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Tuesday, January 1, 2019

India: in quattro anni il solare aumenta del 700%



Voglio iniziare il 2019 con una storia di speranza.

Dal 2014 al 2018 in India la produzione di energia elettrica da solare e' aumentata di piu' del 700%: da 2.6 gigawatt a 20 gigawatt.

Questo e' l'equivalente di 23 reattori nucleari!

L'obiettivo e' di arrivare a 100 gigawatt entro il 2022 per un investimento totale di 100 miliardi di dollari.

Nel solo 2015,  sono state installate un milione di lampade solari e 1.4 milioni di fornelli solari.

Ovviamente l'India e' un paese enorme, dalla popolazione in crescita e per un miliardo di
persone che qui vivono, questi numeri non sono poi cosi' enormi. E c'e' ovviamente spazio per ancora maggior crescita.

Il fotovoltaico contava solo lo 0.4% della produzione elettrica nazionale nel 2015; ma il potenziale e' enrome, visto che qui il sole splende in media per 300 giorni l'anno. L'obiettivo e' per il sole di alimentare elettricita' in casa, ma anche strumenti per l'agricoltura, aria condizionata, e per generare acqua calda.

Una cella fotovoltaica rende dalle 20 alle 40 volte l'energia usata per crearla. Se tutto va bene, entro il 2020 l'energia da solare potrebbe superare quella da carbone. Anzi, il governo ha gia' chiuso 14 centrali a carbone perche' rese obsolete dal sole; le tasse sul carbone sono aumentate e ci sono incentivi per chiudere quelle piu' vecchie di 25 anni.

Dei 100 gigawatt di solare, 40 saranno dai tetti e 60 da impianti medio-grandi. Ci sono anche 56 progetti di ‘solar city’ e altri 27 di campi solari in 21 stati.

Entro il 2022 ci saranno 20 milioni di lampade alimentate dal sole grazie anche agli incentivi statali che coprono il 30% dei costi. Le banche sono state istruite di agevolare i finanziamenti per chi vuole passare o installare il solare.  Si prevede che anche le pompe agricole saranno presto alimentate dal sole, gia' adesso ci sono fiumiciattoli e canali per l'agricoltura coperti da pannelli fotovoltaici per prevenire l'evaporazione.

Ecco, questo e' quello che programma l'India, un paese dai mille problemi, di poverta' ed ignoranza che pur lo vuole e ci prova. E se possono farlo loro, lo possiamo fare tutti.

Non ci sono scusanti.









Tuesday, January 30, 2018

Nel 2019 la prima Harley Davidson elettrica




L'annuncio e' arrivato oggi 30 Gennaio 2018: la Harley Davidson fra 18 mesi lancera' sul mercato la loro prima moto al 100% elettrica.

Il CEO Matt Levatich dice che il mercato delle moto elettriche e' ancora all'inizio, ma che si aspetta che l'interesse crescera' anche grazie ai nuovi modelli che verranno presto lanciati sul mercato.

Il primo prototipo della Harley Davidson si chiamava LiveWire ed e' stato costruito e testato nel 2014: la moto dell'epoca poteva andare da 0 a 60 miglia l'ora in quattro secondi. L'autonomia era di 50 miglia, 80 chilometri, tanto o poco dipende da chi la usa e dove ci deve andare.

Fra i primi a testare tale prototipo niente altro che la star di "Easy Rider", Peter Fonda.

In realta' il mondo delle moto non e' roseo: a livello mondiale le vendite di moto sono calate del 9.6% nell'ultimo quadrimestre del 2017. Negli USA del 6.5%.

Alla Harley il calo e' stato piu' grave: 11% in soli tre mesi.  Mentre se si fa la media lungo tutto il 2017 le perdite sono state dell'8.5%. E cosi' la Harley Davidson con sede a Milwaukee, ha anche annunciato tagli di personale e chiusura di fabbriche per mancanza di vendite.

Pero' le previsioni per il mercato di moto elettriche sono ottimistiche: si parla di aumento della vendita del 45% entro il 2020.

