me la maggioranza dei cittadini non sappia esattamente quali sono i termini della questione ma capisco che quando ti dicono 'distrugge l'ambientè ci rimani male, ti spaventi. 


In ogni caso col referendum di Manfredonia non c'entro nulla. Comunque penso che sia un bene che ci sia, così i cittadini di Manfredonia potranno esprimersi e decidere. Io faccio l'attore. Più di un anno fa ho firmato un contratto con Energas per quegli spot. Li ho girati 8 mesi fa. Poteva essere Eni, Q8, Esso o chi volete voi: per me è lavoro, il mio lavoro. 

Però nessuno può mettere in discussione l'amore che ho per la mia Puglia e anche per Manfredonia (famosa oltretutto per il pesce freschissimo). Vi prego - conclude - non mi tirate dentro una polemica politica che non mi riguarda affatto. Grazie. Una parola è troppa e due sono poche

Che tristezza leggere queste parole.

In Italia nessuno c'entra mai nulla con niente. 

Posso dirlo? A me nessuno ha mai chiesto di fare pubblicita', ma quando mi dissero che arrivava l'ENI in Abruzzo a differenza di lei non mi sono detta "io con le trivelle di Ortona non c'entro nulla"
o  "io con le trivelle di Ombrina non c'entro nulla". 

Mi sono messa li a voler *capire* e a fare la mia parte.

E ci sono voluta entrare perche' la res publica e' di tutti, anche mia e anche sua, a prescindere da dove viviamo e cosa facciamo per vivere.

Nel mio caso vivevo in California, eppure non mi e' mai passato per l'anticamera del cervello di dire che la "polemica" sul petrolio non mi riguardava o che "non ho un opinone precisa".

Ci ho perso del tempo e me la sono fatta questa opinione.

Perche' l'ambiente, il territorio, 'Abruzzo, la Puglia, l'Italia non sono concetti astratti che *qualcuno* difendera'. Sono concetti reali che tocca a noi tutti difendere.

E chi piu potere ha, di qualsiasi genere, piu' responsabilita' ha.

E lei?  

Lei non e' la massaia di Manfredonia. Lei e' una persona famosa. E in quanto tale ha un *dovere* etico, morale, civile, io credo, di usare quel che si e' in modo costruttivo.

Se lei dice una parola per difendere Manfredonia, la Puglia, o qualsiasi altro angolo d'Italia, il tutto rimbalzerebbe sulle cronache nazionali in un batter d'occhio. Proprio come e' successo adesso. Solo che adesso invece che finire sulle stampa per cose costruttive, lei ci e' finito per critiche piu o meno inutili.

Che significa "Io faccio l'attore"? 

Chi deve cambiare l'Italia? Chi deve proteggere l'ambiente? Chi deve dare l'esempio?

Perche' queste cose sono cosi lampanti ai miei occhi, e la maggior parte degli italiani famosi non riesce a capirlo?

Anche io potevo dire: io faccio il professore universitario negli USA e chi si e' visto si e' visto. Il petorlio non era il mio lavoro. Eppure ho dato quello che potevo perche' era giusto cosi.

E lei?

*Prima* di sottoscrivere pubblicita' non le e' venuto in mente di voler studiare esattamente cosa questa ditta faceva?

Chi c'era dietro?

Ma poi, caro Lino Banfi, quanti miliardi deve accumulare uno ad 80 anni?

Quanti miliardi le servono ancora?  Possibile che uno ad 80 anni non si renda conto che forse e' meglio lasciare *altre* eredita'?  Non materiali, ma civiche?

Ed ecco qui una occasione per lei: perche' non fa lo spot contro le trivelle in Puglia che lo scellerato governo di Renzi continua ad approvare?

Sono anni e anni -- appunto almeno nove per quello che mi riguarda -- che se ne parla, e credo che le argomentazioni sono diffuse a sufficenza sulla stampa nazionale e regionale che tutti a questo punto possano avere una idea.