La Harley Davidson dice che investiranno fra i 25 e i 50 milioni l'anno per ottimizzare la tecnologia delle moto elettriche e che vogliono essere il leader globale del nuovo mercato.

Thursday, December 28, 2017

Finita l'era del petrolio, Exxon e Shell a investire nella maggior produzione di plastica












Non sono mica scemi quelli dell’oil and gas.

Il prezzo del petrolio non e’ piu’ lo stesso di qualche anno fa, il mondo capisce che occorre passare al sole e al vento per la generazione di energia elettrica, il mercato delle automobili del futuro e’ rinnovabile e non fossile, l’astio verso big oil e’ planetario.

Il loro modello di business, e lo sanno anche loro, e’ destinato al fallimento.

E quindi devono invenatarsi un modo per andare avanti con il loro business.

Uno penserebbe: va bene, si ri-inventeranno come ditte fornitrici di energia solare, o eolico, o penseranno a come creare batterie, auto ad idrogeno o qualsiasi altra cosa che sia green.

E invece no.

E invece… invece decidono di investire nella plastica.

Cioe’ vogliono che aumenti la produzione e il consumo di plastica a livello mondiale in modo da sopperire alle perdite collegate al declino del prezzo e del consumo del petrolio e derivati.

Ovviamente questo non fara’ altro che aumentare l’inquinamento da plastica nel pianeta, dall’Artico all’Amazzonia. E proprio nel momento in cui ci si rende conto che occorre diminuire la produzione di plastica nel mondo.

Tutto questo arriva da uno dei piu’ grandi consorzi di produzione di plastica nel mondo: la American Chemistry Council. Confermano infatti che la Exxon e la Shell hanno deciso di investire ben $180 miliardi di dollari -- leggi 180 mila milioni di dollari – per la produzione di plastica con l’obiettivo di aumentarne la circolazione del 40%.

Sono cifre enormi.

La tendenza non e’ nuovissima, nel senso che le petrolditte negli scorsi anni di declino di introit da prodotti petroliferi e di costi della materia prima, hanno creato circa 300 nuove societa’ di plastica.
Ma adesso hanno messo la quinta e partono alla grande.

Fanno di tutto per aggrapparsi al passato e per non dover mettere in discussione il loro modello economico.

In questo momento i petrolieri producono il 99% della plastica che circola a livello mondiale, e questo solo per capire l’intimo legame che sussiste fra petrolio e plastica

E come per il tabacco e il tumore, come per il petrolio e i cambiamenti climatici, l’evidenza e’ schiacciante.

E lo sanno anche loro.

Gia’ degli anni ’70 i produttori di plastica (leggi i petrolieri) sapevano che i loro prodotti stavano inquinando mari, isole, fiumi e prati e hanno fatto finta di niente, investendo e facendo pressioni affinche’ non ci fossero leggi e sensibilizzaizone a contenere la plastica prodotta.

Appunto come tabacco e come petrolio. Esattamente lo stesso modello. E adesso cercano di continuare avanti, visto che la sensibilizzazione sul tema plastica non e' ancora arrivata a livelli cosi forti come per tabacco e petrolio. Cioe' cercano di spremere finche' possono.

La produzione di plastica e’ invece fuori da ogni limite. Non se ne parla tanto, ma negli scorsi dieci anni abbiamo prodotto piu’ plastica che nei precedenti cento anni e milioni e milioni di tonnellate finiscono nei nostri mari, per quanto ci si sforzi di reciclare o di riusare.

E siccome la plastica non e’ biodegradabile, almeno nel tempo normale delle nostre vite e per le generazioni immediate, ci stiamo dirigendo verso uno stato di inquinamento irreversibile.

Dall’Oceano Pacifico, all’Artico, da Citarum in Indonesia alle isole Marshall la plastica e’ dappertutto, e non ce ne serve altra a soffocare altri uccelli, altri pesci, altre vite.

Quante altre cose migliori si possono fare con $180 miliardi di dollari? 

Wednesday, June 14, 2017

La Cina apre il piu' grande impianto solare galleggiante del mondo su ex miniera di carbone

Jerry Brown, governatore di California all'incontro di partnership per l'energia verde fra Pechino e Sacramento.


Longyangxia Dam Solar Park, Tibet

La Cina corre forte.

Ed ora hanno aperto anche il piu grande impianto solare galleggiante del mondo, in barba a Trump.

Anche se ci possono essere vari metri di paragone, la Cina puo' veramente essere considerata fra i paesi all'avanguardia in campo di innovazione green. Lo so che sono ancora un paese in via di sviluppo, ma il punto e' che guardano avanti.

Tutti i maggiori investimenti che fanno qui, per quanto riguarda l'energia, sono in campo rinnovabile, non piu' in carbone e fossili.

Un solo solo esempio: l'impianto solare della foto in alto, 40 mega-watt, 160mila pannelli, e che dara' energia a 15mila case nei pressi della citta' di Huainan, provincia di Anhui, e' stato costruito sui resti di una miniera di carbone collassata ed allagata. L'acqua del lago artificiale collegata alla miniera collassata, mista all'acqua piovana, era satura di rifiuti minerari, ed era tossica e inutile.  

Adesso c'e' un campo solare sopra. Pragmatici, no?

In Cina c'e' il 67% di tutti i pannelli solari del mondo. Dal 2012 ad oggi, la Cina e' stato il paese con i maggiori investimenti green. Nel solo 2016 hanno speso 88 miliardi in sole e vento, raddoppiando la generazione di energia pulita.

Vogliono arrivare al 20% entro il 2030. Adesso siamo all'11%.

Hanno firmato accordi con Jerry Brown, il governatore di California, per collaborare sui cambiamenti climatici, e non gliene importa niente di Donald Trump e della sua fossilita'.

Non vedono l'ora di mostrare la loro leadership al mondo.










Wednesday, March 22, 2017

Statoil, la piu' grande petrol-ditta di Norvegia a sviluppare campo eolico offshore a New York



La Statoil di Norvegia e lo US Bureau of Ocean Energy Management (BOEM) hanno formalizzato il loro accordo, oggi 21 Marzo 2017, per la costruzione di un campo eolico al largo di New York City.  Il processo era inziato a dicembre 2016 con il pagamento di circa 42 milioni di dollari per la concessione eolica detta Atlantic Wind Lease Sale 6.

Si 42 milioni di dollari per una concessione.

Si iniziera' con circa 400-600 MW di produzione, e se tutto va bene si arrivera' a 1GW. Il tutto su un area di circa 320 chilometri quadrati i nella cosiddetta New York Wind Energy a circa 30 - 60km offshore,  e dove l'acqua a arriva a 20 - 40 metri di profondita'.

La Statoil e' da un po che ha deciso di spostare i suoi investimenti sulle rinnovabili: hanno capito che l'era delle trivelle e' morta e sepolta e cercano di posizionarsi sul mercato, negli investimenti in modo che quando il collasso vero arrivera', potranno essere pronti ad andare avanti in altri rami del settore energetico. Anzi, la ditta in questione ha anche creato un fondo investimenti green che si chiama Statoil Energy Ventures che si propone di eseguire investimenti in vento, sole, stoccaggio e smart grid.

Di energia avremo sempre bisogno. Solo che il mondo sempre piu' non la vuole dal petrolio e dal gas e dal carbone, quanto dal sole e dal vento e dal risparmio delle risorse.

E' un discorso semplice, che pero' in pochi riescono a capire (o a voler capire!) e tanto meno a mettere in pratica.  Invece la Statoil inizia a programmare e a volerlo gia' adesso. E infatti hanno pure un ramo che si chiama Statoil Wind US, apposta per questo progetto e altri a venire, l'eolico negli USA.  Per ora ne hanno gia' di operativi in Norvegia, in Germania e nel UK.