E anche se non ce l'ha, ci si metta, indaghi, si faccia consigliare, e vedra' che queste Renzi-trivelle non porteranno niente di buono alla Puglia che lei dice di tanto amare.

E quindi, ecco per lei l'occasione di agire. Dica qualcosa sulle trivelle in Puglia. Lasci questa eredita' qui.  Difenda il suo mare. Dica una, due, mille parole sul mare di Puglia.

Rileggo quello che lei scrive.

Cosa significa che lei ama la Puglia? La ama a parole o nei fatti? Perche' l'amore si mostra con cio che si fa, e non a chiacchere. L'amore ci spinge a muovere le cose, a cambiare quello che c'e' di storto e a metterci in gioco per difendere o migliorare quello che amiamo. A parole siamo tutti bravi.

A che serve avere della notorieta' senno'?

Ma poi, non pretendo che lei capisca. Dopotutto l'Italia e' quasi fondata sul concetto che la res publica non e' di nessuno, che basta che uno pensi al proprio tornaconto, e al resto che ci pensi qualcun altro. E lei e' figlio di quella cultura.

Vorrei tanto invece che invece i giovani che arrivano alla vita civica adesso, capiscano che c'e' un altro modo di viverlo questo vivere civico che non sia fondato sul "io non c'entro niente" quanto sul "io voglio fare la mia parte per rendere questa nazione migliore, per quanto piccola".

Ricorda le parole di Kennedy?

Ask not what your country can do for you, ask what you can do for your country.

In questi tempi, in cui l'ambiente viene massacrato a destra e a manca, caro Lino Banfi, una parola e' poca, due pure, e mille pure.

Ci vorrebbero le trombe dai tetti a dire: salviamo quel poco che ci resta da salvare -- in Italia e nel resto del pianeta.






Monday, November 17, 2014

Lo scoppio di Bordolano dell'Istituto Luce, 1952





A me piace molto la storia recente e  vedere e sentire il "come eravamo". Ecco allora un filmato-reperto storico del 23 Aprile 1952 che mi manda Ezio Corradi dalla Lombardia con lo scoppio del pozzo AGIP n. 2 di Bordolano - la "notte infernale" della pianura padana. Il video e' tratto dagli archivi dell'istituto Luce della "Settimana INCOM".

Ce ne sono altri, con il tono rassicurante e spettacolare dell'istituto Luce. Come dire, c'e' un incendio che dura per tre settimane, non si sa come andra' a finire, ma noi siamo sempre qui trionfali. Era un altro tempo - e la speranza pervadeva tutto, anche questi video.

La cosa triste e che e' qui, oggi, la Stogit ha costruito impianti di stoccaggio del gas.

Come si puo' sentire nei video dell'Istituto Luce si parla di

"Peggio che un vulcano in eruzione" - "l'inferno dura da tre settimane" - "250 chilogrammi di tritolo per cercare di spegnerlo" - "uomini in corazze di amianto" - "fuoco anche dai condotti laterali scavati per l'esistinzione" - "degna di stare al confronto con le piu' potenti esplosioni del mondo!"

Qui ancora: 

"Fiamme di 80 metri" - "rossore per un raggio di 40 chilometri" - "piu grande pozzo metanifero d'Europa" - "2000 metri di profondita'" -  "200 atmosfere" - "soffocare l'eruzione con masse di fango" - "immenso il danno" - "materiale fuso e semifuso" -  "carro armato con catene ad arpioni" -  "per parecchi mesi  qui intorno restera' il deserto" - "esalazioni"

E ancora:

"Una lingua di fuoco", "curiosi ed impauriti gli abitanti" - "invano tentativi di imbrigliare il fuoco"
- "stato di allarme continua da giorni e notti" -  "illumanete da una grande vampa" -  "l'infuocato abbraccio fra le viscere della terra e il cielo".

Chi l'ha spento? Il solito domatore di fuochi Myron Kinley che aveva spento anche l'incendio di Ragusa, nello stesso periodo. Lo chiamavano "gamba de legn"

Qui l'articolo di Cremona Oggi che racconta la storia di piu di 60 anni fa.