L'energia sara' tutta usata dalla citta' di New York. Il capo della Statoil Wind US Knut Aanstad dice

“Statoil is pleased to achieve this first milestone for the project. We are now ready to roll up our sleeves and get to work. The first step is for our technical experts to work with state agencies to evaluate the lease site to gather a more detailed understanding of the seabed conditions, grid connection options and wind resources that will ultimately define this project,”

E l'appoggio a Statoil non e' mancato: gruppi ambientali del business e residenti sono tutti entusiasti dell'idea.  Si vince tutti.

ENI, ci senti?

Claudio Descalzi, lo vede dove va il mondo?

Quando arriverete anche voi a fare queste cose? A pensarle? A volerle? 

Oppure ti piace proprio continuare a trivellare i paesini dell'Italia, da Carpignano Sesia fino a Viggiano? 


Friday, January 27, 2017

Irlanda: la prima nazione del mondo a divestire fondi pubblici da petrolio, gas, carbone


To have a fighting chance to combat catastrophic climate change 
we must phase out fossil fuels and stop the 
growth of the industry that is driving this crisis 


Thomas Pringle, nel proporre la legge che vieta ai fondi 
pubblici irlandesi di essere investiti in petrolio, gas e carbone

Il giorno 26 Gennaio 2017 e' stato un giorno epocale per l'Irlanda.

Il parlamento ha votato per il divestimento totale dei soldi pubblici dalle fonti fossili. La prima nazione del mondo che non investira' i fondi nazionali in petrolio, gas e carbone.  Si tratta di circa 8 miliardi di euro tolti all'energia sporca.

La legge si chiama Fossil Fuel Divestment Bill e regolamenta il cosiddetto Ireland’s Strategic Investment Fund fondi naizonali sotto il Republic’s National Treasury Management Agency.
  
Il voto e' passato 90 a 53.

Nel 2015 anche la Norvegia aveva votato di divestire, ma solo dal carbone, non dal petrolio.
E grazie! Sono un grande produttore di petrolio e il tutto sarebbe sembrato poco coerente!

Il legislatore che ha proposto questa legge si chiama Thomas Pringle, e dice che

"Il principio di finanza etica e' un segnale a queste corporazoni globali che il loro continuo manipolare la scienza del clima, il negare i cambiamenti climatici e il modo controverso che usano nel fare lobby presso i governi del mondo non sara' piu' tollerato. Non possiamo piu accettare le loro azioni mentre milioni di poveri nel mondo e in nazioni meno sviluppate soffrono le conseguenze delle loro azioni e dei cambiamenti climatici nella forma di fame, migrazione di massa e discontento civile."

“This principle of ethical financing is a symbol to these global corporations that their continual manipulation of climate science, denial of the existence of climate change and their controversial lobbying practices of politicians around the world is no longer tolerated. We cannot accept their actions while millions of poor people in underdeveloped nations bear the brunt of climate change forces as they experience famine, mass emigration and civil unrest as a result."

Amen.

Saturday, September 24, 2016

Collassano gli investimenti nel petrolio: - 25%. Trionfo nelle rinnovabili: produzione + 30%.



We have never seen such a decline in oil and gas investment.
Our findings carry a very important message for climate change and for the Paris agreement. 
Anyone who does not understand what is going on 
– governments, companies, markets –
 is not in the right place.


Si applica pure a: Gianluca Galletti, Dario Franceschini, Matteo Renzi e
tutti i signori fossili che continuano a voler bucare l'Italia.




La transizione verso le rinnovabili secondo il direttore dell' International Energy Agency Fatih Birol e' una rivoluzione spettacolare. Le rinnovabili trinofano, il petrolio collassa.

E' questo quello che viene fuori dal primo report dell'IEA a Londra, il giorno 17 Settembre 2016.

In cosa consiste questa rivoluzione?

Nel solo 2015 gli investimenti in oil and gas sono calati del 25%. La produzione di energia da sole e vento invece e' cresciuta del 30%. In un solo anno!

E grazie che Mr. Birol commenta che una cosa cosi non si e' mai vista. Anzi, aggiunge che chiunque non capisce quello che sta succedendo sbaglia di grosso.

Perche' questa transizione?

Da un lato, certo il declino dei prezzi del petrolio fa si che ci sia meno speculazione, e quindi, meno investimenti. Come dire: negli anni in cui gli investimenti erano elevati, lo erano in parte grazie alle speculazioni, cioe' pensavano di farci i soldi facilimente e non venivano certo a trivellare per amore di popolo.

Per quanto riguarda le rinnovabili, non e' tanto l'aumento di produttivita' in termini di unita' installate che colpisce, quanto invece l'aumento di efficenza e l'abbassamento dei costi che ha portato a una maggiore produzione di energia.

Intanto i costi crollano: nel corso degli scorsi 5 anni il prezzo del sole e' calato dell'80%, quello del vento di circa il 30%.  I prezzi continueranno a calare sempre di piu' con l'avvento di turbine e pannelli sempre piu' efficenti e con la produzione di massa.

Al contenpo diventeranno sempre meno importanti i sussidi governativi.

Nel contempo, i campi di petrolio esisteni diventano sempre meno redditizi perche' sono vecchi e molti sono alla fine del proprio ciclo naturale di sfruttamento.

E il nucleare? No, li i costi non sono dimunuiti, anzi ci si preoccupa ancora di dove andare a smaltire i rifiuti visto che nuove tecnologie anti-radioattivita' non sono ancora state scoperte ;)

Non e' tutto rosa pero'.

In Asia ed in Australia ci sono ancora molti, troppi, nuovi progetti a carbone a venire su, specie in India e Indonesia. Nel 2015 circa 60 miliardi di dollari a livello mondiale sono stati spesi solo per costruire impianti a carbone, di cui la maggior parte con tecnologia basilare e molto inquinanti.

La Cina e' ancora il maggior utilizzatore di carbone, anche se nel 2015 hanno speso il 60% del loro budget di investimenti energetici nel rinnovabile.

Chi l'avrebbe mai detto solo dieci anni fa che saremmo arrivati fin qui, in cosi poco tempo?

Io spero che tutti i poltici (gli pesudo-politici?) in carica in Italia leggano queste cose e si decidano a fare passi grandi e importanti verso le rinnovabili e non piu' verso le trivelle in mare in terra, bucando la nazione come se eroinomani incalliti. 

Thursday, September 8, 2016

La California: nuovi leggi per renderla leader mondiale dell'ambiente










This bill preserves California’s place as a global climate leader by ensuring it will reduce emissions more than any other state in the nation. The scale and ambition of this bill will also keep California at the forefront of clean technology investment for years to come.


This is big, and I hope it sends a message across the country. The bills today, they really are far reaching, and they keep California on the move to clean up the environment, to encourage vast innovation and to make sure we have the environmental resilience that the Californians really want and expect.

Si chiama SB 32 ed e' una delle leggi piu' ambiziose del mondo per il taglio delle emissioni di CO2. La California ridurra' le emissioni di anidride carbonica del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. E' stata approvata il giorno 8 Settembre 2016. Assieme a questo obiettivo -- quasi rivoluzionario le altre decisioni sono che:

1. Le emissioni di CO2 dovranno essere il 40% in meno nel 2030 che non nel 1990. E' uno degli obiettivi piu' ambiziosi in questo senso nel mondo;

2. Ci saranno maggiori controlli contro chi inquina;

3. Le raffinierie dovranno emettere meno monnezza;

4. L'impegno per rallentare le emissioni di CO2 continuera' per altri dieci anni almeno.

Ovviamente non e' stato facile arrivare qui, perche' -- e chi senno'? -- i petrolieri erano contrarissimi a queste norme piu' stringenti per proteggere l'ambiente. Hnno fatto a gara a chi aveva il ritornello piu' bello  "Distruggera' il lavoro, costera' di piu'", e bla bla.
 
A favore invece i gruppi ambientali, le ditte che lavorano con le rinnovabili, le associazioni di persone che vivono vicino alle raffinerie, e, a sorpresa, anche la Casa Bianca.

La California aveva gia' deciso che avremmo tagliato le emissioni fino a tornare agli stessi livelli del 2020. Se tutto va come dovrebbe e come e' andato finora, stiamo sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo.

Questa legge (della parita' delle emissioni 1990-2020) era stata introdotta da Arnold Schwarzenegger quando era governatore e sarebbe scaduta nel 2020. La nuova legge, la estende al 2030 e impone obiettivi piu' ambiziosi: dopo la parita', il 40% in meno. 

Il disastro economico?

Le favole ambiente = disoccupazione?

Appunto favole. Infatti negli scorsi dieci anni, da quando sono state implementate le leggi proposte da Arnold, lo stato ha visto la sua economia crescere, la sua percentuale di energia crescere, e sono diminuiti i consumi di petrolio e di energia in generale.

Le cose da fare sono tante - siamo al 25% di rinnovabili oggi, le macchine a zero emissioni sono ancora poche (l'un percento), non abbiamo sistemi rapidi di trasporto ferroviario. Ma da qualche parte si deve pur partire.   

E gli investimenti?

Beh, dal 2006 ad oggi Sono cresciuti del 600%.

Ma la cosa piu' bella, da come la vedo io, e' che dieci anni fa la legge venne istituita da Arnold Schwarzenegger, repubblicano. Colui che la estende e' Jerry Brown, un democratico. Quest'ultimo non l'ha cancellata solo perche' era di un politico di colore diverso. No, l'ha presa, fatta sua e continuata. E quindi,  non conta da chi parte l'idea. Proteggere l'ambiente e' importante e cosi' uno porta avanti il progetto dell'altro, migliorandolo e senza chiedersi se i venti politichi tirino a sud o a nord.

Ci siamo dentro tutti.










Saturday, January 16, 2016

Federica Guidi, le Tremiti, il petrol-lavoro e le rinnovabili



In questi giorni di petrol-scontento per l'approvazione delle operazioni di airgun al largo delle isole Tremiti, per i giochini sulle date scelte per la reintroduzione della fascia di protezione delle dodici miglia, e per il tormentone referendum si o no, arrivano le parole rassicuranti del ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, 46 anni, mamma e con un passato in Confindustria.

Dice che il nostro e' un polverone pretestuoso e strumentale, che siamo oltre le dodici miglia da riva, che e' solo esplorazione e non vera e propria trivellazione e che "ci si dimentica che in ballo ci sono centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro".

Convinta lei. Beh, intanto quello delle dodici miglia e' un limite del tutto arbirtrario, e che, alla fine, non significa quasi niente, nel senso che la vita marina non conosce la differenza fra 12.1 e 11.9 miglia. Se veramente si volessero fare le cose per bene, occorrebbe chiuderlo tutto l'Adriatico alle trivelle, come fatto nei cinque grandi laghi nordamericani, e copiando il limite delle 100 miglia californiane e delle 125 miglia della Florida.  Il nostro ministro ci ripropina la solita solfa che per adesso e' "solo airgun" e poi si vedra'. Come detto mille volte, non funziona cosi: se lo vuoi il petrolio, lo cerchi e te lo prendi, ma se pensi che sia sbagliato, e non appropriato per le Tremiti, per il Veneto o per la Sicilia, neanche ti ci devi avvicinare al pensiero di bucare.  Che significa "e' solo airgun"? Se il petrolio c'e' che facciamo? Lo guardiamo? Non credo. I petrolieri lo vorrano estrarre no? Diranno: ci avete lasciato fare ispezioni, abbiamo investito, come potete non farcelo estrarre? Come adesso dicono "e' solo airgun" poi diranno che "e' solo un pozzo",  "e' solo un oleodotto", e' "solo un porto petrolifero". Gli enti governativi daranno un po di prescrizioni, diranno anche loro "che vuoi che sia" e poi ci ritroveremo con una nuova Gela.  E' un copione vecchio. Ogni volta che ci penso mi viene in mente la monaca di Monza. Se e' no, che sia no dall'inizio e non un continuo rimandare, finche' non c'e' piu' scampo.

Ma a parte queste considerazioni, quello che la Guidi veramente non capisce secondo me e' che il mondo e' molto piu' grande del suo minimizzare, e' molto piu' avanti della sua petrol-illusione delle migliaia di posti di lavoro. Ma dove?  Non so se veramente e' lei che non vuole vederlo, o e' il suo passato in Confindustria che le affusca la vista.

Ad ogni modo, le statistiche per il 2015 parlano chiaro: e' stato l'anno delle rinnovabili. Dappertutto.  In tutto il mondo, la quasi totalita' dei nuovi impianti energetici e' stato in sole e vento. Il costo di pannelli, di batterie e altre forme di stoccaggio di energia continua a calare, e cosi pure gli investimenti in oil and gas. Non e' un caso che la Petroceltic sia sul lastrico. E dubito fortemente che una ditta cosi piccola, indebitata fino al collo, possa veramente portare a tutti questi soldi e posti di lavoro all'Italia. Perche' invece di capire come fare per sfruttare al meglio le opportunita' che le rinnovabili ci offrono, dobbiamo star qui a sperare che la quasi defunta Petroceltic venga a portare "migliaia di posti di lavoro"?

Negli USA per ogni nuovo posto di lavoro creato nell'oil and gas, otto ne sono stati creati nel settore delle rinnovabili nel 2015. Uno ad otto.  I costi sono fondamentalmente alla pari: negli USA un chilowatt-ora costa al massimo cinque centesimi dal solare, dal gas otto. Gli investimenti nel sole e nel vento sono a livelli record, e cosi' pure la nuova energia generata. Aggiungiamo poi che sole e vento non portano cancro, ma il petrolio si, e uno si deve chiedere: quali sono esattamente i vantaggi del continuare ad investire su petrolio in questo scenario? Non ce ne sono.  Nemmeno uno.
 
E' sotto gli occhi di tutti che il collasso dell'industria petrolifera non e' lontano, e se la nostra petrol-societa' va avanti ancora e' solo per inerzia. Il futuro e' altro, e' verde, e' rinnovabile, non e' nero e bucato. Perche' allora insistere che dobbiamo per forza fossilizzarci e che dobbiamo per forza fossilizzare pure le parti piu' belle d'Italia?

Perche' non possiamo, per una volta, una volta sola, essere grandi in Italia, pensare alle cose importanti con programmazione, per il domani, con orgoglio, con coraggio, in modo pulito e con la voglia di fare meglio per le generazioni future? Senza zavorra e corruzione ed amici da accontentare? Leggo sempre di cose meravigliose che fanno in ogni angolo del pianeta e a volte ne parlo pure qui. Perche' in Italia no? Dov'e' il nostro piano per l'Italia 100% rinnovabile, per i treni a vento, per un pannello su ogni casa?

Quelli di sessant'anni fa ci hanno lasciato Gela e Falconara e Porto Marghera e Taranto. La loro scusante, se c'e' n'e' una, e che non lo sapevano.  Ma oggi si, lo sappiamo e lo sappiamo fin troppo bene nonostante tutti i petrol-dollari spesi a convincerci del contrario che l'industria fossile non porta ne benessere economico, ne progresso, ne salute. Porta solo malattie, subsidenza, territori ballerini, inquinamento, poverta'.  Ne abbiamo un esempio dopo l'altro, in tutto lo stivale. E insistere oggi, nel 2016, ancora con l'airgun, le trivelle, le raffinerie, non solo e' sbagliato e anacronistico, ma e' anche profondamente ingiusto verso chi verra' dopo di noi.

Il mare delle Tremiti e' blu di turismo e di bellezza. Perche' Federica Guidi vuole costringere le generazioni future a vederle petrolizzate, brutte e nere ?

Qui i miracoli delle rinnovabili nel 2015.

Sunday, January 10, 2016

Il 2016 sara' l'anno del sole e del vento e del crollo del petrolio



Il numero di ditte collegate all'oil and gas che e' andato in bancarotta negli USA nel 2015 e' aumentato aumentato del 379% rispetto al 2014 -- circa 67 ditte sono fallite.
Nel 2014 sono state 14.  

Fra queste la Sabine Oil che si era comprata la Forest Oil di Bomba.

Per il 2016 si prevede ancora peggio.

E intanto, le ultime stime sono del 20% di nuovi posti di lavoro creati in sole e vento rispetto al 2015.  

Piu' gente lavora nelle rinnovabili che nell'oil and gas.
Il numero di posti di lavoro nelle rinnovabili e' raddoppiato in cinque anni.
I costi di installazione sono calati del 70% rispetto al 2010.

Il futuro e' in alto, non sottoterra.

E intanto.... 



 Rinnovabili -- investimenti record



Petrolio -- crollo dei prezzi



Anche nei paesi in via di sviluppo



US renewable energy capacity chart




Sara' ancora un altro anno in cui sole e vento abbatteranno tutti i record. E questo non e' la previsione di Frate Indovino o dell'Azzeccagarbugli, ma e' solo l'interpolazione per il futuro degli andamenti visti nel 2015, un anno record per investimenti, per energia prodotta, per voglia di liberarci dalle fossili. 

Il prezzo delle rinnovabili scende, e la gente ne installa sempre di piu' perche' convinta di voler rispettare l'ambiente, mentre le azioni di Shell e di Exxon e compari continuano a crollare.  Siamo arrivati ormai a 29.70 dollari al barile. Gli esperti parlano di "sopravvivenza" dei petrolieri che non sanno piu' cosa fare per mantenersi a galla.

Ma ... se i prezzi del petrolio crollano, non dovrebbe usarne la gente di piu'? Non dovrebbero le rinnovabili essere anti-economiche? Niente affatto.

Quelli che infatti pensavano che il crollo dei prezzi del petrolio avrebbe portato anche a crolli nelle rinnovabili hanno sbagliato di grosso.  E' stato invece un anno record, con 330 miliardi di dollari di investimenti in sole e vento, il 4% in piu' rispetto al 2014 e con 120 gigawatt di nuova potenza installata. La capacita' energetica e' invece aumentata del 30%.

Cioe' sono stati investimenti fruttuosissimi!

Nel frattempo 380 miliardi di dollari di investimenti programmati per oil and gas sono andati in fumo. Generiamo piu' energia nuova ogni anno con le rinnovabili che con petrolio, gas e carbone messi assieme. Se il petrolio non e' ancora definitivamente affossato e' solo per inerzia, ma ogni giorno piu' che passa e' un giorno in cui ci si allontana sempre di piu' dalla fossil fuel economy.

Qui negli USA nel 2015 gli investimenti sono stati del 7.5 % in piu nelle rinnovabili rispetto al 2014. Il 99% dei nuovi impianti costruiti sono alimentati da sole e vento. Lo riporta il FERC, il Federal Energy Regulatory Commission degli USA. I nuovi impianti hanno generato 200 megawatt di energia eolica, 22 megawatt di solare, 2 megawatt di biomasse e solo 5 di gas naturale.  Per ogni nuovo posto di lavoro in oil and gas, otto ne sono stati creati nel solare. Un chilowattora di energia da gas costa al massimo 8 centesimi. Dal sole 5.

Ma non ci sono solo gli USA:  la Cina, soffocata dall'inquinamento, ha aumentato i suoi investimenti del 17% nelle rinnovabili con circa 110 miliardi di dollari. In India gli investimenti sono aumentati del 23%, in Brasile del 10%. Anche Messico, Cile, Sud Africa hanno aumentato investimenti nel solare e in eolico. I paesi in via di sviluppo hanno capito che e' meglio bypassare del tutto il petrolio ed usare vento e sole, che spesso costano di meno e li rendono meno vulnerabili alle oscillazioni di mercato.

Sono invece calati gli investimenti nelle rinnovabili in Europa, siamo agli stessi livelli del 2006 a causa della recessione e di mille altri problemi. Ma nel complesso, un anno super. Il 2016 sara' ancora meglio. Non si torna indietro.

Che qualcuno lo dica a Federica Guidi e a Matteo Renzi!